Solidarietà con le Ong messe sotto accusa da Frontex

L’Agenzia europea per le frontiere, Frontex, ha accusato le organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo di collusione con i trafficanti di esseri umani o, quanto meno, di favorire e incentivare, con le navi di soccorso dislocate poche miglia fuori dalle acque territoriali libiche, il mercato di morte di cui sono vittime i profughi e i migranti che, in fuga dall’Africa e dal Medio Oriente, cercano la salvezza in Europa. E’ quanto si legge in alcuni rapporti “confidenziali” scoperti e pubblicati dal Financial Times. La realtà è esattamente l’opposto di quanto contesta Frontex: l’opera della flottiglia delle Ong è una delle più alte e concrete dimostrazioni di solidarietà nella catastrofe umanitaria di cui è teatro il Mediterraneo. Il Comitato Nuovi Desaparecidos si è schierato al fianco di tutte le Ong poste sotto accusa.

Solidarietà con le Ong messe sotto accusa da Frontex
Il Financial Times riporta elementi di informazione secondo cui l’Agenzia europea per le frontiere esterne, Frontex, sosterrebbe che le Ong attive nel salvataggio di migranti e richiedenti asilo nel Mediterraneo agiscono in collusione con i trafficanti di esseri umani.
Se confermate, tali gravissime valutazioni costituirebbero un ribaltamento della realtà: il diretto intervento umanitario delle Ong nel Mediterraneo è infatti l’unico attualmente possibile nel tentativo di salvare migliaia di vite che le politiche messe in atto da Ue e Nato (non dimentichiamo che la Turchia fa parte di quest’ultima) costringono ad affidarsi alla criminalità organizzata , i cui proventi, tra l’altro, vanno paradossalmente anche a sostegno delle attività del terrorismo islamico.

Tale intervento umanitario dimostra che esiste nella società civile europea una decisa indisponibilità a piegarsi all’articolato sistema di accordi bilaterali e multilaterali, come i cosiddetti Processi di Rabat e di Khartoum, di leggi nazionali, e di operazioni anche omissive a carico delle forze armate e di polizia, istituito da parte degli Stati membri dell’Unione europea, di quest’ultima e della stessa Nato, con finalità di deterrenza dei flussi migratori, ovverossia di esternalizzazione sempre più a sud delle frontiere, fino a condannare all’invisibilità la sorte di richiedenti asilo e migranti, di massimizzazione del numero dei morti in itinere e imprigionamento nei lager che si stanno approntando per coloro che riescono, malgrado tutto, a sopravvivere.

Il comportamento che Frontex appare condannare come illegittimo è in realtà l’unico legittimo e rispettoso del tradizionale Diritto del Mare oltre che della complessa normativa in materia di diritti umani e di diritto umanitario resa cogente da convenzioni universalmente accettate dalla Comunità internazionale.
Esso esprime l’indignazione dei settori più consapevoli della società civile europea di fronte ad una situazione sia giuridica che fattuale, che cerca di riproporre su scala continentale le politiche a suo tempo perseguite nei territori occupati dal nazifascismo nei confronti di ebrei, rom, omosessuali, comunisti ecc, con la complicità del silenzio della stampa e di una maggioranza altrettanto silenziosa, che nuovamente oggi cerca per quanto possibile di non vedere.

Il Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, esprime la propria solidarietà alle Ong paradossalmente sotto accusa per pratiche di disobbedienza civile, l’unica accettabile di fronte alla “invalidità del diritto intollerabilmente ingiusto”, secondo la formula di Radbruch, posta come noto nella Germania del II dopoguerra a base giuridica per la condanna individuale dei comportamenti verificatisi sotto il nazismo.

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