Verità e giustizia sulla strage di Melilla-Nador

Il Comitato Nuovi Desaparecidos ha aderito alla campagna per chiedere verità e giustizia, attraverso una inchiesta internazionale, sulla tragedia di Melilla-Nador, in Marocco, costata la vita ad almeno 37 profughi subsahariani nel  tentativo di entrare in Europa attraverso l’enclave spagnola. Trentasette giovani morti nella calca che si è creata ai piedi del vallo di confine, a causa della feroce reazione delle forze di sicurezza marocchine e almeno in parte spagnole, precipitando dalle altissime barriere del vallo o, ancora – come denunciano i video diffusi da alcune Ong, poi rilanciati dai principali media spagnoli – lasciati agonizzare per ore, a terra, senza ricevere alcuna assistenza, nel centro di raccolta di Nador, dove erano stati portati dalla polizia dopo gli scontri.

Si tratta di un massacro che è conseguenza diretta della politica di chiusura totale e di esternalizzazione delle frontiere adottata dall’Unione Europea. L’operazione di verità e giustizia insita nella necessità assoluta di una inchiesta internazionale, oltre a individuare i responsabili diretti di quanto è accaduto prima, durante e dopo il tentativo di forzare in massa il vallo di Melilla, mira proprio a chiedere conto anche di questa politica di respingimento, con ogni mezzo e a qualsiasi costo, che – in contrasto con il diritto e le convenzioni internazionali e della stessa Ue sui diritti umani e in materia di tutela, asilo e accoglienza – viene ormai da anni sistematicamente adottata contro i disperati che, in fuga da situazioni di crisi estreme, bussano alle porte della Fortezza Europa.

Sono sintomatiche e quanto mai gravi, a questo proposito, le dichiarazioni del premier spagnolo Pedro Sanchez il quale, il giorno stesso della strage, ha ringraziato le autorità marocchine della grande collaborazione offerta per fermare i profughi che stavano tentando di entrare a Melilla. Quanto mai gravi, ma perfettamente in linea con le dichiarazioni analoghe rilasciate a suo tempo dalla presidente della commissione europea Ursula von der Leyen a proposito dei feroci respingimenti effettuati dalla Grecia nell’Egeo e sul confine terrestre dell’Evros. O con quelle di Giuseppe Conte prima e di Mario Draghi dopo, nella loro qualità di capi del governo italiano, in relazione ai blocchi in mare (con la conseguente deportazione di migliaia di profughi/migranti in centri di detenzione lager) effettuati dalla Libia, sulle rotte del Mediterraneo centrale, con la Guardia Costiera di Tripoli, attrezzata e addestrata dall’Italia stessa. Si direbbe la difesa a oltranza di una politica di morte. La strage di Melilla, infatti, è solo l’ultimo, terribile anello di una catena che finora, dall’inizio dell’anno, conta 1.560 vite spezzate sulle vie di fuga verso l’Europa.

La campagna è stata promossa da Association marocaine des droits Humains (Amdh), Association d’aide aux migrants en situation de vulnerabilité Ma roc (Amsv), Attac Cadtm Maroc, Caminando Fronteras Espagne, Conseil des migrants subsahariens au Maroc (Cmsm), Euromed Droits Europe, Alternatives Espaces Citoyens Niger, da Maroc, Alarm Phone Europe.

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