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“A 50 anni dal golpe argentino, Nunca Mas?”

Dal 4 al 6 marzo l’aula magna del Rettorato dell’Università Roma Tre ha ospitato il convegno “A 50 anni dal golpe argentino. Nunca Mas?”. Nel corso dei tre giorni di lavori la memoria della tragedia dei desaparecidos, le migliaia di oppositori, per lo più giovani e giovanissimi, sequestrati e uccisi  dalla dittatura dei generali argentini ma  “fatti sparire” dall’attenzione dell’opinione pubblica ha preso forma attraverso voci, racconti, testimonianze, immagini. Persino musica e teatro. E si è stabilito un collegamento estremamente significativo con altri desaparecidos, le migliaia, decine di migliaia, di profughi/migranti morti o dispersi cercando invano di bussare alle porte della Fortezza Europa per chiedere asilo e solidarietà ma che, con la stessa tecnica della “desaparicion” adottata mezzo secolo fa in Argentina, sono stati invece a loro volta fatti sparire: vittime silenziate e nascoste perché non si sappia cosa accade lungo le dolorose vie di fuga dall’Africa o dal Medio Oriente: lungo le rotte del Mediterraneo o dell’Atlantico, nelle sabbie del Sahara, nei lager e nelle galere della Libia o di altri Stati africani. L’una e l’altra tragedia sono il risultato della medesima logica di morte. Quella “logica” che il governo argentino ha tentato fino all’ultimo di “silenziare” per scongiurare la mobilitazione delle coscienze e che il mondo aveva accettato fingendo di “non sapere” ma che è stata sconfitta dalla enorme forza morale delle madri e delle nonne di Plaza de Majo, così come oggi è combattuta da chi chiede verità e giustizia per abbattere il silenzio e l’indifferenza che avvolgono la mortale politica dei “muri” e dei respingimenti adottata dall’Unione Europea e in particolare dall’Italia nei confronti dei disperati costretti ad abbandonare la propria terra.

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