2026 Mediterraneo – Primo semestre
Il 2026 si è aperto con la strage della notte di Capodanno: almeno 105 morti nel naufragio di un cayuco partito dal Gambia per le Canarie con a bordo oltre 200 migranti subsahariani. E’ la prosecuzione della mattanza registrata nell’arco del 2025 lungo le vie di fuga dei profughi/migranti verso l’Europa, con una media di più di 12 morti al giorno, pari in totale a 4.703 vite spezzate: 321 sulle “rotte di terra” (282 in Africa e 39 nella stessa Europa, alle frontiere orientali) e 4.382 scomparsi in mare. Rispetto al 2024 e al 2023, entrambi “anni terribili” per l’elevatissimo conto di morte (con 5.268 e 5.271 vittime), si registra una riduzione in termini assoluti ma tenendo conto che sono fortemente diminuiti gli arrivi in Grecia (46.297 contro i 62.022 del 2024) e in Spagna (37.167 contro i 63.970 precedenti), il tasso di mortalità è salito a un morto ogni 33 migranti arrivati, il più alto degli ultimi dieci anni, superiore di 6,9 punti rispetto al 2024 e di 19,7 rispetto al 2023. E’ la conferma che “le frontiere blindate uccidono”, come denunciano da tempo tutte le Ong. Che cioè la strage che si registra di giorno in giorno, ogni anno, è direttamente collegabile alle politiche di chiusura e respingimento adottate dall’Unione Europea nei confronti dei profughi/migranti: disperati costretti ad abbandonare il proprio paese da situazioni di crisi estreme o comunque dalla mancanza di ogni prospettiva di futuro e di una vita dignitosa. Ogni “muro”, ogni ostacolo innalzato dalla politica generale della Ue e dai singoli Stati membri dell’Unione, aumenta enormemente i rischi. E’ emblematico quanto è accaduto nel 2025 sulla rotta atlantica verso le Canarie. Gli accordi stipulati tra Bruxelles e il governo di Nouackhott – con un finanziamento di 210 milioni di euro e il conseguente inizio di una serie di retate della polizia, sia a terra che in mare, con decine di migliaia di arresti – hanno fortemente ridotto quasi di colpo le partenze dalla Mauritania, diventata nel tempo la principale base per raggiungere le Canarie. Gli imbarchi si sono così spostati più a sud, soprattutto in Gambia ma perfino in Guinea, allungando la rotta atlantica verso l’arcipelago spagnolo a più di 2.000 chilometri e a oltre una settimana di viaggio in mare aperto. Con tutti i pericoli che ne conseguono. E infatti, nella seconda metà dell’anno si sono moltiplicati i naufragi, quasi sempre di barconi stracarichi, talvolta con circa 200 persone. Gli ultimi, con centinaia di vittime, proprio tra la seconda metà di novembre e il mese di dicembre. Non a caso la Ong Caminando Fronteras, che si occupa specificamente delle rotte verso la Spagna, ha calcolato su quella atlantica ben 1.906 vittime, tenendo conto anche di numerosi “naufragi fantasma”. Le rotte spagnole (verso le Canarie in Atlantico e verso la Penisola Iberica o le Baleari nel Mediterraneo) risultano le più mortali anche in base al censimento del Comitato Nuovi Desaparecidos: 2.575 in tutto (515 in meno rispetto ai 3.090 di Caminando Fronteras) con un tasso di mortalità enorme: 1 ogni 14,4 arrivi. Nel Mediterraneo centrale, dall’Africa settentrionale verso l’Italia e Malta, le vittime risultano 1.321 pari a 375 in meno rispetto alle 1.696 del 2024 e dunque, a fronte di una sostanziale parità nel numero degli sbarchi, con un indice di mortalità sceso a 1 ogni 50,3 arrivi rispetto a 1 ogni 39,2 registrato nel 2024. E’ invece fortemente aumentata la mortalità nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, dove risultano 485 vittime a fronte di 40.099 arrivi via mare in Grecia o a Cipro, con un indice di 1 morto ogni 82,5 migranti sbarcati, mentre il 2024 ha fatto registrare 190 vittime su 57.012 arrivi, con un indice pari a una ogni 300 sbarchi. L’incremento si deve soprattutto ai naufragi registrati lungo la rotta tra la Cirenaica e Creta, quella che si è aperta più di recente in seguito all’aumento della vigilanza e dei blocchi sulla rotta tra la Libia e l’Italia.
Gambia-Spagna (Jinack-Canarie), 1 gennaio 2026
Oltre 100 morti, verosimilmente almeno 104 0 105, nel naufragio di un grosso cayuco sulla rotta tra la Gambia e le Canarie. A bordo c’erano più di 200 migranti, in gran parte gambiani, con numerose donne e bambini: ne sono sopravvissuti 96. Il barcone è partito nella tarda serata di mercoledì 31 dicembre dal litorale di Jinack. Secondo varie testimonianze ha completato il carico ed ha preso il largo intorno alle 22. Poche miglia di navigazione e si è trovato in difficoltà, molto probabilmente a causa delle condizioni meteomarine (con onde alte fino a tre metri, vento forte e temperature in ribasso) complicate anche dal sovraccarico che rendeva più instabile lo scafo. Le prime richieste di aiuto sono arrivate circa due ore più tardi alla organizzazione Ebrima Migrants Situation, che si è subito messa in contatto con la Guardia Costiera gambiana ed ha mobilitato vari collaboratori, inclusi dei pescatori, per le ricerche. La motovedetta Gns Jambarr, che era già in mare in missione di protezione della pesca, è stata la prima ad essere mobilitata per i soccorsi dalla Marina gambiana, che ha poi via via inviato sul posto altre unità. Durante la notte e nelle prime ore del mattino del 31 dicembre sono stati progressivamente recuperati 96 naufraghi. Per 39 è stato necessario il ricovero presso l’Edward Francis Small Hospital (10 in condizioni critiche) mentre gli altri 57 sono stati trasferiti presso la base navale della Marina. I cadaveri recuperati, secondo il rapporto ufficiale del Governo, sono 7 ma 10 secondo altre fonti. Tutti gli altri naufraghi risultano dispersi. Le ricerche sono continuate per tutta la giornata del 31 dicembre e il giorno successivo, primo gennaio, con la partecipazione, oltre che dei mezzi della Marina, di tutti i collaboratori della organizzazione Ebrima e di gran parte degli abitanti del villaggio di Jinack, che peraltro, alla luce anche di altri disastrosi naufragi di barconi salpati da quella zona, hanno ribadito la richiesta al Governo di intensificare la vigilanza per impedire altre partenze a così alto rischio. Il cayuco è stato trovato a nord di Jinack, semirovesciato e incagliato in un banco di sabbia e scogli, dove lo ha trascinato la corrente.
Aggiornamento 4-5 gennaio: 27 i corpi recuperati. Sono saliti a 30 i corpi recuperati delle vittime del naufragio. Ai primi 7 trovati dalla Marina gambiana il primo gennaio ne vanno aggiunti 9 recuperati dalla polizia senegalese e portati a Sokoni al confine con il Gambia, e 14 (uno sabato tre e 13 domenica 4) da volontari della Mezzaluna Rossa, pescatori e collaboratori dell’organizzazione Ebrima: 6 sul litorale tra Jinack e Barra, 3 più a nord, 2 a Bakau all’altezza di Cape Point, gli ultimi 3 ancora a Jinack.
Aggiornamento 6 gennaio: altri 6 corpi. Sono saliti a 36 i cadaveri recuperati: volontari della Croce Rossa e pescatori ne hanno recuperato altri 6 migranti nella zona di Denton Bridge, a ovest di Jinack. Tre erano senza documenti, sugli altri sono stati trovati documenti delle Comore, del Mali e del Senegal.
Aggiornamento 7 gennaio: 123 le vittime. Tra morti e dispersi risultano 123 le vittime del naufragio, 18 in più di quanto si è ipotizzato inizialmente. Lo ha comunicato la National Disaster Managemente Agency (Ndma), un organismo nazionale che si occupa della gestione e del monitoraggio delle catastrofi e situazioni di crisi. Secondo quanto emerge dal rapporto, sul barcone c’erano 235 persone: 112 sono state salvate, di 39 è stato recuperato il corpo (in parte in Gambia e in parte in Senegal) e le altre 84 risultano disperse.
(Fonte: Organizzazione Ebrima, The Alkamba Times, Rapporto del Ministero della Difesa del Gambia, Al Jazeera, Anadolu Agency. Aggiornamenti: Ebrima, Ndma Gambia, The Alkamba Times)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 2 gennaio 2026
Un ragazzo marocchino di 17 anni, Yassine Afriyadh, residente a Imintanout, provincia di Chichaoua, nella regione di Marrakech, risulta disperso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata denunciata alle autorità marocchine e spagnole dai familiari, che hanno anche lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro de Ceuta, fornendo una serie di fotografie per facilitare un eventuale riconoscimento. Stando a quanto è stato possibile accertare, Yassine ha raggiunto Castilleios, distante quasi 700 chilometri da Imintanout, verso la fine del mese di dicembre 2025 ed ha tentato la traversata lunedì 29 dicembre indossando una muta da sub. Se, come sembra, è partito dalla spiaggia di Riffien, circa 5 chilometri a sud di Castillejos e una decina dalla linea di frontiera con l’enclave spagnola, c’è da credere che abbia fatto il primo tratto sulla barca di un “passatore”. Sta di fatto che da quando ha preso il largo nessuno lo ha più visto.
Aggiornamento 3 gennaio. Il cadavere di Yassine Afriyad è stato recuperato sul litorale marocchino. Le correnti settentrionali lo hanno trascinato più di 17 chilometri a sud di Castillejos e a oltre 20 dal confine con Ceuta, fino alla spiaggia di Tamuda Bay, ancora più a sud della spiaggia di Riffien da cui il ragazzo ha preso il largo per tentare la traversata.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 3 gennaio 2026
Il corpo di un migrante è affiorato a Ceuta nei pressi della lunga scogliera antemurale che segna la linea di frontiera meridionale con il Marocco nella zona del Tarajal. Per il recupero è intervenuta una squadra del servizio attività subacquee (Geas) della Guardia CivilLa Guardia Civil, che lo ha trasferito presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale per il completamento delle indagini. Non è stato identificato ma si tratta di un giovane maghrebino, probabilmente marocchino. Non indossava muta da sub o un qualsiasi altro tipo di equipaggiamento adatto ad affrontare un lungo tragitto a nuoto e c’è da pensare dunque che, partendo dalla zona di Castillejos, abbia attraversato via mare la linea di confine sulla barca di qualche “passatore” che poi deve averlo fatto scendere in mare sul versante spagnolo. A giudicare dallo stato di conservazione la salma non è rimasta a lungo in acqua prima del ritrovamento.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Gambia-Spagna (Barra-El Hierro), 3 gennaio 2026
E’ morto in ospedale uno dei cinque migranti ricoverati subito dopo lo sbarco a El Hierro il 31 dicembre: si chiamava Musa Manneh e veniva dal Gambia. Era sul grosso cayuco con a bordo 180 persone (tra cui 45 donne e 17 bambini) intercettato circa 6 chilometri e mezzo dalla costa meridionale dell’isola. Quando è stato avvistato, dopo aver trascorso i 9 giorni di traversata da Barra alle Canarie, sembrava ancora in grado di navigare, ma le cattive condizioni del mare hanno comunque indotto la centrale di coordinamento del Salvamento Maritimo a inviare la salvamar Diphda per scortarlo fino al porto di La Restinga. dove sul molo è in funzione un centro medico di accoglienza. Quasi tutti a bordo, in effetti, avevano bisogno di assistenza. Cinque in particolare apparivano in condizioni più gravi, per un forte stato di ipotermia e di sfinimento, tanto che i medici ne hanno disposto il ricovero immediato. Tra loro, appunto, Musa Manneh che, arrivato al pronto soccorso in stato di semi incoscienza, non si è più ripreso e la mattina di sabato 3 dicembre si è spento. Gambiani anche buona parte dei 180 del barcone insieme a maliani, senegalesi e profughi della Guinea Conakry.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation, La Vanguardia, Razon)
Gambia-Spagna (Banjul-Tenerife), 3 gennaio 2026
Un morto tra i 165 migranti giunti in mattinata a Tenerife su un cayuco salpato dal Gambia oltre una settimana prima. L’allerta è scattata intorno alle 7,30 quando alla centrale operativa del Salvamento Maritimo è stato segnalato che era stato avvistato un barcone qualche chilometro a sud della costa di Las Galletas, la zona più meridionale dell’isola. Per i soccorsi e l’assistenza è stato fatto partire un elicottero da ricognizione, che ha guidato la salvamar Alpheratz fino al punto di contatto con il cayuco e a cui si è aggiunta poco dopo la salavamar Menkalinam. Le cattive condizioni meteomarine, con onde alte più di due metri e vento superiore ai 20 nodi, hanno indotto i soccorritori a non puntare per il rientro sul porto principale di Tenerife ma su quello più vicino di Granadilla, dove il barcone è arrivato poco dopo le 10,30 scortato dalle due salvamar. La scoperta che a bordo c’era anche un cadavere è stata fatta dal personale sanitario che ha assistito i migranti allo sbarco. Secondo i compagni l’uomo è morto poco prima che arrivassero i soccorsi.
(Fonte: La Provincia, Ong Caminando Fronteras, El Diario, Canarias7, Europa Press)
Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 4 gennaio 2026
Un profugo sudanese di 25 anni è scomparso in mare, sulla rotta tra la Libia e Lampedusa, cadendo fuoribordo, dopo almeno due ore di navigazione, da uno zodiac salpato all’alba di venerdì 2 gennaio dal litorale di Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli. Chi era al timone non si sarebbe fermato per cercare di recuperarlo, abbandonandolo in acqua a una morte certa. Proseguita la rotta fino a poche miglia a sud di Lampedusa, nella giornata di sabato 3 dicembre in soccorso del gommone sono partite la nave Ong Solidaire e la motovedetta Cp 325 della Guardia Costiera. Arrivata per prima sul posto, l’unità militare ha preso a bordo le decine di sudanesi, somali e senegalesi che erano sullo zodiac: tutti meno tre sudanesi i quali – mentre la nave Ong iniziava la rotta verso il porto di La Spezia indicato dal Viminale per lo sbarco – sono stati evacuati per essere curati presso l’ambulatorio di Lampedusa a causa di una serie di gravi ustioni. E sono stati appunto questi tre profughi a riferire alla polizia italiana quanto era accaduto al loro compagno. Sulla base della loro denuncia è stata aperta un’inchiesta.
(Fonte: Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia, Recupero Navi Onc)
Algeria-Spagna (Algeri-Baleari), 4 gennaio 2026
Non si ha più traccia di una barca salpata dall’Algeria per le Baleari il 29 dicembre con 18 persone a bordo. A una settimana di distanza dalla partenza, la Ong Alarm Phone ha comunicato che tutti gli elementi raccolti porterebbero a ritenere che sia scomparsa in mare in seguito a un naufragio fantasma, senza lasciare scampo a nessuno dei migranti del gruppo. Danno consistenza a questo timore anche le cattive condizioni meteomarine registrate nel Mediterraneo occidentale tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. La prima segnalazione di allerta, lanciata dalla stessa Alarm Phone, risale al primo pomeriggio di venerdì 2 gennaio, con la richiesta alle autorità algerine e spagnole di organizzare una operazione di ricerca a largo raggio. E’ seguito un dispaccio della Organizzazione Ebrima, che ha ribadito la scomparsa della piccola imbarcazione, specificando che i 18 migranti a bordo (tra cui una donna) venivano tutti dal Gambia. Due giorni dopo, nel pomeriggio di domenica 4 gennaio, un’altra nota della Ong ha confermato che la barca risulta scomparsa: “Nessuno degli arrivi registrati alle Baleari (negli ultimi 7 giorni: ndr) sembra corrispondere alle caratteristiche descritte per quella barca”.
(Fonte: Alarm Phone)
Iraq-Turchia-Europa (Roboski, Sirnak), 4 gennaio 2026
Un profugo curdo-iracheno è morto in Turchia, a breve distanza dal confine con l’Iraq, durante il lunghissimo viaggio verso l’Europa dove – come ha dichiarato la famiglia – voleva chiedere accoglienza e asilo. Si chiamava Ali Younis Karim e veniva dal villaggio di Tapazerin, nel distretto di Said Sadiq, provincia di Sulaimani. L’ultimo contatto con i familiari risale a poche ore prima della morte: è stato lo stesso Ali a telefonare comunicando di essere riuscito ad attraversare il confine con la Turchia e di trovarsi a circa 5 chilometri dal villaggio di Roboschi, tra le montagne della provincia di Sirnak, ma di essere intrappolato nella neve alta tra due posti di guardia. Da quel momento se ne sono perse le tracce fino a quando alcuni abitanti di Roboski ne hanno trovato il copro ormai senza vita, sepolto nella neve, a breve distanza dalle prime case del villaggio. “Abbiamo subito recuperato il corpo – ha dichiarato Savri Anju, il capo del villaggio – ma era ormai troppo tardi. Nella nostra zona la neve ha raggiunto i due metri di altezza e specie di notte il freddo è fortissimo. Quel poveretto è morto congelato”. Si è subito intuito che doveva trattarsi di un profugo in fuga dall’Iraq ma non si sapeva chi fosse. A identificarlo è stato alcuni giorni dopo Ranj Pshdari, un attivista curdo residente in Grecia con il quale verosimilmente Ali era in contatto e che ha poi avvertito la famiglia.
(Fonte: Rudaw)
Libia (Aidabiya), 5 gennaio 2026
Un profugo somalo poco più che ventenne, Mohamed Abdulrahman Hassan, è morto in una clinica di Aidabiya dove era stato trasferito poche ore prima, in condizioni gravissime, dal centro di detenzione gestito dall’Agenzia pe rla lotta all’immigrazione. Non è chiaro se sia stato arrestato in una retata della polizia mentre era in attesa di un imbarco o se l’abbiano catturato durante un respingimento in mare da parte della Guardia Costiera. Sta di fatto che era ormai da mesi nel grosso carcere di Aidabiya, in Cirenaica, circa 160 chilometri a sud di Bengasi. Secondo quanto ha riferito la sua famiglia, si è ammalato durante la detenzione e in mancanza di cure adeguate le sue condizioni sono via via peggiorate. Negli ultimi giorni è precipitato in uno stato critico che avrebbe richiesto un intervento urgente ma, secondo quanto ha riferito il giornalista libico Tarik Lamloun, “è stato trasferito in una clinica solo nel pomeriggio di lunedì 5 giugno” e in serata è morto.
(Fonte: Sito web Tarika Lamloun)
Algeria-Spagna (Almeria), 6 gennaio 2026
Il cadavere di un ragazzo algerino è affiorato sulla costa a est di Almeria, verso Cabo de Gata, nei pressi di Aguamarga. Per il recupero e il trasferimento nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di Almeria sono intervenute unità e pattuglie della Guarda Civil e del Salvamento Maritimo. Il giovane è annegato in seguito allo sbarco forzato effettuato da due motoscafi veloci la mattina di domenica 4 gennaio e si teme che possano esserci altre vittime. I due phantom sono arrivati a breve distanza di tempo l’uno dall’altro sull’arco di litorale di circa due chilometri compreso tra Aguamarga e Cala Sorbas, ma anziché accostare si sono fermati a più di 100 metri dalla spiaggia, costringendo gli oltre 70 migranti che erano a bordo a gettarsi in mare. Parecchi non sapevano nuotare ed hanno cercato di opporsi ma gli scafisti hanno vinto ogni resistenza minacciando tutti con le pistole puntate. Alcuni – secondo quanto hanno riferito dei testimoni – sono stati addirittura gettati in acqua a capofitto. Subito dopo i due motoscafi hanno preso il largo, allontanandosi velocemente, prima dell’arrivo sul posto di una motovedetta della Guardia Civil che ha assistito in lontananza a quanto stava accadendo ma non ha avuto modo di intervenire. Settanta migranti sono riusciti a raggiungere la spiaggia ma stando alle loro dichiarazioni c’è da credere che più di qualcuno non ce l’abbia fatta. Sulla base delle loro indicazioni, è iniziata subito una vasta operazione alla ricerca di eventuali dispersi. La salma recuperata due giorni dopo conferma i timori emersi fin dall’inizio.
Aggiornamento 8 gennaio: disperso un altro algerino. Oltre al ragazzo trovato senza vita un altro, sempre algerino, risulta disperso. Lo hanno riferito le testimonianze di numerosi dei migranti che erano a bordo dei due motoscafi dei trafficanti, concordi nel riferire che due loro compagni sono scomparsi in mare quando sono stati costretti a gettarsi fuoribordo sotto la minaccia delle pistole. In tutto, sui due phantom, erano in 79. Gli ultimi tre sono stati trovati dalla Guardia Civil alcune ore dopo lo sbarco, sempre nella zona di Aguamarga.
(Fonte: Diario de Almeria, Ong Cipimd. Aggiornamento: Europa Press)
Gambia-Spagna (San Sebastian, La Gomera), 6-7 gennaio 2026
Un migrante morto e diversi altri in gravi condizioni su un cayuco rimasto per almeno 9 giorni in mare, sulla rotta atlantica, prima di arrivare alle Canarie. Partito il 28 dicembre 2025 dalla costa intorno alla foce del fiume Gambia, nella zona di Jinack, il barcone, con 147 persone a bordo (135 uomini e 8 donne, con ben 72 minorenni di cui 66 maschi e 6 bambine o ragazzine) è stato avvistato nel pomeriggio di martedì 6 gennaio 14 miglia a sud di La Gomera. Dalla centrale del Salvamento Maritimo di Tenerife è stata fatta partire la salvamar Mizar, affiancata dalla motovedetta Rio Tajo della Guardia Civil ed ha raggiunto la zona anche un elicottero da ricognizione e soccorso, Helimer 201, nel caso fosse necessario evacuare d’urgenza qualcuno dei migranti. Scortato dalle due unità spagnole, il cayuco è poi arrivato intorno alle 20 nel porto di San Sebastian, dove era stato allestito un centro medico. Al momento dello sbarco si è scoperto che uno dei migranti era morto prima dei soccorsi mentre per altri 6, tra cui tre adolescenti di 16 e 17 anni, è stato necessario il ricovero d’urgenza per un forte stato di ipotermia e sfinimento. Completate le operazioni di assistenza, è stata sbarcata anche la salma, trasferita nell’obitorio dell’ospedale a disposizione della magistratura. Il giorno successivo il ragazzo morto è stato identificato: si chiamava Ketim Jawla, originario del villaggio gambiano di Sandu Nyankui.
(Fonte: El Diario, Ebrima Migrants Situation, Ong Caminando Fornteras, Europa Press)
Marocco-Spagna (Nador-Melilla), 7 gennaio 2026
Due ragazzi marocchini risultano dispersi nel tentativo di raggiungere Melilla via mare da Nador, quasi certamente a nuoto, in tempi e circostanze diverse: Soufiane Bahida, 27 anni, residente a Imzouren, nella provincia di Alhucemas, 140 chilometri a ovest del confine con l’enclave spagnola; e Mohamed Allou, 22 anni, proveniente da una città dell’entroterra, Debdù, 180 chilometri a sud della costa mediterranea. La loro scomparsa è stata segnalata il 7 gennaio al quotidiano El Faro de Melilla dai familiari, per lanciare un appello di ricerca, ma non si sa esattamente quando abbiano tentato la traversata. Soufiane ha raggiunto Nador poco prima di Natale. Il 24 dicembre si è messo in comunicazione con la famiglia, confermando la sua intenzione di arrivare in Spagna: è stato l’ultimo contatto ma non è noto quando, come ed eventualmente con chi abbia preso il largo. Le tracce di Mohamed si sono perse ancora prima: la sua ultima telefonata alla famiglia risale alla metà di dicembre ma, a quanto pare, non ha comunicato quando avrebbe cercato di attraversare il confine con Melilla. I familiari di entrambi hanno provato a cercarli o magari a stabilire un qualsiasi contatto per giorni, fino a quando si sono rivolti al El Faro, oltre a informare le autorità.
(Fonte: El Faro de Melilla)
Marocco (Beni Ansar), 9 gennaio 2026
Durante alcuni lavori di controllo e manutenzione un gruppo di operai ha trovato il cadavere di un giovane all’interno di una condotta fognaria nell’area del porto di Beni Ansar, al confine con l’enclave spagnola di Melilla e 13 chilometri a nord di Nador. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un migrante che si è introdotto nella rete fognaria per arrivare al porto e cercare poi di imbarcarsi di nascosto su uno dei ferry di linea che collegano Beni Ansar con la Penisola Iberica. A giudicare dalle condizioni di degrado della salma, il tentativo del giovane risale a molto tempo addietro. Per avere elementi più precisi la magistratura ha disposto un’autopsia in modo da venire a sapere almeno quanto a lungo il corpo è rimasto nello scarico. E’ stato dato inoltre incarico alla polizia di cercare di ricostruire il percorso seguito dal giovane per arrivare fino alla condotta fognaria del porto.
(Fonte: Nadorcity.com)
Turchia-Grecia (Dikili-Lesbo), 10 gennaio 2026
Otto vittime (un cadavere recuperato e 7 migranti dispersi) in un naufragio nell’Egeo sulla rotta di poco più di 30 chilometri tra la costa turca e l’isola greca di Lesbo. Salpata durante la notte tra venerdì 9 e sabato 10 gennaio dal litorale del distretto di Dikili, provincia di Smirne, con a bordo 45 profughi, incluse alcune donne, la barca, uno zodiac, è affondata a circa un terzo del percorso, nelle acque turche. L’allarme è scattato prima dell’alba, alle 5,10, quando alle autorità turche è arrivata la segnalazione che un gommone stava imbarcando acqua a circa dieci chilometri dalla costa di Dikili. Per i soccorsi sono state mobilitate due motovedette – la Tcsg 61 e la Tcsg 907 – che hanno recuperato 37 naufraghi e, poco dopo, un corpo ormai senza vita. Nessuna traccia degli altri 7, la cui scomparsa è stata subito segnalata dai superstiti. Le ricerche dei dispersi sono continuate per tutta la giornata di sabato 10, anche con l’ausilio di un elicottero militare da ricognizione, il Tcsg 502, ma senza alcun esito.
(Fonte: Aegean Boat Report)
Gambia-Senegal-Spagna (Plage Mbattal, Thiaroye sur Mer), 10-11 gennaio 2026
Almeno 139 vittime (un cadavere recuperato e 138 migranti dispersi) nella tragedia di un grosso cayuco salpato dal Gambia (presumibilmente dalla costa a nord di Barra) sulla rotta per le Canarie e rimasto alla deriva nell’Atlantico per quasi otto giorni prima di finire in Senegal, all’altezza di Thiaroye, una ventina di chilometri a ovest di Dakar. Degli oltre 200 migranti che si sono imbarcati nelle prime ore di sabato 3 gennaio, se ne sono salvati solo 61. La tragedia è iniziata quando il barcone stracarico era già in alto mare. Persa la rotta a causa di un guasto al sistema Gps, il “capitano” ha dapprima tentato di orientarsi alla meglio ma nelle ore successive è andato in avaria anche uno dei motori e il cayuco è rimasto alla deriva, pressoché ingovernabile, mentre le condizioni meteomarine peggioravano rapidamente, con vento forte e onde alte più di 3 metri. Solo quando il mare si è calmato un po’ si è riusciti a puntare verso la costa del Senegal, nella speranza di evitare un naufragio lontano dalla costa. In quei giorni in pieno Atlantico, però, la maggior parte delle persone a bordo sono morte per sfinimento e ipotermia o cadendo in mare. Il calvario è durato ancora fino alla tarda mattinata di sabato 10 gennaio, quando da terra alcuni pescatori hanno avvistato il barcone al largo della spiaggia di Mbattal, a Thiaroye sur Mer, ed hanno intuito subito che era in gravi difficoltà. Alcuni hanno messo in mare le proprie barche per raggiungerlo mentre contemporaneamente veniva informata la gendarmeria. Le motovedette della Guardia Costiera e le barche dei pescatori sono arrivate quasi contemporaneamente ed hanno guidato il cayuco sino a riva. “Mentre ci avvicinavamo – ha riferito un pescatore – abbiamo avuto conferma che era accaduto qualcosa di grave: le persone su quel cayuco, vedendoci, si sbracciavano per chiedere aiuto”. Una volta a terra si è scoperto che a bordo, oltre a 61 superstiti (tra cui un bambino di 3 anni), c’era anche il cadavere di una giovane donna, una ragazza ghanese. “Tutti quei naufraghi – ha dichiarato un altro pescatore – apparivano esausti”. E dalle indagini successive, basate anche sulle testimonianze dei sopravvissuti, si è scoperto che, oltre alla giovane trovata senza vita in fondo allo scafo, erano morte, cadendo fuoribordo o per sfinimento, altre 138, persone i cui corpi si sono persi nell’Atlantico. La maggioranza dei 61 superstiti sono senegalesi (37). Poi 12 gambiani, 6 originari della Sierra Leone, 4 ghanesi, 2 provenienti dalla Guinea Conakri. E’ la conferma che il Gambia è diventato il principale punto d’imbarco verso le Canarie per i migranti di numerosi paesi subsahariani e dell’Africa occidentale.
(Fonte: Dakaractu.com, sito Brikama Kambeg Plat, Xinhuanet, Pressafrik, L’Observateur, Ndar Info, Ebrima Migrants Situation, Seneweb, Sen Tv, Igfms, sito web Samba Seck)
Tunisia (Sfax campo km 21),13 gennaio 2026
Una giovane proveniente dalla Guinea Conakry, Zainab Kamara, è morta di malattia e sfinimento nel campo “spontaneo” per migranti Km 21, nella zona degli oliveti, a nord di Sfax, in Tunisia. Aveva due bambini piccoli e aspettava il terzo. Arrivata in Tunisia insieme ai due figli con l’intenzione di proseguire per l’Europa, mesi addietro era riuscita a imbarcarsi nel tentativo di raggiungere Lampedusa ma la Guardia Costiera la ha intercettata in mare e riportata indietro insieme a diversi altri migranti. Una volta a terra la polizia ha trasferito sotto scorta l’intero gruppo a sud, abbandonandolo nel deserto. Non è valso a salvarla dalla deportazione nemmeno il fatto che fosse in stato di gravidanza e avesse due bambini. Dal sud Zainad è riuscita a tornare sulla costa, trovando rifugio, con l’aiuto di altri subsahariani, nel campo al Km 21. Magari sperava di riuscire a imbarcarsi di nuovo alla prima occasione. Poco dopo il rientro, però, si è ammalata e forse fortemente debilitata da tutto quello che aveva passato non si è più ripresa. Negli ultimi giorni le sue condizioni sono peggiorate rapidamente fino a che, la mattina di martedì 13 gennaio alcuni compagni l’hanno trasportata all’ospedale da campo organizzato dal dottor Ibrahim Fofana e altri volontari: l’unico presidio sanitario a cui possono rivolgersi i migranti subsahariani nella zona di Sfax. E’ stata subito sottoposta a una terapia d’urgenza ma era ormai troppo tardi: è morta poco tempo dopo il ricovero.
(Fonte: Ebrima Migrants Situazione)
Libia (Ajdabiya), 13-14 gennaio 2026
I cadaveri di almeno 21 migranti subsahariani sono stati scoperti in una o più fosse comuni nel terreno adiacente a una fattoria nei pressi di Ajdabiya, la città sulla costa orientale del golfo di Sirte, in Cirenaica, poco più di 100 chilometri a sud di Bengasi. La notizia del ritrovamento di alcuni migranti morti nella zona aveva iniziato a circolare, ripresa dalla stampa locale, fin dai primi giorni di gennaio. Si parlava inizialmente di una decina di vittime, senza però fornire alcun particolare e senza rapporti o comunicati ufficiali delle autorità libiche. La conferma, con le reali dimensioni della tragedia, è arrivata tra martedì 13 e mercoledì 14 gennaio, quando si è saputo di una irruzione della polizia nella fattoria, con l’arresto di un trafficante, la liberazione di numerosi prigionieri e con il ritrovamento di 21 salme di giovani migranti provenienti soprattutto dal Corno d’Africa. Secondo gli inquirenti tutti quei ragazzi, dopo essere stati sequestrati e sottoposti a maltrattamenti e violenze di ogni genere, sono stati uccisi a sangue freddo, a colpi di arma da fuoco, perché le famiglie non sono state in grado di mettere insieme il denaro richiesto dai trafficanti per lasciarli andare. In sostanza, una sorta di “punizione” e, insieme, di ammonimento per gli altri detenuti. Appare evidente che l’uomo arrestato doveva far parte di una organizzazione criminale ramificata ed estesa, che si sospetta si sia giovata anche di protezioni e complicità a livello politico e istituzionale. Sembra confermare questo sospetto, in particolare, il fatto che – come è poi emerso dalle indagini – il trafficante, ex agente della polizia agraria, risulta già coinvolto in passato nel “mercato di esseri umani”: è finito sotto inchiesta nel 2022 in seguito alla scoperta nella zona di Tazerbo, giurisdizione di Kufra, dove era in servizio come poliziotto, di una grande base di trafficanti con oltre 230 prigionieri. Uno dei trafficanti arrestati in quella occasione è stato addirittura condannato a morte ma lui è riuscito a dileguarsi, salvo poi ricomparire nel lager scoperto ad Ajdabiya, dove c’erano circa 200 detenuti, in maggioranza profughi eritrei, etiopi e somali. Proprio per questo la Ong Refugees in Libya, rivolgendosi direttamente al procuratore capo Karim Khan, ha chiesto che della strage si occupi non la magistratura libica ma la Corte Penale Internazionale, per garantire un’indagine indipendente e la tutela dei testimoni. “Siamo di fronte a crimini contro l’umanità – ha argomentato la Ong – Questi omicidi non sono avvenuti in modo isolato. Si sono verificati all’interno di un sistema in cui le persone vengono intercettate, bloccate, respinte e abbandonate in Libia, senza che ci sia alcun percorso sicuro per ottenere protezione in base al diritto internazionale. Ciò comporta che la responsabilità non riguarda soltanto la Libia. Le politiche europee di esternalizzazione delle frontiere (intercettazione e respingimenti per procura, finanziamento degli interventi di contenimento dei flussi migratori a qualsiasi costo, diniego dell’accesso al diritto di asilo) hanno creato le condizioni i cui questi crimini vengono commessi. E fin dall’inizio era ampiamente prevedibile che si sarebbe arrivati a tutto questo…”.
(Fonte: sito web Tarik Lamloun, Ong Refugees in Libya, Libya Observer, Organizzazione Ebrima Migrants Situation, Libya Review)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 14-15 gennaio 2026
Non si ha più traccia di due barche salpate entrambe dalla costa a nord di Sfax, in Tunisia, sulla rotta per Lampedusa da quasi tre settimane. Nessuna notizia delle 95 persone a bordo, che risultano dunque disperse. Tutti gli elementi emersi fanno temere due naufragi fantasma, senza superstiti. La prima, con 47 migranti, è scomparsa dal 27 dicembre, poco dopo aver preso il largo. L’altra è partita quattro giorni dopo, il 31 dicembre: tra le 48 persone a bordo, tutte provenienti da paesi subsahariani, risultano 5 donne e due bambini di 4 e 5 anni. La prima segnalazione del mancato arrivo a Lampedusa e dell’assenza assoluta di qualsiasi contatto riguarda quest’ultima: lo ha diffuso giovedì 8 gennaio la centrale operativa di Alarm Phone, a cui si sono rivolti alcuni familiari dei dispersi. Il giorno successivo, venerdì 9, come ha rilevato Sergio Scandura di Radio Radicale, la Guardia Costiera italiana ha lanciato un dispaccio Sar di ricerca per entrambe le barche (Sar Case 0012 e Sar Case 0013) sulla rete Inmar Sat del Centro di Coordinamento e Soccorso (It Mrcc), allertando dell’emergenza “tutte le navi in area”. Il messaggio è stato ripetuto nei giorni successivi, ma sempre senza alcun riscontro. Un “silenzio” che conferma la scomparsa di entrambe le barche e, per di più, in un contesto meteo molto difficile. “Nelle ultime settimane – ha rielvato Sergio Scandura – il quadrante del Mediterraneo centrale (in particolar modo il quadrante della rotta ideale tra Sfax e Lampedusa) è stato interessato da forti venti dominanti di libeccio, ponente e maestrale che hanno mantenuto il mare in condizioni decisamente ostili, con altezze di onda da 3 a 5 metri”.
(Fonte: Sergio Scandura Radio Radicale, Alarm Phone)
Marocco-Spagna (El Hierro e Gran Canaria), 14-15 gennaio 2026
Due migranti subsahariani morti su un cayuco soccorso nell’Atlantico sulla rotta tra il Sahara Occidentale e le Canarie dopo essere rimasto in mare per diversi giorni. L’emergenza è stata segnalata da due navi mercantili, il Sarah M (un cargo con bandiera di Antigua) e l’Eurostar (una bulk carrier liberiana) che, avvistato il barcone in difficoltà 148 miglia (275 chilometri) a sud di El Hierro, nel pomeriggio di mercoledì 14 gennaio, si sono messe in contatto con la centrale operativa del Salvamento Maritimo a Gran Canaria. Per i soccorsi è stata mobilitata la guardamar Urania, che ha raggiunto la zona durante la notte. Nell’attesa è rimasta sul posto l’Eurostar, in modo da schermare il cayuco, monitorando costantemente la situazione, dalla violenza del mare, con onde alte fino a tre metri e un vento che arrivava a punte di 35 nodi: condizioni meteo che hanno reso particolarmente difficile il recupero dei naufraghi. Durante il trasbordo, iniziato poco dopo la mezzanotte, si è scoperto che dei 108 migranti imbarcati uno era morto durante la traversata: il suo corpo, trovato sul fondo dello scafo, è stato portato sull’Urania quando tutti i superstiti erano ormai al sicuro. Poco dopo, però, proprio sull’Urania c’è stata un’altra vittima: uno dei naufraghi, recuperato in stato di incoscienza, è morto mentre gli venivano prestate le prime cure. Un altro, in stato critico, è stato trasferito in elicottero all’ospedale Negrin di Arguineguin. Tra i 105 superstiti, sbarcati a Gran Canaria nella tarda mattinata di giovedì 15 gennaio, si contano 20 donne e 3 ragazzi minorenni.
(Fonte: El Diario, Canarias 7, La Provincia Canarias, Europa Press, Salvamento Maritimo, Helena Maleno Caminando Fronteras, Ebrinma Migrants Situation)
Algeria-Spagna (Dellys-Baleari), 14-15 gennaio 2026
Un migrante morto e uno disperso in un naufragio tra l’Algeria e le Baleari. Altri 14 harraga sono stati tratti in salvo. La barca era partita dal litorale di Dellys, poco più di 100 chilometri a est di Algeri, puntando verosimilmente verso Maiorca. La tragedia è avvenuta dopo poche ore di navigazione, all’interno della zona Sar algerina, molto probabilmente a causa delle cattive condizioni del mare e del sovraccarico. Non è chiaro chi abbia lanciato l’allarme: se qualcuno dei migranti direttamente dalla barca o dei pescatori che avrebbero avvistato il relitto. Sta di fatto che i soccorritori sono riusciti ad arrivare in tempo solo per 14 dei 16 naufraghi. Di uno degli altri due è stato trovato il corpo durante le ricerche seguite al salvataggio mentre l’altro risulta scomparso in mare.
(Fonte: Ong Cipimd)
Senegal-Mauritania-Spagna (Fatick-Nouadhibou), 17 gennaio 2026
Due migranti morti su un cayuco in navigazione dal Senegal alle Canarie ma finito in Mauritania. La tragedia si è consumata tra la fine di dicembre 2025 e l’inizio del 2026 ma se ne è avuta notizia solo intorno al 16/17 gennaio in seguito al rapporto del commissario speciale del centro accoglienza di Rosso, dove sono finiti i 70 superstiti, tutti di nazionalità senegalese, tra cui cinque donne. Il barcone è partito il 21 gennaio dalla costa della provincia di Fatick, circa 130 chilometri a sud di Dakar. Buona parte delle persone a bordo venivano dall’interno del Senegal, in particolare dalla zona di Dionewar. Dopo circa cinque giorni di navigazione le condizioni meteo, con mare molto mosso, vento forte e temperature in forte ribasso, hanno indotto a cercare scampo facendo rotta verso la costa africana, ma il barcone è rimasto ancora a lungo alla deriva, fino a quando è stato avvistato e soccorso da una motovedetta della Marina mauritana al limite settentrionale delle acque della Mauritania, in prossimità della frontiera con il Sahara occidentale. E’ in questi giorni alla deriva, prima dell’arrivo dei soccorsi, che due dei migranti sono morti, verosimilmente di ipotermia e di stenti. I superstiti, tutti molto provati, sono stati sbarcati a Nouadhibou e da qui trasferiti nei giorni successivi a Rosso, dove hanno rivelato le circostanze della tragedia vissuta, dai preparativi per la partenza fino alla morte dei due compagni e alla fase dei soccorsi. Secondo diverse testimonianze sarebbe implicato nell’organizzazione della traversata anche un paramedico di Differ, un centro sulla costa a sud ovest di Fatick. Ciascuno avrebbe pagato ai trafficanti una quota variabile tra 650 e 1.000 euro.
(Fonte. Dakaractu.com, Cridem)
Libia-Creta (Cirenaica-Gaudos), 17 gennaio 2026
Un morto su una barca di migranti salpata dalla Cirenaica e intercettata da una unità della flotta dell’Agenzia europea Frontex nelle acque di Gaudos, a sud di Creta, poco dopo mezzogiorno. A bordo c’erano 31 persone, che sono state sbarcate nel piccolo porto di Paleochora, a Gaudos. Il corpo del migrante morto è stato scoperto durante i primi controlli, prima ancora del trasbordo, e trasferito anch’esso a Paleochora: i compagni hanno riferito che era spirato poche ore prima dei soccorsi, durante la traversata dalla costa africana a Creta. In serata i superstiti sono stati trasferiti al centro accoglienza di Aghia, nei pressi di Chania. Questa barca è la quarta arrivata a Creta dalla Cirenaica nell’arco di meno di 12 ore. La prima, con 79 migranti, poco dopo l’alba, a Gaudos. Poi una giunta sulla spiaggia di Trypiti, anche questa con 79 persone (72 uomini e 7 donne). La terza, con 34 a bordo (27 uomini, 1 donna e 6 bambini), a Kalo Limenes, nella zona di Heraklion.
(Fonte: Neakriti)
Turchia-Grecia (Gennadi, Rodi), 17 gennaio 2026
Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato trovato sulla costa sudorientale di Rodi all’altezza della spiaggia di Gennadi. Lo ha scoperto la Guardia Costiera arrivata sul posto dopo aver ricevuto la segnalazione che nella zona erano stati avvistati “numerosi stranieri”. Poco dopo, in effetti, mentre la salma veniva trasferita all’obitorio dell’ospedale generale di Rodi, la stessa pattuglia della Guardia Costiera e la polizia hanno trovato 33 migranti (8 uomini, 12 donne e 13 tra ragazzi e bambini) lungo la strada adiacente alla costa. Come si è scoperto in seguito, questo persone facevano parte di un gruppo di 40 che, arrivato dalla Turchia e sbarcato nella zona durante la notte, poco dopo aver preso contatto con la Ong Aegean Boat Report si era diviso: 7 si erano allontanati, rifugiandosi sulle colline circostanti, nel timore di essere intercettati dalla polizia e rimandati in Turchia, mentre gli altri 33, pur nascondendosi a sua volta paventando un respingimento forzato di gruppo, erano rimasti in comunicazione con la Ong fino all’arrivo della polizia, poco dopo le undici. La Capitaneria di Porto, incaricata delle indagini, ha preso in esame l’ipotesi di un collegamento tra il cadavere trovato a Gennadi e l’arrivo dei 40 migranti nella stessa zona. I 33 rimasti in comunicazione con Aegean Boat Report, tuttavia, non hanno mai fatto cenno a un morto nel loro gruppo prima o durante lo sbarco.
(Fonte: Democratiki, Ong Aegean Boat Report, Ekathimerini)
Marocco-Spagna (Essauoira-Canarie), 20 gennaio 2026
Risulta scomparsa una barca salpata il 30 dicembre da Essaouira, sulla costa occidentale del Marocco, puntando a sud ovest verso le Canarie. Nessuna traccia dei 27 migranti a bordo. E’ presumibile che la meta fossero Lanzarote o Fuerteventura, le due isole meno distanti dal punto di partenza, dopo una rotta di almeno 400 chilometri in pieno Atlantico, ma tra le barche arrivate in tutto l’arcipelago dal 31 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026 nessuna corrisponde a quella che ha preso il largo da Essaouira negli ultimi giorni del 2025. La prima a lanciare un Sos per i soccorsi è stata la centrale operativa di Alarm Phone, contattata tra il dieci e l’undici gennaio da alcuni familiari delle persone imbarcate. Le autorità marocchine e spagnole hanno condotto un’operazione di ricerca che non ha dato esito. L’allerta è stata mantenuta anche nei giorni successivi ma sempre senza riscontri. Un silenzio, come ha sottolineato anche Alarm Phone, che induce a temere che la barca si sia perduta nell’Atlantico e che i 27 migranti a bordo siano da considerare dispersi.
(Fonte: Alarm Phone)
Algeria-Spagna (Maiorca), 20-21 gennaio 2026
Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque di Maiorca di fronte alla spiaggia di Cala Agulla, sulla costa orientale, nella zona di Capdepera, oltre 80 chilometri a est di Palma. Ad avvistarlo, poco dopo le 9 del mattino, è stato un passante. La Guardia Civil e la polizia giudiziaria di Manacor, dopo un primo sopralluogo sul posto, lo hanno fatto trasferire nell’obitorio dell’ospedale. La magistratura ha disposto l’autopsia e il prelievo del Dna per tentare di identificarlo. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato, il copro è rimasto a lungo in acqua. Si ritiene che si tratti di un migrante vittima di un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.
(Fonte: Diario de Maiorca, Ong Cipimd, Telecinco, El Confidencial, Abc Baleares, Ultima Hora)
Algeria-Italia (Annaba-Sardegna), 21 gennaio 2026
Un cargo portoghese ha sbarcato a Barcellona un giovane algerino, unico superstite di un gruppo di 14 harraga, anch’essi tutti algerini, confermando i timori che la totale mancanza di notizie sulla loro sorte era ricollegabile a un naufragio “fantasma”. Il gruppo si era imbarcato il 15 gennaio dalla zona di Annaba, nell’Algeria orientale, meno di 100 chilometri dal confine con la Tunisia, puntando sulla costa del Sulcis. I contatti si sono persi poco dopo la partenza. Nulla per giorni fino a mercoledì 21 gennaio, quando un cargo portoghese diretto a Barcellona ha avvistato il relitto della barca con aggrappato il ragazzo il quale, portato in salvo, ha poi riferito che lo scafo si era rovesciato a causa delle condizioni del mare e in suoi compagni erano via via scomparsi. A giudicare da dove è stato trovato il relitto, il naufragio deve essere avvenuto poco dopo la partenza, all’interno delle acque territoriali algerine e dunque non molto lontano dalla costa africana. Completato il soccorso, comunque, il cargo ha proseguito la sua rotta, fino a Barcellona, dove il giovane è stato ricoverato.
(Fonte: Ong Cipimd)
Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 22 gennaio 2026
Un migrante è scomparso in mare cercando di raggiungere Ceuta attraversando a nuoto la frontiera settentrionale, al valico di Benzù. Era partito da una spiaggia di Beliones con due compagni. Il mare era molto mosso, con onde alte e violente, spinte da forti raffiche di vento ma i tre hanno tentato ugualmente l’impresa, ritenendo forse che la sorveglianza lungo il confine fosse meno capillare proprio a causa delle cattive condizioni meteo. Una pattuglia della Guardia Civil li ha avvistati da terra poco dopo che erano entrati nelle acque spagnole, superando la linea del frangiflutti di Benzù. Solo due, però, sono riusciti a guadagnare la riva mentre il terzo è stato trascinato lontano ed è sparito alla vista prima che si potesse raggiungerlo. Sempre a Benzù, nelle ore successive, la Guardia Civil ha soccorso un altro giovane che, recuperato in acqua ormai allo stremo delle forze, è svenuto appena ha toccato terra ed è stato trasferito in ospedale. Sono decine i tentativi di entrare a Ceuta segnalati dalla polizia: sono iniziati prima dell’alba e continuati per tutta la giornata sia via mare che saltando il vallo via terra. Quelli riusciti risultano almeno una ventina.
Aggiornamento 24 gennaio: identificato il migrante disperso. E’ Ismail El Radam, un ventiduenne originario di Martil, meno di 40 chilometri a sud di Castillejos, il giovane scomparso in mare al valico di Benzù. E’ stato identificato in base alle dichiarazioni dei due compagni che sono riusciti ad approdare.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Beni Ensar.Melilla), 23 gennaio 2026
Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere a nuoto Melilla sulla spiaggia di Ras El Ma, circa 60 chilometri a est del confine dell’enclave spagnola. Si tratta di un giovane proveniente da Al Rashidiyya, una città situata oltre 500 chilometri a sud di Nador. Secondo quanto ha appurato la polizia, deve aver preso il largo dalla zona di Beni Ensar, contando di aggirare via mare la linea di frontiera ma è stato travolto dalle onde e dalle forti correnti da ovest, che ne hanno poi trascinato il corpo decine di chilometri verso est, fino a depositarlo sul litorale di Ras El Ma, dove è stato trovato casualmente da alcuni abitanti del posto. Dopo un primo sopralluogo sulla spiaggia da parte della Gendarmeria Reale e della polizia locale, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador per l’autopsia. Completato l’esame, è stata consegnata ai familiari.
(Fonte: Nadorcity.com)
Algeria-Spagna (Ain Taya-Baleari), 23 gennaio 2026
Scomparsa in mare una barca salpata dall’Algeria sulla rotta per le Baleari. Si ritiene, a distanza di giorni senza alcuna notizia, che non ci sia ormai più alcuna speranza per le 13 persone a bordo: 7 uomini, 2 donne e 4 bambini. Si tratta di un piccolo scafo in fibra, con motore fuoribordo da 60 cavalli, partito il 12 gennaio da Ain Taya, circa 30 chilometri a est di Algeri. Il primo Sos è stato lanciato cinque giorni dopo dai familiari di alcuni dei migranti attraverso la centrale operativa della Ong Cipimd, che ha allertato sia le autorità spagnole che algerine. Altri appelli sono stati lanciati nei giorni successivi da Alarm Phone. Sul versante della Spagna le operazioni di ricerca, condotte dal Salvamento Maritimo insieme alla Guardia Civil e all’agenzia Frontex, si sono protratte per giorni, più a lungo di quelle condotte nelle acque algerine dalla Marina e dalla Gendarmeria di Algeri. Gli ultimi voli di ricognizione, condotti da aerei della Guaerdia Civil di Alicante, sono stati effettuati giovedì 22 gennaio. Poi, pur mantenendo lo stato di allerta per tutte le navi in transito nella zona, le ricerche sono state sospese. La stessa Ong Cipimd ha ammesso che, dopo 12 giorni è lecito ipotizzare un naufragio “fantasma” senza alcun superstite, anche alla luce delle difficili condizioni meteomarine che hanno investito il Mediterraneo occidentale.
(Fonte: Ong Cipimd, Alarm Phone)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 23 gennaio 2026
Due gemelline di un anno scomparse in mare lungo la rotta tra la Tunisia e Lampedusa e un giovane morto poco dopo lo sbarco al molo Favarolo. Originarie della Guinea, le due bimbe erano insieme alla mamma su una barca di ferro con a bordo oltre 60 persone (tra cui 22 minori e altri 2 bambini) partita dalla costa a nord di Sfax martedì 20 gennaio e sorpresa durante la navigazione dal ciclone Harrys che ha investito il Mediterraneo centrale fino alle coste siciliane. Secondo quanto è emerso da indagini giornalistiche, le piccole sono cadute fuoribordo, sfuggendo all’abbraccio della madre e scomparendo in pochi istanti tra le onde, quando la barca, pressoché ingovernabile e in balia della tempesta, si trovava a circa 50 miglia da Lampedusa. Nonostante le condizioni meteo estreme, con onde alte oltre 4/5 metri, lo scafo in qualche modo ha retto fino a quando da Lampedusa sono arrivati i soccorsi che, condotti dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza, hanno portato in salvo le 61 persone rimaste a bordo. Allo sbarco, nella serata di giovedì 22 gennaio, tutti i superstiti erano allo stremo: in particolare un giovane che, trasferito d’urgenza nell’ambulatorio dell’isola, è morto poco dopo il ricovero. La notizia della morte delle due piccole e del ragazzo non è stata comunicata subito dalle autorità italiane: è emersa soltanto nel tardo pomeriggio di venerdì 23 gennaio grazie a Save the Children, le cui equipe presenti a Lampedusa hanno assicurato, insieme al team medico dell’ambulatorio e alla Croce Rossa, la prima assistenza ai naufraghi.
(Fonte: Save the Children, sito web Angela Caponnetto, Sir Servizio Informazione Religiosa, La Repubblica, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia, Il Difforme, Zazoom)
Turchia-Grecia (Kusadasi-Ikaria), 24 gennaio 2025
Due profughi (un bambino di 4 anni e una donna) sono morti e altri 2 risultano dispersi nelle acque dell’isola egea di Ikaria. Erano su una barca che, salpata nel pomeriggio di venerdì 23 gennaio con oltre 50 afghani dalla zona di Cesme, sulla costa turca, è arrivata in nottata a nord est dell’isola, di fronte al litorale di Perdiki, a breve distanza dal villaggio di Agia Kyriaki. La tragedia si è verificata nella fase di approdo: mentre stava accostando in un tratto roccioso, quando era ancora piuttosto distante dalla riva, lo scafo è finito in velocità contro uno scoglio sommerso e nell’urto il bambino, la donna e 2 uomini sono caduti in acqua, scomparendo nel buio. Subito dopo lo scafista si sarebbe allontanato in direzione della Turchia mentre i profughi, costretti a scendere in acqua nonostante ci fossero numerose donne e bambini, sono riusciti a poco a poco a raggiungere la riva, dando l’allarme. Per le ricerche sono state mobilitate sia unità della Guardia Costiera che pattuglie di polizia a terra. Nelle ore successive è stato recuperato in mare il corpo esanime del bambino, che è stato trasferito al centro medico di Ikaria nella speranza di poterlo rianimare ma i medici non hanno potuto fare nulla. Più tardi i soccorritori hanno trovato il cadavere della donna. Nessuan traccia invece degli altri due dispersi.
(Fonte: Aegean Boat Report, Efsyn, Ekathimerini, Ana Mpa)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 24 gennaio 2025
Morti almeno 50 migranti in un naufragio sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa. Non se ne sarebbe saputo nulla senza la testimonianza di un unico sopravvissuto, Ebrima Conteh, originario della Sierra Leone, tratto in salvo da una nave mercantile, la Arrow Star, che venerdì 24 gennaio lo ha avvistato nel Mediterraneo centrale, zona Sar maltese, a sud di Lampedusa, mentre era aggrappato, ormai allo stremo, a un relitto. Dopo averlo recuperato, la Arrow Star ha proseguito la rotta per Malta, dove lo ha sbarcato. Appena è stato in grado di parlare Ebrima ha riferito di essersi imbarcato nella zona a nord di Sfax intorno al 21/22 gennaio. La navigazione si è protratta per oltre un giorno, in condizioni estremamente difficili a causa del mare sempre più mosso, fino a quando lo scafo si è rovesciato, non lasciando scampo alle decine di persone a bordo. Lui ha avuto la fortuna e la forza di resistere, tenendosi a galla su un relitto, fino a quando è stato trovato dalla Arrow Star. All’arrivo dei soccorsi era ormai allo stremo. Sulla scia di ripetute segnalazioni di barche in pericolo nella zona presumibile del naufragio lanciate da Alarm Phone, venerdì pomeriggio, la Capitaneria di Porto di Lampedusa ha condotto una serie di ricerche nella zona ma senza alcun esito. Quello di Ebrima Conteh, che nel naufragio ha perso diversi familiari, potrebbe essere uno degli 8 barconi salpati da Sfax tra il 14 e il 21 gennaio, con circa 380 persone complessive a bordo, segnalate come scomparse e per le quali il Centro di Coordinamento e Soccorso Itmrcc di Roma ha diffuso il 23 gennaio un dispaccio Sar che raggruppa gli otto casi “a rischio”, mettendo in allerta “tutte le navi in area” e intensificando la vigilanza.
(Fonte: Domani, Times of Malta, Ebrima Migrants Situation, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia, Il Sole 24 Ore, Ansa)
Marocco-Spagna (Ceuta), 25 gennaio 2026
Una pattuglia della Guardia Civil di Ceuta ha trovato il corpo senza vita di un migrante a breve distanza dal vallo di confine con il Marocco. Gli agenti stavano intervenendo per contrastare il tentativo di un gruppo di migranti di scavalcare la duplice barriera che segna tutta la linea di frontiera. Erano quasi arrivati nella zona dell’emergenza, nella parte meridionale della linea di confine quando, a circa 5 chilometri dal varco denominato Itv, hanno scoperto il cadavere ai piedi di una collina, seminascosto dalla vegetazione. Stando all’ispezione medica condotta sul posto, si tratta di un giovane sui 20 anni, morto non più di 12 ore prima del ritrovamento. Non sono emersi però elementi per poterlo identificare. Sul corpo non c’erano segni di violenza. L’ipotesi più plausibile è che sia morto di sfinimento dopo essere riuscito in qualche modo a superare la barriera di confine. Dopo i primi accertamenti la salma è stata trasferita dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia e il prelievo del Dna disposti dalla magistratura.
(Fonte: El Faro de Ceuta, Nadorcity.com)
Malta (Gnejna Bay), 25 gennaio 2026
Il corpo di una donna in avanzate condizioni di degrado è affiorato al largo di Gnejna Bay, sulla costa occidentale di Malta. L’avvistamento è stato segnalato nel tardo pomeriggio alla centrale operativa della Protezione Civile che ha mobilitato per il recupero una unità dei vigili del fuoco. Portata a riva verso le 17,30, la salma è stata poi trasferita presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale. A giudicare dallo stato di decomposizione molto avanzato è rimasta in acqua diversi giorni prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma a giudicare dal luogo del ritrovamento e dei tempi presumibili della morte, oltre che dal fatto che non risultano denunce di scomparsa di persone che possano ricollegarsi a questa scoperta, c’è da ritenere che si tratti di una migrante annegata tentando di raggiungere l’Europa dall’Africa settentrionale.
(Fonte: Lovin Malta, Maltatoday, Rapporto Polizia 25 gennaio, Corriere di Malta, Independent, Newsbook)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 26 gennaio 2026
Due ragazzi marocchini sono scomparsi cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Sono Aymane Benchtouk, 23 anni, e Azouz Sarbouti, 20 anni, originari di Sidi Abed, una piccola città della costa atlantica, oltre 500 chilometri a sud ovest dell’enclave spagnola, nella provincia di El Jadida, una zona da cui sono numerosi, ormai da anni, i giovani che tentano di lasciare il Marocco per l’Europa inseguendo il progetto di un futuro migliore. Aymane e Azouz, amici da sempre, sono partiti insieme, con l’intenzione di tentare la traversata verso Ceuta da una spiaggia a sud del varco del Taraial. Hanno preparato il piano per tempo, procurandosi entrambi muta e pinne da sub. Una breve sosta a Castillejos e poi, come hanno appurato i familiari, hanno preso il largo la sera di venerdì 23 gennaio, intorno alle otto, nonostante le pessime condizioni del mare. Da quel momento se ne sono perse le tracce. Le famiglie hanno atteso invano un contatto o almeno una qualche notizia fino a lunedì 26 gennaio, quando ne hanno segnalato la scomparsa e si sono rivolti anche alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta, per un appello di ricerca.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 27 gennaio 2026
Tra il 14 e il 21 gennaio sono scomparsi nel Mediterraneo, sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa, 380 migranti, tra cui numerose donne e bambini. Erano su otto barche salpate dalla costa a nord di Sfax e scomparse nel nulla, molto probabilmente travolte dal ciclone Harry che ha imperversato su tutto quel tratto di mare, fino alla Sicilia e alla Calabria. I timori espressi fin dal 23 gennaio dalla centrale operativa di Alarm Phone su almeno tre di quelle barche sono stati confermati ed anzi ampliati da un dispaccio di soccorso Sar che, trasmesso il 24 gennaio, a dieci giorni di distanza dalla partenza delle prime barche, dalla centrale Mrcc della Guardia Costiera italiana, è stato scoperto e reso noto dal giornalista Sergio Scandura, di Radio Radicale. Nel dispaccio si fa l’elenco delle 8 imbarcazioni precisando il numero dei migranti a bordo, la data e l’ora (orario Utc, che equivale a un’ora in meno rispetto a quello italiano) in cui hanno preso il largo: 49 persone su uno scafo in ferro il 21 gennaio alle ore 02; 54 su barca (non è specificato se in legno o in ferro) il 20 gennaio; 51 su scafo in ferro il 20 gennaio alle ore 01; 45 o 50 persone il 18 gennaio tra le 18 e le 19. Poi quattro, le prime a salpare, tutte il 14 gennaio: 36 persone scafo in ferro alle 20; 42 su un gommone alle ore 21; 53 scafo in ferro alle 21; 45 scafo in ferro alle 21. Le ricerche seguite al dispaccio Sar non hanno dato esito. Si è ipotizzato, da parte di alcune fonti, che due di queste barche potessero essere quelle arrivate a Lampedusa, mentre ancora infuriava la tempesta, con 49 e con 61 migranti, ma questa ipotesi sembra infondata sia perché non corrispondono i dati sui migranti a bordo sia, soprattutto, perché entrambe queste barche sono state avvistate e soccorse rispettivamente il 23 e il 22 gennaio, prima ancora cioè che fosse diramata la segnalazione della centrale Mrcc italiana. Un’ipotesi analoga è stata formulata per l’imbarcazione affondata nella zona Sar maltese con almeno 50 vittime e un solo superstite, Ebrima Conteh, originario della Sierra Leone, tratto in salvo e sbarcato in gravi condizioni a Malta dalla nave cisterna Arrow Star. La provenienza, la costa a nord di Sfax, coincide ma sembrano non collimare alcuni elementi, come il numero delle persone a bordo (presumibilmente 51) e la data della partenza, che potrebbe essere avvenuta tra il 21 e il 22 gennaio e quindi (specie se si tratta del giorno 22) dopo l’ultima partenza segnalata nel dispaccio Sar di Mrcc Italia per le otto barche scomparse. C’è da considerare, inoltre, che secondo notizie raccolte dalla Ong Refugees in Libya tra i migranti bloccati in Tunisia, le barche partite dalla costa di Sfax e delle quali si sono perse le tracce dal 14 gennaio in poi (fino al 21 o al 22, potrebbero essere molte di più di 8: alcune fonti dicono addirittura 24, con a bordo un migliaio di persone.
(Fonte: Sergio Scandura Radio Radicale, Alarm Phone, Rapporto Oim Ginevra e Tripoli, Ebrima Migrants Situation, Avvenire, La Stampa, Corriere della Sera, Infomigrants, Agenzia Reuters, Il Manifesto, Libya Review, Anadolu Agency)
Algeria-Spagna (Maiorca), 27 gennaio 2026
Il corpo di un altro migrante – dopo quello recuperato il 20 gennaio a Cala Agulla, sulla costa orientale – è affiorato nelle acque di Maiorca, di fronte al molo del porto commerciale di Palma. Avvistato nella tarda mattinata, è stato raggiunto e portato a riva da una unità del gruppo attività subacquee della Guardia Civil e trasferito nell’obitorio dell’istituto di Medicina Legale per l’autopsia disposta dalla magistratura. Anche questo, come il primo, è in avanzato stato di degrado. Il nuovo ritrovamento ha rafforzato l’ipotesi del “naufragio fantasma” di una barca di migranti sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Dall’inizio dell’anno sono state segnalate almeno 4 barche di cui si è persa notizia poco dopo che sono partite dalle coste algerine.
(Fonte: 20 Minutos, Europa Press, Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 29 gennaio 2025
Da quasi un mese si è persa ogni traccia di una barca salpata per la Spagna da Orano, sulla costa occidentale dell’Algeria. Scomparsi, senza alcun tipo di contatto, i 29 migranti a bordo. Secondo quanto ha riferito la Ong Alarm Phone, interessata dai familiari di alcuni dei 29 migranti, la partenza risale al 2 di gennaio. Le barche dei migranti che prendono il largo da questa zona puntano generalmente verso l’Andalusia, in particolare il litorale tra Almeria e Cabo De Gata, ma nell’arco dei quasi 30 giorni dalla partenza non ne risulta arrivata nessuna con caratteristiche corrispondenti a quella scomparsa. Senza esito anche le ricerche e i tentativi dei familiari di stabilire un qualche contatto. Dopo tanto tempo e tenendo conto anche delle difficili condizioni meteomarine che si sono registrate ripetutamente nel Mediterraneo Ocicdentale nell’arco del mese di gennaio, c’è da temere un ennesimo “naufragio fantasma”. Anche la Ong Alarm Phone avanza questo timore.
(Fonte: Ong Alarm Phone)
Marocco-Spagna (Belliones-Ceuta), 29 gennaio 2026
Il cadavere di un giovane migrante subsahariano è stato trascinato dal mare sulla spiaggia alla foce del torrente Calamocarro, poco lontano dalla frontiera settentrionale di Ceuta. A scoprirlo è stato un passante, che ha dato l’allarme al numero d’emergenza 112- Pera il recupero è intervenuta una pattuglia della Guardia Civil che, dopo una prima ispezione sul posto, lo ha fatto trasferire nell’obitorio dell’istituto di Medicina Legale per l’autopsia e il prelievo del Dna disposti dalla magistratura. Si tratta di un ragazzo subsahariano, come i due trovati senza vita a Ceuta dall’inizio dell’anno, uno in mare e l’altro a terra, ai piedi del vallo che circonda tutto il perimetro di confine con il Marocco. L’ipotesi più accreditata è che abbia tentato di raggiungere Ceuta a nuoto, prendendo il largo da una delle spiagge di Belliones per superare la linea di confine all’altezza del valico di Benzù.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Tunisia-Italia (zona Sar Malta), 31 gennaio 2026
Il corpo senza vita di una donna è stato recuperato dall’equipaggio della Ocean Viking, la neve della Ong Sos Mediterranee, durante una missione di ricerca nelle acque della zona Sar maltese, a est della Tunisia. Nella zona non c’erano relitti o altre tracce di un naufragio ma nel Mediterraneo centrale, sulla rotta tra Sfax e Lampedusa. dalla metà del mese di gennaio risultano scomparse numerose barche, con centinaia di migranti. Non sono emersi elementi utili per un’identificazione. Completata l’operazione la Viking ha fatto rotta su Siracusa per sbarcare la salma. “Abbiamo recuperato quel corpo – ha dichiarato la Ong – per restituire dignità a quella donna, perché dietro ogni naufragio ci sono persone che non possono essere ridotte a numeri”.
(Fonte: Ong Sos Mediterranee, Ebrima Migrants Situation)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 2 febbraio 2026
Un giovane profugo sudanese – Yousif Hatim Yousif Ahmed, 23 anni – è scomparso nel tentativo di raggiungere Ceuta. La segnalazione è stata fatta dalla sua famiglia, che lunedì 2 febbraio si è rivolta a Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, per lanciare un appello di ricerca. Nella speranza di facilitare un eventuale riconoscimento, sono state anche pubblicate alcune foto sul web. Secondo quanto è stato riferito alla Ong, l’ultimo contatto con Yousif risale al 14 gennaio dalla zona di Castillejos. C’è da ritenere dunque che abbia tentato quel giorno stesso la traversata aggirando la linea di confine all’altezza del varco del Tarajal, nella parte sud dell’enclave spagnola. In mancanza di notizie, i familiari stessi hanno condotto le prime ricerche, decidendo poi di chiedere aiuto a Caminando Fronteras.
(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras)
Algeria-Spagna (Playa de Los Muertos, Carboneras), 2 febbraio 2026
Un morto e un ferito su un phantom, uno dei motoscafi veloci usati dai trafficanti per trasportare droga e migranti, arrivato dall’Algeria sulla costa della provincia di Almeria, in Andalusia. Per l’approdo i contrabbandieri hanno scelto Playa de Los Muertos, 7 chilometri a sud di Carboneras e 70 circa a est di Almeria, oltre il promontorio di Cabo de Gada. La sosta per lo sbarco è durata solo pochi minuti: il tempo strettamente necessario per far scendere in acqua, a breve distanza dalla riva, gli oltre 20 “harraga” che erano a bordo e per gettare in acqua il cadavere di un giovane che era morto durante la traversata. Subito dopo il phantom è ripartito verso il largo. L’allarme è scattato verso le 12,45 quando alla centrale operativa di Almeria della Guardia Civil è giunta la segnalazione dello sbarco. Una pattuglia ha poi trovato a Playa de Los Muertos le 20 persone arrivate poco prima mentre una unità del gruppo attività subacquee (Geas) ha recuperato il corpo della vittima. E’ emerso inoltre che uno degli sbarcati presentava gravi lesioni, inclusa una gamba fratturata. Il cadavere e il ferito sono stati portati via mare dalla polizia all’ospedale di Carboneras. Stando ai primi esami medici la vittima è morta a causa di un grave trauma cranico che sarebbe stato provocato – secondo le testimonianze degli altri migranti – da una caduta all’interno della barca, resa instabile dalla forte velocità e dal mare mosso. Gli altri 20 migranti sono stati trasferiti ad Almeria. Nel corso della mattinata almeno un’altra decina di migranti sono stati trovati a Cala del Plomo, pochi chilometri a sud ovest di Paya de Los Muertos, a loro volta sbarcati poco dopo l’alba da un phantom”. Anche tra questi uno aveva una gamba fratturata a causa di una caduta all’interno dello scafo.
(Fonte: Abc Almeria, La Voz de Almeria, Ong Cipimd, Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Europa Press)
Algeria-Spagna (Ain Taya-Baleari), 2 febbraio 2026
Non si ha più notizia di una barca di migranti salpata l’undici gennaio per le Baleari da Ain Taya, 30 chilometri a est di Algeri. Disperse le 11 persone a bordo: 7 uomini, 1 donna e 3 ragazzi minorenni. Il primo allarme per la scomparsa è stato lanciato 48 ore dopo la partenza dalla Ong spagnola Cipimd, che la sera di martedì 13 ha diramato un Sos alla centrale operativa del Salvamento Maritimo di Palma de Maiorca. Le ricerche non hanno dato esito, tanto che la Ong ha diramato nuove segnalazioni dell’emergenza. Sono seguiti, a partire da domenica 18, Sos lanciati anche da Alarm Phone, che si è rivolto in particolare alle autorità algerine, constatando che non era in corso in quel momento alcuna operazione di ricerca da parte delle autorità di Algeri. Nel frattempo i familiari degli 11 migranti a bordo della barca (un piccolo scafo con un motore fuoribordo da 60 cavalli) hanno confermato la mancanza di notizie e di qualsiasi forma di contatto. Un “silenzio” sempre più preoccupante con il passare del tempo, anche alla luce del forte peggioramento delle condizioni meteomarine nel Mediterraneo occidentale lungo la presumibile rotta tra Ain Taya e le Baleari. “Dopo 21 giorni in mare – ha comunicato Alarm Phone alle 23,06 di lunedì 2 febbraio – quelle 11 persone risultano ancora disperse: temiamo che si sia verificato un altro naufragio fantasma”. Nessuna comunicazione dalle autorità algerine.
(Fonte: Alarm Phone, Ong Cipimd)
Turchia-Grecia (Cesme-Chio), 3-4 febbraio 2026
Quindici morti (14 in mare e 1 poco dopo il ricovero in ospedale) in seguito alla collisione tra una barca carica di migranti e una motovedetta della Guardia Costiera greca nelle acque dell’isola di Chio. Altri 24 si sono salvati ma tutti hanno riportato diverse ferite, alcuni anche molto gravi. Si è temuto inizialmente che ci fossero anche dei dispersi perché non era noto il numero preciso dei migranti che stavano cercando di approdare in territorio greco per chiedere asilo: tutti profughi afghani con le loro famiglie con il palese diritto alla tutela internazionale. La barca – un gommone veloce – è partita dalla costa del distretto turco di Cesme nel tardo pomeriggio di martedì 3 febbraio, raggiungendo in breve tempo le acque greche dove, intorno alle 21, poco a sud dell’isolotto di Inousses, è stata intercettata da una motovedetta in servizio di perlustrazione. La guardia Costiera asserisce che navigava senza luci di posizione e che, ignorando i segnali luminosi e sonori di fermarsi, ha accelerato puntando verso la costa orientale di Chio. Ne è nato un inseguimento a forte velocità che si è concluso con la collisione in corsa tra i due natanti all’altezza del litorale di Mersinidi, un piccolo centro 8 chilometri a nord di Chio. L’urto è stato così violento che il gommone si è rovesciato per il contraccolpo, scaraventando tutte le persone a bordo in acqua. Nel corso delle operazioni di salvataggio che ne sono seguite, con l’intervento anche di alcune unità fatte accorrere da Chio, sono stati recuperati 14 cadaveri e 25 naufraghi ancora in vita ma quasi tutti bisognosi di assistenza medica urgente, tanto da essere immediatamente trasferiti nell’ospedale generale dell’isola. Una donna, arrivata in condizioni critiche al pronto soccorso, è morta pochi minuti dopo il ricovero. Le vittime sono 2 bambini, 9 uomini e 4 donne. Tra i feriti (7 uomini, 6 donne e 11 bambini) almeno 3 sono stati dichiarati dai medici in condizioni molto gravi, inclusa una ragazza in stato di gravidanza. Per altre due donne incinte è stata dichiarata la morte del feto che avevano in grembo. Le autorità greche hanno attribuito la responsabilità della strage allo scafista, che nel tentativo di fuggire avrebbe speronato la motovedetta dopo una brusca virata verso sinistra. A riprova hanno pubblicato foto dello scafo della motovedetta che presenta una piccola ammaccatura con una abrasione sulla fiancata destra, verso la prua. Ma questa versione ha l’aria delle “ricostruzioni standard” che sono state regolarmente presentate dalla Guardia Costiera greca in numerosi episodi simili avvenuti in passato. E proprio alla luce delle esperienze passate c’è da credere che la motovedetta abbia in realtà messo in atto una serie di manovre dissuasive a forte velocità per bloccare e respingere il gommone nelle acque turche, prima che potesse sbarcare i migranti a Chio, arrivando al punto di tagliargli la rotta per costringerlo a fermarsi. La collisione in piena velocità sarebbe avvenuta appunto in questo contesto di grave pericolo creato dalla stessa Guardia Costiera. E’ strano tra l’altro – ha fatto notare il Movimento Uniti Contro il Razzismo – che siano state pubblicate foto della motovedetta ma non del gommone, il cui relitto non è stato nemmeno portato in porto a Chios. Ed è altrettanto strano che fosse spenta la videocamera della motovedetta dalla quale si sarebbe potuta ricavare la registrazione di tutte le fasi dell’inseguimento, della collisione e del naufragio. La Ong norvegese Aegean Boat Report, che da anni segue le vicende dei migranti nell’Egeo, ha inoltre fatto notare che, come in altre occasioni analoghe, essendo ormai il gommone ampiamente all’interno delle acque territoriali greche (e dunque in territorio greco ed europeo) non c’era alcuna necessità di intercettarlo in mare, in condizioni di estremo pericolo: se l’obiettivo era arrestare eventuali sospetti scafisti si sarebbe facilmente potuto procedere a terra, dopo lo sbarco, senza mettere a rischio la vita di nessuno. A meno che l’obiettivo vero non fosse invece quello di attuare un respingimento di massa in mare, in contrasto con il diritto internazionale. Proprio partendo da questi interrogativi mercoledì 4 febbraio si è svolta a Chio una grande manifestazione in solidarietà con i superstiti, per denunciare la lunga catena di migranti morti nell’Egeo e per chiedere al Governo di annullare la politica di chiusura e respingimento in atto da anni. Con le stesse motivazioni le opposizioni di sinistra, a cominciare da Syriza, hanno sollecitato una inchiesta approfondita e indipendente, con inquirenti al di fuori della Guardia Costiera. Per prendersi cura dei feriti, a parecchi dei quali sono state diagnosticate gravi fratture, e per effettuare l’autopsia delle vittime, mercoledì 4 febbraio sono arrivati a Chio medici da Atene. Sempre mercoledì 4, nel pomeriggio, è stato arrestato come sospetto scafista un giovane marocchino, l’unico non afghano a bordo del gommone.
(Fonte: Ong Aegean Boat Report, Efsyn, Ekathimerini, Ana Mpa, The Guardian, Daily Sabah, Anadolu Agency, Agenzia Reuters, Associated Press, Al Jazeera, Infomigrants, Nea Kriti, Dimokratiki Rodos)
Tunisia-Italia (Sar Malta a sud di Lampedusa), 3-4 febbraio 2025
I cadaveri di due migranti sono stati avvistati in mare, a sud di Lampedusa, nella zona Sar maltese, dall’equipaggio della nave Ong Humanity 1 durante o subito dopo difficili operazioni di salvataggio, ma non è stato possibile recuperarli. Il primo è stato avvistato la notte fra martedì 3 e mercoledì 4 febbraio dopo che, intorno alle 3, si era concluso il soccorso a una barca alla deriva con decine di persone a bordo. Per cercare di recuperarlo è stato messo in mare uno dei Rhib di salvataggio che lo ha però dovuto rinunciare a prenderlo a bordo per trasferirlo sulla nave a causa dell’avanzatissimo stato di degrado. Nove ore dopo è stato trovato, in circostanze analoghe, il secondo. La Humanity 1 stava facendo rotta verso Napoli, il porto assegnato dal Viminale per lo sbarco dei naufraghi, quando ha incrociato un gommone in difficoltà nel mare agitato, con 20 persone. In lontananza c’era una motovedetta libica in avvicinamento. “Per impedire quello che avrebbe potuto essere un respingimento illegale ad opera della marina libica – ha riferito la Ong – il nostro equipaggio ha rapidamente lanciato un Rhib che ha portato in salvo quei 20 naufraghi, tutti esausti e in stato di forte ipotermia”. Il salvataggio era ancora in corso quando è stato visto flottare un corpo inerte tra le onde. Il Rhib lo ha raggiunto ma è subito stato chiaro, dalle condizioni di avanzatissimo disfacimento, che era in acqua da molti giorni e non aveva dunque a che fare con il gommone appena soccorso. E proprio per lo stato di forte degrado anche in questo secondo caso si è stati costretti a non portarlo a bordo della Humanity. Il tempo trascorso dalla morte e il tratto di mare in cui si trovavano i corpi induce a pensare che si tratti di due delle centinaia di migranti segnalati come scomparsi sulla rotta tra la Tunisia e Lampedusa intorno o poco dopo la metà del mese di gennaio.
(Fonte: Ong Sos Humanity)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 4 febbraio 2026
Ancora due giovani scomparsi cercando di raggiungere Ceuta a nuoto dal Marocco: Ibrahim Bouzkar, 17 anni, di Tangeri, e Shaaban Al Mazoughi, tunisino originario di Susam 30 anni. Si tratta di due episodi distinti, avvenuti in tempi e circostanze diverse ma segnalati entrambi fra il 3 e il 4 febbraio alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta dai familiari dei due giovani per lanciare un appello di ricerca. Ibrahim Bouzkar, arrivato a Castillejos da Tangeri, ha tentato l’impresa lunedì 2 febbraio, verso mezzanotte, da una spiaggia nei pressi del valico del Tarajal. “Era con due amici – hanno riferito i familiari – Il mare era molto mosso e la corrente spingeva in direzione contraria a Ceuta ma hanno voluto tentare ugualmente. I suoi amici dopo un po’ hanno rinunciato, rientrando in Marocco ma avevano già perso di vista Ibrahim. Hanno detto che c’erano onde alte e violente che li hanno respinti e divisi. E’ in quel frangente che Ibrahim è scomparso alla loro vista e se ne è persa ogni traccia. La scomparsa di Shaaban Al Mazoughi risale a molto tempo prima della denuncia fatta dai familiari. Arrivato a Castillejos dalla Tunisia, si è accordato con due giovani marocchini per cercare insieme di aggirare via mare la linea di confine il 2 gennaio. Non è chiaro se i due ragazzi che erano con lui siano arrivati a Ceuta o abbiano deciso di tornare indietro. Di certo da quella sera si è persa ogni traccia di Shaaban: non risulta né arrivato a Ceuta né rientrato in Marocco e a un mese di distanza la famiglia non è riuscita a stabilire alcun tipo di contatto.
Aggiornamento 13 febbraio: trovato il corpo di Shaaban. Il corpo di Shaaban è stato trovato sulla costa marocchina. Il mare lo ha trascinato verso sud-est per decine di chilometri. facendolo affiorare su una spiaggia del litorale di Tetouan dove, avvistato da alcuni abitanti del posto, è stato recuperato dalla Protezione Civile.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 4 febbraio 2026
Hudaida Fazaka, un ragazzo marocchino di 20 anni, risulta disperso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa risale a lunedì 2 febbraio ma è stata segnalata dai familiari mercoledì 4, lanciando un appello di ricerca attraverso El Faro de Ceuta, dopo aver atteso due giorni nella speranza di ritrovarlo o almeno di ricevere notizie. Quando è uscito di casa indossava una tuta sportiva grigia ma aveva con sé una muta da sub. A ricostruire le circostanze del tentativo di traversata è stato un amico che era con Hudaida. Per arrivare via mare nel territorio dell’enclave spagnola i due ragazzi hanno scelto la frontiera nord, partendo da una spiaggia di Beliones per aggirare la linea di confine all’altezza del valico di Benzù. Il mare era molto mosso. Dopo un po’, l’amico ha rinunciato, rientrando a terra e perdendo contatto con Hudaida, che invece ha continuano o è stato trascinato via dalla corrente.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 5 febbraio 2026
Morti due giovani migranti nelle acque di Ceuta, in tempi, luogo e circostanze diverse. Altri 8 sono stati tratti in salvo ormai allo stremo delle forze. Il primo allarme è scattato in mattinata, quando sono state segnalate delle persone in difficoltà nelle acque a nord di Punta Almina, il vertice della penisola che chiude da sud la baia del porto commerciale. Per i soccorsi è intervenuta la salvamar Clara Campaoamor, del presidio locale del Salvamento Maritimo, che ha tratto in salvo due giovani e ne ha recuperato un altro ormai senza vita. I naufraghi e il cadavere sono stati sbarcati verso le 14,30 sul molo Espana, dove un’ambulanza della Croce Rossa ha prelevato i due superstiti trasportandoli d’urgenza in ospedale. La salma è stata invece trasferita sul molo del comando della Guardia Civil, nel porto peschereccio, e da qui nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia. L’operazione era appena iniziata quando è scattato il secondo allarme, lanciato dalla compagnia di navigazione Tarifa Trafico alla quale era giunta la segnalazione che l’equipaggio di una nave mercantile, la Bice Amoretti, aveva avvistato diversi migranti in acqua molto lontano dalla baia di Ceuta, quasi 15 miglia a est. La centrale operativa del Salvamento ha mobilitato la guardamar Atria, che ha tratto in salvo 6 naufraghi e recuperato un cadavere, rientrando in porto poco dopo le quindici. Anche questi 6 sono stati ricoverati. Nel primo caso c’è da ritenere che il piccolo gruppo di ragazzi sia partito dal Marocco, presumibilmente il litorale di Castillejos, su una barca con l’intenzione di guadagnare la riva a nuoto dopo aver aggirato la linea di frontiera. Nel secondo non è da escludere forse che quei migranti intendessero arrivare in barca direttamente sulla Penisola Iberica, sopravvivendo, tranne uno, a un naufragio. A meno che la barca su cui sono partiti, rimasta in panne e poi affondata, non sia stata trascinata così lontano da Ceuta, in direzione est, dalle forti correnti occidentali.
Aggiornamento 6 febbraio: 3 dispersi oltre ai 2 morti. Oltre ai due cadaveri recuperati dalla salvamar Clara Campaoamor e dalla guardamar Atria risultano anche 3 dispersi. Si tratta di ragazzi marocchini che erano con i 5 tratti in salvo e quello trovato ormai senza vita circa 15 miglia a est di Ceuta dalla nave mercantile Bice Amoretti. Insieme al bilancio preciso delle vittime sono state ricostruite le circostanze della tragedia. Come si era intuito, il gruppo soccorso a grande distanza dall’enclave spagnola stava tentando di raggiungere la Penisola Iberica attraverso le acque dello stretto di Gibilterra su una barca che, a causa delle difficili condizioni del mare, si è rovesciata. Quasi certamente sarebbero morti quasi tutti senza l’intervento della Bice Amoretti che ha preso a bordo i 5 naufraghi ancora in vita e recuperato il cadavere. La nave ha poi incontrato tre miglia a est di Ceuta la guardamar Atria sulla quale ha trasbordato sia la salma che i superstiti, dalle cui dichiarazioni è poi emerso che tre dei loro compagni erano scomparsi in mare prima dei soccorsi. Nel tentativo di rintracciarli è stata organizzata una operazione di ricerca condotta dal Salvamento Maritimo e dalla Guardia Civil, che però non ha avuto esito.
(Fonte: El Faro de Ceuta, Helena Maleno Caminando Fronteras. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 5 febbraio 2026
Un giovane di Tangeri, Sufyan Azzouz, 25 anni, è scomparso in mare cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Arrivato a Castillejos da qualche giorno, prima dell’alba di lunedì 2 gennaio ha preso il largo da una delle spiagge della zona del Tarajal, indossando solo un costume da bagno. Era insieme a un amico il quale però, di fronte alle condizioni proibitive del mare, ha rinunciato all’impresa, riguadagnando la riva in Marocco. Da quel momento si è persa ogni traccia di Sufyan, che ha deciso di continuare o magari è stato trascinato al largo dalla forte corrente. A dare l’allarme, in mancanza di qualsiasi forma di contatto, è stato questo stesso amico, che quando è arrivato a terra ha avvertito i familiari. Le ricerche non hanno dato esito: a Ceuta Sufyan non risulta arrivato ed è certo che non è nemmeno rientrato in Marocco. Nella speranza di trovare almeno qualche notizia, giovedì 5 febbraio la famiglia si è rivolta alla redazione del Faro de Ceuta lanciando un appello di ricerca.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 6 febbraio 2026
Abdellah Daomoud, un diciottenne marocchino di Tangeri, è scomparso in mare cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Lo hanno segnalato i familiari, oltre che alle autorità, alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta a cui hanno chiesto di lanciare un appello di ricerca. Partito da Tangeri, il ragazzo ha raggiunto Castillejos, ai limiti del confine meridionale dell’enclave spagnola, ed ha tentato la traversata giovedì 5 febbraio verso le 4 del mattino, uno dei giorni peggiori della tempesta che ha investito tutta la zona ma scelto nella convinzione che il maltempo avrebbe ridotto o quanto meno ostacolato la sorveglianza frontaliera. Indossava pinne e muta da sub sopra un costume da bagno verde e una maglietta multicolore ed era con altri 7 giovani, tutti marocchini. Una volta in mare, il gruppo si è diviso, probabilmente proprio a causa delle correnti e della violenza delle onde. A poco a poco i 7 amici di Abdellah sono riusciti a raggiungere la riva, alcuni a Ceuta altri tornando in Marocco. Di lui, invece, non si è saputo più nulla. Gli amici hanno riferito di averlo perso di vista nel buio. I familiari hanno atteso invano un contatto o qualche notizia, poi nel pomeriggio di venerdì 6 gennaio ne hanno denunciato la scomparsa.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Gambia-Spagna (Bafuloto-Canarie), 6 febbraio 2026
Dal 12/13 gennaio non si hanno notizie di una barca salpata sulla rotta per le Canarie dalla costa di Bafuloto, sulla sponda destra dell’estuario del Gambia. A bordo c’erano 103 migranti, tra cui da 9 a 14 donne, che risultano scomparsi: oltre ad alcuni gambiani, la maggioranza originari della Guinea e del Mali. I contatti si sono persi poco dopo la partenza, ma inizialmente questo “silenzio” non è sembrato granché allarmante, anche perché per raggiungere le Canarie dal Gambia, una rotta di oltre duemila chilometri, con un cayuco da pesca occorre mediamente più di una settimana di navigazione. Il primo allarme è stato lanciato dopo una decina di giorni, il 22 gennaio, dalla piattaforma di soccorso Alarm Phone che, avvertita dai familiari di alcune delle persone a bordo, ha allertato le autorità marittime degli stati situati lungo la rotta, dal Senegal alla Spagna. Altri dispacci sono seguiti, sempre da parte di Alarm Phone, nei giorni successivi, sempre senza risultati. Nelle ricerche è stata coinvolta anche la centrale operativa di soccorso dell’arcipelago di Capo Verde dove più volte in passato sono finiti, trascinati dalle correnti atlantiche, barconi di migranti rimasi in panne in pieno oceano. Come risulta da un dispaccio Sar diramato il 26 gennaio, però, anche le ricerche in questa direzione non hanno dato esito. Nulla infine dalle indagini condotte dall’organizzazione Ebrima Migrants Situation nei possibili paesi di transito, mentre è arrivata conferma che quel barcone non è mai arrivato in nessuna delle Canarie e il Salvamento Maritimo Spagnolo non ne ha mai trovato traccia. Tutto lascia pensare a un naufragio fantasma senza superstiti.
(Fonte: Alarm Phone, Ebrima Migrants Situation)
Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 7 febbraio 2026
Altri due “harraga” marocchini sono scomparsi nelle acque di Ceuta cercando di attraversare la frontiera, in tempi e circostanze diverse ma entrambi durante la burrasca che ha investito per giorni tutta la zona dello Stretto di Gibilterra e il Mediterraneo occidentale. Il primo – Bilal Abdi, 32 anni, di Beni Mzala, un sobborgo di Belliones – ha tentato l’impresa mercoledì 4 febbraio dal confine settentrionale, contando di approdare sul litorale oltre il valico di Benzù. Secondo quanto hanno saputo i familiari, che hanno lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro de Ceuta, è stato visto per l’ultima volta mentre cercava di aggirare la lunga scogliera frangiflutti che, sormontata da una barriera metallica, si spinge al largo segnando la linea di frontiera. In quel momento sul versante marocchino non c’era sorveglianza, forse proprio a causa della tempesta. L’altro disperso è Anouar Boulaich, 27 anni, berbero di origine, celibe, di professione barbiere. La famiglia ha riferito a El Faro che non sapeva della sua intenzione di raggiungere la Spagna attraverso Ceuta: lo ha appreso solo alla vigilia della traversata, tanto da non poter precisare neanche se abbia cercato di passare da sud, partendo da Castillejos, o a nord, da Belliones. Certo è che non se ne sa più nulla dalla fine di gennaio: non risulta né arrivato in territorio spagnolo né rientrato in Marocco.
Aggiornamento 16 febbraio. Recuperato il corpo di Bilal Abdi. Il corpo di Bilal Abdi è stato recuperato in mare dalla Guardia Civil al largo della Baia di Ceuta. Esaurite le formalità del riconoscimento ufficiale è stato messo a disposizione dei parenti che hanno espresso la volontà di seppellirlo in Marocco ma non hanno la possibilità di sostenere le spese necessarie per il trasferimento, spiegando che Bilal, disoccupato da tempo, ha tentato di raggiungere la Spagna proprio nella speranza di trovare un lavoro per potersi prendere cura della sua numerosa famiglia: la moglie, due figli, i genitori e due sorelle minori.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Turchia-Grecia (Didymoteicho, frontiera Evros), 7-8 febbraio 2025
Due migranti – un giovane apparentemente sui 20 anni e un uomo sui 35 – sono stati trovati esanimi, nei pressi della città frontaliera di Didymoteicho, in una zona al margine del fiume Evros che segna la linea di confine con la Turchia. Subito dopo la scoperta sono stati portati al pronto soccorso del più vicino ospedale ma i medici hanno dovuto constatare che erano ormai morti, sia pure non da molto tempo. Non sono emersi elementi per poterli identificare. La magistratura ha comunque disposto un’autopsia per risalire alle cause della morte e prelevare il Dna per un eventuale riconoscimento futuro. Si ritiene che abbiano perso la vita tentando di entrare in Grecia attraversando il fiume a nuoto in un punto più a monte di quello in cui sono stati trovati. L’emittente greca Ert ha riferito che i due corpi erano a breve distanza l’uno dall’altro quasi sulla sponda dell’Evros che, dopo giorni di maltempo e intense piogge era in piena e caratterizzato da correnti molto più forti del normale e, dunque, particolarmente pericoloso da attraversare a nuoto.
(Fonte: Anadolu Agency, Parapolitika, Xinhua, Infomigrants)
Marocco-Spagna (Ceuta), 8 febbraio 2026
Due giovani subsahariani sono morti, in tempi e circostanze diverse, entrando a Ceuta via terra attraverso il vallo di confine con il Marocco. Il primo deve aver tentato l’impresa tra 24 e 48 ore prima del ritrovamento, mentre la zona era investita da un violento temporale: il suo corpo è stato scoperto, la mattina di giovedì 5, da due ciclisti che percorrevano un sentiero lungo la parte alta del torrente di Calamocarro, verso Benzù, nella parte settentrionale del territorio dell’enclave, a circa 1.500 metri di distanza dalla duplice barriera che delimita la linea di frontiera. Dopo un sopralluogo della Guardia Civil, la salma, che non presentava segni di violenza, è stata trasferita nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia. La seconda vittima è un ragazzo trovato senza vita, domenica 8 febbraio, nei pressi di Fuerte San Francisco, nella zona sud ovest del territorio di Ceuta, a circa un chilometro dal vallo: era scalzo e indossava abiti leggeri o comunque inadatti per la stagione invernale. Anche in questo caso la scoperta si deve a una segnalazione privata: un escursionista che ha avvertito nelle prime ore del mattino la Guardia Civil. Non si sa se i due giovani abbiano scalato e scavalcato le barriere da soli o, come sembra più probabile, con qualche compagno. Nel fine settimana sono stati segnalati decine di tentativi di superare il vallo da parte di ragazzi subsahariani. “Quando ci riescono – ha scritto El Faro de Ceuta – generalmente raggiungono da soli il centro accoglienza (Ceti), evitando di rivolgersi alla polizia. Alcuni, però, preferiscono aspettare, nascondendosi nella macchia. La Croce Rossa ne ha trovati diversi con forti sintomi di ipotermia, feriti o con gravi fratture”. Lesioni dovute al salto dalla sommità delle barriere alte fino a 10 metri.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Belliones-Ceuta), 8 febbraio 2025
La burrasca ha trascinato tra le rocce del litorale di Benzù il corpo di un giovane sconosciuto annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto attraverso la linea di frontiera settentrionale, dopo essere partito da una delle spiagge di Belliones. Segnalato al comando della Guardia Civil, per il recupero è intervenuta una pattuglia del gruppo attività subacquee (Geas), che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’istituto di Medicina Legale. Si tratta di un ragazzo sui vent’anni che indossava una muta da sub. A giudicare dalle condizioni della salma, la morte risale a pochissimo tempo prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi per poterla identificare.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 8 febbraio 2025
Altri tre giovani harraga sono scomparsi nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto da Castillejos senza tener conto dei rischi moltiplicati dalla tempesta che ha investito la zona a partire dalla fine del mese di gennaio ma nell’illusione, anzi, che il maltempo avrebbe rallentato le misure di sorveglianza a ridosso della linea di confine. Due sono algerini: Jawadi Yassine e Triki Issa, entrambi algerini di 22 anni, amici da sempre. Il terzo, appena diciassettenne, Said El Younsi, originario di Tetuan, 40 chilometri a sud del confine tra il Marocco e l’enclave spagnola. Sono partiti tutti da Castillejos, ma in due episodi distinti, venuti alla luce nella serata di domenica 8 gennaio quando le famiglie di sono rivolte alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. Giunti in Marocco qualche giorno prima, i due giovani algerini, con indosso pinne e muta da sub, hanno tentato la traversata nelle prime ore di mercoledì 4 febbraio, in piena burrasca. Da quel momento nessuno li ha più visti. La scomparsa di Said risale invece alla notte di venerdì 6 febbraio. Secondo quanto ha riferito la famiglia, indossava solo un paio di pantaloncini neri e una maglietta, anche questa di colore nero. Non si sa se abbia preso il largo da solo o, come accade in genere, con qualche altro ragazzo. Non risulta tuttavia alcun tipo di segnalazione o allarme sul suo conto da parte di nessuno dei giovani arrivati a Ceuta o rientrati in Marocco dopo il 6 febbraio, né ai familiari né alle autorità spagnole o marocchine.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Libia-Italia (Zawiya-Zuwara-Lampedusa), 9 febbraio 2026
Cinquantatre migranti subsahariani sono scomparsi in mare nel naufragio di un gommone al largo della Libia. Due soltanto i superstiti, due donne nigeriane che hanno perso una i suoi due bambini e l’altra il marito. La strage risale alle primissime ore di venerdì 6 febbraio ma dalle autorità libiche non è arrivata alcuna informazione. A rompere il silenzio, la mattina di lunedì 9 febbraio, sono state le notizie pubblicate dagli uffici Oim di Ginevra e di Tripoli, che hanno ricostruito la tragedia soprattutto sulla base delle testimonianze delle due giovani sopravvissute, senza che sia stato comunicato con precisione, tra l’altro, da chi, in quali circostanze e quando siano state salvate. Il gommone è partito verso la mezzanotte di giovedì 5 febbraio dalla costa di Zawiya, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. A bordo erano stipati in 57, tra cui almeno due bambini, i figli di una delle due donne. Il mare non era in buone condizioni: onde alte, vento e forti correnti. Dopo sei ore di navigazione sulla rotta per Lampedusa, quando era una settantina di chilometri più a ovest, alcune miglia al largo di Zuwara, lo scafo ha cominciato a imbarcare acqua fino a che, già appesantito dal sovraccarico e reso ancora più instabile dal mare agitato, si è rovesciato, non lasciando scampo alle persone a bordo. In nessuno dei rapporti ufficiali si spiega chi e come abbia dato l’allarme né per quanto tempo i naufraghi siano rimasti abbandonati a se stessi, lasciando intendere che verosimilmente non c’è stata alcuna operazione di salvataggio efficace, gestita tempestivamente da una centrale operativa specializzata, moltiplicando così il numero delle vittime. Sembra confermare questo sospetto anche il fatto che non risulta nemmeno un solo cadavere recuperato. Premessa della strage è stata anche la fragilità dell’imbarcazione: un gommone malandato, per di più stracarico e con un motore fuoribordo inadeguato. E’ eloquente quanto ha scritto il giornalista libico indipendente Tarik Lamloun, uno dei primi a pubblicare la notizia: “Anche nei viaggi della morte verso l’ignoto emerge la differenza tra gli ultimi e chi ha un po’ di possibilità maggiori. Gli immigrati africani o quelli che comunque non hanno abbastanza soldi li infilano su zattere di gomma o barche precarie con motori deboli, come fossero un peso da smaltire. A chi è in grado di pagare fino a 7 mila dollari viene offerto un viaggio completamente diverso: barche più robuste, con motori migliori e talvolta scortate e protette dai raid della Guardia Costiera o delle formazioni armate collegate a certi dispositivi governativi”.
(Fonte: Ufficio Oim Gineva e Tripoli, Associated Press, Avvenire, sito web Tarik Lamloun, Anadolu Agency, Al Arabiya, Ong Mediterranea e Refugees in Libya, sito web Nawal Soufi, Ansamed)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 10 febbraio 2025
Ancora 2 marocchini scomparsi nelle acque di Ceuta mentre cercavano di attraversare il confine durante le ultime tempeste: Mohamed Tijani, 48 anni, proveniente da Rincon, 37 chilometri circa a sud del territorio dell’enclave spagnola; e Mohamed Tahir, 22 anni, di Castillejos. La notizia che risultano dispersi è emersa in seguito all’appello di ricerca lanciato dai familiari attraverso il quotidiano El Faro de Ceuta. Entrambi hanno tentato l’impresa partendo da Castillejos, ma in tempi, circostanze e modi diversi. Di Mohamed Tijani si sono perse le tracce 15 giorni prima della denuncia di scomparsa. Secondo quanto hanno appreso i familiari è partito su una piccola barca con altre 4 persone, tra le quali almeno un vicino di casa e gli altri abitanti di Castillejos. Non è chiaro dove siano finiti questi quattro: la famiglia di Mohamed ha detto di non avere informazioni e di essersi decisa a fare una segnalazione ufficiale dopo aver atteso invano un contatto per due settimane. Mohamed è scomparso da sabato 7 febbraio. Ha preso il largo a nuoto insieme a un amico dalla zona del mercato ittico, vicino alla grande moschea di Castillejos. In mare i due ragazzi si sono persi di vista. L’amico è stato intercettato nelle acque marocchine dalla polizia e ricondotto a terra. Di Mohamed Tahir non si è avuta più notizia.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Libia-Italia (Zuwara-Ben Gardane-Lampedusa), 10 febbraio 2026
Almeno 15 morti nelle acque della Tunisia orientale in seguito al naufragio di una barca di migranti salpata dalla Libia sulla rotta per Lampedusa. Solo 2 superstiti, due donne subsahariane. La tragedia risale a venerdì 6 febbraio ma non se ne è saputo nulla fino a quando, nella tarda serata di martedì 10, ne ha dato notizia, rompendo il silenzio delle autorità tunisine, Migrants Rescue Watch, il sito web libico ritenuto “vicino” alla Guardia Costiera di Tripoli. La barca è partita dalla costa verso Zuwara, oltre 100 chilometri a ovest di Tripoli e circa 60 dal confine con la Tunisia. Non ha navigato a lungo: è affondata dopo poche decine di chilometri, al largo del porto tunisino di Ben Gardane, verosimilmente a causa delle cattive condizioni del mare. Nessuno si è accorto di nulla. A scoprire il naufragio è stata una barca di pescatori tunisini che ha avvistato il relitto e le due donne, tenute a galla da salvagente di fortuna, ricavati da pneumatici per auto. Allo sbarco, come avevano già detto ai pescatori che le hanno salvate, hanno riferito che come minimo 15 loro compagni sono scomparsi in mare nell’immediatezza del naufragio o nelle ore successive.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Marocco-Spagna (Belliones-Ceuta), 11 febbraio 2025
Due ragazzi marocchini – Bilal Ayiun, minorenne, e Ayoub Ajafon, appena maggiorenne – sono scomparsi cercando di raggiungere insieme Ceuta a nuoto. Residenti a Tetouan, 40 chilometri a sud del confine meridionale dell’enclave spagnola, hanno preferito tentare l’impresa da nord, verso il valico di Benzù, anziché dalle spiagge di Castilleios verso il valico del Tarajal. Hanno lasciato Tetouan tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio, raggiungendo Belliones, per prendere poi il largo nelle prime ore di sabato, incuranti delle cattive condizioni del mare. Bilal indossava una muta da sub. Di Ayoub non si sa se avesse anche lui una muta. Sta di fatto che da sabato mattina se ne sono perse le tracce. I familiari hanno atteso un contatto o almeno qualche notizie fino a mercoledì quando hanno deciso di segnalarne la scomparsa, rivolgendosi anche alla redazione del Faro de Ceuta per un appello di ricerca.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Libia-Grecia (Al Haniya-Creta), 11 febbraio 2026
Il cadavere di un migrante è affiorato sulla battigia del litorale di Al Haniya, in Cirenaica, oltre 180 chilometri a est di Bengasi e circa 130 a ovest di Derna. Segnalato da alcuni abitanti del posto, è stato recuperato dalla Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale più vicino in attesa delle decisioni della magistratura per l’inumazione. Non sono emersi elementi per poterlo identificare. Pur non essendo noti i tempi e le circostanze, appare comunque evidente che si tratti di un migrante annegato sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Nell’ultima settimana di gennaio è stata segnalata la scomparsa di una barca con oltre 50 persone a bordo ma non è noto né se il cadavere recuperato ad Al Haniya sia eventualmente ricollegabile a questo episodio né, soprattutto, se e quando questa barca sia stata ritrovata.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Turchia-Grecia (Foca-Lesbo), 12 febbraio 2026
Sette vittime (3 cadaveri recuperati e 4 migranti dispersi) in un naufragio in acque turche sulla rotta tra la costa della provincia di Smirne e l’isola greca di Lesbo. Erano su uno zodiac che, nonostante le cattive condizioni del mare, ha preso il largo prima dell’alba dal litorale del distretto di Foca con a bordo, in tutto, 45 profughi/migranti. La tragedia è avvenuta intorno alle 5,30 del mattino, a una trentina di chilometri da Lesbo: lo scafo, già instabile a causa del sovraccarico, non ha retto alla violenza delle onde e delle correnti e si è rovesciato. Poco prima era arrivata una richiesta di aiuto alla centrale operativa di Smirne, che ha mobilitato diverse unità delal Guardia Costiera e un elicottero. I soccorritori sono riusciti a trarre in salvo 38 naufraghi e a recuperare 3 cadaveri. Nonostante le ricerche condotte per l’intera giornata e l’indomani, nessuna traccia degli ultimi 4.
(Fonte: Daily Sabah, Kurdistan24.net, Xinhua, Turkish Minute, Al 24 News)
Libia-Italia (Zawiya), 14 febbraio 2026
Una squadra della Mezzaluna Rossa ha recuperato e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona il cadavere di un migrante trascinato dal mare sul litorale di Al Mutrad,, meno di 15 chilometri a ovest di Zawiya e circa 80 da Tripoli. Ad avvistare il corpo mentre flottava a pochi metri dalla battigia di un tratto di costa rocciosa sono stati alcuni abitanti del posto, che hanno avvisato la polizia. Non sono emersi elementi per l’identificazione. A giudicare dallo stato di conservazione, la salma è rimasta in mare per più di qualche giorno. Verosimilmente l’uomo è annegato in un naufragio avvenuto sulla rotta per Lampedusa durante le burrasche che hanno investito la zona tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Marocco-Spagna (Al Hoceima), 16 febbraio 2026
Il mare ha trascinato il corpo di un migrante sulla spiaggia di Sabadia, ad Al Hocema, circa 1309 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla e 300 a est di Ceuta, l’altra enclave spagnola. Per il recupero è intervenuta la Mezzaluna Rossa che lo ha poi trasferito presso l’obitorio dell’ospedale regionale Mohammed VI. Il forte stato di degrado dimostra che è rimasto in acqua molto a lungo e rende molto difficile un eventuale riconoscimento. Secondo la polizia l’ipotesi più verosimile, nonostante la grande distanza dal punto in cui è stato trovato, è che sia annegato cercando di raggiungere Ceuta a nuoto e che poi, nell’arco di diverse settimane, le forti corrente da ovest lo abbiano portato fino al litorale di Al Hoceima.
(Fonte: Nadorcity.com)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 16 febbraio 2026
Si è persa traccia di altri 4 giovani marocchini che hanno tentato di raggiungere Ceuta via mare a nuoto, tutti dal varco del Tarajal, partendo da Castillejos, ma in tempi e circostanze diverse. Sono Mohamed Taher, 22 anni, residente a Castillejos nel quartiere di Condesa; Hassan Ben Aboura, 31 anni; Suleiman Barhoun, 26 anni, di Tetouan, 33 chilometri a sud di Castillejos; Shaham Yahya, poco più che diciassettenne. Della loro scomparsa si è avuta notizia dopo che, lunedì 16 febbraio, le loro famiglie si sono rivolte alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, fornendo fotografie e numeri telefonici di recapito. Di Mohamed Taher non si hanno più notizie da sabato 7 febbraio. Si sa per certo che, indossando una muta da sub, ha preso il largo da una spiaggia nei pressi della linea di confine insieme ad alcuni amici. Tutti gli altri ragazzi sono stati intercettati in mare e ricondotti a riva in Marocco. Mohamed verosimilmente non è stato avvistato ed ha potuto continuare ma da quel momento non se ne è saputo più nulla. Hassan Ben Aboura è sparito da sabato 14. Anche lui ha tentato la traversata con alcuni amici che sono stati localizzati ma che, una volta a terra, non hanno saputo fornire indicazioni, tranne che lo hanno perso di vista quando erano in mare. Suleiman Barhoun se ne è andato da Tetouan domenica 8 febbraio. Indossava un giubbotto nero. Lo hanno visto per l’ultima volta verso le 19 e verosimilmente ha tentato l’impresa quella sera stessa o al massimo l’indomani. I familiari hanno atteso un contatto o quanto meno qualche notizia per giorni, fino a che hanno deciso di rivolgersi a El Faro. Shahan, il più giovane, è quello dei quattro di cui si hanno meno informazioni. Si sa solo che deve aver cercato di superare il confine via mare nelle prime ore di domenica 15 febbraio. Poi più nulla. Non è noto nemmeno se fosse da solo o con qualche altro ragazzo.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Tunisia-Italia e Algeria-Italia (da Sfax e da Annaba), 18 febbraio 2026
I corpi di 15 migranti sono affiorati sul litorale o nelle acque calabresi e siciliane, in tempi e luoghi diversi, tra il 12 e il 18 febbraio: 11 in Sicilia e 4 in Calabria. Si ritiene che si tratti di donne e uomini annegati in almeno tre naufragi: uno sulla rotta tra l’Algeria orientale (verosimilmente la zona di Annaba) e la Sardegna, l’unica compatibile con i corpi restituiti dal Tirreno sulla costa occidentale calabrese e gli altri due nel tentativo di raggiungere Lampedusa dalla costa tunisina di Sfax, uno dei quali presumibilmente ricollegabile alle decine di barche segnalate come disperse tra il 14 e il 21 febbraio, durante il ciclone Harrys, dopo aver preso il largo dai campi della cosiddetta “zona degli ulivi”, tra Sfax e Chebba, come hanno segnalato le Ong Refugees in Libya e Refugees in Tunisia oltre che, in relazione a 8 imbarcazioni con a bordo un totale di 380 persone, da un dispaccio Sar diffuso dalla centrale operativa Mrcc italiana.
Sicilia. I primi due corpi, entrambi in forte stato di degrado, sono stati recuperati in mare, a circa un miglio di distanza l’uno dall’altro, il 12 febbraio, da una motovedetta della Guardia Costiera, con il supporto di un aereo da ricognizione, 22 miglia a nord ovest di Pantelleria. Altri 3, sempre a Pantelleria, quattro giorni dopo, il 16 febbraio: uno in mare e 2 trascinati dalle onde su una scogliera. Quasi contemporaneamente, tra il 15 e il 17, ne sono stati trovati 5 sulla costa occidentale della Sicilia: 2 a Marsala, 2 avvistati dalla nave Ong Humanity mentre si avvicinava al porto di Trapani con a bordo 33 persone salvate poche ore prima e 1 la sera di martedì 17, intorno alle 19,30, davanti alla costa di Custonaci, all’altezza della frazione di Frassino. La mattina di mercoledì 18, infine, ancora un cadavere, segnalato da un passante sulla spiaggia di Torrazza a Petrosino, tra Marsala e Mazara del Vallo, in condizioni così compromesse che non è stato possibile accertare nemmeno se si tratti di un uomo o una donna.
Calabria.I cadaveri sono affiorati sulla costa del Cosentino e del Vibonese a partire da domenica 8 febbraio sull’arco di 174 chilometri che va da Scalea a nord fino a Tropea a sud: il primo a Scalea nei pressi del Lido Nausicaa; pochi giorni dopo un altro ad Amantea nella zona della Tonnara di Coreca, 84 chilometri più a sud; poi uno di fronte al lungomare di Paola, 58 chilometri a sud di Scalea; infine un quarto, quello più a sud, in provincia di Vibo Valentia, tenuto a galla da un salvagente arancione, recuperato dalla Capitaneria di Porto a Tropea all’altezza della spiaggia Le Roccette.
(Fonte: Mazara Prima Pagina, Tp 24 Ore, La Sicilia, L’Espresso, Avvenire, Adn Kronos, Repubblica, Trapani Today, Cosenza Today, Infomigrants. Corriere della Sera)
Marocco-Spagna (Belliones e Castillejos – Ceuta), 18 febbraio 2026
Ancora due marocchini risultano dispersi nel tentativo di arrivare all’enclave spagnola di Ceuta via mare. La loro scomparsa è stata segnalata alla redazione del Faro de Ceuta dai familiari nella serata di mercoledì 18 febbraio. Il primo è un uomo non più giovane, Abd Al Samad, 55 anni, che ha cercato di superare la linea di frontiera da nord, all’altezza della scogliera del varco di Benzù, partendo dalla spiaggia di Belliones, la sera di domenica 15. Le sue tracce si perdono a partire dalle 20: fino a quell’ora il suo cellulare squillava, sia pure senza risposta, poi è risultato irraggiungibile. La sua decisione – ha spiegato il figlio – ha colto tutti di sorpresa, Quando si è allontanato da casa indossava abiti scuri ma non risulta che si fosse procurato una muta da sub. Sempre da domenica non si ha più notizia del secondo “harraga”, Nabil Zerrouki, di 23 anni, che però ha cercato di varcare il confine da sud, nella zona del Tarajal, partendo da Castillejos. Si sa per certo che preparava da tempo l’impresa e si era munito di pinne e muta da sub. A diversi amici aveva confidato di voler raggiungere la Spagna per potersi costruire “una vita dignitosa”.
Aggiornamento 23 febbraio. Trovato il corpo di Abd Al Samad. Il corpo senza vita di Abd Al Samad è stato recuperato nelle acque marocchine sabato 21 febbraio. Consegnato ai familiari dopo le formalità del riconoscimento ufficiale, lunedì 23 è stato sepolto in Marocco. Voleva raggiungere Ceuta come prima tappa verso la Spagna, dove vivono due dei suoi figli.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Malta (Fomm ir Rih e Cirkewwa), 18-20 febbraio 2025
I corpi di due uomini in avanzate condizioni di degrado sono affiorati sulla costa occidentale di Malta nell’arco di 48 ore. Il primo è stato avvistato nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio mentre flottava nelle acque della baia di Fomm ir Rih. Per il recupero è intervenuta una squadra della Protezione Civile che, dopo averlo portato a riva con l’assistenza di una unità della Marina militare, lo ha trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia. L’altro è affiorato verso le 13 di venerdì 20 vicino a Cirkewwa, quasi all’imbocco ovest del canale di Gozo, una ventina di chilometri a nord di Fomm ir Rihp. La Protezione Civile lo ha sbarcato all’altezza di Paradise Bay, per trasferirlo poi nello stesso obitorio della prima salma. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione, ma appare scontato che si tratti di due migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’Europa, verosimilmente ricollegabili alle numerose barche segnalate come disperse nella parte più occidentale della zona Sar maltese, dopo aver preso il largo dalla Tunisia, durante il ciclone Harry, sulla rotta per Lampedusa, a partire dalla metà di gennaio in poi. Il forte stato di decomposizione sta indicare che i due cadaveri sono rimasti in acqua molto a lungo: fino a Malta devono essere arrivati sulla spinta delle correnti da ovest dovute anche alle condizioni meteo delle ultime settimane. Il procuratore Philip Galea Farrugia ha aperto un’inchiesta, affidandola alla polizia, per cercare di risalire all’identità delle due vittime e alle circostanze della morte.
(Fonte: Times of Malta, Maltatoday)
Marocco-Spagna (Driouch), 20 febbraio 2026
Il mare ha trascinato il cadavere di un uomo sui trent’anni sulla spiaggia di Al Harsh, nel comune di Atrokout, provincia di Driouch in Marocco, oltre 350 chilometri a est di Ceuta e circa 80 a sud ovest di Melilla. A dare l’allarme sono stati alcuni residenti della zona. La Gendarmeria Reale, informata dalla polizia locale, dopo un primo esame medico sul posto, ha fatto trasferire la salma nell’obitorio dell’ospedale regionale di Nador, in attesa del completamento dell’indagine giudiziaria aperta dalla Procura. Secondo gli accertamenti di polizia, si tratterebbe di un algerino annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da Castillejos ma, visto che non indossava una muta da sub, verosimilmente su una piccola barca da abbandonare poi poco dopo aver superato la linea di confine, il più vicino possibile alla riva. La grande distanza tra il territorio dell’enclave spagnola e la spiaggia su cui è stato scoperto il cadavere potrebbe spiegarsi con l’azione costante delle correnti da ovest rinforzate dalle burrasche delle ultime settimane.
(Fonte: Nadorcity.com)
Libia-Grecia (Cirenaica-Creta), 21 febbraio 2026
Trenta vittime (5 cadaveri recuperati e 25 migranti dispersi) in un naufragio a sud di Creta. Partita dalla costa della Cirenaica con a bordo 50 tra egiziani e sudanesi, la barca è arrivata nelle acque greche tra venerdì 20 e sabato 21 febbraio in piena notte. Era a 15 miglia dalla costa di Kali Limenes quando, in grave difficoltà per le cattive condizioni del mare e le previsioni meteo in peggioramento, ha lanciato una richiesta d’aiuto. La prima ad arrivare sul posto è stata una portacontainer liberiana, che ha accostato per riparare la barca dalle onde (alte fino a due metri) e dal vento forza 5 e tentare il recupero dei naufraghi, calando delle scale lungo la fiancata. E’ stato questo il momento della tragedia: forse a causa della ressa delle persone verso queste scale, la barca si è sbilanciata, rovesciandosi di colpo. L’equipaggio della nave è riuscito a trarre in salvo 20 naufraghi, portandoli a bordo. Le ricerche sono proseguite con l’intervento di unità della Guardia Costiera greca e di due motovedette dell’agenzia Frontex (una portoghese e una lettone). Nelle ore successive sono stati trovati dapprima 3 e poi, nelle prime ore del giorno, altri 2 corpi ormai senza vita. I 20 superstiti sono stati sbarcati a Kali Limenes e trasferiti in giornata al centro accoglienza di Heraklion. Le ricerche dei 25 dispersi, ostacolate peraltro dal peggioramento del tempo (onde alte oltre 2,5 metri e vento forza 6), non hanno dato esito.
(Fonte: Ong Aegean Boat Report, Neakriti, Efsyn, Ekathimerini, Ana Mpa)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 febbraio 2026
Altri 4 giovani sono scomparsi tentando di raggiungere Ceuta a nuoto. Se ne è avuta notizia nel tardo pomeriggio di sabato 21 febbraio quando le famiglie si sono rivolte alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, dopo essersi rivolte alle autorità spagnole e marocchine. Si tratta di due episodi distinti, avvenuti in momenti diversi, ciascuno con due dispersi. Protagonisti del primo caso sono due ragazzi marocchini originari di Casablanca – Mohamed Amine El Habachi e Haithan El Madyry – che hanno tentato la traversata da Castillejos il 10 febbraio. I familiari non hanno saputo precisare se si fossero procurati una muta da sub e nemmeno indicare come fossero vestiti. Gli altri due dispersi sono algerini: Chafik Alili, 34 anni, e Mohamed Ameur, 31 anni. Le loro tracce si sono perse da domenica 15 febbraio. Prima di denunciarne la scomparsa i familiari si sono rivolti al centro accoglienza e all’ospedale di Ceuta ma nei registri dei migranti ospiti o ricoverati non ne hanno trovato notizia. A vuoto anche la consultazione delle liste dei migranti salvati dalla polizia o dalla Guardia Civil.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Libia-Italia (Kasr Al Akhiyar – Lampedusa), 21 febbraio 2026
I cadaveri di 7 migranti subsahariani, tra cui 2 donne, sono stati trascinati dal mare sulla spiaggia di Emhamid Al Sharif, nella parte occidentale della piccola città costiera di Kasr Al Achiyar, 73 chilometri a est di Tripoli e 43 a ovest di Homs. A scoprirli, dando l’allarme alla polizia, sono stati alcuni residenti, che ne hanno visti inizialmente 5 e poi, un po’ più lontano, altri 2. Alcuni indossavano ancora all’altezza della vitai pneumatici per auto usati sulla barca come salvagente. Si tratta certamente delle vittime di un naufragio fantasma senza superstiti avvenuto non molto tempo prima che i corpi arrivassero sulla spiaggia dove sono stati scoperti, a breve distanza l’uno dall’altro. C’è da credere, dunque, che ci siano numerosi dispersi, come ha dichiarato anche Hassan Al Ghawil, l’ufficiale di polizia del comando locale che sta svolgendo le indagini: “I cadaveri che abbiamo trovato sono ancora intatti e riteniamo che ne possano arrivare a riva degli altri”. Non è stato precisato, tra l’altro, se tra i due cadaveri recuperati in un secondo tempo ci sia anche quello di un bambino che alcuni testimoni dicono di aver visto quasi a riva ma che è stato poi riportato al largo dalle onde. Le salme sono state trasferite dalla Mezzaluna Rossa nell’obitorio dell’ospedale locale a disposizione della magistratura. Dato per certo che c’è stato un naufragio scoperto solo quando il mare ha cominciato a restituire le salme di alcune vittime, l’indagine della polizia si è indirizzata come primo punto a scoprire da dove la barca affondata sia partita, sulla rotta per Lampedusa, nel tratto di costa fra Tripoli e Homs.
(Fonte: Reuters, Market Screener, Tarik Lamloun, Ebrima Migrants Situation, Libya Review, Infomigrants, Libya Rescue Watch)
Marocco-Spagna (Belliones-Ceuta), 21 febbraio 2026
Nelle acque di Ceuta è affiorato il corpo di un altro migrante: è il nono dall’inizio dell’anno. Lo ha avvistato, a 5 miglia dal porto, nella zona della baia settentrionale, un piccolo cargo spagnolo, l’Isla Verde, intorno alle 11 del mattino. Le operazioni di recupero, condotte dal gruppo attività subacquee (Geas) della Guardia Civil, si sono concluse nel pomeriggio con il trasferimento nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Si tratta di un uomo presumibilmente di giovane età. Le condizioni di forte degrado della salma inducono a ritenere che la morte risalga ad almeno 15-20 giorni prima del ritrovamento. Il punto in cui è stato avvistato, inoltre, potrebbe indicare che l’uomo, rimasto sconosciuto, abbia tentato la traversata per raggiungere Ceuta aggirando via mare l a linea id confine settentrionale, partendo dalla zona di Belliones.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 22-23 febbraio 2026
Il cadavere di un altro migrante è stato portato a Pantelleria dal mare: è il sesto recuperato nell’isola a partire dal 16 febbraio. Affiorato in mattinata tra gli scogli della zona del Bue Marino, poco più di un chilometro a nord est del porto, è stato trasferito nell’obitorio del centro medico in attesa del completamento delle indagini. Appare evidente un collegamento con gli 11 corpi recuperati in precedenza sulle coste occidentali della Sicilia: 5 a Pantelleria, 2 a Custonaci, uno a Trapani, uno a Marsala, uno a Petrosino e uno a San Vito Lo Capo. Non sono emersi elementi per poterlo identificare. Delicato e molto sentito, quello dell’identificazione, è un problema che è emerso con forza fin dia primi giorni, sia per evidenti ragioni di umana pietà sia per avere elementi in più per ricostruire la portata della tragedia nella quale potrebbero aver perso la vita almeno 1.000 migranti, in gran parte subsahariani. Non a caso, dopo gli appelli dei giorni scorsi, le comunità che vivono nelle tendopoli a nord di Sfax, il tratto di costa tunisino da cui sono partite numerose barche di cui si è persa traccia dal 14 gennaio in poi, hanno lanciato un nuovo appello alle autorità italiane per dare un nome a tutte le 12 vittime recuperate finora a Pantelleria e sulla costa del Trapanese.
(Fonte: Trapanisi, Rainews, Itacanotizie, Tgr, Avvenire, Fanpage, Refugees in Libya)
Bosnia-Croazia (Hrvatska Kostajnica), 23 febbraio 2026
Almeno 6 migranti morti nel naufragio di una barca sul fiume Una, al confine tra la Bosnia Erzegovina e la Croazia, nei pressi della città frontaliera croata di Hrvatska Kostajnica, 90 chilometri a sud est di Zagabria e 38 a ovest di Jasenovac. Il piccolo gruppo è arrivato nella zona poche ore prima della tragedia. In quel punto l’Una, un affluente di destra della Sava, segna per decine di chilometri la linea di frontiera tra i due stati balcanici: la Croazia è sulla sponda settentrionale. E’ verosimile che sapessero già a chi rivolgersi per procurarsi un natante per attraversare. Sta di fatto che si sono imbarcati prima dell’alba di lunedì 23 febbraio. A bordo, secondo il giornale locale Index Portal, erano come minimo otto: 7 migranti e un traghettatore bosniaco, molto probabilmente il proprietario della barca. Erano ancora quasi al centro del fiume quando lo scafo si è rovesciato e la forte corrente ha subito trascinato via i naufraghi. L’allarme è stato dato da alcune persone che, udendo grida di aiuto, hanno informato la polizia croata di frontiera. Le squadre di soccorso sono riuscite a recuperare due persone ancora in vita: un giovane cinese e il barcaiolo bosniaco. Poco dopo è stato scoperto il corpo ormai senza vita di un altro migrante. Nonostante le ricerche condotte sia sulla sponda croata che quella bosniaca, nessuna traccia degli altri 5 che, sia pure ufficialmente “dispersi”, si ritiene che siano annegati. Il migrante superstite è un cinese e cinesi sarebbero stati anche altri del gruppo a conferma, come segnalato da varie Ong, in particolare Balkan Insight, che sulla via balcanica c’è un flusso crescente anche di persone provenienti dalla Cina attraverso organizzazioni cinesi o con l’aiuto di cittadini cinesi già residenti in Europa.
(Fonte: Associated Press, Infomigrants, Arab News, Balkansweb, Nampa.org)
Libia-Italia (Misurata-Lampedusa), 24 febbraio 2026
IL cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato nelle acque di Misurata, poco meno di 100 chilometri a est di Homs e circa 200 da Tripoli. Segnalato da alcuni abitanti del posto all’altezza di Al Henshiri Beach, nella zona di Dafiniyah, dopo un primo sopralluogo della polizia è stato recuperato dalla Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa delle decisioni della magistratura. Le condizioni della salma sembrano dimostrare che è rimasta in acqua a lungo prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi per l’identificazione né per risalire al naufragio in cui l’uomo deve essere annegato sulla rotta per Lampedusa. Non sembra ipotizzabile, data anche la distanza e le diverse condizioni di conservazione, un qualche collegamento con i 7 cadaveri il 21 febbraio sulla spiaggia di Kasr Al Akhiyar, 137 chilometri più a ovest.
(Fonte: Libya Observer, Migrant Rescue Watch)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 febbraio 2026
Altri due giovani harraga dispersi nel tentativo di raggiungere Ceuta aggirando via mare la linea di confine. Sono Ridouan Belmahmoud e Abdelali Ait El Kadi, di 24 anni. La loro scomparsa è stata segnalata al quotidiano El Faro de Ceuta dai familiari lo stesso giorno, mercoledì 25 febbraio, e sono entrambi originari della zona di Tangeri, ma si tratta di due episodi distinti, avvenuti in tempi e circostanze diverse. Ridouan è stato visto per l’ultima volta il 17 febbraio a Castillejos. Da quel giorno la famiglia ha cercato più volte di contattarlo ma il suo telefono risultava fuori servizio. Secondo le notizie raccolte avrebbe tentato la traversata prendendo il largo dal litorale di Rifien, poco più di 4 chilometri a sud di Castillejos e una decina da Ceuta. Vista la distanza potrebbe aver percorso il primo tratto, fino a superare il confine, sulla barca di un “passatore”, per guadagnare poi la riva a nuoto. Sicuramente indossava una muta da sub di colore scuro. Abdelali è sparito due settimane prima. L’ultimo contatto con la famiglia risale a martedì 3 febbraio. In quel momento era a Tangeri ma poco dopo si sarebbe spostato a Larache, più a sud, sulla costa atlantica. I familiari e gli amici hanno però riferito che la sua intenzione era quella di arrivare in Spagna passando da Ceuta e ritengono appunto che sia poi arrivato a Castillejos o a Belliones per tentare di entrare a nuoto nel territorio dell’enclave spagnola. In mancanza di altre notizie, oltre a presentare una denuncia di scomparsa alla polizia marocchina, lo hanno cercato negli ospedali della zona, ma senza alcun riscontro.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa, Pantelleria), 26 febbraio 2026
Il mare ha trascinato tra gli scogli della costa nord occidentale di Pantelleria quello che resta del corpo di una bambina. Lo ha comunicato la sera di giovedì 26 febbraio il sindaco Fabrizio D’Ancona, intervenuto intervistato nella trasmissione di Tgs “Nomi, Cose e Città”. Appare evidente il collegamento con gli altri 12 cadaveri affiorati sulla costa della provincia di Trapani in precedenza e la “scomparsa” di decine di barche salpate dal litorale di Sfax verso Lampedusa tra il 14 e il 24 gennaio: 1 a San Vito Lo Capo, 2 a Custonaci, 1 a Trapani, 1 a Marsala, 1 a Petrosino e 6 a Pantelleria a cui si è aggiunta quello della bimba. Recuperata dalle forze di polizia locali, la piccola salma è stata trasferita nella camera mortuaria dell’isola. Sia questa che le altre 6 affiorate in precedenza nelle acque pantesche, appena saranno completate le perizie disposte dalla Procura di Trapani, verranno sepolte nel cimitero di Pantelleria.
(Fonte: Trapani Oggi)
Algeria-Marocco (Ras Asfour, area di confine), 26 febbraio 2026
Tra il primo e il 26 febbraio, nella zona frontaliera tra l’Algeria e il Marocco, tra i monti e le foreste di Ras Asfour, in territorio marocchino, sono stati trovati, in tempi e luoghi diversi, i cadaveri di 4 migranti subsahariani. Recuperati dalla Guardia Civil e dalla Protezione Civile, sono stati trasferiti tutti nell’obitorio di Jerada, il capoluogo provinciale situato circa 60 chilometri a sud ovest di Ras Asfour. I primi tre, esauriti gli accertamenti di legge, sono stati sepolti; per il quarto, in condizioni di degrado più avanzato degli altri, al 26 febbraio si era ancora in attesa dei risultati dell’autopsia disposta dalla magistratura. Come per i 21 migranti trovati senza vita nella stessa zona tra il 27 novembre e gli ultimi giorni di dicembre 2025, si ritiene che i quattro giovani siano morti di freddo e di stenti attraversando su sentieri montani il confine per tentare di arrivare alla città marocchina di Ras Asfour, distante in linea d’aria meno di 10 chilometri dalla frontiera. Presumibilmente sono partiti o sono passati dalle città algerine di Beni Snous o di Sidi Djillali, le più vicine al confine. Su questa direttiva, secondo l’Associazione Marocchina per i Diritti Umani (Amdh) operano anche organizzazioni di trafficanti e passatori “che attirano i migranti in Algeria con la promessa di trasportarli in Marocco”.
(Fonte: Inmigrants Soldats du Monde)
Libia-Italia (Misurata e Ghanima), 26-27 febbraio 2026
I corpi di 2 migranti, un bambino e un adulto, sono affiorati in tempi e punti diversi della costa libica a est di Tripoli. Il primo, quello del bambino, è stato recuperato dalla Mezzaluna Rossa, giovedì 26 febbraio, su una spiaggia di Misurata, circa 90 chilometri a est di Homs e oltre 200 da Tripoli. L’altro, un uomo di giovane età, era sul litorale di Ghanima, 25 chilometri a ovest di Homs: segnalato da alcuni abitanti del posto alla polizia, per il recupero è intervenuta anche in questo caso la Mezzaluna Rossa. Le due salme sono state trasferite nell’obitorio degli ospedali di zona. Questi ritrovamenti fanno seguito a quelli dei 7 cadaveri recuperati il 21 febbraio a Kasr Al Akhiyar, 43 chilometri a ovest di Homs, e del corpo trovato sulla spiaggia di Al Hanshir a Misurata martedì 24. In totale, 10 corpi nell’arco di 6 giorni su un tratto dei circa 140 chilometri di costa compreso tra Kasr Al Akhiyar e Misurata, vittime sulla rotta per Lampedusa.
(Fonte: Libya Observer, Tarik Lamloun, Migrant Rescue Watch)
Gambia-Marocco-Spagna (Barra-Dakhla, rotta Canarie), 27-28 febbraio 2026
Quaranta migranti dispersi in mare su un cayuco salpato da Barra, in Gambia il 14 febbraio, sulla rotta per le Canarie, e di cui si sono perse le tracce fino a quando, circa dieci giorni dopo, lunedì 23 febbraio, è stato intercettato da unità della Marina Imperiale marocchina al largo delle coste del Sahara Occidentale, all’altezza di Dakhla, quasi 1.500 chilometri a nord del punto di partenza ma ancora 700 a sud della Canaerie. La prima segnalazione della scomparsa del barcone è stata lanciata da Alarm Phone domenica 22 con un Sos in cui si precisava che a bordo c’erano almeno 203 persone. Il dispaccio è stato ripreso l’indomani, lunedì 23, dalla organizzazione Ebrima Migrants Situation, sollecitando una operazione di ricerca a tutti gli Stati della costa lungo la rotta presumibile: Senegal, Mauritania, Marocco e in particolare Spagna. La mancanza di qualsiasi tipo di informazione o contatto si è protratta fino a mercoledì 25 quando il quotidiano Nadorcity.com ha pubblicato che unità della Marina Imperiale nella giornata di lunedì 23 avevano intercettato, ad alcune miglia da Dakhla, un grosso cayuco con a bordo 189 migranti subsahariani, tutti ormai allo stremo tanto che era stato necessario ricoverarne molti in ospedale subito dopo lo sbarco. Lo stesso giorno, sulla base degli accertamenti condotti da Ebrima Migrants Situation, si è avuta la conferma che si trattava appunto del cayuco scomparso, arrivando alla conclusione che almeno 14 dei 203 migranti segnalati a bordo dovevano considerarsi dispersi. Gli accertamenti successivi, fatti sempre dalla organizzazione Ebrima ascoltando alcuni dei superstiti e soprattutto numerosi familiari, hanno rilevato che a Barra si erano imbarcati non 203 ma quasi 230 migranti provenienti da vari paesi subsahariani, oltre che parecchi gambiani. Alcune fonti dicono addirittura quasi 250. Ne deriva che le vittime sono almeno una quarantina. I ricoverati in gravi condizioni risultano invece 24, tra cui diverse donne e alcuni bambini.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Alarm Phone)
Tunisia-Italia (Punta Bianca, Agrigento), 28 febbraio 2026
I resti del corpo di un migrante sono stati trascinati dal mare su una spiaggia isolata del parco naturale di Punta Bianca, 18 chilometri a sud est di Agrigento. Li ha trovati un turista che si era recato in quel tratto di costa agrigentina per un dossier fotografico. Sul posto, per i primi rilievi e il recupero sono intervenuti i carabinieri e una squadra dei vigili del fuoco. Le condizioni di estremo degrado del cadavere (a cui manca gran parte della parte superiore) sta a indicare che la morte risale a molto tempo, presumibilmente diverse settimane, prima del ritrovamento. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di uno delle centinaia di migranti partiti dalla Tunisia sulla rotta per Lampedusa tra il 14 e il 24 gennaio e travolti in mare dal ciclone Harrys.
(Fonte: Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Grandangolo, Agrigento Oggi, Rai Tgr Sicilia)
Libia (Tripoli), 28 febbraio 2026
Un migrante gambiano, Dawda Lowe, noto col soprannome di Kona, originario di Bundung, sulla sponda sinistra dell’estuario del Gambia, 15 chilometri a ovest di Banjul, è morto a Tripoli in seguito alle ferite riportate in una aggressione da parte di altri due migranti. Non sono chiari i motivi dell’aggressione. Al di là delle circostanze specifiche, tuttavia, Dawda è una vittima del sistema di blocchi e respingimenti che lo hanno portato e poi intrappolato in Libia. Secondo quanto ha pubblicato l’organizzazione Ebrima Migrants Situation, fuggito dal Gambia, era arrivato in Tunisia, dove ha vissuto per diverso tempo nella zona degli ulivi a nord di Sfax, prima al campo Km 19 e poi in quello del Km 21. Da qui è riuscito a partire per Lampedusa ma la sua barca è stata intercettata dalla Guardia Costiera tunisina, che lo ha costretto, insieme ai compagni, a tornare a Sfax. Allo sbarco l’intero gruppo è stato affidato alla polizia, che lo ha condotto a sud, al confine con la Libia, e venduto a miliziani provenienti presumibilmente dal centro di detenzione di Al Assah, situato nel deserto a pochi chilometri dalla frontiera e indicato da varie inchieste come uno dei principali perni del traffico di migranti in Libia. Quando è riuscito a ottenere il rilascio, sperando di trovare un nuovo imbarco, ha raggiunto Tripoli, dove però è rimasto bloccato e dove è poi stato ucciso in circostanze tutte da chiarire.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation)
Libia-Grecia (Tobruk, Cirenaica), 28 febbraio – 1 marzo 2025
Quattordici vittime (4 corpi recuperati e 10 migranti dispersi) in un naufragio al largo della costa di Tobruk, in Cirenaica, sulla rotta per Creta. Le autorità libiche non hanno fornito alcuna comunicazione sulla tragedia. La notizia è emersa, sia pure con informazioni scarse e frammentarie, solo grazie a un comunicato pubblicato sul web domenica primo marzo dalla sede Unhcr in Libia e ripreso dall’agenzia France Presse. Secondo quanto si è potuto appurare, la barca sarebbe partita sabato 27 marzo ma non si conosce il punto esatto della partenza: presumibilmente, a giudicare da dove sono stati trovati i cadaveri e i naufraghi, un tratto di litorale a ovest di Tobruk. Lo stesso vale per le circostanze e le cause del naufragio. L’unico dato certo (sulla scorta delle dichiarazioni dei 17 superstiti) è che a bordo erano almeno 31, provenienti da Egitto, Sudan e Somalia. Nella giornata di domenica 28 le squadre della Mezzaluna Rossa della base di Derna impegnate nelle ricerche hanno recuperato 4 cadaveri in punti diversi (prima 2 e poi altri 2) lungo i 20 chilometri di spiaggia tra Al Tamini e Umm Al Razem, circa 100 chilometri a ovest di Tobruk e 70 a est di Derna. E’ probabile che la barca sia partita proprio da questo tratto di costa.
(Fonte: Ufficio Unhcr Libya, Infomigrants, Arab News, Macaubusiness, Libya Review, Libya Observer, Libya Red Crescent sezione di Derna, Organizzazione Ebrima)
Algeria-Spagna (Formentera), 1-2 marzo 2026
I cadaveri di 2 migranti subsahariani sono affiorati domenica 1 marzo e la mattina di lunedì 2 sulla costa nord-orientale di Formentera. Entrambi sono stati trovati casualmente da persone che percorrevano a piedi il litorale. Il primo era sulla spiaggia di Es Carnatge, meno di 4 chilometri a sud est di Formentera: l’altro nei pressi di Es Trucadors, su un tratto della lunga lingua sabbiosa che da Ses Illetes porta verso l’isolotto di Spalmador, 9 chilometri a nord di Formentera e 11 da Es Carnatge. Le due salme, dopo i primi rilievi sul posto, sono state trasferite nell’obitorio dell’ospedale isolano a disposizione della magistratura, che ne ha disposto l’autopsia. Non sono emersi elementi per l’identificazione. Sembra scontato che si tratti di migranti annegati nel tentativo di raggiungere le Baleari dall’Algeria.
(Fonte: Formentera News, Diario de Ibiza, Ong Cipimd)
Libia-Italia (Ghanima), 2 marzo 2026
Il corpo di un migrante è affiorato nelle acque del litorale di Ghanima, 25 chilometri a ovest di Homs. A partire dal 21 febbraio, è l’undicesimo trovato, a est di Tripoli, lungo il tratto di costa di circa 140 chilometri compreso tra Kasr Al Akhiyar e Misurata. Per il recupero, su disposizione della polizia, è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa che lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Misurata. Non è stato possibile identificarlo, ma con questo nuoto ritrovamento si rafforza l’ipotesi del naufragio fantasma sulla rotta per Lampedusa di una barca salpata dalla zoan di Homs-Misurata.
(Fonte: Libya Observer)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 2 marzo 2026
La redazione del Faro de Ceuta ha ricevuto la segnalazione della scomparsa di altri tre giovani harraga (un marocchino, un algerino e un tunisino) che hanno tentato la traversata a nuoto da Castillejos prima della metà di febbraio, in momenti e circostanze diverse. Con uno di loro si è persa ogni traccia anche di 4 profughi yemeniti. In tutto, dunque, vanno calcolati 7 dispersi. L’appello al quotidiano spagnolo è arrivato da parte dei familiari dopo un mese di ricerche senza esito sia in Marocco che nell’enclave spagnola. Youssef Bahybah, 25 anni, è originario di Agadir, sulla costa atlantica, 850 chilometri a sud di Ceuta. Le sue tracce si sono perdute dal 3 febbraio, il giorno che ha preso il largo verso la zona del Tarajal indossando una muta da sub nera. “Di statura media, ha un grosso tatuaggio su un braccio”, ha precisato la famiglia, fornendo anche delle foto. Mohamed Amer, algerino, è scomparso dal 15 febbraio. Indossava anche lui una muta da sub ed era con un amico il cui corpo senza vita è stato recuperato in Marocco a sud di Castillejos. Foue Bjeoui, tunisino, è l’harraga che era con i 4 profughi provenienti dallo Yemen, a loro volta scomparsi. Il tentativo del piccolo gruppo risale ai giorni tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Foue si era munito di una muta da sub all’interno della quale custodiva il passaporto in una busta impermeabile. I suoi familiari aspettavano un contatto che non è mai arrivato e dopo pochi giorni hanno cominciato a cercare sia lui che i suoi quattro compagni, scoprendo che anche di questi non c’era traccia né in Marocco né a Ceuta.
Aggiornamento 22 marzo. Trovato il corpo di Mohamed Amer. Il corpo di Mohamed Amer è stato recuperato sulla costa del Marocco. Il mare lo ha trascinato verso sud est, fino a farlo affiorare sul litorale a sud di Castillejos.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: Ong Cipimd)
Libia-Italia (Garabulli-Lampedusa), 3 marzo 2026
I corpi di 2 migranti sono stati trascinati dal mare sul litorale di Qasr Al Khayar, 14 chilometri a est di Garabulli e circa 760 da Tripoli. Sono stati trovati, a breve distanza l’uno dall’altro, sulla battigia di una spiaggia sabbiosa, da alcuni passanti, che hanno avvisato la polizia e i servizi di sicurezza costieri. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa. Non sono emersi elementi utili per poterli identificare ma in ogni caso si tratta di due uomini apparentemente di giovane età, entrambi presumibilmente subsahariani. Lo stato di degrado dei cadaveri induce a credere che siano rimasti in mare diversi giorni prima del ritrovamento. Con questi due sale a 13 il numero dei migranti morti trovati, a est di Tripoli, lungo i 140 chilometri di costa tra Kasr Al Akhiar e Misurata, a conferma dell’ipotesi del naufragio fantasma di una barca salpata dalla costa a est di Tripoli sulla rotta per Lampedusa. C’è da ritenere, dunque, che ci siano ancora numerosi dispersi.
(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Tarik Lamloun. Libya Observer)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 4 marzo 2026
Ancora due giovani dispersi nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto: un egiziano appena diciassettenne, Ahmed Abdelraouf Abdel Sattar, e un marocchino, Ridwan, proveniente dal villaggio di Imachram, municipio di Beni Imoukzan, nella provincia orientale di Alhucemas, oltre 300 chilometri a est del confine dell’enclave spagnola. I loro familiari ne hanno segnalato la scomparsa mercoledì 4 marzo alla redazione del Faro de Ceuta, dopo essersi rivolti sia alle autorità marocchine che ceutine. Entrambi si erano procurati una muta da sub ed hanno tentato la traversata partendo da una spiaggia di Castillejos, contando di superare il confine via mare all’altezza del Tarajal. Di Amhmed non si ha più notizia dal 17 febbraio. L’ultimo contatto con Ridwan risale a due settimane prima della segnalazione di scomparsa fatta dalla famiglia. Non si sa se abbiano preso il largo da soli o insieme ad altri giovani.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Gambia-Senegal-Spagna (Dakar), 4 marzo 2026
Almeno 5 morti (tra cui un bimbo di pochi mesi) su un cayuco diasperso nell’Atlantico per una decina di giorni prima di essere intercettato al largo del Senegal. Partito intorno al 21 marzo dalla costa di Nuimi, sulla sponda sinistra dell’estuario del Gambia, sul barcone, incluso il neonato, c’erano 145 persone: alcune decine di gambiani e gli altri provenienti da vari paesi subsahariani. Puntavano sulle Canarie, una rotta di oltre 2.200 chilometri, ma presumibilmente a causa di un guasto al motore sono riusciti ad arrivare solo poco oltre Dakar, 330 chilometri a nord del punto di partenza, rimanendo alla deriva per giorni, fino a quando li hanno intercettati unità della Marina francese e della Guardia Costiera senegalese. Al momento del trasbordo si è scoperto che il piccolo era ormai morto e si è appreso che c’erano non meno di altre 4 vittime, tutti uomini. I superstiti, tra cui altri bambini e diverse donne, sono stati sbarcati presso la base navale Admiral Faye Gassama di Dakar.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Dakaractu.com, El Diario)
Libia-Italia (Mitiga), 8 marzo 2026
Il corpo di un migrante è affiorato sul litorale di Mitiga, meno di 15 chilometri a est di Tripoli, nella zona dell’aeroporto. Per il recupero, dopo un sopralluogo della polizia, è intervenuto un team della Mezzaluna Rossa, che su disposizione della Procura lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa del completamento delle indagini e delle procedure per l’inumazione. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare e se ne ignora la provenienza: l’unico dato certo è che deve trattarsi di un giovane annegato in un naufragio sulla rotta per Lampedusa.
(Fonte: Libya Observer)
Marocco-Spagna (Ceuta), 8-9 marzo 2026
Il cadavere di un giovane migrante marocchino è stato recuperato nelle acque del porto di Ceuta nella serata di domenica 8 marzo. L’allarme è scattato intorno alle 19,30, quando il corpo è stato visto flottare a breve distanza dal molo Espagna. Per il recupero è intervenuta una squadra del gruppo subacqueo (Geas) che lo ha sbarcato sul molo del comando della Guardia Civil, nel porto dei pescatori, e poi trasferito nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale d’intesa con la polizia mortuaria. Si è pensato inizialmente che fosse un minorenne e sono sorti dei dubbi sul fatto che fosse o meno un migrante visto che indossava comuni abiti sportivi e addirittura un paio di occhiali. Durante la notte, però, la polizia ha trovato tra gli indumenti dei documenti che hanno identificato il ragazzo come un marocchino di 23 anni e che, sigillati all’interno di un palloncino di gomma per proteggerli da eventuali infiltrazioni d’acqua, stavano a indicare che è sceso volontariamente in mare preoccupandosi di salvarli, in modo da poter attestare facilmente la sua identità. Il molo Espagna dove è affiorata la salma è a breve distanza da quello della stazione marittima da cui salpano i ferry per la Penisola Iberica. Non è da escludere che il giovane possa essere annegato cercando di issarsi a bordo di una delle navi in partenza più che nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto superando da nord la linea di confine, al valico di Benzù. L’ipotesi che potesse aver tentato la traversata dal Marocco superando il confine da sud, all’altezza del Tarajal, è stata subito scartata in base alla posizione stessa in cui era il cadavere, sul versante settentrionale della penisola che chiude da sud tutta l’area portuale.
Aggiornamento 12 marzo. E’ di un giovane algerino e non di un marocchino come era stato segnalato inizialmente il corpo recuperato nelle acque del porto di Ceuta. Si chiamava Bilal Bouacida: arrivato a Ceuta da alcuni mesi, era ospite e del Ceti, il centro accoglienza per migranti ceutino. Si conferma l’ipotesi che sia annegato tentando di issarsi su uno dei ferry in partenza per la penisola iberica. Sembra che alcuni suoi compagni siano riusciti in passato a raggiungere la Spagna da Ceuta attraverso diversi “canali”. Le autorità spagnole hanno avviato ricerche per rintracciare i familiari pe rinformarli ed eventualmente restituire il cadavere.
(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)
Tunisia (Nabeul), 8-9 marzo 2026
Un giovane migrante originario della Sierra Leone è stato aggredito e ucciso da un gruppo di cinque tunisini al termine di un tentativo di rapina. In Tunisia era arrivato alcuni mesi addietro insieme al fratello, che ha denunciato il delitto all’organizzazione Ebrima. Rimasti bloccati senza riuscire a trovare un imbarco per proseguire verso l’Europa, i due ragazzi hanno trovato un lavoro precario a Nabeul, sulla costa nord orientale, 13 chilometri a nord est di Hammamet e circa 70 a sud est di Tunisi. L’agguato mortale è avvenuto la sera di domenica 8. “Stavamo tornando dal lavoro – ha raccontato il fratello – quando ci siamo imbattuti in cinque tunisini sconosciuti che ci hanno tagliato la strada, pretendendo che consegnassimo tutti i soldi che avevamo e i nostri cellulari. Ci siamo rifiutati e allora hanno cominciato a colpirci a bastonate, chiamando anche altri come manforte. Qualcuno impugnava anche un machete. Non essendo in grado di difenderci da questo attacco in massa, siamo scappati…”. Era ormai buio. Durante la fuga i due fratelli si sono persi di vista e separati. “A un certo punto non ho più visto mio fratello – ha raccontato il superstite – Giunto a casa ho atteso per ore, sperando che arrivasse anche lui. Poi, in mancanza di notizie, prima ancora che facesse giorno, ho chiesto aiuto ad alcuni amici della nostra comunità. Siamo tornati insieme sul luogo dell’aggressione. Non c’era più nessuno, ma un vecchio arabo ci ha riferito che mio fratello era morto e che la sera prima, intorno alle 19, il suo copro era stato portato via dalla polizia. Ci siamo recati allora alla stazione di polizia, dove ci hanno confermato la morte di mio fratello. Abbiamo chiesto allora di vederne il corpo ma la polizia non ce lo ha consentito: si è limitata a dire di non aver notato segni di violenza sulla salma. Ma come si può morire dopo un’aggressione come quella che abbiamo subito senza che sul corpo resti alcun segno di violenza? Lo abbiamo fatto notare ma gli agenti, invece di darci spiegazioni, ci hanno scacciato dagli uffici della stazione…”.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation)
Turchia-Grecia (Demre, distretto di Finike), 9 marzo 2026
Almeno 14 morti nella collisione nell’Egeo tra una barca carica di migranti e una motovedetta della Guardia Costiera turca durante un tentativo di blocco. La barca, un gommone veloce semirigido con la chiglia e il fondo in vetroresina, era partita nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 marzo dalla costa del distretto di Finike, nella provincia di Antalya, diretta presumibilmente verso la piccola isola greca di Kastellorizzo (circa 42 miglia di navigazione) o Rodi (tra 60 e 70 miglia). Il comando della Guardia Costiera turca la ha notata sul radar intorno alle 2,30 del mattino ed ha inviato due motovedette ad intercettarla. Il contatto si è avuto verso le 5, all’altezza della città di Demre. Secondo il rapporto delle autorità turche, il motoscafo, ignorati tutti i segnali di alt, ha accelerato l’andatura, cercando di fuggire. Ne è nato un inseguimento a forte velocità durante il quale, quando stava per essere raggiunto, il motoscafo avrebbe compiuto una brusca virata, provocando una violenta collisione con la motovedetta più vicina. Il colpo avrebbe sbalzato in acqua almeno 14 migranti mentre gli altri, rimasti a bordo, avrebbero continuato la fuga fino a raggiungere la costa turca, dove più tardi sono stati intercettati e arrestati. Per i soccorsi ai naufraghi sono state mobilitate, oltre a una delle due motovedette, altre tre navi della Marina, coadiuvate da un elicottero ma non sono stati trovati superstiti. Resta da ricostruire con più precisione la dinamica della collisione: in casi analoghi è emerso che la causa è da attribuire alle manovre dissuasive delle motovedette inseguitrici e al tentativo di tagliare la rotta ai fuggiaschi per costringerli a fermarsi o quanto meno a rallentare.
(Fonte: Stockolm Center for Freedom, Daily Sabah, Hurriyet Daily News, Associated Press, Ekathimerini, Al Jazeera, Reuters, Jerusalem Post, Kabul News, Global Banking)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 marzo 2026
Si allunga con altri 2 casi la lunga catena di denunce di scomparsa di giovani nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto: due ragazzi giovanissimi, Moad Bozkri, 17 anni, e Anasse Akarrauch, 18 anni compiuti da poco. Stando a quanto hanno riferito i familiari alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta, le loro tracce si sono perse da venerdì 7 marzo. Si erano procurati entrambi delle pinne (di colore bianco), ma uno soltanto era munito di una muta da sub: l’altro, quando è uscito da casa, indossava degli abiti sportivi (giacca e pantaloni blu) anche se portava con sé una borsa con indumenti da bagno. Sembra accertato, inoltre, che fossero insieme ad almeno altri 10 ragazzi, verosimilmente uno dei gruppi intercettati nel fine settimana dalla Guardia Civil nelle acque di Ceuta o costretti a tornare indietro a causa delle condizioni del mare e sopresi poi dalla polizia marocchina. Né Moad né Anasse, tuttavia, risultano arrivati in territorio spagnolo ma neppure rientrati in Marocco.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Libia (Deserto tra Kufra e Rebiana), 12 marzo 2026
Due migranti sono morti e numerosi altri sono rimasti feriti in un incidente in pieno Sahara, nella zona di Kufra, che ha coinvolto due pick-up con a bordo almeno 40 persone, incluse donne e bambini. I due automezzi viaggiavano verso nord, provenienti, a quanto pare, dal confine con il Chad. Per sfuggire ai controlli della polizia libica viaggiavano su piste secondarie e poco battute, che attraversano terreni impervi. Probabilmente la causa dell’incidente è proprio questa: percorrendo a forte velocità un tratto sconnesso, uno dei pick-up si è rovesciato. Due degli uomini che erano sul piano di carico sono morti, altre persone hanno riportato lesioni, alcune piuttosto gravi. L’altro pick-up si è fermato e poi, forse per un guasto, non è più ripartito. I migranti sono rimasti così bloccati nel Sahara, senza la possibilità di chiedere aiuto e con scarse riserve d’acqua e di cibo. E’ iniziata un’odissea che si è protratta per tre giorni, in condizioni sempre più drammatiche. La salvezza è arrivata da una pattuglia della polizia dell’Agenzia anti immigrazione che, in servizio di pattugliamento per monitorare la situazione tra Kufra e Rebiana, verso il confine chadiano, ha scoperto casualmente il gruppo di migranti che cercavano di ripararsi alla meglio all’ombra di teli stesi alla meglio tra i due pick-up affiancati. Dopo i primi interventi di assistenza sul posto da parte di squadre di soccorso fatte affluire dalla polizia, tutti i superstiti sono stati trasferiti nel centro accoglienza di Kufra. Per alcuni è stato necessario il ricovero in ospedale.
(Fonte: Libya Observer, Libya Review)
Libia-Italia (Lampedusa), 12-13 marzo 2026
Un pakistano ventunenne è morto durante la traversata dalla Libia a Lampedusa Era su una barca con decine di altri migranti intercettata a sud dell’isola. Al momento dei soccorsi pare fosse ancora in vita ma ha cessato di vivere poco dopo tra le braccia di un amico che ha cercato di assisterlo durante tutta la navigazione. I naufraghi sono arrivati al molo Favarolo durante la notte tra giovedì 12 e venerdì 13 marzo. Al termine dello sbarco la salma è stata trasferita nell’obitorio del cimitero dell’isola.
(Fonte: La Sicilia, Avvenire, Organizzazione Ebrima)
Algeria-Spagna (Algeri-Baleari), 13 marzo 2026
Sono morti 33 migranti subsahariani nel naufragio di una barca salpata dal litorale di Algeri sulla rotta per le Baleari. Non risulta che ci siano superstiti. Dalle autorità algerine non è stata comunicata alcuna informazione sulla tragedia. Nulla anche sui principali quotidiani, dove del resto casi ed episodi legati all’emigrazione non trovano quasi mai spazio. La notizia è trapelata grazie alle fonti di Francisco José Clemente Martin, della Ong spagnola Cipimd (Commissione per l’identificazione dei migranti morti o dispersi), che a conferma della strage ha pubblicato sul web un breve filmato con i corpi delle vittime avvolte in teli di plastica neri e allineate su un molo. Il caso è stato poi ripreso anche dalla Organizzazione Ebrima Migrants Situation. Stando al poco che si è saputo, la barca sarebbe naufragata poco dopo la partenza e, dunque, all’interno delle acque territoriali algerine o poco al di fuori, comunque nella zona Sar algerina, appena all’inizio del percorso di oltre 250 chilometri fino alle Baleari. Le fonti parlano genericamente di migranti subsahariani ma verosimilmente dovrebbe trattarsi, in maniera più specifica, di somali.
(Fonte: Ong Cipimd, Organizzazione Ebrima Migrants Situation, Refugees in Libya)
Algeria-Spagna (Algeri-Baleari), 14 marzo 2026
Nove morti su una barca di migranti rimasta la deriva per circa 10 giorni sulla rotta tra l’Algeria e l’arcipelago delle Baleari. Venti i superstiti. Ancora una volta scarsissime le informazioni fornite dalle autorità algerine. A dare la notizia della tragedia è stata la Ong Alarm Phone, a cui si sono rivolti alcuni familiari delle 29 persone a bordo. Salpata dal litorale di Algeri intorno al 26 febbraio, della barca si sono perse le tracce poco dopo la partenza. La prima segnalazione della scomparsa è stata diffusa dopo una settimana, il 4 marzo, da Alarm Phone, che ha lanciato una serie di Sos sia alle autorità algerine che al Salvamento Maritimo spagnolo. Le ricerche non hanno dato esito. Nessuna traccia e silenzio assoluto per altri 10 giorni, fino a quando Alarm Phone, in un dispaccio diffuso alle 9,32 di sabato 14 marzo, ha comunicato di aver appreso che la barca era affondata e che 9 naufraghi sono annegati prima dell’arrivo dei soccorsi. Gli altri 20 sono stati ricondotti in Algeria da una motovedetta della Guardia Costiera.
(Fonte: Alarm Phone)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 14 marzo 2026
Un giovane migrante marocchino, Mohsen, è annegato nelle acque di Ceuta nella serata di sabato 14 marzo. Insieme ad altri ragazzi, con indosso una muta da sub, era riuscito a superare a nuoto la linea di frontiera del Tarajal. Una pattuglia della Guardia Civil ha avvistato verso le 19,30 il gruppo sparso che cercava di guadagnare la riva all’altezza del promontorio intitolato a Giovanni XXIII e ha dato l’allarme per i soccorsi. Alcuni sono riusciti a toccare terra. Altri due, quelli che sembravano più in difficoltà, erano più discosti, qualche centinaio di metri a nord, in direzione dell’asilo di La Pecera. Gli agenti del Geas e della polizia di frontiera sono riusciti a raggiungerne uno, portandolo in salvo; il secondo è finito in un tratto di litorale roccioso più distante ed è stato perso di vista nel buio. Alcuni uomini del Servizio Marittimo si sono gettati in acqua per cercarlo ma senza esito. Pochi minuti dopo sono intervenuti due motoscafi del Geas muniti di fotoelettriche che intorno alle venti hanno individuato il cadavere del giovane mentre flottava a breve distanza dalla riva. Dopo un primo esame da cui si è avuta conferma che non c’era ormai alcun segno di vita, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Nell’immediatezza della tragedia non sono emersi elementi utili per dargli un nome: all’identificazione la Guardi aCivil è arrivata dopo due giorni di indagini. La famiglia ha chiesto la restituzione del cadavere per seppellirlo in Marocco.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Libia-Italia (zona Sar Libia), 14 marzo 2026
Quarantacinque vittime (15 cadaveri recuperati e 30 migranti dispersi) nel naufragio di una barca nelle acque della zona Sar Libica al largo di Zuwara, a ovest di Tripoli, sulla rotta per Lampedusa. Non ci sono superstiti. La notizia viene dal Missing Program, il registro delle vittime pubblicato dall’Oim di Ginevra, che cita come fonte l’ufficio Oim di Tripoli. I dettagli sono scarsissimi: il naufragio risulta avvenuto il 14 marzo ma la stessa Oim specifica che non sono noti né il punto di partenza della barca né il paese d’origine delle vittime. Per quanto è dato sapere, la tragedia è stata scoperta solo quando sono affiorati alcuni cadaveri in mare, poco a ovest di Zuwara, verso il confine con la Tunisia. Dalle autorità libiche non è stato fornito alcun tipo di informazioni. Nello stesso tratto del Mediterraneo centrale – come hanno riferito Alarm Phone, l’organizzazione Ebrima e il Libya Observer – risulta “scomparsa” da mercoledì 11 marzo una barca con 45 migranti subsahariani partita dalla costa tunisina orientale per Lampedusa, una rotta che potrebbe attraversare le acque a nord di Zuwara, ma non sono emersi elementi per collegare i due episodi.
(Fonte: Missing Program Iom Ginevra)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 14-15 marzo 2026
Un bambino di 2 anni originario della Sierra Leone è annegato in un naufragio a sud ovest di Lampedusa. Era con la mamma e altri 63 migranti (provenienti da Sierra Leone, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio e Guinea) su una barca in ferro lunga nove metri salpata dalla costa a nord di Sfax intorno alle 23 di venerdì 13 marzo e arrivatanelle acque della zona Sar italiana nella serata di sabato. Durante la navigazione lo scafo ha cominciato a cedere, imbarcando acqua. Quando è stato avvistato dai marinai della motovedetta Cp 327 della Guardia Costiera di Lampedusa era già parzialmente inabissato. Poi, mentre l’unità militare si stava avvicinando per i soccorsi, si è rovesciato di colpo, forse a causa dell’agitazione che si è creata a bordo alla vista della nave. Cadendo in acqua il piccolo deve essere sfuggito alla madre che lo teneva in braccio. La donna è stata recuperata poco dopo ed ha subito urlato che il suo bambino era scomparso in mare. Mentre tutti i naufraghi venivano raggiunti e issati sulla Cp 327, sono iniziate le ricerche per trovare il bimbo. Le operazioni si sono protratte nella notte con l’intervento anche di un’altra motovedetta, la Cp 271, e sono riprese all’alba, con l’ausilio di un elicottero della Guardia Costiera, ma senza esito. Nella giornata di sabato ci sono stati al largo di Lampedusa altri 5 interventi di soccorso per barconi partiti da Zuwarah, Sabratha, Sorman, Tajoura e Zawiya.
(Fonte: La Sicilia, Il Giornale di Sicilia, Agrigentonotizie, Agenzia Ansa)
Marocco-Spagna (Gualchos, Motril), 15 marzo 2026
I cadaveri di 3 migranti, verosimilmente marocchini, sono affiorati in mare di fronte a una spiaggia del municipio di Gualchos, nella zona di Castell de Ferro, meno di 20 chilometri a est di Motril e un’ottantina a sud di Granada. Il primo è stato avvistato in mattinata da un uomo che camminava lungo il litorale ed ha avvertito il comando della Guardia Civil. Poco più tardi la pattuglia del Geas, gruppo attività subacquee, nel corso dell’intervento per il recupero in mare, ha trovato gli altri due corpi. Sbarcate nel porto di Motril, le tre salme sono state poi trasferite nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Il ritrovamento potrebbe forse essere messo in relazione con un motoscafo veloce semirigido visto arrivare intorno all’una di notte nello stesso tratto di litorale e dal quale è sceso in mare, a una certa distanza dalla riva, un numero imprecisato di persone, fuggendo poi a forte velocità verso il mare di Alboran. In quel momento imperversava un violento temporale, con un forte vento di levante, che potrebbe aver gravemente ostacolato la possibilità di raggiungere la spiaggia specie per chi non era un nuotatore esperto o peggio non sapeva nuotare. Più tardi la polizia ha intercettato sulla spiaggia 17 persone. E’ probabile che anche i tre migranti morti facessero parte di questo gruppo e, secondo gli inquirenti, non è da escludere che possano esserci altre vittime, tanto che le ricerche in mare in tutto quel tratto di litorale si son protratte per l’intera giornata di domenica 15 marzo, con l’intervento anche di un elicottero.
Aggiornamento 16 marzo. La Guardia Civil ha appurato che i tre giovani morti erano nel gruppo arrivato con il phantom e intercettato sulla spiaggia: come si sospettava, sono annegati quando sono stati costretti a scendere in mare a distanza dalla riva. Erano partiti qualche ora prima da Alhoceima, in Marocco.
Aggiornamento 18 marzo. Anche un disperso. Dalle testimonianze dei 17 superstiti intercettati sulla spiaggia è emerso che oltre alle 3 vittime c’è un disperso. Come i tre ragazzi i cui cadaveri sono stati recuperati, anche lui, costretto a scendere dal motoscafo piuttosto al largo, non è riuscito a raggiungere la riva oltre che per la distanza probabilmente a causa delle forti correnti dovute alle cattive condizioni meteomarine.
Aggiornamento 20 marzo: un altro cadavere. Sulla costa a est di Motril è stato recuperato un altro cadavere ricollegabile allo sbarco dal phantom. Era all’altezza di Playa Cambriles, nel municipio di Ljar, appena 2 chilometri a est della spiaggia di Castell de Ferro dove la mattina di domenica 15 marzo sono stati trovati i 17 superstiti. Si ritiene che possa trattarsi del giovane ritenuto disperso ma non si esclude che il bilancio totale delle vittime sia più alto e che ci siano dunque altri corpi in mare. Le ricerche, condotte anche con l’intervento di un elicottero, non sono state infatti interrotte.
Aggiornamento 21 marzo. Un altro cadavere: totale 5. Un altro cadavere, il quinto, è stato recuperato sabato 21 marzo sul litorale a est di Motril. Era nelle acque di fronte a Playa de la Rijana, a poco più di 16 chilometri da Motril e 4 a ovest di Castel de Ferro. Ad avvistarlo, intorno alle 18, è stato un pescatore, che ha avvertito la polizia. Per il recupero è intervenuta una unità della Guardia Civil.
Aggiornamento 24 marzo. Un altro cadavere: totale 6, Il cadavere di un altro migrante, il sesto dall’arrivo del phantom la mattina di domenica 15, è stato recuperato nelle acque della spiaggia di Castell del Ferro. Trovano così una ulteriore conferma le testimonianze secondo cui sul motoscafo partito dal Marocco c’erano diversi altri migranti oltre ai 17 intercettati poco dopo lo sbarco.
(Fonte: Granada Hoy, Europa Press, Ong Cipimd. Aggiornamenti: Alarm Phone, Organizzazione Ebrima, Granada Hoy, Europa Press, Ong Cipimd, El Endependiente de Granada)
Algeria-Marocco (linea di frontiera Oujda e Bouarfa), 16 marzo 2026
Ancora migranti morti di sfinimento e di freddo in territorio marocchino lungo la linea di frontiera con l’Algeria. Si tratta di giovani subsahariani che, come è accaduto in passato, sono entrati in Marocco con l’intenzione di raggiungere la costa e trovare il modo di imbarcarsi verso la Penisola Iberica o di entrare nel territorio delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla. La notizia è stata diffusa dalla Organizzazione Ebrima, che non ha precisato il numero esatto delle vittime ma ha tuttavia diffuso un filmato nel quale si vedono almeno 3 cadaveri lungo la strada che, correndo da nord sud a una distanza media di 5-10 chilometri dal confine, collega Oujda a Bouarfa: uno steso bocconi al margine della carreggiata, gli altri due a breve distanza, alla base di un cespuglio, in un tratto sterrato e semi allagato dalle piogge dei giorni precedenti il ritrovamento, nel nord della provincia di Ain Chair. Come in altre tragiche circostanze analoghe, c’è da ritenere che i tre ragazzi abbiano attraversato di nascosto il confine percorrendo, su indicazione di “passatori” algerini montani e impervi, in modo da sottrarsi alla vigilanza della polizia di frontiera, ma che siano stati sorpresi dalle tempeste di neve e di pioggia che hanno investito la zona. In qualche modo sono riusciti a trascinarsi fino alla strada nazionale, dove però le forze li hanno abbandonati. I loro corpi sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa.
(Fonte: Organizzazione Ebrima Migrants Situation)
Libya-Italia (costa a est di Tripoli), 17 marzo 2026
Diciassette morti su una barca di migranti rimasta alla deriva per circa due giorni sulla rotta per Lampedusa in condizioni meteomarine in rapido peggioramento. A bordo erano in 62. Partiti dalla costa tra Tripoli e Homs nelle prime ore di domenica 15 marzo, hanno navigato per ore in direzione nord, fino ad arrivare quasi al margine settentrionale della zona Sar libica. Erano nella posizione di 33° 24’ Nord e 13° 52’ Est quando hanno lanciato un Sos segnalando che il mare era sempre più agitato e lo scafo, peraltro sovraccarico, minacciava di non reggere più all’urto delle onde. La richiesta di aiuto è stata intercettata da Alarm Phone, che ha informato le autorità italiane e maltesi e allertato quelle libiche. “La Guardia Costiera libica (quella più vicina luogo dell’emergenza: ndr) ha però risposto di non poter intervenire a causa del cattivo stato del mare”, ha segnalato la Ong, che poco dopo ha perso i contatti, mentre si susseguivano i bollettini meteo che segnalavano burrasche crescenti in tutto il Mediterraneo Centrale, tanto da far temere un naufragio, probabilmente senza superstiti, nel giro di breve tempo. L’incertezza si è protratta fino al primo pomeriggio di martedì 17 marzo quando, come ha comunicato in un dispaccio diffuso alle 14,36, Alarm Phone ha saputo che la barca era stata finalmente intercettata ma che 17 dei 62 a bordo erano morti prima dei soccorsi, durante la tempesta, probabilmente cadendo in mare senza che i compagni potessero aiutarli.
(Fonte: Alarm Phone)
Sudan-Libia (Sahara), 18 marzo 2026
Un profugo sudanese fuggito dal Darfur occidentale, Abdulhalim Osman Hassan, è stato trovato morto nel Sahara lungo una delle piste che conducono verso nord e, più oltre, verso il confine con la Libia. Non è chiaro chi abbia effettuato la scoperta: forse altri profughi in fuga. “Sono migliaia – ha segnalato infatti la Ong Refugees in Libya che ha dato notizia della morte di Abdulhamin – i sudanesi costretti dalla guerra a fuggire dalle loro case e a intraprendere strade estremamente pericolose attraverso il deserto. Contemporaneamente al caso della morte di Abdulhamin siamo stati informati della vicenda di un folto gruppo rimasto bloccato perché il veicolo su cui viaggiava è rimasto in panne”.
(Fonte: Ong Refugees in Libya)
Algeria-Spagna (Cala Llonga, Ibiza), 19 marzo 2026
Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque di fronte alla spiaggia di Cala Llonga, 12 chilometri a nord est di Ibiza, sulla costa meridionale dell’isola. Ad avvistarlo è stato, nella tarda mattinata di giovedì 19 marzo, un abitante del posto, Darren Milner, dal balcone della su casa, situata appena oltre l’arenile. Il corpo flottava nel mare mosso tenuto a galla da un salvagente di colore arancione. Credendo che fosse qualcuno in procinto di annegare, l’uomo si è gettato in acqua, lottando contro le onde per soccorrerlo: solo quando lo ha raggiunto si è accorto che era un cadavere, ma lui stesso lo ha trascinato a riva. Subito dopo, intorno alle 12, ha avvertito il comando della Guardia Civil. Nel corso dell’ispezione eseguita direttamente sulla spiaggia, gli agenti hanno constatato che si trattava di un migrante subsahariano verosimilmente annegato lungo la rotta tra l’Algeria e le Baleari e che, a giudicare dallo stato di degrado, doveva essere morto diversi giorni prima del recupero. Verso l4,30, esauriti i primi accertamenti, la salma è stata trasferita nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per le indagini. La Procura ha disposto l’autopsia e il prelievo del Dna.
(Fonte: Diario de Ibiza, Periodico de Ibiza, Cadena Ser, Noudiari.es, Europa Press, Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Alicante), 19 e 20 marzo 2026
I cadaveri di due migranti sono affiorati lungo la costa di Alicante nell’arco di 24 ore. Il primo è stato avvistato nella tarda mattinata di giovedì 19 marzo da un operaio che stava lavorando in un edificio sul litorale del municipio di Xabia, nella zona di Cap Negre, ed ha avvertito il comando della polizia locale. La ricognizione fatta dagli agenti con un drone ha confermato la presenza del corpo di fronte a un alto costone, in un tratto di mare inaccessibile via terra. L’operazione di recupero, che si è protratta fino alle 19, è stata così condotta con una barca della squadra di polizia giudiziaria che ha poi trasferito la salma nell’obitorio dell’ospedale locale. Il secondo cadavere è affiorato la mattina dopo, venerdì 20 marzo, in un altro tratto di costa rocciosa, meno di due chilometri più a sud, davanti a Cap de la Nau, nel municipio di Javea. A dare l’allarme alla polizia e alla Guardia Civil è stata una donna che abita nella zona. Entrambi i cadaveri sono in uno stato di degrado avanzato: si ritiene che provengano dallo stesso naufragio, avvenuto lungo la rotta tra l’Algeria e la regione di Alicante.
(Fonte: Ong Cipimd, Diario de Alicante, Las Provincias, Europa Press)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 marzo 2026
Un migrante è morto, verosimilmente stroncato dalla fatica e dal freddo, mentre stava per approdare sulla spiaggia ai piedi del promontorio Giovanni XXIII, nella zona sud di Ceuta, dopo aver attraversato a nuoto la linea di frontiera partendo da una spiaggia di Castillejos. Era partito prima dell’alba, indossando pinne e muta da sub, in una notte in cui si sono registrate decine di tentativi analoghi nonostante le pessime condizioni meteo a causa della tempesta “Therese” che ha investito tutto questo tratto di costa. Quando è stato avvistato dalla Guardia Civil era già ampiamente all’interno delle acque della baia: stava cercando di approdare nell’area della scogliera Piedra del Pineo e, a quanto pare, era già tra le rocce lungo la riva quando è stato colto da un malore e non si è più ripreso. La Guardia Civil ne ha recuperato il copro poco dopo, trasferendolo nell’obitorio dell’istituto di medicina legale.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Tunisia (Tunisi e Sfax), 22-23 marzo 2026
Nell’arco di 24 ore sono morti di malattia e sfinimento in ospedale, uno a Tunisi e l’altro a Sfax, due migranti subsahariani rimasti bloccati in Tunisia nel tentativo di arrivare e chiedere accoglienza in Europa. Habib Sew, originario della Guinea Conakry, dopo aver cercato invano un imbarco, malato e debilitato il 26 gennaio si era rivolto all’Oim per essere rimpatriato. Nell’attesa viveva nella zona di Tunisi con l’aiuto della sorella, ma le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. La sera del 2 febbraio, in seguito a un malore, è stato ricoverato ma non si è più ripreso: è morto la notte tra il 22 e il 23 marzo. Analoga la tragedia di Drissa Fanny, proveniente dalla Costa d’Avorio. Aveva lasciato San Pedro, la sua città, da oltre un anno e mezzo. Arrivato in Tunisia ha tentato più volte la traversata verso Lampedusa ma sempre senza fortuna. Negli ultimi mesi ha trovato rifugio nel campo al chilometro 23, a nord di Sfax, sempre con la speranza di potersi imbarcare ma a poco a poco, anche a causa delle condizioni di salute, ha rinunciato e si è rivolto all’Oim per essere rimpatriato. La sera del 2 febbraio si è sentito male e con l’aiuto dell’Oim è stato ricoverato presso l’ospedale Habib Bourguiba di Sfax. Alcuni volontari del gruppo Marino Dubois che hanno cercato di assisterlo hanno riferito che aveva grossi problemi respiratori e non riusciva più a dormire. Ha cessato di vivere la notte tra lunedì 23 e martedì 24 marzo.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois)
Algeria-Spagna (Baleari), 23 marzo 2026
Si è persa ogni traccia di due barche sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari con a bordo complessivamente 50 migranti: tutti gli indizi inducono a temere che si siano verificati altri due naufragi fantasma senza alcun superstite. La prima, 21 persone provenienti dall’Africa subsahariana, risulta partita martedì 10 marzo. Alle Baleari non è mai arrivata. A segnalarne la scomparsa è stata la piattaforma di soccorso Alarm Phon che, contattata da alcuni familiari, ha sollecitato una operazione di ricerca al Salvamento Maritimo spagnolo, precisando di non essere riuscita a comunicare con le persone a bordo perché i loro cellulari risultavano irraggiungibili, non si sa se a causa delle batterie esaurite o altro. Sulla base di questo Sos la Spagna ha mobilitato un aereo da ricognizione e soccorso che ha monitorato per giorni il tratto di mare a sud di Maiorca lungo la presumibile rotta dalla costa dell’Algeria centrale, precisando che oltre a quella segnalata da Alarm Phone risultava scomparsa una seconda imbarcazione, salpata il 12. A bordo di quest’ultima, come ha poi pubblicato Alarm Phone che ha cercato invano di stabilire un contatto, erano in 29 (tra cui 6 bambini), anch’essi tutti subsahariani. Le ricerche si sono protratte fino a domenica 22 marzo, con un raggio d’azione sempre più ampio a sud di Maiorca, ma senza esito. Da qui l’ipotesi di un naufragio, tanto più che in quei giorni il Mediterraneo occidentale è stato investito da una forte burrasca.
(Fonte: Alarm Phone, Europa Press Baleares Gruppo Marino Dubois)
Libia-Italia (Al Harsha, Zawiya), 23 marzo 2026
Il cadavere di un migrante è stato trascinato dal mare su un tratto di costa rocciosa all’altezza di Al Harsha, una decina di chilometri a ovest di Zawiya e poco più di 50 da Tripoli. Per recuperarlo la polizia, avvertita da gente del posto, ha fatto intervenire una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa delle decisioni della magistratura. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione e la provenienza ma appare scontato che si tratti di un migrante annegato tentando di raggiungere Lampedusa dalla costa a ovest di Tripoli. La morte, a giudicare dallo stato di conservazione della salma, dovrebbe risalire a qualche giorno prima del ritrovamento.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 23 marzo 2026
Ventiquattro migranti, tutti provenienti dall’Africa Subsahariana, sono annegati in un naufragio nelle acque di Cherchell, circa 28 chilometri a ovest di Tipaza e quasi cento da Algeri. Soltanto 7 i superstiti, anch’essi tutti subsahariani. Erano su una barca salpata dalla costa di Tipaza sulla rotta per le Baleari, puntando presumibilmente verso Ibiza. La tragedia si è verificata poco dopo la partenza, forse a causa insieme del sovraccarico e delle condizioni del mare. Scarsissime le informazioni disponibili: la notizia è emersa solo grazie ai contatti del gruppo francese Marino Dubois che da anni si occupa di assistenza ai migranti, mentre non c’è stato nessun alcun comunicato ufficiale da parte delle autorità algerine nonostante, a quanto risulta, i 7 superstiti siano stati tratti in salvo da unità della Guardia Costiera. Al momento del naufragio risultavano disperse anche altre barche partite dall’Algeria.
(Fonte: sito web gruppo Marino Dubois Official, sito Limou le Guineen)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 24 marzo 2026
Non si hanno più notizie di un giovane marocchino, Sufian Abran, 23 anni, che ha cercato di raggiungere Ceuta a nuoto dal Marocco. Come ha riferito la famiglia rivolgendosi alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, dovrebbe aver tentato la traversata intorno al 9 marzo partendo da Castillejos con l’obiettivo di superare via vare la linea di frontiera all’altezza del valico del Tarajal. Nei quindici giorni successivi i familiari, dopo aver atteso invano un contatto, hanno provato a cercarlo fino a quando hanno deciso di segnalarne la scomparsa anche a El Faro oltre che alle autorità marocchine e spagnole. Non è stato specificato se fosse da solo o insieme ad altri giovani marocchini.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Tan Tan – Canarie), 24 marzo 2026
Dodici migranti sono scomparsi in mare in un naufragio sulla rotta tra il Marocco e l’arcipelago delle Canarie, al largo di Tan Tan. Otto i superstiti. Scarsissime le informazioni disponibili: la notizia è stata riferita tra il 26 e il 27 marzo da due brevi note pubblicate dal sito web L’Actualité e dal gruppo francese Marino Dubois, mentre le autorità marocchine non hanno diffuso comunicati ufficiali. Verosimilmente la barca puntava verso Fuerteventura o Lanzarote, le due isole spagnole più vicine a quel tratto di costa del Marocco occidentale. Il naufragio deve essere avvenuto non molto dopo la partenza e comunque in acque marocchine. I superstiti sono stati sbarcati in Marocco e le ricerche dei 12 dispersi, secondo quanto riferisce L’Actualité, si sono protratte anche nei giorni successivi ma senza esito.
(Fonte: sito web L’Actualité, Gruppo Marino Dubois)
Libia-Italia (Misurata), 25 marzo 2026
Il mare ha depositato il cadavere di un migrante sconosciuto sulla costa di Misurata, zona di Al Zarrouq, circa 90 chilometri a est di Homs. Dopo i primi rilievi sul posto da parte della polizia, personale della Mezzaluna Rossa lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa del completamento delle procedure per l’inumazione. Non sono emersi elementi per stabilirne la provenienza ma appare scontato che si tratti della vittima di un naufragio avvenuto sulla rotta per Lampedusa probabilmente più a ovest e che il cadavere sia stato trascinato fino al litorale di Misurata dalle mareggiate di ponente avvenute nei giorni precedenti il ritrovamento. A giudicare dallo stato di degrado della salma, la morte dovrebbe risalire a parecchio tempo prima.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 27 marzo 2026
Ventidue migranti morti su un gommone rimasto alla deriva per sette giorni sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Altri 28, avvistati casualmente 52 miglia a sud di Ierapetra, sono stati tratti in salvo da una motovedetta della Guardia di Finanza italiana aggregata alla flotta dell’Agenzia Frontex che opera nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo e, subito dopo lo sbarco, trasferiti nel centro accoglienza di Heraklion: tutti tranne due, per i quali i medici hanno disposto il ricovero, uno nell’Ospedale Universitario e l’altro nell’ospedale generale Venizelio. Secondo quanto hanno riferito i superstiti alla polizia greca, il gruppo di 48 migranti è partito sabato 21 dalla costa di Tobruk. Dopo circa un giorno di navigazione il motore è andato in avaria e il gommone è rimasto in balia del mare. A bordo c’erano scarsissime riserve d’acqua e di cibo, che si sono esaurite rapidamente. Con il passare dei giorni molti sono stati stroncati dalla sete, dalla sfinimento e dagli stenti: prima qualcuno, poi progressivamente ben 22. I loro corpi sono stati affidati al mare. Quando sono arrivati i soccorsi anche gli altri 26 (24 uomini, 1 donna e 1 minore) erano ormai allo stremo. Per la traversata alcuni hanno dichiarato di aver pagato da 7.100 a 8.500 euro. Al momento stesso dello sbarco, in base alle nuove norme introdotte dal governo di Atene, i superstiti sono stati arrestati per “ingresso illegale” in Grecia. Per due di loro (entrambi sud sudanesi, 19 e 22 anni) è successivamente scattata l’accusa anche di essere “trafficanti”.
(Fonte: Efsyn, Agenzia Reuters, Ekathimerini, Alarm Phone, Aegean Boat Report, Ana Mpa, Al Jazeera, Avvenire)
Libia (Zawiya), 27-28 marzo 2026
Due migranti provenienti dal Camerun sono stati aggrediti e uccisi a Zawiya, la città portuale circa 50 chilometri a ovest di Tripoli dove si concentrano centinaia di giovani subsahariani in attesa o nel tentativo di potersi imbarcare sulla rotta per Lampedusa. I loro corpi insanguinati sono stati abbandonati per strada, in luoghi appartati. Non è noto se siano stati assassinati nello stesso posto dove li hanno trovati o trascinati lì da altrove. Si tratta di due episodi distinti, avvenuti a tre giorni di distanza l’uno dall’altro ma, come denunciano l’Organizzazione Ebrima e la Ong Refugees in Libya, vanno ricollegati al crescente clima di violenza razzista nei confronti dei migranti subsahariani che si respira in tutto il paese. Il primo cadavere è stato scoperto martedì 24 marzo ma se ne è saputo solo dopo il ritrovamento del secondo, avvenuto venerdì 27, quando Refugees in Libya ed Ebrima hanno diffuso la notizia. “Questa è oggi la realtà in Libia per i migranti subsahariani, grazie anche alle enormi pressioni esercitate dalla politica europea che fornisce mezzi e risorse alle milizie libiche perché contrastino il flusso dei migranti”, hanno denunciato le due organizzazioni. Aggressioni e gravi episodi di violenza si erano verificati pochi giorni prima anche in pieno centro a Tripoli
(Fonte: Refugees in Libya, Organizzazione Ebrima Migrants Situation)
Libia-Italia (Garabulli), 28 marzo 2026
Il mare ha depositato il cadavere di un profugo sudanese, Salem Issa Abdulrahman Abdullah sul litorale di Garabulli, 50 chilometri a ovest di Homs, uno dei principali punti d’imbarco dei migranti sulla rotta per Lampedusa dal litorale a est di Tripoli, distante circa 60 chilometri. Dopo un primo sopralluogo della polizia della direzione di sicurezza di Tajoura, avvertita da alcuni abitanti del posto, la Mezzaluna Rossa lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale generale di Garabulli in attesa delle pratiche legali per l’inumazione. L’identificazione è stata resa possibile dal recupero del passaporto e del telefono cellulare trovati tra gli abiti dell’uomo. Si ignorano le circostanze precise della morte ma appare scontato che si tratti della vittima di un naufragio avvenuto qualche giorno prima, forse durante la tempesta che ha investito il Mediterraneo centrale. Il 25 marzo il cadavere di un altro migrante è stato trovato sul litorale di Misurata, circa 140 chilometri più a est ma non ci sono elementi per stabilire se ci sia un qualche collegamento.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Libya Observer)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 28 marzo 2026
Quarantotto vittime (29 migranti dispersi e 19 cadaveri recuperati) in un naufragio al largo della costa orientale tunisina, sulla rotta per Lampedusa. Solo 16 i superstiti, 3 ragazzi e 13 giovani donne. La barca, uno scafo in metallo “monouso” costruito in un cantiere clandestino gestito da trafficanti, è partita verso le 3 del mattino dalla costa a nord di Sfax, all’altezza dei campi ai chilometri 23 e 24 della “zona degli olivi”. La tragedia è avvenuta poche ore dopo, nelle acque tunisine: la prima disperata richiesta di aiuto è stata intercettata prima delle 9 dal gruppo francese Marino Dubois, che ha subito diramato una serie di Sos sollecitando un’immediata operazione di soccorso. Quando le prime unità sono giunte sul posto, tuttavia, era già troppo tardi per la maggior parte delle 64 persone imbarcate. Nel corso della mattinata, mentre si stavano delineando le dimensioni della strage, altre richieste di soccorso o quanto meno di informazioni sono pervenute ad Alarm Phone da parte di familiari delle persone a bordo. I 16 naufraghi ancora in vita sono stati sbarcati a Sfax dove sono poi affluite anche le 19 salme recuperate nel corso delle ricerche. Le operazioni, proseguite sino al tramonto, sono state riprese l’indomani, domenica 29 marzo, ma senza alcuna speranza di trovare ancora qualche superstite tra i 29 dispersi. Stando agli accertamenti condotti dal gruppo Marino Dubois il naufragio è stato causato dal cedimento improvviso della barca, lunga non più di 7/8 metri: sotto il peso di un sovraccarico di 64 persone e della forza delle onde, le saldature improvvisate e precarie delle lastre in metallo si sono rotte, specie nella zona di poppa, e lo scafo è affondato in pochi istanti. Marino Dubois ha anche segnalato alla polizia tunisina i nomi di alcuni dei componenti dell’organizzazione che avrebbe fornito la barca e fatto partire i 64 migranti da Sfax, specificando che sarebbero responsabili, oltre che di questo, di altri naufragi verificatisi in passato esattamente con le stesse cause e le stesse modalità. Appena si è avuta conferma della tragedia, diverse famiglie hanno cominciato a diffondere sul web i nomi e le foto di possibili vittime.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois, Alarm Phone)
Algeria-Spagna (Ibiza), 28 marzo 2026
Il cadavere di un migrante subsahariano è affiorato nelle acque di Ibiza, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio arancione. Ad avvistarlo verso le 9,30, a circa 200 metri dalla riva, è stato un giovane del posto che stava navigando su una piccola barca tra Cala Mestella e Cala Llenya, lungo la costa meridionale dell’isola, circa 14 chilometri a nord est dell’abitato di Ibiza. Da bordo della barca stessa il ragazzo ha avvertito subito la Guardia Civil e poco dopo una pattuglia ha raggiunto la zona recuperando con un gommone il corpo, poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona. Pochi giorni prima il cadavere di un altro migrante subsahariano era stato recuperato a meno di 15 chilometri di distanza, di fronte a Cala Llonga. E’ verosimile che provengano entrambi dallo stesso naufragio avvenuto sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.
(Fonte: Diario de Ibiza, Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 28-30 marzo 2026
Tutti gli indizi inducono a temere un naufragio fantasma per una barca salpata il 21 marzo sulla rotta per le Baleari da Boumerdes, circa 50 chilometri a est di Algeri. Dei 30 migranti a bordo uno solo sarebbe sopravvissuto. I contatti si sono interrotti poco dopo la partenza. Il primo allarme è stato lanciato nella mattinata di lunedì 23 dal gruppo Marino Dubois. Poche ore dopo si sono aggiunti gli Sos trasmessi da Alarm Phone, che ha interessato sia il Salvamento Maritimo spagnolo che le autorità algerine, rilanciando la segnalazione dell’emergenza anche nei giorni successivi. Sabato 28, a 7 giorni dalla partenza e a quasi 6 dal primo allarme, le autorità spagnole hanno riferito che le ricerche condotte con un aereo da ricognizione lungo la rotta presumibile della barca non avevano dato esito. Sollecitate da Alarm Phone, anche le autorità algerine, dopo aver più volte rifiutato di fornire informazioni, hanno dichiarato che nemmeno loro avevano trovato traccia della barca. Da qui la conclusione di un naufragio fantasma tratta da Alarm Phone. Una possibile conferma è venuta da una notizia appresa e diffusa nel primo pomeriggio di martedì 24 dal gruppo Marino Dubois: una breve nota che riferiva di una barca carica di migranti subsahariani rovesciata e naufragata la sera del 23 marzo al largo di Boumerdes, con più di 10 morti. Non risultano in proposito informazioni o commenti da parte delle autorità algerine, neanche quando sono state più volte contattate da Alarm Phone. Una ulteriore nota del gruppo Marino Dubois pubblicata poco dopo le 15 di lunedì 30 marzo ha ribadito il naufragio avvenuto la sera di martedì 23, asserendo che risultava soltanto una superstite, una giovane donna nigeriana, pubblicando anche il nome e la foto di una delle vittime, Kourama Ousmane, un ragazzo proveniente da N’Zerekore, in Guinea.
(Fonte: Alarm Phone, Gruppo Marino Dubois)
Libia (Tripoli), 30 marzo 2026
Due migranti bengalesi del distretto di Madaripur sono stati torturati a morte dai trafficanti che li avevano sequestrati in un lager dopo averli attirati in Libia con la promessa di farli arrivare in Italia. Sono Ilias Hawlader, 25 anni, e Faruk Hawlader, 35 anni, sposato con due bambini piccoli. Erano originari di due villaggi situati circa 16 chilometri a sud di Madaripur: Ilias di Kilkini e Faruk di Dasar. I due villaggi distano tra loro solo 9 chilometri ma i due non si conoscevano e sono arrivati in Libia in tempi e per strade diverse: i loro destini si sono incrociati tragicamente nel lager dei trafficanti. Ilias era emigrato da qualche tempo in Qatar mentre Faruk lavorava in Arabia Saudita. Secondo quanto hanno appreso le famiglie, entrambi sono stati avvicinati da un intermediario dei trafficanti che ha promesso loro un lavoro migliore in Europa, in modo da poter aiutare più agevolmente i familiari rimasti in Bangladesh. Appena arrivati in Libia, invece, sono stati sequestrati con la richiesta di un grosso riscatto per essere rilasciati. Non avendo il denaro per pagare, li hanno sottoposti a brutali torture, fino a ucciderli. Faruk sarebbe morto il 18 marzo, Ilias lunedì 23. I parenti sono stati informati del loro terribile destino rispettivamente il 25 e il 26 marzo con l’avvertimento, da parte dei trafficanti, che se si fossero rivolti alla polizia o al tribunale i corpi non sarebbero stati restituiti. Quando, il 30 marzo, la tragedia è venuta alla luce, in effetti, il sovrintendente di polizia di Madaripur ha dichiarato al Daily Star di aver appreso la notizia dalla Libia ma che nessun familiare delle due vittime aveva ancora contattato il suo ufficio né altri comandi di polizia”.
(Fonte: The Daily Star, Libya Review)
Libia-Italia (Abu Kammash – Lampedusa), 31 marzo – 1 aprile 2026
Diciannove migranti subsahariani uccisi da freddo, sfinimento fisico intossicazione da fumi di idrocarburi. Altri 3 annegati cadendo fuori bordo. Dei 58 tratti in salvo, almeno 7, tra cui due bambini, sono stati ricoverati in condizioni critiche ma quasi tutti hanno avuto bisogno di cure mediche urgenti. Erano su un gommone di dieci metri salpato lunedì 30 marzo da Abu Kammash, la città portuale situata 40 chilometri a ovest di Zuwara (160 da Tripoli) e distante appena 20 chilometri dal confine con la Tunisia. Al momento della partenza le condizioni meteomarine sembravano abbastanza sicure ma durante la navigazione sono peggiorate rapidamente per una perturbazione che ha portato raffiche improvvise di vento, pioggia battente e onde alte e violente. Con questo mare il gommone ha cominciato a imbarcare acqua e non è stato più in grado di proseguire la rotta verso Lampedusa. Quando è scatta l’emergenza era ancora nelle acque della zona Sar libica ma anziché da Zuwara o da Tripoli i soccorsi sono partiti da Lampedusa con la motovedetta Cp 306 della Guardia Costiera. Il contatto c’è stato 85 miglia a sud delle Pelagie nella serata di martedì 31 marzo. A quel punto a bordo del gommone c’erano già dei morti. L’equipaggio della Cp 306 ha preso tutti a bordo: i cadaveri e i naufraghi, puntando poi il più rapidamente possibile verso Lampedusa ma prima dell’arrivo il numero dei morti è aumentato. Quando, durante la notte tra martedì 31 e mercoledì primo aprile, verso le 3, la motovedetta è arrivata al molo Favarolo si sono contati 19 cadaveri, tra cui quello di una giovane donna il cui bambino è stato salvato da un’altra donna che lo ha tenuto sempre in braccio, prima sul gommone e poi sulla Cp 306, per cercare di scardarlo con il proprio corpo. Poco dopo lo sbarco alcuni superstiti hanno riferito dei 3 compagni caduti in acqua e trascinati via dalle onde, fissando così il numero totale delle vittime a 22. Le salme sono state trasferite la notte stessa nell’obitorio del cimitero di Cala Pisana. I naufraghi più gravi sono risultati quelli ai quali, oltre a gravi sintomi di ipotermia, è stata riscontrato un avvelenamento da idrocarburi, inalati probabilmente perché sul gommone erano quelli più vicini ai motori. Cinque dei 7 ricoverati nell’ambulatorio di Lampedusa sono stati trasferiti in ospedali siciliani.
(Fonte: Agrigentonotizie, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Ansa, La Stampa, Corriere della Sera, Avvenire)
Turchia-Grecia (Bodrum-Kos), 31 marzo – 1 aprile 2026
Venti profughi afghani sono morti e uno risulta disperso nel naufragio di un gommone inseguito da una motovedetta turca sulla rotta tra la costa anatolica e l’isola greca di Kos, nell’Egeo. Dei 41 a bordo solo 20 si sono salvati. Lo zodiac, partito dalla baia di Bodrum, è stato intercettato dalla Guardia Costiera quando era ancora nelle acque territoriali turche. Secondo quanto hanno riferito le autorità di Ankara, avrebbe ignorato i segnali con cui veniva ordinato di fermarsi, accelerando anzi l’andatura per cercare di arrivare nelle acque greche. La tragedia è avvenuta durante la fuga: il mare mosso, la forte velocità e il sovraccarico avrebbero fatto rovesciare lo scafo, scaraventando tutti i profughi in acqua. La stessa motovedetta lanciata all’inseguimento ha provveduto ai primi soccorsi, coadiuvata poco dopo da altre unità e da un elicottero militare per le ricerche dei dispersi. Inizialmente sono stati recuperati 18 cadaveri e 21 naufraghi ancora in vita, uno dei quali è però morto poco dopo il ricovero nell’ospedale di Bodrum. Nelle ore successive, secondo la Ong Aegean Boat Report (che cita come fonte alcuni superstiti), è stato recuperato un altro cadavere mentre risulterebbe ancora un disperso, per un totale di 21 vittime.
(Fonte: Aegean Boat Report, Hurriyet Daily News, Anadolu Agency, Alarm Phone, Associated Press, Reuters)
Algeria-Spagna (Formentera), 1 aprile 2026
Il cadavere di una giovane donna subsahariana in stato di gravidanza è stato trascinato dal mare a Formentera, all’altezza di Playa de ses Canyes, nel municipio di Pujol sulla costa settentrionale dell’isola, meno di sei chilometri a nord del capoluogo. A dare l’allarme è stato un passante, che ha avvertito la polizia e la Guardia Civil. La salma era arrivata fino alla battigia, tenuta a galla da un giubbotto di salvataggio arancione. Fin dai primi esami medici è emerso che la ragazza era incinta e che deve essere morta, a giudicare dallo stato di degrado, diversi giorni prima del ritrovamento. La Procura ha disposto comunque di procedere all’autopsia e al prelievo del Dna prima di dare il nulla osta per la sepoltura. Appare scontato che si tratta della vittima di un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari.
(Fonte: Europa Press)
Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 2 aprile 2026
Non si ha più notizia di 103 migranti subsahariani partiti martedì 17 marzo dalla zona degli ulivi, a nord di Sfax, sulla rotta tra la Tunisia orientale e Lampedusa. Erano a bordo di due barche “monouso”, verosimilmente in metallo, costruite in un cantiere clandestino da una organizzazione di trafficanti: 50 sulla prima (42 adulti e 8 bambini) e 53 (di cui 13 donne e 2 bambini piccoli) sulla seconda. A quanto risulta, hanno preso il largo separatamente, a poche ore di distanza l’una dall’altra, ma sempre dal litorale nel cui immediato entroterra sono stati realizzati diversi attendamenti che ospitano migliaia di migranti in attesa di un imbarco o comunque bloccati in Tunisi, tra il km 21 e il km 35 a nord di Sfax. I contatti si sono persi poco dopo la partenza. Il primo allarme è stato lanciato alcuni giorni dopo dal gruppo Marino Dubois Officials, che ha attribuito l’organizzazione delle due “spedizioni” a un trafficante molto conosciuto nella zona, Mohamed detto “Mauritania” o “Il Mauritano”, lo stesso che si sospetta abbia fatto partire, sempre dalla zona degli ulivi, almeno 5 delle numerose barche segnalate come “scomparse” nella seconda metà di gennaio durante il ciclone Harrys. Ciascuna con a bordo tra le 50 e le 55 persone. Anche nel caso delle due barche del 17 marzo le condizioni meteo, se pur non paragonabili a quelle del ciclone Harrys, erano tutt’altro che adatte a una traversata del Mediterraneo centrale, specie su due barche di fortuna. A una settimana dalla partenza, in mancanza di notizie o di qualsiasi forma di contatto, le famiglie di alcune delle persone a bordo hanno cominciato a denunciarne la scomparsa: appelli di ricerca che dimostrano di per sé come le due barche non siano mai arrivate a Lampedusa ma neanche rientrate in Tunisia, alimentando il sospetto di naufragi fantasma, avvenuti in tempi diversi a causa delle difficili condizioni meteomarine e del sovraccarico. Per la prima barca, quella con 50 migranti a bordo, fino al 2 aprile si sono registrate 5 segnalazione per un totale di 7 persone: 3 camerunensi tra cui una giovane donna con il figlio, 3 ragazzi guineani e 1 ragazzo originario deal Costa d’Avorio. La sesta segnalazione, relativa all’altra barca, riguarda la sparizione di una giovane guineana.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois)
Marocco-Spagna (Ceuta), 2 aprile 2026
Il cadavere di un migrante subsahariano è affiorato a Ceuta nelle acque della baia del porto, all’altezza di Playa de la Bolera, quasi all’estremità della penisola che delimita l’area portuale, circa 900 metri oltre il sobborgo di San Amaro. Avvistato verso le 16,30, è stato recuperato poco dopo da una unità della Guardia Civil, che lo ha sbarcato sul molo del porto dei pescatori per trasferirlo poi nell’obitorio dell’Istituto di Medicina legale. Si tratta di un uomo di giovane età che indossava una muta da sub e un giubbotto di salvataggio. A giudicare dal punto in cui è stato trovato, si ritiene che non abbia tentato la traversata dal Marocco a nuoto ma sia stato portato da qualcuno con una piccola barca fino al largo della baia, non si sa se partendo da Belliones, a nord, o più probabilmente da Castillejos, al limite della frontiera meridionale. Nonostante il giubbotto di salvataggio che lo teneva a galla, tuttavia, non ce l’ha fatta a raggiungere la riva. A giudicare dalle condizioni della salma, la morte riusale a poco tempo prima del ritrovamento
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Algeria-Spagna (Figuera Borda, Ibiza), 4 aprile 2026
Il cadavere di un altro migrante è affiorato nelle acque di Ibiza. E’ stato avvistato poco dopo le 9 del mattino sulla costa occidentale dell’isola, nella zona di Figuera Borda, municipio di Sant Josep, circa 25 chilometri a ovest del capoluogo. Si tratta di un giovane subsahariano la cui morte, a giudicare dall’avanzato stato di degrado della salma, risale a diversi giorni, forse settimane, prima del ritrovamento. E’ probabile che sia da ricollegare ai cadaveri dell’uomo trovato il 28 marzo tra Cala Mestella e Cala Lenya e della donna affiorata a Formentera all’altezza di Playa ses Canyes, a conferma di un naufragio avvenuto sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Per il recupero è intervenuta una squadra del Gruppo Attività Subacquee (Geas) della Guardia Civil.
(Fonte: Diario de Ibiza, Ong Cipimd)
Libia-Italia (Tajoura-Lampedusa), 4-5 aprile 2026
Almeno 73 vittime (2 cadaveri recuperati e un minimo di 71 dispersi) nel naufragio di un barcone sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. Solo 32 i superstiti. Come risulta dalle dichiarazioni di alcuni dei naufraghi tratti in salvo, la barca – uno scafo in legno “monouso” lungo dai 12 ai 15 metri, varato in uno dei cantieri clandestini gestiti da organizzazioni di trafficanti – è partita dal litorale di Tajoura, 22 chilometri a est di Tripoli, nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 aprile. A bordo, sempre secondo i superstiti, erano da un minimo di 105 a 110 e più, forse addirittura quasi 120, incluse alcune donne e diversi bambini, provenienti da Pakistan, Bangladesh ed Egitto. Ha navigato per circa 70 miglia dalla costa africana, fino ai limiti nord della zona Sar libica quando si è rovesciata, probabilmente a causa del sovraccarico e delle condizioni del mare a causa degli effetti residui della forte tempesta dei giorni precedenti. In breve tempo quasi tutti i naufraghi sono scomparsi in mare, tranne alcuni, poco più di trenta, che sono riusciti ad arrampicarsi sullo scafo ribaltato. I superstiti sono rimasti aggrappati al relitto per ore, fino a quando, durante un servizio di pattugliamento di routine, li ha avvistati un aereo della Marina Militare francese che ha dato l’allarme. Sul posto sono confluite due navi commerciali, la Ievoli Grey e la Saavedra Tide, che hanno calato in mare scialuppe di salvataggio e lanciato gommoni portando in salvo i 32 naufraghi e recuperando in mare 2 cadaveri. Giusto in tempo perché poco dopo il relitto del barcone è affondato. Tutta l’operazione è stata seguita e documentata con filmati e foto da Sea Bird, l’aereo da ricognizione della Ong Sea Watch, che giunto a sua volta sul posto, ha lanciato nuovi Sos e per primo ha dato notizia del naufragio. Appena concluse le operazioni di recupero si è temuto che i naufragi fossero ricondotti in Libia. Secondo quanto ha riferito Sea Watch, infatti, da dispacci captati via radio si è appreso, che sul posto stava convergendo una unità della Guardia Costiera libica con l’intenzione, presumibilmente, di trasbordare i 32 superstiti. Non è da escludere che il respingimento che si profilava sia stato scongiurato proprio dall’allarme lanciato dalla Ong. Più tardi, con tutti i superstiti ormai a bordo della Ievoly Grey o della Saavedra Tide, è arrivata la motovedetta Cp 327 della Guardia Costiera italiana, che ha prelevato i 32 superstiti e i cadaveri sbarcandoli nelle prime ore di domenica 5 aprile sul molo Favarolo di Lampedusa. E’ subito dopo lo sbarco, appunto, che è emersa la proporzione della tragedia perché quasi tutti i superstiti hanno riferito più volte che si erano imbarcati in circa 110, “poco più, poco meno”. Alcuni hanno riferito almeno 105. Altri quasi 120. Ne consegue che, essendo 32 i superstiti, le vittime tra morti e dispersi risultano almeno 73.
(Fonte: Ong Sea Watch, Ong Mediterranea, Agrigentonotizie, Il Fatto Quotidiano, La Sicilia, Organizzazione Ebrima Migrants Situation, Corriere della Sera, Il Giornale di Sicilia, La Stampa, Repubblica, Agenzia Ansa)
Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 5 aprile 2026
Da oltre due settimane non si ha più traccia di una barca di migranti salpata dall’Algeria sulla rotta per le Baleari. Tutti gli indizi indicano un ennesimo naufragio fantasma. A bordo c’erano 22 subsahariani (22 uomini, 8 donne e 2 bambini piccoli) che risultano “scomparsi”, come indicano alcuni appelli di ricerca lanciati dai familiari di alcuni di loro dopo aver invano atteso notizie o un contatto qualsiasi per diversi giorni. La barca – uno scafo in fibra di colore bianco, con un motore da 60 cavalli – ha preso il largo da Boumerdes la notte tra il 21 e il 22 marzo, intorno alle 2, puntando presumibilmente verso Ibiza o Formentera, le due isole più vicine delle Baleari. Poche ore dopo si è perso ogni contatto. Il primo allarme è stato lanciato due giorni dopo, mercoledì 25 marzo, dalla Ong spagnola Cipimd che, contattata da alcuni familiari dei dispersi, ha sollecitato un’operazione di ricerca al Salvamento Maritimo e alle autorità algerine. Il 29 marzo un ulteriore allarme è arrivato dal gruppo francese Marino Dubois, a cui era arrivata la notizia del presunto naufragio di una barca con 32 persone a bordo, senza però alcuna indicazione delle circostanze, del luogo preciso e del numero delle eventuali vittime. Nelle ore successive alo stesso gruppo, a partire dallo stesso giorno 29 e fino al 3 aprile, sono arrivati a Marino Dubois almeno 4 appelli di ricerca relativi a quattro giovani provenienti dalla Guinea (3 ragazzi e una ragazza) che, secondo i familiari, erano a bordo di questa barca ma dei quali si è persa ogni traccia dal momento stesso della partenza da Boumerdes. Nel frattempo non hanno dato esito le ricerche sollecitate fin dalla prima segnalazione di allarme al centro di coordinamento del Salvamento Maritimo delle Baleari con sede a Palma de Maiorca.
(Fonte: Ong Cipimd, Gruppo Marino Dubois)
Libia-Italia (Misurata), 5 aprile 2026
I cadaveri di tre migranti sconosciuti sono affiorati in mare, a pochi metri dalla riva, sul litorale di Misurata, 95 chilometri a est di Homs e poco più di 200 da Tripoli. Segnalati da alcuni abitanti del posto, dopo il sopralluogo della polizia due squadre della Mezzaluna Rossa li hanno recuperati e trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa della nulla osta della magistratura per l’inumazione. Non sono emersi elementi per poterli identificare ma si tratta certamente di migranti annegati sulla rotta verso l’Italia. Il fatto stesso che si siano spiaggiati nella stessa zona e nello stesso giorno induce a ritenere che deve esserci stato un naufragio di cui non si è saputo nulla fino a quando sono affiorati quei corpi. C’è da temere, dunque, che ci sia un numero imprecisato di dispersi e che potrebbero spiaggiarsi altri cadaveri. Le autorità libiche non hanno comunicato se risultino a meno barche di migranti salpate nei giorni precedenti il ritrovamento dalla costa compresa tra Misurata e Homs, che è uno dei punti d’imbarco clandestini più frequentati a est di Tripoli.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Algeria-Spagna (Algeri), 6 aprile 2026
Undici morti (tra cui due bambini piccoli) in un gruppo di 29 migranti subsahariani che erano su una barca naufragata mentre veniva inseguita da una motovedetta della Guardia Costiera algerina. La tragedia è avvenuta alla fine di febbraio ma è venuta alla luce solo il 6 aprile e solo grazie alle ricerche condotte dalla Ong Alarm Phone che ha rintracciato in Niger uno dei superstiti, finito ad Assamako, in pieno Sahara, dopo essere stato arrestato al momento dello sbarco, insieme agli altri 17 naufraghi sopravvissuti, e poi deportato nel Sud ed espulso al confine meridionale, attraverso il poso di blocco di “Point Zero”. La testimonianza raccolta è un atto d’accusa esplicito contro la Guardia Costiera. Alarm Phone ha cominciato a interessarsi di questa barca il primo marzo, quando un familiare di una delle persone a bordo ha segnalato che se ne erano perse le tracce dal 26 febbraio, poche ore dopo la partenza da Algeri, sulla rotta per le Baleari. La Ong ha subito interessato sia le autorità spagnole che algerine, rilanciando più volte gli appelli di ricerca nei giorni successivi e segnalando l’emergenza sulla pagina web. Il caso era ancora aperto quando, il 12 marzo, uno dei 18 superstiti si è messo in contatto per telefono da Assamako, specificando che la barca “scomparsa” era in realtà affondata poco dopo la partenza, nelle acque algerine: “Il naufragio – ha riferito – è stato causato dalla marina algerina. Sono venuti a intercettarci così il nostro ‘capitano’ ha fermato la barca. Sono rimasti a distanza, poi il nostro ‘capitano’ è ripartito. A quel punto, ci hanno inseguito a tutta velocità. E la velocità della motovedetta ha provocato onde enormi, che hanno fatto capovolgere la nostra barca. Dopo il naufragio, sono rimasti lì per 10-15 minuti senza intervenire. Si stava già facendo un po’ buio ed è questo che ha causato la perdita di vite umane. A bordo eravamo in 27 più due neonati. In totale sono state salvate 18 persone…”. I corpi non sono stati recuperati. Poco dopo – continua il racconto – si è avvicinata un’altra imbarcazione, forse per prestare aiuto nelle operazioni di soccorso, mentre la motovedetta della Marina si sarebbe allontanata rapidamente: “Quando l’hanno vista – ha insistito il naufrago – sono subito fuggiti, probabilmente per non essere ripresi…”. Ricondotti a terra, tutti i sopravvissuti sono stati arrestati: “Quando ci hanno condotti al porto dovevamo comparire in tribunale. Un ufficiale è venuto a chiederci cosa fosse successo. Gli abbiamo spiegato che era stata la Guardia Costiera a causare il naufragio. Alla fine in tribunale non ci hanno più portato, forse perché sapevano già cosa era successo. Ci hanno invece portato direttamente in un centro di detenzione, dove siamo rimasti per circa 4 giorni. Dopodiché ci hanno trasferiti ad Assamako…”. Raccolta questa testimonianza, Alarm Phone ha condotto una serie di accertamenti e verifiche fino a che il 6 aprile ha deciso di rendere nota la vicenda.
(Fonte: Alarm Phone)
Algeria-Spagna (Orano Almeria), 7 aprile 2026
Un “harraga” algerino è morto poco prima o al momento dello sbarco da un gommone veloce semirigido sul litorale a est di Almeria. L’allerta è scattata verso le 14,45, quando alla centrale operativa del numero d’emergenza 112 è arrivata la segnalazione che un phantom, il tipo di motoscafo usato per il traffico di droga e di uomini, si stava avvicinando rapidamente alla costa, per sbarcare un gruppo di migranti, all’altezza della spiaggia di La Fabriquilla, parco di Cabo de Gata, circa 45 chilometri a sud est di Almeria. Sul posto sono confluiti via terra agenti della Guardia Civil e operatori della Croce Rossa e via mare una motovedetta, sempre della Guardia Civil. Sulla spiaggia e nei dintorni sono stati individuati una trentina di migranti e poco dopo si è scoperto che c’era anche una vittima, un giovane morto per un forte trauma cranico dovuto a un colpo molto violento, non è chiaro se a bordo, per una caduta accidentale, o urtando la testa contro la chiglia rigida del gommone quando si è stato costretto a tuffarsi in mare al momento dello sbarco. Dalle testimonianze di alcuni del gruppo si è poi appreso che il phantom era partito verso le 7 da Orano.
(Fonte: Diario de Almeria, Ong Cipid, Europa Press)
Tunisia (Sfax zona Ulivi e Tunisi), 7 aprile 2026
Un giovane migrante proveniente dalla Guinea Conakry, Djibril Camara detto “Bela”, è morto a Tunisi pochi giorni dopo essere stato ricoverato in ospedale. Proveniente dal villaggio di Sangoya, 21 chilometri a nord est di Konakry, era arrivato in Tunisia nel 2023 ma non è riuscito a imbarcarsi ed ha vissuto per anni nella “zona degli ulivi” a nord di Sfax lungo la strada per Chebba, in una delle tendopoli che ospitano migliaia di giovani subsahariani, in gran parte in attesa di un imbarco o catturati in mare sulla rotta per Lampedusa e riportati a terra dalla polizia. Negli ultimi tempi aveva trovato un alloggio a Tunisi, insieme ad alcuni amici. Poco dopo aver lasciato gli oliveti si è ammalato e le sue condizioni sono rapidamente peggiorate, tanto da indurre i compagni, all’inizio di aprile, a trasferirlo in ospedale, ma era ormai troppo tardi.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois).
Libia-Italia (Tajoura-Lampedusa), 8 aprile 2026
I cadaveri di 2 migranti, un uomo e una donna, sono affiorati in meno di 48 ore sul litorale di Tajoura, poco più di 20 chilometri a est di Tripoli. Il primo, quello dell’uomo, è stato avvistato lunedì 6 marzo a tarda sera sulla battigia della spiaggia di Ghout Al Rumman da alcuni abitanti del posto che hanno avvertito la polizia. Dopo un primo sopralluogo, durante la notte il corpo è stato rimosso dalla Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona. Il cadavere della donna è stato trovato la mattina di mercoledì 8 marzo su un’altra spiaggia, a breve distanza dalla prima. Per il recupero e il trasferimento nell’obitorio dell’ospedale è intervenuta anche in questo caso la Mezzaluna Rossa. A giudicare dallo stato di conservazione delle salme la morte dei due dovrebbe risalire allo stesso periodo, vittime del naufragio di una barca di migranti sulla rotta per Lampedusa.
(Fonte: Libya Observer, Alwasat.Ly)
Libia-Italia (Al Mutrad e Zliten), 8 aprile 2026
Ancora 2 cadaveri di migranti sulla costa libica, uno a ovest e l’altro a est di Tripoli. Sono la conferma di naufragi avvenuti sulla rotta per Lampedusa ma, data la distanza dei punti in cui sono stati recuperati, si tratta di casi distinti, avvenuti in tempi e circostanze diverse. Il primo è stato trascinato dal mare su un tratto di costa rocciosa all’altezza di Al Mutrad, una quindicina di chilometri a ovest di Zawiya e oltre 60 da Tripoli. Lo ha recuperato la Mezzaluna Rossa della base di Zawiya Ovest, trasferendolo poi nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa del completamento delle procedure legali per l’inumazione. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare. L’altro è stato recuperato in mare, a breve distanza dalla riva, dall’Unità di Soccorso Marittimo nell’area di Azdo, sulla costa di Zliten, 57 chilometri a ovest di Misurata e 170 a est di Tripoli. Esauriti i primi accertamenti al momento dello sbarco sulla spiaggia, è stato trasferito nell’ospedale di zona. E’ il quarto cadavere affiorato sulla costa di Misurata in meno di 5 giorni.
(Fonte: Migrant rescue Watch)
Libia-Italia (Ghanima, Homs), 8 aprile 2026
Il mare ha depositato il cadavere di un altro migrante sulla costa libica a est di Tripoli. Era su un tratto di litorale roccioso all’altezza di Ghanima, circa 25 chilometri a ovest di Homs e 110 da Tripoli. Per il recupero, dopo gli accertamenti della polizia, è intervenuta la Mezzaluna Rossa, che lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona. Non sono emersi elementi per poterlo identificare. La serie di ritrovamenti registrata nell’arco di pochi giorni sembra confermare che deve essere naufragata almeno una barca di migranti salpata da questo tratto di costa sulla rotta per Lampedusa. Le autorità libiche non hanno fornito alcuna indicazione.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Libia (Jufra), 10 aprile 2026
Otto morti – 5 migranti e 3 libici – in un incidente stradale nel distretto di Jufra, lungo la strada del deserto che dalla Libia centrale sale a nord verso la costa mediterranea del golfo di Sirte e verso sud conduce a Sabha, nel Fezzan, collegandosi alle piste provenienti in pieno Sahara dal confine con il Niger e con il Ciad. Non è chiara la dinamica, anche perché sono scarsissime le informazioni fornite dalle autorità libiche. L’auto con i migranti procedeva a forte velocità verso nord e si sarebbe scontrata con un’altra auto, finendo fuori strada e ribaltandosi. Dai servizi pubblicati dalla stampa libica non emerge nemmeno quanti fossero i migranti a bordo.
(Fonte: Libya Observer, Ebrima Migrants Situation)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 11 aprile 2026
Un “harraga” algerino ventisettenne, Mouhamed Zebboudj, è scomparso cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. L’ultimo contatto con la famiglia risale al 28 marzo, quando stava per tentare la traversata da Castillejos, dove era arrivato qualche giorno prima dall’Algeria. Secondo quanto hanno riferito i parenti alla redazione del Faro de Ceuta, indossava una muta da sub ed era in compagnia di un amico, anch’egli algerino. Le condizioni meteo in quei giorni erano particolarmente avverse ma i due ragazzi, come molti altri, devono aver pensato che questa situazione avrebbe allentato la sorveglianza lungo la linea di confine, all’altezza dell’antemurale del Tarajal. L’amico di Mouhamed è stato intercettato e riportato a riva dalla polizia marocchina mentre di Mouhamed si sono perse le tracce. Dopo aver atteso invano informazioni o un contatto per qualche giorno, i familiari si sono rivolti alle autorità marocchine e spagnole per denunciare la scomparsa e sabato 11 aprile hanno lanciato un appello di ricerca anche attraverso la redazione de El Faro, diffondendo sul web delle foto per facilitare un eventuale riconoscimento.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Algeria-Spagna (Formentera), 11-12 aprile 2026
I cadaveri di 2 migranti subsahariani sono affiorati nelle acque della costa nord orientale di Formentera. Il primo è stato avvistato la sera di sabato 11, poco prima delle 20, sulla battigia della spiaggia di Pou dìen Miquel Pere, zona di Es Carnatge, all’altezza del chilometro 10,5 della strada della Mola, circa 5 chilometri a sud est del capoluogo. L’altro, scoperto domenica 12 poco prima delle 10 del mattino, era sulla spiaggia di Es Pujols, 8 chilometri più a nord ovest. Entrambe le salme, in stato di degrado piuttosto avanzato, sono state trasferite nell’obitorio del cimitero di San Francesco a Formentera. Sembra scontato che provengano dallo stesso naufragio: una delle barche scomparse sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Non sono emersi elementi utili per poterli identificare.
(Fonte: Diario de Ibiza, Europa Press, Ong Cipimd)
Algeria-Marocco (zona di frontiera provincia Jerada), 13 aprile 2026
Un migrante camerunense, di nome Pago, è morto tentando di attraversare il confine tra l’Algeria e il Marocco, all’altezza della provincia marocchina di Jerada. Secondo le dichiarazioni di altri migranti raccolte dal gruppo Marino Dubois, sarebbe stato ucciso a colpi di arma da fuoco dalla polizia algerina che lo aveva sorpreso, insieme ad altri migranti, nella fascia di frontiera. Sono scarsissimi i particolari venuti alla luce sulla tragedia. Il gruppo Marino Dubois ha lanciato un appello per rintracciare e informare la famiglia in Camerun, nella zona d’origine di Pago, tra Douala e Yassa, in prossimità della costa atlantica, circa 250 chilometri a ovest di Yaoundé.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois)
Marocco (Ait Amira), 13 aprile 2026
Un giovane proveniente dalla Costa d’Avorio è stato ucciso nel corso di una serie di scontri tra migranti nel villaggio di Kamal, comune di Ait Amira, nella fascia costiera della provincia di Chtouka Baha, circa 50 chilometri a sud di Agadir. Dopo l’omicidio altri 6 migranti, tutti ivoriani come la vittima, sono stati arrestati dalla Gendarmeria Reale e dalla polizia locale. Non sono state fornite informazioni sulle circostanze specifiche della rissa conclusasi con la morte del giovane ma c’è da credere che le “radici profonde” della tragedia vadano ricercate nella difficile situazione che si è creata nell’area di Ait Amira, dove si sono concentrati migliaia di migranti subsahariani, gran parte dei quali bloccati in Marocco, nel loro viaggio verso l’Europa, dalla chiusura delle frontiere settentrionali legata agli accordi tra il governo di Rabat e l’Unione Europea. Per sopravvivere, quasi tutti lavorano nei campi dove vengono coltivati ortaggi per il mercato europeo ma il guadagno è così misero e la vigilanza della polizia marocchina così rigida che, di fatto, quasi nessuno riesce ad andarsene anche se quasi tutti continuano a coltivare il sogno di raggiungere in qualche modo l’Europa. In questo contesto di pesante sfruttamento e di frustrazione non è raro che scoppino liti, risse e scontri come quello in cui il ragazzo ivoriano è stato assassinato. Il corpo ormai senza vita è stato recuperato dalla polizia e trasferito nell’obitorio dell’ospedale Hassan II di Agadir.
(Fonte: Nadorcity.com, Nzz news)
Libia (Tripoli), 14 aprile 2025
Un migrante gambiano di 27 anni, Basirou Touray, è morto a Tripoli nell’ospedale dove era stato trasferito in condizioni critiche dal centro di detenzione in cui era rinchiuso. Arrivato in Libia da tempo con l’intenzione di proseguire per l’Europa, Basirou è rimasto intrappolato nel paese, senza riuscire a imbarcarsi. Fermato dalla polizia, è finito in un centro di detenzione, dove si è ammalato. Le sue condizioni, sempre più gravi progressivamente, lo hanno convinto a rivolgersi all’Oim per chiedere di essere rimpatriato in Gambia, ma la malattia è stata più veloce delle pratiche di rimpatrio volontario, tanto che a un certo punto è risultato non più in grado di affrontare il viaggio di ritorno. Dopo un ulteriore peggioramento lo hanno ricoverato in gravissimo stato in un ospedale di Tripoli, dove è morto la notte tra lunedì 13 e martedì 14 aprile. L’organizzazione Ebrima Migrants situation ha lanciato un appello per rintracciare i genitori, Mamadi Touray e Aji Fatou Turay, che vivono nella zona di Banjul, per informarli e fare in modo che almeno la salma sia trasferita in Gambia.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation)
Libia-Italia (Azriq Harbour, Misurata), 14 aprile 2026
Il cadavere di un altro migrante è stato trascinato dal mare sul litorale tra Misurata e Homs: è il sesto a partire da mercoledì 8 aprile, a est di Tripoli, senza contare i due affiorati più a ovest, all’altezza di Tajoura. Lo hanno trovato, in serata, sulla battigia della spiaggia di Azriq Harbour, alcuni abitanti del posto, che hanno avvertito la polizia. Dopo il sopralluogo di una pattuglia di agenti della Sicurezza Marittima, una squadra della Mezzaluna Rossa lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Misurata, in attesa del nulla osta per la sepoltura. Non sono emersi elementi utili per poterlo identificare o stabilire le circostanze precise della morte ma sembra scontato, alla luce del numero crescente di cadaveri recuperati in pochi giorni in questa zona, che deve essersi verificato il naufragio di una barca di migranti sulla rotta per Lampedusa.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 15 aprile 2026
Quattro dispersi in un gruppo di 13 migranti rimasto alla deriva su uno zodiac per alcuni giorni sulla rotta per le Baleari. Secondo le informazioni raccolte dalla Ong spagnola Cipimd, il gommone, di colore nero e con un motore da 85/115 cavalli, sarebbe partito la mattina di giovedì 9 aprile dal litorale di Tipaza, circa 50 chilometri a ovest di Algeri. Da quel momento se ne sono perse le tracce fino a quando, tra mercoledì 14 e giovedì 15 aprile, una motovedetta della Marina algerina lo ha rintracciato al largo della costa di Cherchell, una trentina id chilometri più a ovest rispetto a Tipaza. A bordo c’erano solo 9 persone, tra cui una donna e un ragazzino di 13 anni. Gli altri 4 migranti risultano scomparsi in mare. I superstiti, condotti nel porto di Cherchell, hanno riferito che avrebbero abbandonato lo zodiac rimasto alla deriva forse nel tentativo di raggiungere la riva a nuoto per chiedere aiuto, ma da quando si sono gettati fuoribordo nessuno li ha più visti. Senza esito anche le ricerche condotte dopo il salvataggio dei 9 superstiti.
(Fonte: Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Minorca e Formentera), 15-16 aprile 2026
Nel giro di 24 ore sono affiorati nel mare delle Baleari i cadaveri di altri 2 migranti, entrambi in forte stato di degrado e tenuti a galla da un giubbotto di salvataggio. Tra il 28 marzo e l’undici aprile ne erano stati trovati altri 5 mentre dall’inizio dell’anno, inclusi gli ultimi due, secondo la stampa spagnola sarebbero in totale almeno 10. Il primo degli ultimi 2 recuperati è stato avvistato la sera di mercoledì 15 sulla costa nord orientale di Formentera, l’altro è stato trovato da un pescatore a Minorca, incastrato tra gli scogli nella zona di cala Es Murtar, sulla costa orientale. Per il recupero sono intervenute, in entrambi i casi, la Croce Rossa e la Guardia Civil. A giudicare dallo stato di conservazione, è probabile che gli ultimi 7 provengano dal naufragio della stessa barca sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Non sono emersi elementi per poterli identificare.
(Fonte: Ong Cipimd, Europa Press, Menorca Info, El Debate)
Algeria-Spagna (Tipaza-Ibiza), 16-17 aprile 2026
Il cadavere di un migrante, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio, è stato avvistato lungo la rotta tra l’Algeria e le Baleari da un gruppo di harraga algerini arrivati a Ibiza tra giovedì 16 e venerdì 17 aprile su una barca salpata da Tipaza. Poco dopo lo sbarco hanno riferito di non essere stati in grado di recuperarlo ma ne hanno documentato la presenza nelle acque spagnole con un breve video girato con un cellulare, senza però riuscire a indicarne la posizione in mare almeno approssimativa. Hanno solo specificato che “galleggiava nel mare vicino alla Spagna”. Le ricerche non hanno dato esito ma l’avvistamento potrebbe essere collegato ai 7 cadaveri recuperati nelle acque delle Baleari a partire dal 28 marzo.
(Fonte: Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Ain Benian-Baleari), 17 aprile 2026
Sei morti in un naufragio nelle acque algerine sulla rotta per le Baleari. La barca, dotata di un motore da 300 cavalli, aveva preso il argo dalla spiaggia di Lamadrak, ad Ain Benian, circa 30 chilometri a ovest di Algeri. A bordo erano in 15. La tragedia è avvenuta poco dopo la partenza: lo scafo si è rovesciato, verosimilmente a causa delle condizioni del mare e del sovraccarico. Quando sono arrivati i soccorsi per 6 dei naufraghi era ormai troppo tardi. Gli altri 9 sono stati tratti in salvo e sbarcati ad Ain Benian insieme ai corpi di 3 delle vittime.
Aggiornamento 25 aprile. Un’altra vittima: totale 7. Secondo quanto ha accertato la Ong Cipimd, a bordo c’erano 16 e non 15 persone. Ne consegue che le vittime sono 7, di cui 3 morti accertati di cui è stato recuperato il cadavere e 4 giovani scomparsi in mare. Sabato 25 aprile la Ong ha pubblicato le foto dei 4 dispersi nella speranza che possano rivelarsi utili per le ricerche.
(Fonte: Ong Cipimd. Aggiornamento: Ong Cipimd)
Libia-Italia (Zuwara), 18 aprile 2026
I cadaveri di 17 migranti sono stati recuperati nell’arco di pochi giorni, intorno alla metà di aprile e fino a sabato 18, lungo la costa di Zuwara e delle località adiacenti, circa 110 chilometri a ovest di Tripoli, uno dei tratti del litorale libico da cui sono più frequenti le partenze di barche sulla rotta per Lampedusa. E’ stato possibile identificarne uno soltanto, un giovane proveniente dal Bangladesh. Quattordici sono stati sepolti poco dopo il ritrovamento. Tutto induce a pensare a un naufragio ma se ne ignorano le circostanze e i tempi. Non è tuttavia da escludere un collegamento con una barca con 43 persone a bordo salpata il 23 marzo da Zuwara e di cui si è poi persa ogni traccia. A segnalarne la “scomparsa” è stata la Ong Alarm Phone che il primo aprile, dopo aver avuto conferma che anche le autorità italiane non ne avevano notizia, ha ipotizzato un “altro naufragio fantasma”. Il giornalista libico indipendente Tarik Lamloun (che cita come fonte dell’informazione del ritrovamento il Centro di Medicina d’Urgenza) non ha escluso che almeno qualcuno di quei 17 migranti non sia morto in un naufragio ma possa essere stato ucciso in uno dei vari lager gestiti dai clan di trafficanti nella zona di Zuwara e poi abbandonato in mare: “Precedenti incidenti – ha scritto – indicano che ci sono omicidi all’interno dei ‘magazzini’ appartenenti a scafisti e trafficanti vicino alla costa. Occorre allora una approfondita indagine da parte dell’Ufficio del Procuratore Generale”.
(Fonte: Tarik Lamloun, Alarm Phone, Libya Observer, Agenzia Reuters)
Libia-Italia (Tajoura), 18 aprile 2026
Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante su un tratto di litorale roccioso a Tajoura, meno di 30 chilometri a est di Tripoli. Per il recupero è intervenuta una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa delle disposizioni della magistratura. Altri 2 cadaveri sono stati trovati nello stesso tratto di costa mercoledì 8 aprile. Si tratta evidentemente di migranti morti nel naufragio di una barca sulla rotta per Lampedusa.
(Fonte: Libya Observer)
Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 18 aprile 2026
Almeno 19 migranti morti (14 uomini e 5 donne) nel naufragio di una barca sulla rotta dall’Algeria alle Baleari. Non ci sono superstiti e si teme che possano esserci anche dei dispersi. La barca aveva preso il largo da Boumerdes, circa 70 chilometri a est di Algeri. La tragedia si è verificata poco dopo la partenza o comunque nelle acque algerine. Se ne ignorano le cause e le circostanze anche perché le autorità di Algeri non hanno diramato alcun tipo di informazione. L’unica cosa certa è che quando una motovedetta della Marina Algerina è giunta sul posto ha potuto recuperare 19 salme ma non ha trovato alcun naufrago ancora in vita. Proprio il fatto che nessuno sia sopravvissuto lascia il dubbio se, oltre alle vittime accertate, ci siano anche dei dispersi. Tutte le vittime sono migranti subsahariani e in genere i trafficanti tendono a sovraccaricare le barche destinate a trasportare persone provenienti dall’Africa “nera” rispetto a quelle con a bordo migranti algerini o comunque maghrebini.
Aggiornamento 20 aprile. Salite a 25 le vittime. Risultano 25 le vittime del naufragio mentre è confermato che non ci sono superstiti. Fonte della notizia di aggiornamento è il gruppo Marino Dubois, a cui è arrivato anche l’appello di ricerca per un ventitreenne originario della Costa d’Avorio la cui famiglia sa per certo che si è imbarcato per le Baleari venerdì 17 aprile e teme ora che si trovasse sulla barca naufragata sabato nelle acque algerine.
(Fonte: Ong Cipimd. Aggiornamento: Gruppo Marino Dubois)
Libia-Italia (Janzour), 18 aprile 2026
I cadaveri di due giovani donne sono affiorati nella zona di Janzour, in un tratto di costa rocciosa, 20 chilometri a ovest di Tripoli. Avvistati e segnalati alla polizia da abitanti del posto, sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa, che li ha poi trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di zona. Non sono emersi elementi per poterli identificare o stabilire le circostanze precise della morte ma non ci sono dubbi che si tratti di vittime del naufragio di una barca di migranti sulla rotta per Lampedusa.
(Fonte: Libia Review)
Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 18-19 aprile 2026
In seguito al naufragio di uno zodiac al largo della Cirenaica, sulla rotta per Creta, sono stati recuperati i corpi di 6 migranti. Tenendo conto che solo 4 naufraghi sono stati trovati ancora in vita, appare scontato che ci siano decine di dispersi. Il gommone, di colore nero e, a quanto pare, di almeno 5-6 metri, ha preso il largo, verosimilmente tra il 17 e il 18 aprile, da un punto imprecisato a ovest di Tobruk, lungo i circa 100 chilometri di costa che arrivano fino a Bomba, diventati una delle principali basi di partenza delle “spedizioni” verso Creta. Le condizioni del mare non erano buone: la Marina libica ha segnalato che c’erano onde di oltre due metri e forti raffiche di vento. E’ presumibile che proprio questa sia la causa della tragedia, combinata con il probabile sovraccarico. Sta di fatto che lo zodiac si è trovato in difficoltà non molto tempo dopo la partenza, quando era ancora all’interno delle acque libiche, a nord est di Tobruk, tanto che da bordo hanno lanciato una richiesta di aiuto captata dal centro di soccorso di Al Jihad. Il segnale di Sos è stato girato alla Guardia Costiera ma le operazioni di ricerca e recupero sono state ostacolate dalle condizioni meteo in continuo peggioramento: secondo quanto riferiscono organi di informazione libici, ci sono volute quasi 48 ore per localizzare lo zodiac alla deriva. Quando le prime motovedette sono arrivate sul luogo dell’emergenza si è scoperto che lo zodiac si era rovesciato e solo 4 naufraghi sono stati trovati ancora in vita mentre sono stati recuperati in mare 6 cadaveri. L’intervento è proseguito alla ricerca dei dispersi. Le autorità libiche non hanno tuttavia riferito, nemmeno in via approssimativa, quante possano essere le persone scomparse in mare, in modo da avere una dimensione più esatta della tragedia. Una stima, per quanto approssimativa, è possibile tenendo conto del “carico medio” delle barche di migranti sulla rotta cirenaica. Dal primo marzo al 20 aprile sono arrivate a Creta dalla costa di Tobruk almeno 27 imbarcazioni per un totale di 1.291 migranti e richiedenti asilo, con una media di 47,8 persone per ogni barca. In particolare, 16 barche avevano a bordo più di 40 persone, altre 10 da 30 a 39 persone e una soltanto meno di 30: per la precisione, 22. Facendo una stima molto “prudente” basata su un calcolo “al minimo”, allora, c’è da ritenere che sullo zodiac ci fossero almeno 30 persone. Ne consegue che, essendo stati trovati solo 4 naufraghi ancora in vita, le vittime risultano non meno di 26, di cui 6 morti accertati (quelli dei quali è stato recuperato il cadavere) e 20 dispersi.
Aggiornamento 20 aprile. Vittime: 39. Secondo gli accertamenti condotti dall’ufficio Oim Libia, le vittime sono 39, di cui 31 dispersi e 8 migranti annegati di cui è stato recuperato il corpo: i 6 iniziali e 2 trovati nel corso delle ricerche seguite al primo intervento di soccorso. La tragedia sarebbe avvenuta intorno al 14 aprile, per cui i naufraghi tratti in salvo sarebbero rimasti quasi 5 giorni in mare.
Aggiornamento 21 aprile. Recuperati altri 2 corpi. I corpi di altre 2 vittime sono stati recuperati al largo di Tobruk dalla Marina libica di Bengasi. Il tragico bilancio del naufragio resta dunque di 39 vite spezzate ma con 10 morti accertati e 29 anziché 31 migranti dispersi in mare.
(Libya Review, Libya Observer, Migrant Rescue Watch, Arab News, Devdiscourse, Ebrima Migrants Situation, sito web giornalista Tarik Lamloun. Aggiornamenti: sito web Iom Libya, Agenzia Reuters
Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 20 aprile 2026
Sul litorale di Zawiya, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli, sono affiorati i cadaveri di due migranti sconosciuti. Il primo è stato avvistato all’altezza della spiaggia di Al Mutrad, una quindicina di chilometri a ovest dell’abitato di Zawiya; l’altro era circa35 chilometri più a est, nella zona di Juddaim Park. In entrambi i casi è intervenuta per il recupero la Mezzaluna Rossa, che ha poi trasferito le salme nell’obitorio dell’ospedale di zona, in attesa delle disposizioni della magistratura prima dell’inumazione. Nonostante la distanza dei punti di ritrovamento, si ritiene che possa trattarsi di vittime dello stesso naufragio sulla rotta per Lampedusa. Potrebbero esserci dei collegamenti anche con i cadaveri delle due donne scoperti sabato 18 aprile all’altezza di Janzour, una quindicina di chilometri a est di Juddaim Park.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 20 aprile 2026
Il mare ha depositato la sera di lunedì 20 aprile il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Martil, circa 33 chilometri a sud di Castillejos e una quarantina dalla linea di confine tra il Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta. Ad avvistarlo sono stati alcuni abitanti del posto che hanno avvertito la polizia. La sera stessa la salma è stata rimossa e trasferita nell’obitorio dell’ospedale Saniat Rmel in attesa del completamento delle procedure di identificazione e per la successiva sepoltura. A giudicare dallo stato di conservazione non deve essere rimasta molto a lungo in acqua. Tutte le circostanze – ha riferito la polizia – suggeriscono che si tratta di un giovane annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto partendo dal litorale di Castillejos. Le correnti da nord ovest ne hanno poi trascinato il cadavere fino alla spiaggia di Martil.
(Fonte: Nadorcity.com)
Algeria-Spagna (Cabrera, Maiorca), 20-21 aprile 2026
Il cadavere di un migrante è affiorato in mare nei pressi della piccola isola di Cabrera, a sud di Minorca, nelle Baleari. Lo ha scoperto intorno alle 17 un diportista tedesco che stava rientrando a riva con la sua barca ed ha immediatamente diramato l’allarme alla Guardia Civil. Del recupero si è occupata una unità del gruppo attività subacquee (Geas), che ha sbarcato la salma sul molo di Dique del Ouest, sulla costa meridionale di Maiorca, facendolo poi trasferire nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale a disposizione della magistratura. A giudicare dal forte stato di degrado, la salma è rimasta in acqua molto a lungo. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione, ma appare evidente che questo nuovo ritrovamento vada ricollegato a quelli avvenuti nelle settimane precedenti in varie zone delle Baleari, indice di uno o più naufragi di barche di migranti sulla rotta dall’Algeria.
(Fonte: Europa Press, Diario de Mallorca, Ultima Hora. Mallorca Diario)
Algeria-Spagna (Cartagena), 20-21 aprile 2026
Diciotto algerini sono morti su una barca rimasta alla deriva per quasi tre settimane nel Mediterraneo lungo la rotta tra la costa dell’Algeria occidentale e la Spagna. Dei 20 giovani che erano a bordo se ne sono salvati soltanto 2 e della maggior parte delle vittime non è stato possibile neanche recuperare il corpo. Secondo quanto ha riferito la polizia spagnola, sono partiti lunedì primo aprile, prendendo il largo (come ha ricostruito la Ong Cipimd) dal litorale di Sidi Fuiles (Ghiles), poco più di 30 chilometri a ovest di Tipaza, ma la traversata si è interrotta dopo qualche ora, in mare aperto, non è stato precisato se per un guasto al motore o altro. Nessuno si è accorto di nulla perché da bordo non sono riusciti a segnalare l’emergenza e a inviare richieste di soccorso. Perduta nel Mediterraneo, la barca ha cominciato a vagare in balia delle correnti e con il passare dei giorni i giovani a bordo hanno cominciato a morire. L’agonia si è protratta fino alla serata di lunedì 20 aprile, quando lo scafo alla deriva è stato avvistato da una nave militare francese circa 25 miglia a sud di Cartagena. A quel punto a bordo, dopo più di 19 giorni, erano rimasti 2 soli naufraghi ancora in vita, accanto a 3 cadaveri. I corpi degli altri 15 erano stati via via affidati al mare. La nave ha tratto in salvo i superstiti e recuperato i cadaveri, lanciando l’allarme contemporaneamente alle autorità spagnole, che hanno fatto partire da Cartagena la salvamar Draco, in forza alla base del Salvamento Maritimo. Il trasbordo e il trasferimento a Cartagena si sono conclusi in nottata. Subito dopo lo sbarco nel porto di Santa Lucia, i due superstiti sono stati ricoverati nell’ospedale locale, entrambi in condizioni critiche per disidratazione, sfinimento e ipotermia. La magistratura spagnola ha aperto un’inchiesta per ricostruire le varie fasi della tragedia e le circostanze precise della morte sia dei 3 giovani trovati cadavere sullo scafo che dei 15 abbandonati in mare.
(Fonte: Ong Cipimd, El Espanol, La 7, El Faro de Vigo, El Periodico, Noticias de Navarra. Europa Press)
Libia-Italia (Mediterraneo centrale), 21-22 aprile 2026
Durante un volo alla ricerca di eventuali barche in difficoltà o di altre situazioni d’emergenza, martedì 21 aprile, l’Albatros, il piccolo aereo da ricognizione Albatros, di Sos Mediterranee, ha avvistato il cadavere di un migrante, tenuto galla da un giubbotto di salvataggio. La scoperta è stata documentata con foto e filmati e la posizione di massima, lungo la rotta tra la Libia e Lampedusa è stata subito segnalata ma non ci sono stati interventi per cercare di recuperare la salma, che presumibilmente si è persa in mare e difficilmente verrà ritrovata. Appare evidente in ogni caso che deve trattarsi della vittima del naufragio di una barca di migranti e non è da escludere che sia da ricollegare ai cadaveri trascinati dal mare nei giorni precedenti sulla costa libica, a ovest di Tripoli. Sos Mediterranee ha pubblicato la notizia mercoledì 22 aprile per denunciare come queste tragedie “siano il risultato dell’esternalizzazione delle frontiere verso Libia e Tunisia e della politica di ostruzione nei confronti delle Ong”.
(Fonte: Sos Mediterranee)
Algeria-Spagna (Tipazza-Baleari-Cartagena), 21-22 aprile
La nave da crociera Princess Sapphire, in navigazione tra la Sardegna e la Spagna, ha recuperato nel Mediterraneo occidentale i cadaveri di 5 migranti. Salpata da Cagliari nel pomeriggio di martedì 21 aprile, l’unità stava facendo rotta verso Cartagena quando, circa 140 miglia al largo della costa di Cabo de Palos e 129 chilometri a nord di Tipazza, ha avvistato prima uno poi altri 4 corpi senza vita, tenuti a galla da giubbotti di salvataggio arancioni ed ha subito interrotto la navigazione per recuperarli, lanciando contemporaneamente l’allarme alle autorità spagnole. Concluse le operazioni a tarda sera, è stata ripresa la rotta per Cartegena, dove le cinque salme sono state sbarcate e trasferite nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Contemporaneamente la magistratura e la polizia spagnole hanno aperto un’inchiesta per cercare di risalire alle circostanze e alle cause della strage. Una delle prime ipotesi avanzate è che potessero essere alcuni dei migranti algerini morti nei giorni precedenti sulla barca recuperata 25 miglia a sud di Cartagena il lunedì 20 aprile con a bordo 3 cadaveri e 2 ancora in vita. Ma questa possibilità, già molto remota perché lo stato di conservazione dei 5 corpi non era compatibile con il lungo tempo trascorso alla deriva in mare da quella piccola barca, è caduta definitivamente nel pomeriggio di mercoledì 22 quando la Ong Cipimd ha scoperto che i 5 migranti recuperati ormai senza vita dalla Princess Sapphire sono tutti di giovani somali salpati da Tipazza sulla rotta per le Baleari presumibilmente non più di 3 giorni prima del naufragio in cui sono rimasti uccisi. Ne consegue che dovrebbe esserci anche un numero imprecisato ma quasi certamente consistente di dispersi. Sulle barche con a bordo profughi subsahariani, infatti, vengono costretti a salire in genere molti più migranti di quanto accada con gli algerini o in generale i maghrebini, aumentando così i rischi della traversata per tutta una serie di fattori, quali in primo luogo la maggiore instabilità dello scafo, il maggiore consumo di carburante e la maggiore lentezza della navigazione che moltiplica la durata del viaggio.
(Fonte: Ong Cipimd, Europa Press, Murcia Today, La Verdad, Diario de Cartagena, La Opinion de Murcia, Cadena Ser)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 22 aprile 2026
Nella serata di mercoledì 22 aprile il cadavere di un migrante è stato localizzato a Ceuta, da una pattuglia della Guardia Civil, incastrato tra gli scogli di Fuente Caballo, lungo il versante meridionale della penisola che chiude la rada del porto. Per il recupero è intervenuta, intorno alle 19, una unità del gruppo attività subacquee (Geas), che lo ha sbarcato sul molo del porto dei pescatori, facendolo poi trasferire dalla polizia mortuaria presso l’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Si tratta di un uomo apparentemente di giovane età che indossava solo un costume da bagno e deve essere annegato non molto tempo prima del ritrovamento nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto attraverso la linea di frontiera sud, partendo da una spiaggia di Castillejos.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Algeria-Spagna (Bou Ismail), 22-23 aprile 2026
Almeno 17 profughi somali (12 uomini e 5 donne) sono annegati nel naufragio di un gommone che si è rovesciato sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. La tragedia è venuta alla luce il 23 aprile grazie all’ambasciatore della Somalia in Algeria, Yusuf Ahmed Hassan il quale, su sollecitazione di diversi familiari delle persone a bordo dello zodiac, allarmati dalla mancanza di ogni tipo di notizie, si è rivolto alle autorità algerine venendo a sapere che negli obitori di due ospedali della provincia di Bou Ismail erano stati trasferiti i cadaveri di 17 naufraghi recuperati un naufragio avvenuto qualche giorno prima circa 100 chilometri a ovest di Algeri. L’ambasciatore stesso la mattina di giovedì 23 aprile si è recato a Bou Ismail, 40 chilometri a ovest di Algeri, ed ha trovato conferma che tutte le vittime erano giovani somali. Neanche a questo punto le autorità algerine hanno rivelato dettagli sulla tragedia, incluso il numero delle persone a bordo dello zodiac al momento del naufragio. C’è da credere tuttavia che, oltre alle 17 vittime accertate, ci siano dei dispersi. A partire dal 16 aprile risultano come scomparse nel nulla 2 barche partite entrambe dalla costa dell’Algeria centrale. La prima, salpata da Algeri, con 19 persone a bordo e la seconda con 23 da Boumerdes, circa 50 chilometri più a est. La zona in cui sono stati trovati i corpi in mare, 100 chilometri a ovest di Algeri e oltre 150 da Boumerdes, indurrebbe a pensare a un collegamento con lo zodiac con 19 persone e dunque a 2 dispersi.
(Fonte: Infomigrants, Associated Press, Hiiran Online, Whashington Post, Middle East Monitor Casleighvoice, Alarm Phone)
Algeria-Spagna (Boumerdes-Baleari), 23 aprile 2026
E’ scomparsa da più di 40 giorni una barca salpata alle 3 del mattino del 12 marzo da Boumerdes, 50 chilometri a est di Algeri, sulla rotta per le Baleari. Nessuna traccia delle 23 persone a bordo, provenienti in prevalenza dal Mali, dalla Costa d’Avorio e dalla Guinea. Tutte le circostanze fanno temere un “naufragio fantasma” senza superstiti, anche alla luce delle cattive condizioni meteomarine registrate nei giorni successivi. Della vicenda non si è saputo nulla di ufficiale per oltre due settimane, fino al 29 marzo, quando i familiari di un giovane guineano che si era imbarcato hanno lanciato un appello attraverso il gruppo Marino Dubois. Ne consegue che le ricerche per eventuali soccorsi sono iniziate con molto ritardo e non hanno dato esito: la barca non è sicuramente arrivata alle Baleari e non risulta neanche intercettata e fatta rientrare in Algeria, tanto che, a un mese dalla partenza, il 14 aprile, il gruppo Marino Dubois ha confermato che non se ne avevano ancora notizie di nessun tipo. Il 19 aprile, un nuovo appello di ricerca è stato lanciato dai familiari di un altro dei migranti a bordo, un ragazzo camerunense, ma di nuovo senza risultati.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois)
Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 24 aprile 2026
Sei harraga algerini dispersi in mare sulla rotta per le Baleari. Erano insieme ad altri 8 giovani, anch’essi algerini, su uno zodiac di colore nero, con un motore da 85 cavalli, che, salpato da Tipaza il 9 aprile, avrebbe dovuto compiere la traversata in poche ore ma che, forse a causa di un guasto al motore, è rimasto invece in balia del Mediterraneo per sei giorni. In mancanza di notizie o di qualsiasi forma di contatto con i 14 migranti alcuni familiari hanno dato l’allarme. A “rompere il silenzio” è stata una unità della Marina algerina la quale, a quasi una settimana di distanza dal giorno della partenza, ha recuperato 8 dei 14 giovani di cui non si aveva più notizia, riconducendoli a riva. Nessuna traccia, però, degli altri 6. I dettagli sull’operazione di salvataggio sono scarsissimi in quanto le autorità algerine non hanno fornito informazioni. La stessa notizia della tragedia è venuta alla luce solo il 24 aprile e solo grazie a fonti della Ong spagnola Cipimd, che ne ha riferito sul suo sito web sulla base di quanto ha appreso dai familiari di alcuni dei 14 harraga ed ha lanciato un appello di ricerca dei 6 dispersi, pubblicandone anche le foto per favorire eventuali riconoscimenti.
(Fonte: Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Cabo de Palos), 24 aprile 2026
Il cadavere di un giovane è affiorato nelle acque di Cabo de Palos, 35 chilometri a est di Cartagena e 134 a sud di Alicante, uno dei tratti di costa della Penisola Iberica in cui sono più frequenti gli sbarchi di migranti. Segnalato in mattinata da abitanti del posto, è stato recuperato e trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale dalla Guardia Civil. A giudicare dallo stato di conservazione, è rimasto in mare più di qualche giorno prima del ritrovamento. Si ritiene che si tratti della vittima di un naufragio sulla rotta dall’Algeria. Per cercare di risalire alle circostanze della morte, la polizia sta esaminando gli ultimi casi di barche naufragate o date per disperse dopo che ne è stata segnalata la partenza dalla costa algerina.
(Fonte: Ong Cipimd)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 aprile 2026
Un migrante è annegato cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Non si sa quando abbia tentato l’impresa né se fosse da solo o con qualche compagno. Il suo corpo è affiorato nella mattinata di sabato 25 aprile su una spiaggia di Castillejos, non lontano dalla linea di confine con il territorio spagnolo e verosimilmente neanche dal punto in cui aveva preso il largo a sud del varco del Tarajal. A giudicare dallo stato di conservazione, la salma deve essere rimasta in acqua qualche giorno prima del ritrovamento: conclusi gli accertamenti sul posto, è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale in attesa delle disposizioni della magistratura. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione.
(Fonte: Ong Migrants Morts et Disparus Maroc. Nadorcity.com)
Gambia-Marocco-Spagna (Bir Gandouz, Marocco), 25 aprile 2026
Almeno 5 morti su un cayuco salpato dal Gambia sulla rotta per le Canarie ma finito nel sud del Sahara Occidentale dopo essere rimasto quasi tre settimane alla deriva nell’Atlantico. Secondo varie fonti, oltre alle vittime di cui è stato trovato il cadavere a bordo, potrebbero esserci decine di dispersi in mare: la notizia è verosimile ma non ci sono state conferme ufficiali. Il barcone è uno dei sei che hanno preso il largo tra il 27 e il 31 marzo dalla costa gambiana compresa tra Gunjur e Kartong, circa 1.500 chilometri a sud delle Canarie. A bordo c’erano 236 persone: 160 profughi della Guinea Conakry (tra cui 39 donne, 11 ragazze e 18 minori), 43 senegalesi (11 donne e 1 ragazzo), 17 gambiani (3 donne), 7 ivoriani (2 donne), 4 maliani e i 5 morti dei quali non è stata comunicata la nazionalità. Sia con questo che con gli altri barconi i contatti si sono interrotti poco dopo la partenza ma, tenendo conto che un cayuco impiega di media una decina di giorni per il tragitto dal Gambia alle Canarie, i primi allarme sono scattati solo intorno all’otto aprile. Nei giorni successivi, tra l’11 e il 13, si è saputo che due dei barconi erano arrivati a El Hierro, con a bordo complessivamente oltre 300 persone. Nulla, invece, di questo con 236 migranti, il carico maggiore tra tutti quelli segnalati in mare dagli ultimi giorni di marzo. La mancanza di notizie si è protratta per altri 3 giorni, fino a giovedì 16 aprile, quando si è saputo che, bloccato da un guasto al motore e poi dalla mancanza di carburante, il barcone aveva preso terra sul litorale di Bir Ganduz, nel sud del Sahara Occidentale, non lontano dal confine con la Mauritania, circa 280 chilometri a sud di Dakhla e mille dal punto di partenza. L’organizzazione Ebrima ha comunicato che al momento dell’approdo in fondo allo scafo sono stati trovati i cadaveri di 5 migranti morti qualche giorno prima in mare ma, secondo notizie ufficiose non confermate, le vittime potrebbero essere in tutto ben 121, morte per disidratazione, sfinimento fisico, ipotermia. Alcuni superstiti sarebbero riusciti a dileguarsi poco dopo lo sbarco, sottraendosi all’arresto da parte della polizia marocchina. Tutti gli altri sono stati portati in un centro accoglienza a Bir Gandouz. La notizia dei 5 cadaveri recuperati in fondo allo scafo è stata confermata dal Gruppo Marino Dubois, con l’avvertenza che ci sarebbero però numerose altre vittime. Anche Alarm Phone ha comunicato, il 17 aprile, che il barcone era arrivato in territorio marocchino, ma senza alcuna indicazione sulle vittime dopo quasi tre settimane trascorse in pieno Atlantico. Le Ong hanno continuato ad indagare sul numero delle vittime tuttavia, fino a sabato 25 aprile, non sono emersi altri elementi. Non risultano comunicati da parte delle autorità marocchine.
Aggiornamento 26 aprile: 31 le vittime. Sono 31 in tutto le vittime del cayuco arrivato dal Gambia nel sud del Sahara Occidentale: le 5 indicate inizialmente più altre 26. Lo ha comunicato domenica 26 aprile il gruppo francese Marino Dubois sulla base dei ripetuti contatti avuti con alcuni dei superstiti, trasferiti dopo il salvataggio nel centro migranti di Bir Gandouz, dove hanno denunciato di essere detenuti in pessime condizioni. In particolare, 13 persone sono morte in mare durante le quasi tre settimane di navigazione, 12 al momento del naufragio sulla costa di Bir Gandouz e 6 nell’ospedale di Dakhla, dove erano stati trasferiti in condizioni critiche subito dopo che i soccorritori li avevano portati a riva. Per i sopravvissuti è stato disposto il rimpatrio nel più breve tempo possibile.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Gruppo Marino Dubois, Alarm Phone. Aggiornamento: Marino Dubois)
Algeria-Spagna (Rotta Baleari), 26 aprile 2026
Ventinove migranti subsahariani (21 uomini, 7 donne e un bimbo di appena 10 mesi) sono morti in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. C’è un solo superstite, una giovane donna, la madre del piccolo. La tragedia è avvenuta il 24 marzo ma se ne è avuta conferma solo più di un mese dopo, domenica 26 aprile, grazie alle indagini condotte dal gruppo Marino Dubois. L’organizzazione francese si è mossa sulla scia di una segnalazione fatta il 16 aprile dai familiari di un giovane ivoriano del quale si erano perse le tracce il 23 marzo, subito dopo che si era imbarcato insieme a un numero imprecisato di altri migranti. Ne è emerso che, quando è arrivato l’appello di ricerca, la barca era in realtà già naufragata da oltre 20 giorni. Se ne ignorano le circostanze e le cause precise, anche perché le autorità algerine non hanno fornito alcun genere di informazioni, ma potrebbero essere stati determinanti il sovraccarico e le condiizoni del mare. Sta di fatto che – come si legge nel breve rapporto pubblicato il 26 aprile da Marino Dubois – 29 delle 30 persone a bordo sono morte prima che arrivassero i soccorsi, mentre l’unica superstite si è salvata solo perché, dopo che il bimbo le è sfuggito dalle braccia al momento del naufragio, è riuscita a tenersi a galla aggrappandosi a una tanica vuota fino a quando è stata avvistata e portata al sicuro da alcuni pescatori. Oltre ad aver ricostruito la tragedia, il gruppo ha avviato ricerche anche per cercare di risalire all’identità delle vittime. Nel dossier del 26 aprile, in particolare, vengono indicati due giovani provenienti dalla Guinea.
(Fonte: Gruppo Marino Dubois)
Algeria-Spagna (Almeria), 26 aprile 2026
Nella giornata di domenica 26 aprile il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque del parco naturale di Cabo de Gata, 35 chilometri a est di Almeria, all’altezza di playa de Las Salinas. Il recupero, complicato dalle condizioni del mare, con onde forti e violente, è stato operato da una unità della Guardia Civil, che lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per il completamento delle indagini. Secondo la polizia non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato tentando di arrivare in Spagna.
(Fonte: La Voz de Almeria, Ong Cipimd)
Gambia-Mauritania-Spagna (Bakau-Nouakhot), 26 aprile 2025
Quindici migranti morti su un cayuco partito dal Gambia sulla rotta per le Canarie ma naufragato nelle acque della Mauritania, nella zona di Nouakhot. La partenza risale a sabato 18 aprile dalla costa di Bakau, sulla sponda sinistra dell’estuario del Gambia, 11 chilometri a ovest di Banjul. Non è noto con esattezza in quanti fossero a bordo: forse oltre 150 ma sicuramente numerose decine. I contatti si sono persi dopo poche ore. Nulla per oltre sette giorni, fino a sabato 25 aprile, quando alla organizzazione Ebrima Migrants Situation è giunta la notizia del naufragio: “Molte persone hanno perso la vita e molte altre sono in ospedale. L’ambasciatore del Gambia in Mauritania si sta adoperando per aiutare questa gente…”. Nulla sulle circostanze e le cause del naufragio. Sulla dimensione della tragedia sono giunti più particolari il giorno dopo, domenica 26: “Si possono calcolare almeno 15 vite perdute ed è confermato che molti superstiti stanno ricevendo assistenza ospedaliera.”, ha precisato Ebrima, aggiungendo che alcuni dei migranti sarebbero scomparsi in mare e annegati gettandosi fuoribordo, in preda ad allucinazioni, durante la navigazione.
Aggiornamento 1 maggio: un altro morto. E’ morto uno dei naufraghi ricoverati nell’ospedale di Nouakhot: si chiamava Amadou Jaiteh, un giovane gambiano originario di Garawoll, una città dell’interno, circa 300 chilometri a est di Dakar. Tutti i naufraghi gambiani, 85, sono stati identificati e molti hanno chiesto di essere rimpatriati con l’assistenza dell’Oim.
(Fonte: Ebrima Migrants Situation. Aggiornamento: Ebrima)
Libia-Grecia (Ain al Muqar-Creta), 26-27 aprile 2026
Il mare ha trascinato sulla battigia della spiaggia di Ain al Muqar, a Bomba, in Cirenaica (64 chilometri a est di Derna e 115 a est di Tobruk) il cadavere di un migrante. Segnalato da abitanti del posto, su disposizione della polizia di sicurezza costiera, lo ha recuperato la Mezzaluna Rossa, trasferendo nell’obitorio dell’ospedale di Derna a disposizione della magistratura. Si tratta certamente di un migrante annegato nel naufragio di una barca sulla rotta per Creta, ma si ignorano le circostanze precise e non sono emersi elementi utili per l’identificazione della salma.
Fonte: Migrant Rescue Watch)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 27 aprile 2025
Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque del litorale del Tarajal, quasi al confine dell’enclave spagnola di Ceuta con il Marocco. Per il recupero è intervenuta una squadra del gruppo attività subacquee della Guardia Civil (Geas), che lo ha trasferito nell’obitorio dell’Istituto di Medicina legale. Non sono emersi elementi per poterlo identificare ma si tratta sicuramente di un giovane che ha cercato di arrivare a Ceuta partendo da una delle spiagge marocchine di Castillejos nel fine settimana, quando si sono registrate decine di tentativi di superare la linea di frontiera via mare. Poche ore prima del ritrovamento del cadavere, a poca distanza, all’altezza del promontorio Giovanni XXIII, la polizia e i pompieri avevano soccorso e rianimato un altro giovane trovato ormai allo stremo sulla riva.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Albunol, Motril), 27 aprile 2026
Il cadavere di un migrante è stato trovato nei pressi della spiaggia di Punta Negra, nel municipio di Albunol, 44 chilometri a est di Motril e poco più di 100 a sud est di Granada. Lo ha notato casualmente un camionista, che aveva fatto una breve sosta nella zona, incastrato in una scogliera ai piedi di un promontorio scosceso. Per il recupero, complicato dalla costa alta e molto ripida e, in mare, dalla scogliera, sono intervenuti agenti del gruppo di soccorso montano, i pompieri e, via mare, una unità della Guardia Civil, con l’ausilio di un elicottero che si è rivelato decisivo per rimuovere e trasferire il cadavere quando, intorno alle 18,30, si è riusciti a raggiungerlo sulle rocce, assicurandolo a un verricello. La magistratura ha disposto l’autopsia, affidandone l’esecuzione all’Istituto di Medicina Legale di Granada. Stando allo stato di forte degrado della salma, la morte dovrebbe risalire a parecchi giorni prima del ritrovamento. Su questo tratto di costa in genere arrivano prevalentemente barche di migranti salpate dal Marocco. Appare probabile che provenga dalla rotta marocchina anche questo migrante.
(Fonte: Granada Hoy, Ong Cipimd, Telecinco, Ideal, Abc, 20 Minutos, Elfaromotril)
Algeria-Spagna (Garrucha, Almeria), 27 aprile 2026
Il cadavere di un migrante è stato avvistato dall’equipaggio di un mercantile oltre 30 chilometri al largo della città litoranea di Garrucha, una novantina di chilometri a nord est di Almeria, un tratto di costa spagnola dove sono frequenti gli arrivi di barche di “harraga” algerini. Subito dopo l’avvistamento, verso le 11,30, il comandante della nave ha avvertito la Guardia Civil e, per non perdere la posizione, è rimasto in zona fino all’arrivo da Almeria della salvamar Spica che, recuperata la salma, la ha sbarcata intorno alle 16,30 sul molo del porto peschereccio di Almeria, facendola poi trasferire nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Il forte stato di degrado dimostra che il cadavere è rimasto in acqua molto a lungo prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi per poterlo identificare. Si ritiene tuttavia che vada ricollegato ad una delle numerose barche scomparse nelle settimane precedenti sulla rotta dall’Algeria.
(Fonte: 20 Minutos, Europa Press, Ong Cipimd)
Algeria-Spagna (Bejaia-Baleari) 27 aprile 2026
Almeno 4 morti in un naufragio al largo della costa algerina tra Tala Ilef e Bejaja, circa 260 chilometri a est di Algeri. Le notizie sono scarse e frammentarie perché le autorità algerine non hanno lasciato filtrare alcuna informazione. La tragedia è venuta alla luce solo grazie a fonti della Ong spagnola Cipimd. Si sa per certo che la barca ha preso il largo puntando sulle Baleari ed è naufragata poco dopo la partenza, nelle acque algerine. Non si sa tuttavia neanche in quanti fossero a bordo né, dunque, quanti naufraghi siano stati tratti in salvo e quanti ne risultino invece dispersi in aggiunta alle quattro vittime di cui è stato recuperato il corpo. Appare inusuale anche la partenza da questo tratto di costa. “Sono pochissime – ha segnalato in proposito la Ong Cipimd – le barche di migranti che salpano dalla zona di Bejaia per almeno due motivi: è il punto della costa algerina centrale più distante dalle Baleari e, soprattutto, in questo tratto di mare ci sono sempre forti correnti che ostacolano e rendono pericolosa la navigazione”, specie per barche precarie e sovraccariche come quelle dei migranti.
Aggiornamento 29 aprile: 12 le vittime. Sono 12 i migranti morti nel naufragio, 8 in più di quelli indicati in base alle prime notizie, tutti algerini. Dei 15 che erano a bordo se ne sono salvati soltanto 3. Di altri 3 è stato possibile recuperare il cadavere. Dispersi gli altri 9. E’ confermato che volevano raggiungere le Baleari, contando di sbarcare a Palma de Maiorca.
(Fonte: Ong Cipimd). Aggiornamento: Cipimd
Libia-Italia (Homs-Lampedusa), 28 aprile 2026
La Mezzaluna Rossa dell’ufficio di Homs ha recuperato il cadavere di un migrante affiorato in un tratto di litorale scosceso e roccioso nella zona di Souq al Khums, circa 120 chilometri a est di Tripoli. A dare l’allarme sono stati abitanti del posto che hanno visto il corpo flottare tra le onde a breve distanza dalla riva e informato la polizia. La magistratura ha disposto l’autopsia prima di procedere all’inumazione. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma non ci sono dubbi che si tratti di un giovane annegato sulla rotta per Lampedusa anche se in tempi e circostanze che non si è stati in grado di appurare.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Libia-Grecia (Umm al Razm – Creta), 28 aprile 2026
Il mare ha trascinato a riva i corpi di due migranti sconosciuti in un tratto di litorale roccioso a Ras al Tin, nel municipio di Umm al Razm, in Cirenaica, 45 chilometri a est di Derna e 120 a ovest di Tobruk, il tratto di costa della Libia orientale dal quale sono più frequenti le partenze delle barche dei migranti verso Creta. Erano in punti diversi, tra gli scogli, ma a breve distanza l’uno dall’altro. Per il recupero sono intervenute due squadre della Mezzaluna Rossa che li hanno trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di zona. Vengono verosimilmente dal naufragio della stessa barca ma le autorità libiche non hanno fornito alcuna indicazione sulle circostanze almeno presumibili in cui la tragedia si è verificata né, tantomeno, su eventuali altre vittime o dispersi. I comunicati “ufficiali” parlano di centinaia di migranti intercettati in mare su barche in navigazione verso Creta ma non fanno cenno ad alcuna barca naufragata o quanto meno in condizioni di emergenza.
(Fonte: Migrant Rescue Watch)
Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 29 aprile 2026
Ventisei vittime (8 dispersi e18 cadaveri recuperati in mare) in un naufragio sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Dei 33 a bordo, tutti profughi sudanesi, se ne sono salvati soltanto 7. La barca risulta partita dalla costa a ovest di Tobruk (il tratto di litorale cirenaico fino a Bomba, da cui sono più frequenti le “spedizioni” verso Creta) tra il 20 e il 21 aprile, ma è rimasta bloccata in mare aperto, forse a causa di un guasto al motore, per oltre una settimana, senza riuscire a segnalare l’emergenza e a chiedere aiuto: un’odissea durata circa 8 giorni durante i quali sono rapidamente finite le scarse scorte d’acqua e di cibo. Molti sono stati vinti dalla sete, dalla fame, dal freddo e dallo sfinimento fisico. I soccorsi sono arrivati mercoledì 29 aprile ma a quel punto dei 33 naufraghi ne erano ancora in vita soltanto 7, portati a Riva da una motovedetta della Marina libica. Oltre ai pochi superstiti, a bordo della barca o nelle immediate adiacenze sono stati recuperati 18 cadaveri. Altri 8 del gruppo risultano scomparsi in mare. I sette tratti in salvo sono stati sbarcati a Tobruk ed affidati ai servizi di’assistenza della Mezzaluna Rossa.
(Fonte: Brirmijihed,bsky.social, Infomigrants, Iom Libya, Unhcr Libya)
Marocco-Spagna (Al Hoceima), 29 aprile 2026
Su una piccola imbarcazione alla deriva, circa 6 miglia a nord della costa di Ras Sidi Abed, provincia di Al Hoceima, è stato trovato il corpo senza vita di giovane subsahariano. Riportato a riva da una unità della Marina imperiale, il cadavere è stato trasferito presso l’obitorio dell’ospedale regionale Mohammed VI di Ajdir, 7 chilometri a sud di Al Hoceima. Tra gli abiti, nel corso dell’ispezione cadaverica, sono stati trovati dei documenti che hanno permesso l’identificazione: si tratta di un giovane profugo sudanese morto nel tentativo di raggiungere presumibilmente la Penisola Iberica più che l’enclave di Melilla, distante da Al Hoceima oltre 140 chilometri. “Sia le condizioni della salma che quelle degli abiti – ha riferito la gendarmeria – suggeriscono un decesso relativamente recente rispetto al ritrovamento”. Restano tuttavia diversi punti da chiarire, a cominciare dal numero di persone imbarcate e dunque di eventuali dispersi. E’ difficile ritenere, infatti, che sulla barca ci fosse solo il giovane trovato ormai senza vita.
(Fonte: Nadorcity.com)
Algeria-Spagna (Carboneras, Almeria), 29-30 aprile 2026
Il corpo di un migrante è affiorato in mare oltre 15 miglia (circa 30 chilometri) al largo della costa di Almeria, a sud-est di Carboneras. Lo hanno avvistato la sera di mercoledì 29 sia i passeggeri di un ferry di linea che l’equipaggio di una barca da diporto, che intorno alle 19,30 ha dato l’allarme al servizio d’emergenza 112. Per il recupero è stata mobilitata una moto vedetta della Guardia Civil che poco dopo le 21,30 ha sbarcato il cadavere nel porto di Garrucha, facendolo poi trasferire dalla Croce Rossa nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale di Almeria per le indagini. E’ il terzo corpo recuperato in questo tratto di costa andalusa nell’arco di 5 giorni, dopo quello del 26 aprile a Las Salinas e quello a 17 migia da Garrucha il 27. Anche in questo caso si ritiene che si tratti della vittima di un naufragio sulla rotta dall’Algeria.
(Fonte: El Confidencial, Diario de Almeria, Ondacero, Ideal, Europa Press, Cipimd)
Algeria-Spagna (Alicante), 29-30 aprile 2026
I cadaveri di 3 migranti – un uomo, una donna e un ragazzo minorenne – sono affiorati in tempi e punti diversi della costa di Alicante, ad alcuni chilometri di distanza l’uno dall’altro. Il primo, quello dell’uomo adulto, è stato avvistato mercoledì 29 aprile di fronte alla spiaggia di El Campello, 7 chilometri circa a nord est del centro di Alicante. La mattina successiva, giovedì 30, verso le 10,30, l’equipaggio di una imbarcazione da diporto ha scoperto il cadavere del ragazzo che flottava in mare all’altezza di Cabo de La Huerta, oltre 10 chilometri a sud est di El Campello. Qualche ora più tardi, infine, è stata trovata la donna, nei pressi della piccola isola di Tabarca, circa 30 chilometri a sud di El Campello. In tutti e tre i casi è intervenuta per il recupero la Guardia Civil che poi, insieme alla Polizia Giudiziaria, ha trasferito i corpi presso l’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale di Alicante pe ril completamente delle indagibni: a giudicare dallo stato di conservazione, sono rimasti in acqua a lungo prima del ritrovamento. Secondo la Guardia Civil si tratta certamente di migranti annegati in uno o più naufragi di barche provenienti dall’Algeria.
(Fonte: Europa Press, Informacion, Agenzia Efe, Cadena Ser)
Algeria-Spagna (rotta Baleari), 30 aprile 2026
Non si è salvato nessuno di un gruppo di 17 migranti salpati il 22 aprile dall’Algeria. Volevano raggiungere le Baleari, una rotta che dalla costa dell’Algeria centrale, con imbarcazioni simili a quella segnalata, in genere richiede al massimo 48 ore di navigazione. In mancanza di contatti o notizie, a distanza di oltre due giorni dalla partenza alcuni familiari hanno dato l’allarme, interessando la piattaforma di soccorso Alarm Phone. La segnalazione è stata rimbalzata alle centrali di coordinamento del Salvamento Maritimo di Palma de Maiorca e di Almeria oltre che alle autorità algerine, ma le ricerche non hanno dato esito. Giovedì 30 aprile, poi, i familiari stessi che per primi avevano denunciato la scomparsa della barca hanno comunicato ad Alarm Phone che c’è stato un naufragio nel quale sono annegati tutti i 17 migranti a bordo
(Fonte: Alarm Phone)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 1 maggio 2026
Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque della baia sud di Ceuta all’altezza di Playa de la Almadraba, a poco più di un chilometro dal confine meridionale del Tarajal con il Marocco. Si tratta di un uomo di giovane età che indossava una muta da sub e che con tutta evidenza ha cercato di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una delle spiagge di Catsillejos. Per il recupero, poco prima delle dieci, è intervenuta una unità del servizio attività subacquee della Guardia Civil (Geas), che lo ha sbarcato sul molo del porto dei pescherecci per trasferirlo poi nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione. A giudicare dallo stato di degrado, comunque, la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento. E’ il sedicesimo cadavere di migranti recuperato a Ceuta dall’inizio dell’anno.
(Fonte: El Faro de Ceuta)
Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 1 maggio 2026
Da oltre 2 mesi è scomparso un algerino trentacinquenne, Youssouf Moussaoui, giunto in Marocco con l’intenzione di entrare a nuoto nell’enclave di Ceuta per trovare poi il modo di proseguire verso la Penisola Iberica. Secondo quanto hanno riferito i familiari, che hanno inoltrato un appello di ricerca attraverso la Ong Migrants Morts et Disparus, sarebbesicuramente arrivato a Castillejos, che aveva scelto come base per attraversare via mare la linea di confine all’altezza della zona del Tarajal. L’ultimo contatto, verso la fine di febbraio, si è avuto probabilmente alla vigilia del tentativo di traversata. Da quel momento non si è fatto più sentire e non hanno dato esito i tentativi dei familiari di contattarlo.
(Fonte: Ong Migrants Morts et Disparus au Maroc)
