Dossier vittimeMediterraneo e Canarie

2026 Mediterraneo – Secondo semestre

Venti vittime al giorno. In tutto, 3.565, di cui 114 lungo le “rotte di terra” e 3.451 inghiottite dal mare, a fronte di 42.690 arrivi. E’ devastante il bilancio dei migranti morti o dispersi tentando di raggiungere l’Europa nei primi sei mesi del 2026. Con un aumento di 1.449 vittime rispetto alle 2.006 registrate nello stesso periodo nel 2025 (più 72,2 per cento), è il più pesante in assoluto da quando, nel 2015, il Comitato Nuovi Desaparecidos ha iniziato ad analizzare la strage che si compie alle soglie dell’Europa. Lo dimostra, in particolare, il tasso di mortalità, costantemente, inesorabilmente in crescita di anno in anno, tanto da salire da una vittima ogni 256 migranti arrivati in Europa undici anni fa a una ogni 11,9 nei primi sei mesi del 2026. Per di più, nell’indifferenza generale: come si trattasse di una fredda, fastidiosa statistica e non di vite umane spezzate.

La via di fuga più mortale si conferma quella verso la Spagna, attraverso il Mediterraneo occidentale o l’Atlantico fino alle Canarie, con 2.081 vittime, con lo spaventoso indice di mortalità di 1 ogni 5,3 arrivi A determinare questo tragico primato è soprattutto la rotta atlantica, percorsa da grossi cayucos da pesca stracarichi – non di rado fino a 250 persone e oltre – costretti a partire da porti sempre più a sud, perfino dalla Guinea, con oltre duemila chilometri da percorrere, a causa della sorveglianza sempre più stretta in mare e lungo le coste meno lontane (Marocco, Mauritania, nord del Senegal) appaltata da Bruxelles alla polizia di vari stati africani con gli accordi sulla esternalizzazione delle frontiere europee.

Segue la rotta del Mediterraneo centrale, quella che riguarda più direttamente l’Italia – 1.041 tra morti e dispersi, pari a uno ogni 13,9 dei 14.520 migranti sbarcati sulle coste italiane o a Malta – con partenze soprattutto dalla Libia e dalla Tunisia ma anche dall’Algeria orientale verso la Sardegna o dalla Turchia fino alle coste calabresi. E’ la via di fuga dove circa 15 anni fa, battistrada l’Italia, è stato inaugurato il sistema della esternalizzazione delle frontiere. E negli ultimi anni la scelta di affidare a paesi terzi come la Libia o la Tunisia il “lavoro sporco” di catturare in mare o a terra i disperati che cercano aiuto e salvezza in Europa, si è ulteriormente rafforzata, diventando una autentica caccia all’uomo: solo nell’ultimo mese sono stati segnalati migliaia di profughi/migranti arrestati nelle principali città libiche o deportati nel deserto tunisino e poi spesso “spariti”.

Un’impennata rispetto al passato ha fatto registrare anche la rotta verso le Grecia, attraverso l’Egeo o il Mediterraneo orientale, con 329 vittime: una ogni 43 dei 14.175 migranti giunti via mare in Grecia e a Cipro. Ha inciso su questa crescita (quasi il triplo dei 115 morti o dispersi dello scorso anno a fine giugno) soprattutto il percorso dalla Cirenaica a Creta, che peraltro è tra i meno monitorati, tanto da far temere che la realtà sia molto più grave di quella che si è potuta ricostruire dalle scarse, scarsissime, notizie che filtrano oltre il “silenzio” delle autorità libiche e greche.

Se questo terribile trend in aumento verrà confermato nel periodo compreso tra luglio e dicembre, il 2026 risulterà l’anno più mortale di sempre, con un totale prevedibile di circa 7 mila vite spezzate in aggiunta ai 43.316 morti o dispersi registrati tra il 2015 e il 2025. E basta un esame anche superficiale dei dati per accorgersi che il tasso di mortalità si è moltiplicato nel tempo in parallelo con le misure di chiusura e respingimento sempre più rigorose e spietate adottate contemporaneamente dalla politica italiana ed europea, inclusa la guerra contro le Ong che ha in buona parte smantellato l’unico programma organizzato di recupero e soccorso in mare. Eppure il commissario Ue per la politica interna Magnus Brunner, ha avuto modo di dichiarare che i nuovi e ancora più aspri “muri” innalzati dal patto europeo sull’emigrazione entrato in vigore in giugno servono a “salvare vite”. C’è da chiedersi se abbia mai dato almeno un’occhiata ai dati che testimoniano, al di là delle parole, quanto sta accadendo in realtà sulle vie di fuga verso l’Europa. Ma d’altra parte Brunner è lo stesso che, durante una visita ufficiale a Malta, ha sostenuto di essere ben cosciente della violazione dei diritti e della dignità umana che emerge dalle operazioni della polizia e della Guardia Costiera libiche, ma che “l’Europa non ha alternative” se vuole fermare i flussi migratori. Con buona pace del “salvare vite”.

(nella foto: Rubicon: figure umane dirette verso un muro, una delle sculture del Museo Atlantico sottomarino di Lanzarote. Evidente il riferimento ai muri eretti dalla Fortezza Europa contro i profughi/migranti)

Marocco-Spagna (Al Muhandis, Nador), 3 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è stato portato dal mare sulla battigia della spiaggia di Al Muhandis, nei pressi di Nador. A scoprirlo sono stati alcuni abitanti della zona. Dopo sommari accertamenti sul posto, lo stato di degrado molto avanzato ha indotto le autorità sanitarie locali e i servizi di sicurezza a rimuoverlo prima possibile per trasferirlo nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador per le procedure legali di routine perima dell’inumazione. Non sono emersi elementi per poterlo identificare né stabilire le circostanze della morte ma non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato molti giorni prima del ritrovamento della salma nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo: forse a nuoto l’enclave di Melilla ma non è da escludere che fosse su una barca, insieme ad altri migranti, in rotta per la Penisola Iberica.

(Fonte: Nadorcity.com)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 6 luglio 2026

Non si ha più traccia di 12 giovani harraga algerini che hanno preso il mare sulla rotta per le Baleari. Erano su una piccola barca salpata dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri, la mattina del 29 giugno. I contatti si sono persi poche ore più tardi. La loro scomparsa è stata segnalata ufficialmente sabato 4 luglio, a quasi una settimana dalla partenza, dai familiari di uno dei ragazzi, chiedendo aiuto ad Alarm Phone. La Ong ha interessato sia le autorità spagnole che quelle algerine, oltre a lanciare un appello per eventuali comunicazioni sul suo sito web. Le operazioni di ricerca condotte dal Salvamento Maritimo lungo la rotta presumibile della barca nei giorni successivi non hanno dato esito: lunedì 6 è arrivata in proposito la comunicazione ufficiale, ripresa dal sito web del quotidiano Asharq Al Awsar, nella quale le autoirtà spagnole hanno confermato di non aver trovato né la barca né tantomeno qualcuno dei giovani segnalati a bordo. Nulla dalle autorità algerine. E’ stato mantenuto in ogni caso lo stato di allerta per tutte le navi in transito nella zona tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Alarm Phone, Asharq Al Awsar, Infomigrants)

Tunisia (Sfax campo km 27), 6 luglio 2026

Un migrante originario della Guinea, Ousmane Yatara, è morto durante un raid della polizia nel campo Km 27, lungo la costa della “zona degli olivi”, a nord di Sfax, sulla strada per Chebba, dove hanno trovato rifugio centinaia di migranti in attesa di riuscire a imbarcarsi o espulsi dalle case dove vivevano in seguito alla politica duramente repressiva adottata dal governo di Tunisi. Lo ha segnalato il gruppo Marino Dubois, chiamando direttamente in causa le forze di sicurezza per quanto è accaduto. Secondo la ricostruzione fatta dalla Ong, gli agenti della Guardia Nazionale, dopo aver fatto irruzione nel campo, hanno incendiato numero selle tende e baracche. Ousmane Yatara sarebbe stato colpito mortalmente mentre cercava di recuperare nel rogo alcune delle sue povere cose. Non è chiaro se sia stato raggiunto da un fumogeno o qualcosa del genere. Sta di fatto che lo hanno visto cadere a terra esanime. Poco dopo il suo corpo è stato rimosso e – sempre a dire di Marino Dubois – se ne sarebbero perse le tracce. “Dove l’avete portato quando è caduto a terra? Non avetre voluto chiamare l’ambulanza…”, ha scritto il Gruppo nel suo sito web, rivolgendosi agli agenti della Guardia Naziobnale. E poi, qualche ora dopo, in un messaggio successivo: “Dov’è il corpo di Ousmane Yatara che avete gasato stamattina?…”.

(Fonte: Gruppo Marino Dubois)

Turchia-Grecia (Kusadasi-Samo), 6 luglio 2026

Un profugo sudanese di 20 anni è morto in un naufragio nelle acque di Samo. Era su uno zodiac salpato nelle prime ore di lunedì 6 luglio dalla costa turca del distretto di Kusadasi insieme ad altri 35 migranti. Il gommone ha navigato nell’Egeo fino alla costa nord occidentale dell’isola. La tragedia si è verificata mentre tentava di attraccare nella piccola baia di San Isidoro, in un tratto roccioso e difficile della costa di Samo, tra i villaggi di Drakei e Kalliteia: poco prima di raggiungere la riva lo scafo si è rovesciato scaraventando in acqua tutte le persone a bordo. Qualcuno a bordo è riuscito a segnalare in tempo l’emergenza, tanto che alla Ong Aegean Boat Report sono arrivate decine di chiamate di soccorso. Altri Sos sono stati intercettati dalla Guardia Costiera, che ha fatto partire una motovedetta dal porto di Samo, distante però oltre 50 chilometri. Alle unità della Marina si sono poi uniti per le ricerche in mare diversi volontari.  Sono stati recuperati inizialmente 21 naufraghi, poi altri 14. Un sub privatoche si era unita alle operazioni ha poi trovato il copro ormai senza vita del giovane sudanese. Sbarcati a Samos, tutti i supertsiti sono stati poi trasferiti nel campo migranti di Zervos dove si sono fatti registrare come richiedenti asilo.

(Fonte: Le Monde, Aegean Boat Report, Cnn News, Ground News, In-grec news)

Marocco-Spagna (Ceuta), 7-8 luglio 2026

Due ragazzi subsahariani sono morti precipitando con il parapendio usato per superare in volo in vallo fortificato che divide l’enclave spagnola di Ceuta dal territorio marocchino. Come è emerso dai documenti trovati tra gli abiti e dalle testimonianze di alcuni compagni, uno dei due, Mohamed Saif Musa Dama, 27 anni, era un profugo sudanese in fuga dal Darfur e attendeva da tempo l’esito della domanda di asilo in Europa che aveva presentato. I due ragazzi – hanno appurato due Ong marocchine, Border Resistence e Association Derechos Humanos – sono partiti lunedì 7 luglio dalla collina di Jebel Musa (in spagnolo: Mujer Muerta) che domina da ovest la duplice barriera, alta circa 10 metri, del vallo di confine di Ceuta, sfruttanto le correnti ascendenti per dirigersi a est e planare gradualmente in territorio spagnolo. Durante il volo hanno però perso il controllo e sono precipitati al suolo, uno dopo l’altro, da decine di metri di quota, prima di superare il confine. L’impatto con il suolo è stato fatale per entrambi: quando li hanno raggiunti e recuperati non davano più segno di vita. Non è la prima volta che profughi/migranti tentano questa via aerea dal Marocco. Il primo caso a Ceuta risale al 3 ottobre 2025, seguito da un episodio simile qualche settimana più tardi. In precedenza era accaduto a Melilla.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Ebrima Migrants Situation)

Senegal-Spagna (Casamance-Canarie), 8 luglio 2026

Almeno 255 migranti subsahariani, provenienti in gran parte dal Senegal e dal Gambia, sono scomparsi nell’Atlantico dagli ultimi giorni di maggio su due grossi cayucos e non sembrano esserci ormai più speranze di ritrovarli. La tragedia è stata ricostruita dalla organizzazione Ebrima Migrants Situation: oltre un mese di indagini hanno portato alla conclusione che i due barconi, salpati entrambi dalla costa della Casamance, nell’estremo sud del Senegal, sono scomparsi in due naufragi fantasma sulla rotta per le Canarie, avvenuti in giorni diversi ma in circostanze simili lungo il percorso di oltre 2.200 chilometri verso l’arcipelago spagnolo. Il primo cayuco risulta partito la notte tra il 23 e il 24 maggio da Nyafourang, poco a sud del confine con il Gambia e oltre 370 chilometri a sud di Dakar. Almeno 180 le persone a bordo, incluse diverse donne e bambini. L’altro ha preso il mare sei giorni dopo, il 30 maggio, da Cap Skirring, sul litorale di Ziguinchir, al confine con la Guinea Bissau, una sessantina di chilometri a sud di Nyafourang, con 75 subsahariani di varia nazionalità, tra cui 6 donne e 2 bambini. L’allarme per la mancaza di notizie della barca di Nyafourang è scattato tra la fine di maggio e l’inizio di giugno su iniziativa di alcuni familiari dei dispersi, che si sono rivolti alla organizzazione Ebrima, lanciando un appello lunedì 1 giugno. Alcuni giorni dopo sono iniziati gli Sos anche per il cayuco salpato da Cap Skirring e le ricerche sono continuate in parallelo per entrambe le barche lungo tutta la possibile rotta, coinvolgendo le autorità degli stati africani atlantici dal Senegal verso nord, oltre che ovviamente la Spagna. Le operazioni in mare delle varie Guardie Costiere si sono concluse senza esito dopo alcuni giorni, ma l’organizzazione Ebrima ha continuato a condurre indagini attraverso la sua rete di informatori e di contatti nei vari paesi interessati. Con il passare dei giorni e delle settimane, tuttavia, la possibilità di rintracciare i due barconi si sono via via affievolite, tanto da ritenere, appunto, che ci si trovi di fronte ad altri due naufragi fantasma senza alcun superstite. “Durante le nostre indagini – ha pubblicato Ebrima mercoledì 8 luglio, a 45 giorni dalla scomparsa della barca salpata da Nyafourang e a quasi 40 da quella di Cap Skirring – abbiamo contattato le autorità e cercato informazioni in Senegal, Mauritania, Marocco, Capo Verde e sulle isole Canarie (in particolare a El Hierro, Las Palmas e Tenerife). Abbiamo segnalato entrambi i casi anche ad Alarm Phone e alla Guardia Costiera spagnola. Purtroppo nessuna di queste autorità ha trovato tracce delle due barche. Sulla base di tutte le informazioni raccolte, non abbiamo trovato prove che le barche siano state intercettate (lungo la rottra: ndr) o siano arrivate in Spagna. Riteniamo quindi che entrambe le imbarcazioni si siano perse in mare e che le persone a bordo non siano sopravvissute”. A supporto di questa conclusione Ebrima cita anche alcuni dolorosi precedenti analoghi: “Non è la prima tragedia di questo genere che colpisce le famiglie del Gambia e del Senegal. Nel 2024 imbarcazioni partite da Kartong il 19 ottobre e da Gunjur il 14 ottobre sono scomparse senza lasciare traccia. Nel 2025 altre due barche sono scomparse dopo la partenza da Jinak il 17 novembre e il 5 dicembre. Nel 2026 una barca partita da Bufaloto il 12 gennaio…”.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation rapporti 1 giugno, 2 giugno, 18 giugno, 8 luglio)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 luglio 2026

Un giovane migrante è morto precipitando dal costone roccioso sul quale stava cercando di arrampicarsi subito dopo aver raggiunto Ceuta a nuoto. Era partito con un compagno dal litorale di Castillejos, superando al largo la linea di frontiera all’altezza del Tarajal e puntando poi, per approdare, verso la penisola che delimita da sud la zona del porto e da nord la baia di Ceuta. Insieme i due ragazzi hanno toccato terra proprio all’estremità della penisola, all’altezza del Desnarigato, un tratto di costa alto e impervio. Appena a riva, poco dopo le 17, hanno cominciato ad arrampicarsi sul costone roccioso: il compagno è riuscito a raggiungere la sommità ma lui, quando era quasi in cima, ha perso la presa ed è precipitato sugli scogli sottostanti. Era già morto quando una unità della Guardia Civil lo ha recuperato via mare. Il corpo, sbarcato sul molo dove è il comando della Guardia Civil, è stato trasferito dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia.

Aggiornamento 15 luglio. Identificata la vittima. Si chiamava Adam, 20 anni, proveniente da Larache, sulla costa atlantica, oltre 150 chilometri a sud est di Castillejos. E’ stato possibile identificarlo grazie ad alcuni documenti trovati tra gli abiti e alla testimoninaza del compagno. La famiglia è stata avvertita ed ha chiesto alle autorità spagnole di trasferire il corpo in Marocco, in modo da poterlo seppellire nel cimitero di Larache.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 11 luglio 2026

Dodici giovani harraga algerini sono morti in un naufragio sulla rotta per l’Andalusia. Non ci sono superstiti. I ragazzi erano su uno zodiac, motore da 40 cavalli, salpato da Orano la notte tra il 28 e il 29 giugno. Puntavano verso la costa di Almeria, ma le loro tracce si sono perse dopo poche ore. I primi allarmi per la mancanza di qualsiasi genere di contatto sono stati lanciati dai familiari all’inizio di luglio. Il giorno 5 c’è stata la prima denuncia ufficiale di scomparsa depositata presso le autorità algerine e spagnole e rilanciata con una serie di appelli, corredati anche dalle foto di dieci dei dodici giovani del gruppo, attraverso la Ong spagnola Cipimd. Le ricerche condotte lungo la rotta presumibile dello zodiac non hanno dato esito e si è cominciato a temere un naufragio “fantasma” senza alcun speranza di trovare ancora in vita almeno qualcuno del gruppo. Questa ipotesi ha trovato conferma sabato 11 luglio quando, a due settimane dalla partenza, il cadavere di uno dei dodici amici è stato recuperato nelle acque di Mostaganem, circa 80 chilometri a nord est di Orano.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Tipaza-Formentera), 12 luglio 2026

Due ragazzi algerini sono scomparsi in mare cercando di raggiungere a nuoto la costa meridionale di Formentera da una barca data per dispersa da due giorni. Erano partiti dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a est di Algeri, nelle prime ore di venerdì 10 luglio, puntando verso le Baleari, insieme ad altri 13 harraga, tra cui 2 donne. L’indomami, non avendo ricevuto notizie e non riuscendo a stabilire alcun contatto, alcuni familiari hanno lanciato l’allarme, comunicando anche la descrizione della barca, un piccolo scafo bianco in fibra. Le ricerche non hanno dato esito, moltiplicando i timori di un naufragio. Nulla fino alla mattina di domenica 12, quando l’imbarcazione, bloccata da un guasto al motore, è stata avvistata qualche chilometri a sud di Formentera e raggiunta da un pattugliatore della Guardia Civil di Ibiza, il Duque de Ahumada, e da una salvamar del Salvamento Maritimo. A bordo sono stati trovati però solo 8 ragazzi e le 2 ragazze. Gli altri 5 giovani – hanno spiegato i 10 al momento stesso dei soccorsi – si erano gettati in acqua qualche ora prima per tentare di raggiungere a nuoto la costa di Formentera per chiedere aiuto. Nel corso delle ricerche condotte nella mattinata tre sono stati trovati, molto provati ma ancora in vita. Nessuna traccia degli ultimi due, che risultano scomparsi in mare.

(Fonte: Ong Cipimd, La Vanguardia, Periodico de Ibiza, El Mundo, Formenteravui, Europa Press)

Algeria-Spagna (Playa El Corral, Carboneras), 12 luglio 2026

Due migranti nordafricani, presumibilmente algerini, sono stati trovati privi di vita sul litorale di Carboneras, 70 chilometri a est di Almeria, dove poco prima un motoscafo veloce, molto probabilmente proveniente dall’Algeria, aveva sbarcato decine di persone. Sui cadaveri riscontrati evidenti segni di violenza. L’allarme è scattato nelle primissime ore del mattino di domenica 12 luglio, quando la centrale operativa del servizio d’emergenza 112 ha ricevuto numerose telefonate che segnalavano l’arrivo sulla spiaggia di El Corral, 7 chilometri a sud di Carboneras, di almeno 50/60 persone che si stavano disperdendo rapidamente. Subito dopo lo sbarco – precisavano i messaggi – il motoscafo aveva ripreso velocemente il largo. Sul posto sono giunti in breve agenti della Guardia Civil e della polizia locale, personale della Croce Rossa e del Centro sanitario d’emergenza con alcune ambulanza. Già alla prima ispezione sul posto a pochi metri dalla riva sono stati avvistati i due cadaveri e il personale medico che li ha recuperati tentando un soccorso in extremis ha subito segnalato che recavano entrambi ferite o comunque segni di violenza non riconducili a fattori accidentali, come una caduta o un urto contro le rocce al momento dello sbarco. La magistratura ha disposto un’inchiesta a partire dai risultati dell’autopsia presso l’istituto di medicina legale di Almeria e dalle testimonianze degli altir migranti sbarcati, che la polizia ha subito cercato di rintracciare. L’ipotesi più accreditata è che siano stati colpiti dagli scafisti forse per costriungerli a scendere in mare a distanza dalla riva o comunque durante la traversata

(Fonte: El Mundo, Abc, Telecinco, Heraldo, La Voz de Almeria, Europa Press, Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 12 luglio 2026

La mattina di domenica 12 luglio il gruppo Geas della Guardia Civil ha recuperato il corpo di un migrante che, trascinato dalla corrente, si era impigliato nelle reti poste ad alcune decine di metri dalla riva a protezione della spiaggia di Almadraba, nel cuore della baia di Ceuta. Sbarcato sul molo del porto dei pescherecci e trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale, l’attenzione si è subito concentrata, per poterlo identificare, su alcuni tatuaggi: in particolare uno molto vistoso, con disegni e scritte in arabo, sulla gamba destra. Più tardi sono stati trovati anche dei documenti. Martedì 14 luglio la famiglia, che non era a conoscenza della sua morte ma sapeva che voleva tentare di raggiungere Ceuta, ha lanciato un appello di ricerca. L’indomani, incrociando i dati della polizia con quelli comunicati dai familiari, si è arrivati all’identificaziojne: si tratta di Mohammed Chtia, 23 anni, proveniente da Al Jadida, sulla costa atlantica, oltre 500 chilometri a sud est di Ceuta. Le indagini successive hanno portato alla ricostruzione della tragedia. Mohammed, raggiunta Castillejos da Al Jadida, ha tentato la traversata la notte tra venerdì 10 e sabato 11 luglio, aggirando al largo il varco di confine del Tarajal e indossando una muta da sub per proteggersi dal freddo. Nelle stesse ore e dalla stessa zona sono partiti verso il territorio dell’enclave spagnola numerosi altri migranti. Sembra che fosse insieme ad alcuni compagni che sono riuusciti ad arrivare a Ceuta ma, a quanto pare, di notte, in mare, il piccolo gruppo si è separato e quasi tutti si sono persi di vista.  Lui non ce l’ha fatta a salvarsi. I familiari hanno chiesto alle autorità spagnole di poter trasferire il cadavere ad Al Jadida.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 13 luglio 2026

Quattro migranti subsahariani sono morti su uno zodiac rimasto alla deriva per due settimane sulla rotta tra la Cirenaica e Creta. Stando alle poche notizie fatte filtrare dalle autorità libiche, il gommone ha preso il largo dalla zona di Tobruk e se ne sono perse le tratte poche ore dopo la partenza. A bordo erano in 28, tutti subsahariani, con ogni probabilità sudanesi. Nessuno ne ha saputo più nulla per 14 giorni, fino a quando, lunedì 13 luglio, il natante è stato avvistato al largo della costa ad ovest di Tobruk, ancora all’interno delle acque terrtoriali libiche, a dimostrazione che, quando è rimasto in balia del mare, probabilmente per un guasto al motore, era appena all’inizio della rotta per Creta. Non è stato comunicato chi abbia dato l’allarme. Secondo i comunicati ufficiali, sono intervenute per le operqazioni di recupero “le squadre di soccorso di Tobruk” le quali, stabilito il contatto, hanno trovato solo 24 persone ancora in vita: le altre 4 – hanno specificato i supertsiti – sono morte di sete e di sfinimento nei giorni precedenti l’avvistamento. I corpi di 3 della 4 vittime sono stati recuperati. Tutti i superstiti, ormai allo stremo per i giorni passati in mare senza cibo né acqua, sono stati ricoverati nell’ospedale di Tobruk.

(Fonte: Agenzia Reuters, News Az International, Ebrima Migrants Situation)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 14 luglio 2026

Almeno 50 morti, incluse diverse donne e bambini, in un naufragio tra la Cirenaica e Creta. La barca, un vecchio scafo in legno, ha preso il largo dalla costa a ovest di Tobruk. A bordo c’erano non meno di 60 persone, tutte di origine subsahariana. La tragedia si è verificata poco dopo la partenza, al largo di Ayn al Ulaymah, non lontano dall’isola di El Bardaa, circa 70 chilometri a ovest di Tobruk. Secondo le poche informazioni fornite dalle autorità libiche, lo scafo si è rovesciato, forse a causa del sovraccarico e delle condizioni del mare, e per gran parte dei sessanta migranti non c’è stato scampo. Non è stato specificato nemmeno chi abbia dato l’allarme e quando, facendo scattare le operazioni di recupero. Sta di fatto che i soccorritori hanno trovato solo 10 naufraghi ancora in vita. Gli altri 50 risultano scomparsi in mare. E l’alto numero dei dispersi rispetto ai migranti tratti in salvo sembra testimoniare che gli aiuti sono arrivati molto tempo dopo il naufragio.

(Fonte: News Az International, Agenzia Reuters, Ebrima Migrants Situation, Jihed, Post di Cgtn Africa, Great Africa, Infomigrants, Libya Observer)

Gambia-Mauritania-Spagna (Banjul-Nouadhibou), 14 luglio 2026

Un morto su un cayuco carico di migranti intercettato al largo di Nouadhibou, nel nord della Mauritania. Quando è stato avvistato il barcone, salpato dalla costa di Banjul, in Gambia, sulla rotta per le Canarie, era alla deriva da giorni: motore fuori uso, nessuna attrezzatura Gps per chiedere aiuto, esaurite le scorte di benzina e di cibo. A bordo erano in 169: 147 uomini, 14 donne, 8 minori (6 ragazzi e 2 ragazzi) provenienti dal Senegal (102), dal Gambia (65) e dalla Nigeria (2). I soccorsi sono arrivati da una motovedetta delal Marina militare mauritana, impegnata in un’operazioen di ricerca in seguito alla segnalazione della scomparsa o comunque della prolungata mancanza di notizie di diverse barche di migranti. Al momento dello sbarco nel porto di Nouadhibou erano ormai allo stremo. E’ stato in questa fase che si è scoperto che uno del gruppo era ormai senza vita. Altri sono sttai ricoverati.

(Fonte: Infomigrants, Ebrima Migrants Situation)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 15 luglio 2026

Si è persa ogni traccia di un ragazzo marocchino di Tangeri, Osama El Saki, che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata mercoledì 15 luglio dalla famiglia, che ha lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta e diffuso altri appelli, con foto e numeri telefonici, direttamente sul web. Secondo quanto hanno riferito i parenti, rivolgendosi anche alla polizia, Osama, raggiunta Castillejos, ha preso il largo nella tarda serata di sabato 11 luglio, indossando una muta da sub di colore scuro. Da quel momento nessuno lo ha più visto e si sono interrotti tutti i contatti. Non risulta che sia tra i numerosi giovani fermati dalla polizia marocchina nel fine settimana o tra i nuovi arrivati censiti dalla polizia spagnola a Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Castillejos-Ceuta), 15 luglio 2026

Non si hanno più notizie di due ragazzi marocchini che hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto, Yasser Hajaj e Walid Dkiwak, entrambi diciannovenni. Amici da sempre, si sa per certo – come risulta dall’appello di ricerca lanciato la sera di mercoledì 15 luglio da alcuni parenti attraverso El Faro de Ceuta – che da Tetouan, dove vivono le famiglie, hanno raggiunto Castillejos, 34 chilometri più a nord, e da qui la sera di lunedì 16 luglio hanno preso il largo a nuoto per superare la linea di frontiera spagnola al largo del varco del Tarajal. Indossavano entrambi pantoloncini corti e una maglietta: di colore azzurro Yasser e nero Walid. Come decine di altri giovani marocchini, hanno scelto la sera di lunedì per tentare la traversata ritenendo che nelle ore della partita tra Francia e Spagna per il campionato mondiale di calcio la sorveglianza edella polizia sui due lati del confine sarebbe stata meno accurata del solito. Sta di fatto che da quel momento non se ne è saputo più nulla: non risultano tra gli oltre 100 ragazzi fermati in mare dalla Guardia Costiera marocchina prima della frontiera né tra quelli arrivati a Ceuta e i loro telefoni risultano irraggiungibili.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 16 luglio 2026

Tredici vite perdute nel naufragio di una barca di migranti sulla rotta tra l’Algeria centrale e le Baleari. Erano su una barca – scafo in fibra, motore da 115 cavalli – salpata dalla costa di Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri, puntando verosimilmente verso Ibiza. La tragedia è avvenuta poche ore dopo la partenza, ancora all’interno delel acque algerine. Da Algeri non sono filtrati particolari sulle circostanze e le cause ma neanche sulle operazioni di recupero. L’unica cosa certa è che, dei 17 harraga a bordo, i soccorritori ne hanno trovato ancora in vita soltanto 4, tutti uomini. Morti o dispersi in mare gli altri 13 naufraghi, tra cui 2 donne e 2 bambini piccoli.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Maiorca), 16 luglio 2026

Tre migranti morti su una barca rimasta alla deriva per oltre tre giorni nel Mediterraneo occidentale tra l’Algeria e le Baleari. Salpata da Boumerdes, circa 50 chilometri a est di Algeri, lunedì 12 luglio, con 26 persone a bordo, l’imbarcazione è rimasta in panne, forse per un guasto al motore, dopo aver compiuto oltre metà del percorso. L’allarme è scattato quando, in mancanza di notizie da giorni, alcuni familiari dei migranti ne hanno denunciato la scomparsa. Le ricerche si sono protratte fino alla serata di mercoledì 15 luglio quando, verso le 22, la barca è stata intercettata e soccorsa poco più di 60 miglia (circa 110 chilometri) a sud di Maiorca. A bordo sono state trovate però solo 23 persone, tutte estremamente provate ma non in pericolo di vita, le quali hanno riferito che tre loro compagni erano morti di sete e sfinimento, uno al giorno, nei tre giorni trascorsi alla deriva. I loro corpi sono stati affidati al mare. I superstiti sono stati sbarcati a Maiorca nella nottata tra mercoledì 15 e giovedì 16 luglio.

(Fonte: Ong Cpimd, Ultima Hora, Mallorcadiario, Europa Press)   

Marocco-Spagna (Meknes-Castillejos-Ceuta), 16 luglio 2026

Bouchra Barka, una ragazzina di 17 anni residente a Meknes, risulta dispersa in mare tentando di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata giovedì 17 luglio alla polizia dalla famiglia, che ha preso contemporaneamnete contatto con la redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. Stando al racconto dei familiari, Bouchra ha raggiunto Castillejos da Meknes tra domenica 12 e lunedì 13 luglio, probabilmente percorrendo in pullman i circa 300 chilometri di strada. Era con un’amica, anche lei diciassettenne. Con indosso entrambe una muta da sub (quella di Bouchra di colore nero con decorazioni verde chiaro) e le pinne, le due ragazze hanno preso il largo insieme verso le 19 di lunedì, tentando di attraversare la linea di confine al largo del varco del Tarajal, sul versante sud della baia di Ceuta, confuse tra le decine di giovani che alla stessa ora e per tutta la notte hanno cercato di arrivare nell’enclave, contando sulla eventualità di una sorveglianza rallentata a causa della partita di calcio tra la Francia e la Spagna. Da quel momento non se ne ha più traccia. Una volta in mare le due adolescenti si sono perse di vista. L’amica di Bouchra è stata intercettata dalla Guardia Costiera marocchina prima di raggiungere il territorio spagnolo ma non ha saputo dare indicazioni. Bouchra non risulta né tra i numerosi fermati dalla polizia marocchina, né tra le sole 3 ragazzine accolte a Ceuta nel centro per minori durante la notte e nei giorni successivi.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 17 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è rimasto impigliato nella rete posta a protezione della spiaggia all’altezza della zona del Recinto, nella baia di Ceuta. Si tratta di un giovane maghrebino, età apparente sui 25 anni, annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta. Visto il punto in cui la corrente ha trascinato il corpo, deve essere partito da una spiaggia di Castillejos, per superare la linea di confine da sud. A giudicare dallo stato di conservazione della salma, la morte dovrebbe risalire a pochi giorni prima del ritrovamento ed è presumibile dunque che la vittima sia uno dei tanti ragazzi che hanno tentato la traversata la sera di lunedì 13 luglio, in concomitanza con la partita di calcio tra la Spagna e la Francia ai campionati mondiali. Per il recupero è intervenuta una squadra del gruppo attività subacquee della Guardia Civile (Geas), che ha sbarcato il cadavere sul molo del porto dei pescatori dove è il comando dell’unità navale e da qui la polizia mortuaria lo ha trasferito presso l’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia e l’eventuale prelievo del Dna per facilitare l’identificazione.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Marocco-Spagna (Casablanca-Nador-Melilla), 18 luglio 2026

Zakaria Goumri, un giovane marocchino di Casablanca, risulta disperso da quasi quattro mesi nel tentativo di raggiungere la Spagna. A segnalarne la scomparsa è stata la famiglia dopo averne atteso invano notizie e dopo averlo a lungo cercato senza riusultati. Stando al racconto dei familiari Zakaria ha lasciato Casablanca il 29 marzo per raggiungere Nador. I parenti non hanno saputo precisare se da qui volesse entrare nell’enclave spagnola di Melilla o abbia cercato un imbarco per la Penisola Iberica. Le sue tracce si perdono nel momento stesso in cui ha intrapreso il viaggio. La famiglia ha sperato a lungo che stabilisse un contatto fino a che ha deciso di denunciarne la scomparsa ufficialmente. Perdurando il “silenzio” l’undici luglio alcuni dei familiari hanno pensato di rivolgere un appello di ricerca anche attraverso la Ong Migrants Morts et Diparus au Maroc. A una settimana di distanza e a 110 giorni dalla partenza di Zakaria da Casablanca anche questo tentativo non ha dato alcun risultato.

(Fonte: Ong Migrants Morts et Disparus au Maroc)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 18-19 luglio 2026

Non si ha più notizia di 3 harraga algerini che hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto: Mustafa 32 anni, Omar 42 anni, Iskander, 20 anni, il più giovane. Si sa per certo che sono arrivati insieme dall’Algeria a Castillejos, dove si sono organizzati per la traversata, procurandosi ciascuno un paio di pinne e una muta da sub, rispettivamente di colore azzurro, grigio e nero. Le loro tracce si sono perse da venerdì 17 luglio, quando hanno preso il largo da una spiaggia verso il varco del Tarajal.  L’ultimo contatto è una telefonata fatta dal mare per chiedere aiuto, dicendo che erano in difficoltà ma senza precisare esattamente in quale punto, tranne l’indicazione che scorgevano in lontananza un’altura. A ricevere questo disperato Sos sono stati altri algerini loro amici arrivati a Ceuta nei giorni precedenti ed ospiti del Ceti, il centro di accoglienza per migranti. E’ stato subito dato l’allarme ma i tre non sono stati trovati né hanno stabilito loro qualche contatto. In mancanza di ogni genere di notizie gli stessi amici che hanno ricevuto la telefonata si sono rivolti alla polizia e alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, diffondendo contemporaneamente le foto dei tre dispersi sul web, che hanno chiesto di pubblicare anche ai media locali e spagnoli.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 19 luglio 2026

Un giovane marocchino è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto: Anas Ait Ahmed, poco più di 20 anni, residente a Tamrout, 60 chilometri a nord di Agadir e oltre 830 a sud dell’enclave spagnola. Secondo quanto ha riferito la famiglia, che oltre a denunciarne la scomparsa ha lanciato un appello di ricerca attraverso il quotidiano El Faro de Ceuta, raggiunta Castillejos da Tamrout, Anas ha preso il largo da una spiaggia a sud del varco del Tarajal nella tarda serata di mercoledì 14 luglio. Era con 4 amici. Si erano procurati tutti pinne e muta da sub, tranne lui che indossava solo un paio di pantaloncini e una maglietta. Le condizioni del mare non erano buone. A un certo punto gli amicihanno desistito e, rientrando verso la costa marocchina, sono stati intercettati dalla polizia. Di Anas non si è saputo più nulla: i compagni dicono di averlo perso di vista nel buio, prima di decidere di tornare verso la riva. I familiari hanno sperato inizialmente che stabilisse un contatto ma poi, in mancanza di notizie e tenendo conto delle testimonianze degli altri ragazzi, ne hanno denunciato la scomparsa, diffondendo anche alcune foto per facilitare eventualmente le ricerche e segnalando che Anas portava sempre al collo una catenina d’argento.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Gambia-Spagna (Banjul-Mauritrania-Canarie), 19 luglio 2026

Almeno 124 vittime (2 migranti morti e 122 scomparsi in mare) su un grosso cayuco finito in Mauritania, sulla rotta tra il Gambia e le Canarie, dopo essere rimasto alla deriva per più di 3 settimane nell’Atlantico. Al momento della partenza, avvenuta dalla costa tra Banjul e Bafuloto il 28 giugno, a bordo c’erano come minimo 160 persone, incluse donne e bambini. Secondo alcune fonti anche di più: fino a 180 ma anche oltre 200. I contatti si sono persi fin dai primissimi giorni ma l’allerta è scattata solo dopo la prima settimana di luglio, forse in considerazione del fatto che si è attribuito questo “silenzio” al tempo necessario per completare il percorso in mare fino alle Canarie, lungo oltre 2 mila chilometri. Le prime segnalazioni, seguite dalla richiesta di operazioni di ricerca lungo tutta la costa atlantica, sono arrivate dalla organizzaizone Ebrima Migrants Situation e poi dalla centrale operativa di Alarm Phone, entrambe contattate da familiari dei migranti. Le ricerche non hanno dato esito fino alla serata di venerdì 17, quando il barcone è stato avvistato in acque internazionali al largo della Mauritania settentrionale, all’altezza di Noadhibou. Per le operazioni di soccorso e recupero la Marina mauritana ha mobilitato il pattugliatore Yaqoub Ould Rajiel, che ha impiegato quasi due giorni per localizzare con precisione il natante, raggiungerlo e completare i soccorsi. Fin dal momento del primo contatto, alle coordinate 20° 31’ Nord e 17° 05’ Ovest, è apparso evidente che ci si trovava di fronte a una tragedia: il cayuco, senza più motori funzionanti, senza Gps e senza più benzina, era in balia delle correnti e a bordo c’erano ormai soltanto 38 persone, una delle quali, un giovane senegalese, è morta durante i soccorsi ed è stata poi recuperata in mare. Gli altri 37 naufraghi (22 senegalesi, 7 gambiani, 8 guineani), in stato di sfinimento estremo, sono stati sbarcati a Nouadhibou. Per molti è stato necessario il ricovero in ospedale dove poche ore dopo uno, un ragazzo gambiano, ha cessato di vivere senza riprendere consocenza. I supertsiti hanno riferito che a metà della rotta i motori sono andati in avaria e il barcone è rimasto in balia del mare senza che da bordo riuscissero a dare l’allarme e a chiedere aiuto. Dopo dieci giorni sono finite le scorte di acqua e di cibo ed è cominciata la strage per disidratazione, inedia ed esaurimento fisico. Alcuni, per cercare un ristoro dalla sete, hanno bevuto acqua di mare, peggiorando ulteriormente la propria condizione. L’organizzazione Ebrima, con la collaborazione delle autorità mauritane, è riuscita a identificare 37 delle 38 persone (34 uomini, 2 donne, un minore e una minore) trovate sul cayuco. Resta sconosciuto soltanto un giovane, probabilmente gambiano. Sempre l’organizzazione Ebrima ha raccolto informazioni secondo le quali a bordo ci sarebbero stati circa 270 migranti, sicché le vittime sarebbero ben 234. Alcuni media gambiani hanno ripreso e pubblicato come verosimile questa stima. I rapporti ufficiali delle autorità mauritane, tuttavia, riferiscono 160, per un totale di 124 vittime.

(Fonte: Essirage.net, Saharamedia.net, Essahara.info, El Watan, Cridem, Atlasinfo, Ebrima Migrants Situation, Alarm Phone, The Alkamba Times, Canarias7. News Cn Africa, Voice of Emirates, Nemaga Alhagiessa)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 20 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è affiorato nella serata di lunedì 20 luglio nelle acque della baia di Ceuta, all’altezza delal spiaggia del Sarchal. Si tratta di un ragazzo dell’età apparente di 15-16 anni, il quale, a giudicare dal punto in cui la corrente ne ha trascinato il corpo, deve aver tentato di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una spiaggia di Castillejos e superando la linea di frontiera all’altezza del valico del Tarajal, con pinne da sub ai piedi ma con indosso solo un costume da bagno. La morte appare recente. Per il recupero sono intervenute una unità del Servizio Marittimo e una del gruppo subacqueo della Guardia Civil (Geas), che ha sbarcato la salma sul molo dove è il comando. La polizia mortuaria ha poi provveduto al trasferimento presso l’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale.

Aggiornamento 24 luglio: identificato il corpo. Il ragazzo annegato si chiamava Wael Barrouhou, 17 anni. E’ stato identificato grazie alle indagini della Guardia Civil. I familiari hanno chiesto di trasferire la salma in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 20-21 luglio 2026

I cadaveri di 3 migranti sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa, a poca distanza l’uno dall’altro, sul litorale di Sabratha, circa 90 chilometri a ovest di Tripoli. Vengono da un naufragio segnalato 24 ore primalunedì 20 luglio, dalla stessa Mezzaluna Rossa, specificando che aveva soccorso e assistito 34 naufraghi (uno dei quali ricoverato in condizioni critiche all’ospedale di Sabratha) nella zona di Al Ajaylat, una decina di chilometri a ovest di Sabratha ma anche, in particolare, che tra i naufraghi c’erano alcune vittime (morti o dispersi) pur non precisandone il numero. Né dalle autorità libiche, locali e nazionali, né dalla Guardia Costiera sono filtrate notizie più precise, ma nel pomeriggio di martedì 21 luglio la conferma delle indicazioni date dalla Mezzaluna Rossa è arribvata dal ritrovamento dei 3 cadaveri, trascinati dal mare a pochi metri dalla riva. Alla luce del numero medio dei migranti imbarcati dai trafficanti, anzi, non è da escludere che ci siano altri morti o dispersi. Data la zona del naufragio, tra Al Ajaylat e Sabratha, si tratta sicuramnete di una barca salpata sulla rotat per Lampedusa.

(Fonte: sito web Jihed@brirmjihed, sito web giornalista Tarik Lamloun, Mezzaluna Rossa, Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 luglio 2026

Youssef  Errouan, un sedicenne marocchino residente a Castillejos, risulta disperso nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Secondo la segnalazione pervenuta alla redazione del Faro de Ceuta, inoltre, non c’è più traccia anche di un suo amico, Alai, abitante nello stesso quartiere di Castillejos, che lo avrebbe accompagnato nella traversata. La scomparsa dei due ragazzi è stata denunciata dai familiari di Youssef martedì 21 luglio. I due amici – hanno riferito i familiari diYoussef – hanno preso il largo la sera di lunedì 20 e da quel momento non se ne è saputo più nulla. Youssef, uscendo di casa, indossava una maglietta, un paio di pantaloni corti e sandali da spiaggia “Nike” di colore grigio, oltre a una catenina d’argento al collo, ma potrebbe essersi cambiato con abiti più adatti alla traversata a nuoto, a meno che i due non siano stati portati al largo da una barca-taxi con l’idea di compiere a nuoto solo il tratto di approdo. Non è noto invece come fosse vestito Alai.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Maiorca), 21 luglio 2026

I cadaveri di quattro migranti maghrebini, quasi certamente algerini, sono affiorati in mare a sud di Maiorca, al largo dei Portocolom, sul litorale del municipio di Felanitx. A dare l’allarme è stata una salvamar del Salvamento Maritimo che, dirigendosi a sud per un intervento di soccorso a una barca in difficoltà, ha incrociato i quattro corpi che flottavano trascinati dalla corrente a poca distanz al’uno dall’altro. Per il recupero è intervenuta una motovedetta del Guppo attività subacquee della Guardia Civil, che ha sbarcato le salme a Portocolom facendole poi trasferire per le indagini, su disposizione della magistratura, nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di Palma de Maiorca. Le indagini per risalire all’identità delle vittime sono rese più difficili dal grave stato di degrado dei corpi. Deve trattarsi di giovani harraga annegati molto tempo prima del ritrovamento nel naufragio di una barca proveniente dall’Algeria. Verosimilmente una delle numerose barche segnalate come disperse da varie Ong e associazioni umanitarie contattate da familiari delle persone a bordo.

(Fonte: Ultima Hora, Mallorca Diario, Europa Press, Cipimd, Diario de Mallorca)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 21 luglio 2026

Non si hanno più notizie di Adel Mesbahi, un ragazzo marocchino di 17 anni che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. La sua scomparsa è stata denunciata dai familiari martedì 21 luglio ma risale a due giorni prima, domenica 19, quando ha iniziato la traversata da una spiaggia di Castillejos, in concomitanza con la partita di calcio tra Argentina e Spagna, le stesse ore in cui si sono registrati centinaia di tentativi analoghi da parte di ragazzi convinti che in quei momenti la linea di frontiera tra l’enclave spagnola e il Marocco fosse meno presidiata. Residente nell’entroterra, le sue tracce si sono perdute da quando, uscendo di casa, ha detto al padre che stava andando a Castillejos con un amico, senza specificare però che in realtà era sua intenzione raggiungere Ceuta. Indossava una maglietta con la scritta “Dior” e un paio di jeans ma è probabile che accingendosi alla traversata si sia cambiato con abiti più adatti.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Niger (Agadez), 21 luglio 2026

Un migrante togolese di 30 anni, Ousmane Mansour, è morto in un ospedale di Agadez, in Niger, in seguito alle torture a cui è stato sottoposto dalla polizia algerina prima di essere espulso oltre il confine del Sahara. E’ stato lui stesso, quando ha ricevuto i primi soccorsi, ha ricostruire la sua tragedia, denunciando apertamente le forze di sicurezza che lo hanno catturato in Algeria nel corso di una delle tante retate anti-immigrazione che si concludono con l’espulsione in pieno deserto, dal posto di forntiera di Point Zero. Durante la breve detenzione che ha preceduto la deportazione in Niger, ha detto, la polizia lo ha sottoposto a continue violenze: in particolare, gli è stata fatta più volte colare su tutto il corpo, direttamente sulla pelle, plastica fusa, provocandogli profonde, dolorose ustioni. Nonostante fosse in gravi condizioni, bisognoso di cure mediche urgenti, il 12 luglio è stato deportato fino a Point Zero e abbandonato nel deserto, insieme ad altre 656 persone, circa 15 chilometri a sud di Assamako, il più vicino centro abitato nigerino nel Sahara venendo dall’Algeria. I primi soccorsi gli sono arrivati da una squadra di Alarm Phone Sahara, che lo ha accompagnato ad Assamako nell’ambulatorio di Medici Senza Frontiere, dove è stato confermato che, per le gravi ustioni diffuse in tutto il corpo, doveva essere ricoverato al più presto in ospedale. Di lì a poco, sempre a cura di Alarm Phone Sahara, è stato trasferito in un ospedale di Agadez, dove però si è aggravato e non è più riuscito a riprendersi. Partendo dal fatto inoppugnabile che il giovane ha subito ustioni mortali mentre era sotto la custodia delle forze di sicurezza algerine, Alarm Phone Sahara ha chiesto al Governo e alla magistratura di Algeri una “indagine approfondita” sulle circostanze della morte di Ousmane, in modo da perseguire i responsabili e, alla luce delle continue deportazioni e dei gravi maltrattamenti subiti dai migranti in Algeria e non solo, ha sollecitato all’Unione Europea la sospensione degli accordi di cooperazione sulla politica migratoria con tutti i paesi del Maghreb.

(Fonte: Alarm Phone Sahara, Ebrima Migrants Situation)  

Marocco-Spagna (Beni Ensar-Melilla), 22 luglio 2026

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Beni Ensar, 12 chilometri a nord di Nador e alle soglie della linea di confine con l’enclave spagnola di Melilla. A trovarlo sono stati alcuni abitanti del posto che hanno avvertito la polizia. Dopo un primo sopralluogo, il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador in attesa del completamento delle porcedure mediche e di legge previste prima dell’inumazione. Secondo la polizia ci sono tutti gli elementi per ritenere che l’uomo, apparentemente di giovane età, sia annegato tentando di raggiungere a nuoto il territorio di Melilla. Non sono emersi elementi per poterlo identificare. Presso lo stesso ospedale – come ha riferito l’Associazione Marocchina per i Diritti Umani – ci sono da tempo i resti di almeno tre altri migranmti morti nelle stesse circostanze e rimasto sconosciuti.

(Fonte: Nadorcity.com)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 22 luglio 2026

Cinque ragazzi marocchini tra i 16-17 e i 20 anni risultano dispersi nel tentativo di raggiungere Ceuta via mare: Houdhayfa Arrafi, Wael e Youssef insieme, Elias Agroassi e Zaid. Sono tutti partiti da Castillejos con l’obiettivo di superare da sud la linea di frontiera con l’enclave spagnola, all’altezza del valico del Tarajal, ma in tempi e circostanze diverse, tra il 16 e il 19 luglio. La loro scomparsa è stata denunciata dai familiari sia alle autorità marocchine che spagnole e contemporaneamente è stato lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro de Ceuta. Elias Agroassi, 19 anni, è quello che manca da più tempo: ha tentato la traversata il 16 luglio, non si sa se da solo o con qualche compagno. Aveva detto più volte a familiari ed amici che voleva arrivare a Ceuta. Di Houdhayfa Arrafi, 20 anni, non si ha traccia da venerdì 17 luglio. Anche lui aveva manifestato in più occasioni l’intenzione di raggiungere Ceuta a nuoto per proseguire poi per la Spagna. Il giorno in cui è scomparso indossava un paio di pantaloni corti di colore nero e una maglia della nazionale spagnola. Wael Barrouhou e Youssef, entrambi diciassettenni, amici da sempre, hanno preso il largo insieme la sera di domenica 19 luglio, in concomitanza con la partita di calcio tra la Spagna e l’Argentina. Si sa per certo che Wael indossava una muta da sub nera e azzurra ed è credibile che ne indossasse una anche Youssef. Sempre da domenica 19 manca anche Saad (Zaid), il più giovane, che potrebbe essersi unito a uno dei tanti gruppi di ragazzi che per tutta la notte, fino all’alba di lunedì 20, hanno tentato la traversata contando su una vigilanza ridotta a causa della partita e dei festeggiamenti successivi per la vittoria della nazionale spagnola.

Aggiornamento 24 luglio: trovati i corpi di Wael e Saad (Zaid). Il corpo recuperato lunedì nella zona del Sarchal è quello di Wael Barrouhou. Si è arrivati all’identificazione nella giornata di venerdì 25 luglio grazie alle indagini della Guardia Civil. Sempre venerdì 25 è stato trovato anche il corpo di Saad (Zaid): il mare lo ha trascinato su una spiaggia di Castillejos dove, su segnalazione di alcuni abitanti del posto, è stato recuperato dalla polizia marocchina. Anche in questo caso la famiglia, residente a Chefchaouen, ha chiesto di poterlo seppellire in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)      

Algeria-Spagna (Ain Benian-Baleari), 22-23 luglio 2026

Tre harraga morti in un naufragio al largo dell’Algeria. Erano con altri 13 migranti su una barca partita intorno alle 23,30 di martedì 21 luglio dalla costa di Ain Benian, circa 20 chilometri a ovest di Algeri, puntando presumibilmente verso Ibiza o Maiorca. La tragedia è avvenuta prima dell’alba, quando la barca – uno scafo in fibra con un motore da 140 cavalli – era ancora all’interno delle acque territoriali algerine. Ignote le cause e le circostanze precise: dalle autorità di Algeri non sono state comunicate informazioni e la notizia stessa è emersa solo la mattina di giovedì 23 luglio grazie a fonti della Ong spagnola Cipimd. I soccorsi, per quanto ha potuto appurare la Ong, sono arrivati dalla Marina Militare algerina, che ha fatto in tempo a trarre in salvo 13 naufraghi mentre per altri 3 era ormai troppo tardi. Sempre secondo informazioni ufficiose raccolte da Cipimd il naufragio potrebbe essere stato causato da una falla che ha inondato d’acqua lo scafo. Se è così, restano però ignote le cause di questa falla.

(Fonte: Ong Cipimd)

Gambia-Spagna (Banjul-El Hierro), 22-23 luglio 2026

Una giovane donna morta, una neonata in condizioni critiche e altri 14 ricoverati in gravi condizioni su un grosso cayuco rimasto nell’Atlantico per almeno 11 giorni, gli ultimi dei quali alla deriva, senza poter governare. Il barcone risulta partito tra l’11 e il 12 luglio dalla costa di Banjul, puntando verso le Canarie, una rotta di circa 2.000 chilometri. A bordo c’erano in tutto 165 persone, tra cui 49 donne e diversi bambini, provenienti da Gambia, Senegal, Mali e Guinea Conakry. A quanto pare, un guasto o l’esaurimento delle scorte di carburante ha interrotto la rotta alcune miglia a sud di El Hierro. La salvezza è arrivata da un peschereccio spagnolo, il Restinga 1, che nel tardo pomeriggio ha avvistato il barcone in difficoltà a sud di Tacoron, sulla costa meridionale di El Hierro, nel Mar de las Calmas, ed ha segnalato l’emergenza alla centrale operativa del Salvamento Maritimo, rimanendo poi sul posto per monitorare la situazione fino all’arrivo della salvamar Diphda, partita dal porto di La Restinga. All’arrivo dei soccorsi le oltre 160 a bordo erano allo stremo, alcune prive di conoscenza. Si è deciso così di agganciare il cayuco alla Diphda per trainarlo il più rapidamente possibile fino a La Restinga, dove intanto in porto è stato allestito un servizio sanitario. Lo sbarco è avvenuto intorno alle 20,30. E’ in quel momento che si è scoperto che una delle donne a bordo era ormai senza vita mentre per una neonata di 5/7 mesi, giudicata in condizioni critiche, si è deciso il trasferimento d’urgenza in elicottero nell’ospedale di Tenerife. Altri 14 naufraghi sono stati invece ricoverati presso l’ospedale di El Hierro: tra loro anche un uomo che inizialmente era stato dato per morto. Il resto dei migranti sono stati affidati alle cure del presidio sanitario del porto e poi trasferiti nel centro accoglienza dell’isola, a Valverde. La salma della donna è stata portata nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di El Hierro per l’autopsia disposta dalla Procura.

Aggiornamento 27 luglio: morta la bimba neonata. La bimba di pochi mesi arrivata al El Hierro in condizioni critiche è morta nell’ospedale pediatrico di Tenerife dove era stata trasferita in elicottero subito dopo lo sbarco nel porto di La Restiga. La donna morta durante la traversata è stata sepolta nel cimitero municipale di El Pinar: sichiamava Binta Kolle ed era giovanissima, al massimo 20 anni ma secondo alcune fonti appena 16.

Aggiornamento 4 agosto: morto uno dei giovani ricoverati. Nel pomeriggio di domenica 2 agosto è morto uno dei 14 superstiti ricoverati nell’ospedale Nuestra Senora de los Reyes. Si tratta di un uomo sui 30 anni arrivato in stato di forte debilitazione e disidratazione. Trasferito nel centro accoglienza per stranieri quando sembrava stesse recuperando le forze, sabato 1 agosto ha avuto una crisi ed è stato di nuovo accompagnato in ospedale ma è morto 24 ore dopo, per una serie di complicazioni aggravate dalle sofferenze patite durante la traversata.

(Fonte: Canarias Ahora, Canarias7, Ebrima Migrants Situation, Helena Maleno. Aggiornamenti: Canarias Ahora, Ebrima Migrants Situation)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 23 luglio 2026

Si alluga la lista dei migranti didpersi, quasi tutti giovanissimi, nel tentativo di raggiungere Ceuta via mare (a nuoto o con barche-taxi da cui raggiungere poi la riva a nuoto solo nell’ultimo tratto) in concomitanza con il campionato del mondo di calcio, in particolare durante le partite della Spagna prima contro la Francia in semifinale e poi, in finale, con l’Argentina. Alle 16 denunce registrate a partire dal 15 luglio, giovedì 23 se ne sono aggiunte altre 4, sempre presentate dai familiari e sempre accompagnate da un appello di ricerca lanciato attraverso la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta. Si tratta di Sulayman e Ahmed Amrin, Adel Al Jalouti e Hicham Mansori, tutti partiti da Castillejos ma in tempi e circostanze diverse. Sulayman e Ahmed Amrin, rispettivamente di 21 e 33 anni, residenti a Tetouan (40 chilometri a sud di Ceuta), hanno tentato l’impresa la sera di venerdì 17 luglio, dopo essere arrivati, a quanto pare, il giorno stesso da Tetouan. Sulayman indossava una muta da sub, Ahmed, abiti “normali”, pantaloncini e maglietta. Da quando sono entrati in mare non se ne è saputo più nulla. Adel Al Jalouti, 18 anni, proveniente da El Jadida, sull’Atlantico, oltre 500 chilometri a sud-ovest di Castillejos, ha preso il largo nella tarda serata di domenica 19, mentre era in corso la festa per la vittoria della nazionale spagnola. Secondo quanto ha saputo la famiglia, indossava una muta bianca e nera e pinne da sub di colore azzurro. Sotto la muta una maglia della nazionale marocchina di colore bianco con orlature rossoverdi. “Sulla mano sinistra – hanno specificato i familiari per facilitare eventualmente le ricerche – ha un tatuaggio”. Hicham Mansouri, 22 anni, è arrivato a Castillejos da Agadir (800 chilometri a sud ovest) qualche giorno prima di domenica quando, sempre nella tarda serata, si è allontanato per mare verso Ceuta in direzione del Tarajal. Non risulta che si sia procurato una muta da sub: probabilmente indossava “comuni” abiti estivi: una maglia di colore blu elettrico e pantaloncini azzurro mare.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Gambia-Marocco-Spagna (Dakhla, Sahara Occidentale), 24 luglio 2026

Tra il 14 e il 21 luglio alcune barche di pescatori hanno recuperato in mare i corpi di 12 migranti subsahariani (11 uomini e 1 donna) al largo della costa del Sahara Occidentale, all’altezza della zona di Barbas, qualche decina di chilometri a sud di Dakhla. Di volta in volta le salme sono state sbarcate nel porto di Dakhla e trasferite nell’obitorio dell’ospedale locale. Non sono emersi elementi per poterle identificare, ma appare evidente che si tratti delle vittime del naufragio di un cayuco proveniente da sud (Senegal o Gambia) di cui non si è saputo nulla fino a quando non sono cominciati ad affiorare i primi cadaveri e la notizia, comunicata da operatori umanitari locali, è stata ripresa da media francesi. Un’altra “tragedia fantasma” nell’Atlantico, lungo la rotta per le Canarie, che deve essersi verificata nella prima metà del mese di luglio. Gli indizi inducono a ritenere che il cayuco affondato potesse provenire, più che dal Senegal, dal Gambia, dove, intorno alla fine del mese di giugno, si sono avute diverse segnalazioni di barche “scomparse” con a bordo decine di migranti. Se questa ipotesi ha fondamneto dovrebbero esserci numerosi dispersi.

(Fonte: L’Opinion, sito web attivista Mohamed Amin Moumen)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 24 luglio 2026

Altri tre ragazzi marocchini risultano dispersi cercando di raggiungere Ceuta via mare: in circostanze e rempi diversi ma tutti da Castillejos e tutti negli ultimi giorni del campionato mondiale di calcio quando si sono registrati centinaia di tentativi di traversata. Si tratta di Yahya Anbi, Abdullah Murshid e Youssef Jebran, di età compresa tra i 16 e i 20 anni. Quello di cui si sono perse le tracce da più tempo è Yahya Anbi, 16 anni, originario di Larache, sulla costa atlantica, 150 chilometri a sud ovest di Castillejos. Secondo le informazioni fornite dalla famiglia alla redazione del Faro de Ceuta, ha preso il largo verso la linea di confine del Tarajal la sera di giovedì 15 luglio. Da quel momento non se ne è saputo più nulla: non si sa nemmeno se indossasse una muta da sub o eventualmente quali abiti. Abdullah Murshid, 20 anni, ha atteso la sera di domenica, quando era in corso la partita finale tra le nazionali di Spagna e Argentina o le ore immediatamente successive, in piena notte, mentre in tutta Ceuta c’erano i festeggiamenti per la vittoria spagnola. I familiari erano all’oscuro della sua intenzione di andare in Spagna perché si era trovato un lavoro e viveva da solo. Anche Youssef Jebran, 16 anni, di Tangeri (75 chilometri a ovest di Castillejhos) è partito la sera di domenica 19: indossava una muta da sub e si era unito, a quanto pare, a diversi altri ragazzi, che però la sua famiglia non è riusicta a rintracciare. Per tutti e tre le segnalazioni di scomparsa sono state presentate sia alle autorità marocchine che spagnole.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 25 luglio 2026

Il cadavere di un migrantre è rimasto incastrato, nella baia di Ceuta, nella scogliera ai piedi del costone di Punta Almina, nella zona della Sirena, all’estremità della penisola che delimita da sud l’area del porto commerciale. Lo hanno scoperto le squadre dei vigili del fuoco e della polizia nazionale che giunte in seguito alla segnalazione dello sbarco di tre giovani, stavano ispezionando tutto quel tratto di costa sia via mare che da terra. Lungo il promontorio roccioso i tre giovani appena sbarcati non sono stati trovati ma tra le rocce è stato scoperto il corpo ormai senza vita di un altro migrante di cui nessuno si era accorto in precedenza. Per il recupero si è proceduto via mare con una unità leggera del Servizio Marittimo, che ha sbarcato la salma sul molo dove è il comando di polizia per trasferirla poi nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale. Non sono emersi elementi per l’identificazione ma, a giudicare dallo stato di degrado del cadavere, la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento. Stando al punto in cui è stato trovata, la vittima ha tentato di entrare a Ceuta partendo da una spiaggia di Castillejos a sud del varco del Tarajal.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 26 luglio 2026

Sono affiorati i cadaveri di tre migranti, la mattina di domenica 26 luglio, nelle acque della baia di Ceuta. Tutti di ragazzi molto giovani che, a giudicare dalle zone in cui sono stati trovati, hanno cercato di superare la linea di confine con l’enclave spagnola partendo da una delle spiagge di Castillejos, a sud del valico del Tarajal. Il primo è stato avvistato da alcuni bagnanti all’altezza della spiaggia di Almadraba, circa 2 chilometri a sud est del centro di Ceuta. Pe ril recupero è intervenuta una unità del gruppo attività subacquee della Guardia Civil (Geas). Poco più tardi sono emersi gli altri due: uno nella zona del Sarchal, sul versante est della baia, lungo la penisola che delimita da sud l’area del porto commerciale; l’altro di fornte al promontorio Giovanni XXIII, verso ovest, poco più di 2 chilometri, in linea d’aria, dal confine con il Marocco. Anche in questi due casiè intervenuto ilservizio marittimo della Guardia Civil.  Dopo lo sbarco le salme sono state trasferite dalla polizia mortuaria nell’obitorio dell’istituto di medicina legale pe rl’autopsia disposta dalla magistratura.

Aggiornamento 7 agosto. Identificato uno dei corpi. E’ stata identificata una delle vittime: si tratta di Aymane El Atifi, 22 anni, residente a Larache, sulla costa atlantica, oltre 150 chilometri a sud ovest di Ceuta e Castillejos. Il riconoscimento è stato facilitato dal fatto che il giovane indossasse una maglia del Milan. Nel pomeriggio di domenica 9 agosto, come hanno richiesto i familiari alle autorità spagnole, il suo corpo è stato trasferito a Larache per la sepoltura.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Ong Cipimd. Aggiornamento: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 26-27 luglio 2026

Continua ad allungarsi la lista dei ragazzi dispersi cercando di raggiungere Ceuta via mare, direttamente a nuoto o su barche-taxi nel primo tratto, fino a superare al largo la linea di confine all’altezza del varco del Tarajal. Domenica 26 luglio sono state presentate dai familiari ben 21 denunce di scomparsa, seguite da appelli di ricerca lanciati attraverso la redazione del Faro de Ceuta. Riguardano tutte giovani provenienti da varie località del Marocco che hanno tentato l’impresa tra il 9 e il 25 luglio. Di Haytam Mouanya, 19 anni, non si hanno più notizie da mercoledì 15 luglio, quando è stato visto a Castillejos. La famiglia ha diffuso le sue foto sul web indicando, come “segno caratteristico” per un eventuale riconoscimento una lesione all’occhio destro. Due fratelli di Tetouan (40 chilometri a sud di Ceuta), Ahmed (17 anni) e Abdelah (18 anni) hanno preso il largo da Castillejos la notte di giovedì 23 luglio insieme a un amico, Hamza Aburachat, 17 anni, anche lui di Tetouan. Da quel momento si sono perse le tracce di tutti e tre: nessun contatto, senza esito le ricerche condotte sia in Marocco che a Ceuta. Sia Ahmed che Abdelah indossavano pantaloncini neri e Ahmed, in particolare, anche una maglietta grigia. Othman Makhlouf, 20 anni, residente a Kelaat Sraghna, nella regione di Marrakech, oltre 600 chilometri a sud di Ceuta, ha chiamato per l’ultima volta la famiglia la sera del 14 luglio. Era a Castillejos ed appare certo che ha tentato la traversata quella sera stessa. Mohammed El Kafhali e Mohamed Ben Ayad, amici da sempre, entrambi di 17 anni e residenti a Chefchaouen, un centro dell’interno, circa 100 chilometri a sud di Ceuta, hanno provato insieme a passare il confine via mare da Castillejos. Si erano preparati per tempo, procurandosi anche delle mute da sub ma non risultano mai arrivati né tra le centinaia di ragazzi intercettati dalla polizia marocchina. La sera di giovedì 23 luglio si sono perse le tracce anche di Omar Bourras, 17 anni. Secondo testimonianze raccolte dai familiari era insieme ad alcuni amici ma chi siano questi ragazzi. Non si sa nemmeno come Omar fosse vestito quando ha preso il mare verso il varco del Tarajal. Abdel Bari Ahmouth, anche lui diciassettenne, è scomparso durante la fase finale dei campionati mondiali di calcio, quando si sono registrati centinaia di tentativi di traversata. Non si sa se indossasse una muta da sub e nemmeno come fosse vestito. Dalla notte di martedì 21 luglio si sono perse le tracce di Yassin Hamras, 26 anni. Si sa per certo che ha cercato di superare il confine via mare ma non ci sono particolari su come fosse vestito e se fosse da solo o con altri. Per facilitare le ricerche i familiari hanno indicato una vecchia cicatrice tra le dita di una mano. Mohamed Medrast (27 anni) e Osama Errais (26 anni) sono i due giovani di cui non si ha più notizia da più tempo: sono scomparsi dalla notte del 9 luglio, quando li hanno visti allontanarsi in mare verso la linea di confine. Di Amin Al Salami, 20 anni, non si sa quasi nulla: solo che ha sicuramente tentato la traversata. Hamza Abourchad, 16 anni, è il più giovane dei ragazzi scomparsi. Lo hanno visto partire il 23 luglio dalla spiaggia di Al Rifiyyin, circa 4 chilometri a sud di Castillejos. Poi, più nulla. Era insieme ad altri due ragazzi, di cui però non si conosce l’identità. Suleiman Tarfi risulta disperso da sabato 25 luglio. Quando ha preso il largo dal litorale di Castillejos era con alcuni amici che sono riusciti ad arrivare a Ceuta ma lo hanno perso di vista durante la traversata e non hanno saputo fornire indicazioni utili per rintracciarlo Non risulta tra i migranti ospitati nel centro accoglienza di Ceuta. Indossava un costume da bagno e si era procurato una camera d’aria per tenersi meglio a galla. In una busta stagna aveva portato con sé il cellulare ma i familiari non hanno ricevuto nessuna chiamata. Mohamed Amine e Samir, due amici, hanno tentato insieme nel fine settimana e insieme sono socmparsi. Mohamed indossava pantaloncini di colore rosa, Amin pantaloncini scuri. Al fine settimana, ma in tempi e circostanze diverse, risalgono i tentativi di altri tre giovani: Mohamed Saber, partito da Tangeri venerdì 23 luglio, Salaheddin Mansour e Achraf el Mouden, quest’ultimo visto per l’ultima volta a Castillejos sabato 25 luglio. E’ scomparso invece da martedì 21 luglio Mustafà El Gharari. Indossava un costume da bagno nero e una maglietta bianca.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Charana-Melilla), 27 luglio 2026

Il mare ha trascinato il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Charana, una decina di chilometri a nord del confine settentrionale di Melilla, nella regione di Nador, che è 35 chilometri più a sud. Lo ha segnalato l’Associazione Marocchina per i diritti Umani, precisando che la polizia e la protezione civile, dopo il sopralluogo sulla spiaggia, hanno trasferito la salma presso l’obitorio dell’ospedale Al Hassani di Nador, in attesa del completamento delle procedure di legge prima dell’inumazione. Non sono emersi elementi per l’identificazione. L’ipotesi più accreditata è che lo sconosciuto sia annegato tentando di raggiungere a nuoto il territorio dell’enclave spagnola. Il 22 luglio il corpo di un altro migrante era affiorato sulla spiaggia di Beni Ensar, 23 chilometri più a sud, nei pressi del confine meridionale di Melilla.

(Fonte: Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 27 luglio 2026

Ancora segnalazioni di ragazzi marocchini scomparsi cercando di arrivare a Ceuta via mare. Nella giornata di lunedì 27 luglio alla redazione del Faro de Ceuta ne sono arrivate altre 7. In una, relativa a un quindicenne di nome Yael, si ribadisce una denuncia già presentata martedì 21 luglio. Giovanissimi anche gli harraga, tutti partiti da Castillejos, segnalati nelle altre cinque. Di Marouane Aachq, 18 anni, si sono perse le tracce la notte di giovedì 23 luglio. Secondo quanto hanno saputo i familiari ha preso il largo da Castillejos insieme a due amici, Omar e Anas, entrambi diciassettenni, che non si sa se siano arrivano o no a Ceuta. Di sicuro Marouane non risulta né approdato a Ceuta né rientrato o intercettato quando era ancora in acque marocchine. Potrebbero essere scomparsi anche i suoi due amici, ma non si hanno elementi di prova in proposito, anche se appare strano che non abbiano cercato di contattare i familiari di Marouane. Mohamed Sabir Aghbalou si sa per certo che è partito ma la famiglia non ha saputo specificare con esattezza quando ed eventualmente con chi. Non si conosce neanche il giorno esatto in cui ha preso il mare Nordinne Kadim: probabilmente diversi giorni prima della denuncia e tentando di aggirare la diga foranea a sud del Tarajal. Tariq Azouguagh, 18 anni, di Fez, è scomparso dal 14/15 luglio. Non ha mai confidato in famiglia la sua intenzione di raggiungere la Spagna passando per Ceuta. Quando si è allontanato da casa ha rassicurato tutti dicendo che voleva aandare in qualche “città del nord” insieme a degli amici. Da allora se ne sono perse le tracce. Le chiamate dei familiari al suo telefono nei giorni successivi sono rimaste senza risposta e gli amici, contattati a loro volta, hanno spiegato che si erano separati perché lui voleva in realtà raggiungere Ceuta via mare. Mohammed Bouzelmat, di Tangeri, ha tentato l’imprea domenica 26 luglio. Uscendo di casa indossava una camicia azzurra e pantaloncini neri. Quando è partito da Castillejos era con un amico che è riuscito asd arrivare a Ceuta ma non ha saputo fornire indicazioni su Mohammed perché in mare si sono persi di vista. Samir Maruan non ha fatto più sapere nulla di sé da venerdì 24 luglio. Indossava pinne da sub, un costume da bagno rosa e una maglia della squadra nazionale di calcio del Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Tipaza-Baleari), 28 luglio 2026

Non si ha più traccia di due barche salpate da Tipaza, 70 chilometri a ovest di Algeri, sulla rotta per le Baleari. A bordo, complessivamente, 28 persone. Con una, la più piccola, con 12 giovani algerini, mancano contatti dal 29 giugno. La prima segnalazione della scomparsa è stata lanciata dai familiari all’inizio di luglio attraverso la piattaforma di soccorso Alarm Phone, che il 4 luglio ha sollecitato operazioni di ricerca sia all’Algeria che alla Spagna. Gli appelli si sono succeduti nei giorni successivi. In particolare martedì 14 luglio, 15-16 giorni dopo la partenza, dopo che le autorità impegnate nelle ricerche hanno comunicato di non aver trovata traccia della barca e di non avere alcuna informazione sui 12 dispersi. L’altra barca risulta scomparsa da ancora più tempo. Salpata il 15 giugno, non se ne è saputo nulla fino a quando, il 23 giugno, i familiari di uno dei 16 giovani algerini a bordo hanno segnalato di non aver più ricevuto notizie né dal loro ragazzo né tantomeno dai suoi compagni. L’appello, nonostante le ricerche, non ha dato risultati. Non è chiaro dove sia finita la barca. In ogni caso, ammesso anche che sia arrivata alle Baleari, i familiari del giovane hanno ribadito che, a un mese e mezzo dalla partenza, non ne hanno più avuto notizie e di fatto risulta ormai disperso. Non è da escludere – ma mancano elementi di prova per affermarlo – che possano essere scomparsi anche i suoi 15 compagni. In totale, tra le due barche, da calcolare dunque come minimo 13 persone scomparse in mare.

(Fonte: Alarm Phone, Infomigrants)

Algeria-Spagna (Arzew-Andalusia), 28 luglio 2026

I cadaveri di 3 migranti sono stati trascinati dal mare a Cap Carbon sulla costa di Arzew, 60 chilometri a ovest di Orano, ai piedi di un alto costone. Quando li hanno avvistato, due erano a riva, incastrati tra gli scogli battuti dalla risacca, nel piccolo spazio tra la parete di roccia e la battigia; il terzo flottava ancora tra le onde a pochi metri dalla riva. Per il recupero sono intervenute via mare unità della Guardia Costiera, che li hanno sbarcati ad Arzew, dove sono stati trasferiti per le indagini di legge nell’obitorio locale. Si tratta certamente di giovani annegati nel naufragio di una barca di migranti salpata dalla costa della zona di Orano puntando verso l’Andalusia ma non sono emersi dettagli sulle circostanze della tragedia, rimasta sconosciuta fino a quando non sono stati scoperti questi tre corpi. Un altro “naufragio fantasma” con un numero imprecisato di vittime ma, tenendo conto dei dispersi, certamente più delle 3 accertate. Dalle autorità algerine non sono filtrate informazioni.

(Fonte: Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Estepona e Manilva, Malaga), 28 luglio 2026

Sulla costa a ovest di Malaga, in tempi e circostanze diverse, sono stati recuperati i cadaveri di 3 migranti, quasi certamente marocchini. Il primo è stato avvistato in mare, verso le 13, circa 22 miglia a est di Estepona, 90 chilometri a sud ovest di Malaga. Per il recupero è intervenuta la salvamar Gadir, del Salvamento Maritimo, che lo ha sbarcato nel tardo pomeriggio nel porto di Estepona. A giudicare dallo stato di degrado piuttosto avanzato la salma è rimasta a lungo in acqua prima del ritrovamento. Alcune ore più tardi, verso le 18,50, il secondo cadavere è stato scoperto vicino a un impianto per l’allevamento dei mitili, poco fuori della barriera antemurale della zona portuale di Estepona. Anche in questo caso è intervenuta la salvamar Gadir. Secondo i primi esami effettuati dopo lo sbarco, si tratterebbe di un giovane di circa 19/20 anni. Sempre verso sera, infine, è stato trovato il terzo cadavere, emerso sul litorale di Punta Chullera, nel municipio di Manilva, meno di 15 chilometri a sud ovest di Estepona. Si tratterebbe, in questo caso, di un uomo sulla trentina. Le tre salme sono state trasferite nell’obitorio di Estepona a disposizione della magistratura per le indagini e l’autopsia. Secondo gli inquirenti sarebbero migranti annegati nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto e poi trascinati dal mare fino alla costa spagnola tra Manilva ed Estepona, a circa 50 chilometri, una distanza compatibile con le forti correnti che arrivano da sud e sud ovest. Sembra confermare questa ipotesi anche il fatto che due delle tre vittime indossavano una muta da sub.

(Fonte: Malaga Hoy, Diariosur, 20 Minutos, La Opinione de Malaga, Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 29 luglio 2026

Altri 2 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto da Castillejos. I loro corpi sono emersi nelle acque della baia nella mattinata di mercoledì 29.  Il primo è stato avvistato all’altezza della zona di Piedra del Pineo, nel centro urbano, meno di 2 chilometri a nord est della linea di confine del Tarajal. Si tratta di un uomo di età in apparenza giovane con indosso un costume da bagno verde. A giudicare dallo stato di degrado della salma, la morte risale a diverso tempo prima del ritrovamento, quasi certamente prima dell’ondata di centinaia di tentativi di traversata che si sono registrati a partire da sabato 25 luglio. Il secondo corpo, avvistato qualche ora più tardi, era a breve distanza dall’altro, sul litorale ai piedi del promontorio Giovanni XXIII. Appartiene a un maggiorenne che indossava una muta da sub di colore nero, arancio e grigio. Deve trattarsi di due casi distinti, come indicherebbe anche il diverso stato di conservazione dei cadaveri, entrambi trasferiti dalla Guardia Civil nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per le indagini e l’autopsia. Alcuni cittadini di Ceuta hanno segnalato la presenza di altri due corpi nella baia, ma le ricerche effettuate non ne hanno dato conferma.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Manilva, Malaga), 29-30 luglio 2026

Dopo i tre scoperti nelle acque di Manilva (2) e di Punta Chullera, il cadavere di un altro migrante è emerso sul litorale a ovest di Malaga. Anche questo al largo di Manilva, 90 chilometri a sud ovest di Malaga e una quarantina a nord est di Gibilterra. Lo ha avvistato l’equipaggio di uan barca a vela a qualche chilometro dalla riva intorno alle 17 di mercoledì 29 luglio. Per il recupero è intervenuta una salvamar del Salvamento Maritimocon base a Malaga. Si tratta di un uomo di 20-25 anni con indosso una muta da sub su un costume da bagno. Ai piedi una sola pinna del paio che evidentemente calzava quando ha preso il mare. Si ritiene che sia annegato tentando di raggiungere Ceuta a nuoto da Castillejos: come nel caso dei 3 cadaveri recuperati 24 ore prima, esperti hanno specificato che le correnti marine dominanti nell’aerea dello stretto di Gibilterra, molto forti, spingono prevalentemente verso le coste della provincia di Malaga: in particolare proprio verso Manilva e Punta Chullera. Nella tarda serata la salvamar ha sbarcato il corpo a Malaga dove, su disposizione dell Procura, è stato trasportato nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per il completamento delle indagini, inclusa l’autopsia.

(Fonte: Diario Sur, Malaga Hoy, Europa Press)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 30-31 luglio 2026

Almeno 102 migranti morti (con conteggi da aggiornare in un continuo, tragico crescendo) nella baia di Ceuta nell’arco di 48 ore: due giorni – giovedì 30 e venerdì 31 luglio – segnati da un assalto dal Marocco senza precedenti e dietro al quale tutto lascia pensare che ci sia la regia del governo di Rabat. Base di partenza, il litorale di Castillejos, al confine meridionale dell’enclave spagnola, con migliaia e migliaia di persone che, nella totale inerzia della polizia marocchina, si sono concentrate sulla linea di frontiera e poi, a ondate di gruppi foltissimi, hanno tentato di attraversarla all’altezza della zona del Tarajal. Alcuni spingendosi al largo ma in massima parte aggirando la scogliera antemurale (che segna il confine in mare per decine di metri) sia a nuoto, costeggiando il muraglione il più vicino possibile alla riva; sia a piedi, arrampicandosi direttamente sul muraglione stesso e sulla barriera d’acciaio che lo percorre in tutta la sua lunghezza. Segnali che stesse maturando “qualcosa di grosso” si erano avuti già da qualche settimana, con il forte aumento dei tentativi di traversata da Castillejos in occasione dei campionati mondiali di calcio, nella convinzione diffusa che durante le partite la sorveglianza della polizia sarebbe stata meno rigida, come in effetti hanno segnalato a più riprese, sul versante marocchino, le autorità spagnole. La grande massa di decine di migliaia di migranti concentrati in appena due giorni ha però colto di sorpresa e tantissimi ce l’hanno fatta: 50 mila, secondo le autorità locali e il governo di Madrid, anche se – ha riferito il ministero dell’interno – oltre 48.300 sono rientrati poi in Marocco già entro la serata di venerdì 31.

Giovedì 30 i primi 13 cadaveri. Al gran numero di arrivi, il più alto di sempre in Spagna, si è però accompagnata una strage, emersa fin dalle prime ore di giovedì, quando, nell’arco della giornata, sono stati recuperati dal Salvamento Maritimo e soprattutto dalla Guardia Civil, i cadaveri di 13 giovani. Il primo, avvistato dalla Guardia Civil mobilitata “per fronteggiare l’invasione”, è stato recuperato nelle acque della baia, lontano dal Tarajal, dalla salvamar Atria, del Salvamento Maritimo, che lo ha poi sbarcato sul molo Espana, nell’area del porto commerciale. A giudicare dallo stato di conservazione della salma, la morte non sembra risalire a molto tempo prima del ritrovamento, ma forse è l’unico caso non ricondicibile alla strage nata dall’assalto in massa condotto alla frontiera sud dell’enclave a partire dalla sera di mercoledì 29 e poi proseguita durante la notte e nei due giorni successivi. Il corpo del giovane era da poco arrivato nell’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia disposta dalla Procura, quando si è cominciato a scoprirne altri, fino a un totale di almeno 12, tutti nella zona del Tarajal e dunque chiaramente collegati – come hanno subito scritto i media di Ceuta – “alla valanga” che ha investito la scogliera antemurale sul confine meridionale. Gli ultimi 3  in serata ma si è subito intuito che si era solo all’inizio.

Venerdì 31, si delinea la strage: almeno 57 vittime. La scoperta continua di corpi ormai senza vita è continuata durante la notte e soprattutto l’indomani, venerdì 31 luglio. A fine mattinata, come ha comunicato ufficialmente il presidente del governo di Ceuta, Juan Jesus Vivas, i morti risultavano 34, ventuno in più dei 13 segnalati fino alla tarda sera di giovedì 30. Già dopo i comunicati di giovedì sera, del resto, alcune testate giornalistiche – ad esempio El Confidencial e Democrata – hanno evidenziato che andava calcolata una vittima in più di quelle comunicate, 14 e non 13, incluso il giovane recuperato senza vita nelle primissime ore di giovedì dalla salvamar Atria. E poi, specie a partire dalle prime ore del mattino di venerdì, è stata una esclation continua, con la Guardia Civil che ha via via recuperato numerosi altri cadaveri, generalmente di giovani e giovanissimi, aggravando rapidamente il bilancio di morte: 19/20 vittime intorno alle 10, poi 24 verso le 12,30 e infine 34 nella dichiarazione ufficiale fatta dal presidente Vivas verso le 13,30. Molti più del doppio di quelli segnalati nelle prime ore ma appariva chiaro che anche questo pesantissimo bilancio di 34 vite spezzate doveva considerarsi ancora provvisorio. Nel pomeriggio, infatti sono stati recuperati dapprima altri 7 corpi, portando il totale a 41 e infine prima di sera è stato stilato un rapporto da cui risultano non meno di 57 vittime. Ma le stesse autorità spagnole hanno avvertito che non erano ancora da considerarsi concluse le ricerche di altri eventuali corpi di migranti scomparsi.

Recuperati altri 45 corpi: 102 le vittime accertate al 1 agosto (aggiornamento). Le dimensioni della strage sono aumentate fin dalla tarda serata di venerdì 31 luglio quando, dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto sul numero dei corpi recuperati, la Guardia Civil e il Servizio Marittimo hanno trovato altri 10 cadaveri al largo del Tarajal, ai quali se ne sono poi aggiunti 7 nelle primissime ore del mattino di sabato primo agosto quando, poco dopo l’alba, sono riprese le ricerche e infine, nel corso della giornata, altri 11: prima 3 e poi ancora 8. Il totale delle vittime, alle 20,30 di sabato 1 agosto, sul versante spagnolo del Tarajal, è così salito a 85 ma, come si è saputo in serata, ne vanno aggiunte ancora almeno 17, i cui corpi sono stati trovati dalla polizia marocchina sul litorale di Castillejos. In tutto dunque, ben 102 vite spezzate, quasi tutte di ragazzi molto giovani, pochissime le donne. “Più di cento”: proprio come hanno intuito fin dall’inizio alcuni giornali locali, in particolare El Faro de Ceuta: la più grande tragedia dell’immigrazione mai registrata nell’enclave spagnola.

Annegati o schiacciati nella calca. Molte delle vittime risultano annegate: persone che hanno tentato di passare via mare affidandosi molto spesso, per tenersi a galla, a vecchie camere d’aria di ruote d’auto. Una larga parte, tuttavia, sono anche quelli morti asfissiati e schiacciati nella calca che, specie in certe fasi dell’assalto alla linea di confine, si è formata in prossimità della barriera di cemento e acciaio, cercando di attraversare a piedi la scogliera frangiflutti per arrivare alla spiaggia del Tarajal. Lo ha segnalato per primo il quotidiano Al Jazeera e poi sono arrivate diverse conferme. “I marocchini – ha scritto El Faro de Ceuta citando come fonte la Guardia Civil – si sono lanciati in una corsa sfrenata, uno dietro l’altro. Se qualcuno cadeva, rischiava di morire schiacciato dagli altri…”. Su disposizione della magistratura, le salme sono state portate inizialmente negli obitori dell’Istituto di Medicina Legale e di vari ospedali per l’autopsia e per tentarne l’identificazione. Via via che i corpi recuperati sono aumentati sono stati poi sistemati in un’area predisposta appositamente presso la base del Servio Marittimo. Per poterli conservare sono stati inviati a Ceuta alcuni camion frigorifero e si è allestito un ambiente refrigerato speciale perché nelle celle degli obitori sono stati esauriti tutti gli spazi disponibili.

Aggiornamento 12 agosto: 107 le vittime accertate. Stime ufficiali pubblicate dai media spagnoli a oltre dieci giorni dalla tragedia del Tarajal i corpi recuperati sul versante spagnolo del confine risultano 82 mentre quelle sul versante marocchino 25 di cui 21 custodite nel solo obitorio di Tetouan, circa 35 chilometri a sud di Castillejos e della frontiera con Ceuta. In totale, dunque, 107 vittime. Nel conteggio non sono inclusi i cadaveri di 4 giovani (di cui uno subsahariano) per i quali si ritiene più probabile che siano annegati prima del 30-31 luglio tentando di raggiungere Ceuta a nuoto. Altre stime pubblicate prima del 12 agosto conteggiavano la prima 89 vittime e l’altra 91 per il solo versante spagnolo ma il calcolo era basato su tutti i cadaveri presenti negli obitori di Ceuta, inclusi quelli di alcuni giovani recuperati in precedenza. 8 cadaveri e l’altra 91. Il governo marocchino, nei suoi comunicati ufficiali, ha dato notizia prima di 11 e poi di 14 cadaveri recuperati sul litorale di Castillejos ma questo dato è contraddetto dal fatto stesso che solo nell’obitorio di Tetouan ne sono stati segnalati 21. Appare più credibile allora la cifra totale di 25 riferita da una fonte spagnola. Non sarebbe la prima volta del resto, come è emerso nella strage di Melilla del giugno 2022, che le note “ufficiali” tendono a una sottostima. Le due Ong che hanno seguito più da vicino la tragedia – Caminando Fronteras e Association Marocain Droits Humains – calcolano entrambe almeno 141 vittime. Si deve terne conto inoltre di circa 60 dispersi molti dei quali, tuttavia, potrebbero trovarsi tra i migranti di cui è stato recuperato il corpo ma non ancora identificati. Degli 82 cadaveri presenti negli obitori di Ceuta al 12 agosto soltanto a meno di una decina si è riusciti a dare un nome. In vista dell’inumazione le autorità spagnole hanno predisposto uno spazio apposito nel cimitero islamico di Ceuta.

Aggiornamento 15 agosto. Al Tarajal 83 i corpi recuperati: 108 le vittime. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale di Madrid i corpi di migranti recuperati al Tarjal sul versante spagnolo sono 83, uno in più di quelli conteggiati nei rapporti precedenti. Tenendo conto dei 25 cadaveri trovati sul versante marocchino, il numero totale delle vittime sale dunque a 108. Association Marocain Droits Humains e Caminando Fronteras, le due Ong che hanno calcolato almeno 141 vittime, hanno chiesto intanto una “inchiesta indipendente” su quanto è avvenuto il 30 e 31 luglio.  

(Fonte: El Faro de Ceuta, El Pais, El Salto, La Tercera, Instagram, El Confidencial, Democrata. Aggiornamento: El Diario, La Vanguardia, El Mundo, El Pais, Rai News, Agenzia Ansa, Ceuta Hoy, El Confidencial, Sky Tg 24, Al Jazeera, Canarias7, Ong Caminando Fronteras e Association Marocaine Droits Humains, El Faro de Ceuta, Daily Sabah)

Algeria-Spagna (Ain Taya-Ibiza), 31 luglio 2026

Quattro harraga morti su una barca rimasta per 12 giorni alla deriva nel Mediterraneo occidentale sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Partito domenica 19 luglio dal litorale di Ain Taya, poco più di 40 chilometri a ovest di Algeri con a bordo 12 giovani, tutti algerini, del natante – uno scafo in fibra con un motore da 115 cavalli – si sono perse le tracce il giorno stesso. Dopo aver cercato più volte di stabilire un contatto, alcuni familiari si sono rivolti alla Ong Cipim, che ha sollecitato operazioni di ricerca sia all’Algeria che alla Spagna. Il Salvamento Maritimo ha mobilitato unità navali e aerei da ricognizione per monitorale tutta l’area di mare della presumibile rotta tra l’Algeria centrale e l’Andalusia, allertando anche le navi in transito nella zona. Ancora nulla per giorni, fino al pomeriggio di venerdì 31 luglio, quando la barca è stata avvistata alla deriva a sud di Ibiza e raggiunta da una salvamar. A bordo erano c’erano ancora solo 8 dei 12 giovani partiti verso le Baleari: sfiniti e quasi esanimi sono stati tutti ricoverati nel centro medico di Ibiza. Appena possibile hanno riferito che i 4 compagni “assenti” erano morti mentre la barca vagava ingovernabile nel Mediterraneo e che i loro corpi erano stati affidati al mare.

(Fonte: Ong Cipimd)

Algeria-Spagna (Orano-Cartagena), 31 luglio 2026

Il cadavere di un migrante è affiorato in mare 2 miglia a sud di capo Mazarron, circa 77 chilometri a ovest di Cartagena e 120 a sud ovest di Murcia. Segnalato da barche in navigazione nella zona, per il recupero è stata mobilitata una motovedetta della Guardia Civil, che lo ha sbarcato nel porto di Cartagena, trasferedolo poi nell’obitorio dell’ospedale per il completamento delle indagini. Non sono emersi elementi utili per l’identificazione, ma si ritiene che si tratti di un giovane annegato nel “naufragio fantasma” di una barca salpata dalla costa di Orano

(Fonte: Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Arkmane-Melilla), 31 luglio 2026

Il mare ha trascinato a riva il cadavere di un migrante sulla spiaggia di Al Muhandis, in Marocco, nel comune di Arkmane, circa 25 chilometri a sud est di Nador e una cinquantina dall’enclave spagnola di Melilla. Avvertita da abitanti del posto, per il recupero è intervenuta la gendarmeria del distaccamento locale, che lo ha fatto trasferire nell’obitorio dell’ospedale di Nador a disposiizone della magistratura per le indagini. Si tratta di un giovane rimasto sconosciuto ma la cui morte non dovrebbe risalire a molto tempo prima del ritrovamento. Si ritiene che sia annegato tentando di raggiungere Melilla superando la linea di confine da sud.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia-Grecia (Cirenaica-Creta), 1 agosto 2026

Quarantranove vittime (2 cadaveri recuperati e 47 dispersi) in un naufragio sulla rotta tra la Cirenaica e Creta al largo delle coste egiziane. Non è chiaro il punto esatto da cui la barca è partita. Sicuramente, tuttavia, un tratto del litorale della Cirenaica nella zona di Tobruk. A bordo, secondo quanto è emerso, c’erano più di 50 persone: sudanesi, egiziani e siriani. Non sono noti i contorni esatti della tragedia, avvenuta di fronte alla costa occidentale egiziana, al confine con la Libia, tra Sollum (una decina di chilometri a est della frontiera) e Sidi Barrani, 80 chilometri più a est. Si sa per certo però che 4 naufraghi, tutti sudanesi, sono stati tratti in salvo e ricoverati all’ospedale di Sidi Barrani e che 2 corpi ormai senza vita sono emersi a Sollum: uno è stato trovato quasi a riva, l’altro è stato visto flottare in mare e sono scattate le operazioni di recupero. E’ dalle testimonianze dei superstiti che si è scoperto che mancavano decine di persone. Le autorità egiziane non hanno fornito informazioni ufficiali ma fonti locali hanno calcolato 49 vittime complessive.

(Fonte: Jihed@brirmmujihed, Ebrima Migrants Situation)

Libia-Grecia (Cirenaica-Creta), 3 agosto 2026

Una barca salpata dalla Cirenaica sulla rotta per Creta intorno al 25 luglio è rimasta alla deriva per 9 giorni nelle acque a nord est di Tobruk. Dei migranti a bordo, quasi tutti egiziani, 15 si sono salvati aggrappandosi al relitto dello scafo fino a quando, lunedì 3 agosto, sono arrivati i primi soccorsi da parte della Marina libica, che li ha sbarcati a Tobruk. Non è chiaro in quanti fossero a bordo al momento della partenza. Grazie ai documenti recuperati da uno dei superstiti, due dei giovani scomparsi in mare sono stati identificati: Abdulrahman Majdi Abdulaziz Aliwa Ali Azam e Youssef Hani Ashayah Bakheet Jarjis, entrambi egiziani. Lo stesso superstite – assistito come gli altri dopo lo sbarco dalla Al Abereen Foundation di Tobruk – ha raccontato che la barca si è bloccata in seguito a un guasto dopo alcune miglia di navigazione, rimanendo in balia del mare, ingovernabile. Nove giorni di agonia durante i quali parecchi non ce l’hanno fatta. I loro corpi, come quelli dei due ragazzi identificati, sono stati affidati al mare, nella speranza – hanno detto alcuni dei sopravvissuti – che “la corrente li spingesse a riva in modo da poterli ritrovare per i loro familiari”. Nonostante le ricerche condotte dalla Guardia Costiera, tuttavia, non ne è stato recuperato nessuno. Le autorità libiche non hanno fornito informazioni sulle dimensioni della tragedia. Dello stesso naufragio, anzi, si è avuta notizia solo grazie alla Al Abereen Foundation, che si occupa di assistenza ai migranti e difesa dei diritti umani e che ne ha parlato in rete. A giudicare dalle parole di alcuni dei supertsiti e dalle dimensiuoni stesse della barca, secondo una stima prudente c’è da ritenere comuqnue che, oltre ai due di cui si conosce l’identità, ci sia almeno una decina di dispersi. La Fondazione ha avviato ricerche per poterli identificare e all’indomani dello sbarco a Tobruk, ha pubblicato, oltre alle copie dei documenti dei due morti identificati, i nomi e le foto dei 15 superstiti nella speranza di facilitare le ricerche.

(Fonte: Al Abereen Foubndation Tobruk, Avvenire. Libya Review)

Algeria-Spagna (Boumnerdes-Maiorca), 3-4 agosto 2026

Diciassette migranti hanno perso la vita su una barca rimasta alla deriva per più di due settimane sulla rotta tra l’Algeria centrale e le Baleari. Due soltanto i superstiti. Partita da Boumerdes, circa 44 chilometri a est di Algeri, della barca – uno scafo in fibra con un motore fuoribordo da 75 cavalli – si sono perse le tracce dopo poche ore. In mancanza di notizie, verso le fine di luglio i familiari di alcuni dei migranti, tutti harraga algerini, si sono rivolti alla Ong Cipimd, che ha segnalato l’emergenza sia al Salvamento Maritimo spagnolo che alle autorità algerine. Le ricerche non hanno dato esito, tanto da prospettare un ennesimo naufragio fantasma senza alcun superstite. Nulla fino alla tarda serata di lunedì 3 agosto, quando la nave passeggeri Rosalinda Franklin, della compagnia Balearia, in servizio sulla rotta tra Barcellona ed Algeri, ha avvistato il relitto circa 13 miglia a sud est di Maiorca, dando l’allarme. L’equipaggio della nave stessa ha prestato i primi soccorsi, ma sulla barca ha trovato due soli giovani, entrambi visibilmente allo stremo. Tutti gli altri, hanno riferito i due superstiti, sono morti nel corso della terribile agonia che si è protratta per oltre 15 giorni e i loro corpi sono stati affidati al mare. Inizialmente, sulla base delle informazioni note quando la barca è partita da Boumerdes, secondo cui a bordo c’erano 16 persone, sono stati calcolati 14 dispersi, ma dalle dichiarazioni dei due sopravvissuti si è saputo che in realtà erano partiti in 19 e dunque sono da calcolare 17 vittime. In nottata la Rosalinda Franklin è stata raggiunta da una salvamar partita da Maiorca, che ha fatto rientro con i due naufraghi verso le 3,30 del mattino di martedì 4 agosto. All’alba tutta la zona è stata esplorata con elicotteri da ricognizione alla ricerca di eventuali corpi in mare.

(Fonte: Diario Maiorca, El Diario, Europa Press, Agenzia Efe, Ong Cipimd, Helena Maleno Caminando Fronteras, Avvenire)

Algeria-Spagna (Boumerdes-Cabrera), 4 agosto 2026

Dieci vittime (2 corpi recuperati e 8 migranti dispersi) in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Dovrebbe trattarsi di una delle barche di cui era stata segnalata la scomparsa da giorni, con a bordo 29 persone, tutti migranti subsahariani. Salpata dalla costa di Boumerdes, 45 chilometri circa a est di Algeria, la barca ha navigato fino ad arrivare nelle acque di Cabrera e Maiorca. Era circa 8 miglia a sud est delle due isole quando verso le 7 del mattino di lunedì 3 agosto (come ha riferito la Guardia Civil) si è capovolta ed è affondata rapidamente. Imprecisate le cause, anche se una componente essenziale deve essere stato il sovraccarico. Il Servizio Marittimo Provinciale ha ricevuto la segnalazione dell’emergenza solo verso le 12,10 di martedì 4 agosto, più di un giorno dopo, mobilitando per i soccorsi diverse unità della Guardia Civil e del Salvamento Maritimo oltre che un elicottero da riconognizione. Venti minuti più tardi, alle 12,30, proprio l’elicottero ha individuato e recuperato i primi due naufraghi, trasferendoli all’ospedale universitario di Palma de Maiorca. Nelle due ore successive, fino alle 14,30, le motovedette della Guardia Civil hanno tratto in salvo altri 12 naufraghi e recuperato due corpi ormai senza vita. Quasi contemporaneamente un elicottero del Salvamento Maritimo ha avvistato e salvato ancora 3 migranti, uno dei quali in gravi condizioni a causa di profonde ustione e forti sintomi di annegamento. Poco prima del tramonto ci sono stati altri due salvataggi, operati anche questi da un elicottero. Le ricerche sono riprese alle prime luci dell’alba di mercoledì 5 agosto ma degli ultimi otto naufraghi non si è trovata traccia. Dei 19 superstiti, 16 sono uomini e 3 donne.

Aggiornamento 10 agosto: 30 a bordo, 9 dispersi, 2 morti. A bordo della barca naufragata c’erano 30 e non 29 persone. Tenendo conto che 19 naufraghi sono stati salvati, ne consegue che i dispersi risultano 9 e non 8. Tra questi, hanno riferito i superstiti, anche un neonato, scomparso in mare poco dopo che lo scafo si è rovesciato. E’ emerso inoltre che a dare l’allarme, facendo scattare i soccorsi intorno alle 12 di martedì 4 agosto, è stata una nave mercantile.

(Fonte: Europa Press, Mallorca Diario, Ong Cipimd, Helena Maleno Ong Caminando Frontera, El Diario. Aggiornamento: Alarm Phone, Diairo de Mallorca)

Algeria-Spagna (Minorca), 4 agosto 2026

Il cadavere di un migrante sconosciuto, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio, è stato avvistato nelle acque di Minorca, 8 miglia a sud ovest della baia della Cittadella. Segnalato al servizio d’emergenza 112 intorno a mezzogiorno, è stata mobilitata per il recupero la salvamar Markab di base presso il Salvamento Maritimo. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato della salma, trasferita dopo lo sbarco nell’obitorio del’istituto di medicin alegale per le indagini, l’uomo è annegato molto tempo prima del ritrovamento. E’ verosimile che ci sia un collegamento con una delle barche segnalate da giorni come “disperse” sulal rotat tra l’Algeria e le Baleari.

(Fonte: Europa Press, Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Benzù, Ceuta), 5 agosto 2026

Il cadavere di un migrante è stato trovato incastrato nella scogliera accanto alla spiaggia di Calamocarro, nella parte settentrionale della costa di Ceuta. A dare l’allarme sono stati alcuni passanti che lo hanno avvistato dalla strada nazionale che sovrasta gli scogli. Il recupero, effettuato dai vigili del fuoco e da una squadra del Salvamento Marittimo, si è rivelato particolarmente complicato perché la zona è pressoché inaccessibile sia da terra che dal mare. Il forte stato di degrado indica che la morte risale a più di qualche settima ed è da escludere dunque che sia una delle vittime dell’invasione del Tarajal. Il punto stesso in cui è stato scoperto il corpo, del resto, fa pensare che si tratti di un uomo che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto da nord, proveniente dal litorale marocchino di Belliones, attraverso il valico di Benzù

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Algeria-Spagna (Ain Taya-Ibiza), 5 agosto 2026

Cinque harraga algerini dispersi sulla rotta per le Baleari. Erano su una barca partita da Ain Taya (30 chilometri a est di Algeri) e rimasta alla deriva per più giorni fino a quando è stata casualmente scoperta 16 miglia ad est di Ibiza. L’avvistamento e il conseguente soccorso si sono avuti la mattina del 31 luglio. La notizia dei 5 scomparsi in mare si è avuta però solo cinque giorni dopo, il 5 agosto. Questo ritardo può forse essere attribuito al fatto che il salvataggio è avvenuto in due fasi. A scoprire e a soccorrere per primo la barca, uno scafo bianco in fibra con motore fuoribordo, è stato l’equipaggio di una nave da crociera, la Msc Musica, in viaggio dall’Italia alla Spagna. A bordo sono stati trovati 8 giovani algerini, prelevati con una scialuppa e portati sulla Msc Musica fino all’arrivo dalle Baleari di una salvamar del Salvamento Maritimo, che nella serata del 31 luglio stesso li ha sbarcati a Ibiza. Le autorità spagnole hanno riferito inizialmente soltanto della seconda fase dell’intervento di salvataggio, quella del trasferimento a Ibiza operato dal Salvamento Maritimo, d’intesa con la Guardia Civil. Nei giorni successivi – come hanno ricostruito l’emittente Tv El Ghourba con sede a Barcellona e la Ong Cipimd pubblicando anche il video dell’avvistamento e del primo soccorso girato dal ponte della nave – è emerso però che a bordo della barca erano saliti in 13 ma 5 erano scomparsi in mare durante i giorni trascorsi alla deriva, fino all’arrivo della Msc Musica che ha tratto in salvo i superstiti.

(Fonte El Ghourba Tv, Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Benzù, Ceuta), 7 agosto 2026

Un ragazzo subsahariano ha perso la vita precipitando con il parapendio con il quale aveva sorvolato il vallo fortificato che divide il territorio dell’enclave spagnola dal Marocco. Partito dalle colline che sovrastano il tratto settentrionale della linea di confine, nella zona del valico di Benzù, è stato visto in volo sul versante spagnolo intorno alle 8 ma deve aver perso il controllo del velivolo perché invece di atterrare sulla costa si è spinto verso il mare ed è caduto in acqua. Una pattuglia della Guardia Civil che ne stava seguendo le evoluzioni in aria ha cercato di raggiungerlo al più presto, pensando di poterlo salvare, ma quando lo ha raggiunto ha dovuto constatare che era ormai morto: è probabile che il peso delle ali del parapendio gli abbia impedito di nuotare e di tenersi a galla. Il corpo, sbarcato sulla banchina del porto dove ha sede il Servizio Marittimo, è stato trasferito presso l’obitorio allestito per le decine di vittime dell’assalto del Tarajal. L’otto luglio altri due giovani subsahariani sono morti precipitando con il parapendio nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo dal Marocco, ma nell’enclave di Melilla.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

 Algeria (Bordj Badji Mokhtar, Sahara), 7 agosto 2026

Una giovane migrante nigeriana è morta nel Sahara algerino poco a nord di Bordj Badji Mokhtar, una città frontaliera dell’estremo sud dell’Algeria, snodo cruciale per chi, arrivando dal Mali o più in generale dal Sahel, punta verso nord. E’stato possibile identificarla grazie ai documenti che aveva con sé: si chiamava Rabiatu Muhammad e avrebbe compiuto 29 anni in novembre. Per i migranti la traversata del deserto in questa zona è estremamente pericolosa, con il rischio continuo di disidratazione, incidenti ma anche abusi, violenze e ricatti da parte dei trafficanti. Le circostanze della morte della giovane non sono chiare. Dalle autorità algerine non è filtrato alcun genere di informazioni: la notizia è emersa solo grazie all’appello di ricerca lanciato sul web nel pomeriggio del 7 agosto dal sito online della organizzazione francese Libye Actualité per cercare di rintracciare i familiari, pubblicando, oltre alle indicazioni per eventuali comunicazioni, anche la foto della carta d’identità della ragazza. E’ verosimile che Bordj abbia avuto un incidente durante il viaggio di oltre 2.200 chilometri verso Algeri e la costa e Algeri e, rimast abloccata, sia morta di sete e di stenti prima dell’arrivo dei soccorsi.

(Fonte: Organizzazione Libye Actualité)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 7 agosto 2026

Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque della riserva marina della baia di Ceuta, al largo della zona del Recinto. Lo hanno avvistato alcuni privati, che hanno avvisato la centrale di polizia. Per il recupero è intervenuta una unità del Servizio Marittimo della Guardia Civil, che lo ha sbarcato sul molo dove ha base il comando marittimo. La polizia mortuaria lo ha poi trasferito nell’obitorio dell’ospedale militare. Si tratta di un uomo di giovane età che indossava solo un costume da bagno. Questo tipo di abbigliamento, lo stato di degrado del cafdavere e la posizione stessa in cui è stato torvato il corpo, a circa 6 chilometri del valico del Tarajal, inducono a credere che non sia morto nel durante la “invasione” in massa del 30-31 luglio ma prima, tentando di raggiungere Ceuta a nuoto da Castiullejos.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Nadorcity.com)

 Algeria-Spagna (Boumerdes-Maiorca), 8 agosto 2026

Morti 2 harraga algerini in un naufragio sulla rotta per le Baleari. La barca, salpata da Boumerdes la sera di lunedì 3 agosto, è rimasta alla deriva per 3 giorni ed è poi affondata a sud di Maiorca giovedì 6.  I primi soccorsi sono arrivati da uno yacht privato che ha recuperato 11 naufraghi (10 uomini e una ragazza), lanciando contemporaneamente l’allarme al numero 112 del servizio d’emergenza. Nella zona sono confluite rapidamente unità della Guardia Civil e del Salvamento Maritimo che, grazie anche alla ricognizione condotta da un elicottero, hanno individuato e tratto in salvo altri 8 harraga. In tutto, dunque, 19 superstiti. Si è ritenuto inizialmente che a bordo della barca, di cui in superficie non c’era più traccia salvo piccoli relitti, non ci fossero altre persone. Dalle indagini condotte dalla Guardia Civil, invece, sabato 8 agosto è emerso che alla partenza gli harraga imbarcati erano 21 e sono da calcolare, dunque, 2 scomparsi in mare al momento del naufragio o nelle ore successive. Si è fatta luce, inoltre, anche sulle cause della tragedia. In un primo tempo si era ipotizzato l’urto accidentale contro contro un corpo galleggiante che avrebbe sfondato lo scafo. E’ emerso invece, dal racconto dei superstiti, che a bordo si è sviluppato un violento incendio che, partito dal motore, ha investito in breve l’intera barca, costringendo tutti a gettarsi in mare. Non è da escludere che le due vittime non ce l’abbiano fatta forse perché feriti dopo essere stati investiti direttamente dalle fiamme.

(Fonte: Ong Cipimd)

Marocco-Spagna (Thizra, prov. Driouch), 8-9 agosto 2026

Il mare ha trascinato il corpo di un migrante nelle acque al largo della spiaggia di Thizra, nella provincia di Driouch, Marocco settentrionale, circa 80 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla e oltre 300 a est di quella di Ceuta, ma su un tratto di costa da cui sono frequenti le “spedizioni” di harraga verso la Penisola Iberica. L’avvistamento è stato segnalato alla centrale operativa della Protezione Civile, che ha provveduto al recupero insieme alla Gendarmeria Reale. Una volta a riva, dopo una ispezione delle autorità locali sulla spiaggia, il cadavere è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale. La Gendarmeria nazionale non si è pronunciata, ma l’ipotesi più accreditata dalle autorità e dalla polizia locale è che si tratti di un harraga sconosciuto annegato nel tentativo di arrivare in Spagna, non si sa se puntando su Melilla o su una barca diretta verso l’Andalusia.

(Fonte: Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 agosto 2026

Una unità del Servizio Marittimo della Guardia Civil (Geas) ha recuperato in mare, nella baia di Ceuta, a circa mezzo miglio dal promontorio Juan XXIII, il cadavere di un migrante. Si tratta di un uomo in apparenza giovane, che non indossava una muta da sub ma, lo stato di degrado molto avanzato della salma e il punto stesso in cui è stato trovato, al largo e ad almeno 7 chilometri dal valico del Tarajal, sembrerebbero indicare che la morte risale a prima della “invasione” registrata al confine meridionale dell’enclave il 30 e 31 luglio. La Procura ha comunque disposto indagini anche in questo senso. Nel frattempo il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale militare.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Spagna (Ceuta), 10 agosto 2026

E’ morto in ospedale uno delle decine di migranti che, arrivati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, hanno avuto bisogno di cure mediche. Mentre oltre il 90 per cento dei protagonisti hanno preferito rientrare in Marocco nell’arco di 48 ore, l’uomo si è unito ai circa 3.000 che hanno scelto restare sperando comunque di trovare accoglienza. Pare fosse piuttosto provato dall’esperienza vissuta. Sta di fatto che domenica 9 agosto, nel primo pomeriggio, ha avuto una crisi cardiorespiratoria. Alcuni amici hanno chiesto aiuto ed è stato ricoverato presso l’Ospedale Universitario. Ma non si è più ripreso: nonostante le cure, è morto circa 24 ore dopo il ricovero. Sono oltre 300 i migranti arrivati al Tarajal che sono stati assistiti dalle strutture sanitarie di Ceuta. La maggior parte con interventi di pronto soccorso ma per almeno una ventina è stato necessario il ricovero. Quattro le strutture impegnate: il Centro Salud Otero (125 casi), il servizio d’urgenza Suap (20 casi) l’Unità 061 (28 casi) e l’Ospedale Universitario (130 casi).

(Fonte: El faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Castiullejos-Ceuta), 10 agosto2026

Le correnti hanno trascinato il cadavere di un migrante nelle acque della Baia di Ceuta. Avvistato nel tardo pomeriggio mentre flottava al largo, è stato raggiunto e recuperato da una unità della Guardia Civil Servizio Marittimo (Geas), che in serata lo ha poi sbarcato sul molo del porto dei pescatori dove ha sede il comando di polizia. Si tratta di un subsahariano apparentemente di giovane età. Non è chiaro se sia una delle vittime del 30-31 luglio o, più probabilmente a giudicare dal punto in cui è stato trovato, che dista almeno 8 chilometri dal confine del Tarajal, sia annegato tentando di raggiungere il territorio di Ceuta a nuoto partendo da Castillejos. La magistratura lo ha fatto trasferire nell’obitorio dell’ospedale militare per sottoporlo ad autopsia prima di procedere all’inumazione.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Ibiza), 10 agosto 2026

Ancora un cadavere di un migrante sconosciuto nelle acque delle Baleari. Lo ha segnalato verso le 15 di lunedì 10 agosto una imbarcazione privata a est di Ibiza, circa mezzo miglio al largo della zona di Calò de Gat, municipio di Santa Eularia, poco più di 20 chilometri a nord est del porto di Ibiza. Per il recupero è intervenuta una motovedetta del Servizio Marittimo della Guardia Civiul (Geas), che lo ha sbarcato a Ibiza per farlo trasferire nell’obitorio ospedaliero in attesa dell’autopsia. Si tratta di un uomo, forse di giovane età, senza indumenti. Quasi impossibile l’identificazione a causa della mancanza di qualsiasi indizio e delle condizioni di estremo degrado della salma, a testimonianza che la morte risale a molto tempo prima del ritrovamento. L’ipotesi più accreditata dagli inquirenti è che sia la vittima del naufragio di una delle barche scomparse lungo la rotta dall’Algeria.

(Fonte: Ong Cipimd, La Voz, Diario de Ibiza, Noudiari.es, El Confidencial, Europa Press, Cadena Ser)

Gambia-Marocco-Spagna (Gunjur-Dakhla), 11 agosto 2026

Un migrante è morto a bordo di un cayuco salpato dal Gambia sulla rotta per le Canarie ma finito in Marocco dopo essere rimasto per 14 giorni alla deriva. La partenza risale al 25-26 luglio. A bordo c’erano 189 persone, tra cui una trentina di donne. La meta era verosimilmente El Hierro, circa 2 mila chilometri più a nord ma del barcone si sono perse le tracce appena pochi giorni dopo che ha preso il largo. Il primo allarme per la mancanza di notizie e di qualsiasi forma di contatto è stato lanciato domenica 2 agosto quando alcuni familiari dei migranti si sono rivolti alla organizzazione Ebrima Migrants Situation, che ha allertato le autorità marittime di tutti gli Stati costieri, dal Senegal al Marocco e alla Spagna, situati lungo la rotta presumile. Le ricerche non hanno dato esito e il “silenzio” si è protratto fino a sabato 8 agosto, quando è filtrata la notizia, poi confermata martedì 11 agosto, che il barcone ha incontrato grosse difficoltà e a bordo hanno deciso di interrompere la rotta approdando in Marocco a nord di Dakhla ma che nel corso della lunga odissea in pieno Atlantico uno dei migranti ha ceduto alla fatica e agli stenti del viaggio.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Libia-Italia (Misurata-Lampedusa), 12 agosto 2026

Una squadra della Mezzaluna Rossa ha recuperato il cadavere di un migrante sconosciuto trascinato dal mare su un tratto di costa rocciosa nei pressi di Misurata, circa 200 chilometri a est di Tripoli. A scoprire la salma sono stati alcuni abitanti del posto, che hanno avvertito la polizia di Sicurezza Costiera. Dopo il recupero, effettuato via mare perché si trovava in un punto di difficile accesso, il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona in attesa del nulla osta della magistratura per l’inumazione. A giudicare dallo stato di degrado, la morte risale a parecchio tempo prima del ritrovamento, avvenuto mercoledì 12 agosto ma reso noto dalle autorità libiche solo domenica 16, quattro giorni dopo.

(Fonte: Migrant Rescue Watch).

Algeria-Spagna (Maiorca), 12-13 agosto 2026

Il mare ha trascinato il cadavere di una migrante nelle acque di Maiorca, al largo della costa orientale dell’isola. A dare l’allarme è stato un giovane che stava praticando kayak di fronte alla spiaggia di Son Serra de Marina, nel municipio di Santa Margalita, 65 chilometri a est di Palma de Maiorca. Lo stesso giovane, dopo aver avvertito la polizia, si è avvicinato al corpo e, nel timore che potesse scomparire sott’acqua, lo ha trascinato fino in prossimità del porto, dove poi il servizio marittimo della Guardia Civil ha provveduto al recupero e al trasferimento nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Non sono stati trovati documenti tra gli abiti e la salma si presenta in stato di decomposizione molto avanzata, evidenziando che la morte della donna, vestita di bianco, risale a molto tempo prima del ritrovamento. Secondo gli inquirenti la scoperta è da ricollegare a una delle barche scomparse lungo la rotta tra l’Algeria e le Baleari. Dalle indagini è emerso che il corpo era già stato segnalato nel pomeriggio di mercoledì 11 incastrato in una scogliera, al lato del porto di Son Serra, ma non era stato possibile recuperarlo in serata perché quel tratto di costa è inaccessibile da terra e di difficile accesso anche dal mare. Durante la notte la marea deve averlo liberato dagli sciogli e riportato al largo, di fronte alla spiaggia dove è stato avvistato dal canoista l’indomani verso le 8,45.

(Fonte: Ultima Hora, Ong Cipimd, Diario de Mallorca)

Algeria-Spagna (Boumerdes), 12-13 agosto 2026

Almeno un morto in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Soltanto 4 i superstiti, tutti subsahariani, come anche la vittima. La barca, salpata da Boumerdes, 50 chilometri a est di Algeri, è affondata quando era ancora nelle acque territoriali algerine. Non ci sono informazioni su quanti si fossero imbarcati e resta incerto, dunque, il numero dei dispersi. Dalle autorità algerine, come del resto in numerosi altri casi del genere, non sono filtrate notizie. Del naufragio stesso non si è saputo nulla fino a quando, giovedì 13 agosto, un peschereccio ha avvistato 5 naufraghi e li ha presi a bordo. Hanno dichiarato di essere rimasti in mare per oltre 24 ore. Ne consegue che devono aver iniziato la traversata da Boumerdes verso le Baleari tra martedì 11 e mercoledì 12. Quando sono stati soccorsi erano ormai allo stremo ed uno è morto poco dopo, sul ponte del peschereccio, prima ancora di arrivare in porto a Boumerdes. Allo sbarco i superstiti sono stati ricoverati in un centro medico. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale locale in attesa delle disposizioni della magistratura per le indagini e l’inumazione.

Aggiornamento 15 agosto: 28 le vittime. A bordo della barca naufragata erano in 32, tutti subsahariani. Le vittime risultano dunque 28: oltre al naufrago morto sul ponte del peschereccio che lo aveva recuperato insieme a quattro compagni, altri 27 (tra cui 3 donne) sono scomparsi in mare prima dei soccorsi. Stando alla ricostruzione fatta sulla base delle poche notizie filtrate oltre il silenzio totale delle autorità algerine, la barca deve aver avuto un problema che la ha mandata alla deriva non molto tempo dopo la partenza, avvenuta tra domenica 9 e lunedì 10 agosto, ed è poi affondata, probabilmente lunedì 11. Del naufragio si è saputo solo mercoledì 12, quando il peschereccio ha avvistato i 5 naufraghi che ha poi recuperato al largo di Zemmouri El Bahri (meno di 15 chilometri a est di Boumerdes) e che hanno dichiarato di aver trascorso più di 24 ore in acqua.

(Fonte: Ong Cipimd, Gruppo Libye Actualité. Aggiornamento: Alarm Phone, Ebrima Migrants Situation, Libye Actualité, Europa Press Baleares, sito web attivista algerino Khaled El Mouhadjer)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 14 agosto 2026

Un morto su una barca di migranti salpata dalla Cirenaica sulla rotta di Creta ma finita in Egitto dopo essere rimasta a lungo alla deriva. A bordo c’erano 33 persone. Partita dalla zona di Tobruk, durante la navigazione la barca ha avuto dei problemi (forse un guasto al motore) che l’hanno resa ingovernabile, lasciandola per giorni in balia del mare, fino a quando le correnti l’hanno spinta sul litorale di Marsa Matruh, oltre 370 chilometri a est di Tobruk e circa 220 dalla linea di confine con la Libia. Uno dei 33 non è sopravvissuto alle fatiche e agli stenti patiti in mare. Il suo corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di zona. Molto provati anche tutti gli altri, che dopo lo sbarco e le cure mediche sono stati fermati dalla polizia.

Aggiornamento 16-17 agosto: 10 vittime. Sono 10 le vittime: 9 bengalesi e un profugo sudanese, morti di sete e di sfinimento a bordo della barca, uno zodiac, rimasto alla deriva quasi undici giorni prima di essere spinto dalle correnti sul litorale di Marsa Matruh. La tragedia è stata ricostruita nei particolari grazie alla testimonianza di uno dei superstiti, Abdul Karim, raccolta dal segretario dell’ambasciata bengalese al Cairo, Zakir Hossain. Il gommone – ha riferito Abdul Karim – ha preso il largo dalla zona di Tobruk tra il 2 e il 3 agosto, sulla rotta di Creta. A bordo erano in 32, di cui 28 bengalesi e 4 sudanesi. Non avevano alcun sistema di rilevazione geografica e lo scafo era dotato di un solo motore. Contavano di arrivare in circa 36/48 ore ma le scorte di carburante non erano sufficienti e sono rimasti in balia del mare, spinti dalle correnti verso la costa egiziana, fino ad approdare vicino a Marsa Matruh la sera del 13 agosto. Un’agonia di oltre 10 giorni senza cibo e soprattutto senz’acqua. Dieci di loro non ce l’hanno fatta. Inizialmente i loro copri sono stati trattenuti a bordo ma il degrado provocato dal caldo intenso ha poi costretto ad affidarli via via al mare. L’ultima vittima è morta poco prima di raggiungere la riva. I primi soccorsi sono arrivati da abitanti di Marsa Matruh, che hanno dato l’allarme alla polizia e alla Mezzaluna Rossa. Diciotto dei 22 supertsiti (19 bengalesi e 3 sudanesi) sono stati ricoverati in condizioni critiche nell’ospedale di Marsa Matruh ma si sono progressivamente ripresi. Dalle indagini condotte dall’agenzia begalese Brac è emerso che almeno cinque uomini residenti nella zona di Shantiganj erano arrivati in Libia con l’intezione di raggiungere la Grecia: Hridoy Pal, Enamul Khan, Ripon Mia, Mamum Khan e Md Talha. Nell’ultima telefonata, fatta allo zio il 31 luglio, Hridoy Pal ha detto che sarebbe partito per Creta il 3 agosto. “Quella sera – ha dichiarato Shariful Hasan, direttore di Brac – dalla costa di Tobruk sono salpate due barche cariche in prevalenza di migranti bengalesi. Qualcuno a bordo della prima ha contattato la famiglia dicendo che Hridoy si trovava sulla seconda”. C’è da credere lo stesso per gli altri quattro “scomparsi” ma le famiglie si sono rifiutate di rilasciare dichiarazioni: secondo alcuni conoscenti perché intermediari dei trafficanti che hanno organizzato il viaggio dal Bangladesh avrebbero assicurato che i loro figli erano vivi, invitandole a non parlare con i media.   

(Fonte: Ebrima Migrants Situation. Aggiornamento: Prothomalo.com, New Age, Dhaka Tribune, The Star, Jago News, Revise 24.com, The Voice, Libya Review)  

Libia-Italia (rotta per Lampedusa), 14 agosto 2026

I cadaveri di 11 migranti abbadonati in mare sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. Li ha avvistati l’equipaggio di Albatros, l’aereo da ricognizione della Ong Sos Mediterranee, durante un volo di ricognizione sul Mediterraneo centrale, acque internazionali della zona Sar Llibica. “Molti di quei corpi erano tenuti a galla da camere d’aria di pneumatici. Alcuni erano vestiti. Tutti, in ogni caso, sembravano in stato di decomposizione”, hanno riferito i volontari. Tutto lascia credere che siano migranti annegati in un nuovo naufragio fantasma, avvenuto da diversi giorni ma di cui non si sarebbe saputo nulla senza la scoperta di questi undici cadaveri. C’è da credere che ci siano anche numerosi dispersi, ma il bilancio esatto di questa ennesima tragedia molto probabilmente non si conoscerà mai. Appresa la notizia via radio, verso la zona segnalata da Albatros ha fatto rotta la nave Sea Watch 5, della Ong tedesca Sea Watch, per cercare di recuperare almeno in parte le salme, nonostante l’atteggiamento decisamente ostile e violento delle motovedette libiche, che nella stessa zona, hanno catturato e riportato in Libia decine di migranti bloccati su due barche, impedendo l’intervento di soccorso della nave umanitaria Sos Humanity.

(Fonte: Sos Mediterranee, Ong Sea Watch, Ebrima Migrants Situation)

Marocco-Spagna (Adra, Almeria), 14 agosto 2026

Nelle acque di Adra, quasi 60 chilometri a ovest di Almeria, è affiorato il cadavere di un migrante sconosciuto con indosso una muta completa da sub di colore blu. Ad avvistarlo, intorno alle 17, di fronte alla spiaggia di La Habana, sono stati alcuni bagnanti, che hanno dato l’allarme alla centrale operativa del numero 112 per le emergenze. Per il recupero è intervenuta una unità del Servizio Marittimo della Guardia Civil (Geas), che lo ha sbarcato ad Adra per trasferirlo poi nell’obitorio dell’istituto di medicina legale di Almeria. Lo stato di degrado molto avanzato indica che la salma è rimasta a lungo in mare e che la morte dello sconosciuto risale dunque a diversi giorni, forse settimane, prima del ritrovamento. Tenendo conto delle forti correnti da sud ovest e del fatto stesso che la vittima avesse una muta da sub ha indotto a ritenere che potrebbe essere un migrante annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto partendo da una spiaggia di Castillejos.

(Fonte: Ong Cipimd, La Voz de Almeria, Ideal)

Libia-Italia (rotta Lampedusa), 15 agosto 2026

Uno dei piccoli aerei da ricognizione della Ong tedesca Sea Watch, Seabird, ha avvistato in mare, nel Mediterraneo centrale, i corpi di 3 migranti che flottavano tra le onde nei pressi del relitto di un gommone rovesciato. Sono la testimonianza evidente di un naufragio “fantasma” sulla rotta per Lampedusa, con un numero di vittime imprecisato ma sicuramente più di qualche decina. Questa scoperta si aggiunge a quella di 11 cadaveri avvistati in precedenza, venerdì 14 agosto, nella stessa zona di mare, da Albatros, l’aereo da ricognizione della Ong Sos Mediterranee. Otto di questi 11 corpi sono stati trovati successivamente dalla nave umanitaria Sea Watch 5, che ricevuto il messaggio di Albatros, ha deviato la rotta per cercare di recuperarli ed ha confermato, come aveva comunicato Sos Medierranee, che sono tutti in stato di degrado molto avanzato, a conferma che devono provenire da un naufragio sconosciuto avvenuto diversi giorni prima dell’avvistamento.

(Fonte: Ong Sea Watch, Ebrima Migrants Situation, sito web Sergio Scandura)

Libia-Italia (Tajoura), 16-17 agosto 2026

Undici morti e un minimo di 8 dispersi, al largo di Tajoura, 22 chilometri a est di Tripoli, nel naufragio di una barca sulla rotta per Lampedusa. A bordo, secondo le autorità locali, c’erano almeno 19 migranti. Non risulta che ci siano superstiti tanto che, recuperate le undici salme, la polizia ha dichiarato di aspettarsi che ne possano affiorare delle altre. L’allarme è scattato quando, domenica 16 agosto, sono stati avvistati i primi 3 cadaveri che flottavano in mare a breve distanza da un tratto di costa roccioso. Su indicazione della polizia e della Libyan Coast Security è intervenuta per il recupero una squadra della Mezzaluna Rossa di Tripoli, che li ha trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di zona. Circa 24 ore dopo, nel pomeriggio e poi nella serata di lunedì 17 agosto, sono stati scoperti, lungo lo stesso tratto di litorale, prima altri 6 e poi 2 cadaveri, recuperati sempre da parte della Mezzaluna Rossa. La sera stessa di lunedì 17 Muad Zurgani, portavoce della Mezzaluna Rossa di Tripoli, ha dichiarato all’agenzia Reuters che erano ancora in corso le operazioni di ricerca in mare proprio perché, tenendo conto del numero delle persone imbarcate, ci si aspetta che ci siano diversi altri cadaveri da recuperare nelle acque a est di Tripoli.

Aggiornamento 20 agosto: recuperati altri 4 corpi. Nella giornata di giovedì 20 agosto i corpi di altri 4 naufraghi sono affiorati sul litorale di Tajura, nello stesso tratto di costa rocciosa dove sono stati trovati i primi 11. Anche questi sono stati trasferiti dalla Mezzaluna Rossa di Tripoli nell’obitorio dell’ospedale di zona. I dispersi restano dunque 4 a fronte di 15 cadaveri recuperati.

Aggiornamento 23-26 agosto. Recuperati altri 5 corpi, 23 le vittime. A bordo della barca c’erano 32 persone. Le vittime sono 23. Soltanto 9 i superstiti. E’ quanto emerge dalla ricostruzione del naufragio fatta dal Coordinamento Eritrea Democratica sulla base del racconto di uno dei sopravvissuti, Haben, un profugo arrivato in Libia dall’Eritrea nella speranza di raggiungere l’Europa. La barca – ha riferito Haben – è partita intorno alla mezzanotte. Era in mare da circa mezz’ora quando lo scafo ha cominciato ad imbarcare acqua e si è rovesciato, naufragando poco dopo. Nove giovani, eritrei e somali, sono riusciti a recuperare la riva a nuoto, mettendosi in salvo. Sono stati loro ad avvertire del naufragio e a chiedere soccorsi. Subito dopo si sono dileguati, temendo di essere intercettati dalla polizia. Haben si è nascosto a Tripoli, dove lo ha contattato un portavoce del Coordinamento Eritrea di Bologna, al quale ha raccontato le circostanze della tragedia. La conferma che le vittime sono più delle 19 indicate inizialmente dalle autorità libiche è arrivata dal ritrovamento di altri 5 cadaveri sul litorale di Tajoura, portando il totale a 20: la Mezzaluna Rossa ne ha recuperati 4 tra il 22 e il 23 agosto e un altro il 26 agosto.  

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Agenzia Reuters, Internazionale, Hindu.com, Libya Observer, Arab News, Infomigrants, Libye Actualité. Aggiornamenti: Migrant Rescue Watch, Coordinamento Eritrea Democratica)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 17 agosto 2026

Sette migranti morti in mare tra la Libia e l’Italia. Altri 2 sono stati trovati in condizioni critiche. Erano su un barcone salpato da Zuwara, circa 120 chilometri a ovest di Tripoli, all’alba di domenica 16 agosto e intercettato verso le sei del mattino dalla Life Support, la nave umanitaria della Ong Emergency nella zona Sar libica, ma in acque internazionali, sulla rotta per Lampedusa. Tutti e 9 – i 7 morti e i due allo stremo – risultano soffocati dagli scarichi dei motori avendo viaggiato costantemente sotto coperta, per oltre 24 ore. “Alle 6 del mattino – ha riferito Jonathan Nani La Terra, capomissione della Life Support di Emergency nel rapporto diramato alla fine dell’operazione di salvataggio – abbiamo identificato due imbarcazioni dal radar e poi dal ponte con i binocoli. Quando ci siamo avvicinati abbiamo visto una barca di legno sovraffollata e una motovedetta libica che si stava avvicinando ed ha iniziato a dirigersi verso la nostra nave. A un miglio di distanza li abbiamo contattati per avvisare che l’intervento di soccorso era già in corso: l’imbarcazione libica è rimasta a sorvegliare l’operazione per tutta la sua durata. A metà soccorso il nostro team si è accorto della presenza di 9 persone sdraiate sul ponte, dove erano state trasportate dagli altri naufraghi, che le avevano recuperate dalla stiva dove avevano trascorso tutto il viaggio. Per 7 di loro non c’è stato niente da fare; gli altri 2 sono in condizioni critiche…”. Oltre a questi due gravissimi, almeno altri 7 dei naufraghi hanno bisogno di cure mediche urgenti. Il personale di bordo della Life Support ha chiesto per loro una evacuazione al più presto possibile. Per tutti gli altri il porto di sbarco assegnato è quello di Bari, a circa milel chilometri di distanza. Tra i 50 superstiti ci sono 45 uomini e 5 donne; 29 i minori non accompagnati, di cui 26 uomini e 3 donne.

(Fonte: Ong Emergency, Avvenire) 

Gambia-Spagna (Banjul-Canarie), 17-18 agosto 2026

Non si hanno più speranze di ritrovare i circa 180 e più migranti, incluso un numeroso gruppo di donen e bambini, scomparsi da quasi 50 giorni con il grosso cayuco con cui hanno tentato la traversata dal Gambia alle Canarie. La tragedia è stata ricostruita dall’organizzazione Ebrima Migrant Situation, che ha condotto settimane di indagini per ritorvarne traccia, consultando i comandi marittimi spagnoli, quelli di tutti gli stati rivieraschi della costa occidentale del continente africano situati lungo la rotta presumibile (Senegal, Mauritania, Marocco) e delle isole di Capo Verde, dove non di rado vengono spinte dalle correnti atlantiche le imbarcazioni di migranti rimaste alla deriva durante la navigazione per qualche guasto o imprevisto. Il barcone risulta salpato il primo luglio dalla costa di Banjul, oltre duemila chilometri a sud dell’arcipelago spagnolo. I contatti si sono interrotti dopo pochi giorni. L’allarme per la mancanza di qualsiasi tipo di notizie è stato lanciato da alcuni familiari, che hanno chiesto aiuto a Ebrima Migrants. “Ci siamo rivolti alle autorità e cercato informazioni in Senegal, Mauritania, Marocco, Capo Verde. – ha pubblicato l’organizzazione la sera di lunedì 17 agosto – Alle Canarie, in particolare, abbiamo svolto indagini a El Hierro, Las Palmas e Tenerife. Abbiamo anche segnalato il caso ad Alarm Phone, alla Ong Caminando Fronteras e alla Guardia Costiera spagnola. Purtroppo nessuna delle istituzioni o delle organizzazioni con cui ci siamo messi in contatto è riuscita a trovare tracce di questo cayuco. E sulla base di tutte le informazioni raccolte non abbiamo trovato alcuna prova che il barcone sia stato intercettato in Spagna o altrove. A questo punto, esaurite tutte le soluzioni possibili, c’è da temere che ci sia stato un naufragio e che le persone a bordo non siano sopravvissute”. Il caso è stato segnalato nei primi giorni di agosto anche dal gruppo Libye Actualité, lanciando un appello rimasto senza esito. A rafforzare il timore di una tragedia senza superstiti – fa notare Ebrima Migrants – c’è anche il fatto che “naufragi fantasma” di questo genere si sono verificati anche in passato e ormai sembrano anzi sempre più frequenti: due nel 2024, tre nel 2025 e forse tre nei primi otto mesi del 2026. Con centinaia di vittime, provenienti in buona parte dal Gambia e dal Senegal ma anche da altri paesi subsahariani.

(Fonte: Organizzazione Ebrima Migrants Situation, Libye Acrualité)

 Libia (Ganfuda, Bengasi), 20 agosto 2026

Un ragazzo eritreo di appena 18 anni, Filmon, è morto di tubercolosi nel lager di Ganfuda, il principale centro di detenzione della Cirenaica, gestito dal governo di Bengasi che fa capo al generale Khalifa Aftar, dove era rinchiuso dal 2025 e dove si è ammalato proprio a causa delle terribili condizioni di vita. “Nessuno lo ha mai curato nemmeno quando agonizzava e ormai sputava sangue ad ogni colpo di tosse”, hanno riferito alcuni compagni al Coordinamento Eritrea Democratica di Bologna, facendo emergere la sua tragedia e ancora una volta, più in generale, l’inferno delle carceri libiche. “Filmon è morto in una cella vicina alla mia – ha raccontato in particolare un amico che ne ha condiviso la sorte per mesi – Hanno lasciato il suo cadavere per due giorni a terra. Nessun medico lo ha mai visitato. Era fuggito a 14 anni in Sudan dall’Eritrea, per evitare la coscrizione a vita. Poi nel 2023, dopo lo scoppio della guerra in Sudan, si è rifugiato in Egitto, al Cairo. Nel 2024, però, il governo egiziano ha imposto tutta una serie di restrizioni sull’asilo, iniziando una serie di retate di massa contro profughi e migranti, e a lui, come a tanti altri, non è restato che varcare il confine con la Cirenaica, la Libia di Haftar, dove è stato arrestato, finendo qui a Ganfouda”. Da Ganfuda, un sobborgo 20 chilometri a sud di Bengasi, non è più uscito, se non da morto, ucciso dal carcere stesso. “Qui a Ganfuda – ha spiegato il testimone – il sovraffollamento è insopportabile. Siamo in 800, tutti del Corno d’Africa. Nel mio camerone ci sono 113 persone. Non abbiamo spazio. Dobbiamo perfino dormire a turno per poterci sdraiare. In tre mesi non sono mai uscito nemmeno per prendere aria. Le condizioni igieniche sono pessime, il caldo insopportabile. Lavarsi è impossibile. In queste condizioni se uno si ammala rischia di contagiare tutti”. E per i malati, spesso, la morte è segnata.

(Fonte: Avvenire, Coordinamento Eritrea Democratica)

Marocco-Spagna (Ceuta), 21 agosto 2026

Un migrante marocchino arrivato a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio è morto per un improvviso malore mentre veniva trasportato al pronto soccorso. Si tratta di un uomo di circa 40 anni che, al contrario di quasi tutti i 72 mila protagonisti dell’invasione del Tarajal, rientrati in Marocco nel giro di tre giorni, aveva preferito restare nell’enclave spagnola sperando di trovarvi accoglienza. Nell’attesa di una soluzione, dall’inizio di agosto ha vissuto in rifugi precari insieme ad altri migranti. Nel pomeriggio di venerdì 21 ha raggiunto la spiaggia del Chorrillo con alcuni compagni per fare un bagno. Uscendo dall’acqua si è accasciato di colpo sull’arenile. L’equipe di un’ambulanza del servizio di soccorso in mare (Marsave), chiamata dagli amici e da altri bagnanti, gli ha prestato le prime cure tentando di rianimarlo. Quando sembrava riprendersi è stato trasferito d’urgenza all’Ospedale Universitario ma durante il tragitto ha avuto un’altra crisi ed è morto prima di arrivare al pronto soccorso. La Procura ha aperto un’inchiesta, disponendo un’autopsia per risalire alle cause della morte.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 21 agosto 2026

Morti 9 migranti algerini (incluso un minorenne) nel naufragio di una barca di cui si era persa traccia da oltre 10 giorni. Non ci sono superstiti. Erano partiti da Playa Port au Poules, a est di Orano, il 10 agosto su uno zodiac nero con un motore fuoribordo da 40 cavalli. Puntavano sulla costa di Almeria ma non sono mai arrivati. Qualche giorno dopo, in mancanza di notizie e di qualsiasi forma di contatto, alcuni familiari si sono rivolti alla Ong spagnola Cipimd, che ha lanciato un appello di ricerca sia alle autorità algerine che spagnole. Contemporaneamente quattro famiglie hanno diffuso sul web, sempre tramite Cipimd, le foto dei loro ragazzi, sperando di facilitare un eventuale riconoscimento. Ancora nulla per altri tre giorni, fino alla serata di venerdì 21 quando, partendo dagli appelli della Ong, altri migranti hanno segnalato di aver saputo che il gommone era naufragato e non c’erano superstiti. La tragedia è stata poi confermata, senza tuttavia fornire particolari, dalla Marina e dalle autorità algerine.

(Fonte: Ong Cipimd)

Tunisia-Italia (Ben Gardane, Zorzis), 21-22 agosto 2026

Almeno 15 vittime (16 secondo alcune fonti) in un naufragio sulla rotta tra la Tunisia sud-orientale e Lampedusa. Erano su una barca salpata tra il 19 e il 20 agosto dalla costa tra Zarzis e Ben Gardane, a poco più di 30 chilometri dal confine con la Libia e segnalata come “dispersa” nella mattinata di venerdì 21. All’imbarco erano in 17: una giovane in stato di gravidanza e 16 ragazzi, la maggior parte residenti a Ben Gardane, gli altri a Zarzis. Sette delle vittime, in particolare, appartenevano allo stesso gruppo familiare, i Chouat di Ben Gardane. Due soli di tutto il gruppo sono stati trovati ancora in vita, anche se uno era ormai esanime, tanto da dover essere ricoverato in condizioni critiche nell’ospedale di Zarzis. La tragedia è stata ricostruita in base alla testimonianza dell’altro naufrago, contattato dall’Organizzazione Tunisina per i Diritti Umani. Dopo poche ore di navigazione il motore è andato in avaria e la barca è rimasta in balia del mare. A bordo non avevano strumenti di rilevazione geografica o apparecchi Gps e non tutti indossavano giubbotti di salvataggio. In più sono rapidamente peggiorate le condizioni meteo, con vento forte e mare sempre più mosso. La situazione è così progressivamente peggiorata, fino a che lo scafo si è rovesciato. L’allarme è scattato grazie ad alcuni familiari i quali, allarmati dalla mancanza di contatti, oltre a condurre ricerche in proprio, si sono rivolti alla centrale operativa di Alarm Phone, che ha lanciato una serie di appelli, ripresi poi anche dal gruppo Libye Actualité. Sulla scia di questi Sos si sono mobilitate le marinerie da pesca di El Ktef, Zarzis e Djerba, oltre a vari privati con le porprie imbarcazioni. Ed è stato appunto un peschereccio ad avvistare in mare, venerdì pomeriggio, i due naufraghi ancora in vita, prendendoli a bordo. Avuta così conferma del naufragio, nella speranza di trovare altri naufraghi è stata organizzata una vasta operazione alla quale hanno partecipato anche unità della Guardia Costiera. Quattro le vittime di cui è stato recuperato il cadavere. Tutti gli altri naufraghi, inclusa la ragazza, risultano dispersi in mare. Non è chiaro, in base ai comunicati ufficiali, se sia morto anche il giovane ricoverato in condizioni gravissime e se, dunque, uno dei corpi senza vita segnalati sia appunto il suo, oppure se si tratti invece di un’altra delle 17 persone a bordo.

Aggiornamento 27 agosto: 15 le vittime, recuperati i cadaveri. Secondo i comunicati ufficiali, pubblicatri dal quotidiano La Presse Tunisie, le vittime sono 15. Tutti i cadaveri sono stati recuperati nel corso delle ricerche, concluse il 27 agosto. Tra le vittime anche il ragazzo trovato in fin di vita. A Ben Gardane, dopo i funerali di otto delle vittime, si è sviluppata una grossa manifestazione di protesta contro il Governo. In base a questi dati a bordo della barca dovevano esserci 16 e non 17 persone.

(Fonte: Xinhua, Reuters, Anadolu Agency, siti web di Naath Prayer e di Jihed, Alarm Phone, Libye Actualité, sito web giornalista Tarik Lamlou, Arab News, Al Jazeera, Sabc News, Internazionale, La Nazione, La Presse Tunisia, Tap News Agency. Aggiornamento: La Presse Tunisie)

Marocco-Spagna (Tazaghine, Driouch), 22 agosto 2026

Il cadavere di un migrante sconosciuto è affiorato sul litorale di Tazaghine, nella provincia di Driouch, in Marocco, circa 80 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla. Lo hanno avvistato a pochi metri dalla battigia alcuni abitanti del posto, che hanno avvertito la gendarmeria locale. Dopo un primo esame sul posto, su disposizione della Procura, è stato trasferito dalla Protezione Civile nell’obitorio dell’ospedale di zona per l’autopsia. Non sono emersi elementi per poterlo identificare e risalire alle circostanze esatte della morte, ma si ritiene che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere la Spagna, non è noto se l’enclave di Melilla o direttamente il territorio della Penisola Iberica, al di là del mare di Alboran.

(Fonte: Nadorcity.com)

Gambia-Senegal-Spagna (Foni-Saint Louis, rotta Canarie), 23 agosto 2026

Tre morti su un cayuco rimasto in mare quasi 8 giorni, sulla rotta tra il Gambia e le Canarie, prima di essere intercettato al largo della costa del Senegal. A bordo c’erano oltre 200 migranti subsahariani, tra cui una cinquantina di donne, 4 ragazzini e 3 bambini molto piccoli. Salpato il 13 agosto dalla zona di Bani, sulla sponda meridionale dell’estuario del Gambia, del barcone si sono perse le tracce per almeno una settimana, fino a quando, nella mattinata del 20 agosto, è stato avvistato alla deriva e raggiunto da una motovedetta senegalese all’altezza di Saint Louis, circa 500 chilometri a nord del punto di partenza e oltre 1.500 dalle Canarie. Subito dopo i soccorsi – come è emerso nei rapporti pubblicati il 23 agosto – si è appreso che 3 delle persone a bordo erano morte nei giorni trascorsi in balia del mare. La prima vittima è un giovane maliano. I compagni hanno riferito che è caduto o si è gettato in mare insieme a un ragazzo gambiano. Da bordo hanno cercato di soccorrerli ma sono riusciti a recuperare solo il gambiano: lui è scomparso tra le onde prima che potessero raggiungerlo. Qualche giorno dopo, la seconda vittima: un senegalese originario della Casamance ma residente in Gambia, a Brikama, circa 40 chilometri a ovest di Bani, morto di sete e sfinimento fisico: il suo corpo è stato affidato all’oceano. La terza vittima, infine, l’ultimo giorno, proprio nella fase finale dei soccorsi: un giovane profugo proveniente dalla Guinea Conakry che poco prima di arrivare nel porto di Saint Louis, forse nel timore di essere arrestato e rimpatriato, si è gettato in mare cercando di fuggire ma è annegato prima che potessero raggiungerlo.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation, Libye Actualité)

 Tunisia-Italia (Ben Gardane), 24 agosto 2026

La tragedia della barca affondata al largo della costa sud-orientale della Tunisia, tra Ben Gardane e Zarzis, ne ha portato alla luce un’altra: presumibilmentre un naufragio fantasma sulla rotta per Lampedusa. E’ quanto emerge dalle ricerche condotte dagli attivisti dell’Osservatorio Tunisino per i Diritti Umani, i quali hanno scoperto che nell’obitorio dell’ospedale di Ben Gardane, la sera di domenica 24 agosto, c’erano “almeno 19 corpi di migranti recuperati in mare nei due giorni precedenti”. A quella data risultavano ancora solo 12 i cadaveri dei ragazzi di Ben Gardane e Zarzis riportati a riva dai pescatori e dalla Marina tunisina. Ne consegue che per gli altri 7 va considerata una “provenienza” diversa. Il presidente dell’Osservatorio, Mustapha Abedelkbir, è stato molto esplicito in proposito: “Sono stati recuperati 19 corpi – ha dichiarato in una intervista al quotidiano Arabi 21 – Più di quanti fossero i ragazzi, di cui solo uno è sopravvissuto, a bordo della barca affondata. Bisognerà attende i risultati delle analisi genetiche, ma appare chiaro che non tutti quei corpi appartengono ai giovani di Ben Gardane o Zarzis di cui stiamo parlando. Abbiamo insomma questa imbarcazione che è naufragata ma negli ultimi tempi, per quanto ne sappiamo, ne sono partite tre e, per di più, che ne sono altre che sono salpate di cui non abbiamo notizia. Ritengo quindi che siano decine le persone partite di recente in un viaggio di immigrazione irregolare”. Da qui la conclusione che debba essersi verificato almeno un naufragio fantasma, con un numero imprecisato di vittime, “segnalato” appunto dai corpi recuperati a partire dal 22 agosto e portati nell’obitrio di Ben Gardane insieme a quelli dei ragazzi delal barca affondata il 22 agosto. Dalle autorità tunisine nessuncommento e nessuna comunicazione.

(Fonte: Arabi21.com, Infomigrants)  

Algeria-Spagna (Maiorca, Port Adriano), 25 agosto 2026

Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque di Maiorca, poco al largo di Port Adriano, sulla costa meridionale dell’isola, 23 chilometri a sud ovest di Palma. Lo ha recuperato una motovedetta della Guardia Civil: dopo lo sbarco è stato trasferito nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per il completamento delle indagini. Non sono emersi elementi per poterlo identificare e stabilirne con precisione le circostanze della morte ma si ritiene che sia un giovane algerino annegato tentando di arrivare alle Baleari, presumibilmente a bordo di una delle barche di cui si sono perse le tracce.

(Fonte: Ong Cipimd)

Tunisia (o Libia) – Italia (rotta Lampedusa), 25 agosto 2026

Il veliero Humanity 2, della Ong Humanity, ha avvistato i corpi di tre migranti nel Mediterraneo centrale, al largo della Tunisia ma quasi al confine con la Libia. Il primo è stato scoperto verso le 8,30 del mattino: galleggiava – ha riferito l’equipaggio della nave – nonostante non avesse un giubbotto di salvataggio o altri dispositivi. A non grande distanza c’era il secondo, tenuto a fior d’acqua dalla camera d’aria di una gomma per auto. Poco dopo è stato trovato il terzo: flottava tra le onde in mezzo a diversi rottami. L’equipaggio ha accostato per documentare la scoperta ma non è stato possibile recuperare e portare a bordo i tre corpi perché erano tutti in uno stato di degrado molto avanzato e la Humanity 2, una barca a vela adattata a unità di ricerca, non è attrezzata per questo genere di interventi. Tutto lascia pensare, visti anche i rottami galleggianti sparsi nei dintorni, a un naufragio sulla rotta per Lampedusa dalla Tunisia (o dalla Libia) con un numero imprecisato di vittime ma sicuramente avvenuto molti giorni prima dell’avvistamento dei 3 corpi.

(Fonte: Ong Humanity, Repubblica)

Libia (Alwahat, Sahara), 25 agosto 2026

Sei migranti subsahariani sono morti nel deserto del Sahara, in Libia, dove sono rimasti bloccati a causa di un guasto al pick-up con cui stavano cercando di raggiungere la costa del Mediterraneo. Per altri 19 i soccorsi sono arrivati in tempo. E sono stati appunto i superstiti a ricosttruire le cause e le circostanze della tragedia. Il gruppo è entrato in Libia dal Chad. Viaggiava insieme ad un’altra ventina di migranti, stipati a loro volta su un secondo fuoristrada. I due mezzi hanno proceduto in coppia fino alla zona di Alwahat, in pieno Sahara (circa 200 chilometri a ovest di Gialo e oltre 400 a sud di Bengasi), dove il primo pick up, intestato a un uomo residente nel Chad, non è stato più in grado di proseguire. L’altro fuoristrada ha continuato il viaggio, prelevando anche tutte le scorte di benzina ma assicurando, a quanto pare, che avrebbe dato l’allarme. I soccorsi hanno però tardato ad arrivare tanto che tre del gruppo hanno deciso di cercare aiuto allontanandosi a piedi nel deserto: i loro corpi – ha riferito il portavoce del comando di polizia di Alwahat – sono stati trovati tre a circa 2,5 chilometri di distanza dal veicolo in panne e il quarto a quasi 10 chilometri. Sotto al pick-up c’erano i cadaveri degli ultimi due, morti di sete e di sfinimento prima di essere raggiunti dalla pattuglia di polizia intervenuta per i soccorsi. I 19 superstiti sono stati condotti ad Alwahat e poi a Gialo. Tra loro anche il fratello del proprietario del pick-up rimasto in panne: è stato proprio lui, in particolare, a raccontare alle forze di sicurezza le circostanze del drammatico incidente e il particolare del secondo fuoristrada che ha proseguito il viaggio.

(Fonte: Agenzia Reuters, Migrant Rescue Watch)

Libia-Grecia (Tobruk-Creta), 27 agosto 2026

Almeno 37 profughi sudanesi sono annegati nel Mediterraneo tentando di raggiungere la Grecia dalla Cirenaica. Erano su una barca naufragata sulla rotta per Creta dopo aver preso il largo dalla zona di Tobruk. Della tragedia non si è saputo nulla fino al 27 agosto, quando ne ha dato notizia il Coordinamento di Resistenza di El Fasher, la capitale del Darfur settentrionale, una delle regioni più tormentate dalla guerra civile in corso nel paese dall’aprile 2023 tra l’esercito governativo e le milizie ribelli della Forza di Intervento Rapido. Non sono stati resi noti particolari sulle cause e le circostanze del naufragio, tanto che non è noto nememno se ci siano anche dei dispersi. In compenso sono stati comunicati dettagli molto precisi sulle 37 vittime (tra cui un neonato di 7 mesi e 7 bambini di età compresa fra i 3 e i 16 anni), specificandone tutti i nomi, l’età e le zone sudanesi di provenienza: oltre ad El Fasher, la maggioranza, anche El Geneina, Nyala, Gedaref, East Nile e Babanusa.

(Fonte: Anadolu Agency, Libya Review)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 29 agosto 2026

Il cadavere di un giovane subsahariano è affiorato nelle acque della baia di Ceuta, all’altezza di Punta Almina, l’estremo lembo della penisola che delimita da sud l’area del porto commerciale. Si tratta sicuramente di un migrante che, come dimostra la muta da sub che indossava, ha tentato di raggiungere l’enclave spagnola partendo da una delle spiagge di Castillejos, non si sa se affrontando tutta la traversata a nuoto o, come sembra più probabile, facendosi portare al largo da una barca-taxi nel primo tratto per guadagnare poi la riva a nuoto. Per il recupero della salma è intervenuta una unità del servizio marittimo della Guardia Civil (Geas), che la ha poi sbarcata sul molo del porto peschereccio dove ha sede il comando di polizia, facendola trasferire, dopo i primi esami, nell’obitorio dell’istituto di medicina legale. Non sono emersi elementi per l’identificazione.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Orano-Tipaza), 31 agosto 2026

Sono tutti scomparsi in mare i 9 migranti algerini che erano su una piccola barca data per dispersa dal 10 agosto. Le loro tracce si sono perse poco dopo la partenza, avvenuta dalla costa a est di Orano. L’allarme è stato lanciato dai familiari di alcuni dei giovani a bordo, tra cui diversi minorenni, ma le ricerche non hanno dato esito, tanto che, con il passsare dei giorni, si è cominciata a considerare la possibilità di un naufragio “fantasma” senza superstiti. I timori si sono concretizzati lunedì 31 agosto, a quasi tre settimane dalla prima segnalazione, quando il cadavere di uno dei ragazzi scomparsi è stato gettato dal mare sul litorale di Tipaza, molto più a est rispetto al punto di partenza della barca, soffocando le ormai pochissime speranze rimaste.

(Fonte: Alarm Phone, Ebrima Migrants Situation)

Tunisia (Sfax, zona Olivi), 31 agosto 2026

Amadou Bah, un giovane senegalese che viveva ormai da mesi in uno deicampi improvvisati per migranti a nord di Sfax, è morto in un ospedale a Zitounes. Rimasto bloccato in Tunisia dopo aver lasciato il Senegal, Amadou aveva trovato rifugio nel campo Km 23 della strada che da Sfax conduce a Chebba lungo la costa tunisina orientale, una delle numerose strutture “spontanee” realizzate nella “zona degli olivi” dove vivono migliaia di migranti subsahariani, in buona parte in attesa di potersi imbarcare per Lampedusa o magari costretti a rientrare in Tunisia dopo essere stati intercettati nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera. In quelle condizioni precarie sono frequenti e gravi le malattie, in pratica senza la possibilità di curarsi e ricevere assistenza. Così è capitato ad Amadou. In mancanza di cure mediche adeguate, le sue condizioni si sono aggravate rapidamente. Verso la fine di agosto ha avuto una crisi e i suoi compagni sono riusciti finalmente a farlo ricoverare ma non si è più ripreso: ha cessato di vivere verso le 20 di lunedì 31 agosto. La salma è stata messa a disposizione della Guardia Nazionale per un eventuale rimpatrio.

(Fonte: Ebrima Migrants Situation)

Libia (Sabratha), 2 settembre 2026

Una giovane profuga somala è morta a Sabratha, circa 80 chilometri a ovest di Tripoli, precipitando dall’alto di un edificio adibito a prigione per migranti: in particolare – ha riferito l’attivista e giornalista indipendente Tarik Lamlouyn – per ragazze sequestrate da una grossa rete di trafficanti. Il suo corpo esanime, come mostra almeno una foto scattata di nascosto, è stato trovato riverso a terra, dopo un volo di almeno due, forse tre piani. Non sono chiare le circostanze precise della morte, anche perché nessun chiarimento è filtrato sull’accaduto dalle autorità libiche: in particolare, nulla dalla Direzione di Sicurezza di Sabratha, che pure si è dichiara più volte impegnata nella lotta contro il traffico di esseri umani. Secondo gli elementi raccolti da Tarik Lamloun, ci sono due versione. Secondo la prima la ragazza, prigioniera insieme ad altre giovani, sarebbe caduta da una finestra durante un tentativo di fuga. Altre fonti riferiscono che potrebbe essersi gettata volontariamente o, addiritturas, che sia stata scaraventata da altri fuori dalla finestra. Sta di fatto che quando l’hanno trovata sul selciato di una via interna non lontana dalla trafficata Costal Road, era ormai agonizzante. “Chiediamo con forza alle forze di sicurezza e alle autorità locali – ha denunciato Tarik Lamloun al Procuratore gebnerale delal Libia e alla Direzione delel forze di sicurezza – di far luce su quanto è accaduto, di chiarire la sorte delll altre ragazze e di indagare sul persistente utilizzo di case e appartamenti nel cuore di Sabratha per trattenere i migranti e chiedere un riscatto alle loro famiglie”.

(Fonte: Tarik Lamloun)

Marocco-Spagna (Formentera), 2-3 settembre 2026

Risulta disperso un giovane maghrebino che, insieme a un compagno, si è gettato in mare da una barca al largo dell’isola di Formentera. Faceva parte di un gruppo di 21 migranti salpati sulla rotta per le Baleari dalla costa del Marocco. La loro piccola imbarcazione ha navigato per ore, forse giorni, fino ad arrivare, prima dell’alba di martedì primo settembre, circa 2 miglia a sud di Formentera, all’altezza della punta di La Mola. Era ancora buio e la barca non era stata ancora individuata dal Salvamento Maritimo spagnolo quando i due ragazzi hanno deciso di gettarsi fuoribordo per raggiungere l’isola a nuoto. Più tardi, avvistata la barca a sud di La Mola, una motovedetta ha preso il largo per i soccorsi, raggiungendola alle 7,10: i 19 migranti rimasti a bordo, tutti maghrebini, hanno subito segnalato che due del gruppo si erano allontanati a nuoto già da un po’ e ne avevano perso le tracce. Dopo alcune ore, nel corso dell’operazione di ricerca che ne è seguita, sia per mare che a terra, uno dei due “scomparsi” è stato trovato sul molo di La Savina, costa nord ovest dell’isola, ad almeno 20 chilometri da La Mola: non è chiaro come abbia fatto ad arrivare fin lì. Nessuna traccia dell’altro giovane. Il compagno avrebbe riferito che nuotando verso la costa si erano persi di vista. Da qui una nuova operazione di ricerca che si è protratta anche nelle giornate di mercoledì 2 e giovedì 3 agosto. Senza risultati.

(Fonte: Europa Press, Maiorca.com, Periodico de Ibiza, Ultima Hora, IB3 Noticies)

Gambia-Spagna (Banjul-Gran Canaria), 3 settembre 2026

Si contano 84 morti su un grosso cayuco rimasto in mare per 27 giorni sulla lunghissima rotta, almeno 2.500 chilometri in pieno Atlantico, tra il Gambia e le Canarie prima di essere intercettato e soccorso. Alla partenza, il 7 agosto, dalla costa di Banjul, sull’estuario del fiume Gambia, si sono imbarcati in 128 (incluse quattro donne e una bimba neonata), in gran parte gambiani e maliani. I contatti si sono interrotti quasi subito, ma inizialmente il “silenzio” è stato attribuito al tempo necessario per la navigazione fino alle acque dell’arcipelago spagnolo. I primi allarme sono stati lanciati solo dopo quasi due settimane, il 19 agosto, da alcuni familiari che si sono rivolti alla organizzazione Ebrima Migrants Situation e poi alla piattaforma di soccorsdo Alarm Phone. Da quel momento le segnalazioni e gli Sos si sono ripetuti periodicamente, sempre senza esito. In particolare è stata l’organizzazione Ebrima a seguire il caso, lanciando di continuo appelli di ricerca, nelle sue relazioni di monitoraggio delle rotte di migrazione nell’Atlantico. Dopo oltre due settimane senza notizie si è cominciato a ipotizzare un nuovo “naufragio fantasma” senza superstiti, come ne sono accaduti di frequente a barconi diretti verso le Canarie. Ad alimentare questo timore, dopo tre settimane, domenica 30 agosto, è arrivato un rapporto con cui la comunità di Niamina Jarreng, una piccola città situata 170 chilometri a est di Banjul, lungo il corso del Gambia, ha comunicato che ben 22 ragazzi del posto si erano imbarcati sul cayuco scomparso, specificando i nomi di tutti e sottolineando come le loro famiglie fossero ormai alla disperazione perché dalle attente ricerche fatte dalla municipalità non risultavano né arrivati alle Canarie, né rientrati in Gambia, né soccorsi o comunque intercettati in altri paesi lungo il percorso, dal Senegal, alla Mauritania, al Marocco o a Capo Verde. Ancora tre giorni e l’ipotesi del naufragio fantasma è caduta, ma la tragedia si è rivelata ugualmente enorme. Nella prima serata di mercoledì 2 agosto, intorno alle 18,40, il cayuco è stato avvistato alla deriva da un aereo del Salvamento Maritimo spagnolo, il Sasemar 101, in servizio di perlustrazione: era 65 miglia a sud est di Arguineguin, Gran Canaria, e appariva in evidente difficoltà, tanto più che le condizioni meteomarine erano pessime, con forti raffiche di vento e onde alte più di due metri e mezzo. La centrale operativa di Las Palmas ha mobilitato la gaurdamar Urania, che ha raggiunto il barcone alle 23,05. A bordo, dei 128 imbarcati erano rimasti solo in 44 mentre sul fondo dello scafo si notavano 5 cadaveri. Tutti i superstiti sono stati recuperati, con una operazione condotta con estrema difficoltà e protrattasi per ore. Non è stato possibile invece, viste le condizioni del mare, peraltro in ulteriore peggioramento, recuperare anche i cadaveri. E gli stessi superstiti hanno riferito che durante i terribili giorni trascorsi in balia del mare, con il cayuco pressoché ingovernabile forse a causa di un guasto, le persone a bordo hanno cominciato a cedere. I loro corpi sono stati via via affidati al mare. Né la bambina né le donne ce l’hanno fatta. Gli ultimi a morire sono stati i cinque i cui corpi erano ancora in fondo allo scafo. Erano del resto allo stremo anche i 44 tratti in salvo: tre, in particolare, esanimi e in stato critico, sono stati prelevati da un elicottero del Salvamento Maritimo, Helimer 211, e trasportati d’urgenza nell’ospedale universitario di Gran Canaria. La guardamar Urania ha fatto rotta verso il porto di Arguineguin, dove è arrivata poco prima delle 5 del mattino di giovedì 3 agosto.

(Fonte: El Diario, Canarias7, La Provincia Canarias, Ebrima Migrants Situation, Libye Actualité, Europa Press, The Alkamba Times, Alarm Phone, Tg Sky)  

Spagna (Ceuta), 3 settembre 2026

Un ragazzo marocchino di 17 anni, arrivato a Ceuta durante la “grande invasione” del 30 luglio, è morto nel centro di accoglienza La Esperanza, riservato ai migranti minorenni. Lo ha trovato ormai privo di vita il compagno di stanza, che era andato a svegliarlo. La Procura ha disposto l’autopsia. I primi elementi raccolti dall’indagine che è stata aperta inducono a ritenere che sia stato stroncato durante la notte da una crisi diabetica, la malattia di cui aveva informato i medici del centro accoglienza e per la quale – hanno riferito le autorità spagnole – era tenuto sotto controllo fin dal suo ingresso nelle strutture del centro La Esperanza come insulino-dipendente. L’inchiesta disposta dalla magistratura mira comunque a capire se gli sia stata garantita un’assistenza sanitaria adeguata o se invece la sua morte sia dovuta a una complicazione non prevedibile. Alcune associazioni umanitarie chiamano in causa anche le difficili condizioni che hanno dovuto affrontare molti minorenni nei primi giorni dopo l’arrivo a Ceuta. “Ci sono state – rileva l’attivista Nawal Soufi – testimonianze e denunce di donne e ragazzi terrorizzati da gruppi di persone ostili, talvolta armate di spranghe. Che impatto può aver avuto su un ragazzo di 17 anni, in uno stato di salute estremamente delicato, vivere per giorni in un clima di paura, tensione e precarietà?”.

(Fonte: El Faro de Ceuta, Adnkronos, Il Fatto Quotidiano, sito web Naval Soufi)

Algeria-Spagna (Cherchell-Cartagena), 4 settembre 2026

Tre migranti morti su una barca rimasta alla deriva per cinque giorni sulla rotta tra l’Algeria e la Spagna: un neonato di appena sei mesi, una donna e un uomo. A bordo erano in 26, compresi i genitori e la sorellina di 6 anni del bimbo morto. Partiti il 30 agosto da Cherchell, 90 chilometri a ovest di Algeri, puntavano verso le Baleari ma, forse a causa di un’avaria, hanno vagato in mare, trascinati dalle correnti, fino a venerdì 4 settembre, quando l’imbarcazione è stata avvistata casualmente da un aereo da ricognizione dell’agenzia Frontex, circa 45 miglia a sud di Cabo de Palos, sulla costa di Cartagena. Scattato l’allarme, è stata mobilitata per i soccorsai una unità veloce del Salvamento Maritimo, che ha trovato però sull’imbarcazione solo 23 dei 26 imbarcati: come hanno riferito i superstiti, nei cinque giorni alla deriva, senza più acqua e con temperature terribili, sono morti per disidratazione e sfinimento prima il bimbo e poi la donna e l’uomo, colto anche da una grave crisi diabetica. I loro corpi sono stati fatti scivolare fuoribordo e affidati al mare. Tutti molto provati, con forti ustioni e un grave stato di disidratazione, anche i 23 tratti in salvo.

(Fonte: Ong Cipimd, El Espanol)