Un cimitero chiamato Mediterraneo: 2021, seconda parte

Sono 1.526, nei primi sei mesi del 2021, i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa: 51 lungo le “vie di terra” (in Africa, in Turchia o nei Balcani) e 1.475 nel Mediterraneo o nell’Atlantico. Oltre il doppio dei 687 registrati nello stesso periodo dello scorso anno: per l’esattezza, 839 in più, pari al 118 per cento circa. E’ il resoconto di una strage che continua a spezzare ogni giorno giovani vite nella pressoché totale indifferenza della comunità internazionale. In particolare dell’Italia e dell’Europa. La rotta più pericolosa si conferma quella del Mediterraneo centrale, verso l’Italia e Malta, con 748 vittime e un tasso di mortalità di 1 ogni 27,5 migranti arrivati. In quella verso la Spagna, nel Mediterraneo Occidentale o in Atlantico, se ne registrano 723 (1 ogni 30 sbarchi), ma è un dato ampiamente sottostimato, perché non tiene conto di almeno 11 barche, con a bordo complessivamente poco più di 500 persone, di cui si ignora la sorte. In mancanza di notizie certe su eventuali naufragi o su possibili rientri sulla costa africana, questi desaparecidos non sono stati inseriti nel censimento delle vittime: si stanno cercando dei riscontri, ma ad ogni giorno che passa si affievolisce la speranza di saperne qualcosa e più ancora di trovarli in vita. Nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, dove si registra l’indice più basso di vittime, sono in atto respingimenti illegali e violenti, spesso anche contro profughi già entrati nelle acque territoriali greche o addirittura già sbarcati in una delle isole egee: caricati di forza su zattere pneumatiche di salvataggio, vengono rimorchiati al largo e poi abbandonati nelle acque turche. Secondo varie Ong che operano alla frontiera greco-turca, dal marzo 2020 a oggi almeno 15 mila persone avrebbero subito questo evidente sopruso. Nel 2020 le vittime a fine anno sono risultate in tutto 2.416, più del triplo dei primi sei mesi. Se questo trend di crescita verrà confermato anche quest’anno, il 2021 risulterà uno degli anni più terribili dal 2015, superato solo dal massacro del 2016 con 5.822 vittime.

 

 

Libia (Gharyan), 1 luglio 2021

Due migranti sudanesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco durante un tentativo di fuga dal centro di detenzione di Gharyan, circa 120 chilometri a sud est di Tripoli, un campo dove già in passato diversi prigionieri hanno trovato la morte sotto le raffiche dei miliziani di guardia. La notizia – specificando che il duplice omicidio è avvenuto nel mese di aprile – è stata data dal quotidiano Domani nell’edizione del primo luglio, nel contesto di un servizio di Sara Creta sulla esplosione di un deposito di armi e munizioni attiguo alla prigione, avvenuta la sera del 20 giugno. Come fonte si cita un documento di cui Domani ha potuto prendere visione e nel quale, dopo aver riferito che “le condizioni a Gharyan sono brutali”, si specifica testualmente: “Un tentativo di fuga, lo scorso aprile, è costato la vita a due sudanesi, morti con un colpo alla testa”. Anche per l’esplosione di cui tratta il servizio ci sarebbero stati morti e feriti, perché uno dei grossi locali di detenzione si troverebbe a pochi metri dalla polveriera saltata in aria. Foto satellitari di Maxar Technologies acquisite da Domani confermano la forte esplosione. E pochi giorni prima, tra l’altro, erano arrivati nel centro numerosi migranti bloccati nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica. Dopo l’esplosione, inoltre, ci sarebbe stato un nuovo tentativo di fuga da parte di numerosi detenuti (pare almeno duecento), poi rintracciati e catturati di nuovo nel circondario. Le autorità libiche (che inizialmente non hanno fatto parola della polveriera esplosa) negano che ci siano state vittime o feriti per la deflagrazione e l’incendio che ne è scaturito. Da fonti mediche dell’ospedale di Gharyan, sentite da Domani, tuttavia, risultano almeno tre ricoverati in ospedale, ma con ferite di arma da fuoco e non con fratture o lesioni compatibili con la violenza dello scoppio. E’ verosimile, dunque, che si tratti di vittime della “caccia” condotta dai miliziani per rintracciare i fuggiaschi. Di feriti provocati dall’esplosione, inoltre, ha parlato anche uno dei migranti fuggiti, con cui Domani è entrato in contatto.

(Fonte: Domani edizione del primo luglio, sito web Sara Creta)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 1 luglio 2021

Otto migranti subsahariani sono morti in un naufragio al largo delle coste tunisine. Tredici i superstiti. Houcemaddine Jbabli, portavoce della direzione generale della Guardia Nazionale, che ha reso nota la notizia, non ha specificato se ci siano anche dei dispersi. La barca era partita la notte tra mercoledì 30 giugno e giovedì primo luglio, facendo rotta verso Lampedusa. Non sono note le circostanze precise della tragedia. Le autorità tunisine si sono limitate a riferiore che unità della Guardia Costiera di Sfax hanno recuperato 13 naufraghi ancoa in vita e otto cadaveri. Le operazioni di ricerca sono proseguite per tutta la giornata di giovedì ma senza alcun esito. Sempre giovedì primo luglio la Guardia Cstiera ha comunicato che, nello stesso tratto di mare dove è avvenuto il naufragio, ha intercettato e prestato soccorso a un’altra barca con 33 migranti partita dalla costa di Sidi Mansour, meno di dieci chilometri a nord est di Sfax.

(Fonte: La Presse, Ansamed)

Algeria-Spagna (Cherchell), 1 luglio 2021

Undici migranti morti in un naufragio al largo delle coste Algerine. Non ci sono superstiti. La barca, un piccolo scafo in legno, era partita la sera prima dalla zona di Cherchell, nella provincia di Tipasa, circa 90 chilometri a ovest di Algeri, per far rotta presumibilmente verso la regione di Murcia o le Baleari, come quasi tutte le imbarcazioni di harraga che salpano da questo tratto di costa algerina. Da quel momento se ne sono perse le tracce. Nessuna comunicazione da parte delle autorità di Algeri o di Orano. Il 6 luglio la Ong spagnola Caminando Fronteras ha poi avuto conferma del naufragio e ne ha comunicato la notizia sul suo sito web alle 10,52. “Ci è stato appena confermato – si legge nella breve nota – che il primo luglio 2021 c’è stato un naufragio al largo di Cherchell, Algeria. C’erano 11 persone a bordo. Nessun sopravvissuto. I corpi cominciano ad essere trovati sulla costa. Le tragedie non si fermano su questa rotta di cui nessuno parla”.

(Fonte: sito web Heroes del Mar, ore 10,52 del 6 luglio)

Libia (Bani Walid), 2 luglio 2021

Un migrante egiziano è morto per le torture e i maltrattamenti subiti in un centro di detenzione di trafficanti nella zona di Bani Walid, circa 180 chilometri a sud est di Tripoli. L’omicidio è venuto alla luce il 2 luglio, quando la polizia ha intercettato e soccorso, alla periferia della città, 52 migranti, quasi tutti egiziani, che erano riusciti a sfuggire al controllo delle guardie del campo. Condotti al sicuro e assistiti dell’equipe di Medici Senza Frontiere presente nell’ospedale di Bani Walid, i fuggiaschi hanno raccontato di essere stati sequestrati diversi giorni prima, mentre tentavano di raggiungere Tripoli. Rinchiusi in una struttura adibita a prigione vigilata da miliziani armati, i carcerieri li hanno sottoposti a continue angherie e violenze per costringerli a pagare un riscatto per il rilascio e uno di loro, appunto, non ce l’ha fatta a resistere. Sulla base delle loro indicazioni, la Direzione delle forze di sicurezza ha aperto un’inchiesta per risalire alla banda di trafficanti e alla loro base. I 52 migranti, dopo le cure mediche, sono stati affidati per l’assistenza e le prime necessità alla Fondazione Casa Sicura.

(Fonte: Libya Observer)

Algeria-Spagna (Sidi Abderrahmane – Murcia), 2 luglio 2021

Dodici migranti morti nel naufragio di una piccola barca in legno al largo dell’Algeria. C’è un solo superstite, un ragazzo poco più che ventenne, Redouane Khelafi: salvato da alcuni pescatori, è stato lui, con la sua testimonianza, a ricostruire la tragedia per il quotidiano Liberte Algerie. La barca è partita prima dell’alba di venerdì 2 luglio da una spiaggia di Ain Hamadi, nel comune di Sidi Abderrahmane, 250 chilometri a ovest di Algeri e poco più di 200 a est di Orano. Da questo tratto di litorale i battelli degli harraga puntano in genere verso la regione di Murcia e Cartagena. Redouane Khelafi era con suo cugino e un amico, tutti di Ouled Fares, un villaggio rurale distante una sessantina di chilometri dalla costa, nella provincia di Settat. Dalla stessa provincia, sia pure da villaggi diversi, venivano anche gli altri 10 giovani harraga. In attesa della partenza i trafficanti li hanno nascosti in un capannone vicino alla spiaggia. “Ci sono venuti a prendere verso le 3 del mattino – ha raccontato Redouana – Con noi 13 a bordo, la barca era stracarica. Qualcuno piangeva, altri pregavano. Presto le luci della costa sono scomparse dietro di noi. Si sentiva solo il runore del motore. Era assordante. Dopo circa due ore di navigazione, quando dovevamo essere a circa 20 chilometri dalla riva, ci ha incrociato a brevissima distanza una grossa nave, che ha provocato una serie di violene onde di scia. E’ stata la fine”. La nave, passata a poche decine di metri, nel buio, non deve essersi nemmeno accorta della barca e ha proseguito la rotta. Le onde hanno investito in pieno il piccolo scafo, che si è rovesciato. I tredici ragazzi a bordo, si sono subito persi di vista nell’oscurità. “Si sentivano urla e pianti, ma non si vedeva nessuno”, ha detto Redouane, che è riuscito a tenersi a galla aggrappato a una tanica vuota come galleggiante, lottando con tutte le sue forze fino alle 5 del pomeriggio, quando è stato avvistato da alcuni pescatori che avevano gettato le reti nella zona e lo hanno tratto in salvo. Nessuna traccia degli altri 12 naufraghi.

(Fonte: Liberte Algerie) 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 2-3 luglio 2021

I corpi senza vita di 14 migranti (tra cui un bambino e una donna) sono affiorati sul litorale di Zawiya (meno di 50 chilometri a ovest di Tripoli) tra il 2 e il 3 luglio. Le operazioni di recupero si sono protratte fino alle prime ore di sabato 3. Tutti i 14 cadaveri sono stati avvistati in mare, a breve distanza dalla riva. I primi quattro nella zona di Rabs Al Harasha, altri 3 all’altezza della centrale elettrica, poi due in serata ancora ad Al Harasha e infine gli ultimi 5. L’allarme è stato dato da alcuni abitanti del posto, che hanno avvertito la polizia. Poco dopo, per le operazioni di recupero, sono intervenute alcune squadre della Mezzaluna Rossa. A giudicare dallo stato di conservazione, le salme non devono essere rimaste molto a lungo in mare. Su disposizione della magistratura sono state trasferite all’obitorio dell’ospedale di Zawiya per le procedure di legge prima dell’inumazione. Non è stato possibile identificarne nessuna, né stabilirne la provenienza. Un numero così elevato di cadaveri affiorati nello stesso luogo e quasi contemporaneamnete fa ritenere comunque che provengano da un ennesima naufragio fantasma, avvenuto poco al largo della costa di Zawiya, che è uno dei principali punti d’imbarco dei migranti usato dagli scafisti sulla rotta per Lampedusa. Sembra scontato, dunque, che, oltre a queste 14 vittime, ci siano numerosi dispersi. Sono state disposte perlustrazioni alla ricerca di eventuali altri cadaveri in mare.

(Fonte: Safa Msehli Iom Ginevra, La Repubblica, La Stampa, Migrant Rescue Watch, Libya Observer, Libyan Red Crescent, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Alarm Phone)

Libia-Tunisia-Italia (Zuwara-Zarzis-Lampedusa), 3 luglio 2021

Almeno 43 vittime, di fronte alle coste tunisine, nel naufragio di un barcone carico di quasi 130 migranti diretto verso Lampedusa dopo essere partito, tra il 2 e il 3 luglio, da una spiaggia di Zuwara, in Libia, circa 140 chilometri a ovest di Tripoli e poche decine dal confine con la Tunisia. Stando alle notizie diffuse dalla Mezzaluna Rossa e dalle autorità tunisine, la tragedia sarebbe stata provocata dalle condizioni meteomarine avverse e dal sovraccarico, che già di per sé rendeva instabile lo scafo. Pressoché ingovernabile, dopo essere andato alla deriva, con vento forte e onde violente, il natante si è rovesciato ed è affondato rapidamente, all’altezza di Zarzis, meno di 150 chilometri a nord ovest di Zuwara, nella prima mattina di sabato 3. Alcuni pescatori e le unità della Marina accorse da Zarzis hanno recuperato 84 naufraghi ma, tenendo conto del numero delle persone a bordo, non meno di altri 43 risultano annegati o dispersi. I superstiti sono stati sbarcati a Zarzis: vengono in prevalenza da Egitto, Sudan, Eritrea e Bangladesh. E’ in base alle loro indicazioni che si è appurato il numero delle vittime.

(Fonte: Reuters, Mezzaluna Rossa Tunisia, Tap News Agency, Avvenire, Triesteprima, Udine Today, Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera, Hurriyet Daily News)

Marocco-Spagna (Valencia), 3 luglio 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è stato recuperato in mare circa dieci miglia a sud del porto di Valencia: tutto lascia credere che si tratti dei resti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Spagna dal Marocco. A dare l’allarme, nelle prime ore del mattino, è stato un peschereccio spagnolo, che ha avvertito la base del Servizio Marittimo della Guardia Civil. Una squadra di sommozzatori del Geas ha poi provveduto al recupero, completato poco prima di mezzogiorno, quando la salma è stata sbarcata nel porto di Valencia. L’avanzato stato di decomposizione dimostra che la morte è avvenuta molti giorni prima dell’avvistamento. Proprio questo è uno dei fattori che hanno indotto a ritenere che si tratti di un migrante che deve essersi avventurato nel Mare di Alboran, magari con un piccolo battello o addirittura un kayack, come si è verificato spesso nei primi mesi del 2021. Le condizioni del corpo non hanno permesso nemmeno di stabilire l’età presumibile della vittima. E’ stata comunque disposta un’autopsia, affidata all’Istituto di medicina legale di Valencia.

(Fonte: La Provincia, Europa Press)  

Libia (Gargaresh), 3 luglio 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato a breve distanza dalla riva sul litorale di Gargaresh, un villaggio dei sobborghi di Tripoli, distante poco più di dieci chilometri dal centro. Recuperato da una unità di soccorso della Marina, è stato identificato come un giovane proveniente dal Niger, di nome Mohamed Ole Tunku, poco più che ventenne. Si ritiene che sia annegato in quelle stesse acque non molto tempo prima del ritrovamento ma la polizia non ha fornito particolari sulle circostanze della morte: il dispaccio del sito Migrant Rescue Watch, che ha riferito la notizia il 5 luglio, si limita a parlare delle operazioni di recupero, avvenute due giorni prima. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia (Zawiya), 3-4 luglio 2021

I corpi senza vita di 7 migranti di origine subsahariana sono stati scoperti dalla polizia in una fattoria in località Koula, nei sobborghi di Zawiya. Non sono stati trovati elementi utili per poterli identificare, ma si ritiene che potrebbero essere vittime di una organizzazione di trafficanti: giovani sequestrati e poi morti durante la prigionia. E’ noto, del resto, che proprio Zawiya è una delle principali basi d’imbarco usate dai trafficanti nella rotta del Mediterraneo centrale. Le autorità libiche, tuttavia, non hanno fornito particolari sulla vicenda, venuta alla luce soltanto grazie a un breve dispaccio pubblicato il 4 luglio da Migrant Rescue Watch, il sito semi ufficiale della Guardia Costiera e della polizia di Tripoli. Il recupero delle salme è stato effettuato durante la notte fra il 3 e il 4 luglio da una squadra della Mezzaluna Rossa, che le ha trasferite presso l’obitorio dell’ospedaledi Zawiya in attesa dell’autopsia e delle procedure per l’inunmazione.

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 4-5 luglio 2021

Almeno 21 migranti morti in un naufragio avvenuto domenica 4 luglio nelle acque di Sfax, in Tunisia, sulla rotta che porta verso Lampedusa. Ne ha dato notizia alle agenzie di stampa internazionali, lunedì 5 luglio, Houcem Eddine Jebali, portavoce della Guardia Nazionale, dopo che si erano concluse le operazioni di soccorso, con 50 naufraghi tratti in salvo. Pochissimi i dettagli comunicati sulle circostanze della tragedia, la quarta registrata al largo di Sfax, dal 26 giugno, in aggiunta a quella avvenuta di fronte a Zarzis, circa 190 chilometri più a sud in linea d’aria,  sabato 3 luglio, con 43 vittime. Non è chiaro nemmeno se ci siano dei dispersi. Sembra scontato, in ogni caso, che determinanti sarebbero stati il sovraccarico che di per sé rendeva instabile la tenuuta del battello e le condizioni meteomarine non favorevoli. Anche in questo caso l’allarme sarebbe stati dato da alcuni pescatori, che si sono poi uniti alle motovedette della Marina tunisina per le ricerche fino all’indomani, portando in salvo una cinquantina di naufraghi e recuperando 21 corpi senza vita. Sbarcati a Sfax sia i superstiti che le salme. Tutti i migranti a bordo della barca affondata venivano dall’Africa subsahariana, sia pure da stati diversi.

(Fonte: Euronews, Reuters, Associated Press, Tap News, La Stampa)

Marocco-Spagna (Al Hoceima-Andalusia), 4-5 luglio 2021

Tre harraga marocchini sono annegati nel tentativo di raggiungere la Spagna attraverso il Mare di Alboran. Almeno due facevano parte di un gruppo di una ventina di giovani provenienti quasi tutti da Ait Youssef e Ali, una piccola città dell’interno, nella provincia di Al Hoceima, regione di Tangeri, centinaia di chilometri più a sud della costa mediterranea, nel cuore del Marocco. Si sono imbarcati domenica 4 luglio da Swani Beach, una delle spiagge di Al Hoceima, punto di partenza di numerosi natanti di migranti che puntano verso l’Andalusia. Il battello è stato intercettato quasi subito dalla Guardia Costiera. Alla vista della motovedetta, a bordo si è scatenato il panico. Alcuni si sono lasciati scivolare fuoribordo nel tentativo di fuggire a nuoto, per non farsi bloccare dalla polizia, altri sono caduti in mare. Le prime due vittime, entrambe di Ait Youssef e Ali, sono sicuramente annegate durante queste concitate fasi del blocco della barca. I loro corpi sono stati recuperati e trasferiti all’obitorio dell’ospedale di Al Hoceima. L’indomani il mare ha restituito un terzo cadavere: appartiene a un diciannovenne di Bni Bouayach, una città di circa 20 mila abitanti della provincia di Al Hoceima, da cui dista una trentina di chilometri, in direzione sud-est, non lontano dalla costa. E’ probabile che fosse pure lui sulla barca intercettata, ma non è escluso che possa essere annegato in altre circostanze. In ogni caso anche questa salma è stata trasferita all’obitorio di Al Hoceima per ordine della Procura, che ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: Nadorcity)

Libia-Italia (Zawya-Zuwara-Lampedusa), 5 luglio 2021

Salgono a 18 i cadaveri di migranti trovati il 2 e 3 luglio sul litorale di Zawiya (14, inclusi 2 verso Zuwara): è quanto emerge dal rapporto settimanale pubblicato dall’Oim Libia il 5 luglio, nel quale risultano altri quattro corpi senza vita recuperati dalla Mezzaluna Rossa più verso Zuwara. Lo stato di conservazione delle salme fa ritenere che provengano tutte  dallo stesso evento, a conferma dell’ipotesi che deve trattarsi delle vittime del naufragio fantasma di una barca diretta verso Lampedusa e rimasto sconosciuto fino a quando il mare ha cominciato a restituire i primi cadaveri. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione.

(Fonte: Rapporto Oim Libya del 5 luglio 2021)  

Marocco-Spagna (Tarfaya), 7 luglio 2021

Non si ha più notizia di Aboubakar Camara, un giovane partito dalla Guinea per raggiungere l’Europa. Un appello di ricerca è stato lanciato il 7 luglio dalla Ong marocchina Migrants Mort et Disparus su richiesta dei familiari. L’ultimo contatto tra Abubakar e la famiglia risale al 29 maggio, quando ha comunicato che si trovava a Tarfaya, nella regione di Laayoune, in Marocco. Qusta zona, ai margini del Sahara Occidentale, circa 900 chilometri a sud ovest di Rabat, è uno dei principali punti d’imbarco per i migranti che cercano di arrivare all’arcipelago spagnolo delle Canarie e, dunque, in Europa. Da quel giorno, più nulla. Un silenzio sospetto perché il giovane telefonava di frequente a familiari ed amici per tenerli informati sui suoi movimenti. Il timore è che si sia imbarcato su un cayuco che non è mai arrivato alle Canarie. Di sicuro, dopo oltre un mese, risulta disperso.

(Fonte: Migrants Morts et Disparus) 

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 8 luglio 2021

Un giovane marocchino, Abdellah Chkired, 20 anni appena compiuti, risulta disperso nel tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave di Ceuta. Originario di Laayoune, nel Sahara, era partito da oltre un mese verso la costa mediterranea: un viaggio di oltre 1.500 chilometri che lo ha portato fino a Tangeri, poi a Tetuan e infine a Beliones, il villaggio marocchino più vicino alla linea di confine con Ceuta. Secondo le ultime persone che lo hanno visto, stava studiando il modo di superare il confine, all’altezza del varco di Benzù, il sobborgo frontaliero di Ceuta.  Gli stessi testimoni ritengono che abbia preso il mare tra il 2 e il 3 luglio, allontanandosi dalla riva da solo, a nuoto, per rientrare poi al di là della scogliera che divide il territorio spagnolo da quello marocchino. Da quel momento nessuno lo ha più visto. A Beliones non c’è più e a Ceuta non risulta mai arrivato. Né si è messo in contatto con i parenti o gli amici. Allarmata dalla mancanza di notizie, la famiglia ne ha denunciato la scomparsa e il giorno 8 ha lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro di Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Turchia (Muradiye, provincia di Van), 11 luglio 2021

Dodici morti su un minibus stracarico di migranti finito fuori strada nell’est della Turchia. Altri 20 sono rimasti feriti. Tra le vittime, secondo quanto riferisce la polizia, potrebbe esserci anche uno degli organizzatori della “spedizione”. L’automezzo veniva dal confine tra la Turchia e l’Iran. L’incidente è avvenuto prima dell’alba nei pressi di Muradiye, una città di 15 mila abitanti, capoluogo di distretto, situata circa 50 chilometri a ovest della linea di frontiera iraniana e 80 a nord est di Van, capoluogo della provincia. Il minibus procedeva in direzione sud ovest, appunto verso Van, lungo la strada nazionale che passa a sud del lago Van ed è uno dei canali di transito abituali per i gruppi di profughi di varie nazionalità (afghani, pakistani, curdi oltre che iraniani) provenienti dal confine con l’Iran. Viaggiava sicuramente a forte velocità, probabilmente per superare al più presto la zona, dove sono frequenti i posti di blocco e i controlli di polizia. Sta di fatto che l’autista deve aver perso il controllo della guida: il bus ha sbandato, finendo fuori strada e capottandosi poi in un fossato al lato della carreggiata, dove ha preso fuoco. Le 12 vittime sono morte nel rogo o per le consgeuenze dell’impatto. I feriti sono stati trasferiti in vari ospedali della zona. Alcuni sono in gravi condizioni. Poche ore dopo la polizia ha identificato e tratto in arresto il proprietario del veicolo.

(Fonte: Daily Sabah, Hurriyet Daily News, Anadolu Agency, Al Jazeera) 

Libia-Italia (Mellitah-Lampedusa), 11 luglio 2021

Almeno 12 migranti sono morti in un naufragio poche miglia al largo della costa libica, di fronte a Mellitah, il piccolo nucleo urbano dove ha sede l’impianto petrolifero, 20 chilometri circa a est di Zuwara. Lo ha riferito l’agenzia libica Cloud News, citando come fonte un funzionario della direzione dei servizi di sicurezza di Zuwara. Non è chiaro se ci siano anche dei dispersi. Il funzionario ha riferito all’agenzia che la barca – partita da una delle spiagge a est di Zuwara e diretta verso Lampedusa – è affondata a poca distanza dalla riva il che, nonostante fosse notte piena, ha favorito le operazioni di soccorso, tanto che, si afferma “decine di naufraghi sono stati tratti in salvo”. Il conto delle vittime si basa sul numero dei corpi senza vita recuperati nelle ore successive, fino alla mattina dell’undici luglio: 12 in tutto, di cui undici di giovani marocchini e quello di un egiziano. “Le ambasciate dei paesi d’origine delle vittime – ha detto il funzionario dell’ufficio sicurezza – sono state avvertite per le procedure di legge”.

(Fonte: Libyan Cloud News Agency)  

Marocco-Spagna (Nador), 11 luglio 2021

Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di Arekmane, oltre 20 chilometri a sud est di Nador, al vertice orientale della laguna. Segnalato da alcuni abitanti del posto alla polizia, è stato recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale Hassani di Nador. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato, è rimasto in mare per diversi giorni. Secondo la polizia si tratta sicuramente di un giovane che deve aver tentato di raggiungere la Spagna al di là dello Stretto di Gibilterra, ma non sono stati trovati elementi utili per stabilire, neanche approssimativamnete, quando è partito e con chi e come sia annegato. La Ong marocchina Migrants Morts et Disparus ha lanciato un appello di ricerca per tentare almeno di dare un nome alla vittima.

(Fonte: sito web Migrants Morts et Disparus au Maroc) 

Libia-Italia (Sabratha), 11 luglio 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è stato avvistato in mare mentre flottava a poca distanza dalla riva, di fronte a una spiaggia di Sabratha, circa 60 chilometri a ovest di Tripoli. Recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale locale per le procedure di legge. A giudicare dallo stato di conservazione deve essere rimasto in acqua per diversi giorni. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione né per stabilirne la provenienza.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Mezzaluna Rossa)

Grecia (campo di Schistou, Atene), 11 luglio 2021

Un profugo di 22 anni si è suicidato in Grecia per il timore di essere espulso oltreconfine e di dover rientrare in Afghanistan. E’ accaduto poche ore dopo che il governo di Kabul aveva chiesto all’Europa di sospendere i rimpatri e le deportazioni dei rifugiati afghani. Il giovane, arrivato in Grecia dalla Turchia da oltre un anno, era stato trasferito dalle Isole Egee nel campo profughi di Schistou, ricavato in una ex base militare a meno di tre chilometri dal porto del Pireo, ad Atene, e al centro di pesanti accuse da parte delle Ong per le condizioni di vita a cui devono sottostare gli ospiti. Negli ultimi mesi aveva presentato domanda di asilo ma le sue tre richieste, sottoposte ai vari gradi di giudizio, sono state tutte respinte. L’ultimo diniego, arrivato pochi giorni prima del suicidio, lo aveva gettato in uno stato di profonda depressione e preoccupazione. “E’ proprio questo – hanno protestato gli amici del campo – il motivo che lo ha spinto a farla finita. Della nostra sorte non importa a nessuno. Ci ignorano anche i giornali. E non si tiene conto in alcun modo delle decisioni della Corte Europea per i Diritti Umani”. Il giorno dopo il sucidio numerosi rifugiati hanno tentato di organizzare una protesta all’interno e intorno a Schistou, ma la manifestazione è stata bloccata dalle autorità del campo.

(Fonte: Are You Syrious, rapporti 11 e 12 luglio)

Marocco-Spagna (Bojadur-Canarie), 11-12 luglio 2021

Sedici migranti subsahariani sono annegati in un naufragio nell’Atlantico sulla rotta per le isole Canarie. Erano, con 14 compagni, su una barca partita la notte fra l’undici e il 12 luglio da capo Bojador, sulla costa settentrionale del Sahara Occidentale, uno dei punti più frequenti d’imbarco per i migranti che cercano di arrivare all’arciperlago spagnolo, distante alcune centinaia di chilometri. Puntavano probabilmente su Lanzarote o Fuerteventura, le due isole meno lontane, ma non sono mai arrivati. Come hanno riferito i superstiti, il battello, un vecchio scafo in legno molto malandato, ha cominciato a imbarcare acqua dopo poche ore, affondando sempre più rapidamente. I soccorsi sono arrivati solo da un peschereccio che si trovava casualmente nella zona ed ha potuto recuperare 14 naufraghi. Tra le 16 vittime ci sono cinque donne e un bambino. I superstiti sono stati sbarcati a Bojador: sono stati loro a ricostruire le fasi della tragedia e il loro racconto è stato rilanciato  dalla Ong Caminando Fronteras. Nulla dalle aurtorità marocchine.

(Fonte: El Diario, sito web Helena Maleno e Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 12 luglio 2021

Dispersi due giovani marocchini – Youssef Molouk, 21 anni e Ayoub, anch’egli poco più che ventenne – nel tentativo di raggiungere l’enclave di Ceuta dal Marocco. L’allarme è stato dato dalle famiglie di entrambi, che si sono rivolte alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, specificando che non avevano notizie dei due ragazzi da almeno otto giorni. Residenti a Tangeri, i due amici hanno raggiunto insieme Beliones, il piccolo centro alle soglie della linea di frontiera tra il Marocco e il territorio spagnolo di Ceuta. Pensavano di poter attraversare via mare il confine allontanandosi a nuoto e rientrando poi oltre il posto di controllo di Benzù, al vertice occidentale dell’enclave. Si sono procurati una muta di neoprene per difendersi dal freddo e hanno iniziato la traversata tra sabato 3 e domenica 4 luglio. Così almeno risulta dalle ultime comunicazioni ricevute dalla famiglia di Youssef. Da quel momento non si è saputo più nulla di loro. Da Beliones, come hanno verificato i familiari, se ne sono sicuramente andati ma, secondo quanto hanno appurato i cronisti del Faro, a Ceuta non risultano arrivati: i loro nomi non figurano né nei registri della polizia né in quelli dei centri di accoglienza. D’altra parte le famiglie hanno insistito nel definire inusuale e preoccupante la totale mancanza di comunicazioni, perché prima di tentare la traversata Youssef e Ayoub hanno sempre telefonato spesso, per rassicurare e spiegare dove si trovavano.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Zawiya-Zuwara – Lampedusa), 12 luglio 2021

I cadaveri di cinque migranti sconosciuti sono affiorati sul litorale a ovest di Tripoli tra il 4 e il 6 luglio, principale tratto di partenza per le barche dirette verso Lampedusa. Lo riferisce il rapporto settimanale dell’ufficio Oim Libya pubblicato il 12 luglio. Tre sono stati trovati  a ovest di Zawiya, tutti verso la zona di Al Harsha: .i primi due nella giornata di domenica 4 e il terzo due giorni dopo, il 6 luglio. Gli altri due sono stati trascinati a riva dal mare in un tratto di costa più a ovest, verso Zuwara, a circa 50 chilometri di distanza, lunedì 5 luglio. Recuperati da squadre della Mezzaluna Rossa, sono stati trasferiti negli obitori ospedalieri di Zawiya e Zuwara. Erano tutti in avanzato stato di degrado, a conferma che sono rimasti in acqua per più giorni. Non sono stati trovati elementi utili per stabilirne la provenienza. Con questi cinque ritrovamenti sono  più di venti  i corpi di migranti subsahariani recuperati a ovest di Tripoli nelle ultime settimane.

(Fonte: rapporto Oim 4-10 luglio pubblicato lunedì 12)

Libia-Malta-Italia (zona Sar Malta, area est), 14 luglio 2021

Tre morti su una barca con 81 migranti salpata dalla Libia e rimasta alla deriva, senza soccorsi, per circa due giorni, nella zona Sar maltese. Il battello è partito il 13 luglio, sicuramente dalla costa a ovest di Tripoli, tra Sabratha e Zuwara, a giudicare dal punto in cui si trovava, a est della Tunisia, al momento dell’emergenza. Era diretto verso Lampedusa ma le condizioni meteo, con mare mosso e vento molto forte, ne hanno ostacolato la rotta. Durante la notte ha cominciato a imbarcare acqua e da bordo hanno lanciato un Sos ad Alarm Phone, che ha girato la richiesta di aiuto alle centrali Mrcc di Malta e di Roma. Nessuno è intervenuto per l’intera giornata di martedì 13. Alarm Phone ha riferito che nella zona c’era alcune navi in transito. La più vicina era il cargo Chambulk Barcelona, ma La Valletta, competente per le operazioni di soccorso come titolare dalla zona Sar, non le avrebbe mobilitate, nonostante i ripetuti dispacci che segnalavano il rapido precipitare della situazione per il peggioramento delle condizioni meteo e della tenuta dello scafo. La Marina maltese ha cominciato le ricerche nella serata, raggiungendo poi la barca in difficoltà la mattina di mercoledì 14, intorno alle 4,30. Ma a quel punto tre dei naufraghi, tutti giovani sudanesi, erano morti, prrsumibilmente per disidratazione e sfinimento. Molto provati anche i superstiti, tra cui 5 donne e 3 bambini. La Procura maltese ha aperto un’inchiesta sull’operazione di soccorso e la morte dei tre naufraghi.

(Fonte: sito Alarm Phone, The Times of Malta, Tvm News)

Marocco-Spagna (Al Hoceima-Andalusia), 16 luglio 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è stato trascinato dal mare a Quemado Beach, la spiaggia al centro di Al Hoceima, nel Marocco settentrionale. L’ipotesi più accreditata è che si tratti dei resti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Spagna. Lo stato estremamente avanzato di degrado del corpo, a cui tra l’altro mancava la testa, indica che è rimasto in acqua per settimane prima del ritrovamento. Nessun indizio utile per l’identificazione né per risalire alle circostanze della morte. Sta di fatto che che dal litorale di Al Hoceima, circa 100 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla, salpano di frequente barche di migranti che fanno rotta verso l’Andalusia.

(Fonte: Nadorcity.com)

Mauritania-Spagna (dalla rotta delle Canarie al Caribe), 16 luglio 2021

I cadaveri di 20 migranti africani sono stati trovati sulle coste caraibiche del possedimento inglese di Turks e Caicos su una barca rimasta alla deriva sicuramente per settimane nell’Atlantico. Si ritiene che si tratti di un’imbarcazione salpata dalle coste dell’Africa Occidentale, verosimilmente dalla Mauritania come quella rintracciata il 28 maggio 2021, con 14 salme, al largo di Trinidad e Tobago. E proprio questo induce a credere che, oltre ai 20 di cui è stato almeno recuperato il corpo, nella tragedia abbiano perso la vita anche diversi altri migranti, scomparsi per sempre in mare. Il battello è stato avvistato il 24 giugno mentre flottava a circa un miglio dall’isola di Gran Turks, ma solo dopo quasi un mese di indagini, fra il 13 e il 16 luglio, la polizia dell’arcipelago è giunta alla conclusione che tutti gli elementi in suo possesso portavano a credere che si trattasse di migranti partiti dalle coste atlantiche africane sulla rotta per le Canarie. A trovare il battello e a dare l’allarme, la mattina del 24 giugno, sono stati alcuni pescatori che, avvicinata la barca e notati i cadaveri, hanno informato la polizia. Nella prima fase delle indagini si è ipotizato che potesse trattarsi di un gruppo di profughi fuggiti da Haiti, con l’obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti. L’arcipelago britannico dei Caraibi, infatti, è uno dei punti di transito lungo questa via di fuga e in più occasioni si sono anche verificati nella zona naufragi di barche cariche di migranti haitiani, con morti o dispersi. Nei giorni successivi, tuttavia, tenendo conto dello stato di degrado molto avanzato dei cadaveri, che testimoniava una permanenza di mesi in mare, questa tesi è stata progressivamente abbandonata, propendendo per l’ipotesi che si era di fronte a una tragedia simile a quella registrata un mese prima a Trinidad e Tobago. “Le barche di profughi che arrivano in genere nelle nostre acque – ha riferito il portavoce della polizia, Rodney Adams – sono piccoli scafi salpati da paesi che distano non più di 80 o 100 miglia e non dall’Atlatico o comunque da un luogo molto lontano dai Caraibi, come sembra essere accaduto per questa”. Da qui la conclusione che il battello deve essere rimasto in mare per mesi, percorrendo alla deriva non meno di 3.500 o 4.000 miglia. Partito forse dalla Mauritania per le Canarie come quello trovato a Tobago, ne avrebbe in sostanza ripercorso la sorte: persa la rotta durante la navigazione e rimasto magari senza carburante, potrebbe essere finito nella corrente atlantica delle Canarie fino a superare le Isole di Capo Verde e poi nella controcorrente equatoriale meridionale, che lo ha spinto fino ai Caraibi. Un’odissea terribile che si è conclusa con una morte atroce per tuttte le persone a bordo: i 20 ritrovati sul fondo dello scafo e quelli, in numero imprecisato, dispersi in mare.

(Fonte: Turks and Caico Weekly News, Loop News, The Guardian edizioni 8 agosto e 28 giugno, sito web Helena Maleno, People Com, The Independent, Insider, Rapporto Comando Polizia Reale Turks e Caicos 24 giugno)   

Marocco-Spagna (Boujdour-Gran Canaria), 16 luglio 2021

Un migrante maghrebino è morto sulla barca con cui stava cercando di raggiungere le Canarie dal Marocco insieme a 18 compagni, tutti maghrebini anche loro. Il battello, partito da Boujdour, sulla costa al limite nord del Sahara Occidentale, è stato avvistato in mattinata da un aereo del Salvamento Maritimo spagnolo, il Sasemar 103, durante un volo di perlustrazione, oltre 80 miglia a sud di Gran Canaria. Da Las Palmas la stazione Mrcc di soccorso ha fatto partire la guardamar Talia e, prima del rientro del Sasemar, ha allertato tutte le navi presenti nella zona per eventuali interventi di assistenza. La Talia ha intercettato il battello intorno alle 16. Uno dei migranti, però, era ormai morto, probabilmente per disidratazione e sfinimento. Sia i superstiti che la salma sono stati sbarcati in serata nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria.

(Fonte: Europa Press Canarias, sito web Helena Maleno, Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Boujdour-Canarie), 18 luglio 2021

Almeno un migrante morto su una barca rimasta alla deriva per circa una settimana sulla rotta per le Canarie. A bordo al momento della partenza – la notte di domenica 11 luglio, da Boujdour, nel nord del Sahara Occidentale – erano in 77, tutti provenienti dall’Africa Subsahariana. Nei giorni successivi se ne sono perse le tracce. Il primo allarme è stato lanciato il 16 luglio da Alarm Phone che, ricevuta una segnalazone dai familiari di alcuni dei migranti a bordo, ha avvertito sia il Salvamento Maritimo spagnolo che la Marina Reale marocchina. In mancanza di notizie, altri dispacci di soccorso sono stati diramati da Alarm Phone nei giorni successivi, precisando tra l’altro che risultava disperso anche un altro battello, salpato con 23 persone sempre das Boujdour, ma addirittura due giorni prima, venerdì 9 luglio. Nella giornata di domenica 18 luglio è poi arrivata la notizia che la barca era stata intercettata e soccorsa poche ore prima da una unità della Marina marocchina, ma che almeno uno dei 77 migranti a bordo era morto di sfinimento e disidratazione, Anche tutti gli altri, inoltre, risultavano molto provati dal lungo periodo trascorso in mare. Sia i superstiti che la salma della vittima sono stati sbarcati nel porto di Dahkla, sempre nel Sahara Occidentale ma circa 350 chilometri più a sud di Boujdour.

(Fonte: Alarm Phone)  

Marocco-Spagna (Ceuta), 18 luglio 2021

Risultano dispersi due fratelli di Tangeri – Yazim Momni, di 25 anni, e Abderrahim, di 31 – entrati a Ceuta, come tappa verso la Penisola Iberica, in occasione della “invasione” di migliaia di migranti registrata nell’enclave spagnola tra il 17 e il 18 maggio. La segnalazione della scomparsa è stata fatta il 18 luglio alla redazione del Faro de Ceuta dal fratello maggiore, Mohamed Momni, dopo due mesi di ricerche rimaste senza esito. Di certo si sa che i due sono riusciti a entrare a Ceuta: lo hanno comunicato loro stessi alla famiglia il 19 maggio, dicendo che avrebbero tentato di trovare il modo di raggiungere la Spagna, dove speravano di trovare un lavoro. Da quel momento non ci sono stati altri contatti. Mohamed afferma di non sapere nemmeno se e con quale mezzo abbiano tentato di attraversare lo Stretto. Ha riferito però che, allarmati dal lungo, inusuale “silenzio”, lui stesso e altri familiari hanno attivato una serie di ricerche, sia a Tangeri, che a Ceuta e in altre località, tramite amici e conoscenti e rivolgendosi anche alle autorità marocchine. Dei due però non è stata trovata traccia. Da qui la decisione di lanciare un appello di ricerca attraverso El Faro. La famiglia non ha in Spagna parenti o amici a cui Yazim e Abderrahim avrebbero potuto rivolgersi per un aiuto, ma Mohamed sostiene che se non si sono messi in contatto dopo due mesi deve essere accaduto qualcoisa di molto grave.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Sabratha-Tripoli-Lampoedusa), 19 luglio 2021

Sono quattro complessivamentre i cadaveri di migranti subsahariani trascinati dal mare tra l’11 e il 17 luglio sui circa 50 chilometri di costa compresi fra Tripoli e Sabratha da cui partono buona parte delle barche che puntano verso Lampedusa. E’ quanto emerge dal rapporto settimanale dell’Oim Libia pubblicato il 19 luglio. A Sabratha, in particolare, se ne sono aggiunti altri due al corpo già segnalato dalla Guardia Costiera e recuperato dalla Mezzaluna Rossa domenica 11. Avvistati mentre flottavano a breve distanza dalla riva, sempre domenica 11, anche di questi si è occupata una squadra della Mezzaluna Rossa, che li ha trasferiti presso l’obitorio dell’ospedale in attesa delle procedure di legge. Il quarto è affiorato poco lontano da Tripoli. Non è stato possibile identificarli. L’unica cosa certa è che, a giudicare dallo stato di degrado, devono essere rimasti in acqua abbastanza a lungo.

(Fonte: rapporto settimanale Oim Libia del 19 luglio)

Marocco-Spagna (Tangeri-Andalusia), 20 luglio 2021    

Un giovane marocchino di Tangeri, Morad Benyermak, 21 anni, è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere l’Andalusia: lo ha riferito un altro giovane marocchino che era con lui ma, non essendo stato trovato il corpo, martedì 20 luglio la famiglia ha lanciato un appello di ricerca attraverso il quotidiano El Faro de Ceuta, nella speranza che sia sopravvissuto e si riesca a rintracciarlo. Secondo quanto hanno riferito i familiari, Morad ha preso il mare su un kayak, con un amico, il 12 luglio,  da una spiaggia del Marocco settentrionale. “Voleva raggiungere la Spagna – hanno detto – per costruirsi un futuro migliore”. L’ultimo contatto c’è stato poco prima della partenza. Da allora, più nulla. Allarmati dalla mancanza di notizie, i familiari hanno organizzato una rete di ricerche con l’aiuto di diversi amici. E’ stato uno di questi a scoprire che il compagno di Morad si è salvato e, tramite altri amici, a mettersi in contatto con lui, sembra ad Algeciras, scoprendo che Morad era morto. Quel ragazzo ha riferito, infatti, che durante la traversata il kayak ha cominciato a imbarcare acqua fino a diventare ingovernabile e ad affondare. Morad sarebbe morto di ipotermia e il suo corpo lo avrebbe portato via la corrente, mentre il suo compagno ha resistito fino all’arrivo dei soccorsi.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 20-21 luglio 2021

Una giovane donna è morta nella collisione tra due barche cariche di migranti dirette dall’Algeria alla Spagna. E’ accaduto la notte tra il 20 e il 21 luglio ma la notizia ha trovato conferma solo una settimana dopo. La vicenda è stata ricostruita dal sito web della Ong Heroes del Mar mercoledì 28. I natanti, due motoscafi veloci, sono partiti la sera del 20 dalla zona di Orano, facendo rotta su Almeria, in Andalusia. A bordo di ciascuno c’erano 15 harraga. Durante la navigazione, anziché mettersi in scia, pare che i due natanti abbiano compiuto una serie di evoluzioni, incrociandosi più di una volta. La collisione è avvenuta durante una di queste manovre, in piena velocità, circa 45 chilometri al largo di Orano. In seguito all’urto, che ha reso quasi ingovernabile uno dei motoscafi, la donna ha ricevuto un grave colpo alla testa, che le ha fatto perdere i sensi. I suoi 14 compagni sono stati trasbordati sull’altro motoscafo ma lei è stata abbandonata priva di conoscenza, sanguinante ma ancora in vita, sul fondo dello scafo. Lo skipper si è limitato a coprirle la testa con un telo. Poi la traversata è continuata con una sola barca. Il motoscafo in avaria è stato trovato successivamente, alla deriva. A quel punto, però, la giovane era ormai morta. Il recupero è stato documentato con un video girato con un cellulare che Heroes del Mar ha pubblicato sul suo sito. “Si è trattato di un omicidio o quanto meno di una omissione di soccorso – ha denunciato la Ong – Quella ragazza avrebbe potuto vivere. Ecco quanto gli skipper di queste barche tengono alla vita di un essere umano. Se l’avessero presa con sé e portata ad Almeria forse sarebbe sopravvissuta. La sua famiglia è devastata. L’unica consolazione è che il corpo è stato recuperato e hanno potuto seppellirlo”.

(Fonte: Heroes del Mar)

Libia-Tunisia-Italia (Zuwara-Zarzis-Lampedusa), 20-21 luglio 2021

Diciassette bengalesi sono morti su un barcone stracarico di migranti partito dalla Libia a ovest di Tripoli, sulla rotta per Lampedusa, e intercettato nelle acque tunisine all’altezza di Zarzis. La ricostruzione della tragedia si deve a Mongi Slim, capo della Mezzaluna Rossa tunisina, intervenuta per i soccorsi ai naufraghi tratti in salvo. Il battello ha preso il mare da Zuwara la notte tra il 19 e il 20 luglio. A bordo c’erano 330 persone, per la maggior parte bengalesi ma anche maliani, siriani, eritrei e sudanesi. Dopo diverse ore di navigazione in direzione nord ovest, è scattata l’emergenza, forse per un guasto al motore.  Per i soccorsi si è mobilitata la Guardia Costiera di Zarzis, insieme a una unità libica. Quest’ultima ha preso a bordo 147 naufraghi. Altri 166 sono stati tratti in salvo da navi tunisine, che hanno recuperato anche i cadaveri delle 17 vittime. Secondo i superstiti, tutti i loro compagni che hanno perso la vita si trovavano nella stiva, il posto peggiore e più pericoloso, riservato dai trafficanti a coloro che hanno meno disponibilità di denaro per pagare la traversata. A ucciderli, soffocandoli, sono stati i fumi provenienti dal motore, non è chiaro se in seguito a un incendio o semplicemente dovuti ai gas di scarico. I superstiti soccorsi dalle navi tunisine sono stati sbarcati nel porto di Zarzis.

(Fonte: Associated Press Tunisia, Anadolu Agency, Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (costa a ovest di Tripoli), 21 luglio 2021

Venti migranti morti su una delle barche intercettate dalla Guardia Costiera libica al largo della costa a ovest di Tripoli tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio. Si è trattato complessivamente di quattro operazioni. La prima condotta dalla motovedetta Pb P-300 (con 147 migranti bloccati), la seconda dalla Ras Jadar (235 su più natanti) e altre due di nuovo dalla Pb P-300 (con 182 migranti complessivi). Le vittime si trovavano su una di queste ultime due barche. Non sono chiare le circostanze della tragedia. La Guardia Costiera libica inizialmente non ne ha neanche dato notizia. A segnalare la strage è stata per prima Safa Msehli, portavoce dell’Oim di Ginevra. Solo diverse ore più tardi Tripoli, facendo il bilancio dei migranti bloccati in mare e riportati nei centri di detenzione, ha ammesso (attraverso l’agenzia Migrant Rescue Watch) che, secondo le dichiarazioni dei superstiti, c’era un numero imprecisato di morti o dispersi. Stando a quanto ha potuto appurare l’Oim, superando il muro di silenzio opposto dalle autorità libiche, il battello – un gommone in precarie condizioni, sicuramente sovraccarico e pressoché ingovernabile – avrebbe cominciato a imbarcare acqua, minacciando di affondare. Abbandonati a se stessi, venti dei migrati sarebbero caduti o si sarebbero lasciati scivolare fuoribordo, sparendo alla vista dei compagni. L’Amministrazione per la Sicurezza Costiera libica non ha precisato se la barca, quando è stata raggiunta, era semiaffondata o già completamente naufragata. Di sicuro tutti i superstiti erano allo stremo: sei di loro, in particolare, una volta sbarcati a Tripoli, sono stati ricoverati in condizioni critiche e privi di conoscenza.

(Fonte: sito web Safa Msehli Oim Ginevra, Agenzia Ansamed, La Stampa, Migrant Rescue Watch)

Grecia (campo di Kara Tepe, Lesbo), 21 luglio 2021

Un bimbo somalo di appena un anno è morto nel campo profughi di Kara Tepe, nei pressi di Mitilene, a Lesbo.  La sua famiglia, arrivata da mesi sull’isola dalla Turchia, era stata alloggiata inizialmente a Moria, ma in seguito all’incendio che ha devastato questo centro accoglienza è stata trasferita a Kara Tepe, il campo provvisorio chiuso in primavera ma riaperto per l’emergenza in una condizione ancora più provvisoria e precaria, con un’assistenza giudicata dalle Ong molto approssimativa. Il bimbo si è ammalato appunto in questa struttura: aveva la febbre e vomitava di continuo. I genitori si sono rivolti ai servizi sanitari del campo ma, secondo quanto riferiscono i media locali, non sarebbe stato trasferito in tempo all’ospedale di Mitilene. Sta di fatto che quando finalmete è stato affidato ai medici del pronto soccorso era ormai morente. La magistratura ha disposto l’autopsia per accertare le cause della morte ed evetuali carenze nel sistema di assistenza.

(Fonte: Keep Talking Greece, Are You Syrious).

Turchia-Grecia-Italia (Creta), 22 luglio 2021

Almeno otto migranti morti nel naufragio di una grossa barca nelle acque greche dell’Egeo, al largo di Creta. Trentasette i superstiti. Il battello era partito dalla Turchia la sera di mercoledì 21, diretto presumibilmente verso l’Italia. A bordo erano in 45, tutti profughi siriani. La navigazione è stata resa subito difficile dalle cattive condizioni meteo, con mare molto mosso e forti raffiche di vento. Non è escluso che sia stata anche persa la rotta, allungando i tempi della traversata. Sta di fatto che  la benzina è finita e la barca è diventata ingovernabile, mentre il tempo peggiorava ulteriormente. La richiesta di aiuto – secondo quanto ha riferito il ministero della difesa turco – è stata captata quando il natante si trovava 161 miglia a sud ovest del porto turco di Kas, in zona Sar turca, ma a una sessantina di miglia a est di Creta. Poco dopo, intorno alle 9,10 di giovedì 22, c’è stato il naufragio. Sul posto sono intervenute sia unità della Marina di Ankara che elicotteri e unità navali greche. Quando sono arrivati i soccorsi, i naufraghi erano in parte in acqua, in parte aggrappati al relitto della barca. Sei, tratti in salvo da un elicottero greco, sono stati trasportati sull’isola di Karpathos (Scarpanto). Altri 31 li ha recuperati una nave turca mobilitata dai servizi di sicurezza di Ankara. Nessuna traccia degli altri 8, trascinati via dalla corrente e scomparsi in mare.

(Fonte: Associated Press edizioni del 22 e 23 luglio, Hurriyet Daily News, Anadolu Agency, Ansamed, Ana Mpa)  

 Marocco-Spagna (Ceuta), 23 luglio 2021

Trovati i cadaveri di due migranti, sulle spiagge di Ceuta, nell’arco di 48 ore. Durante la notte tra giovedì 22 e venerdì 23 luglio il corpo senza vita di un giovane è affiorato al Chorrillo, di fronte all’ascensore di accesso alla spiaggia. Avvistato prima delle otto del mattino, è stato trasferito all’obitorio dalla polizia nazionale e dalla Guardia Civil. Inizialmente non sono stati trovati documenti o altri indizi utili per identificarlo, ma è apparso subito chiaro che non doveva essere rimasto in mare a lungo e che si trattava di un migrante, anche se non era chiaro se fosse morto nel tentativo di entrare a Ceuta a nuoto dal Marocco o di lasciare l’enclave spagnola con un natante di fortuna come stanno facendo molti dei migrati arrivati con l’ondata di metà maggio. Partendo da questi elementi la polizia è riuscita a identificarlo nel giro di 48 ore: si chiamava Youssef Rghout, 22 anni. Rimasto intrappolato a Ceuta, dove aveva dei parenti, per la chiusura del confine dovuta al coronavirus, ha lavorato per  un po’ come pittore edile, fino a che ha voluto tentare di rientrare in Marocco a nuoto, ma questa decisione gli è stata fatale. Martedì 26 luglio è stato sepolto nel cimitero islamico di Sidi Embarek. Due giorni prima della scoperta della salma di Youssef, il corpo senza vita di un altro migrante era stato trovato e recuperato dai sommozzatori della Guardia Civil poco al largo della spiaggia di Almadraba, un chilometro circa a est dal Chorrillo. In questo caso si è riusciti subito a identificare la vittima: è un marocchino di 37 anni, Abdelghafour, cameriere, originario di Oued Laou, una piccola città costiere nei pressi di Tetouan, regione di Tangeri. La salma è stata sepolta sabato 24 nel cimitero islamico di Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 23, del 24 luglio e del 26 luglio)

Libia-Italia (Tripoli), 23-24 luglio 2021

Il cadavere di un giovane subasahariano è stato recuperato a Tripoli venerdì 23 luglio in concomitanza con lo sbarco presso la base navale di  oltre 180 migranti bloccati in mare, in diverse operazioni, dalla motovedetta Fezzan. Lo riferisce il rapporto settimanale dell’ufficio Oim libico relativo alla settimana 18-24 luglio, pubblicato lunedì 26. Il rapporto non specifica se il ritrovamento sia collegato al blocco dei 180 migranti o se si tratti di una salma spiaggiata e, dunque, un episodio a sé. Nulla anche sull’identità e il paese d’origine della vittima. E’ da oltre un mese che ogni settimana viene segnalato il ritrovamento di almeno un cadavere di migranti nel tratto di costa compreso fra Tripoli e Zuwara. La maggior parte tra Zawiya e Sabratha.

(Fonte: rapporto settimanale Oim 18-24 luglio)

Marocco-Spagna (Ceuta), 24 luglio 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato a poche decine di metri dalla riva di fronte alla spiaggia di San Amaro, a Ceuta. Tenuto a galla da un giubbotto salvagente, è stato avvistato da due addetti ai servizi di soccorso sul litorale, che lo hanno raggiunto a bordo di due moto d’acqua pensando inizialmente che si trattasse di una persona in difficoltà a cui portare aiuto. Constatato che si trattava di un corpo senza vita, lo hanno condotto a terra, avvertendo la polizia locale, la Guardia Civil e un medico legale, che ne ha disposto il trasferimento presso l’obitorio ospedaliero. E’ stato possibile idetificarlo nel giro di poche ore, grazie a un documento trovato in una delle tasche degli abiti: si chiamava Ahhin Moshssin, 27 anni. Originario di Alhucemas, viveva fuori casa da oltre un anno. Il fratello, Majid, ha raccontato alla redazione del Faro de Ceuta che aveva chiamato la madre due giorni dopo la festa della Pasqua del Sacrificio, senza dire però che aveva deciso di tentare di raggiungere Ceuta, lasciando il Marocco. La notizia della sua morte, dunque, ha colto tutti di sopresa. La salma è stata sepolta a Ceuta in attesa di poterla trasferire ad Alhucemas. Nell’arco di tre giorni è il terzo cadavere di migranti trovato sul litorale di Ceuta, tutti a breve distanza: il primo sulla spiaggia di Almadraba, 5 chilometri più a ovest di San Amaro e il secondo al Chorrilo, a meno di 4 chilometri.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 24 e del 27 luglio)

Libia-Malta-Italia (Al Khums), 25-26 luglio 2021

Almeno 57 migranti sono scomparsi nel naufragio di un gommone poco al largo di Al Khums (Homs), meno di 120 chilometri a est di Tripoli. Il battello aveva preso il mare da un tratto di costa nei pressi della stessa Al Khums la notte tra domenica 25 e lunedì 26 luglio. A bordo c’erano come minimo 75 persone, tra cui numerose donne e alcuni bambini. Puntava in direzione nord ovest, sulla rotta che conduce a Malta o a Lampedusa, ma dopo appena due ore di navigazione il tubolare di destra ha cominciato a sgonfiarsi e, per di più, le condizioni meteo stavano peggiorando, con onde alte e vento forte. A bordo – ha riferito il portavoce dell’Oim Flavio Di Giacomo, citando fonti locali – si è rapidamente propagato il panico e alcuni sono caduti in acqua, perdendosi nel buio. Poco dopo – ha aggiunto Safa Msehli, portavoce dell’Oim di Ginevra – il motore si è bloccato e lo scafo, ormai ingovernabile, si è rovesciato. Per gran parte dei migranti a bordo è stata la fine. I primi soccorsi sono arrivati da alcuni pescatori, che hanno potuto però trarre in salvo soltanto 18 naufraghi, poi presi a bordo dalla motovedetta Ubari, giunta successivamente sul posto. Tra i superstiti, provenienti da Gambia, Ghana e Nigeria, c’è una sola donna. Sono 20, invece, oltre a due neonati, le donne tra le 57 vittime. Il conteggio dei morti, comunicato dall’Oim, si basa sulle dichiarazioni dei migranti sopravvissuti, assistiti a terra da personale dell’Unhcr. Nessuno dei principali giornaili libici ha dato la notizia della strage il giorno 26.

La Libia: “Un attacco di trafficanti”. Secondo Migrant Rescue Watch, il sito semi ufficiale della Guardia Costiera libica, la scomparsa dei 57 migranti sarebbe stata provocata non da un naufragio ma dall’attacco di un gruppo di uomini armati non identificati, verosimilmente trafficanti, che avrebbero cercato di sequestrare l’intero gruppo per chiedere poi un riscatto. I 18 superstiti presi a bordo dalla Ubari si sarebbero salvati a nuoto. Il relitto del gommone è stato recuperato non lontano dalla riva.

(Fonte: sito Safa Msehli Oim Ginevra, Oim Libya, Federico Soda capo missione Oim Libya, Associated Press, Alarm Phone, La Stampa, Repubblica, Corriere della Sera, Daily Sabah, Migrant Rescue Watch)  

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta-Andalusia), 30 luglio 2021

Non si ha più traccia di due giovani marocchini che hanno tentato di raggiungere la Spagna in tempi e circostanze diverse. Il primo, Morad Benvermak, 21 anni, è sparito dalla metà di luglio, quando ha comunicato alla famiglia che si stava accingendo a tentare di raggiungere Ceuta insieme a un amico, per proseguire poi il viaggio verso la Penisola Iberica. Da allora non si è saputo più nulla di lui. I familiari hanno preso contatto con alcuni amici residenti nell’enclave spagnola. Risultate senza esito tutte le ricerche, è stata denunciata la scomparsa e il 30 luglio ci si è rivolti anche alla redazione del Faro de Ceuta per un appello. L’altro giovane di cui è stata segnalata la scomparsa al Faro de Ceuta è Mohamed Allaly, 21 anni. Il 18 luglio, due giorni prima della festa della Pasqua del Sacrificio, ha comunicato alla famiglia che stava per tentare la traversata verso la Spagna partendo da Beliones insieme a un amico. E’ stato l’ultimo contatto. Si è poi saputo che all’ultimo momento il compagno ha rinunciato, dicendo che non se la sentiva e comunque che avrebbe preferito partire da Tangeri con un imbarco più sicuro. Mohamed è così rimasto da solo e non si sa bene con chi e con quale mezzo si sia imbarcato. Sta di fatto che, contrariamente alle sue abitudini, non ha più dato notizia di sé. Dopo una serie di ricerche che hanno consentito di rintracciare il suo compagno, la famiglia il 30 luglio si è rivolta al Faro de Ceuta, ricostruendo la storia e lanciando un appello di ricerca.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Bosnia-Croazia (Novi Grad – Dvor, via balcanica), 30 luglio

Un bimbo afghano di appena cinque anni è annegato nel fiume Ura, che la sua famiglia stava cercando di attraversare per raggiungere la Croazia dalla Bosnia e proseguire poi verso l’Italia, lungo la via balcanica. Erano in tutto sette persone: i genitori e cinque figli, tutti minorenni. Lasciato il campo in cui alloggiavano in Bosnia, hanno raggiunto Novi Grad, nel nord ovest della Bosnia Erzegovina, dove il confine con la Croazia è segnato dal fiume Ura, largo in quel punto circa 50 metri ma poco profondo. Dall’altra parte c’è la città frontaliera croata di Dvor. Lubiana, in Slovenia, dista da lì circa 250 chilometri; il confine di Trieste oltre 300, in direzione nord ovest. Per attraversare il padre ha preso in braccio il figlio di cinque anni, il più piccolo, cercando un punto defilato in modo da eludere la sorveglianza. A metà guado pare che il bimbo gli sia sfuggito ed è subito scomparso in acqua. Il suo corpo è stato torvato più a valle, dopo circa un’ora di ricerche. I medici di un’ambulanza hanno cercato di rianimarlo ma era ormai troppo tardi.

(Fonte: Il Piccolo di Trieste) 

Turchia-Grecia (Lesbo, Egeo), 30 luglio 2021

Tre profughi dispersi nel naufragio di un gommone di piccole dimensioni nell’Egeo, tra la Turchia e l’isola di Lesbo. Secondo quanto ha riferito la polizia greca, il battello, partito prima dell’alba dalle coste turche, con a bordo 13 persone, si è rovesciato per cause imprecisate mentre, in navigazione verso Lesbo, si trovava ancora nelle acque territoriali della Turchia. L’allarme sarebbe stato dato da uno dei naufraghi che, raggiunte a nuoto le acque greche, è stato visto da un motovedetta della Guardia Costiera, dando l’allarme e facendo scattare le ricerche, a cui hanno partecipato sia unità della marina greca che di Frontex, con l’ausilio di un elicottero. Sono stati così recuperati altri 9 naufraghi, ma di tre non si è trovata traccia: due donne e un bambino. I dieci superstiti sono stati sbarcati a Lesbo. Questa versione è tuttavia messa in dubbio da alcune Ong che operano alla frontiera fra Grecia e Turchia, sospettando che il naufragio possa essere stato causato da uno dei tentativi di “dissuasione attiva” attuati contro le barche dei profughi dalla marina greca. “E’ un naufragio inspiegabile – affermano – Il mare era calmo. E poi c’è un altro fattore:  sulla scena c’era anche il Nomad, il rib di soccorso della Ong Attika Human Support, ma stranamente le autorità greche non hanno consentito che intervenisse”.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ekathimnerini, Agenzia Ana Mpa)  

Libia-Malta-Italia (Al Khums e Zawiya), 31 luglio 2021

I cadaveri di due migranti recuperati in mare sul litorale della Libia. Il primo – come riferisce il rapporto settimanale della sede Oim libica 25-31 luglio, pubblicato il 2 agosto – è stato trovato nella zona di Al Khums, circa 120 chilometri a est di Tripoli. Non è da escludere che il ritrovamento sia da ricollegare al naufragio, con almeno 57 dispersi, della barca partita la sera del 25 luglio proprio da una spiaggia nei pressi di Al Khums. La salma, non identificata, è stata trasferita all’obitorio del locale ospedale. L’altro corpo senza vita – secondo quanto ha riportato anche la Guardia Costiera libica, oltre al rapporto Oim – lo ha invece recuperato la motovedetta Zawiya su una delle barche intercettate il 31 luglio, nel contesto di una serie di operazioni che, tra il 31 luglio e il 2 agosto, a ovest di Tripoli, hanno portato al blocco e al rientro forzato in Libia di 652 migranti, tra cui 33 donne e 14 ragazzini minorenni. Sia la salma che le centinaia di persone ricondotte in Libia in questi tre giorni sono state sbarcate nel porto della base di Refinery Point, a Zawiya.

(Fonte: rapporto Oim 25-31 luglio, Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Stretto di Gibilterra), 3 agosto 2021

Non si ha più notizia di due giovani algerini – Shallouf Ismail, 16 anni, e Bin Siad Osama, 20 anni – imbarcati su un gommone nel tentativo di raggiungere la Spagna. Lo ha comunicato la famiglia di Shallouf, che si è rivolta alla redazione del Faro de Ceuta, in un estremo tentativodi ricerca di informazioni, a oltre un mese di distanza dalla scomparsa. C’è da credere che insieme a lorodue  siano da considerare dispersi anche altri harraga algerini. Si sa per certo che i due giovani sono partiti la sera del primo luglio da una spiaggia dell’Algeria occidentale insieme a 25 compagni, puntando verso la Penisola Iberica o anche Ceuta, pur di raggiungere comunque un territorio spagnolo. Da quel momento non se ne è saputo più nulla. Il fratello di Shallouf, attraverso una serie di ricerche, è riuscito ad appurare che il battello è naufragato e che si sono salvati solo quelli che avevano un giubbotto di salvataggio, avvistati e recuperati da un cargo nelle acque dello Stretto di Gibilterra. Nessuna traccia di Shallouf e Bin Siad, né di altri, né del relitto del battello. Dal momento in cui è venuto a conoscenza del naufragio, all’inizio di luglio, il fratello di Shallouf ha tentato di rintracciare i supertsiti e si è appellato a varie autorità, senza alcun esito, fino a quando, il 3 agosto, ha ritenuto di rivolgersi anche al Faro de Ceuta. A oltre un mese di distanza i due ragazzi sono stati inseriti nella lista dei dispersi. Allo stato delle ricerche non è dato sapere neanche quanti si siano salvati e quanti siano scomparsi tra i 27 in totale che erano a bordo del gommone.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Al Aaiyoun – Canarie), 3-4 agosto 2021

Almeno tre morti nel naufragio di una barca carica di migranti al largo di Al Aaiyoun (Al Aaiun). Scarsissime le notizie su quello che è accaduto. Silenzio totale da parte delle autorità marocchine. A segnalare la tragedia, sulla base di informazioni apprese da familiari dei migranti, è stata Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, la quale ha subito precisato che le vittime potrebbero essere molto più numerose. La barca, salpata per le Canarie presumibilmente la sera del 3 da un punto imprecisato della costa della stessa Al Aaiyoun, nel Sahara Occidentale, aveva a bordo 75 persone. Il naufragio è avvenuto nella mattinata di mercoledì 4 agosto. I soccorsi, condotti dalla Marina marocchina, sarebbero arrivati in ritardo: “Ci sono tre morti – ha segnalato infatti Helena Maleno – ma potrebbero essere di più se la Marina continua a non reagire alle richieste di aiuto”.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Wuropa Press, Epsocial.es, El Diario)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 3-5 agosto 2021

Quarantadue migranti subsahariani morti (30 donne, 8 bambini e 4 uomini) in un naufragio al largo del Sahara Occidentale. Soltanto 10 i naufraghi tratti in salvo. Non è chiaro in quanti fossero a bordo, sicché il conto delle vittime potrebbe anche essere più grave. La tragedia è stata riferita giovedì 5 agosto ad Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, da una delle donne superstiti, che nel naufragio ha perso le sue due bambine. Diretta verso le Canarie, la barca – a quanto pare, un vecchio cayuco da pesca in pessime condizioni – è partita da una delle spiagge di Dakhla, puntando verso Laayoune (circa 530 chilometri più a nord), che è il punto più vicino e dunque più favorevole per raggiungere l’arcipelago spagnolo, prendendo il mare dal Sahara. Dopo appena un’ora di navigazione, con le condizioni meteo in peggioramento, lo scafo ha cominciato a imbarcare acqua ed  in breve è diventato quasi ingovernabile, fino a che un’onda lo ha rovesciato. L’allarme è stato dato da alcuni pescatori che, trovandosi a non grande distanza, sono stati i primi a intervenire per i soccorsi, dopo aver avvertito il comando della gendarmeria reale, ma sono stati trovati solo una decina di naufraghi ancora in vita. Le ricerche sono proseguite nei giorni successivi per recuperare eventuali dispersi o i corpi delle vittime, ma almeno nelle prime 48 ore è stato ritrovato solo il cadavere di una delle bambine della donna che ha ricostruito le fasi del naufragio parlando con Helena Maleno. Tra la serata di giovedì 5 e lamattinata di venerdì 6 agosto, 12 salme sono state trascinate dal mare sulla linea di costa a nord di Dakhla.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Europa Press, Epsocial.es, Canarias 7, Avvenire, Ansamed, La Provincia, El Diario) 

Libia (Ajdabiya), 6 agosto 2021

Sette migranti egiziani sono morti nell’incidente stradale in cui, la notte tra il 5 e il 6 agosto, è rimasto coinvolto il camion che li stava trasportando presumibilmente verso Tripoli. Altri 8, sempre egiziani, sono rimasti feriti. Morto anche l’autista libico. L’autocarro proveniva da sud est. Nel piano di carico, completamente chiuso, c’erano almeno 15 migranti. Alla periferia di Ajdabiya – uno snodo stradale situato una ottantina di chilometri a sud di Bengasi e circa 800 a est di Tripoli – sembra sia incappato in un posto di blocco della polizia. Sta di fatto che viaggiava a forte velocità e che per un qualche motivo l’autista ne ha perso il controllo, facendolo finire fuori strada. Per il congraccolpo il camion si è roveschiato e i migranti sono rimasti incastrati all’interno. Quando sono arrivati i soccorsi per sette di loro non c’era ormai più nulla da fare. Gli altri 8 sono stati ricoverati nell’ospedale di Al  Makhli. Appena tre giorni prima un altro camion sospetto era stato fermato nella zona di Al Khums: nel piano di carico era stato ricavato un nascondiglio in grado di contenere diverse persone. Anche in questo caso sono risultati coinvolti personaggi libici ed egiziani.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)    

Algeria-Spagna (Mostaganem), 6 agosto 2021

Sei harraga morti nel naufragio della piccola barca con cui stavano tentando di raggiungere la Spagna dalla costa occidentale dell’Algeria. In salvo altri sei. Ne ha dato notizia la Ong Heroes del Mar, sulla base di fonti algerine. Secondo quanto riferisce la Ong, la barca è partita da Mostaganem, a est di Orano, la sera del 31 luglio. Da quel momento se ne sono perse le tracce. Allarmati dalla mancanza di notizie, alcuni  dei familiari hanno dato l’allarme e sulla base delle loro indicazioni la Marina algerina ha organizzato una vasta operazione di ricerca. Si stava ormai perdendo ogni speranza quando, giovedì 6 agosto, una motovedetta, durante una ennesima perlustrazione nelle acque algerine, ha individuato il relitto che flottava alla deriva e a cui erano aggrappati 6 naufraghi, fortemente provati ma ancora in vita. Tutti i superstiti sono stati sbarcati a Mostaganem.

(Fonte: sito web Heroes del Mar)

Libia-Italia (Mellitah-Lampedusa), 6-8 agosto 2021

Due migranti morti e almeno 48 dispersi in un naufragio al largo delle coste libiche, nel tratto di una ventina di chilometri compreso tra Zuwara e Mellitah, oltre cento chilometrti a ovest di Tripoli.  Una cinquantina i superstiti. Secondo quanto è emerso dalle scarne informazioni diffuse la mattina di domenica 8 agosto dal sito semi ufficiale della Guardia Costiera libica Migrant Rescue Watch, la barca, con a bordo non meno di un centinaio di persone, è partita il 6 agosto da questo stesso tratto di litorale, lungo la rotta per Lampedusa. La tragedia è avvenuta dopo poche miglia, quasi di fronte agli impianti petroliferi di Mellitah. Non sono stati comunicati particolari sulle circostanze e le cause. Sta di fatto che lo scafo si è rovesciato e per molti dei migranti non c’è stato scampo. I primi soccorsi sono arrivati da alcune barche di pescatori che si trovavano a non grande distanza e che hanno anche dato l’allarne alla Guardia Costiera. Sono stati recuperati circa 50 naufraghi ancora in vita e due cadaveri. A segnalare che c’erano 48 dispersi sono stati numerosi dei sopravvissuti subito dopo essere stati tratti in salvo. Le ricerche sono proseguite per l’intera giornata di sabato 7 agosto. La mattina del giorno 8, alle 6, Migrant Rescue Watch ha diffuso la notizia. Tutti i superstiti sono stati sbarcati a Zuwara.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Libia-Italia (Sabratha), 7 agosto 2021

I corpi senza vita di due migranti sono affiorati nella giornata del 7 agosto sul litorale di Sabratha, circa 80 chilometri a ovest di Tripoli. Ne ha dato notizia il rapporto settimanale dell’ufficio Oim Libia pubblicato lo stesso giorno sette. Recuperate dalla mezzaluna Rossa, le salme sono state trasferite all’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge. Non è da escludere che questo ritrovamento possa essere messo in relazione al naufragio avvenuto la mattina del 6 agosto al largo di Mellitah, 25 chilometri più a ovest.

(Fonte: Rapporto Oim Libia 1-7 agosto 2021)  

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 9-10 agosto 2021

Almeno 29 migranti morti in un naufragio al largo della Tunisia, a nord di Sfax e delle isole Kerkennah. La tragedia è avvenuta tra il 9 e il 10 agosto: ne ha riferito l’emittente radiofonica tunisina Jawhara Fm il cui servizio è stato poi ripreso e rilanciato in Italia dall’agenzia Nova. La barca dovrebbe essere partita dalla zona di Sfax, puntando verso Lampedusa. Stando alle scarne informazioni fornite dalle autorità di Tunisi, a bordo dovevano esserci più di un centinaio di persone. Era ancora nelle acque tunisine, prima di arrivare all’altezza della città costiera di Mahdia, circa 100 chilometri più a nord, quando si è verificato il naufragio. Il colonnello Ali al Ayari, portavoce ufficiale della Guardia Costiera, ha riferito che le unità di soccorso hanno recuperato in mare 29 corpi senza vita e 76 naufraghi: 6 subsahariani e 70 tunisini provenienti da Sfax, Mahdia e Kairouan. Anche tra le vittime i tunisini sono la maggioranza. I superstiti hanno un’età compresa tra i 14 e i 43 anni. Nel gruppo dei subsahariani c’era anche un bambino di appena 3 anni. Il rapporto della Guardia Costiera tunisina non ne fa cenno, ma non è da escludere che ci siano anche dei dispersi.

(Fonte: Agenzia Nova, Mediterranea, sito web del giornalista Alessandro Scipione, Diritti e Frontiere)  

Algeria-Spagna (Orano), 10 agosto 2021

Risulta disperso Mejidi Brahim, un giovane algerino originario di Orano che ha tentato di raggiungere la Spagna. La sua scomparsa è stata segnalata ufficialmente dopo mesi di ricerche da parte dei familiari. L’ultimo contatto risale al 24 marzo, proprio il giorno in cui, secondo quanto ha lui stesso riferito poco prima della partenza, si è imbarcato da una spiaggia dell’ovest dell’Algeria, nella regione di Orano. Da allora più nulla. Nessuna notizia anche sulla barca ed eventuali compagni. Il 10 agosto il caso è stato segnalato dalla famiglia alla Ong Migrant Morts ed Disparus, che ha lanciato un appello di ricerca.

(Fonte: Migrant Morts et Disparus)  

Marocco-Spagna (Rincon-Ceuta), 10-11 agosto 2021

Yusef Horous, marocchino, 22 anni, è annegato mentre cercava di arrivare a nuoto a Ceuta. La sua scomparsa è stata segnalata con due appelli di ricerca presentati da alcuni parenti alla redazione del Faro de Ceuta: prima il 5 agosto e poi cinque giorni dopo, il 10. La famiglia del giovane vive in parte a Rincon, nella provincia rifegna di Tetouan, e in parte a Ceuta. Yusef Horous aveva manifestato l’intenzione di ricongiungersi con i familiari residenti nell’enclave spagnola, per poi proseguire eventuamente verso la Penisola Iberica. Secondo quanto hanno potuto appurare i familiari, ha messo in atto il tentativo nella serata del 2 agosto, insieme ad altri due ragazzi. Il piccolo gruppo è stato intercettato dalla polizia marocchina poco dopo aver preso il mare. I due compagni, fermati dagli agenti, hanno poi raccontato che Yusef era riuscito ad allontanarsi, lungo il frangiflutti di Benzù, prendendo il largo prima che potessero bloccarlo e pensando verosimilmente di rientrare in un momento successivo sul versante spagnolo. Da quel momento non si è saputo più nulla di lui. Non avendo ricevuto notizie né i familiari residenti a Ceuta né quelli di Rincon, tre giorni dopo è stato lanciato un primo allarme. E’ stato Farid Mohamadi, uno zio che vive a Ceuta, a rivolgersi in particolare al Faro. Le ricerche condotte anche dalla redazione nei giorni successivi non hanno dato esito: Yusef non risultava alla polizia tra i nuovi arrivati e non era nei centri di accoglienza per migranti dell’enclave. D’altra parte non aveva dato notizia di sé neanche a Rincon, né ne sapeva qualcosa la polizia marocchina. Da qui il timore che, dopo essersi allontanato dalla riva, non fosse riuscito a rientrare, perdendosi in mare. Il giorno 10, in ogni caso, oltre a rivolgersi di nuovo al Faro, i familiari ne hanno denunciato ufficialmente la scomparsa. La mattina del giorno successivo, 11 agosto, nella zona di Benzù il mare ha trascinato un cadavere in avanzato stato di degrado che, recuperato dalla Guardia Civil, è stato riconosciuto dai familiari come quello di Yusef. Per l’identificazione ufficiale la Procura ha disposto il test del Dna ma intanto, in serata, il corpo è stato sepolto nel cimitero islamico di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 5, 10 e 11 agosto)

Marocco-Spagna (Dackhla-Canarie), 10-11 agosto 2021

Quattro migranti subsahariani sono annegati cadendo in mare, in pieno Atlantico, durante i soccorsi e un quinto, una donna, è morta poco dopo essere stata portata a bordo del mercantile intervenuto per le operazioni di salvataggio. Dai sopravvissuti si è poi appreso che 8 compagni erano morti durante i 15 giorni trascorsi in mare prima che la loro barca venisse individuata e soccorsa. Le vittime, in tutto, sono dunque 13. Il battello – uno scafo da pesca in legno salpato dalla zona di Dackhla, nel Sahara Occidentale, intorno al 26 luglio – è stato segnalato martedì 10 agosto al Salvamento Maritimo spagnolo da un mercantile molte miglia al largo di Bir Gandaouz, nell’estremo meridione del Sahara Occidentale e poco a nord est di Nuadibù, in Mauritania. A bordo erano in 34 ed è’ apparso subito evidente che dovevano essere in mare da più giorni. Un aereo partito dalle Canarie, il Sasemar 103, la ha localizzata 270 miglia a sud di Gran Canaria, ma poco dopo ne ha perso la vista. Dalla base delle Canarie è stata in ogni caso mobilitata la guardamar Talia ma, data la grande distanza, la centrale Mrcc ha allertato due cargo che si trovavano nella zona – la Ever Grace e il Fortaleza Knutsen – per seguire l’evolversi della situazione ed intervenire in caso di necessità, prima dell’arrivo della Talia, atteso per la tarda mattinata di mercoledì 11. Alcune ore più tardi, nella serata di martedì 10, visto il peggiorare delle condizioni meteo e la situazione drammatica sulla barca, il comandnate della Ever Grace ha deciso di intervenire per prendere a bordo i naufraghi. Le operazioni sono state rese particolarmente difficili dal mare mosso, con onde alte e forte vento. Durante il trasbordo, quattro giovani sono caduti in acqua e, trascinati via dalla corrente, non si è riusciti a recuperarli. Senza esito anche le ricerche condotte nelle ore successive dalla stessa Ever Grace e dal Fortaleza Knutsen. La tragedia è proseguita a bordo della Ever Grace: quattro dei naufraghi, tre uomini e una donna, erano in condizioni critiche, tanto che il comandante ne ha chiesto l’evacuazione immediata, per trasferirli in un centro medico. Dalle Canarie è partito un elicottero di soccorso dell’Aviazione Militare ma quando è giunto sul posto la donna era già morta. I tre uomini, esanimi per un fortissimo stati di disidratazione, sono stati trasferiti all’ospedale Negrin di Gran Canaria. Date le condizioni del mare, che rendevano molto pericoloso un nuovo trasbordo, alla Talia è stato ordinato di rientrare. I 29 naufraghi supertsiti e la salma della donna sono stati portati dalla Ever Grace al porto di Las Palmas.

(Fonte: Europa Press Canarias, La Provincia, Canarias 7, El Diario, sito web Helena Maeno Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Melilla), 11 agosto 2021

Un migrante marocchino, Abdelfattah Charkaoui, sui trent’anni, è annegato poco al largo di Melilla nel tentativo di passare a nuoto la frontiera. Per eludere la sorveglianza è sceso in mare prima dell’alba, nella zona di Aguadù,  la località più settentironale dell’enclave, a circa 6 chilometri dal porto e dal centro. L’allarme è stato dato alle 5,45 da un uomo che, mentre pescava dalla riva, ha avvertito la Guardia Civil che nella baia, a una certa distanza dalla costa, aveva notato nel mare piuttosto mosso qualcuno che sembrava chiedere aiuto o comunque in difficoltà. Una piccola unità ha raggiunto Aguadù in pochi minuti, perlustrando quel tratto di litorale per circa un’ora, fino a che è stata costretta a rientrare a causa del rapido peggioramento delle condizioni meteo provocato da un temporale di levante. Le ricerche sono state proseguite da una squadra di sommozzatori, che verso le 10, a undici metri di profondità, hanno individuato e recuperato il cadavere, trasferito poi all’obitorio ospedaliero per le procedure di legge. La Procura ha preso contatto con le autorità marocchine e sei giorni dopo, il 17 agosto, si è arrivati all’identificazione. Abdelfattah, sposato, aveva due bambini piccoli. L’Associazione per i Diritti Umani di Nador ha chiesto alle autorità marocchine e spagnole di aprire il confine, chiuso a causa della pandemia di coronavirus, in modo da consentire alla famiglia di inumare il corpo in Marocco.

(Fonte: Europa Press Melilla, El Faro de Melilla) 

Marocco-Spagna (Tarfaya-Canarie), 12 agosto 2021

Diciotto migranti subsahariani sono annegati nel naufragio di uno Zodiac poco dopo la partenza verso le Canarie dal Marocco Occidentale. A bordo c’erano 58 persone. Il battello è salpato da Tarfaya, nella regione di Layayoun, uno dei punti più vicini all’arcipelago spagnolo dalla costa atlantica marocchina. I controlli sempre più stringenti della polizia per impedire gli imbarchi costringono però i migranti a scegliere i luoghi più fuorimano e spesso difficili e pericolosi per prendere il mare, specie con condizioni meteo non buone. Sembra che proprio questa sia la causa della tragedia. Il gommone è partito da una zona rocciosa, dove l’Oceano si infrange con grande forza e crea impetuose correnti. I problemi sono iniziati quasi subito. “Il motrore si è spento – ha raccontato alla Ong Caminando Fronteras una donna che si è salvata ma ha perso il figlio di tre anni. – Il mare ci colpiva con violenza. Abbiamo provato a riavviare il motore ma non funzionava. Le onde erano più alte del nostro Zodiac. Spazzavano lo scafo e hanno cominciato a trascinare la gente in mare. Una ha investito in pieno anche mio figlio. Sono riuscita ad afferrare la sua maglietta e ho chiesto aiuto…”. Quasi tutti quelli finiti fuoribordo sono annegati. Sono riusciti a salvarsi quelli rimasti in qualche modo sul relitto dello Zodiac, che la corrente ha spinto poi verso terra. Quando sono arrivati i soccorsi, mancavano 18 persone. “Con noi – ha raccontato un altro dei superstiti – c’erano alcuni giovani originarti delle Comore: hanno chiamato la loro ambasciata per chiedere aiuto e l’ambasciata ha dato l’allarme alla gendarmeria. I primi soccorritori ci hanno trovato già a terra, nella spiaggia deserta”. A riva, trascinati dalle onde, sono arrivati anche i corpi di tre delle vittime, identificate come migranti comoriani. “Sono morti – ha scritto Helena Maleno – a settemila chilometri da casa…”.

(Fonte: Sito Helena Maleno Caminando Fronteras, El Diario). 

Algeria-Tunisia (Hazoua, Tozeur), 12 agosto 2021

Sei migranti subsahariani – due donne, una ragazzina minorenne e tre bambini – sono morti di sete e sfinimento in pieno deserto nel tentativo di passare il confine tra l’Algeria e la Tunisia. Uno solo, un uomo, si è salvato. Si ritiene che si tratti di un intero gruppo familiare. Non è chiaro quando e da dove siano partiti. Sicuramente si sono mossi a piedi ma devono aver perso l’orientamneto esaurendo le scorte d’acqua e di cibo. Una pattuglia della polizia di frontiera tunisina di base ad Hazoua, il sobborgo di Tozeur situato a breve distanza dalla linea di confine con l’Algeria, li ha trovati prima dell’alba di giovedì 12 agosto. I corpi era raggruppati a breve distanza l’uno dall’altro, con attorno, sparse alla rinfusa, le povere cose che avevano portato con sé. Le donne e i bambini erano morti già da diverse ore. L’uomo, privo di conoscenza ma ancora in vita, è stato portato all’ospedale di Tozeur.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Associated Press)   

Marocco-Spagna (Chaouen-Ceuta), 12 agosto 2021

Si è persa ogni traccia di un giovane marocchino, Youssef, 26 anni, che tra il 23 e il 24 luglio ha tentato di raggiungere Ceuta. Lo ha segnalato il 12 agosto il fratello Zakaria, che ha rivolto un appello di ricerca alla redazione del Faro de Ceuta. Originario di Chaouen, una città del Rif dove vive la sua famiglia, situata circa 100 chilometri a sud di Ceuta, Youssef si era trasferito negli ultimi mesi a Castillejos, il piccolo centro sulla costa, in prossimità della linea di frontiera con l’enclave spagnola. L’ultimo contatto con i familiari risale al 23 luglio, quando ha comunicato per telefono a Zakaria che aveva intenzione di entrare a Ceuta, superando via mare a nuoto il confine all’altezza del frangiflutti del Tarajal. Dopo quella chiamata, più nulla. Da qui una serie di ricerche dei familiari sia a Ceuta che in Marocco. E proprio Zakarias ha avuto conferma a Castillejos che Youssef ha tentato la traversata a nuoto da solo. Prima di denunciarne la scomparsa, comunque, ha deciso di aspettare diversi giorni, pensando che potesse aver perduto il cellulare o che, fermato dalla polizia, non avesse la possibilità di telefonare. Poi, non avendone trovato notizie né nei centri di accoglienza di Ceuta né presso le autorità marocchine, si è rivolto al Faro.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Bourmedes – Baleari o Murcia), 12-13 sgosto 2021

Dieci harraga sono morti nel naufragio di una barca diretta dall’Algeria verso la Spagna. A bordo erano in 16. Ne ha dato notizia la Ong Heroes del Mar, citando fonti algerine. Il battello è partito nella serata di giovedì 12 dalla costa di Bourmedes, una città litoranea situata 50 chilometri a est di Algeri. Da questo tratto di litorale le imbarcazioni dei migranti fanno rotta in genere o sulle Baleari o in direzione della costa di Murcia e Alicante, nella Penisola Iberica. Il naufragio è avvenuto durante la notte. I soccorsi sono arrivati da unità della marina algerina, che hanno recuperato 6 naufraghi ancora in vita. Nessuan traccia degli altri 10, spariti in mare nel buio. Senza esito anche le ricerche condotte il mattino successivo.

(Fonte: Heroes del Mar)

Marocco-Spagna (Dalia Beach – Tarifa), 14 agosto 2021

Disperso un marocchino ventiquattrenne, Youness Sekaf, che ha tentato di arrivare in Spagna attraversando lo Stretto di Gibilterra a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata dal fratello maggiore, Abdelmoughit, al Faro de Ceuta, chiedendo alla redazione di lanciare un appello di ricerca. La famiglia di Youness vive a Larache, circa 100 chilometri a sud di Tangeri, sulla costa atlantica. Secondo quanto sono riusciti a sapere i familiari, il giovane ha preso il mare insieme a un amico il 3 agosto intorno alle 11 da Dalia Beach, circa 50 chilometri a nord est di Tangeri, nel tratto più vicino alla costa spagnola di Tarifa che, al di là dello Stretto di Gibilterra, dista poco più di 11/12 chilometri. Da quel momento non se ne è più trovata traccia. Si sa però che Youness era insieme ad un amico, che sarebbe arrivato in Spagna ma che non ha fatto sapere nulla: non si è messo in contatto né con Abdelmoughit né con altri familiari o amici. E proprio questo fa temere che Youness si sia perso in mare. “Youness era un buon nuotatore – ha raccontato il fratello al Faro de Ceuta – ma attraversare le acque dello Stretto penso fosse superiore alle sue possibilità. Il suo amico era più forte ed esperto. Credo anzi che sia stato proprio lui a convincere Youness a tentare questa impresa. Siamo disperati. In particolare mia madre, che gli aveva detto di non tentare di arrivare in Spagna attraverso l’immigrazione illegale”.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Ceuta), 14 agosto 2021

Una pattuglia del servizio di sicurezza e salvataggio sul litorale ha avvistato in mare il cadavere di un migrante nella baia sud di Ceuta, a poche decine di metri dalla riva. Recuperato intorno alle 20 dai sommozzatori del Geas della Guardia Civil, il corpo è stato sbarcato su una banchina del Porto Sportivo. A giudicare dallo stato di decompsizione, secondo il medico legale è rimasto in mare per più giorni, ma non sono stati trovati elementi né per poterlo identificare, né per risalire alle circostanze della morte. Stando agli esami medici, dovrebbe trattarsi di un minorenne, forse un ragazzino di appena 13-14 anni. Indossava solo biancheria intima e un paio di pantalocini da bagno. L’unico elemento utile per le indagini è un cellulare di colore nero, trovato in una busta di plastica.  La Procura ha comunque disposto un’autopsia prima di procedere all’inumazione, avvenuta lunedì 16 nel cimitero di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Al Hoceima), 15 agosto 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è affiorato vicino alla spiaggia di Quemado, nel centro di Al Hoceima, nel nord del Marocco. Avvistato sulla battigia da persone del posto, è stato recuperato da una pattuglia della Guardia Costiera e trasferito all’obitorio dell’ospedale. Fonti della polizia e della Marina hanno riferito che, a giudicare dallo stato di conservazione, la morte risale a diversi giorni prima del ritrovamento. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Spagna. Questo tratto di litorale del Marocco, circa 120 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla, è uno dei più frequentati punti di partenza clandestini delle barche di migranti che puntano verso l’Andalusia attraverso il Mare di Alboran. Sulla stessa spiaggia di Quemado, il 16 luglio, esattamente un mese prima, era stato trovato un altro cadavere di migrante in condizioni di degrado ancora più avanzate.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia (Sokna, distretto di Jufra), 15 agosto 2021

I cadaveri di due migranti sono stati trovati casualmente da persone del posto in una vallata desertica nella zona di Wadi Ziman, 75 chilometri da Sokna, una città di 10 mila abitanti a 17 chilometri da Hun, il capoluogo del distretto di Jufra, nel cuore della Libia, circa 650 chilometri a sud di Tripoli. Erano riversi a terra in maniera scomposta, uno proprio accanto al tronco dell’unica acacia presente nel raggio di centinaia di metri e l’altro poco discosto. A giudicare dallo stato di conservazione, tenendo conto anche delle altissime temperature che nella zona arrivano in agosto oltre i 50 gradi, non dovevano essere da molto lì dove sono stati trovati. Recuperati da una squadra della Mezzaluna Rossa insieme alla polizia, sono stati trasferiti all’obitorio di Hun per l’autopsia. La Direzione dei Servizi di Sicurezza del distretto di Jufra non ha fornito altri particolari, salvo precisare che si ritiene che i due abbiano trovato la morte nel contesto di un “traffico sporco” e che è stata aperta un’inchiesta con l’ipotesi di omicidio. Secondo fonti della Mezzaluna Rossa, indosso a uno dei due è stata trovata una carta d’identiytà egiziana. Sokna si trova lungo una delle direttrici delle vie di comunicazione che provengono dal sud. Uno snodo da cui partono due arterie verso Tripoli: quella più a est raggiunge la costa e poi segue il litorale in direzione ovest, l’altra attraversa il deserto e arriva a Tripoli da sud, passando per Ghariyan. Entrambe queste vie, ma in particolare quella di Ghariyan (dove si trova un grosso centro di detenzione per migranti), sono battute dai “trasporti” dei trafficanti.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 16-17 agosto 2021

Quarantasette migranti subsahariani, in maggioranza senegalesi e maliani, sono  morti su un gommone Zodiac rimasto alla deriva per quasi due settimane in pieno Atlantico dopo essere salpato dal Marocco sulla rotta per le Canarie. Tra le vittime, dieci donne e tre bambini. Soltanto 7 i superstiti. Tutto è iniziato la notte tra il 2 e il 3 agosto, quando lo Zodiac ha preso il mare da una spiaggia della costa di Laayoune, uno dei punti meno lontani sulla costa africana dall’arcipelago spagnolo. Da quel momento non si è saputo più nulla delle 54 persone a bordo, fino al 16 agosto, quando il battello è stato trascinato dalla corrente sul litorale di Nouadhibou, nel nord della Mauritania, centinaia chilometri più a sud dal punto di partenza. La maggior parte dei naufraghi a bordo erano morti ormai da giorni. Ne restavano in vita solo 10, ma 3 sono spirati poco dopo all’ospedale. La tragedia è stata ricostruita dai superstiti. Dopo alcune ore di navigazione il motore è andato in avaria e non si è riusciti a riavviarlo. Lo Zodiac è rimasto così in balia dell’Atlantico, che lo ha spinto sempre più a sud. Ritenendo che la traversata sarebbe durata al massimo due o tre giorni, a bordo erano state portate poche provviste d’acqua e di cibo, presto esaurite. Il primo allarme è stato lanciato il 4 agosto dalla Ong Caminando Fronteras che, avvertita da alcuni familiari preoccupati per la mancanza di notizie, ha lanciato un appello di ricerca sia al Salvamento Maritimo spagnolo che alle autorità marocchine. Gli appelli si sono ripetuti nei giorni successivi, insieme a quelli per un altro gommone disperso, partito sempre da Laayoune con 62 persone. Le ricerche non hanno dato esito, forse anche perché le correnti stavano spostando lo Zodiac verso sud, lontano dalla rotta presumibile da Laayoune alle Canarie. E con il passare dei giorni i migranti hanno cominciato a morire. “Abbiamo anche incontrato delle barche ma non ci hanno aiutato. O non ci hanno visto. E intanto, a poco a poco, i miei compagni stavano morendo…”, ha raccontato uno dei superstiti ad Helena Maleno, di Caminando Fronteras. Poi, lunedì 16 agosto, quando sembrava persa ogni speranza, la deriva ha spinto lo Zodiac verso la costa, facendolo approdare nei dintorni di Nouadhibou, dove è stato trovato dalla Guardia Costiera mauritana. I dieci naufaghi ancora in vita sono stati tutti ricoverati. Tre non ce l’hanno fatta a riprendersi. Altri 3, una donna e due uomini, sono risultati anch’essi in condizioni critiche e i medici li hanno trattenuti in ricovero. Gli altri quattro, quando si sono ripresi, sono stati arrestati dalla polizia per immigrazione irregolare. Per tutti e 7 i superstiti, inoltre, è stata decisa l’espulsione verso il paese d’origine.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Associated Press, El Diario, Canarias /, La Provincia, Agenzia Efe, Fanpage, Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale di Sicilia)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 19 agosto 2021

Due giovani marocchini, Anass e Mustafa Nayd, entrambi ventitreenni, risultano dispersi nel tentativo di arrivare a Ceuta a nuoto da Castillejos, il paese più vicino alla linea di confine. La loro scomparsa, avvenuta in tempi e circostanze diverse, è stata segnalata dai familiari giovedì 19 agosto alla redazione de El Faro de Ceuta. Come ha riferito Brahim, il fratello maggiore, Anass, marmista senza lavoro, ha tentato la traversata il 6 agosto, contando poi di raggiungere la Spagna. Poco prima di prendere il mare ha avvertito la famiglia. Era con tre compagni. Sono entrati in acqua all’altezza del fragiflutti del Tarajal. Si erano allontanati di poche decine di metri dalla riva quando sono stati intercettati da una pattuglia della polizia marocchina. Due sono stati bloccati e uno è riuscito a raggiungere Ceuta. Anass, per tenersi a galla con maggiore sicurezza, si era munito di una camera d’aria per ruote di camion: aggrappato a quella, è sfuggito agli agenti, allontanandosi verso il largo. Da quel momento nessuno lo ha più visto. A Ceuta non risulta arrivato e i familiari, dopo giorni di ricerche, non ne hanno trovato traccia neanche a Castillejos. Brahim, il fratello, dice che se fosse arrivato da qualche parte avrebbe sicuramente telefonato. E d’altra parte il suo cellulare è sempre risultato irraggiungibile ad ogni tentativo di chiamata. Da qui, dopo quasi due settimane, la decisione di segnalarne la scomparsa. Mustafà Nayid è sparito da ancora più tempo. Originaria di Beni Melal, una città situata nel centro del Marocco, più di 500 chilometri a sud di Ceuta, la sua famiglia 17 anni fa si è trasferita a Castillejos. Poi, nei mesi scorsi, a causa delle difficoltà create dall’epidemia di coronavirus, ha deciso di tornare a Beni Melal ma Mustafà ha scelto di restare per tentare alla prima occasione di entrare a Ceuta, come tappa di una fuga verso la Spagna. Il 30 luglio ha chiamato un’ultima volta la madre. Poi non c’è stato più alcun contatto. Per questo in famiglia ritengono che abbia tentato la traversata proprio lo stesso 30 luglio o subito dopo, probabilmente con alcuni compagni: non si sa se verso Ceuta o direttamente verso la Spagna. Tutte le ricerche condotte in Marocco non hanno dato esito. Da qui, dopo quasi 20 giorni, la decisione di denunciare la scomparsa.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 19 agosto 2021

Sono morti in 52 su uno Zodiac il cui relitto, rovesciato e semi affondato, è stato avvistato circa 250 chilometri a sud di Gran Canaria. C’è un solo superstite, una donna, trovata adagiata sulla chiglia del gommone, acccando ai cadaveri di un ragazzino di 17 anni e di un’altra donna, una ventenne incinta. Inizialmente, in base alle dichiarazioni fatte dalla giovane superstite durante i primissimi soccorsi, si è parlato di 39 vittime. Poco dopo il ricovero in ospedale, con l’aiuto anche di un interprete, la donna ha però precisato che al momento della partenza sul gommone erano salite 53 persone, sicché le vittime sono appunto 52, tra cui 16 donne e un bimbo di due anni. La maggior parte erano originarie della Costa d’Avorio. A scoprire la tragedia è stata una petroliera, la Evros, con bandiera delle Bahamas, che, in navigazione nella zona, ha avvistato casualmente il relitto, segnalando alle autorità spagnole che c’erano delle persone a bordo. La centrale operativa del Salvamento Maritimo delle Canarie ha fatto decollare per i soccorsi l’Helimer 204, chiedendo alla Evros di limitarsi a tenere sotto controllo la situazione fino all’arrivo dell’elicottero e di non intervenire se non in caso di estrema necessità perché, date le dimensioni della nave, lunga 183 metri, e il mare molto mosso, tentare un recupero diretto sarebbe stato troppo pericoloso per gli stessi naufraghi che si intravedevano sullo Zodiac. E’ stato poi l’equipaggio dell’elicottero a scoprire che il ragazzo e la ventenne incinta erano ormai morti e a recuperare la donna e i due cadaveri. L’unica superstite, in gravi condizioni per un forte stato di disidratazione e ipotermia, è stata trasportata all’ospedale di Gran Canaria. Nelle ore successive sono state ricostruite tutte le fasi di questa ennesima strage dell’emigrazione. Lo Zodiac trovato 250 chilometri a sud di Gran Canaria corrisponde al battello salpato la notte tra il 12 e il 13 agosto da Laayoune, in Marocco, verso le Canarie. Da questo tratto di costa africana l’isola di Furteventura, la più vicina dell’arcipelago spagnolo, dista 125 chilometri. Il gommone, però,  deve aver perso la rotta e poi, esaurito il carburante, è rimasto alla deriva per quasi una settimana, in balia delle onde che a un certo punto lo hanno rovesciato, disperdendo in mare quasi tutti gli occupanti. La sua scomparsa è stata ripetutamente segnalata sia dalla Ong Caminando Fronteras che da Alarm Phone. Le ricerche non hanno dato esito e, senza l’avvistamento casuale da parte dell’equipaggio della Evros, non se ne sarebbe probabilmente più avuta notizia: un altro dei tanti naufragi fantasma. Non è  un caso che negli ultimi mesi siano stati soprattutto i gommoni al centro di tragedie come questa: “Fuerteventura – ha fatto notare la Ong Caminando Fronteras – dista 100 chilometri da Tarfaya e 125 da Laayoune. Non è una distanza enorme, ma gli Zodiac o comunque i battelli pneumatici non sono adatti ad affrontare l’oceano aperto e così la traversata diventa estremamente pericolosa”.

(Fonte: Agenzia Efe, El Diario, Canaria 7, La Provincia, sito web Helena Maleno, Alarm Phone)  

Libia (Sokna, distretto di Jufra), 19-20 agosto 2021

I cadaveri di sei migranti sono stati trovati, la sera del 19 agosto, nella vallata desertica di Wadi Ziman, nel distretto  di Jufra, oltre 650 chilometri a sud di Tripoli, nel cuore della Libia, a circa 90 chilometri da Sokna, una città di 10 mila abitanti situata a 17 chilometri da Hun, il capoluogo di distretto. Recuperati dalla polizia con la collaborazione della Mezzaluna Rossa, prima dell’alba di venerdì 20 agosto sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale per l’autopsia, disposta dalla Procura nel contesto delle indagini. Indosso a cinque delle sei vittime sono sate trovate carte d’identità egiziane. Nulla sul sesto cadavere, che è così rimasto sconosciuto. A giudicare dallo stato di conservazione, i corpi dovevano trovarsi già da qualche giorno lì dove sono stati trovati. Quattro giorni prima, il 15 agosto, nella stessa zona, ma a una quindicina di chilometri di distanza (75 da Sokna), ne erano stati recuperati altri due. Anche in questo caso negli abiti di uno è stata trovata una carta d’identità egiziana, mentre dell’altro non sono stati trovati documenti né altri elementi utili per identificarlo. E’ probabile comunque che anche i due non identificati possano essere egiziani. La polizia non ha fornito alcun elemento sulle eventuali circostanze della morte né dei primi due, né dei sei rinvenuti successivamente. Appare evidente, però, che i due casi debbano essere collegati. La Procura e la Direzione dei servizi di sicurezza di Jufra, che conducono l’inchiesta, hanno di nuovo precisato che si indaga per omicidio e che si ritiene che si tratti delle vittime di un “traffico sporco”.

(Fonte: Migrant Rdescue Watch)

Libia (Qatrun, Fezzan), 21 agosto 2021

I cadaveri di due migranti subsahariani sono stati trovati circa 200 chilometri a sud di Qatrun, nel Fezzan, una città di circa 10 mila abitanti, nodo di transito sulle strade che collegano la Libia al Ciad e al Niger, che vi ha aperto un consolato. Erano lungo la pista del deserto che conduce verso il confine con il Ciad. Riversi a pochi metri l’uno dall’altro e a breve distanza dalla carreggiata, li hanno segnalati alcuni automobilisti di passaggio.  Dopo un sopralluogo sul posto, la polizia e una squadra della Mezzaluna Rossa li hanno trasferiti all’obitorio per le indagini. Entrambi privi di documenti, non è stato possibile identificarli. Sembra trattarsi comunque di uomini piuttosto giovani: uno indossava un pajo di jeans scuri e una canottiera grigio-azzurra, l’altro una t-shirt chiara e i pantaloni di una tuta celeste. A giudicare dallo stato di conservazione erano già da qualche giorno lì dove sono stati trovati. Le indagini sono condotte dalla Direzione di Sicurezza di Qatrum. L’ipotesi più accreditata è che siano stati abbandonati da un “trasporto” di trafficanti dopo aver superato la linea di confine con la Libia.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Beliones-Andalusia), 21 agosto 2021

Due migranti marocchini risultano dispersi dopo che si sono gettati in mare quando la barca con cui stavano cercando di raggiungere l’Andalusia è stata intercettata dalla Guardia Costiera marocchina. A segnalarne ufficialmente la scomparsa sono stati i familiari di uno dei due, Abdelghani El Moutaouakkil, 40 anni, padre di due figli, residente a Beliones, il villaggio situato a due chilometri dalla frontiera occidentale dell’enclave di Ceuta. Di lui non si ha più notizia da sabato 14 agosto quando, insieme a cinque compagni, ha preso il mare su una piccola imbarcazione sul litorale a ovest di Beliones. Una motovedetta ha fermato il battello poco dopo la partenza, nei pressi dell’isola di Perejil. Quattro dei migranti a bordo sono stati bloccati dagli agenti mentre, per sottrarsi alla cattura, Abdelghani e l’altro compagno si sono tuffati, allontanandosi a nuoto verso il largo. Da quel momento sono spariti. I familiari li hanno cercati a lungo. In particolare quelli di Abdelghani i quali, oltre che agli amici e ai quattro migranti catturati, si sono rivolti alle autorità marocchine e hanno cercato informazioni anche a Ceuta. Le ricerche non hanno avuto alcun riscontro e il cellulare risulta irraggiungibile. Infine, dopo la denuncia ufficiale di scomparsa sia di Abdelghani che del suo compagno fatta alla polizia in Marocco, la famiglia si è rivolta alla redazione de El Faro de Ceuta per un appello di ricerca, diffondendo anche una serie di foto per facilitare eventuali segnalazioni.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Tunisia-Italia (Levanzo, Egadi), 21 agosto 2021

Un migrante tunisino è morto nel naufragio di un barchino a breve distanza dall’isola di Levanzo, nelle Egadi. In salvo gli altri 22 che erano a bordo. L’allarme è scattato prima dell’alba, quando il centro operativo della Guardia Costiera è stato contattato da un tunisino che diceva di trovarsi in mare, al largo di Trapani, insieme a numerosi connazionali. Sulla base di questa telefonata, attraverso le procedure di geolocalizzazione, è stato possibile individuare la posizione geografica dove indirizzare i soccorsi. Sul posto sono confluiti un elicottero della Guardia Costiera e uno dell’Aeronautica e due motovedette della Guardia Costiera. Sono state queste a individuare e soccorrere i primi 5 naufraghi e a recuperare il corpo senza vita di un sesto. Nel frattempo è stato esteso il raggio delle ricerche dei dispersi, ma alle prime luci del giorno i carabinieri di Levanzo hanno individuato a terra gli altri 17 naufraghi, che erano riusciti a raggiungere la riva a nuoto. Tutti i superstiti hanno dichiarato di essere partiti in 23 sicché non risultano altre vittime, anche se per sicurezza il pattugliamento della zona si è protratto ancora per l’intera mattinata, recuperando tre giubbotti di salvataggio e  un gommoncino. Questo ritrovamento fa supporre che ci sia stata una nave madre di dimensioni più grandi che potrebbe aver rimorchiato il barchino dalla Tunisia fino in prossimità di Levanzo.

(Fonte: Rai News, Agenzia Ansa, Repubblica Palermo, Daily Sabah).  

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 23 agosto 2021

Un morto e 18 dispersi nel naufragio di una barca con 70 migranti, in massima parte egiziani, al largo delle coste libiche, a ovest di Tripoli. La notizia è stata data da Migrant Rescue Watch, il sito semi-ufficiale della Guardia Costiera libica, che ha diffuso anche un breve video in cui si vedono il relitto e numerosi naufraghi ma  ha fornito scarsissimi dettagli su quanto è accaduto. Il battello ha preso il mare da una zona intorno a Zawiya, il tratto di litorale da cui sono più frequenti le partenze sulla rotta per Lampedusa. Era ancora nella zona Sar libica quando si è rovesciato. I soccorsi sono arrivati dalla motovedetta Zawiya, una delle unità girate dall’Italia alla Libia, che ha recuperato 51 naufraghi (poi sbarcati nel porto di Refinery Point di Zawiya) e un corpo senza vita. I superstiti hanno subito segnalato che mancavano 18 compagni. Le ricerche condotte nelle ore successive non hanno dato esito.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Libya Observer, Associated Press, Iom Ginevra, Unhcr Libya, Il Fatto Quotidiano) 

Grecia-Turchia (frontier dell’Evros), 23 agosto 2021

Almeno 3 profughi (due siriani e un afghano), costretti poco prima a rientrare in Turchia dalla polizia greca, sono morti alla frontiera dell’Evros, nella provincia di Edirne, per le violenze subite dai miliari turchi per respingerli, a loro volta, al di là della linea di confine: uno, l’afghano, ucciso a fucilate, i due siriani annegati nel fiume. Non è escluso che ci siano altre vittime. La tragedia è stata ricostruita da alcune Ong che si occupano dell’assistenza ai profughi sulla rotta balcanica e poi denunciata dal report di Are You Syrious e dal quotidiano turco Mezopotamyaajansi 35, che hanno riferito le testimonianze di alcuni compagni dei tre morti. In particolare, quella di un rifugiato siriano, Sad El Delli, di 24 anni, che si è rivolto all’Associazione degli Avvocati per la Libertà (Ohd). I tre facevano parte di un gruppo di circa 150 profughi radunati dalla gendarmeria turca dopo che erano stati bloccati in territorio greco e costretti a rientrare sulla sponda turca dell’Evros. Gli uomini – ha riferito Sad El Delli – sono stati quasi subito separati dalle donne. Poi ne sono stati selezioni 45, inclusi ragazzini di poco superiori ai dieci anni: allontanati dagli altri, un ufficiale ha ordinato ad alcuni soldati di gettarli tutti nel fiume. Il racconto di Sad è stato confermato successivamente, con maggiori dettagli, da altri due testimoni, entrambi siriani, con cui sono entrati in contatto i cronisti di Mezopotamyaajansi. “I soldati – ha riferito in particolare uno di loro – inizialmente avevano un atteggiamneto amichevole. Tutto è cambiato quando è arrivato il comandante, che ha ordinato di ributtarci nel fiume per costringerci a rientrare in Grecia. Hanno cominciato a farci scendere in acqua cinque o sei alla volta. Un rifugiato afghano di circa 50 anni ha cercato di fuggire, ma i soldati lo hanno ucciso a colpi di fucile e il suo corpo, buttato in acqua, si è perso nel fiume. Quando hanno gettato nell’Evros le prime persone abbiamo sentito delle grida. Alcuni soldati ci hanno raggiunto dicendoci: ‘I vostri amici stanno annegando. Se c’è qualcuno che sa nuotare, vada a salvarli…’. Abbiamo risposto che anche molti di noi non sapevano nuotare, ma non ci hanno ascoltato. Poi è toccato a noi. ‘Non abbiate paura – ci ha detto un gendarme – Saltate nel fiume e andate in Grecia: l’acqua vi arriva al petto. Poi più tardi, quando ce ne saremo andati e non vi vedremo, potrete tornare…’. Ma l’acqua, in realtà, era molto alta. Io ho salvato un amico che stava annegando. Eravamo in sei: in quattro siamo sopravvissuti ma due sono scomparsi, trascinati via dalla corrente: sono il marito di mia sorella, Mohamed Ismail, 28 anni, siriano, e un altro siriano di 37 anni, Muhammet El Alì, padre di quattro bambini”. Nessuna notizia precisa di gran parte degli altri del gruppo di 45. A cominciare da quelli di cui sono state udite le grida di aiuto. Sulla scia della denuncia fatta agli Avvocati per la Libertà, la vicenda è stata sollevata ad Ankara, presso il Parlamento turco, da alcune interrogazioni, sollecitando un’inchiesta.

(Fonte: Mezopotamyaajansi, Are You Syrious, sito web Harek Act, Ohd Istanbul) 

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 24 agosto 2021

Non si hanno più notizie da 3 settimane di uno Zodiac con 62 migranti subsahariani, salpato il 3 agosto dal Marocco sulla rotta delle Canarie. A differenza di altri casi analoghi di barche “sparite”, questa volta – attraverso le testimonianze di alcuni familiari delle persone a bordo rese alla Ong Caminando Fronteras – si ha la certezza che quel gommone non è stato intercettato dalla Guardia Costiera marocchina e che non è ritornato sulle coste africane. D’altra parte non risulta arrivato in alcuna delle isole dell’arcipelago spagnolo. Si sa per certo che la partenza è avvenuta prima dell’alba del 3 agosto dalla costa di Laayoune, distante 125 chilometri dall’isola di Fuerteventura, una distanza percorribile al massimo in un paio di giorni. Da allora, più nulla. Il primo allarme, su segnalazione dei familiari, è stato lanciato la sera del 4 agosto da Helena Maleno. Le richieste di aiuto si sono susseguite per una settimana. L’11 agosto sempre Helena Maleno ha comunicato che “nonostante gli sforzi dei servizi di salvataggio” non si avevano ancora notizie. Otto giorni dopo, il 19 agosto, si è ipotizzato che lo Zodiac partito 16 giorni prima potesse corrispondere al relitto alla deriva avvistato casualmente da un cargo 250 chilometri a sud delle Canarie con a bordo una donna ancora in vita e due cadaveri. Si trattava invece di un altro Zodiac, salpato dal Marocco il 13 agosto con 54 persone. Nulle anche le ricerche condotte nei giorni successivi. A tre settimane di distanza dalla partenza tutto lascia pensare che i 62 migranti siano scomparsi nell’Atlantico, vittime dell’ennesimo naufragio fantasma.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Caminando Fronteras)  

Marocco-Spagna (Safi-Lanzarote), 24-25 agosto 2021

Tre giovani migranti sono morte e altri 8 risultano dispersi nel naufragio di una barca salpata dal Marocco per le Canarie. Ventotto naufraghi si sono salvati. Il battello era partito quasi sei giorni prima da Safi, una grossa città atlantica del Marocco situata oltre 600 chilometri a nord est di Tan Tan e 900 circa da Al Aaiune, due dei punti della costa marocchina più prossimi alle isole di Lanzarote e Fuerteventura. La tragedia si è verificata nella notte tra martedì 24 e mercoledì 25 agosto, prima dell’una e trenta del mattino, quando era ancora completamente buio, appena 12 chilometri a sud est di Arrecife, lungo la costa orientale di Lanzarote. Non sono chiare le cause e le circostanze. Il Centro regionale di coorddamneto dei soccorsi in mare della Guardia Civil ha riferito che, ricevuta intorno all’una e venti la segnalazione di una barca in difficoltà a circa sei miglia da Arrecife, ha inviato per i soccorsi la salvamar Al Nair, che poco dopo ha avvistato il relitto semi affondato e recuperato prima dell’alba 28 naufraghi. I superstiti hanno subito segnalato che c’erano diversi compagni ancora in mare: 11, come si è scoperto nelle ore sucecssive, perché a bordo erano in 39, tutti maghrebini. Mentre la Al Nair è rientrata in porto per sbarcare i supersiti (quattro dei quali ricoverati per un forte stato di ipotermia), le ricerche sono proseguite con la guardamar Concepcion Arenal e la unità di soccorso Eco Sierra 11 della Ong Emerlan (Emergencias Lanzarote), insieme a due elicotteri, l’Elimer 204 del Salvamento Maritimo e uno dell’Aeronautica militare. Il primo cadavere, trascinato lontano dalla corrente, è stato avvistato casualmente da una barca privata da pesca quasi 15 chilometri più a sud. La Concepcion Arenal lo ha recuperato intorno alle 12,40 e durante la navigazione verso il punto segnalato ha trovato e preso a bordo anche le altre due salme.

(Fonte: Efe Canarias, La Provincia, El Diario, Canarias 7, Europa Press Canarias, sito web Helena Maleno, Heroes del Mar, Alarm Phone) 

Marocco-Spagna (Ceuta), 25 agosto 2021

Il cadavere di un migrante marocchino è stato recuperato in mare dalla Guardia Civil di fronte al promontorio Giovanni XXIII, nel centro di Ceuta. A segnalarne la presenza, non molto distante dalla riva, è stato personale della società Marsave di vigilanza e soccorso. Sbarcato sulla banchina del Puerto Deportivo, è stato trasferito all’obitorio per l’autopsia. Secondo il medico legale la morte risale a non più di 24 ore prima del ritrovamento. Indossava una tuta di neoprene, come fanno, per difendersi dal freddo, molti migranti che tentano la traversata a nuoto dal Marocco a Ceuta, passando al largo delle scogliere frangiflutti di Benzù o del Tarajal. Inizialmente sconosciuto, è stato identificato alcune ore più tardi  grazie alle indagini della polizia: si chiamava Khalid, 28 anni, e veniva da Tetouan, circa 90 chilometri a sud di Ceuta. E’ stato sepolto giovedì 26 agosto, tomba numero 428, nel cimitero islamico di Sidi Embarek, accanto ad altri giovani morti nel t entativo di arrivare a nuoto a Ceuta dal Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 25 e 26 agosto)

Senegal-Spagna (Saint Louis – Canarie), 25-26 agosto 2021

Almeno 45 vittime (17 morti e 28 dispersi), di fronte alle coste del Senegal settentrionale, nel naufragio di una barca carica di migranti diretta verso le Canarie, 1.500 chilometri più a nord. A bordo erano non meno di 60 giovani, tutti subsahariani, in grande maggioranza senegalesi ma con alcuni gambiani. Se ne sono salvati soltanto 15. Il battello, un vecchio cayuco da pesca, è partito la sera del 25 agosto da Gandiol (Ndieben), una località di pescatori situata poco più di 30 chilometri a sud di Saint Louis. Della tragedia si è avuta notizia ufficialmente solo il 28 agosto, dopo i primi rapporti della polizia senegalese, ma è accaduta la notte tra il 25 e il 26, poche ore dopo la partenza, al largo della foce del fiume Senegal. Non ne sono chiare le cause e le circostanze: forse il sovraccarico e le condizioni meteo. Secondo le cronache di alcuni giornali locali, comunque, lo scafo si è rovesciato e per le persone a bordo non c’è stato scampo. A dare l’allarme sarebbero stati alcuni pescatori. Sul posto sono state inviate due motovedette della Marina senegalese (la Soungrougrou e la Matelot Etienne Diedhiou) che hanno recuperato inizialmente 11 naufraghi ancora in vita e un cadavere. Nel corso delle ricerche condotte per l’intera giornata del 26 e nei giorni successivi, con l’intervento anche di un aereo da ricognizione dell’Aeronautica senegalese e di un elicottero del Salvamento Maritimo spagnolo, sono stati salvati altri 4 naufraghi e ritrovati altri 16 cadaveri. Nessuna traccia del resto dei dispersi, sicuramente non meno di 28, tenendo conto – come ha riferito il colonnello Mactor Diop, della Guardia Costiera – del numero minimo di persone salite a bordo alla partenza. Sia i superstiti che le salme delle vittime sono stati sbarcati a Saint Louis.

(Fonte: Dakar Actu, Anadolu Agency, Associated Press, Reuters, El Diario, El Pais, Le Monde, Alarm Phone, sito web Josè Naranjo)    

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 26 agosto 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è stato trascinato dal mare a Talil Beach, meno di 10 chilometri dal centro di Sabratha e circa 80 a ovest di Tripoli. Lo hanno trovato in un canalone dove la risacca accumula rifiuti e rottami, poco lontano da un cantiere edile. A giudicare dalle condizioni di degrado, deve essere rimasto a lungo in acqua e forse anche sulla spiaggia prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi utili per identificarlo, ma appare scontato che si tratta di un giovane annegato nel tentativo di arrivare dalla Libia in Italia, lungo la rotta per Lampedusa. A provvedere al recupero del corpo è stata una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha trasferito all’obitorio dell’ospedale in attesa delle procedure di legge per l’inumazione.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Dakhla-El Hierro), 26-27 agosto 2021

Sono morti in 29 su un cayuco con a bordo altri 26 migranti rimasto alla deriva per dodici giorni, nel tentativo di raggiungere le Canarie dal Sahara Occidentale: 24 di sete, stenti e sfinimento prima ancora che la barca venisse intercettata; 4 (una donna, un uomo, un ragazzino e una bimba) trovati a bordo ormai senza vita al momento dei soccorsi; una donna in stato di gravidanza che ha cessato di vivere quando sembrava già in salvo. Partito da Dakhla la notte tra il 14 e il 15 agosto, il battello puntava presumibilmente verso Gran Canaria, distante oltre 500 chilometri ma comunque la più vicina delle isole dell’arcipelago spagnolo da quel tratto di costa sahariana. Durante la navigazione ha perso la rotta, sparendo nell’Atlantico. Il primo Sos, su segnalazione di alcuni familiari delle persone a bordo, è stato lanciato il 17 e il 18 agosto da due Ong, Caminando Fronteras e subito dopo Heroes del Mar. Le ricerche non hanno dato esito e il cayuco ha continuato a vagare nell’Atlantico fino a quando, il 26 agosto, è stato avvistato casualmente, quasi 500 chilometri a sud di El Hierro, la più lontana e la più occidentale delle Canarie, dal Suenos, un peschereccio d’altura marocchino, che ha dato l’allarme alla centrale operativa del Salvamento Maritimo. Ignorando ancora che 24 erano già morti ed erano stati affidati al mare, la segnalazione parlava di una trentina di migranti a bordo. Dalle Canarie è partita la guardamar Talia ma, data la distanza, è stato inviato sul posto anche l’aereo da ricognizione Sasemar 103 ed è stato mobilitato un mercantile in navigazione nella zona, il Leonie P, per eventuali interventi d’emergenza. I quattro cadaveri a bordo sono stati scoperti solo quando il Suenos si è avvicinato per i primi soccorsi, fornendo acqua e cibo ai superstiti. Sia i naufraghi (13 uomini, 13 donne e 1 bambino) che i quattro corpi senza vita sono stati presi a bordo dalla Talia, che ha fatto rotta verso il porto di La Restiga, a El Hierro, ma è stata poi dirottata su Arguineguin, a Gran Canaria, dove è arrivata verso le 19 di sabato 28. Sul molo era in attesa una equipe della Croce Rossa per le prime cure mediche. La giovane donna incinta è morta per una crisi cardiorespiratoria poco dopo lo sbarco. Per altre due donne e un uomo è stato disposto il ricovero in ospedale per cure urgenti.

Le altre 24 vittime. Solo nei giorni successivi si è scoperto che oltre alle 4 persone trovate senza vita sulla barca e alla donna morta poco dopo lo sbarco, c’erano altre 24 vittime. Durante e subito dopo le operazioni di soccorso, infatti, questa barca finita 500 chilometri a sud di El Hierro non è stata ricollegata al cayuco con 55 migranti partito da Dakhla e scomparso dal 15 agosto. A ricostruire con esattezza la vicenda, sulla base delle testimonianze dei superstiti e di alcuni familiari delle vittime, è stata la Ong Caminando Fronteras. “La barca – ha riferito Helena Maleno – è partito verso le 3 del mattino del 15 agosto. A bordo c’erano 19 uomini, 28 donne e 8 bambini. Tutti di origine subsahariana. Dei bambini se ne è salvato soltanto uno. I 26 superstiti hanno visto morire i loro compagni uno a uno durante i dodici giorni di agonia, dispersi in pieno Atlantico”.

(Fonti: Canarias 7, La Provincia, El Diario, Europa Press, Efe Canarias, Helena Maleno, Alarm Phone, Ansamed)

Marocco-Spagna (Ceuta), 27 agosto 2021

Il cadavere di un migrante marocchino, Mohamed Ahmed, 36 anni, di Tangeri, è stato avvistato in mare dal ferry della compagnai Balearia in servizio di linea tra Ceuta e Algeciras: era ad oltre 500 metri dalla riva, di fronte all’imboccatura del porto. Sul posto, per il recupero, sono arrivate in pochi minuti due unità della Guardia Civil, che hanno trasferito la salma presso la base del Servizio Marittimo e, dopo una prima ispezione del medico legale,  all’obitorio ospedaliero per l’autopsia. Non aveva documenti, ma partendo dagli abiti e da pochi altri indizi, la polizia è riuscita a identificarlo nel giro di poche ore, facilitata anche dal fatto che Mohamed risultava registrato in arrivo a Ceuta dalla fine del mese di luglio. La morte risale a poche ore prima del ritrovamento. Si ritiene che sia annegato nel tentativo fuggire dalla città o cercando  di salire di nascosto a bordo di una nave o con un natante di fortuna, come sembra confermare il fatto che indossasse un giubbotto di salvataggio. Nella giornata di sabato la salma è stata sepolta nel cimitero di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 27 e 28 agosto) 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 27-28 agosto 2021

Sulla costa di Zawiya, uno dei principali punti di partenza delle barche di migranti verso Lampedusa, è stato trovato il cadavere di un giovane subsahariano. Flottava quasi sulla battigia quando è stato avvistato casualmente nella serata di venerdì 27 agosto, all’altezza di Al Mutrad (13 chilometri a ovest di Zawiya). Lo ha recuperato prima dell’alba di sabato 28 una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito nell’obitorio ospedaliero, in attesa delle procedure per l’inumazione. Le condizioni di degrado sembrano indicare che sia rimasto in acqua per giorni. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione.

(Migrant Rescue Watch)  

Libia-Italia (Tripoli-Lampedusa), 27-28 agosto 2021

Cinque dispersi  (inclusa una donna) tra i 21 migranti di una barca in legno che, diretta verso Lampedusa, si è rovesciata al largo della Libia. La tragedia è maturata in piena notte, due ore circa dopo la mezzanotte del 27 agosto, 70 miglia a nord di Tripoli. Le autorità libiche non hanno fornito informazioni precise sulle circostanze e sulle cause della tragedia, limitandosi a riferire che per i soccorsi è intervenuta la motovedetta Sabratha e diffondendo alcuni filmati delle fasi del recupero dei naufraghi. Le immagini, girate in pieno giorno, dicono che l’operazione è stata condotta a diverse ore di distanza dal naufragio: si vedono parte dei naufraghi arrampicati sullachiglia della barca rovesciata ed altri in mare, a una certa distanza. Sempre a giudicare dal filmato, si direbbe che il battello fosse una delle barche monouso, costruite alla meglio in cantieri clandestini e sempre più utilizzate, da qualche mese, dalle organizzazioni di trafficanti. Senza esito le ricerche dei dispersi. I superstiti sono stati sbarcati nella base navale di Tripoli, insieme ad altri 106 migranti bloccati in mare su un’altra barca, sempre dalla Sabratha, poco tempo prima.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Libya Observer, Unhcr Libya)  

Marocco-Spagna (Tangeri-Andalusia), 28 agosto 2021

Almeno 18 migranti marocchini, tra cui alcune donne, sono morti nel tentativo di raggiungere la Spagna. Giovani di età compresa tra i 17 e i 27 anni, venivano tutti dalla zona di Kasbah Tadla, una città di circa 45 mila abitanti sul bordo occidentale dell’Atlante, circa 450 chilomettri a sud di Tangeri. La notizia della tragedia ha cominciato a circolare a Kasbah Tadla su alcune pagine Facebook ed è poi stata ripresa e confermata da alcuni media e Ong attive in Marocco. La barca sarebbe partita da un punto della costa atlantica a sud di Tangeri, facendo rotta verso il golfo di Cadice e l’Andalusia, attraverso le acque dello Stretto. Non sono stati forniti particolari sulle cause e le circosanze del naufragio né sul numero dei superstiti. La Ong Migrants Morts et Disparus riferisce che quei ragazzi, come numerosi altri marocchini, sono stati spinti ad emigrare anche a costo di rischiare la vita dalla situazione politica ed economica che pesa soprattutto sui giovani.

(Fonte: Migrants Morts et Disparus in Maroc, Association Marocaine des Droits Humains, Nadorcity.com) 

Libia-Italia (Garabulli e Zuwara), 30 agosto 2021

Sei cadaveri di migranti sono affiorati tra il 21 e il 28 agosto in diversi punti delle coste libiche, in tempi e circostanze diverse. Lo riferisce il rapporto settimanale della sede Oim di Tripoli. Due ritrovamenti, quelli del giorno 26 a Sabratha e del 27 a Zawiya, erano stati già segnalati dalla Guardia Costiera libica e risultano già registrati in questo dossier. Gli altri quattro sono stati recuperati, in ordine temporale, 2 a Garabulli, 60 chilometri a est di Tripoli (uno lunedì 23 e l’altro mercoledì 25); e 2 a Zuwara, circa 120 chilometri a ovest di Tripoli, giovedì 26. A giudicare dallo stato di conservazione, è probabile che siano rimasti in mare per diverso tempo. Non sono stati trovati elementi utili per identificarli e risalire alle circostanze della morte.

(Fonte: rapporto Oim Libya 22-28 agosto)

Marocco-Spagna (Al Hoceima – Andalusia), 31 agosto 2021

Risultano dispersi due ragazzi marocchini che hanno tentato di raggiungere la Spagna su una moto d’acqua. Le loro tracce si perdono prima dell’alba di venerdì 27 agosto quando, come hanno riferito le famiglie, hanno preso il mare da Al Hoceima, una città portuale di oltre 100 mila abitanti situata 120 chilometri a ovest dell’enclave spagnola di Melilla. Passati quattro giorni senza ricevere notizie, ne è stata segnalata la scomparsa alle autorità di polizia e sono stati informati anche alcuni giornali per un appello di ricerca. Sono sempre più numerosi i giovani che si affidano a moto d’acqua per cercare di arrivare in Spagna da questo tratto di costa del Marocco. Un caso che ha destato scalpore è stato quello di un bagnino che è riuscito a raggiungere l’Andalusia su un “jetsky” sottratto a un hotel internazionale della spiaggia di Shiha, sempre ad Al Hoceima. Altri episodi sono stati meno fortunati. Non essendosi messi in contatto dopo più di quattro giorni, il timore delle famiglie è che questi due giovani si siano persi nel Mare di Alboran, prima di raggiungere la costa spagnola.

(Fonte: Nadorcity)

Marocco-Spagna (Tan Tan – Fuerteventura), 31 agosto 2021

Undici migranti subsahariani sono morti su un gommone Zodiac rimasto alla deriva per oltre quattro giorni tra la costa atlantica del Marocco e le Canarie. Il battello è partito prima dell’alba di venerdì 27 agosto da Tan Tan, circa 300 chilometri a nord est di El Aioun, uno dei punti meno distanti dal Marocco alle isole di Lanzarote e Fuerteventura. A bordo erano in 42. Ha navigato per ore finché, al largo di Lanzarote, ha perso il motore ed è rimasto in balia del mare. Le prime richieste di soccorso sono arrivate dalla Ong Caminando Fronteras già da sabato 28 e domenica 29, ma le ricerche non hanno dato esito fino alle primissime ore del mattino di martedì 31, quando dallo stesso Zodiac hanno chiamato il 112, il numero di emergenza delle Canarie per i soccorsi in mare. In quel momento il battello si trovava a 18 chilometri da Fuerteventura, di fronte al Faro de la Entallada. Quando le unità di salvataggio lo hanno raggiunto, a bordo c’erano 31 persone (16 donne e 15 uomini), oltre al corpo senza vita di un giovane, morto poche ore prima.Un elicottero ha prelevato uno degli uomini, in condizioni critiche per un forte stato di ipotermia, e il cadavere, mentre una salvamar ha recuperato gli altri 30 naufraghi, sbarcandoli a Puerto del Rosario. Per tre di loro l’equipe medica presente sul molo ha disposto il ricovero in ospedale. I superstiti hanno poi riferito di aver perso 10 compagni, morti di sfinimento e di stenti nei giorni trascorsi prima dei soccorsi. I loro corpi sono stati fatti scivolare fuoribordo e affidati al mare. C’è stata un po’ di incertezza sull’identificazione dello Zodiac ma la presenza tra i superstiti di due ragazzi della Costa d’Avorio, di 15 e 17 anni, ha confermato che si tratta del battello segnalato da Caminando Fronteras.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia, El Diario, sito web Caminando Fronteras ed Helena Maleno, Agenzia Efe, Avvenire)

Marocco-Spagna (Ceuta), 31 agosto 2021

Omar Laghmeish, un marocchino di 25 anni, è scomparso nel tentativo di arrivare a Ceuta a nuoto. Originario e residente a Tangeri, le sue tracce si sono perse giovedì 26 agosto, quando ha comunicato alla famiglia che stava per tentare di attraversare la linea di confine via mare, non è chiaro se all’altezza della diga frangiflutti del Tarajal o di Benzù. I familiari non sono stati colti di sorpresa dal suo messaggio perché da tempo Omar aveva manifestato l’intenzione di fuggire in Spagna. I timori si sono fatti strada nei giorni successivi perché, contrariamente alle sue abitudini, il giovane non ha più dato notizie di sé. Le ricerche non hanno dato esito: Omar non risulta alla polizia che sia arrivato a Ceuta né è stato trovato tra gli ospiti dei centri di accoglienza allestiti nell’enclave. “Muto” e irraggiungibile anche il suo telefono. Da qui, il 31 agosto, la decisione di denunciarne ufficialmente la scomparsa e di rivolgersi alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 1-2 settembre 2021

Ottantasei migranti morti o dispersi (tra cui 36 donne e 13 bambini) in un naufragio tra il Sahara Occidentale e le Canarie. Non ci sono superstiti. Ventidue i cadaveri recuperati in mare: 21 donne e una bimba di due anni. La barca è partita prima dell’alba di lunedì 30 agosto da una delle spiagge di Dakhla, nel sud del Sahara, puntando verso Gran Canaria o Fuerteventura, le due isole spagnole più vicine, oltre 500 chilometri più a nord. Dopo qualche ora se ne sono perse le tracce e alcuni familiari delle persone a bordo hanno avvertito la Ong Caminando Fronteras la quale, a sua volta, ha lanciato l’allarme sia alla Marina marocchina che al Salvamento Maritimo spagnolo. Le ricerche non hanno dato esito fino a quando, mercoledì primo settembre, sono stati avvistati in mare numerosi corpi senza vita, fino a un totale di 22, a sud di Cabo Bojador, qualche centinaia di chilometri a nord est del punto di imbarco. Indosso a dieci dei cadaveri recuperati è stato trovato il passaporto o altri documenti che ha consentito di identificarli: sono 5 giovani donne provenienti dalla Costa d’Avorio e 5 dalla Guinea Conakry. Grazie a questa identificazione e ad alcune informazioni fornite dai familiari di altre vittime si è avuta la conferma che si tratta di persone partite con la barca salpata il 30 agosto da Dakhla insieme a 64 compagni. La bimba risulta nata a Nador, dove la madre era arrivata circa tre anni fa, in stato di gravidanza, fuggendo dal proprio paese. Del battello e degli altri naufraghi non è stata trovata traccia. Le salme sono state portate all’obitorio di Bir Ganduz, a sud di Dakhla. Restano ignote le cause e le circostanze del naufragio. Le autorità marocchine hanno confermato all’agenzia Associated Press che si stavano interessando delle ricerche ma non hanno fornito dettagli .

(Fonte: sito web Helena Maleno e Ong Caminando Fronteras, Associated Press, Canarias 7, La Provincia, Nadorcity.com)

Libia-Malta-Italia (Tobruk), 31 agosto – 1 settembre 2021

Risulta dispersa una piccola barca di migranti in rotta dalla Libia verso Malta o l’Italia. A bordo erano in nove, incluso un bambino di tre anni. L’allarme è stato lanciato da alcuni familiari che la mattina di martedì 31 agosto si sono messi in contatto con la centrale di soccorso di Alarm Phone. Stando alla segnalazione, il battello, uno scafo in legno, è partito la sera del 30 da una spiaggia di Tobruk, in Cirenaica, oltre 1.250 chilometri a est di Tripoli e a 400 dal confine egiziano di Marsa Matruh. Per alcune ore ha navigato in direzione nord fino a quando il motore è andato in panne lasciandolo in balia del mare, oltre tutto in condizioni meteo in peggioramento. Alarm Phone ha diffuso la segnalazione di soccorso sia alle autorità europee che libiche, precisando che al momento dell’ultimo contatto, intorno alle 11,30, la barca era nella posizione di 32 gradi e 35 primi di latitudine nord e 23 gradi 50 primi di longitudine est. Da quel momento non è stato più possibile ristabilire le comunicazioni. Il giorno dopo, mercoledì primo settembre, nel tardo pomeriggio, 40 ore dopo l’allerta lanciata da Alarm Phone, le autorità egiziane hanno comunicato che risultava una operazione di ricerca condotta dalla Guardia Costiera libica, interrotta però a causa del rapido peggioramento delle condizioni meteomarine, senza che la barca alla deriva fosse stata rintracciata. Mercoledì 2 febbraio, infine, sia pure precisando che del caso si erano occupate non la Guardia Costiera ma la Marina e la polizia di Tobruk, Tripoli ha confermato il dispaccio egiziano, ribadendo che la barca non era stata trovata e che non era stato possibile continuare le ricerche (iniziate alle undici del 31 agosto) a causa del mare in tempesta, con onde molto alte e forti raffiche di vento. Anche nei giorni successivi non è stata trovata traccia dei dispersi.

(Fonte: sito web Alarm Phone, Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Marrakech-Ceuta), 2 settembre 2021

Un giovane marocchino, Rida Aidar, 22 anni, di Marrakech, è annegato nel tentativo di approdare a Ceuta a nuoto. Un altro che aveva tentato l’impresa con lui (originario di Fez ma residente a Tetouan) è stato salvato dal servizio marittimo della Guardia Civil. I due, entrambi decisi a fuggire dal Marocco, si sono conosciuti poco prima di prendere il mare mercoledì primo settembre, nel primo pomeriggio, da una spiaggia non lontana dalla frontiera del Tarajal tra il territorio marocchino e l’enclave spagnola. Rida si era attrezzato con un galleggiante di fortuna, fatto di due bottiglie di plastica legate insieme e fissate alla cintura come salvagente. Poche bracciate come fossero due dei tanti bagnanti presenti sull’arenile e poi si sono allontanati insieme per superare al largo la lunga diga frangiflutti che segna la linea di confine. Rientrare verso la riva, però, si è rivelato molto difficile a causa delle correnti avverse. Sono rimasti in acqua fino a sera e Rida, vinto dalla fatica, non ce l’ha fatta. Il suo compagno ha cercato di mantenerne il corpo a galla e contemporaneamente di avvicinarsi alla spiaggia, fino a quando è stato avvistato da una pattuglia della Guardia Civil, che lo ha tratto in salvo e condotto esanime alla base del Puerto Deportivo, dove è stato soccorso e rianimato. Poco dopo, quando era già buio, una squadra di sommozzatori del Geas ha recuperato il cadavere di Rida, trasferendolo all’obitorio dell’ospedale universitario per l’autopsia. Indosso gli sono stati trovati dei documento che hanno permesso di identificarlo in breve tempo. Nel pomeriggio di venerdì 3 settembre è stato sepolto nel cimitero di Sidi Embarek, tomba numero 4437. Il superstite, dopo le prime cure mediche, ha trovato alloggio nel centro accoglienza di Tarajal.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 2 e 3 settembre, Nadorcity.Com)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 7-8 settembre 2021

Due giovani donne subsahariane sono annegate in un naufragio nel Mediterraneo sulla rotta dalla Tunisia a Lampedusa. La barca, un piccolo scafo in legno, è partito la sera del 7 settembre dalla costa di El Aouabed, poco a nord di Sfax, con a bordo 22 persone: 6 provenienti dal Mali, 5 dalla Costa d’Avorio, 8 dalla Guinea, 1 dal Camerun, 1 dallo Zambia e 1 da Haiti. Tra loro, 6 donne e un bambino di quattro anni. Il naufragio è avvenuto nella notte, poco dopo la partenza, circa 25 chilometri a nord est di Sfax. L’allarme è stato dato da alcuni pesctatori, che si sono attivati anche per i primi soccorsi, in attesa dell’arrrivo di unità della Marina da Sfax. Venti naufraghi sono stati individuati e tratti in salvo. Più tardi sono stati recuperati i cadaveri delle due donne. Tutti i superstiti sono stati fatti sbarcare a Sfax, presso la base della Marina, e presi in consegna dalla Guardia Nazionale. Nel corso della stessa nottata un guardacoste ha intercettato e bloccato una barca con 12 migranti tunisini a 20 chilometri dal porto di Taguermess (Medenine).

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 8 settembre 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è stato recuperato la mattina di mercoledì 8 settembre sul litorale di Sabratha, a ovest di Tripoli, uno dei tratti di litorale più usati dai trafficanti per gli imbarchi verso Lampedusa. Lo ha comunicato il rapporto settimanale 5-11 settembre della sede Oim di Tripoli. Una squadra della Mezzaluna Rossa lo ha trasferito all’obitorio ospedaliero per le procedure di legge prima dell’inumazione. Non è stato possibile identificarlo e se ne ignorano le cause e le circostanze della morte. A giudicare dallo stato di conservazione doveva comunque essere in mare da giorni.

(Fonte: rapporto Oim Libya dell’undici settebre)

(Fonte: La Presse)   

Marocco-Spagna (Tetouan-Ceuta), 8-10 settembre 2021  

Un ragazzo marocchino, Issa, 17 anni, è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. L’allarme è stato dato dalla famiglia venerdì 10 settembre, rivolgendosi alla redazione del Faro de Ceuta, dopo tre giorni di ricerche infruttuosea. Originario di Tetouan, circa 40 chilometri a sud dell’enclave spagnola, Issa ha cercato mercoledì 7 di passare il confine aggirando al largo la scogliera frangiflutti del Tarajal insieme a un piccolo gruppo di coetanei. Per tenersi meglio a galla si era procurato la camera d’aria di una ruota per auto, usandola come un salvagente. Le condizioni del mare non erano buone: onde alte e forti correnti contrarie di levante  ostacolavano il percorso. “Dopo un po’ – hanno riferito i compagni ai familiari – noi abbiamo desistito. Era troppo pericoloso. Abbiamo visto la morte in faccia: siamo riusciti a salvarci e a rientrare sulla spiaggia nel versante marocchino solo grazie a una buona dose di fortuna. Issa ha preferito continuare, aggrappandosi al suo salvagente. Da quel momento non sappiamo che cosa gli sia successo”. Di sicuro non è rientrato in Marocco e a Ceuta non ne è stata trovata traccia. Da qui la decisione della famiglia di denunciarne la scomparsa. Ora risulta nel lungo elenco dei giovani dispersi nel tentativo di arrivare a Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Playa de Los Muertos, Carbonera), 11-12 settembre 2021

Un ragazzo maghrebino è morto precipitando da una scogliera subito dopo lo sbarco in Andalusia. Un altro migrante è rimasto ferito. I due sono arrivati su una piccola barca, sabato sera, a tarda ora, nella zona di Playa de los Muertos, un tratto di litorale roccioso e pressoché inaccessibile dal mare, circa 6,5 chilometri a sud di Carboneras e 70 chilometri a nord est di Almeria. Non avendo trovato un punto dove approdare, lasciata la barca, hanno cominciato ad arrampicarsi sulla scogliera, alta diversi metri ma sono precipitati nel vuoto, finendo sulle rocce sottostanti un picco a strapiombo. Nessuno si è accorto di nulla fino alle 5,30 circa del mattino di domenica 12, quando un passante, vista per caso la barca e poi i corpi dei due ragazzi ai piedi della scogliera, ha dato l’allarme. Escluso un intervento di soccorso dal mare, perché quel punto di Playas de los Muertos è inaccesisbile per una motovedetta, è stata mobilitata una squadra della Protezione Civile, che si è calata dall’alto fino alle rocce dove erano i due ragazzi. Quando sono arrivati i soccorritori, però, uno dei due era già morto, per una grave lesione alla testa. L’altro, ferito alle braccia e in stato di choc, è stato ricoverato all’ospedale di Carboneras. Non è escluso che con questi due ragazzi ci fossero altri migranti.

(Fonte: Europa Press, Heroes del Mar)

Marocco-Spagna (Alajoune- Lanzarote), 14 settembre 2021

Un giovane maghrebino è morto prima che arrivassero i soccorsi su una barca con a bordo altri 31 migranti in rotta dal Marocco verso le Canarie. Il battello è partito dalla zona di Alajoune, sulla costa atlantica. Rimasto alla deriva per almeno un paio di giorni, è stato avvistato da un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo al largo di Roque del Este, un isolotto disabitato dell’arcipelago Chinijo, situato circa 7 miglia a nord di Lanzarote. Per intercettarlo è stata mobilitata a salvamar Al Nair, che lo ha raggiunto nella tarda mattinata. E’ stato al momento del trasbordo che si è scoperto che uno dei migranti era ormai privo di vita. I naufraghi e il cadavere sono stati sbarcati nel primo pomeriggio nel porto di Arrecife.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia, El Diario, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 17 settembre 2021

Un marocchino di 21 anni, Ossama El Hammoumi, si è perso in mare nel tentativo di raggiungere a nuoto il territorio spagnolo di Ceuta e poi probabilmente proseguire per Barcellona, dove vive una sua zia. Il giovane è sceso in mare lunedì 13 settembre da una spiaggia di Castillejos, la città marocchina più vicina alla linea di frontiera nella zona di Tarajal. Era con due amici, anch’essi marocchini e sui vent’aanni. Il mare era piuttosto mosso e le correnti contrarie molto forti. Uno dei tre, dopo circa un’ora ha desistito ed è rientrato in Marocco. L’altro è riuscito ad arrivare a Ceuta, aggirando al largo la scogliera del Tarajal. Di Ossama, che si era munito di un galleggiante di fortuna, fatto con una cintura di bottiglie di plastica vuote, non si sa più nulla. I due amici, sia quello rientrato a Castillejos che quello soccorso sulla spiaggia del Tarajal, hanno detto di averlo perso di vista mentre erano al largo, nella fase di maggiore difficoltà del tentativo di traversata. I familiari lo hanno cercato a lungo dalle due parti della frontiera fino a che, non trovandone traccia, ne hanno denunciato la scomparsa e si sono rivolti alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello, mettendo a disposizione anche delle foto nella speranza che possano essere utili per ritrovarlo o quanto meno avere informazioni.

(Fonte: El faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Ceuta), 17 settembre 2021

Due ragazzi di Tetouan, in Marocco, circa 100 chilometri a sud di Ceuta – Souhail Bin Ali, 18 anni, e Lofti El Fashi, 16 anni – sono scomparsi tentando di entrare nel territorio dell’enclave spagnola. Amici, cresciuti nello stesso quartiere, i due si sono allontanati da casa nei primi giorni di agosto. Hanno mantenuto i contatti con le famiglie fino a martedì 17, quando hanno comunicato che stavano per scendere in mare da Castillejos per superare a nuoto la frontiera all’altezza della scogliera del Tarajal. Da quel momento non si sa più nulla di entrambi. Le famiglie si sono rivolte sia alle autorità marocchine che alla Guardia Civil ma nessuno ha saputo fornire informazioni. Per di più le ricerche sono state ostacolate dalla chiusura della frontiera a causa della pandemia, che ha impedito ad alcuni parenti di recarsi direttamente a Ceuta. Sta di fatto che nessuno sembra averli visti e che i loro cellulari sono risultati irraggiungibili a tutte le numerose chiamate fatte nei giorni successivi al 17, sino a fine agosto. Il 17 settembre, esattamente un mese dopo l’ultima telefonata, la loro scomparsa è stata ufficializzata anche con una segnalazione alla redazione del Faro de Ceuta, per lanciare un appello di ricerca. “Sono gli  ultimi protagonisti – ha scritto Carmen Echarri, del Faro – di una tragedia che non sembra avere mai fine…”.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Bourmedes-Baleari), 17-18 settembre 2021

Un morto e 13 dispersi in un naufragio al largo dell’Algeria. C’è un solo superstite. Tutte le vittime sono harraga algerini. La barca, uno scafo rigido in legno o resina, con un motore da 40 cavalli, è partita la mattina di venerdì 17 settembre da Bourmedes, una città sul Mediterraneo di circa 30 mila abitanti, meno di 50 chilometri a est di Algeri, facendo rotta verso l’arcipelago delle Baleari. La tragedia è avvenuta dopo poche miglia, ancora all’interno delle acque di competenza algerina, forse a causa del sovraccarico o delle condizioni del mare. Quando sono arrivati i primi soccorsi da parte di una motovedetta della Marina algerina è stato individuato e tratto in salvo un solo naufrago, dal quale si è saputo con precisione che a bordo erano in 15. Poco dopo è stato avvistato un corpo senza vita. Nessuna traccia degli altri 13 naufraghi.

(Fonte: Heroes del Mar)   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

  

 

  

 

 

 

 

  

 

 

  

    

   

   

   

 

 

  

 

 

 

 

 

 

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