Dossier vittimeMediterraneo e Canarie

2024 Mediterraneo – primo semestre

Più di 5.270 profughi/migranti sono morti nel 2023 lungo le vie di fuga verso l’Europa: 239 lungo le “rotte di terra” e ben 5.032 inghiottiti dal mare. Una media di 14,4 vite spezzate al giorno: la più alta degli ultimi tempi. Non c’è dubbio, allora, che quello appena trascorso è stato un “anno orribile” per l’emigrazione, il più mortale di sempre, superato in assoluto solo dal 2016, quando si contarono complessivamente 5.822 vittime ma a fronte di 392.791 arrivi, con un tasso di mortalità 1 morto ogni 67/68 migranti arrivati, contro i 278.232 sbarchi dello scorso anno, con un rapporto di 1 a 52,7. Le rotte più pericolose sono risultate ancora una volta quelle verso la Spagna. L’Atlantico verso le Canarie, con itinerari che iniziano spesso a oltre 1.500 chilometri di distanza (dalle coste di Guinea, Gambia, Senegal, Mauritania, Sahara Occidentale) e il Mediterraneo occidentale, dal Marocco e dall’Algeria verso la Penisola Iberica o le Baleari, hanno registrato 2.331 morti o dispersi su un totale di 54.846 arrivi, con un indice di una vittima ogni 23,5 arrivi. Nel Mediterraneo centrale, dalla Libia o dalla Tunisia verso l’Italia e Malta, si contano 1.965 vite perdute su un totale di 156.735 arrivi: una ogni 79,8 migranti sbarcati. Il terribile naufragio di Pylos, nel mese di ottobre, ha moltiplicato il numero delle vittime anche nel Mediterraneo orientale: 736 in tutto (di cui circa 600 appunto nella strage di Pylos): una ogni 50,4 arrivi. Si tratta di una strage costruita giorno per giorno dalla politica di chiusura e respingimenti ad ogni costo scelta ormai da anni dall’Italia e dall’Unione Europea ma che nel corso dell’ultimo anno è stata via via inasprita, rendendo istituzionale la violazione del diritto internazionale, della “legge del mare”, della convenzione di Ginevra del 1951, della Dichiarazione universale dei diritti umani. (Nella foto: cadaveri sulla spiaggia di Cutro, una delle stragi simbolo del 2023)

Marocco-Spagna (Nador-Melilla), 1 gennaio 2024

Quattro giovani harraga marocchini sono morti nel tentativo di entrare a Melilla la notte di Capodanno. I loro corpi sono stati trovati prima dell’alba ai piedi di una scogliera. A partire dalla tarda serata di 31 dicembre ci sono stati più tentativo di superare il confine con l’enclave spagnola da parte di numerosi giovani divisi in due gruppi. Il primo ha cercato di forzare l’accesso al porto di Beni Ansar ed è stato respinto. Il secondo si è mosso verso le tre del mattino nella zona della scogliera di Mariwari, qualche chilometro più a nord, nella parte settentrionale del confine. La polizia marocchina è intervenuta con decisione per disperdere i migranti ed impedire che potessero varcare la linea di frontiera. E’ verosimile che i quattro siano caduti dall’alto della parete rocciosa in questo frangente. La tragedia è stata scoperta poche ore dopo, mentre stava facendo giorno, da una pattuglia della gendarmeria in servizio di ispezione. Le salme sono state trasferite all’obitorio dell’ospedale Al Hasani di Nador. Si tratta di quattro giovani di età compresa trai 20 e i 25 anni: tre provenienti da Settat (Hamza Haloui, Mustapha El Asli, Hamza El Jarmouni) e uno da Fes. Secondo le famiglie i quattro ragazzi sono arrivati a Nador in autobus solo tre giorni prima di morire sulla scogliera di Mariwari.

(Fonte: Nadorcity.com, Association Marocaine Droits Humains, Melilla Hoy, Europa Press)

Marocco-Spagna (Ceuta), 3 gennaio 2024

Il cadavere di un migrante è stato recuperato in mare, a circa 500 metri dalla riva, di fronte alla spiaggia del Recinto, nella zona meridionale di Ceuta. Trasportato da una unità della squadra sub della Guardia Civil su una banchina della polizia, nell’area del porto peschereccio, dopo una prima ispezione sul posto è stato trasferito presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale. Non sono stati trovati elementi per l’identificazione e lo stato di degrado rende la salma quasi irriconoscibile, evidenziando che deve essere rimasta in acqua per più giorni. Secondo la Guardia Civil deve trattarsi di un giovane annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto (probabilmente partendo da una spiaggia di Castillejos, visto il punto del ritrovamento) o che è stato abbandonato in mare da una imbarcazione veloce che lo ha trasportato dal Marocco nelle acque dell’enclave spagnola, allontanandosi poi immediatamente per sfuggire ai controlli della polizia.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 5 gennaio 2024

Un migrante nordafricano è morto nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Il suo corpo senza vita è stato trovato in serata, dopo le 17, da una pattuglia della Guardia Civil, sulla battigia di una spiaggia sassosa nella zona del Sarchal, all’altezza dell’ex carcere femminile. Indosso aveva una muta da sub e ai piedi un paio di pinne. Non sono stati trovati documenti per poterlo identificare ma si tratta di un uomo di circa 40 anni. Quando è stato trovato doveva essere arrivato da poco tempo: gli agenti hanno fatto intervenire subito un’ambulanza ma i medici non hanno potuto che constatarne la morte, dovuta forse alla fatica della traversata. A giudicare dalla posizione del cadavere, l’uomo ha probabilmente preso il mare dal litorale di Castillejos, nella fascia sud del confine dell’enclave spagnola.

Aggiornamento 10 gennaio. La vittima si chiamava Ismail el Mhari. Si è giunti all’identificazione grazie alle indagini della Guardia Civil. Si tratta un operaio transfrontaliero che per anni ha lavorato a Ceuta e rimasto disoccupato dopo la chiusura del confine decretata durante l’epidemia di Covid e mai revocata.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 5 e del 10 gennaio)

Turchia-Grecia (Fethiye-Rodi), 6 gennaio 2024

Tre dispersi nel naufragio di una barca di migranti tra la Turchia e l’isola di Rodi. La tragedia è avvenuta quando il natante, salpato dalla costa del distretto di Fethiye con 21 persone a bordo, era ancora nelle acque turche: lo scafo si è rovesciato, probabilmente a causa del sovraccarico e delle cattive condizioni del mare, e i migranti sono finiti tutti in acqua. Una motovedetta della Guardia Costiera turca ha recuperato 18 naufraghi. Alle ricerche si sono unite anche due navi e un elicottero dalla vicina Rodi ma dei tre dispersi non è stata trovata traccia.

(Fonte: Ekathimerini, Alarm Phone)

Turchia-Bulgaria (Valcha Poliana), 7 gennaio 2024

Due profughi, fratello e sorella, sono stati trovati privi di vita nei pressi di Valcha Poliana, in territorio bulgaro, a breve distanza dalla linea di confine tra la Bulgaria e la Turchia. Il primo allarme è scattato sabato 6 gennaio quando ad Alarm Phone è stata segnalata la presenza di un uomo privo di conoscenza in una zona isolata. La Ong ha immediatamente informato la polizia bulgara la quale però, dopo alcune ore, ha comunicato di non aver rintracciato nessuno. Domenica 7, invece, si è avuta conferma che l’allarme aveva fondamento: l’uomo, ormai morto, è stato trovato nella zona indicata. Accanto a lui c’era anche il cadavere di una giovane donna che, da quanto si è appurato, è la sorella. Stando ai primi accertamenti i due sarebbero morti di freddo e di stenti dopo essere riusciti ad attraversare di nascosto il confine con la Turchia, nella fascia della provincia di Edirne. Non è emerso se fossero da soli o con altri profughi di cui si sono perse le tracce.

(Fonte: Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Tarfaya-Canarie), 7 gennaio 2024

Due giovani marocchini hanno tentato di arrivare alle Canarie su una zattera rudimentale ricavata dalla camera d’aria di una ruota per camion: uno è morto circa un giorno prima dei soccorsi. L’allarme è scattato nel pomeriggio di domenica 7 quando la salvamar Izar, di rientro da una operazione di soccorso a 51 naufraghi, ha avvistato il natante 16,5 chilometri a sud est di Fuerteventura. Aggrappata sopra, ormai allo stremo, c’era una persona. Effettuato il recupero, l’unità ha fatto rotta verso il porto di Morro Jable, dove il giovane ha avuto bisogno di assistenza medica per una grave forma di ipotermia. Ha riferito di essere partito alcuni giorni prima da Tarfaya, il punto più della costa marocchina più vicino alla Canarie, insieme a un amico di lavoro. Quando è arrivata la Izar era già da diversi giorni in mare. Il suo amico – ha detto – è morto la notte prima dei soccorsi e si è perso in mare. La zattera avrebbe percorso più di 100 chilometri.

(Fonte: El Diario, Agenzia Efe, Txema Santana, La Provincia)

Libia-Italia (Tocra, Bengasi), 8 gennaio 2024

Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato trascinato dal mare su una spiaggia di Tocra, nella zona di Daryanah, 71 chilometri a nord est di Bengasi, in Cirenaica. Segnalato da alcuni abitanti del posto, è stato recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa che, dopo una prima ispezione della polizia sul posto, lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale Al Jalaa, a Bengasi, a disposizione della magistratura. Si ignorano la provenienza e le circostanze precise della morte ma secondo la polizia non ci sono dubbi che si tratta di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Italia. A giudicare dallo stato di degrado la salma è rimasta a lungo in acqua.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Bielorussia-Polonia (Foresta di Bialowieza), 8-9 gennaio 2024

Tre profughi sono morti, tra la fine di dicembre e il 6 gennaio, al confine tra la Bielorussia e la Polonia, nella zona della foresta di Bialowieza, uno dei punti dove sono più frequenti i tentativi di attraversare la frontiera eludendo i controlli. Tutte e tre i casi si sono verificati in territorio bielorusso. Lo ha comunicato la Ong polacca Grupa Granica, che da anni si batte per aprire vie di immigrazione legali. Ai volontari della Ong erano arrivate segnalazioni di altre vittime, in aggiunta alle 53 censite negli ultimi due anni, già dall’inizio del 2024, ma la conferma ufficiale è arrivata dalle autorità bielorusse solo tra l’otto e il nove gennaio. I cadaveri sono stati trovati nella “terra di nessuno” a cavallo delle barriere realizzate lungo tutto il confine, anche dove il bosco è più fitto. Non è da escludere che ci siano altre vittime non segnalate. “Purtroppo – specifica la Ong – non conosciamo un numero affidabile di morti in Bielorussia. In mancanza di fonti migliori ci affidiamo alle relazioni, molto lacunose, pubblicate dai servizi bielorussi. E d’altra parte non sappiamo nemmeno quanti corpi ci siano dispersi nella foresta sul lato polacco”.

(Fonte: Ong Grupa Granica)

Turchia-Grecia (Dikili-Lesbo), 10 gennaio 2024

Quattro vittime (3 morti e un disperso) nel naufragio di un gommone che, salpato dalla Turchia, stava per attraccare a Lesbo. Partito in piena notte dalla costa del distretto di Dikili, il canotto, di pochi metri, era stracarico: 36 profughi a bordo, tutti africani in fuga dal Sudan e dall’Etiopia. Verso le tre del mattino è arrivato all’altezza della spiaggia rocciosa di Agios Georgios, a Thermi, una decina di chilometri a nord di Mitilene. Il mare era molto mosso e spirava un vento teso, con raffiche fino a forza nove. Accostando, trascinato dal vento, il natante ha urtato con violenza contro una roccia e poi è finito sulla scogliera. Diverse persone sono cadute in acqua. Molte sono riuscite a raggiungere la spiaggia dove intanto erano arrivate quelle che erano rimaste avvinghiate allo scafo. Nel buio hanno cercato di risalire il ripido pendio della costa, cominciando a cercare aiuto. Alle prime luci dell’alba è stata contattata anche la Ong Aegean Boat Report. Quando, via terra, sono arrivati i primi soccorritori, sono stati recuperati vicino agli scogli due corpi senza vita, un uomo e una donna. Più tardi, in un altro punto della scogliera, è stato scoperto un altro cadavere. Nel corso della mattinata, poi, sono stati individuati tutti i superstiti: prima 9, poi 24 e infine 32. Uno dei profughi risulta dunque disperso. I superstiti sono stati trasferiti nel centro accoglienza di Kara Tepe, tranne uno che, ferito, è stato ricoverato a Mitilene.

(Fonte: Aegean Boat Report, Efsyn, Alarm Phone, Ekathimerini, Ana Mpa, Reuters, Associated Press, Infomigrants, Ansa)

Marocco-Spagna (Martil-Ceuta), 13 gennaio 2024

Un giovane marocchino, Ayman Laaribi, 17 anni, è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Il ragazzo ha messo a punto il piano della traversata insieme a due amici. Residenti a Martil, circa 40 chilometri a sud dell’enclave spagnola, i tre ragazzi si sono procurati delle mute da sub e poi si sono diretti insieme a Castillejos, dove la sera di venerdì 12 hanno preso il mare, nella zona del Tarajal. Durante la traversata, circa a metà percorso, mentre si portavano al largo, si sono persi di vista. Uno è riuscito ad arrivare a Ceuta. Un altro, Ayoub, ha preferito rinunciare e prima dell’alba è rientrato in Marocco. Di Ayman non si sa più nulla. A dare l’allarme è stato Ayoub, che ha avvertito la famiglia. Immediate le ricerche sia in territorio spagnolo che marocchino. Ayman non risulta mai arrivato a Ceuta e, d’altra parte, si esclude che possa essere tornato su una spiaggia marocchina come ha fatto Ayoub. Nessuna traccia anche in mare. L’ultima volta che Ayoub e l’altro ragazzo lo hanno visto era ancora lontano dalla linea di frontiera. Da quel momento non se ne sa più nulla. I familiari, all’oscuro della sua intenzione di arrivare in Spagna, hanno lanciato sabato un appello di ricerca, rivolgendosi anche alla redazione del Faro de Ceuta e diffondendo una serie di foto sul web, inclusa l’ultima, quello che Ayman si è fatto poco prima di partire indossando il giubbotto della muta, di colore blu e nero, con la vistosa scritta della marca (Scubapro) sul petto. Sia le autorità marocchine che quelle spagnole lo considerano disperso.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Brega, golfo di Sirte), 14 gennaio 2024

Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato trascinato dal mare su una spiaggia dell’area di Lamersh, nei pressi di Brega, in fondo al golfo di Sirte. Segnalato da alcuni abitanti del posto, dopo un primo sopralluogo della polizia è stato recuperato da una squadra della protezione civile e trasferito nell’obitorio dell’ospedale a disposizione della magistratura. Stando allo stato di degrado, il corpo è rimasto in acqua diversi giorni. Si ritiene che l’uomo sia annegato tentando di arrivare in Italia

.(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Al Khums), 14-15 gennaio2024

Su una delle spiagge di Al Khums, nella zona di Celine, 120 chilometri a est di Tripoli, il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sconosciuto. Per il recupero, su segnalazione della polizia, è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa, che ha trasferito la salma nell’obitorio dell’ospedale, in attesa delle decisioni della magistratura. Non sono emersi elementi per risalire alle circostanze della morte ma lo stato di degrado indica che il corpo è rimasto in acqua per più giorni. Si ritiene che provenga da un naufragio sulla rotta tra la Libia e Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Lampedusa), 16-17 gennaio 2024

Si è persa ogni traccia di una barca di legno con almeno 40 migranti salpata dalla Libia sulla rotta per Lampedusa probabilmente la notte di giovedì 11 gennaio. Il primo avvistamento, nelle acque della zona Sar maltese, a sud delle Pelagie, risale alla mattina di venerdì 12, ad opera di un velivolo da ricognizione dell’agenzia Frontex. Poco dopo il natante è stato notato da Sea Bird, il piccolo aereo della Ong Sea Watch, che ha segnalato l’emergenza alla piattaforma di soccorso Alarm Phone, alla quale nel frattempo si erano rivolti anche alcuni familiari dei naufraghi. Immediata l’allerta diramata alle centrali Mrcc di Roma e di Malta. Per le ricerche sono stati mobilitati tre aerei – uno italiano, uno maltese e uno di Frontex – che hanno sorvolato le rispettive zone di mare per oltre cinque giorni, senza alcun esito. Senza riscontro anche i dispacci Immarsat diramati da Roma a tutte le navi in transito nella zona, rinnovati giorno per giorno ma senza indicazioni precise sull’ultima posizione della barca in pericolo. Inutile ogni tentativo da parte di Alarm Phone di mettersi in comunicazione con il natante dopo il primo, fugace contatto di venerdì 12.

(Fonte: Sergio Scandura Radio Radicale, Alarm Phone, Agrigentonotizie, Repubblica, Anadolu Agency)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 16-17 gennaio 2024

E’ data per dispersa una barca con 37 migranti salpata dalla Tunisia sulla rotta per Lampedusa. Lo ha comunicato il comando della Guardia Costiera tunisina, riferendo che tutte le ricerche condotte da quando è scattato l’allarme non hanno dato esito. La barca è partita da Sfax la notte tra mercoledì 10 e giovedì 11 gennaio. Tutte le persone a bordo risultano tunisine, di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Perso ogni contatto poche ore dopo la partenza, quando il natante era ancora nelle acque territoriali, i familiari hanno dato l’allarme già nella giornata di giovedì. Sono state mobilitate alcune unità navali supportate da un aereo da ricognizione. Nei giorni successivi si è unita alla ricerca, concentrata nel tratto di mare tra Sfax e Madhia, anche l’agenzia europea Frontex. Sempre senza alcun risultato. Martedì 16, a Sfax, numerosi familiari e amici dei naufraghi scomparsi hanno dato luogo a una grossa manifestazione di protesta, culminata in una serie di blocchi stradali, contestando alle autorità di non aver fatto abbastanza per una capillare ricerca dei 37 dispersi.

(Fonte: Reuters, Sergio Scandura Radio Radicale, Infomigrants, Alarm Phone, France 24, Barrons, Xihnua Africa, News Central, Fathshimetrie, Repubblica)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 19 gennaio 2023

Un giovane algerino è annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto dal Marocco. Ha preso il mare prima dell’alba da una spiaggia di Castillejos, a sud dell’enclave spagnola, insieme a un amico, anch’egli algerino. Indossavano entrambi una muta da sub e pinne. Il mare era molto mosso, con onde violente e una forte corrente. Spintisi al largo per aggirare la barriera del Tarajal, si sono persi di vista. L’amico è riuscito a guadagnare la riva oltre il confine ed ha immediatamente dato l’allarme, facendo scattare una operazione di ricerca condotta da unità della Guardia Civil e del Salvamento Maritimo. Le acque comprese tra il Tarajal e il porto commerciale sono state perlustrate per ore fino a quando, nel primo pomeriggio, il corpo del ragazzo disperso è affiorato di fronte alla zona di Fuente Caballos. Agenti della Guardia Civil lo hanno recuperato e poi trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Nonostante le condizioni meteomarine proibitive, altri cinque giovani (1 siriano, 2 yemeniti e 2 marocchini) sono arrivati a nuoto a Ceuta nelle ore precedenti questa ennesima tragedia.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Turchia-Grecia (Datca-Symi), 19-20 gennaio

Quattro migranti morti in un naufragio nell’Egeo tra le coste turche e l’isola greca di Symi. Erano con altri 38-40 profughi su uno zodiac salpato dalla zona di Datca, nella provincia turca di Mugla. Volevano arrivare a Simy, distante appena poche miglia ma, a causa probabilmente del sovraccarico e delle cattive condizioni del mare, il gommone ha ceduto e ha cominciato ad affondare quando era ancora nelle acque turche. L’allarme è scattato poco prima della mezzanotte di venerdì 19 gennaio. Sul posto dell’emergenza si sono portate diverse unità della Guardia Costiera di Mugla, che hanno raccolto inizialmente i 28 naufraghi trovati ancora aggrappati al relitto e poi altri 10-12 che erano in acqua nelle vicinanze. Per altri 4 i soccorsi sono arrivati troppo tardi: i loro corpi senza vita sono stati recuperati nelle prime ore del mattino di sabato 20. La Guardia Costiera turca ha continuato le ricerche per l’intera giornata di sabato perché il numero preciso delle persone a bordo dello zodiac non è stato confermato.

(Fonte: Aegean Boat Report, Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Nador-Adra), 20 gennaio 2024

Un giovane migrante maghrebino è annegato dopo essere stato costretto a scendere in mare a notevole distanza dalla riva dal motoscafo veloce che lo aveva trasportato dal Marocco in Spagna, sulla costa di Almeria, insieme ad un’altra ventina di giovani. Lo sbarco è avvenuto intorno alle due del pomeriggio, di fronte alla spiaggia di Guainos, 6 chilometri a ovest di Adra e circa 60 da Almeria. L’allarme è stato lanciato da alcuni compagni della vittima appena si sono accorti che a riva non c’era. Le ricerche, organizzate dalla Guardia Civil con la collaborazione del Salvamento Maritimo, si sono protratte per alcune ore, fino a che, prima di sera, il corpo ormai senza vita del giovane è stato trovato spiaggiato sul litorale di Guainos, a non grande distanza dal punto in cui è avvenuto lo sbarco in mare. Nelle stesse ore e lungo lo stesso arco di costa, tra Adra e El Ejdo, ci sono stati altri 4 sbarchi da motoscafi veloci per un totale di oltre 100 migranti.

(Fonte: Diario de Almeria, Ong Cipimd)

Libano-Cipro (Larnaca), 20-21 gennaio 2024

Un profugo, probabilmente siriano o libanese, è scomparso in mare al largo di Cipro. Era su una delle tre barche cariche di profughi salpate dalla costa di Tripoli, in Libano, e intercettate dalla Guardia Costiera di Cape Greco a circa 10 miglia dall’isola. In tutto, almeno 190 persone che, trasferite sulle motovedette o scortate sulla stessa barca con cui sono arrivate, venivano condotte verso il porto di Larnaca, per essere poi assegnate al centro di accoglienza di Pournara, a Kokkinotrimithia. Secondo quanto ha riferito la Guardia Costiera, l’uomo, a circa due miglia dalla costa, ha eluso la sorveglianza e si è gettato fuoribordo. Probabilmente voleva raggiungere la riva a nuoto per sottrarsi alla consegna al centro migranti, ma è presto scomparso in mare. Sono subito scattate le ricerche, con l’intervento anche di altre unità arrivate da Cipro e di un aereo da ricognizione della Marina, ma senza alcun esito.

(Fonte: Cyprus Mail)

Mauritania-Spagna (El Hierro, Canarie), 21 gennaio 2024

Un migrante subsahariano è morto poche ore prima dei soccorsi su un cayuco partito dalla Mauritania sulla rotta per le Canarie. A bordo c’erano altre 65 persone: 54 uomini, 8 donne e 3 ragazzi minorenni. Rimasto in mare per giorni, il barcone è stato avvistato prima dell’alba un miglio circa a sud di El Hierro, la più occidentale delle Canarie. Il centro di coordinamento di Tenerife del Salvamento Maritimo ha mobilitato la salvamar Adhara che, di base a El Hierro, ha presto intercettato il cayuco, scortandolo poi fino al porto, dove nel frattempo è stato predisposto un servizio di assistenza medica d’emergenza. Al momento dello sbarco, intorno alle 6, si è scoperto che uno dei migranti era ormai senza vita. Molto provati anche tutti gli altri. Uno, in particolare, è stato ricoverato in gravi condizioni, quasi privo di conoscenza, per un forte stato di ipotermia e sfinimento. La salma è stata trasferita presso l’obitorio dell’ospedale. Meno grave un altro ricoverato, mentre 7 sono stati assistiti dal centro medico del porto.

(Fonte: El Diario, Canaria7, Ong Caminando Fronteras, Europa Press)

Turchia e Cipro (costa Antalya-Adana e penisola Karpasia), 21-22 gennaio 2024

I corpi di 11 migranti sono affiorati in Turchia (8) e a Cipro (3) nell’arco di meno di due settimane. Si ritiene che provengano dallo stesso naufragio. In Turchia i cadaveri sono stati trovati su alcune spiagge della regione di Antalya, tra Alanya e Adana. Gli ultimi due, entrambi di uomini, sono stati recuperati sul litorale privato di un hotel nella zona di Serik, poco più di 30 chilometri a est di Adalia. Il giorno prima, la mattina di domenica 21, intorno alle 10,30 un altro cadavere, sempre di un uomo, era stato segnalato alla polizia dal personale di un hotel ad Aksu, dopo averlo avvistato sulla spiaggia annessa alle strutture alberghiere. Nei giorni precedenti, a partire da mercoledì 17, erano stati recuperati a Manavgat i cadaveri di un bambino e di un adulto, mentre sabato 20 altri due uomini sempre a Manavgat e una giovane donna a Serik, 35 chilometri più a ovest. I tre corpi rinvenuti a Cipro erano sulla costa nord: uno è quello di una donna affiorato su una scogliera a Vokolida e due, entrambi maschili, in punti diversi della penisola di Karpasia: uno, recuperato domenica 14 gennaio, in un tratto roccioso e l’altro venerdì 19 su un litorale sabbioso. Tutte le salme risultano in uno stato di degrado molto avanzato, tanto da risultare irriconoscibili e, alcune, in parte smembrate. Per tentare il riconoscimento delle 8 trovate in Turchia è stato disposto il prelievo del Dna prima della sepoltura. Quasi certamente si tratta di profughi siriani perché dalle etichette recuperate dalla polizia risulta che gli abiti che avevano indosso sono stati prodotti in Siria. Secondo gli inquirenti dovrebbe essere le vittime di un naufragio “fantasma” avvenuto parecchio al largo e molto tempo prima del ritrovamento. I corpi sarebbero stati poi trascinati sulla costa turca e su quella cipriota dalla burrasca che ha investito la zona, con forti venti e correnti da sud-est. Se questa ipotesi ha fondamento, c’è da credere che ci siano numerosi dispersi.

Aggiornamento 23 gennaio. Un altro cadavere, il nono, è stato trovato sulle coste meridionali della Turchia. Appartiene a una giovane donna. Era sul litorale di Mugla, molto distante dalle spiagge dove sono stati recuperati gli altri, ma il grave stato di degrado, pari a quello degli altri 8, e lo studio dei venti e delle correnti delle ultime settimane ha indotto a credere gli inquirenti che si tratti per tutti dello stesso episodio. Tenendo conto anche delle 3 di Cipro, le salme recuperate salgono così a 12. Prende consistenza l’ipotesi che vengano dal naufragio di un barcone partito dal Libano e scomparso nel mese di dicembre. Il Dna prelevato verrà messo a confronto con quello dei parenti delle persone che erano su quel barcone, in gran parte identificate.

(Fonte: Hurriyet Daily News, Daily Sabah. Azerbaicam24.com, Cyprus Mail)

Turchia-Grecia (Farmakonisi), 21-22 gennaio 2024

Quattro ragazzini sono scomparsi in mare in seguito al naufragio di un gommone con a bordo oltre 20 profughi nei pressi della piccola isola egea di Farmakonisi. Salpato dalla vicina costa turca la sera di sabato 20 gennaio, lo zodiac si è rovesciato, probabilmente per il sovraccarico e le cattive condizioni meteo, poco prima di riuscire ad approdare. Una ventina di naufraghi sono riusciti a raggiungere da soli la riva, ma una volta a terra si sono resi conto che mancavano i quattro più giovani, tutti poco più che bambini, ed hanno chiesto aiuto alla centrale operativa di Alarm Phone, alla quale si erano rivolti anche durante la navigazione, segnalando che lo scafo imbarcava acqua e minacciava di affondare. L’indomani, domenica 21, anche su segnalazione dell’Unhcr, si è avuta conferma dei quattro dispersi. Le ricerche sono continuate per tutta la giornata di lunedì 22, con l’intervento di tre unità della Marina greca e di una dell’agenzia europea Frontex, ma senza alcun esito.

(Fonte: Alarm Phone, Unhcr Greece, Ept News, Infomigrants) 

Tunisia (Tunisi), 23 gennaio 2024

Due adolescenti tunisini sono morti assiderati nascondendosi nella cella frigorifera di una nave che doveva salpare per l’Europa. I due ragazzi, uno di 15 e l’altro di 16 anni, erano con due amici, anch’essi giovanissimi, 16 anni appena compiuti. Il piccolo gruppo è riuscito ad eludere la sorveglianza nel porto di Tunisi e a salire sulla nave molto prima della partenza, chiudendosi in una delle grandi celle utilizzate per il trasporto di merci deperibili. Sono rimasti lì – ha riferito Mounir Rayani, direttore regionale della Protezione Civile, parlando ai microfoni di radio Atessia Tv – per almeno 8 ore, prima che il personale di bordo se ne accorgesse. Quando li hanno trovati, mentre la nave si accingeva a lasciare il porto, erano tutti privi di conoscenza e in grave stato di assideramento. Trasportati d’urgenza in ospedale, due non sono sopravvissuti mentre gli altri sono stati ricoverati in condizioni critiche.

(Fonte: Agenzia Ansa, Agenzia Nova, Today)

Libia (Misurata e Brega), 24 gennaio 2024

I corpi di due migranti sono stati trascinati dal mare su due diverse piagge del litorale libico, a est di Tripoli. Il primo, quello di una donna siriana, era nella zona di Al Arasa, 10 chilometri a ovest di Brega, in fondo al golfo di Sirte, oltre 200 chilometri a sud di Bengasi. Segnalato da alcuni abitanti del posto, è stato recuperato dalla polizia, che ha potuto identificarlo grazie a un documento d’identità trovato negli abiti insieme a 715 euro e 60 mila sterline libanesi. Potrebbe trattarsi di una profuga che, dopo un periodo di soggiorno in Libano, ha raggiunto la Libia per tentare di imbarcarsi verso l’Europa. Si ignorano però le circostanze precise della morte: verosimilmente un naufragio sulla rotta di Malta e dell’Italia. L’altra vittima è un uomo, rimasto sconosciuto: la Mezzaluna Rossa lo ha recuperato su un tratto di costa bassa e rocciosa ad Al Dafniyah, una quarantina di chilometri a ovest di Misurata e quasi 600 da Brega. Appare evidente, viste le distanze, che i due episodi non hanno alcun collegamento tra loro. Entrambe le salme, dopo i primi sopralluoghi, sono state messe a disposizione della magistratura, negli obitori degli ospedali di Brega e Misurata.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libano-Cipro (Cape Greco), 24-25 gennaio 2024

Una bimba siriana di cinque anni è morta poche ore dopo essere stata recuperata da un barcone rimasto alla deriva per sei giorni tra il Libano e Cipro. Altre due bambine di tre e di cinque anni sono state ricoverate in condizioni critiche all’ospedale di Nicosia. Le tre piccole erano a bordo di un barcone salpato dalla costa di Tripoli la mattina del 18 gennaio, con 60 profughi siriani, tra cui numerose donne e 15 bambini. Avrebbero dovuto raggiungere la zona meridionale di Cipro ma dopo poche ore se ne sono perse le tracce. Il primo allarme per la scomparsa è stato lanciato due giorni dopo da alcuni familiari. L’appello è stato raccolto da Alarm Phone, che ha allertato le autorità cipriote. Le ricerche sono rimaste senza esito fino alla tarda mattina di mercoledì 24 gennaio, quando il barcone è stato avvistato oltre 30 miglia a sud di Capo Greco. A bordo erano tutti allo stremo. Per i soccorsi sono intervenuti un elicottero e diverse unità della Marina. Le tre bambine, esanimi per un fortissimo stato di ipotermia e sfinimento, sono state prelevate e portate a Nicosia dall’elicottero. All’ospedale Makarios sono state dichiarate subito in condizioni critiche e sottoposte a terapia intensiva ma una ha cessato di vivere poche ore dopo. Ricoverati d’urgenza anche due adulti che presentavano fratture alle braccia. Gli altri, recuperati dalle motovedette, sono stati sbarcati a Larnaca, dove è stato allestito un centro medico d’emergenza e che ne ha poi smistati molti verso vari ospedali dell’isola.

(Fonte: Cyprus Mail edizioni del 24 e del 25 gennaio, Associated Presse, Alarm Phone, Infomigrants)

Tunisia-Italia (Torre Salsa, Agrigento), 26 gennaio 2024

Un tunisino di 49 anni è annegato nel naufragio di un barcone a breve distanza dalla riva sul litorale di Agrigento. Salpato dalla Tunisia, il battello aveva a bordo una sessantina di persone. E’ arrivato prima dell’alba di fronte a Torre Salsa, una decina di chilometri a ovest di Siculiana, nelle acque della riserva naturale, un tratto di costa molto impervio e di difficile accesso. Il mare era molto mosso, con onde di almeno due metri. Prima di poter trovare un punto dove approdare lo scafo si è rovesciato, schiantandosi tra gli scogli. Quasi tutti i naufraghi sono riusciti a toccare terra da soli e si sono dispersi verso l’interno. Tranne uno. “Uno di noi è sparito tra le onde davanti ai miei occhi”, ha raccontato uno dei superstiti rintracciato dopo il naufragio. A poco a poco sono stati ritrovati anche gli altri giunti a riva: prima 5, poi 11, poi il resto del gruppo. E altri hanno riferito che doveva esserci almeno un morto. La conferma si è avuta nelle ore successive, quando, verso le 5, il corpo della vittima è stato recuperato in acqua fra Torre Salsa e Siculiana. In una tasca deghli abiti c’erano dei documenti e un cellulare che hanno consentito l’identificazione. Risulta che già una volta l’uomo aveva tentato di entrare in Italia ma era stato espulso.

(Fonte: Agenzia Ansa, Agrigentonotizie, Repubblica, La Sicilia)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 26 gennaio 2024

Un giovane maghrebino, verosimilmente marocchino, è annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Il suo corpo senza vita, con indosso una muta da sub, è stato trovato a breve distanza dalla riva nella zona del Recinto, la stessa, a sud della penisola che delimita l’area portuale, dove dall’inizio dell’anno sono stati trascinati dal mare altri 3 corpi di ragazzi annegati, due marocchini e un algerino. Recuperata da una squadra di sommozzatori della Guardia Civil, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per le indagini. A giudicare dalla zona del ritrovamento e dalle correnti prevalenti, c’è da ritenere che il giovane abbia tentato la traversata partendo da una delle spiagge di Castillejo, poco a sud del confine dell’enclave spagnola. Stando al responso dei medici che hanno ispezionato il cadavere subito dopo lo sbarco su un molo del porto peschereccio, la morte risale a poche ore prima del ritrovamento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Mauritania-Spagna (El Hierro), 26 gennaio 2024

Undici migranti morti (5 donne, 5 uomini e un minore) su un cayuco salpato dalla Mauritania e rimasto in mare per giorni prima di essere soccorso nelle acque delle Canarie. L’allarme è scattato quando il barcone è stato avvistato pochi chilometri a sud di El Hierro, l’isola più occidentale dell’arcipelago. Per i soccorsi è stata mobilitata una motovedetta della Guardia Civil, che ha poi scortato il natante fino al porto. Al momento dello sbarco si è scoperto che due delle 68 persone a bordo, una donna e un uomo, erano ormai morte. Per altre 5 i medici hanno disposto il ricovero urgente in ospedale: una, in particolare, in condizioni critiche. Tutte le altre sono state prese in carico dal servizio di assistenza sanitaria allestito nel porto stesso. Poco dopo i superstiti hanno riferito che il gruppo era composto inizialmente da 77 migranti, tra cui 22 donne e 3 bambini. Oltre alle due trovate a bordo del cayuco, dunque, ci sono altre 9 vittime: 4 donne, 4 uomini e un bambino. In totale, appunto, 11 vittime: 5 donne, 5 uomini e un bambino. I compagni hanno riferito che sono morte di ipotermia e sfinimento durante la traversata e che i loro corpi sono stati affidati al mare.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, El Diario, La Provincia, Agenzia Efe Canarias, Txema Santana, Euroopa Press)

Mauritania-Spagna (El Hierro), 27 gennaio 2024

Tre migranti subsahariani sono morti su un cayuco rimasto in mare per più giorni prima di arrivare a El Hierro, nelle Canarie: due in pieno Atlantico e il terzo pochi minuti dopo lo sbarco. Il barcone era partito dalla Mauritania con 55 persone, tra cui un bambino, affrontando una traversata di oltre mille chilometri che, con un cayuco, richiede almeno cinque giorni di navigazione ma che si è molto prolungata forse a causa delle condizioni meteo sfavorevoli o per aver perso la rotta. Nonostante le difficoltà, la mattina di sabato 27 gennaio il natante ha comunque raggiunto con i propri mezzi l’isola, entrando nel porto di La Estaca. Tutti a bordo erano molto provati. Uno, in particolare, è apparso subito in condizioni critiche ed è morto sul molo mentre gli venivano prestate le prime cure mediche. Altri otto, tutti uomini adulti, sono stati ricoverati per un grave stato di ipotermia e sfinimento. Nello stesso momento la polizia e la Croce Rossa hanno recuperato i cadaveri dei due che, secondo quanto hanno riferito i compagni, sono morti più di un giorno prima di arrivare a El Hierro. I tre giovani sono stati sepolti domenica 28 gennaio nel cimitero di Valverde. Due sono stati identificati grazie al passaporto trovato tra gli abiti: sono Daman Traore, proveniente dal Mali, e Sylla Koko dalla Mauritania.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, El Diario, La Provincia, sito web Txema Santana)

Libia-Italia (Shahat e Sabratha), 28 gennaio 2024

I cadaveri di due migranti sconosciuti sono affiorati in due diverse località della costa libica, a grande distanza l’una dall’altra. Il primo, segnalato giovedì 25 gennaio da alcuni abitanti del posto, era su una scogliera di Sousse, nella zona di Shahat, in Cirenaica, oltre 200 chilometri a est di Bengasi. Recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale locale in attesa delle decisioni della magistratura. Sempre la Mezzaluna Rossa, su indicazione della polizia, è intervenuta per il recupero e il trasferimento nell’obitorio più vicino, dell’altro cadavere, trovato su un tratto di costa rocciosa nei pressi di Sabratha, circa 60 chilometri a ovest di Tripoli e quasi 1.300 da Shahat. Stando alle condizioni di degrado i due corpi sono rimasti in acqua a lungo prima del ritrovamento.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Al Sawawa, Sirte), 28 gennaio 2024

Tra sabato 27 e domenica 28 gennaio la Guardia Costiera libica ha recuperato i corpi di due migranti sul litorale di Al Sawawa, nella zona di Sirte, circa 450 chilometri a est di Tripoli e 570 a ovest di Bengasi. Quando sono stati avvistati flottavano a breve distanza dalla riva. Riportati a terra da una motovedetta, sono stati poi trasferiti nell’obitorio di un ospedale di Sirte, in attesa delle disposizioni dell’autorità giudiziaria. Non sono stati trovati elementi per poterli identificare ma si ritiene che siano annegati nel naufragio di una barca di migranti sulla rotta verso l’Italia.

(Fonte: Migrant Rescue Watch) 

Libia (Wadi Al Wareed, Sokna), 29 gennaio 2030

I corpi scheletriti di due migranti sono stati trovati in pieno deserto nei pressi di Wadi Al Wareed, 90 chilometri a est di Sokna, circa 430 chilometri a sud di Misurata. I resti sono affiorati da una tomba improvvisata scavata a fior di terra non lontano da un a pista e quasi ai piedi dell’unico albero visibile nella zona. Segnalati da alcuni autisti in transito, che li hanno visti per caso, sono stati recuperati da una pattuglia della polizia del comando di zona e da personale della Mezzaluna Rossa, che li ha trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di Sokna. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione. Secondo la polizia si tratta di due migranti provenienti dal confine meridionale e morti durante la traversata del Sahara. Il fatto che abbiano avuto una sepoltura, sia pure sommaria, fa pensare che facessero parte di un gruppo. L’estremo degrado dei corpi, ormai ridotti a scheletri, induce a ritenere che la tragedia risalga a molto tempo prima del ritrovamento.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Turchia-Grecia (Lesbo), 30-31 gennaio 2024

Due migranti morti e uno disperso nel naufragio di un gommone nelle acque di Lesbo. Partito dalla vicina costa turca del distretto di Dikili con a bordo 60 persone, lo zodiac è arrivato verso sera di martedì 30 gennaio sul litorale nord est dell’isola, all’altezza di Palio, 30 chilometri circa a nord di Mitilene. Il mare era molto mosso e il natante appariva in evidente difficoltà. Era ormai molto vicino a una scogliera quando una motovedetta dell’agenzia europea Frontex ha lanciato l’allarme, senza però poter accostare a causa delle difficili condizioni meteomarine. Il gommone è finito così contro la costa rocciosa. Dei 60 a bordo quasi tutti, 57, sono riusciti a mettersi in salvo da soli, raggiungendo la riva e cominciando poi a inerpicarsi sul ripido pendio che porta verso l’interno. Poco dopo li ha individuati la polizia, arrivata via terra dopo l’allarme dato da Frontex. Una pattuglia, scesa sulle rocce fino al relitto dello zodiac, ha poi trovato due corpi ormai senza vita, un uomo e una donna. I superstiti hanno inoltre riferito che uno dei loro compagni è caduto in acqua al momento dell’urto contro gli scogli ed è stato trascinato via dalla corrente, senza più riemergere. Le ricerche condotte l’indomani, 31 gennaio, non hanno dato esito. Dopo i primi soccorsi, i 57 naufraghi sono stati trasferiti nel centro di Mavrovouni, nel sud di Lesbo.

(Fonte: Aegean Boat Report, Efsyn, Ekathimerini)  

Tunisia-Italia (El Amra-Lampedusa), 1 febbraio 2024 

Almeno 2 migranti dispersi in un naufragio a sud ovest di Lampedusa. Erano su una barca lunga otto metri partita verso le 21 di martedì 30 gennaio dal litorale di El Amra, una trentina di chilometri a nord di Sfax. A bordo c’erano oltre 50 persone, provenienti da Costa d’Avorio, Guinea Konakri, Benin, Senegal e Bangladesh, tra cui 8 donne, 2 famiglie con 2 bambini di meno di 5 anni e 17 minori non accompagnati. La navigazione si è protratta fino alle prime ore del mattino di giovedì primo febbraio quando, a 21 miglia da Lampedusa, lo scafo si è rovesciato. I soccorsi sono arrivati da unità della Guardia Costiera italiana, che hanno tratto in salvo 49 naufraghi, poi sbarcati al molo Favarolo. Erano tutti in stato di choc e molto provati ma hanno riferito subito che del gruppo iniziale mancavano almeno due persone. Le ricerche dei dispersi si sono protratte fino a sera inoltrata, con l’intervento di un aereo da ricognizione dell’agenzia Frontex e dell’elicottero Volpe 411 della Guardia di Finanza ma senza alcun esito. Senza risposta anche i dispacci inviati dalla centrale Mrcc Italia a tutte le navi in transito.

(Fonte: Sergio Scandura Radio Radicale, Agrigentonotizie, La Sicilia, Ansa)

 Libia-Italia (Abu Qarim, Misurata), 1 febbraio 2024

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante su una spiaggia di Abu Qarim, nei pressi di Misurata, oltre 200 chilometri a est di Tripoli. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito nell’obitorio ospedaliero di Misurata a disposizione dell’autorità giudiziaria. Non sono emersi elementi per poterlo identificare ma si ritiene che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere l’Italia. La morte, stando allo stato di degrado, risale a diversi giorni prima del ritrovamento nell’area di Abu Qarim.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Tunisia-Italia (Lampedusa), 2-3 febbraio 2024

Un ventenne egiziano è stato trovato privo di vita su un barchino recuperato dalla Guardia Costiera nel tardo pomeriggio di venerdì 2 febbraio a sud ovest di Lampedusa, sulla rotta dalla Tunisia. E’ subito emerso che aveva una profonda ferita alla testa causata, hanno dichiarato gli altri 12 migranti a bordo, da una caduta accidentale durante la navigazione. Secondo le testimonianze raccolte dalla polizia allo sbarco e nel corso degli interrogatori condotti nella giornata di sabato 3 febbraio, il motore è andato in avaria quando la barca era ancora in acque internazionali. Il giovane egiziano avrebbe cercato di farlo ripartire colpendolo ripetutamente ma nel tentativo di sferrare un calcio sarebbe scivolato cadendo all’indietro e sbattendo con violenza la nuca. La rotta è poi in qualche modo ripresa, fino a quando il natante è stato intercettato dalla Guardia Costiera. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: Agrigentonotizie, Agenzia Ansa) 

Algeria-Italia (Skikda-Sardegna), 3-4 febbraio 2023

Nove morti e 5 dispersi in un naufragio al largo dell’Algeria orientale sulla rotta per la Sardegna. Due soli dei 16 giovani a bordo si sono salvati. La barca era partita dalla zona di Skikda, circa 470 chilometri a est di Algeri e poco più di 200 dal confine con la Tunisia, puntando verso le coste sarde sud-occidentali. Molti dei sedici harraga erano dell’area di Skikda, altri venivano da Guelma, una città dell’interno situata meno di 100 chilometri a sud est. Le condizioni meteo non erano buone, con mare molto mosso e forti venti ma il gruppo di migranti ha deciso di partire ugualmente. Il naufragio è avvenuto poco dopo, all’interno delle acque algerine, quasi certamente – rilevano i giornali locali – a causa delle onde alte e violente che hanno rovesciato lo scafo, già instabile per il sovraccarico. Quando le prime motovedette della Marina algerina sono giunte sul posto la tragedia si era ormai compiuta. I soccorritori hanno recuperato due soli naufraghi ancora in vita. Poi i primi cadaveri, fino a un totale di 9. Nessuna traccia degli altri 5 che, come hanno confermato i due superstiti, erano a bordo.

(Fonte: L’Unione Sarda, Tgr Rai Sardegna, Ennahar, Giornale d Brescia)

Mauritania-Spagna (Gran Canaria), 5 febbraio 2024

Due migranti sono morti su un cayuco intercettato circa 20 chilometri a sud est di Gran Canaria. Salpato dalla Mauritania con a bordo 104 persone, tra le quali diverse giovani donne, il barcone è rimasto alla deriva per giorni. L’allarme è scattato quando, intorno alle 9,20, è comparso sugli schermi radar del comando della Guardia Civil, che ha mobilitato il Salvamento Maritimo. Da Arguineguin è partita la guardamar Caliope. I soccorritori, constatando che il cayuco non era più in grado di reggere il mare, molto mosso, con onde alte e violente, hanno deciso di trasferire tutti i migranti sulla Caliope, scoprendo che c’erano anche due cadaveri e che quasi una decina dei superstiti erano ormai allo stremo. I due più gravi sono stati trasferiti in elicottero in un ospedale di Gran Canaria mentre gli altri, subito dopo lo sbarco, sono stati affidati al centro medico allestito sul molo di Arguineguin. Per cinque è stato necessario il ricovero.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, El Diario, Canarias 7, Europa Press, sito web Txema Santana) 

Mauritania-Spagna (Nouakchott-Canarie), 5 febbraio 2024

Non si ha più traccia di un cayuco salpato dalla Mauritania per le Canarie con a bordo 65 persone, tra cui 8 donne, provenienti, oltre che dalla stessa Mauritania, da Senegal, Mali e Guinea. Tutto lascia pensare a un naufragio fantasma, senza superstiti. Si sa per certo che il barcone è partito nelle prime ore del mattino del 16 gennaio dalla zona di Nouakchott. Dallo stesso tratto di costa e alla stessa ora ha preso il mare per le Canarie il cayuco rintracciato il 26 gennaio, alcuni chilometri a sud di El Hierro, con soli 66 superstiti dei 77 migranti a bordo (nota del 26 gennaio): un’agonia di dieci giorni dopo che avevano perso la rotta, anche a causa delle difficili condizioni meteomarine. Dal momento della partenza, invece, del primo barcone non si è saputo più nulla. Il primo allarme è stato lanciato il 27 gennaio dalla centrale di Alarm Phone, contattata da alcuni familiari dei dispersi. Sono state avvertite sia le autorità mauritane che quelle marocchine e spagnole, ma le ricerche non hanno dato esito. In mancanza di notizie diversi familiari hanno avviato indagini in proprio. Alcuni hanno anche raggiunto le Canarie sperando di trovare qualche informazione utile. Tra questi, due giovani originari di Guidimakha (una città dell’interno della Mauritania, distante quasi 650 chilometri da Nouakchott) il cui fratello minore, Demba, era sulla barca scomparsa e che, a loro volta, sono da anni emigrati in Francia. “Abbiamo scoperto solo tre giorni dopo che Demba si era imbarcato – hanno riferito lunedì 5 febbraio al quotidiano El Diario – Ha pagato 1.200 euro per trovare un posto. A Guidimakha faceva l’elettricista e non se la passava male, ma sognava di andare a vivere in Spagna. Tuttavia non ci ha mai parlato del suo progetto di partire. Noi lo abbiamo saputo da un conoscente che aveva cercato di imbarcarsi sullo stesso cayuco ma era rimasto a terra perché non c’era posto per tutti. Per prima cosa abbiamo tentato di telefonargli, ma il suo cellulare non squilla più. Allora abbiamo cominciato a cercarlo dalla Francia, attraverso la Croce Rossa, che ci ha messo in contatto con la Marina di Rabat in Marocco e con la Guardia Civil spagnola. Tutto inutile. Così siamo venuti alle Canarie. Siamo stati ovunque: alla polizia, in tutti gli ospedali, nei centri di accoglienza. Senza trovare nulla. Alla fine ci siamo decisi a fare la denuncia ufficiale di scomparsa. Ormai abbiamo perso ogni speranza…”.

(Fonte: El Diario, Alarm Phone) 

Libia (Zallaf, Brak Sahara), 6 febbraio 2024

La polizia del comando di Brak, in pieno Sahara libico, ha recuperato nel deserto il cadavere di un migrante subsahariano. A segnalarlo sono stati alcuni autisti in transito: il corpo era semicoperto dalla sabbia non lontano da una pista nella zona di Zallaf, 5 chilometri da Brak e circa 80 a nord di Sabha, la città del Fezzan dove confluiscono le piste provenienti dal confine con il Niger e il Chad e da cui partono le strade che attraversando il Sahara per centinaia di chilometri conducono verso Misurata e Tripoli, sulla costa. A giudicare dallo stato di decomposizione la morte risale a diversi giorni prima del ritrovamento della salma. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma si tratta certamente di un migrante morto durante la traversata del deserto verso il litorale in cerca di un imbarco.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)   

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 7 febbraio 2024

Un ragazzo marocchino di 17 anni, Baker, è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Le sue tracce si sono perse da sabato 3 febbraio. Partito da Martil, circa 40 chilometri a sud di Ceuta, ha raggiunto la zona di Castillejos, in prossimità del confine, con un amico, Amin. Dovevano tentare insieme la traversata ma all’ultimo istante Amin ha rinunciato a causa delle pessime condizione del mare. Baker ha deciso di proseguire. Erano le 21,30. Da quel momento non se ne è saputo più nulla. Non ricevendo notizie, dopo un paio di giorni la famiglia ha dato l’allarme, denunciandone la scomparsa e lanciando un appello di ricerca anche alla redazione del quotidiano El Faro di Ceuta. Studente modello, appassionato di ciclismo, Baker aveva già tentato in passato, senza riuscirci, di attraversare la frontiera, ma sembrava aver rinunciato all’idea di espatriare. E’ probabile che abbia deciso di riprovarci – ha riferito un cugino – quando ha saputo che due suoi amici, Mounir e Badr Al Qabbashi, venerdì 2 febbraio erano riusciti a raggiungere Ceuta. Ha seguito la loro stessa via, tentando di superare la scogliera e le barriere della frontiera sud, per approdare poi nella zona del Tarajal. Ma a Ceuta non è mai arrivato.

Aggiornamento 12 febbraio. Il cadavere di Baker è stato trovato domenica 12 febbraio all’altezza della spiaggia di Marina Smir. Dopo il riconoscimento ufficiale, lunedì 12 è stato sepolto nel cimitero islamico di Martil a Ceuta

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Jebiniana-Lampedusa), 8 febbraio 2024

Quaranta profughi sudanesi sono morti (13 cadaveri recuperati e 27 dispersi) in un naufragio sulla rotta tra la Tunisia e l’Italia. Due soli i superstiti. Erano su una barca di fortuna, costruita alla meglio con rottami metallici, partita mercoledì 7 febbraio dal litorale di Jebiniana, 30 chilometri a nord di Sfax. La traversata verso le Pelagie si è interrotta meno di 70 chilometri più a nord, al largo di Madhia: lo scafo non ha retto al sovraccarico e alle condizioni del mare, rovesciandosi e affondando in pochi minuti. La Guardia Costiera tunisina intervenuta per i soccorsi – ha riferito Farid Ben Jha, portavoce del tribunale di Monastir, che ha dato ufficialmente la notizia della tragedia – ha trovato soltanto due naufragi ancora in vita, tratti in salvo da un peschereccio, ed ha poi potuto recuperare 13 cadaveri. Nessuna traccia degli altri 27, considerati dispersi. La Procura di Monastir ha aperto un’inchiesta per individuare chi ha fornito la barca per la traversata. “I sudanesi – ha fatto notare il portavoce dell’Oim Flavio Di Giacomo – hanno la carta d’asilo dell’Unhcr, un riconoscimento che poteva proteggerli dal rischio di deportazione e carcerazione. Ma sappiamo che in Tunisia non esiste una legge sull’asilo”.

(Fonte: Al Jazeera, Ansamed, La Terre Pour Tous)      

Libano-Cipro-Turchia (Mersin), 9 febbraio 2024

Il cadavere di un migrante è stato avvistato da un ferry di linea sulla rotta tra Cipro e la Turchia, alcune miglia al largo di Mersin. Per il recupero è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera turca, che ha sbarcato la salma nel porto di Mersin, facendolo poi trasferire nell’obitorio dell’ospedale in attesa della conclusione delle indagini disposte dalla magistratura. A giudicare dallo stato di degrado, era in mare da più settimane. Secondo la polizia è ricollegabile ai 12 cadaveri trovati tra il 21 e il 23 gennaio: 9 in vari punti della costa turca meridionale, tra Antalia e Adana, e 3 a Cipro (nota del 21-22 gennaio, aggiornamento del 23 gennaio) in seguito a un “naufragio fantasma”, molto probabilmente quello di un barcone partito dal litorale libanese di Tripoli nel mese di dicembre 2023. Per la conferma sono attesi i risultati dell’esame del Dna prelevato dalle salme recuperate.

(Fonte: Cyprus Mail)       

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 10 febbraio 2024

Due ragazzi marocchini – Hazem Al Salai e Ismail Zaide, entrambi appena quindicenni – sono scomparsi in mare nel tentativo di arrivare a Ceuta a nuoto. Erano in tre. Hanno preso il largo da una spiaggia di Beliones, verso le 7,30 di venerdì 9 febbraio, al margine della frontiera nord dell’enclave spagnola, in prossimità del varco di Benzù. Il mare era in tempesta. Uno solo dei tre ce l’ha fatta a raggiungere la riva dall’altra parte ed ha subito dato l’allarme, segnalando alla famiglia di essere arrivato ma di aver perso ogni contatto con i due amici che erano con lui. Le ricerche non hanno dato esito, né a Ceuta né in Marocco. Di certo i due scomparsi non sono arrivati in territorio spagnolo né hanno preso contatto con le famiglie. Entrambi studenti, secondo i familiari e gli amici non hanno mai manifestato in passato l’intenzione di fuggire in Spagna. Si direbbe anzi che la decisione presa dai tre amici sia stata quasi improvvisata, senza procurarsi una muta e un paio di pinne come fanno quasi tutti ma indossando solo un costume da bagno, senza rendersi conto probabilmente delle difficoltà e dell’estrema pericolosità dell’impresa.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Biserta-Lampedusa), 10-12 febbraio 2024

Almeno 17 migranti tunisini sono scomparsi in mare nel naufragio della barca con cui stavano cercando di raggiungere l’Italia. La tragedia è avvenuta tra il 5 e il 6 febbraio ma la notizia è emersa solo tra sabato 10 e lunedì 12 febbraio su iniziativa delle famiglie delle vittime ed è stata poi confermata ai media locali e ufficializzata dal portavoce della Guardia Costiera, Houssem Eddine Jebabli. Il natante, un piccolo scafo sovraccarico, era partito da Biserta, all’estremità settentrionale della Tunisia, puntando su Lampedusa ma se ne sono perse le tracce dopo poche ore. In mancanza di notizie i familiari si sono rivolti alle autorità tunisine, sollecitando una vasta operazione di ricerca e poi, di fronte al “silenzio” totale, hanno organizzato una manifestazione di protesta a Biserta, costringendo la Guardia Costiera ad ammettere questo ennesimo “naufragio fantasma”. Tra le vittime c’è anche un bambino di 5 anni. Secondo una Ong tunisina per la tutela dei diritti umani le vittime potrebbero essere anche di più.

(Fonte: Anadolu Agency, Infomigrants)

Libia (Sahara, confine con l’Algeria), 11-febbraio 2024

Una pattuglia della guardia di frontiera libica ha recuperato il cadavere di un migrante algerino nella fascia di confine con l’Algeria, in pieno Sahara. Il corpo era riverso a terra bocconi in una zona sassosa. L’identificazione è stata possibile grazie ad alcuni documenti trovati tra gli abiti. A giudicare dall’avanzato stato di degrado, la morte, dovuta a disidratazione e sfinimento, risale a diversi giorni prima del ritrovamento. Non si è riusciti a ricostruirne le circostanze né se l’uomo, addentrandosi nel deserto oltre la frontiera, abbia tentato da solo o con altri harraga di arrivare in Libia.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Beliones-Ceuta), 12 febbraio 2024

Due migranti marocchini – Diallo Mohamed Rabih, 22 anni, e Hazim Salai, un adolescente di 14 anni – sono scomparsi in mare tentando di raggiungere Ceuta a nuoto durante la tempesta che ha investito tutta la zona nel week end. Si tratta di due episodi diversi, nel contesto delle decine di tentativi di attraversare la frontiera dell’enclave spagnola registrati tra venerdì 9 febbraio e lunedì 12. Diallo Mohamed ha preso il largo verso le 18 di venerdì da una spiaggia di Castillejos, a sud di Ceuta. Secondo quanto hanno assicurato alcuni amici, era da solo. Da quel momento non se ne è saputo più nulla. Lunedì 12 i familiari ne hanno denunciato la scomparsa. Hazim Salai è partito invece dalla zona di Beliones, dove abitava, a nord dell’enclave. Anche lui venerdì, ma verso le 9 del mattino. Non si sa se fosse da solo o con qualche coetaneo. I familiari, che erano all’oscuro della sua intenzione di fuggire a Ceuta, dopo averlo cercato in Marocco e nella stessa Ceuta, hanno presentato una segnalazione di scomparsa sia a Beliones che al comando superiore della polizia spagnola, fornendo anche alcune foto nella speranza che possano facilitare le ricerche.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Rincon-Ceuta), 13 febbraio 2024

Un ragazzo marocchino di 18 anni, Redouan Ahannach, è scomparso in mare cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. I familiari non erano al corrente della sua intenzione di emigrare in Spagna attraverso Ceuta. Si era confidato solo con alcuni amici ed è appunto attraverso le loro testimonianze che la tragedia è stata ricostruita. Residente a Rincon (M’Diq), una piccola città costiera circa 30 chilometri a sud di Ceuta, Redouan ha raggiunto Castillejos, al confine sud dell’enclave, ed ha tentato la traversata la notte tra venerdì 9 e sabato 10 febbraio, indossando una muta da sub e un paio di pinne. Da allora se ne sono perse le tracce. Non ricevendo sue notizie, gli amici hanno avvertito la famiglia, che a sua volta ne ha denunciato la scomparsa, lanciando un appello di ricerca anche attraverso la redazione del Faro de Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Sirte), 13-14 febbraio 2024

I cadaveri di tre migranti sono stati trascinati dal mare in tre punti diversi del litorale di Sirte, circa 250 chilometri a est di Misurata e 500 da Tripoli. Segnalati da alcuni abitanti della zona, li ha recuperati la polizia costiera con la collaborazione della Mezzaluna Rossa. Non sono emersi elementi per poterli identificare e stabilire le circostanze della morte, ma si ritiene che i tre siano annegati nel tentativo di raggiungere l’Italia dalla Libia, sulla rotta per Lampedusa. A giudicare dallo stato di degrado, la morte risale a diversi giorni prima del ritrovamento. Le salme sono state trasferite dalla polizia nell’obitorio del locale ospedale in attesa di completare le procedure legali per l’inumazione

(Fonte: Migrant Rescue Watch)   

Libia-Tunisia-Italia (Zuwara-Zarzis), 14-15 febbraio 2024

Nove migranti morti su una barca naufragata dopo essere andata a fuoco nelle acque della Tunisia, sulla rotta per Lampedusa. La barca era partita la sera di mercoledì 14 febbraio dalla costa libica, nella zona di Zuwara, quasi 120 chilometri a ovest di Tripoli e a meno di 60 chilometri dal posto di confine di Ras Agedir con la Tunisia. A bordo c’erano non meno di 54 persone, provenienti da Bangladesh, Egitto e Sudan. La tragedia è avvenuta l’indomani mattina, circa 4 miglia al largo di Jedaria, una trentina di chilometri a sud di Zarzis e una cinquantina a nord ovest di Ras Agedir. L’allarme è stato dato da alcuni pescatori, che hanno avvertito la Guardia Costiera. Sul posto sono state inviate diverse unità, che hanno tratto in salvo 45 naufraghi e recuperato 9 cadaveri. Per alcuni dei superstiti è stato necessario il ricovero nell’ospedale di Zarzis. Uno, in particolare, in condizioni critiche. Nell’obitorio dello stesso ospedale sono state trasferite le salme.

(Fonte: Tap News Agency, Migrant Rescue Watch, Osservatorio Tunisino Diritti Umani, Associated Press, Infomigrants) 

Libia-Italia (Misurata), 16 febbraio 2024

I corpi di due migranti sono affiorati in mare, a breve distanza dalla riva, sul litorale di Misurata, oltre 200 chilometri a est di Tripoli. Uno era all’altezza del villaggio di Qasr Ahmed, meno di 15 chilometri a nord est di Misurata. L’altro di fronte a Qaryat az Zurayqi, oltre 30 chilometri più a ovest. Per il recupero sono intervenute due squadre della Mezzaluna Rossa che hanno poi trasferito le salme nell’obitorio dell’ospedale di Misurata. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma appare scontato che si tratta di migranti annegati nel tentativo di arrivare in Italia sulla rotta per Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Grecia (isola di Saria, Scarpanto), 16 febbraio 2024

Un’equipe televisiva che stava girando un filmato ha scoperto il cadavere di un migrante sulla piccola isola di Saria, nell’Egeo, a nord della vicina Scarpanto e a sud ovest di Rodi. Quando è stato avvistato il corpo flottava in acqua, a breve distanza dalla battigia di fronte alla spiaggia di Palatia. Per il recupero è intervenuta la Guardia Costiera di base nel porto di Diafani, a Scarpanto, che ha poi trasferito la salma nell’obitorio del dipartimento di medicina legale del Dodecaneso. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato è rimasto in acqua a lungo prima del ritrovamento. Stando ad alcune carte trovate tra gli abiti dovrebbe trattarsi di un profugo siriano. La magistratura ha comunque disposto un’autopsia e il prelievo del Dna.

(Fonte: Ekathimerini)  

Libia-Italia (Zurayqi e Umm Al Qindil), 17 febbraio 2024

I corpi di due migranti sono affiorati sulla costa libica a est di Tripoli, tra Misurata e Sirte, a centinaia di chilometri di distanza. La notizia è stata comunicata lunedì 19 febbraio ma la scoperta risale a sabato 17. Il primo è stato trovato sulla battigia di un tratto di litorale roccioso nella zona di Zurayqui, meno di 30 chilometri a ovest di Misurata. Segnalato da alcuni abitanti del posto, lo ha recuperato una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito nell’obitorio di Misurata. L’altro era su un tratto sabbioso tra Umm al Qandil e Ras Lanuf, nel distretto di Sirte, quasi 400 chilometri più a est. E’ stato trovato dalla polizia intervenuta nella zona nel contesto di una operazione volta a bloccare un tentativo di emigrazione clandestina verso l’Italia da una spiaggia di Zurayqi: gli agenti hanno dapprima individuato una barca di legno senza nessuno a bordo ma già attrezzata per salpare e poi, a non grande distanza, hanno scoperto il cadavere che flottava sulla battigia e che, dopo i primi esami sul posto, è stato trasferito all’obitorio di Ras Lanuf. Stando ad alcune carte trovate tra gli abiti si tratterebbe di un giovane egiziano.

Aggiornamento 22 febbraio. Nel corso delle ricerche condotte dopo il ritrovamento del relitto di una barca e, poco distante, del cadavere di un migrante tra Umm al Qandil e Ras Lanuf, mercoledì 21 febbraio la polizia costiera ha recuperato altri due corpi senza vita sulla battigia, trasferendoli poi, come il primo, nell’obitorio dell’ospedale Bin Jawad di Ras Lanuf. I documenti trovati tra gli abiti hanno consentito di identificare tutte e tre le vittime come migranti egiziani di età compresa tra i 19 e i 20 anni. La scoperta dei tre corpi e del relitto fa pensare a un “naufragio fantasma”, con altre vittime e dispersi in numero imprecisato.

Aggiornamento 27 febbraio. Il mare ha portato a riva i corpi senza vita di altri 7 migranti sul litorale di Umm al Qandil. Recuperati dalla polizia costiera, avvertita da numerose segnalazioni, sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di Ras Lanuf, a disposizione della magistratura. Si ritiene che siano migranti annegati nel naufragio della barca di cui è stato trovato il relitto sulla spiaggia il 17 febbraio. L’ipotesi è accreditata anche dallo stato di degrado delle salme. Nessuno dei 7 è stati identificato ma è verosimile che si tratti di egiziani come le prime tre vittime recuperate il 17 e il 22 febbraio la cui identità è stata rivelata dai documenti rinvenuti tra gli abiti.

(Fonte: Migrant Rescue Watch del 17, 22 e 27 febbraio)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 18 febbraio 2024

Un giovane marocchino è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. L’allarme è stato dato da un amico sedicenne che aveva preso il largo con lui da una spiaggia di Castillejos, a sud del confine con l’enclave spagnola. Intercettato dalla polizia in calle Molino, poco dopo essere arrivato a terra nella zona del Recinto, all’altezza di Fuente Caballos, il ragazzo ha subito segnalato di aver perso contatto, durante la traversata, con il compagno con cui aveva concordato la decisione di arrivare in Spagna passando da Ceuta. Sulla scia delle sue dichiarazioni è scattata una vasta operazione di ricerca che, partendo dall’area del Recinto, si è via via estesa a una fascia di mare più ampia ma del ragazzo scomparso non è stata trovata traccia. L’unica cosa certa è che non risulta approdato a Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Sfax-rotta per Lampedusa), 18 febbraio 2024

Cinque vittime in due naufragi avvenuti al largo della Tunisia. In entrambi i casi è intervenuta per i soccorsi la Geo Barents, la nave di Medici Senza Frontiere. Il primo allarme è scattato, su segnalazione della centrale operativa di Alarm Phone, per un gommone con 60 persone a bordo che, alla deriva da tempo, imbarcava acqua ed era in procinto di affondare. L’unità della Ong, arrivata quando molte persone erano già in acqua, ha tratto in salvo tutti i naufraghi tranne uno, trovato ormai privo di vita sul relitto dello scafo. Molti dei superstiti erano in gravi condizioni ed uno è morto poco dopo essere stato portato sulla Geo Barents. Questo intervento si era appena concluso quando la nave ha ricevuto istruzioni da Mrcc Roma di coordinarsi con le autorità tunisine per un’altra operazione di soccorso verso la piattaforma Shell, 120 chilometri al largo delle coste della Tunisia, di fronte alle isole Kerkennah, dove si erano rifugiati, con l’aiuto del personale della compagnia petrolifera, 19 migranti arrivati a nuoto. Prima dell’alba la Geo Barents ha preso a bordo anche questi i quali – come hanno raccontato dopo il salvataggio – si erano salvati dal naufragio di una piccola barca che, partita dalla Tunisia con 22 persone, aveva cominciato a imbarcare acqua e non era più in grado di tenere il mare. I tre che erano con loro, hanno riferito i superstiti, hanno preferito restare sul relitto che andava alla deriva e si sono persi in mare.

(Fonte: sito Web Medici Senza Frontiere, Alarm Phone, La Stampa)

Marocco (Casablanca), 18 febbraio 2024

Un migrante subsahariano è morto nell’incendio che si è sviluppato durante l’evacuazione forzata nel campo improvvisato di Bakar nel municipio di Al Fida, a Casablanca. Nella struttura, realizzata dagli stessi migranti con materiali di fortuna nella località di Ouled Ziane, vivevano centinaia di persone. La polizia ha organizzato il blitz per smantellarla nella notte tra sabato 17 e domenica 18 febbraio. L’operazione, secondo la Ong Association Marocaine des Droits Humains, è stata condotta con estrema violenza. Si sono uditi anche diversi spari e nel caos che ne è scaturito si è sviluppato un violento incendio. La polizia ha riferito che ad appiccarlo sarebbero stati alcuni migranti, forse per ostacolare il raid. Altre fonti parlano di cause accidentali legate però alla violenza con cui gli agenti hanno agito. Quando, nella mattinata di domenica, è tornata la calma, tra le macerie di una baracca è stato trovato il corpo carbonizzato di un giovane, rimasto evidentemente intrappolato tra le fiamme.

(Fonte: Al Ayoum.com, Association Marocaine Droits Humains)

Serbia (confine con la Macedonia), 19 febbraio 2024

Tre profughi sono morti e altri 11 sono rimasti feriti su un furgone finito fuori strada la sera di lunedì 19 febbraio in Serbia, nei pressi del confine con la Macedonia. L’automezzo, con alla guida un quarantatreenne serbo, proveniva dalla linea di frontiera, dove presumibilmente aveva preso a bordo il gruppo di profughi entrati in Serbia dalla Macedonia nella zona tra la città frontaliera macedone di Tabanovce e quella serba di Presevo, distanti tra loro meno di 15 chilometri. Procedeva a forte velocità in direzione nord, verso Nis e poi Belgrado, seguendo uno degli itinerari della rotta balcanica. In prossimità di un centro abitato l’autista ha perso il controllo della guida e il furgone è finito fuori strada, urtando contro un albero e rovesciandosi su un fianco. Quando la polizia è giunta su posto tre dei migranti a bordo erano già morti. Gli altri 11 sono stati ricoverati in ospedali della zona. L’autista, privo di patente di guida, è stato fermato. Secondo alcuni testimoni una macchina bianca si sarebbe allontanata velocemente subito dopo l’incidente: potrebbe essere un’auto civetta che accompagnava il furgone nel viaggio verso nord.

(Fonte: Associated Press, Fox News, News Time, Sfgate, Newschannel, Infomigrants)

  Cipro (Ayos Amvrosios), 22-23 febbraio 2024

Il cadavere di una migrante è stato scoperto la notte tra il 22 e  il 23 febbraio al largo della costa meridionale di Cipro, circa 20 miglia a sud di Ayos Amvrosios, nella zona occidentale dell’isola.  Ad avvistarlo è stata una motovedetta della Guardia Costiera turco-cipriota, che ha provveduto a recuperarlo e a portarlo a riva. A giudicare dallo stato di degrado il corpo è rimasto in acqua molto a lungo. Si ritiene che ci sia un collegamento con i 12 cadaveri recuperati tra il 21 gennaio e il 9 febbraio a Cipro e in vari punti delle coste della Turchia (note del 21-22 e 23 gennaio e 9 gennaio) e con la scomparsa di un barcone carico di profughi in maggioranza siriani partito dal Libano per Cipro nel mese di dicembre 2023.

(Fonte: Cyprus Mail) 

Libia-Malta (Marsaskala), 23 febbraio 2024

Cinque migranti morti (4 uomini e una donna) in un naufragio circa tre miglia al largo di Malta. Erano su una piccola barca di legno, uno scafo lungo meno di otto metri, con altri 29 migranti, rimasto alla deriva per almeno quattro giorni. L’allarme è scattato quando il natante, abilitato per non più di 12 persone, è stato avvistato, dopo una richiesta di aiuto, di fronte a Zonqor Point, nella zona di Marsaskala e non lontano da La Valletta. Per i soccorsi è partita una motovedetta della Marina maltese ma – secondo quanto ha riferito Edric Zahara, vicecomandante delle forze navali di Malta – vedendola arrivare i 34 a bordo (provenienti da Siria, Eritrea, Etiopia ed Egitto) si sono spostati d’istinto su un lato, compromettendo l’assetto già precario della barca, che si è rovesciata di colpo. Cinque sono scomparsi tra le onde prima che potessero raggiungerli. Gli altri 29 naufraghi sono stati tratti in salvo e trasferiti poi al porto di La Valletta. Per otto, con forti sintomi di ipotermia, sfinimento e annegamento, si è reso necessario il ricovero in ospedale. Ventuno, dopo i primi accertamenti, sono stati assegnati a un centro di detenzione. Altre unità, mentre i naufraghi venivano trasportati a terra, hanno recuperato i corpi ormai senza vita delle cinque vittime. La fondazione Jesuit Refugee Service ha duramente criticato la decisione delle autorità maltesi di rinchiudere in un centro di detenzione i superstiti che non avevano bisogno urgente di cure mediche anziché prestare loro un’assistenza adeguata.

(Fonte: Times of Malta, Maltatoday, Ansamed, Alarm Phnone) 

Libia-Tunisia-Italia (Zuwara-Kerkennah-Lampedusa), 27 febbraio 2024

Sei vittime (un morto e 5 dispersi) tra i 69 migranti di una barca naufragata al largo delle isole Kerkennah dopo essere rimasta alla deriva nel Mediterraneo tra la Libia e la Tunisia, sulla rotta per Lampedusa. Il natante risulta partito dalla costa libica di Zuwara, oltre 100 chilometri a ovest di Tripoli e poche decine dal confine con la Tunisia, la sera di sabato 24 febbraio. Dopo alcune ore se ne sono perse le tracce. Il primo allarme è stato lanciato domenica 25 dalla centrale operativa di Alarm Phone, che aveva ricevuto un Sos dalle persone a bordo. Nella richiesta di aiuto si diceva che il motore era in avaria e la barca ingovernabile. Nelle ore successive la Ong ha cercato di rimettersi in contatto con il battello, tanto più che le condizioni meteo volgevano rapidamente al peggio, ma ogni tentativo è andato a vuoto. Lunedì 26 nuovo appello ma le autorità sia tunisine che libiche hanno riferito di non aver trovato traccia della barca segnalata. Sempre il 26 l’allarme è stato rilanciato anche da Sergio Scandura, di Radio Radicale. Nella tarda mattinata di martedì, poi, dalla Guardia Nazionale tunisina è arrivata la comunicazione che al largo delle isole Kerkennah, di fronte a Sfax, unità della Marina avevano tratto in salvo 63 naufraghi e recuperato un cadavere. Nessuna traccia degli altri 5 migranti a bordo della barca scomparsa.

(Fonte: Sergio Scandura Radio Radicale, Alarm Phone, sito web Eleana Elefante)

Libia-Malta-Italia (zona Sar maltese), 27 febbraio 2024

Due migranti sono morti, intossicati da esalazioni di carburante e di ossido di carbonio, poco prima di poter essere salvati dall’equipaggio della nave Sea Eye tra Malta e Lampedusa. Erano su un barcone a due ponti che, salpato martedì 26 febbraio dalla Libia, ha raggiunto martedì la zona Sar maltese, lanciando poi un Sos che è stato intercettato da Alarm Phone. A bordo c’erano 59 persone (in maggioranza bengalesi), parte delle quali, incluse le due vittime, costrette sottocoperta, nel ponte inferiore, intrappolate al chiuso, nell’impossibilità pratica di muoversi a causa del sovraccarico e costretti a respirare per tutta la traversata i gas di scarico del motore. La prima ad arrivare sul posto, nel pomeriggio di martedì 27, su segnalazione di Alarm Phone, è stata la Sea Eye, che ha cominciato il trasbordo scoprendo i due cadaveri e altri 4 migranti in gravi condizioni, tutti privi di conoscenza. La ressa a bordo era tale che, prima di poter soccorrere le persone sottocoperta, è stato necessario evacuare quasi tutte quelle che erano sul ponte superiore. Le due vittime, secondo quanto si è potuto ricostruire, sono morte poco prima dell’intervento della Ong. Degli altri quattro trovati privi di conoscenza, uno era in condizioni critiche, tanto da dover essere trasferito d’urgenza in ospedale, a Malta, con un elicottero. Gli altri tre, tutti bengalesi, hanno ricevuto le prime cure dallo staff medico di bordo della Sea Eye, che li ha poi sbarcati a Lampedusa. Per tutti gli altri 53 il luogo di destinazione è stato Porto Empedocle. Da Lampedusa era partita in soccorso una motovedetta ma il trasbordo dalla Sea Eye non è stato possibile a causa delle pessime condizioni meteo, con mare molto mosso e forti raffiche di vento.

(Fonte: Times of Malta, Agrigentonotizie, Agenzia Ansa, La Sicilia, Infomigrants)

Marocco-Spagna (Beni Chiker, Nador), 27-28 febbraio 2024

Almeno 8 morti nel naufragio di un gommone semirigido veloce carico di migranti sulla rotta tra il Marocco e l’Andalusia, verosimilmente verso Almeria. Nove i superstiti. Il natante risulta partito la sera di mercoledì 27 dal litorale della municipalità di Beni Chiker, poco lontano da Nador ma sulla costa mediterranea di Charana-Boum Mahfoud. Le condizioni meteomarine erano molto difficili: il battello si è trovato in emergenza dopo poche miglia di navigazione e non ha retto alle onde alte oltre 3-4 metri e alle forti raffiche di vento, rovesciandosi prima che potessero arrivare i soccorsi. Le unità della Marina imperiale e della Protezione Civile sono riuscite a trarre in salvo solo 9 naufraghi, recuperando poi 8 corpi senza vita. Le ricerche sono continuate fino a giovedì 28 febbraio per recuperare eventuali dispersi, anche se le autorità marocchine non hanno specificato se e quanti ce ne siano con precisione. Secondo la Ong Association Marocaine Droits Humains il battello naufragato, una deel cosiddette “narcolance” usate per il traffico di droga o migranti, poteva trasportare fino a 50 persone.

Aggiornamento 3 marzo. Il cadavere di un altro giovane migrante vittima del naufragio di Beni Chiker è stato recuperato in mare all’altezza della spiaggia di Douar Dar Aourag, nel municipio di Bouyafar. Lo hanno avvistato alcuni pescatori mentre flottava non lontano dalla riva. La Protezione Civile lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale Al Hasani di Nador.

(Fonte: Morocco World News, Nadorcity.com, Association Marocaine Droits Humains, Helena Maleno Caminando Fronteras. Fonti aggiornamento: Amnous.com, Nadorcity)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 28 febbraio 2024

Un giovane marocchino, Ossama Abouhrait, 22 anni, è scomparso in mare cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Originario di Cahouen, cento chilometri a sud dell’enclave spagnola, si è fermato per qualche giorno nel villaggio di Castillejos, ai margini della frontiera, probabilmente per preparare la traversata. Nonostante il mare molto mosso, con forti correnti, ha preso il largo domenica, con l’idea di approdare nella zona del Tarajal. A Ceuta, però, non è mai arrivato né risulta che sia rientrato in Marocco. L’allarme è stato lanciato dalla famiglia che, non ricevendo sue notizie, ne ha denunciato la scomparsa, rivolgendosi anche alla redazione de El Faro de Ceuta per un appello di ricerca.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Senegal-Spagna (Saint Louis), 28-29 febbraio 2024

Almeno 27 morti nel naufragio di un grosso cayuco carico di migranti poco al largo della foce del fiume Senegal, tra Saint Louis, in Senegal, e il confine con la Mauritania. Venti naufraghi sono stati recuperati in mare e trasportati in ospedale, ma uno ha cessato di vivere poco dopo il ricovero. Imprecisato il numero dei dispersi. Il barcone era partito la notte di martedì 20 febbraio da Joal, circa 80 chilometri a sud di Dakar e oltre 300 da Saint Louis. A bordo c’erano 317 persone. Ha navigato per giorni, fino a raggiungere le acque del Marocco, oltre mille chilometri più a nord, ma a questo punto – come ha riferito una dei superstiti, Mamady Dianfo, originaria della regione della Casamance, nel sud del Senegal, al confine con la Guinea – il “capitano” ha detto che non era più in grado di proseguire verso le Canarie perché aveva perso la rotta. I migranti hanno chiesto allora di riportarli in Senegal. Altri giorni di navigazione fino a che, arrivati intorno alle 10 di mercoledì 28 alla foce del Senegal – una zona molto pericolosa a causa delle forti correnti, di improvvisi colpi di mare e di banchi di scogli e sabbia sommersi – il cayuco, quasi privo di controllo, è finito contro una secca, piegandosi su un lato. Alcuni migranti sono stati sbalzati in mare dall’urto, altri si sono gettati fuoribordo pensando che l’acqua fosse bassa e la spiaggia raggiungibile con facilità, ma subito dopo il banco il mare è di nuovo molto profondo e insidioso. L’allarme è scattato quando alcuni naufraghi sono riusciti a raggiungere la riva e hanno cominciato ad affiorare i primi cadaveri, nella zona tra Sal Sal e Goxu Bbathie. Nelle ore successive sono stati recuperati prima una ventina di cadaveri e poi altri nella mattinata del 29, oltre a vari superstiti, uno dei quali, in condizioni critiche, è morto poco dopo. Difficile il conto dei dispersi perché – ha dichiarato Mamady Dianfo – parecchi, dopo essere riusciti a salvarsi da soli, una volta raggiunta la riva si sarebbero subito dileguati per non essere intercettati dalla polizia. Il Governo ha nominato una commissione d’inchiesta. Nella serata di giovedì 29 febbraio sono state arrestate cinque persone, tutte residenti a Joal: Ousmane Kane, il proprietario del cayuco, e suo padre Lamine, un venditore di motori marini, Gora Guye, e i presunti cassieri della “società” che avrebbe organizzato il viaggio, Pape Ndiaye e Oumy Diop. Ogni migrante avrebbe pagato tra i 250 e i 500 mila franchi (da 380 a 760 euro) per la traversata fino alle Canarie. Secondo alcune fonti le vittime sarebbero in tutto 45, ma la notizia non ha trovato conferma. (link video sul naufragio e i primi soccorsi dalla spiaggia: https://youtu.be/uAmqGsOUvF0)

(Fonte: Pulse.com, Presseafrik, Dakar.com, Le Quotidien, Le Soleil, Associated Press, Internazionale, Trt Italia, Refugees in Libya, Txema Santana, Infomigrants, Alarm Phone, El Diario, Canarias7, Africa News, Aps)

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 29 febbraio 2024

Mohamed Karrouk, un marocchino di 26 anni, è scomparso in mare tentando di raggiungere Ceuta a nuoto. Le sue tracce si perdono la mattina di lunedì 26 gennaio. Benché residente a Castillejos, ai margini del confine sud dell’enclave spagnola, ha scelto per la traversata la frontiera nord, partendo da una spiaggia di Beliones, nelle stesse ore in cui decine di ragazzi hanno cercato di superare la barriera confinaria via mare, sfidando la forte burrasca. Per quanto se ne sa, Mohamed ha improvvisato il suo tentativo: sarebbe sceso in acqua senza alcuna preparazione, senza pinne e senza una tuta da sub. Probabilmente contava di costeggiare e aggrapparsi alla lunga scogliera antemurale ma la corrente era fortissima. Sta di fatto che a Ceuta non è mai arrivato e dalla mattina di lunedì 26 non si è più saputo nulla di lui. I familiari hanno lanciato l’allarme giovedì mattina, denunciandone la scomparsa.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Nador-Alboran-Almeria), 1-2 marzo 2024

E’ morto nell’ospedale Torrecardenas di Almeria uno degli oltre 200 migranti arrivati con diverse barche sull’isola di Alboran dal Marocco tra sabato 24 e domenica 25 febbraio. L’uomo si era imbarcato insieme a decine di altri sulla costa di Nador, distante poche miglia dalla piccola enclave spagnola, abitata solo da un presidio militare. Al momento dell’approdo lui ed altri pare siano caduti in acqua perché la barca si è trovata in difficoltà a raggiungere la riva a causa del mare molto mosso. Portato a terra, è apparso subito in gravi condizioni, tanto che domenica 25 lo hanno evacuato con un elicottero del Salvamento Maritimo per trasferirlo al Torrecardenas ma non ha mai ripreso conoscenza e venerdì primo marzo ha cessato di vivere.

(Fonte: Europa Press, La Voz de Almeria, Diuario de Almeria, Ong Cipimd)   

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 2 marzo 2024

Sono tutti morti i 17 migranti (15 algerini e 2 marocchini) che erano su una barca scomparsa nel Mediterraneo Occidentale, mare di Alboran, quasi due settimane prima della conferma della tragedia. La partenza, dal litorale di Orano, risale al 19 febbraio, con rotta verso Almeria, in Andalusia. Da quel momento si è persa ogni traccia del natante, uno scafo in fibra bianca con un motore fuoribordo da 115 cavalli. Il primo allarme è stato lanciato il 23 febbraio dalla centrale operativa di Alarm Phone, contattata da alcuni familiari dei migranti, preoccupati per la mancanza assoluta di notizie. Due giorni dopo, il 25 febbraio, ha lanciato un nuovo Sos la Ong spagnola Cipimd, che ha allertato di nuovo sia le autorità marocchine che spagnole. In particolare, il Salvamento Maritimo e la Guardia Civil che hanno avviato una ricognizione aerea a tappeto lungo la rotta presumibile della barca nel mare di Alboran, fino alle coste andaluse. Senza esito. Si è fatto strada a questo punto il timore che si fosse verificato un “naufragio fantasma”, senza superstiti, tanto più dopo il 19 febbraio nella zona le condizioni meteo sono fortemente peggiorate, con forti venti e correnti da ovest. La conferma della tragedia si è avuta tra il primo e il 2 marzo, quando il mare ha trascinato il cadavere di uno dei 17 harraga verso Tipaza, molto a est di Orano.

(Fonte: Ong Comitato identificazione migranti morti e dispersi, Alarm Phone)

Libia-Italia (Sar Libia, acque internazionali), 2-3 marzo 2024

Durante una operazione di soccorso condotta il 2 marzo dalla nave Ong Humanity 1 è intervenuta la Guardia Costiera libica, sparando alcune raffiche di arma da fuoco. Nel caos che ne è seguito, almeno un migrante è scomparso in mare ed è annegato. La tragedia, raccontata ed illustrata con diverse immagini nel sito web della Ong Sos Humanity, è avvenuta in acque internazionali, ai margini della zona Sar libica, in prossimità delle acque di competenza della Tunisia. Quando è comparsa la motovedetta di Tripoli, la Humanity 1, reduce da altri due salvataggi, in quella che era la terza operazione della missione aveva già recuperato diversi naufraghi ma in acqua ce ne erano altri. Le raffiche sono state sparate proprio in quella direzione, per costringere i volontari della Ong a ritirarsi. E’ in questo frangente che almeno uno dei migranti è scomparso mentre altri sono stati catturati e costretti a salire sull’unità libica e la Humanity 1 ha dovuto allontanarsi, con a bordo i 77 naufraghi di questo e dei due precedenti interventi. Mrcc Italia ha assegnato Bari come porto di sbarco.

(Fonte: Rapporto Ong Sos Humanity, Sergio Scandura Radio Radicale)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 3 marzo 2024

Un marocchino di 28 anni, Abdel Ghafour Al Taweel, è scomparso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Le sue tracce si perdono tra il 10 e l’11 febbraio quando ha preso il mare da una spiaggia di Castillejos con l’obiettivo di aggirare la barriera confinaria e approdare sulla spiaggia del Tarajal. La famiglia, residente a Tetouan, 40 chilometri a sud di Ceuta, ne ha denunciato la scomparsa il 3 marzo alla redazione de El Faro de Ceuta, lanciando un appello di ricerca. A casa erano al corrente delle intenzioni di Abdel di attraversare la frontiera di Ceuta ma non sanno altro: né se era da solo o con qualche compagno né se indossasse una muta da sub o un semplice costume da bagno. Sono certi solo del fatto che ha raggiunto Castillejos da Tetouan e poi ne hanno perso ogni traccia. Hanno deciso di denunciarne la scomparsa dopo giorni di ricerche condotte in proprio senza alcun esito.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Nador-Melilla), 3 marzo 2024

I corpi di due migranti sono stati trascinati dal mare in due punti diversi, ma non lontani tra loro, della costa marocchina della municipalità di Bouyafar, a nord di Mellilla, a non grande distanza dalla linea di confine. Entrambi avevano indosso una muta da sub e pinne ai piedi, una circostanza che ha indotto subito a escludere che si tratti di due delle vittime nel naufragio avvenuta il 27 febbraio a Beni Chiker, poco più a nord. Si ritiene piuttosto che siano annegati cercando di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola a causa delle difficili condizioni meteomarine che hanno moltiplicato i già gravi rischi e le difficoltà di questo genere di tentativi. Dopo un primo esame sulla spiaggia, la polizia ha fatto trasferire le salme nell’obitorio dell’ospedale Hassani di Nador.

(Fonte: Association Marocaine Droits Humains, Nadorcity.com, Ariffino)