UN CIMITERO CHIAMATO MEDITERRANEO: IL 2017

Sono più di 5.800 i migranti morti nel 2016 nel bacino del Mediterraneo. Sedici al giorno: scomparsi in mare oppure durante la marcia verso le coste del Nord Africa, abbandonati nel deserto, uccisi ai confini o nei centri di detenzione dei paesi di transito o vittime degli stessi trafficanti. Nel 2015 sono stati circa 4.000 e 3.600 nel 2014. Negli ultimi tre anni, più di 13 mila, con un trend in crescita impressionante. Sembra una terribile cronaca di guerra. E la strage non accenna a fermarsi. I migranti per primi, milioni di donne e di uomini, sanno bene di correre un rischio mortale. Eppure continuano a fuggire, perché evidentemente si lasciano alle spalle una situazione ancora più terribile. Insostenibile al punto di costringerli ad andarsene. Perché questo accade: se ne vanno, lasciano tutto, perché non hanno alternativa.
E’ una catastrofe umanitaria senza precedenti, ma il Nord del mondo, l’Europa in particolare, a cui questi disperati fanno salire il loro grido d’aiuto, non ha trovato altra risposta che chiudersi in una fortezza. Trincerandosi dietro barriere fisiche come i muri di filo spinato eretti ai confini esterni: le enclave spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco, la frontiera greco-turca e quella bulgaro-turca. O manovrando con accordi politico-legali per bloccare i migranti in Africa e nel Medio Oriente, al di là del Mediterraneo o addirittura oltre il Sahara. Ma i muri non tengono: la vasta, crescente umanità in fuga per la vita riesce comunque a passare. Magari pagando un prezzo altissimo, ma riesce a passare. E l’unico risultato dei “muri”, allora, è quello di moltiplicare morte e sofferenza.
Questo dossier – giunto nel 2017 al quarto anno – cerca di dar voce ai tantissimi che non ce l’hanno fatta, i nuovi desaparecidos del Mediterraneo, raccontando le circostanze in cui sono scomparsi. Affinché ne resti almeno la memoria. E affinché un domani non si possa dire “non sapevo” per tentare di giustificare le politiche di chiusura adottate o magari l’indifferenza, il voltarsi dall’altra parte, di fronte a questa tragedia. E’ una ricerca che si basa su resoconti giornalistici, testimonianze dei sopravvissuti, rapporti dei soccorritori, denunce dei familiari e degli amici delle vittime. Con l’avvertenza che il terribile conto di morte che ne deriva, migliaia di vite perdute, per quanto pesante, è purtroppo inferiore alla realtà.

La cronaca

Marocco-Spagna (Ceuta), 1 gennaio 2017

Due giovani africani, uno originario del Camerun e l’altro della Guinea Konakry, uccisi durante l’assalto in massa condotto da circa 1.100 migranti alle barriere che dividono il territorio marocchino dall’enclave spagnola di Ceuta. Per cercare di disperdere l’intervento delle forze di sicurezza intorno al vallo, il tentativo di passare si è sviluppato contemporaneamente in almeno due punti diversi, secondo un piano studiato in precedenza dai migranti, provenienti in gran parte dai campi di fortuna sorti sulle colline non lontano dal confine. La reazione da parte della polizia è stata molto decisa, con l’intervento in forze anche di reparti della milizia e l’uso di lacrimogeni, proiettili di gomma e sfollagente. Sul versante spagnolo si sono schierati gli agenti della Guardia Civil. Alla fine i migranti sono stati respinti. Inizialmente si è parlato solo di feriti, sia pure numerosi e qualcuno in modo grave. Tre giorni dopo, il 3 gennaio, però, l’arcivescovo di Tangeri, Santiago Agrelo, ha denunciato che in realtà, durante gli incidenti, due ragazzi, un camerunense e un guineaiano, appunto, erano stati uccisi nei pressi del confine, confermando inoltre che c’erano diversi feriti gravi, tra cui un altro ragazzo camerunense, che ha perso un occhio. Sia la polizia marocchina che la delegazione governativa di Ceuta hanno giustificato le “maniere forti” asserendo che l’assalto al vallo sarebbe stato condotto in modo estremamente violento e che molti dei giovani migranti erano armati di bastoni e sbarre di ferro. Nessuno, tra le autoruità spagnole e marocchine, ha spiegato perché la notizia della morte dei due ragazzi non sia stata comunicata subito. Buona parte dei giovani bloccati sono stati trasferiti nei centri di detenzione o a Tangeri.

(Fonte: Ceutactualidad, Entre Fronteras, No Borders Morocco).

Bulgaria (Rovadinovo, confine con la Turchia), 2 gennaio 2017

Il corpo di una giovane profuga somala è stato trovato da una pattuglia della guardia di frontiera bulgara in un bosco presso il villaggio di Rovadinovo, vicino al confine sud orientale con la Turchia. La ragazza, ventenne, faceva parte di un gruppo di 31 migranti afghani, pakistani e somali che erano stati bloccati il giorno prima, poco dopo aver passato la frontiera: interrogati dagli agenti, alcuni di loro hanno dichiarato di essere stati costretti ad abbandonarla perché era troppo debole per proseguire. La morte deve essere sopraggiunta poche ore dopo a causa dello sfinimento e del freddo. Per altri due ragazzini del gruppo, di 14 e 16 anni, debilitati e in gravi condizioni per ipotermia, è stato necessario il ricovero in ospedale. Quella ragazza somala – riferisce Bordermonitoring Bulgaria – è la prima vittima del 2017 al confine bulgaro-turco.

(Fonte: Bordermonitoring Bulgaria, rapporto Unhcr citato da El Diario il 17 gennaio).

Grecia-Turchia (frontiera dell’Evros), 3 gennaio 2017

Un profugo afghano di vent’anni è morto di freddo poco dopo essere entrato in Grecia dalla Turchia passando la frontiera dell’Evros. Arrivato in prossimità della linea di confine, il giovane ha atteso la notte per tentare la traversata del fiume che divide i due stati, “rinforzato” da barriere di filo spinato: è riuscito ad eludere la vigilanza delle guardie ma, bagnato e intirizzito, con la temperatura abbondantemente sotto lo zero, non ha trovato un rifugio dove ripararsi e riscaldarsi. Quando è stato rintracciato, era ormai privo di vita. La morte è dovuta a ipotermia, per la lunga esposizione a temperature estreme.

(Fonte: Rapporto Unhcr citato da El Diario il 17 gennaio)

Turchia (Antalya), 4 gennaio 2017

Un bambino siriano è morto ad Antalya, nella Turchia meridionale, dopo che quattro diversi ospedali si sono rifiutati di curarlo perché non aveva i documenti “necessari”. Si chiamava Ali Izzetin ed aveva solo 7 anni: era arrivato ad Antalya come rifugiato, insieme alla famiglia, costretta dalla guerra a fuggire dalla Siria. La tragedia è stata ricostruita dal padre del piccolo, Izzetin Ahmed, all’agenzia indipendente Dogan. Preoccupato per le condizioni del figlio, fortemente debilitato e con la febbre molto alta, l’uomo ha fatt,o la spola nei quattro ospedali della città,m chiedendo aiuto. Ogni volta ha incontrato il rifiuto dei medici, tantro da essere costretto a riportare a casa il suo bambino, che è spirato poche ore dopo.

L’inchiesta. Dopo la denuncia dell’agenzia, il Governo ha aperto un’inchiesta, che potrebbe però concludersi con un nulla di fatto anche se le accuse del padre di Ali troveranno conferma. Ankara non riconosce a pieno la Convenzione di Ginevra del 1951. I siriani hanno comunque accesso alla cosiddetta “protezione temporanea”, che garantisce i servizi di base, incluse sanità e istruzione. La famiglia di Ali, però, non aveva un permesso di soggiorno, che viene concesso solo dopo l’iscrizione a una assicurazione sanitaria che consente l’accesso agli ospedali. Dal punto di vista strettamente legale, dunque, il comportamento dei medici potrebbe essere ritenuto legittimo. Ovvero, il piccolo Ali non è stato curato ed è morto probabilmente solo perché era un “irregolare”. In quella Turchia alla quale Bruxelles, in cambio di 3 miliardi di euro, ha affidato il compito di bloccare i profughi in fuga verso la Grecia e di riprendere quelli respinti dall’Europa.

(Fonti: Dogan Agency del 4 gennaio; La Stampa e Agenzia Ansa del 5 gennaio)

Libia (Tripoli), 4 gennaio 2017

Cinque cadaveri e 65 naufraghi (60 uomini e 5 donne) recuperati dalla Guardia Costiera libica dopo l’affondamento di un gommone poche miglia al largo di Tripoli. Non è escluso che ci siano anche dei dispersi, ma non sono stati forniti particolari né sulle circostanze del naufragio, né sulle operazioni di soccorso e mancano indicazioni precise sul numero di migranti che erano a bordo. La notizia è stata riportata nel riepilogo degli interventi fatti tra il 20 dicembre 2016 e i primi giorni di gennaio 2017, pubblicato nel rapporto Maritime Incidents Libyan Coast, curato dalla sezione libica dell’Oim. Nella stessa zona, il 27 dicembre sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa 11 cadaveri spiaggiati, ma si tratta evidentemente di due episodi diversi.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast e Libya Herald)

Marocco-Spagna (Nador), 4 gennaio 2017

Tre morti nel naufragio di un gommone con a bordo 48 migranti, in massima parte subsahariani, al largo di Nador, in Marocco. Tra le vittime, anche un bambino e sua madre. Il battello era salpato nelle prime ore del mattino dalla costa marocchina, facendo rotta verso la Spagna, ma è riuscito a percorrere solo poche miglia: era ancora nelle acque territoriali del Marocco quando ha cominciatio a imbarcare acqua e ad affondare, quasi certamente per un’avaria a uno dei tubolari pneumatici. Quando la Guardia Costiera è arrivata sul posto, tre dei naufraghi erano già morti. Gli altri 45 sono stati condotti a Nador: uno, in gravi condizioni per ipotermia e sintomi di asfissia, è stato ricoverato all’ospedale El Hassani. La Gendarmeria Reale ha aperto un’inchiesta per accertare come sia stato organizzata la fuga verso la Spagna e se dietro ci siano clan di trafficanti.

(Fonte: Le Figaro Flash, Associazione Marocchina per i Diritti Umani)

Bulgaria-Turchia (Izvor, linea di frontiera), 6 gennaio 2017

Altri 2 profughi uccisi dal freddo in Bulgaria nei pressi del confine con la Turchia, dopo la ragazza somala morta il 2 e trovata il 3 gennaio vicino al villaggio di Rovadinovo Si tratta di due iracheni di 28 e 35 anni, che erano riusciti a passare insieme la linea di frontiera ma non hanno avuto le forze per proseguire la fuga e sono stati vinti dal gelo e dalla stanchezza. A scoprire le salme è stata una pattuglia della polizia, nei pressi del villaggio di Izvor, nella stessa zona di Rovadinovo, sud est della Bulgaria, una regione montagnosa e boscosa, percorsa da molti migranti entrati dalla Turchia e diretti verso il Nord Europa. Secondo Bordermonitoring Bulgaria e la stessa polizia, è probabile che ci siano altre vittime del freddo e dello sfinimento, perché più di qualcuno dei profughi in transito avrebbe riferito di aver visto dei corpi senza vita lungo alcuni sentieri nella foresta o comunque in punti poco battuti.

(Fonte: Bordermonitoring Bulgaria, Rapporto Unhcr citato da El Diario online  il 17 gennaio).

Libia (costa da Zuwara a Sabratha), 10/14 gennaio 2017

Venti cadaveri sono affiorati in cinque giorni, in Libia, lungo l’arco di costa di circa 30 chilometri che va da Sabratha a Zuwara, a ovest di Tripoli. Si tratta evidentemente delle vittime di un naufragio rimasto sconosciuto fino a quando il mare non ha cominciatio a restituire le salme dei naufraghi. Il primo corpo senza vita è stato avvistato sul litorale di Sabratha il 10 gennaio. Gli altri si sono spiaggiati o sono stati trovati a riva più a ovest, nei pressi di Zuwara, in due fasi: 14 il giorno 12 e altri 5 a distanza di circa quarantotto ore, il giorno 14. Tutte le salme sono state recuperate da squadre della Mezzaluna Rossa. Appare scontato che ci siano anche dei dispersi, ma non ci sono elementi per stabilirne il numero. La notizia è stata riferita il 18 gennaio dal bollettino Maritime Incidents Libyan Coast, pubblicato dall’Oim, in collaborazione con la Guardia Costiera e la Mezzaluna Rossa libiche.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast).

Spagna-Marocco (Campo de Gibraltar), 13-14 gennaio 2017

Sette morti e 14 dispersi nel naufragio di una barca salpata dal Marocco e diretta verso Cadice: nessuno dei 21 migranti che erano a bordo si è salavato. Il battello è partito nella giornata di venerdì 13 ma dopo poche ore di navigazione se ne sono perse le tracce. L’allarme è stato lanciato dalla Ong Caminando Fronteras, che ha allertato il comando del Salvamento Marittimo spagnolo. Le ricerche non hanno dato esito, ma a partire dalla mattinata di sabato, quando alcuni corpi sono stati gettati dalle onde su alcune spiagge del Campo de Gibraltar, nei dintorni di Cadice, si è avuta la conferma che la barca era affondata. Le prime 2 salme sono affiorate poco dopo le 9 ad Algesiras, nelle vicinanze di Punta Carnero; altre 2 (un uomo e una donna) poco più tardi, sulla spiaggia di Bolonia, a Tarifa; la quinta, infine, vicino a Fuerte El Tolmo, nel territorio di Algesiras. Dispersi gli altri 16 migranti. Non sono note le circostanze precise del naufragio, ma appare certo che la piccola imbarcazione non abbia retto alla furia del mare in tempesta, con onde alte e forte vento. Le vittime venivano quasi tutte da paesi dell’Africa subsahariana.

Trovati altri due corpi, madre e figlio. Nelle settimane successive, la tragedia ha avuto un epilogo con il ritrovamento di altri due corpi, quelli di un bimbo congolese di sei anni e di sua madre, trasportati lontanissimo l’uno dall’altra dalle correnti. Il  corpicino del piccolo, di nome Samuel, è affiorato sulla battigia della spiaggia di Canos de Meca, sotto al Faro di Trafalgar, vicino a Barbate, il 30 gennaio, più di 15 giorni dopo il naufragio. La salma di sua madre, Veronica, è stato sospinta dal mare, il 10 febbraio, su una spiaggia dell’Algeria. Non ci sono dubbi che si tratti di Veronica e di suo figlio: sui resti della donna è stato trovato il cellulare con il quale, prima della partenza e durante la traversata, erano stati mantenuti i contatti con la Ong spagnola che ha poi dato l’allarme quando la barca è scomparsa, prima di arrivare a Cadice.

(Fonte: El Diario, El Mundo, La Informacion, Helena Garzon di Caminando Fronteras, Salvamento Marittimo, La Voz de Cadiz, Publico)

Spagna-Marocco (Ceuta), 14 gennaio 2017

Un migrante morto e un altro in gravi condizioni su una piccola barca alla deriva, soccorsa al largo dell’enclave spagnola di Ceuta in Marocco. Il battelllo è partito nelle prime ore del mattino dalla costa marocchina per cercare di raggiungere la Spagna, nonostante il mare mosso e un forte vento. A bordo erano in otto, 5 uomini e 3 donne, tutti di origine subsahariana. Nel corso della mattinata le condizioni meteoarine intorno allo stretto di Gibilterra sono ulteriormente peggiorate e si è perso ogni contatto con la barca. Le ricerche sono state condotte dal Salvamento Marittimo spagnolo. Dopo ore di “silenzio”, il natante è stato individuato verso le 16 da  un aereo Sisemar 101: era circa 35 miglia a est di Ceuta. Quando la Salvamar Atrio, una motovedetta già in mare per le ricerche, l’ha raggiunto, una delle donne a bordo era già morta per ipotermia. Un giovane, privo di conoscenza, è stato trasferito in elicottero in un ospedale di Jerez de la Frontera. Gli altri sei e la salma sono stati sbarcati a Ceuta.

(Fonte: Bollettino Salvamento Marittimo, La Informacion, El Mundo)

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 13-14 gennaio 2017

Oltre 190 (presumibilmente 191) tra morti e dispersi su due diversi battelli carichi di profughi, nel Canale di Sicilia, tra la notte di venerdì 13 e la giornata di sabato 14 gennaio Nel più grave dei due casi, il secondo, si è trattato di una strage, un naufragio con appena 4 superstiti e non meno di 188 vittime: di 8 è stato recuperato il corpo privo di vita, gli altri 180 sono scomparsi nel mare in burrasca. Nelle stesse ore sono stati soccorsi, a sud di Lampedusa, altri tre natanti alla deriva, portando in salvo complessivamente oltre 550 persone. Alle cinque operazioni hanno partecipato due motovedette dellaGuardia Costiera, la nave Bettica della Marina Militare, un peschereccio di Mazara del Vallo, una unità francese e la Aquarius, la nave della Ong Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere.

Le prime 3 vittime. I primi tre migranti morti sono stati trovati durante le operazioni scattate nella serata di venerdì per prestare soccorso a quattro imbarcazioni, a qualche decina di miglia dalle acque territoriali libiche. Le vittime , tre giovani africani stroncati dal freddo e dallo sfinimento, erano su una barca in mare da diverse ore, dopo essere salpata dalla Libia con circa 90 persone a bordo. Altri tre migranti, due uomin e una donna, erano ormai allo stremo per ipotermia: uno, per cercare di ripararsi dal gelo, si era tirato addosso due dei tre cadaveri. Presi a bordo dalla nave Bettica, della Marina Militare italiana, sono stati sbarcati a Lampedusa verso le due del mattino di sabato. Quasi contemporaneamente alla Bettica è arrivata a Lampedusa una motovedetta della Guardia Costiera con 60 naufraghi trasbordati dal peschereccio di Mazara che li ha salvati.

La strage con 188 vittime. La strage si è verificata nella notte tra venerdì e sabato a circa 30 miglia dalla Libia. Il battello affondato, un barcone da pesca in legno, era partito nella serata di venerdì, probabilmente dalla zona di Tripoli. Secondo le prime notizie, raccolte nell’immediatezza dei soccorsi, a bordo ci sarebbero state 107 persone. In realtà, hanno riferito i superstiti dopo lo sbarco a Trapani, erano tra 190 e 195, quasi tutti originari del Corno d’Africa, stipati in parte sottocoperta, in parte sul ponte. Nel Canale di Sicilia le condizioni meteo erano pessime, con vento forte e onde molto alte. Dopo cinque ore di navigazione il motore si è rotto: senza esito tutti i tentativi di riavviarlo. La barca, rimasta in balia del mare, ha cominciatio a prendere acqua e ad affondare, fino a che si è rovesciata, trascinando a fondo quasi tutti. I soccorsi, hanno riferito sempre i superstiti, sono arrivati dopo diverse ore. La Centrale Operativa della Guardia Costiera, quando ha ricevuto l’allarme, ha organizzato le ricerche con un aereo e un elicottero, dirottando sul posto diverse unità, parte delle quali già impegnate negli interventi iniziati fin dalla sera di venerdì. La prima ad arrivare è stata una nave francese dell’operazione Triton, ma la strage si era ormai compiuta. Soltanto 4 naufraghi sono stati trovati ancora in vita e tratti in salvo. Di altri 8 è stato recuperato il cadavere. Tenendo conto del numero tototale delle persone a bordo dichiarato dai sopravvissuti, i dispersi risulterebbero almeno 180 mentre le vittime sarebbero 188 in totale: 180 più 8. I superstiti sono stati trasferiti dalla nave francese sulla Siem Pilot, l’unità norvegese inserita nel dispositivo di Frontex, che li ha trasportati a Trapani insieme a 34 migranti recuperati su un altro battello.

(Fonte: Agenzia Ansa, Repubblica, Avvenire, Corriere del Mezzogiorno, Il Giornale di Sicilia, Il Messaggero del 14 gennaio; Ansa Sicilia, Repubblica e Corriere del Mezzogiorno del 17 gennaio).

 Grecia-Turchia (frontiera dell’Evros), 16 gennaio 2017

Un altro migrante è morto assiderato nel nord della Grecia, poco lontano dal confine con la Turchia, dopo il giovane afghano trovato ormai senza vita il 3 gennaio. E’ accaduto a pochi giorni di distanza, ma la notizia è stata rilanciata il 16 gennaio dal giornale online Themanews.com quando una tragedia simile stava per ripetersi, sempre nella stessa zona, vittima un trentenne rintracciato privo di conoscenza, semisepolto nella neve, a breve distanza dal fiume Evros, che segna la linea della frontiera greco-turca. In questo caso una pattuglia di polizia è giunta in tempo: il profugo è stato trasferito in ospedale in stato di grave ipotermia ma si è riusciti a salvarlo. Durante le operazioni di soccorso, anzi, sono stati intercettati altri 7 migranti e arrestati due trafficanti. Nel caso precedente, invece, si è giunti troppo tardi: il giovane migrante, vestito di abiti leggeri, bagnato e intirizzito dal freddo, non ce l’ha fatta a proseguire dopo aver attraversato il fiume ed è morto nella neve.

(Fonte: Themanews.com)

Libia (Tripoli e Sabratha), 21/24 gennaio 2016

Sedici morti e un numero imprecisato di dispersi, oltre a 135 naufraghi tratti in salvo, nelle acque libiche, tra il 21 e il 24 gennaio, nell’arco di costa di circa 70 chilometri che va da Tripoli a Sabrata. Le notizie, diffuse dal rapporto periodico Maritime Incidents Libyan Coast pubblicato in collaborazione con l’Oim, non sono chiare: si sa per certo che 16 corpi senza vita sono stati recuperati in circostanze diverse. Il primo è affiorato sulla spiaggia di Tripoli il 21 gennaio; lo stesso giorno altri 5 sono stati trovati o sull’arenile o in mare a pochi metri dalla riva nei pressi di Sabratha. Si potrebbe trattare di altre vittime del naufragio scoperto intorno al 14 gennaio quando una ventina di corpi sono stati trascinati a riva dalla corrente tra Sabratha e Zuwara. Se si tratta invece di un nuovo naufragio, si devono ipotizzare almeno un centinaio di dispersi. Gli altri 10 cadaveri sono invece quelli delle vittime di un battello affondato il 24 gennaio al largo di Tripoli, con 135 sopravvissuti recuperati dalla guardia costiera. Tre giorni dopo, il 27 gennaio, nel mare di Azzawiyah, pochi chilometri a ovest di Tripoli, sono stati portati a riva, sempre dai guardacoste libici, altri 489 migranti.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast dal 19 gennaio al primo febbraio)

Grecia (Lesbo), 24-28 gennaio 2017

Due giovani profughi in transito in Grecia sono morti di freddo a Lesbo, nel campo di Moria, una distesa alloggi di fortuna più volte messa sotto accusa da volontari e da Ong internazionali per l’assistenza gravemente inadeguata offerta agli ospiti, specie in un inverno rigido come quello 2016/2017, che ha coperto di neve anche le isole greche dell’Egeo. La prima vittima è un egiziano ventiduenne: è stato trovato senza vita nella sua tenda la mattina del 24 gennaio. La seconda è un rifugiato siriano di 46 anni, arrivato a Lesbo da mesi: anche lui è morto durante la notte nella sua tenda: se ne sono accorti, la mattina del giorno 28, alcuni conoscenti che erano andati a cercarlo. Su entrambi i casi la Procura ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: Associteda Press Greek Reporter e Are You Syrious?)   

Grecia (Samo), 25 gennaio 2017

Un profugo iracheno di 41 anni è morto a Samo nell’hotspot dove era arrivato da circa  un mese. Sbarcato sull’isola verso la fine del mese di dicembre 2016, insieme alla moglie e a tre figli piccoli, erano tutti in attesa dell’esame della richiesta di asilo, presentata con l’intenzione di proseguire il viaggio verso il Nord Europa attraverso il piano di relocation. Secondo quanto riferito da alcuni volontari, aveva fatto presente di avere bisogno di cure per il diabete e per una forma di ipertensione, ma non avrebbe ricevuto l’assistenza necessaria. Il certificato del medico legale parla di morte per arresto cardiaco.

(Fonte: Are You Syrious, Www.irr.org.uk)

Grecia (campo di Ritsona, Chalkida), 27 gennaio 2017

Una bimba curdo-rachena di soli due mesi, figlia di una famiglia in transito in Grecia, è morta mentre veniva trasportata in ospedale dal campo profughi di Ritsona, una distesa di tende e alloggi di fortuna allestito nei pressi di Chalkida, circa 150 chilometri a nord di Atene, per oltre 600 profughi, di cui 260 bambini. La stampa locale ha parlato inizialmente di morte per assideramento, ma pare ci sia, in realtà, un concorso di cause: lo stato di salute precario della piccola, certamente aggravato dal freddo, ma anche – secondo la denuncia dei genitori – anche la scarsa attenzione dimostrata dal servizio di assistenza del campo. La piccola, di nome Noursan, nata il 26 novembre 2016 proprio tra le tende di Ritsona, soffriva di fibrosi cistica e di problemi respiratori che richiedevano frequenti supporti di ossigeno. E’ stata a lungo ricoverata, per questo, in due ospedali di Atene, l’Agia Sophia e l’Aglaia Kyriakou pediatrico. Rimandata al campo il 27 dicembre, la sua famiglia (i genitori, la nonna e due fratellini) era in attesa di ottenere una casa a Chalkida, per essere vicino all’ospedale locale a cui fare ricorso in caso di emergenza. E l’emergenza si è presentata il 25 gennaio quando, in preda a una crisi respiratoria probabilmente dovuta anche al freddo, la bimba è stata portata al pronto soccorso di Chalkida. E’ iniziata da quel momento l’attesa disperata di un’ambulanza per trasferirla ad Atene. Attesa che si è protratta, prima all’ospedale di Chalkida e poi nel campo di Ritsona, fino alle 12 del giorno 27, quando i genitori hanno deciso di chiamare un taxi per trasportarla per proprio conto ad Atene. Ma era ormai tardi: la piccola Noursan è morta poco prima di arriva in ospedale.

(Fonti: Enough is Enough, Are you Syrious, Domografos News)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 27-28 gennaio 2017

Trovati 4 profughi morti (tre uomini e una ragazza) e oltre mille soccorsi in nove operazioni iniziate nel Canale di Sicilia venerdì 27 gennaio e concluse la mattina di sabato 28 con lo sbarco in Sicilia. Si tratta, complessivamente, di 1.056 migranti tratti in salvo, provenienti in gran parte dal Corno d’Africa e dall’Africa sub sahariana. Tra loro, molte donne e numerosi minorenni. Erano a bordo di sei gommoni e di tre malandate battelli di legno, intercettati dalla nave Diciotti, della Marina Militare, dalla Golfo Azzurro della Ong spagnola Proactiva Open Arms e dal rimorchiatore privato Ooc Tiger, che opera in prevalenza a Malta, pur battendo la bandiera dell’isola di Antigua Barbuda, nei Caraibi. La prima salma, appartenente a un uomo, è stata scoperta dai marinai della Diciotti, che ha preso a bordo ben 700 naufraghi in difficoltà, trasferendoli poi a Catania. La seconda vittima, una giovane donna, era su un barcone con 205 migranti avvistato dalla Golfo Azzurro, che ha poi fatto rotta su Lampedusa. Gli ultimi due cadaveri, infine, erano su un battello con 151 tra uomini e donne.

(Fonti: Il Messaggero, Radio Vaticana, Tg Com, Rai News, Il Secolo XIX).

 Bulgaria (frontiera con la Serbia), 28 gennaio 2017

Due giovani sono morti assiderati nel nord ovest della Bulgaria, vicino alla frontiera con la Serbia: secondo la polizia e varie Ong si tratta di due migranti che stavano tentando di passare in Serbia ma che, nell’attesa di trovare l’occasione per eludere la vigilanza, non hanno potuto procurarsi un rifugio adeguato per ripararsi dal freddo e dalla neve. Li hanno trovati ormai senza vita non lontano dalla linea di confine. La notizia è stata riferita da Roland Weil, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu a Sofia, che non ha però precisato con esattezza in quale località è avvenuto il rinvenimento dei corpi. “Tutto quello che sappiamo – ha dichiarato – è che queste persone sono state trovate morte, apparentemente di freddo, in questa zona montagnosa dove, purtroppo, c’è un gran numero di rifugiati, di migranti, che passano dalla Bulgaria alla Serbia, per proseguire poi verso l’Europa del nord. Possiamo supporre che anche questi due giovani facessero parte di uno di questi gruppi”.

(Fonte: Askanews).

Grecia (Lesbo, campo di Moria), 30 gennaio 2017

Un giovane profugo pakistano in transito in Grecia è morto di freddo nel campo di Moria, a Lesbo. Aveva 18/20 anni. Arrivato sull’isola dalla Turchia, era deciso a proseguire la fuga verso il Nord Europa ma, rimasto bloccato dalla chiusura delle frontiere, gli era stata assegnata come alloggio una tenda da dividere con un ragazzo afghano. Non è riuscito a riprendere il viaggio: lunedì 30 gennaio lo hanno trovato privo di vita, ucciso dal freddo della notte. Anche il suo compagno di tenda ha rischiato di morire: è stato ricoverato in ospedale privo di conoscenza e in preda a una forte ipotermia. E’ il terzo profugo morto a Moria nel giro di sei giorni.

(Fonte: Ekathimerini)

Spagna (Carboneras-Almeira), 31 gennaio 2017

Tre dispersi nel naufragio di una barca con 14 migranti, tutti di origine algerina, al largo delle coste di Almeira. Il battello, una piccola imbarcazione in legno, era arrivato 16 miglia a sud est di Mesa Roldan, di fronte al piccolo porto di Carboneras, quando, verso sera, è stato lanciato un Sos. Poco dopo, probabilmnete a causa di un colpo di mare, la barca si è rovesciata e i 14 giovani algerini sono finiti in acqua. I soccorsi sono stati organizzati da Salvamento Maritimo, che ha coinvolto anche la Guardia Civil e la Marina. Il relitto è stato avvistato intorno alle 20 da una motovedetta della Guardia Civil, che ha recuperato 11 naufraghi i quali, appena a bordo, hanno segnalato che avevano perso contatto con tre loro compagni. Le ricerche, a cui si è unita anche una petroliera, si sono protratte per tutta la notte e il giorno dopo, ma senza trovare traccia dei tre dispersi.

(Fonte: El Economista, Almeira Informacion, No Borders Morocco)

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 4 febbraio 2017

Due fratellini ivoriani morti su un gommone, schiacciati e soffocati nella ressa che si è scatenata durante i soccorsi. Si chiamavano Kouko, 8 anni, e Yogo, 5 anni appena.  I due bambini erano saliti sul battello insieme alle sorelline più grandi, Rachida, di 14 anni, e Sela, di 10, ognuna con uno dei due piccoli per mano. Non c’erano i genitori o comunque adulti ad accompagnarli. Salpato da Sabratha durante la notte del 3 febbraio, con 116 persone a bordo, il battello è rimasto in mare per ore, finché è stato avvistato, ormai semisgonfio, dalla nave militare francese Cmt Bouan. Quando l’unità si è avvicinata ed ha gettato fuoribordo cime e scalette per consentire ai naufraghi di salire, sul gommone si è scatenata una calca enorme, con i più forti che cercavano di farsi largo per arrampicarsi per primi. Nella ressa i due piccoli sono stati strappati via dalle sorelle, schiacciati, calpestati. I loro corpicini ormai senza vita sono stati trovati dai soccorritori quando tutti i migranti erano ormai sulla Cmt Bouan. Rachida e Sela sono rimaste in silenzio, sotto choc: solo dopo lo sbarco ad Augusta, affidate a un istituto per bambini di Palermo, hanno trovato la forza di raccontare che cosa era accaduto sul gommone ad alcuni operatori di Save the Children. Non hanno dettto nulla, invece, di come siano arrivate da sole su quel gommone partito da Sabratha. Forse c’era qualcuno ad aspettarle in Italia: qualcuno con cui dovevano mettersi in contatto dopo lo sbarco. Il Tribunale dei minori sta cercando eventuali parenti in Italia o in Europa prima di dichiararne lo stato di affidabilità. Una inchiesta è stata aperta intanto sulla morte dei due fratellini.

(Fonte: Repubblica edizione di Palermo, Ansa edizione Sicilia)

 Italia (Ventimiglia), 5 febbraio 2016

Un migrante è morto lungo la ferrovia che da Ventimiglia porta in Francia, travolto da un treno locale francese diretto in Italia. L’incidente è avvenuto verso le 7 del mattino all’interno della galleria Dogana, l’ultima prima del confine con la Francia, distante da quel punto circa un chilometro. Il ragazzo, di cui non si conoscono l’identità e il paese d’origine, pare fosse insieme ad alcuni compagni. E’ evidente che stava tentando di passare la frontiera di nascosto, costeggiando a piedi i binari. Forse non si è accorto dell’arrivo del treno o forse si è impaurito e non ha fatto in tempo a mettersi al sicuro: sta di fatto che il convoglio lo ha travolto. Il macchinista ha dato immediatamente l’allarme, ma non c’è stato nulla da fare: il ragazzo è rimasto ucciso all’istante. Il 23 dicembre, quasi nello stesso punto e con le stesse modalità, è morto un altro migrante, un algerino di 23 anni.

(Fonte: Ansa e Repubblica edizione di Genova)

Turchia-Grecia (Ayvacik-Lesbo), 5 febbraio 2017

Una giovane etiope è annegata nel naufragio di un gommone con 46 migranti a  bordo nel nord dell’Egeo. Il battello era salpato all’alba, eludendo la sorveglianza della guardia di frontiera turca, dalla costa di Ayvacik, nella provincia di Canakkale, per cercare di raggiungere l’isola greca di Lesbo: una navigazione di poche miglia ma in un tratto di mare particolarmente pericoloso, soggetto a forti correnti e colpi di vento. Dopo due miglia il motore è andato in avaria e il battello, ormai alla deriva e ingovernabile, ha cominciato ad affondare. La richiesta di soccorso è stata raccolta dalla Guardia Costiera turca, che ha tratto in salvo 45 naufraghi. I sopravvissuti hanno subito segnalato che mancava una loro compagna, la giovane etiope, appunto. Il suo corpo senza vita è stato trovato alcune ore più tardi.

Nuove rotte? Tra il 28 gennaio e il 4 febbraio, secondo quanto ha riferito il ministro degli interni turco, sono stati fermati 422 migranti che tentavano di imbarcarsi o avevano appena preso il mare: 56 su un battello diretto a Kos, 85 su una barca che puntava su Chio ma, soprattutto, 281 bloccati nel Mar di Marmara e nel Mediterraneo, su rotte che, diverse da quella tradizionale dell’Egeo, inducono a credere che si stiano aprendo altre vie di fuga dalla Turchia, per aggirare il blocco derivato dall’accordo tra Ankara e Bruxelles.

(Fonte: Hurriyet Daily News)

Spagna (Tarifa, Cadice), 12 febbraio 2017

Due dispersi nel naufragio di una piccola barca salpata dal Marocco all’alba del 12 febbraio con 5 giovani migranti subsahariani, tutti uomini, decisi a raggiungere la Spagna attraversando lo stretto di Gibilterra. Le cattive condizioni meteomarine, con vento forte e grosse onde, devono aver reso difficile la navigazione. La tragedia è avvenuta nella tarda mattinata, ormai in vista dell costa di Tarifa (Cadice): forse a causa di un colpo di mare, il battello si è rovesciato, affondando poi in pochi minuti. Tre dei cinque profughi si sono salvati a nuoto, riuscendo a raggiungere la riva. Una volta a terra, hanno dato l’allarme a una pattuglia della Guardia Civil incontrata per caso, avvertendo che avevano perso i contatti con due loro compagni. Una motovedetta e un elicottero del Salvamento Marittimo hanno perlustrato la zona fino a quando c’è stata luce. Le ricerche sono riprese l’indomani all’alba, protraendosi per tutta la giornata, ma dei due dispersi non si è trovata traccia. E’ stata invece intercettata un’altra barca, con 17 migranti (15 uomini e 2 donne), che sono stati recuperati e condotti a Tarifa.

(Fonte: Europasur, 20 Minutos, Bollettino di Salvamento Maritimo)

Spagna-Marocco (Ceuta-Cadice e Tangeri), 15 febbraio 2017

Nove migranti dispersi e due tratti in salvo dopo un naufragio nelle acque dello stretto di Gibilterra. La barca affondata era salpata all’alba dalla zona di Tangeri, in Marocco, per fare rotta verso Cadice. Gli 11 migranti, tutti uomini giovani, provenienti dall’Africa subsahariana, hanno deciso di partire nonostante il mare mosso e le difficili condizioni meteo, con minaccia di burrasca e vento a forza 4 in crescita. Forse contavano proprio sul maltempo per eludere i controlli lungo la costa. Durante la traversata la situazione è peggiorata: il vento è salito a forza 6, con raffiche fino a 70 chilometri all’ora, pioggia e mare in tempesta. Caminando Fronteras, la Ong con cui i profughi sono riusciti a mettersi in contatto, ha dato l’allarme sia alla Guardia Costiera Marocchina che ai servizi marittimi spagnoli. Le ricerche si sono protratte per tutta la giornata. Solo verso sera, intorno alle 17, si è trovata traccia del naufragio: il relitto della barca è stato raggiunto al largo di Tangeri da una petroliera marocchina, che ha recuperato gli unici 2 superstiti. Gli altri 9 erano già scomparsi in mare. Il pattugliamento nello stretto è continuano fino a che c’è stata luce, anche con la collaborazione del Salvamento Marittimo di Cadice e Ceuta.

(Fonte: Lavanguardia, sito Salvamento Maritimo, sito Caminando Fronteras)

Italia-Francia (Ventimiglia-Cannes), 17 febbraio 2017

Un migrante è morto nel tentativo di passare di nascosto la frontiera tra l’Italia e la Francia: il cadavere è stato trovato sul tetto di una carrozza ferroviaria alla stazione di Cannes. Secondo quanto ha potuto accertare la polizia, il giovane è salito sul tetto del treno partito da Ventimiglia alle 5,30 del mattino. Nessuno si è accorto di nulla fino allo scalo di Cannes La Bocca. Il corpo ormai privo di vita era avvinghiato al pantografo del locomotore. Proprio questa circostanza ha indotto a ritenere che la morte sia dovuta a folgorazione: probabilmente il ragazzo si è aggrappato al pantografo per non cadere o comunque nel tentativo di reggersi durante la corsa ed è stato investito da una scarica elettrica ad alta tensione che lo ha ucciso.

(Fonte: Corriere della Sera, Il Secolo XIX edizione Imperia)

Libia (Zawiya e Al Motrad), 19-23 febbraio 2017

Morti 109 migranti in un naufragio al largo delle coste libiche, a ovest di Tripoli, tra Sabratha, Al Motrad e Zawiya. Tra il 20 e il 21 febbraio sono state recuperate 74 salme: erano in parte ancora su un gommone semi affondato, in parte spiaggiate o flottanti vicino alla riva, su un arco di una quindicina di chilometri di litorale, tra Zawiya, circa 40 chilometri a ovest di Tripoli, e la spiaggia di Al Motrad, 15 chilometri ancora più a ovest. Dei 133 che si erano imbarcati, i superstiti sono solo 24, due dei quali ricoverati in gravi condizioni dalla Mezzaluna Rossa in un ospedale di Tripoli; 35 i dispersi.

Zawiya-Al Motrad, i cadaveri in mare. Il gommone era salpato la sera del 19 febbraio da Sabaratha, 70 chilometri a ovest di Tripoli e 100 dal confine tunisino. Non se ne è saputo più nulla fino al giorno dopo, quando alcuni cadaveri sono stati trascinati a riva dalla corrente sulla spiaggia di Al Harsha, vicino a Zawiya, mentre il battello è stato spinto dalla corrente sottocosta, tra la stessa Al Harsha e Al Motrad: a bordo c’erano i pochi superstiti e una ventina di corpi senza vita. Per il recupero sono intervenute alcune squadre della Mezzaluna Rossa. Le ricerche si sono protratte per tutto il giorno, fino alle 19. Alla fine le salme allineate lungo la spiaggia sono risultate 74. Mohammed al Misrati, portavoce della mezzaluna Rossa libica, ha subito precisato però di aspettarsi un bilancio di vittime molto più pesante, perché mediamente i trafficanti caricano sui gommoni che partono dalla Libia non meno di 110/120 persone. La conferma è venuta poco dopo da Flavio Di Giacomo, direttore dell’Oim in Libia, il quale ha dichiarato che quei morti trascinati a riva nei pressi di Zawiya erano su un battello salpato da Sabratha con 133 persone a bordo la sera di sabato 19 e che si temeva fosse stato assalito da un gruppo di trafficanti decisi a impadronirsi del motore fuoribordo.

Il racconto di Hadim, uno dei superstiti. Non c’è stato, in realtà, alcun assalto. La ricostruzione precisa della tragedia è stata possibile tre giorni dopo, il 23 febbraio, grazie al racconto di uno dei superstiti, Hadim Mbye, 31 anni, originario del Mali, pubblicato dal sito della Mezzaluna Rossa libica. Poche ore dopo essere salpato, quando però la costa era ormai lontana, il gommone, stracarico e probabilmente dotato di un motore inadatto rispetto al peso delle persone a bordo, si è trovato in difficoltà per il mare molto mosso, tanto che i profughi hanno deciso di tornare indietro. Non ci sono riusciti e senza esito sono risultati anche i tentativi di attirare l’attenzione di alcune imbarcazioni di passaggio. Una, in particolare, di colore bianco, è passata piuttosto vicina, verso poppa: molti, per richiamare l’attenzione dell’equipaggio, si sono precipitati d’istinto in quella direzione, sbilanciando il battello, che ha cominciato a imbarcare acqua. Quella grossa barca ha proseguito la rotta: forse nel buio non li ha visti. Nella ressa, però, tre migranti sono finiti in mare, sparendo nel buio, e poco dopo è caduto fuoribordo anche il motore. Ormai ingovernabile, il gommone è rimasto alla deriva, in balia delle onde, per oltre un giorno intero. I migranti, bagnati e intirizziti in una notte particolarmente fredda, hanno cominciato a morire assiderati e i loro corpi sono stati gettati in mare per alleggerire il battello. Alcuni, privi di sensi, sono scivolati anch’essi in mare, via via che il gommone, sgonfiandosi, perdeva galleggiabilità, nonostante i tentativi dei superstiti di buttare fuori l’acqua. Sono andati avanti così per 27 ore, fino a che, all’alba del 21, hanno intravisto la linea di costa e a poco a poco l’hanno raggiunta. A quel punto, però, erano rimasti in vita soltanto in 24, di cui due svenuti e privi totalmente di forze. A dare l’allarme, vedendo affiorare i primi corpi senza vita e il gommone semi spiaggiato, sono stati alcuni abitanti di Al Harsha, che hanno avvertito la Mezzaluna Rossa. Sul posto è intervenuta anche la Guardia Costiera, che ha recuperato il gommone, documentando l’operazione con un filmato poi diffuso dal quotidiano online Libya Observer. Quasi tutte le vittime, in maggioranza uomini, sono di origine subsahariana, in buona parte maliani. Le salme sono state trasferite a Tripoli per essere inumate in un’ala del cimitero dedicata ai migranti senza nome.

(Fonti: La Stampa, Repubblica, El Diario, Salon Cairo, Al Jazeera, The Times of Israel, Al Arabiya, Libyan Express, Libya Observer, Tiscali News, Askanews, Libya Herald, Associated Press, Liberte Algerie)

Libia (Bani Walid e Khoms), 22 febbraio 2017

I corpi senza vita di 13 migranti sono stati trovati in un container nella zona del porto di Khoms, circa 120 chilometri a est di Tripoli. Altri 56 profughi si sono salvati quando erano ormai allo stremo: molti presentano fratture e lesioni da schiacciamento, dovute presumibilmente alla ressa in quello spazio ristretto. Secondo Mohammed Misrati, portavoce della Mezzaluna Rossa libica, vittime e superstiti sono rimasti chiusi, senz’acqua e quasi senz’aria, per almeno quattro giorni, ma nessuno si è accorto niente. La scoperta è stata del tutto fortuita. Secondo quanto ha potuto appurare la Associated Press, il container con i 69 migranti nascosti è arrivato a Khoms su un camion partito da Bani Walid, una città della Libia centrale. Durante tutto il tragitto non sarebbe mai stato aperto. Una volta a Khoms, non è ben chiaro che cosa sia accaduto. Secondo alcune testimonianze, l’autocarro, incappato casualmente in un posto di blocco, è stato fermato per un controllo mentre si dirigeva verso la spiaggia o il porto, dove presumibilmente i migranti avrebbero dovuto essere imbarcati verso l’Europa. Secondo altre, in attesa dell’occasione per far imbarcare i migranti, i trafficanti lo avrebbero lasciato fermo per quasi quattro giorni vicino alla spiaggia, tanto da attirare l’attenzione della polizia, che ha deciso di perquisirlo. E’ bastato aprire il portellone per scoprire i corpi ammassati l’uno sull’altro. Tra le vittime ci sono una bambina di 13 anni e un ragazzino di 14. Si è invece salvata un’altra bambina, Aisha, di appena 5 anni, che viaggiava con il padre. Vittime e superstiti provengono tutti dall’Africa subsahariana, in buona parte dal Mali.

(Askanews, Fanpage, Globalist, Libya Observer, Libyan Express, Agenzia Ansa, Il Messaggero).

Libia (Zuwara), 22 febbraio 2017

Quattordici salme spiaggiate o affiorate vicino alla riva sono state recuperate da squadre della Mezzaluna Rossa libica sul litorale di Zuwara, la città portuale, abituale porto d’imbarco dei migranti diretti verso l’Italia, situata circa 120 chilometri a ovest di Tripoli e a 60 chilometri dal confine con la Tunisia. Data la distanza (dai 60 ai 50 chilometri) da Zawiya e da Al Motrad, dove sono stati trovati i corpi senza vita del naufragio del gommone partito da Sabratha il 19 febbraio, sembra poco probabile che ci sia un collegamento. E’ presumibile, allora, che ci sia stato un altro naufragio rimasto sconosiuto fino a quando non sono affiorati i corpi delle vittime a Zuwara. Altre fonti non confermate parlano di una quarantina di 40 corpi recuperati. Imprecisato il numero dei dispersi, ma c’è da credere che siano diverse decine.

(Fonte: Reuters World News, Libya Herald).

 Libia (Zuwara), 23 febbraio 2017

Quaranta morti sono stati trovati dalla Guardia Costiera su due gommoni intercettati quasi al limite ma comunque all’interno delle acque territoriali libiche. I due battelli, con a bordo complessivamente 250 persone, erano partiti da Sabratha, circa 70 chilometri a ovest di Tripoli, puntando verso l’Italia, probabilmente la sera del 22 febbraio. Forse la navigazione è stata ostacolata dal mare grosso. Sta di fatto che dopo diverse ore, quando sono stati avvistati, si trovavano al largo di Zuwara, 100 chilometri circa a ovest di Tripoli e 60 dal confine tunisino. Le motovedette libiche, partite da Zuwara, li hanno bloccati e recuperato i migranti per riportarli in Libia. E’ stato allora che si è scoperto che 40 dei 250 partiti da Sabratha erano morti per ipotermia e affaticamento. I superstiti sono stati sbarcati a Zuwara, in attesa che le autorità libiche ne decidano la destinazione. “Non sappiamo che farci – ha dichiarato un membro del Consiglio Militare – Non abbiamo strutture dove ospitarli né soldi per gestire questa emergenza. E per la sicurezza degli stessi migranti non  vogliamo consegnarli a Tripoli….”.

(Fonte: sito facebook e testimonianza di Nacy Porsia, giornalista inviata in Libia, 24 febbraio 2017, ore 9)

Italia-Svizzera (confine di Chiasso), 27-28 febbraio

Un giovane migrante maliano è morto folgorato e avvolto dalle fiamme sul tetto del treno con il quale stava cercando di entrare in Svizzera dall’Italia. E’ accaduto la sera del 27 marzo, intorno alle 19. Non si sa dove il ragazzo sia salito sul convoglio, un “Tilo S 10” partito da Milano e diretto a Bellinzona: forse a Como o forse in una delle  ultime stazioni italiane, Albate Camerlata, prima della frontiera. La tragedia è avvenuta probabilmente in un tratto in galleria, quando alcuni passeggeri del vagone, l’ultimo, hanno sentito dei tonfi sul tetto. Il giovane deve aver toccato inavvertitamente la linea elettrica di alimentazione: la scarica che ne è scaturita lo ha folgorato e ne ha incendiato gli abiti. Solo dopo la fermata di Chiasso ci si è accorti che sul tetto del vagone di coda c’era un uomo in mezzo alle fiamme: hanno cercato di soccorrerlo ma era ormai morto. Il treno ha poi proseguito la corsa fino a Balerna, il primo scalo dopo Chiasso. Si è subito intuito che doveva trattarsi di un migrante. La conferma è venuta due giorni dopo: grazie a un confronto fotografico, si è potuto stabilire che si tratta di un giovane maliano che ha lasciato qualche mese fa un centro accoglienza dell’Italia meridionale, dove è stato fotosegnalato. Dopo aver tentato più volte di passare il confine a Ventimiglia, ha raggiunto Como. E’ rimasto qui per diversi giorni, tanto che la sua identitnà era nota in Prefettura. Poi deve aver deciso di tentare la via svizzera. Su quel treno dove ha trovato la morte.

(Fonte: Il Messaggero, Oggi Ticino News, Vc Canton Ticino, Ticino News)

Libia (Sabha), 1-2 marzo 2017

Dieci migranti sono stati uccisi in febbraio a Sabha, la capitale del Fezzan. Lo rivela il rapporto mensile del comando di polizia locale, specificando che nei 28 giorni del mese le persone vittime di morte violenta nel distretto risultano 31, di cui 21 libici e, appunto, 10 stranieri: 4 chadiani, 2 nigeriani, un senegalese e tre non identificati ma presumibilmente subsahariani. Tre dei migranti uccisi – un chadiano, un senegalese e un nigeriano – risultano vittime di bande di trafficanti che, dopo averli sequestrati per chiedere un riscatto, li hanno torturati e poi uccisi, forse anche come “monito” per altri prigionieri, perché non erano in grado o non intendevano pagare, piegandosi al ricatto. I loro corpi presentavano segni evidenti delle prolungate sevizie subite. La polizia non specifica le circostanze della morte degli altri 7, ma Sabha è uno dei punti più periclosi in Libia per i profughi in transito, snodo obbligato di buona parte delle “piste dell’immigrazione” provenienti dal Sudan e dal Niger attraverso il Sahara, fitto di posti di blocco gestiti non solo dalla polizia ma da miliziani e anche bande armate: check point nei quali non si esita a sparare contro chiunque non si fermi all’alt, come testimoniano numerosi, gravi episodi avvenuti negli ultimi anni, con morti e feriti, ad esempio, all’interno dei container o a bordo dei camion chiusi su cui i trafficanti trasportavano di nascosto gruppi di migranti. E proprio per il controllo di questo nodo viario cruciale sono frequenti, tra le varie fazioni, scontri a fuoco nei quali spesso rischiano di restare coinvolti loro malgrado anche i profughi. Nel rapporto della polizia sono riferiti anche i sequestri di persona per estorsione: 12 le persone rapite, di cui 6 libici e 6 migranti, inclusi i tre torturati e uccisi di cui è stato trovato il corpo martoriato. Degli altri tre stranieri catturati non si è avuta più notizia: non si sa se siano ancora nelle mani dei rapitori o se siano stati anch’essi uccisi.

(Fonte: Libya Observer)

Spagna (Stretto di Gibilterra), 1-2 marzo 2017

Recuperati i corpi senza vita di due giovani subsahariani nelle acque dello Stretto di Gibilterra, nell’arco di 24 ore, a poche miglia di distanza l’uno dall’altro. Il primo è stato individuato l’1 marzo, 5 miglia a sud di Punta Carnero, una località sulla costa di Algeciras, a 24 chilometri da Tarifa, dalla motovedetta Atria del servizio Salvamento Marittimo e da un pattugliatore della Guardia Civil. Il secondo è affiorato il giorno dopo a 7,5 miglia da Punta Camarinal, più a ovest rispetto a Punta Carnero: ad avvistarlo è stato il peschereccio Chipioma I, che ha allertato il Salvamento Marittimo. Lo ha recuperato circa un’ora dopo la “salvamar” Arcturus, trasferendolo a Tarifa. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di migranti morti durante la traversata dal Marocco verso Tarifa o un altro porto della provincia di Cadice. Si ignorano però le circostanze precise. Agli uffici marittimi spagnoli e alle Ong che si occupano di profughi non sono giunte segnalazioni di naufragi. Sono state aperte indagini da parte della Guardia Civil.

(Fonte: Europa Sur, Sito glob del servizio di Salvamento Maritimo).

Spagna (San Fernando, Cadice), 3 marzo 2017

Il corpo senza vita di un giovane migrante subsahariano è stato spinto dalla corrente sulla spiaggia di Camposoto, a San Fernando, in provincia di Cadice. Lo hanno notato per caso alcuni passanti, che hanno poi dato l’allarme alle forze di polizia. E’ la terza salma affiorata lungo la costa di Cadice, intorno allo stretto di Gibilterra, nell’arco di 48 ore, dopo quelle, sempre di giovani africani, trovate al largo di punta Camarinal il primo marzo e di fronte a Punta Carnero il giorno 2. Sembra trovare conferma, dunque, l’ipotesi formulata fin dall’inizio di un naufragio nello stretto di Gibilterra, avvenuto in circostanze rimaste sconosciute. Imprecisato il numero dei dispersi, non essendoci notizie né del tipo di barca, né del numero delle persone a bordo.

(Fonte: La Voz de Cadiz)

Libia (Tajoura, Tripoli), 3 marzo 2017

Almeno 25 dispersi in un naufragio al largo di Tajoura, nelle acque territoriali libiche. Lo ha riferito il portavoce della Guardia Costiera di Tripoli, Ayoub Gassim. Il battello, sembra una barca in legno, era partito alcune ore prima dell’alba, intorno all’una della notte tra il 2 e il 3 marzo, con non meno di 140 persone a bordo, dalla zona di Tajoura, un sobborgo sulla costa a est della capitale, eludendo la sorveglianza della polizia. Dodici ore dopo è arrivata la richiesta di aiuto: la segnalazione alla Guardia Costiera libica diceva che il natante “imbarcava acqua e stava affondando”. Al momento dell’Sos il battello era ancora all’interno delle 12 miglia delle acque territoriali libiche, ma quando le unità della Guardia Costiera partite da Tripoli sono giunte sul posto il naufragio si era ormai compiuto. Sono stati recuperati 115 naufraghi ma almeno 25 migranti, a giudicare dal carico alla partenza, risultano dispersi. Non ne è stata trovata traccia nonostante le ricerche siano proseguite fino al tramonto. I superstiti sono stati trasferiti in un centro di detenzione.

(Fonte: Rai News, Tg Com, Strettoweb)

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 3-4 marzo 2017

Un profugo etiope è morto durante la traversata dalla Libia verso l’Italia. Il suo corpo senza vita è stato trovato dai soccorritori della nave Dattilo che hanno intercettato nel Canale di Sicilia il gommonne sul quale si era imbarcato insieme a più di altri cento migranti. Inizialmente sconosciuto, è stato identificato ad Augusta il 4 marzo da un parente fuggito insieme a lui dall’Etiopia verso la fine di ottobre 2016 ma che si era imbarcato dalla Libia alcuni giorni prima e lo stava dunque attendendo in Italia. Secondo l’ispezione cadaverica, il giovane, appena ventiduenne, è deceduto per malnutrizione e sfinimento, ma il suo stato di salute era precario già prima della partenza. La salma è stata trasferita al cimitero di Siracusa. Il gommone su cui viaggiava è stato intercettato nel corso di una vasta operazione che ha visto mobilitate numerose navi, con il recupero complessivo di 782 migranti (tra cui tre donne in stato di gravidanza) a bordo di 3 gommoni, una barca da pesca in legno e un barchino.

(Fonte: Il Giornale di Sicilia, Repubblica Sicilia)

Italia (Catania), 5 marzo 2017

Un profugo minorenne che viaggiava da solo è morto in mare prima che arrivassero i soccorsi. Era su una delle imbarcazioni raggiunte nel Canale di Sicilia dalla nave norvegese Siem Pilot, del dispositivo di Frontex, che ha recuperato in tutto oltre 500 migranti, trasferendoli al porto di Catania. La salma è stata trovata al momento del trasbordo, in mare aperto. Il ragazzo forse è morto per sfinimento. Pare, infatti, che stesse male già prima dell’imbarco e le fatiche della traversata potrebbero essergli state fatali. Anche altri migranti sono apparsi provati, con sintomi di disidratazione e ustioni dovute al sole. Alcuni, però, presentano anche traumi e ferite alle braccia e alle gambe, come se avessero subito pestaggi e percosse in Libia prima di partire.

(Fonte: Mw Meridianonews, Tg la7 delle ore 13,30).

Libia (Sabratha), 5 marzo 2017

I corpi di 15 migranti uccisi a raffiche di mitra dai trafficanti sono stati trovati semisepolti nei pressi di Sabrahta. Il massacro è avvenuto probabilmente almeno due o tre giorni prima del ritrovamento dei cadaveri. A riferirne per primo la notizia è stato il quotidiano online Libya Observer che, informato da “fonti locali”, ha pubblicato anche alcune foto dei cadaveri, scoperti in una fossa comune in fondo a un terrapieno nella macchia costiera di Fanar, presso Sabratha, la città litoranea circa 70 chilometri a ovest di Tripoli che è uno dei principali porti d’imbarco usati dai trafficanti. Secondo la ricostruzione dell’eccidio fatta dal Libya Observer il 5 marzo (servizio di Abdullah Ben Ibrahim) e poi ripresa da altri media, i 15 migranti, tutti subsahariani, sarebbero stati uccisi a raffiche di mitra dai trafficanti in seguito a una accesa controversia, sorta forse per la somma da pagare per la traversata verso l’Europa. Le 15 vittime pare facessero parte di un gruppo di circa 160 rifugiati subsahariani, di diverse nazionalità. Dei superstiti non si è saputo nulla: né se si siano imbarcati né se siano invece rimasti in balia dei trafficanti. Un rapporto della direzione dei servizi di sicurezza di Sabratha ha confermato la strage nei giorni successivi, precisando che i 15 corpi erano stati recuperati e trasferiti per essere inumati nel cimitero a sud della città dove vengono in genere seppellite le salme dei migranti recuperate in mare o gettate sulla spiaggia dalle correnti.

(Fonte: Libya Observer, Libya Herald, Taploaded.com, Gistmania.com, Eu-Ocs).

Libia (Sabratha e Bani Walid), 7-9 marzo 2017

Almeno altri 122 migranti uccisi o lasciati morire nel deserto dai trafficanti. Ventidue sono stati massacrati a sangue freddo nei pressi di Sabratha, ad appena 48 ore di distanza dalla scoperta degli altri 15 assassinati nella macchia litoranea di Fanar: non è escluso che le due stragi sono opera della stessa banda o che siano state originate dallo scontro tra due bande rivali. Oltre 100, secondo un rapporto Oim, sono stati invece recuperati in vari ritrovamenti nel deserto, nel comprensorio di Bani Walid, oltre 100 chilometri dalla costa, a partire dall’inizio dell’anno.

I 22 massacrati per “punizione”. Le prime informazioni del secondo massacro di Sabratha sono filtrate il giorno 7: ne ha parlato l’agenzia Reuters e poi la notizia è stata stata confermata da un rapporto dell’Oim a Ginevra presentato il giorno 8. La versione più accreditata è che il gruppo di migranti sia stato ucciso per rappresaglia. Non è escluso che ci siano anche numerosi feriti. I corpi senza vita, tutti con colpi mortali da arma da fuoco, sono stati trovati sulle dune costiere, poco lontano dal mare. Probabilmente è proprio in quel punto che è avvenuta la strage: presi a raffiche di mitra, quei 22 giovani migranti sono caduti uno sull’altro, senza alcuna possibilità di tentare la fuga. Secondo la ricostruzione dell’eccidio fatta dal Daily Mail online anche sulla base del rapporto della sede Oim di Ginevra, facevano parte di un grosso gruppo che si sarebbe dovuto imbarcare per l’Italia probabilmente tra sabato 4 e domenica 5 marzo. Al momento di salire sul gommone, però, la maggior parte, a quanto pare, si sarebbe rifiutata o comunque aveebbe fatto resistenza, contestando che il mare era molto mosso e la traversata sarebbe stata troppo rischiosa. Una protesta sempre più ferma e decisa, nonostante le minacce dei trafficanti i quali, per riprendere il controllo della situazione, non avrebbero  esitato a sparare ad altezza d’uomo contro l’intero gruppo e, in particolare, contro i più risoluti, lasciando 22 cadaveri sulla sabbia. Si ignora la sorte dei superstiti. L’informazione che molti sono rimasti feriti è nel rapporto diramato il 7 marzo a Ginevra, quasi due giorni dopo le prime notizie di stampa, dal portavoce dell’Oim, Joel Millman, che ha citato “fonti locali”, senza però scendere nei dettagli. C’è da credere che, terrorizzati e in buona parte a loro volta feriti, non abbiano più fatto resistenza dopo il massacro.

I 100 trovati nel deserto. A distanza di quattro giorni dalla notizia del massacro della macchia di Fanar e due giorni dopo la strage sulle dune di Sabratha, il 9 marzo, un rapporto di Christine Petré, portavoce della sede Oim in Libia, ha rivelato chein circa tre mesi, a partire da fine dicembre 2016, oltre 100 corpi senza vita di migranti sono stati trovati sepolti alla meglio o abbandonati nella zona di Bani Walid, la città base della tribu dei Warfalla, nella Tripolitania centrale, 150 chilometri a sud-est di Tripoli e 125 a sud-ovest di Misurata. “I corpi erano sepolti senza documenti di identificazione e non è stato possibile neanche stabilirne la nazionalità – ha specificato Christine Petré – Molti sono stati trovati lungo le strade e le piste del deserto. La loro morte, in diversi casi, è dovuta probabilmente al fatto che sono caduti dai camion che li stavano trasportando verso la costa. I migranti che cadono dagli autocarri dei trafficanti, infatti, vengono abbandonati anche se sono in pieno deserto e non hanno alcuna possibilità di sopravvivere. E’ probabile che venissero in gran parte dall’Africa subsahariana”.

(Fonte: Agenzia Reuters, Daily Mail Online, Libyan Express, Questionmore, Punch, Eu-Ocs).

Libia (Homs e Sabratha), 8-11 marzo 2017

Quattro cadaveri di migranti africani sono affiorati sulle spiagge libiche tra l’8 e l’11 marzo. Ne ha dato notizia il rapporto bisettimanale Maritime Incidents Libyan Coast pubblicato dall’ufficio Oim di Tripoli in collaborazione con la Guardia Costiera. I primi tre sono stati trovati il giorno 8 sul litorale di Homs (Al Khums), il grande porto situato 120 chiliometri a est di Tripoli. Il quarto a Sabrata, 70 chilometri a ovest della capitale, la mattina dell’11. Nel documento non vengono fornite indicazioni precise né eventuali ipotesi sulla provenienza. L’unico dato certo è che il 3 marzo la Guardia Costiera ha recuperato un battello con 103 migranti nelle acque di Tripoli, ma è azzardato ipotizzare dei collegamenti. D’altra parte i circa 200 chilometri che separano le due località tenderebbero a far escludere che i tre morti di Homs e quello di Sabratha siano vittime dello stesso incidente.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast)   

Libia (Zuwara), 19/20 marzo 2017

Tre morti e tre dispersi su due gommoni con circa 220 migranti assaliti da una banda di trafficanti e rimasti alla deriva al largo delle coste libiche fino a quando non sono stati intercettati da unità della Guardia Costiera. Secondo quanto ha riferito Ayoub Qasim, portavoce della Marina libica, i due battelli, salpati dalla zona di Zuwara, a ovest di Tripoli, navigavano a breve distanza l’uno dall’altro quando sono stati abbordati da un motoscafo con degli uomini armati che si sono impadroniti dei motori fuoribordo, abbandonando poi i migranti al loro destino. Sono passate quasi 24 ore prima che, nella tarda mattinata del 20 marzo, una motovedetta intercettasse i due natanti. Sul primo c’erano 130 persone e il corpo senza vita di una donna; sul secondo, 87 superstiti e due donne morte. Durante i soccorsi, alcuni dei migranti hanno riferito di aver perso contatto con tre compagni i quali, dopo l’assalto dei trafficanti, essendo rimasti i battelli senza motore, si erano gettati in acqua probabilmente nel tentativo di raggiungere la riva a nuoto. Sono scattate le ricerche ma dei dispersi non si è trovata traccia.

Partenza in massa: mancano i motori marini? Già in passasto sono stati denunciati casi di abbordaggio a natanti di profughi in navigazione per impadronirsi del motore fuoribordo. In particolare proprio lungo la costa occidentale e al largo di Zuwara, il porto diventato uno dei principali hub dove le bande di trafficanti concentrano i profughi prima di imbarcarli verso l’Italia. A parte questi due gommoni, tra il 18 e il 20 marzo da questo tratto di litorale, fra Tripoli, Sabratha e Zuwara, sono salpate ben 25 imbarcazioni di vario tipo, recuperate a 20/25 miglia dalla costa grazie alla più vasta operazione di salvataggio nel Canale di Sicilia coordinata negli ultimi anni dal Centro della Guardia Costiera di Roma, con l’intervento di numerose unità della stessa Guardia Costiera, della Marina e di varie Ong. Complessivamente sono stati recuperati 3.315 migranti: una partenza in massa agevolata – ha riferito la Guardia Costiera – da “una finestra meteo favorevole” dopo giorni di maltempo. Proprio questa partenza in massa potrebbe spiegare l’assalto dei trafficanti: forse i motori marini fuoribordo cominciano a scarseggiare o forse l’aggressione è legata a un contrasto tra bande rivali di scafisti.

(Fonte: Libyan Express, Oim Libia, Repubblica, Il Giornale di Sicilia).

Italia-Francia (Ventimiglia-Mentone), 21 marzo 2017

Trovato il cadavere di un profugo sudanese in fondo a un dirupo, tra Ventimiglia e Mentone, in territorio francese. Il ragazzo, scomparso intorno al 5/6 marzo dal campo di Parco Roja, a Ventimiglia, aveva tentato di passare in Francia insieme ad un amico, anch’egli sudanese, attraverso il valico di confine del Passo del Diavolo, un sentiero particolarmente insidioso specie per persone inesperte. Non si è saputo più nulla di lui fino a quando l’amico, intercettato dagli agenti di frontiera francesi e rimandato in Italia, ha raccontato di averlo visto precipitare lungo una scarpata, senza poter fare nulla per aiutarlo. Sono scattate le ricerche e la gendarmeria francese, allertata dal commissariato di Ventimiglia, ha individuato e recuperato il corpo sotto la parete rocciosa che sovrasta il posto di confine di Ponte San Luigi, il punto indicato dell’incidente. E’ stata aperta un’inchiesta per stabilire le circostanze e il momento preciso della morte, anche in relazione al fatto che l’allarme è stato dato soltanto due settimane dopo.

(Fonte: Il Secolo XIX, Riviera Press, Euronews, La Riviera, Sanremo News, Ansa).

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 23 marzo 2017

Il corpo senza vita di un giovane sui vent’anni è stato sbarcato dalla nave norvegese Siem Pilot, giunta la mattina del 23 marzo al molo Ichnusa di Cagliari con a bordo 900 migranti (740 uomini, 102 donne e 58 minorenni) recuperati in una serie di operazioni di salvataggio condotte nel Canale di Sicilia, a poche decine di miglia dalle coste della Libia, da unità mercantili, della marina e della Guardia Costiera nei giorni 20 e 21. Stando ai primi accertamenti condotti sulla nave stessa, prima dello sbarco, dal medico legale Roberto Demontis, il ragazzo sarebbe morto per annegamento. Si  ignorano tuttaviale  circostanze precise. La salma è stata trasferita all’obitorio del Policlinico universitario di Monserrato per l’autopsia.

(Fonte: Ansa Sardegna, L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna).

Libia (Sabratha), 23 marzo 2017

Almeno 240 vittime (5 morti accertati e non meno di 235 dispersi) nel naufragio di due gommoni, avvenuto in circostanze tutte da chiarire, al largo di Sabratha. A fare la scoperta è stata la nave Golfo Azzurro di Proactiva Open Arms, la Ong spagnola impegnata nelle operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Secondo quanto ha riferito all’agenzia France Press la portavoce dell’organizzazione, Laura Lanuza, nelle primissime ore del mattino è giunta alla Golfo Azzurro la segnalazione di un gommone semi sgonfio alla deriva. Il battello è stato individuato e raggiunto poco più di 15 miglia al largo di Sabratha: flottanti in acqua nelle vicinanze c’erano i corpi senza vita di 5 giovani africani, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, che sono stati subito recuperati. L’intera zona è stata poi pattugliata alla ricerca di eventuali naufraghi superstiti o di altre salme, ma poco distante è stato intercettato un altro gommone ormai sgonfio e quasi affondato: era completamente vuoto e non c’erano cadaveri nelle vicinanze. “Non ci sono superstiti – ha rilevato Proactiva Open Arms nel comunicato inoltrato alla France Press da Barcellona e sul suo sito online – Tenendo conto, allora, che su questo tipo di imbarcazioni i trafficanti costringono a salire mediamente non meno di 120 persone, c’è da ritenere che le vittime siano almeno 240. Forse anche molte di più”. E in mancanza di superstiti sarà quasi certamente impossibile risalire alla cause precise e alle circostanze della tragedia. A giudicare dalle condizioni, secondo il medico di bordo, Juanfe Jmenez le salme recuperate dovevano però essere in acqua da almeno un giorno. E’ presumibile dunque che i due naufragi siano avvenuti tra il 21 e il 22 marzo.

(Fonte: Le Monde, Europe 1, La Depeche Fr, Libya Herald, Libyan Express, Jeune Afrique, Repubblica,  Askanews, La Stampa, Sito Proactiva)

Turchia-Grecia (Kusadasi-Samo), 24 marzo 2017

Undici profughi siriani morti nel naufragio di un gommone nell’Egeo tra la Turchia e la Grecia, a breve distanza dalle coste dell’Anatolia. Il battello era salpato dalla città portuale di Kusadasi, nella provincia di Aydin, 85 chilometri a sud di Smirne. A bordo erano in 22, diretti verso la non lontana isola greca di Samo. Era ancora nelle acque turche, di fronte alla spiaggia di un resort turistico, quando, forse a causa delle difficili condizioni del mare e del sovraccarico rispetto alle dimensioni, si è rovesciato. La Guardia Costiera è riuscita a salvare soltanto 11 naufraghi. Le ricerche successive hanno poi portato al ritrovamento di 11 corpi senza vita: dapprima 7 e poi quelli dei 4 dispersi. Si era parlato inizialmente di 12 vittime, ma il governatore del distretto, Muammer Aksoy, ha confermato che il bilancio del naufragio è di 11 persone morte e 11 superstiti. Tra le vittime ci sono 5 bambini e un sesto è stato ricoverato in gravi condizioni a Kusadasi. La polizia ha fermato due turchi sospettati di essere i trafficati che hanno fornito il gommone e organizzato il viaggio via mare dei 22 profughi.

(Fonti: The Indipendent, World, Reuters, AP Greek Reporter, Thema News)

Spagna-Marocco (Algeciras), 24 marzo 2017

Tre morti e un disperso, per un totale di 4 vittime, su un piccolo battello pneumatico semiaffondato soccorso alla deriva nelle acque dello stretto di Gibilterra. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino dopo la segnalazione di una Ong che era al corrente della partenza del gommone dal Marocco ma aveva perso da ore ogni contatto con i migranti a bordo. A individuare il natante in difficoltà è stato, poco dopo le 12, un elicottero della Guardia Civil, che ne ha comunicato la posizione – 11 miglia a est di Punta Europa, sulla costa di Algeciras – al servizio di Salvamento Marittimo. Quando la motovedetta Atria lo ha raggiunto, sul gommone c’erano tre giovani subsahariani ancora in vita, anche se molto provati, e i cadaveri di altri tre. Uno dei superstiti ha subito riferito che un altro compagno era caduto in mare e non avevano potuto far nulla per aiutarlo. L’intera zona è stata pattugliata fino al tramonto dalla stessa Atria e da altre unità di soccorso ma del giovane disperso non è stata trovata traccia. Uno dei tre naufraghi, in condizioni critiche, è stato trasferito in elicottero all’ospedale di Tarifa. Gli altri due sono stati sbarcati ad Algeciras.

(Fonte: El Diario, El Economista, Diario de Jerez, El Mundo, El Pais, Europasur)

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 26 marzo 2017

Una giovane donna è stata trovata in fin di vita su un gommone soccorso nel Canale di Sicilia ed è morta poco dopo. La vittima, di origine subsahariana, era su uno dei tre battelli pneumatici intercettati a 20/30 miglia dalle coste africane dalla nave Aquarius, equipaggiata da Sos Mediterranee in collaborazione con Medici Senza Frontiere. Con lei c’erano oltre 100 migranti: alcuni soccorritori l’hanno notata, priva di conoscenza, sul fondo del natante, durante le operazioni di trasbordo dei naufraghi. E’ stata subito trtasferita sulla nave ma è morta poco dopo. Nel corso della giornata, oltre ai tre gommoni, la Aquarius ha soccorso una barca di legno con 412 migranti. Complessivamente, tra la notte di sabato e l’intera domenica sono state salvate 1.190 persone, con l’intervento anche della nave Juventa della Ong Jugend Rettet e di unità della Guardia Costiera.

(Fonti; Ansa Sicilia, Repubblica, Il Giornale di Sicilia, Libyan Express).

Libia (Sabratha), 27/30 marzo 2017

Sei vittime (1 morto di cui è stato recuperato il corpo e 5 dispersi) nel naufragio di un gommone al largo della Libia. Si è temuto inizialmente che si trattasse di una tragedia molto più pesante: 146 morti e un solo superstite. Secondo gli accertamenti condotti dalla Guardia Costiera e dall’Oim, invece, 140 dei 147 naufraghi sono stati salvati proprio da unità della Guardia Costiera. L’equivoco è nato dalla testimonianza di un sedicenne proveniente dal Gambia, rimasto isolato dagli altri superstiti e tratto in salvo dalla nave Juventa, della Ong tedesca Jugend Rettet, che ha recuperato anche un corpo senza vita. Trasferito inizialmente su una unità della Guardia Costiera, il ragazzo è stato poi affidato alla nave militare spagnola Canaris aggregata alla flotta dell’operazione Sophia, che la mattina dell 29 lo ha sbarcato a Lampedusa, dove è stato ricoverato in ospedale. E in ospedale, appunto, è stato raggiunto da operatori dell’Unhcr ai quali ha ricostruito le fasi del naufragio. Il gommone era partito, stracarico, prima dell’alba di lunedì 27 dalla costa di Sabratha, a ovest di Tripoli, uno dei principali porti d’imbarco delle rotte dalla Libia all’Italia, dove le autorità – come ha ammesso in una intervista rilasciata al Libya Herald il sindaco Hassen Dhawadi – non hanno il controllo della situazione e non riescono a contrastare le attività delle bande criminali che gestiscono il traffico di uomini e il contrabbando di petrolio. “Dopo poche ore di navigazione – ha riferito il ragazzo a un’equipe dell’Unhcr – il gommone ha cominciato a imbarcare acqua fino e poi ad affondare lentamente”. I 147 migranti a bordo sono finiti quasi tutti in mare. Il ragazzo si è aggrappato a una tanica vuota che in qualche modo lo ha tenuto a galla, fino a quando è stato salvato dalla Juventa. Sono giunte sul posto anche Unità della Guardia Costiera, recuperando 140 naufraghi e prendendo a bordo anche la salma trovata dalla Juventa. Nelle fasi concitate del salvataggio e del trasbordo il sedicenne gambiano è rimasto separato dai compagni e deve essersi convinto che fossero tutti morti. Così ha raccontato, appunto, all’Unhcr, specificando che tra i 146 scomparsi, quasi tutti provenienti dalla Nigeria, dal Mali e dal Gambia, c’erano cinque bambini e diverse donne in stato di gravidanza. In realtà, secondo le informazioni raccolte dall’Oim, i suoi compagni (tranne ovviamente i 5 dispersi e insieme a 585 migranti recuperati in altre operazioni di soccorso) erano a bordo della nave Dattilo, che è arrivata la mattina del giorno 30 nel porto di Augusta, 24 ore dopo lo sbarco del ragazzo gambiano a Lampedusa.

(Fonti: Bollettino Unhcr, La Repubblica, Agenzia Ansa, Reuters, Il Fatto Quotidiano AlJazeera, Ahram, Libya Herald).

Libia (Zawiya, Zuwara, Sabratha), 30 marzo 2017

Recuperati i corpi senza vita di 20 migranti, sulle spiagge libiche, tra il 20 e il 30 marzo, dalla Guardia Costiera o dalla Mezzaluna Rossa: ne ha dato notizia il rapporto quindicinale Maritime Incidents Libyan Coast, redatto dalla sezione Oim libica pubblicato online il giorno 31. Il bollettino non fornisce notizie precise né sulle circostanze del ritrovamento né su quelle di eventuali naufragi, limitandosi a elencare il numero delle vittime e delle persone tratte in salvo.

Zawiya: 14 vittime. Sono 14 complessivamente i cadaveri recuperati o spiaggiati a Zawiya. I primi 10 il giorno 20 marzo, presumibilmente nel contesto di una operazione di soccorso che ha portato al recupero di 200 persone. Altri 4 dopo circa una settimana, il 28, insieme a 85 migranti tratti in salvo.

Zuwara: 2 vittime. Il ritrovamento risale al 21 marzo: insieme ai due corpi senza vita sono stati recuperati 54 naufraghi. Tenendo conto del numero medio di persone che vengono costrette dagli scafisti a imbarcarsi su ciascun gommone, c’è da ritenere che ci siano anche numerosi dispersi. Il rapporto Oim non ne riferisce il numero neanche presumibile. Una settimana dopo, il 28 marzo, sono state recuperate sempre a Zuwara 140 persone su un gommone.

Sabratha: 4 vittime. Il primo ritrovamento, 1 corpo senza vita, è avvenuto il giorno 25: un cadavere isolato spinto dal mare fin quasi sulla spiaggia. Altri 3 corpi sono stati recuperati, sempre in prossimità o sulla riva stessa, il 29 marzo. Anche in questo caso non ci sono notizie di naufragi e interventi di soccorso. E’ verosimile che si tratti dello stesso episodio e che i 4 corpi siano riaffiorati in tempi diversi, a pochi giorni di distanza.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast 16-30 marzo)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 7 aprile 2017

Il corpo senza vita di un giovane subsahariano è stato trovato su un gommone carico di migranti intercettato a circa 16 miglia dalla costa libica. A bordo c’erano oltre cento persone, tutte tratte in salvo. L’operazione rientra in una serie di interventi coordinati dalla centrale della Guardia Costiera a Roma per prestare soccorso a 12 imbarcazioni salpate dalle spiagge o dai porti della Libia a ovest di Tripoli: un barcone, 6 barchini e 5 gommoni, tra cui quello dove è stato scoperto il cadavere. Complessivamnete sono stati recuperati oltre 1.350 migranti. Hanno operato unità della Guardia Costiera e due navi private messe in mare dalle Ong Sea Watch e da Proactiva Open Arms. Il giorno prima le navi di altre Ong avevano recuperato in varie operazioni 700 migranti circa.

(Fonte: Hurriyet Daily News)

Marocco-Spagna (Alboran), 11 aprile 2017

Tre vittime (2 morti e un disperso, il cui corpo senza vita è stato recuperato 24 ore dopo) nel naufragio di un gommone di fronte all’isola di Alboran, tra il Marocco e la Spagna. Il battello era salpato verso le 7 del mattino, con a bordo 33 migranti (tra cui 10 donne e alcuni bambini), dalla spiaggia di Charrana, sulla costa marocchina nord-est, presso Nador. Doveva raggiungere la Spagna ma dopo poche ore una Ong, avvertita della partenza da alcuni dei migranti, ha perso ogni contatto ed ha dato l’allarme. Alle ricerche, scattate nella tarda mattinata, hanno partecipato un aereo, un elicottero e unità del servizio di Salvamento Maritimo e della Marina militare spagnola, che ha allertato anche alcune navi commerciali che incrociavano nella zona. Il gommone è stato intercettato da una unità della Marina a breve distanza da Alboran quando era ormai semi affondato, dopo essersi capovolto. I soccorritori sono riusciti a trarre in salvo 30 naufraghi ed hanno recuperato il corpo senza vita di un bambino e di una donna. Nessuna traccia di un altro naufrago, un uomo, che risulta disperso. Il bambino annegato aveva meno di 10 anni, veniva dalla Guinea e a quanto pare viaggiava da solo. Una delle donne recuperate era in gravi condizioni, tanto da essere trasferita d’urgenza in elicottero all’ospedale di Almeira.

(Fonti: El Diario Andalucia, Sito web Salvamento Maritimo, Sito Helena Maleno Ong Caminando Fronteras).

Marocco-Algeria (frontiera sahariana), 12 aprile 2017

Almeno tre migranti morti in seguito alla intensificazione delle misure adottate dal Marocco e dall’Algeria lungo la frontiera del Sahara per bloccare i flussi di profughi provenienti dall’Africa subsahariana. E’ quanto emerge nel rapporto di Alarmphone che monitora la situazione venutasi a creare dalla fine del 2016, dopo il “giro di vite” deciso dai due governi sui due lati della frontiera e lungo le principali vie di fuga dal sud verso il Mediterraneo. Il dossier è stato pubblicato il 12 aprile 2017 ma i tre giovani che hanno perso la vita sono vittime di incidenti avvenuti all’inizio di gennaio. “Il confine – scrive Alarmphone – è stato militarizzato. Lungo la linea di frontiera l’Algeria ha costruito una trincea larga 3 metri e profonda dai 3 ai 4 metri. Sul lato opposto il Marocco ha innalzato un alto muro di recinzione. I tre profughi sono morti precipitando nella trincea nel tentativo di superare il confine. Risulta che diversi altri sono rimasti feriti, quasi tutti per fratture dovute alla caduta”. Le guardie di frontiera, ha riferito Alarmphone, sparano in aria per spaventare i migranti e costringerli ad allontanarsi. E presumibile che i tre siano morti proprio in circostanze simili: in preda al panico, nel tentativo di saltarla, sarebbero caduti nella trincea, rimanendo  uccisi.

(Fonti: Alarmphone e No Borders Morocco)   

Libia (Gargaresh, Tripoli), 13 aprile 2017

Centoquarantasette vittime nel naufragio di un gommone ad appena 6 miglia dalla costa libica, di fronte a Tripoli. Ventitre i naufraghi tratti in salvo. La stima iniziale delle vittime, riferita dal portavoce della Guardia Costiera, Ayoub Qassim, era di “almeno 97”, tra cui 15 donne e 5 bambini. Qassim, dando all’agenzia Reuters la notizia, poi ripresa dai media internazionali, ha parlato di “dispersi” ma ha lui stesso ammesso che c’erano ormai poche speranze di trovarne in vita almeno qualcuno. Sei ore più tardi, come ha riportato il Libya Observer citando sempre fonti della Guardia Costiera, la stima è salita a 147, pari a 77 uomini, 55 donne e 15 bambini o ragazzi minorenni. La maggior parte delle partenze dalla zona di Tripoli avvengono dall’oasi di Tajoura, 12 chilometri a est della capitale. In questo caso, forse per eludere la vigilanza della polizia, il battello era salpato invece dalla spiaggia di Gargaresh, sobborgo occidentale di Tripoli. A bordo – hanno specificato alcuni dei sopravvissuti – c’erano circa 170 migranti, tra cui diverse donne e alcuni bambini, Tutti originari di paesi dell’Africa subsahariana. La tragedia si è verificata dopo poche ore di navigazione, ancora all’interno delle acque territoriali libiche. Secondo quanto ha riferito il generale Qassim, il gommone probabilmente è affondato perché il fondo ha ceduto sotto il peso del gran numero di persone a bordo e dei colpi di mare. Sta di fatto che quando i guardacoste libici l’hanno raggiunto, lo scafo era completamente distrutto. Si sono salvati solo i 23 naufraghi, tutti uomini, che sono riusciti ad aggrapparsi a un grosso galleggiante pneumatico che era sul natante.

(Fonte: Libya Observer, La Repubblica, France Press, Libyan Express, Ansamed, Il Fatto Quotidiano, El Diario)

Marocco-Spagna (Beliones-Benzu), 14 aprile 2017

Il corpo di un giovane migrante subsahariano è stato gettato dal mare su una stretta lingua di spiaggia sulla linea di confine tra l’enclave spagnola di Ceuta e il Marocco, nel territorio del villaggio costiero marocchino di Beliones, a brevissima distanza dal sobborgo ceutino di Benzu. La presenza della salma, a pochi passi dalla battigia, è stata segnalata da alcuni passanti alla polizia di frontiera del Marocco, che ha provveduto al recupero. La Guardia Civil spagnola si è limitata seguire, senza intervenire, le fasi dell’operazione. Appare evidente che il giovane è annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta, ma non si sa in quali circostanze: se fosse solo o con altri migranti (che risulterebbero dispersi), se abbia cercato di arrivare a nuoto o con un canotto che è affondato. Non si conosce, anzi, neanche il punto esatto dell’incidente: la corrente e il forte vento da ovest potrebbero aver trascinato il cadavere per chilometri.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 14 aprile 2017

Un morto tra gli oltre 500 migranti soccorsi e tratti in salvo dalla nave Aquarius di Medici Senza Frontiere e Sos Mediterranee. Si tratta di un minorenne subsahariano: i soccorritori lo hanno trovato sul fondo di un gommone durante le operazioni di trasbordo. E’ probabile, come in altri casi del genere, che il ragazzo sia morto per sfinimento e disidratazione. Nel corso della stessa mattinata la Aquarius ha soccorso una barca in legno e 4 gommoni (incluso quello della vittima),  prendendo a bordo oltre 500 persone. Altrettante sono state salvate dalla Prudence, l’altra unità di Medici Senza Frontiere. In un solo giorno, ha riferito la Guardia Costiera, sono stati soccorsi 2.074 migranti con 19 interventi (16 gommoni e 3 piccole barche in legno). Alle operazioni ha partecipato anche la nave Phoenix, dell’organizzazione Migrant Offshore Aid Station (Moas).

(Fonte: La Repubblica cronaca di Palermo, Agenzia Ansa).   

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 16 aprile 2017

Almeno 20 morti su un gommone di migranti che si è sgonfiato progressivamente durante la notte tra sabato 15 e domenica 16 aprile ed è poi affondato nelle prime ore del mattino. Sette corpi (tra cui quello di un bambino di 8 anni) sono stati recuperati e non meno di 13 sono stati visti flottare in mare durante le operazioni di soccorso ma non si esclude che possano esserci altri dispersi. La tragedia è avvenuta in circostanze drammatiche, in un tratto di mare, una ventina di miglia al largo del porto di Sabratha, dove si erano concentrati 7 gommoni e 2 piccole barche in legno che erano partite poche ore prima, la sera del 15, dalla costa libica a ovest di Tripoli. Sul posto c’erano solo due navi, la Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet e la Phoenix dell’associazione Moas di Malta, che poco prima avevano trasbordato centinaia di naufraghi recuperati in precedenti operazioni di salvataggio sulla nave Rhine della marina militare tedesca, per trasferirli in Sicilia. Si calcola che, intorno alle due navi, ci fossero almeno 1.800 persone in difficoltà. Le operazioni di soccorso sono scattate immediatamente fino a saturare la possibilità di ciascuna delle due unità: 453 sulla Phoenix e qualcosa di meno, circa 400, sulla Iuventa. Sono così rimasti in mare oltre mille migranti, su imbarcazioni sempre più precarie e in condizioni di pericolo sempre maggiori. Sono stati distribuiti  i giubbotti di salvataggio disponibili ma la maggior parte è rimasta senza. E’ in questa fase che si è verificato il naufragio. La tragedia è stata documentata dal fotoreportere tedesco Darrin Zammit Lupi, che era sulla Phoenix e che ha riferito alla Reuters di aver contato, appunto, non meno di 20 cadaveri flottanti, durante le fasi del soccorso. Sette salme sono state poi recuperate e portate a bordo della Phoenix. In questa fase è giunta sul posto anche la Sea Eye, della Ong Watch the Med. Nonostante l’evidente emergenza, non risultano interventi condotti da unità di Frontex o da Eunavformed. Un’assenza che ha suscitato dure reazioni: “Le Ong – ha dichiarato Paolo Narcisi, direttore della Onlus Rainbow, i cui medici operano sulla Iuventa – sono state accusate di fare il 30 per cento dei soccorsi. Oggi questa percentuale è molto più alta. Le Ong sono state lasciate sole. Dov’è Frontex?”.

Altre 6 salme. Nelle ore successive ai primi soccorsi sono stati recuperati altri 6 corpi senza vita. Uno è stato trovato su un battello intercettato dalla Sea Eye, diverso da quello andato a picco poco dopo l’alba: si tratta di un giovane subsahariano morto probabilmente di stenti e disidratazione. Cinque potrebbero essere invece quelli di alcuni dispersi del naufragio. Il conto finale delle vittime del giorno 16, dunque, è di almeno 21, ma potrebbe salire a 26 se i 5 migranti morti trovati in un secondo momento non erano sul gommone naufragato. Sta di fatto che in Sicilia sono state sbarcate 13 salme.

(Fonti: Agenzia Reuters, Cnn, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Corriere delal Sera, Il Giornale di Sicilia, The Daily Star Lebanon, United News of India, Today Weekend Australia, Il Messaggero, Raimbow 4 Africa).

Libia (Garabouli), 16 aprile 2017

I corpi senza vita di 5 giovani subsahariani recuperati dalla Mezzaluna Rossa sulla spiaggia di Garabouli, circa 60 chilometri ad est di Tripoli. Secondo notizie diffuse dall’ufficio Libia dell’Oim, due giorni prima, nella mattinata di venerdì 14, alcuni pescatori libici hanno recuperato in mare, al largo di quel tratto di costa, 101 migranti che erano a bordo di un gommone andato a picco per un’avaria poche ore dopo essere salpato dalla zona di Tripoli. E’ probabile che le salme spiaggiate siano di ragazzi partiti con quel battello. Tenendo conto che i trafficanti in genere costringono a salire su natanti di questo tipo non meno di 120 persone, non è escluso che ci siano anche dei dispersi.

(Fonte: Libya Herald, Rapporto Oim Libia 12-27 aprile)

Libia (Sabratha), 18 Aprile 2017

Su un gommone alla deriva a a poche miglia dalla costa libica, al largo di Sabratha, sono stati trovati i corpi senza vita di 28 richiedenti asilo: 24 uomini e 4 donne. La notizia è stata data all’agenzia Reuters da Ahmaida Khalifa Amsalan, per conto del ministero dell’interno di Tripoli. Khalifa Amsalam ha anche ricostruito le fasi essenziali della tragedia, precisando che le vittime sono morte quasi certamente per disidratazione, inedia e sfinimento. Il battello era salpato almeno un paio di giorni prima dalla costa di Sabratha, uno dei principali punti d’imbarco usati dai trafficanti, a ovest di Tripoli. A bordo c’erano più di cento migranti. Dopo meno di 20 miglia di navigazione il motore fuoribordo è andato in avaria e il gommone è rimasto in balia del mare fino a quando non è stato avvistato casualmente da una barca di pescatori libici, che hanno prestato i primi soccorsi, trainandolo poi a riva. A quel punto, però, 28 dei profughi a bordo erano già morti. Le vittime sono tutte di oprigine subsahariana ma il Ministero non ne ha comunicato la nazionalità, limitandosi a precisare che tutti i corpi recuperati sono stati sepolti insieme nel cimitero per i “migranti illegali”.

(Fonti: Reuters, The Independent, Libyan Express, Iran Daily, Press Tv)

Libia (Sabratha), 18 aprile 2017

I corpi senza vita di 5 migranti, presumibilmente subsahariani, sono stati trovati sulla spiaggia di Sabrata o in mare a poca distanza dalla riva. Lo riferisce il rapporto quindicinale 12-27 aprile pubblicato dall’Oim Libia in collaborazione con la Guardia Costiera di Tripoli. Non sono state specificate né le circostanze precise del ritrovamento né quelle di un eventuale naufragio. E’ da ritenere tuttavia che si tratti di migranti che erano saliti a bordo di uno dei numerosi gommoni salpati dal litorale di Sabratha nel week end di Pasqua, almeno uno dei quali – secondo notizie sommarie provenienti dalla stessa Guardia Costiera – sarebbe affondato, con decine di dispersi.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast 12-27 aprile)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 21 aprile 2017

Circa 100 morti nel Mediterraneo nel week end di Pasqua che ha visto arrivare in Italia quasi 8.500 migranti su decine tra gommoni e barche in legno. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni di numerosi sopravvissuti raccolte da funzionari del Commissaraiato Onu per i Rifugiati (Unhcr) nei porti di sbarco. E’ la conferma dei timori espressi dai rappresentanti di numerose Ong impegnate nelle operazioni di salvataggio, i quali fin dall’inizio hanno segnalato che il “conto delle vittime” doveva essere molto più grave delle 21 calcolate tra i corpi senza vita visti flottare in mare dal fotoreporter tedesco Darrin Zammit (imbarcato sulla nave Phoenix dell’associazione Moas) e le 13 salme recuperate (7 dalla stessa Phoenix e altre 6 successivcamente). Si tratta, infatti, di almeno 80 morti in più rispetto ai calcoli iniziali. Il rapporto dell’Unhcr, ripreso dal quotidiano egiziano Ahram, non specifica infatti le circostanze dei vari naufragi ma è preciso sul numero delle vittime, specificando che con questi altri 100 tra morti e dispersi, il bilancio della tragedia in corso nel Mediterraneo, dall’inizio dell’anno fino al 21 aprile, è abbondantemente superiore a mille contro gli 853 registrati nello stesso arco di tempo del 2016.

(Fonte: Ahram Online, Avvenire)

Grecia-Turchia (Lesbo), 24 aprile 2017

Ventitre vittime (16 morti e 7 dispersi) nel naufragio di un gommone nell’Egeo, tra la costa turca e l’isola di Lesbo. Il battello, partito dalla sponda anatolica la sera di domenica 23, era diretto verso l’isola greca, distante circa 10 miglia, seguendo la rotta percorsa negli ultimi anni da migliaia di profughi e migranti. A bordo erano in 25, tutti rifugiati siriani. La tragedia si è verificata poco oltre le acque territoriali turche: forse a causa del sovraccarico e delle cattive condizioni del mare, il gommone si è rovesciato. Sul posto sono intervenute unità della Guardia Costiera greca, che hanno tratto in salvo due donne, una delle quali incinta, e recuperato inizialmente le salme  di un uomo, quattro donne e un bambino. Su indicazione delle due donne superstiti,  le ricerche sono proseguite fino al tramonto, con l’intervento anche di motovedette turche. Nelle ore successive le unità partite da Lesbo hanno individuato altri 3 corpi senza vita mentre 7, spinti dalla corrente verso la costa dell’Anatolia, sono stati trovati da quelle della Marina di Ankara. Nessuna traccia degli ultimi 7 naufraghi, che risultano dunque dispersi.

(Fonte: Ekathimnerini, Hurriyet Daily News, Agenzia Ansa, Tg La 7, Tg Com 24)

Libia (Zuwara), 29/30 aprile 2017

I cadaveri di 6 migranti sono stati recuperati al largo della Libia, di fronte alla costa di Zuwara, a ovest di Tripoli, da unità delle Ong. Diversi, concreti elementi portano a ritenere che ci siano anche circa 120 dispersi. A giudicare dalle condizioni in cui sono stati trovati, i sei corpi dovevano essere in mare già da qualche giorno. Il primo è stato avvistato la mattina del 30 e portato a bordo della nave di Save the Children: flottava sulle onde a 25 miglia dalla riva ed appartiene a un adolescente di cui non è stato possibile stabilire né l’identità né la provenienza. Gli altri 5 sono stati invece recuperati nel pomeriggio dalla Prudence di Medici Senza frontiere: 4 a quasi 42 miglia e uno a 20. Nello stesso tratto di mare e sempre nella mattinata del 30 aprile la nave Juventa, della Ong tedesca Jugend Rettet, ha rintracciato un gommone vuoto, dopo lunghe ricerche iniziate sabato 29 su indicazione della Guardia Costiera italiana, che aveva ricevuto la segnalazione di un battello in difficoltà. Oltre a non esserci nessuno, sul gommone trovato dalla Juventa mancava anche il segnale convenzionale che le unità di soccorso lasciano sulle imbarcazioni intercettate ed evacuate proprio per indicare l’avvenuto salvataggio. Si potrebbe ipotizzare che i passeggeri siano stati recuperati da pescatori libici che li hanno poi portati a riva. All’ufficio Oim Libia, tuttavia, non risultano sbarchi di migranti tratti in salvo nel Mediterraneo tra il 27/28 e il 30 aprile. Anzi, secondo notizie ufficiose, in questo arco di tempo diversi corpi senza vita sarebbero stati avvistati in mare non lontano da Zuwara mentre uno è stato portato dalla corrente sulla spiaggia e recuperato dalla Guardia Costiera il 2 maggio. Tenendo conto allora che su gommoni di quelle dimensioni vengono costretti a salire dai trafficanti da 120 a 140 migranti, si profila un’altra tragedia nel Mediterraneo, con almeno 6/7 morti accertati e circa 115 dispersi, per un totale di almeno 120 vittime.

(Fonte: Rai News Mondo, Libyan Express, New Strats Times, The Japantimes, Ufficio Stampa Msf)

Niger (Sahara tra Agadez e l’Algeria), 3 maggio 2017

Otto migranti nigeriani sono morti nel Sahara nel tentativo di raggiungere dal Niger il confine con l’Algeria: sono 5 bambini, due donne e un uomo. Altri 4, tutti uomini, sono stati trovati quando erano ormai allo stremo. La tragedia è stata scoperta per caso, non è chiaro se da un fuoristrada in transito o dalla polizia, notando i corpi non lontano da una pista. Il piccolo gruppo – come ha riferito il quotidiano nigerino Air-info – erano partito da Agadez, la città subsahariana diventata uno dei principali hub di sosta e transito dei profughi diretti verso la Libia o l’Algeria. Si erano affidati a trafficanti i quali, secondo quanto ha dichiarato alla France Press una fonte della sicurezza nigerina, probabilmente li hanno abbandonati in pieno Sahara, a diversi chilometri dalla frontiera algerina. Privi di acqua, cibo e senza la possibilità di chiedere aiuto, non hanno avuto scampo. Otto, tra cui per primi presumibilmente i bambini, sono morti di sete. I bambini erano di età compresa tra i sei e i dodici anni. Anche i 4 uomini salvati – scrive  Air-info – erano “completamente disidratati” e privi di conoscenza.

(Fonte: Avvenire che cita France Press e Air-info, quotidiano con sede ad Agadez)

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 4/5 maggio 2017

“Lo ha ucciso un trafficante che voleva prendergli il berretto da baseball”: lo hanno dichiarato alcuni compagni di un giovane migrante la cui salma è stata trovata trovata a bordo di uno dei gommoni soccorsi il 4 maggio nel Canale di Sicilia dalla nave Phoenix della Ong Moas. Il battello era partito diverse ore prima dalla costa libica tra Sabratha e Zuwara, a ovest di Tripoli. E’ stato intercettato a qualche decina di miglia dall’Africa nel corso delle operazioni di salvataggio coordinate dal comando della Guardia Costiera di Roma e alle quali hanno partecipato le unità di diverse Ong, portando in salvo 394 migranti, tutti trasferiti a bordo della Phoenix. Il corpo senza vita del ragazzo è stato scoperto al momento del trasbordo sulla nave. I soccorritori hanno subito notato che aveva una ferita da arma da fuoco e ne hanno chiesto conto agli altri migranti. “Ci hanno detto – ha dichiarato Regina Catambone, fondatrice di Moas – che è stato ammazzato a colpi di pistola mentre si stava per imbarcare perché non ha voluto dare il suo cappellino a un trafficante”. Sono stati alcuni amici, a quanto pare, a cercare di prestargli soccorso e comunque a portarlo sul gommone, ma sarebbe morto poco dopo. Il giorno 5 la Phoenix ha fatto rotta su Catania, dove è arrivata la mattina del 6. Il racconto dei testimoni è stato riferito alla polizia al momento dello sbarco.

(Fonte: Ansa Sicilia, La Repubblica, La Stampa, La Sicilia, Il Fatto Quotidiano)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 6/7 maggio 2017

Ottantadue tra morti e dispersi nel naufragio di un gommone carico di migranti, provocato dall’assalto di un gruppo di scafisti per rapinare il motore fuoribordo. Le cause e le modalità della tragedia sono state raccontate da alcuni superstiti poco dopo lo sbarco a Pozzallo la sera del 7 maggio. Il battello era partito da una località situata qualche decina di chilometri a ovest di Tripoli, sulla costa libica. “Gli scafisti – hanno dichiarato alla polizia di Ragusa quasi tutti i sopravvissuti – ci hanno seguito a bordo di un altro gommone. Quando siamo arrivati ormai a parecchie miglia dalla riva, hanno accostato e sono saliti a bordo armati, staccando a poppa il motore della nostra imbarcazione e lasciandoci poi alla deriva, in balia del mare. Si è scatenato il panico. E’ stata la fine. Il gommone già galleggiava a stento: con quell’agitarsi di decine di persone si è rotto il fondo e il battello si è capovolto, gettando tutti in mare”. Dei 132 che erano a bordo i più forti e più fortunati sono riusciti ad aggrapparsi ai resti dell’imbarcazione, che galleggiavano a fior d’acqua. Gli altri sono via via spariti. Quando il mercantile danese Alexander Maerks è arrivato sul posto, dirottato dalla Guardia Costiera italiana, solo circa 50 naufraghi erano ancora in vita. Altre navi di soccorso hanno recuperato alcuni cadaveri. Tutti gli altri risultano dispersi e non c’è speranza ormai di trovarli vivi. Le vittime risultano dunque 82. Sarebbe morto anche lo scafista, probabilmente un migrante senza soldi che aveva accettato di mettersi al timone per pagarsi la traversata.

(Fonti: Huffington Post, La Sicilia, Agenzia Ansa, La Repubblica, Avvenire, Liberte Algerie, Stranierinitalia)

Libia (Az Zawiya), 7/9 maggio 2017

Centosessantatre vittime, tra morti e dispersi, nel naufragio di un gommone al largo di Az Zawiya, uno dei principali punti d’imbarco usati dai trafficanti, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. Soltanto 7 i superstiti. Le prime notizie riferite da Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim, in base alle indicazioni arrivate dalla sede dell’Organizzazione in Libia, parlavano di “almeno 113 dispersi”. Dopo 24 ore, citando come fonte l’International Medical Corps, il Commissariato per i rifugiati (Unhcr) ha aumentato la stima a 163. Anche la Guardia Costiera libica, basandosi sulle dichiarazioni dei superstiti, ha calcolato 163 vittime, inclusi 11 corpi senza vita (10 donne e un bambino) gettati sulla corrente sulla spiaggia di Al Mutrad, poco a ovest di Az Zawiya il 9 maggio. Il battello era partito prima dell’alba del giorno 7 da Janzour, un sobborgo costiero di Tripoli. A bordo c’erano ben 170 migranti. Probabilmente la causa principale della tragedia è proprio questo enorme sovraccarico: poco dopo aver superato le acque territoriali libiche, il gommone si è rovesciato ed è affondato. L’allarme è stato dato da alcune barche di pescatori, che hanno incrociato il relitto e prestato i primi soccorsi, prima dell’arrivo della Guardia Costiera di Az Zawiya. A quel punto però sono stati trovati ancora in vita solo sette naufraghi, 6 uomini e una donna. Tra morti e dispersi si contano 120 uomini, 34 donne e 9 bambini, quasi tutti di origine subsahariana.

(Fonti: Ansa,  La Repubblica, La Stampa Avvenire, Liberte Algerie, Libya Observer)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 9 maggio 2017

Il cadavere di un bambino di meno di tre anni è stato portato a Salerno dalla nave Siem Pilot, della flotta di Frontex, arrivata con a bordo 991 migranti (701 uomini, 118 donne e 172 bambini o ragazzi minorenni) tratti in salvo in una serie di operazioni di soccorso nel Canale di Sicilia. Il piccolo era con i genitori su uno dei battelli intercettati in acque internazionali, ad alcune decine di miglia dalla costa libica. I migranti sbarcati provengono da Nord Africa, Pakistan, Bangladesh e dalla regione del Kashmir.

(Fonte: Agenzia Ansa, Avvenire)

Libia-Italia, 11 maggio 2017

Un giovane migrante ucciso in un centro di detenzione dei trafficanti in Libia mentre cercava di difendere la sorella. A denunciare il delitto è stata la ragazza il 16 aprile, subito dopo essere sbarcata a Lampedusa, ma se ne è avuta notizia soltanto l’11 maggio, quando sono stati arrestati dalla polizia di Agrigento il presunto assassino e due suoi complici, tutti nigeriani, che in Libia avrebbero collaborato con i trafficanti nel centro di detenzione, chiamato “Casa Bianca”, nel quale, sotto la minaccia dei kalashnikov, erano segregati i profughi prima dell’imbarco. Le accuse della donna sono state precise: “Ha ucciso mio fratello ed ha usato violenza su di me”, ha detto, riferendosi al giovane nigeriano sbarcato anch’egli a Lampedusa il 16 aprile e indicato come “trafficante” anche da altri migranti. Sulla base di questo racconto è stata aperta un’inchiesta della Procura di Palermo. In base alle accuse, il nigeriano avrebbe commesso l’omicidio insieme a un libico. Gli altri due nigeriani avrebbero a loro volta collaborato con il clan malavitoso compiendo, secondo la polizia, “gravissimi crimini”. “Quei tre nigeriani – ha riferito un altro profugo – picchiavano brutalmente e senza alcun motivo i migranti. Io stesso sono rimasto vittima in più occasioni della loro crudeltà. Una volta mi hanno legato le gambe e picchiato con un bastone nella pianta dei piedi, procurandosmi profonde lesioni e una frattura, tanto da impedirmi di camminare per tre mesi”.

(Fonti: Agenzia Ansa, Repubblica, La Stampa).

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 13/14 maggio 2017

Almeno 20 vittime (7 morti più 13 dispersi) durante le operazioni di soccorso a uno dei quattro gommoni intercettati nel Canale di Sicilia con quaasi 490 migranti a bordo. I quattro battelli, partiti prima dell’alba del giorno 13 maggio, sono stati avvistati quando erano a circa 25 miglia dalla costa libica, a ovest di Tripoli, dalla quale erano salpati. Il primo bilancio, in base al numero dei corpi recuperati, parlava di 7 morti, tutti uomini di giovane età. Solo dopo lo sbarco a Trapani si è appurato, in base alle dichiarazioni rese da alcuni dei superstiti ai funzionari dell’Unhcr, che ci sono almeno altre 13 vittime ed è stato possibile ricostruire le fasi della tragedia. “Quando hanno visto avvicinarsi le unità dei soccorritori – riferisce un rapporto dell’Unhcr, citando le testimonianze raccolte – sul gommone si è creata una grande agitazione. La situazione è diventata incontrollabile e i più deboli ne sono stati travolti. Alcuni sono rimasti soffocati nella calca mentre altri sono caduti in mare ed ora ora risultano dispersi”. Tra i dispersi ci sono un bambino, alcune donne nigeriane, un uomo proveniente dalla Costa d’Avorio e uno dal Bangladesh. I migranti tratti in salvo nelle quattro operazioni di salvataggio risultano 484. Sono intervenute la nave Diciotti e le motovedette Cp 312 e Cp 319 della Guardia Costiera italiana, la Sirio della Marina militare, la Sea Eye, il rimorchiatore d’altura Gagliardo e il mercantile Ohio. Sia i superstiti, sia le 7 salme sono stati presi a bordo della Diciotti.

(Fonte: Repubblica edizione di Palermo, Agenzia Reuters, Agenzia Ansa).     

Marocco-Spagna (Stretto di Gibilterra), 15 maggio 2017

Un morto nel naufragio di un piccola battello pneumatico con 7 migranti subsahariani nello Stretto di Gibilterra. Il gommone era salpato prima dell’alba da Punta Malabata, presso Tangeri, in Marocco, nonostante la navigazione si presentasse difficile a causa del mare grosso e del vento forza sette. L’allarme è scattato verso le 15 quando una Ong marocchina ha comunicato di aver perso ogni contatto con il gruppo. Per le ricerche si sono mobilitati sia la Marina marocchina che il servizio Salvamento Maritimo spagnolo, che ha allertato anche il ferry Maria Dolores, in partenza da Tangeri, e le navi che incrociavano nello stretto. Verso le 18,30 una petroliera ha avvistato il canotto rovesciato ad alcune miglia dalla costa: la salvamar Arcturus ha concentrato le ricerche in quel tratto di mare e prima del tramonto ha recuperato uno dei naufraghi. In serata altri 5 sono stati avvistati e salvati da unità marocchine. Del settimo non si è trovata traccia. Senza esito anche le ricerche condotte il giorno successivo.

(Fonte: La Voz de Cadiz, Salvamento Maritimo, sito Helena Maleno Garzon)

Italia-Francia (Ventimiglia-Cannes), 19 maggio 2017

Un migrante trentenne originario del Mali è stato trovato privo di vita, la sera del 19 maggio, alla stazione di Cannes la Bocca, su un treno, un Ter della Sncf, la società dei trasporti francese, partito da Ventimiglia poche ore prima. La salma è stata scoperta dal personale delle ferrovie durante i lavori di pulizia. Stando alle indagini condotte dalla gendarmeria di Cannes, l’uomo è salito sul convoglio prima di passare la frontiera, nascondendosi nell’angusto locale adibito al quadro elettrico di uno dei vagoni. Già in altre occasioni dei migranti si sono chiusi in questi sgabuzzini per tentare di eludere i controlli al confine, tanto che ormai la polizia li ispeziona quasi regolarmente. In questo caso, non è stato notato ma, stretto in quel piccolo spazio, durante il viaggio deve aver toccato accidentalmente qualche pannello, provocando una forte scarica, che lo ha folgorato. Nessuno si è accorto di nulla fino a quando, nel deposito della stazione di Cannes, gli operai addetti alla manutenzione e alle pulizie serali non lo hanno visto casualmente.

(Fonti: Nice Matin, Agenzia Ansa, Repubblica, Il Secolo XIX).

Italia-Libia (Canale di Sicilia), 19/20 maggio 2017

Trovato un cadavere su un gommone durante le operazioni di soccorso che hanno consentito di salvare 2.021 migranti nel Canale di Sicilia tra la giornata di venerdì 19 e la mattina di sabato 20 maggio. Tra battelli pneumatici e barchini in legno, sono state intercettate 17 imbarcazioni, tutte salpate poche ore prima dalla costa libica. A parte il recupero della vittima, si son resi necessari 7 trasferimenti sanitari d’urgenza a Lampedusa, tra i quali quello di un bambino di appena 45 giorni, effettuati con le motovedette della Guardia Costiera. Alle operazioni hanno preso parte le navi Diciotti e Peluso della Guardia Costiera, la Canarias della Marina spagnola, la Juventa della Ong tedesca Jugend Rettet, la See Fuchs della Ong Sea Ey e due mercantili.

(Fonti: Al Jazeera, Inzummo News, Askanews, Rai News)

Spagna-Marocco (Melilla), 19/21 maggio 2017

Un migrante subsahariano risulta disperso al largo di Melilla in seguito al naufragio di un gommone con 25 persone a bordo. Il battello, salpato poche ore prima dalla vicina costa del Marocco, è affondato all’altezza della località di Aguadù, nella parte nord dell’enclave spagnola. A dare l’allarme è stato un agente della Guardia Civil fuori servizio, che ha notato da terra il natante ormai quasi sgonfio e diversi uomini e donne che cercavano di tenersi a galla nelle acque intorno. L’operazione di soccorso è stata condotta da una motovedetta del gruppo speciale sub della stessa Guardia Civil, che ha recuperato 24 naufraghi, portandoli a riva. Quando i superstiti si sono resi conto e hanno segnalato che mancava uno dei loro compagni, sono subito riprese le ricerche, condotte fino al tramonto e proseguite poi nelle giornate di sabato 20 e domenica 21, ma del giovane disperso non si è trovata traccia.

(Fonte: El Diario de Melilla, edizioni del 19, 20 e 21 maggio)

Libia-Italia (al largo di Sabratha), 19/22 maggio 2017

Oltre 150 dispersi, quasi certamente 156, nel naufragio di un gommone al largo della Libia. Solo 4 i sopravvissuti. E’accaduto venerdì 19 maggio, ma si è saputo soltanto tre giorni dopo, lunedì 22, sulla base di testimonianze raccolte da funzionari dell’Oim e dell’Unhcr tra i 952 migranti sbarcati a Taranto dalla nave Diciotti della Guardia Costiera italiana. A denunciare la tragedia non sono stati i 4 superstiti ma altri profughi soccorsi nel Canale di Sicilia, nella notte tra venerdì e sabato, su un gommone con oltre 130 persone. “Siamo partiti da Sabratha all’alba di venerdì 19 – hanno detto – Verso sera abbiamo incontrato in mare aperto i resti di un gommone affondato. Avvinghiati a quel relitto c’erano quattro giovani uomini, tutti nigeriani, che abbiamo soccorso e preso a bordo. Ci hanno raccontato di essere partiti molte ore prima dalla zona di Tripoli, anche loro con un gommone simile al nostro. Erano in 160. A un certo punto il battello si è afflosciato ed è affondato. Sono tutti finiti in acqua e a poco a poco sono scomparsi. C’erano tra loro molte donne e molti bambini. Alcune ore più tardi il nostro battello è stato intercettato e tutti noi siamo stati salvati”. I funzionari Oim e Unhcr non hanno potuto parlare direttamente con i 4 nigeriani del gommone affondato: subito dopo lo sbarco a Taranto, sono stati avviati ad altri centri di accoglienza. Ora si sta cercando di risalire alla loro identità e al luogo dove sono ospitati. Che ci sia stato un naufragio è indubbio: restano da stabilire le circostanze precise ed evetualmente il numero esatto dei dispersi ma l’indicazione di 160 migranti alla partenza è credibile: rientra nella media delle persone che, specie da qualche mese, i trafficanti costringono a salire sui gommoni, con un sovraccarico spaventoso.

(Fonti: Romandie, Voanews Afrique, Titres Presse, Kijani Info, Bfm Tv, France News, Nioor.fr, Alvinet, Info Seite News, Ufficio Oim Roma)

Libia (costa fra Tripoli e Sabratha), 16-23 maggio 2017

Recuperati dalla Guardia Costiera libica e dalla Mezzaluna Rossa, tra il 16 e il 23 maggio, le salme di 10 migranti trascinati dal mare sulle spiagge libiche, nel tratto di circa 90 chilometri fra Tripoli e Sabratha. In particolare, 4 cadaveri a Tripoli (uno il 16, due il giorno successivo, e 1 il 23); 2 ad Al Mayah il 22 maggio; 3 ad Al Zawiyah (2 il giorno 16 e un altro il 23 maggio); 1 a Sabratha il giorno 16. Nello stesso periodo risultano recuperati dalla Guardia Costiera, in varie operazioni entro le acque territoriali, 1.005 migranti. Nel rapporto quindicinale Maritime Incidents Libyan Coast, pubblicato dall’Oim in collaborazione con la Marina libica, non sono specificate le circostanze della morte della dieci vittime. Non è escluso che ci siano anche dei dispersi.

(Fonte: Maritime Incidents Libyan Coast 12-24 maggio 2017)

Libia-Italia (Canaledi Sicilia), 23 maggio 2017

Ottantadue dispersi nel naufragio di un gommone poche miglia fuori delle acque territoriali libiche. Lo hanno raccontato alcuni superstiti, sbarcati a Crotone il 27 maggio insieme ad altri profughi soccorsi in circostanze diverse. Il battello era partito da Sabratha nella tarda mattina del giorno 23 con 126 migranti provenienti soprattutto dalla Nigeria, dal Ghana, dal Sudan e dal Camerun. Dopo poche ore di navigazione le camere pneumatiche hanno cominciatio a cedere e a sgonfiarsi progressivamente, fino a che il gommone non è stato più in grado di galleggiare. Quasi tutti quelli che erano a bordo sono finiti in mare e molti di loro sono scomparsi in breve tempo. I primi soccorsi sono stati prestati da un peschereccio egiziano che ha incrociato casualmente il relitto ed ha preso a bordo i naufraghi. A quel punto, però, di 82 dei 126 salpati dalla Libia non è stata trovata traccia e risultano ormai dispersi.

(Fonte: Rappporto Unhcr del 30 maggio, La Repubblica, Siciliainformazioni)

Libia-Italia (al largo di Zuwara), 24 maggio 2017

Almeno 34 morti durante le operazioni di soccorso a un barcone stracarico di migranti, circa 30 miglia al largo del porto libico di Zuwara. Si teme che possano esserci anche dei dispersi. Il battello, salpato da Zuwara prima dell’alba, è stato intercettato dalla nave Phoenix, della Ong Moas di Malta, nella tarda mattinata. A bordo c’erano tra 500 e 600 persone, tra cui numerose donne e bambini. Secondo alcune testimonianze addirittura 700/900, di cui 300 ammassate sottocoperta, nella stiva. L’intervento di salvataggio era iniziato da poco quando la barca, forse a causa di un colpo di mare o dello spostamento improvviso di gran parte dei passeggeri su un solo lato, ha avuto uno sbandamento e si è adagiata quasi completamente su un fianco. Per fortuna lo scafo ha riassunto poco dopo l’assetto normale ma il brusco movimento ha gettato in acqua quasi 200 dei migranti che erano a bordo. La Phoenix, dopo aver lanciato l’allarme, ha subito iniziato le operazioni di recupero dei naufraghi. Di lì a poco sono arrivate sul posto anche la nave Fiorillo della Guardia Costiera italiana ed altre unità. Gran parte dei naufraghi sono stati salvati mentre sono stati recuperati e messi al sicuro anche i migranti rimasti sul barcone, ma i corpi di altri 34 flottavano sulle onde ormai privi di vita quando sono stati raggiunti. Quasi un terzo delle vittime, almeno 10, sono bambini. Le ricerche sono proseguite sino al tramonto nel timore che ci siano dei dispersi, non essendo stato possibile stabilire quanti profughi siano caduti in mare al momento del ribaltamento. Nessun altro è stato però ritrovato. Le persone tratte in salvo risultano 593.

(Fonti: Guardia Costiera italiana, Giornale di Sicilia, El Diario, Le Monde, Repubblica, Fatto Quotidiano, Hurriyet Daily News, Libyan Express, Al Jazeera, Ansa, Agenzia Agi)

Libia (Surman), 26 maggio 2017

Recuperato il cadavere di un migrante sul litorale di Surman, una città costiera situata ad ovest di Tripoli tra Zawiya e Zuwara. Ne ha dato notizia il rapporto quindicinale pubblicato dall’ufficio libico dell’Oim in collaborazione con la Guardia Costiera. Non sono state specificate né particolari sul ritrovamente né indicazioni sulle circostanze della morte. Appare evidente tuttavia che deve trattarsi di un migrante vittima di un naufragio avvenuto nelle acque territoriali libiche, come i 10 trovati alcuni giorni prima.

(Fonte: Bollettino Oim e Guardia Costiera del 25 maggio – 7 giugno 2017)

 Libia-Tunisia (Canale di Sicilia), 27 maggio 2017

Trovato il cadavere di una donna nigeriana su un gommone alla deriva, con a bordo 126 migranti, soccorso dalla Guardia Costiera Tunisina. Il battello era salpato due giorni prima dal porto libico di Sabratha e dopo poche ore di navigazione è rimasto in panne per un guasto al motore, quasi senza acqua né cibo. Quando il guardacoste tunisino lo ha intercettato, tutti i migranti a bordo (tra cui 48 donne, un bambino di 5 anni e tre neonati) erano molto provati, tanto che, sbarcati nel porto di Zorzis, è stato necessario affidarli in buona parte alle cure della sezione tunisina di Medici Senza Frontiere o all’ospedale locale. La donna trovata senza vita è morta probabilmete per disidratazione e sfinimento.

(Fonte:Rapporto Unhcr Ginevra del 30 maggio e Repubblica)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 27-29 maggio 2017

Una trentina di vittima (2 cadaveri recuperati e tra 20 e 30 dispersi) nel naufragio di un gommone nel Canale di Sicilia. E’ accaduto intorno al giorno 27 ma la tragedia è stata scoperta soltanto il 29, quando alcuni superstiti la hanno denunciata a funzionari dell’Unhcr, dopo essere sbarcati a Pozzallo. Il battello era salpato presumibilmente dalla zona di Sabratha ed è naufragato dopo poche ore di navigazione, fuori dalle acque territoriali libiche. Quando sono arrivati i primi soccorsi due corpi senza vita flottavano nelle vicinanze del relitto, ma gran parte delle persone finite in acqua erano ormai scomparse

(Fonte: Agenzia Reuters)

Libia (costa a ovest di Tripoli), 30 maggio 2017

Sette migranti morti e 87 superstiti dopo il naufragio di un gommone a poche miglia dalla costa a ovest di Tripoli, all’interno delle acque territoriali libiche. E’ probabile che ci siano anche numerosi dispersi, forse una quarantina. Non sono note le circostanze precise del naufragio. La Guardia Costiera libica, che ha prestato i soccorsi, ha dichiarato che quando una sua motovedetta è arrivata sul posto ha potuto trarre in salvo 87 naufraghi aggrappati al relitto del battello e poi recuperare i 7 corpi che flottavano nelle vicinanze. Non ha precisato quanti migranti fossero a bordo al momento della partenza, avvenuta presumibilmente da uno dei porti a fra Al Mayah e Sabratha e non è dunque possibile stabilire il numero dei dispersi.

(Fonte: Libya Herald)

Niger (deserto del Sahara), 31 maggio – 1 giugno 2017

Quarantaquattro profughi morti di sete nel deserto del Niger mentre tentavano di raggiungere il confine libico. Tra le vittime risultano numerosi i bambini e le donne. Del gruppo iniziale di 50 persone, solo 6 si sono salvate. Stando al rapporto della polizia nigerina, basato sulle testimonianze dei superstiti, il gruppo – formato da migranti in fuga da Niger, Ghana, Guinea, Senegal e dallo stesso Niger – era partito con un camion da Agadez, la piccola città ai margini del Sahara diventata il principale hub di transito dei miganti subsahariani che intendono raggiungere l’Algeria o la Libia. Per arrivare alla frontiera libica ci sono 750 chilometri di deserto: per percorrerli occorrono in genere dai 4 ai 5 giorni. Quasi sempre gli automezzi partono stracarichi di uomini e di donne, ma con scarse scorte di acqua e di cibo. Così è stato anche per questo camion, che un guasto ha bloccato in pieno Sahara, senza la possibilità di chiedere aiuto e senza riserve per resistere a lungo. In breve sono così morti di sete in 44. I migranti superstiti, quasi tutte donne, sono i sei che hanno abbandonato il camion per andare a cercare soccorso a piedi: intercettati da una pattuglia della polizia presso Achegour, uno sperduto villaggio in pieno deserto, hanno dato l’allarme facendo scattare le ricerche. Quando il camion è stato raggiunto, però, sono stati trovati soltanto cadaveri. Secondo il sindaco di Agadez, Rissha Feltou, non è da escludersi che ci siano altre vittime. Nella zona, in questa stagione, la temperatura è costantemente sopra i 40 gradi: impossibile sopravvivere senz’acqua. I sei superstiti sono stati trasferiti al centro medico di Dirkou, sempre in Niger. La notizia, diffusa dal sito nigerino Sahelien, è stata confermata dalla Croce Rossa e poi ripresa dalla stampa internazionale. Negli ultimi mesi la polizia ha trovato e soccorso oltre 40 migranti abbandonati nel Sahara ed è da pensare che ci siano stati anche dei morti. Nel paese, secondo le stime dell’Oim, ci sono attualmente oltre 300 mila migranti in transito.

(Fonti: Agenzia France Press, Al Jazeera, Ansamed, La Voz de Cadiz, Univision Noticias, Daily Mail, Libya Herald, Libyan Express).

Tunisia (Zorzis), 1 e 2 giugno 2017

I corpi senza vita di 6 migranti sono stati portati dal mare sulle spiagge di Zorzis, in Tunisia, non lontano dal confine libico, tra il primo e il 2 giugno. I primi quattro sono affiorati giovedì 1, gli altri due la mattina dopo. Si tratta di 4 donne, di un bambino e un uomo, tutti di origine subsahariana. Vengono presumibilmente dal naufragio di una barca o di un gommone avvenuto poco al di fuori o addirittura all’interno delle acque della Libia, la cui frontiera dista pochi chilometri da Zorzis. A giudicare dalle condizioni di conservazione, dovevano essere in acqua da più di qualche giorno. Non è escluso che si tratti di alcuni dei dispersi del naufragio del gommone da cui sono stati tratti in salvo 80 naufraghi e recuperate sette salme dalla Guardia Costiera di Tripoli.

(Fonte: Africa Time Tunisie)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 3 giugno 2017

Quattro morti su un gommone recuperato la mattina del 3 maggio, primo giorno di operazione della nave Sea Watch 2 ripartita poche ore prima dall’Italia per una nuova missione nel Canale di Sicilia. “Abbiamo preso a bordo 125 persone – ha riferito il portavoce della Ong – Sembrava tutto calmo e sotto controllo. Ci stavamo occupando di alcuni naufraghi bisognosi di cure mediche quando ci siamo resi conto che il fondo dell’imbarcazione si era spezzato e delle persone erano cadute in acqua”. E’ stato a quel punto che sono state scoperti e recuperati i 4 corpi senza vita. Tra le vittime la giovane madre di una bambina di 15 mesi. “Parecchi dei migranti tratti in salvo – specifica ancora la Ong – presentano lesioni e cicatrici sul viso, sui polsi e sulla schiena, in conseguenza, hanno detto, delle torture subite ad opera dei trafficanti”.

(Fonte: Ufficio stampa Sea Watch Ong, Ansa Sicilia)

Libia (Tripoli), 4 giugno 2017

Sette migranti sono morti soffocati nel furgone frigorifero dove li avevano rinchiusi i trafficanti, alla periferia di Tripoli. Altri 23 sono stati salvati dalla polizia. L’automezzo, con le insegne di una società commerciale, era stato lasciato in sosta in un vasto spiazzo sterrato, usato comunemente come parcheggio, almeno due giorni prima, al margine della strada litoranea che conduce a Garabouli, uno dei porti clandestini di imbarco più utilizzati a est della capitale. Proprio questa sosta prolungata, senza che nessuno si sia mai neanche avvicinato all’automezzo, ha insospettito gli agenti del Dipatimento Immigrazione, che hanno deciso di ispezionarlo. Forzato il portellone posteriore, i timori sono stati confermati: all’interno c’erano 23 migranti subsahariani (tra cui 5 giovani donne) ormai quasi asfissiati, molti privi di sensi. Verso il fondo c’erano i 7 cadaveri. Appare scontato che i 30 dovevano essere imbarcati o sistemati in un edificio della zona in attesa di salpare verso l’Italia. Ci devono essere state delle difficoltà o comunque dei ritardi nella partenza, ma i trafficanti non si sono preoccupati che lasciare 30 persone sbarrate in uno spazio così piccolo, con temperature intorno ai 40 gradi, ne avrebbe messo a rischio la vita stessa.

(Fonte: Libyan Express, Agenzia Ansa)

Bulgaria (tra Plovdiv e Sofia), 4 giugno 2017

Nove profughi sono rimasti uccisi in un incidente stradale durante il trasferimento clandestino verso il confine tra la Bulgaria e la Serbia organizzato da una banda di trafficanti con un minibus. Altri 7 sono rimasti feriti. Si tratta di rifugiati fuggiti dalla Siria, dall’Afghanista e dal Pakistan, alcuni dei quali arrivati da mesi in Bulgaria e comunque tutti decisi presumibilmente a raggiungere la Germania o il Nord Europa. Non è noto da quale località bulgara siano partiti. L’incidente è avvenuto tra Plovdiv e Sofia, lungo l’autostrada che conduce alla frontiera settentrionale, nei pressi del villaggio di Pazardzhik. Il minibus – che viaggiava stracarico ed era guidato da un ragazzo bulgaro di appena 16 anni, ovviamente senza licenza di guida e a sua volta rimasto ucciso nell’incidente – è finito in piena velocità contro un albero, ribaltandosi poi al di là della carreggiata.

(Fonte: sito Are You Siryous, notiziario del 5 giugno, Border Monitoring Bulgaria)

Tunisia (Ben Guerdane, campo di Coucha), 7 giugno 2017

Un giovane profugo sudanese, Ahmed Moussa, è morto poche ore dopo il ricovero nell’ospedale di Ben Guerdane. Arrivato da mesi in Tunisia, si era rifugiato nel campo profughi di Coucha, poco lontano dal confine con la Libia, gestito dall’Onu fino al giugno 2013 e poi rimasto pressoché abbandonato a se stesso, con servizi approssimativi e senza un ambulatorio medico regolare, nonostante anche dopo il disimpegno dell’Unhcr abbia continuato ad ospitare numerosi migranti provenienti soprattutto dall’Africa subsahariana ed occidentale. Ahmed Moussa contava probabilmente di riprendere il viaggio verso Tripoli per imbarcarsi poi per l’Europa. Malato, è stato però costretto a restare nel campo, praticamente senza alcuna cura. Soltanto la mattina del 7 giugno, quando aveva quasi perso conoscenza, è stato trasferito nella vicina città di Ben Guardane e affidato ai medici dell’ospedale locale, ma è morto durante la notte.

(Fonte: Al Jazeera, edizione del 17 luglio 2017)

Spagna (Capo Carboneras, Almeira), 9 giugno 2017

Recuperato  in mare il cadavere di un migrante maghrebino all’altezza di Capo Carboneras, nei pressi di Almeira. A dare l’allarme è stato un pescatore che ha segnalato alla Guardia Civil di aver notato un corpo flottare sulle onde a breve distanza dalla Playa de los Muertos. Le ricerche e il successivo recupero sono stati effettuati dal servizio di Salvamento Maritimo con l’Helimer 219 e la salvamar Algenib, che ha preso a bordo la salma, trasferendola nel porto di Endesa, a Carboneras. Poche ore prima, in quel tratto di mare, al largo di Carboneras, il servizio di Salvamento Maritimo e una motovedetta della Guardia Civil avevano prestato soccorso a una piccola barca in difficoltà, portando in salvo 5 migranti (tra cui una donna in stato di gravidanza, trasferita in elicottero all’ospedale di Almeira) mentre un sesto era riuscito a raggiungere la riva a nuovo. Forse anche il maghrebino annegato era a bordo di quella barca.

(Fonte: Rapporto Salvamento Maritimo, El Periodico de Almeira)    

Libia (Zawiya), 9 giugno 2017

Un migrante ucciso e due feriti su un gommone contro cui un gruppo di trafficanti ha aperto il fuoco dopo che la Guardia Costiera di Tripoli lo aveva costretto a invertire la rotta per rientrare in Libia. Ne ha dato notizia l’ammiraglio Ayob Amr Qassim, portavoce della Marina, inviando un messaggio all’Ansa. Il battello era ancora nelle acque territoriali libiche quando è stato intercettato, insieme ad altri quattro e a due pescherecci, da un guardacoste che ha intimato a tutti di puntare verso il porto di Zawiya, ad ovest di Tripoli, scortandoli a distanza. A bordo dei sette natanti c’erano complessivamente oltre 570 persone, incluse numerose donne. Erano ormai ad appena un miglio dalla costa, di fronte a Zawiya, quando dalla riva e soprattutto da due barche in fibra di vetro, che si erano avvicinate velocemente, i gommoni sono stati bersagliati con raffiche di mitra. Tre migranti sono stati colpiti ed uno di loro è morto poco dopo. Subito dopo le due barche si sono allontanate e se ne è persa traccia. La salma è stata sbarcata a Zawiya. Sia la vittima che i feriti sono del Bangladesh.

Accuse alle Ong. Riferendo la notizia della sparatoria, l’ammiraglio Qassim ha rilanciato l’accusa alle Ong di essere in contatto o comunque di favorire i trafficanti. Nel dispaccio all’Ansa ha sostenuto che le navi delle Ong erano in attesa dei battelli poi intercettati dalla Guardia Costiera all’interno o ai margini delle acque territoriali libiche, tanto che i guardacoste sarebbero stati costretti ad intimare di allontanarsi. Ha aggiunto che sarebbero state anche rilevate chiamate wireless mezz’ora prima. In quel tratto di mare erano presenti quattro navi umanitarie: la Prudence di Medici Senza Frontiere e le unità di Openarms, Jugend Rettet e Seawatch.  Tutte hanno ribadito di non aver mai avuto rapporti di alcun tipo con i trafficanti. Medici Senza Frontiere ha aggiunto di aver attuato i soccorsi, come sempre, sotto il Coordinamento della Guardia Costiera italiana e di non aver avuto alcun contatto con la Guardia Costiera libica. L’ammiraglio Qassim, peraltro, non ha specificato di quali Ong si sarebbe trattato.

(Fonti: Ansa, Repubbloca, Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 9-10 giugno 2017

Trovati 3 migranti morti durante 11 operazioni di soccorso (8 gommoni e 3 barchini) condotte nel Canale di Sicilia, a una ventina di miglia dalla costa libica, dalle navi di Medici Senza Frontiere, Jugend Rettet, Openarms e Sea Watch, che hanno salvato complessivamente 1.129 persone. Una delle salme è stata recuperata dalla Prudence, di Medici Senza Frontiere, che ha preso a bordo 726 migranti, tra cui 53 bambini, facendo poi rotta verso Palermo.

(Fonte: Repubblica e Ufficio Stampa Medici Senza Frontiere, Libyan Express)

Libia (Garabouli), 10 giugno 2017

Circa 120 tra morti e dispersi nel naufragio di un gommone al largo della costa libica, a est di Tripoli. Secondo quanto ha riferito il colonnello Fathi al Rayani, comandante della Guardia Costiera del porto di Garabouli, distante circa 60 chilometri dalla capitale, il battello era partito prima dell’alba, proprio dalla zona di Garabouli, già altre volte usata dai trafficanti come base d’imbarco. La tragedia è avvenuta dopo poche ore di navigazione, ad appena 9 chilometri da Garabouli, nelle acque territoriali libiche, in circostanze sconosciute. Nessuno si è accorto di nulla fino a quando un guardacoste non ha intercettato il relitto del natante. A bordo, incastrati tra il fondo e quanto restava delle camere stagne, c’erano 8 cadaveri. Nessuna traccia degli altri naufraghi. Il ritrovamento è stato confermato da un giornalista della France Presse che era sulla motovedetta libica. Tenendo conto delle dimensioni del gommone, il colonnello Al Rayani ritiene che le vittime siano intorno a 120, anche se sono stati recuperati solo 8 corpi.

(Fonte: Libyan Express)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 10-12 giugno 2017

Almeno 52 vittime nel naufragio di un gommone nel Mediterraneo a circa 20 miglia dalla Libia. A riferire la tragedia sono stati altri migranti che erano sullo stesso gommone e che stati tratti in salvo da una delle navi che operano nella zona sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana. Il battello – hanno raccontato i superstiti – era partito dalla costa a ovest di Tripoli con 130 persone a bordo. Dopo alcune miglia ha cominciato a sgonfiarsi e ad imbarcare acqua, fino a quando è affondato. L’equipaggio della nave di soccorso è riuscito a salvare 78 naufraghi. Ne consegue che i dispersi sarebbero 52.

(Fonte: Agenzia Ansa, La Stampa, Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 12 giugno 2017

Otto salme sbarcate a Catania  da una nave della Marina militare svedese della flotta di Frontex per il controllo del Mediterraneo. Si tratta di sei donne e due uomini. A bordo, oltre alle vittime, c’erano 356 migranti tratti in salvo in una serie di operazioni di soccorso condotte tra il 9 e l’11 giugno nel Canale di Sicilia. Le fonti giornalistiche non hanno riferito le circostanze del ritrovamento degli otto corpi.

(Fonte: Agenzia Ansa, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia)

Spagna (70 miglia da Cartagena), 16 giugno 2017

I cadaveri di 5 migranti sono stati trovati su una barca alla deriva in mare aperto, 70 miglia a sud-est di Cartagena. Non è escluso che ci siano anche dei dispersi. Ad avvistare per primo il battello, una imbarcazione medio-piccola in legno, e a dare l’allarme, verso le 10,30, è stato il mercantile maltese Baltic Wave, che ha avvertito la Guardia Costiera spagnola, rimanendo in zona fino all’arrivo dei soccorsi. Dal centro di coordinamento del Salvamento Maritimo di Cartagena sono stati mobilitati un aereo da ricognizione, il Sasemar 101, e la motovedetta Mimosa. Circa due ore dopo, l’aereo ha localizzato con precisione la barca, confermando che a bordo si vedevano i corpi inerti di cinque persone. Verso le 15,30 è arrivata la Mimosa il cui equipaggio, dopo aver constatato che a bordo erano tutti morti, ha deciso di prendere a rimorchio la barca per rientrare prima possibile perché le condizioni meteomarine stavano peggiorando. Le vittime sembrano tutte di origine maghrebina e, a giudicare dalle condizioni delle salme, dovevano essere in mare da diversi giorni. L’ipotesi più accreditata è che il battello sia partito dall’Algeria e che per un qualche motivo abbia perso la rotta o sia rimasto bloccato in mare. E’ probabile che la morte sia stata causata da disidratazione e da un colpo di calore. Date le dimensioni della barca, è presumbile che a bordo non ci fossero solo i cinque migranti trovati morti. Non si hanno elementi tuttavia per stabilire o anche solo ipotizzare il numero degli eventuali dispersi.

(Fonti. La Verad, Cartagena Diario, La Opinion de Murcia, La Voz de Cadiz, Sito online di Salvamento Maritimo).

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 16-19 giugno 2017

Circa 130 morti, molto probabilmente 129, nel naufragio di un gommone assalito da trafficanto di uomini al largo della Libia. A denunciare la strage sono stati due degli unici quattro superstiti, i quali, arrivati a Palermo sulla nave Diciotti della Guardia Costiera, sono stati ascoltati poco dopo lo sbarco da funzionari dell’Oim e dell’Unhcr. Il battello – hanno raccontato i due, entrambi sudanesi – era partito la notte tra giovedì 15 e venerdì 16 dalla costa a ovest di Tripoli con a bordo 133 migranti, in gran parte sudanesi. Dopo alcune ore di navigazione è stato abbordato in mare aperto da un motoscafo di trafficanti armati, che si sono impadroniti del motore fuoribordo. Abbandonato in balia del mare, il gommone ha cominciato a imbarcare acqua, fino a che è affondato. I 130 che erano a bordo sono via via scomparsi, trascinati via dalle correnti. I quattro superstiti (due sudanesi e due nigeriani) sono stati trovati aggrappati al relitto, ormai stremati, da un peschereccio libico, che li ha presi a bordo e poco dopo li ha trasferiti su un altro battello carico di profughi incrociato per caso e che è stato poi intercettato da una delle unità di soccorso che operano nel Canale di Sicilia. La nave Diciotti, infine, li ha sbarcati a Palermo insieme a più di altri mille profughi.

(Fonti: Agenzia Reuters, Ansa, United News of India, Times of Oman, Repubblica)

Libia Italia (Canale di Sicilia), 16-22 giugno 2017

Più di 90 vittime, nel week end tra il 16 e il 18 giugno, in due naufragi avvenuti nelle stesse acque di quello del gommone con appena 4 superstiti su 133. Nel primo i migranti morti sono almeno 85, nel secondo 7, per un totale di 92. Lo hanno appurato funzionari dell’Unhcr parlando con alcuni dei sopravvissuti, sbarcati a Messina e a Palermo: il rapporto è stato reso noto il 20, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Entrambi i battelli naufragati erano partiti dalla stessa località del primo gommone, a ovest di Tripoli.

La barca con 85 vittime. Salpato in piena notte tra il 15 e il 16 giugno, il natante ha fatto solo poche miglia. I testimoni hanno raccontato che dopo le prime ore di navigazione lo scafo si è spezzato in due, affondando poi rapidamente e trascinando sul fondo almeno 85 tra uomini e donne. Molte delle vittime erano famiglie intere, con numerosi bambini. In maggioranza erano siriani o migranti fuggiti dall’Africa settentrionale. A quanto pare non ci sono stati soccorsi immediati perché la tragedia è stata tanto rapida da non riuscire nemmeno a chiedere aiuto.

Secondo naufragio: almeno 7 vittime. Questa tragedia è stata scoperta per ultima, quando i superstiti sono sbarcati a Messina il giorno 19 ma, a quanto pare, è la prima delle tre registrate nel week end. Il battello era partito il 14. Ha fatto qualche miglio e poi è affondato, probabilmente per un’avaria allo scafo e il sovraccarico. I superstiti parlano di 7 morti, tra i quali il marito di una donna nigeriana in avanzato stato di gravidanza. Probabilmete ci sono anche dei dispersi, ma non è stato possibile appurarne il numero, sia pure approssimativo.

Trovati 4 cadaveri. Tra il 20 e il 22 giugno, quattro corpi senza vita che flottavano al largo della Libia, in acque internazionali, sono stati trovati da navi delle Ong impegnate nelle operazioni di soccorso nel Canale di Sicilia. I primi due li ha avvistati, a breve distanza l’uno dall’altro, l’equipaggio della Golfo Azzurro, l’unità della Ong tedesca Jugend Rettet, il giorno 20. L’indomani la stessa nave ha recuperato un altro corpo. L’ultimo, quello di una giovane donna, è stato invece preso a bordo dalla Sea Watch. Tutto lascia presupporre che si tratti di vittime dei naufragi avvenuti in quelle acque nel week end del 18 giugno, con un totale di oltre 220 vittime. Stando all’esame medico, infatti, quei cadaveri erano probabilmente in acqua da almeno tre giorni.

(Fonte: Repubblica, Ufficio stampa Iugend Rettet e Sea Watch)

Libia (costa da Garabouli a Zwara), 23 giugno 2017

Trovati sul litorale o recuperati in mare  67 cadaveri di migranti nell’arco di costa che va da Garabouli, circa 70 chilometri a est di Tripoli, fino a Zwara, 90 chilometri a ovest. Lo riferisce il rapporto quindicinale 8-21 giugno della sezione Oim Libia pubblicato in collaborazione con la Guardia Costiera. Una decina (8 trovati sul relitto di un gommone il 10 giugno e 2 recuperati il 12) sono certamente riconducibili al naufragio con almeno 120 vittime, segnalato dal colonnello Fathi al Rayani il 10 giugno nelle acque di Garabouli e già inserito in questo dossier. Di tutti gli altri 57 non sono state rese note le circostanze della morte: nel rapporto sono indicate solo la località e la data del ritrovamento. In particolare, da est verso ovest:

– Costa a est di Tripoli. 18 corpi a Garabouli il giorno 21; 14 a Tajoura (9 il giorno 18 e 5 il giorno 21), circa 35 chilometri da Garabouli. Non risultano migranti recuperati in mare. Non sono stati resi noti elementi precisi, ma non si può escludere che anche queste 32 vittime siano ricollegabili alla tragedia del giorno 10.

 – Costa a ovest di Tripoli. 3 a Janzur il 15 giugno; 19  recuperati ad Az Zawiya (4 il giorno 13 e 8 il giorno 16 insieme a 775 migranti intercettati in varie operazioni; 7 il giorno 18 insieme a 123 bloccati su un gommone); 3 a Sabratha (1 il 13 giugno e gli altri 2 il 17 giugno). Totale costa occidentale: 25.

(Fonte: Rapporto Maritime Incidents Libyan Coast 8-21 giugno).

Serbia (Sid-Belgrado), 24 giugno 2017

Un giovane profugo afghano è morto nei pressi di Belgrado gettandosi dal camion dove era salito di nascosto per cercare di passare il confine con la Croazia. Si chiamava Ashraf Jabarkhail ed aveva poco più di vent’anni. Un suo compagno è rimasto gravemente ferito. I due ragazzi erano alloggiati nel campo di Adasevci, un villaggio vicino al comune di Sid, distretto di Sirmia, in Voivodina, a pochi chilometri dalla frontiera. Dopo mesi di attesa, in condizioni di estrema precarietà e disperando ormai di poter ottenere un visto di ingresso regolare come rifugiati in Europa, hanno deciso di tentare di superare clandestinamente il vicino posto di polizia frontaliero, nascondendosi di notte nel retro di un Tir fermo in una stazione di servizio, convinti che fosse diretto verso il confine. Solo dopo circa un’ora di viaggio si sono accorti che in realtà quel Tir non andava alla frontiera ma in direzione opposta, verso Belgrado. Hanno deciso allora di saltare in corsa, ma sono finiti sotto le ruote. Ashraf Jabarkhail è morto sul colpo; il suo compagno è stato ricoverato all’ospedale di Blegrado con gravi ferite.

(Fonte: No Borders Serbia edizione 26 giugno; Are You Syrious 30 giugno)

Niger (deserto del Sahara verso la Libia), 25/27 giugno 2017

Morti di sete e di stenti 52 migranti, in pieno Sahara, mentre cercavano di raggiungere la Libia dal Niger. Lo ha riferito il 27 giugno un rapporto dell’Oim da Dakar, riportando le testimonianze dei compagni sopravvissuti delle vittime. Il gruppo era partito da Agadez, presumibilmente due o tre giorni prima della scoperta della strage. In tutto, 75 persone, provenienti in gran parte da Gambia, Costa d’Avorio, Nigeria e Senegal, ammassate su tre pick-up di una banda di trafficanti. Puntavano sulla frontiera libica, verso Sabha, distante circa 800 chilometri. Lungo il tragitto i trafficanti li hanno abbandonati nel deserto, senz’acqua e senza cibo. Ventiquattro di loro, che si erano mossi a piedi per cercare aiuto, sono stati trovati per caso domenica 25 giugno, quando erano ormai allo stremo: uno in particolare, era privo di conoscenza ed è morto poco dopo. Sono stati loro a denunciare che erano partiti da Agadez in 75 e che 51 loro compagni erano rimasti indietro, in un punto imprecisato del deserto: quando la polizia li ha rintracciati, di lì a qualche ora, erano ormai tutti morti. Le vittime risultano così 52. La ricostruzione della tragedia è stata confermata da Fatoum Boudu, prefetto della regione di Bilma, nel nord del Niger e dal giornale Air Info, di Agadez. Le salme sono state sepolte dalla polizia con l’aiuto della popolazione locale.

(Fonti: Agenzia Ansa, Repubblica, Avvenire, il Fatto Quotidiano, Liberte Algerie, Sito Oim)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 26/27 giugno 2017

Un bimbo appena nato è morto poco dopo essere stato soccorso insieme alla madre al largo della Libia. Il piccino era venuto alla luce sul barcone su cui la mamma, in avanzato stato di gravidanza, era salita insieme ad altre decine di migranti sulla costa a ovest di Tripoli. Poche ore di navigazione ed è cominciato il travaglio. Il parto è avvenuto sul barcone stesso, intercettato nel frattempo dal pattugliatore Foscari, della Guardia Costiera. Sia il piccolo che la madre sono stati subito soccorsi a portati a bordo dell’unità militare ma il neonato non ce l’ha fatta a sopravvivere.

(Fonte: Repubblica)

Libia (Ghout Al Ruman, Tripoli), 29 giugno 2017

I corpi senza vita di 24 migranti sono stati trovati spiaggiati o flottanti a poche decine di metri dalla riva sul litorale di Ghout al Ruman, un sobborgo a est di Tripoli, non lontano dalla città portuale di Tajoura. Ne ha dato notizia la Commissione internazionale della Mezzaluna Rossa, intervenuta sul posto dopo le segnalazioni ricevute dal dipartimento di polizia di Tajoura. Le salme sono state recuperate nell’arco della giornata dal personale della stessa Mezzaluna Rossa e trasferite al Centro Medico di Tripoli. Tutto lascia credere che siano le vittime di un naufragio rimasto sconosciuto fino a quando i cadaveri dei naufraghi. non sono cominciati ad affiorare. Dato il numero di migranti che gli scafisti costringono mediamente a salire sui gommoni o sui battelli in legno, c’è da credere che ci siano anche decine di dispersi, ma non sono state comunicate notizie in proposito: né dalla Mezzaluna Rossa, né dalla polizia, né dalla Guarda Costiera libica.

(Fonte: Libyan Express)

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 26/30 giugno 2017

Almeno 60 migranti dispersi in mare dopo che il loro gommone si è rovesciato ed è affondato al largo della Libia. Lo hanno raccontato alcuni degli 80 superstiti del naufragio, sbarcati la mattina del 30 giugno a Brindisi, insieme ad altri 322 richiedenti asilo, dal cacciatorpediniere Echo, della Royal Navy britannica, aggregato alla flotta di Frontex nel Canale di Sicilia. Il battello – hanno riferito i naufraghi sopravvissuti ad  alcuni funzionari dell’Oim – era salpato la mattina di lunedì 26 giugno, verso le 7,30, da Sabratha, a ovest di Tripoli, con oltre 140 persone a bordo, tutte di origine subsahariana. Dopo cinque o sei ore di navigazione, le camere stagne hanno cominciato a sgonfiarsi e lo scafo ha ceduto, capovolgendosi. Molti migranti, tra cui diverse donne, sono annegati subito, altri sono riusciti ad aggrapparsi al relitto, rimanendo a galla fino a quando, dopo il tramonto, sono stati salvati da una unità di soccorso. “Una nave bianca, con personale che parlava tedesco”, hanno riferito. A quel punto, però, già 60 dei profughi saliti a bordo alla partenza erano scomparsi tra le onde. Qualche ora più tardi gli 80 superstiti sono stati trasferiti sul caccia britannico, che la mattina del 30 giugno è arrivato nel porto di Brindisi, dove il personale Oim ha raccolto la denuncia della tragedia.

(Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, Repubblica, Tg-4)

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