Dossier vittimeMediterraneo e Canarie

2026 Mediterraneo – Secondo semestre

Venti vittime al giorno. In tutto, 3.565, di cui 114 lungo le “rotte di terra” e 3.451 inghiottite dal mare, a fronte di 42.690 arrivi. E’ devastante il bilancio dei migranti morti o dispersi tentando di raggiungere l’Europa nei primi sei mesi del 2026. Con un aumento di 1.449 vittime rispetto alle 2.006 registrate nello stesso periodo nel 2025 (più 72,2 per cento), è il più pesante in assoluto da quando, nel 2015, il Comitato Nuovi Desaparecidos ha iniziato ad analizzare la strage che si compie alle soglie dell’Europa. Lo dimostra, in particolare, il tasso di mortalità, costantemente, inesorabilmente in crescita di anno in anno, tanto da salire da una vittima ogni 256 migranti arrivati in Europa undici anni fa a una ogni 11,9 nei primi sei mesi del 2026. Per di più, nell’indifferenza generale: come si trattasse di una fredda, fastidiosa statistica e non di vite umane spezzate.

La via di fuga più mortale si conferma quella verso la Spagna, attraverso il Mediterraneo occidentale o l’Atlantico fino alle Canarie, con 2.081 vittime, con lo spaventoso indice di mortalità di 1 ogni 5,3 arrivi A determinare questo tragico primato è soprattutto la rotta atlantica, percorsa da grossi cayucos da pesca stracarichi – non di rado fino a 250 persone e oltre – costretti a partire da porti sempre più a sud, perfino dalla Guinea, con oltre duemila chilometri da percorrere, a causa della sorveglianza sempre più stretta in mare e lungo le coste meno lontane (Marocco, Mauritania, nord del Senegal) appaltata da Bruxelles alla polizia di vari stati africani con gli accordi sulla esternalizzazione delle frontiere europee.

Segue la rotta del Mediterraneo centrale, quella che riguarda più direttamente l’Italia – 1.041 tra morti e dispersi, pari a uno ogni 13,9 dei 14.520 migranti sbarcati sulle coste italiane o a Malta – con partenze soprattutto dalla Libia e dalla Tunisia ma anche dall’Algeria orientale verso la Sardegna o dalla Turchia fino alle coste calabresi. E’ la via di fuga dove circa 15 anni fa, battistrada l’Italia, è stato inaugurato il sistema della esternalizzazione delle frontiere. E negli ultimi anni la scelta di affidare a paesi terzi come la Libia o la Tunisia il “lavoro sporco” di catturare in mare o a terra i disperati che cercano aiuto e salvezza in Europa, si è ulteriormente rafforzata, diventando una autentica caccia all’uomo: solo nell’ultimo mese sono stati segnalati migliaia di profughi/migranti arrestati nelle principali città libiche o deportati nel deserto tunisino e poi spesso “spariti”.

Un’impennata rispetto al passato ha fatto registrare anche la rotta verso le Grecia, attraverso l’Egeo o il Mediterraneo orientale, con 329 vittime: una ogni 43 dei 14.175 migranti giunti via mare in Grecia e a Cipro. Ha inciso su questa crescita (quasi il triplo dei 115 morti o dispersi dello scorso anno a fine giugno) soprattutto il percorso dalla Cirenaica a Creta, che peraltro è tra i meno monitorati, tanto da far temere che la realtà sia molto più grave di quella che si è potuta ricostruire dalle scarse, scarsissime, notizie che filtrano oltre il “silenzio” delle autorità libiche e greche.

Se questo terribile trend in aumento verrà confermato nel periodo compreso tra luglio e dicembre, il 2026 risulterà l’anno più mortale di sempre, con un totale prevedibile di circa 7 mila vite spezzate in aggiunta ai 43.316 morti o dispersi registrati tra il 2015 e il 2025. E basta un esame anche superficiale dei dati per accorgersi che il tasso di mortalità si è moltiplicato nel tempo in parallelo con le misure di chiusura e respingimento sempre più rigorose e spietate adottate contemporaneamente dalla politica italiana ed europea, inclusa la guerra contro le Ong che ha in buona parte smantellato l’unico programma organizzato di recupero e soccorso in mare. Eppure il commissario Ue per la politica interna Magnus Brunner, ha avuto modo di dichiarare che i nuovi e ancora più aspri “muri” innalzati dal patto europeo sull’emigrazione entrato in vigore in giugno servono a “salvare vite”. C’è da chiedersi se abbia mai dato almeno un’occhiata ai dati che testimoniano, al di là delle parole, quanto sta accadendo in realtà sulle vie di fuga verso l’Europa. Ma d’altra parte Brunner è lo stesso che, durante una visita ufficiale a Malta, ha sostenuto di essere ben cosciente della violazione dei diritti e della dignità umana che emerge dalle operazioni della polizia e della Guardia Costiera libiche, ma che “l’Europa non ha alternative” se vuole fermare i flussi migratori. Con buona pace del “salvare vite”.

(nella foto: Rubicon: figure umane dirette verso un muro, una delle sculture del Museo Atlantico sottomarino di Lanzarote. Evidente il riferimento ai muri eretti dalla Fortezza Europa contro i profughi/migranti)

Marocco-Spagna (Al Muhandis, Nador), 3 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è stato portato dal mare sulla battigia della spiaggia di Al Muhandis, nei pressi di Nador. A scoprirlo sono stati alcuni abitanti della zona. Dopo sommari accertamenti sul posto, lo stato di degrado molto avanzato ha indotto le autorità sanitarie locali e i servizi di sicurezza a rimuoverlo prima possibile per trasferirlo nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador per le procedure legali di routine perima dell’inumazione. Non sono emersi elementi per poterlo identificare né stabilire le circostanze della morte ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato molti giorni prima del ritrovamento della salma nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo: forse a nuoto l’enclave di Melilla ma non è da escludere che fosse su una barca, insieme ad altri migranti, in rotta per la Penisola Iberica.

(Fonte: Nadorcity.com)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 6 luglio 2026

Non si ha più traccia di 12 giovani harraga algerini che hanno preso il mare sulla rotta per le Baleari. Erano su una piccola barca salpata dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri, la mattina del 29 giugno. I contatti si sono persi poche ore più tardi. La loro scomparsa è stata segnalata ufficialmente sabato 4 luglio, a quasi una settimana dalla partenza, dai familiari di uno dei ragazzi, chiedendo aiuto ad Alarm Phone. La Ong ha interessato sia le autorità spagnole che quelle algerine, oltre a lanciare un appello per eventuali comunicazioni sul suo sito web. Le operazioni di ricerca condotte dal Salvamento Maritimo lungo la rotta presumibile della barca nei giorni successivi non hanno dato esito: lunedì 6 è arrivata in proposito la comunicazione ufficiale, ripresa dal sito web del quotidiano Asharq Al Awsar, nella quale le autoirtà spagnole hanno confermato di non aver trovato né la barca né tantomeno qualcuno dei giovani segnalati a bordo. Nulla dalle autorità algerine. E’ stato mantenuto in ogni caso lo stato di allerta per tutte le navi in transito nella zona tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Alarm Phone, Asharq Al Awsar, Infomigrants)

Tunisia (Sfax campo km 27), 6 luglio 2026

Un migrante originario della Guinea, Ousmane Yatara, è morto durante un raid della polizia nel campo Km 27, lungo la costa della “zona degli olivi”, a nord di Sfax, sulla strada per Chebba, dove hanno trovato rifugio centinaia di migranti in attesa di riuscire a imbarcarsi o espulsi dalle case dove vivevano in seguito alla politica duramente repressiva adottata dal governo di Tunisi. Lo ha segnalato il gruppo Marino Dubois, chiamando direttamente in causa le forze di sicurezza per quanto è accaduto. Secondo la ricostruzione fatta dalla Ong, gli agenti della Guardia Nazionale, dopo aver fatto irruzione nel campo, hanno incendiato numero selle tende e baracche. Ousmane Yatara sarebbe stato colpito mortalmente mentre cercava di recuperare nel rogo alcune delle sue povere cose. Non è chiaro se sia stato raggiunto da un fumogeno o qualcosa del genere. Sta di fatto che lo hanno visto cadere a terra esanime. Poco dopo il suo corpo è stato rimosso e – sempre a dire di Marino Dubois – se ne sarebbero perse le tracce. “Dove l’avete portato quando è caduto a terra? Non avetre voluto chiamare l’ambulanza…”, ha scritto il Gruppo nel suo sito web, rivolgendosi agli agenti della Guardia Naziobnale. E poi, qualche ora dopo, in un messaggio successivo: “Dov’è il corpo di Ousmane Yatara che avete gasato stamattina?…”.

(Fonte: Gruppo Marino Dubois)

Turchia-Grecia (Kusadasi-Samo), 6 luglio 2026

Un profugo sudanese di 20 anni è morto in un naufragio nelle acque di Samo. Era su uno zodiac salpato nelle prime ore di lunedì 6 luglio dalla costa turca del distretto di Kusadasi insieme ad altri 35 migranti. Il gommone ha navigato nell’Egeo fino alla costa nord occidentale dell’isola. La tragedia si è verificata mentre tentava di attraccare nella piccola baia di San Isidoro, in un tratto roccioso e difficile della costa di Samo, tra i villaggi di Drakei e Kalliteia: poco prima di raggiungere la riva lo scafo si è rovesciato scaraventando in acqua tutte le persone a bordo. Qualcuno a bordo è riuscito a segnalare in tempo l’emergenza, tanto che alla Ong Aegean Boat Report sono arrivate decine di chiamate di soccorso. Altri Sos sono stati intercettati dalla Guardia Costiera, che ha fatto partire una motovedetta dal porto di Samo, distante però oltre 50 chilometri. Alle unità della Marina si sono poi uniti per le ricerche in mare diversi volontari.  Sono stati recuperati inizialmente 21 naufraghi, poi altri 14. Un sub privatoche si era unita alle operazioni ha poi trovato il copro ormai senza vita del giovane sudanese. Sbarcati a Samos, tutti i supertsiti sono stati poi trasferiti nel campo migranti di Zervos dove si sono fatti registrare come richiedenti asilo.

(Fonte: Le Monde, Aegean Boat Report, Cnn News, Ground News, In-grec news)

Marocco-Spagna (Ceuta), 7-8 luglio 2026

Due ragazzi subsahariani sono morti precipitando con il parapendio usato per superare in volo in vallo fortificato che divide l’enclave spagnola di Ceuta dal territorio marocchino. Come è emerso dai documenti trovati tra gli abiti e dalle testimonianze di alcuni compagni, uno dei due, Mohamed Saif Musa Dama, 27 anni, era un profugo sudanese in fuga dal Darfur e attendeva da tempo l’esito della domanda di asilo in Europa che aveva presentato. I due ragazzi – hanno appurato due Ong marocchine, Border Resistence e Association Derechos Humanos – sono partiti lunedì 7 luglio dalla collina di Jebel Musa (in spagnolo: Mujer Muerta) che domina da ovest la duplice barriera, alta circa 10 metri, del vallo di confine di Ceuta, sfruttanto le correnti ascendenti per dirigersi a est e planare gradualmente in territorio spagnolo. Durante il volo hanno però perso il controllo e sono precipitati al suolo, uno dopo l’altro, da decine di metri di quota, prima di superare il confine. L’impatto con il suolo è stato fatale per entrambi: quando li hanno raggiunti e recuperati non davano più segno di vita. Non è la prima volta che profughi/migranti tentano questa via aerea dal Marocco. Il primo caso a Ceuta risale al 3 ottobre 2025, seguito da un episodio simile qualche settimana più tardi. In precedenza era accaduto a Melilla.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Ebrima Migrants Situation)

Senegal-Spagna (Casamance-Canarie), 8 luglio 2026

Almeno 255 migranti subsahariani, provenienti in gran parte dal Senegal e dal Gambia, sono scomparsi nell’Atlantico dagli ultimi giorni di maggio su due grossi cayucos e non sembrano esserci ormai più speranze di ritrovarli. La tragedia è stata ricostruita dalla organizzazione Ebrima Migrants Situation: oltre un mese di indagini hanno portato alla conclusione che i due barconi, salpati entrambi dalla costa della Casamance, nell’estremo sud del Senegal, sono scomparsi in due naufragi fantasma sulla rotta per le Canarie, avvenuti in giorni diversi ma in circostanze simili lungo il percorso di oltre 2.200 chilometri verso l’arcipelago spagnolo. Il primo cayuco risulta partito la notte tra il 23 e il 24 maggio da Nyafourang, poco a sud del confine con il Gambia e oltre 370 chilometri a sud di Dakar. Almeno 180 le persone a bordo, incluse diverse donne e bambini. L’altro ha preso il mare sei giorni dopo, il 30 maggio, da Cap Skirring, sul litorale di Ziguinchir, al confine con la Guinea Bissau, una sessantina di chilometri a sud di Nyafourang, con 75 subsahariani di varia nazionalità, tra cui 6 donne e 2 bambini. L’allarme per la mancaza di notizie della barca di Nyafourang è scattato tra la fine di maggio e l’inizio di giugno su iniziativa di alcuni familiari dei dispersi, che si sono rivolti alla organizzazione Ebrima, lanciando un appello lunedì 1 giugno. Alcuni giorni dopo sono iniziati gli Sos anche per il cayuco salpato da Cap Skirring e le ricerche sono continuate in parallelo per entrambe le barche lungo tutta la possibile rotta, coinvolgendo le autorità degli stati africani atlantici dal Senegal verso nord, oltre che ovviamente la Spagna. Le operazioni in mare delle varie Guardie Costiere si sono concluse senza esito dopo alcuni giorni, ma l’organizzazione Ebrima ha continuato a condurre indagini attraverso la sua rete di informatori e di contatti nei vari paesi interessati. Con il passare dei giorni e delle settimane, tuttavia, la possibilità di rintracciare i due barconi si sono via via affievolite, tanto da ritenere, appunto, che ci si trovi di fronte ad altri due naufragi fantasma senza alcun superstite. “Durante le nostre indagini – ha pubblicato Ebrima mercoledì 8 luglio, a 45 giorni dalla scomparsa della barca salpata da Nyafourang e a quasi 40 da quella di Cap Skirring – abbiamo contattato le autorità e cercato informazioni in Senegal, Mauritania, Marocco, Capo Verde e sulle isole Canarie (in particolare a El Hierro, Las Palmas e Tenerife). Abbiamo segnalato entrambi i casi anche ad Alarm Phone e alla Guardia Costiera spagnola. Purtroppo nessuna di queste autorità ha trovato tracce delle due barche. Sulla base di tutte le informazioni raccolte, non abbiamo trovato prove che le barche siano state intercettate (lungo la rottra: ndr) o siano arrivate in Spagna. Riteniamo quindi che entrambe le imbarcazioni si siano perse in mare e che le persone a bordo non siano sopravvissute”. A supporto di questa conclusione Ebrima cita anche alcuni dolorosi precedenti analoghi: “Non è la prima tragedia di questo genere che colpisce le famiglie del Gambia e del Senegal. Nel 2024 imbarcazioni partite da Kartong il 19 ottobre e da Gunjur il 14 ottobre sono scomparse senza lasciare traccia. Nel 2025 altre due barche sono scomparse dopo la partenza da Jinak il 17 novembre e il 5 dicembre. Nel 2026 una barca partita da Bufaloto il 12 gennaio…”.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation rapporti 1 giugno, 2 giugno, 18 giugno, 8 luglio)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 luglio 2026

Un giovane migrante è morto precipitando dal costone roccioso sul quale stava cercando di arrampicarsi subito dopo aver raggiunto Ceuta a nuoto. Era partito con un compagno dal litorale di Castillejos, superando al largo la linea di frontiera all’altezza del Tarajal e puntando poi, per approdare, verso la penisola che delimita da sud la zona del porto e da nord la baia di Ceuta. Insieme i due ragazzi hanno toccato terra proprio all’estremità della penisola, all’altezza del Desnarigato, un tratto di costa alto e impervio. Appena a riva, poco dopo le 17, hanno cominciato ad arrampicarsi sul costone roccioso: il compagno è riuscito a raggiungere la sommità ma lui, quando era quasi in cima, ha perso la presa ed è precipitato sugli scogli sottostanti. Era già morto quando una unità della Guardia Civil lo ha recuperato via mare. Il corpo, sbarcato sul molo dove è il comando della Guardia Civil, è stato trasferito dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia.

Aggiornamento 15 luglio. Identificata la vittima. Si chiamava Adam, 20 anni, proveniente da Larache, sulla costa atlantica, oltre 150 chilometri a sud est di Castillejos. E’ stato possibile identificarlo grazie ad alcuni documenti trovati tra gli abiti e alla testimoninaza del compagno. La famiglia è stata avvertita ed ha chiesto alle autorità spagnole di trasferire il corpo in Marocco, in modo da poterlo seppellire nel cimitero di Larache.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 11 luglio 2026

Dodici giovani harraga algerini sono morti in un naufragio sulla rotta per l’Andalusia. Non ci sono superstiti. I ragazzi erano su uno zodiac, motore da 40 cavalli, salpato da Orano la notte tra il 28 e il 29 giugno. Puntavano verso la costa di Almeria, ma le loro tracce si sono perse dopo poche ore. I primi allarmi per la mancanza di qualsiasi genere di contatto sono stati lanciati dai familiari all’inizio di luglio. Il giorno 5 c’è stata la prima denuncia ufficiale di scomparsa depositata presso le autorità algerine e spagnole e rilanciata con una serie di appelli, corredati anche dalle foto di dieci dei dodici giovani del gruppo, attraverso la Ong spagnola Cipimd. Le ricerche condotte lungo la rotta presumibile dello zodiac non hanno dato esito e si è cominciato a temere un naufragio “fantasma” senza alcun speranza di trovare ancora in vita almeno qualcuno del gruppo. Questa ipotesi ha trovato conferma sabato 11 luglio quando, a due settimane dalla partenza, il cadavere di uno dei dodici amici è stato recuperato nelle acque di Mostaganem, circa 80 chilometri a nord est di Orano.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Tipaza-Formentera), 12 luglio 2026

Due ragazzi algerini sono scomparsi in mare cercando di raggiungere a nuoto la costa meridionale di Formentera da una barca data per dispersa da due giorni. Erano partiti dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a est di Algeri, nelle prime ore di venerdì 10 luglio, puntando verso le Baleari, insieme ad altri 13 harraga, tra cui 2 donne. L’indomami, non avendo ricevuto notizie e non riuscendo a stabilire alcun contatto, alcuni familiari hanno lanciato l’allarme, comunicando anche la descrizione della barca, un piccolo scafo bianco in fibra. Le ricerche non hanno dato esito, moltiplicando i timori di un naufragio. Nulla fino alla mattina di domenica 12, quando l’imbarcazione, bloccata da un guasto al motore, è stata avvistata qualche chilometri a sud di Formentera e raggiunta da un pattugliatore della Guardia Civil di Ibiza, il Duque de Ahumada, e da una salvamar del Salvamento Maritimo. A bordo sono stati trovati però solo 8 ragazzi e le 2 ragazze. Gli altri 5 giovani – hanno spiegato i 10 al momento stesso dei soccorsi – si erano gettati in acqua qualche ora prima per tentare di raggiungere a nuoto la costa di Formentera per chiedere aiuto. Nel corso delle ricerche condotte nella mattinata tre sono stati trovati, molto provati ma ancora in vita. Nessuna traccia degli ultimi due, che risultano scomparsi in mare.

(Fonte: Ong Cipimd, La Vanguardia, Periodico de Ibiza, El Mundo, Formenteravui, Europa Press)

Algeria-Spagna (Playa El Corral, Carboneras), 12 luglio 2026

Due migranti nordafricani, presumibilmente algerini, sono stati trovati privi di vita sul litorale di Carboneras, 70 chilometri a est di Almeria, dove poco prima un motoscafo veloce, molto probabilmente proveniente dall’Algeria, aveva sbarcato decine di persone. Sui cadaveri riscontrati evidenti segni di violenza. L’allarme è scattato nelle primissime ore del mattino di domenica 12 luglio, quando la centrale operativa del servizio d’emergenza 112 ha ricevuto numerose telefonate che segnalavano l’arrivo sulla spiaggia di El Corral, 7 chilometri a sud di Carboneras, di almeno 50/60 persone che si stavano disperdendo rapidamente. Subito dopo lo sbarco – precisavano i messaggi – il motoscafo aveva ripreso velocemente il largo. Sul posto sono giunti in breve agenti della Guardia Civil e della polizia locale, personale della Croce Rossa e del Centro sanitario d’emergenza con alcune ambulanza. Già alla prima ispezione sul posto a pochi metri dalla riva sono stati avvistati i due cadaveri e il personale medico che li ha recuperati tentando un soccorso in extremis ha subito segnalato che recavano entrambi ferite o comunque segni di violenza non riconducili a fattori accidentali, come una caduta o un urto contro le rocce al momento dello sbarco. La magistratura ha disposto un’inchiesta a partire dai risultati dell’autopsia presso l’istituto di medicina legale di Almeria e dalle testimonianze degli altir migranti sbarcati, che la polizia ha subito cercato di rintracciare. L’ipotesi più accreditata è che siano stati colpiti dagli scafisti forse per costriungerli a scendere in mare a distanza dalla riva o comunque durante la traversata

(Fonte: El Mundo, Abc, Telecinco, Heraldo, La Voz de Almeria, Europa Press, Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 12 luglio 2026

La mattina di domenica 12 luglio il gruppo Geas della Guardia Civil ha recuperato il corpo di un migrante che, trascinato dalla corrente, si era impigliato nelle reti poste ad alcune decine di metri dalla riva a protezione della spiaggia di Almadraba, nel cuore della baia di Ceuta. Sbarcato sul molo del porto dei pescherecci e trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale, l’attenzione si è subito concentrata, per poterlo identificare, su alcuni tatuaggi: in particolare uno molto vistoso, con disegni e scritte in arabo, sulla gamba destra. Più tardi sono stati trovati anche dei documenti. Martedì 14 luglio la famiglia, che non era a conoscenza della sua morte ma sapeva che voleva tentare di raggiungere Ceuta, ha lanciato un appello di ricerca. L’indomani, incrociando i dati della polizia con quelli comunicati dai familiari, si è arrivati all’identificaziojne: si tratta di Mohammed Chtia, 23 anni, proveniente da Al Jadida, sulla costa atlantica, oltre 500 chilometri a sud est di Ceuta. Le indagini successive hanno portato alla ricostruzione della tragedia. Mohammed, raggiunta Castillejos da Al Jadida, ha tentato la traversata la notte tra venerdì 10 e sabato 11 luglio, aggirando al largo il varco di confine del Tarajal e indossando una muta da sub per proteggersi dal freddo. Nelle stesse ore e dalla stessa zona sono partiti verso il territorio dell’enclave spagnola numerosi altri migranti. Sembra che fosse insieme ad alcuni compagni che sono riuusciti ad arrivare a Ceuta ma, a quanto pare, di notte, in mare, il piccolo gruppo si è separato e quasi tutti si sono persi di vista.  Lui non ce l’ha fatta a salvarsi. I familiari hanno chiesto alle autorità spagnole di poter trasferire il cadavere ad Al Jadida.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 13 luglio 2026

Quattro migranti subsahariani sono morti su uno zodiac rimasto alla deriva per due settimane sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Stando alle poche notizie fatte filtrare dalle autorità libiche, il gommone ha preso il largo dalla zona di Tobruk e se ne sono perse le tratte poche ore dopo la partenza. A bordo erano in 28, tutti subsahariani, con ogni probabilità sudanesi. Nessuno ne ha saputo più nulla per 14 giorni, fino a quando, lunedì 13 luglio, il natante è stato avvistato al largo della costa ad ovest di Tobruk, ancora all’interno delle acque terrtoriali libiche, a dimostrazione che, quando è rimasto in balia del mare, probabilmente per un guasto al motore, era appena all’inizio della rotta per Creta. Non è stato comunicato chi abbia dato l’allarme. Secondo i comunicati ufficiali, sono intervenute per le operqazioni di recupero “le squadre di soccorso di Tobruk” le quali, stabilito il contatto, hanno trovato solo 24 persone ancora in vita: le altre 4 – hanno specificato i supertsiti – sono morte di sete e di sfinimento nei giorni precedenti l’avvistamento. I corpi di 3 della 4 vittime sono stati recuperati. Tutti i superstiti, ormai allo stremo per i giorni passati in mare senza cibo né acqua, sono stati ricoverati nell’ospedale di Tobruk.

(Fonte: Agenzia Reuters, News Az International, Ebrima Migrants Situation)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 14 luglio 2026

Almeno 50 morti, incluse diverse donne e bambini, in un naufragio tra la Cirenaica e Creta. La barca, un vecchio scafo in legno, ha preso il largo dalla costa a ovest di Tobruk. A bordo c’erano non meno di 60 persone, tutte di origine subsahariana. La tragedia si è verificata poco dopo la partenza, al largo di Ayn al Ulaymah, non lontano dall’isola di El Bardaa, circa 70 chilometri a ovest di Tobruk. Secondo le poche informazioni fornite dalle autorità libiche, lo scafo si è rovesciato, forse a causa del sovraccarico e delle condizioni del mare, e per gran parte dei sessanta migranti non c’è stato scampo. Non è stato specificato nemmeno chi abbia dato l’allarme e quando, facendo scattare le operazioni di recupero. Sta di fatto che i soccorritori hanno trovato solo 10 naufraghi ancora in vita. Gli altri 50 risultano scomparsi in mare. E l’alto numero dei dispersi rispetto ai migranti tratti in salvo sembra testimoniare che gli aiuti sono arrivati molto tempo dopo il naufragio.

(Fonte: News Az International, Agenzia Reuters, Ebrima Migrants Situation, Jihed, Post di Cgtn Africa, Great Africa, Infomigrants, Libya Observer)

Gambia-Mauritania-Spagna (Banjul-Nouadhibou), 14 luglio 2026

Un morto su un cayuco carico di migranti intercettato al largo di Nouadhibou, nel nord della Mauritania. Quando è stato avvistato il barcone, salpato dalla costa di Banjul, in Gambia, sulla rotta per le Canarie, era alla deriva da giorni: motore fuori uso, nessuna attrezzatura Gps per chiedere aiuto, esaurite le scorte di benzina e di cibo. A bordo erano in 169: 147 uomini, 14 donne, 8 minori (6 ragazzi e 2 ragazzi) provenienti dal Senegal (102), dal Gambia (65) e dalla Nigeria (2). I soccorsi sono arrivati da una motovedetta delal Marina militare mauritana, impegnata in un’operazioen di ricerca in seguito alla segnalazione della scomparsa o comunque della prolungata mancanza di notizie di diverse barche di migranti. Al momento dello sbarco nel porto di Nouadhibou erano ormai allo stremo. E’ stato in questa fase che si è scoperto che uno del gruppo era ormai senza vita. Altri sono sttai ricoverati.

(Fonte: Infomigrants, Ebrima Migrants Situation)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 15 luglio 2026

Si è persa ogni traccia di un ragazzo marocchino di Tangeri, Osama El Saki, che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata mercoledì 15 luglio dalla famiglia, che ha lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta e diffuso altri appelli, con foto e numeri telefonici, direttamente sul web. Secondo quanto hanno riferito i parenti, rivolgendosi anche alla polizia, Osama, raggiunta Castillejos, ha preso il largo nella tarda serata di sabato 11 luglio, indossando una muta da sub di colore scuro. Da quel momento nessuno lo ha più visto e si sono interrotti tutti i contatti. Non risulta che sia tra i numerosi giovani fermati dalla polizia marocchina nel fine settimana o tra i nuovi arrivati censiti dalla polizia spagnola a Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Castillejos-Ceuta), 15 luglio 2026

Non si hanno più notizie di due ragazzi marocchini che hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto, Yasser Hajaj e Walid Dkiwak, entrambi diciannovenni. Amici da sempre, si sa per certo – come risulta dall’appello di ricerca lanciato la sera di mercoledì 15 luglio da alcuni parenti attraverso El Faro de Ceuta – che da Tetouan, dove vivono le famiglie, hanno raggiunto Castillejos, 34 chilometri più a nord, e da qui la sera di lunedì 16 luglio hanno preso il largo a nuoto per superare la linea di frontiera spagnola al largo del varco del Tarajal. Indossavano entrambi pantoloncini corti e una maglietta: di colore azzurro Yasser e nero Walid. Come decine di altri giovani marocchini, hanno scelto la sera di lunedì per tentare la traversata ritenendo che nelle ore della partita tra Francia e Spagna per il campionato mondiale di calcio la sorveglianza edella polizia sui due lati del confine sarebbe stata meno accurata del solito. Sta di fatto che da quel momento non se ne è saputo più nulla: non risultano tra gli oltre 100 ragazzi fermati in mare dalla Guardia Costiera marocchina prima della frontiera né tra quelli arrivati a Ceuta e i loro telefoni risultano irraggiungibili.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 16 luglio 2026

Tredici vite perdute nel naufragio di una barca di migranti sulla rotta tra l’Algeria centrale e le Baleari. Erano su una barca – scafo in fibra, motore da 115 cavalli – salpata dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri, puntando verosimilmente verso Ibiza. La tragedia è avvenuta poche ore dopo la partenza, ancora all’interno delel acque algerine. Da Algeri non sono filtrati particolari sulle circostanze e le cause ma neanche sulle operazioni di recupero. L’unica cosa certa è che, dei 17 harraga a bordo, i soccorritori ne hanno trovato ancora in vita soltanto 4, tutti uomini. Morti o dispersi in mare gli altri 13 naufraghi, tra cui 2 donne e 2 bambini piccoli.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Maiorca), 16 luglio 2026

Tre migranti morti su una barca rimasta alla deriva per oltre tre giorni nel Mediterraneo occidentale tra l’Algeria e le Baleari. Salpata da Boumerdes, circa 50 chilometri a est di Algeri, lunedì 12 luglio, con 26 persone a bordo, l’imbarcazione è rimasta in panne, forse per un guasto al motore, dopo aver compiuto oltre metà del percorso. L’allarme è scattato quando, in mancanza di notizie da giorni, alcuni familiari dei migranti ne hanno denunciato la scomparsa. Le ricerche si sono protratte fino alla serata di mercoledì 15 luglio quando, verso le 22, la barca è stata intercettata e soccorsa poco più di 60 miglia (circa 110 chilometri) a sud di Maiorca. A bordo sono state trovate però solo 23 persone, tutte estremamente provate ma non in pericolo di vita, le quali hanno riferito che tre loro compagni erano morti di sete e sfinimento, uno al giorno, nei tre giorni trascorsi alla deriva. I loro corpi sono stati affidati al mare. I superstiti sono stati sbarcati a Maiorca nella nottata tra mercoledì 15 e giovedì 16 luglio.

(Fonte: Ong Cpimd, Ultima Hora, Mallorcadiario, Europa Press)   

Marocco-Spagna (Meknes-Castillejos-Ceuta), 16 luglio 2026

Bouchra Barka, una ragazzina di 17 anni residente a Meknes, risulta dispersa in mare tentando di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata giovedì 17 luglio alla polizia dalla famiglia, che ha preso contemporaneamnete contatto con la redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. Stando al racconto dei familiari, Bouchra ha raggiunto Castillejos da Meknes tra domenica 12 e lunedì 13 luglio, probabilmente percorrendo in pullman i circa 300 chilometri di strada. Era con un’amica, anche lei diciassettenne. Con indosso entrambe una muta da sub (quella di Bouchra di colore nero con decorazioni verde chiaro) e le pinne, le due ragazze hanno preso il largo insieme verso le 19 di lunedì, tentando di attraversare la linea di confine al largo del varco del Tarajal, sul versante sud della baia di Ceuta, confuse tra le decine di giovani che alla stessa ora e per tutta la notte hanno cercato di arrivare nell’enclave, contando sulla eventualità di una sorveglianza rallentata a causa della partita di calcio tra la Francia e la Spagna. Da quel momento non se ne ha più traccia. Una volta in mare le due adolescenti si sono perse di vista. L’amica di Bouchra è stata intercettata dalla Guardia Costiera marocchina prima di raggiungere il territorio spagnolo ma non ha saputo dare indicazioni. Bouchra non risulta né tra i numerosi fermati dalla polizia marocchina, né tra le sole 3 ragazzine accolte a Ceuta nel centro per minori durante la notte e nei giorni successivi.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 17 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è rimasto impigliato nella rete posta a protezione della spiaggia all’altezza della zona del Recinto, nella baia di Ceuta. Si tratta di un giovane maghrebino, età apparente sui 25 anni, annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta. Visto il punto in cui la corrente ha trascinato il corpo, deve essere partito da una spiaggia di Castillejos, per superare la linea di confine da sud. A giudicare dallo stato di conservazione della salma, la morte dovrebbe risalire a pochi giorni prima del ritrovamento ed è presumibile dunque che la vittima sia uno dei tanti ragazzi che hanno tentato la traversata la sera di lunedì 13 luglio, in concomitanza con la partita di calcio tra la Spagna e la Francia ai campionati mondiali. Per il recupero è intervenuta una squadra del gruppo attività subacquee della Guardia Civile (Geas), che ha sbarcato il cadavere sul molo del porto dei pescatori dove è il comando dell’unità navale e da qui la polizia mortuaria lo ha trasferito presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia e l’eventuale prelievo del Dna per facilitare l’identificazione.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Marocco-Spagna (Casablanca-Nador-Melilla), 18 luglio 2026

Zakaria Goumri, un giovane marocchino di Casablanca, risulta disperso da quasi quattro mesi nel tentativo di raggiungere la Spagna. A segnalarne la scomparsa è stata la famiglia dopo averne atteso invano notizie e dopo averlo a lungo cercato senza riusultati. Stando al racconto dei familiari Zakaria ha lasciato Casablanca il 29 marzo per raggiungere Nador. I parenti non hanno saputo precisare se da qui volesse entrare nell’enclave spagnola di Melilla o abbia cercato un imbarco per la Penisola Iberica. Le sue tracce si perdono nel momento stesso in cui ha intrapreso il viaggio. La famiglia ha sperato a lungo che stabilisse un contatto fino a che ha deciso di denunciarne la scomparsa ufficialmente. Perdurando il “silenzio” l’undici luglio alcuni dei familiari hanno pensato di rivolgere un appello di ricerca anche attraverso la Ong Migrants Morts et Diparus au Maroc. A una settimana di distanza e a 110 giorni dalla partenza di Zakaria da Casablanca anche questo tentativo non ha dato alcun risultato.

(Fonte: Ong Migrants Morts et Disparus au Maroc)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 18-19 luglio 2026

Non si ha più notizia di 3 harraga algerini che hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto: Mustafa 32 anni, Omar 42 anni, Iskander, 20 anni, il più giovane. Si sa per certo che sono arrivati insieme dall’Algeria a Castillejos, dove si sono organizzati per la traversata, procurandosi ciascuno un paio di pinne e una muta da sub, rispettivamente di colore azzurro, grigio e nero. Le loro tracce si sono perse da venerdì 17 luglio, quando hanno preso il largo da una spiaggia verso il varco del Tarajal.  L’ultimo contatto è una telefonata fatta dal mare per chiedere aiuto, dicendo che erano in difficoltà ma senza precisare esattamente in quale punto, tranne l’indicazione che scorgevano in lontananza un’altura. A ricevere questo disperato Sos sono stati altri algerini loro amici arrivati a Ceuta nei giorni precedenti ed ospiti del Ceti, il centro di accoglienza per migranti. E’ stato subito dato l’allarme ma i tre non sono stati trovati né hanno stabilito loro qualche contatto. In mancanza di ogni genere di notizie gli stessi amici che hanno ricevuto la telefonata si sono rivolti alla polizia e alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, diffondendo contemporaneamente le foto dei tre dispersi sul web, che hanno chiesto di pubblicare anche ai media locali e spagnoli.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 19 luglio 2026

Un giovane marocchino è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto: Anas Ait Ahmed, poco più di 20 anni, residente a Tamrout, 60 chilometri a nord di Agadir e oltre 830 a sud dell’enclave spagnola. Secondo quanto ha riferito la famiglia, che oltre a denunciarne la scomparsa ha lanciato un appello di ricerca attraverso il quotidiano El Faro de Ceuta, raggiunta Castillejos da Tamrout, Anas ha preso il largo da una spiaggia a sud del varco del Tarajal nella tarda serata di mercoledì 14 luglio. Era con 4 amici. Si erano procurati tutti pinne e muta da sub, tranne lui che indossava solo un paio di pantaloncini e una maglietta. Le condizioni del mare non erano buone. A un certo punto gli amicihanno desistito e, rientrando verso la costa marocchina, sono stati intercettati dalla polizia. Di Anas non si è saputo più nulla: i compagni dicono di averlo perso di vista nel buio, prima di decidere di tornare verso la riva. I familiari hanno sperato inizialmente che stabilisse un contatto ma poi, in mancanza di notizie e tenendo conto delle testimonianze degli altri ragazzi, ne hanno denunciato la scomparsa, diffondendo anche alcune foto per facilitare eventualmente le ricerche e segnalando che Anas portava sempre al collo una catenina d’argento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Gambia-Spagna (Banjul-Mauritrania-Canarie), 19 luglio 2026

Almeno 124 vittime (2 migranti morti e 122 scomparsi in mare) su un grosso cayuco finito in Mauritania, sulla rotta tra il Gambia e le Canarie, dopo essere rimasto alla deriva per più di 3 settimane nell’Atlantico. Al momento della partenza, avvenuta dalla costa tra Banjul e Bafuloto il 28 giugno, a bordo c’erano come minimo 160 persone, incluse donne e bambini. Secondo alcune fonti anche di più: fino a 180 ma anche oltre 200. I contatti si sono persi fin dai primissimi giorni ma l’allerta è scattata solo dopo la prima settimana di luglio, forse in considerazione del fatto che si è attribuito questo “silenzio” al tempo necessario per completare il percorso in mare fino alle Canarie, lungo oltre 2 mila chilometri. Le prime segnalazioni, seguite dalla richiesta di operazioni di ricerca lungo tutta la costa atlantica, sono arrivate dalla organizzaizone Ebrima Migrants Situation e poi dalla centrale operativa di Alarm Phone, entrambe contattate da familiari dei migranti. Le ricerche non hanno dato esito fino alla serata di venerdì 17, quando il barcone è stato avvistato in acque internazionali al largo della Mauritania settentrionale, all’altezza di Noadhibou. Per le operazioni di soccorso e recupero la Marina mauritana ha mobilitato il pattugliatore Yaqoub Ould Rajiel, che ha impiegato quasi due giorni per localizzare con precisione il natante, raggiungerlo e completare i soccorsi. Fin dal momento del primo contatto, alle coordinate 20° 31’ Nord e 17° 05’ Ovest, è apparso evidente che ci si trovava di fronte a una tragedia: il cayuco, senza più motori funzionanti, senza Gps e senza più benzina, era in balia delle correnti e a bordo c’erano ormai soltanto 38 persone, una delle quali, un giovane senegalese, è morta durante i soccorsi ed è stata poi recuperata in mare. Gli altri 37 naufraghi (22 senegalesi, 7 gambiani, 8 guineani), in stato di sfinimento estremo, sono stati sbarcati a Nouadhibou. Per molti è stato necessario il ricovero in ospedale dove poche ore dopo uno, un ragazzo gambiano, ha cessato di vivere senza riprendere consocenza. I supertsiti hanno riferito che a metà della rotta i motori sono andati in avaria e il barcone è rimasto in balia del mare senza che da bordo riuscissero a dare l’allarme e a chiedere aiuto. Dopo dieci giorni sono finite le scorte di acqua e di cibo ed è cominciata la strage per disidratazione, inedia ed esaurimento fisico. Alcuni, per cercare un ristoro dalla sete, hanno bevuto acqua di mare, peggiorando ulteriormente la propria condizione. L’organizzazione Ebrima, con la collaborazione delle autorità mauritane, è riuscita a identificare 37 delle 38 persone (34 uomini, 2 donne, un minore e una minore) trovate sul cayuco. Resta sconosciuto soltanto un giovane, probabilmente gambiano. Sempre l’organizzazione Ebrima ha raccolto informazioni secondo le quali a bordo ci sarebbero stati circa 270 migranti, sicché le vittime sarebbero ben 234. Alcuni media gambiani hanno ripreso e pubblicato come verosimile questa stima. I rapporti ufficiali delle autorità mauritane, tuttavia, riferiscono 160, per un totale di 124 vittime.

(Fonte: Essirage.net, Saharamedia.net, Essahara.info, El Watan, Cridem, Atlasinfo, Ebrima Migrants Situation, Alarm Phone, The Alkamba Times, Canarias7. News Cn Africa, Voice of Emirates, Nemaga Alhagiessa)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 20 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è affiorato nella serata di lunedì 20 luglio nelle acque della baia di Ceuta, all’altezza delal spiaggia del Sarchal. Si tratta di un ragazzo dell’età apparente di 15-16 anni, il quale, a giudicare dal punto in cui la corrente ne ha trascinato il corpo, deve aver tentato di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una spiaggia di Castillejos e superando la linea di frontiera all’altezza del valico del Tarajal, con pinne da sub ai piedi ma con indosso solo un costume da bagno. La morte appare recente. Per il recupero sono intervenute una unità del Servizio Marittimo e una del gruppo subacqueo della Guardia Civil (Geas), che ha sbarcato la salma sul molo dove è il comando. La polizia mortuaria ha poi provveduto al trasferimento presso l’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale.

Aggiornamento 24 luglio: identificato il corpo. Il ragazzo annegato si chiamava Wael Barrouhou, 17 anni. E’ stato identificato grazie alle indagini della Guardia Civil. I familiari hanno chiesto di trasferire la salma in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 20-21 luglio 2026

I cadaveri di 3 migranti sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa, a poca distanza l’uno dall’altro, sul litorale di Sabratha, circa 90 chilometri a ovest di Tripoli. Vengono da un naufragio segnalato 24 ore primalunedì 20 luglio, dalla stessa Mezzaluna Rossa, specificando che aveva soccorso e assistito 34 naufraghi (uno dei quali ricoverato in condizioni critiche all’ospedale di Sabratha) nella zona di Al Ajaylat, una decina di chilometri a ovest di Sabratha ma anche, in particolare, che tra i naufraghi c’erano alcune vittime (morti o dispersi) pur non precisandone il numero. Né dalle autorità libiche, locali e nazionali, né dalla Guardia Costiera sono filtrate notizie più precise, ma nel pomeriggio di martedì 21 luglio la conferma delle indicazioni date dalla Mezzaluna Rossa è arribvata dal ritrovamento dei 3 cadaveri, trascinati dal mare a pochi metri dalla riva. Alla luce del numero medio dei migranti imbarcati dai trafficanti, anzi, non è da escludere che ci siano altri morti o dispersi. Data la zona del naufragio, tra Al Ajaylat e Sabratha, si tratta sicuramnete di una barca salpata sulla rotat per Lampedusa.

(Fonte: sito web Jihed@brirmjihed, sito web giornalista Tarik Lamloun, Mezzaluna Rossa, Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 luglio 2026

Youssef  Errouan, un sedicenne marocchino residente a Castillejos, risulta disperso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Secondo la segnalazione pervenuta alla redazione del Faro de Ceuta, inoltre, non c’è più traccia anche di un suo amico, Alai, abitante nello stesso quartiere di Castillejos, che lo avrebbe accompagnato nella traversata. La scomparsa dei due ragazzi è stata denunciata dai familiari di Youssef martedì 21 luglio. I due amici – hanno riferito i familiari diYoussef – hanno preso il largo la sera di lunedì 20 e da quel momento non se ne è saputo più nulla. Youssef, uscendo di casa, indossava una maglietta, un paio di pantaloni corti e sandali da spiaggia “Nike” di colore grigio, oltre a una catenina d’argento al collo, ma potrebbe essersi cambiato con abiti più adatti alla traversata a nuoto, a meno che i due non siano stati portati al largo da una barca-taxi con l’idea di compiere a nuoto solo il tratto di approdo. Non è noto invece come fosse vestito Alai.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Maiorca), 21 luglio 2026

I cadaveri di quattro migranti maghrebini, quasi certamente algerini, sono affiorati in mare a sud di Maiorca, al largo dei Portocolom, sul litorale del municipio di Felanitx. A dare l’allarme è stata una salvamar del Salvamento Maritimo che, dirigendosi a sud per un intervento di soccorso a una barca in difficoltà, ha incrociato i quattro corpi che flottavano trascinati dalla corrente a poca distanz al’uno dall’altro. Per il recupero è intervenuta una motovedetta del Guppo attività subacquee della Guardia Civil, che ha sbarcato le salme a Portocolom facendole poi trasferire per le indagini, su disposizione della magistratura, nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di Palma de Maiorca. Le indagini per risalire all’identità delle vittime sono rese più difficili dal grave stato di degrado dei corpi. Deve trattarsi di giovani harraga annegati molto tempo prima del ritrovamento nel naufragio di una barca proveniente dall’Algeria. Verosimilmente una delle numerose barche segnalate come disperse da varie Ong e associazioni umanitarie contattate da familiari delle persone a bordo.

(Fonte: Ultima Hora, Mallorca Diario, Europa Press, Cipimd, Diario de Mallorca)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 luglio 2026

Non si hanno più notizie di Adel Mesbahi, un ragazzo marocchino di 17 anni che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata denunciata dai familiari martedì 21 luglio ma risale a due giorni prima, domenica 19, quando ha iniziato la traversata da una spiaggia di Castillejos, in concomitanza con la partita di calcio tra Argentina e Spagna, le stesse ore in cui si sono registrati centinaia di tentativi analoghi da parte di ragazzi convinti che in quei momenti la linea di frontiera tra l’enclave spagnola e il Marocco fosse meno presidiata. Residente nell’entroterra, le sue tracce si sono perdute da quando, uscendo di casa, ha detto al padre che stava andando a Castillejos con un amico, senza specificare però che in realtà era sua intenzione raggiungere Ceuta. Indossava una maglietta con la scritta “Dior” e un paio di jeans ma è probabile che accingendosi alla traversata si sia cambiato con abiti più adatti.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Beni Ensar-Melilla), 22 luglio 2026

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Beni Ensar, 12 chilometri a nord di Nador e alle soglie della linea di confine con l’enclave spagnola di Melilla. A trovarlo sono stati alcuni abitanti del posto che hanno avvertito la polizia. Dopo un primo sopralluogo, il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador in attesa del completamento delle porcedure mediche e di legge previste prima dell’inumazione. Secondo la polizia ci sono tutti gli elementi per ritenere che l’uomo, apparentemente di giovane età, sia annegato tentando di raggiungere a nuoto il territorio di Melilla. Non sono emersi elementi per poterlo identificare. Presso lo stesso ospedale – come ha riferito l’Associazione Marocchina per i Diritti Umani – ci sono da tempo i resti di almeno tre altri migranmti morti nelle stesse circostanze e rimasto sconosciuti.

(Fonte: Nadorcity.com)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 22 luglio 2026

Cinque ragazzi marocchini tra i 16-17 e i 20 anni risultano dispersi nel tentativo di raggiungere Ceuta via mare: Houdhayfa Arrafi, Wael e Youssef insieme, Elias Agroassi e Zaid. Sono tutti partiti da Castillejos con l’obiettivo di superare da sud la linea di frontiera con l’enclave spagnola, all’altezza del valico del Tarajal, ma in tempi e circostanze diverse, tra il 16 e il 19 luglio. La loro scomparsa è stata denunciata dai familiari sia alle autorità marocchine che spagnole e contemporaneamente è stato lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro de Ceuta. Elias Agroassi, 19 anni, è quello che manca da più tempo: ha tentato la traversata il 16 luglio, non si sa se da solo o con qualche compagno. Aveva detto più volte a familiari ed amici che voleva arrivare a Ceuta. Di Houdhayfa Arrafi, 20 anni, non si ha traccia da venerdì 17 luglio. Anche lui aveva manifestato in più occasioni l’intenzione di raggiungere Ceuta a nuoto per proseguire poi per la Spagna. Il giorno in cui è scomparso indossava un paio di pantaloni corti di colore nero e una maglia della nazionale spagnola. Wael Barrouhou e Youssef, entrambi diciassettenni, amici da sempre, hanno preso il largo insieme la sera di domenica 19 luglio, in concomitanza con la partita di calcio tra la Spagna e l’Argentina. Si sa per certo che Wael indossava una muta da sub nera e azzurra ed è credibile che ne indossasse una anche Youssef. Sempre da domenica 19 manca anche Saad (Zaid), il più giovane, che potrebbe essersi unito a uno dei tanti gruppi di ragazzi che per tutta la notte, fino all’alba di lunedì 20, hanno tentato la traversata contando su una vigilanza ridotta a causa della partita e dei festeggiamenti successivi per la vittoria della nazionale spagnola.

Aggiornamento 24 luglio: trovati i corpi di Wael e Saad (Zaid). Il corpo recuperato lunedì nella zona del Sarchal è quello di Wael Barrouhou. Si è arrivati all’identificazione nella giornata di venerdì 25 luglio grazie alle indagini della Guardia Civil. Sempre venerdì 25 è stato trovato anche il corpo di Saad (Zaid): il mare lo ha trascinato su una spiaggia di Castillejos dove, su segnalazione di alcuni abitanti del posto, è stato recuperato dalla polizia marocchina. Anche in questo caso la famiglia, residente a Chefchaouen, ha chiesto di poterlo seppellire in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)      

Algeria-Spagna (Ain Benian-Baleari), 22-23 luglio 2026

Tre harraga morti in un naufragio al largo dell’Algeria. Erano con altri 13 migranti su una barca partita intorno alle 23,30 di martedì 21 luglio dalla costa di Ain Benian, circa 20 chilometri a ovest di Algeri, puntando presumibilmente verso Ibiza o Maiorca. La tragedia è avvenuta prima dell’alba, quando la barca – uno scafo in fibra con un motore da 140 cavalli – era ancora all’interno delle acque territoriali algerine. Ignote le cause e le circostanze precise: dalle autorità di Algeri non sono state comunicate informazioni e la notizia stessa è emersa solo la mattina di giovedì 23 luglio grazie a fonti della Ong spagnola Cipimd. I soccorsi, per quanto ha potuto appurare la Ong, sono arrivati dalla Marina Militare algerina, che ha fatto in tempo a trarre in salvo 13 naufraghi mentre per altri 3 era ormai troppo tardi. Sempre secondo informazioni ufficiose raccolte da Cipimd il naufragio potrebbe essere stato causato da una falla che ha inondato d’acqua lo scafo. Se è così, restano però ignote le cause di questa falla.

(Fonte: Ong Cipimd)

Gambia-Spagna (Banjul-El Hierro), 22-23 luglio 2026

Una giovane donna morta, una neonata in condizioni critiche e altri 14 ricoverati in gravi condizioni su un grosso cayuco rimasto nell’Atlantico per almeno 11 giorni, gli ultimi dei quali alla deriva, senza poter governare. Il barcone risulta partito tra l’11 e il 12 luglio dalla costa di Banjul, puntando verso le Canarie, una rotta di circa 2.000 chilometri. A bordo c’erano in tutto 165 persone, tra cui 49 donne e diversi bambini, provenienti da Gambia, Senegal, Mali e Guinea Conakry. A quanto pare, un guasto o l’esaurimento delle scorte di carburante ha interrotto la rotta alcune miglia a sud di El Hierro. La salvezza è arrivata da un peschereccio spagnolo, il Restinga 1, che nel tardo pomeriggio ha avvistato il barcone in difficoltà a sud di Tacoron, sulla costa meridionale di El Hierro, nel Mar de las Calmas, ed ha segnalato l’emergenza alla centrale operativa del Salvamento Maritimo, rimanendo poi sul posto per monitorare la situazione fino all’arrivo della salvamar Diphda, partita dal porto di La Restinga. All’arrivo dei soccorsi le oltre 160 a bordo erano allo stremo, alcune prive di conoscenza. Si è deciso così di agganciare il cayuco alla Diphda per trainarlo il più rapidamente possibile fino a La Restinga, dove intanto in porto è stato allestito un servizio sanitario. Lo sbarco è avvenuto intorno alle 20,30. E’ in quel momento che si è scoperto che una delle donne a bordo era ormai senza vita mentre per una neonata di 5/7 mesi, giudicata in condizioni critiche, si è deciso il trasferimento d’urgenza in elicottero nell’ospedale di Tenerife. Altri 14 naufraghi sono stati invece ricoverati presso l’ospedale di El Hierro: tra loro anche un uomo che inizialmente era stato dato per morto. Il resto dei migranti sono stati affidati alle cure del presidio sanitario del porto e poi trasferiti nel centro accoglienza dell’isola, a Valverde. La salma della donna è stata portata nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di El Hierro per l’autopsia disposta dalla Procura.

(Fonte: Canarias Ahora, Canarias7, Ebrima Migrants Situation, Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 23 luglio 2026

Si alluga la lista dei migranti didpersi, quasi tutti giovanissimi, nel tentativo di raggiungere Ceuta via mare (a nuoto o con barche-taxi da cui raggiungere poi la riva a nuoto solo nell’ultimo tratto) in concomitanza con il campionato del mondo di calcio, in particolare durante le partite della Spagna prima contro la Francia in semifinale e poi, in finale, con l’Argentina. Alle 16 denunce registrate a partire dal 15 luglio, giovedì 23 se ne sono aggiunte altre 4, sempre presentate dai familiari e sempre accompagnate da un appello di ricerca lanciato attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta. Si tratta di Sulayman e Ahmed Amrin, Adel Al Jalouti e Hicham Mansori, tutti partiti da Castillejos ma in tempi e circostanze diverse. Sulayman e Ahmed Amrin, rispettivamente di 21 e 33 anni, residenti a Tetouan (40 chilometri a sud di Ceuta), hanno tentato l’impresa la sera di venerdì 17 luglio, dopo essere arrivati, a quanto pare, il giorno stesso da Tetouan. Sulayman indossava una muta da sub, Ahmed, abiti “normali”, pantaloncini e maglietta. Da quando sono entrati in mare non se ne è saputo più nulla. Adel Al Jalouti, 18 anni, proveniente da El Jadida, sull’Atlantico, oltre 500 chilometri a sud-ovest di Castillejos, ha preso il largo nella tarda serata di domenica 19, mentre era in corso la festa per la vittoria della nazionale spagnola. Secondo quanto ha saputo la famiglia, indossava una muta bianca e nera e pinne da sub di colore azzurro. Sotto la muta una maglia della nazionale marocchina di colore bianco con orlature rossoverdi. “Sulla mano sinistra – hanno specificato i familiari per facilitare eventualmente le ricerche – ha un tatuaggio”. Hicham Mansouri, 22 anni, è arrivato a Castillejos da Agadir (800 chilometri a sud ovest) qualche giorno prima di domenica quando, sempre nella tarda serata, si è allontanato per mare verso Ceuta in direzione del Tarajal. Non risulta che si sia procurato una muta da sub: probabilmente indossava “comuni” abiti estivi: una maglia di colore blu elettrico e pantaloncini azzurro mare.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Gambia-Marocco-Spagna (Dakhla, Sahara Occidentale), 24 luglio 2026

Tra il 14 e il 21 luglio alcune barche di pescatori hanno recuperato in mare i corpi di 12 migranti subsahariani (11 uomini e 1 donna) al largo della costa del Sahara Occidentale, all’altezza della zona di Barbas, qualche decina di chilometri a sud di Dakhla. Di volta in volta le salme sono state sbarcate nel porto di Dakhla e trasferite nell’obitorio dell’ospedale locale. Non sono emersi elementi per poterle identificare, ma appare evidente che si tratti delle vittime del naufragio di un cayuco proveniente da sud (Senegal o Gambia) di cui non si è saputo nulla fino a quando non sono cominciati ad affiorare i primi cadaveri e la notizia, comunicata da operatori umanitari locali, è stata ripresa da media francesi. Un’altra “tragedia fantasma” nell’Atlantico, lungo la rotta per le Canarie, che deve essersi verificata nella prima metà del mese di luglio. Gli indizi inducono a ritenere che il cayuco affondato potesse provenire, più che dal Senegal, dal Gambia, dove, intorno alla fine del mese di giugno, si sono avute diverse segnalazioni di barche “scomparse” con a bordo decine di migranti. Se questa ipotesi ha fondamneto dovrebbero esserci numerosi dispersi.

(Fonte: L’Opinion, sito web attivista Mohamed Amin Moumen)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 24 luglio 2026

Altri tre ragazzi marocchini risultano dispersi cercando di raggiungere Ceuta via mare: in circostanze e rempi diversi ma tutti da Castillejos e tutti negli ultimi giorni del campionato mondiale di calcio quando si sono registrati centinaia di tentativi di traversata. Si tratta di Yahya Anbi, Abdullah Murshid e Youssef Jebran, di età compresa tra i 16 e i 20 anni. Quello di cui si sono perse le tracce da più tempo è Yahya Anbi, 16 anni, originario di Larache, sulla costa atlantica, 150 chilometri a sud ovest di Castillejos. Secondo le informazioni fornite dalla famiglia alla redazione del Faro de Ceuta, ha preso il largo verso la linea di confine del Tarajal la sera di giovedì 15 luglio. Da quel momento non se ne è saputo più nulla: non si sa nemmeno se indossasse una muta da sub o eventualmente quali abiti. Abdullah Murshid, 20 anni, ha atteso la sera di domenica, quando era in corso la partita finale tra le nazionali di Spagna e Argentina o le ore immediatamente successive, in piena notte, mentre in tutta Ceuta c’erano i festeggiamenti per la vittoria spagnola. I familiari erano all’oscuro della sua intenzione di andare in Spagna perché si era trovato un lavoro e viveva da solo. Anche Youssef Jebran, 16 anni, di Tangeri (75 chilometri a ovest di Castillejhos) è partito la sera di domenica 19: indossava una muta da sub e si era unito, a quanto pare, a diversi altri ragazzi, che però la sua famiglia non è riusicta a rintracciare. Per tutti e tre le segnalazioni di scomparsa sono state presentate sia alle autorità marocchine che spagnole.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 luglio 2026

Il cadavere di un migrantre è rimasto incastrato, nella baia di Ceuta, nella scogliera ai piedi del costone di Punta Almina, nella zona della Sirena, all’estremità della penisola che delimita da sud l’area del porto commerciale. Lo hanno scoperto le squadre dei vigili del fuoco e della polizia nazionale che giunte in seguito alla segnalazione dello sbarco di tre giovani, stavano ispezionando tutto quel tratto di costa sia via mare che da terra. Lungo il promontorio roccioso i tre giovani appena sbarcati non sono stati trovati ma tra le rocce è stato scoperto il corpo ormai senza vita di un altro migrante di cui nessuno si era accorto in precedenza. Per il recupero si è proceduto via mare con una unità leggera del Servizio Marittimo, che ha sbarcato la salma sul molo dove è il comando di polizia per trasferirla poi nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma, a giudicare dallo stato di degrado del cadavere, la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento. Stando al punto in cui è stato trovata, la vittima ha tentato di entrare a Ceuta partendo da una spiaggia di Castillejos a sud del varco del Tarajal.

(Fonte: El Faro de Ceuta)