Dossier vittimeMediterraneo e Canarie

2026 Mediterraneo – Secondo semestre

Venti vittime al giorno. In tutto, 3.565, di cui 114 lungo le “rotte di terra” e 3.451 inghiottite dal mare, a fronte di 42.690 arrivi. E’ devastante il bilancio dei migranti morti o dispersi tentando di raggiungere l’Europa nei primi sei mesi del 2026. Con un aumento di 1.449 vittime rispetto alle 2.006 registrate nello stesso periodo nel 2025 (più 72,2 per cento), è il più pesante in assoluto da quando, nel 2015, il Comitato Nuovi Desaparecidos ha iniziato ad analizzare la strage che si compie alle soglie dell’Europa. Lo dimostra, in particolare, il tasso di mortalità, costantemente, inesorabilmente in crescita di anno in anno, tanto da salire da una vittima ogni 256 migranti arrivati in Europa undici anni fa a una ogni 11,9 nei primi sei mesi del 2026. Per di più, nell’indifferenza generale: come si trattasse di una fredda, fastidiosa statistica e non di vite umane spezzate.

La via di fuga più mortale si conferma quella verso la Spagna, attraverso il Mediterraneo occidentale o l’Atlantico fino alle Canarie, con 2.081 vittime, con lo spaventoso indice di mortalità di 1 ogni 5,3 arrivi A determinare questo tragico primato è soprattutto la rotta atlantica, percorsa da grossi cayucos da pesca stracarichi – non di rado fino a 250 persone e oltre – costretti a partire da porti sempre più a sud, perfino dalla Guinea, con oltre duemila chilometri da percorrere, a causa della sorveglianza sempre più stretta in mare e lungo le coste meno lontane (Marocco, Mauritania, nord del Senegal) appaltata da Bruxelles alla polizia di vari stati africani con gli accordi sulla esternalizzazione delle frontiere europee.

Segue la rotta del Mediterraneo centrale, quella che riguarda più direttamente l’Italia – 1.041 tra morti e dispersi, pari a uno ogni 13,9 dei 14.520 migranti sbarcati sulle coste italiane o a Malta – con partenze soprattutto dalla Libia e dalla Tunisia ma anche dall’Algeria orientale verso la Sardegna o dalla Turchia fino alle coste calabresi. E’ la via di fuga dove circa 15 anni fa, battistrada l’Italia, è stato inaugurato il sistema della esternalizzazione delle frontiere. E negli ultimi anni la scelta di affidare a paesi terzi come la Libia o la Tunisia il “lavoro sporco” di catturare in mare o a terra i disperati che cercano aiuto e salvezza in Europa, si è ulteriormente rafforzata, diventando una autentica caccia all’uomo: solo nell’ultimo mese sono stati segnalati migliaia di profughi/migranti arrestati nelle principali città libiche o deportati nel deserto tunisino e poi spesso “spariti”.

Un’impennata rispetto al passato ha fatto registrare anche la rotta verso le Grecia, attraverso l’Egeo o il Mediterraneo orientale, con 329 vittime: una ogni 43 dei 14.175 migranti giunti via mare in Grecia e a Cipro. Ha inciso su questa crescita (quasi il triplo dei 115 morti o dispersi dello scorso anno a fine giugno) soprattutto il percorso dalla Cirenaica a Creta, che peraltro è tra i meno monitorati, tanto da far temere che la realtà sia molto più grave di quella che si è potuta ricostruire dalle scarse, scarsissime, notizie che filtrano oltre il “silenzio” delle autorità libiche e greche.

Se questo terribile trend in aumento verrà confermato nel periodo compreso tra luglio e dicembre, il 2026 risulterà l’anno più mortale di sempre, con un totale prevedibile di circa 7 mila vite spezzate in aggiunta ai 43.316 morti o dispersi registrati tra il 2015 e il 2025. E basta un esame anche superficiale dei dati per accorgersi che il tasso di mortalità si è moltiplicato nel tempo in parallelo con le misure di chiusura e respingimento sempre più rigorose e spietate adottate contemporaneamente dalla politica italiana ed europea, inclusa la guerra contro le Ong che ha in buona parte smantellato l’unico programma organizzato di recupero e soccorso in mare. Eppure il commissario Ue per la politica interna Magnus Brunner, ha avuto modo di dichiarare che i nuovi e ancora più aspri “muri” innalzati dal patto europeo sull’emigrazione entrato in vigore in giugno servono a “salvare vite”. C’è da chiedersi se abbia mai dato almeno un’occhiata ai dati che testimoniano, al di là delle parole, quanto sta accadendo in realtà sulle vie di fuga verso l’Europa. Ma d’altra parte Brunner è lo stesso che, durante una visita ufficiale a Malta, ha sostenuto di essere ben cosciente della violazione dei diritti e della dignità umana che emerge dalle operazioni della polizia e della Guardia Costiera libiche, ma che “l’Europa non ha alternative” se vuole fermare i flussi migratori. Con buona pace del “salvare vite”.

(nella foto: Rubicon: figure umane dirette verso un muro, una delle sculture del Museo Atlantico sottomarino di Lanzarote. Evidente il riferimento ai muri eretti dalla Fortezza Europa contro i profughi/migranti)

Marocco-Spagna (Al Muhandis, Nador), 3 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è stato portato dal mare sulla battigia della spiaggia di Al Muhandis, nei pressi di Nador. A scoprirlo sono stati alcuni abitanti della zona. Dopo sommari accertamenti sul posto, lo stato di degrado molto avanzato ha indotto le autorità sanitarie locali e i servizi di sicurezza a rimuoverlo prima possibile per trasferirlo nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador per le procedure legali di routine perima dell’inumazione. Non sono emersi elementi per poterlo identificare né stabilire le circostanze della morte ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato molti giorni prima del ritrovamento della salma nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo: forse a nuoto l’enclave di Melilla ma non è da escludere che fosse su una barca, insieme ad altri migranti, in rotta per la Penisola Iberica.

(Fonte: Nadorcity.com)