Che cosa accade negli altri paesi? L’Australia

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e con il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è u n estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi.

Un dossier a cura di Emilio Drudi

 

Australia. Campi profughi offshore: interviene la Corte Internazionale

“Si potrebbe configurare un crimine contro l’umanità”: è quanto afferma la Corte Internazionale di Giustizia a proposito della politica di respingimento e detenzione dei profughi e dei migranti in centri di raccolta ricavati al di fuori del territorio nazionale, sulle isole di Nauru e Manus attuata ormai da anni da parte dell’Australia. Lo ha rivelato il Guardian di Londra, specificando che sul “regime” australiano di gestione e controllo dell’immigrazione è in corso un’inchiesta/istruttoria promossa da un dossier di 108 pagine presentato dal Global Legal Action Network (Glan) e dalla Stanford International Human Rights Clinic, che definisce “strazianti” le pratiche e i comportamenti adottati nei confronti dei richiedenti asilo. “Rapporti recenti – specifica in particolare il Glan, una organizzazione no profit con sede a Londra e a Dublino – hanno svelato privazioni della libertà e lunghi periodi di detenzione in condizioni inumane, inclusi frequenti abusi psicologici e sessuali su adulti e bambini… Tutto questo e la conseguente perdita di ogni speranza hanno determinato quella che gli esperti definiscono un livello epidemico di sofferenza tra i detenuti”. Una situazione pesantissima, insomma: tanto pesante da ritenere che il dossier inviato alla Corte sia la più vasta relazione mai presentata su crimini contro l’umanità commessi al di fuori di un contesto di guerra.

Sotto accusa il Governo e tutto il “sistema Australia”. E’ la prima volta che la Corte Internazionale di Giustizia apre un’istruttoria chiamando sul banco degli imputati un Governo. In passato sono finiti alla sbarra premier, singoli ministri o alti funzionari o magari membri importanti dell’apparato di uno Stato. Mai però un Governo. Finisce sotto accusa, dunque, l’intero “sistema Australia” sull’immigrazione che, inaugurato nel 2001, non consente ai profughi nemmeno di arrivare sul continente, bloccandoli in mare o in prossimità dello sbarco e confinandoli, pressoché a tempo indeterminato, nei centri di detenzione organizzati, d’intesa con i governi locali, sulla remota isola di Nauru, nel Pacifico, o in quella di Manus, che fa parte dell’arcipelago dell’Ammiragliato, in Papua Nuova Guinea. Le condizioni di vita in questi campi si sono rivelate subito terribili, come hanno denunciato numerosi rapporti e servizi giornalistici, che parlano di soprusi, stupri, pestaggi, assistenza medica negata, morti dovute a maltrattamenti, e persino omicidi commessi nei confronti dei detenuti ad opera delle stesse guardie che dovrebbero proteggerli. In questo inferno sono costretti a vivere circa 2.000 tra uomini, donne e bambini a Nauru e almeno 1.500 a Manus. E proprio partendo dalla descrizione di questo inferno, nel 2014 è stata inviata una prima denuncia alla Corte Internazionale di Giustizia, sollecitando un’inchiesta ufficiale su entrambi i campi di detenzione offshore australiani. L’istruttoria, a quanto pare, sta confermando le accuse: starebbero emergendo responsabilità sia da parte del Governo di Canberra che degli organismi privati, i “contractors”, che gestiscono i campi. Nel luglio scorso, anzi, il Guardian Australia ha rivelato che i responsabili di una delle società di gestione, la spagnola Ferrovial, sono stati esplicitamente ammoniti da giuristi della scuola di diritto di Stanford che rischiano di essere incriminati proprio per crimini contro l’umanità, per quanto accade sia a Nauru che a Manus. In particolare, si è detto sicuro di questa concreta possibilità, sia nei confronti del Governo che dei suoi “contractors”, il dottor Diala Shamas, docente a Stanford. E a quanto pare – secondo quanto riferisce il Guardian – la Ferrovial avrebbe dichiarato che non intende più rinnovare il contratto alla scadenza, tra qualche mese.

Un precedente pericoloso. Si è creato un clima di grande attesa per la conclusione dell’istruttoria, anche perché la politica di respingimento ad ogni costo dei migranti è stata presa a modello da numerosi altri Stati. E’ diventata, cioè, un pericoloso precedente che rischia di “fare scuola” e trasformarsi in norma generale, nonostante siano palesi le sofferenze e i rischi enormi ai quali vengono consegnati i migranti, fino alla morte stessa. Lo ha fatto notare, in particolare, il professor Ioannis Kalpouzos, dell’Istituto Giuridico della Università di Londra, presidente del Glan. “Stanno già seguendo l’esempio australiano – ha specificato il professor Kalpouzos – diversi Stati europei. Ma noi siamo testimoni di come (con questa politica: ndr) siano diventati la norma crimini commessi contro il popolo dei rifugiati. Il popolo più vulnerabile del mondo. Siamo fiduciosi che il procuratore riconoscerà la gravità della situazione e impedirà che possa continuare”.

(Fonte: The Guardian, edizione del 13 febbraio 2017, servizio di Ben Doherty)

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