UN CIMITERO CHIAMATO MEDITERRANEO

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Questo censimento prosegue e mira ad integrare le ricerche condotte ormai da anni da parte di Fortress Europe, seguendone in parte il metodo. Il lavoro si basa su fonti giornalistiche ma anche sui racconti di profughi scampati ai naufragi, alla traversata del Mediterraneo e del Sahara, alle uccisioni, alle persecuzioni e alle galere nei paesi di transito e di prima sosta. Oppure, infine, su appelli e testimonianze orali o scritte di familiari, parenti e amici delle vittime e, dove possibile, su rapporti di polizia o di operatori di organizzazioni umanitarie.

La data di partenza, 14 giugno 2014, è quella delle prime vittime dopo la riunione del comitato “Giustizia per i nuovi desaparecidos” nel corso della quale si è deciso di “raccogliere” testimonianze e sottolineare episodi e casi emblematici da proporre alla politica e all’opinione pubblica per chiedere “verità e giustizia” per le vittime e i loro familiari. Con l’obiettivo finale di arrivare a un nuovo sistema di accoglienza per i profughi, i richiedenti asilo e i migranti, comune e condiviso da tutta l’Europa e, più in generale, a una nuova politica del Nord nei confronti del Sud del mondo, in modo da eliminare a monte le cause di questo tragico esodo che interessa ogni anno milioni di giovani. Tutto ciò nella convinzione che le operazioni e gli interventi messi in campo finora dall’Italia e dall’Europa (trattati bilaterali con vari stati della sponda africana del Mediterraneo, a cominciare dalla Libia; Frontex 1 e Mare Nostrum; l’appena varato Frontex Plus, ecc.) si basano su una visione “emergenziale” di difesa dei confini e, dunque, su criteri militari e di polizia, perdendo di vista il fatto che si tratta in realtà di un problema strutturale di dimensioni mai registrare prima nella storia dell’umanità e che richiede, dunque, soluzioni “strutturali”.

Il dossier è  frutto dell’instancabile opera di censimento condotta da Emilio Drudi