Dossier vittimeMediterraneo e Canarie

2025 Mediterraneo – Secondo semestre

Sono morti 11 migranti al giorno, nei primi sei mesi del 2025, lungo le vie di fuga verso l’Europa. In totale, 2.003 vite spezzate: 240 a terra, nei paesi di transito (in particolare in Libia o in Tunisia) e 1.763 scomparsi in mare.  Un migrante morto ogni 33,3 arrivati. Le rotte più pericolose si confermano quelle verso la Spagna attraverso il Mediterraneo occidentale verso la Penisola Iberica o le Baleari ma soprattutto dalle coste dell’Africa occidentale verso le isole Canarie, nell’Atlantico, dove si registrano 969 vittime, con un tasso di mortalità di uno ogni 18,5 arrivati. Un indice spaventoso ma che potrebbe essere anche più alto: secondo la Ong spagnola Caminando Fronteras, infatti, tenendo conto di numerose barche scomparse nel nulla, le vittime sarebbero in realtà circa duemila. La rotta del Mediterraneo centrale, dalla Libia e dalla Tunisia verso l’Italia, conta 679 vite spezzate: una ogni 44 arrivi. Sulle rotte per la Grecia, nell’Egeo o nel Mediterraneo orientale, infine, 115 vittime, una ogni 164 sbarchi. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, risultano in totale 34 vittime in meno: 2.003 contro 2.037. In sostanza, si registra una diminuzione sulle rotte per la Spagna (969 contro 1.053) e per l’Italia (679 contro 754) ma un aumento in quelle verso la Grecia (115 contro 78) e sulle vie di terra (240 rispetto a 152). E’ la conferma che la politica delle barriere e dei respingimenti continua a uccidere, come dimostra il fatto che il tasso di mortalità generale continua ad attestarsi su un morto ogni 35/45 migranti arrivati, con una media di almeno 10/11 al giorno. E’ da seguire in particolare la nuova rotta tra la Cirenaica e Creta, emersa nella seconda parte del semestre, in continua crescita ma ancora poco monitorata, tanto che si sospettano diversi naufragi fantasma, con un numero imprecisato di vittime: tragedia non registrate ufficialmente ma “denunciate” dalla sempre più frequente comparsa di cadaveri in mare sulla costa cirenaica. Non solo. Si prospetta un aumento dei rischi anche in Atlantico perché, in seguito ai maggiori controlli sulla costa del Senegal e della Mauritania, da oltre un anno il principale punto d’imbarco per le Canarie, le partenze avvengono da spiagge sempre più a sud, fino alla Guinea. E, partendo dalla constatazione di un forte aumento degli arrivi di giovani somali in Spagna (soprattutto alle Baleari) è stata scoperta un’altra difficilissima via di fuga, che dalla Somalia arriva in Etiopia e da qui in aereo nell’Africa occidentale, dove si cerca un imbarco, o per vie di terra, generalmente su camion o mezzi di fortuna che risalgono tutto il continente africano fino all’Algeria, dove si prende il mare per le Baleari. Un viaggio, quest’ultimo attraverso quasi tutta l’Africa, che arriva a durare anche due anni.

Libia (Tripoli), 1 luglio 2025

Un giovane migrante proveniente dalla Sierra Leone, Mohamed Conteh, è morto a Tripoli in seguito a una grave forma di tubercolosi contratta molto probabilmente in un centro di detenzione. La sua tragedia è stata ricostruita dalla Ong Refugees in Libya. Arrivato in Tunisia, Mohamed è stato intercettato e arrestato dalla Guardia Nazionale, che lo ha deportato nel deserto al confine con la Libia. Entrato in territorio libico (non è chiaro se costretto dalla polizia tunisina o addirittura consegnato alle milizie che operano lungo la linea di frontiera), dopo qualche mese è riuscito a raggiungere Tripoli. Quando è arrivato era già malato e si è rapidamente aggravato, tanto da chiedere aiuto all’ufficio Oim per essere rimpatriato. In attesa di una risposta, si è fermato a Tripoli, con l’aiuto di altri migranti della Sierra Leone, che si sono rivolti anche all’ambasciata. La morte è sopraggiunta prima che arrivasse una risposta. “La sua malattia, la sua sofferenza e la sua morte – ha denunciato Refugees in Libya – sono state il risultato diretto delle politiche di confine violente e razziste della Tunisia. Politiche finanziate e incoraggiate dall’Unione Europea”.

(Fonte: Ong Refugees in Libya)

Algeria-Spagna (Ain Benian-Palma de Maiorca), 5 luglio 2025

Due migranti morti su una barca rimasta circa tre giorni in mare, dal 2 al 5 luglio, sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Al momento della partenza dalla costa di Ain Benian, una ventina di chilometri a est di Algeri, a bordo erano in 13, tutti harraga algerini. Secondo i piani la barca, uno scafo veloce in vetroresina con un motore da 250 cavalli, sarebbe dovuto arrivare in poche ore ma un qualche imprevisto la ha mandata alla deriva. I soccorsi sono arrivati da una unità del Salvamento Maritimo di Palma de Maiorca che ha intercettato il natante nella tarda mattinata di sabato 5 ma nel frattempo due del gruppo erano scomparsi in mare. Secondo le testimonianze dei superstiti si tratterebbe del pilota della barca, di nome Hassan, e del suo assistente, Kallal: si sarebbero gettati loro stessi fuoribordo nel tentativo di raggiungere la riva a nuoto per cercare aiuto, sparendo però in mare senza lasciare traccia.

(Fonte: Ong Cipimd)

Libia-Italia (Misurata), 6-7 luglio 2025

I cadaveri di tre migranti subsahariani sono affiorati in mare tre chilometri circa al largo della costa di Misurata. Li hanno avvistati, recuperati e portati a riva alcuni pescatori libici. Allo sbarco sono intervenute sono intervenute la Guardia Costiera e le forze di polizia, che dopo un primo sopralluogo hanno trasferito le salme nell’obitorio dell’ospedale locale. Se ne ignorano l’identità e la provenienza ma c’è da credere – come sottolineano alcuni siti web – che si tratti di alcune delle vittime di un naufragio fantasma: la scomparsa di una barca di migranti salpata sulla rotta per Lampedusa, con un numero di dispersi imprecisato ma che è lecito ipotizzare ammonti a qualche decina.

Aggiornamento 7-9 luglio. Cinque i corpi recuperati. Sono saliti a 5 i corpi dei migranti recuperati nelle acque di Misurata: ai 3 segnalati inizialmente da alcuni pescatori se ne sono aggiunti 2 recuperati dalla Mezzaluna Rossa nella zona di Zuraiq, 25 chilometri a ovest di Misurata. Anche questi sono stati portati nell’obitorio dell’ospedale di zona.

(Fonte: Ong Refugees in Libya, Ong Refugees in Tunisia, sito web Brirnijihed.bsky.social. Aggiornamento: Migrant Rescue Watch)

Libia-Grecia (Tobruk), 8 luglio 2025

I corpi di due migranti sono stati trascinati dal mare in due punti diversi e distanti tra loro del litorale di Tobruk. Segnalati da abitanti del posto, sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa e da volontari di Al Abireen Foundation, che li hanno poi trasferiti nell’obitorio del Centro Medico di Tobruk. Uno, identificato grazie al ritrovamento di una carta d’identità, è un giovane egiziano. Per l’altro non sono emersi elementi utili per poterlo identificare. Da questo tratto di costa della Cirenaica – 130 chilometri a ovest del confine egiziano e oltre 400 a est di Bengasi – negli ultimi mesi sono diventate sempre più frequenti le partenze di barche di migranti verso Creta. Si ritiene che i due siano annegati in un naufragio su questa rotta.

Aggiornamento 9 luglio. Trovato un altro cadavere. Un altro migrante, il terzo nell’arco di 24 ore, è stato trovato sul litorale di Tobruk. Per il recupero è intervenuta la Mezzaluna Rossa. Il cadavere era in uno stato di degrado così avanzato che, dopo i primi esami medico-legali, è stato subito sepolto nel cimitero dei migranti.

Aggiornamento 14 luglio. Quattro i cadaveri ritrovati. Sono 4 in tutto i cadaveri trovati sul litorale di Tobruk. Il quarto – come riferisce il rapporto settimanale 6-12 luglio dell’ufficio Iom Libya – è stato avvistato e recuperato poco dopo e nella stessa zona del terzo dalla Mezzaluna Rossa, che lo ha trasferito nell’obitorio del centro medico. Non sono emersi elementi per poterlo identificare

(Fonte: Migrant Rescue Watch. Aggiornamento: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Tajoura), 9 luglio 2025

Il cadavere di un migrante subsahariano è affiorato nelle acque di Tajoura, una ventina di chilometri a est di Tripoli. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa di Tripoli, che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona a disposizione della magistratura. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare o stabilirne la provenienza, ma appare scontato che si tratti di un giovane annegato in un naufragio sulla rotta per Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Grecia (Tobruk), 9-10 luglio 2025

Un migrante è scomparso in mare lungo la rotta tra la Cirenaica e la Grecia. Era con altre 36 persone su una barca salpata mercoledì 9 luglio dalla costa di Tobruk, a circa 120 chilometri dal confine con l’Egitto, puntando su Creta. Erano a circa metà strada, in acque internazionali di competenza egiziana, quando lo scafo ha avuto un’avaria, minacciando di affondare. La richiesta di aiuto è stata raccolta da Alarm Phone, che ha immediatamente segnalato l’emergenza sia alle autorità egiziane che greche. Per i soccorsi è intervenuta una nave mercantile ma, quando è giunta sul posto, di uno dei naufraghi, caduto fuoribordo, non si è trovata traccia. Gli altri sono stati tutti recuperati e condotti a porto Said, in Egitto.

(Fonte: Alarm Phone) 

Spagna (litorale da Castellon a Valencia), 10 luglio 2025 

I cadaveri di 5 migranti (4 uomini e una donna) in stato di decomposizione molto avanzato e tenuti a galla da giubbotti di salvataggio sono affiorati dall’inizio di luglio fino a giovedì 10 sul litorale compreso tra Valencia e Castellon de la Plana, un tratto di costa di circa 80 chilometri dove arrivano di solito le barche salpate dall’Algeria centrale. Tutto lascia pensare a un naufragio fantasma, con un numero imprecisato di vittime, di cui non si è saputo nulla fino al ritrovamento dei corpi. La tragedia, a giudicare dalle condizioni delle salme (a due delle quali manca la testa) deve essere avvenuta almeno un mese prima dei ritrovamenti, forse anche due. Il primo cadavere (senza la testa e parte degli arti) è emerso il primo luglio nelle acque di Valencia, a 16 miglia dal porto. Al recupero ha provveduto il Servizio Maritimo della Guardia Civil, che ha poi trasferito i resti nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Il secondo è stato localizzato domenica 6 luglio al largo di Castellon, 12 miglia dal porto, e portato a riva da una salvamar del Salvamento Maritimo, allertato dalla Guardia Civil. L’indomani, lunedì 7 luglio, intorno alle 19, l’equipaggio di una nave commerciale, il Lady Carina, ha avvistato il terzo corpo nelle acque di Sagunto, 44 chilometri a sud di Castellon, dando l’allarme alla Guardia Civil, di Valencia, che ha poi provveduto al recupero. Gli ultimi due sono finiti nella mattinata di giovedì 10 su due spiagge a sud di Castellon: una donna priva della testa è stata scoperta da un passante a Playa Belcaire e qualche ora più tardi il corpo di un uomo è affiorato a Playa Cerezo, nel municipio di Xilxes, sette chilometri più a sud. Secondo la polizia potrebbe esserci un collegamento con i cadaveri emersi nei giorni precedenti alle Baleari.

(Fonte: Las Provincias, El Mundo, Abs Valencia, Mediterraneo, Hoy, Europa Press, Ong Cipimd)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 11-12 luglio 2025

Si sono gettati in mare per non essere catturati da una motovedetta tunisina e raggiungere a nuoto una motovedetta italiana. Erano in 28: uno – un giovane guineano – è scomparso prima di poter essere salvato. Altri 35 migranti, rimasti a bordo della barca, sono stati fermati dalla Guardia Costiera tunisina. La barca con i 63 migranti, tutti subsahariani, era partita da Sfax tra martedì 8 e mercoledì 9 luglio ed è rimasta in mare per quattro giorni: dopo due di navigazione, la mancanza di carburante la ha bloccata nelle acque internazionali della zona Sar maltese, a sud ovest di Lampedusa, il porto sicuro più vicino. Avvistata dopo essere rimasta per un giorno e mezzo alla deriva, è stata raggiunta prima da una motovedetta tunisina e poco dopo da una della Guardia Costiera di Lampedusa. In procinto di essere catturati e ricondotti in Tunisia, alla vista dell’unità italiana molti dei 63 del gruppo, quasi tutti quelli che sapevano nuotare, non hanno esitato a gettarsi in acqua per raggiungerla, facendosi prendere a bordo. In serata, allo sbarco sul molo Favarolo, hanno poi raccontato tutto agli operatori di Mediterranean Hope, il progetto della Federazione delle Chiese Evangeliche, segnalando che mancava un loro compagno, dato per disperso.

Aggiornamento 14 luglio. Quattro le vittime. Sono 4, forse addirittura 5, le vittime mentre i migranti presi a bordo dalla motovedetta tunisina sono al massimo 33 e non 35. Sulla barca in panne, inoltre, erano non in 63 ma non meno di 64 o forse 65. La tragedia è stata ricostruita dalla organizzazione Progetto Maldusa e dall’equipaggio della nave Ong tedesca Sos Humanity 1, la quale, completato il recupero di 26 persone su un gommone alla deriva, ha fatto rotta a sua volta verso la zona dell’emergenza dopo aver ricevuto una richiesta di soccorso da un aereo di Frontex, che segnalava circa 70 persone in pericolo su una barca alla deriva, e un altro messaggio analogo da Seabird 1, l’aereo da ricognizione della Ong Sea Watch, che era sul posto. Proprio durante la navigazione verso la zona di mare indicata dai dispacci il comandante e i marinai della Humanity 1 hanno ascoltato una conversazione radio nella quale la Guardia Costiera tunisina riferiva di aver preso a bordo 33 persone mentre quella italiana le 27 poi sbarcate a Lampedusa. Dallo stesso colloquio captato via radio, inoltre, è emerso che c’erano almeno 4 dispersi: oltre al giovane guineano indicato fin dall’inizio, altri 3 ma forse addirittura 4. E secondo le testimonianze raccolte da Progetto Maldusa, almeno 3 sarebbero annegati a causa di una serie di manovre molto pericolose messe in atto dalla motovedetta tunisina per impedire che i migranti che si erano tuffati in acqua potessero raggiungere quella italiana.

(Fonte: La Stampa, Il Corriere della Sera, Mediterranean Hope, Il Giornale di Sicilia, La Repubblica)

Algeria-Spagna (Maiorca), 13 luglio 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio, è affiorato in mare a circa due miglia da Maiorca, di fronte alla costa del municipio di Soller, nel nord dell’isola. La Guardia Civil, avvertita da una imbarcazione privata poco dopo le dodici, ha mobilitato una motovedetta del Geas, il servizio sommozzatori, che ha recuperato il corpo intorno alle 13,30, trasferendolo poi all’istituto di medicina legale di Maiorca per l’autopsia disposta dalla Procura. Lo stato di decomposizione estremamente avanzato non ha consentito nemmeno di stabilire, a un primo esame, se si tratta di un uomo o di una donna. Tra i resti non sono stati trovati documenti o altri indizi per l’identificazione. Si sa solo per certo che si tratta di una persona subsahariana ed appare scontato, visto il degrado, che la salma è rimasta in mare molto a lungo, almeno un mese e c’è da credere che provenga dal naufragio di una barca proveniente dall’Algeria. Nelle acque più a sud ovest, verso Formentera, nelle settimane precedenti sono stati trovati altri corpi: 9 all’inizio di giugno (nota del 5 giugno: ndr) e 5 nella seconda metà del mese (nota del 23 giugno: ndr) con le mani legate dietro la schiena.

(Fonte: Diario de Baleares, Mallorcadiario, Diario de Mallorca, Europa Press)

Marocco-Spagna (Rincon-Beliones-Ceuta), 14 luglio 2025

Un marocchino di 28 anni, Bilal Hamton, è scomparso cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Originario di Rincon, meno di 30 chilometri a sud dell’enclave spagnola, ha raggiunto Beliones, la città marocchina più vicina al confine settentrionale di Ceuta e giovedì 10, con indosso una muta da sub blu-azzurra, ha preso il largo per tentare di superare la linea di frontiera dal mare all’altezza del valico di Benzù, insieme ad alcuni compagni. Del piccolo gruppo è stato l’unico a non arrivare. Avvertiti dai suoi amici, i familiari lo hanno cercato per qualche giorno, sperando che prima o poi desse sue notizie, decidendo infine di denunciarne la scomparsa. Lunedì 14 hanno lanciato anche un appello di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta, facendo pubblicare una foto e descrivendo alcuni particolari fisici che potrebbero facilitare un eventuale riconoscimento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Ceuta), 15 luglio 2025

Il corpo senza vita di un giovane marocchino è stato trascinato dal mare sul litorale di Tetouan, circa 40 chilometri a sud di Ceuta. Secondo quanto ha potuto accertare la polizia, si tratterebbe di uno dei ragazzi che circa una settimana prima, raggiunte le spiagge di Castillejos, hanno preso il largo per attraversare via mare la linea di confine con il territorio spagnolo all’altezza della zona del Tarajal, aggirando la lunga scogliera frangiflutti. La salma, recuperata dalla Mezzaluna Rossa, è stata trasferita nell’obitorio del centro medico.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Castillejos-Ceuta), 18 luglio 2025

Hamza El Badaoui, un ragazzo marocchino di 20 anni, risulta disperso cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata denunciata dalla famiglia venerdì 18 luglio, undici giorni dopo che se ne sono perse le tracce. Stando alla segnalazione, fatta pervenire anche alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, Hamza faceva parte del piccolo gruppo di giovani marocchini che hanno tentato insieme l’impresa martedì 8 luglio. Nello stesso gruppo era anche il ragazzo il cui corpo senza vita è stato trovato su una spiaggia di Tetouan martedì 15 luglio. Probabilmente proprio questo ritrovamento, perdurando la mancanza di contatti o comunque di notizie di Hamza, ha indotto i familiari a denunciarne la scomparsa e a rivolgersi poi al Faro de Ceuta, specificando che indossava una muta da sub: “Sono passati undici giorni – hanno dichiarato – e ancora non sappiamo nulla”.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Turchia-Grecia (Agathonisi), 19 luglio 2025

Un migrante è morto mentre tentava di sbarcare nell’isola di Agathonisi, poche decine di chilometri dalla costa turca e circa 40 a sud di Samo. La versione ufficiale delle autorità greche contrasta nettamente con le testimonianze dei compagni, suffragate anche da alcune immagini inviate alla Ong Aegean Boat Report. Secondo la Guardia Costiera l’uomo, insieme ad altre 10 persone, era a bordo di una barca che mentre stava per attraccare, nelle primissime ore del giorno, è finita contro una scogliera sommersa ed è affondata. Recuperato esanime da una motovedetta, è stato trasferito all’ospedale di Samo, ma quando è arrivato al pronto soccorso era ormai senza vita. Tutti gli altri sono stati sbarcati ad Agathonisi e trasferiti in un centro accoglienza. Del tutto diversa la ricostruzione dei naufraghi, che peraltro risultano almeno 32 e non appena 10. La loro barca, salpata prima dell’alba dalla costa del distretto di Didim, è stata intercettata e inseguita nelle acque di Agathonisi da una motovedetta greca fino a quando, nel trambusto dell’inseguimento si è schiantata contro la scogliera in prossimità della riva. Molti sono caduti o si sono gettati in acqua nel tentativo di arrivare a terra e sottrarsi alla cattura, ma sarebbero stati investiti dalla motovedetta lanciata alla rincorsa. L’uomo che ha perso la vita sarebbe stato colpito dall’elica, non si sa se della barca stessa o della motovedetta sopraggiunta subito dopo. Gravemente ferito e privo di conoscenza, è stato portato sulla spiaggia, dove alcuni compagni sono rimasti in attesa dei soccorsi mentre quasi tutti gli altri, tra cui alcuni feriti, si sono dileguati verso l’interno dell’isola. La Guardia Costiera lo ha poi prelevato e trasferito in elicottero a Samo. “Quando lo hanno portato via respirava appena”, hanno detto i compagni. Dieci dei naufraghi, bloccati dalla polizia, sono stati condotti nel porto di Agathonisi: si tratta verosimilmente di quelli a cui fa riferimento il rapporto delle autorità. La Ong Aegean Boat Report è però entrata in contatto con altri due gruppi di naufraghi: uno era a circa 300 metri dalla costa e l’altro, di una ventina di persone, a due chilometri, a sud del villaggio di Katholiko. Entrambi hanno riferito dell’inseguimento in mare e segnalato che un loro compagno era rimasto gravemente ferito. Dalle immagini inviate alla Ong dai naufraghi risulta che la Guardia Costiera aveva in zona una motovedetta Lambro 57 e una unità veloce più piccola, un Rib semirigido. E’ verosimile che sia stata quest’ultima a condurre l’inseguimento.

(Fonte: Ekathimerini, Ong Aegean Boat Report)

Libia-Italia (Sabratha), 19 luglio 2025

Il cadavere di un migrante è affiorato sul litorale di Sabratha a pochi metri dalla battigia di un tratto di costa rocciosa. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa che, dopo un primo sopralluogo della polizia, lo ha trasferito nell’obitorio del Sabratha Teaching Hospital, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria per la sepoltura. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione o per stabilirne la provenienza, ma questo tratto di costa, 70 chilometri circa a ovest di Tripoli, è uno dei più frequenti punti d’imbarco delle “spedizioni” di migranti sulla rotta per Lampedusa. A giudicare dallo stato di degrado il corpo è rimasto in acqua per diversi giorni.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Orano-Murcia), 19 luglio 2025

Un giovane algerino ha perso la vita per un trauma cranico poco prima o al momento di sbarcare in Spagna, sul litorale di Murcia. Non sono chiare le circostanze della morte. Si sa solo con certezza che era, con un numero imprecisato di persone, su un motoscafo veloce partito verosimilmente da Orano. In prossimità della costa tutti i migranti si sono gettati fuoribordo per raggiungere la riva. Forse il ragazzo si è procurato la ferita mortale in questa fase, nei momenti concitati dello sbarco, o forse in precedenza, durante la navigazione, ed è stato poi portato a terra da qualcuno dei compagni o dagli stessi scafisti. Sta di fatto che il suo corpo è rimasto sulla spiaggia, dove lo ha poi trovato la polizia. La magistratura ha aperto un’inchiesta per ricostruire con esattezza quanto è accaduto.

Aggiornamento 26 luglio. Identificata la vittima. Il giovane algerino morto allo sbarco si chiamava Mohamed Lamine, aveva 24 anni e veniva dalla città di Chekfa Juel. E’ stato identificato dalla polizia spagnola in collaborazione con la Ong Cipimd. Il corpo è stato restituito alla famiglia e sepolto in Algeria venerdì 25 luglio.   

(Fonte: Ong Cipimd. Aggiornamento: Ong Cipimd)

Libia (Tripoli), 19-20 luglio 2025

Una profuga etiope incinta di nove mesi è morta a causa di una forte emorragia dopo essere stata respinta da vari ospedali dii Tripoli. Si chiamava Quftu Abu Wahelow ed aveva appena 19 anni. Morto anche il bimbo che portava in grembo. Originaria del villaggio di Aje, nel distretto di Shala, dopo la morte del padre aveva raggiunto Addis Abeba insieme alla sorella maggiore e da qui le due ragazze, cadute nelle mani di un trafficante, hanno raggiunto il Sudan e poi la Libia, dove sono state sequestrate, vendute per 100 mila dinari libici (quasi 19 mila euro) ciascuna e rinchiuse in un lager di Kufra, dove hanno subito torture, stupri, violenze di ogni tipo. La Ong Operatori Sanitari nel Mondo, dopo mesi di trattative, ne ha ottenuto il rilascio e insieme le due sorelle, verso l’inizio di giugno, hanno raggiunto Tripoli. Quftu, anche a causa dello stato di gravidanza molto avanzato, dovuto alle violenze subite, era ormai allo stremo. Sempre con l’aiuto di Operatori Sanitari nel Mondo si è rivolta più volte all’ufficio dell’Unhcr chiedendo cure mediche e la registrazione come rifugiata ma non le hanno mai fissato un appuntamento. In attesa di essere aiutata dormiva spesso per strada davanti alla sede del commissariato dell’Onu. In mancanza di assistenza, le sue condizioni sono rapidamente peggiorate. Sabato 19, in preda a una forte emorragia, è stata soccorsa da un’amica di Operatori Sanitari che la ha condotta in taxi in un ospedale, ma le guardie armate all’ingresso le hanno impedito di entrare, nonostante fosse in un evidente stato critico, contestando che non aveva i documenti in regola. Lo stesso è accaduto in altri ospedali. Vista vana ogni insistenza, la stessa amica la ha infine accompagnata, sempre in taxi, a Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli, all’ospedale Shaara, dove ha atteso ancora due ore prima di essere finalmente ricoverata, ma era ormai troppo tardi: fortemente debilitata, ha cessato di vivere mentre i medici cercavano di rianimarla. Il suo bimbo che stava per nascere non è mai venuto alla luce.

(Fonte: Tarik Lamloun, giornalista libico indipendente, Ong Operatori Sanitari nel Mondo, Refugees in Libya)

Libia-Grecia (Cirenaica-Creta), 20 luglio 2025

Sono stati segnalati due morti su una barca in gravi difficoltà rimasta alla deriva per almeno tre giorni sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. A bordo c’erano oltre 60 migranti. Partiti non più tardi di venerdì 18 luglio, hanno chiesto aiuto nelle prime ore di sabato 19, quando erano ai margini nord orientali della zona Sar libica. Il loro Sos è stato intercettato da Alarm Phone che ha segnalato l’emergenza alla centrale Mrcc di Atene, senza però riuscire a individuare la posizione Gps esatta. Nei contatti successivi, per tutta la giornata di domenica 20 luglio, da bordo hanno riferito che la situazione stava peggiorando rapidamente ma dalla Guardia Costiera greca non è arrivata alcuna notizia su eventuali operazioni di soccorso mentre la Marina libica ha comunicato di aver mobilitato per i soccorsi (comunicato Alarm Phone delle ore 14,18) una motovedetta che però, per quanto se ne sa, nessuno ha visto. Poi in serata, quando la barca era ormai entrata nella zona Sar greca, in uno degli ultimi contatti con Alarm Phone (comunicato delle ore 19,52) è arrivata la notizia che due dei migranti erano morti e i loro corpi si erano persi in mare. Da quel momento la Ong non è più riuscita a comunicare con la barca e le chiamate alla Guardia Costiera greca sono rimaste senza risposta. “La speranza – ha scritto la Ong – è che la barca sia tra quelle soccorse a sud di Creta tra domenica 20 e lunedì 21 luglio. A vuoto anche tutti i tentativi di ristabilire i contatti direttamente con i naufraghi, tanto più che, in base alle nuove normative varate dal governo di Atene, i “migranti irregolari” vengono tratti in arresto al momento stesso dello sbarco e isolati in attesa di un rimpatrio forzato nel più breve tempo possibile.

(Fonte: Alarm Phone, Avvenire) 

Libia (Tripoli) 21-22 luglio 2025

Un profugo sudanese è stato ucciso in un quartiere alla periferia di Tripoli. Si chiamava Hassan ed aveva poco più di 20 anni. Lasciato il Sudan con la famiglia, aveva raggiunto da solo Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli, dove gli avevano promesso un imbarco sulla rotta per Lampedusa. In realtà non è mai riuscito a imbarcarsi: poco dopo essere arrivato a Zawya era stato sequestrato da una banda di trafficanti, finendo in un lager dove ha subito per mesi pestaggi e torture, che ne hanno logorato duramente il fisico e, soprattutto, alterato l’equilibrio mentale. Finalmente rilasciato, probabilmente anche a causa di queste condizioni di salute, era arrivato in qualche modo a Tripoli, dove negli ultimi tempi ha vissuto allo sbando, in ripari di fortuna o magari per strada. La sera di lunedì 21 luglio, mentre era nella zona di Wadi al Rabie pare abbia avuto una crisi, sembra anche in seguito a un diverbio o comunque a un incontro con persone rimaste sconosciute e quando qualcuno lo ha accusato di aver tentato un furto è stato aggredito e picchiato duramente, fino a fargli perdere conoscenza. Non si è più riavuto dalle lesioni riportate nel pestaggio.

(Fonte: Tarik Lamloun giornalista)

Libia-Italia (Garabulli-Lampedusa), 23 luglio 2025

Una giovane subsahariana è annegata in un naufragio al largo della Libia, sulla rotta per Lampedusa. La barca era partita da Garabulli, 60 chilometri a est di Tripoli e circa 50 a ovest di Homs. A bordo c’erano 25 migranti, tutti subsahariani. Il naufragio è avvenuto 25 miglia a nord della costa, nella zona Sar libica. Una motovedetta della Guardia Costiera, intervenuta per i soccorsi, ha recuperato 24 naufraghi ancora in vita, che si sono salvati aggrappandosi al relitto dello scafo o a camere d’aria di pneumatici per auto usate come galleggianti. Quando è stata avvistata la ragazza era già esanime. Sia la salma che i superstiti sono stati sbarcati a Garabulli.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 24-25 luglio 2025

Settanta vittime (15 cadaveri recuperati e circa 55 dispersi) in un naufragio sulla rotta tra la Cirenaica e la Grecia. La barca aveva preso il largo la notte tra giovedì 24 e venerdì 25 luglio dalla costa a ovest di Tobruk, circa 250 chilometri dal confine tra la Libia e l’Egitto. A bordo c’erano oltre 80 migranti: secondo la Fondazione Al Aabireen, in gran parte egiziani ma anche numerosi sudanesi. Il naufragio è avvenuto nelle acque della zona Sar libica prima dell’alba, intorno alle due del mattino di venerdì 25. I soccorsi sono arrivati quando la strage si era ormai compiuta. Le motovedette della Guardia Costiera e delle Special Naval Forces cirenaiche sono riuscite a recuperare solo 13 naufraghi ancora in vita (tra cui 10 egiziani) e 15 cadaveri, molti dei quali spinti dalla corrente in prossimità della riva sul litorale di Al Aqilah, un centinaio di chilometri a ovest di Tobruk: dapprima 5, poi altri 7 e infine ancora 3. Appena in salvo, qualcuno dei superstiti ha segnalato che mancavano decine di compagni, specificando che le persone imbarcate erano più di ottanta. Sulla scia anche di questa segnalazione le ricerche dei dispersi sono proseguite per tutta la giornata del 25 luglio e il giorno successivo ma senza alcun esito. Le autorità libiche non hanno fornito particolari sulle cause e le circostanze precise del naufragio ma, l’ipotesi più accreditata è che lo scafo si sia rovesciato a causa del sovraccarico e del mare mosso. La maggior parte degli egiziani, sia tra i sopravvissuti che tra le vittime, risultano provenienti dai governatorati del Sud oppure da aree vicine al Cairo, come Qalyuba e Sharqia

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Associated Press, Daily Sabah, Money Control, Libya Observer, Libya Review)

Libia (Tobruk), 26 luglio 2025

Un profugo sudanese è stato ucciso a Tobruk in circostanze poco chiare ma molto probabilmente collegate al traffico degli imbarchi clandestini sulla nuova rotta, sempre più attiva negli ultimi mesi, tra la Cirenaica e Creta. In relazione a questo delitto un altro sudanese (M.A.Kh, di 21 anni) è stato arrestato dalla polizia libica che lo ha sorpreso in una casa-rifugio insieme ad altri 18 migranti, anch’essi sudanesi, che si nascondevano in attesa di una barca per la traversata verso la Grecia. L’uomo ricercato per il delitto è stato tratto in arresto e messo a disposizione del magistrato incaricato delle indagini sull’omicidio mentre tutti gli altri sono finiti in un centro di detenzione per migranti.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Tajoura e Misurata), 27 luglio 2025

I cadaveri di 2 migranti sono affiorati nell’arco di poche ore sul litorale libico a est di Tripoli, in due punti diversi. Il primo è stato segnalato sulla costa di Tajoura, circa 25 chilometri a est di Tripoli. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa che, dopo un primo sopralluogo della polizia, ha trasferito la salma nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa delle decisioni della magistratura. L’altro era a pochi metri dalla battigia a Misurata, nella zona di Azriq, circa 200 chilometri più ad est. Anche in questo caso il recupero è stato effettuato dalla Mezzaluna Rossa ma in collaborazione con una unità marina della Direzione Generale di Sicurezza. In entrambi i casi non sono emersi elementi utili per l’identificazione o per risalire alle circostanze precise della morte. Data la distanza, inoltre, si è portati ad escludere che ci sia un collegamento tra i due episodi, anche se appare scontato che i due migranti siano morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo verso l’Italia.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 29 luglio 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato nella baia di Ceuta tra la zona del Chorrillo e Playa Juan XXIII. A giudicare dalla posizione, deve trattarsi di uno delle centinaia di giovani che nel week end tra sabato 26 e domenica 27 luglio hanno tentato di arrivare a nuoto nell’enclave spagnola dalle spiagge di Castillejos, aggirando a nuoto il valico del Tarajal, nella speranza che la forte burrasca allentasse le misure di vigilanza da parte della polizia sui due lati del confine. Segnalato intorno alle 14,30 alla centrale operativa della Guardia Civil, il corpo è stato recuperato da una squadra del gruppo sommozzatori (Geas) e trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per le indagini.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 30 luglio 2025

Due bambini morti e un adulto disperso nel naufragio di una barca abbandonata per tre giorni alla deriva sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa. La tragedia si è compiuta proprio mentre stavano per arrivare finalmente i soccorsi. Sul natante, uno scafo in ferro di una decina di metri, salpato verosimilmente dalla costa di Sfax, c’erano 98 migranti, tutti di origine subsahariana. In difficoltà dopo circa un giorno di navigazione, ad avvistarlo per primo, martedì 28 luglio, è stato Seabird, l’aereo da ricognizione di Sea Watch: era bloccato e con almeno due persone in acqua nella zona Sarlibica ma quasi al limite di quelle tunisina e maltese. Lampedusa il porto sicuro più vicino. La Ong ha immediatamente segnalato l’emergenza, chiedendo aiuto sia all’Italia che a Malta, ma non è scattata alcuna operazione di soccorso. E’ poi emerso che l’Italia avrebbe delegato l’intervento a Tripoli, nonostante la Libia, non potendo in alcun modo essere considerata un “paese sicuro”, non abbia un proprio “place of safety” (Pos) e quindi non possa portare a termine operazioni di salvataggio, che si completano appunto con l’arrivo in un Pos. “Dopo 6 ore – ha denunciato Sea Watch – è arrivato un aereo di Frontex, che ha visto il natante ma si è subito allontanato”. Nulla per tutta la notte e per quasi tutta la giornata di mercoledì 29. “Le navi di soccorso europee avrebbero potuto raggiungere la zona in circa 3 ore, ma hanno scelto di non intervenire”, ha contestato ancora Sea Watch, sottolineando tra l’altro di non aver potuto operare direttamente perché la sua nave di soccorso veloce Aurora era bloccata nel porto di Lampedusa su disposizione delle autorità italiane per una serie di contestazioni mosse dopo un altro salvataggio. I soccorsi sono arrivati solo nel tardo pomeriggio di mercoledì grazie alla nave mercantile Port Fukuka, bandiera delle Isole Marshall, in rotta verso la Tunisia. L’operazione di recupero stava per iniziare quando la barca si è rovesciata e tutte le persone a bordo sono finite in mare. Due bambini, quando sono stati raggiunti, erano ormai morti. Tutti gli altri, tranne uno di cui non si è trovata traccia, sono stati recuperati in tempo e portati a bordo del cargo, dove sono state trasferite anche le due piccole salme. La nave ha poi proseguito la rotta verso la Tunisia. “E’ assurdo che le autorità italiane ed europee non siano intervenute ed abbiano anzi fatto di tutto per impedire a quei naufraghi di raggiungere l’Italia”, ha denunciato Sea Watch.

Aggiornamento 12 agosto: almeno 10 i morti. Sono almeno 10, forse 11, le vittime. E i circa 100 naufraghi soccorsi dal Port Fukuka dopo essere stati abbandonati in mare per oltre tre giorni, erano originariamente su due barche. E’ quanto è emerso grazie alle testimonianze dei naufraghi raccolte dal dottor Vincenzo Morello, il medico di Pozzallo responsabile dell’Usmaf (l’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera del Ministero della Salute) salito sul mercantile per riconoscere i due neonati morti. “Quando siamo arrivati a bordo – ha riferito – le due madri erano disperate. Non facevano che piangere ma anche tutti gli altri si sono avvicinati a noi dicendosi: ‘Altri, altri, altri…”. Così abbiamo capito che c’erano altri morti, altre persone disperse. Non solo i due neonati di otto e dieci mesi, un maschietto e una femminuccia, e un ragazzo scomparso in mare come si era creduto all’inizio, ma almeno altre 7 o 8 persone, anche loro perse in mare”. Da qui è iniziata la ricostruzione più precisa di quanto è in realtà accaduto: “Abbiamo capito – ha detto il dottor Morello, che si occupa dal 2010 di accertarsi delle condizioni dei migranti soccorsi e che è sempre la prima “autorità” a prendere contatto con loro, coadiuvato da volontari di Migrantes e della Caritas – che i migranti viaggiavano su due imbarcazioni ma si erano poi trasferiti tutti su una sola barca perché avevano avvistato la polizia libica e stavano tentando di allontanarsi… Erano più di 100. L’equipaggio del Port Fukuka ha cercato di salvare più naufraghi possibile. Noi ne abbiamo portati a terra 97 (inclusi i due corpicini) e altri due (marito e moglie) sono stati evacuati perché alla donna, incinta, si sono rotte le acque…”. Un altro bambino di un anno e mezzo, recuperato privo di sensi, è stato salvato in extremis: “A bordo del mercantile hanno attuato alcuni interventi da pronto soccorso e sono riusciti a rianimarlo. Poi, a Pozzallo, è stato portato in ospedale ma sta bene”.  

(Fonte: Ong Sea Watch, Alarm Phone, Avvenire, La Presse Italy, Agrigentonotizie, Ansamed, Infomigrants. Aggiornamento: Usmaf)

Libia-Italia (Misurata), 29-30 luglio 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato sul litorale di Misurata, nella zona di Ras al Rutbah, poco più di 90 chilometri a est di Homs e 200 da Tripoli. Dopo un sopralluogo della polizia, una squadra della mezzaluna Rossa lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Misurata in attesa delle decisioni della magistratura per le indagini e l’inumazione. Non sono emersi elementi per stabilirne la provenienza e le circostanze precise della morte ma appare scontato che l’uomo sia annegato nel tentativo di raggiungere l’Italia. Sullo stesso litorale, a non grande distanza, un altro cadavere era stato recuperato lunedì 27 luglio.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 30 luglio 2025

Un migrante algerino, Kherchi Ahmed Ila, 25 anni, è scomparso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Secondo quanto hanno riferito i familiari lanciando un appello di ricerca al quotidiano El Faro de Ceuta, il giovane ha preso il largo la sera di venerdì 24 luglio da una spiaggia di Castillejos insieme a un amico. Indossava solo un costume da bagno e un paio di pinne. Da quel momento non se ne è avuta più notizia. L’amico è stato rintracciato qualche giorno dopo il tentativo di traversata: bloccato dalla guardia costiera marocchina, è stato trasferito in un centro di detenzione a Beni Mellal, 500 chilometri a sud di Ceuta, ma non è stato in grado di fornire notizie sulla sorte di Kherchi Ahmed. Da qui la decisione della famiglia, dopo aver denunciato la scomparsa alle autorità marocchine e spagnole, di rivolgersi anche al Faro de Ceuta, fornendo anche diverse fotografie nella speranza di facilitare un riconoscimento e precisando che il ragazzo aveva tentato già in passato di raggiungere Ceuta a nuoto ma, intercettato in mare dalla polizia, era finito a Beni Mellal.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Misurata), 30 luglio 2025

Il cadavere di un altro migrante, il terzo nell’arco di tre giorni, è affiorato sul litorale di Misurata nella zona di Azriq, a non grande distanza dal punto in cui sono stati trovati gli altri due, rispettivamente il 27 e il 29 luglio. Il mare lo ha spinto su un tratto di costa rocciosa dove, dopo il sopralluogo della polizia, la Mezzaluna Rossa lo ha recuperato per trasferirlo come gli altri nell’obitorio dell’ospedale locale, a disposizione della magistratura. Non sono emersi elementi per poterlo identificare o stabilirne la provenienza e le circostanze della morte ma, alla luce anche gli alteri due corpi recuperati, è verosimile che ci sia stato il naufragio fantasma di una barca salpata dalla zona di Misurata, circa 100 chilometri a est di Homs, sulla rotta per e Lampedusa. Potrebbero esserci, dunque, decine di vittime.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Bielorussia-Polonia (Fiume Bug territorio Lublino), 30 luglio 2025

I corpi di due giovani sono stati scoperti nel territorio di Lublino, lungo il corso del Burg occidentale, che segna il confine per un lungo tratto tra la Polonia e la Bielorussia. La polizia polacca ritiene che si tratti di profughi/migranti annegati nel tentativo di attraversare il fiume per entrare in Europa. Il primo è stato avvistato dalla guardia di frontiera e da una squadra di volontari della Forza Territoriali di Difesa, mentre flottava nella corrente. Sono state mobilitate anche alcune unità fluviali dei servizi di emergenza e poco dopo la salma è stata recuperata più a valle. Le ricerche scattate quando è stato dato l’allarme hanno anche portato alla scoperta di un altro cadavere, semi nascosto nell’erba alta dell’argine a non grande distanza. Non si è riusciti a stabilire se i due giovani siano annegati insieme o in due circostanze diverse. Nella zona sono frequenti i tentativi di varcare il confine: secondo la Guardia di Frontiera del comando di Lublino circa 800 dall’inizio dell’anno.

(Fonte Tvp World)

Marocco-Spagna (Saidia-Almeria), 30-31 luglio 2025

Osama Hemham, un giovane calciatore marocchino, è stato ucciso da una raffica di colpi di arma da fuoco esplosi da una unità della Guardia Costiera algerina contro la barca su cui, insieme a decine di altri migranti, stava cercando di raggiungere le coste spagnole dell’Andalusia. Osama, una “promessa” dell’Amal Footbal Club di Al Aroui, una città situata una ventina di chilometri a sud di Nador, si era imbarcato a Saidia, in prossimità del confine con l’Algeria, su un “phantom”, uno dei motoscafi veloci usati sempre più spesso dai trafficanti per trasbordare persone e droga da questo tratto di costa verso la zona di Almeria. Dopo poche miglia, entrato nelle acque algerine, il battello è stato intercettato da una motovedetta ma, anziché obbedire all’alt, ha cercato di dileguarsi accelerando l’andatura. A quel punto, per fermarlo, dalla motovedetta non hanno esitato a sparare, anche ad altezza d’uomo. Osama è stato colpito in pieno ed è morto all’istante. Non è chiaro se ci siano altri feriti. Le autorità algerine non hanno fornito informazioni dettagliate. La notizia si è diffusa ed è stata rilanciata dalla stampa marocchina solo dopo che la famiglia e la società calcistica hanno saputo della morte di Osama. Il giovane non aveva mai fatto mistero di voler raggiungere la Spagna per costruirsi un futuro migliore, possibilmente proprio attraverso il calcio.

(Fonte: Barlaman Today, Africa Top Sports, Morocco World News, Instagram e Facebook varie testate, Ong Cipimd)

Libia-Italia (Abuy Nawas, Tripoli), 31 luglio 2025

Il corpo di un profugo eritreo è affiorato su un tratto di litorale roccioso tra Abu Nawas e Jansur, qualche chilometro a ovest di Tripoli. Per il recupero è intervenuta una pattuglia del servizio di soccorso marittimo che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa della conclusione delle indagini. L’identificazione è stata resa possibile dal ritrovamento di alcuni documenti. Non sono note invece le circostanze precise della morte ma appare scontato che il giovane sia annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa sulla rotta per Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 1 agosto 2025

Un morto e 3 dispersi su una barca soccorsa dal veliero Nadir, della Ong tedesca Resqship, dopo essere rimasta per oltre sei giorni alla deriva. L’imbarcazione, uno scafo in metallo di circa otto metri, era partita dalla costa di Sfax intorno al 27 luglio sulla rotta per Lampedusa. A bordo c’erano 40 persone, tra cui nove donne (due incinte, una al settimo mese), due bambini e due neonati. Dopo due giorni di navigazione, finita la scorta di carburante, è rimasta in balia del mare, mentre le condizioni meteo andavano peggiorando, con vento forte e onde sempre più alte. Quando, nelle prime ore del primo agosto, la ha avvistata Seabird, l’aereo da ricognizione della Ong Sea Watch, la situazione era disperata: numerose persone erano in acqua e la barca non sembrava più in grado di reggere il mare. Sea Watch ha immediatamente allertato le centrali Mrcc di Roma e di Malta e il dispaccio è stato intercettato anche dal Nadir che, appena tornato in zona operativa dopo 20 giorni di fermo amministrativo disposto dalle autorità italiane, è stato il primo a raggiungere il luogo dell’emergenza. In mare, in quel momento, sono stati contati 12 naufraghi. L’equipaggio della Ong è riuscito a portarli in salvo tutti ma quelli rimasti sulla barca hanno riferito che ne erano caduti fuoribordo 15 e dunque c’erano 3 dispersi. In precedenza, inoltre, un altro era annegato. I 36 superstiti sono stati trasferiti sul Nadir. Tra loro, la Ong ha segnalato alla Guardia Costiera di Lampedusa che c’erano numerosi casi medici gravi per ustioni chimiche e disidratazione. In più, la donna in gravidanza al settimo mese ha dichiarato di non sentire più il feto e di temere dunque di aver perso il bambino che aspettava.

(Fonte: Sito web Onh Resqship, Mediterranean Saving Humans, Ala News, Il Giornale di Sicilia, Ansa, Sea Watch, sito web Angela Caponnetto, La Repubblica, Sky News)

Libia-Italia (Misurata), 1 agosto 2025

Il corpo di un migrante, il quarto dal 27 luglio, è stato trascinato dal mare su un tratto di costa rocciosa nella zona di Al Arar, nei pressi di Misurata, meno di 100 chilometri a est di Homs. Segnalato alla polizia da alcuni abitanti del posto, lo ha recuperato la Mezzaluna Rossa, trasferendolo poi nell’obitorio dell’ospedale di zona. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare. Ha preso ancora maggiore consistenza l’ipotesi di un naufragio fantasma sulla rotta tra la Libia e Lampedusa, con un numero imprecisato di vittime.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Beni Ensar-Melilla), 2 agosto 2025

Il mare ha depositato il cadavere di un migrante sconosciuto sulla spiaggia di Beni Ansar, meno di un chilometro dalla linea di confine con l’enclave spagnola di Melilla e una decina a nord di Nador. La polizia, intervenuta dopo la segnalazione di alcuni passanti, ritiene che si tratti di un giovane annegato cercando di raggiungere a nuoto Melilla, anche se restano sconosciute le circostanze esatte della morte e non è noto se abbia tentato la traversata da solo o in compagnia di qualcun altro. Dopo un primo sopralluogo sul posto del medico legale, il cadavere è stato trasferito dalla Mezzaluna Rossa nell’obitorio dell’ospedale Hassan II di Nador, in attesa che la magistratura completi le indagini prima dell’inumazione.

(Fonte: Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 2 agosto 2025

Non si ha più traccia di Shaker Saifour, un algerino di 26 anni, che ha cercato di varcare a nuoto la linea di confine tra Ceuta e il Marocco. La sua scomparsa è stata denunciato da un altro ragazzo algerino, Ismail Majitna, che ha tentato l’impresa con lui ed è stato recuperato in mare dalla Guardia Costiera marocchina. I due giovani, arrivati in aereo in Marocco da Tunisi, hanno raggiunto Castillejos e da qui, con indosso entrambi una muta e pinne da sub, hanno preso il largo da una spiaggia nella zona del Tarajal la sera del 27 luglio. “Dopo un po’ – ha raccontato Ismail – ci siamo persi di vista nel buio. Da quel momento non ne ho avuta più notizia”. Le condizioni del mare erano difficili, con onde violente e una forte corrente. Lo stesso Ismail non è riuscito a raggiungere Ceuta ed è stato tratto in salvo da una motovedetta marocchina. Poi, una volta a terra, appena ha potuto, ha avvertito la famiglia di Shaker ed ha cominciato a cercarlo: “Resterò in Algeria – ha dichiarato alla redazione del Faro de Ceuta – fino a quando non saprò dove è finito: forse anche lui è stato intercettato dalla polizia marocchina”. Shaker, tuttavia, non risulta né tra i migranti arrivati a Ceuta tra gli ultimi giorni di luglio e i primi di agosto né tra quelli fermati in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Mauritania-Spagna (Arguineguim, Gran Canaria), 4 agosto 2025

Un morto su un grosso cayuco con a bordo 179 migranti soccorso nell’Atlantico al largo del Sahara Occidentale ma partito dal Senegal domenica 27 luglio. Il barcone era alla deriva ormai da sette giorni quando, nella serata di domenica 3 agosto, è stato avvistato, 476 chilometri (257 miglia nautiche) a sud est di Gran Canaria, da una nave della Marina Militare francese, il Beautemps-Beauprè, che ha allertato la centrale operativa di Palma di Gran Canaria. Pochi minuti dopo è partita per i soccorsi, dal porto di Arguineguim, la guardamar Polimnia che ha impiegato undici ore per raggiungere il cayuco mentre sul posto, per tutto il tempo, è rimasta l’unità francese per monitorare la situazione e intervenire in caso di necessità. Il contatto sul luogo dell’emergenza si è avuto verso le 8,30 di lunedì 4: la Polimnia ha recuperato tutti i naufraghi ma durante il trasbordo si è scoperto che uno era ormai senza vita, vinto probabilmente da un grave stato di sfinimento e disidratazione. Molto provati anche numerosi altri del gruppo. Per uno, in particolare, l’equipaggio della Polimnia ha chiesto l’intervento di un elicottero, l’Helimer 202,  per il trasferimento urgente all’ospedale Negrin di Gran Canaria. Tutti gli altri sono stati sbarcati nella serata di lunedì 4 nel porto di Arguineguin.

(Fonte: La Provincia Canarias, Canarias7, El Diario, Europa Press)

Tunisia-Italia (El Amra-Lampedusa), 8 agosto 2025

Tre migranti sono scomparsi in mare tentando di raggiungere a nuoto un peschereccio per chiedere aiuto per decine di compagni bloccati in mare su una barca alla deriva. Erano partiti almeno quattro giorni prima da El Amra, poco più di 30 chilometri a nord di Sfax, una delle località della costa orientale tunisina dove migliaia di migranti sono costretti ad ammassarsi in campi di fortuna. Sulla barca, uno scafo in metallo di sei metri, erano in 50 (tra cui 12 donne e 3 minorenni) originari di Congo, Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea a Senegal. Volevano raggiungere Lampedusa ma hanno perso la rotta, esaurendo le scorte d’acqua e di cibo, fino a quando, scorgendo a distanza un peschereccio, nella speranza di ricevere aiuto, hanno cercato di raggiungerlo, seguendolo finché è finita la benzina e sono rimasti in balia del mare. E’ stato a questo punto che i tre ragazzi – due originari della Guinea ed un minorenne del Camerun – hanno deciso di provare ad avvicinarsi a nuoto. Da quel momento nessuno li ha più visti, mentre la barca ha continuato ad andare alla deriva fino a quando è stata avvistata e soccorsa da una motovedetta italiana, la Cp 322, che ha preso tutti a bordo, trasferendoli poi a Lampedusa. Allo sbarco un bambino e una bambina sono stati ricoverati al poliambulatorio per una grave forma di disidratazione.  Fin dai primi momenti dopo i soccorsi, quando erano ancora a bordo della motovedetta, i superstiti hanno riferito della scomparsa dei tre ragazzi ma le ricerche non hanno dato esito.

Aggiornamento 19 agosto: morta la bimba. E’ morta dopo dieci giorni di agonia la bimba ricoverata in condizioni critiche dopo lo sbarco. I medici dell’ambulatorio di Lampedusa avevano fatto subito trasferire con un’eliambulanza sia lei (accompagnata dalla madre) che l’altro piccolo all’Ospedale dei Bambini di Palermo. Le cure nel reparto di terapia intensiva non sono valse a salvarle la vita: la mattina del 19 i medici ne hanno dichiarato la morte cerebrale. Originaria della Guinea, aveva solo sei anni.

(Fonte: Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia. Aggiornamento: Agrigentonotizie, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia)

Marocco-Spagna-Portogallo (Tangeri-Vila do Bispo), 8-9 agosto 2025

Quattro migranti morti su una barca rimasta alla deriva per oltre 6 giorni nell’Atlantico prima di raggiungere la costa dell’Algarve, in Portogallo. Il natante, uno scafo in legno di oltre sei metri, era partito dalla zona di Tangeri, puntando verso la Spagna. A bordo c’erano 42 persone, tra cui 7 bambini e diverse donne. Il maltempo, il mare molto agitato e probabilmente l’inesperienza hanno fatto perdere la rotta e anziché arrivare nel golfo di Cadice come era previsto hanno continuato a navigare verso nord, praticamente in balia dell’Atlantico, per quasi una settimana durante la quale sono finite le scorte d’acqua e di cibo e quattro del gruppo sono morti di sfinimento e disidratazione. I loro corpi sono stati fatti scivolare fuoribordo. L’odissea ha avuto fine venerdì 8 agosto, quando intorno alle 20 la barca ha raggiunto il litorale di Vila do Bispo, nell’estremo sud del Portogallo. Dei 38 superstiti, 25 sono uomini, 6 donne e 7 bambini. “Erano tutti in uno stato di forte debilitazione e avevano bisogno di cure mediche, con forti sintomi di disidratazione e ipotermia. Per dieci in particolare è stato necessario il ricovero in ospedale”, ha riferito il comando di polizia locale, a cui i superstiti hanno subito riferito che durante i giorni trascorsi in mare quattro del gruppo erano morti ma è risultato impossibile cercare di recuperarne i cadaveri.

(Fonte: Nadorcity.com, Al Arabiya)    

Algeria-Italia (Sant’Antioco), 8-10 agosto 2025

Un migrante morto e 7 dispersi nel naufragio di una barca scomparsa in mare al largo dell’isola di Sant’Antioco, circa 13 miglia a sud di Capo Sperone. Solo una delle 9 persone a bordo si è salvata. La barca era partita nelle prime ore di venerdì 8 agosto dall’Algeria orientale, verosimilmente dalla costa di Annaba, puntando verso la Sardegna, circa 400 chilometri a nord. L’allarme è scattato in serata quando nelle acque sarde del Sulcis è stata intercettata un’altra imbarcazione con 11 migranti i quali hanno subito segnalato di aver perso ogni contatto con la barca insieme alla quale erano partiti e stavano navigando “a distanza di vista”. Mentre gli undici venivano portati in salvo, sul posto si sono concentrate due motovedette della Guardia di Finanza e una della Guardia Costiera, oltre a un elicottero militare. Nelle prime ore di sabato 9 è stato recuperato e tratto in salvo uno dei naufraghi, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio, mentre nella nottata tra sabato e domenica una delle motovedette ha trovato un corpo ormai senza vita. Nessuna traccia degli altri 7 migranti e nulla anche della barca scomparsa, a parte un giubbotto avvistato alla deriva.

(Fonte: L’Unione Sarda, Agenzia Ansa, La Provincia del Sulcis, Sky Tg 24, La Stampa, Cagliaritoday) 

Libia (Tripoli), 10 agosto 2025

Una profuga sud sudanese, conosciuta come Maria, è morta a Tripoli per una grave insufficienza renale complicata da una infezione da Hiv. Secondo quanto hanno riferito alcuni suoi amici, nonostante le sue condizioni, non avrebbe ricevuto un’assistenza medica adeguata. La morte risale alla fine di luglio ma la sua storia è stata ricostruita e resa nota dalla Ong Refugees in Libya domenica 10 agosto. Di etnia Nuer, una popolazione nilotica stanziata tra il Sudan e l’Etiopia, dopo aver perso il marito e dopo che la sua casa era stata bruciata nel corso della guerra che ha sconvolto il paese, Maria, era stata costretta a fuggire dal Sud Sudan, raggiungendo il Sudan e poi la Libia, con l’idea di trovare poi la salvezza al di là del Mediterraneo, cercandosi nel frattempo un lavoro per provvedere ai suoi cinque figli. In Libia è rimasta intrappolata per anni, subendo violenze, fame, carcere e torture, Quando, nel 2022, è arrivata finalmente a Tripoli ha subito chiesto aiuto all’Unhcr e all’Oim, sperando di trovare un posto in uno dei rari “canali umanitari”. Ha atteso invano. Nel frattempo si è ammalata e negli ultimi mesi le sue condizioni si sono aggravate rapidamente. “Abbiamo fatto di tutto per salvarla ma non ci siamo riusciti – ha comunicato la Ong Refugees in Libya – Maria è stata lasciata morire senza cure, senza protezione, senza dignità, in attesa di una umanità che non è mai arrivata”.

(Fonte: Ong Refugees in Libya)

Marocco-Spagna (Rincon-Castillejos-Ceuta), 10 agosto 2025

Il cadavere di un giovane migrante è rimasto impigliato nella rete di un peschereccionelle acque tra Ceuta e Rincon, una città costiera a meno di 30 chilometri dal confine meridionale dell’enclave spagnola. Appena se ne è accorto il comandante è tornato in porto a Rincon, avvertendo per radio le autorità locali, che hanno atteso il rientro sul molo. Dopo un primo esame del medico legale e della polizia sul posto, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale in attesa delle indagini per l’identificazione e per risalire alle circostanze della morte. Si ritiene che si tratti di uno dei numerosi ragazzi che nel fine settimana hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una delle spiagge di Castillejos per aggirare il più al largo possibile la barriera antemurale che segna la linea di frontiera. Il cadavere sarebbe poi stato trasportato verso sud dalle correnti, finendo nel sacco dello strascico del peschereccio.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Ain Temouchent-Almeria), 11 agosto 2025

Almeno 2 morti – 5 secondo la Ong spagnola Cipimd – e un ferito in stato critico su due phantom arrivati dall’Algeria sulla costa a nord-est di Almeria a poche ore e a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Il primo allarme è scattato intorno alle 4,40 del mattino, quando alla centrale del numero di soccorso 112 è arrivata la segnalazione che sulla statale 340 era stato trovato un uomo in gravi condizioni a non grande distanza dalla spiaggia di Vera, 90 chilometri circa da Almeria. Una volta sul posto, la Guardia Civil ha trovato gli indizi di uno sbarco di un numero imprecisato di migranti da un phantom, uno dei motoscafi veloci usati per il traffico di uomini e di droga. A bordo, secondo gli inquirenti, doveva esserci anche quell’uomo, trasportato nel frattempo all’ospedale dell’Immacolata a Huercal Overa, dove ha però cessato di vivere poco dopo il ricovero. La morte, tuttavia, non è dovuta ad annegamento ma a una causa probabilmente violenta, tanto che è stata aperta un’inchiesta per omicidio. Nel corso della mattinata, poi, in base a informazioni raccolte anche in Algeria da Francisco Josè Clemente Martin, della Ong Cipimd, è emerso che a bordo del phantom ci sarebbero stati 45 migranti algerini o saharawi e, oltre a quello trovato vicino a Vera, durante la navigazione ne sarebbero morti altri 3, i cui corpi sarebbero stati lasciati in mare. Erano appena iniziate le indagini su questo oscuro episodio quando alle 8,30 è scattato il secondo allarme in seguito alla segnalazione al 112 che una ventina di chilometri più a sud ovest, a Cala Carbon, municipio di Nijar, nel parco naturale di Cabo de Gata, erano stati trovati un altro cadavere e un altro ferito.  Il corpo ormai senza vita era sulla spiaggia, una piccola cala sabbiosa di difficile accesso da terra, mentre il ferito è stato trovato su un costone dove verosimilmente si era arrampicato per allontanarsi. Per il recupero è dovuto intervenire un elicottero, che lo ha poi trasferito all’ospedale universitario Torrecardenas di Almeria. Il phantom su cui i due sono arrivati insieme a un numero imprecisato di altri migranti, secondo la Ong Cipimd, potrebbe essere partito da Ain Temouchent, nell’Algeria occidentale, 80 Km a sud ovest di Orano.

(Fonte: Europa Press, Ong Cipimd, La Voz de Almeria, El Pais, Diario de Almeria, El Confidencial, 20 Minutos)

Libia-Grecia (Tobruk), 12 agosto 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato sul litorale di Tobruk. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa che lo ha trasferito presso l’obitorio dell’ospedale di zona in attesa della conclusione delle indagini. La scoperta risale a giovedì 7 agosto ma se ne è avuta notizia solo cinque giorni dopo grazie al rapporto settimanale dell’ufficio Iom Libya pubblicato nel pomeriggio di martedì 12. Nella nota non vengono riferiti particolari sulle circostanze della morte né del ritrovamento, ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa seguendo la rotta tra la Cirenaica e Creta, con punti d’imbarco appunto sulla costa sia ad ovest che ad est di Tobruk, distante 120 chilometri dal confine con la Libia.

(Fonte: rapporto Oim Libya 3-9 agosto)

Marocco-Spagna (Beliona-Ceuta), 12 agosto 2025

Una squadra del Gruppo Attività Subacquee della Guardia Civil (Geas) di Ceuta ha recuperato nel primo pomeriggio il cadavere di un migrante segnalato in mare all’altezza del promontorio di Calamocarro, nella parte settentrionale dell’enclave spagnola. I sub hanno dovuto immergersi perché era incastrato tra le rocce ad alcuni metri di profondità. Si tratta di un uomo apparentemente di giovane età che, a giudicare dal punto del ritrovamento, deve aver cercato di raggiungere Ceuta attraversando via mare il confine nord, al valico di Benzù, partendo verosimilmente da una spiaggia di Beliona. Il tentativo, a giudicare dallo stato di conservazione della salma e dal fatto che sia stata trovata bloccata tra gli scogli, deve risalire a diversi giorni prima del recupero. In ogni caso il cadavere, dopo un primo esame del medico forense sul molo della base del Geas, è stato trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia e le indagini.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Grecia (Al Qardaba, Cirenaica), 12 agosto 2025

Ancora il cadavere di un migrante sulla costa orientale della Cirenaica dopo quello recuperato giovedì 7 agosto nella zona di Tobruk. Si tratta, in questo caso, di resti in stato di decomposizione molto avanzato affiorati sul litorale di Al Qardaba, 45 chilometri a ovest di Tobruk e meno di 200 dal confine con l’Egitto. Segnalati alla polizia da alcuni abitanti del posto, sono stati prelevati e trasferiti nell’obitorio del Centro Medico di Tobruk dalla Mezzaluna Rossa e da volontari della Al Abireen Foubndation. Non è stato trovato alcun elemento per l’identificazione o per stabilirne almeno la provenienza ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere la Grecia, sulla rotta che ha le principali basi di partenza proprio da questo tratto di costa cirenaica. La morte, a giudicare dalle condizioni di degrado della salma, risale a molti giorni prima del ritrovamento.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 13 agosto 2025

Da oltre un mese non si sa più nulla di un giovane marocchino, Mohamed Omad, 21 anni, che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. Le sue tracce si sono perdute l’undici luglio quando, con indosso pinne e muta da sub di colore nero e blu, ha preso il largo insieme a un amico da una spiaggia di Castillejos per aggirare a nuoto la linea di confine del Tarajal. I due hanno perso i contatti durante la traversata. L’amico di Mohamed è riuscito a guadagnare la riva nell’enclave spagnola al di là del Tarajal e dopo un po’, non vedendolo arrivare, ha dato l’allarme. Da quel momento i familiari, in particolare la sorella Karima, lo stanno cercando. Ne hanno denunciato la scomparsa sia alle autorità marocchine che a quelle spagnole e hanno condotto ricerche anche per proprio conto. Risultato vano ogni tentativo, Karima ha deciso infine di lanciare un appello di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta, pubblicando in rete diverse foto nella speranza di facilitare un eventuale riconoscimento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Tripoli-Lampedusa), 13 agosto 2025

Almeno 37 vittime (27 corpi recuperati e 10 migranti dispersi) nel naufragio quasi contemporaneo di due barconi circa 14 miglia a sud ovest di Lampedusa, zona Sar dell’Italia ma appena due miglia fuori dalle acque territoriali italiane. Sessanta i superstiti: 56 uomini e 4 donne. I due natanti erano partiti quasi contemporaneamente dalla costa tra Zawiya e Tripoli la sera di martedì 12 agosto: sul primo, stando al racconto di alcuni dei sopravvissuti, c’erano 45 persone, sull’altro 52. In tutto, dunque, 97 persone provenienti da Pakistan, Sudan e Somalia. Hanno navigato a distanza di vista l’uno dall’altro fino ad arrivare alle soglie di Lampedusa nella mattinata di mercoledì 13, quando il primo barcone, quello con 45 migranti, ha cominciato a imbarcare acqua e, a causa anche delle condizioni sfavorevoli de mare, si è rovesciato, affondando poco dopo. Scaraventati in acqua, i naufraghi hanno cercato di tenersi a galla come potevano e molti sono riusciti a raggiungere e a issarsi sulla seconda barca la quale, già in difficoltà per il sovraccarico e le onde alte e violente, si è a sua volta ribaltata. L’allarme è stato lanciato intorno a mezzogiorno da un elicottero della Guardia di Finanza, che ha avvistato lo scafo rovesciato con tutt’intorno numerose persone in mare. Da Lampedusa sono state fatte confluire sul posto due motovedette della Guardia Costiera (le Cp 324 e 327), due della Finanza e una dell’agenzia Frontex, che hanno via via recuperato 60 superstiti e 27 corpi: prima 8, poi 2 e via via tutti gli altri (di cui 2 incastrati sotto il barcone) fino a sera. Quattro dei superstiti, in gravi condizioni per ipotermia, sintomi da annegamento e qualcuno con fratture, sono stati trasferiti in elicottero all’ospedale di Agrigento. Gli altri, dopo le cure ricevute nell’ambulatorio di Lampedusa, sono stati affidati alla Croce Rossa nel centro accoglienza di contrada Imbriacola. Sono state le loro testimonianze a ricostruire le circostanze del duplice naufragio e a consentire il bilancio delle vittime. I loro racconti sostanzialmente coincidono anche se, secondo alcuni, complessivamente a bordo dei due barconi potrebbero esserci stati più di 97 migranti. Forse più di 100. Nel qual caso i dispersi sarebbero ovviamente di più. Le salme, sbarcate sul molo Favarolo, sono state trasferite nell’obitorio del cimitero di Cala Pisana. Tra le vittime risultano anche una neonata e suo padre e tre adolescenti.

(Fonte: Agrigentonotizie, Sergio Scandura Radio Radicale, Domani, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Fanpage, Avvenire, Il Corriere della Sera, Agenzia Ansa, Ansamed, Repubblica, Tg Sky News ore 14,30)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 14 agosto 2025

E’ stato sepolto nel cimitero islamico di Sidi Embarek, tomba numero 5185, un giovane migrante sconosciuto morto nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto alla metà di luglio, quando, nell’arco di pochi giorni, furono centinaia i ragazzi che cercarono di passare la frontiera via mare al valico del Tarajal o partendo a nuoto da una spiaggia di Castillejos o facendosi accompagnare al largo da una barca oltre la linea di confine per guadagnare poi la riva, sempre a nuoto. Il suo corpo è stato recuperato da una pattuglia di sommozzatori del Geas il 17 luglio nella zona di Sarchal, a sud della penisola che delimita l’area portuale. Da allora è rimasto nell’obitorio dell’istituto di medicina legale nella speranza di poterlo identificare partendo anche dal fatto che sotto la muta da sub nera e blu di cui si era munito per proteggersi dal freddo in mare, il giovane indossava una maglia della squadra di calcio del Bayern Monaco con il numero 40, un indumento particolare che si sperava potesse facilitare le indagini. A distanza di un mese, essendosi dimostrate vane tutte le ricerche, si è deciso di procedere con la sepoltura dopo aver comunque prelevato il Dna che resterà a disposizione per un eventuale riconoscimento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 14-15 agosto 2025

Una pattuglia del Gruppo Attività Subacquee della Guardia Civil (Geas) ha recuperato il corpo di un migrante (identificato l’indomani, 15 agosto, dai familiari come Mohamed Hachloufi, 20 anni, di Tetouan) che era affiorato nelle acque della baia di Ceuta, nella zona di Fuente Caballo. La segnalazione alla polizia è arrivata intorno alle 15, poche ore dopo che nel cimitero Sidi Embarek era stato sepolto un altro migrante sconosciuto, trovato il 17 luglio nell’area del Sarchal. Il cadavere, con indosso solo un costume da bagno, è stato inizialmente portato sul molo della base del Geas, nel porto dei pescherecci, e dopo un primo sopralluogo del medico forense, trasferito nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia e le indagini. A giudicare dallo stato di conservazione, la morte risale a poco tempo prima del ritrovamento a dimostrazione che si tratta sicuramente di uno delle centinaia di giovani che nell’ultima settimana hanno tentato di entrare a Ceuta a nuoto attraverso il valico del Tarajal, partendo dalle spiagge di Castillejos. Subito dopo il riconoscimento la salma è stata consegnata alla famiglia per la sepoltura a Tetouan.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tan Tan-Canarie), 15-16 agosto 2025

Un morto su una barca di migranti rimasta alla deriva per almeno quattro giorni sulla rotta tra il Marocco e le Canarie. A bordo c’erano in tutto 42 persone.  L’allarme è scattato martedì 12 agosto quando dalla barca, salpata da Tan Tan puntando verso Lanzarote o Fuerteventura e in mare presumibilmente da 24 ore nella zona Sar marocchina, sono riusciti a mettersi in contatto con Alarm Phone per chiedere aiuto. La Ong ha subito informato dell’emergenza la centrale operativa Mrcc del Marocco sollecitando una operazione di soccorso. L’indomani, nonostante nel frattempo avesse ricevuto dai 42 migranti la comunicazione che uno di loro era morto in mare, alla Ong non risultava ancora alcun intervento di ricerca e recupero. Tra il 15 e il 16 agosto, infine, alcuni familiari hanno riferito che la barca era stata raggiunta e gli occupanti ricondotti a terra. Dalle autorità marocchine, tuttavia, non sono arrivate notizie né sul luogo dello sbarco, né sulle condizioni delle persone soccorse né sulla vittima.

(Fonte: Alarm Phone)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 16 agosto 2025

Due soli superstiti su una barca di profughi somali trovata da alcuni pescatori nelle acque della zona Sar algerina dopo essere rimasta alla deriva per giorni, sulla rotta tra Boumerdes, 45 chilometri a est di Algeri, e le Baleari. La vicenda presenta numerosi punti da chiarire anche perché le autorità algerine non hanno fornito informazioni e i principali giornali non ne hanno parlato. La notizia è emersa grazie alla Ong spagnola Cipimd, con un comunicato di poche righe ma corredato da alcuni video girati con il cellulare dai pescatori intervenuti per i soccorsi. Nelle immagini si vede la barca dei naufraghi dapprima in lontananza e poi sempre più nitidamente via via che le barche dei pescatori – due, una più grande e l’altra minore – le si avvicinano. I due superstiti sono a prua mentre sul fondo dello scafo si intravedono almeno 3 corpi inerti. Non è da escludere, tuttavia, che le vittime possano essere di più perché in genere su natanti di quel tipo (scafo rigido di 5/6 metri) generalmente vengono fatti salire non meno di 8-10 migranti. Quando sono a portata di voce dai pescherecci sono i due stessi naufraghi a urlare di essere partiti da Boumerdes. Un particolare importante è poi che, quando è stata trovata, la barca era priva del motore: nelle immagini si vede chiaramente che è vuoto lo scomparto a poppa dove va agganciato il fuoribordo. Forse proprio per questo la barca è rimasta in balia del mare a lungo: secondo la Ong Cipim oltre una settimana, forse due. C’è da chiedersi allora dove sia finito quel motore: se, ad esempio, si è sganciato ed è finito in acqua oppure se qualcuno lo ha prelevato. Ed eventualmente quando, perché e in quali circostanze. La Ong ha pubblicato i video sperando che contribuiscano a fare chiarezza.

(Fonte: Francisco Josè Clemente Martin Ong Cipimd)

Turchia-Grecia (Gerolimenas, Kalamata), 17-18 agosto 2025

Due profughi morti su una barca partita dalla Turchia o dalla Cirenaica ma rimasta alla deriva al largo della Grecia, grossomodo di fronte a Gerolimenas, nel Peloponneso. Lo hanno riferito gli altri 39 che erano a bordo quando, la mattina di domenica 17 agosto, sono riusciti a mettersi in contatto con la piattaforma Alarm Phone, segnalando che, dopo giorni di navigazione, il motore era andato in avaria e la barca era ormai da tempo in balia del mare. Aggiungendo che, oltre ai due morti in precedenza durante la traversata, altre 5 persone erano ormai allo stremo. L’emergenza è stata subito comunicata alla centrale operativa Mrcc del Pireo ma nelle ore successive la Ong non è più riuscita a stabilire una comunicazione con i profughi e quando finalmente, intorno alle 18, i contatti si sono ristabiliti la situazione era peggiorata: le correnti stavano spingendo la barca, ancora ingovernabile, sempre più a largo mentre erano terminate tutte le scorte d’acqua e di cibo. I soccorsi sono arrivati durante la notte: a intercettare la barca, 58 miglia a sud di Kalamata, più a sud-ovest rispetto al punto iniziale segnalato, è stata una motovedetta della Guardia Costiera greca. I 39 naufraghi sono stati poi sbarcati nel porto di Kalamata, all’inizio della penisola al cui vertice, circa 100 chilometri a sud, si trova Gerolimenos. Le autorità greche si sono limitate a una brevissima nota comunicando di aver recuperato in mare 39 naufraghi, senza fornire alcun particolare nemmeno sulla provenienza della barca.

(Fonte: Alarm Phone, Ana Mpa, Ekathimerini)   

Libia (Karb Skiti, Daraj Sahara), 18 agosto 2025

Sulla base di una segnalazione giunta al comando del dipartimento di Daraj, nel Sahara, la polizia ha trovato il corpo di un migrante sudanese, identificato grazie a un documento recuperato in una tasca degli abiti. Era nell’area di Karb Skiti, oltre 520 chilometri a sud ovest di Tripoli, un centinaio a est del municipio di Ghadames e 700 a nord di Sebha, il nodo delle piste transahariane provenienti dal Sudan, dal Ciad e dal Niger. Dopo un primo esame sul posto, il cadavere è stato trasferito nell’obitorio del centro medico di Daraj. A giudicare dallo stato di degrado della salma, la morte risale a più di qualche giorno prima del ritrovamento. L’uomo ha atteso la fine rannicchiato sotto un grosso cespuglio spinoso, come se avesse cercato un po’ di riparo nella speranza di ritrovare le forze. E’ verosimile che sia arrivato sul posto insieme ad altri, tentando di attraversare il deserto, ma non è stata trovata traccia di chi eventualmente era con lui quando non ce l’ha più fatta ad andare avanti.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Turchia-Grecia (Karaburun-Lesbo), 18 agosto 2025

Quattro cadaveri recuperati e un numero imprecisato di dispersi in un naufragio nelle acque turche tra la costa della provincia di Smirne e quella a sud dell’isola greca di Lesbo. La barca, partita durante la notte dal litorale del distretto di Karaburun, meno di 20 chilometri dalle acque territoriali greche, si è rovesciata nonostante il mare calmo e le condizioni meteo buone. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino: ricevuta la segnalazione dell’emergenza, la Guardia Costiera turca ha organizzato una operazione di ricerca su vasta scala, inviando sul posto una motovedetta e cinque battelli minori veloci, un elicottero e un drone, mobilitando inoltre tre navi mercantili che erano in zona: la Kilyos turca, la Ef Elena portoghese e la Kriti Legend liberiana. Poco dopo sono stati recuperati 2 naufraghi ancora in vita e 4 cadaveri. “Le autorità greche – ha fatto notare la Ong Aegean Boat Report – non hanno pubblicato alcuna informazione sulla loro partecipazione agli interventi di salvataggio”. Se confermata, un’assenza singolare vista la vicinanza di Lesbo al luogo della tragedia, tanto più che, sempre secondo Aegean Boat Report, la Guardia Costiera turca sarebbe stata informata dell’emergenza dal Centro di Coordinamento Sar greco. Non è stato comunicato il numero delle persone a bordo e dunque dei naufraghi dispersi, ma potrebbe esserci un collegamento con la barca che in quelle ore, arrivata pochi chilometri a sud di Lesbo, ha chiesto aiuto ad Alarm Phone, segnalando che il motore era in avaria e alcune persone (come risulta da un video) erano già cadute in acqua. Per i soccorsi, nonostante l’allarme lanciato alla Marina ellenica, ha riferito Alarm Phone, è intervenuta la Guardia Costiera turca. A bordo erano in 15. Alle 11,31 poi Alarm Phone ha diffuso la notizia anche sul suo sito web.

(Fonte: Hurriyet Daily News, Aegean Boat Report, Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Ceuta, Juan XXIII), 18 agosto 2025

Il corpo di un migrante marocchino è affiorato in serata nella baia di Ceuta, di fronte alla spiaggia e all’altura Juan XXIII, a circa un chilometro e mezzo dal centro e quasi due dal valico del Tarajal. La segnalazione è giunta intorno alle 19 al comando del Gruppo Attività Subacquee (Geas) della Guardia Civil che ha inviato sul posto due motovedette veloci. Sbarcato sul molo del comando del Geas, il cadavere, dopo un primo sommario esame del medico forense, è stato trasferito dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia. Nel corso della successiva ispezione cadaverica in una tasca impermeabile trovata sotto il costume da bagno sono stati trovati un telefono cellulare e dei documenti intestati a un ventiduenne originario di Al Jadida, 500 chilometri circa a sud ovest di Ceuta, ma dato l’avanzato stato di decomposizione che non consente un confronto molto attendibile è stato comunque disposto l’esame del Dna per avere certezza dell’identificazione. Non ci sono dubbi in ogni caso che si tratti di uno delle centinaia di giovani che dall’inizio del mese, approfittando della fitta nebbia che gravava sulla zona specie di notte o all’alba, hanno tentato di varcare il confine a nuoto via mare partendo da Castillejos.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 19 agosto 2025

Non si ha più notizia di tre giovani che hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto: Mohammed, 19 anni, marocchino di Ouzzane, una città dell’interno circa 200 chilometri a sud di Ceuta; Noufel, 24 anni, algerino; Tahar Chehat, anch’egli algerino. Sono scomparsi in tempi e circostanze diverse: l’unico punto che li accomuna è che sono partiti tutti da Castillejos per varcare il confine via mare all’altezza del valico del Tarajal e che l’appello di ricerca è stato presentato dalle loro famiglie alla redazione del Faro de Ceuta lo stesso giorno, martedì 19 agosto. Mohamed era in vacanza con la famiglia a Martil, sulla costa, una quarantina di chilometri a sud di Ceuta, quando si è allontanato per raggiungere Castillejos. Da quel momento non si è saputo più nulla di lui. Prima di rivolgersi al Faro i familiari si sono rivolti sia alle autorità marocchine che spagnole, ma senza alcun esito. Noufel ha avuto l’ultimo contatto con la famiglia il giorno stesso in cui ha tentato la traversata, dicendo che stava ormai per arrivare a Ceuta. Poi più nulla. La sparizione di Tahar Chehat risale al 5 agosto, quando ha comunicato a un amico che stava prendendo il largo munito di pinne e muta da sub. La famiglia ha aspettato qualche giorno e poi, non ricevendo notizie, ne ha denunciato la scomparsa alle autorità, decidendo alla fine di rivolgersi anche al Faro. Al quotidiano spagnolo martedì 19 è stato presentato un appello di ricerca anche per un quarto giovane, Abdelmounaim Lahyani, 27 anni, di Castillejos, quartiere di Azfa, ma una settimana dopo è stato rintracciato nel centro di detenzione di Uarzazat, nel sud del Marocco, ai margini del Sahara.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 20 agosto 2025

Il cadavere di un giovane sconosciuto è affiorato nelle acque della baia di Ceuta all’altezza della spiaggia della Potabilizadora, a sud dell’altura del faro di Punta Altina, all’estremità orientale del porto. La segnalazione è giunta nelle prime ore del mattino al comando della Guardia Civil, che ha mobilitato per il recupero una squadra del servizio sommozzatori (Geas). Sbarcata sul molo del porto dei pescatori intorno alle 10,30, la salma è stata trasferita per il completamento delle indagini presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma, a giudicare dal luogo del ritrovamento, deve trattarsi di un migrante che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una delle spiagge di Castillejos.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Maiorca), 20 agosto 2025

Quattro vittime (un cadavere recuperato e 3 profughi dispersi), tutti profughi somali, su una barca rimasta per sette giorni alla deriva sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. L’allarme è stato dato verso le 10,30 di mercoledì 20 agosto quando una barca da diporto ha avvistato e recuperato in mare un naufrago, a sud di Maiorca, portandolo a Portopetro. Scattate le ricerche, una motovedetta della Guardia Civil ha poi intercettato la barca a poche miglia di distanza dalla riva. A bordo c’erano il cadavere di un uomo e altri 17 naufraghi, tutti profughi somali come le vittime. Uno, un uomo di 31 anni, era in condizioni critiche, tanto da dover essere trasferito d’urgenza in elicottero all’ospedale di Palma de Maiorca. Molto provati anche gli altri superstiti, per tre dei quali (un ragazzo di 21 anni e due donne di 19 e 31 anni) si è ritenuto opportuno ricoverarli, pur non essendo in pericolo di vita. Appena al sicuro i superstiti hanno riferito di essere partiti una settimana prima e che altri tre loro compagni, oltre a quello salvato dalla barca che ha dato l’allarme, erano caduti in acqua, a causa del mare molto mosso, dalla barca ormai ingovernabile e non era stato possibile recuperarli. La scomparsa di questa barca era stata segnalata dalla Ong Caminando Fronteras la mattina di domenica 17, tre giorni prima dell’avvistamento a Maiorca.

(Fonte: Diario de Maiorca, Ong Cipimd, Ong Caminando Fronteras, Europa Press)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 20 agosto 2025

Non si hanno più notizie di un ragazzo di 17 anni, Anasse Falloun, originario della provincia di Chaouen, poco più di 100 chilometri a sud di Ceuta. I familiari ne hanno denunciato la scomparsa il 20 agosto, rivolgendosi alla redazione del quotidiano El Faro per lanciare un appello di ricerca. Secondo quanto hanno riferito alla redazione, Annase se ne era andato da casa, nel villaggio di Bouhamed, pochi giorni prima, quasi alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, con l’intenzione di raggiungere a nuoto da Castillejos l’enclave spagnola.  Da quel momento se ne sono perse le tracce. Si sono rivolti anche alle autorità marocchine ma senza alcun esito.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Grecia (zona Sar Egitto), 20-21 agosto 2025

Trentadue scomparsi in mare in un naufragio sulla rotta tra la Libia e Creta. Non ci sono superstiti. L’allarme per la scomparsa della barca, salpata dalla Cirenaica, è stato lanciato mercoledì 20 agosto dalla piattaforma Alarm Phone che, avvertita da alcuni familiari delle persone a bordo, ha interessato le autorità libiche, egiziane e greche. Dall’Egitto è arrivata la comunicazione che il natante era affondato nella zona Sar egiziana e che le ricerche erano in corso. Dal momento del naufragio, però, erano trascorse ormai più di 30 ore e in pratica non c’erano ormai più speranze di riuscire a trovare dei naufraghi ancora in vita.

(Fonte: Alarm Phone, Pagina Migrante)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 agosto 2025

Un marocchino di 35 anni, Omar Lkahal, risulta scomparso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. A lanciare l’allarme, rivolgendosi alla redazione del Faro de Ceuta, sono stati i familiari, residenti a El Jadida, oltre 500 chilometri a sud di Ceuta, sulla costa atlantica, una delle città che registra da anni uno dei più alti flussi migratori di giovani marocchini nel tentativo di raggiungere con qualsiasi mezzo l’Europa. Omar se ne è andato da casa, con l’intenzione di arrivare a Castillejos e poi a Ceuta, alcuni giorni prima della segnalazione di scomparsa. Da quel momento non se ne è saputo più nulla. Al quotidiano spagnolo la famiglia si è rivolta, diffondendo anche la foto e il numero telefonico, dopo che la denuncia di scomparsa presentata alle autorità marocchine è rimasta senza esito.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Maiorca), 22-23 agosto 2025

Dodici scomparsi in mare su una barca rimasta alla deriva per una settimana lungo la rotta tra l’Algeria e le Baleari. Quattordici i superstiti tutti migranti maghrebini come le vittime. La barca, uno scafo bianco in fibra con un motore da 60 cavalli, era partito da Boumerdes, circa 50 chilometri a est di Algeri, nelle prime ore di domenica 17 agosto. Da allora se ne sono perse le tracce. Le prime segnalazioni della scomparsa sono state lanciate tra mercoledì 20 e giovedì 21 dalla Ong Cipimd e da Alarm Phone. Le operazioni di ricerca non hanno dato esito fino alla serata di venerdì 22 quando la barca è stata avvistata alla deriva a sud est di Maiorca e Cabrera da un aereo del Salvamento Maritimo. Una motovedetta della Guardia Civil la ha intercettata alle 18,45, constatando che a bordo erano rimaste solo 14 persone, una delle quali in condizioni critiche, tanto da dover essere evacuata in elicottero per il ricovero urgente in ospedale per disidratazione e sfinimento fisico. I superstiti hanno riferito che gli altri 12 compagni, rimasta la barca in balia del mare, o erano caduti o si erano gettati in mare nel tentativo di salvarsi a nuoto. Le ricerche per rintracciarli non hanno dato esito.

(Fonte: Europa Press, Diario de Maiorca, Ong Cipimd, Alarm Phone).

Algeria-Spagna (Baleari), 24 agosto 2025

Un algerino di 39 anni, Brahim Bakail, risulta disperso in mare sulla rotta per le Baleari. La sua scomparsa è stata segnalata alla Ong spagnola Cipimd, che si occupa della ricerca dei migranti morti o scomparsi, dai familiari. Secondo la denuncia, Brahim è partito dalla costa algerina il 14 agosto su una piccola barca e sarebbe caduto in mare in circostanze poco chiare senza che peraltro, a quanto pare, le altre persone a bordo ne abbiano segnalato la scomparsa. Dopo aver atteso invano un contatto, la famiglia ha iniziato le ricerche, coinvolgendo appunto anche la Ong spagnola e diffondendo sul web avvisi e foto.

(Fonte: Ong Cipimd)   

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 agosto 2025   

La Guardia Civil di Ceuta ha recuperato il corpo di un migrante nelle acque antistati Playa del Chorrillo. Flottando nella baia a sud del porto commerciale, il cadavere si era impigliato nella rete anti meduse che protegge la spiaggia: per liberarlo sono dovuti intervenire i sommozzatori del gruppo Geas che lo hanno poi sbarcato sul molo del Servizio Maritimo della polizia, all’interno del porto dei pescatori, dove è stato sottoposto a un primo esame medico, preliminare all’autopsia commissionata dalla magistratura all’Istituto di Medicina Legale. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma si tratta di un giovane che indossava un costume da bagno scuro e una t-shirt. A giudicare dal punto in cui è stato trovato, deve essere uno dei numerosi migranti che hanno tentato la traversata da Castillejos.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 agosto 2025

Non si hanno più notizie di due giovani migranti che hanno tentato di raggiungere Ceuta da Castillejos. Nasser, 23 anni, algerino e Mourad Bokassa, marocchino. Si tratta di due casi distinti anche se sono emersi quasi contemporaneamente, nella serata di lunedì 25 agosto, in seguito alla segnalazione fatta dai loro familiari alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. Nasser, secondo quanto hanno potuto ricostruire i parenti, ha tentato la traversata il 22 agosto, all’altezza del varco del Tarajal, approfittando della giornata di fitta nebbia in tutta la zona per eludere la sorveglianza della polizia. Era con almeno due amici che sono riusciti ad arrivare. Di lui si è persa ogni traccia. Morad Bokassa risulta disperso dal 17-18 agosto. I familiari hanno deciso di appellarsi alla redazione del Faro dopo averlo cercato invano, rivolgendosi anche alle autorità marocchine.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Sabratha), 25-26 agosto 2025

Il corpo di un migrante è affiorato in mare, a pochi metri dalla riva, a Mellitah, qualche chilometro a ovest di Sabratha, all’altezza degli impianti del complesso petrolifero. Segnalato da alcuni abitanti del posto, è stato recuperato e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona da una squadra della Mezzaluna Rossa. Non è stato possibile identificarlo ma, anche se non sono note le circostanze precise, non ci sono dubbi che sia annegato nel tentativo di raggiungere l’Italia salpando da questo tratto di litorale sulla rotta per Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch

Marocco-Spagna (Al Hoceima), 26 agosto 2025

Il mare ha depositato il cadavere di un migrante in avanzato stato di decomposizione sulla spiaggia di Al Tayth, nei pressi di Al Oceima, oltre 120 chilometri a ovest di Nador. Per il recupero, su segnalazione di alcuni abitanti del posto, è intervenuta una squadra della Protezione Civile che, coadiuvata dalla Gendarmeria Reale, ha poi trasferito la salma nell’obitorio dell’ospedale regionale a disposizione della magistratura per le indagini e l’eventuale identificazione. A giudicare dal forte stato di degrado la morte risale a molti giorni prima del ritrovamento. Secondo la Procura, che ha disposto l’autopsia e il prelievo del Dna, si tratta di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere la Spagna in circostanze da chiarire.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia (Tobruk-Ajdabiya), 26 agosto 2025

Il cadavere di un migrante sudanese è stato trovato lungo la strada che partendo da Tobruk arriva ad Ajdabia, attraversando il Sahara in direzione sud ovest per circa 400 chilometri. Per il recupero, dopo la segnalazione arrivata alla stazione di polizia di Intilat al Baydan, a 130 chilometri da Ajdabiya, è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa che ha trasferito la salma nell’obitorio dell’ospedale di zona. La Procura ha avviato un’indagine per risalire alle circostanze della morte.

(Fonte: Libya Observer, Migrant Rescue Watch)

Libia (Gialo, Al Wahat Sahara), 26 agosto 2025

Quattro migranti sono morti e almeno altri 15 sono rimasti feriti nel ribaltamento di un pick-up che procedeva verso la costa, attraverso il Sahara, nella regione di Al Wahat. Nell’incidente è morto anche l’autista libico. A scoprire la tragedia è stata una pattuglia di polizia del Dipartimento di Investigazione Criminale in servizio di perlustrazione nel deserto, oltre 250 chilometri a sud di Ajdabiya, sulla linea di costa mediterranea. Quando gli agenti sono arrivati sul posto la tragedia era avvenuta da poco. Stando agli accertamenti, l’autista deve aver perso il controllo della guida a causa della strada dissestata e della forte velocità e il Toyota, finito fuori strada, si è rovesciato travolgendo e schiacciando i migranti ammassati sul piano di carico. Nessuno in pratica è rimasto illeso: tutti i superstiti, incluso l’aiutante dell’autista arrestato dopo le cure mediche, sono stati trasferiti all’ospedale di Gialo, a pochi chilometri di distanza sulla strada per Ajdabiya. Presso l’obitorio dello stesso ospedale sono state portate le cinque salme.

(Fonte: Libya Review)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 27 agosto 2025

Una squadra di sommozzatori gruppo Geas della Guardia Civil ha recuperato il cadavere di un migrante intrappolato nella rete anti meduse stesa a protezione della spiaggia del Recinto, a sud della penisola che delimita la baia del porto commerciale. A dare l’allarme è stato il personale del Servizio di Salvamento. Si tratta di un ragazzo molto giovane, molto probabilmente minorenne, che indossava solo un costume da bagno e un paio di pinne. Indosso non gli sono stati trovati documenti. Dopo una prima ispezione medica a terra, sul molo della base del Servizio Maritimo, la salma è stata trasferita dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’istituto di Medicina Legale per l’autopsia Stando al luogo del ritrovamento, c’è da ritenere che il ragazzo abbia tentato di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una spiaggia di Castillejos attraverso il valico di confine del Tarajal.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Gambia-Mauritania-Canarie (Banjul-Nouakchott), 27-28 agosto 2025  

Si è concluso con 144 vittime (70 cadaveri recuperati e 74 dispersi) il tentativo di oltre 160 migranti di raggiungere le Canarie dal Gambia. Soltanto 16 i superstiti. Erano a bordo di un grosso cayuco salpato dalla costa di Banjul. Tutti i migranti a bordo erano senegalesi o gambiani. Verosimilmente volevano raggiungere El Hierro, la più occidentale delle isole dell’arcipelago spagnolo, oltre 2.000 chilometri più a nord, percorrendo la rotta più distante dalla costa e la meno sorvegliata dalla Guardia Costiera senegalese e mauritana. La tragedia è avvenuta dopo circa 700 chilometri di navigazione, a meno di metà strada, in pieno oceano, all’altezza del porto di Tanit, 60 chilometri a nord di Nouakchott, a non grande distanza dalla riva. E’ verosimile che a provocarla siano state le cattive condizioni del mare, aggravate dal sovraccarico della piroga. L’allarme è scattato quando alcuni corpi sono stati trascinati sulla spiaggia dalla corrente ma a quel punto la maggior parte degli oltre 160 migranti a bordo erano morti o dispersi. Oltre ai 16 naufraghi ancora in vita, i soccorritori sono riusciti inizialmente a recuperare 20 salme, poi altre 20 incluse alcune spiaggiate e infine una settantina. Per alcuni dei superstiti, in stato di forte ipotermia, è stato necessario il ricovero, pur non essendo in pericolo di vita.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Canarias Ahora, La Provincia Canarias, Anadolu Agency, Infomigrants, Cridem, Dakaractu.com, Alarm Phone, Al Arabiya, Le Quotidien, La Presse, Le Figaro, Le Monde)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Minorca), 29 agosto 2025

Quattro migranti nigeriani sono morti di sete e di stenti su una barca rimasta per 18 giorni alla deriva sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Altri 11, benché fisicamente allo stremo, si sono salvati. La barca, uno scafo in fibra di appena 5 metri con un piccolo motore fuoribordo, era partita da Boumerdes, circa 50 chilometri a est di Algeri, intorno al 10 agosto, puntando verso Maiorca. Durante la navigazione, forse a causa anche delle condizioni meteomarine sfavorevoli, hanno perso la rotta ed hanno vagato alla deriva in direzione di Minorca, esaurendo rapidamente le scorte d’acqua e di cibo oltre che il carburante. Un’agonia durata quasi tre settimane alla quale quattro del gruppo non sono sopravvissuti e che è terminata solo quando, nella serata di venerdì 29 agosto, la barca è stata casualmente avvistata 35 miglia a sud est di Minorca da un veliero da diporto francese, che ha dato l’allarme. Per i primi soccorsi e il recupero dei naufraghi è intervenuta la nave Antares del Salvamento Maritimo che, in collaborazione con la Guardia Civil, ha trasferito gli undici trovati ancora in vita nel porto di Mao, affidandoli alle cure di una equipe della Croce Rossa che li attendeva per interventi d’urgenza sul molo. Per tre di loro, in stato critico, è stato necessario il ricovero nell’ospedale Mateu Orfila di Minorca; gli altri 8 sono stati curati nel centro medico di Mao. I superstiti hanno riferito di aver centellinato le scarse riserve di cibo e, quando l’acqua è terminata, di aver combattuto la sete bevendo qualche sorso di acqua di mare. E’ la prima volta, da anni, che una barca di migranti arriva a Minorca.

(Fonte: Ong Cipimd, Menorca Info, Mercaaldia.com)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 29 agosto 2025

Un giovane marocchino, Bilal, risulta disperso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata dai familiari al quotidiano El Faro, lanciando un appello di ricerca corredato di foto e recapiti telefonici. Secondo quanto è stato riferito alla redazione, il ragazzo, originario di El Jadida, oltre 500 chilometri a sud ovest di Ceuta, ha lasciato la sua casa il 17 agosto, raggiungendo Castillejos per tentare la traversata del confine via mare dal valico del Tarajal. A quanto pare era con un amico che sarebbe riuscito ad approdare nel territorio spagnolo ma di cui la famiglia non conosce l’identità e che, in ogni caso, non ha stabilito alcun contatto dopo la scomparsa di Bilal. La decisione di rivolgersi a El Faro è maturata dopo che la denuncia fatta alle autorità marocchine è rimasta senza esito.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Playa Ifri Ifonasen, Amjaw), 30 agosto 2025

Il mare ha trascinato il corpo di un uomo ai piedi di una scogliera sul litorale di Ifri Ifonasen, nel comune di Amiaw, una trentina di chilometri a ovest di Nador. Segnalato da alcuni abitanti del posto, è stato recuperato da una squadra della Protezione Civile che lo ha poi trasferito presso l’obitorio dell’ospedale Hassan II di Nador. La Procura ha aperto un’indagine e disposto un’autopsia. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un migrante morto nel tentativo di raggiungere la Spagna

(Fonte: Nadorcity.com)

Turchia-Grecia (Mavros Kavos, Rodi), 30 agosto 2025

Due profughi, un uomo e una ragazza, sono annegati in un naufragio avvenuto a breve distanza dalla costa sud orientale di Rodi, quasi al momento dello sbarco. Erano con altre decine di profughi su una barca salpata verosimilmente dalla costa anatolica del distretto di Fethiye, a nord di Kas. La tragedia è stata comunicata prima dell’alba ad Alarm Phone dai superstiti, un gruppo di oltre 40 persone, che si erano rifugiati in una chiesa poco distante, precisando che, oltre alle due vittime, rimaste sulla spiaggia di Mavros Kavos, nel naufragio diversi di loro erano rimasti feriti. La conferma è arrivata poche ore dopo dalla polizia, che ha scoperto i due cadaveri sulla spiaggia e, dopo aver intercettato nei pressi almeno tre profughi che si erano fermati nella zona, ne ha trovati altri 38 più a sud, nei pressi del villaggio di Gennadi. Le salme sono state trasferite nell’obitorio dell’ospedale di Rodi. I superstiti in un centro d’accoglienza.

(Fonte: Alarm Phone, Ana Mpa, Ekathimerini)

Libia (Tobruk), 30 agosto 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato sul litorale di Al Zeitoum, pochi chilometri a ovest di Tobruk. Su segnalazione della polizia, pe ril recupero sono intervenuti una squadra della Mezzaluna Rossa e alcuni volontari della Al Abireen Foundation, che l’hanno trasferito nell’obitorio del centro medico di Tobruk per il completamento delle indagini prima della sepoltura. A giudicare dal forte stato di degrado della salma, la morte risale a molti giorni prima del ritrovamento. Si ritiene che l’uomo sia annegato in un naufragio avvenuto lungo la rotta tra la Cirenaica e l’isola greca di Creta.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)   

Algeria (Algeri), 31 agosto 2025

Un giovane profugo, Modu Njie, originario di Barra, all’estremità settentrionale della foce del Gambia, è morto ad Algeri precipitando da un edificio di cinque piani nel tentativo di sottrarsi a una retata della polizia. La tragedia si è verificata venerdì 29 ma se ne è avuta notizia, grazie a una segnalazione fatta alla Ong Refugees in Libya, solo due giorni dopo, domenica 31. Il ragazzo, arrivato da tempo ad Algeri con la speranza di trovare un imbarco per la Spagna, era in casa quando gli agenti hanno fatto irruzione nell’edificio dove, a quanto pare, avevano trovato alloggio numerosi migranti. La polizia sostiene che si sia suicidato gettandosi dal quinto piano, ma i compagni dicono che, nella foga di sottrarsi alla cattura per non essere deportato nel Sahara, oltre il confine con il Niger, sia precipitato accidentalmente, rimanendo ucciso sul colpo. “La morte di Modu Njie – ha denunciato Refugees in Libya – è la conseguenza diretta della violenza sistematica, delle espulsioni e degli abusi quotidiani subiti da profughi e migranti in Algeria da parte delle forze di polizia e delle autorità”.

(Fonte: Ong Refugees in Libya)

Turchia-Grecia (Agathonisi), 31 agosto 2025

Una giovane profuga è annegata durante lo sbarco nella piccola isola di Agathonisi, nel Dodecaneso. Era con altri 26 profughi su una barca salpata dalla vicina costa turca del distretto di Didim. L’intero gruppo si è fermato sulla spiaggia dove aveva toccato terra prima dell’alba e dove lo ha poi trovato una unità della Guardia Costiera. Fermati e identificati, i profughi sono stati trasferiti con un ferry di linea a Pythagorio, sull’isola di Samos, circa 50 chilometri più a nord e condotti poi nel centro di accoglienza dell’isola. Sullo stesso traghetto è stata caricata la salma della giovane per trasportarla nell’obitorio dell’ospedale generale di Samo a disposizione della magistratura, che ha disposto un’autopsia. Non è stata resa nota la nazionalità né della ragazza né degli altri profughi.

(Fonte: Ana Mpa, Efsyn)   

Marocco-Spagna (spiaggia di El Qalat, Beni Bougafer), 1 settembre 2025

La Mezzaluna Rossa, su segnalazione della polizia, ha recuperato il cadavere di un migrante a pochi metri dalla battigia della spiaggia di El Qalat, nel comune di Bougafer, a ovest di Nador. Aveva indosso solo un costume da bagno. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma si ritiene che si tratti di un giovane annegato nel tentativo di raggiungere a nuoto Melilla. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale Hassan II di Nador in attesa del completamento delle indagini disposte dalla magistratura. A giudicare dal forte stato di degrado, la morte dovrebbe risalire a molti giorni prima del ritrovamento.

(Fonte: Nadorcity.com)  

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 2 settembre 2025

Due vittime a sud di Lampedusa, nel Canale di Sicilia, su un barcone di 10 metri con 51 persone soccorso dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera. Uno è un giovane bengalese il cui cadavere è stato trovato a bordo: i compagni hanno riferito che era morto per aver inalato a lungo, sul fondo dello scafo, i gas di scarico del motore. L’altro migrante è scomparso in mare cadendo fuoribordo prima dell’arrivo dei soccorsi. I sopravvissuti, tra cui due donne e un minore, risultano provenienti da Egitto, Bangladesh, Eritrea, Etiopia, Siria e Sudan. Hanno riferito di essere partiti nella tarda serata del 27 agosto da Zuwara, 115 chilometri a ovest di Tripoli e di essere dunque rimasti in mare per quasi una settimana prima di essere intercettati dalle motovedette italiane. Dopo lo sbarco al molo Favarolo sono stati tutti trasferiti nell’hot spot di contrada Imbriacola, mentre la salma è stata trasportata nell’obitorio del cimitero di Cala Pisana.

(Fonte: Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia)

Senegal-Spagna (Gran Canaria), 2 settembre 2025

Settantadue morti, gettati in mare o uccisi dai compagni, su un grosso cayuco soccorso dal Salvamento Maritimo spagnolo a sud di Gran Canaria. La strage risale a prima di domenica 24 agosto, quando il barcone è stato intercettato a 429 chilometri dall’arcipelago spagnolo, ma se ne è avuta notizia solo martedì 2 febbraio, in seguito all’arresto di 16 uomini accusati degli omicidi in serie da parte della Procura che aveva aperto un’inchiesta sulla base di un numero crescente di testimonianze rese dai superstiti. Il cayuco era partito intorno al 10 agosto dal Senegal. Un guasto al motore lo ha lasciato in balia dell’Atlantico per una quindicina di giorni, finché è stato avvistato, la mattina di sabato 23, dal Teos, un cargo con bandiera delle Barbados, che ha lanciato l’allarme al centro nazionale spagnolo di soccorso. Da Gran Canaria è partita per il recupero la guardamar Talia, che ha raggiunto il barcone la mattina di domenica 24, portando in salvo nel porto di Arguineguim tutti i 248 migranti trovati a bordo, senegalesi e gambiani, tra cui numerose donne, due bebè e vari bambini. Sembrava la fortunata conclusione di una difficile operazione di soccorso. I dati corrispondevano in linea di massima con quelli di un barcone disperso, dopo essere partito dal Senegal, segnalato dalla Ong Caminando Fronteras.  La realtà della strage è emersa progressivamente nei giorni successivi grazie ai racconti dapprima di qualcuno e poi di un numero crescente di superstiti. Il massacro è iniziato dopo che il motore è andato in panne e il cayuco, su cui si erano imbarcate almeno 320 persone, è rimasto in balia del mare, con le scorte di acqua e di cibo che si stavano esaurendo rapidamente. “Alcuni giovani – hanno riferito i testimoni – hanno cominciato a incolpare del blocco della barca diverse decine dei migranti a bordo, accusandoli di stregoneria, fino a che hanno cominciato ad ucciderli”. In tutto, tenendo conto che al momento dei soccorsi a bordo c’erano 248 persone, sono stati uccisi a sangue freddo 72 migranti, in parte massacrati di botte o coltellate e poi gettati in acqua, in parte scaraventati in mare e condannati ad annegare. La paura ha poi impedito agli altri di parlare al momento dei soccorsi e subito dopo lo sbarco, ma nei giorni successivi sempre più superstiti hanno trovato la forza di raccontare quanto era accaduto, facendo aprire un’inchiesta che ha avuto una prima conclusione il 2 febbraio con l’arresto e la carcerazione di 16 giovani subsahariani. Pesanti indizi sono emersi inoltre a carico di diversi altri migranti, per un totale che oscilla tra i 20 e i 30 complessivi, tra i fermati e i sospetti, tutti rintracciati dalla polizia nei centri di accoglienza delle Canarie dove erano stati trasferiti dopo lo sbarco. Non si tratterebbe del primo caso di omicidi in serie di migranti, sui barconi della rotta atlantica, dovuti alla superstizione: il giudice istruttore di El Hierro ha aperto due inchieste analoghe a quella di Gran Canaria, incaricando delle indagini la Guardia Civil.

(Fonte: El Diario, Daily News, Canarias Ahora, Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Dakaractu.com)

Marocco-Spagna (Playa Tzaghine, Driouch), 2 settembre 2025

Il corpo di un migrante è affiorato sulla spiaggia di Tzaghine, municipio di Driouch, una sessantina di chilometri a ovest di Nador. Si tratta di un giovane apparentremente sui 20 anni, che a giudicare dall’avanzato stato di degrado e dai lineamenti alterati è rimasto in mare per lungo tempo prima del ritrovamento. Dopo un sopralluogo della Gendarmeria Reale pe ril recupero è intervenuta una squadra della Protezione Civile che ha trasferito la salma presso l’obitorio dell’ospedale Hassan II di Nador per l’autopsia. Si ritiene che si tratti della vittima di un naufragio sulla rotta verso la Spagna o di un tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave di Melilla.

(Fonte: Nadorcity.com)

Algeria-Spagna (Maiorca), 2-3 settembre 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato sei miglia al largo di Cala Figuera, sulla costa meridionale di Maiorca. La segnalazione è arrivata intorno alle 19 alla centrale dei servizi d’emergenza che hanno mobilitato per il recupero il servizio speciale sommozzatori della Guardia Civil (Geas). Una motovedetta ha completato l’operazione di ricerca nelle ore successive: sbarcata nel porto di Maiorca, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’Istituto di Medicina legale. Non sono stati trovati documenti o altri indizi per poterlo identificare, ma si ritiene che si tratti di un giovane, molto probabilmente algerino, che era su una delle numerose barche che nei giorni precedenti sono arrivate o hanno tentato di raggiungere le Baleari. Una di queste barche, tra l’altro, è stata trovata vuota e senza i segnali di un “avvenuto soccorso”, una circostanza che fa temere che i migranti che erano a bordo possano essersi persi in mare prima di raggiungere l’arcipelago.

(Fonte: Europa Press, Ultima Hora, Diario de Majorca, Majorca Diario, Ong Cipimd)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 2-3 settembre 2025

Ventitre vittime (un cadavere recuperato e 22 migranti dispersi) in un naufragio sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Erano su una barca che ha lasciato la costa libica martedì 2 settembre da Bab Al Zaitoum, 15 chilometri a est di Tobruk e circa 130 dal confine con l’Egitto. Il naufragio è avvenuto dopo qualche decina di miglia, durante la notte: il motore è andato in panne e lo scafo, ormai ingovernabile, si è rovesciato. Quando sono arrivati i soccorsi quasi tutti i naufraghi erano scomparsi in mare: la Guardia Costiera di Tobruk ne ha trovati solo 9 ancora in vita e durante la ricerca degli altri ha individuato e recuperato un solo cadavere. I superstiti e la salma sono stati sbarcati a Tobruk. L’intero gruppo (vittime superstiti) veniva dall’Egitto o dalla Siria.

(Fonte: Associated Press, Denver7.com, Business Standard)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 3 settembre 2025      

Sette migranti scomparsi in mare sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. Erano con altri 41 migranti su un gommone salpato dal litorale di Zuwara tra il 26 e il 27 agosto. Dopo due giorni di navigazione il natante è andato in avaria ed è rimasto in balia del mare, a nord della zona Sar libica, acque internazionali, fino a quando i 41 trovati a bordo sono stati soccorsi e recuperati dal mercantile Maridive. Da quel momento sono rimasti per cinque giorni a bordo della nave, dove sono finiti i viveri senza che le autorità italiane o maltesi dessero alcuna indicazione per lo sbarco, tanto che a un certo punto si è temuto che potessero essere sbrcati in Tunisia. La situazione si è sbloccata quando li ha prelevati la nave ong Aurora, che ha fatto rotta verso Lampedusa, dove è arrivata prima dell’alba di mercoledì 3 settembre. Al momento dello sbarco sul molo Favarolo i naufraghi hanno segnalato che rispetto al gruppo imbarcato a Zuwara mancavano sette persone, cadute fuoribordo e scomparse in mare prima dei soccorsi condotti dalla Maridive. A parte alcuni malesi, sia i dispersi che i superstiti sono originari di paesi africani: Eritrea, Etiopia e Sudan. Secondo quanto hanno riferito molti di loro hanno pagato 950 euro ciascuno per la traversata.

(Fonte: Il Giornale di Sicilia, Agrigentonotizie, Agenzia Ansa, La Sicilia)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 3 settembre 2025

Il cadavere di un migrante è affiorato nelle prime ore del mattino nella baia di Ceuta di fronte al faro di Punta Altina, la zona più occidentale della pernisola che delimita l’area del porto commerciale da sud. Si tratta di un uomo di giovane età che indossava un costume da bagno ma senza muta da sub. Per il recupero sono intervenute da terra una pattuglia della Guardia Civil e via mare una unità del gruppo sommozzatori (Geas). Allo sbarco la salma è stata ispezionata da un medico forense e poi trasferita nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione, ma a giudicare dall’avanzato stato di degrado l’uomo deve essere morto molto tempo prima del ritrovamento, tentando di entrare a Ceuta via mare, attraverso il varco del Tarajal, verosimilmente da una spiaggia di Castillejos.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Cabo de Gata, Almeria), 3 settembre 2025

Sul litorale del parco di Cabo de Gata, nei pressi di Almeria, sono stati recuperati nelle prime ore del mattino i corpi senza vita di 7 migranti. I primi 6 erano nella zona di Carboneras, spiaggiati o a pochi metri dalla riva. L’allarme è scattato dopo dopo una serie di segnalazioni alla centrale del numero di emergenza 112: due sono stati recuperati intorno alle 8 a Playa Las Marinicas da personale della Protezione Civile; gli altri 4 da sommozzatori della Guardia Civil (Geas), progressivamente fino alle 13, a Playa El Corral e a Playa de Los Muertos. Il settimo, recuperato sempre dal Geas, era invece isolato a Playa de Las Salinas. Secondo la polizia sono vittime di sbarchi da due phantom, i motoscafi veloci usati per il traffico di uomini e di droga, che si fermano solo per pochi istanti, costringendo spesso i migranti trasportati a gettarsi in mare a diveris metri dalla spiaggia anche quando non sanno nuotare. Del primo sbarco, quello con 6 vittime, non si sa molto. Con il secondo, oltre alla vittima, sarebbero arrivati 37 algerini, tra cui 2 donne e 3 minorenni. Prima dell’alba ci sono stati altri sbarchi tra Mojacar e Nijar, per un totale di quasi 70 persone.

Aggiornamento 5 settembre: un altro cadavere. Il cadavere di un altro algerino, l’ottavo, è stato trovato sul litorale di Cabo de Gata nella stessa zona dove sono affiorati gli altri 6. Finora si è riusciti a identificarne solo 6: un ragazzo di 16 anni che era nel primo phantom e il giovane, con una mano mutilata, unica vittima accertata finora del secondo phantom, quello giunta a Playa de Las Salinas.

Aggiornamento 8 settembre: ancora un cadavere. E’ stato trovato il corpo di un altro algerino che era su uno dei phantom arrivati nelle prime ore di mercoledì 3 settembre sulla costa di Cabo de Gata. Era su una spiaggia di Torreon, a circa 4,5 chilometri di distanza da quella di Almadraba de Monteleva dove è affiorato l’ottavo cadavere. Si ritiene che queste due vittime fossero nello stesso gruppo del giovane recuperato senza vita a Playa de Las Salinas.

(Fonte: Helena Maleno Caminando Fronteras, Ong Cipimd, Europa Press, La Voz de Almeria. Aggiornamenti: Ong Cipimd, Europa Press)

Algeria-Spagna (Ain-Benian-Alicante), 3 settembre 2025

Erano in 8, tutti harraga algerini. Volevano raggiungere le Baleari su una piccola barca con un motore fuoribordo salpata da Ain Benian, meno di 20 chilometri a ovest di Algeri, ma hanno perso la rotta ed esaurita la benzina sono rimasti in balia del mare per due settimane. Un’agonia durante la quale cinque di loro sono morti di sete e di stenti. Gli altri tre si sono salvati grazie all’intervento di una nave mercantile che, avvistata casualmente la barca alla deriva, 35 miglia a sud est di Alicante, senza alcun segno di vita a bordo, ha dato l’allarme alla centrale operativa del Salvamento Maritimo. Per i soccorsi è intervenuta la salvamar Leo, che ha recuperato i tre, privi ormai di forze e in stato di semi incoscienza, avvertendo il comando che c’erano dei naufraghi in condizioni critiche ed era necessario predisporre un’assitenza medica d’urgenza fin dallo sbarco. Appena a terra i tre sono stati trasferiti in ospedale con forti sintomi di disidratazione e malnutrizione, oltre che ustioni di secondo grado in più parti del corpo. Nonostante le loro condizioni sono comuqnue riusciti a riferire che erano in mare da almeno quattordici giorni e che cinque compagni non ce l’avevano fatta a sopravvivere e i loro corpi si erano persi in mare.

(Fonte: Ong Cipimd, Helena Maleno Caminando Fronteras, Sito web Salvamneto Maritimo)

Algeria-Marocco-Spagna (Saidia), 3 settembre 2025

Il cadavere di un harraga algerino è stato trascinato dal mare sul litorale marocchino ai margini del confine con l’Algeria, nel territorio di Saidia ma a breve distanza da marsa Ben Maidi, la prima città marocchina sulla costa al di là della linea di frontiera. Aveva indosso un paio di pantaloncini da bagno di colore blu e un marsupio di plastica nero impermeabile nel quale sono stati trovati dei documenti. Per il recupero, su indicazione della gendarmeria, è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa. A giudicare dal forte stato di degrado, la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento della salma. Da questo tratto di costa non sono infrequenti le partenze di barche con migranti algerini e marocchini verso le Baleari.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Cherchell-Ibiza), 3-4 settembre 2025

Due ragazzi algerini sono morti sulla rotta per le Baleari. Partiti domenica 31 agosto, insieme a 6 amici, da Cherchell, 90 chilometri a ovest di Algeri, se ne sono perse le tracce dopo poche ore. Il primo allarme è stato lanciato già la mattina di lunedì primo settembre dalla piattaforma di soccorso Alarm Phone, avvertita da alcuni familiari. Le ricerche non hanno dato esito fino a mercoledì 3, quando la barca, un piccolo scafo in fibra azzurro e bianco con un motore da 40 cavalli, è stata avvistata alla deriva al largo di Ibiza, ma con sole 6 persone. Per i soccorsi è intervenuta la Guardia Civil. Al momento dello sbarco, a Ibiza, i superstiti hanno riferito che i loro due compagni, quando la loro barca si era bloccata, si erano gettati in mare per cercare di raggiungere a nuoto la riva che si scorgeva in lontananza e che da quel momento se ne era persa ogni traccia. Le ricerche condotte nella zona per ritrovarli dal Salvamento Maritimo non hanno sato esito.

(Fonte: Ong Cipimd)

Lituania (foresta di Marcinkonys, Varena), 4 settembre 2025

Il cadavere di un migrante di circa 40 anni è stato recuperato in una foresta della zona di Marcinkonys, 20 chilometri circa a sud est della città distrettuale di Varena, in Lituania, vicino alla linea di confine con la Bielorussia. Non è stato identificato ufficialmente ma si tratta di un profugo iraniano la cui scomparsa era stata denunciata da Sienos Grupè, una organizzazione che si occupa dell’assistenza ai migranti lungo la fascia di frontiera. A ritrovare il corpo, il 4 settembre, durante un servizio di perlustrazione, è stata una pattuglia di polizia. La portavoce del comando di Alytus, Kristina Januleviciene, pur riferendo il giorno stesso che doveva essere un migrante irregolare, ha precisato che si stava cercando di stabilirne l’identità. Circa due settimane prima, tuttavia, proprio nella zona di Marcinkonys erano stati arrestati due profughi iraniani, un uomo e una donna, che si nascondevano o si erano persi nel bosco da almeno due o tre giorni. La donna, in particolare, era in gravi condiizoni, tanto da dover essere ricoverata in ospedale. Appresa la notizia del fermo della coppia, i volontari di Sienos Grupè avevano comunicato alla polizia di aver avuto la segnalazione della scomparsa di 3 profughi: uno di loro, dunque, risultava scomparso e occorreva cercarlo nella foresta per prestargli eventualmente soccorso come era stato necessario fare pe rla donna. “Ad inviarci questa segnalazione – ha denunciato la Ong – sono stati alcuni familiari dei tre profughi. Abbiamo tentato di telefonare alle guardie di frontiera ma all’avamposto nessuno ha risposto. Allora abbiamo inviato un Sms, indicando anche le coordinate geografiche. Un paio di ore più tardi dall’avamposto ci hanno comunicato di aver controllato senza però trovare nessuno…” La successiva scoperta del cadavere, il 4 settembre, ha confermato che la segnalazione della Ong aveva fondamento.

(Fonte: Kyiv Unn)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 5 settembre 2025

I cadaveri di due migranti sono affiorati nelle acque della baia di Ceuta a poche ore e a poche centinaia di metri di distanza l’uno dall’altro. Il primo è stato avvistato poco dopo le nove all’altezza della spiaggia del Recinto. L’intervento di recupero da parte di alcuni sommozzatori del Geas si è concluso nell’arco di un’ora circa, conil trasferimento della salma presso l’obitorio dell’Istituto di Mediina Legale. Si tratta di un ragazzo, probabilmente minorenne, che indossava un costume da bagno verde con sopra un paio di pantaloni, una camicia rossa, pinne ai piedi e assicurato alla vita un galleggiante a cui aggrapparsi durante la traversata. La morte non dovrebbe risalire a molto tempo prima del ritrovamento. Erano ancora in corso gli accertamenti su questa vittima quando, verso le 13, è stato segnalato un altro cadavere, sempre nella baia a sud della penisola che delimita l’area del porto commerciale ma di fronte alla spiaggia del Recinto, un chilometro circa più a ovest rispetto al primo. Anche in questo caso del recupero si è occupasta una unità del Geas, che ha sbarcato la salma sul molo del Servizio Maritimo, dove è stata prelevata dalla polizia morturaria per trasferirla all’Istituto di Medicina Legale. Ancora una volta un ragazzo molto giovane, ma in questo caso con normali abiti da passeggio, una circostanza che potrebbe indicare che il giovane non avrebbe tentato tutta la traversata a nuoto ma potrebbe aver superato al largo la linea di frontiera su una barca che poi si sarebbe avvicinata il più possibile alla riva in modo da consentirgli di affrontare a nuoto per approdare solo ultimo tratto. In entrambi i casi si ritiene comunque che i due giovani siano partiti da Castillejos.

Aggiornamento 10-11 settembre: identificati i cadaveri. Le due vittime sono due minorenni marocchini, Tawfiq e Mohamed, entrambi quindicenni, amici da sempre, residenti a Oued Laou, nella provincia di Tetouan. Se ne erano andati da casa giovedì 28 agosto, raggiungendo insieme Castillejos, circa 80 chilometri più a nord. Da quel momento se ne sono perse le tracce. E’ verosimile che abbiano tentato l’impresa quella sera stessa. I familiari hanno subito sospettato che potessero essere i due giovani trovati senza vita venerdì 5 settembre. La conferma si è avuta mercoledì 10 settembre quando alcuni familiari, che ne avevano denunciato la scomparsa domenica 7, lanciando ancheun appello di ricerca attraverso la redazione de El Faro, sono arrivati a Ceuta, portando foto e documenti.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Algeria-Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 5 settembre 2025

Si è persa ogni traccia un giovane harraga algerino che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto: Hamza Doudou, proveniente da Setif, nell’Algeria orientale, oltre 250 chilometri a est di Algeri. Si sa per certo che puntava su Castillejos per cercare di superare la linea di frontiera via mare oltre il valico del Tarajal. Non è noto però quando abbia preso il largo e se era da solo o con qualche compagno algerino o marocchino. Sta di fatto che, allarmati dalla mancanza di notizie o contatti, i familiari hanno lanciato un appello di ricerca attraverso la Ong spagnola Cipimd, che a sua volta ha diramato la notizia sulla rete web, chiedendo aiuto e informazioni anche ad altre associazioni. Non risulta che siano arrivate risposte o indicazioni.

(Fonte: Ong Cipimd)

Turchia-Grecia (Badavut-Lesbo), 7 settembre 2025

Cinque profughi sono annegati e uno risulta disperso in mare in seguito alla collisione in piena velocità della barca su cui viaggiavano dalla costa anatolica verso l’isola di Lesbo con una motovedetta delll Guardia Costiera turca. Un altro è stato recuperato in condizioni critiche. La barca aveva preso il largo dal litorale del distretto di Ayvalik, distante pochi chilometri dalla costa orientale di Lesbo. Era ancora nelle acque turche, all’altezza della spiaggia di Badavut, 10 chilometri a sud ovest di Ayvalik, quando è stata intercettata dalla motovedetta durante un servizio di pattugliamento di routine. Secondo le autorità turche, il pilota avrebbe accelerato finendo contro la fiancata della nave militare nel tentativo di sottrarsi alla cattura, ma gli osservatori di alcuni gruppi umanitari fanno notare come appaia poco credibile che una barca piccola come quella dei profughi possa aver volutamente speronato una unità di una stazza molto maggiore come la motovedetta e ricordano che negli ultimi tempi la Guardia Costiera turca ha intensificato le tattiche di intercettazione ad alta velocità contro le barche dei migranti: “Una manovra aggressiva – denunciano – che comporta rischi estremi e, in alcuni casi, ha causato direttamente naiufragi e vittime”. Sta di fatto che, in seguito alla violenta collisione, quasi tutti i profughi sono stati sbalzati in acqua. I primi soccorsi sono arrivati dalla stessa motovedetta coinvolta nello scontro, coadiuvata poi da altre navi turche. Cinque naufraghi sono però morti prima che potessero raggiungerli e di un altro non è stata trovata traccia, mentre una donna, gravemente ferita, è stata trasportata nell’ospedale di Ayvalik. I 27 tratti in salvo, qualcuno con lievi ferite, sono stati presi in consegna dalla polizia subito dopo lo sbarco.

(Fonte: Aegean Boat Report, Agenzia Reuters, Daily Sabah, Marine Insight, Hurriyet Daily News, MariTimes Crimes, Maritime Executive. G Camptain, Infomigrants)

Algeria-Spagna (Kristel), 7 settembre 2025

Sette migranti (tra cui due donne e un neonato, figlio di una delle due) sono scomparsi in mare in seguito a un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e l’Andalusia. Cinque i sopravvissuti. La barca, uno scafo in fibradi colore blu lungo meno di 5 metri, con un motore furibordo da 40 cavalli, aveva preso il largo dal litorale di Kristel, meno di 30 chilometri a est di Orano, puntando presumibilmente verso la costa di Almeria. La tragedia si è verificata poco dopo la partenza, all’interno delle acque territoriali algerine. Non sono note circostanze precise: sta di fatto che lo scafo si è rovesciato ed è poi affondato, forse per una serie di concause: il mare mosso, l’inesperienza, il sovraccarico. Quando sono arrivati i primi soccorritori, dei 12 migranti che erano a bordo hanno trovato solo 5 naufraghi ancora in vita, tutti uomini. La notizia si è diffusa solo tre giorni dopo, mercoledì 10 settembre, grazie alla Ong spagnola Cipimd. Nessuna informazione da parte delle autorità algerine, che continuano a sottacere il grave fenomeno dell’emigrazione a cui sono spinti sempre più giovani.

(Fonte: Ong Cipid, Le Matin d’Algerie)

Libia-Italia (Lampedusa), 9 settembre 2025

Due migranti sono morti per aver respirato per ore gli scarichi del motore sul fondo di uno scafo di otto metri partito dalla Libia. Altri tre sono rimasti intossicati. A bordo, incluse le vittime, c’erano 46 egiziani, eritrei, etiopi, gambiani e algerini. Il barcone è stato intercettato dalla motovedetta V 1302 della Guardia di Finanza poche miglia a sud di Lampedusa. Subito dopo lo sbarco al molo Favarola, prima dell’alba di martedì 9 agosto, i tre intossicati sono stati ricoverati nel poliambulatorio dell’isola; gli altri destinati al centro di Contrada Imbriacola. I due cadaveri sono sttai trasferiti nell’obitorio del cimitero di Cala Pisana per essere sottoposti ad autopsia.

(Fonte: Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Ansa Sicilia)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 settembre 2025

Ancora un migrante morto cercando di raggiungere Ceuta a nuoto dal Marocco: secondo il rapporto della Guardia Civil è il ventisettesimo dall’inizio dell’anno, senza contare i numerosi casi dei dispersi segnalati dai familiari. Si tratta di un uomo adulto, marocchino, che indossava una muta da sub e pinne. Il suo corpo è stato trovato intorno alle dieci del mattino nelle acque della baia all’altezza della spiaggia Juan XXIII da una delle pattuglie di sommozzatori del Geas che per tutta la notte sono state impegnate a fronteggiare numerosi tentativi di accesso nel territorio spagnolo via mare oltre il valico del Tarajal, partendo dalle spiagge di Castillejos. La salma, dopo una prima ispezione sul molo del servizio di Salvamento Marittimo, è stata trasferita nell’obitorio dell’Istituto di Medicina legale. La sua scomparsa era stata segnalata qualche ora prima del ritrovamento da un altro marocchino arrivato a Ceuta durante la notte che aveva preso il largo con lui ma che durante la traversata lo aveva poi perso di vista.

Aggiornamento 12 settembre: identificato il corpo. Il giovane annegato si chiamava Mohamed El Haouzy, aveva 26 anni, era nato a Chaouen ma viveva a Qaa Asras, un villaggio in una zona semi desertica vicino a Oued Laou. La sua identificazione è stata possibile grazie all’aiuto dell’amico che ha tentato la traversata con lui. Figlio unico, orfano di padre, voleva raggiungere la Spagna per trovare un lavoro e aiutare la madre, della quale aveva portato cn sé la foto nella custodia impermeabile del cellulare. La famiglia ne ha richiesto il corpo per poterlo seppellire in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 settembre 2025

La redazione del quotidiano El Faro ha ricevuto nella giornata di venerdì 9 una serie di segnalazioni per la scomparsa di sei giovani che hanno cercato di raggiungere Ceuta a nuoto nell’arco dei dieci giorni precedenti. Si tratta di ragazzi di età compresa tra i 17 e i 20/22 anni, provenienti da varie città del Marocco ma tutti confluiti a Castillejos, in momenti e circostanze diverse, per affrontare la traversata superando il confine al largo del varco del Tarajal. Ismail Ben Masoud, 20 anni, di Tetouan, 45 chilometri a sud di Ceuta, sulla costa, ha tentato la traversata giovedì 4 settembre. Indossava una t-shir bianca e un paio di pantaloncini scuri sotto una muta da sub. L’amico che era con lui è stato avvistato e recuperato in acqua dalla polizia marocchina. Di Ismail non si è saputo più nulla. Mohamed Frihat, 17 anni, originario di Larache, circa 150 chilometri a sud di Castilleios, sulla costa atlantica, è il più giovane. Vestiva solo una maglietta bianca e pantaloncini grigi. Anche lui era con un amico. I due hanno tentato venerdì 5, il giorno forse di maggiore pressione, secondo la polizia, al confine del Tarajal. Da allora se ne sono perse le tracce mentre l’amico lo ha soccorso la gendarmeria marocchina. Hassan, 18 anni, era con due amici, Ali e un altro di cui non si conosce l’identità. Tutti provenienti da Beni Hassan, un villaggio dell’entroterra del Rif, provincia di Tetouan, a 240 chilometri da Castillejos. Secondo quanto ha riferito la famiglia (che ha fornito al Faro anche una sua foto insieme ad Ali), non si è saputo più nulla di lui e dei suoi due amici dall’inizio della settimana, tra lunedì 2 e martedì 3 settembre. Non risulta che fossero attrezzati con pinne e muta da sub: per quanto se ne sa, al momento della scomparsa Hassan indossava una camicia azzurra e pntalocincini. Seddik, il meno giovane dei sei, era quasi certamente da solo: per quanto ne sanno i familiari, i contatti si sono persi almeno dieci giorni prima della segnalazione fatta alla redazionme di El Faro, corredata da una foto, per un appello di ricerca.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Zawiya), 9 settembre 2025

Il cadavere di un migrante è stato trascinato dal mare su un tratto di litorale roccioso all’altezza di Al Mutrad, circa 15 chilometri a ovest di Zawiya e poco più di 50 da Tripoli. Segnalato alla polizia da abitanti del posto, lo ha recuperato una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito presso l’obitorio dell’ospedale di zona a disposizione della magistratura per il completamento delle procedure in vista della sepoltura. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare. A giudicare dallo stato di degrado della salma la morte risale a qualche giorno prima del ritrovamento. Non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato tentando di arrivare in Italia.

(Fonte: Migrant Reascue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 10 settembre 2025

I cadaveri di tre migranti sono affiorati nelle acque di Ceuta, in diversi punti della baia, nell’arco di appena sei ore, dalle 10 del mattino a poco dopo le 16. Sono tutti ragazzi giovani, sui vent’anni, e a giudicare dallo stato di conservazione, devono essere morti poche ore prima del ritrovamento, durante uno degli ultimi “assalti” in massa alla frontiera meridionale dell’enclave spagnola partiti dalle spiagge di Castillejos. San Amaro. Il primo era incastrato nella scogliera di San Amaro, ai piedi della collina Infanta Elena, sul versante settentrionale della penisola che delimita l’area del porto commerciale, un particolare che induce a ritenere che il ragazzo non abbia preso il largo a nuoto ma sia stato portato oltre la linea di frontiera da una barca da cui poi è sceso per compiere a nuoto solo l’ultimo tratto, già nelle acque spagnole. Aveva un galleggiante assicurato al corpo, pinne ai piedi e indosso un paio di pantaloni scuri e una t-shirt. A dare l’allarme sono stati alcuni passanti che stavano salendo verso l’altura di Hacho e hanno avvertito la Guardia Civil. Il recupero operato dai sommozzatori del Geas si è concluso poco dopo le 10,30 con il trasferimento della salma all’istituto di Medicina Legale. Morabito. Meno di 5 ore dopo, intorno alle 15, la secondo scoperta, ad opera di personale del servizio di salvamento ai piedi della collina del Morabito, di fronte alla spiaggia di Sarchal, sempre lungo la penisola del porto ma dalla parte opposta, sul versante sud. Anche in questo caso c’è da ritenere che sia arrivato nella baia con una barca o una moto d’acqua, in modo da compiere a nuoto solo il tratto di approdo fino alla riva. L’ipotesi è avvalorata dal fatto che, come il primo, pur avendo le pinne ai piedi, indossava abiti “da passeggio”: pantaloncini e t-shirt di colore rosso. Sarchal. Il terzo è stato scoperto dal motoscafo del Geas che, verso le 16, stava rientrando alla base, nel porto dei Pescatori, con a bordo il secondo cadavere: flottava vicino alla riva, sempre nella zona del Sarchal, ma circa 400 metri più a est, di fronte al vecchio carcere femminile. Al pari degli altri, non aveva muta da sub. Non è da escludere, dunque, che siano arrivati insieme sulla stessa barca. Nel pomeriggio sono stati trovati i documenti della prima vittima, intestati a un giovane di Tangeri. Potrebbe essere un indizio per identificare anche gli altir due.

Aggiornamento 18 settembre. E’ Mohamed Chadadi, un marocchino ventenne residente nel villaggio di Ghafsai, nella zona montana di Taounate, il giovane trovato senza vita nelle acque del Sarchal. I familiari, che avevano lanciato un appello di ricerca attraverso El Faro de Ceuta, lo hanno identificato il 18 settembre. Studente, voleva trovare lavoro in Spagna per aiutare la famiglia, di condizioni economiche molto precarie. I genitori ne hanno chiesto il trasferimento del corpo in Marocco per seppellirlo in paese. Per aiutarli ad affrontare le spese è stata lanciata una petizione sia in Marocco che a Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Nadorcity.com)

Algeria-Spagna (Formentera), 10 settembre 2025

Il cadavere di un migrante è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di Migjorn, all’altezza del villaggio di Ca Mari, sulla costa meridionale dell’isola di Formentera. A scoprirlo è stata una pattuglia della Guardia Civil in servizio di perlustrazione. Dopo i primi sopralluoghi sul posto, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale dell’isola. Il medico legale ha disposto l’autopsia ma lo stato di degrado è così avanzato che l’unica possibilità di una eventuale identificazione è legata all’analisi del Dna. La morte risale sicuramente ad alcune settimane addietro. Si tratta verosimilmente di un migrante che era su una delle barche partite dall’Algeria sulla rotta delle Baleari e scomparse o affondate molto prima del ritrovamento della salma.

(Fonte: Formentera News, Diario de Formentera, Ong Cipimd)

Tunisia (Tunisi), 11 settembre 2025

Una migrante proveniente dalla Sierra Leone, Hassanatu, poco più che ventenne, è morta in un ospedale di Tunisi. Arrivata in Tunisia da diversi mesi, ha atteso invano un’occasione per imbarcarsi verso l’Europa fino a che si è ammalata ed ha deciso allora di rivolgersi all’Oim per poter tornare a casa e ad altre organizzazioni per ricevere un’assistenza medica adeguata. Il suo nome è stato regolarmente registrato nella lista dei rimpatri volontari ma le procedure si sono rivelate più lunghe del previsto e nel frattempo le sue condizioni si sono aggravate sempre più rapidamente, tanto da dover essere ricoverata in un ospedale di Tunisisi, dove però non si è ripresa. Secondo la Ong Refugees in Libya l’assistenbza sarebbe stata tardiva e la ragazza condotta, quasi abbandonata, in ospedale quando era ormai troppo tardi.

(Fonte: Refugees in Tunisia)

Libia-Italia (Zawiya), 12 settembre 2025

Oltre a quello scoperto sul litorale di Al Mutrad (nota del 9 settembre: ndr), almeno altri 4 cadaveri di migranti sono affiorati sulla costa del distretto di Zawiya, 50/60 chilometri a ovest di Tripoli. Due sono stati trovati mercoledì 10 sulla spiaggia di Zawiya ovest e uno circa 48 ore dopo, il 12 settembre, nella zona di Al Gharbar, sempre a ovest di Zawiya. Per il recupero è intervenuta la Mezzaluna Rossa, che li ha trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di zona. Non sono emersi elementi utili per poterli identificare. In precedenza, domenica 7 settembre, un cadavere, anche questo rimasto senza nome né provenienza, era stato trovato nell’area di Bir al Ratum. Dalle autorità libiche non sono filtrate informazioni di alcun genere, ma il ritrovamento di 5 cadaveri in punti del litorale a breve distanza l’uno dall’altro e nell’arco di appena 5/6 giorni induce a temere che ci sia stato un nuovo “naufragio fantasma”, con un numero imprecisato di vittime tra morti e dispersi.

(Fonte: sito wen Tarik Lamloun giornalista, Alwasat, Libya Observer, Libya Update)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 12 settembre 2025

Altri 6 ragazzi marocchini risultano dispersi nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto partendo dalle spiagge di Castillejos. Si aggiungono ai 30 morti accertati dal primo gennaio, i cui cadaveri sono stati recuperati nelle acque spagnole, e a decine di casi analoghi denunciati dalle famiglie o per i quali sono stati lanciati appelli di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta. Anche per questi 6 i familiari si sono rivolti al Faro. Walid Shailak, originario di Larache, 150 chilometri a sud di Ceuta sulal costa atlantica, ha preso il largo a sud del valico del Tarajal insieme a un amico. Indossava un costume da bagno blu e aveva le pinne ai piedi. E’ stato il suo amico, intercettato dalla polizia, a informare la famiglia che ne aveva perso ogni traccia in mare. Lunedì 8, in circostanze diverse, sono sccmparsi due diciassetteni: Ayoub, di cui la famiglia non sa nemmeno come fosse vestito e se fosse solo o con altri, e Mohamed, proveniente da Larache, che indossava una camicia bianca e una tuta grigia. Adil Chtaibi, di Skhirat, vicino a Rabat, si sa per certo che è arrivato a Castillejos, dove la famiglia lo ha cercato a lungo senza fortuna. Per la traversata si era procurato una muta da sub. Riyad Jadiri era scomparso già da dieci giorni quando i familiari, andate a vuoto le ricerche fatte privatamente, si sono rivolti al Faro martedì 9 settembre. Infine, Ayman, 17 anni, di Sidi Slimane, oltre 270 chilometri a sud di Castillejos. Al Faro si era rivolta anche la famiglia di Mohamed El Haouzy, di Oued Laou, il giovane di 26 anni recuperato senza vita martedì 9 all’altezza della spiaggia Juan XXIII e identificato venerdì 12.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 13 settembre 2025

Almeno 60 vittime (1 cadavere recuperato e 59 migranti scomparsi in mare) sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Soltanto 13/14 i superstiti. Erano su un gommone salpato dalla costa di Tobruk, a 120 chilometri circa dal confine con l’Egitto. La tragedia è avvenuta poco dopo la partenza, a una quindicina di miglia dalla costa, poco al di fuori delle acque territoriali ma nella zona Sar libica. Nessuno, a quanto pare, se ne è accorto fino a quando è stato avvistato in mare il relitto del canotto (uno dei tubolari di galleggiamento e parte del fondo), al quale erano aggrappati 13/14 naufraghi. Per i soccorsi è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera, che ha preso a bordo i superstiti e recuperato nelle vicinanze un cadavere. Appena sono stati in grado di parlare i sopravvissuti, tutti quasi allo stremo, hanno riferito che erano partiti in 74 ma che decine di compagni erano scomparsi in mare al momento del naufragio o nelle ore successive, vinti dal freddo e dallo sfinimentio. A provocare l’affondamento potrebbero essere stato un cedimento dello scafo a causa del sovraccarico e delle condizioni del mare.

Aggiornamento 15 settembre: trovati 2 cadaveri. I cadaveri di due migranti riconducibili secondo la polizia al naufragio del gommone sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa sul litorale della Cirenaica fra Tobruk e il confine con la Libia: il primo a Kambot Beach, 60 chilometri a est di Tobruk e l’altro a Gabes Beach, 30 chilometri più a est.

Aggiornamento 17 settembre: 61 vittime e 11 in un altro naufragio. Secondo il rapporto dell’Unhcr Libya pubblicato giovedì 17 settembre i superstiti sono solo 13 ai quali va aggiunto, come quattordicesimo naufrago “recuperato”, il cadavere trovato sul relitto del gommone insieme ai naufraghi ancora in vita. Ne consegue che le vittime risultano una in più (61 e non 60): 58 dispersi, il corpo trovato al momento dei soccorsi e i 2 affiorati a est di Tobruk due giorni dopo (ammesso che, come ritiene la polizia libica, siano effettivamente riconducibili a questo naufragio). Sempre l’Unhcr, inoltre, ha sottolineato che questo è “il secondo tragico incidente al largo di Tobruk” nel giro di 24 ore. In un rapporto pubblicato alle 16,21 di mercoledì 16 settembre, infatti, aveva segnalato un altro naufragio sulla stessa rotta, con la scomparsa in mare di almeno 11 profughi sudanesi. Il bilancio di morte delle due tragedia è dunque di almeno 72 vittime: prima 11 e 24 ore dopo altre 61.

Aggiornamento 19 settembre: recuperati 11 corpi. Tra il 16 e il 18 settembre la Mezzaluna Rossa ha recuperato i corpi di 11 migranti sul litorale a est di Tobruk a Gabes, Kambut, Wadi Bu Khashiba, Wadi Douma e Wadi Bul Afarit

(Fonte: Migrante Rescue Watch. Aggiornamento 15/09: sito web Tarik Lamloun, Migrant Rescue Watch. Aggiornamento 17-19/09:Unhcr Libya, Alarm Phone, Ong Refugees in Libya, Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 13 settembre 2025

C’è un solo superstite in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Dodici i naufraghi scomparsi nel Mediterraneo. Erano su una barca salpata nelle prime ore del mattino di mercoledì 9 settembre da Boumerdes, circa 50 chilometri a est di Algeri. Secondo quanto hanno riferito alcuni familiari, volevano raggiungere Maiorca ma i contatti si sono interrotti poco dopo la partenza. La prima segnalazione della scomparsa è arrivata, rea venerdì 12 e sabato 13, da Alarm Phone, a cui si erano rivolti i familiari allarmati dalla mancanza di notizie. La Ong ha diffuso uan serie di Sos e messaggi di ricerca, interessando sia le autorità algerine che spagnole. Poche ore più tardi, però dalla Marina di Algeri è arrivata la notizia che la barca era affondata mentre era ancora nelle acque algerine e che c’era un solo superstite, recuperato in mare e sbarcato nella stessa Boumerdes da cui era partito insieme ai compagni. Senza esito le ricerche degli altri 12, da considerare ormai dispersi.

(Fonte: Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 13 settembre 2025

Il cadavere di un altro migrante è affiorato nelle acque di Ceuta. A scoprirlo dalla riva verso le 16, all’altezza delle boe della spiaggia di Almadrabada, è stato un passante che ha dato l’allarme al servizio Salvamento Maritimo. Per il recupero è intervenuta una pattuglia di sub della Guardia Civil (Geas), che lo ha sbarcato sulla banchina del porto dei pescatori e trasferito poi all’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia. Si tratta di un uomo giovane (ma non minorenne) che, secondo i primi esami medici, è annegato poche ore prima del ritrovamento della salma e che indossava normali “abiti da passeggio”, pantaloni e t-shirt: un particolare che induce a ritenere che abbia superato al largo la linea di frontiera del Tarajal da Castillejos, insieme ad altri, su una barca per poi tentare a nuoto di raggiungere la riva sul lato spagnolo.

Aggiornamento 20 settembre. Il giovane morto si chiamava Zouhir Qarichi, 20 anni, di Tetouan. E’ stato identificato il 19 settembre dai familiari che quattro giorni prima avevano lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta e che hanno riportato la salma in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta, La Verdad de Ceuta, Nadorcity.com)

Libia-Italia (Gargareshh, Tripoli), 13 settembre 2025

Il cadavere di un migrante è stato depositato dal mare su un tratto di litorale roccioso del sobbordo di Gargaresh, una decina di chilometri a ovest di Tripoli. Dopo i primi sopralluoghi sul posto da parte della polizia, lo ha recuperato e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona un’ambulanza dei servizi d’emergenza. La magistratura ha disposto un’autopsia e il prelievo del Dna. Non sono emersi elementi per poterlo identificare o stabilirne la provenienza. A giudicare dallo stato di degrado la salma dovrebbe essere rimasta in mare per diverso tempo. Nei giorni precedenti altri 5 cadaveri sono stati recuperati circa 40/50 chilometri più a ovest, in vari punti del litorale di Zawiya. Non è da escludere che provengano tutti da uno stesso “naufragio fantasma” avvenuto sulla rotta per Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia (Sirte), 14 settembre 2025

Una una profuga somala di 21 anni, Sara, è morta pochi giorni dopo essere arrivata a Sirte con il bimbo che aveva dato alla luce apperna tre settimane prima. Entrata in Libia dal Suda, era stata catturata da una banda di trafficanti, finendo in uno dei lager in diversi punti del sud del paese, nella zona di Kufra. E’ rimasta prigioniera per mesi, subendo ogni genere di violenze e torture, fino a quando, incinta, è stata rilasciata, presumibilmente dopo aver pagato un riscatto. Una volta libera ha raggiunto Sirte, dove avea dei conoscenti come punti di riferimento. Malata, debilitata e ormai allo stremo anche a causa dei maltrattamenti continui a cui era stata sottoposta, le sue condizioni si sono rapidamnete aggravate. Gli amici sono riusciti a farla ricoverare insieme al piccolo, ma era ormai troppo tardi per salvarla.

(Fonte: Tarik Lamloun)

Mauritania-Spagna (Nouadibou-El Hierro), 15 settembre 2025

E’ morto in ospedale per una grave forma di ipotermia e disidratazione uno dei 64 migranti che erano a bordo del cayuco arrivato a El Hierro nelle prime ore del mattino di sabato 13 settembre. Il barcone, partito dal litorale di Nouadibou, in Mauritania, è rimasto in mare per quasi cinque giorni: quando è stato avvistato, verso le 6,30, era ormai quasi all’imboccatura del porto di La Restinga ed è riuscito ad approdare da solo al molo principale. I 64 migranti erano tutti piuttosto provati dalla traversata di oltre 900 chilometri in pieno Atlantico. In particolare due, uno dei quali, trovato dai medici in stato critico, è stato immediatamente trasferito in elicottero all’ospedale Nuestra Senora de Candelaria di Tenerife, dove si è spento la mattina di lunedì 15 settembre senza riprendere conoscenza. L’altro è stato ricoverato nell’ospedale di El Hierro. I 64 migranti risultano originari di Mali, Senegal, Mauritania, Guinea Conakry e Gambia.

(Fonte: Canarias Ahora, La Provincia)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 15-16 settembre 2025

Due donne sono morte cadendo in mare da una barca sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa. Partita dal litorale a nord di Sfax, sull’imbarcazione, uno scafo in ferro di appena 5 metri, erano ammassati 65 migranti provenienti da Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Malesia, Senegal e Sudan. La navigazione è proseguita con grandi difficoltà, anche a causa delle condizioni del mare, fino a 45 miglia a sud ovest di Lampedusa, dove la barca ha cominciato a imbarcare acqua, minacciando di affondare. A dare l’allarme è stato Seabird, l’aereo da ricognizione della Ong Sea Watch, che si ha contattato la centrale operativa della Guardia Costiera italiana ed è rimasto in zona fino all’arrivo della motovedetta Cp 322 da Lampedusa. Nella fase di trasferimento dei naufraghi (tra cui 18 donne), sulla barca è stato trovato il cadavere di una ragazza di 22 anni. I compagni hanno riferito che era caduta in mare ed erano riusciti a recuperarla in stato di incoscienza e non si era più ripresa. Hanno aggiunto, inoltre, che un’altra donna era a sua volta scivolata fuoribordo in precedenza ma che non erano riusciti a raggiungerla. La salma è stata portata nell’obitorio del cimitero di Cala Pisana.

(Fonte: Ong Sea Watch, Agrigentonotizie, Pressenza, Il Giornale di Sicilia)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 15-16 settembre 2025

Ancora un appello di ricerca per un ragazzo marocchino, Sofian Ledrissi, disperso nel tentativo di raggiungere Ceuta via mare da Castillejos. La redazione del quotidiano El Faro de Ceuta lo ha pubblicato nella tardissima serata di lunedì 15 settembre ma la scomparsa risale a diversi al 17 agosto. Si sa per certo che ha preso il largo da una spiaggia di Castillejos verso le 22 con indosso solo un costume da bagno e le pinne. I familiari hanno segnalato che sulla coscia destra ha la cicatrice di un recente intervento chirurgico, un particolare che dovrebbe facilitare le ricerche e un eventuale riconoscimento. Altri due giovani marocchini, Mohamed Chadali e Zouhir Qarichi, dei quali era stata segnalata la scomparsa sempre il 15 settembre, sono stati invece identificati tra le vittime recuperate nei giorni precedenti nelle acque di Ceuta. Di Mohamed Chadadi, 20 anni, si erano perse le tracce dal 9 settembre, lo stesso giorno in cui ha tentato la traversata a nuoto indossando una muta da sub e pinne. Secondo un amico, non sarebbe stato da solo ma con diversi altri giovani migranti che la famiglia non conosce. Meno di tre giorni dopo si è scoperto che il suo cadavere era nell’obitorio dell’istituto di Medina Legale, dopo essere stato recuperato nelle acque del Sarchal il 10 settembre. Zouhir Qarichi, 20 anni, originario di Tetouan, è invece il ragazzo trovato senza vita sabato 13 settembre di fronte alla spiaggia di Almadraba.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia (Tripoli), 15-16 settembre 2025

Un profugo somalo di 20 anni, Abdullah Mohamed Eidi, è morto a Tripoli per la totale mancanza di assistenza medica. La sua tragedia è stata denunciata dal giornalista indipendente libico Tarik Lamloun. Rimasto bloccato in Libia nel suo tentativo di raggiungere l’Europa e malato, il giovane si è rivolto a diversi ospedali pubblici ma sarebbe sempre stato respinto. Senza cure adeguate, si è rapidamente aggravato fino a quando, lunedì 15 settembre, qualcuno, rimasto sconosciuto, lo ha abbandonato davanti alla sede dell’ambasciata somala, ormai in stato critico e con l’evidente bisogno di cure mediche urgenti. A quel punto hanno cercato finalmente di aiutarlo ma, come è stato comunicato alla polizia per il trasferimento della salma in Somalia, non è più riuscito a riprendersi ed è morto in serata.

(Fonte: sito web Tarik Lamloun)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 16-17 settembre 2025

Un pescatore ha segnalato e documentato con un video la scoperta di tre cadaveri, a poche decine di metri l’uno dall’altro, sulla battigia della spiaggia di Kambout, un piccolo centro 60 chilometri a est di Tobruk e una settantina dal confine con l’Egitto. Nel filmato l’uomo ha denunciato come ritrovamenti di questo genere siano sempre più frequenti nella zona (facendo intendere che sono in aumento e comunque più numerosi di quanto emerga dalle dichiarazioni ufficiali delle autorità libiche) in seguito alla crescente diffusione del traffico di esseri umani, “patrocinato” – ha detto – da alcune tribù della zona e nel quale sono coinvolti numerosi giovani. Due dei cadaveri sono di donne. Si tratta certamente di vittime di un naufragio sulla rotta tra la Cirenaica e Creta.

(Fonte: sito web Tarik Lamloun)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 17 settembre 2025

Strage di profughi sudanesi su un gommone che si è incendiato, affondando poi rapidamente, al largo della Libia. La tragedia è avvenuta domenica 14 settembre ma, nel silenzio delle autorità libiche, la notizia è stata resa nota solo due giorni dopo, nel pomeriggio di martedì 16, da una breve nota dell’ufficio Oim di Tripoli, ma dalla mattina successiva ha destato una vasta eco sui media internazionali, molti dei quali hanno sottolineato anche che nel giro di 24 ore, tenendo conto del naufragio di sabato 13, si erano verificati due naufragi nelle acque della Cirenaica, con un totale di oltre 110 vittime,  in buona parte sudanesi. I particolari su quanto è accaduto nella seconda tragedia sono scarsissimi. Si sa per certo che la barca è partita dalla costa di Tobruk sulla rotta per Creta e che l’incendio che ha provocato la strage si è sviluppato a circa 40 miglia dalla costa. L’Oim ha potuto accertare con precisione che a bordo c’erano 75 persone ed ha specificato di aver prestato soccorso e assistenza medica a 24 superstiti. Ne consegue che sono da calcolare 51 morti o dispersi e infatti l’Oim dichiara “almeno 50”. In questo contesto di “silenzio” da parte del governo libico, non sono state comunicate e forse neanche accertate le cause e le circostanze dell’incendio (partito verosimilmente dal motore), né quanto tempo lo scafo abbia continuato a galleggiare dopo che si è sviluppato il fuoco, né chi abbia soccorso, come e quando i 24 superstiti poi affidati alle cure dell’Oim.

(Fonte: Ufficio Oim Libya, Avvenire, Il Tirreno, La Repubblica, Tg Com 24, Agenzia Ansa, La Stampa, L’Espresso, Fanpage, Vatican News, Al Jazeera)

Marocco-Spagna (Beni Ensar-Melilla), 17 settembre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Beni Ensar, a meno di un chilometro dalla linea di confine con l’enclave spagnola di Melilla e circa 12 a nord di Nador. A dare l’allarme, nelle prime ore del mattino, sono stati alcuni passanti, che hanno avvertito la Gendarmeria. La Protezione civile lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale regionale Hassan II, dove alcuni documenti trovati in una tasca hanno consentito di identificarlo per un giovane sui 30 anni proveniente da Guercif, una città dell’entroterra 150 chilometri a sud di Nador. La polizia ritiene che sia morto nel tentativo di arrivare a Melilla. A giudicare dagli indumenti che indossava (jeans e una camicia estiva bianca), è da ritenere che si sia fatto portare al largo in barca, oltre il confine, per cercare di raggiungere poi la riva a nuoto. Lo stato di degrado della salma sembra indicare che la morte dovrebbe risalire ad almeno qualche settimana prima del ritrovamento sulla spiaggia di Beni Ensar.

(Fonte: Nadiorcity.com)   

Algeria-Spagna (Minorca e Maiorca), 17-18 settembre 2025

I corpi di 2 migranti sono affiorati nell’arco di poche ore nelle acque di Minorca e di Maiorca, nelle Baleari. Il primo, quello di una donna, è stato avvistato circa 500 metri al largo di Cala des Talaier, municipio di Ciutadella, costa meridionale di Minorca, verso le 14. Per il recupero sono intervenuti i pompieri del presidio di Ciutadella, che lo hanno trasportato nell’obitorio dell’ospedale. Era in stato di degrado così avanzato che solo l’indomani, giovedì 18, grazie all’autopsia si è riusciti a stabilire che si tratta di una donna africana. Impossibile strabilirne anche l’età. Sette ore più tardi, poco dopo le 19 di mercoledì, è stato trovato il secondo cadavere, spiaggiato a Maiorca, in un tratto di litorale roccioso vicino al porto di Alcudiamar, al di là del braccio di mare di una novantina di chilometri tra le due isole, quasi di fronte alla costa minorchina di Ciutadella. Al recupero ha provveduto intorno alle 22,30 una squadra della Guardia Civil. Si tratta di resti in stato di degrado ancora più avanzato del primo cadavere. In entrambi i casi nessuna traccia per risalire all’identità e alla provenienza precisa, ma non c’è dubbio che siano migranti annegati sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Ong Cipimd, Diario de Menorca, Europa Press)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 18 settembre 2025

Trentanove migranti morti in un naufragio sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa. Scarsissime le informazioni sulla tragedia: la notizia è stata diffusa la mattina di giovedì 18 settembre dalle Ong Refugees in Tunisia e Refugees in Libya, mentre dalle autorità tunisine – in linea con il black-out totale su episodi di questo genere che si protrae da mesi – non è arrivata alcuna comunicazione. Si sa per certo che la barca, verosimilmente uno scafo di fortuna in metallo – è partito dalla costa a nord di Sfax, la zona dei campi improvvisati dove hanno trovato un rifugio precario migliaia di migranti. Il naufragio è avvenuto non molto dopo la partenza: lo scafo si è rovesciato, forse per il sovraccarico, e per i migranti a bordo non c’è stato scampo. Imprecisato il numero degli eventuali dispersi o superstiti. Tra le vittime sono stati segnalati numerosi giovani provenienti dal Camerun.

(Fonte: Ong Refugees in Libya e Refugees in Tunisia)

Algeria-Spagna (Sant Josep, Ibiza), 18 settembre 2025

Il cadavere di un migrante è stato trascinato dal marer sulla costa meridionale di Ibiza, sulla spiaggia compresa tra Caleta e Punta de Jondal, nel municipio di Sant Josep. Avvertita verso le 11,45 da un abitante del posto, la Guardia Civil ha provveduto a farlo recuperare da una squadra del gruppo attività subacquee (Geas), che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale per l’autopsia e il completamento delle indagini. Non sono emersi elementi per poterlo identificare ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere le Balerari dall’Algeria. A giudicare dallo stato di conservazione della salma, la morte risale a diversi giorni prima del ritrovamento.

(Fonte: Diario de Ibiza, Periodico de Ibiza, Ong Cipimd)

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 20 settembre 2025

Una giovane migrante risulta dispersa dopo essere caduta in mare sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. Era su una barca che, salpata da Zawiya, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli, con altre 52 persone (provenienti da Benin, Costa d’Avorio, Eritrea, Nigeria e Sudan), è stata soccorsa nel Mediterraneo centrale, acque internazionali, dalla nave Nadir, della Ong Resqship, dopo almeno due giorni di navigazione. Per 5 del gruppo (due donne incinte, due intossicati da idrocarburi e un giovane con un sospetto caso di malaria) è stata necessaria l’evacuazione medico-sanitaria, eseguita dalla motovedetta Cp 312 della Guardia Costiera arrivata da Lampedusa, che ha preso a bordo anche i mariti delle due donne. I 45 rimasti sulla Nadir sono stati a loro volta condotti a Lampedusa. Prima ancora di arrivare e subito dopo lo sbarco al molo Favarolo sono stati molti di loro a raccontare che una loro compagna era scivolata accidentalmente fuoribordo senza che riuscissero a recuperarla. Dopo le prime cure nel poliambulatorio dell’isola, una delle donne incinte è stata trasferita in un ospedale di Palermo con l’eliambulanza.

(Fonte: Agrigentonotizie)

Libia-Italia (Tajoura-Lampedusa), 20 settembre 2025

Il corpo di un migrante è affiorato in mare, a pochi metri dalla riva, sul litorale di Tajoura, circa 25 chilometri a est di Tripoli. Lo ha recuperato, su indicazione della polizia, una squadra della Mezzaluna Rossa, trasferendolo poi nell’obitorio dell’ospedale di zona, in attesa del completamento delle procedure legali per la sepoltura. Non sono emersi elementi per poterlo identificare ma secondo la polizia è evidente che si tratta di un migrante annegato sulla rotta tra la Libia e Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 22 settembre 2025

Almeno un migrante morto in un naufragio al largo della Cirenaica sulla rotta per Creta. Altri 24 sono stati tratti in salvo. Imprecisato il numero degli eventuali dispersi. La barca aveva preso il mare dalla costa a ovest di Tobruk, circa 130 chilometri dal confine con l’Egitto. A bordo c’erano profughi sudanesi e yemeniti. La tragedia è avvenuta nelle acque libiche, presumibilmente poco dopo la partenza, all’altezza del litorale di Tariq bin Ziyad, cinque chilometri a ovest di Tobruk. Per i soccorsi è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera partita dal porto di Tariq vin Ziya, che ha recuperato 24 naufraghi ancora in vita (tra cui una giovane donna) e trovato un cadavere ma non ha precisato in quanti fossero a bordo della barca affondata e, dunque, se e quanti dispersi ci siano. I superstiti sono stati sbarcati sul molo della base navale di Tobruk, dove hanno ricevuto la prima assistenza dai volontari della Al Abereen Foundation prima di essere consegnati alla polizia.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 22 settembre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante tra le rocce della scogliera del Sarchal, nella baia di Ceuta, all’altezza del vecchio carcere femmiminile. Segnalato alla Guardia Civil in serata, per il recupero è dovuta intervenire una squadra del gruppo attività subacquee (Geas), che intorno alle 19 lo ha sbarcato sul molo del porto dei pescatori, dove ha sede il comando. Un medico forense, dopo un primo esame, lo ha fatto trasportare nell’obitorio dell’Istituto di Medicina legale per l’autopsia e il prelievo del Dna. Si tratta di un maghrebino di 25/30 anni che indossava una muta da sub e pinne. A giudicare dalle condizioni della salma la morte non dovrebbe risalire a molto tempo prima del ritrovamento. Si ritiene che sia uno dei numerosi migranti che nel fine settimana, a partire dalla serata di venerdì 20 settembre, hanno tentato di raggiungere Ceuta via mare o attraversando a nuoto la line adi frontiera o facendosi trasportare al largo da qualche barca di pescatori per calarsi poi in acqua quanto più vicino possibile alla riva sfuggendo ai controlli della polizia.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Sidi Bou Said, Driouch), 23 settembre 2025

Il mare ha depositato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Sidi Bou Said, nel municipio di Amejjaou, provincia di Driouch, circa 45 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla. La Gendarmeria Reale, avvertita da alcuni abitanti della zona, lo ha fatto trasferire nell’obitorio dell’ospedale regionale in attesa dell’autopsia disposta nel contesto delle indagini aperte dalla magistratura. Non sono emersi elementi per poterlo identificare e stabilire le circostanze della morte ma non sembrano esserci dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere la Spagna. La morte dovrebbe risalire a diversi giorni prima del ritrovamento.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia (Giarabub, Sahara), 23 settembre 2025

Su indicazione del comando di polizia di Tobruk, la Mezzaluna Rossa, con la collaborazione di personale militare, ha recuperato i corpi di 5 migranti in pieno Sahara, a 250 chilometri a sud dell’oasi di Giarabub, nel cosiddetto Great Sand Sea, l’enorme area desertica di dune e sabbia (650 chilometri da nord a sud e 300 da est a ovest) a cavallo del confine tra la Libia e l’Egitto. Non sono stati identificati ma, secondo la polizia, diversi elementi indurrebbero a ritenere che si tratti presumibilmente di profughi sudanesi entrati in Libia dal confine meridionale e morti di sete e d’inedia dopo essersi perduti lungo una delle piste del deserto mentre cercavano di raggiungere la costa nella zona di Tobruk, quasi 300 chilometri a nord di Giarabub. Lo stato di decomposizione molto avanzato dimostra che la tragedia si è compiuta molto prima del ritrovamento delle salme. Alle operazioni di recupero dei resti ha assistito un medico forense, che ne ha poi disposto il trasferimento nell’obitorio dell’ospedale Al Butnan di Tobruk nel contesto delle indagini aperte dalla magistratura.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Tarik Lamloun giornalista, Libya Review)

Libia, Zawya, 24 settembre 2025

Mistero su almeno 46 salme di migranti sconosciuti a Zawiya. Il caso è venuto alla luce perché, su disposizione della magistratura, la direzione per la sicurezza e la Protezione Civile hanno sepolto in un cimitero allestito appositamente i corpi di 97 migranti che erano da mesi nell’obitorio dell’ospedale di Zawiya, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. La Direzione dell’agenzia anti immigrazione non ha specificato quando, dove e in quali circostanze quei cadaveri siano stati portati nell’ospedale di Zawiya, limitandosi a riferire che si tratta di migranti sconosciuti recuperati in mare o sul litorale. Da altre fonti (Oim Libya, stampa, siti web vicini alla Guardia Costiera libica, ecc.) risulta che dal primo gennaio 2025 al 20 settembre sono stati portati nell’obitorio di Zawiya 37 cadaveri di migranti rimasti senza nome (35 recuperati in mare o spiaggiati e 2 di giovani morti a terra). Sul litorale della vicina Sabratha (30 chilometri più a ovest) risulta che, sempre dal primo gennaio, ne sono stati trovati 14. Ammesso che anche questi siano stati portati a Zawiya dopo il recupero, si arriva a un totale di 51 (il dossier del Comitato Nuovi Desaparecidos ha già reso conto di volta in volta dei vari ritrovamenti: ndr). Nel comunicato diffuso dalle autorità libiche il 24 settembre si riferisce che tutti i 97 corpi che erano nell’obitorio di Zawiya (come documentano anche diverse immagini fotografiche) sono stati inumati in piccole tombe scavate nella sabbia, ciascuna delimitata da una paretina divisoria in mattoni e contrassegnata da una pietra o da una placca metallica con la scritta “non identificato”, la data della sepoltura e il numero di serie per una eventuale identificazione successiva. Tolti i 51 di cui si era avuta in qualche modo notizia dal gennaio 2025 in poi, resta il mistero degli altri 46 cadaveri di cui non si è mai saputo nulla – non di ufficiale, comunque – fino alla sepoltura. Nel comunicato si afferma che sono stati tutti ritrovati in mare. Ne consegue che si tratterebbe di vittime di naufragi sulla rotta per Lampedusa o comunque di episodi dei quali non si è mai saputo nulla. Non solo. Alcune fonti, contestano che tutte le 91 vittime siano annegate: “La Direzione – ha scritto il giornalista libico indipendente Tarik Lamloun – ha comunicato che tutti i corpi sono stati trovati in mare ma questa dichiarazione sembra imprecisa poiché alcuni corpi sono stati recuperati in aree lontane dalla costa e dunque non possono essere di annegati e sono stati portati all’ospedale di Zawiya negli ultimi mesi in circostanze diverse”.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Tarik Lamloun)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 27 settembre 2025

Il cadavere di un migrante, un giovane maghrebino, è affiorato nelle acque della baia di Ceuta all’altezza della spiaggia di Almadrabar, a sud della penisola che delimita l’area portuale e a circa 2 chilometri dalla linea di confine con il Marocco. Il punto del ritrovamento e il fatto che avesse indosso pinne e muta da sub sembrano indicare che il ragazzo, rimasto sconosciuto, abbia tentato di raggiungere il territorio dell’enclave spagnola partendo da una spiaggia di Castillejos, poco a sud del valico del Tarajal. Per il recupero è intervenuta una squadra del servizio attività subacquee (Geas) della Guardia Civil. La salma, dopo un primo esame da parte del medico forense sulla banchina del porto dei pescatori, dove gli agenti del Geas l’hanno sbarcata, è stata trasferita dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. A giudicare dallo stato di conservazione, la morte risale a poco tempo prima del ritrovamento. Forse si tratta di uno dei tanti giovani che dalla mattinata di venerdì 26 hanno tentato la traversata da Castillejos e Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 27 settembre 2025

Altri due ragazzi marocchini – Mourad Mohabi e Hamza Mellouk – risultano dispersi ormai da settimane nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. La loro scomparsa è venuta alla luce dopo che sabato 27 settembre i loro familiari hanno lanciato un appello di ricerca attraverso il quotidiano El Faro de Ceuta. Mourad Mohabi, 20 anni, ha lasciato Casablanca domenica 7 settembre. L’ultimo contatto con la famiglia risale al giorno seguente, lunedì 8: una telefonata mentre stava per raggiungere Castillejos, alle soglie della frontiera con l’enclave spagnola. Da quel momento il suo telefono risulta irraggiungibile o fuori servizio. Quando è uscito di casa indossava una t-shirt Polo azzurra. Non si sa se abbia tentato la traversata quella sera stessa o in uno dei giorni successivi e come fosse vestito quando è entrato in acqua. Alcuni amici che erano con lui a Castillejos non hanno saputo fornire altre notizie ai familiari. Da Castillejos ha preso il largo anche Hamza Mellouk ma tre giorni dopo, verso la mezzanotte di giovedì 11 settembre. Aveva indosso un paio di pantaloncini da bagno neri con alcune decorazioni rosse, pinne ai piedi e un galleggiante tubolare di colore verde. Da quel momento – ha riferito la famiglia – nessuno lo ha più visto. Non si sa se fosse in compagnia di altri o, come sembra più probabile, da solo.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 28 settembre 2025

Due migranti dispersi in un naufragio al largo delle coste tunisine sulla rotta per Lampedusa. I superstiti sono finiti in un lager libico. Della tragedia non si è saputo nulla fino a domenica 28 settembre quando alcuni familiari delle 55 persone a bordo hanno segnalato ad Alarm Phone che la barca si era rovesciata poco dopo essere partita dalla costa a nord di Sfax. I soccorsi sono arrivati da una motovedetta della Giuardia Costiera tunisina, che ha recuperato tutti i naufraghi tranne uno o più verosimilmente 2, che risultano scomparsi in mare. Terminata l’operazione, i superstiti, appena sbarcati, sono stati consegnati alla polizia e da quel momento sono scomparsi. Due giorni dopo uno di loro è riuscito a mettersi in contatto con la famiglia dalla prigione libica di Al Assah, oltre 350 chilometri a sud di Sfax e una cinquantina dal posto di frontiera tra Tunisia e Libia di Ras Agedir, raccontando che l’intero gruppo era stato deportato a sud, oltre il confine con la Libia, e venduto ai miliziani libici che gestiscono il lager, situato a poche decine di chilometri dal confine con la Tunisia, in pieno deserto, e già noto per traffici di questo genere. “Per lasciarci andare – ha riferito il giovsnr – i miliziani pretendfono un riscatto da noi o dalle nostre famiglie”.

(Fonte: Alarm Phone)

Algeria-Italia (Jijel-Sardegna), 28 settembre 2025

Risulta dispersa una piccola barca sulla rotta tra l’Algeria e la Sardegna. Nessuna traccia degli 11 migranti che erano a bordo. La partenza risale alle prime ore di giovedì 18 settembre dal litorale di Jijel, nell’Algeria orientale, circa 250 chilometri dal confine con la Tunisia. La prima segnalazione della scomparsa è stata lanciata dalla centrale di Alarm Phone che, contattata dalle famiglie di alcuni degli undici migranti, preoccupate dalla totale mancanza di notizie, ha allertato sia le autorità algerine che italiane.  Le ricerche, ostacolate anche dal maltempo che dopo l’allarme ha investito il Mediterraneo a sud della Sardegna, non hanno dato esito così come i tentativi della Ong di mettersi in comunicazione con la barca.

(Fonte: Alarm Phone, Cagliaripad.it)

Libia-Italia (zona Sar libica), 28 settembre 2025

Un migrante è annegato cadendo da un gommone inseguito da una motovedetta libica nel Mediterraneo centrale, sulla rotta tra la costa a ovest di Tripoli e Lampedusa. Altri 3 migranti, abbandonati a loro volta in mare, sono riusciti a salvarsi ma sono finiti in un lager libico. Alla polizia di Tripoli li ha consegnati, insieme alla ventina rimasta sul gommone, la Maridive, una delle navi appoggio delle piattaforme petrolifere che operano al largo della Libia e della Tunisia. Lo ha denunciato l’equipaggio di Seabird, l’aereo da ricognizione della Ong Sea Watch, che ha documentato quanto ha visto con foto e filmati. “Ieri abbiamo visto annegare una persona nel Mediterraneo – ha scritto la Ong sul web alle 12 di lunedì 29 settembre – La cosiddetta guardia costiera libica, inseguendo un gommone per effettuare un respingimento illegale, ha causato la caduta in acqua di diverse persone. Anziché soccorrerle, le ha abbandonate. I sopravvissuti, in preda al panico, sono saliti a bordo del mercantile Maridive in cerca di soccorso, ma sono stati consegnati alle milizie libiche. Chi non è morto in mare è stato deportato nei lager, a rischio di torture, violenze vessazioni”.

(Fonte: Sea Watch, Infomigrants)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 29 settembre 2025

Il cadavere di un migrante è affiorato nel tardo pomeriggio nelle acque di Ceuta, di fronte alla spiaggia del Chorrillo, 6 chilometri circa a nord del valico del Tarajal sulla linea di confine con il Marocco. Per il recupero, intorno alle 17, è intervenuta una squadra del gruppo attività subcquee (Geas), che lo ha sbarcato sulla banchina del molo dove ha sede il comando della Guardia Civil, facendolo poi trasferire nell’obitorio dell’istituto di Medicina Legale. Si tratta di un uomo di giovane età che, a giudicare dallo stato di conservazione delll salma, deve essere morto parecchio tempo prima del ritrovamento. Quando ha tentato la traversata partendo da una spiaggia di Castillejos aveva le pinne ai piedi e indossava un costume da bagno e una camicia. Non si sa se abbia preso il largo a nuoto o abbia superato la frontiera al largo su una barca, facendo a nuoto solo in tratto per rientrare a riva.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Castillejos-Ceuta), 29 settembre

Murad Al Maimouni, un marocchino venticinquenne di Tetouan, risulta disperso nel tentativo di raggiungere Ceuta. La scomparsa è stata segnalata lunedì 29 settembre dai familiari che, oltre a rivolgersi alle autorità marocchine e spagnole, hanno lanciato un appello di ricerca attarverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta. Si sa per certo che, partito da Tetouan, zona di Oued Laou, è arrivato a Castillejos e da qui ha tentato la traversata venerdì 26 settembre. Le sue tracce si sono perdute da questo momento. Per quanto se ne sa, era insieme ad altri giovani marocchini che però non sono stati rintracciati né si sono messi in contatto con la sua famiglia. Quando è uscito di casa indossava un paio di pantaloni scuri e una camicia nera ma non si sa se abbia tentato la traversata con questi abiti, magari a bordo di una barca. I familiari hanno atteso per giorni che si mettesse in contatto o comunque che arrivassero sue notizie poi, quando hanno saputo del ritrovamento di vari cadaveri nel week-end, si sono fatti avanti per cercare informazioni.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 1 ottobre 2025

Altri quattro giovani dispersi nel tentativo di arrivare a Ceuta via mare: tre amici sui vent’anni, Youssef Bensaid, Sabir Daheman, Mohamed El Filal e, in un episodio distinto, Sadik Akiaf, 33 anni. La loro scomparsa è stata segnalata dai familiari alla redazione del quotidiano El Faro il primo ottobre ma risale ad alcuni giorni prima. I tre amici hanno tentato tutti insieme la traversata sabato 27 settembre. Non si sa se partendo a nuoto da una spiaggia prossima al valico di confine del Tarajal o su una barca che li ha portati al largo per superare la linea di frontiera. Sta di fatto che i contatti con loro si sono interrotti subito dopo la partenza. Le famiglie hanno atteso un paio di giorni prima di denunciarne la scomparsa alle autorità e poi si sono rivolti anche a El Faro, fornendo foto per le ricerche e recapiti telefonici per eventuali comunicazioni. La scomparsa di Sadik Akiaf data dal 22 settembre. A Castillejos era arrivato il 18 luglio dicendo che aveva intenzione di trasferirsi lì, lavorando come pescatore. Risulta invece che lunedì 22 settembre ha preso il largo da una spiaggia vicina all’enclave spagnola, con pinne ai piedi e indosso una muta da sub nera e azzurra. Da quel momento se ne sono perse le tracce: non si ha notizia di un suo arrivo a Ceuta né che sia rientrato in Marocco, non ha mai richiamato casa e d’altra parte i familiari non sono più riusciti a contattarlo. Sempre il primo ottobre ha rinnovato l’appello di ricerca attraverso El Faro anche la famiglia di Murad Al Maimouni, il venticinquenne di Tetouan scomparso dal 26 settembre.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Boudouaou-Baleari), 2 ottobre 2025

Diciannove scomparsi in mare e solo 7 superstiti nel naufragio di una barca che risultava dispersa da sabato 27 settembre sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.  Dei 26 migranti a bordo si sono perse le tracce poche ore dopo la partenza. La prima segnalazione della loro scomparsa è stata lanciata da Alarm Phone la mattina di giovedì 2 ottobre ma poche ore più tardi, nel pomeriggio, si è saputo che la barca era affondata il giorno stesso della partenza, probabilmente per le cattive condizioni meteomarine, nelle acque algerine e che i soccorritori, alcuni pescatori e la Guardia Costiera, avevano tratto in salvo soltanto 7 naufraghi. Nessuna traccia degli altri 19.

(Fonte: Alarm Phone) 

Libia-Italia (zona Sar Malta), 3-4 ottobre 2025 

Nove morti in un gruppo di 48 migranti su un gommone salpato dalla Libia verso Lampedusa e rimasto alla deriva per almeno 5 giorni. I soccorsi sono arrivati, quando si contavano già 7 vittime, dalla Humanity 1, una delle navi della Ong tedesca Sos Humanity, che nel pomeriggio di venerdì 3 ottobre ha intercettato il gommone, ingovernabile e totalmente in balia del mare per un’avaria al motore, a sud est di Lampedusa, nella zona Sar maltese.  Le operazioni di recupero sono state particolarmente difficili a causa delle pessime condizioni meteo, con vento teso e forte e onde alte oltre tre metri. Per di più le persone a bordo erano allo stremo, con gravi sintomi di disidratazione ed ipotermia e molti privi di sensi. Per portare al sicuro sulla nave tutti i 41 trovati a bordo ci sono volute ore, ma l’emergenza non è finita neanche a questo punto. Per almeno 7 naufraghi, in condizioni critiche, occorreva il trasferimento d’urgenza in un ospedale ma l’evacuazione con un elicottero è fallita a causa del maltempo. Solo al terzo tentativo, nelle prime ore del mattino di sabato 4 settembre, la Guardia Costiera italiana è riuscita a prelevarne cinque e a condurli a Lampedusa. Nel frattempo, nonostante le cure dell’equipe medica di bordo, i due più gravi erano morti sulla Humanity 1, mentre i superstiti hanno riferito che altri 7 erano scomparsi in mare nei giorni precedenti cadendo in acqua dal gommone sballottato dalla tempesta. Neppure di fronte a questa situazione drammatica le autorità italiane hanno indicato Lampedusa, il porto più vicino, come luogo di sbarco per i 34 naufraghi rimasti e le due salme, imponendo alla Ong di fare rotta su Bari, distante circa mille chilometri. Soltanto dopo diverse ore, in seguito a nuove, numerose richieste, a Roma c’è stato un ripensamento, consentendo di dirigersi verso Porto Empedocle ma continuando ad ignorare Lampedusa che, in base al diritto marittimo internazionale, rimaneva comunque il “porto sicuro” più vicino, circa 225 chilometri più a sud della costa siciliana di Agrigento.

(Fonte: Ong Sos Humanity, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia, Agrigentonotizie)

Libia-Italia (Zawiya), 4 ottobre 2025

Almeno 30 migranti morti nel naufragio di una barca provocato da un incendio a bordo seguito da una grossa esplosione. La tragedia è avvenuta al largo della costa tra Zawiya e Sabratha, a ovest di Tripoli, giovedì 2 ottobre ma la notizia è stata diffusa solo due giorni dopo, sabato 4, dal giornalista libico indipendente Tarik Lamloun, che l’ha ripresa da alcune fonti locali. Mancano dettagli precisi sulle cause e le circostanze, tanto più che dalle autorità libiche non sono trapelate informazioni. “Secondo le stime preliminari sono morte più di 30 persone, tra cui immigrati di nazionalità africana ed asiatica e tre libici”, ha scritto Lamloun, aggiungendo che sulle pagine di giornali locali di Sabratha sono comparsi alcuni necrologi per le vittime. Il sito web di Tarik Lamloun ha pubblicato anche una foto con in lontananza la barca in fiamme e, oltre ai nomi, quelle dei tre egiziani morti: Mohammed Salem Ben Shttoa, 25 anni, di Zawiya; Anwar Ali Al Majdoub, 28 anni, e Naser Farag Sultan, 32 anni, entrambi di Sabratha.

(Fonte: Tarik Lamloun giornalista indipendente)

Turchia-Grecia (Plomari, Lesbo), 5 ottobre 2025

Un giovane profuga è morta in un naufragio tra la Turchia e Lesbo. La barca era partita prima dell’alba dal litorale anatolico del distretto di Dikili, distante meno di 20 chilometri dall’isola egea. La tragedia è avvenuta nelle prime ore del mattino 3,3 miglia al largo del villaggio di Plomari, sulla costa meridionale, circa 50 chilometri a sud del centro abitato di Lesbo. I soccorsi sono arrivati da una motovedetta della Guardia Costiera greca, che ha recuperato 17 naufraghi e trovato poco dopo il corpo senza vita della donna. Stando all’esito delle ricerche condotte successivamente da unità della stessa Guardia Costiera e dell’agenzia europea Frontex, con l’ausilio di un elicottero, secondo le autorità greche non dovrebbero esserci dispersi. Non è stata resa nota la nazionalità del gruppo di rifugiati.

(Fonte: Ana Mps, Ekathimerini)

Serbia-Croazia (Plavna, Backa Palanka), 5 ottobre 2025

Un migrante cinese è annegato nel Danubio tentando di arrivare dalla sponda serba a quella croata. Era con almeno altri 9 migranti cinesi su una piccola barca salpata verso sera nei pressi del villaggio di Plavna, 30 chilometri a nord ovest di Backa Palanka e 160 da Belgrado. La tragedia è avvenuta quasi al centro del fiume: lo scafo si è rovesciato, forse a causa del sovraccarico, e la corrente ha trascinato via tutti i naufraghi. I soccorsi sono arrivati sia dalla riva serba che da quella croata. La polizia fluviale serba ha tratto in salvo 4 persone e recuperato il corpo ormai senza vita della vittima. Quella croata 3 uomini e 2 donne. Non è certo che a bordo ci fossero solo 10 migranti e non ci siano dunque dei dispersi, anche se le ricerche condotte fino a martedì 7 ottobre lungo il Danubio, per un lungo tratto a valle su entrambe le sponde, non hanno dato esito.

(Fonte: Infomigrants)

Libia-Italia (Talil Beach, Sabratha), 6 ottobre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sul litorale di Sabratha, 70 chilometri a ovest di Tripoli, all’altezza di Talil Beach. Del recupero, su segnalazione della polizia, si è occupata una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito nell’obitorio del Teaching Hospitale in attesa del nulla osta della magistratura per l’inumazione. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione o per stabilire le circostanze precise della morte ma secondo la polizia non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato sulla rotta tra la Libia e Lampedusa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Bielorussia-Polonia (distretto di Kamenets), 6 ottobre

Una pattuglia della Guardia di Frontiera bielorussa ha scoperto un cadavere durante un servizio di perlustrazione lungo la fascia di confine tra il territorio del distretto di Kamenets e la Polonia. Lo ha riferito il Comitato di Frontiera nel rapporto pubblicato il 6 ottobre ma la scoperta risale a quattro giorni prima, il 2 ottobre. Si tratta di una giovane donna africana trovata in una zona boschiva nelle immediate adiacenze della linea di confine. Non c’erano documenti o altri elementi utili per poterla identificare. Non sembrano esserci dubbi, tuttavia, che la ragazza sia morta tentando di entrare in Polonia per chiedere asilo e protezione in Europa. Non si sa se fosse da sola o con altri profughi. A giudicare dalla vicinanza tra il punto in cui il corpo è stato scoperto e la barriera di confine, è verosimile che la giovane sia morta poco dopo essere stata intercettata e respinta in Bielorussia dalla polizia polacca.

(Fonte: Sb.By)

Turchia-Grecia (Gera, Lesbo), 7 ottobre 2025

Quattro profughi, tra cui una bambina, sono annegati in un naufragio nelle acque di Lesbo, a poche decine di metri dalla riva. La barca, salpata durante la notte dalla costa turca del distretto di Dikili, è affondata quando stava quasi per approdare, in un tratto di litorale roccioso nella zona di Akrotiri Petra, municipio di Gera, sulla costa meridionale dell’isola. L’allarme è scattato quando la polizia ha intercettato a riva 34 naufraghi che erano riusciti a mettersi in salvo da soli, raggiungendo una piccola spiaggia. Subito dopo sono iniziate le ricerche dei dispersi. Nel corso della mattinata la Guardia Costiera ha trovato il relitto semisommerso della barca incastrato in una scogliera e successivamente i corpi delle vittime: la bambina, 2 donne e un uomo. I superstiti sono stati trasferiti nel centro accoglienza di Kara Tepe, a sud di Mytilene. Le salme nell’obitorio dell’ospedale.

(Fonte: Associated Press, Aegean Boat Report, Ana Mpa, Ekathimerini, Efsyn, Daily Sabah)  

Algeria-Spagna (Bahia de Talamanca, Ibiza), 7 ottobre 2025

Il cadavere di un migrante è affiorato a due miglia dalla costa meridionale di Ibiza, di fronte alla zona di Bahia de Talamanca. Ad avvistarlo, verso le 16,30, è stato l’equipaggio di una barca a vela da diporto, che ha dato l’allarme al comando della Guardia Civil. Per il recupero sono intervenute una salvamar del Salvamento Maritimo e una motovedetta del Geas. Dopo lo sbarco la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale a disposizione dell’autorità giudiziaria. A giudicare dall’avanzato stato di degrado, la morte risale a molti giorni prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi per arrivare all’identificazione ma appare scontato che si tratti di un’altra vittima della rotta Algeria-Baleari.

(Fonte: La Voz de Ibiza, Europa Press)

Algeria-Spagna (Beniam-Baleari), 8 ottobre 2025

Risultano dispersi da oltre 16 giorni 13 migranti (tra cui un bambino di 10 anni) sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Erano su una barca in fibra bianca, con motore da 40 cavalli, salpata la notte del 21 settembre dal litorale di Beniam, a ovest di Algeri, puntando verso Maiorca. La prima segnalazione della scomparsa è stata diffusa due giorni dopo la partenza dalla Ong Cipimd, contattata da alcuni familiari dei migranti a bordo. Mercoledì 24 un nuovo appello di ricerca è stato lanciato da Alarm Phone. Ed altri ne sono seguiti nei giorni seguenti sia da parte della Ong Cipimd che di Alarm Phone. La Spagna ha mobilitato sia unità navali che aerei da ricognizione in una vasta operazione di soccorso che è proseguita, nella sua zona Sar nel Mediterraneo occidentale, fino al primo ottobre. Altre ricerche sono state disposte dalle autorità algerine. Della barca, tuttavia, come ha segnalato la Ong Cipimd la sera del primo ottobre, non è stata trovata traccia e le operazioni si sono interrotte. Nei giorni successivi i familiari che si erano messi in contatto con Alarm Phone fin dal 23 settembre hanno confermato di non aver ricevuto alcuna notizia, precisando peraltro che, contrariamente a quanto indicato nei primi dispacci, sulla barca c’erano non 11 ma 13 persone. “C’è da temere a questo punto – ha scritto Alarm Phone nel suo ultimo dispaccio – che si sia verificato un altro naufragio fantasma senza superstiti”.

(Fonte: Alarm Phone, Ong Cipimd)  

Uganda (Kampala), 10 ottobre 2025  

Un profugo eritreo ventunenne, Michael Hayle Sium, si è ucciso dopo un anno esatto di esilio a Kampala, dove era arrivato il 10 ottobre 2024 fuggendo dalla dittatura di Asmara. Familiari e amici si sono detti convinti che il suo gesto estremo è stato determinato da un profondo stato di depressione dovuto alla disperazione per dover vivere “da fantasma” non esendo ancora riuscito ad ottenere dall’Unhcr i documenti come rifugiato o richiedente asilo. “Michael veniva da Decameré, 50 chilometri a sud di Asmara – ha raccontato un amico, Kisanet Tedros – A Kampala la sua prima preoccupazione è stata quella di rivolgersi all’Unhcr per registrarsi come rifugiato ma mi ha detto che per ottenere la carta d’identà gli erano stati chiesti 2 mila dollari. Non aveva tanto denaro e allora si è rivolto alla sorella, esule in Inghilterra, ma anche lei non disponeva di una somma del genere. Il 9 gennaio ha saputo che le registrazioni erano state chiuse e si è visto perduto: lontano da casa, senza documenti, senza alcuna possibilità di proseguire la fuga verso l’Europa. In seguito, quando il Kenya ha riaperto le registrazioni, ha pensato di trasferirsi ed ha chiesto di nuovo aiuto per il viaggio ma ancora una volta la sorella ha dovuto rispondergli che non aveva il denaro che serviva. La situazione è precipitata poco dopo la metà di settembre quando la sorella è arrivata in Uganda insieme al marito, che voleva festeggiare con i parenti il matrimonio ed aveva invitato a sue spese anche i suoceri, facendoli arrivare dall’Eritrea. Ecco, forse è a questo punto che Michael deve aver cominciato a pensare di farla finita: forse si è sentito abbandonato e incompreso, solo e senza neanche un qualche documento per potersi muovere, lavorare, cercare di costruirsi un futuro in esilio. La sera di giovedì 9 ottobre, appena rientrato in casa, si è chiuso nella sua stanza. Durante la notte la madre e gli altri familiari si sono accorti che stava molto male. Hanno pensato a un malore ma, a quanto pare, si era avvelenato. Lo hanno accompagnato in ospedale, dove però è morto mezz’ora dopo il ricovero, verso le 4,45 di venerdì 10”.

(Fonte Abraham Tesfai Coordinamento Eritrea Democratica)

Algeria-Spagna (Ibiza), 10 ottobre 2025

Un forte mareggiata ha depositato su una spiaggia della costa sud di Ibiza un piede e pochi altri resti umani appartenenti verosimilmente a un uomo di origine subsahariana. Per il recupero, su indicazione della polizia, è intervenuta una squadra della Croce Rossa. Secondo gli inquirenti si tratta di un migrante annegato nel tentativo di arrivare alle Baleari, forse vittima del naufragio di una delle diverser barche di cui si è persa traccia sulla rotta dall’Algeria. L’unica speranza per poterlo eventualmente identificare è l’esame del Dna disposta dalla magistratura.

(Fonte: Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 10 ottobre 2025

Il cadavere di un migrante algerino ventiteenne è stato trascinato dal mare nelle acque della baia di Ceuta, di fronte a Playa de la Ribera. L’allarme è stato dato da alcuni passanti verso le 9 del mattino. Per il recupero è intervenuta una unità del Geas, il gruppo attività subacquee della Guardia Civil. Dopo un primo esame sul molo di fronte al comando del Geas, nel porto dei pescatori, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia. A giudicare dal forte stato di degrado deve essere rimasta in acqua per almeno 15 giorni. All’identificazione si è risaliti grazie ai documenti e ad altri effetti personali trovati in una sacca impermeabile. La posizione in cui era il corpo e il fatto che indossasse una muta da sub, hanno indotto a pensare che il giovane sia annegato tentando di raggiungere Ceuta a nuoto da una delle spiagge di Castillejos.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Cullera, Valencia), 11-12 ottobre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante a Playa del Dosel, nel municipio di Kullera, 50 chilometri circa a sud di Valencia. Lo hanno scoperto, a poca distanza dalla riva, tenuto a galla da un giubbotto salvagente di colore arancione, alcune persone che intorno alle 18 passeggiavano lungo l’arenile e hanno poi avvertito la Guardia Civil e la polizia locale. Si tratta di un uomo di origine subsahariana che non è stato possibile identificare: l’unico inzidio, in mancanza di documenti, è che indossava una t-shirt di colore blu. A giudicare dallo stato di forte decomposizione della salma, dovrebbe essere annegato almeno quindici giorni prima del ritrovamento. Le indagini per cercare di risalire alle circostanze della morte sono state affidate alla Guardia Civil, ma appare scontato che si è di fronte all’ennesima vittima di un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e la Penisola Iberica.

(Fonte: Ong Cipimd, Europa Press, El Debate, Noticias.com, Levante.emv.com. La Vanguardia, Siglo XXI)

Turchia-Grecia (Kusadasi-Samos), 12 ottobre 2025 

Un migrante risulta disperso nelle acque a nord est dell’isola di Samos, nell’Egeo. L’allarme è scattato quando la polizia ha intercettato nella zona di Asprochorti, una decina di chilometri a nord di Samo, un gruppo di 24 migranti che erano riusciti a raggiungere la riva da soli e hanno segnalato che mancava un loro compagno. Le ricerche sono state condotte sia in mare, con una motovedetta, che da pattuglie della polizia a terra, con l’intervento anche di un elicottero militare da ricognizione, ma non hanno dato esito. L’operazione, peraltro, è stata ostacolata dalle condizioni meteo, con un forte vento e onde alte e violente. Non è chiaro come il gruppo di migranti sia arrivato a Samo: se con una barca poi affondata prima di toccare terra o con un motoscafo veloce poi rientrato sulla costa turca, nella zona di Kusadasi.

(Fonte: Ekathimerini, Ana Mps)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 12 ottobre 2025

Almeno 49 cadaveri di migranti sconosciuti sono stati recuperati, a partire dal 28-29 settembre e fino all’11 ottobre sulla costa occidentale libica dall’Emergency Medicine and Support Center (Emsc), una organizzazione governativa che opera in collegamento con il ministero della salute. I corpi sono affiorati, in tempi e luoghi diversi, tra Mellitah (20 chilometri a est di Zuwara) e Ras Ajdir, circa 60 chilometri più a ovest, al confine con la Tunisia. In particolare, 3 a Mellitah e 12 a Zuwara tra il 6 e il 10 ottobre mentre la settimana precedente, in varie fasi, prima 26 e poi altri 8 a Zuwara, Abu Kammash e Mellitah. Lo stesso Emsc ha trasferito le salme negli obitori degli ospedali di zona per l’autopsia prima della sepoltura avvenuta, come ha riferito anche il giornalista indipendente Tarik Lamloun, nel cimitero di Abu Kammash, ciascuna contrassegnata con un numero di serie a cui corrisponde una breve documentazione (a partire dal Dna), per facilitare una eventuale identificazione in futuro. Non è emerso nulla (o comunque non è stato comunicato nulla dalle autorità libiche) sulla provenienza e sulle circostanze della morte. Il Medicine and Support Center si è limitato a dichiarare che si tratta di “migranti irregolari”. La scoperta di un numero così elevato di cadaveri lungo i 70/80 chilometri di costa tra Mellitah e Ras Ajdir, in un arco di tempo di due settimane circa, induce a credere tuttavia che sulla rotta tra la costa di Zuwara e Lampedusa, si siano verificati almeno uno o magari due naufragi rimasti sconosciuti fino a quando il mare non ha restituito i primi resti delle vittime. Nel comunicato del Medicine and Support Center si fa riferimento ad altri 12 cadaveri. Sette, recuperati a Zuwara e identificati, sono stati trasferiti a Tripoli e messi dalle autorità libiche a disposizione delle famiglie. Gli altri 5, trovati nella zona di Tripoli, sono stati invece trasportati e sepolti nel cimitero di Abu Kammash insieme ai 49 recuperati nelle ultime due settimane. Non sono state fornite informazioni sui tempi e le circostanze in cui questi 12 corpi sono stati scoperti ma c’è da credere che il recupero sia legato ad episodi parecchio antecedenti al caso degli ultimi 49 trovati tra Mellitah e Ras Ajdir e fossero dunque da tempo negli obitori di Tripoli e Zuwara. Non sembra un caso che il sito web Migrants Rescue Watch, “vicino” alle autorità libiche, li ignori. E lo stesso comunicato del Medicine Support Center parla solo di “trasferimento” e non di “recupero”.

(Fonte: Infomigrants, Migrant Rescue Watch, sito web Tarik Lamloun, Rapporto Medicine and Support Center)

Algeria-Spagna (Maiorca e Minorca), 13 ottobre 2025

Nelle acque delle Baleari sono affiorati i cadaveri di altri 2 migranti. Il primo è stato avvistato verso le undici del mattino a Maiorca poco al largo della spiaggia di Cala Murada, nel territorio di Manacor, sulla costa sud est dell’isola. Per il recupero sono intervenuti agenti della Guardia Civil e della polizia locale, che hanno fatto trasferire la salma nell’obitorio dell’ospedale. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato, si ritiene che il corpo sia rimasto in acqua molto a lungo, probabilmente almeno due mesi, prima che le ultime forti mareggiate lo spingessero verso la riva. Tre ore pià tardi, intorno alle 14, a Minorca è stato scoperto il secondo cadavere. La segnalazione è arrivata da un bagnante che era sulla spiaggia di Cala des Talaier, nel territorio di Ciutadella, in un tratto di costa rocciosa nella zona sud ovest dell’isola. Dopo una prima ispezione della Guardia Civil e della polizia con n medico forense, sono stati i pompieri a recuperare la salma per trasferirla nell’obitorio a disposizione della magistratura. Lo stato di decomposizione è ancora più avanzato di quello del primo cadavere, tanto che non si è riusciti a stabilire nemmeno se si tratti di un uomo o di una donna. In entrambi i casi la magistratura ha disposto l’esame del Dna per una eventuale identificazione in futuro. Si ritiene comunque che si tratti di migranti annegati sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Diario de Mallorca, Manacormanacor, Menorca Info, Ong Cipimd)

Turchia-Grecia (Rodi), 14 ottobre 2025

Due profughi, un uomo e un bambino, sono annegati in un naufragio nell’Egeo orientale a breve distanza dalla costa settentrionale di Rodi, verosimilmente in seguito a un tentativo di respingimento in Turchia. Erano con altri 16 profughi su un gommone di piccole dimensioni partito presumibilmente dalla zona di Selimiye, nel distretto turco di Marmaris, separato da Rodi da un braccio di mare che in alcuni tratti non è largo più di 15/20 chilometri. La tragedia è avvenuta nelle prime ore del mattino, nelle acque greche. La Guardia Costiera ha riferito che un suo pattugliatore ha intercettato il gommone che procedeva a forte velocità verso Rosi e che avrebbe ignorato le segnalazioni, sia luminose che sonore, di fermarsi. Nell’inseguimento che ne è seguito il gommone si sarebbe ribaltato a causa della serie di “manovre pericolose” messe in atto nel tentativo di sottrarsi alla cattura. La Ong Aegean Boat Report ha contestato però questa versione, che di fatto scarica tutte le responsabilità su chi era al timone del gommone. “Per quale motivo – si è chiesta la Ong – la Guardia Costiera avrebbe dovuto inseguire a forte velocità una barca piena di migranti che era già nelle acque territoriali greche e peraltro si dirigeva verso la costa di Rodi? Se il problema era la sicurezza delle persone a bordo sarebbe basto ‘scortare’ il gommone verso la terraferma e informare la polizia a terra. C’è da pensare allora che l’unica ragione di un inseguimento ad alta velocità, estremamente pericoloso, era quella di impedire lo sbarco e costringere i migranti a tornare in Turchia. In una parola, un nuovo respingimento, in violazione del diritto internazionale e delel leggi europee e nazionali, visto che il gommone dei profughi era già entrato da tempo nelle acque territoriali e dunque a tutti gli effetti in ‘territorio’ greco per chiedere asilo”.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ekathinerini, Ana Mpa)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 14 ottobre 2025

I cadaveri di due migranti sono emersi in mattinata in tempi e punti diversi della baia di Ceuta. Entrambi devono essere partiti da Castillejos cercando di superare all’altezza del valico del Tarajal la linea di confine tra il territorio spagnolo e quello marocchino.  Il primo è stato avvistato intorno alle dieci nelle acque del Recinto, ai piedi della collina di Almadraba, a un chilometri circa dalla frontiera. Si tratta di un giovane che indossava una muta da sub e non aveva indosso documenti. Per il recupero è intervenuta una pattuglia del gruppo sommozzatori della Guardia Civil, che ha sbarcato la salma sul molo del porto dei pescatori, trasferendola poi nell’obitorio dell’Istituto di Medicina legale. Circa tre ore più tardi, verso le 13,30, c’è stato il secondo ritrovamento, 2 chilometri più a nord-est, nel cuore della baia. Anche in questo caso si tratta di un giovane che probabilmente – come sembra dimostrare il fatto che indossava abiti “da passeggio” (una t-shirt e un paio di pantaloni) e aveva con sé una tavola come galleggiante – deve aver tentato di entrare a Ceuta via mare facendosi portare al largo da una barca in modo da percorrere a nuoto solo il tratto finale, fino a una spiaggia dove approdare.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Italia (Annaba-Porto Pino), 14 ottobre 2025

Un algerino ventisettenne è morto durante la traversata verso la Sardegna. Della tragedia si è avuta notizia solo il 14 ottobre, alcuni giorni dopo l’arrivo della barca in Sardegna, ma si è verificata poche ore dopo la partenza, avvenuta nella notte tra l’otto e il nove ottobre dal litorale di Annaba, nell’Algeria orientale, poco più di 100 chilometri dal confine con la Tunisia. Sulla barca, un piccolo scafo in fibra di vetro, oltre alla vittima c’erano la sorella e altri 8 migranti, tutti algerini della zona di Annaba. La navigazione si è rivelata subito difficile e rischiosa a causa del mare mosso. Erano da circa due ore in mare quando, un impatto violento contro le onde moltiplicato dalla forte velocità di crociera ha provocato un forte contraccolpo sullo scafo e il ventisettenne è caduto all’indietro, sbattendo violentemnete la testa sul fondo e perdendo subito conoscenza. Intuendo che le sue condizioni erano molto gravi, la sorella ed altri avrebbero chiesto di invertire la rotta per tornare in Algeria ma i due al timone hanno deciso di continuare la rotta verso la Sardegna. Il giovane è morto prima dell’arrivo della barca nella zona di Porto Pino, nel comune di Sant’Anna Arresi, nel Sulcis. Il suo corpo è stato trovato dalla polizia al momento dello sbarco: un medico legale chiamato dalla polizia ha subito riscontrato un evidente trauma cranico, che si è rivelato poi la causa del decesso. A ricostruire quanto era accaduto in mare è stata la sorella e il suo racconto è stato poi confermato da altri del gruppo. I due indicati come gli scafisti che avrebbero organizzato la traversata in cambio di 25 mila euro complessivi sono stati arrestati mercoledì 14 ottobre nel centro accoglienza di Monastir. A uno dei due è stato sequestrato un cellulare con un due video forse decisivi per le indagini: uno li riprendeva alla guida della barca e nell’altro ci sono immagini che documentano gli ultimi istanti di vita della vittima.

(Fonte: La Nuova, Ansa, Italpress, L’Unione Sarda, Cagliaritoday, Infomigrants)

Algeria-Spagna (Denia, Alicante), 14 ottobre 2025

La marea ha trascinato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Els Molins, 7 chilometri a nord ovest di Denia, nella provincia di Alicante. A trovarlo è stato un uomo che verso sera stava passeggiando lungo l’arenile con il suo cane e che, appena fatta la macabra scoperta, ha immediatamente avvertito sia la polizia nazionale che quella locale. Una squadra di pompieri ha poi recuperato la salma, trasferendola nell’obitorio dell’ospedale di zona. Lo stato di degrado è avanzatissimo, tanto che il cadavere è persino privo della testa e delle mani, a conferma che la morte deve risalire a molte settimane prima del ritrovamento. Il corpo stesso deve essere arrivato sulla spiaggia di Els Molins da molto tempo perché era semisepolto dalla sabbia sulla battigia: l’unica parte ben visibile era il giubbotto di salvataggio arancione che lo ha tenuto a galla funo a quando la corrente lo ha spinto a riva. E proprio questo giubbotto è il principale indizio per cercare di arrivare all’identificazione: trattandosi di un tipo prodotto in Algeria ed è molto probabile che la vittima sia appunto un harraga algerino.

(Fonte: La Marina Plaza, Informacion, Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Ain Taya-Baleari), 15 ottobre 2025

Risulta dispersa ormai da più di 30 giorni una barca – uno scafo in fibra con motore fuoribordo da 70 cavalli – salpata dall’Algeria sulla rotta per le Baleari. Nessuna notizia delle 24 persone, tutte algerine, che erano a bordo. Le tracce si perdono al momento della partenza, avvenuta dal litorale di Ain Taya, una trentina di chilometri a est di Algeri, la sera del 14 settembre. L’ultimo “messaggio” è costituito da alcune foto diffuse sul web nelle quali si vedono dei giovani salire sulla barca ferma a qualche metro dalla riva e già quasi completamente carica. La prima segnalazione della scomparsa è stata diramata il 19 settembre dalla centrale di Alarm Phone, contattata da alcuni familiari allarmati da una totale mancanza di contatti che durava ormai da cinque giorni. Altri appelli sono seguiti nei giorni successivi, ancora da parte di Alarm Phone e poi dalla Ong spagnola Cipimd. Sulla scia di queste segnalazioni sono state condotte ricerche ad ampio raggio con l’impiego, da parte delle autorità spagnole, sia di unità navali che di aerei da ricognizione. Al primo ottobre, quando sono state sospese le operazioni nell’area Sar spagnola, della barca e dei 24 migranti a bordo non era stata trovata traccia. Gli interventi nel versante algerino, secondo quanto dichiarato dai familiari dei dispersi, si erano conclusi senza esito già qualche giorno prima. Senza riscontro anche gli appelli lanciati nei giorni seguenti. A distanza di un mese dalla partenza, tutto lascia pensare a un naufragio fantasma senza superstiti.

(Fonte: Alarm Phone, Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 15 ottobre 2025 

Ancora un migrante morto nelle acque di Ceuta, il terzo nell’arco di 24 ore. Il cadavere è affiorato nel primo pomeriggio a circa 800 metri dalla riva, all’altezza della spiaggia Juan XXIII, a due chilometri circa dal varco di confine del Tarajal con il Marocco. Segnalato dal Servizio Marittimo, per il recupero è intervenuta una squadra del Gruppo Attività Subacque (Geas) della Guardia Civil. Si tratta di un giovane con indosso una muta da sub, come tanti altri che hanno tentato di raggiungere l’enclave spagnola dal Marocco partendo da una delle spiagge di Castillejos. Su disposizione della Procura, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autoposia e il prelievo del Dna. Secondo il medico forense che l’ha esaminata subito dopo lo sbarco, la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento. Non sono stati trovati documenti o altri elementi utili per l’identificazione.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Guelmin-Lanzarote), 16 ottobre 2025

Cinque migranti dispersi sulla rotta tra il Marocco e le Canarie. Erano con altri 55 migranti su un gommone salpato dal litorale di Guelmin e rimasto in mare per giorni fino a quando in piena notte, verso l’una e trenta, 83 chilometri a est di Lanzarote, è stato casualmente intercettato da un cargo che ha dato l’allarme alla centrale operativa del Salvamento Maritimo di Las Palmas, rimanendo in zona per monitorare la situazione ed iniziando contemporaneamnte operazioni di assistenza e recupero. Da Lanzarote è stata mobilitata la guardamar Polimnia ma, prima che l’unità arrivasse sul posto, dal gommone, semi affondato e con i tubolari quasi sgonfi, diversi migranti si sono gettati in mare nel tentativo di raggiungere a nuoto il cargo ma scomparendo presto nel buio. Uno è stato tratto in salvo dalla nave, altri 2 dalla Polimnia appena è giunta sul posto. Di altri non si è trovata traccia: secondo la stampa spagnola sarebbero “almeno 3” ma Helena Maleno, portavoce della Ong Caminando Frontera, in contatto fin dall’inizio della vicenda con le famiglie di alcuni dei migranti, ha riferito che i dispersi sono 5, una donna e 4 uomini, specificando tra l’altro che dall’inizio della settimana è stata segnalata la partenza verso le Canarie, dalla costa occidentale africana, di almeno altri 3 gommoni, con oltre 200 persone a bordo, di cui mancano notizie precise. I 55 superstiti sono stati sbarcati ad Arecife verso le 5 del mattino. Per tutta la giornata sono continate le ricerche, condotte da unità navali e da un elicottero da ricognizione del Salvamento Maritimo.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Canarias Ahora, Canarias7, Europa Press, Agenzia Efe)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 16 ottobre 2025

Si è persa ogni traccia di altri 2 ragazzi marocchini che, in tempi e circostanze diverse, hanno tentato di raggiungere Ceuta partendo da Castillejos: Mosa El Ghazi e Ayoub. I familiari, dopo averne denunciato la scomparsa alle autorità, giovedì 16 ottobre si sono rivolti alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta, per lanciare un appello di ricerca, fornendo numeri telefonici e fotografie nella speranza di favorire un eventuale riconoscimento. Mousa El Ghazi, un ragazzo alto e magro, con i capelli ricci, era scomparso già da tre giorni quando i genitori si sono rivolti a El Faro. A casa sapevano della sua intenzione di raggiungere Ceuta a nuoto perché aveva tentato la traversata altre volte senza riuscirci. Ayoub è dei due ragazzi quello sparito da più tempo: si è accertato che è partito da Castillejos il 3 ottobre ma da quel momento non se ne è saputo più nulla. Senza alcun esito le ricerche condotte dai familiari, prima di rivolgersi al El Faro, sia in Marocco che a Ceuta. Il 16 ottobre era stato rivolto un appello al Faro de Ceuta anche per una ragazza, Janat Oulad Mona, 16 anni, originaria di Tetouan, che ha tentato la traversata da Castillejos tra martedì 14 e mercoledì 15 ma nella giornata di sabato 18 è stata rintracciata nella stessa Castillejos dove è rientrata poco dopo aver preso il largo insieme da alcune amiche.(Fonte: El Faro de Ceuta)

Turchia-Grecia (Chio), 16-17 ottobre 2025

Due morti nel naufragio di una barca di migranti che si è schiantata contro una scogliera sulla costa nord est dell’isola di Chio, nell’Egeo. Salpata verso il tramonto di giovedì 16 settembre dalla vicina Turchia, distretto di Karaburum, la barca è arrivata nelle acque greche intorno alle 21,30 e poco dopo ha tentato di approdare ma, forse trascinata dalle correnti o a causa di una manovra sbagliata, è finita in un tratto di litorale roccioso e scosceso e le onde l’hanno spinta con violenza contro gli scogli, facendola affondare. Buona parte dei naufraghi hanno preso terra da soli, arrampicandosi sulle rocce. Sei in particolare, che erano riusciti ad allontanarsi un po’, hanno preso contatto con la centrale di Aegean Boat Report per chiedere aiuto, senza però segnalare il naufragio. Poco dopo la comunicazione è caduta e la Ong non è stata in grado di riattivarla. ma nel frattempo la notizia della tragedia si era diffusa. Le squadre dei vigili del fuoco intervenute per i soccorsi hanno inizialnmente tratto in salvo 5 persone, tra cui due prive di sensi, che sono state subito trasferite nell’ospedale generale di Chios. Nel corso della notte, poi, sempre i vigili del fuoco e la Guardia Costiera hanno recuperato altri 24 naufraghi, dei quali 10, in stato di incoscienza o feriti, sono stati trasportati in ambulanza nello stesso ospedale dei primi due. Due donne, entrambe trovate esanimi dai soccorritoir, sono state dichiarate morte già all’arrivo al pronto soccorso. I 17 per i quali non è stato necessario il ricovero li hanno invece trasferiti prima dell’alba nel centro accoglienza di Chios.

(Fonte: Agenzia Reuters, Aegean Boat Report, Efsyn)

Libia-Italia (Tajoura-Lampedusa), 17 ottobre 2025

Ventitre vittime (un cadavere recuperato e 22 migranti dispersi) in un naufragio sulla rotta tra la Libia e Lampedusa nella zona Sar maltese. Un naufragio “annunciato” perché per circa 24 ore le richieste di aiuto sono state ignorate sia da Malta che dall’Italia. La barca, uno scafo di 8 metri, è partito dal litorale di Tajoura, circa 20 chilometri a est di Tripoli. A bordo erano in 34, fra cui almeno 4 donne e 2 minorenni, provenienti da Egitto, Eritrea. Sudan e Somalia. Ha navigato fino ad entrare nella zona Sar di Malta. Era a circa 50 miglia a sud est di Lampedusa e ad almeno 70/80 da La Valletta quando, la mattina di giovedì 16 settembre, si è trovata in difficoltà ed ha preso contatto per chiedere aiuto con la centrale di Alarm Phone. La Ong ha immediatamente diramato diversi Sos che nessuno ha raccolto: né Malta, competente per l’organizzazione dei soccorsi in quanto titolare della zona Sar nelal quale si stava verificando l’emergenza, né Roma, nonostante fosse Lampedusa il porto più vicino da cui far partire, nella maniera più rapida ed efficace possibile, una operazione di ricerca e recupero. Nelle ore successive i contatti si sono interrotti e la situazione è via via peggiorata fino a quando, durante la notte, lo scafo si è ribaltato. Nessuno si è accorto di nulla se non nella tarda mattina di venerdì 17, quando un aereo della Guardia Costiera italiana, impegnato in altre attività di ricognizione, ha casualmente avvistato il natante rovesciato ed ha dato l’allarme. Al dispositivo di soccorso, coordinato dalla cetrale Mrccdi La Valletta, hanno partecipato unità della Guardia Costiera italiana, un aereo maltese, uno dell’agenzia europea Frontex e un mercatile che, dirottato nell’area dell’emergenza, è stato il primo ad arrivare, portando in salvo 4 naufraghi. Poco dopo la motovedetta Cp 322, giunta da Lampedusa, ha recuperato altri 7 naufraghi e un corpo ormai senza vita. Le ricerche son continuate fino a notte ma non è stato trovato nessun altro. Gli 11 supertsiti sono arrivati a Lampedusa verso le 19 con la Cp 322 insieme all’unica salma recuperata, quella di una giovane donna in stato di gravidanza, che subito dopo lo sbarco sul molo Favarolo è stata trasferita nell’obitorio del cimitero di Cala Pisana. Tra i superstiti ci sono 3 donne e 2 ragazzi minorenni. Hanno raccontato di essere partiti da Tajoura in 34. Ne consegue che 22 sono scomparsi in mare al momento del naufragio o nelle lunghe ore in cui sono rimasti abbandonati a se stessi. “Avevamo avvertito di questa situazione d’emergenza fin da ieri – ha contestato Alarm Phone – Le autorità contattate non sono intervenute. Non possiamo non esprimere tutta la nostra rabbia per questo ennesimo gruppo di persone lasciate morire consapevolmente…”. Una denuncia analoga è stata formulata dalla Ong Sea Watch, il cui aereo da ricognizione, Sea Bird, ha documentato con filmati e immagini le opeazioni di ricerca scattate soltanto dopo che è stato scoperto dal velivolo della Guardia Costiera italiana lo scafo rovesciato a sud est di Lampedusa: “Cercare i sopravvissuti non basta. Quelle persone andavano soccorse immediatamente: l’Italia e Malta devono rispondere delle loro omissioni”.

(Fonte: Alarm Phone, Agrigentonotizie, Agenzia Ansa, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia, Times of Malta, Sea Watch, Il Giornale di Brescia, Il Mattino di Padova)

Algeria-Spagna (rotta Baleari), 17-18 ottobre 2025

Quattro morti in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria centrale e le Baleari. La barca con cui hanno tentato la traversata era partita la notte di venerdì 17, verso le 3,30 dopo le 24. A bordo erano in 30, tutti subsahariani, tra cui due giovani donne originarie della Guinea. La tragedia è avvenuta poche ore dopo, all’interno delle acque algerine. Nessuno si è accorto di nulla fino alle 9 del mattino di sabato 18 ottobre, quando i naufraghi, aggrappati o intorno al relitto dello scafo, sono stati avvistati casualmente dall’equipaggio di un peschereccio, che ne ha tratti in salvo 26. Nessuna traccia degli altri, tutti uomini di giovane età, scomparsi in mare durante la notte, prima dell’arrivo dei soccorsi. Lo stesso peschereccio, avvertita la Guardia Costiera, ha poi sbarcato i superstiti in Algeria, dove li ha presi in consegna la polizia per trasferirli nel sud del paese, inizialmente a Tamarasset e poi sino al confine con il Niger, costringendoli a passare la frontiera al varco di “Point Zero” e a raggiungere la piccola città frontaliera nigerina di Assamaka.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Algeria-Spagna (Formentera), 18 ottobre 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato diverse miglia al largo di Formentera. La scoperta risale al 3 ottobre ma se ne è avuta notizia solo quindici giorno dopo (sabato 18 ottobre) quando, non essendo riuscite a darle un nome e dunque a contattare eventuali familiari, le autorità hanno deciso di seppellire la salma nel cimitero dell’isola, dopo aver disposto il prelievo del Dna in vista di un eventuale tentativo di riconoscimento in futuro. Il forte stato di degrado indica che l’uomo deve essere annegato molti giorni prima del ritrovamento, vittima del naufragio di na delel barche di cui si sono perse le tracce sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Ong Cipid)

Turchia-Grecia (Didim-Farmakonisi), 18-19 ottobre 2025

 Una giovane donna afghana in stato di gravidanza è annegata in un naufragio a breve distanza dal porto della piccola isola egea di Farmakonisi, distante poco più di 10 chilometri dalla Turchia. Voci sulla tragedia si erano diffuse già nella giornata di sabato 18, senza però trovare conferma. La conferma è arrivata l’indomani dalle autorità greche. Stando al comunicato “ufficiale”, la ragazza era su una delle tre barche che tra venerdì 17 e sabato 18 hanno cercato di raggiungere Farmakonisi dalla vicina costa turca del distretto di Didim. Secondo la Guardia Costiera, anzi, non una barca ma un motoscafo che procedeva a forte velocità, senza luci di navigazione e che avrebbe ignorato i segnali luminosi e sonori di fermarsi. “Ne è seguito – prosegue il comunicato – un inseguimento durante il quale il motoscafo si è avviicnato alla costa est dell’isla, schiantandosi contro una sponda rocciosa vicino al molo di Farmakonisi. In seguito all’urto alcune delle persone a bordo sono state sbalzate in mare. I funzionari dell’unità Missioni Speciali hanno raccolto 19 naufraghi, tra cui una ventisettenne afghana trovata priva di sensi e trasportata, dopo i primi soccorsi, a Leros, dove è stata dichiarata morta presso il centro medico”. In sostanza, stando a questa ricostruzione, una tragedia fotocopia di quella, con due vittime, accaduta a Rodi il 14 ottobre. Anche il comunicato, anzi, sembra una fotocopia. Senza voler mettere in discussione questa versione, tuttavia, la Ong Aegean Boat Report ha rilevato che c’è da chiedersi per quale motivo la motovedetta della Guardia Costiera si sia amessa all’inseguimento, a forte velocità, di una barca ormai entrata nelle acque greche e diretta verso terra. “Certamente – ha contestato la Ong, così come nel caso di Rodi – non per garantire la sicurezza delle persone a bordo: se fosse stata la sicurezza la preoccupazione, infatti, sarebbe bastato seguire la barca fino a riva ed avvertire nel frattempo la polizia a terra. C’è da ritenere allora che l’unica ragione plausibile di un inseguimento così pericoloso sia che l’intenzione era in realtà quella di impedire che la barca toccasse terra in modo da respingerla in Turchia”.

(Fonte: Ong Aegean Boat Report)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 19 ottobre 2025

Due migranti sono morti, avvelenati dai gas del motore, nella stiva di un barcone in navigazione tra la Libia e l’Italia. Altri 21 sono rimasti intossicati: 14 in modo molto grave. Erano partiti su uno scafo in legno dal litorale di Zuwara, 115 chilometri a ovest di Tripoli e meno di 60 dal confine con la Tunisia. A bordo erano quasi in 90 (inclusi 5 minori e una donna), molti ammassati sottocoperta, in pratica a contatto con il vano motore e così stretti da non potersi muovere né tantomeno tentare di salire sul ponte. In queste condizioni tutti quelli che erano al chiuso hanno respirato per ore le esalazioni di scarico e più di qualcuno ha cominciato a perdere conoscenza, fino a sfiorare una strage. La rotta verso Lampedusa è proseguita in queste condizioni fino a 16 miglia a sud delle Pelagie, dove il barcone è stato avvistato dall’elicottero Helo Lux dell’agenzia Frontex, che ha dato l’allarme. La prima ad arrivare pe ri soccorsi è stata una motovedetta della Guardia di Finanza salpata da Lampedusa, seguita poi da altre due unità, le motovedette Cp 301 e Cp 336 della Guardia Costiera di base smepre a Lampedusa. Dopo i primi trasbordi sal ponte, nelal stiva sono stati trovati i due cadaveri e gli intossicati, molti dei quali, in stato di semi incoscienza, non erano neanche in grado di muoversi. Allo sbarco a Lampedusa 5 presentavano una crisi respiratoria così grave da dover essere trasferiti in eliambulanza nei centri di rianimazione degli ospedali di Agrigento (1), Trapani (1), Palermo (1) e Sciacca (2), dove sono stati intubati. Nel poliambulatorio di Lampedusa ne sono stati ricoverati inizialmente 9 ai quali se ne sono aggiunti però poco dopo 7 le cui condizioni sono peggiorate quando erano già a terra. Tutti gli altri hanno trovato accoglienza nel centro di contrata Mbriacola. Vengono da Pakistan, Eritrea e Somalia.

Aggiornamento 20 ottore: un altro morto. E’ morto il ragazzo trasferito in elicottero nell’ospedale di Trapani dopo lo sbarco a Lampedusa. Privo di conoscenza già al momento del ricovero nel reparto di rianimazione, non si è più ripreso dalla grave crisi respiratoria provocata dai vapori di idrocarburi inalati.

(Fonte: Agrigentonotizie, Today, Radiolombardia, Sky Tg-24, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Agenzia Dire. Aggiornamento: Tgr Sicilia, Agrigentonotizie, Agenzia Ansa)

Algeria-Spagna (costa tra Nerja e Almunecar), 19-20 ottobre 2025

Il cadavere di un migrante è affiorato in mare circa 500 metri al largo della costa compresa tra Almunecar e Nerja, una cinquanitna di chilometri a est di Malaga. Segnalato verso le 19,30 da una barca privata al servizio d’emergenza 112 Andalusia, è stato recuperato da una unità del Salvamento Maritimo che, dopo un primo sopralluogo allo sbarco da parte delal Guardia Civil, lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Non sono emersi elementi per poterlo identificvare e stabilirne la provenienza ma appare scontato che si tratti di un migrante annegato sulla rotta tra l’Algeria e la Spagna. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato, la morte risale a molti giorni prima del ritrovamento.

(Fonte: Diario de Malaga, Ong Cipimd, Europa Press)

Turchia-Grecia (Samo), 20-21 ottobre 2025

Il cadavere di un profugo palestinese, Omar Khaled Mughhmas, 24 anni, è stato trovato incastrato tra le rocce di una scogliera sul litorale scosceso di Agia Paraskevi, circa 5 chilometri a nord est di Samo. A dare l’allarme sono stati, nel tardo pomeriggio di lunedì 20 ottobre, alcuni abitanti della zona, che hanno avvertito il comando di polizia locale. Per il recupero è intervenuta una unità della Guardia Costiera, che ha sbarcato la salma nel porto di Samo, per poi trasferirla presso l’obitorio dell’ospedale generale per le indagini. L’inchiesta si è subito indirizzata sulle dichiarazioni fatte da un gruppo di 24 profughi, tra cui anche dei palestinesi, i quali nelle prime ore di domenica 12 ottobre, appena arrivati a Samo, hanno riferito che durante la navigazione dalla costa turca del distretto di Kusadasi, uno di loro, squilibrato dai contraccolpi delle onde sullo scafo dovuti alle cobndizio del mare, era caduto in acqua, scomparendo nel buio prima potessero cercare di aiutarlo. Le ricerche che ne sono seguite non hanno dato esito ma l’incidente era accaduto proprio di fronte alla costa nord est di Samo e alla scogliera di Agia Paraskevi dove è poi affiorato il cadavere. Le procedure per l’identificazione sono state condotte nella giornata di martedì 21 ottobre, presente anche un cugino rifugiato già da tempo in Italia che ha raggiunto Samo fin da lunedì 13 ed ha partecipato a tutta la settimana di ricerche, mettendo a disposiizone anche foto e documenti. Gli accertamenti sono stati agevolati dal fatto che Omar aveva un tatuaggio particolare sul braccio destro.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ekathimerini)

Marocco-Spagna (Boujdour-Canarie), 21 ottobre 2025

Non si ha più traccia da circa un mese di una barca salpata dal Marocco occidentale sulla rotta per le Canarie. Ne consegue che i 43 migrantia bordo (tra i quali 3 bambini) risultano dispersi. Le circostanze della scomparsa e il lungo tempo trascorso senza alcuna notizia inducono a temere un “naufragio fantasma” nell’Atlantico, senza superstiti. Secondo quanto hanno riferito alcuni familiari, quel gruppo di 43 persone si è imbarcato il 25 settembre dalla costa di Boujdour, oltre 270 chilometri a sud di Tarfaya, la città che si trova sul tratto di litorale marocchino più vicino all’arcipelago spagnolo. Puntava presumibilmente su Gran Canaria o su Fuerteventura, due isole raggiungibili da Boujdour in due/quattro giorni di navigazione al massimo. I contatti si sono interrotti a poche ore dalla partenza e da quel momento non si è saputo più nulla. La prima segnalazione della scomparsa si è avuta nella mattinata del 28 settembre, con un appello rivolto dalle famiglie ad Alarm Phone, che a sua volta ha allertato sia le autorità marocchine che spagnole. Le ricerche non hanno dato esito e dopo alcuni giorni sono state interrotte. Nel frattempo si sono succeduti altri appelli e comunicati di aggiornamento che hanno confermato la mancanza di qualsiasi genere di contatto. In quello diramato il 3 ottobre Alarm Phone, ribadendo che i 43 migranti risultavano ancora dispersi, ha cominciato ad avanzare l’ipotesi di un altro naufragio fantasma. La mancanza di notizie o comunicazioni è continuata anche nei giorni successivi. La Ong spagnola Caminando Fronteras ha segnalato dall’inizio dell’anno numerosi casi di “sparizioni” in mare di questo genere, tanto da calcolare a fine maggio 1.482 tra morti e dispersi sulle rotte atlantiche verso le Canarie (su un totale dei 1.865 che ha registrato su tutte le rotte di accesso alla Spagna), tenendo conto sia dei naufragi conosciuti che di quelli, appunto, “fantasma”.

(Fonte: Alarm Phone, Ong Caminando Fronteras)  

Marocco-Spagna (Agadir-Canarie), 21 ottobre 2025

Un morto su un gommone di migranti rimasto per otto giorni alla deriva nell’Atlantico tra la costa occidentale del Marocco e le Canarie e intercettato dalla Marina Imperiale al largo di Tan Tan: lo ha comunicato la Ong Association Marroqui de Asistencia a Migrantes en Situacion Vulnerable. Pochissimi i dettagli forniti dalle autorità marocchine. Deve trattarsi comunque dello zodiac salpato dalla costa di Agadir fra il 13 e il 14 ottobre, puntando verso l’isola di Lanzarote. A bordo c’erano 51 persone (tra cui 3 donne), in maggioranza marocchini ma anche diversi subsahariani di varie nazionalità. L’ultimo contatto con le famiglie si è avuto il 16 ottobre, tre giorni dopo la partenza, quando mancavano ancora oltre 120 chilometri a Lanzarote. Preoccupati dalla mancanza di notizie, alcuni familiari hanno chiesto aiuto ad Alarm Phone, che ha allertato sia le autorità marocchine che spagnole. Le operazioni di ricerca si sono concluse nelle prime ore di martedì 21, quando il natante è stato avvistato da una motovedetta 320 chilometri circa a sud di Agadir, non lontano dal punto in cui era quando il 16 ottobre si era interrotta ogni forma di comunicazione. La vittima, il cui corpo è stato trovato a bordo durante le operazioni di salvataggio, è un giovane subsahariano. Molto provati, con sintomi di disidratazione ed ipotermia, per i lunghi giorni trascorsi alla deriva nell’Atlantico, anche tutti gli altri, sbarcati dalla Marina a Tan Tan.

(Fonte: Canarias Ahora, Alarm Phone)

Lettonia-Bielorussia (Silene-Braslaw), 21 ottobre 2025

Un profugo eritreo, Nahur Omer Abay, 29 anni, è stato trovato senza vita da una pattuglia della polizia di frontiera bielorussa nei pressi di Braslaw, in una zona boscosa a pochi chilometri dal confine con la Lettonia. Accanto al suo corpo c’erano altri due giovani eritrei i quali hanno riferito che il loro compagno era morto a causa dei maltrattament e delle violenze subite da parte di un gruppo di agenti lituani. Secondo il loro racconto, i tre erano stati sorpresi qualche ora prima in una foresta poco dopo aver attraversato nel fitto degli alberi la fascia di confine, presumibilmente nel tratto compreso tra i villaggi di Silene e Demene. Volevano presentare domanda di tutela internazionale ma non ne hanno avuto nemmeno il tempo. “Subito dopo averci catturato – hanno riferito – ci hanno sequestrato e distrutto i telefoni cellulari. Dopodiché siamo stati costretti a salire su un furgone, dove ci hanno picchiato duramente e colpito con pistole elettriche (laser: ndr). Poi ci hanno scortati fino al confine, dove ci hanno buttato fuori dal furgone, costringendoci ad attraversare il cancello di una recinzione e a procedere verso il territorio bielorusso, abbandonandoci nella foresta. Abbiamo camminato per un po’ ma Nahur stava male. Ci siamo fermati ma lui ha perso conoscenza e non si è più ripreso”. La polizia lituana ha fatto intervenire un’ambulanza e un medico forense che ha esaminato prima sul posto e poi in un obitorio il cadavere di Nahur. Sulla base della sua relazione e del rapporto degli agenti del Comitato di Frontiera la magistratura bielorussa ha aperto un’inchiesta sulle cause e le circostanze della morte. Anche i suoi due compagni, trattenuti come testimoni, hanno avuto bisogno di cure mediche..

(Fonte: Reform.news, Sb.By, Dehai, Rtvi.com, Tass.ru, Kommersant, Coordinamento Eritrea Democratica)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 21-22 ottobre 2025

Quarantaquattro migranti subsahariani risultano dispersi sulla rotta per le Canarie: 27 marocchini (tra cui tre donne e due bambini di 11 e 14 anni) e 17 subsahariani. Erano su un barcone partito da Dakhla, sulla costa del Sahara occidentale, il 24 settembre e scomparso nell’Atlantico da un mese senza lasciare traccia: un ennesimo naufragio fantasma, senza superstiti. La tragedia è stata comunicata dalla Ong Association Marroqui de Asistencia a Migrantes in Situacion Vulnerable che è in contatto fin dai primi giorni della scomparsa con buona parte delle famiglie delle persone a bordo, residenti in maggioranza a Casablanca o a Midelt, una città dell’interno, a più di 350 chilometri dall’Atlantico. I contatti si sono persi poco dopo la partenza. La Ong ha lanciato appelli di soccorso sia alle autorità marocchine che spagnole, ma le operazioni di ricerca condotte lungo la possibile rotta di oltre 600 chilometri da Dakhla fino all’arcipelago spagnolo non hanno dato esito. Il 21 ottobre, lanciando un nuovo appello al Governo di Rabat, alle Guardie Costiere sia marocchina che spagnola e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, la Ong ha chiesto di condurre nuovi accertamenti per cercare di ricostruire con più precisione cosa è accaduto alle 44 persone di cui si sono perse le tracce.

(Fonte: Canarias Ahora)

Tunisia-Italia (Salakta-Lampedusa), 22 ottobre 2025

Almeno 40 migranti subsahariani morti (tra cui alcuni neonati) in un naufragio sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa. Altri 30 sono stati tratti in salvo al largo di Salakta, 13 chilometri a sud di Madhia e circa 90 a nord di Sfax. Non è chiaro se la barca, uno scafo in ferro “monouso”, sia partita dalla costa a nord di Sfax, la “zona degli oliveti” dove ci sono numerosi campi “spontanei” di migranti, oppure da quella di Madhia, magari la stessa Salakta, nelle cui acque si è verificata la tragedia. Le prime notizie hanno cominciato a circolare nella tarda mattinata attraverso una radio locale, Mosaique, che ha citato come fonte il portavoce della Procura di Madhia, Walid Chatrbi. Poco dopo si è avuta la conferma ufficiale da parte dello stesso Walid, che ha annunciato l’apertura di un’inchiesta da parte della magistratura. Secondo le autorità tunisine, il naufragio potrebbe essere stato causato dalle difficili condizioni del mare, con onde alte e vento teso ma, insieme, dal sovraccarico della barca, che ne comprometteva il già precario assetto. Sta di fatto che lo scafo si è rovesciato e per decine dei migranti, in particolare i più piccoli, non c’è stato scampo. Quando sono arrivate le prime motovedette della Marina tunisina per i soccorsi più della metà dei naufraghi erano già scomparsi. I superstiti sono stati sbarcati a Madhia.

(Fonte: Associated Press, Reuters, Ansa, La Stampa, Repubblica, Corriere della Sera, Corriere della Calabria, Fanpage, Adn Kronos, Sicilia.web, L’Unità, Avvenire, Tap News Agency, Ong Refugees in Libya, Horizons)

Turchia-Grecia (Bodruma-Kos), 23-24 ottobre 2025

Quattordici profughi morti e 2 dispersi in un naufragio nell’Egeo. Due soli i superstiti. Tutti afghani, erano su un gommone salpato nella notte tra giovedì 23 e venerdì 24 ottobre dalla costa della provincia turca di Mugla puntando verso l’isola greca di Kos, divisa dalla Turchia da un braccio di mare che nel punto più stretto è di appena 5/6 chilometri mentre sono poco più di 20 da Bodrum, la zona da cui è avvenuta la partenza. La tragedia si è verificata quando lo zodiac era ancora nelle acque turche, dopo non più di mezz’ora di navigazione: secondo quanto ha riferito il governatore regionale, lo scafo ha cominciato ad imbarcare acqua ed è affondato rapidamente. Nessuno si è accorto di nulla per ore. L’allarme è scattato solo quando uno dei superstiti, intorno all’una dopo la mezzanotte, è riuscito a raggiungere a nuoto la riva ed ha chiesto aiuto. La Guardia Costiera turca ha immediatamente organizzato una operazione di soccorso, mobilitado quattro motovedette, una squadra di sub e un elicottero. Prima dell’alba è stato rintracciato l’altro superstite, che a sua volta si era salvato a nuoto, approdando sulla piccola isola di Celebi, poco più di 6 chilometri a ovest di Bodrum. Con il passare delle ore, poi, sono stati recuperati 14 cadaveri. Nessuna traccia degli altri 2 naufraghi, che risultano dispersi.

(Fonte: Al Monitor, Agenzia Reuters, Lbc Lebanon, Republic, Efsyn, Ekathimerini, Aegean Boat Report, Arab News, Il Sole 24 Ore, Sweden Herald, Al Arabiya)

Marocco-Spagna (Castillerjos-Ceuta), 25 ottobre 2025

Ancora due giovani marocchini – Oussama Beni, 17 anni, e Mehdi Boukrach, 20 anni – dispersi nel tentativo di raggiungere Ceuta da Castillejos, in tempi e circostanze diverse. Della loro scomparsa si è saputo quando i familiari, dopo aver informato le autorità sia marocchine che spagnole, sabato 25 ottobre si sono rivolti anche alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. Oussama Beni, di Casablanca, ha tentato la traversata mercoledì 22 ottobre verso le 4 del pomeriggio. Indossava una muta da sub nera con decorazioni rosse e pinne di colore verde. Era con un amico. I due hanno nuotato insieme per un certo tratto e poi – come ha raccontato l’amico di Oussama, che è riuscito ad arrivare a Ceuta – si sono persi di vista. In quel momento erano al largo all’altezza del promontorio del Sarchal, nelle acque a sud della penisola che delimita l’area portuale. I genitori di Oussama hanno sporto la denuncia di scomparsa anche alla luce della testimonianza di questo ragazzo (rintracciato nel centro accoglienza per minorenni dell’enclave spagnola): si sono detti sicuri, infatti, che se il figlio fosse arrivato a Ceuta la sua prima preoccupazione sarebbe stata quella di mettersi in contatto con la famiglia. La scomparsa di Mehdi Boukrach è stata segnalata dai genitori alle autorità marocchine domenica 19 ottobre, ma di lui non si sa più nulla già da qualche giorno prima, quando ha lasciato Sidi Bennour, la sua città di residenza, nel sud del Marocco, oltre 570 chilometri da Castillejos. Gli elementi forniti per poterlo rintracciare sono molto scarsi: i familiari non hanno saputo dire nemmeno quali abiti indossasse quando ha tentato la traversata né se fosse da solo o con altri giovani migranti.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Turchia-Grecia (Dikili-Lesbo), 26-27 ottobre 2025

Nove vittime (4 corpi recuperati e 5 profughi dispersi) nel naufragio di uno zodiac che si è schiantato contro una scogliera tentando di approdare a Lesbo. Il gommone era partito la notte di domenica 26 dalla costa turca del distretto di Dikili, divisa dall’isola d aun braccio di mare che nel punto più stretto non arriva a 20 chilometri. A bordo erano in 40, quasi tutti sudanesi. Verso le 2,30 dopo la mezzanotte sono arrivati a sud ovest di Capo Agrilia, nella zona di Lesbo sud. L’approdo si è presentato subito difficile a causa delle rive scoscese e soprattutto delle cattive condizioni meteo, con mare molto mosso e un vento teso da nord con raffiche a oltre forza 6. Da bordo devono aver perso il controllo e lo scafo, difficile da governare anche a causa dekl sovraccarico, si è schiantato contro la scogliera, affondando in pochi minuti. Qualcuno ha avuto però il tempo di chiedere aiuto alla centrale operativa della Ong Aegean Boat Report, la quale, a sua volta, ha subito informato del naufragio il comando della Guardia Costiera a Mitilene. I soccorsi sono arrivati sia per mare che via terra, coadiuvati per le ricerche da un elicottero militare. Di fronte alla scogliera, ancora in mare, le motovedette hanno tratto in salvo 7 naufraghi e recuperato 4 corpi ormai senza vita. In 24 sono invece riusciti a raggiungere la riva da soli, aggrappandosi e arrampicadosi sulle rocce: una pattuglia della polizia li ha rintracciati sulla costa nella zona di Oros, nelle vicinanze del punto in cui il gommone è affondato. Scomparsi in mare gli altri 5. Tutti i 31 superstiti, alcuni dei quali feriti per l’impatto contro gli scogli, sono stati trasferiti nel centro accoglienza di Mitilene. Le salme nell’obitorio dell’ospedale a disposizioone della magistratura.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ana Mpa, Efsyn, Ekathinerini)

Algeria-Spagna (Rhegaia-Maiorca), 27 ottobre 2025

Non si ha più traccia da un mese di 27 migranti partiti dall’Algeria per le Baleari: tutti gli indizi fanno temere un naufragio fantasma senza alcun superstite. Erano su una barca salpata tra il 27 e il 28 settembre dal litorale di Rhegaia, una trentina id chilometri a est di Algeri. Puntavano verso Palma ma non risulta che siano mai arrivati né a Maiorca, né su una delle altre Baleari o sulla costa della Penisola Iberica. La prima segnalazione della scomparsa è stata fatta cinque giorni dopo la partenza, da alcuni familiari, che il 3 ottobre si sono rivolti alla piattaforma di soccorso Alarm Phone. La Ong ha interessato la Marina algerina e soprattutto il Salvamento Maritimo spagnolo ma le ricerche condotte lungo la rotta presumibile della barca non hanno dato risultati. Altri appelli di ricerca sono stati diramati da Alarm Phone nei giorni successiviui, sempre senza esito. Il timore di un naufragio fantasma ha cominciato a farsi strada dopo una decina di giorni dalla partenza, alimentato anche dal peggioramento delle condiizoni meteomarine nel Mediterraneo occidentale. Il 6 ottobre ha prospettato questa ipotesi anche Alarm Phone. Nel frattempo le ricerche in mare, in mancanza di indizi utili, erano state sospese. Nessuna notizia e nessun contatto con i familiari da qualcuno dei 27 migranti anche nelle tre settimane successive.

(Fonte: Alarm Phone)

Libia-Italia (Janzour), 27-28 ottobre 2025

Il cadavere di un migrante è affiorato sul litorale di Janzour, all’altezza del villaggio di Al Nakhil, una ventina di chilometri a ovest di Tripoli. Per il recupero, su indicazione della polizia avvertita da abitanti del posto, è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa del completamento delle procedure legali per la sepoltura. Non sono emersi elementi per arrivare all’identificazione e alle circostanze della morte ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di attraversare il Mediterraneo sulla rotta per Lampedusa. A giudicare dallo stato di degrado della salma la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 28 ottobre 2025

Diciotto migranti morti e un numero imprecisato di dispersi in un naufragio sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. Il barcone era un grosso scafo in legno “monouso”, del tipo costruito per un solo viaggio in cantieri clandestini collegati ai trafficanti. A bordo c’erano più di 110 persone, verosimilmente quasi 120: soprattutto sudanesi ma anchebengalesi, pakistani e somali. Sono partiti dalla costa di Zawiya, 46 chilometri a ovest di Tripoli, la sera di lunedì 27: puntavano verso nord, in direzione di Lampedusa, ma lo scafo si è ribaltato poco dopo aver preso il largo. Non sono chiare le cause e le circostanze della tragedia. E’ molto probabile che componenti decisive siano stati il sovraccarico e le cattive condizioni meteo, con mare molto agitato e vento forte. In ogni caso tutto è accaduto prima dell’alba e nelle acque territoriali libiche a non grande distanza dalla costa, perché dopo il naufragio il barcone, rovesciato, è stato sospinto dalla corrente fino a riva, dove si è incagliato in un tratto di litorale roccioso all’altezza del porto di Sorman, 25 chilometri a ovest di Zawiya, nel distretto di Sabratha. Non è chiaro chi abbia dato l’allarme. Forse qualcuno dei naufraghi che è riuscito a raggiungere la riva a nuoto. Era ancora buio quando sono scattati i soccorsi, condotti sia in mare che da terra da squadre della Mezzaluna Rossa di Sabratha. Lungo la costa rocciosa o a breve distanza dalla riva sono stati recuperati 18 cadaveri. A poco a poco, fino alle prime ore del mattino, sono stati tratti in salvo 92 naufraghi. Sicuramente tuttavia ci sono anche dei dispersi tra cui, come hanno riferito numerosi superstiti, anche diversi bambini. C’è da pensare allora che a bordo siano state ammassate 115/120 persone e che i migranti dispersi, dunque, siano da 5 a 10, per un totale di 23/28 vittime. Secondo il quotidiano Libya Observer, anzi, il dispersi sarebbero addirittura 18 e le vittime, di conseguenza, 36 in totale.

Aggiornamento 1-3 novembre: 36 le vittime tra morti e dispersi. La Mezzaluna Rossa ha recuperato altri 9 cadaveri: 2 nella giornata di mercoledì 29 ottobre a Sorman, nella zona del naufragio; 3 giovedì 30: 2 sempre a Sorman e 1 più a ovest, verso Sabratha; 1 sabato primo novembre in mare, al largo di Sorman; 2 domenica due novembre ad Al Mutrad (Zawiya Ovest) e a Sabratha; 1 di nuovo al largo di Sorman lunedì 3 novembre. Questi ritrovamenti dimostrano che i dispersi erano più dei 5 calcolati inizialmente in base alle stime più prudenti. D’altra parte i superstiti hanno subito parlato di numerosi “scomparsi in mare”, inclusi dei bambini. E il quotidiano Libya Observer, in un servizio sulle reazioni dell’Unione Europea alla tragedia, ha ribadito il bilancio di 18 dispersi (in aggiunta ai 18 cadaveri recuperati) comunicato nelle prime cronache dopo il naufragio. Ne consegue che le vittime risultano in tutto 36 (ovvero 13 in più delle 23 indicate inizialmente) pari a 27 corpi recuperati (18 più 9) e a 9 naufraghi dispersi (18 meno 9). Sul barcone, ammassati sottocoperta e sul ponte, dovevano esserci dunque quasi 130 migranti.

(Fonte: Libya Red Crescent, Libya Observer, Libya Review, Refugees in Libya, Agenzia Reuters, Migrant Rescue Watch, Unhcr Libya, Ong Mediterranea, Agenzia Ansa, Infomigrants, La Stampa, Voicepk, Al Jazeera. Aggiornamento: Migrant Rescue Watch, Libya Observer)

Algeria-Spagna (Maiorca), 29 ottobre 2025

Una salvamar del Salvamento Maritimo ha recuperato il corpo di un migrante affiorato in mare circa 25 miglia a sud di Maiorca, lugo la rotta dall’Algeria alle Baleari. Ad avvistarlo e a dare l’allarme era stata una nave in transito nella zona. Dopo un primo sommario esame allo sbarco, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Non sono stati trovati documenti né elementi per stabilirne la provenienza ma, a giudicare dallo stato di conservazione, la morte dovrebbe risalire a 10/15 giorni prima del ritrovamento. Si sono aperti accertamenti per verificare se ci sia un collegamento con una barca – scafo in fibra bianco e blu con motore da 40 cavalli – salpata verso Maiorca da Ain Taya, a est di Algeri, domenica 19 ottobre e scomparsa poche ore dopo la partenza. A bordo c’erano 6 harraga algerini i cui familiari hanno lanciato il primo appello di ricerca martedì 21 ottobre rivolgendosi alla Ong spagnola Cipimd.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 29 ottobre 2025

Due subsahariani sono morti in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Erano con altri 25 migranti (tra cui 5 donne e un bimbo), anch’essi subsahariani, su una barca – scafo bianco in fibra con motore da 75 cavalli – salpata il 24 ottobre da Boumerdes, 46 chilometri a est di Algeri e scomparsa poco dopo la partenza. Dopo un paio di giorni, avendo perso ogni contatto, alcuni familiari delle persone a bordo si sono rivolti alla Ong Cipimd e ad Alarm Phone. Le ricerche condotte con un aereo da ricognizione dal Salvamento Maritimo spagnolo non hanno dato esito. Mercoledì 29 ottobre è poi arrivata la notizia che la barca era naufragata quando si trovava ancora nelle acque algerine. Per i soccorsi è intervenuta una unità della Marina di Algeri, che ha tratto in salvo 25 naufraghi mentre 2 sono annegati.

(Fonte: Ong Cipimd, Alarm Phone)

Algeria-Marocco (Ain Taya-Baleari), 29-30 ottobre

Il ferry italiano Fantastic, in rotta da Sete, in Francia, ad Algeri, ha avvistato in mare, diversi cadaveri tenuti a galla da giubbotti di salvatgagio di colore arancio. Dapprima uno e poi, sparsi più lontano e a una certa distanza l’uno dall’altro, gli altri. In tutto, almeno tre o quattro. In quel momento aveva già raggiunto le acque della zona Sar algerina ma ha allertato sia la centrale operativa Mrcc spagnola che quella di Algeri, tentando contemporaneamente di recuperare, senza riuscirci, il corpo più vicino. Prima di riprendere la navigazione ha ovviamente segnalato le coordinate esatte. Appare evidente che si tratta di vittime di un naufragio avvenuto sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari alcuni giorni prima dell’avvistamento. “Trattandosi di acque della zona Sar algerina, sia pure internazionali, spetterebbe ad Algeri disporre e coordinare una operazione di recupero”, ha dichiarato la Ong spagnola Cipimd, che ha rilanciato la segnalazione e le coordinate geografiche, facendo riferimento in particolare, per un eventuale intervento, ai pescherecci che frequentano quell’area di mare. La stessa Ong ha avviato accertamenti per risalire alla barca affondata, giungendo alla conclusione (tenendo conto dei tempi e della zona) che deve essere la barca partita dal litorale di Ain Taya, 30 chilometri a est di Algeri, il 19 ottobre e segnalata come dispersa due giorni dopo, martedì 21 ottobre. A bordo c’erano 6 harraga algerini, nessuno dei quali risulta si sia salvato. Cadrebbe dunque l’ipotesi (nota del 29 ottobre: ndr) che provenga da questa barca il cadavere trovato in precedenza 25 miglia (45 chilometri) a sud di Maiorca. La zona di questo ritrovamento dista infatti da quella delle salme avvistate dal Fantastic quasi 78 miglia (140 chilometri).

(Fonte: Ong Cipimd)

Tunisia-Italia (Livorno), 30-31 ottobre 2025

Due migranti risultano dispersi nelle acque del porto di Livorno dopo essersi gettati da una nave appena arrivata nel timore di essere deportati in Tunisia. I due si erano nascosti sul rimorchio di un Tir imbarcato a Tunisi, nel porto di Rades, sul ferry danese Stena Shipper, in affitto alla compagnia tunisina Conutav, che svolge servizio di trasporto camion da e per l’Europa. Durante la navigazione nessuno si è accorto di loro. A scoprirli è stata una pattuglia della Polmare salita a bordo per i controlli sul ferry. Hanno dichiarato entrambi di essere marocchini ma si ritiene più probabile che si tratti di harraga tunisini. Gli agenti li hanno affidati al comandante della nave, che li avrebbe chiusi in una cabina per riportarli a Tunisi. Una procedura possibile – secondo la polizia – perché la zona della Darsena Toscana, dove la Stena Shipper stava attraccando, è extradoganale e i due ragazzi, dunque, formalmente non sarebbero mai entrati in Italia. In qualche modo, tuttavia, verso le 13,30 i due sono “evasi” dalla cabina e si sono gettati in acqua, cercando di raggiungere la riva a nuoto in direzione del canale portuale. Uno, però, è stato risucchiato dalle eliche di una nave in transito, la Eco Napoli, ed è scomparso sott’acqua, l’altro è stato perso di vista. Subito dopo sono iniziate le ricerche, condotte in tutto il bacino portuale e nelle aree limitrofe da unità della Guardia Costiera, motovedette e sommozzatori dei Vigili del Fuoco, rimorchiatori e mezzi dei Piloti del Porto. Dei due, però, non è stata trovata traccia: né di quello visto sparire sulla scia della Eco Napoli, né dell’altro. Nulla anche nei giorni successivi, quando peraltro le operazioni sono state ostacolate dall’acqua resa ancora più torbida dagli scarichi arrivati nel bacino a causa delle forti piogge. Il giovane risucchiato dalle eliche è stato inizialmente dichiarato morto ma non essendo stato trovato il cadavere è considerato “disperso” come il suo compagno. Per quest’ultimo si è anche ipotizzato che sia riuscito a prendere terra e a fuggire ma la Dardena Toscana è un’area chiusa, recintata e sorvegliata: è poco probabile che sia riuscito a raggiungerne la sponda senza essere notato da nessuno. L’Unione Sindacale di Base e l’Asgi (Giuristi per l’Immigrazione) hanno presentato un esposto alla Procura e alla Polizia Marittima per verificare se sono stati rispettati o meno i diritti dei due giovani migranti. Si vogliono conoscere, in particolare “le motivazioni del mancato accesso al territorio italiano, se sia stata garantita un’adeguata informativa legale e la possibilità di manifestare la volontà di richiedenti protezione internazionale” e, ancora, “se ai due sia stato notificato un provvedimento di respingimento verso il porto di Rades”.

Aggiornamento 4 novembre: trovati i due cadaveri. Sono stati trovati nella mattinata di martedì 4 novembre i cadaveri dei due ragazzi dispersi. Il primo è stato avvistato verso le 6 da un lavoratore del porto vicino al punto in cui uno dei due giovani è stato visto sparire sott’acqua al passaggio della Eco Napoli. L’altro quattro ore più tardi, alle 10 circa, nella zona di Calata Magnale. Per il recupero sono intervenuti i sommozzatori dei Vigili del Fuoco.

(Fonte: Livornotoday, Il Telegrafo, La Nazione, Ansa, Fanpage, Radio Ondadurto. Aggiornamento: Livornotoday, Il Telegrafo)

Gambia-Mauritania-Spagna (Jeswang-Nouadibou), 31 ottobre 2025

Cinquanta migranti annegati e decine dispersi, non meno di 20, in un naufragio nelle acque della Mauritania. Le vittime, almeno una settantina, erano su un grosso cayuco salpato intorno alla metà del mese di ottobre da Jeswang 13 chilometri a ovest di Banijui e della foce del Gambia, puntando verso le Canarie, una rotta di circa duemila chilometri. A bordo erano in 417, in maggioranza gambiani e senegalesi. Il barcone è rimasto nell’Atlantico per quindici giorni, fino a quando, lungo la costa tra Nouakchot e Nouadibou è stato intercettato, in acque internazionali, da una motovedetta della Marina mauritana. Non è chiaro se fosse alla deriva e l’intervento sia scattato per i soccorsi o se si sia trattato invece di una intercettazione di polizia in pieno Atlantico. Dalle autorità della Mauritania non sono state fornite informazioni e tutte le notizie sul naufragio sono di fonte gambiana. Sta di fatto che quando la nave militare ha accostato, a bordo del cayuco è scoppiato il caos, alterando l’assetto del barcone, già precario per il sovraffollamento e il mare agitato, e lo scafo si è rovesciato. La testimonianza di uno dei superstiti, rintracciato da Ebrima Drammeh, un attivista gambiano della Ong Migrants Situaton, ha parlato di paura e panico nei minuti che hanno preceduto il naufragio: “E’ stato come un incubo – ha detto – Persone che urlavano, onde che si infrangevano contro lo scafo, corpi che scivolavano nell’acqua scura della notte…”. E’ stato subito chiaro che c’erano tantissime vittime. “Le autorità – ha scritto il quotidiano gambiano The Alkamba Times – dicono almeno 50 morti, oltre a decine di dispersi che si presume siano annegati. Anche se le cifre rimangono imprecisate data la portata della tragedia…”. La stampa gambiana è propensa a ritenere che si sia trattato di una operazione di blocco e non di un intervento di soccorso: “Le tattiche aggressive della marina mauritana, sostenute dagli accordi con l’Unione Europea, trasformano il mare in un cimitero”, ha scritto sempre Alkamba Times.

(Fonte: The Alkamba Times, Ong Ebrima Migrants Situation, Pyfc Tv, Global Rainbow Tv)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 1 novembre 2025

Altri due giovani marocchini – Houssam El Ainani e Marwane Miak – risultano dispersi, in tempi e circostanze diverse, nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto dal litorale di Castillejos. La loro scomparsa è stata segnalata il 31 ottobre dai familiari alla redazione del Faro de Ceuta, che ha lanciato un appello di ricerca la mattina di sabato primo novembre, pubblicando anche le foto dei due ragazzi nella speranza di facilitare un eventuale riconoscimento. Houssam El Ainani, 18 anni, è originario della stessa Castillejos. Secondo quanto hanno potuto accertare i parenti, ha preso il largo martedì 21 ottobre con l’intento di attraversare la frontiera nella zona del Tarajal. Era con un altro giovane ma in mare i due si sono persi di vista. Le tracce di Houssam spariscono da questo momento, mentre l’amico è riuscito ad arrivare a Ceuta e dopo averlo atteso invano ne ha avvertito la famiglia. Le ricerche sono complicate anche dal fatto che Houssam non aveva documenti con sé. Marwane Miak, 22 anni, è partito da El Jadida, circa 500 chilometri a sud di Ceuta, dove vive la sua famiglia. Ha raggiunto la zona di Castillejos intorno al 21/22 di ottobre e poco dopo, si presume una settimana prima della segnalazione della scomparsa, ha cercato di arrivare a Ceuta via mare indossando una muta da sub su un costume da bagno nero con lettere bianche. Non si sa da quale punto esatto della costa marocchina si sia allontanato né se fosse da solo o con altri migranti.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Garabulli), 1 novembre 2025

Una squadra della Mezzaluna Rossa ha recuperato il cadavere di un migrante trascinato dal mare a pochi metri dalla spiaggia di Qasr Al Achyar, nei pressi di Khums, poco meno di 120 chilometri a est di Tripoli. Dopo un primo esame sulla riva da parte della polizia, la stessa Mezzaluna Rossa ha trasferito la salma presso l’obitorio dell’ospedale di zona in attesa di completare le procedure legali per l’inumazione. A giudicare dallo stato di degrado, la morte deve risalire a qualche giorno prima del ritrovamento. Non sono stati trovati documenti. Secondo la polizia non ci sono dubbi che sia un migrante annegato tentando di arrivare a Lampedusa ma restano da stabilire le circostanze.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Maiorca), 2 novembre 2025

Nelle acque di Maiorca è affiorato il cadavere di una donna che, recuperato dalla polizia e da unità del Salvamento Maritimo, è stato trasferito nell’obitorio dell’istituto di Medicina Legale per l’autopsia e il prelievo del Dna. Si tratta di una donna che non è stato possibile identificare e che, a giudicare dallo stato di estremo degrado del corpo, privo di una gamba a causa delal decomposiizone, deve essere annegata molti giorni prima del ritrovamento. Verosimilmente era a bordo di una delle barche naufragate o disperse nelle ultime settimane lungo la rotta tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Ong Cipid)

Algeria-Spagna (Mojacar, Almeria), 2-3 novembre 2025

Un morto e un ferito grave su un motoscafo che ha condotto dall’Algeria 25 migranti a Cala Granatilla, 15 chilometri a sud di Mojacar e circa 80 a est di Almeria. Dello sbarco ci si è accorti nel primo pomeriggio di domenica 2 novembre quando, intorno alle 14,30, alcune persone hanno informato il servizio d’emergenza 112 Andalucia che sulla spiaggia c’erano un cadavere e un altro uomo privo di conoscenza. Sul posto sono intervenuti agenti della Guardia Civil e personale del Servizio Sanitario e della Croce Rossa. I medici hanno fatto trasferire d’urgenza il ferito, un ventunenne, nell’ospedale dell’Immacolata di Huercal-Overa e, dopo un primo esame sul posto, trasferito il cadavere nell’obitorio di zona a disposizione della magistratura. La morte è dovuta a un forte trauma cranico-encefalico e le indagini dovranno stabilire da in quali circostanze e da che cosa è stato provocato. Nel frattempo la Guardia Civil e la Croce Rossa hanno potuto stabilire che, insieme al giovane morto e a quello ferito, sul motoscafo c’erano altri 23 migranti, alcuni dei quali sarebbero risultati feriti, sia pure in modo non grave.

(Fonte: Diario de Almeria, Ong Cipimd, Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta, 3 novembre 2025

 Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque della baia di Ceuta nel tratto compreso tra la zona del Tarajal e la spiaggia di Almadraba. Per il recupero è intervenuto il Geas, il gruppo attività subacque della Guardia Civil, che lo ha trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Si tratta di un uomo di giovane età che non è stato possibile identificare. La posizione in cui è stato trovato il corpo, nella zona sud dell’enclave spagnola, non lontano dalla linea di confine con il Marocco, sembra indicare che ha tentato la traversata partendo da Castillejos ma sicuramente diversi giorni prima del ritrovamento perché, a giudicare dallo stato di conservazione, la salma deve essere rimasta in acqua almeno due settimane.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Homs e Zliten), 3 novembre 2025

Il mare ha restituito i cadaveri di 3 migranti sulla costa libica a est di Tripoli, tra Homs e Zliten. I primi 2 sono stati avvistati e recuperati dal servizio Maritime Rescue Unit nella zona di Zliten, quasi 180 chilometri da Tripoli: uno era in mare, a non grande distanza dalla riva, di fronte all’Al Manara Center, a est di Zliten; l’altro era stato trascinato dalle onde sulla battigia della spiaggia di Al Qazahiya. Dopo una prima ispezione sul posto, sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa delle decisioni della magistratura. Quasi nelle stesse ore, 60 chilometri più a ovest, nei pressi di Homs, è intervenuta per il terzo cadavere, che flottava a pochi metri dalla riva nell’area di Celine, trasferendolo nell’obitorio dell’ospedale. Non sono emersi elementi per identificare nessuno dei tre uomini, ma appare evidente che sono annegati in un naufragio sulla rotta per Lampedusa. Ed è verosimile che ci siano collegamenti con il cadavere trovato due giorni prima (nota 1 novembre: ndr) sempre a Homs ma nella zona di Kasr Al Achyar.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta, 3 novembre 2025

 Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque della baia di Ceuta nel tratto compreso tra la zona del Tarajal e la spiaggia di Almadraba. Per il recupero è intervenuto il Geas, il gruppo attività subacque della Guardia Civil, che lo ha trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Si tratta di un uomo di giovane età che non è stato possibile identificare. La posizione in cui è stato trovato il corpo, nella zona sud dell’enclave spagnola, non lontano dalla linea di confine con il Marocco, sembra indicare che ha tentato la traversata partendo da Castillejos ma sicuramente diversi giorni prima del ritrovamento perché, a giudicare dallo stato di conservazione, la salma deve essere rimasta in acqua almeno due settimane.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Carboneras, Almeria), 3 novembre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante nella scogliera del porto di Carboneras, a est di Almeria, in un punto inaccessibile sia da terra che da mare, vicino alla base della Guardia Civil. Per il recupero è dovuto intervenire un elicottero del Salvamento Maritimo, che lo ha trasportato all’aeroporto. Da qui, in ambulanza, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale per l’autopsia e in attesa della conclusione delle indagini. A giudicare dalle condizioni di degrado del corpo, la morte risale a diversi giorni prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare ma si ritiene che provenga da una delle barche di migranti della rotta dall’Algeria.

(Fonte: Ong Cipimd, Salvamento Maritimo)

Bulgaria (Burgas), 6-7 novembre 2025

Sei profughi afghani sono morti in Bulgaria su un’auto finita fuori strada mentre era inseguita dalla polizia. Altri 3 sono rimasti gravemente feriti. Ferito anche l’autista, un romeno che li stava trasportando verso nord dopo averli presumibilmente presi a bordo in prossimità del confine con la Turchia. La polizia ha intercettato l’auto, una berlina Skoda abilitata per il trasporto di un massimo di 5 persone, verso le 21,30 in prossimità di Kiten, a circa 40 chilometri dalla linea di frontiera, e ne ha ordinato l’alt, insospettita dal sovraccarico e dalla velocità superiore ai limiti imposti in quel tratto di strada. Il conducente ha tentato la fuga, aumentando ulteriormente l’andatura. E’ scattata allora una operazione di ricerca che, insieme all’inseguimento, ha fatto scattare una serie di posti di blocco. La fuga si è protratta per quasi 50 chilometri. Superati i villaggi di Yasna Polyana e di Rosen passando da strade secondarie, l’auto è arrivata alla periferia di Burgas dove, nella zona di Poda, c’era uno dei posti di blocco e, per superarlo, ha urtato un’altra vettura, spingendola fuori strada. Entrata in città e inseguita lungo tutto il viale Todor Aleksandrov, ha raggiunto il ponte Todor Aleksandrov poco prima del quale la polizia aveva installato un dosso artificiale. La corsa è terminata contro questo ostacolo: l’auto vi è arrivata in piena velocità e per il contraccolpo è finita fuoristrada, cadendo in fondo alla scarpata del lago Vaya, rovesciadosi più volte e arrestandosi sul ciglio dell’acqua. Per le persone all’interno non c’è stato scampo: quando poco dopo sono arrivati i soccorsi 6 profughi erano già morti. Gli altri 3 sono stati ricoverati nell’ospedale regionale di Burgas. Ricoverato in stato d’arresto anche l’autista.

(Fonte: Fakti.bg, Novinite.com, Bulgarian News Agency, Zamin, Aneaws.com, Infomigrants)  

Gambia-Spagna (Barra-El Hierro), 6-8 novembre 2025

Un giovane migrante gambiano è morto durante i circa duemila chilometri di traversata dal Gambia alle Canarie in pieno Atlantico. Si chiamava Pape Drammeh, aveva poco più di 20 anni e veniva da Kerr Brian, un piccolo centro 20 chilometri a ovest di Banjul e dalla foce del Gambia. Era su un grosso cayuco salpato il 30 ottobre da Barra (una città portuale situata sul lato nord dell’estuario del Gambia, di fronte a Banjul) e arrivato dopo oltre 7 giorni di navigazione in vista di El Hierro. A bordo c’erano 248 persone (tra cui 63 donne e 32 minori, inclusi 7 bimbi piccolissimi) provenienti, oltre che dal Gambia, da Senegal, Guinea Conakry, Costa d’Avorio e Sierra Leone. Appena il barcone è stato avvistato, dal porto di La Restinga lo ha raggiunto una salvamar del Salvamento Maritimo, che lo ha scortato fino alla banchina di attracco, dove era stato predisposto un centro medico della Croce Rossa per l’assistenza ma per nessuno, per quanto tutti apparissero molto provati, è stato necessario il ricovero nell’ospedale insulare. Allo sbarco, della sorte di Pape Drammeh non si è saputo nulla. A scoprire che era morto prima dell’arrivo alle Canarie è stata, quasi due giorni dopo, la Ong Ebrima Migrants Situation che, in collegamento con la sua famiglia (da cui ha ricevuto anche una foto del ragazzo), ha condotto una serie di verifiche tra i migranti sbarcati. Sono stati chiesti accertamenti sulle cause e le circostanze della morte.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation, El Diario)

Tunisia-Italia (Sfax e isole Kerkennah), 7 novembre 2025

Tre migranti dispersi in un naufragio nel braccio di mare tra le isole Kerkennah e la costa continentale tunisina. Erano su una barca in legno salpata nelle prime ore di venerdì 7 novembre dalla zona a nord di Sfax, puntando verso Lampedusa. In tutto, a bordo, erano in 62, tra cui diversi bambini. La tragedia è maturata poco dopo la partenza, verosimilmente a causa delle cattive condizioni del mare e del sovraccarico. Contattata da qualcuna delle persone a bordo, la prima a segnalare l’emergenza è stata la centrale operativa di Alarm Phone, che ha avvertito sia le autorità tunisine che italiane, comunicando anche le coordinate precise: 34° 75’ Nord e 10° 90’ Est. Le operazioni di soccorso sono state condotte dalla Guardia Costiera tunisina, ma quando le prime motovedette sono arrivate sul posto 3 naufraghi (tra cui almeno un bambino) erano ormai scomparsi in mare. Gli altri 59 sono stati sbarcati a Sfax.

(Fonte: Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 novembre 2025

Ancora un migrante morto nella baia di Ceuta. Il cadavere è affiorato intorno alle 13 di fronte alla spiaggia del Tarajal, vicino al valico di frontiera con il Marocco, 3 chilometri circa dal centro dell’enclave spagnola e poco più di 5 da Castillejos, la città confinaria da cui nell’ultima settimana si sono registrati di nuovo numerosi tentativi di traversata. Si tratta di un uomo di giovane età che indossava una muta da sub. Per il recupero è intervenuta una squadra del gruppo attività subacquee (Geas) che ha sbarcato la salma sul molo del porto peschereccio dove ha base la Guardia Civil, per poi trasferirla presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale in previsione dell’autopsia e del prelievo del Dna. E’ il secondo migrante trovato senza vita nella baia di Ceuta dall’inizio della settimana.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Ras Ajedir-Lampedusa), 9 novembre 2025

Un migrante di circa 25-30 anni, rimasto sconosciuto, è morto nel poliambulatorio di Lampedusa dove era stato ricoverato privo di sensi, subito dopo lo sbarco, per una grave intossicazione da vapori di idrocarburi respirati durante la traversata dalla Libia. Indosso non aveva documenti e non si è stati in grado di identificarlo. Era su un barcone in legno di 7 metri, uno dei natanti “monouso” fabbricati dalle organizzazioni dei trafficanti in cantieri clandestini e utilizzati per una sola “spedizione” di migranti. Con lui, altri 46 migranti bengalesi, egiziani, etiopi e somali. Partiti la notte di venerdì 7 ottobre da Ras Ajedir, al confine con la Tunisia, circa 60 chilometri a ovest di Zuwara, sono stati intercettati poco dopo le 23,30 di sabato 8 novembre al largo di Lampedusa da una motovedetta della Guardia di Finanza, che ha preso a bordo tutti i 47 migranti, abbandonando in mare la barca. L’uomo era nel gruppo ammassato dai trafficanti nel piccolo spazio sottocoperta, quasi a contatto con il motore, e per tutto il tempo ha respirato i gas di scarico. Già al momento del trasbordo è apparso in stato critico e forti sintomi di intossicazione presentavano anche altri del suo gruppo, due in particolare. Appena a terra è stato trasferito d’urgenza al poliambulatorio insieme agli altir due in condizioni più gravi ma i medici non sono riusciti a salvarlo: è morto verso le 9 di domenica 9 ottobre.

(Fonte: Agrigentonotizie, Rai News, Notizie Mediterraneo) 

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 10 novembre 2025

Un algerino di 26 anni, Traich Bachir Amis, risulta disperso cercando di raggiungere Ceuta dal Marocco. Le sue tracce si sono perse alla frontiera tra Castillejos e l’enclave spagnola il 23 ottobre, il giorno in cui si presume che abbia tentato la traversata, non si sa se da solo o insieme ad altri migranti. Allarmati dalla mancanza di qualsiasi tipo di contatto o informazione, i familiari hanno dapprima condotto delle ricerche rivolgendosi alle autorità marocchine e spagnole e poi, in mancanza di riscontri, lunedì 10 novembre hanno lanciato un appello attraverso Helena Maleno, portavoce della Ong Caminando Fronteras, inserendo sulla rete web i numeri telefonici di recapito per eventuali segnalazioni e una foto per facilitare un eventuale riconosicmento.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras)

Gambia-Marocco-Spagna (Lamin-Canarie), 10 novembre 2025

Tre migranti morti (due gambiani e un senegalese) in un gruppo di 240 (di cui 216 gambiani e 24 senegalesi) rimasti in mare per più di due settimane sulla rotta per le Canarie prima di essere intercettati al largo del Marocco. Erano su un grosso cayuco salpato lunedì 27 ottobre dal litorale di Lamin, una ventina di chilometri a sud ovest di Banjul e circa duemila dall’arcipelago spagnolo nell’Atlantico. Le loro tracce si sono perse poco dopo la partenza, facendo scattare una serie di appelli e operazioni di ricerca che si sono concluse la sera del 3 novembre, quando si è avuta notizia che il barcone era stato intercettato dalla Guardia Costiera marocchina. Sembrava inizialmente che non ci fossero vittime: le prime comunicazioni riferivano che i naufraghi erano tutti molto provati, esausti e bisognosi di assistenza medica, ma senza morti. Tra l’otto e il nove novembre sono iniziati i rimpatri in Gambia, prima 39 e poi altri 50. E con il rientro di questi gruppi si è appreso che tre dei 240 partiti da Lamin hanno perso la vita: due giovani gambiani – Kebba Silla (proveniente da Nyamina, oltre 200 chilometri a est di Banjul) e Dawda – morti entrambi nel centro di accoglienza dove erano stati trasferiti dopo lo sbarco; e un ragazzo senegalese, Mbay Fall, che si è gettato in mare durante il lungo vagare alla deriva del cayuco, alcuni giorni prima dell’arrivo dei soccorsi. Si è appreso inoltre che, appena si sono ripresi, molti sono fuggiti dal centro accoglienza, disperdendosi in Marocco.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta) 11 novembre 2025

Un altro ragazzo marocchino, Abdu Razzaq, disperso cercando di raggiungere Ceuta via mare da Castillejos. Lo ha segnalato al quotidiano El Faro de Ceuta la sua famiglia, residente a Oualidia, 600 chilometri a sud ovest dell’enclave spagnola, dopo essersi rivolta alle autorità marocchine. Secondo quanto hanno riferito i familiari Abdu, che non aveva confidato a nessuno la sua intenzione di lasciare il Marocco per la Spagna, si è allontanato da Oualidia all’inizio di novembre per raggiungere Castillejos e da qui ha tentato la traversata il 5 novembre da una delel spiagge verso il valico del Tarajal con indosso una muta da sub. Era insieme a diversi altri harraga marocchini. Una volta al largo i suoi compagni sono stati intercettati da una unità della Marina marocchina. Solo lui, a quanto pare, è riuscito a superare il blocco e da quel momento se ne è persa ogni traccia.

(Fonte: El Faro de Ceuta)   

Tunisia (Jebeniana), 11 novembre 2025

 Un bimbo di meno di un anno, figlio di una migrante della Sierra Leone, Salamatu, rifugiata nel campo al Km 29, nei pressi di Jebeniana, a nord di Sfax, è morto – accusa la madre – per mancanza di assistenza e cure mediche adeguate. La tragedia è avvenuta verso la metà di settembre ma se ne è avuta notizia solo dopo due mesi grazie alla testimonianza del dottor Ibrahim Fofana, il medico volontario a cui si deve l’ambulatorio realizzato alla meglio a servizio della serie di accampamenti dei migranti e che ha riportato testualmente alla organizzazione Ebrima Migrants Situation la “denuncia” fatta dalla giovane donna che si era rivolta a lui in un ultimo, disperato tentativo di salvare il picicno: “Ho partorito mio figlio – ha riferito Salamatu – in condizioni precarie, dopo che la nostra tenda era stata distrutta (dalla polizia tunisina: ndr). L’undici settembre 2025, al chilometro 29, il mio bambino si è ammalato. Abbiamo cercato di portarlo d’urgenza all’ospedale di Jebeniana (una città vicina al campo, 37 chilometri a nord di Sfax: ndr) ma l’assistenza ci è stata rifiutata a causa di alcune complicazioni burocratiche. Allora siamo andati di corsa a chiedere aiuto al dottor Hibrahim ma era ormai troppo tardi. Appena ha esaminato mio figlio il dottor Hibrahim si è reso conto che era morto prima che arrivassimo da lui e ci ha chiesto come fosse possibile che non ci fossimo accorti che era ormai privo di vita. Poi ha confermato di nuovo che era morto ed ha cercato di consolarci come poteva… Ma io ho perso il mio bambino innocente a causa della politica condotta (in Tunisia: ndr) contro i migranti con il sostegno degli europei”

(Fonte: Ebrima Migrants Sitiuation)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 11 novembre 2025

Ancora un giovane marocchino disperso cercando di arrivare a Ceuta via mare: Abdul Ali Al Zaari, di 26 anni, di Casablanca. Le sue tracce si perdono la notte di lunedì 26 ottobre quando ha iniziato la traversata partendo da Castillejos. Poco prima aveva chiamato al teleofono la madre: da questo momento non se ne è saputo più nulla. I familiari, rivolgendosi martedì 11 novembre alla redazione del Faro de Ceuta, hanno riferito che quando si è allontanato da casa indossava un giubbotto di colore giallo e pantaloni di una tuta, ma ovviamente è assai poco probabile che fosse vestito in questo modo quando ha preso il largo da una spiaggia nella zona del Tarajal. La famiglia, per facilitare un eventuale riconoscimento, insiste piuttosto che aveva al collo una catenina dalla quale non si separava mai e che compare anche su una delle foto pubblicate sul web nell’appello di ricerca diffuso dopo la segnalazione della scomparsa.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Grecia (Tobruk-Gavdos), 11-12 novembre 2025

Sedici vittime (3 morti e 13 dispersi) nel naufragio di una barca con a bordo 71 migranti sulla rotta tra la costa della Cirenaica e Creta. Partita dalla zona di Tobruk, l’imbarcazione, scafo in legno, ha navigato per quasi 300 chilometri, con le condizioni meteo in peggioramentoo e il mare che continuava a gonfiarsi, fino ad arrivare a 15 miglia (28 Km) a sud della piccola isola di Gavdos, dove è stata intercettata da una motovedetta dell’agenzia Frontex in una situazione di grave pericolo. Vedendo avvicinarsi la nave, i migranti si sono bruscamente spostati d’istinto verso la fiancata sinistra, dove pensavano che avrebbe accostato, sbilanciando il già precario assetto dello scafo, che si è ribaltato di colpo. La stessa unità di Frontex ha immediatamente iniziato le operazioni di soccorso, facendo convergere nella zona altre tre motovedette della Guardia Costiera, oltre che un elicottero militare per le ricerche a più largo raggio. Sono stati così recuperati 55 naufraghi (51 uomini, una donna e 3 minori) e tre corpi ormai senza vita. Nessuna traccia degli altri 13 nonostante le ricerche (a cui si è aggiunto un aereo di Frontex) si siano protratte anche per tutta la giornata di mercoledì 12 novembre, peraltro ostacolate dal maltempo, con onde alte tre metri e forti venti da ovest (6-7 gradi Beaofurt)

Aggiornamento 14 novembre. Ignorati per ore gli Sos. L’operazione di soccorso è scattata molte ore dopo i primi Sos. E’ quanto emerge da una relazione di Alarm Phone che per primo ha segnalato l’emergenza alla Guardia Costiera greca e a Frontex. “Abbiamo parlato con il gruppo (di migranti a bordo: ndr) una sola volta – ha scriutto la Ong – Non siamo riusciti a ricontattarlo a causa di difficoltà tecniche. Durante la chiamata, le perosne in difficoltà hanno detto che avevano urgente bisogno di aiuto ma la comunicazione era difficile e non siamo riusciti a scoprire molto altro. Abbiamo informato la Guardia Costiera greca della loro posizione. Abbiamo inviato l’e-mail poco prima della mezzanotte di lunedì 10 novembre, subito dopo aver ricevuto le informaizoni sulla situazione d’emergenza. Martedì abbiamo richiamato più volte gli uffici della Guardia Costiera al Pireo e a Chania, dalla mattina al pomeriggio. O si sono rifiutati di condividere informaizoni con noi o non hanno risposto al telefono. Nel pomeriggio ci è stato detto che era attiva nella zona una nave di Frontex. Alcuni rapporti riferiscono che la barca si è capovolta durante l’operazione di soccorso, avvenuta circa 15 ore dopo la nostra segnalazione. Le persone che hanno perso la vita in questo naufragio sarebbero potute arrivare sane e salve a Creta se i soccorsi fossero stati inviati per tempo”.

(Fonte: Aegean Boat Report, Marketscreener, Efsyn, Ekathimerini, Agenzia Reutyers, Ana Mpa)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 12 novembre 2025

Almeno un morto, un giovane algerino, su una barca intercettata dalla Guardia Costiera di Algeri sulla rotta per le Baleari. A bordo c’erano altri 5 harraga, tutti molto provati ma ancora vivi, che sono stati tratti in salvo. Non sono chiare le circostanze dell’intervento della marina algerina: le autorità non hanno fornito informazioni e tutto quello che si sa si deve alle indagini condotte dalla Ong spagnola Cipimd. L’unica cosa certa è che la barca, uno scafo in resina con un motore da 40 cavalli, ha preso il largo dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri, e che dovrebbe essere rimasta a lungo in mare prima di essere intercettata.

(Fonte: Ong Cipimd)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 12 novembre 2025

Quarantadue migranti sono morti nel naufragio di un gommone circa 120 chilometri al largo della Libia. Dei 49 a bordo (47 uomini e due donne provenienti da Sudan, Nigeria e Camerun) se ne sono salvati soltanto 7. La tragedia è avvenuta fra il 3 e il 4 novembre ma non se ne è saputo nulla fino alla mattina di mercoledì 12 novembre, quando lo ha comunicato l’ufficio Oim di Ginevra. Nessuna informazione, fino a quel momentio, da parte della Libia, nonostante sia stata la Guardia Costiera di Tripoli a recuperare gli unici 7 superstiti nella giornata di sabato 8 novembre. Lo zodiac era partito dalla costa di Zuwara lunedì 3 novembre, puntando su Lampedusa. Ha navigato faticosamente fino all’altezza della piattaforma petrolifera di Al Bouri, quasi un punto obbligato per le barche dei migranti che viaggiano verso le Pelagie dalla costa a ovest di Tripoli. Non è riuscito asd andare oltre: i tubolari pneumatici del gommone, che avevano cominciato a sgonfiarsi già poche decine di chilometri dopo la partenza, hanno ceduto. Il sovracarico e il mare mosso hanno fatto il resto: lo scafo si è rovesciato e tutti i 49 migranti sono finiti in mare. Nessuno è intervenuto per cinque, lunghisismi giorni, durante i quali i naufraghi, in parte tenuti a galla da pneumatici di auto usati come salvagente, hanno cominciatao a morire annegati o di ipotermia e sfinimento, sparendo l’uno dopo l’altro tra le onde. Quando finalmente sabato 8 novembre è arrivata una unità della Guardia Costiera libica, ne sono stati trovati soltanto 7, tutti uomini, ancora in vita. Nessuna traccia degli altri 42, che ufficialmente risultano “dispersi” ma che la stessa Oim, dando informazione della tragedia, ha dichiarato che sono da considerarsi ormai morti, senza più alcuna speranza.

(Fonte: Ufficio Oim Ginevra, La Repubblica, Corriere della Sera,  Al Arabiya, The New India Express,  Abc News, Agenzia Ansa, Trt World, News Cn Xinhua)

Gambia-Mauritania-Spagna (Nuimi-Nouadibou), 12 novembre 2025

Un migrante gambiano è annegato nelle acque della Mauritania lungo la rotta tra il Gambia e le Canarie. E’ accaduto all’inizio di novembre ma se ne è avuta notizia solo diversi giorni dopo, quando, nella serata di mercoledì 12, l’ha pubblicata Ebrima Migrants situation sulla base della testimonianaza di altri migranti che erano nella stessa barca subito dopo il rientro in Gambia dopo essere stati bloccati e trattenuti per alcuni giorni dalla polizia mauritana. Il giovane, Abubakar Bah (un agente di polizia che in servizio era noto come Omar Jallow), originario del villaggio di Foni Jarrol, era su un grosso cayuco salpato il primo novembre dalla zona di Nuimi, 20 chilometri circa a sud ovest di Banjul. Dovevano partire in 170 ma all’ultimo momento si sono imbarcate solo 98 persone, in gran parte gambiani, tra cui 13 donne e 3 bambini. Puntavano presumibilmente verso l’isola di El Hierro, ma dopo alcuni giorni di navigazione, quando erano all’altezza di Nouadhibou, sono incappati in una tempesta e il cayuco, che ha cominciato a imbarcare acqua, non è apparso più in grado di tenere il mare, tanto da costringere il “capitano” a puntare verso la costa per cercare di approdare. Nelle ore successive, a pochi chilometri dalla riva, li ha intercettati una motovedetta della Marina mauritana. Abubakar è scomparso in mare poco dopo il blocco, tra le 4 e le 5 del mattino. Non è chiaro se sia caduto fuoribordo o si sia gettato in acqua per non finire in uno dei centri di detenzione mauritani in attesa della deportazione in Gambia: sta di fatto che è sparito nel buio e non se ne è più trovata traccia. Quanto agli altri 91 migranti fermati, molti sono riusciti a fuggire dal centro detenzione di Rosso dove erano stati trasferiti allo sbarco, almeno 15 (tra cui 2 donne e diversi bambini) sono ancora nel campo e 25 sono tornati in Gambia con l’aiuto dell’ambasciata.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Gambia-Mauritania-Spagna (Nouadhibou), 12-13 novembre 2025

Un migrante senegalese è morto nell’ospedale di Nouadhibou, in Mauritania, dove era stato ricoverato privo di conoscenza, in gravissime condizioni, subito dopo il naufragio di un grosso cayuco. Insieme a lui sono stati ricoverati in condizioni critiche altri 14 migranti subsahariani. Prima di affondare il barcone con cui stavano cercando di arrivare alle Canarie è rimasto in mare per più di 10 giorni. Era partito all’inizio di novembre dal Gambia, puntando presumibilmente verso El Hierro o Gran Canaria, circa 2.000 chilometri più a nord, con a bordo centinaia di persone. 135 gambiani, 73 provenienti dalla Guinea Conacry e gli altri 19 dal Senegal o dalla Guinea Bissau. Ha navigato per oltre 1.100 chilometri, fino ad arrivare all’altezza di Nouadhibou, dove è rimasto in balia del mare, con le condizioni meteo in peggioramento, fino a quando tra mercoledì 12 novembre è stato intercettato da una motovedetta della Guardia Costiera mauritana, che ha fatto scattare una operazione di soccorso terminata giovedì 13 con lo sbarco di 227 naufraghi (secondo i primi accertamenti delle autorità mauritane, 135 gambiani, 73 provenienti dalla Guinea Conakry e gli altri 19 dal Senegal o dalla Guinea Bissau), tutti allo stremo e bisognosi di cure mediche. Quelli più gravi, in forte stato di ipotermia e disidratazione, sono stati trasferiti nel centro ospedaliero direttamente dal molo. Tra loro, il giovane senegalese che ha cessato di vivere poco dopo il ricovero in rianimazione. Di tutta la vicenda non si è saputo nulla fino a sabato 15 novembre, quando se ne è avuta notizia da un comunicato ufficiale della Guardia Costiera.

Aggiornamento 14-19 novembre. Almeno 90 le vittime. A bordo del barcone c’erano più di 300 persone e le vittime sono almeno 90. La tragedia è stata ricostruita da alcuni media: in particolare dal quotidiano online Africaguinee.com. che si è interessato in modo capillare della tragedia perché la maggioranza dei migranti che hanno perso la vita erano guineani, quasi tutti provenienti da Bonfi, un sobborgo di Conakry dal quale, nelle settimane prima del naufragio, si erano allontanati oltre 300 giovani, attraversando il confine con il Gambia per procurarsi un imbarco verso le Canarie. Secondo quanto ha accertato Africaguinee, buona parte di questi 300 erano appunto su quel barcone. Alla partenza dal Gambia a bordo c’erano in tutto 225 persone (incluse donne e bambini), in maggioranza guineani, insieme a numerosi gambiani. Lungo la rotta, al largo della costa tra il Gambia e il Senegal, il cayuco è stato raggiunto da un’altra barca dalla quale sono stati trasbordati decine di altri migranti, in buona parte senegalesi, portando così il numero complessivo dei migranti ad almeno 310/320. Le prime notizie giunte a Bonfi dopo la partenza del gruppo dal Gambia sembravano confortanti: si diceva che il cayuco era riuscito ad arrivare alle Canarie, tanto che nel quartiere ne è nata quasi una festa spontanea. Ancora qualche giorno, però, e uno dei superstiti si è messo in contatto con la sorella maggiore per comunicarle che c’era stata una strage. L’arrivo di altre decine di persone sul barcone già sovraccarico, infatti, ha ulteriormente compromesso la stabilità già precaria dello scafo e per di più, secondo le testimonianze di alcuni sopravvissuti, si sarebbero registrati nei giorni successi alcuni incidenti e anche atti di violenza tra le persone a bordo. La navigazione tuttavia è continuata ancora per oltre 10/12 giorni mentre si esaurivano via via le scorte di acqua e di cibo. “E’ in questo contesto che (verso le 2 del mattino di giovedì 13 novembre al largo di Nouadhibou: ndr) si è verificato il naufragio, perché anche le condizioni del mare si erano fatte più difficili e il barcone non è stato più in grado di affrontarle…” ha riferito ad Africaguinee.com Issiagha Camara, l’uomo designato dalle famiglie delle vittime come portavoce. Tenendo conto che le motovedette della Marina mauritana hanno recuperato 227 naufraghi e del numero complessivo dei migranti bordo, i morti o dispersi in mare risultano almeno 90, incluso il senegalese deceduto in ospedale. I guineani che si sono salvati sono stati tutti rimpatriati via terra una settimana dopo la tragedia, tranne qualcuno ricoverato in condizioni critiche a Nouadhibou. Gli abitanti di Bonfi, quando si è avuta conferma della strage, hanno organizzato una manifestazione di protesta per chiedere al Governo di indagare sulle cause e le circostanze della tragedia: in particolare sugli episodi di violenza che si sarebbero verificati a bordo prima del naufragio. Qualcuno ha parlato anche di migranti “gettati in mare”.   

(Fonte: Cridem, Anadolu Agency. Aggiornamento: Africaguinee.com, Infoplus, Le Denunciateur, Etoile Guinee, La Razon, News for Med) 

Marocco-Spagna (Agadir-Lanzarote), 13 novembre 2025

Non si ha più traccia di uno zodiac salpato dalla costa di Agadir sulla rotta per le Canarie. Cinquantasei le persone a bordo: 51 marocchini (tra cui 3 ragazze e diversi minorenni) e 5 subsahariani: puntavano verso Lanzarote, la più settentrionale delle Canarie, una navigazione di circa 500 chilometri a sud ovest. I contatti si sono persi quasi subito. Un giovane marocchino ha cercato di chiamare, senza riuscirci, il fratello che era a bordo facendo le prime telefonate appena 6 ore dopo la partenza. Ha insistito ma, andati a vuoto anche tutti i tentativi successivi, si è messo in comunicazione, in Marocco, con l’uomo che ha organizzato la traversata e questi a sua volta ha riferito che la linea con il “rais” (il capo) alla guida dello zodiac si era interrotta. Perdurando la mancanza di notizie, quel giovane ha avvisato allora i servizi di sicurezza e, in particolare, la Gendarmeria Reale di Sidi Ifni, una città alla quale fa capo una importante flotta di pescherecci, circa 170 chilometri a sud di Agadir. Successivamente hanno denunciato la scomparsa altre famiglie, mentre il 16 ottobre anche la Ong Caminando Fronteras ha segnalato che c’erano vari gommoni dispersi nell’Atlantico con in totale più di 200 persone. Due giorni dopo, il 18, appelli per lo zodiac scomparso dal giorno 13 sono stati lanciati infine dalla centrale operativa di Alarm Phone che, oltre alle autorità marocchine, ha interessato il Salvamento Maritimo e la Marina spagnola. Le operazioni di ricerca, tuttavia, non hanno dato alcun esito. Il “silenzio” si è protratto per settimane, tanto da indurre a temere che si sia verificato un altro naufragio fantasma, senza superstiti.

(Fonte: Nadorcity.com, Alarm Phone, Caminando Fronteras)

Algeria-Spagna (Mostaganem-Cartagena), 13 novembre 2025

Un migrante algerino è annegato cadendo in mare sulla rotta per l’Andalusia. Era con altri 17 giovani harraga su una barca partita da Mostaganem, 80 chilometri a est di Orano. Volevano raggiungere Cartagena o Almeria ma sono andati alla deriva, con le condiizoni meteo in peggioramento, fino a quando la barca è stata avvistata, circa 100 chilometri dalla costa spagnola, dal cargo algerino El Mousif, che ha lanciato l’allarme sia alle autorità algerine che spagnole. Il primo ad arrivare per i soccorsi è stato un elicottero del Salvamento Maritimo, che ha individuato e localizzato meglio il natante ed è rimasto a monitorare la situazione fino all’arrivo da Cartagena della salvamar Draco. Sulla barca, quando è stato stabilito il contatto, erano in 17: presi a bordo della Draco, hanno subito riferito che un loro compagno era caduto fuoribordo, scomparendo tra le onde prima che potessero cercare di aiutarlo. E’ scattata allora una operazione di ricerca alla quale si è unita anche una unità della Marina algerina e che si è conclusa nel giro di alcune ore con il recupero della salma del disperso, sempre da parte della Draco. I supertsiti sono stati sbarcati nel porto di Santa Lucia, a Cartagena, mentre il cadavere è stato trasportato nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia disposta dalla Procura per verificare le cause del decesso.

(Fonte: La Verdad, Ong Cipimd)  

Libia-Italia (Homs-Lampedusa), 13 novembre 2025

Quattro migranti morti in un naufragio al largo della Libia sulla rotta per Lampedusa.a Erano su una barca con altri 26 migranti, tutti bengalesi, salpata nel pomeriggio dalla zona di Al Khums (Homs), 118 chilometri a est di Tripoli. Si trovavano ancora nelle acque libiche quando lo scafo si è rovesciato, verosimilmente a causa del sovraccarico e delle cattive condizioni del mare. I naufraghi sono rimasti a lungo in acqua prima dell’arrivo dei soccorsi. Quando, durante la notte, la motovedetta Ubari, della Guardia Costiera, è giunta sul posto per i soccorsi ha trovato solo 26 naufraghi ancora in vita e recuperato 4 cadaveri. Sia i superstiti, alcuni dei quali in forte stato di ipotermia e sfinimento, che i corpi delle vittime sono stati sbarcati a Homs. Nelle stesse acque e quasi alla stessa ora c’è stato un secondo naufragio: una barca con 69 migranti, tutti tratti in salvo e sbarcati anch’essi a Homs: 67 sudanesi (tra cui 8 bambini) e 2 egiziani.

(Fonte: Sito web Tarik Lamloun, Migrant Rescue Watch)

Algeria (confine con il Marocco), 14 novembre 2025

Un profugo maliano è morto in Algeria al confine con il Marocco. Lo hanno segnalato altri migranti rivolgendosi alla organizzazione Ebrima Migrants Situation. Le notizie sono estremamente frammentarie. L’unica indicazione precisa è che sarebbe accaduto tra le 4 e le 5 del mattino di venerdì 14 novembre. Non è stata invece specificata la località precisa né sono state ricostruite, sia pure sommariamente, le circostanze, anche se si afferma che la responsabilità per la morte del ragazzo sarebbe da attribuire alla polizia algerina, forse durante un blocco o un respingimento. A sostegno di questa accusa è stato messo in rete un breve filmato del ragazzo morto, steso a terra sulla schiena: qualcuno solleva il telo che copre il cadavere e all’altezza del petto si nota quello che appare il foro di entrata di un proiettile. Le immagini sono accompagnate dall’affermazione che si tratta di un giovane fuggito dal Mali e dalla richiesta di aiuto per identificarlo in modo da poter avvertire la famiglia.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Senegal-Gambia-Spagna (Bettenty-Gunjur), 14-15 novembre 2025

Tre migranti gambiani sono morti tentando di arrivare alle Canarie su un cayuco salpato dal Senegal ma costretto a rientrare sulla costa africana, in Gambia: due nelle fasi convulse dell’imbarco e il terzo a bordo durante la navigazione. La partenza era fissata per la notte di venerdì 14 novembre dal litorale senegalese di Bettenty. Per non correre il rischio di essere intercettato e bloccato dalla polizia, il barcone si è tenuto lontano dalla riva e i migranti sono stati trasferiti a bordo da barche più piccole che hanno fatto la spola con la spiaggia. Un’operazione complessa che ha richiesto molto tempo e che si è svolta in modo caotico a causa del buio e della ressa, tanto più che rispetto alle 200 persone al massimo previste in base alle dimensioni dello scafo ne sono state caricate oltre 260, in maggioranza gambiani e senegalesi. Nella confusione alcuni sono caduti in acqua e due sono annegati: Lalì Jabbi, residente nel villaggio di Sutukoca, quasi 330 chilometri a est di Banjul, e un giovane proveniente da Barrow Kunda, un altro villaggio rurale distante apperna 8 chilometri dal primo. Nonostante questa tragedia si è deciso comunque di partire, puntando verso nord, ma dopo poche ore il cayuco si è trovato in gravi difficoltà a causa del sovraccarico e delle condizioni meteo in rapido peggioramento, tanto che si è deciso di rientrare. C’è voluto più di un giorno per poter approdare e, tra l’altro, non in Senegal: le correnti hanno trascinato il barcone verso il Gambia, dove ha toccato terra nei pressi di Gunjur, a sud della foce del fiume Gambia. Allo sbarco si è scoperta la terza vittima, Faa Jabbi (noto anche come Katin Jabbi), anch’egli proveniente dal villaggio di Sutukoca, schiacciato e soffocato nella ressa a bordo. Tutti gli oltre 260 superstiti sono stati fermati e rinchiusi nel centro detenzione di Tanji.

(Fonte: Ebrima Migrant Situation)

Marocco-Spagna (Fez-Castillejos-Ceuta), 15 novembre 2025

Un giovane marocchino di Fez, Ibrahim El Mour, è scomparso cercando di raggiungere Ceuta via mare. Non se ne hanno più notizie dal 21 ottobre, quando se ne è andato da casa per raggiungere Castillejos. Verosimilmente ha tentato la traversata nei giorni immediatamente successivi, partendo da una delle spiagge più vicine al valico del Tarajal. I familiari, dopo essersi rivolti alle autorità marocchine, sabato 15 novembre hanno lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta. Non sanno se Ibrahim abbia preso il largo da solo o con qualche amico e nemmeno come fosse vestito. Hanno precisato però che può essere facilmente riconosciuto da un tatuaggio sul braccio sinistro con il nome Halima scritto in arabo.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (rotta Baleari), 15 novembre 2025

Cinque morti su una barca di migranti rimasta alla deriva per quasi 5 giorni sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. A bordo c’erano 18 harraga algerini. Salpati lunedì 16 dalla costa dell’Algeria centrale, se ne sono perse npotizie dpo poche ore. Il primo appello di ricerca è stato lanciato la mattina di venerdì 14 dalla piattaforma di soccorso Alarm Phone, che ha diramato Sos sia alle autorità algeirne che spagnole. Ancora oltre 24 ore di “silenizo” e poi, nella serata di sabato 15, si è saputo da un familiare di una delle persone a bordo che la barca era stata intercettata dalla Marina algerina, che ha tratto in salvo però solo 13 naufraghi. Gli altri 5 sono morti prima dell’arrivo dei soccorsi. I superstiti, una volta ricondotti a terra, sono stati arrestati.

(Fonte: Alarm Phone, Ebrima Migrants Situation)

Grecia (Komotini, Tracia), 15 novembre 2025

Un profugo morto e 3 feriti su un’auto fuori strada, nel tardo pomeriggio, lungo l’autostrada che dalla frontiera greca dell’Evros con la Turchia conduce verso ovest. Secondo quanto ha riferito la polizia, la vettura procedeva a forte velocità in direzione di Salonicco: superata Komotini, a circa 70 chilometri dalla linea di confine, il conducente deve aver perso il controllo della guida e l’auto è finita fuori dalla carreggiata, precipitando in un burrone. Non è stato precisato se fosse inseguita dopo essere stata intercettata da una pattuglia di agenti o a un posto di controllo. Per raggiungere ed estrarre dai rottami gli uomini a bordo sono dovuti intervenire i vigili del fuoco: uno era morto al momento dell’impatto in fondo alla scarpata mentre gli altri tre, tutti feriti gravemente, sono stati trasferiti due all’ospedale di Komotini e uno in quello di Salonicco. Nessuno dei quattro, ha riferito la polizia, aveva indosso documenti.

(Fonte: Ekathimerini)

Marocco-Spagna (Boujdour-Canarie), 16 novembre 2025

Risulta scomparsa da un mese una barca salpata da Boujdour, in Marocco, sulla rotta per le Canarie. Nessuna notizia delle 47 persone a bordo, considerate ormai come “disperse”: le ricerche in mare e tutti i tentativi dei familiari di stabilire un contatto sono rimasti senza esito. Sembrano esserci tutti gli elementi di un naufragio fantasma. La partenza è avvenuta nelle prime ore del mattino del 16 ottobre, puntando verso le isole Canarie più vicine alla costa africana di Boujdour, Lanzarote o Gran Canaria, distanti circa 150 chilometri in linea retta, un percorso che, anche con una piccola barca sovraccarica, richiede al massimo 2 o 3 giorni di navigazione. La prima segnalazione della scomparsa risale al 22 ottobre, 6 giorni dopo la partenza, quando alcuni familiari si sono rivolti alla centrale operativa di Alarm Phone, che ha allertato sia il Salvamento Maritimo spagnolo che la Marina marocchina, facendo scattare una operazione di ricerca che si è protratta per più giorni. Sono seguiti altri appelli. L’ultimo nel pomeriggio del 26 ottobre quando i familiari degli scomparsi hanno confermato di non aver ricevuto notizie da nessuno dei 47 a bordo mentre il Salvamento Maritimo ha ribadito di non aver trovato traccia dell’imbarcazione. Alcuni giorni dopo l’operazione di ricerca è stata interrotta. Nulla anche nelle settimane successive.

(Fonte: Aklarm Phone)  

Libia (Ajdabiya), 16 novembre 2025

Un profugo somalo, Ayoub Abdel Fattah Ahmed, è morto di stenti nel centro detenzione di Ajdabiya, dipendente dall’amministrazione di Bengasi. Era in Libia da mesi, sempre in una condizione di maltrattamenti e sofferenza estrema. Catturato da una banda di trafficanti poco dopo aver attraversato il confine meridionale, al termine di un viaggio durissimo attraverso il deserto, ha trascorso un terribile periodo di detenzione in un lager dei “mercanti di uomini”. Appena rilasciato, pare anche in seguito a un intervento della polizia, era in condizioni molto gravi ma invece di essere ricoverato in un centro ospedaliero per ricevere le cure necessarie, è finito nella prigione di Ajdabiya, dove è rimasto in pratica abbandonato a sé stesso, senza alcun tipo di assistenza e in uno stato sempre più critico, tanto da non essere più in grado nemmeno di muoversi. Mercoledì 13 novembre il suo caso è stato sollevato dal giornalista libico indipendente Tarik Lamloun, che ha chiesto di liberarlo e trasferirlo al più presto in ospedale, pubblicando immagini terribili del suo corpo scheletrito, rannicchiato a terra immobile su un telo. Due giorni dopo, domenica 16 novembre, è giunta la notizia che era morto. E rischia di non essere il solo: “Nei centri di Ajdabiya e Ganfuda gestiti da Bengasi – ha denunciato Tarik Lamloun – ci sono altri casi clinici che richiedono cure urgenti: non devono ripetersi altri casi come quello di Ayoub”

(Fonte: sito web Tarik Lamloun)

Algeria-Spagna (Maiorca), 16 novembre 2025

 Il cadavere di un migrante è stato trascinato dal mare in burrasca tra le rocce del litorale di Carnatge, circa 8 chilometri a sud est di Palma de Maiorca. Ad avvistarlo, verso le 16,30, è stato un gruppo di bagnanti che ha subito avvertito il servizio d’emergenza 112. Per il recupero è intervenuta una pattuglia del Gruppo attività subacque della Guardia Civil (Geas). Appena a terra, il corpo è stato trasportato in una piccola struttura dove un medico legale ha eseguito una prima ispezione, disponendo poi il trasferimento nell’obitorio dell’istituto di medicina legale pe rl’autopsia. Lo stato di degrado molto avanzato sta a indicare che la morte dovrebbe risalire ad alcune settimane prima del ritrovamento della salma: la vittima del naufragio di una barca di migranti sulla rotta dall’Algeria alle Baleari.

(Fonte: Ultima Hora, Ib3 Noticies, Cronica Balear, Europa Press, Ong Cipimd)

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 16 novembre 2025

Naufragio al largo di Zawiya con un numero di vittime imprecisato ma verosimilmente almeno 4 o 5. E’ quanto emerge da un breve comunicato, corredato da varie fotografie, pubblicato il 16 novembre, intorno alle 18, dal sito web Migrant Rescue Watch, una fonte ritenuta molto vicina alle autorità e in particolare alla Guardia Costiera libica. Nella nota si fa riferimento soprattutto al recupero in mare, condotto dal Dipartimento Operazioni Marittime all’altezza del faro di Mars Dahla, di un gruppo di migranti, “tra cui alcuni bambini”, che erano su una barca affondata nelle acque libiche poco dopo essere partita dal litorale di Zawiya sulla rotta per Lampedusa. Delle vittime si dà notizia solo nelle ultime righe del dispaccio, riferendo che “sul luogo del naufragio sono stati recuperati anche diversi corpi”. Il numero dei “corpi recuperati” non viene specificato ma nelle immagini pubblicate se ne scorgono 2 o forse 3 mentre operatori della Mezzaluna Rossa si accingono a sbarcarli, coperti da un telo bianco, nel porto di Mars Dahla.  La formula usata nel comunicato – “diversi cadaveri” – induce a ritenere che siano più di 3: non meno di 4 o 5.

Aggiornamento 18-19 novembre. Recuperati altri 2 corpi. Personale della Mezzaluna Rossa del dipartimento di Zawiya ha recuperato i corpi di 2 migranti sconosciuti affiorati in mare all’altezza del porto di Mars Dahla, trasferendoli poi nell’obitorio dell’ospedale di zona. Secondo la Guardia Costiera si tratta di altre due vittime del naufragio avvenuto domenica 16 novembre. Il conto dei morti sale così ad almeno 7.

(Fonte: Migrant Rescue Watch. Aggiornamento: Migrant Rescue Watch)

Gambia-Spagna (Gunjur-El Hierro), 16-17 novembre 2025

Un migrante gambiano è morto nell’ospedale Nuestra Senora de los Reyes di Valverde, a El Hierro, dove era stato ricoverato domenica 16 subito dopo lo sbarco nel porto di La Restinga. Si chiamava Ansu Conteh ma era noto anche come Pabu Conteh e veniva da Brikama, un piccolo centro circa 30 chilometri a sud di Baniul e della foce del fiume Gambia. Era su un grosso cayuco con a bordo 106 persone (tra cui 3 donne e un minorenne) partito il 7 novembre da Gunjur, 40 chilometri a sud ovest di Banjul, e rimasto in mare 9 giorni, percorrendo quasi 2 mila chilometri in pieno Atlantico: quando un elicottero del Salvamneto Maritimo lo ha avvistato era 70 miglia a sud di El Hierro. Per intercettarlo sono partite le salvamar Navia e Diphda, poi dirottata per il salvataggio di un altro cayuco. Ansu Conteh è caduto in mare poco dopo che erano iniziate le operazioni di soccorso. Raggiunto e portato a bordo della Navia privo di sensi, appena sbarcato a La Restinga è stato trasferito d’urgenza nell’ospedale di Valverde, ma è morto poche ore più tardi, la mattina di lunedì 17.

Aggiornamento 20 novembre 2025. Morte anche 2 donne. Durante la lunga traversata ci sono state sul barcone altre due vittime: 2 giovani donne morte di sfinimento e di stenti poco prima dei soccorsi. Al momento dello sbarco non se ne è saputo nulla. La notizia è emersa qualche giorno dopo quando si è scoperto che due bambini, un maschio e una femmina di pochi anni, non erano i figli della donna senegalese che se ne stava prendendo cura ma di una migrante gambiana che non ce l’aveva fatta, Adama Sowe sposata Bakoteh, originaria di Tujereng, una quarantina di chilometri a sud ovest di Banjul e una quindicina a nord di Gunjur, il punto d’imbarco. Lei stessa li aveva raccomandati alla migrante senegalese quando si sentiva ormai alla fine. Sulla scia di questa scoperta si è saputo poi che era morta quasi nelle stesse circostanze un’altra giovane gambiana. I corpi delle due sono stati affidati al mare prima dell’arrivo della salvamar Navia per i soccorsi.

(Fonte: Organizzazione Ebrima Migrants Situation, Europa Press, Helena Maleno Ong Caminando Fronteras. Aggiornamento: Ebrima Migrants Situation)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 18 novembre 2025

Sulla base della segnalazione di alcuni passanti, una pattugli adella Guardia Civil ha individuato il cadavere di un migrante nelle acque della scogliera alla base della collina del Recinto, nei pressi di Fuente Caballo. Si tratta di un giovane maghrebino rimasto sconosciuto che indossava una muta da sub, a conferma che deve aver tentato di entrare a nuoto nel territorio dell’enclave spagnola dalla vicina città marocchina di Castillejos, superando la linea di confine all’altezza del valico del Tarajal. Essendo molto complicato recuperare il cadavere da terra, è intervenuta dal mare una squadra del Gruppo Attività Subacquee (Geas). Dopo un primo esame sulla banchina del porto dove è stato sbarcato, il cadavere è stato trasferito nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia e l’esame del Dna. A giudicare dallo stato di conservazione della salma la morte non risale a molto tempo prima del ritrovamento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Boumerdes, 19 novembre 2025

Risulta dispersa da più di un mese una barca – scafo in fibra di colore bianco, motore da 40 cavalli – salpata per le Baleari dalla costa di Boumerdes, 45 chilometri a est di Algeri. Nessuna traccia dei 22 profughi somali a bordo, 9 donne e 13 uomini. I contatti si sono interrotti poco dopo la partenza. La prima segnalazione della scomparsa è stata fatta il 21 ottobre, dopo un “silenzio” di tre giorni, da Alarm Phone, che ha allertato il centro di coordinamento del Salvamento Maritimo di Maiorca. Le operazioni di ricerca, coordinate dalle autorità spagnole e condotte anche con aerei da ricognizione, non hanno dato esito e dopo qualche giorno sono state sospese, pur mantenendo l’allarme per le navi in transito lungo la rotta presumibile della barca. Senza esito anche le segnalazioni ripetute da Alarm Phone nei giorni successivi e oltre tutto, dopo i primi Sos, le condizioni meteomarine sono fortemente peggiorate, tanto da avallare i timori di un nuovo naufragio fantasma senza alcun superstite.

(Fonte: Ong Cipimd)

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 19 novembre 2025

Almeno 40 migranti scomparsi in mare in un naufragio al largo della Libia sulla rotta per Lampedusa. Lo zodiac sul quale si erano imbarcati aveva preso il largo la notte tra lunedì 17 e martedì 18 novembre, con un totale di 70/75 persone a bordo, dal litorale di Zawiya, meno di 50 chilometri a ovest di Tripoli. Ha navigato per qualche ora in direzione nord e poi si è trovato in difficoltà, pare a causa del cedimento di una delle camere stagne. Prima dell’alba la centrale di Alarm ha ricevuto la prima richiesta di aiuto, nella quale si diceva che il gommone si stava sgonfiando e c’erano già diverse persone in acqua. In pochi minuti la Ong ha diramato la comunicazione dell’emergenza, segnalando anche la posizione esatta dello zodiac (33° 33’ Nord e 12° 99’ Est, nella zona Sar libica) ma i soccorsi non sono scattati subito. “Occorreva una operazione di salvataggio immediata – ha denunciato Alarm Phone – ma la Libia inizialmente non ha risposto e poi, quando finalmente siamo riusciti a metterci in comunicazione, ha detto di non avere mezzi disponibili per condurre la ricerca”. Da quel momento non si sono più avute notizie fino all’indomani, mercoledì 19 novembre, quando Alarm Phone è venuta a sapere che lo zodiac era affondato. Molte le vittime ma sul numero esatto ci sono versioni contrastanti. In base alle notizie ricevute da Alarm Phone i superstiti sarebbero solo 7 e dunque, se sullo zodiac c’erano 70 persone, le vittime 63. Secondo l’organizzazione Ebrima Migrants Situation, che aveva rilanciato gli Sos di Alarm Phone, i morti sono invece 40 mentre 35 naufraghi si sono salvati. La stima si basa sulla comunicazione ricevuta da un migrante gambiano che ha detto di aver incontrato il gruppo dei superstiti: “A bordo – ha riferito l’uomo – c’erano 75 e non 70 persone: 40 sono morte e 35 sono sopravvissute. Gli uomini sono stati portati nella stessa prigione dove hanno condotto anche me. Le donne sono state destinate a un’altra prigione. Alcuni erano feriti ma li hanno incarcerati senza alcuna assistenza medica. Sul bus che ci trasportava io ero vicino a una donna che non riusciva neanche a stare in piedi a causa di problemi a un ginocchio. Era in lacrime. Con la voce più bassa possibile, perché sull’autobus ci era vietato parlare, le ho chiesto cosa fosse successo e lei ha risposto di aver visto sua madre morire in mare… La maggior parte erano nigeriani ma c’erano anche alcuni gambiani…”.

(Fonte: Alarm Phone, Ebrima Migrants Situation)

Algeria-Spagna (Cap Dinaet-Ibiza), 19-20 novembre 2025

Diciotto migranti morti su una barca rimasta alla deriva per quasi 10 giorni sulla rotta per le Baleari da Cap Djnaet, 80 chilometri a est di Algeri, Tra le vittime, una donna, un bambino di 4 anni e un ragazzo di 16. Solo in 5 si sono salvati. La partenza risale alla notte tra giovedì 9 e venerdì 10 novembre. Poche ore e della barca – uno scafo in resina blu e bianco, con un motore Yamaha da 60 cavalli – si è persa ogni traccia. Il primo allarme è stato lanciato circa due giorni dopo da una Ong alla quale si sono rivolti i familiari di alcune delle persone a bordo, allarmati dalla mancanza di contatti o notizie. Nulla, nonostante le ricerche, ancora per oltre una settimana, fino a quando un aereo di Frontex ha avvistato l’imbarcazione che flottava in balia del mare circa 40 miglia a sud di Cabrera. Subito dopo ha preso il largo da Ibiza per il recupero la guardamar Concepcion Arenal, del Salvamento Maritimo. Quando l’imbarcazione è stata raggiunta a bordo erano rimasti solo cinque uomini di giovane età, tutti ormai allo stremo e uno con una gamba rotta. Quasi tutti gli altri erano morti nei giorni precedenti di disidratazione, sfinimento e ipotermia. Qualcuno, secondo quanto riferito dai superstiti, sarebbe caduto o si sarebbe gettato in mare per la disperazione. Nei dintorni della barca in acqua non c’erano cadaveri. La Concepcion Arenal, viste le condizioni dei superstiti, è tornata il più velocemente possibile in porto, a Ibiza, per affidarli a un centro medico. Sul posto, per le ricerche dei dispersi, sono confluite altre unità ma nessun corpo è stato individuato o recuperato anche perché, vista la dinamica della tragedia, molti potrebbero essere finiti in mare a molta distanza dal punto in cui è stata trovata la barca. I 5 superstiti sono tutti algerini: Brahimi Fouad, Brahimi Mouataz, Braimi Ahmed Meziane, Chaouche Ahmed, Achref Eddine Hemmadi.

(Fonte: Ong Cipimd, Europa Press, Diario de Ibiza)

Gambia-Marocco-Spagna (Barra-Dakhla), 20 novembre 2025

Almeno 7 morti su un cayuco che, salpato dal Gambia sulla rotta per le Canarie, è rimasto per quasi 10 giorni alla deriva nell’Atlantico. A bordo c’erano in tutto 227 migranti: 192 gambiani tra cui 12 donne e 2 bambini; 12 tra cui una donna provenienti dalla Guinea Conakry; 23 senegalesi. Il primo punto di imbarco è stato il litorale di Bafaloto, un villaggio sulla foce del Gambia, poco più di 20 chilometri a sud di Banjul, sulla sponda sinistra del fiume. Da qui il barcone ha raggiunto Barra, all’imbocco dell’estuario, sulla sponda destra, dove sono saliti la maggioranza dei migranti. Subito dopo ha puntato a nord, iniziando la rotta di circa 2 mila chilometri verso le Canarie. Nelle ore successive i contatti si sono interrotti. Non è chiaro cosa sia accaduto: forse un guasto o forse la mancanza di carburante. Sta di fatto che non se ne è saputo più nulla fino a quando, tra il 19 e il 20 novembre, il barcone è stato intercettato da una unità della Marina Reale al largo del Sahara occidentale, circa 1.500 chilometri a nord di Barra. Quando lo scafo è stato accostato per il recupero è stato subito evidente che si era di fronte a una tragedia: tutti a bordo erano sfiniti, alcuni quasi privi di sensi ed in breve è emerso che c’erano anche dei morti. Stando al racconto di alcuni superstiti, almeno 7, uccisi dal freddo e dagli stenti e i cui corpi sono stati affidati all’Atlantico prima che arrivasse la motovedetta marocchina. I supertsiti sono stati sbarcati nella zona di Dakhla, destinati ai centri di accoglienza di El Agroub o di Bir Gandouz. L’organizzazione Ebrima Migrant Situation, che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, ha sollecitato l’assistenza dell’ambascia del Gambia in Marocco.

Aggiornamento 23 novembre. Dieci i morti. Sono saliti da 7 a 10 i migranti morti sul cayuco durante la traversata. La maggior parte sono originari dellal zona di Bafaloto, oltre 160 chilometri a est di Barra. L’organizzazione Ebrima Migrants Situation li ha idenitifcati: Lamin Jabbi, Bacce Tessai. Abass Cessay, Musa Bah, Dawda Fatty, Fasampana, Saliou (Saradou) Barry del villaggio di di Saradou circa 100 chilometri a est di Bafaloto, Sedibeh, Mamadou Bah, Cerife Kandeh.

(Fonte: Organizzazione Ebrima Migrant Situation. Aggiornamento: Ebrima Migrants Situation)

Libia (Wadi al Rabee. Tripoli), 21 novembre 2025

Il cadavere di una giovane migrante subsahariana è stato trovato abbandonato nella zona di Wadi al Rabie, un sobborgo di Tripoli lontano una ventina id chilometri dal centro. Era in un’area sterrata coperto da vegetazione spontanea, non lontano da un muro di recinzione. Segnalato da abitanti del posto, è stato recuperato da personale della Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa delle decisioni della magistratura. Non sono emersi elementi per arrivare all’identificazione e le autorità non hanno chiarito le circostanze in cui la donna è morta.

(Fonte: sito web giornalista indipendente Tarik Lamloun)

Libia-Italia (Tajoura), 21-22 novembre 2025

Su segnalazione della polizia, una squadra della Mezzaluna Rossa ha recuperato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Tajoura, una ventina di chilometri a est di Tripoli. Non sono emersi elementi per poterlo identificare, ma non sembrano esserci dubbi che si tratti di un migrante annegato sulla rotta per Lampedusa. Si tratta in ogni caso di un uomo di giovane età, presumibilmente maghrebino. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale di zona.

(Fonte: sito web giornalista Tarik Lamloun, Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 23 novembre 2025

Un migrante algerino di 26 anni, Meghani Aimen, risulta scomparso da circa 3 mesi nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Le sue tracce si sono perse a metà settembre ma la sua storia è venuta alla luce solo il 22-23 novembre, quando la famiglia, dopo aver atteso sue notizie e averlo cercato a lungo, ha rivolto un appello a Helena Maleno, portavoce della Ong Caminando Fronteras. Arrivato in Marocco, Meghani si è recato a Castillejos, con l’intenzione di varcare via mare il confine con l’enclave spagnola. L’ultimo contatto con i familiari risale al 14 settembre. Poi più nulla. Non si sa nemmeno se abbia tentato la traversata da solo o insieme ad altri migranti.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Frontera)

Bosnia-Croazia (rotta balcanica, campo di Lipa), 23 novembre 2025

Un migrante bengalese di 41 anni, Hossain, è morto nel campo di confinamento di Lipa, in Bosnia, pochi giorni dopo essere stato catturato e respinto dalla polizia croata mentre cercava di raggiungere l’Europa centrale. Alcune Ong attive lungo la rotta balcanica (Collective Aid, Medical Solidarity International e No Name Kitchen) hanno denuciato che, nonostante fosse malato e molto debilitato, il personale del campo non l’avrebbe curato. Hossain, giunto in aereo in Turchia con un visto turistico, era riuscito a raggiungere la Bosnia a piedi e, passato il confine, era arrivato a Zagabria dove è stato fermato dalla polizia, picchiato ed espulso in Bosnia. Solo, ferito e senza mezzi ha cercato rifugio nel campo di Lipa, dove è arrivato il 20 novembre, sempre percorrendo a piedi i circa 20 chilometri dalla frontiera croato-bosniaca. Lamentando forti dolori alle costole e difficoltà di respiro, lui stesso e altri ospiti del campo a suo nome hanno chiesto un’assistenza medica adeguata ma gli avrebbero prescritto solo degli antidolorifici. Nei due giorni successivi le sue condizioni sono peggiorate rapidamente ed alcuni amici sono tornati a insistere per cure sanitarie adeguate ma il personale del campo ha fatto presente che quel giorno il medico non c’era. Da quando la gestione della struttura è passata dalle organizzazioni internazionali al governo locale, infatti, il servizio sanitario è stato quasi smantellato: un medico passa solo due volte alla settimana a fronte di 1.512 posti. Nel pomeriggio del 23, dopo aver telefonato alla famiglia, ha perso conoscenza. Alcuni amici hanno sollecitato l’invio di un’ambulanza da Bihac, la città più vicina, a circa 28 chilometri, ma non è mai arrivata. E alle 17,15 Hossain è morto.

(Fonte: Pressenza edizione del 16 dicembre)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 24 novembre 2025

Altri 3 giovani marocchini risultano dispersi cercando di arrivare a Ceuta via mare: Abdraham Al Mouden, Hassan e Salim Erraouah. Hanno tutti e tre tentato la traversata da Castillejos, ma in tempi e circostanze diverse. Della loro vicenda non si è saputo nulla fino a quando i familiari, tra il 23 e il 24 novembre, ne hanno segnalato la scomparsa alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. Abdraham Al Mouden, 23 anni, di Motril, stando a quanto hanno saputo i familiari, arrivato a Castillejos intorno a martedì 18 novembre, ha provato a superare la linea di frontiera all’altezza della zona del Tarajal mercoledì 19 poco dopo l’alba. Da quel momentio nessuno lo ha più visto e sono andati a vuoto tutti i tentativi di contattarlo. Hassan, residente ad Agadir, oltre 850 chilometri a sud di Ceuta, è scomparso 10 giorni prima che la famiglia ne denunciasse la scomparsa al Faro de Ceuta. Non si sa con precisione quando ed eventualmente con chi abbia tentato la traversata. Salim Erraouah, 19 anni, è sparito dal 16 novembre: quando ha preso il largo da una spiaggia di Castillejos indossava una muta da sub nera.

Aggiornamento 6 dicembre. Trovato il corpo di Abraham Al Mouden. Il cadavere di Abraham Al Mouden (nome completo Abraham Al Mouden Abdul Rahman) è stato trascinato verso est dalle correnti occidentali fino a una spiaggia oltre il confine del Marocco con l’Algeria, nella zona di Ghazaouet. Recuperato dalla Protezione Civile, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona. La famiglia, avvertita dalla Ong spagnola Cipimd, ne ha chiesto la restituzione per seppellirlo a Motril.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: Ong Cipimd)

Turchia-Grecia (Karaburun-Lesbo), 25-26 novembre 2025

Quattro profughi risultano dispersi in un naufragio al largo della Turchia, sulla rotta per l’isola greca di Lesbo. Erano con altre sedici persone su una barca salpata nella notte tra martedì 25 e mercoledì 26 agosto dal litorale di Karaburum, nella provincia di Smirne. L’allarme è scattato poco prima della mezzanotet quando, alle 23,40, la Ong norvegese Aegean Boat Report ha ricevuto un Sos che ha immediatamente girato alla centrale operativa della Guardia Costiera turca. Nel messaggio si diceva che la barca aveva cominciato ad imbarcare acqua e stava affondando 5 miglia circa a est di Karaburun. Sul posto ha fatto rotta unanmotovedetta turca che ha subito localizzato lo scafo semi-sommerso e recuperato 8 naufraghi. Poco dopo è intervenuto un elicottero per le ricerche e sono arrivate altre tre motovedette che hanno tratto in salvo altri 8 naufraghi. Le operazioni si sono protratte poi per l’intera giornata di mercoledì ma degli ultimi quattro non è stata trovata traccia.

(Fonte: Aegean Boat Report)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 novembre 2025

Non si hanno più notizie di un harraga algerino, Salhi Fihiri, 29 anni, che ha cercato di raggiungere Ceuta da Castillejos via mare. Le sue tracce si sono perse sabato 22 novembre quando ha tentato la traversata a nuoto partendo da una spiaggia a sud del valico del Tarajal. Era con un amico, anch’egli algerino. I due si sono allontanati insieme per varcare la linea di frontiera al largo ma dopo un po’ si sono persi di vista. Il mare era molto mosso e l’amico di Salhi, rimasto da solo, ha deciso di rinunciare, rientrando a riva in Marocco. Di Salhi, invece, non si sa più nulla da quando si è separato dal compagno: non risulta che sia tornato indietro né che sia riuscito ad approdare a Ceuta. La sua vicenda è venuta alla luce perché la famiglia, informata dall’amico di cosa era accaduto e non essendo riuscita a stabilire alcun contatto con Salhi, ne ha segnalato la scomparsa alla redazione de El Faro de Ceuta, lanciando un appello di ricerca, con recapiti e fotografie. In passato aveva già tentato di raggiungere Ceuta a nuoto ma ogni volta era stato intercettato in mare dalla polizia marocchina.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Beni Chikar, Nador), 25 novembre 2025

Il corpo di un uomo è stato recuperato sul litorale a sud di Nador, in Marocco, nella zona di Beni Chikar. Secondo gli abitanti del posto è stato trascinato durante la notte verso riva dalla corrente fino a raggiungere la spiaggia, dove è stato trovato casualmente la mattina da alcuni passanti che hanno avvertito la polizia. Dopo un primo sopralluogo di un medico forense, è stato disposto il trasferimento nell’obitorio dell’ospedale di zona per l’autopsia. Secondo gli inquirenti si tratta certamente di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo. A giudicare dallo stato di decomposizione molto avanzato della salma, c’è da ritenere che la morte risalga a diverse settimane prima del ritrovamento.

(Fonte: Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Beliones-Benzù), 27 novembre 2025

Una pattuglia della Guardia Civil ha trovato il cadavere di un migrante sul litorale di Benzù, nei pressi del varco di confine della zona occidentale del territorio di Ceuta. Portato a riva da una squadra del gruppo attività subacquee (Geas), dopo un primo sopralluogo sulla spiaggia da parte di un medico forense, la salma è stata traferita dalla polizia giudiziaria nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia e l’esame del Dna per facilitare un eventuale riconos cimento. Non sono emersi elementi utili all’identificazione ma secondo la polizia non sembrano esserci dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di attraversare via mare la linea di confine tra Ceuta e il Marocco, partendo da una delle spiagge di Beliones.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Senegal-Spagna (Felane, Djilor), 27 novembre 2025

Un migrante sconosciuto è annegato nelle acque del Senegal cadendo in mare da un cayuco nella ressa della partenza. Era in un gruppo di circa 45 persone rintracciato dalla polizia nei pressi del villaggio di Felane (distretto di Djilor, provincia di Foundiougne) dove si nascondeva nella foresta di Mboro, dopo esserer arrivato in barca, in attesa di riprendere il viaggio via mare verso le Canarie. Sono stati gli stessi naufraghi – 22 gambiani, 15 senegalesi, 3 nigeriani, 3 guineani, 1 ivoriano – a riferire, prima di essere ttrasferiti in un centro accoglienza, che un loro compagno era scomparso in mare. Sulla base di questa segnalazione i vigili del fuoco di Foundiougue hanno condotto una vasta operazione di ricerca nella zona, senza però trovare nulla.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Gambia-Spagna (El Hierro), 29 novembre 2025

Un migrante è morto nelle acque di El Hierro mentre stavano arrivando i soccorsi dal porto di La Restinga. Era su un cayuco arrivato dal Gambia dopo oltre otto giorni di navigazione con a bordo 214 migranti provenienti da vari paesi subsahariani: 187 uomini, 22 donne e 5 minori. Avvistatoprima dell’alba circa 2 chilometri a sud di La Restinga, il barcone è stato raggiunto dalla salvamar Dipha, del Salvamento Maritimo, che lo ha scortato fino in porto, dove è giunto intorno alle 4,30. Al momento dello sbarco, diversi migranti hanno segnalato che mancava un loro compagno, caduto in mare poco prima e scomparso prima che potessero raggiungerlo. Le ricerche per ritrovarlo non hanno dato esito, ma in serata un residente a La Restinga ha segnalato di aver visto un cadavere flottare nella baia. La sera stessa il corpo è stato recuperato da una unità del Salvamento Maritimo e si è avuta conferma che si trattava del migrante di cui era stata denunciata la scomparsa.

(Fonte: Canarias7, Ebrima Migrants Situation)

Gambia-Spagna (Barra-El Hierro), 30 novembre 2025

Quattro morti su un cayuco sulla rotta tra il Gambia e le Canarie. Il barcone era partito da Barra, sulla sponda settentrionale dell’estuario del fiume Gambia, puntando verso El Hierro o Tenerife, un percorso di quasi 2 mila chilometri. A bordo erano in 121. Durante la navigazione hanno esaurito le scorte di carburante, rimanendo così in balia dell’oceano. Nei giorni successivi sono finite anche le scorte d’acqua e di cibo, mentre il cayuco, ormai ingovernabile, continuava ad andare alla deriva: un’agonia che, dal momento della partenza, si è protratta per più di 8 giorni. I soccorsi sono scattati poco dopo le 6 del mattino di domenica 30 novembre quando il barcone in balia del mare è stato segnalato al Centro Emergenza 112 delle Canarie, che ha mobilitato il comando di Tenerife del Salvamento Maritimo. Subito dopo, alle 6,25, sono partiti per i soccorsi la salvamar Navia e l’elicottero Helimer 201. Avvistato il barcone a sud di El Hierro, la Navia lo ha raggiunto alle 8,15. Al momento del trasbordo si è scoperto che 4 migranti erano ormai senza vita e che tra i 117 rimasti, tutti uomini, ce ne erano numerosi ormai allo stremo, alcuni già privi di conoscenza. Al porto di La Restinga, dove sono arrivati alle 10,15, i naufraghi sono stati presi in carico dal centro medico allestito sul molo ma per 12 è stato necessario il ricovero urgente nell’ospedale isolano di Valverde per ipotermia e sfinimento. Uno, in particolare, appariva in condizioni critiche ed è stato trasferito nel reparto rianimazione. I quattro cadaveri sono stati portati nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale.

(Fonte: Canarias 7, El Diario, Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Ebrima Migrants Situation, La Provincia, Europa Press)

Gambia-Mauritania-Spagna (Jinak, Nuimi), 30 novembre 2025

Almeno 5 morti su un cayuco salpato tra il 16 e il 17 novembre dal Gambia sulla rotta per le Canarie ma rimasto alla deriva per due settimane prima di essere costretto ad approdare in Mauritania. A bordo c’erano oltre 160 migranti subsahariani, la maggior parte provenienti dallo stesso Gambia: in particolare da Ijnack Iskand, 5 chilometri a nord della foce del fiume Gambia e poco più di 16 da Banijul.  I contatti si sono persi pochi giorni dopo la partenza. Preoccupati per la mancanza di notizie alcuni familiari hanno chiesto aiuto ad Alarm Phone che mercoledì 26 ha lanciato un appello di ricerca, informando le autorità dei paesi atlantici lungo la rotta dal Gambia per le Canarie: dal Senegal fino alla Spagna. Ancora nulla per oltre 4 giorni, fino domenica 30 quando si è saputo che il cayuco, in gravi difficoltà e con le scorte d’acqua, di cibo e carburante ormai esaurite, era stato intercettato dalla Marina della Mauritania. Al momento dello sbarco è emerso che 5 del gruppo erano morti prima dell’arrivo dei soccorsi. I 156 superstiti sono stati trasferiti in un centro accoglienza in attesa del rimpatrio.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Alarm Phone).

Libia-Italia (Mitiga, Tripoli), 1-2 dicembre 2025.

Il cadavere di un migrante è affiorato sulla battigia di una spiaggia di Mitiga, una decina di chilometri a est di Tripoli, nella zona dell’aeroporto. A dare l’allarme sono stati alcuni abitanti del posto, che hanno avvisato la polizia. Dopo i primi accertamenti sul luogo stesso del ritrovamento, una squadra della Mezzaluna Rossa ha provveduto a trasferirlo nell’obitorio dell’ospedale di zona. Non sono emersi elementi utili per poterlo idenitifcare o stabilirne la provenienza, ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato tentando di arrivare a Lampedusa.

(Fonte: Migrant Reascue Watch, Libya Observer)

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 3 dicembre 2025

Una pattuglia di agenti della Guardia Civil ha scoperto il cadavere di un migrante tra le rocce della scogliera di Benzù, nei pressi del confine settentrionale di Ceuta con il Marocco. Si tratta di un giovane subsahariano che indossava una muta da sub e si era munito della camera d’aria di una ruota per auto come galleggiante. Si presume che sia annegato tentando di raggiungere Ceuta a nuoto da una spiaggia della città marocchina di Beliones come il migrante trovato senza vita sempre nella zona di Benzù il 27 novembre. Stando ai primi accertamenti deve essere morto poche ore prima del ritrovamento. Esaurite le indagini sul posto, la polizia mortuaria ha provveduto a trasferire la salma presso l’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia disposta dalla Procura.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Dellys-Baleari), 4 dicembre 2025

Una barca di migranti è scomparsa da oltre tre settimane sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Nessuna traccia dei 14 giovani harraga algerini a bordo. Tutti gli elementi disponibili inducono a temere un naufragio fantasma senza alcun superstite. La partenza risale al 12 novembre, dal litorale di Dellys, circa 100 chilometri a est di Algeri. Il primo allarme per la mancanza di ogni contatto è stato lanciato due giorni dopo da Francisco Josè Clemente Martin, della Ong spagnola Cipimd, a cui si sono rivolti alcuni familiari, specificando anche le caratteristiche dell’imbarcazione, uno scafo in resina con un motore da 40 cavalli. L’indomani la stessa Ong ha rinnovato l’appello ed un altro è stato lanciato da Alarm Phone. Nei giorni successivi le ricerche condotte dal Salvamento Maritimo spagnolo non hanno dato esito. Il 21 novembre, a dieci giorni dalla partenza, Cipimd ha fatto il punto, sollecitando le unità e i mezzi aerei del Salvamento Maritimo a continuare il pattugliamneto lungo la rotta presumibile della barca. Si è andati avanti per altri due giorni, fino al 23 novembre e poi l’operazione è stata sospesa, lasciando comunque l’allerta per tutte e navi in transito. Anche in seguito, tuttavia, non è arrivata alcuna segnalazione né ci sono state altre forme di contatto da parte dei 14 a bordo.

(Fonte: Ong Cipimd, Alarm Phone)

Marocco-Algeria-Spagna (Ghazaouet, Algeria), 4 dicembre 2025

La Ong spagnola Cipimd ha lanciato un appello per cercare di identificare il cadavere di un migrante, in stato di decomposizione molto avanzato, trascinato dal mare sul litorale algerino, a breve distanza dal confine marocchino, nella zona compresa tra Saida (Marocco) e Ghazaouet (Algeria). La scoperta risale alla metà di ottobre ma il caso è venuto alla luce solo giovedì 4 dicembre in seguito all’appello di ricerca lanciato dalla Ong. Subito dopo il ritrovamento il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona ma, a quanto pare, si è provveduto a seppellirlo il più presto possibile a causa delle fortissime condizioni di degrado. L’unico elemento disponibile per tentare un riconoscimento – ha riferito Francisco Josè Clemente Martin, di Cipimd – è una muta da sub nera, che potrebbe indicare che lo sconosciuto è morto tentando di arrivare a nuoto a Ceuta o a Melilla. Le due enclave spagnole sono distanti dal confine algerino centinaia di chilometri. Ceuta, in particolare, circa 450. Lo stato di decomposizione, tuttavia, indica che la morte dovrebbe risalire alla seconda metà di agosto, un tempo giudicato sufficiente alle correnti da ovest per trascinare il cadavere fino al punto in cui è stato ritrovato.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Niger (Assamaka), 4 dicembre 2025

 Un giovane gambiano, Amadou (originario di Farafenni, oltre 110 chilometri a est di Banjul), è morto ad Assamaka, in Niger, pochi giorni dopo essere stato deportato dall’Algeria. Catturato dalla polizia insieme ad altri migranti nel nord del paese, dopo un breve periodo di detenzione è stato espulso attraverso il confine del Sahara, all’altezza del cosiddetto Point Zero, in pieno deserto, pochi chilometri a sud del centro algerino di frontiera di In Guezzam. Da quella zona la città nigerina più vicina è Assamaka, circa 20 chilometri più a sud, nel cuore del Sahara, una distanza che spesso i migranti espulsi dall’Algeria sono costretti a superare a piedi. Già malato per una grave forma di polmonite, Amadou vi è arrivato allo stremo delle forze. Hanno cercato in qualche modo di curarlo ma mercoledì 4 dicembre ha avuto una crisi dalla quale non si è più ripreso.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 4 dicembre 2025

Cinque migranti sono morti cadendo fuoribordo da una barca rimasta in mare due giorni sulla rotta dalla Tunisia alle Pelagie. Salpata dalla costa a nord di Sfax nelle prime ore di martedì 2 dicembre, l’imbarcazione (uno scafo in ferro lungo 7 metri) è stata intercettata da una motovedetta della Guardia Costiera la notte fra il 3 e il 4 dicembre a sud ovest di Lampedusa. A bordo i soccorritori hanno trovato 45 persone (tra cui 5 donne e un bambino) provenienti da Gambia, Sierra Leone, Mali, Senegal, Guinea a Costa d’Avorio. Prima ancora di sbarcare sul molo Favarolo a Lampedusa, i superstiti hanno riferito che 5 loro compagni, tra cui un ragazzo minorenne, erano caduti in acqua durante la traversata a causa del mare mosso e non erano più riusciti a salire a bordo, sparendo in breve alla vista. Si tratta di due senegalesi, due gambiani e un giovane della Sierra Leone.

(Fonte: Infomigrants, Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia)

Egitto-Grecia (Chrysi, Creta), 6 dicembre 2025

Diciassette morti (inizialmente si pensava 18) nel naufragio di uno zodiac di migranti sulla rotta tra l’Egitto e Creta. Due soltanto i superstiti. Il gommone deve essere rimasto alla deriva per più giorni. A dare l’allarme, facendo scattare i soccorsi, è stato un cargo turco che ha avvistato lo scafo semisommerso nelle prime ore di sabato 6 dicembre a sud di Creta, 26 miglia a sud ovest dell’isola di Chrysi, ed ha avvertito le autorità greche. Per le operazioni di recupero sono state mobilitate due motovedette della Guardia Costiera greca, una nave e un aereo di Frontex, un elicotero militare greco e tre navi commerciali in transito nella zona. Era però ormai troppo tardi. Quando le prime unità sono giunte sul posto solo 2 naufraghi, entrambi egiziani, erano ancora vivi. Gli altri sono stati trovati privi di vita sullo scafo invaso dall’acqua. I sopravvissuti sono statio trasferiti nell’ospedale di Ierapetra, Creta mentre i 17 cadaveri all’University General Hospital di Heraclion a disposiziobne della magistratura pe rle indagini. Secondo gli esami medici la causa più probabile della morte di tutte le 17 vittime è l’ipotermia: l’esposizione al freddo intenso in mare. In stato di forte ipotermia sono stati trovati anche i due sopravvissuti. Secondo le autorità greche non ci sono dispersi. Restano da chiarire le cause e le circostanze che hanno portato quel gommone a perdersi alla deriva.

Aggiornamento 7 dicembre: 5 giorni alla deriva. Secondo gli accertamenti condotti dal quotidiano Neakriti, il gommone è rimasto alla deriva nel Mediterraneo per almeno 5 giorni, quando è stato trovato era semi sgonfio e aveva il motore fuori uso o addirittura era privo di motore. Resta da capire come possano essersi create queste condizioni. Le persone a bordo, inoltre, non sono state in grado o non hanno potuto chiedere aiuto.

Aggiornamento 8 dicembre. Altre 15 vittime: totale 32. Oltre ai 17 cadaveri trovati, contrariamente alle prime dichiarazioni della Guardia Costiera greca ci sono 15 dispersi. Il totale delle vittime sale dunque a 32. E’ quanto è emerso dal racconto dei 2 unici superstiti, che hanno ricostruito la tragedia. Il gommone è partito dalla zona di Tobruk nella serata del primo dicembre. A bordo erano in 34. Ha navigato per tutta la notte ma l’indomani il motore è andato in avaria e non si è riusciti a riavviarlo. Lo zodiac è così rimasto alla deriva per quattro giorni. Per di più le condizioni meteomarine sono peggiorate e lo scafo ha cominciato a imbarcare acqua a causa del cedimento di una delle camere stagne. Un’agonia durante la quale, sballottati dalle onde, 15 dei migranti a bordo sono progressivamente caduti in acqua e si sono persi senza alcuna possibilità di recuperarli. Pur essendo minime, viste anche le condizioni del mare, le probabilità di ritrovane almeno i corpi, il comando della Guardia Costiera ha disposto una operazione di ricerca e avvertito le navi in transito a sud di Creta.

(Fonte: Aegean Boat Report, Associated Press, Reuters, Efsyn, Ekathimerini. Aggiornamento: Alarm Phone, Neakriti) 

Algeria-Marocco (Meghnia-Oujda), 7 dicembre 2025

Dieci migranti subsahariani, in maggioranza sudanesi e guineani, sono morti nel tentativo di attraversare il confine tra l’Algeria e il Marocco con l’intento di proseguire poi la fuga verso la Spagna. Le informazioni sono estremamente scarse. L’unica cosa certa è che la tragedia si è consumata in territorio algerino, a ovest della città frontaliera di Meghnia e pochi chilometri a est della città marocchina di Oujda. Le autorità non hanno fornito alcuna versione ufficiale. Tutto quello che si sa si deve alle notizie raccolte e diffuse (insieme a foto del recupero di qualcuno dei cadaveri) da siti web a cui fanno capo, singolarmente o in gruppo, altri migranti guineani. Secondo quanto è stato pubblicato sul web, i dieci sarebbero stati sorpresi da una bufera di neve sui rilievi del Rif, precipitando poi nel fossato profondo 7 metri che l’Algeria ha scavato lungo tutta la linea di confine per contrastare i passaggi irregolari da una parte all’altra. Sarebbero vittime, in sostanza, di una delle “rotte di terra” più frequentate ma più pericolose del Nord Africa, percorsa da migranti spesso già allo stremo per la traversata del Sahara  fino alla zona di Meghnia, base di partenza dell’itinerario per entrare in Marocco, fino a Oujda. Le due città non sono molto distanti: circa 30 chilometri di sentieri che i  migranti percorrono affidandosi in genere a “passatori” che arrivano da Oujda, facendo la spola di volta in volta, quando sanno che nel cosiddetto “quartiere dei subsahariani” a Meghnia c’è chi è disposto a pagare i 300 euro richiesti per l’alloggio provvisorio e, appunto, per il “passatore”. La vigilanza è strettissima sia da una parte che dall’altra della frontiera e i metodi della polizia, secondo quanto hanno riferito diversi migranti, estremamente violenti. “La traversata fino al confine – ha raccontato un “passatore” in una intervista rilasciata anni fa alla rivista Insider-Over – è difficile e rischiosa. Le guardie hanno anche cani addestrati ad assalire e a mordere. Molte persone tentano più volte prima di riuscirci. E dopo il primo tratto di traversata in territorio algerino c’è il fossato di 7 metri da superare e poi una barriera molto alta da scalare. Al di là c’è il Marocco. Ma una volta sul lato marocchino non è finita: bisogna fuggire per altri 20 chilometri fino a Oujda, cercando di non farsi catturare dai soldati…”. E’ probabile che i 10 subsahariani morti a cavallo del confine abbiano vissuto questo orrore. In passato ci sono già stati casi di migranti morti lungo questa rotta. Il più grave risale al 14 dicembre del 2022, quando 7 giovani subsahariani sono stati trovati morti di freddo e di stenti nella foresta di Ras Asfour, tra Oujda e la frontiera algerina. Si calcola che attraverso questa e altre rotte di terra simili del Rif nei primi undici mesi del 2015 siano arrivate in Marocco almeno 6 mila migranti o richiedenti asilo, di cui il 75 per cento profughi sudanesi, il 10 per cento donne e il 35 per cento ragazzi minorenni non accompagnati. “Percentuali – ha rilevato l’Organizzazione Marocchina per i Diritti Umani – che dimostrano quanto siano numerose le persone vulnerabili tra i gruppi che scelgono questa via di fuga”.

Aggiornamento 12 dicembre. Salite a 12 le vittime. Sono saliti a 12 i migranti morti a partire dal 2 dicembre nel tentativo di attraversare il confine tra Algeria e Marocco sulle montagne di Ras Asfour. Sei sono stati sepolti il 12 dicembre nel cimitero di Jerada, nel Marocco orientale.

(Fonte: sito web Alimou le Guineen au Maroc, L’Actualité, Info Immigration. Aggiornamento: Ong Migrants Morts et Disparus au Maroc) 

Turchia-Grecia (Kusadasi-Samos), 7-8 dicembre 2025

Un bambino afghano, Abdul, di 9 anni, è stato ucciso dall’elica cadendo fuoribordo dalla barca con cui stava per approdare a Samos. Il piccolo era in un gruppo di 37 profughi (7 uomini, 20 donne e 10 bambini) partiti nella tarda serata di domenica 7 dicembre dalla vicina costa turca della provincia di Kusadasi. Erano già nelle acque greche quando sono stati intercettati da una motovedetta della Guardia Costiera ellenica che si è messa all’inseguimento per bloccarli. L’uomo al timone ha condotto la barca fino a pochi metri dalla riva, all’altezza di Svala Beach e, nel timore di essere catturato, ha poi ordinato a tutti di gettarsi in acqua per raggiungere la spiaggia a nuoto. Nella confusione che ne è seguita il bambino, cadendo in acqua, è finito sotto lo scafo e l’elica lo ha travolto in pieno. Mentre la barca si allontanava, i familiari sono riusciti a trascinarne il corpo fino a terra ma quando sono approdati Abdul non dava più segno di vita. La polizia locale ha localizzato il cadavere smembrato verso le 4 del mattino di lunedì 8 con l’aiuto dei familiari, intercettati circa mezz’ora prima, insieme agli altri profughi, nei pressi del villaggio di Kambos. Dopo i primi rilievi sul posto, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale di Samos. I profughi sono stati assegnati al centro accogliensa ad accesso controllato di Zervou dove poco prima era stato condotto un altro gruppo di profughi, sempre afghani, sbarcati a Samos a ovest di Livadaki.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ekathinerini)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 8 dicembre 2025

Venti profughi somali morti in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Due soltanto i superstiti. La barca era partita dalla zona di Boumerdes, 46 chilometri a est di Algeri. Procedendo verso nord, ha attraversato le acque territoriali algerine ed era ampiamente in acque internazionali quando si è trovata in difficoltà, probabilmente a causa delle cattive condizioni del mare, fino a che, 32 miglia al largo della costa algerina, si è rovesciata. L’allarme è stato lanciato da una nave commerciale che, presumibilmente diverse ore dopo il naufragio, ha avvistato il relitto e recuperato 2 naufraghi. Non trovando traccia di altri sopravvissuti, il cargo ha poi ripreso la rotta verso l’Algeria, giungendo in serata. Sono stati i due superstiti, a bordo del cargo e dopo lo sbarco, a riferire di essere partiti in 22, tutti somali, incluse 7 giovani donne.

(Fonte: Ong Cipimd)

Libia-Italia (Celine, Homs), 9 dicembre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante su un tratto di litorale roccioso nella zona di Celine, 11 chilometri a nord ovest di Homs e poco più di cento a est di Tripoli. Segnalato da abitanti del posto, dopo i primi accertamenti della polizia è stato recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona a disposizione della magistratura. Non sono emersi elementi per poterlo identificare o stabilirne la provenienza e le circostanze della morte ma non ci sono dubbi che si tratti di un giovane annegato in un naufragio sulla rotta per Lampedusa. A giudicare dallo stato di degrado il corpo è rimasto in acqua a lungo prima di essere trovato.

(Fonte: Migrante Rescue Watch)

Senegal-Gambia-Mauritania (Sedhiou-Banjul-Noadhibou, 10 dicembre 2025)

Quattro morti su un cayuco con oltre 90 migranti rimasto alla deriva per almeno 7 giorni nell’Atlantico, sulla rotta per le Canarie. Pur essendo partito dal Gambia, a bordo erano tutti giovani senegalesi (di cui un minorenne) in gran parte provenienti da Diaroumé, distretto di Seghiou, nella regione di Casamanche, nel sud del Senegal. In Gambia sono arrivati via terra, presumibilmente a piccoli gruppi, ritrovandosi poi sulla costa di Banjul per l’imbarco. Salpati attorno al 2/3 dicembre, sono arrivati dopo una settimana al largo di Nouadhibou, in Mauritania, 1.100 chilometri circa dal punto di partenza ma a poco più di metà strada rispetto alla meta finale delle Canarie. La settimana di navigazione si è rivelata via via più difficile e pericolosa: per le condizioni del mare in continuo peggioramento, le scorte d’acqua e di cibo sempre più esigue, il freddo, la stanchezza: un’agonia terminata solo quando il barcone è stato intercettato da una motovedetta della Guardia Costiera mauritana. All’arrivo dei soccorsi, però, nel gruppo di migranti c’erano già tre vittime: due annegati cadendo in mare (uno si chiamava Khadim Ndiay, proveniente da Touba; l’altro non è stato identificato), e Cheikh Ndiaye, anch’egli di Touba, intossicato dai gas di scarico e dai vapori di benzina dopo una notte trascorsa vicino al vano del motore. La quarta vittima è un altro giovane non identificato deceduto sulla motovedetta durante il trasporto a Nouadhibou. Poco dopo lo sbarco, anche su indicazione di alcuni dei migranti, la polizia ha fermato 7 giovani come “membri dell’equipaggio” di trafficanti: Assane Ndoiur, Babacar Cissé, Ahmed Cissé, Cheik Ndiaye, Mamadou Cissé, Mouhamed Sy e Saha Sonko. Secondo il rapporto della Divisione per la lotta al traffico di migranti, avrebbero ammesso di essere stati reclutati, per pilotare il cayuco, da due uomini indicati come personaggi di spicco del contrabbando di uomini in Senegal e in Gambia, Babacar Fall e Yaram, da tempo ricercati insieme ad altri su cui gravano accuse analoghe. Ai “reclutatori” al servizio dei due “capitani principali” ciascuno dei migranti del cayuco avrebbe versato da 150 a 200 euro.

(Fonte: Dakaractu.com, Pressafrik, Pulse,sn)

Libia-Italia (Homs e Misurata), 10-11 dicembre 2025

I corpi di 3 migranti sono affiorati in due punti diversi della costa libica, a est di Tripoli. I primi 2 sono stati trascinati dal mare nell’area di Celine, 11 chilometri circa a ovest di Homs, non lontano dal punto in cui alcune ore prima prima era stato trovato il cadavere di un altro migrante. Per il recupero e il trasferimento nell’obitorio dell’ospedale di Homs è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa. Il terzo è stato avvistato in un tratto di litorale roccioso nell’area di Zurayq, 24 chilometri a ovest di Misurata. Anche in questo caso delle operazioni di recupero si è occupata la Mezzaluna Rossa. Non sembrano esserci dubbi che si tratti di giovani annegati nel tentativo di raggiungere Lampedusa. Se ne ignorano però l’identità e la provenienza. Appare evidente che per i due trovati a Celine ci sia un collegamneto diretto con il giovane migrante trovato senza vita il giorno prima. E tre cadaveri affiorati a distanza di poche ore nella stessa zona inducono a pensare a un naufragio fantasma, con un numero imprecisato di vittime. Appare invece meno probabile che valga la stessa considerazione per il cadavere affiorato a Zurayq, oltre cento chilometri più a ovest. Le autorità libiche, che hanno comunicato le due notizie nella serata di giovedì 11, hanno trattato i due episodi come casi separati.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Bosnia-Croazia (Brod-Slavonski Brod), 11 dicembre 2025

Tre morti nel naufragio di una piccola barca con 13 profughi a bordo nella Sava, che in quel tratto, tra Brod e Slavonski Bro, segna il confine tra la Bosnia e la Croazia. Il piccolo gruppo, arrivato alla frontiera da sud lungo la rotta balcanica, ha fatto tappa nella città frontaliera bosniaca di Brod dove, a quanto pare, ha preso accordi, per attraversare il fiume ed approdare in territorio croato, ha preso accordi con un “passatore” bosniaco, forse il proprietario della barca. Probabilmente è stata scelta la notte mercoledì 10 e giovedì 11 pe rla fitta nebbia che gravava sull’intera zona, rendendo quasi nulla la visibilità e dunque riducendo il rischio di essere scoperti dalla polizia. Sta di fatto che i 13 si sono imbarcati prima dell’alba ma prima di approdare, forse a causa della corrente, la barca si è rovesciata, più vicino alla sponda croata che a quella bosniaca. L’allarme è scattato verso le 5,30 quando alla centrale operativa dei pompieri di Slavonski Brod è giunta la segnalazione che c’erano diverse persone nel fiume.  “Le nostre barche di sioccorsdo – ha riferito Ivan Vuleta, un viigle del fuoco – hanno recuperato tutti i 13 naufraghi ma uno, quando è stato caricato a bordo, non dava ormai alcun segno di vita. Gli altri sono stati trasportati prima possibile in ospedale, tutti con gravi sintomi di ipotermia”. Due dei ricoverati erano in condizioni critiche e sono morti poco dopo il ricovero. Anche il bosniaco sospettato di essere il “passatore” è finito in ospedale.

(Fonte: 24 Newsshd.Tv, Kdh News, Al Arabiya, Associated Press, Abc News)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari, 11 dicembre 2025).

Dieci vittime (5 migranti dispersi, 5 cadaveri recuperati) in un naufragio tra l’Algeria e le Baleari.  Erano su una barca salpata martedì 9 dal litorale di Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri: uno scafo in fibra bianca con un motore da 140 cavalli. A bordo erano in 23, tutti algerini: 14 uomini, 3 donne, 6 bambini piccoli. I contatti si sono persi poche ore dopo la partenza. Il primo Sos è stato lanciato dalla Ong Cipimd, che ha allertato sia le autorità algerine che spagnole. Le ricerche si sono protratte fino alla serata di giovedì 11 dicembre quando il relitto rovesciato è stato avvistato da un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo 100 miglia a nord dell’Algeria. Per i soccorsi sono intervenute alcune unità della Marina di Algeri, che hanno tratto in salvo 13 naufraghi e recuperato in mare 5 cadaveri: 3 ragazze, una donna e 1 uomo. Nessuna traccia degli altri 5 scomparsi in mare al momento o subito dopo il naufragio, causato probabilmente dalle cattive condizioni meteo, in continuo peggioramento, che hanno reso difficile anche le operazioni di salvataggio. Tra le vittime ci sono 5 dei 6 bambini (tutti i più piccoli), 3 donne di cui una al nono mese di gravidanza, e 2 uomini.

(Fonte: Ong Cipimd)

Libia-Malta-Italia (Bugibba, Baia di San Paolo), 12 dicembre 2025

Un migrante morto e 6 in condizioni gravi in seguito a un naufragio nel Mediterraneo centrale sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. Salpata dalla costa a est di Tripoli con a bordo oltre 60 persone, in massima parte bengalesi e qualche egiziano, la barca è arrivata a sud di Malta. Era poco al di fuori delle acque territoriali maltesi ma ampiamente all’interno della zona Sar di La Valletta quando, prima dell’alba di venerdì 12 dicembre, è rimasta in balia del mare e alcuni dei migranti sono caduti fuoribordo mentre le condizioni meteo continuavano a peggiorare, con vento forte e onde alte e violente. Da bordo non sono riusciti a chiedere aiuto ma verso le 5,30 l’emergenza è stata segnalata alla centrale operativa Mrcc di La Valletta da un peschereccio che aveva avvistato casualmente l’imbarcazione ormai del tutto ingovernabile. Per i soccorsi sono partite alcune unità della Marina militare. Un elicottero ha evacuato due naufraghi, prelevandoli direttamente in acqua mentre gli altri sono stati recuperati da una motovedetta che li ha sbarcati a Bugibba, nella baia di San Paolo, dove era stato allestito un centro medico per l’assistenza. Dopo lo sbarco, per altri 5, in stato di forte ipotermia, è stato necessario il ricovero. Nel frattempo uno dei due evacuati con l’elicottero era morto in ospedale senza riprendere conoscenza e il secondo, in condizioni critiche, era stato trasferito nel reparto di rianimazione.

(Fonte: Times of Malta, Maltatoday)

Marocco-Spagna (Nador-Melilla), 14 dicembre 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato sul litorale di Melilla. Lo hanno trovato nelle prime ore del matino alcuni passanti sulla spiaggia di San Lorenzo, dove deve averlo trascinato durante la notte la forte mareggiata che per giorni ha investito la regione dello stretto di Gibilterra. Per il recupero, dopo un primo sopralluogo della Guardia Civil, è intervenuta una squadra della Corce Rossa. La salma, trasferita nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale, era in uno stato di degrado molto avanzato. E’ verosimile, dunque, che la morte risalga a diversi giorni prima del ritrovamento e che le correnti della burrasca abbiano riportato a galla il corpo, spingendolo fino a San Lorenzo, vicino al porto turistico. L’ipotesi più avvreditata è che l’uomo sia annegato tentato di raggiungere a nuoto da Nador l’enclave spagnola.

(Fonte: El Faro de Melilla, Ong Cipid)

Sudan-Libia (Rabyanah, Kufra), 14 dicembre 2025

Una profuga sudanese è rimasta uccisa su un pick-up che si è rovesciato lungo una pista nel Sahara, poco a nor di Kufra. Il furgone veniva dalla frontiera con il Sudan. A bordo erano in 18, tutti sudanesi. Superata Kufra, dove presumibilmente ha fatto una sosta, ha proseguito verso nord, per arrivare alla costa mediterranea. L’incidente è avvenuto nei pressi dell’oasi di Rabyana. Non sono chiare le circostanze e le cause. Sta di fatto che il pick-up procedeva a forte velocità (non si sa se fosse inseguito o meno dalla polizia) e che è finito fuori strada, ribaltandosi. La notizia è venuta alla luce solo due giorni dopo, martedì 16 dicembre, e solo grazie alle comunicazioni di Ibrahim Balhassan, il capo del servizio di pronto soccorso di Kufra che, avvertito dalla polizia, è intervenuto sul posto con tre anmbulanze. “Una giovane donna – ha detto Balhassan – era ormai morta. Altri nove, che presentavano gravi ferite e fratture, sono stati ricoverati nell’ospedale di Kufra. Abbiamo ritenuto opportuno, anzi, condurre in ospedale tutti i 18 sudanesi che erano sul pick up, sia i 9 più gravi che gli altri, per un controllo e le eventuali medicazioni necessarie”. Il cadavere della donna è stato trasferito nell’obitorio dello stesso ospedale.

(Fonte: Libya Review)  

Marocco-Spagna (Beni Chiker-Melilla), 16 dicembre 2025

I cadaveri di 4 migranti sono affiorati sul litorale di Beni Chiker, in Marocco, non lontano dalla linea di frontiera con l’enclave spagnola di Melilla. Si tratta di giovani marocchini annegati nel tentativo di attraversare il confine via mare, non è chiaro se a nuoto direttamente da una spiaggia o portandosi al largo con una piccola imbarcazione per compiere poi a nuoto solo l’ultimo tratto fino alla riva, nonostante le condizioni meteo molto diffiicli, con onde violente e una forte corrente. A dare l’allarme alla polizia sono stati alcuni abitanti della zona. Completati gli accertamenti sul posto, gli agenti hanno fatto trasportare le salme nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador. Uno dei quattro veniva da Gurcif, una città situata oltre 200 chilometri a sud-est di Beni Chiker. Gli altri tre sempre da città dell’interno. La Procura di Nador ha aperto un’inchiesta per accertare le circostanze della tragedia: in particolare per scoprire i dettagli dell’organizzazione del tentativo di traversata conclusasi con uan strage e stabilire eventuali responsabilità.

(Fonte: Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Beni Ansar, 16 dicembre 2025

Un giovane migrante è morto nella zona del porto di Beni Ansar, a poche centinaia di metri dal confine con l’enclave di Melilla, cadendo da un Tir sul quale si era arrampicato per cercare di entrare di nascosto nell’area portuale. Indosso non gli sono stati trovati documenti ma dovrebbe trattarsi di un minorenne. Secondo quanto ha potuto accertare la polizia, anche sulla base di diverse testimonianze, il ragazzo si è appostato lungo la strada che conduce al porto e, individuato un camion che si dirigeva verso l’ingresso dell’area di imbarco sui ferry di linea, è salito in corsa ma poche decine di metri più avanti è scivolato ed è caduto a terra, quasi sotto le ruote, riportando diverse fratture e lesioni. Alcuni passanti che lo hanno visto rotolare sull’asfalto hanno cercato di soccorrerlo, facendo intervenire la Protezione Civile. Era ancora vivo quando è arrivata un’ambulanza che lo ha trasportato d’urgenza all’ospedale Al Hassani di Nador, ma è morto poco dopo il ricovero.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia-Grecia (Al Haniya), 16-17 dicembre 2025

Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato trascinato dal mare su un tratto di costa rocciosa nella zona di Al Haniyah, in Cirenaica, circa 190 chilometri a est di Bengasi e 130 a ovest di Derna. Una squadra della Mezzaluna Rossa lo ha recuperato e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa del nulla osta della magistratura per l’inumazione.  Si ritiene che l’uomo sia annegato in seguito a un naufragio sulla rotta tra la Libia Orientale e Creta ma si ignorano le circostanze esatte della morte.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Cabrera, Baleari), 18 dicembre 2025

I cadaveri di due migranti sono affiorati nelle acque della piccola isola di Cabrera, a sud di Maiorca, nelle Baleari. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino, quando è arrivata una segnalazione al servizio d’emergenza 112, che ha mobilitato una unità del gruppo attività subacquee della Guardia Civil (Geas) e il Salvamento Maritimo. Una volta recuperati, i due corpi sono stati trasferiti nell’obitorio dell’Istitutro di Medicina Legale per le indgaini. Non sono emersi elementi per poterli identificare ma non ci sono dubbi che si tratti di migranti annegati nel tentativo di raggiungere le Baleari dall’Algeria. A giudicare dallo stato di degrado sono rimasti in acqua per diversi giorni prima del ritrovamento. E d’altra parte sono numerose le barche di cui si è persa traccia lungo questa rotta.

(Fonte: Europa Press, Diario de Mallorca)

Libia (Tripoli) 19 dicembre 2025

Una profuga sudsudanese è morta davanti all’ufficio dell’Unhcr di Tripoli dove si era recata per chiedere aiuto insieme ai due figli minorenni. “Malata e fortemente debilitata – ha denunciato la Ong Refugees in Libya, riferendo la testimonianza dei due ragazzi – aveva bisogno urgente di cure mediche. Per questo si è rivolta ripetutamente all’Unhcr ma non l’hanno mai ascoltata. Le sue condizioni sono così peggiorate rapidamente, al punto che non riusciva più neanche a reggersi in piedi. Ci ha provato un’ultima volta. Era in evidente stato di sofferenza: non ce la faceva nemmeno a respirare e stava perdendo i sensi. I suoi figli hanno chiamato il personale dell’Unhcr chiedendo invano di chiamare un’ambulanza. Non li hanno ascoltati. Anzi, il personale di vigilanza ha minacciato di avvisare la polizia se non se ne fossero andati. Poco dopo la donna è crollata a terra accanto alla recinzione dell’edificio e non si è più ripresa. Le porte sono rimaste chiuse mentre lei stava morendo”.

(Fonte: Ong Refugees in Libya)

Algeria-Marocco (Ras Asfour), 20 dicembre 2025

Otto migranti morti e altri 5 ricoverati, di cui due in stato critico, nel tentativo di attraversare il confine tra l’Algeria e il Marocco in tempi e luoghi diversi, tra giovedì 18 e sabato 20 dicembre, ma tutti nella stessa zona, sulle montagne di Ras Asfour, e tutti uccisi nelle stesse circostanze: il freddo e le tempeste di neve che hanno investito la zona dall’inizio del mese e, in alcuni casi, la caduta accidentale, nel buio della notte, in fondo alla trincea profonda da 5 a 7 metri che l’Algeria ha scavato lungo la linea di frontiera per contrastare gli attraversamenti irregolari. Giovedì 18 sono stati trovati in territorio marocchino i primi due cadaveri e altri 3 migranti sono stati soccorsi dopo che si erano perduti. Tutti in stato di forte ipotermia e ormai allo stremo, sono stati trasferiti nell’ospedale Farabi di Oujda: uno, in particolare, trovato quasi privo di conoscenza, era in stato critico. I cadaveri sono stati invece portati nell’obitorio dell’ospedale di Jerada. Nei due giorni successivi, a non grande distanza dal punto in cui sono stati trovati quelli di giovedì 18, le guardie di frontiera hanno recuperato altri 6 corpi e soccorso 2 giovani, uno dei quali in condizioni gravissime. Due dei cadaveri erano mutilati e dilaniati da animali selvatici e c’è da credere dunque che sia rimasti abbanodnati per più giorni prima di essere scoperti. Tragedie di questo genere sono così frequenti nella zona, in questa stagione, perché questa via di fuga, specie in inverno, è particolarmente pericolosa. “I fattori di rischio estremo – ha riferito la Ong Migrantys Morts et Disparus au Maroc – sono numerosi. A cominciare dalla profonda trincea lungo il confine che i migranti, per non essere visti, cercano di superare soprattutto di notte e spesso in condizioni meteo proibitive. Poi, il freddo e la fame perché, temendo di essere arrestati e respinti, i migranti evitano di accendere dei fuochi per scaldarsi o di andare nei villaggi per comprare del cibo. Il terreno stesso, poi, costituisce di per sé un pericolo perché è molto accidentato e si può facilmente scivolare o precipitare lungo un crinale o in un crepaccio”.

(Fonte: Ong Migrants Morts et Disparus au Maroc)

Algeria-Spagna (Zeralda-Baleari), 21 dicembre 2025

Quattordici morti su una barca affondata dopo essere rimasta a lungo alla deriva sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Tra le vittime, anche tre fratellini: Ranima, la più grande, di 12 anni; Zizo di 3 anni e Abdelilah, di appena 18 mesi. Soltanto 10 i superstiti, sbarcati in Algeria. La tragedia risale al 10 dicembre ma se ne è avuta notizia solo undici giorni dopo, domenica 21, grazie al racconto dello zio dei tre piccoli, Ibtissan, un migrante algerino che vive a Valencia ormai da vent’anni. La barca è partita dalla spiaggia di Zeralda, circa 20 chilometri a ovest di Algeri. A bordo erano in 24, inclusi i tre bambini e i loro genitori, una famiglia di pescatori. “Sapevo da mesi – ha riferito Ibtissan – dell’intenzione di mio fratello di andarsene dall’Algeria ma lo ho sempre sconsigliato, facendo presente che anche in Spagna non sarebbe stato facile, specie con tre banmbini piccoli. Ma lui non ce la faceva più a sopportare la situazione oscura e senza prospettive che si vive in Algeria. Era stanco, ad esempio, delle prepotenze della polizia che lo costringeva a gettare il pescato in mare se non pagava una tangente. Così quando un amico gli ha detto che stava organizzando uan traversata e che poteva portare con sé tutta la famiglia, ha accettato. In Spagna, però, non sono mai arrivati. A circa 150 chilometri dalla costa algerina, più o meno a metà rotta, la barca è andata alla deriva e poi è affondata”. A dare l’allarme è stato il servizio d’emergenza spagnolo. “L’Algeria non è intervenuta – ha detto ancora Ibtissan al Diario de Mallorca e al Diario de Ibiza – I sopravvissuti si sono salvati grazie alla Spagna. E’ stata la Spagna infatti a mobilitare la petroliera maltese che li ha presi e li ha tenuti a bordo fino all’arrivo dei sococrsi algerini”. I corpi di Zizo e Abdelilah sono stati recuperati. Quello di Ranima si è perso in mare insieme a quelli di altre vittime. Una volta sbarcati, la polizia algerina ha arrestato entrambi i genitori per aver portato i figli con sé sulla barca. “Mio fratello – ha denunciato Ibtissan – non solo ha perso i suoi tre bambini ma lo hanno trattato come spazzatura: non ha avuto alcuna assistenza nonostante abbia passato più di 36 ore in mare dopo il naufragio e non lo hanno fatto uscire dal carcere nemmeno per partecipare al funerale (di Zizo e di Abdelilah: ndr). Sua moglie, incinta di quasi 9 mesi, è stata portata in ospedale per una ecografia e poi trasferita in prigione. A lei è stata concessa un’ora per i funerali e poi è stata ricondotta in cella”.

(Fonte: El Diario de Mallorca, El Diario de Ibiza, Telecinco, Ong Cipimd)  

Libia (o Tunisia) – Italia (Lampedusa), 23 dicembre 2025

Il cadavere di un uomo in forte stato di degrado, certamente un migrante, è affiorato a Lampedusa nelle acque di Cala Pisana. A dare l’allarme sono state alcune persone che, avvistato il corpo incastrato ad alcuni metri dalla spiaggetta, hanno avvisato i carabinieri. Per il recupero sono intervenuti i vigili del fuoco, arrivati sul posto insieme ai carabinieri e alla polizia scientifica che ha effettuato i primi rilievi sulla salma prima del trasferimento nell’obitorio del cimitero. Le condizioni del corpo, privo della testa, indicano che è rimasto in acqua per settimane, forse per mesi. Non sono emersi elementi per poterlo identificare ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato sulla rotta per Lampedusa dalla Libia o dalla Tunisia.

(Fonte: Sicilia 24h.it, Agrigentonotizie, Qds.it, Grandangolo) 

Gambia-Spagna (Nuimi Jinack-Canarie), 24 dicembre 2025

 Non si ha più traccia da oltre un mese di un cayuco salpato dal Gambia per le Canarie. Tutti gli elementi raccolti da varie ong e attivisti fanno pensare a un naufragio fantasma in pieno Atlantico. Nessuna speranza, dopo tanto tempo, per le circa 200 persone (verosimilmente non meno di 195) che erano a bordo, in massima parte migranti gambiani, tra cui 45 donne e numerosi bambini. Il barcone è partito la sera del 17 novembre da Jinack, sulla sponda destra dell’estuario del Gambia, una quindicina di chilometri a nord di Banjul e oltre 2 mila a sud dell’arcipelago spagnolo. I contatti si sono interrotti quasi subito ma inizialmente non ci si è allarmati, vista la lunghissima navigazione necessaria per arrivare. I primi timori che fosse accaduto qualcosa si sono manifestati dopo circa 12 giorni, il 28 novembre, quando, riprendendo le segnalazioni dei familiari di alcune delle persone a bordo, l’organizzazione Ebrima Migrants Situation ha lanciato un appello di ricerca, spiegando anche le condizioni di estremo abbandono e povertà della zona di Jinack che spingono tantisismi giovani a tentare la sorte dell’emigrazione anche a costo di rischiare la vita. Da quel momento la vicenda di questo cayuco è diventata virale, trovando eco in gran parte del paese come il caso della “17 novembre Jinack boat” e inducendo diversi attivisti svolgere direttamente degli accertamenti e a sollecitare e il Governo a chiedere informazioni a tutti gli Stati situati lungo la rotta per le Canarie, dal Senegal alla Spagna. Messaggi e indicazioni si sono susseguiti per un mese intero, segnalando di volta in volta che il barcone era stato intercettato in Mauritania o in Marocco. Tutte le informazioni pervenute, tuttavia, si sono rivelate infondate. Nelle ultime settimane una indagine più sistematica è stata condotta dalla organizzazione Ebrima Migrants Situation, trovando conferma che il barcone non è mai arrivato alle Canarie ma non risulta intercettato o comuqnue approdato né in Senegal, né in Mauritania, né in Marocco e neanche a Capo Verde, dove pure talvolta sono finiti natanti dati per dispersi. “A questo punto – ha concluso Ebrima – siamo convinti al cento per cento che purtroppo quel barcone è affondato e non ci sono superstiti. Tutto il lavoro di ricerca che abbiamo fatto conduce a questa conclusione. Del resto non è la prima volta che accade. Nel 2024, ad esempio, è accaduto lo stesso a due barche partite da Kartong rispettivamente il 14 e  il 19 ottobre. E sembrano confermare che si è ripetuta una tragedia enorme anche le condizioni meteo in cui il barcone è partito: in questa stagione il mare è molto brutto, fa molto freddo, le burrasche frequenti. I ‘passatori’ che organizzano queste traversate non lo dicono perché il loro obiettivo è solo quello di fare affari ma i rischi, già gravi in situazioni normali, ora si moltiplicano”.

(Fonte: Organizzazione Ebrima Migrant Situation, Yahya Moro Yapha, Sering Jillin Sonko)

Gambia-Senegal-Spagna (Ngazobil prov. di Joal, Senegal), 22-24 dicembre 2025

Almeno 169 migranti risultano morti o dispersi nel naufragio di un grosso cayuco sulla rotta per le Canarie. Dodici i corpi senza vita recuperati. Solo 31 i superstiti, di cui uno in condizioni critiche. Sul barcone c’erano come minimo 200 persone, in gran parte gambiane, incluse numerose donne. Secondo alcune fonti, ha fatto sosta in Senegal, sulla costa di Saloum, forse per prelevare altre persone, e ha poi ripreso il largo nella serata di lunedì 22 dicembre. La tragedia è avvenuta durante la notte, prima dell’alba di martedì 23, al largo delle coste della provincia di Joal, governatorato di Mbour, probabilmente a causa delle difficili condizioni meteomarine e del sovraccarico. Il primo allarme è scattato poco dopo le 4 del mattino, quando al comando della gendarmeria di Joal è arrivata la segnalazione che un cayuco si era ribaltato e c’era da credere che ci fossero numerose vittime. La conferma è arrivata poco più tardi: le unità di soccorso, a partire dalle 5 del mattino, hanno recuperato in mare o sulla spiaggia di Ngazobil 12 cadaveri e 31 naufraghi in stato di ipotermia e con sintomi di annegamento ma ancora in vita. I più gravi sono stati ricoverati o comunque affidati ad equipe mediche per le cure necessarie; tutti gli altri (tra cui 18 donne e un bambino) accompagnati al comando della gendarmeria per l’identificazione e i primi accertamenti. Si è scoperto così, in base alle loro dichiarazioni, che sul barcone, al momento del naufragio, c’erano almeno 200 persone e che dunque, oltre alle 12 vittime di cui è stato recuperato il corpo, vanno calcolati decine di dispersi. Le salme, dopo lo sbarco, sono state concentrate nell’obitorio di Joal, a disposizione della magistratura per le indagini. La notizia si è diffusa il 24 dicembre, vigilia di Natale, proprio mentre arrivava la conferma della strage del barcone partito da Jinak il 17 novembre, suscitando in tutto il Gambia una vasta emozione, tanto da indurre a intervenire direttamente il presidente della Repubblica Bassirou Diomaye Faye, che ha ricordato le responsabilità delle autorità e della società di fronte al problema della migrazione e della fuga crescente dei giovani dal paese, quasi sempre in condizioni di rischio estremo.

(Fonte: Le Soleil Senegal, Rts, Dakaractu.com, Aps, Guinee28 Info, Senenews, Xalaal, Ebrima Migrants Situation, Focus on Gambia, Infomigrants, Canarias Ahora)  

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 24 dicembre 2025

Centosedici migranti sono morti in un naufragio sulla rotta tra la Libia occidentale e Lampedusa. C’è un solo superstite. La tragedia, di cui si sospettava da giorni, ha trovato conferma dalle indagini condotte dalla piattaforma di soccorso Alarm Phone, riassunte in un rapporto pubblicato il 24 dicembre. La barca – a quanto pare uno degli scafi in legno “monouso” costruiti dalle organizzazioni di trafficanti in cantieri clandestini – è partita la sera di giovedì 18 dicembre, intorno alle 20, dalla zona di Zuwara, un centinaio di chilometri a ovest di Tripoli e circa 60 a est del confine con la Tunisia. Meno di 24 ore dopo, verso le 14 di venerdì 19, la centrale operativa di Alarm Phone è stata informata che c’era questa barca in mare, diretta verso Lampedusa, ed ha cercato più volte di contattarla tramite telefono satellitare. Non essendo stato stabilita alcuna comunicazione, sono state allertate le Guardie Costiere competenti e le Ong presenti in zona, tanto più che dal momento della partenza della barca le condizioni meteomarine erano peggiorate rapidamente, con onde alte fino a tre metri e vento a 40 chilometri l’ora. I tentativi di mettersi in contatto da parte della Ong sono continuati per tutto il giorno e l’indomani, sabato 20. Quanto alla Guardia Costiera libica si è limitata a riferire che tra il 18 e il 19 non aveva soccorso né intercettato alcuna imbarcazione mentre quella italiana ha solo confermato di aver ricevuto il messaggio, chiudendo poi la comunicazione. Silenzio totale fino alla sera di domenica 21 dicembre quando Alarm Phone ha ricevuto la notizia che alcuni pescatori tunisini avevano trovato un naufrago aggrappato alla chiglia di un barcone di legno rovesciato il quale ha riferito ai soccorritori di essere l’unico superstite di un gruppo di migranti partiti più di due giorni prima da Zuwara. Nell’imminenza del soccorso i pescatori hanno anche scattato una foto, poi fatta circolare sulla rete web. Condotto a terra l’uomo, ormai allo stremo, è stato ricoverato in un ospedale tunisino. “Era estremamente debole – ha scritto la Ong nel suo rapporto – e non si è riusciti a ottenere un resoconto dettagliato di quanto è accaduto”. Senza esito i tentativi effettuati nei giorni successivi dalla stessa Alarm Phone per stabilire un contatto diretto sia con il superstite che con i pescatori, alla ricerca di conferme ed elementi più precisi. Le navi Ong contattate (Sea Watch 5 e Resq People) non hanno potuto partecipare alle ricerche perché quando è scattato l’allarme avevano già lasciato quel tratto di mare. Una ricognizione aerea è stata però condotta da Seabird 3, della Ong Sea Watch, senza tuttavia trovare, segnala Alarm Phone, “né sopravvissuti, né tracce visibili di un naufragio recente”. Risulta che anche un aereo di Frontex (Osprey 4) ha sorvolato più volte la zona (il 20 dicembre, due volte il 21 e di nuovo il 22): era una missione finalizzata alla sparizione del barcone segnalato da Alarm Phone? Non sono arrivate comunicazioni in proposito. Silenzio totale anche da parte delle autorità libiche, tunisine ed italiane. Ma resta il fatto che, mentre la Libia ha riferito di non aver soccorso intercettato nessuno dopo gli Sos lanciati da Alarm Phone, a Lampedusa non sono arrivate barche di migranti tra il 19 e il 21 dicembre. C’è da chiedersi, inoltre, come mai, nonostante le ripetute segnalazioni, non siano state avviate operazioni di ricerca a partire da venerdì 19 in poi mentre appare strano, tra l’altro, che l’unico sopravvissuto sia come “sparito”, tanto che non sono riusciti a trovarlo neanche alcuni attivisti della società civile tunisina.

(Fonte: Rapporto Alarm Phone 24 dicembre, Agrigentonotizie, Il Fatto Quotidiano,Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, Ong Sea Watch, Immigrants Soldats du Monde, L’Authentique Info du Monde)   

Turchia-Grecia (Farmakonisi), 25 dicembre 2025

Una bambina di sette anni è caduta in mare poco prima di arrivare sull’isola greca di Farmakonisi e risulta dispersa. La sua scomparsa è stata denunciata da un gruppo di profughi che intercettati su una spiaggia dell’isola dalla polizia nelle primissime ore del giorno, hanno subito avvertito gli agenti che avevano perso ogni traccia della piccola nel momento stesso in cui era scivolata fuoribordo. La Guardia Costiera ha organizzato nella zona una operazione di ricerca condotta da due motovedette con l’ausilio di un elicottero militare ma che non ha dato esito. Nel corso della giornata è stato invece intercettato un altro gruppo di profughi, 39 in tutto, avvistati in mare su una barca a sud di Kali Limenes, Creta.

Aggiornamento 12 gennaio 2026: trovato il corpo. Il corpo della bimba è stato trascinato dalle correnti per circa 40 chilometri, fino all’isola di Samo, dove è stato scoperto sulla spiaggia di Psili Amnos nelle prime ore di giovedì 8 gennaio 2026. La conferma che si trattava della piccola scomparsa in mare nei pressi di Farmakonisi si è avuta tra il 10 e l’11 gennaio, quando la madre, attraverso gli abiti, ne ha riconosciuto i resti, trasferiti dopo il recupero nell’obitorio dell’ospedale di Samo.

(Fonte: Efsyn, Ekathimerini, Ana Mpa. Aggiornamento: Inofmigrants)

Libia (Bengasi e Agedabiya), 26 dicembre 2025

Tre migranti sono morti, nell’arco di pochi giorni, in due diversi centri di detenzione libici. L’ultimo caso riguarda un giovane profugo yemenita, Hamza al Qadi, originario della provincia di Dhale, circa 250 chilometri a sud di Sanaa, prigioniero a Bengasi nel carcere di Qanfouda. Dalle autorità non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale ma alla famiglia sono pervenute voci secondo le quali Hamza sarebbe stato ucciso da un altro detenuto durante una rissa. Era yemenita e prigioniero a Qanfouda anche la seconda vittima, Hajj Abdullah Obaid, della provincia di Hodeida, la città portuale sul Mar Rosso 220 chilometri a ovest di Sanaa. La sua morte, dovuta a una malattia, risale a qualche giorno prima di quella di Hamza al Qadi. Di malattia sarebbe morto anche il terzo migrante, ma nel carcere di Agedabiya, 160 chilometri a sud di Bengasi, una città sul litorale del golfo di Sirte che è uno dei principali punti di arrivo dei profughi/migranti dal sud in Cirenaica. Le fonti che hanno diffuso la notizie il 23 dicembre non hanno comunicato né il nome né la provenienza del giovane.

(Fonte: sito web Tarik Lamloun)

Italia (Cariati, Cosenza), 27-28 dicembre 2025

Il cadavere di uno sconosciuto è affiorato sulla spiaggia di Cariati, sulla costa ionica della provincia di Cosenza. A scoprirlo, verso le 8 del mattino, è stato un uomo che percorreva il litorale con il suo cane e che ha dato l’allarme al 112. Dopo un primo sopralluogo sul posto i carabinieri e il medico legale, d’intesa con la Procura di Cosenza, lo hanno trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Rossano: prima della sepoltura sono stai disposti il prelievo del Dna e l’autopsia per risalire alle cause esatte della morte. La pista privilegiata dagli ibnquirenti è che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere le coste italiane, tanto più che non hanno dato esito le indagini condotte sulle persone scomparse nella zona ed è stato escluso che possa trattarsi di un pescatore o di un marinaio appartenente a una delle marinerie locali della costa jonica calabrese. A giudicare dalle condizioni in cui è stato trovato, il cadavere è rimasto a lungo in acqua.

(Fonte: Agenzia Ansa, La Gazzetta del Sud, L’Eco dello Jonio, Calabria Facebook)

Marocco-Spagna (Ceuta), 28 dicembre 2025

Un giovane marocchino è scomparso in mare durante un tentativo di gruppo di raggiungere Ceuta via mare superando al largo la linea di frontiera su una barca di “passatori”. E’ accaduto il 26 settembre ma se ne è avuta conferma solo tre mesi dopo, quando c’è stato, da parte della magistratura spagnola, il rinvio a giudizio di undici componenti dell’organizzazione che avrebbe predisposto e condotto la traversata. La vittima era con altri 6 giovani che in piena notte sono stati traghettati con una piccola barca da pesca fino a poche decine di metri dalla riva spagnola e poi costretti a gettarsi fuoribordo per proseguire a nuoto. Cinque sono riusciti ad arrivare ed hanno trovato a terra emissari dell’organizzazione che li hanno accolti e nascosti. Uno, finito su una scogliera, è stato individuato l’indomani dalla Guardia Civil e rimpatriato. Dell’ultimo si sono perse le tracce. Le indagini della polizia, iniziate dal ritrovamento del giovane aggrappato a uno scoglio, hanno portato alla scoperta di una organizzazione con base a Ceuta, Algeciras e Malaga che offriva “passaggi” dal Marocco a Ceuta e, da qui, in Spagna, con tariffe variabili tra gli 8 mila e i 14 mila euro. In ottobre sono scattati 11 arresti e nelle fasi successive dell’inchiesta si è scoperto che uno del gruppo, del quale nel frattempo la famiglia aveva denunciato la scomparsa, era dovuto scendere in acqua pur non sapendo nuotare ed era annegato. Alcuni compagni hanno ammesso di aver sentito le sue urla di aiuto ma, soprattutto, dalle intercettazioni delle telefonate fatte dopo lo sbarco a Ceuta da alcuni degli indagati quali membri dell’organizzazione, emergono conversazioni nelle quali si sottolinea che al momento del recupero a terra dei migranti non c’erano tutti quelli trasportati con la barca e che uno in particolare chiedeva aiuto perché non sapeva nuotare. Nella trascrizione c’è scritto testualmente che il giovane gridava “Aiutatemi, sto annegando!”. Sono tre, degli undici arrestati, quelli che devono rispondere di omicidio, oltre che dei reati connessi all’immigrazione clandestina.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Algeri-Baleari), 28 dicembre 2025

E’ affondata una barca di cui si sono perse le tracce poco dopo che ne era stata segnalata la partenza da Algeri, il 7 dicembre. A bordo c’erano 21 giovani “harraga”: 19 sono scomparsi in mare e i 2 soli superstiti, consegnati alla polizia allo sbarco in Algeria, sono stati deportati in Niger. Il primo avviso che era stato perso ogni contatto con la barca è stato lanciato da Alarm Phone, a cui si erano rivolti alcuni familiari dei migranti, nella tarda mattina di giovedì 11 dicembre, informando sia le autorità algerine che spagnole. Nei giorni successivi la Ong ha cercato ripetutamente, senza successo, di mettersi in comunicazione con i dispersi e il 15 dicembre, a oltre una settimana dalla partenza, ha fatto il punto della situazione, confermando che non c’erano notizie e che si cominciava ormai a temere per la sorte dei 21 giovani algerini. Silenzio totale, invece, dalle autorità e dalla Marina di Algeri, fino a quando, la mattina di domenica 28 dicembre, ad Alarm Phone è arrivata la notizia che la barca era naufragata pochi giorni dopo aver lasciato Algeri sulla rotta per le Baleari, non lasciando scampo ai giovani a bordo, tranne i 2 che, recuperati in mare, sarebbero stati aggregati ad altri profughi/migranti tratti in arresto, deportati al sud ed espulsi in Niger, attraverso la frontiera di “Point Zero” in pieno Sahara, a nord di Assamaka

(Fonte: Alarm Phone)

Turchia-Grecia (Kusadasi-Samo), 29 dicembre 2025

Una donna è annegata durante lo sbarco a Samo cadendo da un gommone arrivato la notte tra il 29 e il 30 dicembre a Samo. Lo zodiac, partito dalla costa turca della provincia di Kusadasi con 41 profughi a bordo, è arrivato sul litorale settentrionale dell’isola greca, all’altezza del villaggio di Petalides, poco dopo le 3 del mattino. L’allarme è scattato alle 3,40 quando la centrale operativa della Ong norvegese Aegean Boat Report ha ricevuto una chiamata d’emergenza da alcuni dei 41 profughi nella quale si riferiva che il gommone, avendo urtato degli scogli mentre si avvicinava alla riva, si era sgomfiato rapidamente e molti del gruppo erano finiti in acqua, scomparendo nel buio. La segnalazione è stata immediatamente girata alle autorità locali, facendo scattare una vasta operazione di ricerca e soccorso. Un primo gruppo di 26 naufraghi intercettati a riva dalla polizia hanno confermato la versione data nel primo Sos, specificando che c’erano 4 dispersi. Sul posto, via mare, sono confluite per le ricerche due motovedette della Guardia Costiera, unità del Servizio di Soccorso in mare e dell’autorità portuale mentre via terra sono state mobilitate squadre della polizia e dell’agenzia Frontex. Prima dell’alba sono state intercettate 40 persone (11 uomini, 10 donne e 19 minori) mentre nelle prime ore del mattino è stato torvato e recuperato il cadavere della donna, incastrato tra gli scogli vicino al relitto dello zodiac naufragato. Sulla base delle trestimonianze definitive dei superstiti e delle ricerche condotte in tutta la zona la Guardia Costiera ha escluso che ci siano altre vittime. I 40 profughi sono stati trasferiti nel centro accoglienza di Samo. Dopo la registrazione, uno di loro, un giovane afghano, indicato da alcuni dei superstiti come lo “scafista”, è stato arrestato.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ana Mpa, Efsyn, Ktg News)

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 30 dicembre 2025

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sul litorale di Benzù, ai margini della linea di frontiera settentrionale di Ceuta. Per il recupero è intervenuta una squadra dei servizi subacquei (Geas) della Guardia Civil, che lo ha trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale, in attesa delle decisioni della magistratura. Si tratta di un giovane subsahariano che ha tentato la traversata a nuoto partendo da una delle spiagge marocchine di Beliones (una via molto meno battuta rispetto a quella “meridonale” attraverso il varco del Tarajal), indossando una muta e pinne da sub ma aggrappandosi anche a un galleggiante per risparmiare le forze. A giudicare dalle condizioni della salma, la morte non dovrebbe risalire a molto tempo prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma è il secondo caso nel giro di pochi giorni di un migrante subsahariano annegato nella speranza di arrivare a nuoto sul territorio spagnolo.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Ong Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 30 dicembre 2025

Dopo quello trovato nelle prime ore del mattino sul litorale di Benzù, nei pressi della linea di frontiera settentrionale, il corpo di un altro migrante è affiorato in serata nelle acque della baia di Ceuta. Si tratta di un ragazzo maghrebino (inizialmente si pensava un subsahariano) con indosso una muta e pinne da sub. Si trovava nella zona del Sarchal, sulla costa meridionale della penisola che delimita da sud il porto e c’è da credere, dunque, che – contrariamente al migrante subsahariano recuperato poche ore prima – il giovane abbia tentato la traversata partendo da una delle spiagge di Castillejos per attraversare la linea di frontiera da sud, dalla parte del Tarajal. Per il recupero sono intervenuti i sommozzari del gruppo Geas, che hanno sbarcato la salma sul molo della Guardia Civil, nel porto dei pescherecci, per trasferirlo poi nell’obitorio dell’istituto di medicina legale.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Ong Caminando Fronteras)

Gambia-Spagna (Jinack-Canarie), 31 dicembre 2025

A oltre tre settimane dalla partenza risulta scomparso un cayuco salpato dalla zona di Jinack, in Gambia, sulla rotta per le Canarie. Nessuna traccia delle 200 o più persone che erano a bordo: gli elementi disponibili fanno pensare a un nuovo “naufragio fantasma”. La notizia ha trovato consistenza nei giorni di fine anno, poche ore prima della tragedia del cayuco salpato sempre da Jinack la notte del 31 dicembre e affondato nelle primissime ore del mattino del primo gennaio 2026. Come hanno riferito alcuni familiari dei dispersi, la partenza del cayuco scomparso risale alla notte tra il 4 e il 5 dicembre. L’ultimo contatto si è registrato la notte successiva, tra il 5 e il 6 dicembre, quando il barcone è stato avvistato nell’Atlantico da un peschereccio al largo di Mbour, in Senegal, un centinaio di chilometri dal litorale di partenza. Silenzio totale nei giorni successivi fino al 24 dicembre quando una prima nota che segnalava la scomparsa del cayuco è stata pubblicata dalla Organizzazione Ebrima Migrants Situation, avvertendo che tra l’altro le condizioni meteo nella zona erano in rapido peggioramento moltiplicavano i rischi della lunghissima traversata fino alle Canarie. Sono seguiti un altro appello di ricerca, pubblicato il 26 dicembre dalla Ong Alarm Phone, e alcune note diffuse da familiari delle persone scomparse: in particolare una del 28 dicembre che ha contestato al Governo di Banjul di aver lasciato “la barca del 5 dicembre in un Limbo” o quella di una donna che, sempre il 28 dicembre, si è rivolta alla Organizzazione Ebrima sostenendo che una decina di suoi familiari, tra cui una donna in stato di gravidanza, si erano imbarcati su quel cayuco e da allora non ne aveva più ricevuto notizie. Nulla anche nei giorni successivi, fino al 31 dicembre: alle Canarie il barcone non è mai arrivato né ci sono notizie di intercettazioni in Senegal, in Mauritania o in Marocco.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Alarm Phone, Al Jazeera, Anadolu Agency, Dakaractu.com)

Tunisia-Italia (Trapani, baia della Colombaia), 5 febbraio 2026

Il cadavere di una donna è affiorato nel tardo pomeriggio nelle acque dell’isola della Colombaia, di fronte al porto di Trapani. Per il recupero è intervenuta una squadra di sommozzatori dei Vigili del Fuoco, che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale a disposizione della magistratura. Tutti gli elementi emersi, incluso lo stato di degrado molto avanzato che denota una lunga permanenza in acqua prima del ritrovamento, dalle indagini inducono a credere che si tratti di una migrante annegata da parecchi giorni sulla rotta dalla Tunisia e trascinata poi fino alla costa di Trapani dalle violente mareggiate che hanno investito il Mediterraneo centrale a partire dalla metà di gennaio. Non sono emersi elementi per poterla identificare.

(Fonte: sito web Angela Caponnetto, Trapani Oggi, Prima Pagina, Repubblica)