Un cimitero chiamato Mediterraneo: 2021, seconda parte

Sono 1.526, nei primi sei mesi del 2021, i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa: 51 lungo le “vie di terra” (in Africa, in Turchia o nei Balcani) e 1.475 nel Mediterraneo o nell’Atlantico. Oltre il doppio dei 687 registrati nello stesso periodo dello scorso anno: per l’esattezza, 839 in più, pari al 118 per cento circa. E’ il resoconto di una strage che continua a spezzare ogni giorno giovani vite nella pressoché totale indifferenza della comunità internazionale. In particolare dell’Italia e dell’Europa. La rotta più pericolosa si conferma quella del Mediterraneo centrale, verso l’Italia e Malta, con 748 vittime e un tasso di mortalità di 1 ogni 27,5 migranti arrivati. In quella verso la Spagna, nel Mediterraneo Occidentale o in Atlantico, se ne registrano 723 (1 ogni 30 sbarchi), ma è un dato ampiamente sottostimato, perché non tiene conto di almeno 11 barche, con a bordo complessivamente poco più di 500 persone, di cui si ignora la sorte. In mancanza di notizie certe su eventuali naufragi o su possibili rientri sulla costa africana, questi desaparecidos non sono stati inseriti nel censimento delle vittime: si stanno cercando dei riscontri, ma ad ogni giorno che passa si affievolisce la speranza di saperne qualcosa e più ancora di trovarli in vita. Nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, dove si registra l’indice più basso di vittime, sono in atto respingimenti illegali e violenti, spesso anche contro profughi già entrati nelle acque territoriali greche o addirittura già sbarcati in una delle isole egee: caricati di forza su zattere pneumatiche di salvataggio, vengono rimorchiati al largo e poi abbandonati nelle acque turche. Secondo varie Ong che operano alla frontiera greco-turca, dal marzo 2020 a oggi almeno 15 mila persone avrebbero subito questo evidente sopruso. Nel 2020 le vittime a fine anno sono risultate in tutto 2.416, più del triplo dei primi sei mesi. Se questo trend di crescita verrà confermato anche quest’anno, il 2021 risulterà uno degli anni più terribili dal 2015, superato solo dal massacro del 2016 con 5.822 vittime.

Libia (Gharyan), 1 luglio 2021

Due migranti sudanesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco durante un tentativo di fuga dal centro di detenzione di Gharyan, circa 120 chilometri a sud est di Tripoli, un campo dove già in passato diversi prigionieri hanno trovato la morte sotto le raffiche dei miliziani di guardia. La notizia – specificando che il duplice omicidio è avvenuto nel mese di aprile – è stata data dal quotidiano Domani nell’edizione del primo luglio, nel contesto di un servizio di Sara Creta sulla esplosione di un deposito di armi e munizioni attiguo alla prigione, avvenuta la sera del 20 giugno. Come fonte si cita un documento di cui Domani ha potuto prendere visione e nel quale, dopo aver riferito che “le condizioni a Gharyan sono brutali”, si specifica testualmente: “Un tentativo di fuga, lo scorso aprile, è costato la vita a due sudanesi, morti con un colpo alla testa”. Anche per l’esplosione di cui tratta il servizio ci sarebbero stati morti e feriti, perché uno dei grossi locali di detenzione si troverebbe a pochi metri dalla polveriera saltata in aria. Foto satellitari di Maxar Technologies acquisite da Domani confermano la forte esplosione. E pochi giorni prima, tra l’altro, erano arrivati nel centro numerosi migranti bloccati nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica. Dopo l’esplosione, inoltre, ci sarebbe stato un nuovo tentativo di fuga da parte di numerosi detenuti (pare almeno duecento), poi rintracciati e catturati di nuovo nel circondario. Le autorità libiche (che inizialmente non hanno fatto parola della polveriera esplosa) negano che ci siano state vittime o feriti per la deflagrazione e l’incendio che ne è scaturito. Da fonti mediche dell’ospedale di Gharyan, sentite da Domani, tuttavia, risultano almeno tre ricoverati in ospedale, ma con ferite di arma da fuoco e non con fratture o lesioni compatibili con la violenza dello scoppio. E’ verosimile, dunque, che si tratti di vittime della “caccia” condotta dai miliziani per rintracciare i fuggiaschi. Di feriti provocati dall’esplosione, inoltre, ha parlato anche uno dei migranti fuggiti, con cui Domani è entrato in contatto.

(Fonte: Domani edizione del primo luglio, sito web Sara Creta)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 1 luglio 2021

Otto migranti subsahariani sono morti in un naufragio al largo delle coste tunisine. Tredici i superstiti. Houcemaddine Jbabli, portavoce della direzione generale della Guardia Nazionale, che ha reso nota la notizia, non ha specificato se ci siano anche dei dispersi. La barca era partita la notte tra mercoledì 30 giugno e giovedì primo luglio, facendo rotta verso Lampedusa. Non sono note le circostanze precise della tragedia. Le autorità tunisine si sono limitate a riferiore che unità della Guardia Costiera di Sfax hanno recuperato 13 naufraghi ancoa in vita e otto cadaveri. Le operazioni di ricerca sono proseguite per tutta la giornata di giovedì ma senza alcun esito. Sempre giovedì primo luglio la Guardia Cstiera ha comunicato che, nello stesso tratto di mare dove è avvenuto il naufragio, ha intercettato e prestato soccorso a un’altra barca con 33 migranti partita dalla costa di Sidi Mansour, meno di dieci chilometri a nord est di Sfax.

(Fonte: La Presse, Ansamed)

Algeria-Spagna (Cherchell), 1 luglio 2021

Undici migranti morti in un naufragio al largo delle coste Algerine. Non ci sono superstiti. La barca, un piccolo scafo in legno, era partita la sera prima dalla zona di Cherchell, nella provincia di Tipasa, circa 90 chilometri a ovest di Algeri, per far rotta presumibilmente verso la regione di Murcia o le Baleari, come quasi tutte le imbarcazioni di harraga che salpano da questo tratto di costa algerina. Da quel momento se ne sono perse le tracce. Nessuna comunicazione da parte delle autorità di Algeri o di Orano. Il 6 luglio la Ong spagnola Caminando Fronteras ha poi avuto conferma del naufragio e ne ha comunicato la notizia sul suo sito web alle 10,52. “Ci è stato appena confermato – si legge nella breve nota – che il primo luglio 2021 c’è stato un naufragio al largo di Cherchell, Algeria. C’erano 11 persone a bordo. Nessun sopravvissuto. I corpi cominciano ad essere trovati sulla costa. Le tragedie non si fermano su questa rotta di cui nessuno parla”.

(Fonte: sito web Heroes del Mar, ore 10,52 del 6 luglio)

Libia (Bani Walid), 2 luglio 2021

Un migrante egiziano è morto per le torture e i maltrattamenti subiti in un centro di detenzione di trafficanti nella zona di Bani Walid, circa 180 chilometri a sud est di Tripoli. L’omicidio è venuto alla luce il 2 luglio, quando la polizia ha intercettato e soccorso, alla periferia della città, 52 migranti, quasi tutti egiziani, che erano riusciti a sfuggire al controllo delle guardie del campo. Condotti al sicuro e assistiti dell’equipe di Medici Senza Frontiere presente nell’ospedale di Bani Walid, i fuggiaschi hanno raccontato di essere stati sequestrati diversi giorni prima, mentre tentavano di raggiungere Tripoli. Rinchiusi in una struttura adibita a prigione vigilata da miliziani armati, i carcerieri li hanno sottoposti a continue angherie e violenze per costringerli a pagare un riscatto per il rilascio e uno di loro, appunto, non ce l’ha fatta a resistere. Sulla base delle loro indicazioni, la Direzione delle forze di sicurezza ha aperto un’inchiesta per risalire alla banda di trafficanti e alla loro base. I 52 migranti, dopo le cure mediche, sono stati affidati per l’assistenza e le prime necessità alla Fondazione Casa Sicura.

(Fonte: Libya Observer)

Algeria-Spagna (Sidi Abderrahmane – Murcia), 2 luglio 2021

Dodici migranti morti nel naufragio di una piccola barca in legno al largo dell’Algeria. C’è un solo superstite, un ragazzo poco più che ventenne, Redouane Khelafi: salvato da alcuni pescatori, è stato lui, con la sua testimonianza, a ricostruire la tragedia per il quotidiano Liberte Algerie. La barca è partita prima dell’alba di venerdì 2 luglio da una spiaggia di Ain Hamadi, nel comune di Sidi Abderrahmane, 250 chilometri a ovest di Algeri e poco più di 200 a est di Orano. Da questo tratto di litorale i battelli degli harraga puntano in genere verso la regione di Murcia e Cartagena. Redouane Khelafi era con suo cugino e un amico, tutti di Ouled Fares, un villaggio rurale distante una sessantina di chilometri dalla costa, nella provincia di Settat. Dalla stessa provincia, sia pure da villaggi diversi, venivano anche gli altri 10 giovani harraga. In attesa della partenza i trafficanti li hanno nascosti in un capannone vicino alla spiaggia. “Ci sono venuti a prendere verso le 3 del mattino – ha raccontato Redouana – Con noi 13 a bordo, la barca era stracarica. Qualcuno piangeva, altri pregavano. Presto le luci della costa sono scomparse dietro di noi. Si sentiva solo il runore del motore. Era assordante. Dopo circa due ore di navigazione, quando dovevamo essere a circa 20 chilometri dalla riva, ci ha incrociato a brevissima distanza una grossa nave, che ha provocato una serie di violene onde di scia. E’ stata la fine”. La nave, passata a poche decine di metri, nel buio, non deve essersi nemmeno accorta della barca e ha proseguito la rotta. Le onde hanno investito in pieno il piccolo scafo, che si è rovesciato. I tredici ragazzi a bordo, si sono subito persi di vista nell’oscurità. “Si sentivano urla e pianti, ma non si vedeva nessuno”, ha detto Redouane, che è riuscito a tenersi a galla aggrappato a una tanica vuota come galleggiante, lottando con tutte le sue forze fino alle 5 del pomeriggio, quando è stato avvistato da alcuni pescatori che avevano gettato le reti nella zona e lo hanno tratto in salvo. Nessuna traccia degli altri 12 naufraghi.

(Fonte: Liberte Algerie) 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 2-3 luglio 2021

I corpi senza vita di 14 migranti (tra cui un bambino e una donna) sono affiorati sul litorale di Zawiya (meno di 50 chilometri a ovest di Tripoli) tra il 2 e il 3 luglio. Le operazioni di recupero si sono protratte fino alle prime ore di sabato 3. Tutti i 14 cadaveri sono stati avvistati in mare, a breve distanza dalla riva. I primi quattro nella zona di Rabs Al Harasha, altri 3 all’altezza della centrale elettrica, poi due in serata ancora ad Al Harasha e infine gli ultimi 5. L’allarme è stato dato da alcuni abitanti del posto, che hanno avvertito la polizia. Poco dopo, per le operazioni di recupero, sono intervenute alcune squadre della Mezzaluna Rossa. A giudicare dallo stato di conservazione, le salme non devono essere rimaste molto a lungo in mare. Su disposizione della magistratura sono state trasferite all’obitorio dell’ospedale di Zawiya per le procedure di legge prima dell’inumazione. Non è stato possibile identificarne nessuna, né stabilirne la provenienza. Un numero così elevato di cadaveri affiorati nello stesso luogo e quasi contemporaneamnete fa ritenere comunque che provengano da un ennesima naufragio fantasma, avvenuto poco al largo della costa di Zawiya, che è uno dei principali punti d’imbarco dei migranti usato dagli scafisti sulla rotta per Lampedusa. Sembra scontato, dunque, che, oltre a queste 14 vittime, ci siano numerosi dispersi. Sono state disposte perlustrazioni alla ricerca di eventuali altri cadaveri in mare.

(Fonte: Safa Msehli Iom Ginevra, La Repubblica, La Stampa, Migrant Rescue Watch, Libya Observer, Libyan Red Crescent, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Alarm Phone)

Libia-Tunisia-Italia (Zuwara-Zarzis-Lampedusa), 3 luglio 2021

Almeno 43 vittime, di fronte alle coste tunisine, nel naufragio di un barcone carico di quasi 130 migranti diretto verso Lampedusa dopo essere partito, tra il 2 e il 3 luglio, da una spiaggia di Zuwara, in Libia, circa 140 chilometri a ovest di Tripoli e poche decine dal confine con la Tunisia. Stando alle notizie diffuse dalla Mezzaluna Rossa e dalle autorità tunisine, la tragedia sarebbe stata provocata dalle condizioni meteomarine avverse e dal sovraccarico, che già di per sé rendeva instabile lo scafo. Pressoché ingovernabile, dopo essere andato alla deriva, con vento forte e onde violente, il natante si è rovesciato ed è affondato rapidamente, all’altezza di Zarzis, meno di 150 chilometri a nord ovest di Zuwara, nella prima mattina di sabato 3. Alcuni pescatori e le unità della Marina accorse da Zarzis hanno recuperato 84 naufraghi ma, tenendo conto del numero delle persone a bordo, non meno di altri 43 risultano annegati o dispersi. I superstiti sono stati sbarcati a Zarzis: vengono in prevalenza da Egitto, Sudan, Eritrea e Bangladesh. E’ in base alle loro indicazioni che si è appurato il numero delle vittime.

(Fonte: Reuters, Mezzaluna Rossa Tunisia, Tap News Agency, Avvenire, Triesteprima, Udine Today, Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera, Hurriyet Daily News)

Marocco-Spagna (Valencia), 3 luglio 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è stato recuperato in mare circa dieci miglia a sud del porto di Valencia: tutto lascia credere che si tratti dei resti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Spagna dal Marocco. A dare l’allarme, nelle prime ore del mattino, è stato un peschereccio spagnolo, che ha avvertito la base del Servizio Marittimo della Guardia Civil. Una squadra di sommozzatori del Geas ha poi provveduto al recupero, completato poco prima di mezzogiorno, quando la salma è stata sbarcata nel porto di Valencia. L’avanzato stato di decomposizione dimostra che la morte è avvenuta molti giorni prima dell’avvistamento. Proprio questo è uno dei fattori che hanno indotto a ritenere che si tratti di un migrante che deve essersi avventurato nel Mare di Alboran, magari con un piccolo battello o addirittura un kayack, come si è verificato spesso nei primi mesi del 2021. Le condizioni del corpo non hanno permesso nemmeno di stabilire l’età presumibile della vittima. E’ stata comunque disposta un’autopsia, affidata all’Istituto di medicina legale di Valencia.

(Fonte: La Provincia, Europa Press)  

Algeria-Spagna (Bousfer), 3 luglio 2021

Il cadavere di un migrante è stato trascinato dal mare su una spiaggia di Bousfer, poco più di 20 chilometri a ovest di Orano, uno dei tratti di costa algerini da cui sono più frequenti le partenze di barche di harraga verso l’Andalusia o la Murcia. Recuperato da una squadra della Protezione Civile e dalla polizia, è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale locale in attesa dell’inumazione. Non sono stati trovati elementi per poterlo identificare né per stabilirne la provenienza e le cause della morte, ma si ritiene che sia un giovane algerino annegato nel tentativo  di arrivare in Spagna. Non si sa con quale barca e con chi.

(Fonte: El Biland, Alarm Phone)

Libia (Gargaresh), 3 luglio 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato a breve distanza dalla riva sul litorale di Gargaresh, un villaggio dei sobborghi di Tripoli, distante poco più di dieci chilometri dal centro. Recuperato da una unità di soccorso della Marina, è stato identificato come un giovane proveniente dal Niger, di nome Mohamed Ole Tunku, poco più che ventenne. Si ritiene che sia annegato in quelle stesse acque non molto tempo prima del ritrovamento ma la polizia non ha fornito particolari sulle circostanze della morte: il dispaccio del sito Migrant Rescue Watch, che ha riferito la notizia il 5 luglio, si limita a parlare delle operazioni di recupero, avvenute due giorni prima. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia (Zawiya), 3-4 luglio 2021

I corpi senza vita di 7 migranti di origine subsahariana sono stati scoperti dalla polizia in una fattoria in località Koula, nei sobborghi di Zawiya. Non sono stati trovati elementi utili per poterli identificare, ma si ritiene che potrebbero essere vittime di una organizzazione di trafficanti: giovani sequestrati e poi morti durante la prigionia. E’ noto, del resto, che proprio Zawiya è una delle principali basi d’imbarco usate dai trafficanti nella rotta del Mediterraneo centrale. Le autorità libiche, tuttavia, non hanno fornito particolari sulla vicenda, venuta alla luce soltanto grazie a un breve dispaccio pubblicato il 4 luglio da Migrant Rescue Watch, il sito semi ufficiale della Guardia Costiera e della polizia di Tripoli. Il recupero delle salme è stato effettuato durante la notte fra il 3 e il 4 luglio da una squadra della Mezzaluna Rossa, che le ha trasferite presso l’obitorio dell’ospedaledi Zawiya in attesa dell’autopsia e delle procedure per l’inunmazione.

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 4-5 luglio 2021

Almeno 21 migranti morti in un naufragio avvenuto domenica 4 luglio nelle acque di Sfax, in Tunisia, sulla rotta che porta verso Lampedusa. Ne ha dato notizia alle agenzie di stampa internazionali, lunedì 5 luglio, Houcem Eddine Jebali, portavoce della Guardia Nazionale, dopo che si erano concluse le operazioni di soccorso, con 50 naufraghi tratti in salvo. Pochissimi i dettagli comunicati sulle circostanze della tragedia, la quarta registrata al largo di Sfax, dal 26 giugno, in aggiunta a quella avvenuta di fronte a Zarzis, circa 190 chilometri più a sud in linea d’aria,  sabato 3 luglio, con 43 vittime. Non è chiaro nemmeno se ci siano dei dispersi. Sembra scontato, in ogni caso, che determinanti sarebbero stati il sovraccarico che di per sé rendeva instabile la tenuuta del battello e le condizioni meteomarine non favorevoli. Anche in questo caso l’allarme sarebbe stati dato da alcuni pescatori, che si sono poi uniti alle motovedette della Marina tunisina per le ricerche fino all’indomani, portando in salvo una cinquantina di naufraghi e recuperando 21 corpi senza vita. Sbarcati a Sfax sia i superstiti che le salme. Tutti i migranti a bordo della barca affondata venivano dall’Africa subsahariana, sia pure da stati diversi.

(Fonte: Euronews, Reuters, Associated Press, Tap News, La Stampa)

Marocco-Spagna (Al Hoceima-Andalusia), 4-5 luglio 2021

Tre harraga marocchini sono annegati nel tentativo di raggiungere la Spagna attraverso il Mare di Alboran. Almeno due facevano parte di un gruppo di una ventina di giovani provenienti quasi tutti da Ait Youssef e Ali, una piccola città dell’interno, nella provincia di Al Hoceima, regione di Tangeri, centinaia di chilometri più a sud della costa mediterranea, nel cuore del Marocco. Si sono imbarcati domenica 4 luglio da Swani Beach, una delle spiagge di Al Hoceima, punto di partenza di numerosi natanti di migranti che puntano verso l’Andalusia. Il battello è stato intercettato quasi subito dalla Guardia Costiera. Alla vista della motovedetta, a bordo si è scatenato il panico. Alcuni si sono lasciati scivolare fuoribordo nel tentativo di fuggire a nuoto, per non farsi bloccare dalla polizia, altri sono caduti in mare. Le prime due vittime, entrambe di Ait Youssef e Ali, sono sicuramente annegate durante queste concitate fasi del blocco della barca. I loro corpi sono stati recuperati e trasferiti all’obitorio dell’ospedale di Al Hoceima. L’indomani il mare ha restituito un terzo cadavere: appartiene a un diciannovenne di Bni Bouayach, una città di circa 20 mila abitanti della provincia di Al Hoceima, da cui dista una trentina di chilometri, in direzione sud-est, non lontano dalla costa. E’ probabile che fosse pure lui sulla barca intercettata, ma non è escluso che possa essere annegato in altre circostanze. In ogni caso anche questa salma è stata trasferita all’obitorio di Al Hoceima per ordine della Procura, che ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: Nadorcity)

Libia-Italia (Zawya-Zuwara-Lampedusa), 5 luglio 2021

Salgono a 18 i cadaveri di migranti trovati il 2 e 3 luglio sul litorale di Zawiya (14, inclusi 2 verso Zuwara): è quanto emerge dal rapporto settimanale pubblicato dall’Oim Libia il 5 luglio, nel quale risultano altri quattro corpi senza vita recuperati dalla Mezzaluna Rossa più verso Zuwara. Lo stato di conservazione delle salme fa ritenere che provengano tutte  dallo stesso evento, a conferma dell’ipotesi che deve trattarsi delle vittime del naufragio fantasma di una barca diretta verso Lampedusa e rimasto sconosciuto fino a quando il mare ha cominciato a restituire i primi cadaveri. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione.

(Fonte: Rapporto Oim Libya del 5 luglio 2021)  

Marocco-Spagna (Tarfaya), 7 luglio 2021

Non si ha più notizia di Aboubakar Camara, un giovane partito dalla Guinea per raggiungere l’Europa. Un appello di ricerca è stato lanciato il 7 luglio dalla Ong marocchina Migrants Mort et Disparus su richiesta dei familiari. L’ultimo contatto tra Abubakar e la famiglia risale al 29 maggio, quando ha comunicato che si trovava a Tarfaya, nella regione di Laayoune, in Marocco. Qusta zona, ai margini del Sahara Occidentale, circa 900 chilometri a sud ovest di Rabat, è uno dei principali punti d’imbarco per i migranti che cercano di arrivare all’arcipelago spagnolo delle Canarie e, dunque, in Europa. Da quel giorno, più nulla. Un silenzio sospetto perché il giovane telefonava di frequente a familiari ed amici per tenerli informati sui suoi movimenti. Il timore è che si sia imbarcato su un cayuco che non è mai arrivato alle Canarie. Di sicuro, dopo oltre un mese, risulta disperso.

(Fonte: Migrants Morts et Disparus) 

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 8 luglio 2021

Un giovane marocchino, Abdellah Chkired, 20 anni appena compiuti, risulta disperso nel tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave di Ceuta. Originario di Laayoune, nel Sahara, era partito da oltre un mese verso la costa mediterranea: un viaggio di oltre 1.500 chilometri che lo ha portato fino a Tangeri, poi a Tetuan e infine a Beliones, il villaggio marocchino più vicino alla linea di confine con Ceuta. Secondo le ultime persone che lo hanno visto, stava studiando il modo di superare il confine, all’altezza del varco di Benzù, il sobborgo frontaliero di Ceuta.  Gli stessi testimoni ritengono che abbia preso il mare tra il 2 e il 3 luglio, allontanandosi dalla riva da solo, a nuoto, per rientrare poi al di là della scogliera che divide il territorio spagnolo da quello marocchino. Da quel momento nessuno lo ha più visto. A Beliones non c’è più e a Ceuta non risulta mai arrivato. Né si è messo in contatto con i parenti o gli amici. Allarmata dalla mancanza di notizie, la famiglia ne ha denunciato la scomparsa e il giorno 8 ha lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro di Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Turchia (Muradiye, provincia di Van), 11 luglio 2021

Dodici morti su un minibus stracarico di migranti finito fuori strada nell’est della Turchia. Altri 20 sono rimasti feriti. Tra le vittime, secondo quanto riferisce la polizia, potrebbe esserci anche uno degli organizzatori della “spedizione”. L’automezzo veniva dal confine tra la Turchia e l’Iran. L’incidente è avvenuto prima dell’alba nei pressi di Muradiye, una città di 15 mila abitanti, capoluogo di distretto, situata circa 50 chilometri a ovest della linea di frontiera iraniana e 80 a nord est di Van, capoluogo della provincia. Il minibus procedeva in direzione sud ovest, appunto verso Van, lungo la strada nazionale che passa a sud del lago Van ed è uno dei canali di transito abituali per i gruppi di profughi di varie nazionalità (afghani, pakistani, curdi oltre che iraniani) provenienti dal confine con l’Iran. Viaggiava sicuramente a forte velocità, probabilmente per superare al più presto la zona, dove sono frequenti i posti di blocco e i controlli di polizia. Sta di fatto che l’autista deve aver perso il controllo della guida: il bus ha sbandato, finendo fuori strada e capottandosi poi in un fossato al lato della carreggiata, dove ha preso fuoco. Le 12 vittime sono morte nel rogo o per le consgeuenze dell’impatto. I feriti sono stati trasferiti in vari ospedali della zona. Alcuni sono in gravi condizioni. Poche ore dopo la polizia ha identificato e tratto in arresto il proprietario del veicolo.

(Fonte: Daily Sabah, Hurriyet Daily News, Anadolu Agency, Al Jazeera) 

Libia-Italia (Mellitah-Lampedusa), 11 luglio 2021

Almeno 12 migranti sono morti in un naufragio poche miglia al largo della costa libica, di fronte a Mellitah, il piccolo nucleo urbano dove ha sede l’impianto petrolifero, 20 chilometri circa a est di Zuwara. Lo ha riferito l’agenzia libica Cloud News, citando come fonte un funzionario della direzione dei servizi di sicurezza di Zuwara. Non è chiaro se ci siano anche dei dispersi. Il funzionario ha riferito all’agenzia che la barca – partita da una delle spiagge a est di Zuwara e diretta verso Lampedusa – è affondata a poca distanza dalla riva il che, nonostante fosse notte piena, ha favorito le operazioni di soccorso, tanto che, si afferma “decine di naufraghi sono stati tratti in salvo”. Il conto delle vittime si basa sul numero dei corpi senza vita recuperati nelle ore successive, fino alla mattina dell’undici luglio: 12 in tutto, di cui undici di giovani marocchini e quello di un egiziano. “Le ambasciate dei paesi d’origine delle vittime – ha detto il funzionario dell’ufficio sicurezza – sono state avvertite per le procedure di legge”.

(Fonte: Libyan Cloud News Agency)  

Marocco-Spagna (Nador), 11 luglio 2021

Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di Arekmane, oltre 20 chilometri a sud est di Nador, al vertice orientale della laguna. Segnalato da alcuni abitanti del posto alla polizia, è stato recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa e trasferito nell’obitorio dell’ospedale Hassani di Nador. A giudicare dallo stato di degrado molto avanzato, è rimasto in mare per diversi giorni. Secondo la polizia si tratta sicuramente di un giovane che deve aver tentato di raggiungere la Spagna al di là dello Stretto di Gibilterra, ma non sono stati trovati elementi utili per stabilire, neanche approssimativamnete, quando è partito e con chi e come sia annegato. La Ong marocchina Migrants Morts et Disparus ha lanciato un appello di ricerca per tentare almeno di dare un nome alla vittima.

(Fonte: sito web Migrants Morts et Disparus au Maroc) 

Libia-Italia (Sabratha), 11 luglio 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è stato avvistato in mare mentre flottava a poca distanza dalla riva, di fronte a una spiaggia di Sabratha, circa 60 chilometri a ovest di Tripoli. Recuperato da una squadra della Mezzaluna Rossa, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale locale per le procedure di legge. A giudicare dallo stato di conservazione deve essere rimasto in acqua per diversi giorni. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione né per stabilirne la provenienza.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Mezzaluna Rossa)

Grecia (campo di Schistou, Atene), 11 luglio 2021

Un profugo di 22 anni si è suicidato in Grecia per il timore di essere espulso oltreconfine e di dover rientrare in Afghanistan. E’ accaduto poche ore dopo che il governo di Kabul aveva chiesto all’Europa di sospendere i rimpatri e le deportazioni dei rifugiati afghani. Il giovane, arrivato in Grecia dalla Turchia da oltre un anno, era stato trasferito dalle Isole Egee nel campo profughi di Schistou, ricavato in una ex base militare a meno di tre chilometri dal porto del Pireo, ad Atene, e al centro di pesanti accuse da parte delle Ong per le condizioni di vita a cui devono sottostare gli ospiti. Negli ultimi mesi aveva presentato domanda di asilo ma le sue tre richieste, sottoposte ai vari gradi di giudizio, sono state tutte respinte. L’ultimo diniego, arrivato pochi giorni prima del suicidio, lo aveva gettato in uno stato di profonda depressione e preoccupazione. “E’ proprio questo – hanno protestato gli amici del campo – il motivo che lo ha spinto a farla finita. Della nostra sorte non importa a nessuno. Ci ignorano anche i giornali. E non si tiene conto in alcun modo delle decisioni della Corte Europea per i Diritti Umani”. Il giorno dopo il sucidio numerosi rifugiati hanno tentato di organizzare una protesta all’interno e intorno a Schistou, ma la manifestazione è stata bloccata dalle autorità del campo.

(Fonte: Are You Syrious, rapporti 11 e 12 luglio)

Marocco-Spagna (Bojadur-Canarie), 11-12 luglio 2021

Sedici migranti subsahariani sono annegati in un naufragio nell’Atlantico sulla rotta per le isole Canarie. Erano, con 14 compagni, su una barca partita la notte fra l’undici e il 12 luglio da capo Bojador, sulla costa settentrionale del Sahara Occidentale, uno dei punti più frequenti d’imbarco per i migranti che cercano di arrivare all’arciperlago spagnolo, distante alcune centinaia di chilometri. Puntavano probabilmente su Lanzarote o Fuerteventura, le due isole meno lontane, ma non sono mai arrivati. Come hanno riferito i superstiti, il battello, un vecchio scafo in legno molto malandato, ha cominciato a imbarcare acqua dopo poche ore, affondando sempre più rapidamente. I soccorsi sono arrivati solo da un peschereccio che si trovava casualmente nella zona ed ha potuto recuperare 14 naufraghi. Tra le 16 vittime ci sono cinque donne e un bambino. I superstiti sono stati sbarcati a Bojador: sono stati loro a ricostruire le fasi della tragedia e il loro racconto è stato rilanciato  dalla Ong Caminando Fronteras. Nulla dalle aurtorità marocchine.

(Fonte: El Diario, sito web Helena Maleno e Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta), 12 luglio 2021

Dispersi due giovani marocchini – Youssef Molouk, 21 anni e Ayoub, anch’egli poco più che ventenne – nel tentativo di raggiungere l’enclave di Ceuta dal Marocco. L’allarme è stato dato dalle famiglie di entrambi, che si sono rivolte alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca, specificando che non avevano notizie dei due ragazzi da almeno otto giorni. Residenti a Tangeri, i due amici hanno raggiunto insieme Beliones, il piccolo centro alle soglie della linea di frontiera tra il Marocco e il territorio spagnolo di Ceuta. Pensavano di poter attraversare via mare il confine allontanandosi a nuoto e rientrando poi oltre il posto di controllo di Benzù, al vertice occidentale dell’enclave. Si sono procurati una muta di neoprene per difendersi dal freddo e hanno iniziato la traversata tra sabato 3 e domenica 4 luglio. Così almeno risulta dalle ultime comunicazioni ricevute dalla famiglia di Youssef. Da quel momento non si è saputo più nulla di loro. Da Beliones, come hanno verificato i familiari, se ne sono sicuramente andati ma, secondo quanto hanno appurato i cronisti del Faro, a Ceuta non risultano arrivati: i loro nomi non figurano né nei registri della polizia né in quelli dei centri di accoglienza. D’altra parte le famiglie hanno insistito nel definire inusuale e preoccupante la totale mancanza di comunicazioni, perché prima di tentare la traversata Youssef e Ayoub hanno sempre telefonato spesso, per rassicurare e spiegare dove si trovavano.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Zawiya-Zuwara – Lampedusa), 12 luglio 2021

I cadaveri di cinque migranti sconosciuti sono affiorati sul litorale a ovest di Tripoli tra il 4 e il 6 luglio, principale tratto di partenza per le barche dirette verso Lampedusa. Lo riferisce il rapporto settimanale dell’ufficio Oim Libya pubblicato il 12 luglio. Tre sono stati trovati  a ovest di Zawiya, tutti verso la zona di Al Harsha: .i primi due nella giornata di domenica 4 e il terzo due giorni dopo, il 6 luglio. Gli altri due sono stati trascinati a riva dal mare in un tratto di costa più a ovest, verso Zuwara, a circa 50 chilometri di distanza, lunedì 5 luglio. Recuperati da squadre della Mezzaluna Rossa, sono stati trasferiti negli obitori ospedalieri di Zawiya e Zuwara. Erano tutti in avanzato stato di degrado, a conferma che sono rimasti in acqua per più giorni. Non sono stati trovati elementi utili per stabilirne la provenienza. Con questi cinque ritrovamenti sono  più di venti  i corpi di migranti subsahariani recuperati a ovest di Tripoli nelle ultime settimane.

(Fonte: rapporto Oim 4-10 luglio pubblicato lunedì 12)

Libia-Malta-Italia (zona Sar Malta, area est), 14 luglio 2021

Tre morti su una barca con 81 migranti salpata dalla Libia e rimasta alla deriva, senza soccorsi, per circa due giorni, nella zona Sar maltese. Il battello è partito il 13 luglio, sicuramente dalla costa a ovest di Tripoli, tra Sabratha e Zuwara, a giudicare dal punto in cui si trovava, a est della Tunisia, al momento dell’emergenza. Era diretto verso Lampedusa ma le condizioni meteo, con mare mosso e vento molto forte, ne hanno ostacolato la rotta. Durante la notte ha cominciato a imbarcare acqua e da bordo hanno lanciato un Sos ad Alarm Phone, che ha girato la richiesta di aiuto alle centrali Mrcc di Malta e di Roma. Nessuno è intervenuto per l’intera giornata di martedì 13. Alarm Phone ha riferito che nella zona c’era alcune navi in transito. La più vicina era il cargo Chambulk Barcelona, ma La Valletta, competente per le operazioni di soccorso come titolare dalla zona Sar, non le avrebbe mobilitate, nonostante i ripetuti dispacci che segnalavano il rapido precipitare della situazione per il peggioramento delle condizioni meteo e della tenuta dello scafo. La Marina maltese ha cominciato le ricerche nella serata, raggiungendo poi la barca in difficoltà la mattina di mercoledì 14, intorno alle 4,30. Ma a quel punto tre dei naufraghi, tutti giovani sudanesi, erano morti, prrsumibilmente per disidratazione e sfinimento. Molto provati anche i superstiti, tra cui 5 donne e 3 bambini. La Procura maltese ha aperto un’inchiesta sull’operazione di soccorso e la morte dei tre naufraghi.

(Fonte: sito Alarm Phone, The Times of Malta, Tvm News)

Marocco-Spagna (Al Hoceima-Andalusia), 16 luglio 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è stato trascinato dal mare a Quemado Beach, la spiaggia al centro di Al Hoceima, nel Marocco settentrionale. L’ipotesi più accreditata è che si tratti dei resti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Spagna. Lo stato estremamente avanzato di degrado del corpo, a cui tra l’altro mancava la testa, indica che è rimasto in acqua per settimane prima del ritrovamento. Nessun indizio utile per l’identificazione né per risalire alle circostanze della morte. Sta di fatto che che dal litorale di Al Hoceima, circa 100 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla, salpano di frequente barche di migranti che fanno rotta verso l’Andalusia.

(Fonte: Nadorcity.com)

Mauritania-Spagna (dalla rotta delle Canarie al Caribe), 16 luglio 2021

I cadaveri di 20 migranti africani sono stati trovati sulle coste caraibiche del possedimento inglese di Turks e Caicos su una barca rimasta alla deriva sicuramente per settimane nell’Atlantico. Si ritiene che si tratti di un’imbarcazione salpata dalle coste dell’Africa Occidentale, verosimilmente dalla Mauritania come quella rintracciata il 28 maggio 2021, con 14 salme, al largo di Trinidad e Tobago. E proprio questo induce a credere che, oltre ai 20 di cui è stato almeno recuperato il corpo, nella tragedia abbiano perso la vita anche diversi altri migranti, scomparsi per sempre in mare. Il battello è stato avvistato il 24 giugno mentre flottava a circa un miglio dall’isola di Gran Turks, ma solo dopo quasi un mese di indagini, fra il 13 e il 16 luglio, la polizia dell’arcipelago è giunta alla conclusione che tutti gli elementi in suo possesso portavano a credere che si trattasse di migranti partiti dalle coste atlantiche africane sulla rotta per le Canarie. A trovare il battello e a dare l’allarme, la mattina del 24 giugno, sono stati alcuni pescatori che, avvicinata la barca e notati i cadaveri, hanno informato la polizia. Nella prima fase delle indagini si è ipotizato che potesse trattarsi di un gruppo di profughi fuggiti da Haiti, con l’obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti. L’arcipelago britannico dei Caraibi, infatti, è uno dei punti di transito lungo questa via di fuga e in più occasioni si sono anche verificati nella zona naufragi di barche cariche di migranti haitiani, con morti o dispersi. Nei giorni successivi, tuttavia, tenendo conto dello stato di degrado molto avanzato dei cadaveri, che testimoniava una permanenza di mesi in mare, questa tesi è stata progressivamente abbandonata, propendendo per l’ipotesi che si era di fronte a una tragedia simile a quella registrata un mese prima a Trinidad e Tobago. “Le barche di profughi che arrivano in genere nelle nostre acque – ha riferito il portavoce della polizia, Rodney Adams – sono piccoli scafi salpati da paesi che distano non più di 80 o 100 miglia e non dall’Atlatico o comunque da un luogo molto lontano dai Caraibi, come sembra essere accaduto per questa”. Da qui la conclusione che il battello deve essere rimasto in mare per mesi, percorrendo alla deriva non meno di 3.500 o 4.000 miglia. Partito forse dalla Mauritania per le Canarie come quello trovato a Tobago, ne avrebbe in sostanza ripercorso la sorte: persa la rotta durante la navigazione e rimasto magari senza carburante, potrebbe essere finito nella corrente atlantica delle Canarie fino a superare le Isole di Capo Verde e poi nella controcorrente equatoriale meridionale, che lo ha spinto fino ai Caraibi. Un’odissea terribile che si è conclusa con una morte atroce per tuttte le persone a bordo: i 20 ritrovati sul fondo dello scafo e quelli, in numero imprecisato, dispersi in mare.

(Fonte: Turks and Caico Weekly News, Loop News, The Guardian edizioni 8 agosto e 28 giugno, sito web Helena Maleno, People Com, The Independent, Insider, Rapporto Comando Polizia Reale Turks e Caicos 24 giugno)   

Marocco-Spagna (Boujdour-Gran Canaria), 16 luglio 2021

Un migrante maghrebino è morto sulla barca con cui stava cercando di raggiungere le Canarie dal Marocco insieme a 18 compagni, tutti maghrebini anche loro. Il battello, partito da Boujdour, sulla costa al limite nord del Sahara Occidentale, è stato avvistato in mattinata da un aereo del Salvamento Maritimo spagnolo, il Sasemar 103, durante un volo di perlustrazione, oltre 80 miglia a sud di Gran Canaria. Da Las Palmas la stazione Mrcc di soccorso ha fatto partire la guardamar Talia e, prima del rientro del Sasemar, ha allertato tutte le navi presenti nella zona per eventuali interventi di assistenza. La Talia ha intercettato il battello intorno alle 16. Uno dei migranti, però, era ormai morto, probabilmente per disidratazione e sfinimento. Sia i superstiti che la salma sono stati sbarcati in serata nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria.

(Fonte: Europa Press Canarias, sito web Helena Maleno, Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Boujdour-Canarie), 18 luglio 2021

Almeno un migrante morto su una barca rimasta alla deriva per circa una settimana sulla rotta per le Canarie. A bordo al momento della partenza – la notte di domenica 11 luglio, da Boujdour, nel nord del Sahara Occidentale – erano in 77, tutti provenienti dall’Africa Subsahariana. Nei giorni successivi se ne sono perse le tracce. Il primo allarme è stato lanciato il 16 luglio da Alarm Phone che, ricevuta una segnalazone dai familiari di alcuni dei migranti a bordo, ha avvertito sia il Salvamento Maritimo spagnolo che la Marina Reale marocchina. In mancanza di notizie, altri dispacci di soccorso sono stati diramati da Alarm Phone nei giorni successivi, precisando tra l’altro che risultava disperso anche un altro battello, salpato con 23 persone sempre das Boujdour, ma addirittura due giorni prima, venerdì 9 luglio. Nella giornata di domenica 18 luglio è poi arrivata la notizia che la barca era stata intercettata e soccorsa poche ore prima da una unità della Marina marocchina, ma che almeno uno dei 77 migranti a bordo era morto di sfinimento e disidratazione, Anche tutti gli altri, inoltre, risultavano molto provati dal lungo periodo trascorso in mare. Sia i superstiti che la salma della vittima sono stati sbarcati nel porto di Dahkla, sempre nel Sahara Occidentale ma circa 350 chilometri più a sud di Boujdour.

(Fonte: Alarm Phone)  

Marocco-Spagna (Ceuta), 18 luglio 2021

Risultano dispersi due fratelli di Tangeri – Yazim Momni, di 25 anni, e Abderrahim, di 31 – entrati a Ceuta, come tappa verso la Penisola Iberica, in occasione della “invasione” di migliaia di migranti registrata nell’enclave spagnola tra il 17 e il 18 maggio. La segnalazione della scomparsa è stata fatta il 18 luglio alla redazione del Faro de Ceuta dal fratello maggiore, Mohamed Momni, dopo due mesi di ricerche rimaste senza esito. Di certo si sa che i due sono riusciti a entrare a Ceuta: lo hanno comunicato loro stessi alla famiglia il 19 maggio, dicendo che avrebbero tentato di trovare il modo di raggiungere la Spagna, dove speravano di trovare un lavoro. Da quel momento non ci sono stati altri contatti. Mohamed afferma di non sapere nemmeno se e con quale mezzo abbiano tentato di attraversare lo Stretto. Ha riferito però che, allarmati dal lungo, inusuale “silenzio”, lui stesso e altri familiari hanno attivato una serie di ricerche, sia a Tangeri, che a Ceuta e in altre località, tramite amici e conoscenti e rivolgendosi anche alle autorità marocchine. Dei due però non è stata trovata traccia. Da qui la decisione di lanciare un appello di ricerca attraverso El Faro. La famiglia non ha in Spagna parenti o amici a cui Yazim e Abderrahim avrebbero potuto rivolgersi per un aiuto, ma Mohamed sostiene che se non si sono messi in contatto dopo due mesi deve essere accaduto qualcoisa di molto grave.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Sabratha-Tripoli-Lampoedusa), 19 luglio 2021

Sono quattro complessivamentre i cadaveri di migranti subsahariani trascinati dal mare tra l’11 e il 17 luglio sui circa 50 chilometri di costa compresi fra Tripoli e Sabratha da cui partono buona parte delle barche che puntano verso Lampedusa. E’ quanto emerge dal rapporto settimanale dell’Oim Libia pubblicato il 19 luglio. A Sabratha, in particolare, se ne sono aggiunti altri due al corpo già segnalato dalla Guardia Costiera e recuperato dalla Mezzaluna Rossa domenica 11. Avvistati mentre flottavano a breve distanza dalla riva, sempre domenica 11, anche di questi si è occupata una squadra della Mezzaluna Rossa, che li ha trasferiti presso l’obitorio dell’ospedale in attesa delle procedure di legge. Il quarto è affiorato poco lontano da Tripoli. Non è stato possibile identificarli. L’unica cosa certa è che, a giudicare dallo stato di degrado, devono essere rimasti in acqua abbastanza a lungo.

(Fonte: rapporto settimanale Oim Libia del 19 luglio)

Marocco-Spagna (Tangeri-Andalusia), 20 luglio 2021    

Un giovane marocchino di Tangeri, Morad Benyermak, 21 anni, è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere l’Andalusia: lo ha riferito un altro giovane marocchino che era con lui ma, non essendo stato trovato il corpo, martedì 20 luglio la famiglia ha lanciato un appello di ricerca attraverso il quotidiano El Faro de Ceuta, nella speranza che sia sopravvissuto e si riesca a rintracciarlo. Secondo quanto hanno riferito i familiari, Morad ha preso il mare su un kayak, con un amico, il 12 luglio,  da una spiaggia del Marocco settentrionale. “Voleva raggiungere la Spagna – hanno detto – per costruirsi un futuro migliore”. L’ultimo contatto c’è stato poco prima della partenza. Da allora, più nulla. Allarmati dalla mancanza di notizie, i familiari hanno organizzato una rete di ricerche con l’aiuto di diversi amici. E’ stato uno di questi a scoprire che il compagno di Morad si è salvato e, tramite altri amici, a mettersi in contatto con lui, sembra ad Algeciras, scoprendo che Morad era morto. Quel ragazzo ha riferito, infatti, che durante la traversata il kayak ha cominciato a imbarcare acqua fino a diventare ingovernabile e ad affondare. Morad sarebbe morto di ipotermia e il suo corpo lo avrebbe portato via la corrente, mentre il suo compagno ha resistito fino all’arrivo dei soccorsi.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 20-21 luglio 2021

Una giovane donna è morta nella collisione tra due barche cariche di migranti dirette dall’Algeria alla Spagna. E’ accaduto la notte tra il 20 e il 21 luglio ma la notizia ha trovato conferma solo una settimana dopo. La vicenda è stata ricostruita dal sito web della Ong Heroes del Mar mercoledì 28. I natanti, due motoscafi veloci, sono partiti la sera del 20 dalla zona di Orano, facendo rotta su Almeria, in Andalusia. A bordo di ciascuno c’erano 15 harraga. Durante la navigazione, anziché mettersi in scia, pare che i due natanti abbiano compiuto una serie di evoluzioni, incrociandosi più di una volta. La collisione è avvenuta durante una di queste manovre, in piena velocità, circa 45 chilometri al largo di Orano. In seguito all’urto, che ha reso quasi ingovernabile uno dei motoscafi, la donna ha ricevuto un grave colpo alla testa, che le ha fatto perdere i sensi. I suoi 14 compagni sono stati trasbordati sull’altro motoscafo ma lei è stata abbandonata priva di conoscenza, sanguinante ma ancora in vita, sul fondo dello scafo. Lo skipper si è limitato a coprirle la testa con un telo. Poi la traversata è continuata con una sola barca. Il motoscafo in avaria è stato trovato successivamente, alla deriva. A quel punto, però, la giovane era ormai morta. Il recupero è stato documentato con un video girato con un cellulare che Heroes del Mar ha pubblicato sul suo sito. “Si è trattato di un omicidio o quanto meno di una omissione di soccorso – ha denunciato la Ong – Quella ragazza avrebbe potuto vivere. Ecco quanto gli skipper di queste barche tengono alla vita di un essere umano. Se l’avessero presa con sé e portata ad Almeria forse sarebbe sopravvissuta. La sua famiglia è devastata. L’unica consolazione è che il corpo è stato recuperato e hanno potuto seppellirlo”.

(Fonte: Heroes del Mar)

Libia-Tunisia-Italia (Zuwara-Zarzis-Lampedusa), 20-21 luglio 2021

Diciassette bengalesi sono morti su un barcone stracarico di migranti partito dalla Libia a ovest di Tripoli, sulla rotta per Lampedusa, e intercettato nelle acque tunisine all’altezza di Zarzis. La ricostruzione della tragedia si deve a Mongi Slim, capo della Mezzaluna Rossa tunisina, intervenuta per i soccorsi ai naufraghi tratti in salvo. Il battello ha preso il mare da Zuwara la notte tra il 19 e il 20 luglio. A bordo c’erano 330 persone, per la maggior parte bengalesi ma anche maliani, siriani, eritrei e sudanesi. Dopo diverse ore di navigazione in direzione nord ovest, è scattata l’emergenza, forse per un guasto al motore.  Per i soccorsi si è mobilitata la Guardia Costiera di Zarzis, insieme a una unità libica. Quest’ultima ha preso a bordo 147 naufraghi. Altri 166 sono stati tratti in salvo da navi tunisine, che hanno recuperato anche i cadaveri delle 17 vittime. Secondo i superstiti, tutti i loro compagni che hanno perso la vita si trovavano nella stiva, il posto peggiore e più pericoloso, riservato dai trafficanti a coloro che hanno meno disponibilità di denaro per pagare la traversata. A ucciderli, soffocandoli, sono stati i fumi provenienti dal motore, non è chiaro se in seguito a un incendio o semplicemente dovuti ai gas di scarico. I superstiti soccorsi dalle navi tunisine sono stati sbarcati nel porto di Zarzis.

(Fonte: Associated Press Tunisia, Anadolu Agency, Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (costa a ovest di Tripoli), 21 luglio 2021

Venti migranti morti su una delle barche intercettate dalla Guardia Costiera libica al largo della costa a ovest di Tripoli tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio. Si è trattato complessivamente di quattro operazioni. La prima condotta dalla motovedetta Pb P-300 (con 147 migranti bloccati), la seconda dalla Ras Jadar (235 su più natanti) e altre due di nuovo dalla Pb P-300 (con 182 migranti complessivi). Le vittime si trovavano su una di queste ultime due barche. Non sono chiare le circostanze della tragedia. La Guardia Costiera libica inizialmente non ne ha neanche dato notizia. A segnalare la strage è stata per prima Safa Msehli, portavoce dell’Oim di Ginevra. Solo diverse ore più tardi Tripoli, facendo il bilancio dei migranti bloccati in mare e riportati nei centri di detenzione, ha ammesso (attraverso l’agenzia Migrant Rescue Watch) che, secondo le dichiarazioni dei superstiti, c’era un numero imprecisato di morti o dispersi. Stando a quanto ha potuto appurare l’Oim, superando il muro di silenzio opposto dalle autorità libiche, il battello – un gommone in precarie condizioni, sicuramente sovraccarico e pressoché ingovernabile – avrebbe cominciato a imbarcare acqua, minacciando di affondare. Abbandonati a se stessi, venti dei migrati sarebbero caduti o si sarebbero lasciati scivolare fuoribordo, sparendo alla vista dei compagni. L’Amministrazione per la Sicurezza Costiera libica non ha precisato se la barca, quando è stata raggiunta, era semiaffondata o già completamente naufragata. Di sicuro tutti i superstiti erano allo stremo: sei di loro, in particolare, una volta sbarcati a Tripoli, sono stati ricoverati in condizioni critiche e privi di conoscenza.

(Fonte: sito web Safa Msehli Oim Ginevra, Agenzia Ansamed, La Stampa, Migrant Rescue Watch)

Grecia (campo di Kara Tepe, Lesbo), 21 luglio 2021

Un bimbo somalo di appena un anno è morto nel campo profughi di Kara Tepe, nei pressi di Mitilene, a Lesbo.  La sua famiglia, arrivata da mesi sull’isola dalla Turchia, era stata alloggiata inizialmente a Moria, ma in seguito all’incendio che ha devastato questo centro accoglienza è stata trasferita a Kara Tepe, il campo provvisorio chiuso in primavera ma riaperto per l’emergenza in una condizione ancora più provvisoria e precaria, con un’assistenza giudicata dalle Ong molto approssimativa. Il bimbo si è ammalato appunto in questa struttura: aveva la febbre e vomitava di continuo. I genitori si sono rivolti ai servizi sanitari del campo ma, secondo quanto riferiscono i media locali, non sarebbe stato trasferito in tempo all’ospedale di Mitilene. Sta di fatto che quando finalmete è stato affidato ai medici del pronto soccorso era ormai morente. La magistratura ha disposto l’autopsia per accertare le cause della morte ed evetuali carenze nel sistema di assistenza.

(Fonte: Keep Talking Greece, Are You Syrious).

Turchia-Grecia-Italia (Creta), 22 luglio 2021

Almeno otto migranti morti nel naufragio di una grossa barca nelle acque greche dell’Egeo, al largo di Creta. Trentasette i superstiti. Il battello era partito dalla Turchia la sera di mercoledì 21, diretto presumibilmente verso l’Italia. A bordo erano in 45, tutti profughi siriani. La navigazione è stata resa subito difficile dalle cattive condizioni meteo, con mare molto mosso e forti raffiche di vento. Non è escluso che sia stata anche persa la rotta, allungando i tempi della traversata. Sta di fatto che  la benzina è finita e la barca è diventata ingovernabile, mentre il tempo peggiorava ulteriormente. La richiesta di aiuto – secondo quanto ha riferito il ministero della difesa turco – è stata captata quando il natante si trovava 161 miglia a sud ovest del porto turco di Kas, in zona Sar turca, ma a una sessantina di miglia a est di Creta. Poco dopo, intorno alle 9,10 di giovedì 22, c’è stato il naufragio. Sul posto sono intervenute sia unità della Marina di Ankara che elicotteri e unità navali greche. Quando sono arrivati i soccorsi, i naufraghi erano in parte in acqua, in parte aggrappati al relitto della barca. Sei, tratti in salvo da un elicottero greco, sono stati trasportati sull’isola di Karpathos (Scarpanto). Altri 31 li ha recuperati una nave turca mobilitata dai servizi di sicurezza di Ankara. Nessuna traccia degli altri 8, trascinati via dalla corrente e scomparsi in mare.

(Fonte: Associated Press edizioni del 22 e 23 luglio, Hurriyet Daily News, Anadolu Agency, Ansamed, Ana Mpa)  

 Marocco-Spagna (Ceuta), 23 luglio 2021

Trovati i cadaveri di due migranti, sulle spiagge di Ceuta, nell’arco di 48 ore. Durante la notte tra giovedì 22 e venerdì 23 luglio il corpo senza vita di un giovane è affiorato al Chorrillo, di fronte all’ascensore di accesso alla spiaggia. Avvistato prima delle otto del mattino, è stato trasferito all’obitorio dalla polizia nazionale e dalla Guardia Civil. Inizialmente non sono stati trovati documenti o altri indizi utili per identificarlo, ma è apparso subito chiaro che non doveva essere rimasto in mare a lungo e che si trattava di un migrante, anche se non era chiaro se fosse morto nel tentativo di entrare a Ceuta a nuoto dal Marocco o di lasciare l’enclave spagnola con un natante di fortuna come stanno facendo molti dei migrati arrivati con l’ondata di metà maggio. Partendo da questi elementi la polizia è riuscita a identificarlo nel giro di 48 ore: si chiamava Youssef Rghout, 22 anni. Rimasto intrappolato a Ceuta, dove aveva dei parenti, per la chiusura del confine dovuta al coronavirus, ha lavorato per  un po’ come pittore edile, fino a che ha voluto tentare di rientrare in Marocco a nuoto, ma questa decisione gli è stata fatale. Martedì 26 luglio è stato sepolto nel cimitero islamico di Sidi Embarek. Due giorni prima della scoperta della salma di Youssef, il corpo senza vita di un altro migrante era stato trovato e recuperato dai sommozzatori della Guardia Civil poco al largo della spiaggia di Almadraba, un chilometro circa a est dal Chorrillo. In questo caso si è riusciti subito a identificare la vittima: è un marocchino di 37 anni, Abdelghafour, cameriere, originario di Oued Laou, una piccola città costiere nei pressi di Tetouan, regione di Tangeri. La salma è stata sepolta sabato 24 nel cimitero islamico di Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 23, del 24 luglio e del 26 luglio)

Libia-Italia (Tripoli), 23-24 luglio 2021

Il cadavere di un giovane subasahariano è stato recuperato a Tripoli venerdì 23 luglio in concomitanza con lo sbarco presso la base navale di  oltre 180 migranti bloccati in mare, in diverse operazioni, dalla motovedetta Fezzan. Lo riferisce il rapporto settimanale dell’ufficio Oim libico relativo alla settimana 18-24 luglio, pubblicato lunedì 26. Il rapporto non specifica se il ritrovamento sia collegato al blocco dei 180 migranti o se si tratti di una salma spiaggiata e, dunque, un episodio a sé. Nulla anche sull’identità e il paese d’origine della vittima. E’ da oltre un mese che ogni settimana viene segnalato il ritrovamento di almeno un cadavere di migranti nel tratto di costa compreso fra Tripoli e Zuwara. La maggior parte tra Zawiya e Sabratha.

(Fonte: rapporto settimanale Oim 18-24 luglio)

Marocco-Spagna (Ceuta), 24 luglio 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato a poche decine di metri dalla riva di fronte alla spiaggia di San Amaro, a Ceuta. Tenuto a galla da un giubbotto salvagente, è stato avvistato da due addetti ai servizi di soccorso sul litorale, che lo hanno raggiunto a bordo di due moto d’acqua pensando inizialmente che si trattasse di una persona in difficoltà a cui portare aiuto. Constatato che si trattava di un corpo senza vita, lo hanno condotto a terra, avvertendo la polizia locale, la Guardia Civil e un medico legale, che ne ha disposto il trasferimento presso l’obitorio ospedaliero. E’ stato possibile idetificarlo nel giro di poche ore, grazie a un documento trovato in una delle tasche degli abiti: si chiamava Ahhin Moshssin, 27 anni. Originario di Alhucemas, viveva fuori casa da oltre un anno. Il fratello, Majid, ha raccontato alla redazione del Faro de Ceuta che aveva chiamato la madre due giorni dopo la festa della Pasqua del Sacrificio, senza dire però che aveva deciso di tentare di raggiungere Ceuta, lasciando il Marocco. La notizia della sua morte, dunque, ha colto tutti di sopresa. La salma è stata sepolta a Ceuta in attesa di poterla trasferire ad Alhucemas. Nell’arco di tre giorni è il terzo cadavere di migranti trovato sul litorale di Ceuta, tutti a breve distanza: il primo sulla spiaggia di Almadraba, 5 chilometri più a ovest di San Amaro e il secondo al Chorrilo, a meno di 4 chilometri.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 24 e del 27 luglio)

Libia-Malta-Italia (Al Khums), 25-26 luglio 2021

Almeno 57 migranti sono scomparsi nel naufragio di un gommone poco al largo di Al Khums (Homs), meno di 120 chilometri a est di Tripoli. Il battello aveva preso il mare da un tratto di costa nei pressi della stessa Al Khums la notte tra domenica 25 e lunedì 26 luglio. A bordo c’erano come minimo 75 persone, tra cui numerose donne e alcuni bambini. Puntava in direzione nord ovest, sulla rotta che conduce a Malta o a Lampedusa, ma dopo appena due ore di navigazione il tubolare di destra ha cominciato a sgonfiarsi e, per di più, le condizioni meteo stavano peggiorando, con onde alte e vento forte. A bordo – ha riferito il portavoce dell’Oim Flavio Di Giacomo, citando fonti locali – si è rapidamente propagato il panico e alcuni sono caduti in acqua, perdendosi nel buio. Poco dopo – ha aggiunto Safa Msehli, portavoce dell’Oim di Ginevra – il motore si è bloccato e lo scafo, ormai ingovernabile, si è rovesciato. Per gran parte dei migranti a bordo è stata la fine. I primi soccorsi sono arrivati da alcuni pescatori, che hanno potuto però trarre in salvo soltanto 18 naufraghi, poi presi a bordo dalla motovedetta Ubari, giunta successivamente sul posto. Tra i superstiti, provenienti da Gambia, Ghana e Nigeria, c’è una sola donna. Sono 20, invece, oltre a due neonati, le donne tra le 57 vittime. Il conteggio dei morti, comunicato dall’Oim, si basa sulle dichiarazioni dei migranti sopravvissuti, assistiti a terra da personale dell’Unhcr. Nessuno dei principali giornaili libici ha dato la notizia della strage il giorno 26.

La Libia: “Un attacco di trafficanti”. Secondo Migrant Rescue Watch, il sito semi ufficiale della Guardia Costiera libica, la scomparsa dei 57 migranti sarebbe stata provocata non da un naufragio ma dall’attacco di un gruppo di uomini armati non identificati, verosimilmente trafficanti, che avrebbero cercato di sequestrare l’intero gruppo per chiedere poi un riscatto. I 18 superstiti presi a bordo dalla Ubari si sarebbero salvati a nuoto. Il relitto del gommone è stato recuperato non lontano dalla riva.

(Fonte: sito Safa Msehli Oim Ginevra, Oim Libya, Federico Soda capo missione Oim Libya, Associated Press, Alarm Phone, La Stampa, Repubblica, Corriere della Sera, Daily Sabah, Migrant Rescue Watch)  

Niger (Sahara, zona di Dirkou e Aney), 27-29 luglio 2021

Diciannove tombe di fortuna, scavate nella sabbia e contenenti altrettanti corpi di migranti morti nel deserto, presumibilmente sia uomini che donne, sono state trovate da una equipe di Alarm Phone Sahara in tre diversi siti nella zona compresa tra Dirkou e Aneye, centinaia di chilometri a nord est di Agadez. La colonna di Alarm Phone era partita da Agadez per una missione esplorativa ed eventualmente di soccorso lungo la principale “rotta del deserto” percorsa dai migranti per raggiungere la Libia. Dirkou e Aneye sono a poco più di metà strada, nel cuore del Sahara, e costituiscono uno dei punti di sosta pressoché obbligatori nella traversata. Per arrivarci non ci sono strade segnate: solo piste non tracciate sulle carte e dove mancano punti di orientamento. E’ probabile che i giovani sepolti in quelle 19 tombe siano morti di sete e di stenti dopo essersi persi nel Sahara. A giudicare dalle condizioni, i tumuli non devono risalire a molto tempo prima della scoperta fatta da Alarm Phone, che ne ha segnalato la presenza e segnato la posizione, corredando il rapporto con una documentazione fotografica. Su nessuna delle tombe sono stati trovati elementi per identificare le vittime e risalire alle circostanze e alle cause precise della morte. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di migranti morti dopo essersi affidati a qualcuno dei tanti “passatori” che offrono passaggi attraverso il Sahara ma non esitano ad abbandonare i loro passeggeri in caso di difficoltà. La conferma di come la morte sia sempre in agguato su queste piste si è avuta sulla via del ritorno, il 30 luglio, quando l’equipe di Alarm Phone ha intercettato casualmente e soccorso 35 migranti (di cui due feriti gravemente) su un’auto rimasta bloccata nel deserto a causa di un incidente.

(Fonte: Alarm Phone Sahara, rapporto del 30 luglio 2021)  

Niger (Sahara, pozzi di Achigour), 30 luglio 2021

Il corpo senza vita di un giovane nigeriano, verosimilmente morto di sete e di sfinimento, è stato scoperto nel deserto, a sud est di Dirkou, in direzione di Agadez, da una equipe di Alarm Phone Sahara di rientro da una missione esplorativa lungo le “rotte” più battute dai migranti diretti da Agadez verso la Libia o l’Algeria (nota del 27-29 luglio). Il cadavere era al margine di una pista, a circa 7 chilometri dai pozzi di Achigour. A giudicare dallo stato di conservazione, la morte non dovrebbe risalire a molto tempo prima del ritrovamento. Nessun elemento, però, per stabilire come la vittima sia arrivata fin lì e chi lo abbia abbandonato. E’ verosimile che sia caduto da un pick-.up durante il viaggio oppure che sia stato lasciato per qualche motivo nel deserto dal “passatore” ch elo aveva preso a bordo ed era diretto, magari, proprio verso i pozzi di Achigour per proseguire poi verso la Libia. La stessa equipe di Alarm Phone ha provveduto a seppellire il corpo e a informare le autorità statali ad Agadez. L’identificazione è stata possibile grazie a un cellulare trovato sul cadavere: partendo da quell’apparecchio, la gendarmeria nigerina è riuscita a risalire prima alla nazionalità e poi alla famiglia del giovane, in Nigeria.

(Fonte: Alarm Phone Sahara, rapporto del 30 luglio)

Marocco-Spagna (Beliones-Ceuta-Andalusia), 30 luglio 2021

Non si ha più traccia di due giovani marocchini che hanno tentato di raggiungere la Spagna in tempi e circostanze diverse. Il primo, Morad Benvermak, 21 anni, è sparito dalla metà di luglio, quando ha comunicato alla famiglia che si stava accingendo a tentare di raggiungere Ceuta insieme a un amico, per proseguire poi il viaggio verso la Penisola Iberica. Da allora non si è saputo più nulla di lui. I familiari hanno preso contatto con alcuni amici residenti nell’enclave spagnola. Risultate senza esito tutte le ricerche, è stata denunciata la scomparsa e il 30 luglio ci si è rivolti anche alla redazione del Faro de Ceuta per un appello. L’altro giovane di cui è stata segnalata la scomparsa al Faro de Ceuta è Mohamed Allaly, 21 anni. Il 18 luglio, due giorni prima della festa della Pasqua del Sacrificio, ha comunicato alla famiglia che stava per tentare la traversata verso la Spagna partendo da Beliones insieme a un amico. E’ stato l’ultimo contatto. Si è poi saputo che all’ultimo momento il compagno ha rinunciato, dicendo che non se la sentiva e comunque che avrebbe preferito partire da Tangeri con un imbarco più sicuro. Mohamed è così rimasto da solo e non si sa bene con chi e con quale mezzo si sia imbarcato. Sta di fatto che, contrariamente alle sue abitudini, non ha più dato notizia di sé. Dopo una serie di ricerche che hanno consentito di rintracciare il suo compagno, la famiglia il 30 luglio si è rivolta al Faro de Ceuta, ricostruendo la storia e lanciando un appello di ricerca.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Bosnia-Croazia (Novi Grad – Dvor, via balcanica), 30 luglio

Un bimbo afghano di appena cinque anni è annegato nel fiume Ura, che la sua famiglia stava cercando di attraversare per raggiungere la Croazia dalla Bosnia e proseguire poi verso l’Italia, lungo la via balcanica. Erano in tutto sette persone: i genitori e cinque figli, tutti minorenni. Lasciato il campo in cui alloggiavano in Bosnia, hanno raggiunto Novi Grad, nel nord ovest della Bosnia Erzegovina, dove il confine con la Croazia è segnato dal fiume Ura, largo in quel punto circa 50 metri ma poco profondo. Dall’altra parte c’è la città frontaliera croata di Dvor. Lubiana, in Slovenia, dista da lì circa 250 chilometri; il confine di Trieste oltre 300, in direzione nord ovest. Per attraversare il padre ha preso in braccio il figlio di cinque anni, il più piccolo, cercando un punto defilato in modo da eludere la sorveglianza. A metà guado pare che il bimbo gli sia sfuggito ed è subito scomparso in acqua. Il suo corpo è stato torvato più a valle, dopo circa un’ora di ricerche. I medici di un’ambulanza hanno cercato di rianimarlo ma era ormai troppo tardi.

(Fonte: Il Piccolo di Trieste) 

Turchia-Grecia (Lesbo, Egeo), 30 luglio 2021

Tre profughi dispersi nel naufragio di un gommone di piccole dimensioni nell’Egeo, tra la Turchia e l’isola di Lesbo. Secondo quanto ha riferito la polizia greca, il battello, partito prima dell’alba dalle coste turche, con a bordo 13 persone, si è rovesciato per cause imprecisate mentre, in navigazione verso Lesbo, si trovava ancora nelle acque territoriali della Turchia. L’allarme sarebbe stato dato da uno dei naufraghi che, raggiunte a nuoto le acque greche, è stato visto da un motovedetta della Guardia Costiera, dando l’allarme e facendo scattare le ricerche, a cui hanno partecipato sia unità della marina greca che di Frontex, con l’ausilio di un elicottero. Sono stati così recuperati altri 9 naufraghi, ma di tre non si è trovata traccia: due donne e un bambino. I dieci superstiti sono stati sbarcati a Lesbo. Questa versione è tuttavia messa in dubbio da alcune Ong che operano alla frontiera fra Grecia e Turchia, sospettando che il naufragio possa essere stato causato da uno dei tentativi di “dissuasione attiva” attuati contro le barche dei profughi dalla marina greca. “E’ un naufragio inspiegabile – affermano – Il mare era calmo. E poi c’è un altro fattore:  sulla scena c’era anche il Nomad, il rib di soccorso della Ong Attika Human Support, ma stranamente le autorità greche non hanno consentito che intervenisse”.

(Fonte: Aegean Boat Report, Ekathimnerini, Agenzia Ana Mpa)  

Libia-Malta-Italia (Al Khums e Zawiya), 31 luglio 2021

I cadaveri di due migranti recuperati in mare sul litorale della Libia. Il primo – come riferisce il rapporto settimanale della sede Oim libica 25-31 luglio, pubblicato il 2 agosto – è stato trovato nella zona di Al Khums, circa 120 chilometri a est di Tripoli. Non è da escludere che il ritrovamento sia da ricollegare al naufragio, con almeno 57 dispersi, della barca partita la sera del 25 luglio proprio da una spiaggia nei pressi di Al Khums. La salma, non identificata, è stata trasferita all’obitorio del locale ospedale. L’altro corpo senza vita – secondo quanto ha riportato anche la Guardia Costiera libica, oltre al rapporto Oim – lo ha invece recuperato la motovedetta Zawiya su una delle barche intercettate il 31 luglio, nel contesto di una serie di operazioni che, tra il 31 luglio e il 2 agosto, a ovest di Tripoli, hanno portato al blocco e al rientro forzato in Libia di 652 migranti, tra cui 33 donne e 14 ragazzini minorenni. Sia la salma che le centinaia di persone ricondotte in Libia in questi tre giorni sono state sbarcate nel porto della base di Refinery Point, a Zawiya.

(Fonte: rapporto Oim 25-31 luglio, Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Stretto di Gibilterra), 3 agosto 2021

Non si ha più notizia di due giovani algerini – Shallouf Ismail, 16 anni, e Bin Siad Osama, 20 anni – imbarcati su un gommone nel tentativo di raggiungere la Spagna. Lo ha comunicato la famiglia di Shallouf, che si è rivolta alla redazione del Faro de Ceuta, in un estremo tentativodi ricerca di informazioni, a oltre un mese di distanza dalla scomparsa. C’è da credere che insieme a lorodue  siano da considerare dispersi anche altri harraga algerini. Si sa per certo che i due giovani sono partiti la sera del primo luglio da una spiaggia dell’Algeria occidentale insieme a 25 compagni, puntando verso la Penisola Iberica o anche Ceuta, pur di raggiungere comunque un territorio spagnolo. Da quel momento non se ne è saputo più nulla. Il fratello di Shallouf, attraverso una serie di ricerche, è riuscito ad appurare che il battello è naufragato e che si sono salvati solo quelli che avevano un giubbotto di salvataggio, avvistati e recuperati da un cargo nelle acque dello Stretto di Gibilterra. Nessuna traccia di Shallouf e Bin Siad, né di altri, né del relitto del battello. Dal momento in cui è venuto a conoscenza del naufragio, all’inizio di luglio, il fratello di Shallouf ha tentato di rintracciare i supertsiti e si è appellato a varie autorità, senza alcun esito, fino a quando, il 3 agosto, ha ritenuto di rivolgersi anche al Faro de Ceuta. A oltre un mese di distanza i due ragazzi sono stati inseriti nella lista dei dispersi. Allo stato delle ricerche non è dato sapere neanche quanti si siano salvati e quanti siano scomparsi tra i 27 in totale che erano a bordo del gommone.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Niger (deserto del Sahara), 1-2 agosto 2021

Una ragazza camerunense è morta, dopo 24 ore di agonia nel Sahara, in Niger, lungo il percorso nel deserto che avrebbe dovuto portarla in Europa, ancora lontano dal confine sia con l’Algeria che con la Libia. Poco più che ventenne, si chiamava Elisabeth Mpouma e veniva da Douala, nel Camerun sud occidentale, quasi duemila chilometri a sud di Agadez. Secondo quanto hanno riferito alcuni compagni, domenica primo agosto, in pieno deserto, è stata colta da un grave malore ed ha perso i sensi, probabilmente una crisi dovuta a una forte forma di disidratazione, al caldo e alla fatica. Quando hanno visto che non era più in grado di proseguire il viaggio, gli altri migranti del gruppo si sono fermati con lei, cercando di assisterla al meglio. Le sue condizioni sono però peggiorate progressivamente e il giorno dopo, lunedì 2 agosto, ha cessato di vivere. Gli stessi compagni che le sono stati vicini si sono preoccupati di avvertire la famiglia a Douala e la Ong Association Contre l’Imigration Clandetsine.

(Fonte: pagina facebook Ong Aaecc)

Marocco-Spagna (Al Aaiyoun – Canarie), 3-4 agosto 2021

Almeno tre morti nel naufragio di una barca carica di migranti al largo di Al Aaiyoun (Al Aaiun). Scarsissime le notizie su quello che è accaduto. Silenzio totale da parte delle autorità marocchine. A segnalare la tragedia, sulla base di informazioni apprese da familiari dei migranti, è stata Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, la quale ha subito precisato che le vittime potrebbero essere molto più numerose. La barca, salpata per le Canarie presumibilmente la sera del 3 da un punto imprecisato della costa della stessa Al Aaiyoun, nel Sahara Occidentale, aveva a bordo 75 persone. Il naufragio è avvenuto nella mattinata di mercoledì 4 agosto. I soccorsi, condotti dalla Marina marocchina, sarebbero arrivati in ritardo: “Ci sono tre morti – ha segnalato infatti Helena Maleno – ma potrebbero essere di più se la Marina continua a non reagire alle richieste di aiuto”.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Wuropa Press, Epsocial.es, El Diario)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 3-5 agosto 2021

Quarantadue migranti subsahariani morti (30 donne, 8 bambini e 4 uomini) in un naufragio al largo del Sahara Occidentale. Soltanto 10 i naufraghi tratti in salvo. Non è chiaro in quanti fossero a bordo, sicché il conto delle vittime potrebbe anche essere più grave. La tragedia è stata riferita giovedì 5 agosto ad Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, da una delle donne superstiti, che nel naufragio ha perso le sue due bambine. Diretta verso le Canarie, la barca – a quanto pare, un vecchio cayuco da pesca in pessime condizioni – è partita da una delle spiagge di Dakhla, puntando verso Laayoune (circa 530 chilometri più a nord), che è il punto più vicino e dunque più favorevole per raggiungere l’arcipelago spagnolo, prendendo il mare dal Sahara. Dopo appena un’ora di navigazione, con le condizioni meteo in peggioramento, lo scafo ha cominciato a imbarcare acqua ed  in breve è diventato quasi ingovernabile, fino a che un’onda lo ha rovesciato. L’allarme è stato dato da alcuni pescatori che, trovandosi a non grande distanza, sono stati i primi a intervenire per i soccorsi, dopo aver avvertito il comando della gendarmeria reale, ma sono stati trovati solo una decina di naufraghi ancora in vita. Le ricerche sono proseguite nei giorni successivi per recuperare eventuali dispersi o i corpi delle vittime, ma almeno nelle prime 48 ore è stato ritrovato solo il cadavere di una delle bambine della donna che ha ricostruito le fasi del naufragio parlando con Helena Maleno. Tra la serata di giovedì 5 e lamattinata di venerdì 6 agosto, 12 salme sono state trascinate dal mare sulla linea di costa a nord di Dakhla.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Europa Press, Epsocial.es, Canarias 7, Avvenire, Ansamed, La Provincia, El Diario) 

Algeria-Spagna (Cherchell), 4-6 agosto 2021

I cadaveri di tre migranti sono affiorati in mare, tra il 4 e il 6 agosto, al largo delle coste di Cherchell, circa 80 chilometri a ovest di Algeri. I primi due sono stati avvistati, verso le 18,30 di sabato 4, a circa due miglia dalla riva. Raggiunti da una motovedetta della Protezione Civile, sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale di Cherchell. Meno di due giorni dopo, alle 7 di lunedì 6 agosto, è stato trovato il terzo cadavere, anche questo recuperato e trasferito all’ospedale di Cherchell dalla Protezione Civile. Tutti e tre i corpi appartengono a uomini ed erano in avanzato stato di degrado al momento di ritrovamento. Nessun elemento per identificarli, ma si ritiene che si tratti di migranti annegati nel naufragio di un barca diretta probabilmente verso le Baleari, la meta più frequente degli harraga che partono da questo tratto di costa algerina.

(Fonte: rapporti Protezione Civile Cherchell del 4 e 6 agosto, Alarm Phone)

Libia (Ajdabiya), 6 agosto 2021

Sette migranti egiziani sono morti nell’incidente stradale in cui, la notte tra il 5 e il 6 agosto, è rimasto coinvolto il camion che li stava trasportando presumibilmente verso Tripoli. Altri 8, sempre egiziani, sono rimasti feriti. Morto anche l’autista libico. L’autocarro proveniva da sud est. Nel piano di carico, completamente chiuso, c’erano almeno 15 migranti. Alla periferia di Ajdabiya – uno snodo stradale situato una ottantina di chilometri a sud di Bengasi e circa 800 a est di Tripoli – sembra sia incappato in un posto di blocco della polizia. Sta di fatto che viaggiava a forte velocità e che per un qualche motivo l’autista ne ha perso il controllo, facendolo finire fuori strada. Per il congraccolpo il camion si è roveschiato e i migranti sono rimasti incastrati all’interno. Quando sono arrivati i soccorsi per sette di loro non c’era ormai più nulla da fare. Gli altri 8 sono stati ricoverati nell’ospedale di Al  Makhli. Appena tre giorni prima un altro camion sospetto era stato fermato nella zona di Al Khums: nel piano di carico era stato ricavato un nascondiglio in grado di contenere diverse persone. Anche in questo caso sono risultati coinvolti personaggi libici ed egiziani.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)    

Algeria-Spagna (Mostaganem), 6 agosto 2021

Sei harraga morti nel naufragio della piccola barca con cui stavano tentando di raggiungere la Spagna dalla costa occidentale dell’Algeria. In salvo altri sei. Ne ha dato notizia la Ong Heroes del Mar, sulla base di fonti algerine. Secondo quanto riferisce la Ong, la barca è partita da Mostaganem, a est di Orano, la sera del 31 luglio. Da quel momento se ne sono perse le tracce. Allarmati dalla mancanza di notizie, alcuni  dei familiari hanno dato l’allarme e sulla base delle loro indicazioni la Marina algerina ha organizzato una vasta operazione di ricerca. Si stava ormai perdendo ogni speranza quando, giovedì 6 agosto, una motovedetta, durante una ennesima perlustrazione nelle acque algerine, ha individuato il relitto che flottava alla deriva e a cui erano aggrappati 6 naufraghi, fortemente provati ma ancora in vita. Tutti i superstiti sono stati sbarcati a Mostaganem.

(Fonte: sito web Heroes del Mar)

Libia-Italia (Mellitah-Lampedusa), 6-8 agosto 2021

Due migranti morti e almeno 48 dispersi in un naufragio al largo delle coste libiche, nel tratto di una ventina di chilometri compreso tra Zuwara e Mellitah, oltre cento chilometrti a ovest di Tripoli.  Una cinquantina i superstiti. Secondo quanto è emerso dalle scarne informazioni diffuse la mattina di domenica 8 agosto dal sito semi ufficiale della Guardia Costiera libica Migrant Rescue Watch, la barca, con a bordo non meno di un centinaio di persone, è partita il 6 agosto da questo stesso tratto di litorale, lungo la rotta per Lampedusa. La tragedia è avvenuta dopo poche miglia, quasi di fronte agli impianti petroliferi di Mellitah. Non sono stati comunicati particolari sulle circostanze e le cause. Sta di fatto che lo scafo si è rovesciato e per molti dei migranti non c’è stato scampo. I primi soccorsi sono arrivati da alcune barche di pescatori che si trovavano a non grande distanza e che hanno anche dato l’allarne alla Guardia Costiera. Sono stati recuperati circa 50 naufraghi ancora in vita e due cadaveri. A segnalare che c’erano 48 dispersi sono stati numerosi dei sopravvissuti subito dopo essere stati tratti in salvo. Le ricerche sono proseguite per l’intera giornata di sabato 7 agosto. La mattina del giorno 8, alle 6, Migrant Rescue Watch ha diffuso la notizia. Tutti i superstiti sono stati sbarcati a Zuwara.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Libia-Italia (Sabratha), 7 agosto 2021

I corpi senza vita di due migranti sono affiorati nella giornata del 7 agosto sul litorale di Sabratha, circa 80 chilometri a ovest di Tripoli. Ne ha dato notizia il rapporto settimanale dell’ufficio Oim Libia pubblicato lo stesso giorno sette. Recuperate dalla mezzaluna Rossa, le salme sono state trasferite all’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge. Non è da escludere che questo ritrovamento possa essere messo in relazione al naufragio avvenuto la mattina del 6 agosto al largo di Mellitah, 25 chilometri più a ovest.

(Fonte: Rapporto Oim Libia 1-7 agosto 2021)  

Spagna-Francia (Irun, Paesi Baschi), 8 agosto 2021

Un migrante subsahariano è annegato nel fiume Bidasoa che a Irun, nei Paesi Baschi, segna il confine tra la Spagna e la Francia. Secondo quanto ha accertato il Dipartimento di Sicurezza di Lakua, era arrivato a Irun la sera del giorno prima, sabato 7 agosto, seguendo l’itinerario percorso da numerosi migrannti che, sbarcati in Spagna dal Marocco, intendono proseguire il viaggio, varcando la frontiera ispano-francese. Era con un compagno, anch’egli subsahariano. Il tentativo di attraveersare il fiume è avvenuto nelle prime ore della mattina successiva, domenica 8 agosto. Secondo quanto ha riferito un testimone che li ha visti scendere in acqua, i due sono stati quasi subito trascinati via dalla corrente: uno, la vittima, è scomparso in pochi minuti, l’altro ce l’ha fatta a raggiungere la riva opposta. Lo stesso testimone ha dato l’allarme, facendo scattare i soccorsi. Squadre dei pompieri, della Croce Rossa e del Servizio di Sicurezza cittadino hanno scandagliato il fiume verso la foce. Le operazioni si sono conclude intorno alle 11, quando il corpo ormai senza vita del giovane è stato trovato adagiato lungo l’argine. E’ il terzo migrante africane annegato nel Bidasoa dall’inizio dell’anno.

(Fonte: Naiz)   

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 9-10 agosto 2021

Almeno 29 migranti morti in un naufragio al largo della Tunisia, a nord di Sfax e delle isole Kerkennah. La tragedia è avvenuta tra il 9 e il 10 agosto: ne ha riferito l’emittente radiofonica tunisina Jawhara Fm il cui servizio è stato poi ripreso e rilanciato in Italia dall’agenzia Nova. La barca dovrebbe essere partita dalla zona di Sfax, puntando verso Lampedusa. Stando alle scarne informazioni fornite dalle autorità di Tunisi, a bordo dovevano esserci più di un centinaio di persone. Era ancora nelle acque tunisine, prima di arrivare all’altezza della città costiera di Mahdia, circa 100 chilometri più a nord, quando si è verificato il naufragio. Il colonnello Ali al Ayari, portavoce ufficiale della Guardia Costiera, ha riferito che le unità di soccorso hanno recuperato in mare 29 corpi senza vita e 76 naufraghi: 6 subsahariani e 70 tunisini provenienti da Sfax, Mahdia e Kairouan. Anche tra le vittime i tunisini sono la maggioranza. I superstiti hanno un’età compresa tra i 14 e i 43 anni. Nel gruppo dei subsahariani c’era anche un bambino di appena 3 anni. Il rapporto della Guardia Costiera tunisina non ne fa cenno, ma non è da escludere che ci siano anche dei dispersi.

(Fonte: Agenzia Nova, Mediterranea, sito web del giornalista Alessandro Scipione, Diritti e Frontiere)  

Algeria-Spagna (Orano), 10 agosto 2021

Risulta disperso Mejidi Brahim, un giovane algerino originario di Orano che ha tentato di raggiungere la Spagna. La sua scomparsa è stata segnalata ufficialmente dopo mesi di ricerche da parte dei familiari. L’ultimo contatto risale al 24 marzo, proprio il giorno in cui, secondo quanto ha lui stesso riferito poco prima della partenza, si è imbarcato da una spiaggia dell’ovest dell’Algeria, nella regione di Orano. Da allora più nulla. Nessuna notizia anche sulla barca ed eventuali compagni. Il 10 agosto il caso è stato segnalato dalla famiglia alla Ong Migrant Morts ed Disparus, che ha lanciato un appello di ricerca.

(Fonte: Migrant Morts et Disparus)  

Marocco-Spagna (Rincon-Ceuta), 10-11 agosto 2021

Yusef Horous, marocchino, 22 anni, è annegato mentre cercava di arrivare a nuoto a Ceuta. La sua scomparsa è stata segnalata con due appelli di ricerca presentati da alcuni parenti alla redazione del Faro de Ceuta: prima il 5 agosto e poi cinque giorni dopo, il 10. La famiglia del giovane vive in parte a Rincon, nella provincia rifegna di Tetouan, e in parte a Ceuta. Yusef Horous aveva manifestato l’intenzione di ricongiungersi con i familiari residenti nell’enclave spagnola, per poi proseguire eventuamente verso la Penisola Iberica. Secondo quanto hanno potuto appurare i familiari, ha messo in atto il tentativo nella serata del 2 agosto, insieme ad altri due ragazzi. Il piccolo gruppo è stato intercettato dalla polizia marocchina poco dopo aver preso il mare. I due compagni, fermati dagli agenti, hanno poi raccontato che Yusef era riuscito ad allontanarsi, lungo il frangiflutti di Benzù, prendendo il largo prima che potessero bloccarlo e pensando verosimilmente di rientrare in un momento successivo sul versante spagnolo. Da quel momento non si è saputo più nulla di lui. Non avendo ricevuto notizie né i familiari residenti a Ceuta né quelli di Rincon, tre giorni dopo è stato lanciato un primo allarme. E’ stato Farid Mohamadi, uno zio che vive a Ceuta, a rivolgersi in particolare al Faro. Le ricerche condotte anche dalla redazione nei giorni successivi non hanno dato esito: Yusef non risultava alla polizia tra i nuovi arrivati e non era nei centri di accoglienza per migranti dell’enclave. D’altra parte non aveva dato notizia di sé neanche a Rincon, né ne sapeva qualcosa la polizia marocchina. Da qui il timore che, dopo essersi allontanato dalla riva, non fosse riuscito a rientrare, perdendosi in mare. Il giorno 10, in ogni caso, oltre a rivolgersi di nuovo al Faro, i familiari ne hanno denunciato ufficialmente la scomparsa. La mattina del giorno successivo, 11 agosto, nella zona di Benzù il mare ha trascinato un cadavere in avanzato stato di degrado che, recuperato dalla Guardia Civil, è stato riconosciuto dai familiari come quello di Yusef. Per l’identificazione ufficiale la Procura ha disposto il test del Dna ma intanto, in serata, il corpo è stato sepolto nel cimitero islamico di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 5, 10 e 11 agosto)

Marocco-Spagna (Dackhla-Canarie), 10-11 agosto 2021

Quattro migranti subsahariani sono annegati cadendo in mare, in pieno Atlantico, durante i soccorsi e un quinto, una donna, è morta poco dopo essere stata portata a bordo del mercantile intervenuto per le operazioni di salvataggio. Dai sopravvissuti si è poi appreso che 8 compagni erano morti durante i 15 giorni trascorsi in mare prima che la loro barca venisse individuata e soccorsa. Le vittime, in tutto, sono dunque 13. Il battello – uno scafo da pesca in legno salpato dalla zona di Dackhla, nel Sahara Occidentale, intorno al 26 luglio – è stato segnalato martedì 10 agosto al Salvamento Maritimo spagnolo da un mercantile molte miglia al largo di Bir Gandaouz, nell’estremo meridione del Sahara Occidentale e poco a nord est di Nuadibù, in Mauritania. A bordo erano in 34 ed è’ apparso subito evidente che dovevano essere in mare da più giorni. Un aereo partito dalle Canarie, il Sasemar 103, la ha localizzata 270 miglia a sud di Gran Canaria, ma poco dopo ne ha perso la vista. Dalla base delle Canarie è stata in ogni caso mobilitata la guardamar Talia ma, data la grande distanza, la centrale Mrcc ha allertato due cargo che si trovavano nella zona – la Ever Grace e il Fortaleza Knutsen – per seguire l’evolversi della situazione ed intervenire in caso di necessità, prima dell’arrivo della Talia, atteso per la tarda mattinata di mercoledì 11. Alcune ore più tardi, nella serata di martedì 10, visto il peggiorare delle condizioni meteo e la situazione drammatica sulla barca, il comandnate della Ever Grace ha deciso di intervenire per prendere a bordo i naufraghi. Le operazioni sono state rese particolarmente difficili dal mare mosso, con onde alte e forte vento. Durante il trasbordo, quattro giovani sono caduti in acqua e, trascinati via dalla corrente, non si è riusciti a recuperarli. Senza esito anche le ricerche condotte nelle ore successive dalla stessa Ever Grace e dal Fortaleza Knutsen. La tragedia è proseguita a bordo della Ever Grace: quattro dei naufraghi, tre uomini e una donna, erano in condizioni critiche, tanto che il comandante ne ha chiesto l’evacuazione immediata, per trasferirli in un centro medico. Dalle Canarie è partito un elicottero di soccorso dell’Aviazione Militare ma quando è giunto sul posto la donna era già morta. I tre uomini, esanimi per un fortissimo stati di disidratazione, sono stati trasferiti all’ospedale Negrin di Gran Canaria. Date le condizioni del mare, che rendevano molto pericoloso un nuovo trasbordo, alla Talia è stato ordinato di rientrare. I 29 naufraghi supertsiti e la salma della donna sono stati portati dalla Ever Grace al porto di Las Palmas.

(Fonte: Europa Press Canarias, La Provincia, Canarias 7, El Diario, sito web Helena Maeno Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Melilla), 11 agosto 2021

Un migrante marocchino, Abdelfattah Charkaoui, sui trent’anni, è annegato poco al largo di Melilla nel tentativo di passare a nuoto la frontiera. Per eludere la sorveglianza è sceso in mare prima dell’alba, nella zona di Aguadù,  la località più settentironale dell’enclave, a circa 6 chilometri dal porto e dal centro. L’allarme è stato dato alle 5,45 da un uomo che, mentre pescava dalla riva, ha avvertito la Guardia Civil che nella baia, a una certa distanza dalla costa, aveva notato nel mare piuttosto mosso qualcuno che sembrava chiedere aiuto o comunque in difficoltà. Una piccola unità ha raggiunto Aguadù in pochi minuti, perlustrando quel tratto di litorale per circa un’ora, fino a che è stata costretta a rientrare a causa del rapido peggioramento delle condizioni meteo provocato da un temporale di levante. Le ricerche sono state proseguite da una squadra di sommozzatori, che verso le 10, a undici metri di profondità, hanno individuato e recuperato il cadavere, trasferito poi all’obitorio ospedaliero per le procedure di legge. La Procura ha preso contatto con le autorità marocchine e sei giorni dopo, il 17 agosto, si è arrivati all’identificazione. Abdelfattah, sposato, aveva due bambini piccoli. L’Associazione per i Diritti Umani di Nador ha chiesto alle autorità marocchine e spagnole di aprire il confine, chiuso a causa della pandemia di coronavirus, in modo da consentire alla famiglia di inumare il corpo in Marocco.

(Fonte: Europa Press Melilla, El Faro de Melilla) 

Algeria-Spagna (Cherchell), 12 agosto 2021

Il cadavere di un migrante in avanzato stato di decomposizione è affiorato in mare circa 3 miglia a nord est del porto di Cherchell, 80 chilometri a ovest di Orano. Avvistato e recuperato da un peschereccio, è stato poi trasbordato su una unità della Protezione Civile, che lo ha trasferito all’obitorio del locale ospedale per le procedure di legge prima dell’inumazione. E’ la stessa zona di mare dove una settimana prima, tra il 4 e il 6 agosto, sono stati trovati i cadaveri di altri tre uomini. Sembra la conferma del naufragio di una barca di harraga diretti verso le Baleari rimasto sconosciuto fino a quando non sono stati restituiti dal mare i primi corpi.

(Fonte: rapporto della direzione Protezione Civile provinciale di Tipasa)

Marocco-Spagna (Tarfaya-Canarie), 12 agosto 2021

Diciotto migranti subsahariani sono annegati nel naufragio di uno Zodiac poco dopo la partenza verso le Canarie dal Marocco Occidentale. A bordo c’erano 58 persone. Il battello è salpato da Tarfaya, nella regione di Layayoun, uno dei punti più vicini all’arcipelago spagnolo dalla costa atlantica marocchina. I controlli sempre più stringenti della polizia per impedire gli imbarchi costringono però i migranti a scegliere i luoghi più fuorimano e spesso difficili e pericolosi per prendere il mare, specie con condizioni meteo non buone. Sembra che proprio questa sia la causa della tragedia. Il gommone è partito da una zona rocciosa, dove l’Oceano si infrange con grande forza e crea impetuose correnti. I problemi sono iniziati quasi subito. “Il motrore si è spento – ha raccontato alla Ong Caminando Fronteras una donna che si è salvata ma ha perso il figlio di tre anni. – Il mare ci colpiva con violenza. Abbiamo provato a riavviare il motore ma non funzionava. Le onde erano più alte del nostro Zodiac. Spazzavano lo scafo e hanno cominciato a trascinare la gente in mare. Una ha investito in pieno anche mio figlio. Sono riuscita ad afferrare la sua maglietta e ho chiesto aiuto…”. Quasi tutti quelli finiti fuoribordo sono annegati. Sono riusciti a salvarsi quelli rimasti in qualche modo sul relitto dello Zodiac, che la corrente ha spinto poi verso terra. Quando sono arrivati i soccorsi, mancavano 18 persone. “Con noi – ha raccontato un altro dei superstiti – c’erano alcuni giovani originarti delle Comore: hanno chiamato la loro ambasciata per chiedere aiuto e l’ambasciata ha dato l’allarme alla gendarmeria. I primi soccorritori ci hanno trovato già a terra, nella spiaggia deserta”. A riva, trascinati dalle onde, sono arrivati anche i corpi di tre delle vittime, identificate come migranti comoriani. “Sono morti – ha scritto Helena Maleno – a settemila chilometri da casa…”.

(Fonte: Sito Helena Maleno Caminando Fronteras, El Diario). 

Algeria-Tunisia (Hazoua, Tozeur), 12 agosto 2021

Sei migranti subsahariani – due donne, una ragazzina minorenne e tre bambini – sono morti di sete e sfinimento in pieno deserto nel tentativo di passare il confine tra l’Algeria e la Tunisia. Uno solo, un uomo, si è salvato. Si ritiene che si tratti di un intero gruppo familiare. Non è chiaro quando e da dove siano partiti. Sicuramente si sono mossi a piedi ma devono aver perso l’orientamneto esaurendo le scorte d’acqua e di cibo. Una pattuglia della polizia di frontiera tunisina di base ad Hazoua, il sobborgo di Tozeur situato a breve distanza dalla linea di confine con l’Algeria, li ha trovati prima dell’alba di giovedì 12 agosto. I corpi era raggruppati a breve distanza l’uno dall’altro, con attorno, sparse alla rinfusa, le povere cose che avevano portato con sé. Le donne e i bambini erano morti già da diverse ore. L’uomo, privo di conoscenza ma ancora in vita, è stato portato all’ospedale di Tozeur.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Associated Press)   

Marocco-Spagna (Chaouen-Ceuta), 12 agosto 2021

Si è persa ogni traccia di un giovane marocchino, Youssef, 26 anni, che tra il 23 e il 24 luglio ha tentato di raggiungere Ceuta. Lo ha segnalato il 12 agosto il fratello Zakaria, che ha rivolto un appello di ricerca alla redazione del Faro de Ceuta. Originario di Chaouen, una città del Rif dove vive la sua famiglia, situata circa 100 chilometri a sud di Ceuta, Youssef si era trasferito negli ultimi mesi a Castillejos, il piccolo centro sulla costa, in prossimità della linea di frontiera con l’enclave spagnola. L’ultimo contatto con i familiari risale al 23 luglio, quando ha comunicato per telefono a Zakaria che aveva intenzione di entrare a Ceuta, superando via mare a nuoto il confine all’altezza del frangiflutti del Tarajal. Dopo quella chiamata, più nulla. Da qui una serie di ricerche dei familiari sia a Ceuta che in Marocco. E proprio Zakarias ha avuto conferma a Castillejos che Youssef ha tentato la traversata a nuoto da solo. Prima di denunciarne la scomparsa, comunque, ha deciso di aspettare diversi giorni, pensando che potesse aver perduto il cellulare o che, fermato dalla polizia, non avesse la possibilità di telefonare. Poi, non avendone trovato notizie né nei centri di accoglienza di Ceuta né presso le autorità marocchine, si è rivolto al Faro.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Bourmedes – Baleari o Murcia), 12-13 sgosto 2021

Dieci harraga sono morti nel naufragio di una barca diretta dall’Algeria verso la Spagna. A bordo erano in 16. Ne ha dato notizia la Ong Heroes del Mar, citando fonti algerine. Il battello è partito nella serata di giovedì 12 dalla costa di Bourmedes, una città litoranea situata 50 chilometri a est di Algeri. Da questo tratto di litorale le imbarcazioni dei migranti fanno rotta in genere o sulle Baleari o in direzione della costa di Murcia e Alicante, nella Penisola Iberica. Il naufragio è avvenuto durante la notte. I soccorsi sono arrivati da unità della marina algerina, che hanno recuperato 6 naufraghi ancora in vita. Nessuan traccia degli altri 10, spariti in mare nel buio. Senza esito anche le ricerche condotte il mattino successivo.

(Fonte: Heroes del Mar)

Algeria-Spagna (Mostaganem), 13 agosto 2021

Dispersi tre harraga algerini nel naufragio di una piccola barca partita da una delle spiagge di Mostaganem, 80 chilomettri circa a est di Orano, nell’Algeria occidentale. A bordo erano in 11. Dopo circa un’ora e mezza di navigazione verso la Spagna, forse a causa del sovraccarico e delle condizioni del mare, lo scafo si è rovesciato, scaraventando tutti in acqua. Otto naufraghi sono stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera. Nessuna traccia degli altri tre: un giovane della stessa Mostaganem, uno della provincia di Tizi Ozou e uno di El Harrach, località distanti centinaia di chilometri da Mostaganem, dove si sono imbarcati.

(Fonte: Al Nahar online, Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Dalia Beach – Tarifa), 14 agosto 2021

Disperso un marocchino ventiquattrenne, Youness Sekaf, che ha tentato di arrivare in Spagna attraversando lo Stretto di Gibilterra a nuoto. La sua scomparsa è stata segnalata dal fratello maggiore, Abdelmoughit, al Faro de Ceuta, chiedendo alla redazione di lanciare un appello di ricerca. La famiglia di Youness vive a Larache, circa 100 chilometri a sud di Tangeri, sulla costa atlantica. Secondo quanto sono riusciti a sapere i familiari, il giovane ha preso il mare insieme a un amico il 3 agosto intorno alle 11 da Dalia Beach, circa 50 chilometri a nord est di Tangeri, nel tratto più vicino alla costa spagnola di Tarifa che, al di là dello Stretto di Gibilterra, dista poco più di 11/12 chilometri. Da quel momento non se ne è più trovata traccia. Si sa però che Youness era insieme ad un amico, che sarebbe arrivato in Spagna ma che non ha fatto sapere nulla: non si è messo in contatto né con Abdelmoughit né con altri familiari o amici. E proprio questo fa temere che Youness si sia perso in mare. “Youness era un buon nuotatore – ha raccontato il fratello al Faro de Ceuta – ma attraversare le acque dello Stretto penso fosse superiore alle sue possibilità. Il suo amico era più forte ed esperto. Credo anzi che sia stato proprio lui a convincere Youness a tentare questa impresa. Siamo disperati. In particolare mia madre, che gli aveva detto di non tentare di arrivare in Spagna attraverso l’immigrazione illegale”.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Ceuta), 14 agosto 2021

Una pattuglia del servizio di sicurezza e salvataggio sul litorale ha avvistato in mare il cadavere di un migrante nella baia sud di Ceuta, a poche decine di metri dalla riva. Recuperato intorno alle 20 dai sommozzatori del Geas della Guardia Civil, il corpo è stato sbarcato su una banchina del Porto Sportivo. A giudicare dallo stato di decompsizione, secondo il medico legale è rimasto in mare per più giorni, ma non sono stati trovati elementi né per poterlo identificare, né per risalire alle circostanze della morte. Stando agli esami medici, dovrebbe trattarsi di un minorenne, forse un ragazzino di appena 13-14 anni. Indossava solo biancheria intima e un paio di pantalocini da bagno. L’unico elemento utile per le indagini è un cellulare di colore nero, trovato in una busta di plastica.  La Procura ha comunque disposto un’autopsia prima di procedere all’inumazione, avvenuta lunedì 16 nel cimitero di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Marocco-Spagna (Al Hoceima), 15 agosto 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è affiorato vicino alla spiaggia di Quemado, nel centro di Al Hoceima, nel nord del Marocco. Avvistato sulla battigia da persone del posto, è stato recuperato da una pattuglia della Guardia Costiera e trasferito all’obitorio dell’ospedale. Fonti della polizia e della Marina hanno riferito che, a giudicare dallo stato di conservazione, la morte risale a diversi giorni prima del ritrovamento. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare in Spagna. Questo tratto di litorale del Marocco, circa 120 chilometri a ovest di Nador e dell’enclave spagnola di Melilla, è uno dei più frequentati punti di partenza clandestini delle barche di migranti che puntano verso l’Andalusia attraverso il Mare di Alboran. Sulla stessa spiaggia di Quemado, il 16 luglio, esattamente un mese prima, era stato trovato un altro cadavere di migrante in condizioni di degrado ancora più avanzate.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia (Sokna, distretto di Jufra), 15 agosto 2021

I cadaveri di due migranti sono stati trovati casualmente da persone del posto in una vallata desertica nella zona di Wadi Ziman, 75 chilometri da Sokna, una città di 10 mila abitanti a 17 chilometri da Hun, il capoluogo del distretto di Jufra, nel cuore della Libia, circa 650 chilometri a sud di Tripoli. Erano riversi a terra in maniera scomposta, uno proprio accanto al tronco dell’unica acacia presente nel raggio di centinaia di metri e l’altro poco discosto. A giudicare dallo stato di conservazione, tenendo conto anche delle altissime temperature che nella zona arrivano in agosto oltre i 50 gradi, non dovevano essere da molto lì dove sono stati trovati. Recuperati da una squadra della Mezzaluna Rossa insieme alla polizia, sono stati trasferiti all’obitorio di Hun per l’autopsia. La Direzione dei Servizi di Sicurezza del distretto di Jufra non ha fornito altri particolari, salvo precisare che si ritiene che i due abbiano trovato la morte nel contesto di un “traffico sporco” e che è stata aperta un’inchiesta con l’ipotesi di omicidio. Secondo fonti della Mezzaluna Rossa, indosso a uno dei due è stata trovata una carta d’identiytà egiziana. Sokna si trova lungo una delle direttrici delle vie di comunicazione che provengono dal sud. Uno snodo da cui partono due arterie verso Tripoli: quella più a est raggiunge la costa e poi segue il litorale in direzione ovest, l’altra attraversa il deserto e arriva a Tripoli da sud, passando per Ghariyan. Entrambe queste vie, ma in particolare quella di Ghariyan (dove si trova un grosso centro di detenzione per migranti), sono battute dai “trasporti” dei trafficanti.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 16-17 agosto 2021

Quarantasette migranti subsahariani, in maggioranza senegalesi e maliani, sono  morti su un gommone Zodiac rimasto alla deriva per quasi due settimane in pieno Atlantico dopo essere salpato dal Marocco sulla rotta per le Canarie. Tra le vittime, dieci donne e tre bambini. Soltanto 7 i superstiti. Tutto è iniziato la notte tra il 2 e il 3 agosto, quando lo Zodiac ha preso il mare da una spiaggia della costa di Laayoune, uno dei punti meno lontani sulla costa africana dall’arcipelago spagnolo. Da quel momento non si è saputo più nulla delle 54 persone a bordo, fino al 16 agosto, quando il battello è stato trascinato dalla corrente sul litorale di Nouadhibou, nel nord della Mauritania, centinaia chilometri più a sud dal punto di partenza. La maggior parte dei naufraghi a bordo erano morti ormai da giorni. Ne restavano in vita solo 10, ma 3 sono spirati poco dopo all’ospedale. La tragedia è stata ricostruita dai superstiti. Dopo alcune ore di navigazione il motore è andato in avaria e non si è riusciti a riavviarlo. Lo Zodiac è rimasto così in balia dell’Atlantico, che lo ha spinto sempre più a sud. Ritenendo che la traversata sarebbe durata al massimo due o tre giorni, a bordo erano state portate poche provviste d’acqua e di cibo, presto esaurite. Il primo allarme è stato lanciato il 4 agosto dalla Ong Caminando Fronteras che, avvertita da alcuni familiari preoccupati per la mancanza di notizie, ha lanciato un appello di ricerca sia al Salvamento Maritimo spagnolo che alle autorità marocchine. Gli appelli si sono ripetuti nei giorni successivi, insieme a quelli per un altro gommone disperso, partito sempre da Laayoune con 62 persone. Le ricerche non hanno dato esito, forse anche perché le correnti stavano spostando lo Zodiac verso sud, lontano dalla rotta presumibile da Laayoune alle Canarie. E con il passare dei giorni i migranti hanno cominciato a morire. “Abbiamo anche incontrato delle barche ma non ci hanno aiutato. O non ci hanno visto. E intanto, a poco a poco, i miei compagni stavano morendo…”, ha raccontato uno dei superstiti ad Helena Maleno, di Caminando Fronteras. Poi, lunedì 16 agosto, quando sembrava persa ogni speranza, la deriva ha spinto lo Zodiac verso la costa, facendolo approdare nei dintorni di Nouadhibou, dove è stato trovato dalla Guardia Costiera mauritana. I dieci naufaghi ancora in vita sono stati tutti ricoverati. Tre non ce l’hanno fatta a riprendersi. Altri 3, una donna e due uomini, sono risultati anch’essi in condizioni critiche e i medici li hanno trattenuti in ricovero. Gli altri quattro, quando si sono ripresi, sono stati arrestati dalla polizia per immigrazione irregolare. Per tutti e 7 i superstiti, inoltre, è stata decisa l’espulsione verso il paese d’origine.

(Fonte: Helena Maleno Ong Caminando Fronteras, Associated Press, El Diario, Canarias /, La Provincia, Agenzia Efe, Fanpage, Repubblica, Corriere della Sera, Il Giornale di Sicilia)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 19 agosto 2021

Due giovani marocchini, Anass e Mustafa Nayd, entrambi ventitreenni, risultano dispersi nel tentativo di arrivare a Ceuta a nuoto da Castillejos, il paese più vicino alla linea di confine. La loro scomparsa, avvenuta in tempi e circostanze diverse, è stata segnalata dai familiari giovedì 19 agosto alla redazione de El Faro de Ceuta. Come ha riferito Brahim, il fratello maggiore, Anass, marmista senza lavoro, ha tentato la traversata il 6 agosto, contando poi di raggiungere la Spagna. Poco prima di prendere il mare ha avvertito la famiglia. Era con tre compagni. Sono entrati in acqua all’altezza del fragiflutti del Tarajal. Si erano allontanati di poche decine di metri dalla riva quando sono stati intercettati da una pattuglia della polizia marocchina. Due sono stati bloccati e uno è riuscito a raggiungere Ceuta. Anass, per tenersi a galla con maggiore sicurezza, si era munito di una camera d’aria per ruote di camion: aggrappato a quella, è sfuggito agli agenti, allontanandosi verso il largo. Da quel momento nessuno lo ha più visto. A Ceuta non risulta arrivato e i familiari, dopo giorni di ricerche, non ne hanno trovato traccia neanche a Castillejos. Brahim, il fratello, dice che se fosse arrivato da qualche parte avrebbe sicuramente telefonato. E d’altra parte il suo cellulare è sempre risultato irraggiungibile ad ogni tentativo di chiamata. Da qui, dopo quasi due settimane, la decisione di segnalarne la scomparsa. Mustafà Nayid è sparito da ancora più tempo. Originaria di Beni Melal, una città situata nel centro del Marocco, più di 500 chilometri a sud di Ceuta, la sua famiglia 17 anni fa si è trasferita a Castillejos. Poi, nei mesi scorsi, a causa delle difficoltà create dall’epidemia di coronavirus, ha deciso di tornare a Beni Melal ma Mustafà ha scelto di restare per tentare alla prima occasione di entrare a Ceuta, come tappa di una fuga verso la Spagna. Il 30 luglio ha chiamato un’ultima volta la madre. Poi non c’è stato più alcun contatto. Per questo in famiglia ritengono che abbia tentato la traversata proprio lo stesso 30 luglio o subito dopo, probabilmente con alcuni compagni: non si sa se verso Ceuta o direttamente verso la Spagna. Tutte le ricerche condotte in Marocco non hanno dato esito. Da qui, dopo quasi 20 giorni, la decisione di denunciare la scomparsa.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 19 agosto 2021

Sono morti in 52 su uno Zodiac il cui relitto, rovesciato e semi affondato, è stato avvistato circa 250 chilometri a sud di Gran Canaria. C’è un solo superstite, una donna, trovata adagiata sulla chiglia del gommone, acccando ai cadaveri di un ragazzino di 17 anni e di un’altra donna, una ventenne incinta. Inizialmente, in base alle dichiarazioni fatte dalla giovane superstite durante i primissimi soccorsi, si è parlato di 39 vittime. Poco dopo il ricovero in ospedale, con l’aiuto anche di un interprete, la donna ha però precisato che al momento della partenza sul gommone erano salite 53 persone, sicché le vittime sono appunto 52, tra cui 16 donne e un bimbo di due anni. La maggior parte erano originarie della Costa d’Avorio. A scoprire la tragedia è stata una petroliera, la Evros, con bandiera delle Bahamas, che, in navigazione nella zona, ha avvistato casualmente il relitto, segnalando alle autorità spagnole che c’erano delle persone a bordo. La centrale operativa del Salvamento Maritimo delle Canarie ha fatto decollare per i soccorsi l’Helimer 204, chiedendo alla Evros di limitarsi a tenere sotto controllo la situazione fino all’arrivo dell’elicottero e di non intervenire se non in caso di estrema necessità perché, date le dimensioni della nave, lunga 183 metri, e il mare molto mosso, tentare un recupero diretto sarebbe stato troppo pericoloso per gli stessi naufraghi che si intravedevano sullo Zodiac. E’ stato poi l’equipaggio dell’elicottero a scoprire che il ragazzo e la ventenne incinta erano ormai morti e a recuperare la donna e i due cadaveri. L’unica superstite, in gravi condizioni per un forte stato di disidratazione e ipotermia, è stata trasportata all’ospedale di Gran Canaria. Nelle ore successive sono state ricostruite tutte le fasi di questa ennesima strage dell’emigrazione. Lo Zodiac trovato 250 chilometri a sud di Gran Canaria corrisponde al battello salpato la notte tra il 12 e il 13 agosto da Laayoune, in Marocco, verso le Canarie. Da questo tratto di costa africana l’isola di Furteventura, la più vicina dell’arcipelago spagnolo, dista 125 chilometri. Il gommone, però,  deve aver perso la rotta e poi, esaurito il carburante, è rimasto alla deriva per quasi una settimana, in balia delle onde che a un certo punto lo hanno rovesciato, disperdendo in mare quasi tutti gli occupanti. La sua scomparsa è stata ripetutamente segnalata sia dalla Ong Caminando Fronteras che da Alarm Phone. Le ricerche non hanno dato esito e, senza l’avvistamento casuale da parte dell’equipaggio della Evros, non se ne sarebbe probabilmente più avuta notizia: un altro dei tanti naufragi fantasma. Non è  un caso che negli ultimi mesi siano stati soprattutto i gommoni al centro di tragedie come questa: “Fuerteventura – ha fatto notare la Ong Caminando Fronteras – dista 100 chilometri da Tarfaya e 125 da Laayoune. Non è una distanza enorme, ma gli Zodiac o comunque i battelli pneumatici non sono adatti ad affrontare l’oceano aperto e così la traversata diventa estremamente pericolosa”.

(Fonte: Agenzia Efe, El Diario, Canaria 7, La Provincia, sito web Helena Maleno, Alarm Phone)  

Libia (Sokna, distretto di Jufra), 19-20 agosto 2021

I cadaveri di sei migranti sono stati trovati, la sera del 19 agosto, nella vallata desertica di Wadi Ziman, nel distretto  di Jufra, oltre 650 chilometri a sud di Tripoli, nel cuore della Libia, a circa 90 chilometri da Sokna, una città di 10 mila abitanti situata a 17 chilometri da Hun, il capoluogo di distretto. Recuperati dalla polizia con la collaborazione della Mezzaluna Rossa, prima dell’alba di venerdì 20 agosto sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale per l’autopsia, disposta dalla Procura nel contesto delle indagini. Indosso a cinque delle sei vittime sono sate trovate carte d’identità egiziane. Nulla sul sesto cadavere, che è così rimasto sconosciuto. A giudicare dallo stato di conservazione, i corpi dovevano trovarsi già da qualche giorno lì dove sono stati trovati. Quattro giorni prima, il 15 agosto, nella stessa zona, ma a una quindicina di chilometri di distanza (75 da Sokna), ne erano stati recuperati altri due. Anche in questo caso negli abiti di uno è stata trovata una carta d’identità egiziana, mentre dell’altro non sono stati trovati documenti né altri elementi utili per identificarlo. E’ probabile comunque che anche i due non identificati possano essere egiziani. La polizia non ha fornito alcun elemento sulle eventuali circostanze della morte né dei primi due, né dei sei rinvenuti successivamente. Appare evidente, però, che i due casi debbano essere collegati. La Procura e la Direzione dei servizi di sicurezza di Jufra, che conducono l’inchiesta, hanno di nuovo precisato che si indaga per omicidio e che si ritiene che si tratti delle vittime di un “traffico sporco”.

(Fonte: Migrant Rdescue Watch)

Libia (Qatrun, Fezzan), 21 agosto 2021

I cadaveri di due migranti subsahariani sono stati trovati circa 200 chilometri a sud di Qatrun, nel Fezzan, una città di circa 10 mila abitanti, nodo di transito sulle strade che collegano la Libia al Ciad e al Niger, che vi ha aperto un consolato. Erano lungo la pista del deserto che conduce verso il confine con il Ciad. Riversi a pochi metri l’uno dall’altro e a breve distanza dalla carreggiata, li hanno segnalati alcuni automobilisti di passaggio.  Dopo un sopralluogo sul posto, la polizia e una squadra della Mezzaluna Rossa li hanno trasferiti all’obitorio per le indagini. Entrambi privi di documenti, non è stato possibile identificarli. Sembra trattarsi comunque di uomini piuttosto giovani: uno indossava un pajo di jeans scuri e una canottiera grigio-azzurra, l’altro una t-shirt chiara e i pantaloni di una tuta celeste. A giudicare dallo stato di conservazione erano già da qualche giorno lì dove sono stati trovati. Le indagini sono condotte dalla Direzione di Sicurezza di Qatrum. L’ipotesi più accreditata è che siano stati abbandonati da un “trasporto” di trafficanti dopo aver superato la linea di confine con la Libia.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Beliones-Andalusia), 21 agosto 2021

Due migranti marocchini risultano dispersi dopo che si sono gettati in mare quando la barca con cui stavano cercando di raggiungere l’Andalusia è stata intercettata dalla Guardia Costiera marocchina. A segnalarne ufficialmente la scomparsa sono stati i familiari di uno dei due, Abdelghani El Moutaouakkil, 40 anni, padre di due figli, residente a Beliones, il villaggio situato a due chilometri dalla frontiera occidentale dell’enclave di Ceuta. Di lui non si ha più notizia da sabato 14 agosto quando, insieme a cinque compagni, ha preso il mare su una piccola imbarcazione sul litorale a ovest di Beliones. Una motovedetta ha fermato il battello poco dopo la partenza, nei pressi dell’isola di Perejil. Quattro dei migranti a bordo sono stati bloccati dagli agenti mentre, per sottrarsi alla cattura, Abdelghani e l’altro compagno si sono tuffati, allontanandosi a nuoto verso il largo. Da quel momento sono spariti. I familiari li hanno cercati a lungo. In particolare quelli di Abdelghani i quali, oltre che agli amici e ai quattro migranti catturati, si sono rivolti alle autorità marocchine e hanno cercato informazioni anche a Ceuta. Le ricerche non hanno avuto alcun riscontro e il cellulare risulta irraggiungibile. Infine, dopo la denuncia ufficiale di scomparsa sia di Abdelghani che del suo compagno fatta alla polizia in Marocco, la famiglia si è rivolta alla redazione de El Faro de Ceuta per un appello di ricerca, diffondendo anche una serie di foto per facilitare eventuali segnalazioni.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Tunisia-Italia (Levanzo, Egadi), 21 agosto 2021

Un migrante tunisino è morto nel naufragio di un barchino a breve distanza dall’isola di Levanzo, nelle Egadi. In salvo gli altri 22 che erano a bordo. L’allarme è scattato prima dell’alba, quando il centro operativo della Guardia Costiera è stato contattato da un tunisino che diceva di trovarsi in mare, al largo di Trapani, insieme a numerosi connazionali. Sulla base di questa telefonata, attraverso le procedure di geolocalizzazione, è stato possibile individuare la posizione geografica dove indirizzare i soccorsi. Sul posto sono confluiti un elicottero della Guardia Costiera e uno dell’Aeronautica e due motovedette della Guardia Costiera. Sono state queste a individuare e soccorrere i primi 5 naufraghi e a recuperare il corpo senza vita di un sesto. Nel frattempo è stato esteso il raggio delle ricerche dei dispersi, ma alle prime luci del giorno i carabinieri di Levanzo hanno individuato a terra gli altri 17 naufraghi, che erano riusciti a raggiungere la riva a nuoto. Tutti i superstiti hanno dichiarato di essere partiti in 23 sicché non risultano altre vittime, anche se per sicurezza il pattugliamento della zona si è protratto ancora per l’intera mattinata, recuperando tre giubbotti di salvataggio e  un gommoncino. Questo ritrovamento fa supporre che ci sia stata una nave madre di dimensioni più grandi che potrebbe aver rimorchiato il barchino dalla Tunisia fino in prossimità di Levanzo.

(Fonte: Rai News, Agenzia Ansa, Repubblica Palermo, Daily Sabah).  

Algeria-Spagna (Cherchelle-Baleari), 22 agosto 2021

Il mare ha portato i cadaveri di due giovani harraga sulla spiaggia di Cherchelle, circa 80 chilometri a ovest di Algeri. Recuperati dalla Protezione Civile, sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale locale in attesa delle procedure di legge per il riconoscimento e la sepoltura. A giudicare dallo stato di degrado, erano entrambi in mare da parecchio tempo. Potrebbero far parte di un gruppo di 12 migranti di cui le famiglie hanno segnalato di non avere notizie da giorni e che si teme siano rimasti vittime di un naufragio. La maggior parte sono di Hadjout, una città dell’entroterra a 20 chilometri dalla costa di Cherchell, da cui sono frequenti le partenze di barche di harraga sulla rotta per le Baleari. Nelle settimane precedenti altri quattro corpi sono affiorati in mare in questa stessa zona.

(Fonte: Cherchell News, Alarm Phone)

 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 23 agosto 2021

Un morto e 18 dispersi nel naufragio di una barca con 70 migranti, in massima parte egiziani, al largo delle coste libiche, a ovest di Tripoli. La notizia è stata data da Migrant Rescue Watch, il sito semi-ufficiale della Guardia Costiera libica, che ha diffuso anche un breve video in cui si vedono il relitto e numerosi naufraghi ma  ha fornito scarsissimi dettagli su quanto è accaduto. Il battello ha preso il mare da una zona intorno a Zawiya, il tratto di litorale da cui sono più frequenti le partenze sulla rotta per Lampedusa. Era ancora nella zona Sar libica quando si è rovesciato. I soccorsi sono arrivati dalla motovedetta Zawiya, una delle unità girate dall’Italia alla Libia, che ha recuperato 51 naufraghi (poi sbarcati nel porto di Refinery Point di Zawiya) e un corpo senza vita. I superstiti hanno subito segnalato che mancavano 18 compagni. Le ricerche condotte nelle ore successive non hanno dato esito.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Libya Observer, Associated Press, Iom Ginevra, Unhcr Libya, Il Fatto Quotidiano) 

Grecia-Turchia (frontier dell’Evros), 23 agosto 2021

Almeno 3 profughi (due siriani e un afghano), costretti poco prima a rientrare in Turchia dalla polizia greca, sono morti alla frontiera dell’Evros, nella provincia di Edirne, per le violenze subite dai miliari turchi per respingerli, a loro volta, al di là della linea di confine: uno, l’afghano, ucciso a fucilate, i due siriani annegati nel fiume. Non è escluso che ci siano altre vittime. La tragedia è stata ricostruita da alcune Ong che si occupano dell’assistenza ai profughi sulla rotta balcanica e poi denunciata dal report di Are You Syrious e dal quotidiano turco Mezopotamyaajansi 35, che hanno riferito le testimonianze di alcuni compagni dei tre morti. In particolare, quella di un rifugiato siriano, Sad El Delli, di 24 anni, che si è rivolto all’Associazione degli Avvocati per la Libertà (Ohd). I tre facevano parte di un gruppo di circa 150 profughi radunati dalla gendarmeria turca dopo che erano stati bloccati in territorio greco e costretti a rientrare sulla sponda turca dell’Evros. Gli uomini – ha riferito Sad El Delli – sono stati quasi subito separati dalle donne. Poi ne sono stati selezioni 45, inclusi ragazzini di poco superiori ai dieci anni: allontanati dagli altri, un ufficiale ha ordinato ad alcuni soldati di gettarli tutti nel fiume. Il racconto di Sad è stato confermato successivamente, con maggiori dettagli, da altri due testimoni, entrambi siriani, con cui sono entrati in contatto i cronisti di Mezopotamyaajansi. “I soldati – ha riferito in particolare uno di loro – inizialmente avevano un atteggiamneto amichevole. Tutto è cambiato quando è arrivato il comandante, che ha ordinato di ributtarci nel fiume per costringerci a rientrare in Grecia. Hanno cominciato a farci scendere in acqua cinque o sei alla volta. Un rifugiato afghano di circa 50 anni ha cercato di fuggire, ma i soldati lo hanno ucciso a colpi di fucile e il suo corpo, buttato in acqua, si è perso nel fiume. Quando hanno gettato nell’Evros le prime persone abbiamo sentito delle grida. Alcuni soldati ci hanno raggiunto dicendoci: ‘I vostri amici stanno annegando. Se c’è qualcuno che sa nuotare, vada a salvarli…’. Abbiamo risposto che anche molti di noi non sapevano nuotare, ma non ci hanno ascoltato. Poi è toccato a noi. ‘Non abbiate paura – ci ha detto un gendarme – Saltate nel fiume e andate in Grecia: l’acqua vi arriva al petto. Poi più tardi, quando ce ne saremo andati e non vi vedremo, potrete tornare…’. Ma l’acqua, in realtà, era molto alta. Io ho salvato un amico che stava annegando. Eravamo in sei: in quattro siamo sopravvissuti ma due sono scomparsi, trascinati via dalla corrente: sono il marito di mia sorella, Mohamed Ismail, 28 anni, siriano, e un altro siriano di 37 anni, Muhammet El Alì, padre di quattro bambini”. Nessuna notizia precisa di gran parte degli altri del gruppo di 45. A cominciare da quelli di cui sono state udite le grida di aiuto. Sulla scia della denuncia fatta agli Avvocati per la Libertà, la vicenda è stata sollevata ad Ankara, presso il Parlamento turco, da alcune interrogazioni, sollecitando un’inchiesta.

(Fonte: Mezopotamyaajansi, Are You Syrious, sito web Harek Act, Ohd Istanbul) 

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 24 agosto 2021

Non si hanno più notizie da 3 settimane di uno Zodiac con 62 migranti subsahariani, salpato il 3 agosto dal Marocco sulla rotta delle Canarie. A differenza di altri casi analoghi di barche “sparite”, questa volta – attraverso le testimonianze di alcuni familiari delle persone a bordo rese alla Ong Caminando Fronteras – si ha la certezza che quel gommone non è stato intercettato dalla Guardia Costiera marocchina e che non è ritornato sulle coste africane. D’altra parte non risulta arrivato in alcuna delle isole dell’arcipelago spagnolo. Si sa per certo che la partenza è avvenuta prima dell’alba del 3 agosto dalla costa di Laayoune, distante 125 chilometri dall’isola di Fuerteventura, una distanza percorribile al massimo in un paio di giorni. Da allora, più nulla. Il primo allarme, su segnalazione dei familiari, è stato lanciato la sera del 4 agosto da Helena Maleno. Le richieste di aiuto si sono susseguite per una settimana. L’11 agosto sempre Helena Maleno ha comunicato che “nonostante gli sforzi dei servizi di salvataggio” non si avevano ancora notizie. Otto giorni dopo, il 19 agosto, si è ipotizzato che lo Zodiac partito 16 giorni prima potesse corrispondere al relitto alla deriva avvistato casualmente da un cargo 250 chilometri a sud delle Canarie con a bordo una donna ancora in vita e due cadaveri. Si trattava invece di un altro Zodiac, salpato dal Marocco il 13 agosto con 54 persone. Nulle anche le ricerche condotte nei giorni successivi. A tre settimane di distanza dalla partenza tutto lascia pensare che i 62 migranti siano scomparsi nell’Atlantico, vittime dell’ennesimo naufragio fantasma.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Caminando Fronteras)  

Marocco-Spagna (Safi-Lanzarote), 24-25 agosto 2021

Tre giovani migranti sono morte e altri 8 risultano dispersi nel naufragio di una barca salpata dal Marocco per le Canarie. Ventotto naufraghi si sono salvati. Il battello era partito quasi sei giorni prima da Safi, una grossa città atlantica del Marocco situata oltre 600 chilometri a nord est di Tan Tan e 900 circa da Al Aaiune, due dei punti della costa marocchina più prossimi alle isole di Lanzarote e Fuerteventura. La tragedia si è verificata nella notte tra martedì 24 e mercoledì 25 agosto, prima dell’una e trenta del mattino, quando era ancora completamente buio, appena 12 chilometri a sud est di Arrecife, lungo la costa orientale di Lanzarote. Non sono chiare le cause e le circostanze. Il Centro regionale di coorddamneto dei soccorsi in mare della Guardia Civil ha riferito che, ricevuta intorno all’una e venti la segnalazione di una barca in difficoltà a circa sei miglia da Arrecife, ha inviato per i soccorsi la salvamar Al Nair, che poco dopo ha avvistato il relitto semi affondato e recuperato prima dell’alba 28 naufraghi. I superstiti hanno subito segnalato che c’erano diversi compagni ancora in mare: 11, come si è scoperto nelle ore sucecssive, perché a bordo erano in 39, tutti maghrebini. Mentre la Al Nair è rientrata in porto per sbarcare i supersiti (quattro dei quali ricoverati per un forte stato di ipotermia), le ricerche sono proseguite con la guardamar Concepcion Arenal e la unità di soccorso Eco Sierra 11 della Ong Emerlan (Emergencias Lanzarote), insieme a due elicotteri, l’Elimer 204 del Salvamento Maritimo e uno dell’Aeronautica militare. Il primo cadavere, trascinato lontano dalla corrente, è stato avvistato casualmente da una barca privata da pesca quasi 15 chilometri più a sud. La Concepcion Arenal lo ha recuperato intorno alle 12,40 e durante la navigazione verso il punto segnalato ha trovato e preso a bordo anche le altre due salme.

(Fonte: Efe Canarias, La Provincia, El Diario, Canarias 7, Europa Press Canarias, sito web Helena Maleno, Heroes del Mar, Alarm Phone) 

Marocco-Spagna (Ceuta), 25 agosto 2021

Il cadavere di un migrante marocchino è stato recuperato in mare dalla Guardia Civil di fronte al promontorio Giovanni XXIII, nel centro di Ceuta. A segnalarne la presenza, non molto distante dalla riva, è stato personale della società Marsave di vigilanza e soccorso. Sbarcato sulla banchina del Puerto Deportivo, è stato trasferito all’obitorio per l’autopsia. Secondo il medico legale la morte risale a non più di 24 ore prima del ritrovamento. Indossava una tuta di neoprene, come fanno, per difendersi dal freddo, molti migranti che tentano la traversata a nuoto dal Marocco a Ceuta, passando al largo delle scogliere frangiflutti di Benzù o del Tarajal. Inizialmente sconosciuto, è stato identificato alcune ore più tardi  grazie alle indagini della polizia: si chiamava Khalid, 28 anni, e veniva da Tetouan, circa 90 chilometri a sud di Ceuta. E’ stato sepolto giovedì 26 agosto, tomba numero 428, nel cimitero islamico di Sidi Embarek, accanto ad altri giovani morti nel t entativo di arrivare a nuoto a Ceuta dal Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 25 e 26 agosto)

Senegal-Spagna (Saint Louis – Canarie), 25-26 agosto 2021

Almeno 45 vittime (17 morti e 28 dispersi), di fronte alle coste del Senegal settentrionale, nel naufragio di una barca carica di migranti diretta verso le Canarie, 1.500 chilometri più a nord. A bordo erano non meno di 60 giovani, tutti subsahariani, in grande maggioranza senegalesi ma con alcuni gambiani. Se ne sono salvati soltanto 15. Il battello, un vecchio cayuco da pesca, è partito la sera del 25 agosto da Gandiol (Ndieben), una località di pescatori situata poco più di 30 chilometri a sud di Saint Louis. Della tragedia si è avuta notizia ufficialmente solo il 28 agosto, dopo i primi rapporti della polizia senegalese, ma è accaduta la notte tra il 25 e il 26, poche ore dopo la partenza, al largo della foce del fiume Senegal. Non ne sono chiare le cause e le circostanze: forse il sovraccarico e le condizioni meteo. Secondo le cronache di alcuni giornali locali, comunque, lo scafo si è rovesciato e per le persone a bordo non c’è stato scampo. A dare l’allarme sarebbero stati alcuni pescatori. Sul posto sono state inviate due motovedette della Marina senegalese (la Soungrougrou e la Matelot Etienne Diedhiou) che hanno recuperato inizialmente 11 naufraghi ancora in vita e un cadavere. Nel corso delle ricerche condotte per l’intera giornata del 26 e nei giorni successivi, con l’intervento anche di un aereo da ricognizione dell’Aeronautica senegalese e di un elicottero del Salvamento Maritimo spagnolo, sono stati salvati altri 4 naufraghi e ritrovati altri 16 cadaveri. Nessuna traccia del resto dei dispersi, sicuramente non meno di 28, tenendo conto – come ha riferito il colonnello Mactor Diop, della Guardia Costiera – del numero minimo di persone salite a bordo alla partenza. Sia i superstiti che le salme delle vittime sono stati sbarcati a Saint Louis.

(Fonte: Dakar Actu, Anadolu Agency, Associated Press, Reuters, El Diario, El Pais, Le Monde, Alarm Phone, sito web Josè Naranjo)    

Marocco-Spagna (Fnideq-Ceuta), 26 agosto 2021

Il corpo senza vita di un giovane subsahariano è stato portato dal mare ad Almina Beach, una delle spiagge tra Mdiq e Fnideq, in Marocco, a sud dell’enclave spagnola di Ceuta. A segnalarne la presenza sono state diverse persone che, dalla spiaggia, lo hanno visto trascinare dalle onde fino alla battigia. Recuperato da una squadra della Protezione Civile, è stato trasportato all’obitorio dell’ospedale Mohamed V di Tetouan, in attesa delle procedure di legge. Secondo la polizia si tratterebbe di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto, probabilmente partendo da Fnideq, le cui spiagge confinano con il territorio spagnolo. La corrente e le onde ne avrebbero poi portato il cadavere fino ad Almina Beach, distante una trentina di chilometri da Ceuta.

(Fonte: Tanjanews, Alarm Phone)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 26 agosto 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è stato trascinato dal mare a Talil Beach, meno di 10 chilometri dal centro di Sabratha e circa 80 a ovest di Tripoli. Lo hanno trovato in un canalone dove la risacca accumula rifiuti e rottami, poco lontano da un cantiere edile. A giudicare dalle condizioni di degrado, deve essere rimasto a lungo in acqua e forse anche sulla spiaggia prima del ritrovamento. Non sono emersi elementi utili per identificarlo, ma appare scontato che si tratta di un giovane annegato nel tentativo di arrivare dalla Libia in Italia, lungo la rotta per Lampedusa. A provvedere al recupero del corpo è stata una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha trasferito all’obitorio dell’ospedale in attesa delle procedure di legge per l’inumazione.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Dakhla-El Hierro), 26-27 agosto 2021

Sono morti in 29 su un cayuco con a bordo altri 26 migranti rimasto alla deriva per dodici giorni, nel tentativo di raggiungere le Canarie dal Sahara Occidentale: 24 di sete, stenti e sfinimento prima ancora che la barca venisse intercettata; 4 (una donna, un uomo, un ragazzino e una bimba) trovati a bordo ormai senza vita al momento dei soccorsi; una donna in stato di gravidanza che ha cessato di vivere quando sembrava già in salvo. Partito da Dakhla la notte tra il 14 e il 15 agosto, il battello puntava presumibilmente verso Gran Canaria, distante oltre 500 chilometri ma comunque la più vicina delle isole dell’arcipelago spagnolo da quel tratto di costa sahariana. Durante la navigazione ha perso la rotta, sparendo nell’Atlantico. Il primo Sos, su segnalazione di alcuni familiari delle persone a bordo, è stato lanciato il 17 e il 18 agosto da due Ong, Caminando Fronteras e subito dopo Heroes del Mar. Le ricerche non hanno dato esito e il cayuco ha continuato a vagare nell’Atlantico fino a quando, il 26 agosto, è stato avvistato casualmente, quasi 500 chilometri a sud di El Hierro, la più lontana e la più occidentale delle Canarie, dal Suenos, un peschereccio d’altura marocchino, che ha dato l’allarme alla centrale operativa del Salvamento Maritimo. Ignorando ancora che 24 erano già morti ed erano stati affidati al mare, la segnalazione parlava di una trentina di migranti a bordo. Dalle Canarie è partita la guardamar Talia ma, data la distanza, è stato inviato sul posto anche l’aereo da ricognizione Sasemar 103 ed è stato mobilitato un mercantile in navigazione nella zona, il Leonie P, per eventuali interventi d’emergenza. I quattro cadaveri a bordo sono stati scoperti solo quando il Suenos si è avvicinato per i primi soccorsi, fornendo acqua e cibo ai superstiti. Sia i naufraghi (13 uomini, 13 donne e 1 bambino) che i quattro corpi senza vita sono stati presi a bordo dalla Talia, che ha fatto rotta verso il porto di La Restiga, a El Hierro, ma è stata poi dirottata su Arguineguin, a Gran Canaria, dove è arrivata verso le 19 di sabato 28. Sul molo era in attesa una equipe della Croce Rossa per le prime cure mediche. La giovane donna incinta è morta per una crisi cardiorespiratoria poco dopo lo sbarco. Per altre due donne e un uomo è stato disposto il ricovero in ospedale per cure urgenti.

Le altre 24 vittime. Solo nei giorni successivi si è scoperto che oltre alle 4 persone trovate senza vita sulla barca e alla donna morta poco dopo lo sbarco, c’erano altre 24 vittime. Durante e subito dopo le operazioni di soccorso, infatti, questa barca finita 500 chilometri a sud di El Hierro non è stata ricollegata al cayuco con 55 migranti partito da Dakhla e scomparso dal 15 agosto. A ricostruire con esattezza la vicenda, sulla base delle testimonianze dei superstiti e di alcuni familiari delle vittime, è stata la Ong Caminando Fronteras. “La barca – ha riferito Helena Maleno – è partito verso le 3 del mattino del 15 agosto. A bordo c’erano 19 uomini, 28 donne e 8 bambini. Tutti di origine subsahariana. Dei bambini se ne è salvato soltanto uno. I 26 superstiti hanno visto morire i loro compagni uno a uno durante i dodici giorni di agonia, dispersi in pieno Atlantico”.

(Fonti: Canarias 7, La Provincia, El Diario, Europa Press, Efe Canarias, Helena Maleno, Alarm Phone, Ansamed)

Marocco-Spagna (Ceuta), 27 agosto 2021

Il cadavere di un migrante marocchino, Mohamed Ahmed, 36 anni, di Tangeri, è stato avvistato in mare dal ferry della compagnai Balearia in servizio di linea tra Ceuta e Algeciras: era ad oltre 500 metri dalla riva, di fronte all’imboccatura del porto. Sul posto, per il recupero, sono arrivate in pochi minuti due unità della Guardia Civil, che hanno trasferito la salma presso la base del Servizio Marittimo e, dopo una prima ispezione del medico legale,  all’obitorio ospedaliero per l’autopsia. Non aveva documenti, ma partendo dagli abiti e da pochi altri indizi, la polizia è riuscita a identificarlo nel giro di poche ore, facilitata anche dal fatto che Mohamed risultava registrato in arrivo a Ceuta dalla fine del mese di luglio. La morte risale a poche ore prima del ritrovamento. Si ritiene che sia annegato nel tentativo fuggire dalla città o cercando  di salire di nascosto a bordo di una nave o con un natante di fortuna, come sembra confermare il fatto che indossasse un giubbotto di salvataggio. Nella giornata di sabato la salma è stata sepolta nel cimitero di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 27 e 28 agosto) 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 27-28 agosto 2021

Sulla costa di Zawiya, uno dei principali punti di partenza delle barche di migranti verso Lampedusa, è stato trovato il cadavere di un giovane subsahariano. Flottava quasi sulla battigia quando è stato avvistato casualmente nella serata di venerdì 27 agosto, all’altezza di Al Mutrad (13 chilometri a ovest di Zawiya). Lo ha recuperato prima dell’alba di sabato 28 una squadra della Mezzaluna Rossa, che lo ha poi trasferito nell’obitorio ospedaliero, in attesa delle procedure per l’inumazione. Le condizioni di degrado sembrano indicare che sia rimasto in acqua per giorni. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione.

(Migrant Rescue Watch)  

Libia-Italia (Tripoli-Lampedusa), 27-28 agosto 2021

Cinque dispersi  (inclusa una donna) tra i 21 migranti di una barca in legno che, diretta verso Lampedusa, si è rovesciata al largo della Libia. La tragedia è maturata in piena notte, due ore circa dopo la mezzanotte del 27 agosto, 70 miglia a nord di Tripoli. Le autorità libiche non hanno fornito informazioni precise sulle circostanze e sulle cause della tragedia, limitandosi a riferire che per i soccorsi è intervenuta la motovedetta Sabratha e diffondendo alcuni filmati delle fasi del recupero dei naufraghi. Le immagini, girate in pieno giorno, dicono che l’operazione è stata condotta a diverse ore di distanza dal naufragio: si vedono parte dei naufraghi arrampicati sullachiglia della barca rovesciata ed altri in mare, a una certa distanza. Sempre a giudicare dal filmato, si direbbe che il battello fosse una delle barche monouso, costruite alla meglio in cantieri clandestini e sempre più utilizzate, da qualche mese, dalle organizzazioni di trafficanti. Senza esito le ricerche dei dispersi. I superstiti sono stati sbarcati nella base navale di Tripoli, insieme ad altri 106 migranti bloccati in mare su un’altra barca, sempre dalla Sabratha, poco tempo prima.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Libya Observer, Unhcr Libya)  

Marocco-Spagna (Tangeri-Andalusia), 28 agosto 2021

Almeno 18 migranti marocchini, tra cui alcune donne, sono morti nel tentativo di raggiungere la Spagna. Giovani di età compresa tra i 17 e i 27 anni, venivano tutti dalla zona di Kasbah Tadla, una città di circa 45 mila abitanti sul bordo occidentale dell’Atlante, circa 450 chilomettri a sud di Tangeri. La notizia della tragedia ha cominciato a circolare a Kasbah Tadla su alcune pagine Facebook ed è poi stata ripresa e confermata da alcuni media e Ong attive in Marocco. La barca sarebbe partita da un punto della costa atlantica a sud di Tangeri, facendo rotta verso il golfo di Cadice e l’Andalusia, attraverso le acque dello Stretto. Non sono stati forniti particolari sulle cause e le circosanze del naufragio né sul numero dei superstiti. La Ong Migrants Morts et Disparus riferisce che quei ragazzi, come numerosi altri marocchini, sono stati spinti ad emigrare anche a costo di rischiare la vita dalla situazione politica ed economica che pesa soprattutto sui giovani.

(Fonte: Migrants Morts et Disparus in Maroc, Association Marocaine des Droits Humains, Nadorcity.com) 

Libia-Italia (Garabulli e Zuwara), 30 agosto 2021

Sei cadaveri di migranti sono affiorati tra il 21 e il 28 agosto in diversi punti delle coste libiche, in tempi e circostanze diverse. Lo riferisce il rapporto settimanale della sede Oim di Tripoli. Due ritrovamenti, quelli del giorno 26 a Sabratha e del 27 a Zawiya, erano stati già segnalati dalla Guardia Costiera libica e risultano già registrati in questo dossier. Gli altri quattro sono stati recuperati, in ordine temporale, 2 a Garabulli, 60 chilometri a est di Tripoli (uno lunedì 23 e l’altro mercoledì 25); e 2 a Zuwara, circa 120 chilometri a ovest di Tripoli, giovedì 26. A giudicare dallo stato di conservazione, è probabile che siano rimasti in mare per diverso tempo. Non sono stati trovati elementi utili per identificarli e risalire alle circostanze della morte.

(Fonte: rapporto Oim Libya 22-28 agosto)

Algeria-Spagna (Al Hamdaniya), 30 agosto 2021

Il cadavere di un migrante sconosciuto è stato recuperato dalla Protezione Civile sulla spiaggia della municipalità di Al Hamdaniya, circa 100 chilometri a ovest di Algeri. Dopo un primo esame medico, è stato trasferito su disposizione della magistratura all’obitorio dell’ospedale di Sidi Giles, per le procedure di legge relative all’eventuale riconoscimento e all’inumazione. A giudicare dallo stato di degrado, deve essere rimasto in acqua per più giorni. Si ritiene che si tratti della vittima del naufragio di una barca di harraga sulla rotta verso le Baleari.

(Fonte: rapporto Protezione Civile provincia di Tipasa, Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Al Hoceima – Andalusia), 31 agosto 2021

Risultano dispersi due ragazzi marocchini che hanno tentato di raggiungere la Spagna su una moto d’acqua. Le loro tracce si perdono prima dell’alba di venerdì 27 agosto quando, come hanno riferito le famiglie, hanno preso il mare da Al Hoceima, una città portuale di oltre 100 mila abitanti situata 120 chilometri a ovest dell’enclave spagnola di Melilla. Passati quattro giorni senza ricevere notizie, ne è stata segnalata la scomparsa alle autorità di polizia e sono stati informati anche alcuni giornali per un appello di ricerca. Sono sempre più numerosi i giovani che si affidano a moto d’acqua per cercare di arrivare in Spagna da questo tratto di costa del Marocco. Un caso che ha destato scalpore è stato quello di un bagnino che è riuscito a raggiungere l’Andalusia su un “jetsky” sottratto a un hotel internazionale della spiaggia di Shiha, sempre ad Al Hoceima. Altri episodi sono stati meno fortunati. Non essendosi messi in contatto dopo più di quattro giorni, il timore delle famiglie è che questi due giovani si siano persi nel Mare di Alboran, prima di raggiungere la costa spagnola.

(Fonte: Nadorcity)

Marocco-Spagna (Tan Tan – Fuerteventura), 31 agosto 2021

Undici migranti subsahariani sono morti su un gommone Zodiac rimasto alla deriva per oltre quattro giorni tra la costa atlantica del Marocco e le Canarie. Il battello è partito prima dell’alba di venerdì 27 agosto da Tan Tan, circa 300 chilometri a nord est di El Aioun, uno dei punti meno distanti dal Marocco alle isole di Lanzarote e Fuerteventura. A bordo erano in 42. Ha navigato per ore finché, al largo di Lanzarote, ha perso il motore ed è rimasto in balia del mare. Le prime richieste di soccorso sono arrivate dalla Ong Caminando Fronteras già da sabato 28 e domenica 29, ma le ricerche non hanno dato esito fino alle primissime ore del mattino di martedì 31, quando dallo stesso Zodiac hanno chiamato il 112, il numero di emergenza delle Canarie per i soccorsi in mare. In quel momento il battello si trovava a 18 chilometri da Fuerteventura, di fronte al Faro de la Entallada. Quando le unità di salvataggio lo hanno raggiunto, a bordo c’erano 31 persone (16 donne e 15 uomini), oltre al corpo senza vita di un giovane, morto poche ore prima.Un elicottero ha prelevato uno degli uomini, in condizioni critiche per un forte stato di ipotermia, e il cadavere, mentre una salvamar ha recuperato gli altri 30 naufraghi, sbarcandoli a Puerto del Rosario. Per tre di loro l’equipe medica presente sul molo ha disposto il ricovero in ospedale. I superstiti hanno poi riferito di aver perso 10 compagni, morti di sfinimento e di stenti nei giorni trascorsi prima dei soccorsi. I loro corpi sono stati fatti scivolare fuoribordo e affidati al mare. C’è stata un po’ di incertezza sull’identificazione dello Zodiac ma la presenza tra i superstiti di due ragazzi della Costa d’Avorio, di 15 e 17 anni, ha confermato che si tratta del battello segnalato da Caminando Fronteras.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia, El Diario, sito web Caminando Fronteras ed Helena Maleno, Agenzia Efe, Avvenire)

Marocco-Spagna (Ceuta), 31 agosto 2021

Omar Laghmeish, un marocchino di 25 anni, è scomparso nel tentativo di arrivare a Ceuta a nuoto. Originario e residente a Tangeri, le sue tracce si sono perse giovedì 26 agosto, quando ha comunicato alla famiglia che stava per tentare di attraversare la linea di confine via mare, non è chiaro se all’altezza della diga frangiflutti del Tarajal o di Benzù. I familiari non sono stati colti di sorpresa dal suo messaggio perché da tempo Omar aveva manifestato l’intenzione di fuggire in Spagna. I timori si sono fatti strada nei giorni successivi perché, contrariamente alle sue abitudini, il giovane non ha più dato notizie di sé. Le ricerche non hanno dato esito: Omar non risulta alla polizia che sia arrivato a Ceuta né è stato trovato tra gli ospiti dei centri di accoglienza allestiti nell’enclave. “Muto” e irraggiungibile anche il suo telefono. Da qui, il 31 agosto, la decisione di denunciarne ufficialmente la scomparsa e di rivolgersi alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 1-2 settembre 2021

Ottantasei migranti morti o dispersi (tra cui 36 donne e 13 bambini) in un naufragio tra il Sahara Occidentale e le Canarie. Non ci sono superstiti. Ventidue i cadaveri recuperati in mare: 21 donne e una bimba di due anni. La barca è partita prima dell’alba di lunedì 30 agosto da una delle spiagge di Dakhla, nel sud del Sahara, puntando verso Gran Canaria o Fuerteventura, le due isole spagnole più vicine, oltre 500 chilometri più a nord. Dopo qualche ora se ne sono perse le tracce e alcuni familiari delle persone a bordo hanno avvertito la Ong Caminando Fronteras la quale, a sua volta, ha lanciato l’allarme sia alla Marina marocchina che al Salvamento Maritimo spagnolo. Le ricerche non hanno dato esito fino a quando, mercoledì primo settembre, sono stati avvistati in mare numerosi corpi senza vita, fino a un totale di 22, a sud di Cabo Bojador, qualche centinaia di chilometri a nord est del punto di imbarco. Indosso a dieci dei cadaveri recuperati è stato trovato il passaporto o altri documenti che ha consentito di identificarli: sono 5 giovani donne provenienti dalla Costa d’Avorio e 5 dalla Guinea Conakry. Grazie a questa identificazione e ad alcune informazioni fornite dai familiari di altre vittime si è avuta la conferma che si tratta di persone partite con la barca salpata il 30 agosto da Dakhla insieme a 64 compagni. La bimba risulta nata a Nador, dove la madre era arrivata circa tre anni fa, in stato di gravidanza, fuggendo dal proprio paese. Del battello e degli altri naufraghi non è stata trovata traccia. Le salme sono state portate all’obitorio di Bir Ganduz, a sud di Dakhla. Restano ignote le cause e le circostanze del naufragio. Le autorità marocchine hanno confermato all’agenzia Associated Press che si stavano interessando delle ricerche ma non hanno fornito dettagli .

(Fonte: sito web Helena Maleno e Ong Caminando Fronteras, Associated Press, Canarias 7, La Provincia, Nadorcity.com)

Libia-Malta-Italia (Tobruk), 31 agosto – 1 settembre 2021

Risulta dispersa una piccola barca di migranti in rotta dalla Libia verso Malta o l’Italia. A bordo erano in nove, incluso un bambino di tre anni. L’allarme è stato lanciato da alcuni familiari che la mattina di martedì 31 agosto si sono messi in contatto con la centrale di soccorso di Alarm Phone. Stando alla segnalazione, il battello, uno scafo in legno, è partito la sera del 30 da una spiaggia di Tobruk, in Cirenaica, oltre 1.250 chilometri a est di Tripoli e a 400 dal confine egiziano di Marsa Matruh. Per alcune ore ha navigato in direzione nord fino a quando il motore è andato in panne lasciandolo in balia del mare, oltre tutto in condizioni meteo in peggioramento. Alarm Phone ha diffuso la segnalazione di soccorso sia alle autorità europee che libiche, precisando che al momento dell’ultimo contatto, intorno alle 11,30, la barca era nella posizione di 32 gradi e 35 primi di latitudine nord e 23 gradi 50 primi di longitudine est. Da quel momento non è stato più possibile ristabilire le comunicazioni. Il giorno dopo, mercoledì primo settembre, nel tardo pomeriggio, 40 ore dopo l’allerta lanciata da Alarm Phone, le autorità egiziane hanno comunicato che risultava una operazione di ricerca condotta dalla Guardia Costiera libica, interrotta però a causa del rapido peggioramento delle condizioni meteomarine, senza che la barca alla deriva fosse stata rintracciata. Mercoledì 2 febbraio, infine, sia pure precisando che del caso si erano occupate non la Guardia Costiera ma la Marina e la polizia di Tobruk, Tripoli ha confermato il dispaccio egiziano, ribadendo che la barca non era stata trovata e che non era stato possibile continuare le ricerche (iniziate alle undici del 31 agosto) a causa del mare in tempesta, con onde molto alte e forti raffiche di vento. Anche nei giorni successivi non è stata trovata traccia dei dispersi.

(Fonte: sito web Alarm Phone, Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Arzew), 2 settembre 2021

Il cadavere di uno sconosciuto è stato trovato in una zona rocciosa in fondo al golfo di Arzew, 40 chilometrio circa a nord est di Orano, nell’Algeria occidentale. Incastrato tra gli scogli, per poterlo recuperare è stato necessario l’intervento di una squadra di sommozzatori della Protezione Civile, che lo ha poi trasferito all’obitorio dell’ospedale Muhammad Al Saghir Al Naqas, in attesa delle procedure per l’inumazione. Non è stato possibile identificarlo: si è potuto stabilire solo che doveva avere circa 35 anni e che la salma è rimasta a lungo in acqua. L’ipotesi più accreditata dagli inquirenti, pur ignorando le circostanze precise, è che si tratti di un harraga annegato nel tentativo di arrivare dall’Algeria in Spagna.

(Fonte: Eldjouhouria News, Alarm Phone)

Marocco-Spagna (Marrakech-Ceuta), 2 settembre 2021

Un giovane marocchino, Rida Aidar, 22 anni, di Marrakech, è annegato nel tentativo di approdare a Ceuta a nuoto. Un altro che aveva tentato l’impresa con lui (originario di Fez ma residente a Tetouan) è stato salvato dal servizio marittimo della Guardia Civil. I due, entrambi decisi a fuggire dal Marocco, si sono conosciuti poco prima di prendere il mare mercoledì primo settembre, nel primo pomeriggio, da una spiaggia non lontana dalla frontiera del Tarajal tra il territorio marocchino e l’enclave spagnola. Rida si era attrezzato con un galleggiante di fortuna, fatto di due bottiglie di plastica legate insieme e fissate alla cintura come salvagente. Poche bracciate come fossero due dei tanti bagnanti presenti sull’arenile e poi si sono allontanati insieme per superare al largo la lunga diga frangiflutti che segna la linea di confine. Rientrare verso la riva, però, si è rivelato molto difficile a causa delle correnti avverse. Sono rimasti in acqua fino a sera e Rida, vinto dalla fatica, non ce l’ha fatta. Il suo compagno ha cercato di mantenerne il corpo a galla e contemporaneamente di avvicinarsi alla spiaggia, fino a quando è stato avvistato da una pattuglia della Guardia Civil, che lo ha tratto in salvo e condotto esanime alla base del Puerto Deportivo, dove è stato soccorso e rianimato. Poco dopo, quando era già buio, una squadra di sommozzatori del Geas ha recuperato il cadavere di Rida, trasferendolo all’obitorio dell’ospedale universitario per l’autopsia. Indosso gli sono stati trovati dei documento che hanno permesso di identificarlo in breve tempo. Nel pomeriggio di venerdì 3 settembre è stato sepolto nel cimitero di Sidi Embarek, tomba numero 4437. Il superstite, dopo le prime cure mediche, ha trovato alloggio nel centro accoglienza di Tarajal.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 2 e 3 settembre, Nadorcity.Com)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 7-8 settembre 2021

Due giovani donne subsahariane sono annegate in un naufragio nel Mediterraneo sulla rotta dalla Tunisia a Lampedusa. La barca, un piccolo scafo in legno, è partito la sera del 7 settembre dalla costa di El Aouabed, poco a nord di Sfax, con a bordo 22 persone: 6 provenienti dal Mali, 5 dalla Costa d’Avorio, 8 dalla Guinea, 1 dal Camerun, 1 dallo Zambia e 1 da Haiti. Tra loro, 6 donne e un bambino di quattro anni. Il naufragio è avvenuto nella notte, poco dopo la partenza, circa 25 chilometri a nord est di Sfax. L’allarme è stato dato da alcuni pesctatori, che si sono attivati anche per i primi soccorsi, in attesa dell’arrrivo di unità della Marina da Sfax. Venti naufraghi sono stati individuati e tratti in salvo. Più tardi sono stati recuperati i cadaveri delle due donne. Tutti i superstiti sono stati fatti sbarcare a Sfax, presso la base della Marina, e presi in consegna dalla Guardia Nazionale. Nel corso della stessa nottata un guardacoste ha intercettato e bloccato una barca con 12 migranti tunisini a 20 chilometri dal porto di Taguermess (Medenine).

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 8 settembre 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è stato recuperato la mattina di mercoledì 8 settembre sul litorale di Sabratha, a ovest di Tripoli, uno dei tratti di litorale più usati dai trafficanti per gli imbarchi verso Lampedusa. Lo ha comunicato il rapporto settimanale 5-11 settembre della sede Oim di Tripoli. Una squadra della Mezzaluna Rossa lo ha trasferito all’obitorio ospedaliero per le procedure di legge prima dell’inumazione. Non è stato possibile identificarlo e se ne ignorano le cause e le circostanze della morte. A giudicare dallo stato di conservazione doveva comunque essere in mare da giorni.

(Fonte: rapporto Oim Libya dell’undici settebre)

(Fonte: La Presse)   

Marocco-Spagna (Tetouan-Ceuta), 8-10 settembre 2021  

Un ragazzo marocchino, Issa, 17 anni, è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. L’allarme è stato dato dalla famiglia venerdì 10 settembre, rivolgendosi alla redazione del Faro de Ceuta, dopo tre giorni di ricerche infruttuosea. Originario di Tetouan, circa 40 chilometri a sud dell’enclave spagnola, Issa ha cercato mercoledì 7 di passare il confine aggirando al largo la scogliera frangiflutti del Tarajal insieme a un piccolo gruppo di coetanei. Per tenersi meglio a galla si era procurato la camera d’aria di una ruota per auto, usandola come un salvagente. Le condizioni del mare non erano buone: onde alte e forti correnti contrarie di levante  ostacolavano il percorso. “Dopo un po’ – hanno riferito i compagni ai familiari – noi abbiamo desistito. Era troppo pericoloso. Abbiamo visto la morte in faccia: siamo riusciti a salvarci e a rientrare sulla spiaggia nel versante marocchino solo grazie a una buona dose di fortuna. Issa ha preferito continuare, aggrappandosi al suo salvagente. Da quel momento non sappiamo che cosa gli sia successo”. Di sicuro non è rientrato in Marocco e a Ceuta non ne è stata trovata traccia. Da qui la decisione della famiglia di denunciarne la scomparsa. Ora risulta nel lungo elenco dei giovani dispersi nel tentativo di arrivare a Ceuta.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Playa de Los Muertos, Carbonera), 11-12 settembre 2021

Un ragazzo maghrebino è morto precipitando da una scogliera subito dopo lo sbarco in Andalusia. Un altro migrante è rimasto ferito. I due sono arrivati su una piccola barca, sabato sera, a tarda ora, nella zona di Playa de los Muertos, un tratto di litorale roccioso e pressoché inaccessibile dal mare, circa 6,5 chilometri a sud di Carboneras e 70 chilometri a nord est di Almeria. Non avendo trovato un punto dove approdare, lasciata la barca, hanno cominciato ad arrampicarsi sulla scogliera, alta diversi metri ma sono precipitati nel vuoto, finendo sulle rocce sottostanti un picco a strapiombo. Nessuno si è accorto di nulla fino alle 5,30 circa del mattino di domenica 12, quando un passante, vista per caso la barca e poi i corpi dei due ragazzi ai piedi della scogliera, ha dato l’allarme. Escluso un intervento di soccorso dal mare, perché quel punto di Playas de los Muertos è inaccesisbile per una motovedetta, è stata mobilitata una squadra della Protezione Civile, che si è calata dall’alto fino alle rocce dove erano i due ragazzi. Quando sono arrivati i soccorritori, però, uno dei due era già morto, per una grave lesione alla testa. L’altro, ferito alle braccia e in stato di choc, è stato ricoverato all’ospedale di Carboneras. Non è escluso che con questi due ragazzi ci fossero altri migranti.

(Fonte: Europa Press, Heroes del Mar)

Marocco-Spagna (Alajoune- Lanzarote), 14 settembre 2021

Un giovane maghrebino è morto prima che arrivassero i soccorsi su una barca con a bordo altri 31 migranti in rotta dal Marocco verso le Canarie. Il battello è partito dalla zona di Alajoune, sulla costa atlantica. Rimasto alla deriva per almeno un paio di giorni, è stato avvistato da un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo al largo di Roque del Este, un isolotto disabitato dell’arcipelago Chinijo, situato circa 7 miglia a nord di Lanzarote. Per intercettarlo è stata mobilitata a salvamar Al Nair, che lo ha raggiunto nella tarda mattinata. E’ stato al momento del trasbordo che si è scoperto che uno dei migranti era ormai privo di vita. I naufraghi e il cadavere sono stati sbarcati nel primo pomeriggio nel porto di Arrecife.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia, El Diario, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 17 settembre 2021

Un marocchino di 21 anni, Ossama El Hammoumi, si è perso in mare nel tentativo di raggiungere a nuoto il territorio spagnolo di Ceuta e poi probabilmente proseguire per Barcellona, dove vive una sua zia. Il giovane è sceso in mare lunedì 13 settembre da una spiaggia di Castillejos, la città marocchina più vicina alla linea di frontiera nella zona di Tarajal. Era con due amici, anch’essi marocchini e sui vent’aanni. Il mare era piuttosto mosso e le correnti contrarie molto forti. Uno dei tre, dopo circa un’ora ha desistito ed è rientrato in Marocco. L’altro è riuscito ad arrivare a Ceuta, aggirando al largo la scogliera del Tarajal. Di Ossama, che si era munito di un galleggiante di fortuna, fatto con una cintura di bottiglie di plastica vuote, non si sa più nulla. I due amici, sia quello rientrato a Castillejos che quello soccorso sulla spiaggia del Tarajal, hanno detto di averlo perso di vista mentre erano al largo, nella fase di maggiore difficoltà del tentativo di traversata. I familiari lo hanno cercato a lungo dalle due parti della frontiera fino a che, non trovandone traccia, ne hanno denunciato la scomparsa e si sono rivolti alla redazione del Faro de Ceuta per lanciare un appello, mettendo a disposizione anche delle foto nella speranza che possano essere utili per ritrovarlo o quanto meno avere informazioni.

(Fonte: El faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tetouan-Ceuta), 17 settembre 2021

Due ragazzi di Tetouan, in Marocco, circa 100 chilometri a sud di Ceuta – Souhail Bin Ali, 18 anni, e Lofti El Fashi, 16 anni – sono scomparsi tentando di entrare nel territorio dell’enclave spagnola. Amici, cresciuti nello stesso quartiere, i due si sono allontanati da casa nei primi giorni di agosto. Hanno mantenuto i contatti con le famiglie fino a martedì 17, quando hanno comunicato che stavano per scendere in mare da Castillejos per superare a nuoto la frontiera all’altezza della scogliera del Tarajal. Da quel momento non si sa più nulla di entrambi. Le famiglie si sono rivolte sia alle autorità marocchine che alla Guardia Civil ma nessuno ha saputo fornire informazioni. Per di più le ricerche sono state ostacolate dalla chiusura della frontiera a causa della pandemia, che ha impedito ad alcuni parenti di recarsi direttamente a Ceuta. Sta di fatto che nessuno sembra averli visti e che i loro cellulari sono risultati irraggiungibili a tutte le numerose chiamate fatte nei giorni successivi al 17, sino a fine agosto. Il 17 settembre, esattamente un mese dopo l’ultima telefonata, la loro scomparsa è stata ufficializzata anche con una segnalazione alla redazione del Faro de Ceuta, per lanciare un appello di ricerca. “Sono gli  ultimi protagonisti – ha scritto Carmen Echarri, del Faro – di una tragedia che non sembra avere mai fine…”.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Bourmedes-Baleari), 17-18 settembre 2021

Un morto e 13 dispersi in un naufragio al largo dell’Algeria. C’è un solo superstite. Tutte le vittime sono harraga algerini. La barca, uno scafo rigido in legno o resina, con un motore da 40 cavalli, è partita la mattina di venerdì 17 settembre da Bourmedes, una città sul Mediterraneo di circa 30 mila abitanti, meno di 50 chilometri a est di Algeri, facendo rotta verso l’arcipelago delle Baleari. La tragedia è avvenuta dopo poche miglia, ancora all’interno delle acque di competenza algerina, forse a causa del sovraccarico o delle condizioni del mare. Quando sono arrivati i primi soccorsi da parte di una motovedetta della Marina algerina è stato individuato e tratto in salvo un solo naufrago, dal quale si è saputo con precisione che a bordo erano in 15. Poco dopo è stato avvistato un corpo senza vita. Nessuna traccia degli altri 13 naufraghi.

(Fonte: Heroes del Mar)

Bielorussia-Polonia (Krinki, regione Bialystok), 19 settembre 2021

Quattro profughi iracheni (3 uomini e 1 donna) sono morti nel tentativo di entrare dalla Bielorussia in Polonia per chiedere asilo in Europa. Sono vittime di tre episodi separati, come dimostra il fatto che i loro corpi sono stati trovati in prossimità della linea di confine (gli uomini in territoiro polacco e la donna bielorusso) ma in circostanze, tempi e luoghi diversi, anche se tutti nella zona di Krynki, una città di frontiera situata 24 chilometri a sud est di Sokola e 45 dal capoluogo regionale Bialystok. La prima vittima, un uomo – ha riferito la portavoce della polizia locale Edyta Pacuk all’emittente regionale Radio 5 – era con altri due profughi iracheni non lontano dal villaggio di Zubrzyca Wielka, distante circa 17 chilometri da Krynki. A  trovarli sono stati alcuni abitanti del posto che stavano percorrendo il bosco lungo il confine con la Bielorussia e la Lituania in cerca di funghi: quando si sono avvicinati, intuendo che doveva trattarsi di profughi appena entrati in Polonia attraverso la foresta, hanno constatato che uno era ormai morto e che i suoi due cmpagni erano allo stremo, tanto da dover essere ricoverati in ospedale. I corpi degli altri due uomini sono stati trovati successivamente dalla guardia di frontiera. Lo ha comunicato la portavoce Anna Michalskala all’agenzia Associated Press, specificando che erano vicino al confine con la Bielorussia ma in un tratto diverso, sia pure nella stessa zona. Non c’erano nei pressi altri migranti. Un gruppo di altri 8 profughi (3 donne e 5 uomini) è stato intercettato invece domenica 19 nelle paludi del fiume Suprasil, poco a nord di Bialistok. Il corpo senza vita della donna, infine, è stato trovato dalla polizia in territorio bielorusso ma a meno di dieci metri dal confine. “Accanto – ha dichiarato il capo del posto bielorusso di frontiera, Yevgeny Omes – c’erano il marito, tre bambini e una donna anziana, mentre sul terreno si notavano segni evidenti che il cadavere era stato trascinato dal versante polacco in quello bielorusso”. L’agenzia di stampa Belta ha poi pubblicato una dichiarazione del marito secondo cui erano già entrati in Polonia ma la polizia li aveva sorpresi e costretti con la forza a rientrare in Bielorussia, nonostante fossero tutti stremati dalla fatica e dal freddo.

(Fonte: Daily Sabah, Reuters, Dw.com News, Voa News, Newsbreak, Balkaninsight Reporting Democracy, Wyborcza.pl, New York Times, Avvenire).  

Algeria-Spagna (Almeria), 19-21 settembre 2021  

Otto cadaveri di migranti sono stati trascinati dal mare su sette spiagge della costa di Almeria, in Andalusia, tra domenica 19 e martedì 21 settembre, su un tratto di 37 chilometri di litorale diventato uno dei punti di arrivo più frequenti delle barche di harraga in fuga dall’Algeria. E tutti di algerini sono appunto, secondo la stampa locale, i corpi senza vita recuperati. Non è stato accertato se le vittime provengano da più naufragi o, come sembra più probabile, da uno soltanto, presumibilmente avvenuto sabato 18. Si ritiene probabile, in ogni caso, che ci siano anche dei dispersi. Il primo cadavere è stato segnalato domenica mattina sulla battigia di Playa de los Muertos, sei chilometri a sud della città portuale di Carbonera. Avvistato per caso, verso le 8,30, da un passante che ha avvertito la stazione di polizia, è stato recuperato poco dopo da una unità marittima della Guardia Civil, che lo ha sbarcato sul molo del porto peschereccio e poi trasferito all’obitorio dell’ospedale, in attesa delle procedure per l’inumazione. Dieci ore più tardi, intorno alle 18, è arrivata alla Guardia Civil la segnalazione del secondo cadavere, ancora un uomo, avvistato mentre flottava in mare a pochi metri dalla spiaggia di Garrucha, 34 chilometri più a nord. A recuperarlo ha provveduto una squadra mista della polizia locale e della Protezione Civile. Dalla sera di domenica, poi, gli allarmi si sono susseguiti. Alle 23,15 il corpo di un bambino di 3-4 anni è stato trovato sulla battigia della spiaggia di Puerto del Rey (37 chilometri a nord della Playa de Los Muertos) e durante le operazioni di recupero condotte dalla Guardia Civil, a 200 metri di distanza è stato rinvenuto anche il corpo di una donna. Lunedì sono state condotte lungo la costa ricerche di controllo, che non hanno dato esito, ma martedì 21, alle 10,25, un abitante del posto ha avvisato la polizia locale di aver visto il cadavere di un uomo sulla spiaggia di El Algarrobico (10 chilometri a nord della Playa de los Muertos), non lontano dal cantiere di un hotel in costruzione. Circa mezz’ora dopo, infine, il cadavere di una donna è stato segnalato tra le rocce di Playa Indalo de Mojaca (14 chilometri più a nord) mentre poco dopo una pattuglia della Guardia Civil ha scoperto i corpi di due donne uno all’altezza di Paseo del Mediterraneo e l’altro a Playa Macenas, rispettivamente 25 e 19 chilometri più a nord di Playa de Los Muertos dove èavvenuto il primo ritrovamento domenica mattina.

(Fonte: El Diario de A lmeria, La Voz de Almeria, Efe Andalucia, Europa Press Andalucia, Ansamed)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 21 settembre 2021

Un migrante subsahariano è morto al largo di Zuwara, in Libia, dopo che ha preso fuoco la barca su cui aveva trovato posto poche ore prima nel tentativo di raggiungere Lampedusa. Altri sono rimasti ustionati. Sul battello, uno scafo in legno, c’erano 105 persone di varia nazionalità, incluse 9 donne e 5 bambini. Ignote le cause dell’incendio. Secondo la Guardia Costiera libica le fiamme erano divampate da poco quando la motovedetta PB P-300 ha raggiunto il natante alla deriva, prendendo a bordo i naufraghi. Il corpo senza vita è stato avvistato e recuperato verso la fine dell’operazione. Lo sbarco è avvenuto su una banchina del porto commerciale di Tripoli, dove una equipe delle organizzazioni internazionali presenti in città ha prestato le prime cure agli ustionati e ai feriti. Tutti i superstiti sono stati trasferiti in un centro di detenzione.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Marocco-Spagna (Melilla), 21 settembre 2021

Il cadavere di un migrante marocchino è stato trascinato dal mare di fronte alla scogliera del porto di Melilla. Avvistato intorno alle 18 da una pattuglia del servizio di vigilanza della Guardia Civil, è stato recuperato da una squadra del servizio sommozzatori, sbarcato a Puerto Noray alle 19,30 e subito dopo trasferito all’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia disposta dalla Procura. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione e per stabilire le circostanze precise della morte, ma secondo la polizia non ci sono dubbi che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere Melilla a nuoto dal Marocco. E’ il decimo migrante morto in questo modo a Melilla dall’inizio dell’anno.

(Fonte: El Faro de Melilla, Nadorcity.com)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 21-22 settembre 2021

I corpi senza vita di quattro migranti sono affiorati sul litorale di Sabratha, lungo la costa a ovest di Tripoli, uno dei punti di partenza delle barche dei trafficanti sulla rotta per Lampedusa. Il ritrovamento è avvenuto nella giornata del 21 settembre ma la notizia è stata riferita da Migrant Rescue Watch, il sito semi ufficiale della Guardia Costiera, solo la sera di mercoledì 22 settembre. Il primo cadavere è stato recuperato sulla spiaggia di Jurf, nei sobborghi della città, da una squadra della Mezzaluna Rossa, in collaborazione con agenti della Direzione Investigativa Criminale (Cid): si tratta di un giovane egiziano, identificato poco dopo  il ritrovamento da un familiare. Gli altri tre, rimasti sconosciuti, sono stati portati dalle onde su una spiaggia diversa ma poco distante: avvistati mentre flottavano sulla battigia, anche in questo caso è intervenuta la Mezzaluna Rossa che, sotto il coordinamento della polizia locale, li ha trasferiti presso l’obitorio dell’ospedale in attesa delle procedure per l’inumazione. Restano ignote le circostanze della morte: le autorità libiche non hanno fornito alcun elemento in proposito.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Tunisia-Italia (Sabratha-Kerkennah-Lampedusa), 22 settembre 2021

Tre migranti sono morti nel tentativo di raggiungere a nuoto una nave per chiedere aiuto al largo della Tunisia. Erano su una grossa barca in legno, con a bordo circa 160 migranti, in buona parte eritrei ed egiziani, partita la notte di sabato 18 settembre da Sabratha (92 chilometri a ovest di Tripoli e 100 dal confine tunisino), sulla rotta per Lampedusa. Per tutta la giornata di domenica 19 il battello ha navigato verso nord, poi l’avvistamento a distanza di quella che sembrava una motovedetta militare ha indotto ad allontanarsi, nel timore di essere intercettati e bloccati. Lunedì 20 un elicottero tunisino ha sorvolato a lungo la zona, facendo una serie di giri proprio sopra la barca e segnalandone evidentemente la presenza. Nessuno però è intervenuto nelle ore successive e la barca ha continuato la navigazione per tutta la giornata, finché è terminato il carburante ed è rimasta in balia del mare.  Mercoledì 22, non lontano dalla piattaforma gas e petrolifera Ashtart (67 chilometri al largo dell’arcipelago delle Kerkennah, in Tunisia), è stata avvistata, a non grande distanza, una grossa petroliera che sembrava quasi ferma e quattro dei giovani a bordo, due eritrei e due egiziani, hanno deciso di cercare di raggiungerla a nuoto. Col passare delle ore è apparso evidente che non ci erano riusciti. I soccorsi sono arrivati, sempre mercoledì 22, da una unità della piattaforma petrolifera. Più tardi è stato trovato uno dei quattro che avevano cercato di nuotare fino alla petroliera. Gli altri tre si sono persi in mare e non ne è stata trovata più traccia. Tutti i superstiti sono stati poi trasferiti dalla piattaforma a terra, in Tunisia, e assegnati a un grosso centro di raccolta per migranti. A segnalare la vicenda sono stati alcuni giovani eritrei che dal campo dove sono alloggiati hanno preso contatto con il Coordinamento Eritrea Democratica a Bologna.

(Fonte: Abraham Tesfai Coordinamento Eritrea)   

Algeria-Spagna (Almeria), 22-23 settembre 2021

La scoperta di altri due cadaveri, in aggiunta agli 8 segnalati fino a martedì 21, fa salire a 10 il numero dei corpi senza vita di migranti algerini trovati lungo la costa di Almeria, in Andalusia, a partire dalla mattina di domenica 19 settembre. La nona salma, un uomo, in uno stato di decomposizione più avanzato delle precedenti, è stata avvistata verso le 18 di mercoledì 22 mentre flottava, trascinata dalle onde, a pochi metri dalla battigia di Playa del Lancon, una spiaggia situata circa 7 chilometri a nord di Playa de Los Muertos, dove domenica alle 8,30 è stato rinvenuto il primo cadavere. Recuperata da una squadra della Protezione Civile, è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge. Non sono stati trovati elementi per poterla identificare. Sembra scontato, in gni caso, che si tratti di una vittima dello stesso naufragio in cui hanno perso la vita i primi otto algerini trascinati dal mare su questo tratto di costa spagnola. Il decimo cadavere, anche questo un uomo in avanzato degrado, lo hanno scoperto invece, nelle prime ore di giovedì 23, alcuni dipendenti municipali di Roquetas del Mar, impegnati nei lavori di pulizia della spiaggia di Las Palmerillas, nel villaggio di Aguadulce. Dei dieci cadaveri complessivi recuperati è il più distante da Playa de los Muertos (quasi 100 chilometri) e, per di più, l’unico a ovest (anziché a nord come gli altri), oltre il promontorio di Cabo de Gata, nel cuore del golfo di Almeria. Potrebbe essere una conferma del timore che in realtà nei giorni precedenti i primi ritrovamenti ci sia stato più di un naufrfagio di barche di migranti.

(Fonte: El Diario, El Pais, Publico, Ideal, Europa Press) 

Turchia-Grecia-Italia (Isola di Schiza, Peloponneso) 23-24 settembre 2021

Una profuga iraniana di 30 anni, incinta, in fuga con il marito verso l’Europa, è scomparsa in mare durante le operazioni di soccorso a una grossa barca in legno con a bordo circa 150 migranti afghani, iraniani ed iracheni (tra cui 36 bambini) al largo dell’isola di Schiza, a sud ovest della costa messena del Peloponneso, nella zona Sar greca. Dal battello, presumibilmente partito dalla Turchia e in rotta verso l’Italia, hanno lanciato un Sos nel primissimo pomeriggio di giovedì 23 settembre. Nella segnalazione si specificava che erano in mare da quattro giorni e che non potevano più governare perché il motore era in avaria, mentre tra l’altro le condizioni meteo venivano date in peggioramento. La richiesta di soccorso è stata intercettata da Alarm Phone, che intorno alle 15 l’ha girata alle centrali Mrcc sia di Roma che del Pireo. Il dispaccio di ricerca diffuso dalla Guardia Costiera greca alle navi presenti nella zona (circa 70 miglia nautiche da Schiza) è stato raccolto da una petroliera, la Aristofanis, con bandiera delle Isole Marshall, che, in navigazione verso Creta, ha deviato la rotta e, intercettata la barca, ha condotto i soccorsi. Tutti i naufraghi sono stati trasbordati, tranne la giovane profuga iraniana che – come hanno riferito alcuni membri dell’equipaggio – è scivolata dalla scaletta su cui si stava arrampicando sulla fiancata della nave e, caduta in mare priva di salvagente, è scomparsa rapidamente tra le onde, prima di poterla raggiungere. Sulla base di questa segnalazione una motovedetta della Guardia Costiera greca e due elicotteri militari hanno perlustrato senza esito la zona fino alla notte di giovedì 24 settembre. La Aristofanis ha ripreso la rotta per Creta con i naufraghi a bordo, raggiungendo il porto di Chania.

(Fonte: Associated Press, Ekathinmerini, Aegean Boat Report, Alarm Phone) 

Bielorussia-Polonia (Voivodato della Podlachia), 23-24 settembre 2021

Un profugo iracheno è morto in territorio polacco poco dopo aver varcato il confine con la Bielorussia. Faceva parte di un piccolo gruppo di giovani, tutti iracheni, i quali, dopo vari tentativi, erano riusciti a entrare in Polonia la notte tra il 23 e il 24 settembre, nel tratto di frontiera del Voivodato della Podlachia, nel nord est del paese. La polizia polacca li ha fermati ad appena 500 metri dalla linea di confine. Erano tutti molto provati, probabilmente a causa del lungo tempo passato alla macchia prima di riuscire a entrare in Polonia. “Uno di loro – ha riferito il comando di polizia – era privo di conoscenza. E’ stato rianimato da un nostro agente e poi dal personale di un’ambulanza ma è morto poco dopo, forse per un attacco di cuore”.

(Fonte: Reuters, Euronews, Radiofree Europe)

Marocco-Spagna (Melilla), 24 settembre 2021

Il corpo di un migrante maghrebino è stato recuperato in mare al largo del porto di Melilla, nella stessa zona dove ne era affiorato un altro martedì 21 settembre. Ad avvistarlo sono stati gli equipaggi di due unità della Marima Militare spagnola che stavano conducendo una esercitazione nella zona, circa 300 metri dalla riva in località Ensenada de los Galapagos. Dato l’allarme, una delle due unità è rimasta sul posto per non perdere di vista il cadavere fino all’arrivo di una motovedetta del gruppo sommozzatori della Guardia Civil (Geas), che ha effettuato il recupero. Sbarcata inizialmente a Puerto Noray verso le 13,30, la salma è stata trasferita all’obitorio di medicina legale per le procedure di legge. La polizia ritiene che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere Melilla a nuoto dal Marocco. E’ l’undicesimo dall’inizio dell’anno.

(Fonte: El Faro de Melilla)

Turchia-Grecia (Aydin-Samo), 24 settembre 2021

Due giovani camerunensi sono annegati dopo che la Guardia Costiera greca li ha costretti a gettarsi in mare da una motovedetta ai margini delle acque territoriali turche, tra la costa di Kusadasi e l’isola di Samo. Lo ha riferito alla gendarmeria turca un terzo giovane camerunense, I.O., fratello di una delle vittime. Non è escluso che lo stesso sia accaduto ad altri migranti del suo gruppo e che ci siano altri morti. La denuncia, confermata dal ritrovamento dei due corpi, è stata depositata sabato 18 settembre, ma se ne è avuta notizia solo venerdì 24 e il tutto è accaduto tra il 14 e il 16. I.O. faceva parte di un gruppo di 36 migranti di varie nazionalità arrivati a Samo dalla Turchia il 14 settembre. Ventotto sono stati subito bloccati dalla polizia greca, ma I.O. e altri sette sono riusciti a dileguarsi, nascondendosi in una zona boscosa. “Ci siamo divisi – ha raccontato – Io e altri due, mia sorella Aliya e un mio amico, Yusuf, stavamo camminando ormai da un’ora nella foresta quando la polizia ci ha sorpreso e catturato. Per prima cosa ci hanno sequestrato i cellulari e il denaro. Poi ci hanno condotto in auto fino alla costa e caricato su un battello, che ha preso il mare seguendo una rotta per me sconosciuta. Dopo un po’ hanno spento il motore e costretto Aliya a gettarsi in acqua. Poi hanno fatto lo stesso con Yusuf. Quando è stato il mio turno, ho cercato di resistere ma mi hanno preso a botte, colpendomi sulla testa, fino a che ho dovuto cedere. Mentre nuotavo verso la riva ho visto il corpo di Yusuf. Non dava segni di vita. L’ho trascinato con me e una volta a terra ho provato a rianimarlo, ma mi sono accorto che era ormai morto. Allora ho piantato un bastone con uno straccio a fianco del suo corpo per segnalarne la presenza. Non sapevo dove fossi, né se camminare lungo il mare o addentrarmi all’interno. Quella notte ho dormito nella macchia. Il giorno dopo ho cominciato a seguire la spiaggia, fino a che ho visto una casa su una collinetta. L’ho raggiunta per chiedere aiuto. Quando sono arrivato, mi sono accorto che era una vecchia stazione di polizia, ma non c’era nessuno. Allora ho preso la strada lì di fronte e alla fine ho incontrato dei gendarmi, che mi hanno rifocillato e aiutato”. La prova che questo terribile racconto ha fondamento è arrivata dal ritrovamento dei due cadaveri. Il primo è stato recuperato il giorno stesso in cui I.O. è stato identificato e interrogato dalla gendarmeria, sabato 18 settembre: era su una spiaggia di Guzelcamli Sazlik, nel distretto di Kusadasi, provincia di Aydin, proprio di fronte a Samo. Circa 48 ore dopo, il 20 settembre, l’altro corpo lo ha trovato una pattuglia della Guardia Costiera turca, incastrato nella scogliera tra Guzedlcamli Sazlik e l’isola di Bayrak. Entrambi sono stati riconosciuti da I.O.

(Fonte: Morning Express, Anadolu Agency) 

Libia (Kufra), 25 settembre 2021

Sei migranti sudanesi sono morti di sete e di stenti nel deserto del Sahara, tra il Sudan e la Libia, e altri 8 risultano dispersi, dopo essere stati abbandonati dai trafficanti a cui si erano rivolti per passare il confine nella zona di Kufra. Lo ha comunicato il 25 settembre il procuratore generale di Kufra, che ha aperto un’inchiesta sulla strage, avvenuta alcune settimane prima. Stando alle indagini – nate dalla denuncia di un altro migrante sudanese, Muhammad Adam – i 14 giovani facevano parte di un gruppo di 28 migranti partiti dal Sudan per raggiungere la costa libica e cercare di imbarcarsi verso l’Europa. Per motivi al vaglio degli inquirenti, poco dopo aver varcato la frontiera, in pieno Sahara, i trafficanti li hanno divisi: 14 hanno proseguito il viaggio, mentre 14 sono stati abbandonati a se stessi, senza riserve di acqua e di cibo e senza che nessuno di loro conoscesse le piste per cercare la salvezza. Sei sono stati trovati morti dopo la denuncia di Muhammad Adam. Degli altri 8 non si ha più traccia: è probabile che si siano persi nel deserto tentando di raggiungere da soli un posto dove chiedere aiuto. Senza esito le ricerche nel Sahara iniziate sulla scorta del racconto fatto alla polizia da Muhammad Adam. Il 25 settembre l’inchiesta condotta dalla Procura di Kufra ha portato all’arresto di almeno parte della banda di trafficanti, accusati di omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Libya Observer) 

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 26-27 settembre 2021

Una giovane donna è morta prima dell’arrrivo dei soccorsi, a bordo di una barca con 33 migranti maghrebini in rotta verso le Canarie. Partito dalla costa di Al Aayoune, il battello, ostacolato dalle cattive condizioni meteo, è rimasto in mare per almeno  due giorni. Alla centrale operativa del 112 delle Canarie l’allarme è arrivato poco dopo la mezzanotte di domenica 26 settembre. Una motovedetta lo ha intercettato quando era poco più di 5 chilometri a sud di Arguineguin. Le operazioni di soccorso sono state ostacolate dal buio e soprattutto dal mare molto mosso, con forti raffiche di vento. Il cadavere, poi sbarcato sulla banchina del molo di Arguineguin, è stato scoperto al momento del trasbordo. I compagni hanno riferito che la donna era morta qualche ora prima, in pieno Atlantico, probabilmente di sfinimento e ipotermia. Tra i 32 superstiti ci sono un’altra donna e un bambino.

(Fonte: La Provincia, El Diario, Canarias 7, sito web Helena Maleno) 

Algeria-Spagna (Algeri-Orano-Boumerdes), 27 settembre 2021

Almeno 50 harraga algerini sono scomparsi in mare in seguito al naufragio di 4 barche partite verso l’Andalusia o le Baleari da Orano, Algeri e Boumerdes. Non è da escludere che vadano verosimilmente considerati tra le vittime di questa strage anche i dieci migranti affiorati lungo la costa di Almeria a partire da domenica 18 settembre: 9 in un arco di 50 chilometri a nord di Playa de los Muertos, nei pressi di Carbonerars, e uno a ovest di Cabo de Gata, nel golfo di Almeria (note del 19-21 e del 22-23 settembre: ndr). La notizia ha cominciato a circolare già dal 19 settembre, dopo il ritrovamento dei primi corpi senza vita trascinati a riva dal mare. Ha poi dato conferma della tragedia, lunedì 27 settembre, Josè Clemente Martin, responsabile del Centro internazionale per l’identificazione dei migranti scomparsi, una Ong spagnola, dopo una serie di indagini condotte in Algeria e la constatazione che, a distanza ormai di due settimane, i familiari di molti degli harraga segnalati su quelle barche non hanno più avuto notizie, mentre non risulta che si sia trovata traccia delle barche stesse, dopo che ne era stata comunicata la partenza e dopo che almeno da alcune erano arrivate richieste di aiuto. Alcuni giornali algerini, citando la stampa spagnola e i rapporti del servizio marittimo della Guardia Civil, hanno scritto che si tratta di una delle sciagure più gravi registrate nel Mediterraneo occidentale. La causa va ricercata nella precarietà delle imbarcazioni e nelle difficili condizioni meteo, che hanno reso molto più pericolosa la traversata, senza però scoraggiare le partenze. “Appena hanno cominciato a circolare le prime notizie – ha scritto Liberté Algerie – si è diffuso in Algeria un profondo senso di angoscia, perché sono numerose le famiglie di giovani che hanno tentato la traversata fino in Spagna. Ognuna di loro ha dovuto dire a se stessa: ‘Mio figlio può essere una delle vittime’…”. Buona parte degli harraga scomparsi, in particolare quelli imbarcati a Bourmerdes a est di Algeri, venivano dalla regione di Seddouk e di Boudans in Bejaia e puntavano probabilmente sulle Baleari.

(Fonte: Liberté Algerie)  

Libia (Kufra), 27 settembre 2021

I cadaveri di quattro migranti sono stati trovati in pieno Sahara circa 100 chilometri a sud di Kufra, verso il confine con il Sudan. Secondo il responsabile della direzione di polizia della regione, Ibrahim Belhassan, si tratterebbe di giovani somali morti di sete e di stenti dopo che i trafficanti a cui si erano affidati per attraversare la frontiera li hanno abbandonati nel deserto senz’acqua e senza cibo e nella pressoché totale impossibilità di orientarsi e trovare aiuto. Le salme giacevano seminascoste dalla sabbia a breve distanza l’una dall’altra. A scoprirle e a dare l’allarme alla polizia sarebbero stati alcuni automobilisti di passaggio con un mezzo fuoristrada lungo una pista poco distante. A giudicare dallo stato di degrado, la morte deve risalire a diversi giorni prima del ritrovamento. Insieme alla polizia, sono intervenute due squadre del servizio ambulanze ed emergenza di Kufra, che hanno composto e sepolto i corpi sul posto. La Procura ha aperto un’inchiesta per cercare di identificare le vittime e risalire ai trafficanti che ne hanno provocato la morte.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Turchia-Grecia (Aydin-Samo), 28 settembre 2021

“Due profughi somali sono annegati dopo che la Guardia Costiera greca li ha costretti a gettarsi in mare da una motovedetta tra l’isola di Samo e la costa turca della provincia di Izmir”. Lo ha denunciato alla polizia turca un altro profugo, di nazionalità yemenita, l’unico che è riuscito a salvarsi raggiungendo la riva a nuoto. E’ un episodio analogo a quello denunciato il 18 settembre da un migrante originario del Camerun, I.O. (nota del 24 settembre: ndr). Anche la zona è la stessa. E’ accaduto una settimana dopo il primo caso, il 23 settembre, ma è venuto alla luce solo il 28, in seguito alla segnalazione della gendarmeria e a un servizio giornalistico pubblicato da Anadolu Agency, che ha intervistato il superstite. Il ritrovamento dei cadaveri delle vittime è un elemento che conferma la sua ricostruzione dei fatti. Il giovane yemenita faceva parte di un gruppo di profughi e migranti somali, siriani e palestinesi arrivato a Samo dalla Turchia con una piccola barca il 22 settembre. “Poco dopo lo sbarco – ha riferito – ho cercato il posto dov’è il campo profughi. Ho visto un uomo che mi sembrava un funzionario di polizia e gli ho subito riferito che intendevo presentare una richiesta di asilo.  Lui mi è stato a sentire e poi mi ha detto di aspettare un po’, mentre faceva una telefonata. Quando si è fatta notte sono arrivate due persone con il volto coperto interamente da maschere. Hanno cominciato subito a picchiarmi, in particolare sulla testa, che ha preso a sanguinare. Ha sanguinato per un’ora. Poi sono stato caricato su una macchina civile e poco dopo sono stati costretti a salire altri due profughi, entrambi somali, un uomo e una donna. Anche a loro, come avevano fatto con me, hanno preso il cellulare e i soldi. Con quell’auto ci hanno portato fino alla spiaggia, per imbarcarci su una unità militare, della Guardia Costiera, che si è allontanata verso la Turchia. Eravamo ancora piuttosto distanti dalla costa turca quando ci hanno costretto a gettarci in acqua. I miei due compagni non sapevano nuotare e non avevano il salvagente. Li ho persi di vista quasi subito. A nuoto sono riuscito a raggiungere la riva, dove mi ha trovato e soccorso una pattuglia della gendarmeria”. Appena si è ripreso il giovane ha raccontato tutto alla polizia e poco dopo la Guardia Costiera turca ha lanciato una operazione di ricerca nel tratto di mare compreso tra la costa di Aydin e Samo. Nessuna traccia dei dispersi fino all’indomani, 24 settembre, quando due corpi senza vita sono stati avvistati e recuperati su una delle spiagge della zona.

(Fonte: Anadolu Agency) 

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 30 settembre 2021

Cinquantasette migranti subsahariani morti nel naufragio di una barca in pieno Atlantico, sulla rotta per le Canarie. Cinque soli i superstiti: 2 donne e 3 uomini. La maggior parte delle vittime – 28 donne, 17 uomini e 12 minorenni – venivano dalla Guinea Conakry e dalla Costa d’Avorio. La notizia della tragedia è stata comunicata la mattina del primo ottobre dalla Ong Caminando Fronteras, che ha raccolto l’ultima, disperata richiesta di aiuto dei naufraghi. La barca era partita la notte del 24 di settembre dalla costa di Dakhla, nel Sahara Occidentale. Lungo la rotta ha perso l’orientamento ed è rimasta in balia del mare per cinque giorni, fino a quando a bordo hanno deciso di tentare di rientrare in Marocco. La mattina del 29, allorché il battello era ormai quasi ingovernabile e aveva cominciato a imbarcare acqua, hanno lanciato un estremo Sos, che è stato intercettato da Caminando Fronteras. “Al telefono – ha spiegato Helena Maleno, attivista della Ong – si sentivano molte voci. Grida. Poi, il silenzio. Non è stato più possoibile ristabilire il contatto”. Caminando Fronteras ha rilanciato il dispaccio d’emergenza alla Guardia Civil, al Salvamento Maritimo delle Canarie oltre che alla Marina Imperiale. Ma quando una motovedetta marocchina è giunta sul posto, al largo di Dakhla, la tragedia si era ormai compiuta. Sono stati recuperati 5 naufraghi e poi 16 corpi senza vita. Nessuna traccia degli altri. I supertsiti sono stati sbarcati a Dakhla.

(Fonte: El Diario, sito web Helena Maleno e Caminando Fronteras) 

Mauritania-Spagna (Gran Canaria), 1 ottobre 2021

Un migrante subsahariano è morto poco prima che arrivassero i soccorsi a bordo di una barca partita dalla Mauritania. Il battello, uno scafo in legno, rimasto in mare per diversi giorni con 50 persone a bordo, è stato avvistato a sud di Gran Canaria da un aereo da ricognizione Sasemar del Salvammento Maritimo. Il servizio di emergenza 112 ha ha indirizzato sul posto una salvamar, che ha intercettato il natante poche miglia al largo dell’isola. Il cadavere è stato scoperto al momento del trasbordo dei naufraghi, poi sbarcati su uno dei moli del porto di Arguineguin, dove è in funzione un presidio sanitario della Croce Rossa. I medici, avvertiti dall’equipaggio della salvamar, si erano preparati a tentare la rianimazione del giovane privo di sensi, ma hanno potuto solo confermane la morte, probabilmente per sfinimento e ipotermia.

(Fonte: La Provincia, sito web Helena Maleno) 

Algeria-Spagna (rotta Baleari e Andalusia), 2 ottobre 2021

Dieci cadaveri di migranti sono stati recuperati in mare dalla Marina algerina nel contesto di una serie di operazioni che, tra il 15 e il 19 settembre, hanno interessato gran parte dell’arco di costa dell’Algeria (l’ovest di Orano, la fascia centrale di Algeri e la zona orientale, oltre Bourmedes), portando al blocco di numerose barche, con a bordo complessivamente 485 persone. Lo ha riferito il 2 ottobre il quotidiano Liberte Algerie, citando un rapporto del Ministero della Difesa Nazionale (Mdn), che però non specifica le circostanze precise in cui quei dieci giovani sono morti, né se si tratta di più ritrovamenti distinti o di un solo naufragio. Queste vittime, tutte recuperate in acque algerine, si aggiungono in ogni caso alle almeno 50 segnalate il 27 settembre dal Centro per l’identificazione dei migranti scomparsi, una Ong con sede in Spagna, in seguito alla sparizione, nelle acque spagnole, di quattro barche salpate due da Orano, una da Algeri e una da Boumerdes (nota del 27 settembre: ndr). Non è da escludere, anzi, che la tragedia segnalata dal presidente della Ong spagnola, Josè Clemente Martin, sia anche più grave: il 29 settembre Aziz Boucebha, cronista di Liberte Algerie, citando fonti locali, ha riferito che solo a bordo della barca partita dalla zona di Bourmedes c’erano circa 30 harraga, per la maggior parte provenienti da Zemmouri, una piccola città non lontana dal mare, 20 chilometri a est di Bourmedes e a 5 da Zemmouri el Bahri, il villaggio dove sarebbe avvenuto l’imbarco. Questo particolare è emerso perché venerdì 24 settembre i pescatori della zona hanno organizzato una grossa battuta di ricerca, rimasta senza esito, lungo un vasto tratto di costa e spingendosi anche molto al largo.

(Fonte: Liberte Algerie)    

Libia-Italia (Sorman-Lampedusa), 1 ottobre 2021

Il cadavere di un migrante è stato recuperato dalla Mezzaluna Rossa su un tratto roccioso del litorale di Sorman, 65 chilometri a ovest di Tripoli e 15 a est di Sabratha, uno dei tratti di costa più usati dai trafficanti per gli imbarchi verso Lampedusa. La segnalazione della presenza del corpo, in avanzato stato di degrato, è stata fatta alla polizia da alcuni abitanti del posto. La Procura ne ha disposto il trasferimento nell’obitorio ospedaliero, in attesa delle procedure per l’inumazione. Non sono stati trovati elementi né per stabilirne l’identità, né per risalire alle circostanze della morte.

(Fonte: Migrant Rescue Watch e sito Mezzaluna Rossa Libya)

Marocco-Spagna (Ceuta), 2 ottobre 2021

Il corpo senza vita di un migrante subsahariano, segnalato dall’equipaggio di una barca da diporto, è stato recuperato da una squadra di sommozzatori della Guardia Civil a di Ceuta, al largo della spiaggia di Calomocarro, a circa 2 chilometri dal confine occidentale dell’enclave spagnola con il Marocco. Sbarcato  al molo del Puerto Deportivo, il cadavere è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale per l’autopsia e le pratiche di inumazione. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione: le uniche cose certe sono che si tratta di un giovane subsahariano e che è rimasto in mare a lungo prima del ritrovamento. Quattro giorni dopo,  il 6 ottobre, è stato sepolto senza un nome nella tomba 4464 del cimitero di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 2 ottobre 2021

Almeno 42 vittime (3 morti e 39 dispersi) nel naufragio di un grosso gommone di migranti sulla rotta tra Zawiya e Lampedusa. A dare per prima la notizia della strage è stata, attraverso il sito Migrant Rescue Watch, la Guardia Costiera libica, che ha parlato inizialmente di due morti (una donna e un bambino) e 46 dispersi, precisando tuttavia che le ricerche erano ancora in corso. I dispacci successivi dell’Unhcr hanno riferito di 2 morti e 39 dispersi. Il rapporto settimanale dell’Oim Libia, pubblicato il 4 ottobre, ha confermato i 39 dispersi ma ha portato a 3 il numero dei corpi recuperati. Il gommone era partito dalla costa di Zawiya, a ovest di Tripoli. Non ha fatto molta strada. E’ probabile che lo scafo o almeno uno dei tubolari abbia ceduto. Sta di fatto che quando  una motovedetta lo ha intercettato era ormai un relitto semi affondato, con intorno una quarantina di naufraghi. Poco dopo sono stati recuperati i primi due corpi. Nel corso della stessa operazione è stata bloccata una barca in legno con a bordo 65 migranti. Sia questi che le salme e i superstiti del naufragio sono stati sbarcati sul molo di Refinery Point, a Zawiya.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, rapporto Oim Libia, Unhcr Libya, Libya Observer, La Stampa) 

Tunisia-Italia (Zarzis-Lampedusa), 2 ottobre 2021

Almeno 3 migranti morti al largo della Tunisia nel naufragio di una barca di migranti sulla rotta di Lampedusa. Dalla Guardia Costiera tunisina sono emerse pochissime notizie. Si sa solo che il natante si è rovesciato e poi è andato a fondo a poche miglia dalla costa, nel tratto di circa 50 chilometri compreso tra Zarzis e Djerba. I primi soccorsi, a quanto pare, sarebbero arrivati da alcuni pescatori, che avrebbero avvertito la Guardia Costiera. Oltre ai tre corpi senza vita, sono stati recuperati 17 naufraghi, poi sbarcati a Zarzis. Non è da escludere che ci siano dei dispersi, ma non sono state fornite comunicazioni in proposito.

(Fonte: La Stampa) 

Libia (Gargaresc, Tripoli), 2-4 ottobre 2021

Almeno un migrante è rimasto ucciso e una quindicina feriti nel contesto della serie di retate operate dalla polizia libica a Tripoli che, tra sabato 2 ottobre e lunedì 4, hanno portato all’arresto di circa 4 mila “irregolari”. L’operazione è partita dal sobborgo occidentale di Gargaresc, dove i migranti sono particolarmente numerosi, ma si è estesa poi all’intera città. La notizia del giovane morto è stata diffusa dall’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo, Vincent Cochetel. Dalle autorità libiche – che parlano di operazione contro il terrorismo e l’immigrazione clandestina – non sono arrivate né conferme né smentite. Sembra verosimile che la vittima e i feriti siano stati colpiti mentre cercavano di fuggire.

(Fonte: Associated Press, La Stampa, Daily Sabah, Migrant Rescue Watch) 

Algeria-Spagna (Cabrera, Baleari), 4 ottobre 2021

Tre harraga morti tra i 17 salpati con una barca poi rimasta in balia del mare per circa 10 giorni sulla rotta tra l’Algeria e le Baleari. Molto provati ma in salvo gli altri 14. L’allarme è scattato la mattina di lunedì 4 ottobre, quando l’equipaggio di uno yacht ha segnalato al Salvamento Maritimo e alla Guardia Civil di aver avvistato, a ovest della piccola isola di Cabrera, un natante con numerose persone morte a bordo o in acqua, nelle vicinanze. Un elicottero del Salvamento Maritimo, l’Helimer 215, ha raggiunto la zona e basandosi sul numero dei giubbotti di salvataggio avvistati in mare, ha confermato che le vittime dovevano essere almeno 11. Contemporaneamente l’equipaggio dello yacht che aveva dato l’allarme ha comunicato di aver recuperato 5 migranti ancora in vita, che sono poi stati prelevati dall’elicottero e condotti in un centro ospedaliero dell’arcipelago. Poco più tardi le salvamar Libertas e Ille Pitiuse e una motovedetta della Guardia Civil hanno tratto in salvo altri 9 harraga. I superstiti hanno poi riferito di essere partiti dall’Algeria occidentale verso le Baleari, ma che un’avaria li ha lasciati in balia del mare e che i tre compagni dispersi si erano gettati in acqua con l’intenzione di cercare di raggiungere la riva a nuoto.  Le ricerche si sono protratte per altri 5 giorni. Tra giovedì 7 ottobre e venerdì 8 sono stati recuperati, nelle acque di Cabrera, tre cadaveri in avanzato stato di decomposizione che potrebbero essere i resti dei tre harraga dispersi.

(Fonte: El Diario, El Pais, Europa Press, sito Helena Maleno, Heroes del Mar) 

Libia-Italia (Zawiya-Lampedusa), 4-5 ottobre 2021

I cadaveri di 19 migranti sono stati portati dal mare sulla costa a ovest di Tripoli, nel tratto di meno di 20 chilometri compreso tra Sorman e Zawiya, la città portuale situata poco più di 50 chilometri dalla capitale, da sempre una delle principali basi di partenza utilizzate dai trafficanti. Le prime due salme sono state avvistate mentre flottavano in mare, a poca distanza dalla riva, all’altezza di Sorman. Ha provveduto a recuperarle una squadra della Mezzaluna Rossa, che le ha trasferite nell’obitorioi locale in attesa delle procedure per l’inumazione. Le altre 17 sono state avvistate da alcuni abitanti del posto direttamente sulla riva, nella zona compresa tra Al Mutrad (12 chilometri a est di Sorman) e Al Harsha (circa 8 chilometri ancora più a est). Per recuperarle diverse squadre della Mezzaluna Rossa sono state impegnate dal pomeriggio di lunedì 4 ottobre a buona parte della giornata di martedì 5. Non è stato accertato da quale naufragio provengano. Di sicuro erano in mare già da qualche giorno. A Sorman una prima salma era già affiorata il primo ottobre.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Sergio Scandura)  

Libia (Tripoli), 8 ottobre 2021

Sei migranti provenienti dall’Africa subsahariana sono stati uccisi dalla polizia in seguito alla fuga di centinaia di prigionieri dal centro di detenzione di Ghout Al Shaal, 12 chilometri in direzione ovest dal centro di Tripoli. L’evasione in massa fa seguito alle migliaia di arresti di “irregolari” effettuati dalle forze di sicurezza fra il 2 e il 4 ottobre in tutta Tripoli. Anche in seguito ai nuovi arrivi, il numero dei detenuti a Ghout Al Shaal è salito ad oltre 3.400, in condizioni di vita insostenibili. Da questa situazione e dalla determinazione di ritrovare la libertà è nata la sommossa culminata nella fuga. Per contrastarla gli agenti di servizio non hanno esitato ad aprire il fuoco. Alla fine – come ha riferito il funzionario dell’Oim Libia Federico Soda – si sono contati 6 morti e 24 feriti. “I nostri teams di assistenza – ha comunicato l’Oim Libya – hanno curato direttamentei feriti più lievi ma per 15 è stato necessario il ricovero in una struttura ospedaliera: 4 presso una clinica privata e 11 in un ospedale pubblico”. A parte gli avvenimenti degli ultimi giorni, sempre secondo quanto ha riferito l’Oim, il malessere covava da tempo: tra i detenuti, almeno mille sono mesi che aspettano di essere rimpatriati, come hanno richiesto, pur di non restare in quello che si presenta come un duro carcere a tutti gli effetti. Oltre a condannare il comportamento della polizia, la sede centrale dell’Oim a Ginevra ha ribadito che l’intera Libia non può in alcun modo essere considerata un posto sicuro per i profughi e i migranti.Nessun commento da parte delle autorità libiche, tranne la dichiarazione affidata a Migrant Rescue Watch che la maggior parte degli evasi sono stati catturati e che circolavano “notizie non confermate” di morti e feriti in seguito all’evasione e agli scontri che ne sono seguiti.

(Fonte: Associated Press, Rapporto Oim Ginevra, Ansa Mondo, Libya Observer, siti web Federico Soda, Safa Msehli e Sergio Scandura, Migrant Rescue Watch)  

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 8-9 ottobre 2021

Dieci migranti subsahariani sono morti a bordo di una barca rimasta in balia del mare per diversi giorni nel tentativo di raggiungere le Canarie. Al momento della partenza, dalla costa del Marocco nord occidentale,  a bordo erano in 34, incluse alcune donne. Dopo diverse ore di navigazione, quando erano già in pieno Atlantico, il motore è andato in avaria o è terminato il carburante dopo che hanno perso la rotta. A quel punto il battello è diventato ingovernabile. Le correnti lo hanno trascinato per giorni, fino a portarlo a poco più di 155 chilometri a sud di Gran Canaria dove, intorno alle 17,30 di venerdì 8 ottobre, è stato avvistato da un cargo in transito, l’Occitan Sky, che ha lanciato l’allarme alla centrale operativa del Salvamento Maritimo di Santa Cruz de Tenerife. Sul posto sono stati inviati l’elicottero da ricognizione e salvataggio Helimer 204 e la guardamar Concepcion Arenal. A bordo erano tutti molto provati. I tre più gravi, in condizioni critiche e bisognosi di cure urgenti, sono stati prelevati dall’elicottero e trasferiti intorno alla mezzaotte all’ospedale Negrin di Gran Canaria. Gli altri 21 li ha recuperati la Concepcion Arenal, che è arrivata poco dopo le 4,30 al porto di Arguineguino, sul molo dove è stato allestito un servizio sanitario d’urgenza. Per cinque si è reso necessario il ricovero in vari ospedali dell’isola. Due in condizioni gravi. I superstiti hanno poi riferito che 10 compagni erano morti di freddo e sfinimento nei giorni precedenti. “I loro cadaveri – hanno detto – li abbiamo affidati al mare”.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, La Provincia, Europa Press, sito Helena Maleno) 

Marocco-Spagna (Ceuta), 9 ottobre 2021

Non si ha più traccia di un giovane marocchino – Rabii Alhawat, 19 anni, di Casablanca – scomparso da quando ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. La notizia è emersa in seguito all’appello di ricerca lanciato sabato 9 ottobre dai familiari alla redazione del Faro de Ceuta.  Secondo quanto hanno riferito, Rabii ha preso il mare nella serata di sabato 2 ottobre, insieme a due amici, da una spiaggia di Castillejos, al confine orientale dell’enclave spagnola, per cercare di nuotare oltre la lunga barriera frangiflutti che segna la linea di frontiera del Tarajal. Il piccolo gruppo era ancora nelle acque marocchine quando è stato intercettato da una pattuglia della gendarmeria. I suoi due compagni sono stati bloccati ma Rabii, che indossava una tuta di neoprene per difendersi dal freddo, è riuscito a passare, allontanandosi verso il largo. Da quel momento nessuno lo ha più visto. I familiari, informati dai due amici, hanno atteso invano sue notizie: “Aveva con sé il cellulare per chiamarci non appena fosse arrivato – dicono – ma non si è fatto sentire. E il suo numero non risponde”. Alla fime, dopo una settimana, hanno deciso di denunciarne la scomparsa.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 11 ottobre 2021

Quindici migranti morti asfissiati nel sottoponte di una barca in legno rimasta alla deriva nel Mediterraneo per quasi un’intera giornata, al largo della costa occidentale libica. A bordo erano in 105, incluse diverse donne (una incinta) e bambini. Tra i 90 superstiti, al momento dei soccorsi alcuni erano in gravi condizioni e in stato di semi incoscienza. Il natante è partito da una spiaggia di Zuwara, sulla rotta per Lampedusa, durante la notte. Non ha navigato a lungo: era ancora nelle acque libiche (33° 4’ di latitudine nord e 12° 9’ di longitudine est), a nord ovest di Zuwara, quando il motore ha cominciato a dare problemi ed è stato difficile governare, mentre il tempo stava peggiorando. Nelle prime ore del mattino da bordo hanno lanciato un Sos che, intercettato dalla centrale di Alarm Phone, è stato subito girato sia alle autorità libiche che italiane. La prima a rispondere alla richiesta di soccorso è stata la nave della Onlus Resq, che si trovava però a oltre venti ore di navigazione dal punto dell’emergenza. Troppo lontano per intervenire con efficacia. Quanto alla Guarda Costiera libica, ha assicurato che avrebbe lanciato al più presto una operazione di ricerca e salvataggio, ma la barca è rimasta in balia del mare, abbandonata a se stessa, ancora per molte ore. Solo nel tardo pomeriggio è stata raggiunta dalla motovedetta Sabratha. I migranti ammassati sul ponte erano molto provati e spaventati ma ancora abbastanza in forze. La tragedia si è svolta tutta sottocoperta, dove erano ammassate decine di persone in uno spazio molto ristretto: durante il trasbordo sono stati scoperti e recuperati 15 corpi senza vita. Secondo il rapporto della Guardia Costiera le vittime sono morte tutte per asfissia a causa delle esalazioni di scarico del motore. Sintomi di soffocamento piuttosto gravi sono stati riscontrati anche su altri giovani che erano nella stiva e che, al momento dello sbarco, durante la notte, presso la base navale di Tripoli, hanno avuto bisogno di assistenza medica. I 90 superstiti (tra cui 13 donne e 10 bambini) provengono tutti dall’Africa subsahariana. Il gruppo più numerose (43) dal Mali. Poi in ordine decrescente: Guinea 19, Ghana 15, Gambia 10, Niger 3, Togo 3, Burundi 1, Costa d’Avorio 1. Le operazioni di salvataggio sono state documentate in un filmato, poi diffuso in rete per precisare che non c’era stato un naufragio, come ipotizzato nelle prime ore, ma una strage dovuta alle condizioni a cui sono stati costretti i migranti su una barca sovraffollata. Nella stessa notte sono stati sbarcati su un molo della base navale di Tripoli anche 87 migranti subsahariani intercettati su un’altra barca salpata da Khums,

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito web Alarm Phone, La Stampa, Repubblica Palermo, Unhcr Libya, Agenzia Ansa, Ansamed, Reuters, Libya Observer, sito web Alessandro Puglia)  

Turchia-Grecia (frontiera dell’Evros), 12 ottobre 2021

“Un giovane marocchino è morto in seguito al feroce pestaggio subito dalle guardie di frontiera greca che lo hanno sorpreso poco dopo aver varcato la linea di confine sul fiume Evros”. Lo ha denunciato il quotidiano Nadorcity.com il 12 ottobre ma la vicenda risale a qualche giorno prima. Il servizio giornalistico si basa sulla testimonianza di un compagno della vittima, a sua volta oggetto di pesanti maltrattamenti e soprusi. I due giovani facevano parte di un piccolo gruppo di migranti marocchini che, arrivati in Turchia, hanno tentato di entrare in Grecia per proseguire poi verso l’Europa centrale. Avevano passato da poco il confine quando sono stati intercettati da una pattuglia della polizia. Il fermo – ha riferito il testimone – si è trasformato in una vera e propria violentissima “punizione”: un pestaggio sistematico fino a quando sono stati respinti di forza dall’altra parte dell’Evros. Il giovane morto, originario del villaggio di Beni Okil (Douiriya), nella regione di Nador, ha perso conoscenza e – sempre secondo la testimonianza raccolta da Nordcity – è stato trovato morto poco dopo queste torture. Gli altri, raggiunta la riva turca del fiume, sono stati soccorsi da alcuni abitanti del posto. A conferma della denuncia sono state pubblicate alcune foto in cui appaiono evidenti gravi ferite dovute al pestaggio su tutto il corpo di alcune vittime.

(Fonte: Nadorcity.com)  

Libia (Tripoli), 12 ottobre 2021

Un giovane sudanese è morto dopo essere stato gravemente ferito dalla polizia libica mentre tentava la fuga dal centro di detenzione dove era prigioniero. Profugo del Darfur, venticinquenne, era in Libia da due anni. Sabato 9 ottobre era stato arrestato nel contesto della serie di retate che hanno portato al fermo di almeno 5 mila profughi e migranti in tutta Tripoli, finendo insieme a centinaia di compagni nel campo di Mabani. Quando ne ha avuto l’occasione ha cercato di scappare, ma è stato ferito a colpi di arma da fuoco dagli agenti di guardia e poi, a quanto pare, anche picchiato duramente. Poco dopo alcuni uomini mascherati lo hanno portato in un ospedale di Tripoli. Da qui è stato poi trasferito in gravi condizioni in un altro ospedale, dove è morto nella serata di martedì 12 ottobre. L’Ufficio Unhcr di Tripolii, che ha diffuso la notizia mercoledì 13, ha sollecitato un’inchiesta per ricostruire nei dettagli quanto è accaduto e chiedere che i responsabili della morte del giovane profugo siano deferiti alla magistratura e processati.

(Fonte: Associated Press, News Channel 3, Abc News, sito web Alarm Phone sito web Kaka Fut)

Spagna-Francia (Ziburu-Donibane), 12 ottobre 2021

Tre migranti algerini sono stati travolti e uccisi da un treno nei pressi del confine tra la Spagna e la Francia, nei Paesi Baschi. Un altro è rimasto gravemente ferito. I quattro, verso le cinque del mattino, stavano camminando lungo i binari della linea Hendaia-Baiona, pare in direzione della frontiera. Erano a circa 500 metri dalla stazione di Donibane, nel comune di Ziburu, quando è arrivato un convoglio in direzione di Hendaia che ha investito in pieno l’intero gruppo. A dare l’allarme è stato il macchinista stesso del convoglio, avvertendo la polizia e il personale della stazione di Donibane. Tre dei quattro sono morti sul colpo, l’altro è stato ricoverato in condizioni critiche all’ospedale di Baiona. Il macchinista ha poi spiegato al procuratore di aver visto solo all’ultimo momento, nel buio, i quattro migranti i quali, evidentemente, non devono essersi accorti dell’arrivo del treno mentre seguivano i binari a piedi.

(Fonte: Naiz)  

Libia-Tunisia-Itallia (Zuwara-Zarzis), 12-13 ottobre 2021

Due migranti sono annegati in un naufragio al largo della Tunisia. Erano con oltre venti compagni su una piccola barca salpata da Zuwara, in Libia, sulla rotta per Lampedusa, e affondata ad alcune miglia da Zarzis, a sud dell’isola di Djerba, circa 150 chilometri a nord ovest del punto di partenza. L’allarme è stato lanciato da alcuni pescherecci tunisini, i cui equipaggi hanno tratto in salvo 23 naufraghi, avvertendo contemporaneamente la Guardia Costiera. I superstiti, provenienti dall’Egitto e dal Bangladesh, hanno subito segnalato che mancavano due persone, ma le ricerche condotte fino al tramonto non hanno dato esito. Tutto il gruppo è stato sbarcato nel porto di Zarzis, con l’assistenza di una equipe della Mezzaluna Rossa.Rossa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch).

Lituania e Polonia (frontiera con la Bielorussia), 13 ottobre 2021

Due giovanissimi profughi sono morti, uno in Lituania e l’altro il Polonia, dopo essere arrivati dalla Bielorussia. Lo ha riferito Nello Sclavo, giornalista del quotidiano Avvenire. Il servizio è stato pubblicato il 13 ottobre, ma i due tragici episodi risalgono a qualche giorno prima. La vittima segnalata in Lituania era un bambino di appena 10 anni, ospite del centro per rifugiati di Rukla, uno dei più grandi del paese, situato a circa 120 chilometri dalla frontiera: aveva subito un forte trauma cranico, dal quale non si è più ripreso. Ha cessato di vivere verso la fine della settimana tra il 3 e il 10 ottobre. E’ ufficialmente il primo richiedente asilo morto in Lituania. Molto giovane, un ragazzo solo sedicenne, anche la seconda vittima, in Polonia. Il suo caso è stato segnalato dai volontari di Ocalenie, una fondazione umanitaria che opera a livello nazionale. Lui e la sua famiglia, intercettati e respinti dalla polizia polacca poco dopo aver passato la frontiera, si sono rifugiati in un bosco, sempre nei pressi del confine, nella fascia di circa dieci chilometri compresa tra i villaggi di Klukovize e Koterca. Dal loro nascondiglio i genitori hanno chiamato Ocalanie, riferendo che il figlio stava molto male e vomitava sangue. Ai volontari non è stato permesso intervenire per portare soccorso. “Al mattino dopo – scrive Nello Sclavo riferendo la loro testimonianza – si è appreso che il ragazzo era morto”.

(Fonte: Avvenire)  

Polonia (Bialystok, voivodato di Podlachia), 13-14 ottobre 2021

Il corpo senza vita di un profugo siriano di 24 anni è stato trovato in un campo, a breve distanza dal confine con la Bielorussia, nel territorio di Bialystok, voivodato della Podlachia, nel nord est della Polonia. A dare l’allarme è stato un elicottero della polizia che sorvolava la zona per tenere sotto controllo la linea di frontiera. Poco dopo il cadavere è stato recuperato da una pattuglia di agenti e identificato grazie ai documenti che sono stati trovati in una tasca. Secondo i primi esami medici effettuati nell’obitorio di Bialystok, la morte sarebbe stata causata da sfinimento e ipotermia, a testimonianza che, prima di riuscire a varcare la frontiera, il giovane deve aver trascorso diversi giorni nascosto nei boschi, al freddo, quasi senza cibo. La stessa diagnosi stilata per altri migranti morti nella zona nelle settimane precedenti. E’ la settima vittima, dall’inizio di settembre, tra i profughi che hanno cercato rifugio in Polonia dalla Bielorussia.

(Fonte: Associated Press, Al Jazeera, The Guardian).  

Turchia-Grecia (frontiera dell’Evros), 14 ottobre 2021

Un giovane profugo siriano è morto alla frontiera dell’Evros, poco dopo essere stato costretto a rientrare dalla Grecia in Turchia. Si chiamava Alaa Muhammad Al Bakri: aveva due figli piccoli, un bambino di 8 anni e una bimba di 5. Arrivato in Turchia, era riuscito con un compagno ad attraversare la linea di confine segnata dal fiume. Era malato e molto debole, tanto da non riuscire più ad andare avanti. “Me lo sono caricato sulle spalle – ha raccontato il compagno in una testimonianza riferita da Alarm Phone – e lo ho trasportato per un lungo tratto. Poi mi sono consegnato alla polizia greca, ma gli agenti ci hanno gettato in prigione. Poi, non molto dopo, ci hanno costretti a salire su un’auto e ci hanno riportato fino al fiume, abbandonandoci in una piccola isola in mezzo alla corrente. E lui è morto proprio su quell’isola”.

(Fonte: Alarm Phone) 

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 14 ottobre 2021

Un neonato è morto, a sud di Gran Canaria, sulla barca dove poco prima era venuto alla luce insieme a un gemellino. La madre e il fratellino si sono salvati. Il battello, con a bordo 50 migranti subsahariani, tra cui alcune donne in stato di gravidanza, era partito dal Marocco occidentale. E’ rimasto in mare per giorni, fino a quando, il 15 ottobre, è stato avvistato alcune miglia a sud di Gran Canaria. I due piccoli sono nati prima che arrivassero i soccorsi e uno dei due è morto pochi minuti più tardi. Quando una salvamar del Salvamento Maritimo ha accostato per prendere a bordo i naufraghi, l’equipaggio si è subito reso conto dell’emergenza ed ha fatto intervenire un elicottero di salvataggio, per trasferire all’ospedale Juan Negrin di Gran Canaria sia la donna che il bimbo ancora in vita e il corpicino dell’altro. Tutti gli altri naufraghi sono stati sbarcati dalla salvamar nel porto di Arguineguin.

(Fonte: El Diario)  

Marocco-Spagna (Capo Trafalgar, Cadice), 14-15 ottobre 2021

Dieci morti e 15 dispersi (25 vittime) in un naufragio nello Stretto di Gibilterra, al largo di Cadice. Soltanto 3 i superstiti. Quattro corpi senza vita sono stati recuperati durante i soccorsi, gli altri sei nei giorni successivi. La barca era partita dalla costa di Tangeri, puntando verso l’Andalusia, ma è affondata in circostanze non chiarite molto prima di raggiungere la Spagna. L’allarme è scattato alla centrale operativa del Salvamento Maritimo di Tarifa  alle 20,55 di giovedì 14 ottobre, quando un cargo ha segnalato di aver avvistato il relitto semi sommerso di una imbarcazione circa 37 miglia a est di Capo Trafalgar. Dalla base di Jerez de la Frontera è decollato un elicottero che, individuato quanto restava del battello, ha tratto in salvo i due naufraghi che vi erano aggrappati e recuperato un cadavere. Contemporaneamente è partita la salvamar Enif che ha avvistato e soccorso una donna ancora in vita, facendola a sua volta trasferire d’urgenza con l’elicottero a Jerez. Poco dopo la stessa Enif ha trovato in mare tre cadaveri. Le ricerche sono continuate per tutta la notte e la giornata di venerdì 15, sotto il coordinamento della centrale di Tarifa, ma dei dispersi non si è trovata traccia. E’ stato invece avvistato, al largo di Punta Carnero (Cadice) un piccolo canotto pneumatico con 11 migranti, che sono stati tutti portati in salvo. Nel corso delle ricerche condotte fino a domenica 17 ottobre sono stati recuperati altri sei cadaveri.

(Fonte: Europa Press, Nadorcity.com)

Algeria-Spagna (Algeri-Baleari), 16 ottobre 2021

Quattro harraga algerini sono morti nel naufragio della piccola barca con cui stavano cercando di raggiungere l’Europa. Tredici i superstiti. Le autorità di Algeri non hanno precisato se ci siano anche dei dispersi. La notizia è stata diffusa domenica 17 ottobre dal portavoce del Ministero della Difesa Nazionale, ma la tragedia risale al giorno prima, sabato 16. La stampa algerina ne ha parlato solo lunedì 18. Il battello, uno scafo in legno, è partito dalla costa di Algeri, presumibilmente sulla rotta per le Baleari. Non ha navigato a lungo: era ancora soltanto 16 miglia a nord del litorale algerino quando, probabilmente a causa del mare mosso e del sovraccarico, si è rovesciato, scaraventando in acqua tutti quanti erano a bordo. L’allarme sarebbe stato lanciato da alcuni pescatori, ma il comunicato ministeriale riferisce che le operazioni di soccorso sono state condotte da due unità appartenenti al raggruppamento territoriale della Guardia Costiera di Algeri. Sta di fatto che sono stati tratti in salvo 13 naufraghi e recuperati 4 corpi senza vita. Sia i superstiti che le salme sono stati sbarcati ad Algeri.

(Fonte: Libertè Algerie, Le Quotidien d’Oran) 

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 17 ottobre 2021

Un migrante è morto prima che arrivassero i soccorsi su una barca intercettata a sud di Gran Canaria. Nelle prime ore dopo il salvataggio sembrava che ci fosse anche un disperso, ma le testimonianze dei superstiti hanno poi chiarito che si trattava di un equivoco. Partito con 45 persone, tutti uomini, dalla costa atlantica del Marocco, il battello, dopo essere rimasto sette giorni in mare, è stato segnalato intorno alle 8,30 alla centrale operativa del Salvamento Maritimo. La salvamar Polimnia lo ha contattato poco dopo, quando era ormai a un centinaio di metri di distanza da Playa de Anfi del Mar, nel comune di Mogan, costa meridionale di Gran Canaria. A bordo i soccorritori hanno trovato 44 migranti maghrebini e il cadavere del giovane che, hanno riferito i compagni, era morto poche ore prima. Durante la fase del trasbordo alcuni dei superstiti hanno segnalato che un altro del gruppo era caduto in acqua, scomparendo tra le onde. Tutti i supertsiti e la salma sono stati sbarcati nel porto di Arguineguim, circa 3 chilomettri più a sud. Contemporaneamente, nel tratto di mare compreso tra Arguineguin e Anfi del Mar, sono iniziate le ricerche del migrante che si credeva disperso, condotte dall’elicottero Helimer 203 e da una motovedetta fino a quando, ricostruendo meglio i fatti, si è scoperto che si trattava di un equivoco.

(Fonte: La Provincia edizione del 17 e del 18 ottobre, Canarias 7, El Diario, sito Helena Maleno, Europa Press)

Tunisia-Italia (Mahdia-Lampedusa), 17 ottobre 2021

Due morti e 22 dispersi (24 vittime) nel naufragio di una barca di migranti in rotta verso Lampedusa. Soltanto 7 i superstiti. Tutti a bordo, vittime e superstiti,  erano tunisini. Il battello, un piccolo scafo in legno, è partito dalla costa della Tunisia sud orientale, verosimilmente dalla zona di Sfax, diventata il principale punto tunisino d’imbarco verso l’Italia. Il naufragio è avvento all’altezza della spiaggia di Al Baghdadi, tra la zona turistica di Mahdia e Monastir. I primi soccorsi sono arrivati da alcune barche di pescatori, che hanno tratto in salvo 7 naufraghi e recuperato due corpi senza vita. Nessuna traccia degli altri 22, nonostante le ricerche condotte fino a sera inoltrata. I superstiti sono stati sbarcati a Mahdia. Secondo un ufficiale della Guardia Costiera tunisina, a causare la tragedia sono state le cattive condizioni del mare ma, soprattutto, il sovraccarico della barca, sulla quale erano state ammassate ben 31 persone benché fosse abilitata per portarne sei al massimo. La magistratura di Monastir ha aperto un’inchiesta per risalire agli organizzatori della “spedizione”.

(Fonte: Webdo, Alarm Phone, Associated Press, San Antonio Express News, Midland Daily News, Abc News, Ap National News)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 17 ottobre 2021

Dodici harraga dispersi in un naufragio sulla rotta tra l’Algeria e l’Andalusia. Due soltanto i superstiti. Erano su un piccolo scafo in legno partito nella serata di sabato 16 dal litorale di Orano: 13 uomini e 1 donna. La barca ha navigato per tutta la notte verso Almeria, ma nelle prime ore di domenica 17 il motore ha avuto un’avaria, lasciandola in balia del mare. Poi ha ceduto anche lo scafo, che si è inabissato. Finiti in acqua, i naufraghi, spinti dalle onde e dalle correnti, si sono persi di vista. Probabilmente qualcuno è annegato subito. L’allarme è stato dato intorno alle 15 dall’equipaggio di un veliero che ha avvistato e tratto in salvo uno dei naufraghi, circa 7 miglia a sud est di Carboneras, sbarcandolo poi nel porto di San Josè, dove è arrivato alle 18,30 circa. Nel frattempo, sulla base della segnalazione pervenuta alla centrale Mrcc dal veliero, era scattata una vasta operazione di ricerca condotta dal Salvamento Maritimo. Un elicottero ha trovato e recuperato alle 16,20 un altro naufrago, poi trasferito ad Almeria. Sono stati i due superstiti a riferire cosa era accaduto e che 12 loro compagni erano ancora in mare. Le ricerche sono continuate fino a notte, senza alcun esito.

(Fonte: Ideal, Europa Press, sito web Helena Maleno)  

Grecia (Salonicco), 18 ottobre 2021

Un migrante proveniente dalla frontiera dell’Evros è morto in Grecia nell’incidente stradale che ha coinvolto il pulmino su cui viaggiava con alcuni compagni. Altri 9 sono rimasti feriti. Il mezzo procedeva a forte velocità in direzione ovest, sull’autostrada per Atene. Aveva da poco superato Salonicco quando, intorno alla mezzanotte, nei pressi di Halastra, 20 chilometri più a ovest, ha sbandato ed è finito in un fossato laterale, ribaltandosi. La vittima è morta sul colpo. Per estrare il cadavere dalle lamiere sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. I nove feriti sono stati ricoverati all’ospedale Ippokratio di Salonicco. Secondo il rapporto della polizia, almeno uno in condizioni critiche.

(Fonte: Ekathinerini) 

Polonia (frontiera fiume Bug con la Bielorussia), 19-20 ottobre 2021

Un profugo siriano di 19 anni è annegato nel tentativo di attraversare a nuoto il Bug Occidentale, nel tratto in cui il fiume segna il confine tra la Bielorussia e il voivado polacco della Podlachia. A dare l’allarme, la mattina di martedì 19 ottobre, è stato un altro profugo, anch’egli siriano, che intercettato dalla polizia vicino alla sponda polacca, ha subito segnalato di aver perso di vista in mezzo al fiume il compagno che era con lui. Il cadavere è stato trovato il giorno dopo, mercoledì 20, arenato sulla riva dove lo aveva trascinato la corrente. Lo stesso giovane che ne aveva segnalato la scomparsa ha effettuato un primo riconoscimento, confermato poi dai documenti che la polizia ha trovato negli abiti della vittima. E’ l’ottavo migrante morto al confine polacco con la Bielorussia dall’inizio del mese di settembre. I casi precedenti riguardano un siriano trovato in un campo il 14 ottobre, un gruppo di quattro iracheni (tre in Polonia e uno in Bielorussia); un iracheno morto a 500 metri dalla frontiera la notte tra il 23 e il 24 settembre; un sedicenne iracheno morto nei boschi dove si nascondeva con la famiglia vicino a Koterka intorno alla metà di settembre, dopo essere stato respinto dalla polizia polacca.

(Fonte: Politico, Infomigrants, Anadolu Agency) 

Algeria-Spagna (Formentera, Baleari), 20 ottobre 2021

Il corpo di una donna in stato di decomposizione molto avanzata è stato trascinato dal mare su un tratto di costa rocciosa di Formentera, nelle Baleari. L’allarme è stato dato dall’equipaggio di una barca privata che lo ha visto flottare poco lontano dalla scogliera. Secondo la polizia, l’ipotesi più accreditata è che si tratti dei resti di una migrante annegata nel tentativo di raggiungere la Spagna. Probabilmente una harraga algerina, visto che le Baleari sono uno dei principali terminali delle rotte dell’immigrazione dalle coste dell’Algeria centrale. Il grave stato di degrado del cadavere, che testimonia una lunghissima permanenza in mare, fa escludere però che si tratti di una migrante morta durante la grossa ondata di arrrivi nell’arcipelago registrata tra sabato 16 e martedì 19 ottobre. Si pensa piuttosto all’altrettanto elevato numero di sbarchi che si è avuto dopo la metà di agosto, quando a Formentera sono approdate dall’Algeria decine di piccole barche cariche di harraga.

(Fonte: Formentera News, Periodico de Ibiza, Ultima Hora, Europa Press) 

Libia (Waddan, deserto del Fezzan), 20-21 ottobre 2021

I cadaveri di tre migranti subsahariani, dopo una segnalazione giunta alla polizia, sono stati recuperati da una squadra della Mezzaluna Rossa nel deserto del Sahara, lungo una delle diretttrici dell’emigrazione dal sud verso la costa mediterranea. Erano semisepolti nella sabbia a breve distanza da Waddan, una piccola città oasi nel nord est del Fezzan, distretto di Jufra, importante snodo stradale perché vi confluiscono la strada per Sirte diretta a nord e la Fezzan Road per il sud. Sirte e la costa distano in particolare circa 260 chilometri, mentre ce ne sono 365 in direzione sud ovest, in pieno Sahara, per arrivare fino a Sheba, l’antica capitale del Fezzan, nodo delle strade e delle piste provenienti dal Niger. Tripoli è a più di 600 chilometri, in direzione nord ovest. Le salme sono state trasferite all’obitorio di Jufra per le procedure di legge. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione. A giudicare dallo stato di conservazione, sono rimaste semisepolte nel deserto per molti giorni. Ignote le circostanze della morte.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, Libya Observer)

Algeria-Spagna (Chlef-Alicante, Orano-Andalusia), 22 ottobre 2021

Due harraga morti e 39 dispersi in una serie di naufragi e barche sparite tra il 15 e il 21 ottobre. E’ quanto emerge dal rapporto pubblicato venerdì 22 ottobre da Francisco Josè Clemente Martin, responsabile del Centro per l’identificazione dei migranti scomparsi, una Ong con sede in Spagna. Nel bilancio è incluso anche il naufragio avvenuto domenica 17 ottobre a sud est di Carboneras, nei pressi di Almeria, nel quale, dei 14 migranti a bordo (13 uomini e 1 donna), due soli si sono salvati: 10 risultano dispersi e di due è stato recuperato il corpo senza vita (nota del 17 ottobre: ndr) tra il 18 e il 19 ottobre. Degli altri 29 dispersi, ventuno (tra cui 5 donne e 8 tra bambini e ragazzi minorenni) erano su una barca salpata dal litorale di Chef (200 chilometri circa a est di Orano) e diretta verso Alicante. In Spagna non sono mai arrivati né sono rientrati in Algeria: dopo giorni di ricerche senza esito, c’è da pensare a un naufragio “fantasma”. Nessuna traccia anche di una barca con un motore da 40 cavalli partita da Orano con a bordo 5 harraga e mai arrivata a destinazione sulla costa andalusa. Scomparsi, infine, tre giovani che si sono avventurati in mare su una moto d’acqua. “Quello che è accaduto negli ultimi sette giorni – ha scritto Francisco Martin – è un disastro. Tutti questi naufragi sono confermati al cento per cento. E per di più stiamo cercando notizie di altre due barche”.

(Fonte: Liberte Algerie, El Watan)  

Marocco-Spagna (Ceuta), 23 ottobre 2021

Il cadavere di un migrante marocchino – Zakaria Akalouche, 19 anni, originario di Tetouan – è stato recuperato nelle prime ore del mattino poche centinaia di metri al largo di Ceuta, all’altezza della spiaggia di Sarchal, appena a sud dell’antemurale del porto. L’operazione è stata condotta da una squadra del servizio marittimo della Guardia Civil. Sbarcato sul molo dei pescherecci, il corpo, con indosso tuta da sub e pinne, è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge. Inizialmente non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione, ma appariva evidente che doveva trattarsi du un migrante annegato nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Già il primo esame medico, inoltre, ha potuto stabilire che la morte risaliva a poche ore prima del ritrovamento. A giudicare dalla zona in cui il giovane senza vita è stato avvistato mentre flottava trascinato dalla corrente, infine, appariva molto probabile che fosse sceso in mare dalla spiaggia di Castillejos, frontiera sud di Ceuta, a una decina di chilometri di distanza. La frontiera nord, Benzù, infatti, anche se è più vicina, 8 chilometri circa, si trova oltre la penisola e l’antemurale del porto. Sulla base di questi elementi, la Guardia Civil ha condotto accertamenti in collaborazione con la gendarmeria marocchina, giungendo all’identificazione della vittima nel giro di pochi giorni. La mattina del 29 la salma è stata sepolta a Ceuta nel cimitero di Sidi Embarek.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Algeria-Spagna (Formentera, Baleari), 23 ottobre 2021

Un cadavere è stato trovato in mare a Formentera nei pressi dell’isolotto di Espalmador. E’ il secondo nel giro di tre giorni affiorato nelle acque dell’isola dopo quello di una donna in stato di decomposizione molto avanzata recuperato il 20 ottobre tra le rocce della scogliera di Estufador, a quasi 20 chilometri di distanza da Espalmador in direzione sud est. Anche in questo caso non sono stati trovati elementi utili per risalire all’identità della vittima e alle circostanze della morte, né se sia ipotizzabile un collegamento con il primo cadavere. L’ipotesi più accreditata, tuttavia, è che si tratti di un migrante, probabilmente algerino, annegato nel tentativo di arrivare alle Baleari, che sono il terminale di una delle rotte più usate per la traversata dalle coste dell’Algeria centrale al territorio spagnolo.

(Fonte: Formentera News, Diario de Ibiza, Cadena Ser, Europa Press) 

Marocco-Spagna (Melilla), 24 ottobre 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato nelle acque di Melilla, all’altezza della zona del faro. A dare l’allarme, verso le 10,30, è stato un agente della Guardia Civil fuori servizio che, mentre stava svolgendo attività sportive in mare, lo ha visto flottare tra le onde. Circa un’ora dopo una squadra del gruppo subacqueo della stessa Guardia Civil lo ha recuperato e trasferito all’obitorio per l’autopsia. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione, ma appare scontato che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di entrare a nuoto nell’enclave spagnola dal Marocco.

(Fonte: El Faro de Melilla, Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Dakhla-Gran Canaria), 24-25 ottobre 2021

Almeno 8 migranti subsahariani  morti su una barca intercettata circa 200 chilometri a sud di Gran Canaria il 24 ottobre. Subito dopo i soccorsi sembrava ci fosse una sola vittima, un bambino morto di ipotermia e sfinimento fisico prima di poter arrivare all’ospedale insulare Negrin, dopo essere stato prelevato da un elicottero, insieme ad altre 9 persone. Nei giorni successivi, in base alle indagini della polizia, si è scoperto che ci sono non meno di altri 7 morti: 4 bambini piccolissimi, un uomo e come minimo due donne. Il battello, salpato la notte tra il 13 e il 14 ottobre da Dakhla, nel Sahara Occidentale, è rimasto in mare per una decina di giorni. Quando è stato avvistato, a bordo erano in 52: 22 uomini, 23 donne, sette minorenni tra cui due bimbi di pochi mesi. A dare l’allarme, nella serata di domenica 24 ottobre, è stato un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo, che ha mobilitato per i soccorsi la guardamar Polimnia e un elicottero il cui equipaggio, raggiunta la barca e rendendosi subito conto che molti dei naufraghi erano allo stremo, ha effettuato l’evacuazione immediata di due adulti e dell’intero gruppo di minorenni, tutti con forti sintomi di disidratazione e ipotermia. Uno dei minorenni è morto poco dopo, durante i soccorsi. Gli altri, inclusi i due bimbi più piccoli, sono stati ricoverati all’ospedale materno infantile. I due adulti al Negrin. I 43 migranti rimanenti, prelevati dalla Polimnia, sono stati condotti nella nottata tra domenica 24 e lunedì 25 nel porto di Arguineguin. Le prime confuse testimonianze dei superstiti, tutti molto provati dal lungo periodo trascorso in mare, non hanno permesso di ricostruire nei particolari quanto era accaduto. Mettendo a confronto i vari racconti, tuttavia, la tragedia è stata in gran parte chiarita poco più di una settimana dopo. Tutti i superstiti hanno confermato la data della partenza e riferito che le vittime, oltre al ragazzo morto durante i soccorsi, sono almeno 7. Non essendo stato possibile stabilire tuttavia in quanti fossero a bordo alla partenza, ce ne potrebbero essere ancora due o tre. La tragedia è iniziata prima ancora di salpare. L’intero gruppo di migranti, in attesa dell’imbarco, è stato trasportato dai trafficanti in una zona desertica, non lontano dal mare. Sono rimasti lì per oltre una settimana, in ricoveri di fortuna e nutrendosi quasi esclusivamente di pane ed acqua. Anche le scorte per il viaggio erano costituite unicamente da pane ed acqua, peraltro sufficienti per appena tre giorni. Al quarto giorno di navigazione le codizioni meteo sono peggiorate e la barca ha cominciato a imbarcare acqua a causa del mare molto mosso. Il primo a morire è stato un uomo che, caduto fuoribordo, è presto scomparso alla vista, senza che nessuno dei compagni potesse aiutarlo. Poi hanno cominciato a morire i bambini, che sono stati affidati al mare, vincendo la resistenza delle madri, che ne hanno tenuto i corpicini tra le braccia per più di un giorno. Infine è toccato ad almeno due donne. Avevano tutti perso ormai ogni speranza quando, seguendo le indicazioni dell’aereo da ricognizione che ha avvistato la barca, sono stati raggiunti dalla Polimnia e poi dall’elicotttero del Salvamento Maritimo.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia, El Diario edizioni del 24-25 ottobre e del 3 novembre; Efe Canarias, Europa Press, sito Helena Maleno, Ansamed)

Marocco-Spagna-Portogallo (Oued Daoyat, Ceuta), 25 ottobre 2021

Un migrante del Rif marocchino, Nayim Douas, 35 anni, è scomparso in mare dopo che la barca con cui stava tentando di raggiungere la Spagna è stata travolta da una petroliera a nord dello Stretto di Gibilterra. Ne hanno dato notizia i tre compagni, tutti originari, così come Nayim, di Oued Daoyat, un villaggio situato lungo il torrente Berrocal, al confine con l’enclave spagnola di Ceuta. Il naufragio è avvenuto il 24 di settembre ma se ne è avuta notizia solo un mese dopo, quando, su richiesta della famiglia di Nayim, il rappresentante degli abitanti di Oued Daoyat, Ismael, ha lanciato un appello di ricerca attraverso la redazione del Faro de Ceuta. I quattro amici vivevano dell’economia frontaliera con Ceuta. Rimasti senza lavoro per quasi due anni in seguito alla chiusura del confine per la pandemia, hanno deciso insieme di tentare di ricostruirsi un futuro in Spagna. Si sono imbarcati tra il 22 e il 23 settembre sulla costa atlantica dello Stretto, puntando presumibilmente verso Cadice. Durante la navigazione hanno però perso l’orientamento, finendo a 90 chilometri dalla costa portoghese. Stavano tentando di avvicinarsi alla riva quando il loro piccolo scafo si è trovato sulla rotta di una petroliera portoghese, che lo ha rovesciato, scaraventandoli tutti in acqua. Tre sono stati tratti in salvo: due incolumi e uno ferito, tanto da dover essere poi ricoverato in ospedale allo sbarco in Portogallo. Nayim, probabilmente ferito a sua volta, non è stato più ritrovato. Appena ne hanno avuto la possibilità, i tre superstiti hanno avvertito i familiari dell’amico scomparso. Non essendo stato recuperato il corpo, la famiglia si è aggrapata per giorni alla speranza che Nayim possa in qualche modo essersi salvato ma che non abbia la possibilità di comunicare. Da qui l’appello lanciato dal padre, attraverso il rappresentante del suo villaggio.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Turchia-Grecia (Chios, Egeo), 26 ottobre 2021

Quattro migranti morti e uno disperso nell’Egeo, in un naufragio al largo dell’isola greca di Chios. Le quattro vittime di cui è stato recuperato il corpo senza vita sono tre bambini e una ragazza minorenne. Erano su un piccolo canotto pneumatico salpato la notte tra il 25 e il 26 ottobre dalla costa della Turchia verso le Isole Egee. Tutti di origine subsahariana, al momento della partenza a bordo sono saliti in 27 quando quel gommone era abilitato al massimo per dieci persone. Hanno navigato lentamente fino ad arrivare a breve distanza di Chios, in direzione sud est. Le condizioni del mare non erano buone: onde alte e venti fino a forza 6. Probabilmente è stata questa la causa del naufragio. Non era ancora giorno. Le prime richieste di aiuto sono arrivate alla centrale della Guardia Costiera Greca poco prima delle 6,30. Sul posto è stata inviata una motovedetta, affiancata poi da altre unità. I soccorritori hanno recuperato nelle prime ore 21 naufraghi e tre corpi senza vita. Le ricerche successive, condotte anche da un elicottero da ricognizione, hanno portato a trarre in salvo un’altra persona e a recuperare un altro cadavere, quello della ragazza. Nessuna traccia del ventisettesimo naufrago. I superstiti (14 uomini, 7 donne e un bambino) e i cadaveri sono stati sbarcati a Chios.

(Fonte: Astraparis, Associated Press, Ekathimerini, Ana Mpa, Alarm Phone, Mare Liberum, Anadolu Agency, Aegean Boat Peopli, sito web Eleni Kostantopoulo) 

Marocco-Spagna (Tangeri-Huelva), 27 ottobre 2021

Un migrante marocchino – Mohamed el Hiuchou, 23 anni, pescatore di un villaggio della costa tra Tangeri e Castillejos – risulta disperso in mare nel tentativo di raggiungere la Spagna. Gli ultimi contatti certi risalgono al 18 ottobre, ma la sua scomparsa, segnalata alla famiglia dai tre amici partiti con lui, è stata comunicata solo dieci giorni dopo, mercoledì 27 ottobre, con un appello di ricerca che, sulla scia di altri appelli analoghi, è stato lanciato dai genitori, attraverso la redazione del Faro de Ceuta, per chiedere quanto meno di chiarire le circostanze della tragedia. La ricostruzione di quanto è accaduto si basa unicamente sulla testimonianza dei tre superstiti. I quattro giovani hanno preso il mare da Tangeri, il 18 ottobre, puntando verso il golfo di Cadice, in Andalusia. Erano già nelle acque spagnole ma fuori rotta, circa 14 miglia a sud di Huelva e un centinaio di chilometri a nord ovest di Cadice, quando il battello, investito all’improvviso da alcune grosse onde, si è rovesciato. I tre amici di Mohamed hanno raccontato di essere riusciti ad aggrapparsi al relitto mentre lui, per tenersi a galla, ha afferrato una tanica di benzina vuota. Probabilmente pensava di poter arrivare anche lui a quanto restava della barca ma, secondo quanto hanno riferito i supersiti, la corrente era forte e lo ha trascinato lontano, alla deriva, fino a che lo hanno perso di vista. I soccorsi sono arrivati parecchio tempo dopo: un elicottero spagnolo ha avvistato il relitto e recuperato i tre naufraghi. Nessuna traccia di Mohamed nonostante le ricerche. Il salvataggio, però, risulta avvenuto quasi 28 miglia a sud di Huelva, una distanza quasi doppia rispetto a quella indicata del punto del naufragio. Potrebbe essere stato un effetto delle correnti come può esserci stato un errore nella localizzazione iniziale. In ogni caso questo resta un punto da chiarire.

(Fonte: El Faro de Ceuta)     

Libia (Tripoli), 27-28 ottobre 2021

Un giovane eritreo è morto a Tripoli, la notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 ottobre, poco dopo essere stato investito da un’auto di fronte al Community Day Centre (Cdc), il centro di accoglienza provvisoria e transito allestito nel 2019 per ospitare i richiedenti asilo in attesa di “relocation” in Europa o comunque fuori dalla Libia ma chiuso per motivi di sicurezza nei giorni della battaglia per la conquista della capitale da parte delle forze del generale Haftar. Non sono chiare le circostanze dell’incidente: la stessa Unhcr ha sollecitato un’inchiesta alle autorità libiche. Si sa per certo, tuttavia, che il giovane era tra le migliaia di profughi che hanno organizzato una massiccia manifestazione di fronte al Cdc per chiedere all’Unhcr di riaprire il programma di relocation e di poter lasciare al più presto la Libia. Per mesi è cresciuto il malcontento per il blocco dei trasferimenti dovuta al fatto che in pratica non ci sono quasi più paesi disposti ad accogliere i richiedenti asilo intrappolati in Libia, ma la protesta è esplosa dopo le migliaia di arresti di migranti effettuati dalla polizia libica prima nel sobborgo di Gargaresch e poi in tutta Tripoli e si è concentrata in particolare nelle strade davanti e tutt’intorno al centro Unhcr, dove si sono praticamente accampati migliaia di giovani, uomini e donne, molti dei quali rimasti senza alcuna possibilità di alloggio dopo che la polizia li ha sfrattati di forza o addirittura ne ha distrutto i ripari precari che si erano procurati. Quando è stato investito, il giovane eritreo era appunto per strada, a pochi metri dall’ingrersso del Cdc. I soccorsi sono arrivati da una equipe medica inviata dalla stessa Unhcr: il ragazzo è apparso subito in condizioni critiche ed è morto poco dopo essere stato trasferito nel più vicino ospedale. L’Unhcr ha ribadito di essere pronta a sostenere un piano d’azione urgente per far fronte e risolvere la situazione.

(Fonte: Unhcr Libya, rapporto e comunicato stampa)

Marocco-Spagna (Al Aaiun-Furteventura), 29 ottobre 2021

Un migrante subsahariano è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere a nuoto la nave che si stava avvicinando per soccorrere il gommone su cui si trovava insieme a 50 compagni, tutti subsahariani. Una donna che lo aveva seguito è sata tratta in salvo. Il battello, partito veso le Canarie da Al Aaiun, nella provincia marocchina di Laayoune, è rimasto alla deriva per diversi giorni senza che se ne avesse notizia. Le ricerche sono scattate il 28 ottobre su segnalazione della Ong Caminando Fronteras. Era 66 miglia a sud di Fuerteventura e a circa 70 da Al Aaiun quando è stato avvistato dal Sasemar 203, un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo. Sul posto è stata dirottata la salvamar Talia che aveva già a bordo altri 59 naufraghi e che, data la distanza da percorrere, ha fatto intervenire per i primi soccorsi il cargo Santa Clara, in navigazione nella zona. Quando dal gommone hanno visto la nave abbastanza vicina, il migrante poi scomparso si è tuffato pensando di raggiungerla prima, ma la distanza era ancora notevole e si è perso in acqua. L’equipaggio del mercantile è riuscito invece a soccorrere la donna che lo aveva seguito pochi minuti dopo, portandola a bordo semi svenuta e con forti sintomi di annegamento che hanno indotto a chiedere l’intervento immediato di un elicottero per trasferirla in ospedale a Fuerteventura. Gli altri 49 naufraghi (36 uomini e 13 donne) sono stati recuperati dalla Talia e sbarcati a Fuerteventura.

(Fonte: El Diario, La Provincia, Agenzia Efe, Alarm Phone) 

Polonia-Bielorussia (zona di confine), 29 ottobre 2021

Il corpo senza vita di un profugo iracheno è stato trovato al confine tra Polonia e Bielorussia, sul versante bielorusso, vittima quasi certamente di sfinimento, ipotermia e disidratazione. Faceva parte di un gruppo di una decina di migranti costretti a passare diversi giorni tra i boschi della zona di frontiera, senza riuscire a trovare rifugio in Polonia come speravano. Non sono chiare le circostanze precise della morte. Non è chiaro, anzi, neanche se l’uomo sia morto in Polonia oppure in Bielorussia. Secondo quanto è stato riferito, il primo novembre, da alcuni media polacchi, la polizia bielorussa sostiene che quando è morto aveva già passato da tempo il confine, ma che le forze di sicurezza polacche avrebbero costretto altri migranti a trascinarne il cadavere dall’altra parte della frontiera. Le autorità di Varsavia smentiscono questa ricostruzione: “Se l’incidente fosse accaduto sul nostro versante – hanno dichiarato a un cronista di Gazeta Wyborcza – la nostra polizia lo avrebbe certamente saputo”. Sette dei dieci compagni della vittima, tuttavia, hanno confermato al giornale che la morte è avvenuta in territoprio polacco. Sono molto frequenti, del resto, i respingimenti anche brutali eseguiti dalla polizia polacca:  il 26 ottobre, ad esempio, Judith, una profuga congolese di 29 anni, incinta di due mesi e mezzo, ha riferito al portale Oko di aver perso il bambino in seguito alle violenze subite dalle guardie di frontiera per costringerla a rientrare in Bielorussia.

(Fonte: Daily Sabah, Gazeta Wyborcza)

Algeria-Spagna (Mostaganem), 29-30 ottobre 2021

Undici algerini dispersi nel naufragio di una piccola barca sulla rotta per la Spagna. A bordo erano in 14. Del battello – salpato prima dell’alba di sabato 30 ottobre da Mostaganem, 80 chilometri a est di Orano – si sono perse le tracce poche ore dopo la partenza. L’allarme per la scomparsa, avvenuta in acque internazionali, è stato lanciato da alcuni familiari dei migranti. Gli stessi familiari, come riporta in data 2 novembre il Centro internazionale per l’idetificazione dei migranti dispersi (Cipimd), hanno riferito che i primi soccorsi sono stati prestati da un mercantile turco, che ha recuperato 3 naufraghi, poi trasferiti su una motovedetta della Marina algerina. Nessuna traccia degli altri 11. “Non risulta – scrive la Ong con sede a Granada – che la Spagna abbia recuperato qualcuno, né vittime né superstiti del naufragio. Non sappiamo in quali circostanze sia avvenuta la tragedia. Sappiamo solo che erano partiti con una ‘taxi patera’ e che risultano dispersi”.

(Fonte: Francisco Josè Clemente Martin, della Ong Cipimd).

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 30 ottobre 2021

Un migrante marocchino – Soufian Allaboch, 23 anni – risulta disperso in mare mentre cercava di arrivare a nuoto nell’enclave spagnola di Ceuta. E’ scomparso da sabato 23 ottobre, ma se ne è avuta notizia solo sabato 30, quando i familiari e gli amici, non avendone più notizie, hanno lanciato un appello di ricerca attraverso il Faro de Ceuta. A tentare l’impresa con lui c’erano tre compagni. Si erano tutti preparati per tempo, procurandosi anche una tuta da sub per difendersi dal freddo. Hanno preso il largo insieme verso sera, da una spiaggia di Castillejos, per passare la frontiera dalla zona del Tarajal, spingendosi piuttosto al largo per aggirare la scogliera. Da Ceuta pensavano poi di proseguire in qualche modo per la Spagna. Sono invece incappati in una pattuglia della polizia marocchina quando erano ancora nelle acque di Castillejos, ma mentre i suoi compagni sono stati bloccati Soufian è riuscito ad allontararsi nel buio. Da quel momento nessuno lo ha più visto. Contrariamente alle attese, nei giorni successivi non sono arrivate sue notizie alla famiglia. Senza esito anche le ricerche condotte tra gli amici in Marocco e nelle strutture per migranti di Ceuta. Nessuna risposta alle sue foto diffuse per chiedere notizie. Poi, sabato 30, la decisione di rivolgersi alla redazione del Faro.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Algeria-Spagna (Arzew-Andalusia), 30 ottobre 2021

Un harraga algerino è annegato in seguito al naufragio della piccola barca con cui stava cercando di raggiungere l’Andalusia. Due suoi compagni sono stati salvati in extremis. Non è noto se ci siano anche dei dispersi: le autorità algerine non hanno fornito notizie in proposito. E’ certo comunque che i tre, di età compresa tra i 25 e i 35 anni, sono partiti nel primo mattino di venerdì 30 ottobre dalla costa di Arzew, una città portuale situata 40 chilometri a nord est di Orano, nell’Algeria occidentale. Il naufragio è avvenuto poche ore dopo, 30 chilometri a nord di Arzew, in direzione nord, mentre navigavano verso l’Andalusia. Il relitto dello scafo rovesciato è stato avvistato dalla Guardia Costiera algerina verso le 22. Aggrappati ai rottami c’erano i due naufraghi ancora in vita, entrambi in forte stato di ipotermia. Nei pressi è stato recuperato il cadavere del giovane annegato. I due superstiti sono stati sbarcati presso la base marittima del porto di Arzew mentre la salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale El Moghoun per le procedure di legge.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran)

Marocco-Spagna-Capoverde (Dakhla – Sau Nicolau), 31 ottobre 2021

Almeno 31 vittime su una barca salpata dal Sahara Occidentale verso le Canarie e rimasta alla deriva per un mese e mezzo nell’Atlantico, prima di essere trovata nella fascia nord dell’arcipelago di Capo Verde. Tre i corpi recuperati ma, stando a quanto è emerso dalle indagini condotte nei giorni successivi, risultano come minimo anche 28 dispersi. L’allarme è scattato la mattina del 31 ottobre, quando la barca, un vecchio scafo in legno, è stata trascinata dal mare a Djeu de Merca, una delle spiagge dell’isola di Sau Nicolau. A bordo, informati da alcuni abitanti dell’isola, agenti di polizia e il delegato dell’ufficio sanitario hanno trovato tre corpi in stato di degrado molto avanzato. I documenti rinvenuti tra gli abiti hanno permesso di identificarli quasi subito: tre marocchini di età compresa tra i 19 e i 48 anni. L’autopsia ha stabilito che sono morti di inedia e disidratazione dopo un lungo periodo trascorso in mare. E’ apparso subito evidente che non dovevano essere le uniche vittime. Le dimensioni e le circostanze della tragedia sono poi emerse nei giorni successivi. Il 7 novembre il quotidiano marocchino Nadocity.com ha riferito che tutto porta a credere che si tratti di una barca salpata verso le metà di settembre da Dakhla con a bordo più di 30 harraga della provincia di Khouribga, una città poco lontana dalla costa atlantica del Marocco ma oltre 1600 chilometri a nord del punto d’imbarco, nel Sahara Occidentale. L’identità dei morti, infatti, corrisponde a quella di tre degli oltre 30 giovani segnalati come “scomparsi” dalla zona. Sulla scorta di altre tragedie analoghe, è verosimile che il battello abbia perso la rotta, magari per un guasto o per aver esaurito il carburante, senza la possibilità di chiedere aiuto. Rimasto alla deriva, deve essere stato catturato dalla corrente atlantica delle Canarie che, dopo oltre sei settimane, lo ha portato fino alle isole di Capo Verde, facendolo approdare a Sau Nicolau. Una sofferenza durata più di un mese, che non ha lasciato scampo alle persone a bordo. I tre corpi recuperati sono stati sepolti a Sau Nicolau, subito dopo gli esami medici, nel cimitero di Riberira Brava.

(Fonte: New in 24, Archyworl ys, Morocco World Nes, Nadorcity.com)

Marocco-Canarie (Morro Jable, Fuerteventura), 2 novembre 2021

Il cadavere di una donna subsahariana è stato recuperato circa 90 chilometri a sud di Morro Jable, l’estrema punta meridionale dell’isola di Fuerteventur, durante le operazioni di soccorso a due zodiac: il primo con 52 migranti, partito da Laayoune; l’altro con 55 salpato da Tarfaya. Per intercettare i due natanti alla deriva erano state mobilitate la guardamar Talia, la salvamar Al Nair e un aereo da ricognizione, il Sasemar 102. L’avviso di ricerca era stato diramato, inoltre, alle navi in transito nella zona. L’avvistamento della salma si deve, appunto, a un cargo commerciale. Ricevute indicazioni sulle coordinate esatte, lo ha poi recuperato la Talia. Sulla base della posizione in mare, si riteneva inizialmente che potesse trattarsi di uno dei migranti del primo zodiac, ma l’ipotesi è caduta subito, constatando che, a giudicare dallo stato di degrado, quel corpo deve essere rimasto in acqua per almeno due settimane. E poco dopo, in effetti, la stessa Talia ha raggiunto il gommone, a un chilometro di distanza, portando in salvo tutti gli occupanti. Nelle stesse ore la Al Nair ha soccorso il secondo zodiac. Resta da stabilire da dove provenga quel cadavere. Quasi certamente è da ricollegare a una delle barche scomparse nelle utlime settimane, segnalate dalla Ong Caminando Fronteras.

(Fonte: Canarias 7, El Diario, Europa Press, Efe Canarias)

Turchia-Grecia (Bodrum-Kos), 5 novembre 2021

Tre profughi dispersi in un naufragio nell’Egeo a sud di Bodrum. Erano su una piccola barca in vetroresina salpata dalla costa della provincia turca di Muglia con 10 persone, in direzione dell’isola greca di Kos, distante poche miglia. Erano ancora nelle acque turche quando il natante si è rovesciato, forse a causa del sovraccarico, aggravato dalle non buone condizioni del mare. I soccorsi sono arrivati da due unità della Guardia Costiera di Bodrum, coadiuvate da un elicottero. Nei pressi del relitto sono stati recuperati 7 naufraghi. I superstiti hanno subito avvisato che mancavano tre compagni. Le ricerche dei dispersi, condotte fino all’indomani, sabato 6 novembre, non hanno dato esito.

(Fonte: Alarm Phone, Aegean Boat Report)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 7 novembre 2021

Un ragazzo marocchino – Abdel Rahim, 19 anni – è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Lo hanno segnalato la famiglia e alcuni amici, che ne hanno perso le tracce dal 29 ottobre. Originario di Alhucemas, oltre 250 chilometri a est di Ceuta, Abdel aveva manifestato più volte l’intenzione di entrare nell’enlcave spagnola come prima tappa verso la Penisola Iberica. L’ultimo contatto risale a poche ore prima che il ragazzo, dopo essersi procurato una tuta da sub per difendersi dal freddo, scendesse in mare, intorno alle 7 del mattino, da una spiaggia di Castillejos, non lontano dal varco del Tarajal, al confine sud di Ceuta. Da quel momento non si è avuta più notizia di lui. Contrariamente a quanto era solito fare, non si è messo in comunicazione con la famiglia e il suo cellulare risulta non funzionante. Senza esito le ricerche condotte sia in Marocco che nel territorio spagnolo. Il primo a dare l’allarme è stato Mohamed, l’amico con cui Abdel si era confidato di più. Al suo appello si sono poi aggiunti i familiari ed altri amici.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Italia (Al Hawatah, Sorman), 8 novembre 2021

Il corpo senza vita di un migrante è stato trovato poco ad ovest di Al Hawatah (Sorman). Recuperato su segnalazione di alcuni abitanti del posto da una squadra della Mezzaluna Rossa, è stato trasportato su disposizione della polizia all’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge prima dell’inumazione. Non sono stati trovati documenti né altri elementi utili per l’identificazione. L’avanzato stato di degrado dimostra che è rimasto in mare per diversi giorni.

(Fonte: Migrant Rescue Watch). 

Algeria-Spagna (Rotta delle Baleari), 8 novembre 2021

Undici migranti algerini (tra cui una donna e un bambino) sono annegati in un naufragio sulla rotta delle Baleari. Partiti su una piccola barca in legno dalla costa del’Algeria centrale, dopo alcune ore di navigazione se ne sono perse le tracce. La tragedia sarebbe avvenuta in pieno Mediterraneo, quando l’imbarcazione era ancora a parecchie miglia di distanza dall’arciplago spagnolo. Ne ha dato notizia tre giorni dopo, lunedì 8 novembre, il Centro Internazionale per l’Identificazione dei Migranti Scomparsi, la Ong con sede a Granada. Non sono state rese note le cause e le circostanze precise di come la barca sia affondata.

(Fonte: Al Majalla)

Libia-Italia (Al Harsha, Zawiya), 10 novembre 2021

I cadaveri di due migranti sono stati trascinati dal mare sulla spiaggia rocciosa di Al Harsha, alla periferia di Zawiya, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. Segnalati da alcuni abitanti del posto, li ha recuperati una squadra della Mezzaluna Rossa, trasferendoli all’obitorio dell’ospedale a disposizione della magistratura per le procedure di inumazione. Erano in avanzato stato di decomposizione e non sono stati trovati elementi utili per identificarli. Due giorni prima un altro cadavere in condizioni molto degradate è stato recuperato su una spiaggia di Sorman, 20 chilometri più a ovest. E’ verosimile che i tre corpi provengano dallo stesso naufragio, di cui però si ignorano le circostanze e il luogo preciso.

(Fonte: Migrat Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Temara-Canarie), 11 novembre 2021

Almeno 4 morti nel naufragio di una barca di migranti sulla rotta delle Canarie in Atlantico. Tenendo conto che ci sono tre soli superstiti e del numero medio delle persone a bordo dei natanti che affrontano l’oceano dal Marocco, c’è da pensare che ci siano numerosi dispersi, forse qualche decina, ma le autorità marocchine non hanno riferito alcuna informazione in proposito. Il natante è affondato in mattinata, poco dopo la partenza, di fronte alla foce di Wadi Cherrat, sulla costa della prefettura di Schirat Temara, a sud di Rabat. Non sono stati forniti particolari sulle cause e le circostanze della tragedia. La gendarmeria e la protezione civile si sono limitate a comunicare di essere intervenute subito dopola richiesta di soccorso e di aver tratto in salvo  tre naufraghi, tutti in stato di ipotermia, tanto da dover essere trasferiti alal’ospedale Sidi Lahcen di Temara. Le ricerche condotte nelle ore successive hanno consentito di recuperare i corpi di quattro dei dispersi. Per eventuali altre notizie la gendarmeria ha rimandato ai risultati dell’inchiesta aperta dalla Procura.

(Fonte: Nadorcity.com)

Libia-Italia (Abu Kammash), 11-12 novembre 2021

Un giovane è scomparso durante il blocco di una barca con oltre 60 migranti in navigazione dalla Libia verso Lampedusa. Il battello, partito dalla costa a ovest di Tripoli, è stato intercettato giovedì 11 novembre dal guardacoste Sabratha, della Guardia Costiera libica, al largo del villaggio di Abu Kammash, circa 160 chilometri da Tripoli e meno di 30 dal confine con la Tunisia. Non è chiaro in quali circostanze sia avvenuta la scomparsa. La Guardia Costiera ha riferito in un primo tempo che tutti i 65 migranti presi a bordo dalla Sabratha (con l’assistenza di un’altra motovedetta, la Pb-32) sono stati sbarcati nel porto commerciale di Tripoli, specificando che per tre di loro è stato necessario il ricovero in un ospedale. Il giorno successivo, in un nuovo rappporto, è stato comunicato che uno dei migranti risultava disperso. La scomparsa di questo migrante è stata poi confermata nella relazione settimanale dell’Oim Libia pubblicata lunedì 15 novembre.

(Fonti: Migrant Rescue Watch 11 e 12 novembre, Rapporto Oim 15 novembre)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 12 novembre 2021

Sono scomparsi in mare 67 migranti in un naufragio sulla rotta dal Marocco alle Canarie. Tra le vittime, sei bambini e 18 donne. Non risultano superstiti. La barca, un gommone, era partita dalla zona di Laayoune, uno dei tratti di costa del Sahara Occidentale più vicini all’arcipelago spagnolo. Mediamente da qui, per le barche dei migranti, si calcolano circa tre giorni di navigazione per arrivare a Fuerteventura e Lanzarote o Gran Canaria. Diverse Ong e alcuni media delle Canarie hanno denunciato più volte, tuttavia, come i precari gommoni usati dai trafficanti, specie se sovraccarichi, siano troppo fragili e insicuri per poter affrontare l’Atlantico. La navigazione, infatti, si è rivelata subito molto difficile, tanto che da bordo hanno lanciato una richiesta di soccorso alla Ong Caminando Fronteras, che l’ha subito girata alle autorità marocchine e spagnole. Le ricerche non hanno dato esito. La Marina spagnola ha anzi specificato che a partire dal 10 novembre si erano perse le tracce di tre imbarcazioni di migranti nell’Atlantico, tra il Marocco e le Canarie. E’ verosimile che una possa essere proprio il gommone scomparso al largo di Laayoune in quello che appare un naufragio fantasma. La tragedia è stata comunicata da Helena Maleno, di Caminando Fronteras. “Nella loro ultima chiamata di soccorso – ha scritto – quelle persone hanno avvertito che erano sul punto di naufragare: ‘Affondiamo. Siamo già tutti in acqua’…”. Poi più nulla.

(Fonte: sito web Helena Maleno, El Diario, Caminando Fronteras)

Bielorussia-Polonia (Wolka Terenchowa), 12-13 novembre 2021

Due giovani profughi, uno siriano e l’altro curdo, sono morti alla frontiera tra la Polonia e la Bielorussia. Il ragazzo siriano è stato trovato privo di vita in un bosco, in territorio polacco, a breve distanza dalla linea di confine. A dar l’allarme, nelle prime ore del mattino di sabato 13 novembre, è stata una pattuglia della polizia in servizio di perlustrazione nei pressi di Wolka Terechowska, una piccola città di frontiera distante circa 90 chilometri da Podlaska, il capoluogo regionale. Le autorità hanno disposto un’autopsia per stabilire le cause della morte ma sembra scontato che quel giovane sia morto di freddo e sfinimento durate la notte, dopo aver trascorso diversi giorni all’aperto o in ripari di fortuna, rimbalzato da una parte all’altra del confine insieme a numerosi altri uomini e donne che cercano disperatamente rifugio in Europa. Analoghe le circostanze della morte del ragazzo curdo, appena quattordicenne, rimasto bloccato sul versante bielorusso della frontiera, in un enorme accampamento improvvisato tra i boschi dove, secondo le stime dei media, si sono ammassate non meno di 1.800 persone. La mattina di mercoledì 10 novembre è stato trovato esanime da alcuni compagni, che hanno chiesto aiuto. Il medico di una unità sanitaria dislocata a servizio dell’accampamento vicino al confine gli ha riscontrato i sintomi di una forte ipotermia, facendolo ricoverare nel più vicino ospedale. Era però ormai in condizioni critiche e non ce l’ha fatta. Alcuni compagni, tra cui un profugo iracheno, hanno appreso la notizia che era morto da un giornalista polacco. “Di notte, in questa zona – hanno denunciato diverse Ong – la temperatura si abbassa moltissimo. E’ una tortura mortale per le migliaia di profughi intrappolati nei boschi, lungo la frontiera, tra le forze di sicurezza polacche che li respingono e la polizia bielorussa che impedisce di tornare indietro”.

(Fonte: Al Jazeera, The Guardian, Cyprus Mail, Daily Sabah, Infomigrants, Are You Syrious)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 13-14 novembre 2021

Nove migranti maghrebini sono morti su una barca rimasta per una settimana in balia dell’Atlantico lungo la rotta dal Marocco alle Canarie: 7 sono sttai trovati privi di vita a bordo, uno è spirato durante i primi soccorsi e l’ultimo in ospedale a Gran Canaria. Il natante, verosimilmente partito dalla zona di Laayoune, nel nord del Sahara occidentale, è stato avvistato la sera di sabato 13 novembre, intorno alle 18, da un veliero francese, che ha dato l’allarme alla centrale del Salvamento Maritimo. La base operativa di Gran Canaria, ottenute le coordinate precise, ha contattato la nave più vicina a quella posizione, il cargo Nord Mosel, chiedendo al comandante di tenere sotto controlla la situazione fino all’arrivo della guardamar Polimnia che, immediatamente fatta partire dal porto di Arguineguin, ha raggiunto la barca dei migranti verso le 21,30, scoprendo che a bordo, oltre a 55 migranti ancora in vita, c’erano i cadaveri di 7 giovani, morti nei giorni e nelle ore precedenti di sfinimento, disidratazione e ipotermia. Molto provati anche tutti i superstiti, tre dei quali, in particolare, trovati in stato di semi incoscienza, sono stati trasferiti con un elicottero all’ospedale Negrin di Gran Canaria: uno aveva una crisi cardiociroclatoria e gli altri due erano in uno stato di ipotermia molto avanzato. Durante la navigazione anche uno dei 55 presi a bordo dalla Polimnia si è aggravato rapidamente ed è morto poco prima di arrivare al porto di Arguineguin. Subito dopo lo sbarco, nella notte tra sabato 13 e domenica 14 novembre, altri nove dei superstiti sono stati trasferiti d’urgenza in ospedale dall’equipe medica della Croce Rossa presente sul molo, che si è presa cura del resto del gruppo. Quattro giorni dopo, mercoledì 14 novembre, ha cessato di vivere anche uno dei dodici ricoverati.

(Fonte: El Diario, La Provincia, Canarias 7, Europa Press, siti web Helena Maleno e Ong Caminando Fronteras)

Bulgaria-Serbia-Coazia (Pirot. Via Balcanica), 14 novembre 2021

Due profughi sono morti e altri 20 sono rimasti feriti in Serbia su un pulmino che si è schiantato contro un passaggio a livello a Pirot, una città di 60 mila abitanti nel sud est del paese, a poche decine di chilometri dal confine con la Bulgaria e oltre 300 da Belgrado. L’automezzo – con 39 persone, incluso l’autista, D. M., trentanovenne di Belgrado – veniva dalla fascia di frontiera e procedeva in direzione nord ovest, lungo la superstrada E-75, diretto presumibilmente verso Belgrado e poi il confine con la Croazia, distante circa 430 chilometri. All’uscita di Pirot, dove è un passaggio a livello in corrispondenza della ferrovia nazionale, ha urtato in piena velocità la recinzione e poi si è ribaltato più volte, adagiandosi infine sul tetto. Quasi tutti a bordo sono rimasti feriti. Due sono morti mentre cercavano di estrarli dai rottami del furgone. Altri 20 (tra cui 19 minorenni) sono stati ricoverati in vari ospedali della zona. L’autista è stato fermnato dalla polizia.

(Fonte: Ptc quotidiano, Are You Syrious)

Marocco-Spagna (Dakhla-Gran Canaria), 15 novembre 2021

Due giovani maghrebini sono morti su una barca con a bordo altri 40 migranti trovata alla deriva nell’Atlantico, 100 miglia a sud di Gran Canaria. L’allarme che hanno fatto scattare le ricerche risale a domenica, quando la Guardia Civil ha diffuso la notizia che era scomparso un battello con 42 persone, partito qualche giorno prima da Dakhla, nel Sahara Occidentale, facendo rotta verso Gran Canaria, centinaia di chilomegtri di mare più a nord. Dopo oltre 24 ore di voli di ricognizione rimasti senza esito, il battello è stato avvistato nella tarda mattinata di lunedì 15 novembre dall’equipaggio del Sasemar 102, della flotta aerea del Salvamento Maritimo, mentre nel pomeriggio lo ha raggiunto da Gran Canaria la guardamar Polimnia. Per due dei migranti era ormai troppo tardi: sono morti entrambi prima ancora che la barca fosse localizzata. Allo stremo quasi tutti gli altri 40. In particolare quattro, che sono stati immediatamente trasferiti con un elicottero, l’Helimer 204, all’ospedale Negrin. I rimanenti 36 del gruppo, tra i quali l’unica donna, presi a bordo dalla Polimnia, sono stati sbarcati durante la notte nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria.

(Fonte: Europa Press, Canarias 7, El Diario, La Provincia, Efe Canarfias, sito web Helena Maleno)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 16 novembre 2021

Dieci migranti subsahariani sono morti soffocati e schiacciati sul fondo di un barcone in procinto di affondare al largo delle coste libiche. Il battello, un vecchio scafo da pesca in legno, è partito stracarico di oltre cento persone dalla costa intorno a Zuwara, quasi 130 chilometri a ovest di Tripoli. Dopo poche ore di navigazione ha cominciato a imbarcare acqua. Era a circa 30 miglia dalla riva, nelle acque della zona Sar libica, quando è stato lanciato un Sos, intercettato da Alarm Phone, che ha immediatamente diramato una richiesta di soccorso. Nessuna delle organizzazioni istituzionali è intervenuta: né dalla Libia, né da Malta o dall’Italia. Il barcone è rimasto così abbandonato alla deriva per ore. I soccorsi sono arrivati solo dalla nave umanitaria Geo Barents, di Medici Senza Frontiere, reduce da altri due interventi che hanno tratto in salvo 87 persone nello stesso tratto di mare. Quando l’unità della Ong lo ha raggiunto, il battello era semi affondato, piegato sul lato destro e con l’acqua che lambiva l’orlo superiore della fiancata. A bordo il caos. Ed è in questo caos, appunto, che sono morti quei 10 migranti, rimasti intrappolati nella parte più bassa dello scafo e probabilmente schiacciati e soffocati nella ressa dei corpi. I loro cadaveri sono stati trovati quando l’operazione di salvataggio era quasi conclusa, con 99 naufraghi messi al sicuro sulla Geo Barents.

(Fonte: Msf Geo Barents, Alarm Phone, Repubblica, telegiornale La 7 ore 13,30 del 17 novembre, sito web Sergio Scandura, Avvenire, Libya Observer, Times of Malta)

Libia-Italia (Zuwara-Lampedusa), 17 novembre 2021

Almeno 75 migranti morti in un naufragio avvenuto mercoledì 17 novembre nelle acque della zona Sar libica. Soltanto 15 i superstiti. E’ una strage che sarebbe rimasta nascosta, un “naufragio fantasma”, se alcuni dei naufraghi sopravvissuti non fossero entrati in contatto con l’Oim, i cui uffici di Tripoli e Ginevra hanno diffuso la notizia nel primo pomeriggio di sabato 20, dopo aver confrontato le varie testimonianze raccolte. Scarsissimi i particolari sulla tragedia, dato anche il silenzio assoluto da parte delle autorità libiche. Il barcone è partito la mattina del 17 novembre, sulla rotta per Lampedusa, dal litorale di Zuwara, 120 chilometrti a ovest di Tripoli e meno di 60 dal confine con la Tunisia. Era ancora a non grande distanza dalla riva quando, in circostanze non chiarite ma legate forse al sovraccarico e alle cattive condizioni meteomarine, è avvenuto il naufragio. Gli unici a intervenire per i soccorsi sono stati alcuni pescatori, che sono riusciti a trarre in salvo 15 naufraghi, sbarcandoli poi a Zuwara. E a Zuwara, appunto, alcuni dei supertsiti hanno avuto modo di testimoniare la tragedia a funzionari dell’Oim. La Guardia Costiera libica non è intervenuta e non ha fornito alcuna informazione: nei giorni 17 e 18 novembre ha riferito solo di centinaia di migranti bloccati in mare e ricondotti in Libia, nei porti di Tripoli e di Zawiya.

(Fonte: sito web Oim Libya, sito web Safa Msehli Oim Ginevra)

Marocco-Spagna (Dakhla-Gran Canaria), 18 novembre 2021

Due migranti sono morti di freddo e ipotermia, prima che arrivassero i soccorsi, su una barca intercettata 216 chilometri a sud di Gran Canaria. Il battello, con a bordo 40 giovani maghrebini, tutti uomini, era partito da Dakla, nel Sahara Occidentale, centinaia di chilometri più a sud-est, ma deve aver perso la rotta ed è rimasto in mare per giorni. Scattate le ricerche su segnalazione della Ong Caminando Fronteras, è stato avvistato nella tarda mattinata da un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo spagnolo. Subito dopo è partita dal porto di Arguineguin la guardamar Polimnia ma, considerando la grande distanza da percorrere, è stato mobilitato anche un cargo in navigazione nella zona, il Talia, bandiera delle Bahamas, con il mandato di raggiungere a sua volta la barca dei migranti e intervenire in caso di necessità. E’ stata comunque la Polimnia a condurre le operazioni di salvataggio e recupero scoprendo, durante il trasbordo, che due dei migranti erano ormai privi di vita. Molto provati anche gli altri 38. In particolare due che, in stato di forte ipotermia e con problemi cardiocircolatori, sono stati subito trasferiti all’ospedale Negrin di Gran Canaria con un elicottero, l’Helimer 204 del servizio di salvamento. I 36 rimasti sono stati sbarcati in serata ad Arguineguin.

(Fonte: La Provincia, El Diario, Canarias 7) 

Polonia-Bielorussia (provincia di Bialystok, confine), 18 novembre 2021

Un bimbo siriano di appena un anno è morto di freddo e di stenti dopo aver trascorso con i genitori un mese e mezzo nella foresta al confine tra la Bielorussia e la Polonia, nella provincia polacca di Bialystok. La coppia e il loro bambino, arrivati da circa due mesi in Bielorussia, con la speranza di poter trovare asilo e aiuto in Europa, si sono uniti ai tanti che hanno raggiunto la linea di frontiera, rimanendo intrappolati tra lo sbarramento della polizia polacca e le forze di sicurezza bielorusse, che da settimane di fatto impediscono di tornare indietro. La tragedia è stata scoperta prima dell’alba quando, ricevuta una segnalazione d’emergenza, un gruppo di operatori del Centro polacco per l’aiuto internazionale è intervenuto nei boschi lungo la linea di frontiera, trovando il piccolo ormai esanime e i suoi genitori feriti, il padre con una lesione a un braccio e la madre con un taglio di coltello a una gamba. Entrambi sarebbero stati colpiti mentre cercavano di superare il confine. Inutile ogni tentativo di rianimare il piccolo, stroncato dai disagi e dal freddo intensissimo dell’ultima notte, dopo settimane passatein ripari precari. In cattive condizioni anche altri profughi del piccolo gruppo che era con la famiglia siriana. In particolare un giovane, a cui è stato diagnosticato uno stato di grave disidratazione e denutrizione.

(Fonte: La Stampa, Corriere della Sera, Tg La 7, edizione ore 13,30 del 9 novembre, Al Jazeera)

Turchia-Grecia (Iasmos Rodopi, autostrada Egnatia), 18-19 novembre 2021

Sette profughi sono rimasti uccisi e altri 7 feriti in un incidente stradale, sul pulmino che li stava trasportando verso ovest dal confine con la Turchia. E’ accaduto nella notte tra il 18 e il 19 novembre nei pressi di Iasmos Rodopi, una città della Macedonia orientale 85 chilometri a ovest di Adrianopoli e circa 240 a est di Salonicco. L’automezzo, guidato da un moldavo trentacinquenne, si è schiantato a forte velocità contro uno dei pilastri di un casello d’ingresso dell’autostrada  Egnatia Odos, rovesciandosi poi su un fianco. Sette dei migranti sono morti sul colpo. Per estrarne dai rottami i corpi sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. L’autista e i sette profughi  sopravvissuti (4 pachistani, due nepalesi e un afghano), tutti gravemente feriti, sono stati ricoverati negli ospedali di Xanthi e Komotini, ad alcuni chilometri di distanza. L’autista è stato posto in stato di fermo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo la polizia il pulmino, partito da una località sulla frontiera dell’Evros, doveva probabilmente raggiungere Salonicco come prima tappa di un itinerario verso l’Europa Centrale attraverso la via balcanica.

(Fonte: Ana Mps, Ekathimerini, Anadolu Agency, Daily Sabah)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 18-20 novembre 2021

Almeno un migrante morto e uno disperso nelle acque di Ceuta tra giovedì 18 e venerdì 19 novembre. L’allarme è scattato la mattina di venerdì quando a non grande distanza dalla riva, di fronte alla spiaggia del Sarchal, è stata avvistata una barca semicabinata rovesciata. Poco dopo una motovedetta della Guardia Civil, raggiunta la zona, ha notato che c’era anche un cadavere, senza però riuscire a prenderlo a bordo a causa del mare molto mosso. Il recupero è stato poi effettuato da un elicottero del Salvamento Marittimo, con l’aiuto di una squadra del Geas, il gruppo sommozzatori della Guardia Civil: si trattava di un uomo giovane, con indosso una tuta da sub, senza documenti ma che, a giudicare dallo stato di conservazione, non doveva essere morto da molto tempo. Sei giorni dopo è stato identificato: si chiamava Youssef Ettajni, originario di Ksar es Seghir, un comune costiero situato fra Tangeri e Ceuta. Sposato con tre figli – come ha spiegato Kamal, uno dei sette fratelli, al Faro de Ceuta – aveva deciso di raggiungere la Spagna in cerca di lavoro. E’ partito giovedì 18, ma i familiari non sanno se sulla barca dove è stato trovato fosse da solo o con altre persone.

Il migrante disperso (cadavere recuperato il 27 novembre). Sabato 20 si è avuta notizia di almeno un giovane marocchino disperso, Assad Louzari, appena sedicenne, originario di Tetouan. Lo ha segnalato la sorella, Hanae, ricostruendone la storia e lanciando un appello di ricerca alla redazione del Faro de Ceuta. Assad – ha riferito la ragazza – è sicuramente partito nella serata di giovedì, con un alcuni amici, da Castillejos. Lo ha comunicato lui stesso alla famiglia, senza però specificare se a nuoto o, più probabilmente, con una barca. Era in corso una forte burrasca di levante, con onde alte oltre tre metri, ma il gruppo ha scelto quelle ore per muoversi ritenendo che, proprio a causa della tempesta, la vigilanza a Ceuta sarebbe stata allentata. L’ultima telefonata Assad l’ha fatta quando era già in mare e ciò dimostrerebbe, appunto, che probabilmente era a bordo di una barca. Ha detto che erano in pericolo, vicino a una scogliera all’altezza di Ceuta e che si vedevano una recinzione, “come un campo militare”, e un’alta torre, “come un minareto” o forse un posto di osservazione. Dopo queste parole la comunicazione si è interrottra e tutte le chiamate successive sono rimaste senza risposta. Si è ritenuto dunque che Assad potesse essere a bordo della barca trovata capovolta la mattina di venerdì con il corpo di Youssef. La conferma che anche lui era morto si è poi avuta sabato 27 novembre, quando intorno alle 12,30, una squadra del gruppo sommozzatori (Geas) della Guardia Civil ne ha recuperato il corpo in mare, nel tratto di litorale del Desnarigado-Sarchal, non lontano dal punto in cui venerdì 19 era stato trovato appunto il relitto del semicabinato. La salma, in avanzato stato di decomposizione, è stata sepolta lunedì 29 novembre nel cimitero di Sidi Embarek, a Ceuta, dopo il riconoscimento ufficiale avvenuto domenica 28.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni 19, 20, 25, 28 e 29 novembre, Nadorcity.com)

Algeria-Italia (Skikda-Sardegna), 19-20 novembre 2021

Un morto e 11 dispersi (12 vittime) nel naufragio di una barca con 15 harraga algerini salpata verso la Sardegna dalla costa della provincia di Skikda, nell’Algeria nordorientale, circa 100 chilometri a ovest di Annaba e meno di 150 dal confine con la Tunisia. La partenza, secondo quanto riferito dal quotidiano in lingua araba El Nahhar, è avvenuta la notte tra venerdì 19 e sabato 20 novembre dalla spiaggia di Ain Oun Leksa, sul litorale di Collo. La tragedia si è verificata poche ore dopo: la barca si è rovesciata, probabilmene a causa delle condizioni avverse del mare, e per quasi tutti i migranti a bordo non c’è stato scampo. Una motovedeta della Guardia Costiera algerina ha recuperato tre naufraghi ancora in vita (due uomini e  una donna di età compresa tra i 17 e i 33 anni), ma non ha trovato traccia degli altri. Solo domenica 21 è stato individuato e portato a riva il corpo di uno dei dispersi, un giovane residente nel villaggio di Milia, provincia di Jijel, Bouzekri Emir, identificato dai familiari presso l’obitorio dell’ospedale Mentouri Bachir di Collo. Gli altri 11 risultano dispersi in mare.

(Fonte: Algerie 360°, L’Est, El Nahhar)

Spagna-Francia (Irun, Paesi Baschi), 20 novembre 2021

Un giovane migrante subsahariano è annegato nel fiume Bidasoa che segna il confine tra Spagna e Francia nei Paesi Baschi. Il suo corpo è affiorato all’altezza dell’abitato di Irun: lo ha avvistato un canottiere che stava navigando lungo il fiume ed ha avverti la polizia. Una squadra di Pompieri e una dei servizi di soccorso lo hanno poi ritrrvato e recuperato più a valle, con l’aiuto di un elicottero. Si ritiene che il giovane abbia tentato di attraveresare a nuoto il fiume a monte di Irun, ma che la forte corrente lo abbia travolto, impedendogli di arrivare sulla sponda francese. E’ il quarto migrante africano annegato nel Bidasoa dall’inizio dell’anno.

(Fonte: Naiz)

Turchia-Grecia-Italia (Paleochora, Creta), 20-21 novembre 2021

Un migrante siriano risulta disperso nell’Egeo, a sud di Creta, nel naufragio di una barca con a bordo altri 70 siriani. Il battello, partito dalla Turchia verosimilmente facendo rotta verso l’Italia, ha navigato per ore, fino ad arrivare a sud ovest di Creta, al largo di Paleochora, quando da bordo hanno lanciato una disperata richiesta di aiuto, segnalando che il motore era andato in avaria e lo scafo stava imbarcando rapidamente acqua. Il messaggio è stato captato nel pomeriggio di sabato 20 novembre da Alarm Phone, che ha subito segnalato l’emergenza alla centrale operativo della Guardia Costiera greca, al Pireo. La posizione, in quel momento, era 34° 56’ nord e 23° 9’ est. Poco dopo si è perso ogni contatto tra la Ong e la barca e non c’è stato modo di ristabilirlo, mentre dal Pireo assicuravano comunque che erano state avviate ricerche. Il “silenzio” si è protratto fino al pmeriggio di domenica 21, quando è emerso che in soccorso della barca era andato il cargo Harrison, bandiera delle Isole Marshall, partito da Israele, che ha tratto in salvo 70 naufragthi. Appena al sicuro, alcuni dei superstiti hanno segnalato che mancava uno dei loro compagni, facendo scattare una operazione di ricerca, condotta da unità della Guardia Costiera greca, che si è protratta fino a domenica sera, senza però trovare traccia del disperso. Tutti i superstiti sono stati sbarcati dall’Harrison nel porto di Paleochora.

(Fonte: Alarm Phone, In Creta, Ekathimerini)

Marocco-Spagna (Beni Ensar-Melilla), 20-21 novembre 2021

Un profugo yemenita – Moatasem Karem Qasem Ali, 25 anni, di Aden – è scomparso in mare nel tentativo di arrivare a nuoto a Melilla. Per la sua tragica fine un altro profugo yemenita, che era con lui, ha chiamato in causa la Guardia Civil spagnola, con una relazione/denuncia presentata all’Associazione Marocchina per i Diritti Umani (Amdh) di Nador. Per i due giovani, nella loro fuga verso l’Europa dallo Yemen, Melilla doveva essere una tappa intermedia per arrivare in Spagna. Per questo hanno raggiunto il Marocco e poi il villaggio di Beni Ensar (provincia di Nador) situato quasi al confine con l’enclave spagnola. Il loro tentativo di passare la frontiera è iniziato verso le 20,30 di sabato 20 novembre, quando hanno preso il largo a nuoto, entrambi muniti di un giubbotto di salvataggio. Intorno alle 23, sulla linea di confine, sono stati sorpresi da una pattuglia della Guardia Civil, che li ha costretti a tornare indietro. Il compagno di Moatasem, nella sua denuncia, afferma che gli agenti avrebbero attuato il respingimento con estrema violenza, non esitando a colpirli. Lui stesso avrebbe riportato delle contusioni. Soprattutto, però, uno dei colpi avrebbe lesionato il giubbotto salvagente di Moatasem che, privo di questo supporto, non ha avuto la forza di riguadagnare a nuoto la spiaggia di Beni Ensar, scomparendo in mare. Raggiunta a sua volta a stento la riva marocchina nelle primissime ore di domenica 21 novembre, il compagno ne ha segnalato la scomparsa e si è rivolto all’Amdh. La Guardia Civil, interpellata dalla redazione del Faro de Melilla, ha negato di aver mai usato violenza nei servizi alla frontiera, sostenendo che tutte le notti gli agenti devono intervenire per bloccare accessi clandestini via mare, ma che quando ci sono condizioni di pericolo aiutano i migranti anziché respingerli. L’Amdh di Nador, in ogni caso, ha presentato un esposto ufficiale alla magistratura spagnola, chiedendo di aprire un’indagine sull’accaduto. Il 25 novembre, a sostegno della sua richiesta, l’Amdh ha pubblicato il referto medico sulle lesioni riportate dal giovane yemenita superstite: “Ferite craniofacciali, ecchimosi, dolori alla schiena e al petto, choc emotivo”. La prognosi è di 20 giorni. “Sono ferite – si afferma – che dimostrano il trattamento subito da tre agenti della Guardia Civil a Melilla”.

(Fonte: Association Marocaine des Droit Hunains, El Faro de Melilla)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 21 novembre 2021

Un cadavere in avanzato stato di decomposizione, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio, è stato avvistato sei chilometri a sud-est di Gran Canaria. A dare l’allarme è stato l’equipaggio di una barca privata, che ha subito avvisato la centrale operativa del Salvamento Maritimo, fornendo la posizione precisa. Poco dopo il corpo è stato recuperato dalla salvamar Macondo, che lo ha sbarcato nel porto di Arguineguin, per poi trasferirlo all’obitorio in attesa dell’autopsia, su disposizione della Procura di San Bartolomé de Tijarana. Le condizioni di grave degrado della salma rendono molto difficili le indagini per stabilire l’identità e le circostanze della morte, che in ogni caso risale sicuramente a qualche settimana prima del ritrovamento. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di arrivare alle Canarie. “Questo tratto di mare a sud di Gran Canaria – hanno scritto i giornali locali – è lo scenario abituale di continui soccorsi a imbarcazioni cariche di migranti. Su alcune le persone a bordo sono state trovate ormai allo stremo delle forze. Talvolta ci sono anche dei morti…”.

(Fonte: Telecinco, Canarias Te Quiero, La Provincia, El Dia, El Diario)   

Libia-Italia (Tripoli e Ras Ider o Agedir), 22 novembre 2021

Recuperati i corpi di 4 migranti nelle acque libiche tra il 16 e il 17 novembre. Lo riferisce il rapporto settimanale dell’Oim Libia, pubblicato lunedì 22 novembre. I primi due a Tripoli martedì 16. Nessuna informazione sulle circostanze della morte e del ritrovamento: il dossier si limita a informare che le due salme sono state portate a Tripoli. Gli altri due cadaveri sono affiorati il giorno successivo, mercoledì 17 novembre, a Ras Ider (Ras Agedir), nei pressi del confine tunisino, alcune decine di chilometri a ovest di Zuwara, la zona di mare dove lo stesso giorno è stato segnalato dall’Oim un naufragio con almeno 75 morti e soltanto 15 superstiti. E’ verosimile che si tratti, appunto, di due delle vittime di questo naufragio.

(Fonte: rapporto Oim Libya del 22 novembre 2021)

Marocco-Spagna (La Almina-Ceuta), 23 novembrer 2021

Non si ha più notizia di un giovane marocchino, Brahem El Marrakchi, 27 anni, partito da Tetouan per cercare di arrivare in Spagna. La sua intenzione di emigrare era nota agli amici: non ce la faceva più a tirare avanti con il suo piccolo, precario commercio ambulante di vestiti e in Spagna contava di trovare lavoro. L’ultima volta è stato visto il pomeriggio di giovedì 18 novembre, quando stava per lasciare il suo quartiere. Poi se ne sono perse le tracce. L’allarme per la sua scomparsa è stato lanciato dal suo miglior amico, Mohamed El Chani, cresciuto nello stesso quartiere, che si è rivolto al Faro de Ceuta: “Orfano di entrambi i gentori – ha raccontato – Brahem viveva con uno zio, ma anche lui non sa nulla. Mi risulta che sia partito in barca con altri giovani, ma non so dire quanti né l’ora esatta. So solo che era con altre persone e che ora è scomparso: non sappiamo cosa gli sia successo”. Secondo quanto hanno potuto accertare gli amici, la barca avrebbe preso il largo da La Almina, poco a nord di Martil, qualche decina di chilometri a sud est di Ceuta, la notte del 18 novembre. L’intenzione, a quanto pare, era quella di puntare sulla Penisola Iberica ma la tempesta di levante in corso potrebbe averla spinta verso Ceuta. Non è da escludere che si tratti della stessa barca trovata capovolta venerdì 19 al largo della spiaggia di Sarchal a Ceuta (nota del 18-20 novembre) con il cadavere di un migrante marocchino.

(Fonte: El Faro de Ceuta del 23 novembre)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 23 novembre 2021

Quattordici migranti subsahariani morti su una barca rimasta alla deriva per quasi tre settimane nell’Atlantico. Tra le vittime, tutti i 4 bambini che erano a bordo e 3 donne. Allo stremo i venti superstiti (6 donne e 14 uomini), intercettati dalla Marina marocchina e sbarcati a Dakhla, la stessa città del Sahara Occidentale dalla quale erano partiti. Il battello aveva preso il mare all’alba del 3 novembre, puntando verso le Canarie, centinaia di chilometri più a nord. Durante la navigazione i 34 a bordo hanno perso la rotta e non sono riusciti a stabilire alcun contatto per chiedere aiuto. Il primo allarme è scattato circa 6 giorni dopo, l’8 novembre, quando alcuni familiari si sono messi in comunicazione con la centrale operativa di Alarm Phone, che ha segnalato l’emergenza sia alla Guardia Costiera del Marocco che al Salvamento Maritimo spagnolo. Le ricerche condotte non hanno dato alcun esito. Appelli di soccorso sono stati ripetuti più volte da Alarm Phone nei giorni successivi. Il 15 novembre si è avuta la conferma che, dopo 12 giorni, della barca non era stata ancora trovata traccia e si è cominciato a temere che si fosse verificato l’ennesimo naufragio fantasma. Un’altra settimana senza alcuna notizia e poi, lunedì 22 novembre, la barca è stata avvistata alla deriva, oltre 500 chilometri a sud di Gran Canaria (molto al largo ma grossomodo ancora all’altezza di Dakhla), da un cargo delle Isole Marshall in navigazione verso Dakar, il Bright Sky, che ha immediatamente avvertito la centrale del Salvamento Maritimo delle Canarie, facendo scattare le operazioni di soccorso. Dopo le prime comunicazioni, la competenza è passata al Centro di Salvamento di Rabat, che ha inviato sul posto una propria unità d’altura. Quando, alle 6,30 di martedì 23 novembre, il guardacoste ha finalmente raggiunto la barca, dei 34 migranti saliti al momento della partenza da Dakhla ne erano rimasti 20. I corpi degli altri 14, morti durante i venti giorni alla deriva in pieno Atlantico, sono stati affidati al mare dai compagni. Tutti i supertsiti sono stati trovati in grave stato, alcuni in condizioni critiche.

(Fonte: Alarm Phone 8-23 novembre, La Provincia, El Diario, sito web Helena Maleno Caminando Fronteras)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 25-26 novembre 2021

Due migranti morti su una barca salpata dal Marocco per le Canarie ma costretta a rientrare. A bordo erano  in 58, tra cui 10 donne e 2 bambini. Partiti da Laayoune, puntavano presumibilmente verso Fuerteventura, ma la navigazione è stata ostacolata dalle cattive condizioni meteo, con onde alte oltre due metri e vento forte. Giovedì hanno lanciato una richiesta di soccorso ad Alarm Phone, che l’ha rilanciata sia al Salvamento Maritimo spagnolo che alla centrale operativa della guardia costiera di Rabat. A intercettare la barca è stata, venerdì, una unità della Marina marocchina. Due giorni dopo, domenica 28, Alarm Phone ha appreso da una delle persone che l’avevano contattato per i soccorsi che due del gruppo sono morti: un uomo deceduto durante la navigazione e una donna, annegata cadendo fuoribordo durante le operazioni di recupero da parte della motovedetta marocchina. I 56 superstiti, una volta a terra, sono stati trasferiti al centro di detenzione di Agadir.

(Fonte: Alarm Phone)

Libia-Italia (Sabratha), 26 novembre 2021

I corpi di quattro migranti sono stati trascinati dal mare sul litorale di Sabratha, 80 chilometri a ovest di Tripoli e 100 dal confine con la Tunisia, uno dei tratti di costa da cui sono più frequenti gli imbarchi di disperati che cercano di arrivare a Lampedusa. Avvistati da alcuni abitanti del posto, che hanno avvertito la polizia, sono stati recuperati da una squadra della Mezzaluna Rossa e trasferiti nell’obitorio del locale ospedale in attesa delle procedure di legge per la sepoltura. Non sono stati trovati elementi per poterli identificare o stabilirne almeno la provenienza. A giudicare dallo stato di degrado, devono essere rimasti in mare per diversi giorni.

(Fonte: Libya Observer, Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Laayoune e Cabo Bojador – Canarie), 27 novembre 2021

Altre 8 vittime nell’Atlantico sulla rotta per le Canarie dal Sahara Occidentale: 2 morti e 4 dispersi nel naufragio di un cayuco a sud di Gran Canaria e 2 morti su uno zodiac a sud di Fuerteventura.

Il cayuco. Il  cayuco è salpato da Laayoune, uno dei punti della costa africana meno lontani dall’arcipelago spagnolo. A bordo erano in 41, tutti uomini di origine maghrebina. In evidente, grave difficoltà per le difficili condizioni del mare, con onde di oltre due metri e vento di 40 chilometri, è stato intercettato 130 chilometri a sud di Gran Canaria dalla guardamar Polimnia, che stava rientrando al porto di Arguineguin con a bordo 46 migranti tratti in salvo in una precedente operazione di soccorso, 150 chilometri ancora più a sud. La stessa Polimnia, avvisata la centrale operativa del Salvamento Maritimo, ha accostato per recuperare anche questo gruppo di migranti, ma mentre era ormai a poche decine di metri il cayuco si è rovesciato di colpo, forse perché sbilanciato dalle persone a bordo, che si sono riversate d’istinto sul lato da dove stavano arrivando i soccorsi. Per far fronte alla nuova emergenza è intervenuto sul posto anche un elicottero, l’Helimer 204. Dei 41 naufraghi, 35 sono stati salvati dall’equipaggio della Polimnia, che ha recuperato anche un cadavere. Un altro corpo senza vita è stato avvistato e issato a bordo dall’elicottero. Nessuna traccia degli altri 4, trascinati via dalle onde.

Lo zodiac. Lo zodiac è partito da Cabo Bojador, circa 200 chilometri a sud est di Laayoune, puntando su Gran Canaria o Fuerteventura. A bordo erano in 55, la maggior parte uomini (37), oltre a 14 donne e 4 bambini. Le condizioni meteo hanno ostacolato la navigazione e il battello è rimasto per tre giorni in mare. Quando è stato avvistato era a sud di Fuerteventura. La salvamar Mizar lo ha raggiunto intorno alle 16,30 circa 74 chilometri a sud est del porto di Gran Tarajal. Durante il trasbordo si è scoperto che due del gruppo (un uomo e una donna) erano morti, verosimilmente di freddo e disidratazione. Sia i superstiti che i cadaveri sono stati sbarcati a Gran Tarajal.

(Fonte: La Provincia, Canarias 7, El Diario, Europa Press, DMaily Sabah, siti web Helena Maleno, Caminandoo Fronteras, Alarm Phone)  

Marocco-Spagna (Ceuta), 27-28 novembre 2021

I corpi senza vita di due migranti sono affiorati nella giornata di sabato 27 novembre nelle acque di Ceuta. Un terzo migrante risulta disperso.

Il primo cadavere. Tenuto a galla da un pneumatico per auto usato come salvagente, il primo cadavere era all’altezza di Punta Leona, dove è stato avvistato da un cargo che ha dato l’allarme al Salvamento  Maritimo. La salvamar Atria lo ha recuperato intorno alle 11,30, sbarcandolo poi sul molo del porto peschereccio. Secondo il medico legale, a giudicare dallo stato di conservazione, la morte dovrebbe risalire a poche ore prima del ritrovamento. Indosso, in una piccola borsa di plastica, gli sono stati trovati due diversi documenti di identità, il che ha indotto subito a sospettare che avesse tentato la traversata dal Marocco insieme a un compagno. La polizia ha avviato le indagini proprio partendo da questi documenti. Nel frattempo, mercoledì 1 dicembre, è stato sepolto come sconosciuto nel cimitero di Sidi Emareck. Nei giorni successivi si è riusciti a identificarlo e a ricostruirne la storia. Si tratta di un elettricista di Tangeri, Mohamed Nouchi. Sposato e con un figlio in arrivo, ha tentato di raggiungere Ceuta via mare, affidandosi a una camera d’aria per auto perché non sapeva quasi nuotare. L’enclave doveva essere una tappa verso la Spagna, in cerca di un futuro migliore. Con lui erano due amici, Ismail El Baabouchi, che aveva consegnato il suo documento a Mohamed e che risulta disperso; e Munir,  il quale, dopo aver nuotato per poche centinaia di metri, ha rinunciato, tornando a riva. Ed è stato proprio Munir a raccongtare nei dettagli la vicenda quando il cadavere di Mohamed è stato identificato.

Il secondo cadavere. Recuperato dal gruppo sommozzatori  (Geas) della Guardia Civil, è quello del sedicenne marocchino di cui è stata segnalata la scomparsa il 19 novembre. Anche a giudicare dal punto in cui è stato trovato, di fronte alla spiaggia di Desnarigado-Sarchal, si ritiene che potesse essere a bordo del semicabinato trovato rovesciato in quella zona il 19 novembre (nota del 18-20 novembre) insieme al corpo di un altro migrante marocchino, Youssef Ettajni, 40 anni. Lo stato di degrado del corpo (sepolto lunedì 29 novembre) indica infatti che è rimasto in mare parecchi giorni prima del ritrovamento.

 (Fonte: El Faro de Ceuta edizioni 28 novembre, 1 e 18 dicembre)

Libia-Italia (Tripoli), 30 novembre 2021

Il corpo senza vita di un migrante è stato recuperato sul litorale di Tripoli e trasferito dalla Mezzaluna Rossa in un obitorio ospedaliero, in attesa delle procedure di legge per l’inumazione. La notizia è stata comunicata dal rapporto settimanale dell’ufficio Oim Libia, senza però fornire particolari sulla provenienza e le circostanze della morte. Nessuna informazione da parte delle autorità libiche. E’ probabile che la salma sia rimasta in mare a lungo prima del ritrovamento.

(Fonte: rapporto Oim Libia del 6 dicembre)

Marocco-Spagna (Tarfaya-Lanzarote), 1-2 dicembre 2021

Un bimbo subsahariano di appena due mesi è morto prima dell’arrivo dei soccorsi su uno dei cinque gommoni carichi di migranti intercettati dal Salvamento Maritimo spagnolo nella notte tra il primo e il 2 dicembre nell’Atlantico. L’allarme è scattato nella tarda serata di mercoledì 1 dicembre quando un aereo da ricognizione del Salvamento, il Sasemar 102, ha avvistato il primo dei due zodiac salpati da Tarfaya (il punto della costa africana più vicino all’isola di Lanzarote) per i quali una Ong aveva lanciato una richiesdta di soccorso. Per l’operazione di recupero la centrale operativa dell’arcipelago ha mobilitato la guardamar Polimnia, che ha raggiunto entrambi i battelli poco più di 100 chilometri a sud di Furteventura, prendendo a bordo tutti i naufraghi e scoprendo, appunto, che il bimbo era ormai morto. La stessa Polimnia ha poi soccorso un terzo zodiac e, infine, sulla via del rientro, ne ha trovato un altro, portando così in salvo complessivamente 231 persone: 168 uomini, 55 donne (tra cui la madre del bimbo morto) e 5 minori. Sul posto era arrivata intanto anche la salvamar Mizar, che si è occupata del soccorso al quinto gommone, con a bordo 50 giovani subsahariani e 2 bengalesi. Tutti i naufraghi e la salma del bimbo (morto di ipotermia e sfinimento) sono stati sbarcati a Fuerteventura.

(Fonte: Canarias 7, El Diario, La Provincia, sito web Helena Maleno Caminando Fronteras)

Turchia-Grecia (Bodrum-Kos), 2-3 dicembre 2021

Due migranti, un uomo e una donna, sono morti nel naufragio di uno zodiac nell’Egeo, al largo dell’isola greca di Kos. Il gommone era partito nella notte tra giovedì 2 e venerdì 3 dicembre, dalla costa di Bodrum, distante solo poche miglia. Le condizioni meteo erano molto difficili, con mare mosso, onde alte e vento forte, ma i cinque a bordo devono aver pensato che proprio il maltempo avrebbe potuto allentare la sorveglianza e dunque favorirne la fuga e l’approdo a Kos. Il naufragio è avvenuto a breve distanza dall’isola, nelle acque terrotoriali greche: forse preso di traverso da un’onda, il canotto si è rovesciato di colpo e i cinque a bordo sono finiti in acqua. Tre, a quanto pare, sarebbero riusciti ad aggrapparsi al relitto e una motovedetta della Guardia Costiera greca, partita da Kos, li ha trovati e tratti in salvo. Poco dopo sono stati recuperati i corpi esanimi degli altri due naufraghi, poi trasferiti d’urgenza in ospedale, ma i medici non hanno potuto che constatarne la morte.

(Fonte:  Efysin, Aegean Boat Report)

Bielorussia-Polonia (provincia polacca di Bialystok), 3 dicembre 2021

Una profuga curdo-irachena della provincia di Duhok è morta per il freddo, gli stenti, la fatica patiti prima di essere ricoverata ormai in fin di vita in un ospedale grazie ad alcuni volontari. Si chiamava Irfan Zahir, 39 anni: ha lasciato il marito e 5 bambini, oltre aver perso il neonato che portava in grembo. E’ stata un’agonia durata settimane. Arrivata con la famiglia a Minsk in aereo, come migliaia di altri profughi, lei e il marito pensavano di poter chiedere asilo in Europa con i figli. Forse riteneva anche che lo stato di gravidanza avanzata in cui si trovava avrebbe favorito la sua richiesta di aiuto. Invece, raggiunto a piedi il confine con la provincia polacca di Bialistok, si è trovata di fronte il muro di una frontiera rigidamente bloccata dal governo di Varsavia e dall’Unione Europea. Nonostante le difficoltà l’intera famiglia è riuscita a passare, eludendo la soprveglianza, ma per evitare di essere espulsi lei e il marito hanno deciso di nascondersi nei boschi. Speravano in particolare che lei, esausta per la fatica, potesse rimettersi in forze quel tanto da consentire di lasciare in qualche modo la Polonia per un altro dei paesi Ue. Sono rimasti accampati per giorni, nella boscaglia, difendendosi alla meglio dal freddo e dalla fame. A trovarli sono stati alcuni volontari di Fundacia Dialog i quali, constatando che Irfan era ormai allo stremo, hanno fatto in modo di ricoverarla in un ospedale. Era già tardi: poco più di 48 ore dopo Irfan ha perso il bambino che, secondo i medici, sarebbe dovuto nascere entro una ventina di giorni. Il corpicino è stato sepolto in un piccolo cimitero islamico dall padre e dai fratelli. E Isfan, già in condizioni disperate al momento del ricovero, non si è più ripresa: è morta venerdì 3 dicembre.

(Fonte: Avvenire)

Algeria-Marocco (Ain Temouchent, Orano), 3 dicembre 2021

Un ragazzo algerino di 21 anni residente a Terga, circa 50 chilometri a ovest di Orano, risulta disperso in un naufragio al largo delle coste della provincia di Ain Temouchent. Sulla barca era con tre amici, giovani di età compresa tra 20 e 23 anni. Non è chiaro che cosa sia accaduto. Sta di fatto che, verso le 16, lo scafo si è rovesciato, a non grande distanza dalla riva, all’altezza di una scogliera accanto a una delle spiagge di Terga. Per i soccorsi è intervenuta la Protezione Civile di Ain Temouchent, che ha recuperato tre dei naufraghi. Nessuna traccia del quarto né la sera stessa né l’indomani, sabato 4, quando le ricerche sono state riprese fino al tramonto. Manca una conferma ufficiale ma l’ipotesi più accreditata è che i quattro giovani avessero intenzione di raggiungere la Spagna, puntando verso l’Andalusia.

(Fonte: Liberte Algerie)

Libia (Sabha, deserto), 4 dicembre 2021

Trovati i cadaveri di 6 uomini nel Sahara, a sud di Sabha, lungo uno degli itinerari percorsi dai migranti provenienti dal confine meridionale e diretti verso nord, per raggiungere la costa mediterranea. Tutto lascia credere che si tratti, appunto, di migranti morti in pieno deserto, forse abbandonati dai trafficanti. Cinque sono stati segnalati alla polizia da un informatore. Erano in una tomba scavata sommariamente nella sabbia e segnata da alcune pietre a circa 30 chilometri da Sabha. Si tratta di resti in stato di degrado molto avanzato, quasi ridotti a scheletri, sicché la morte deve risalire a parecchi mesi prima del ritrovamento. Il sesto – come ha riferito il capitano Omar Ahweedy, portavoce del Servizio di Investigazione Criminale (Cis) – è stato invece recuperato a fior di terra, sempre nella stessa zona ma in un punto più distante: a giudicare dalle condizioni, dovrebbe essere trascorso meno tempo tra la morte e il ritrovamento rispetto agli altri. Tutti i resti sono stati trasferiti presso il Centro Medico di Sabha per eseguire l’autopsia disposta dalla Procura di zona.

(Fonte: Libya Observer)  

Marocco-Spagna (Tetuan-Ceuta), 5 dicembre 2021

Si è persa ogni traccia di un ragazzo – Souhail Bellali, 18 anni – che ha lasciato Tetuan, in Marocco, per cercare di raggiungere la Spagna, probabilmente attraverso Ceuta. Quando è scomparso era al suo secondo tentativo. Già nel maggio 2021 era entrato a Ceuta, durante la grande ondata migratoria che in tre giorni ha portato nell’enclave migliaia di giovani marocchini. Dopo alcune settimane aveva dovuto fare ritorno a casa, senza tuttavia rinunciare al suo progetto: ai familiari e a diversi amici ha sempre detto che ci avrebbe riprovato, magari a nuoto o su un kayak, dal varco di Castillejos. In novembre è di nuovo sparito da casa e la famiglia è convinta che abbia tentato appunto la traversata, non si sa se ancora verso Ceuta o direttamente verso la Spagna. Sta di fatto che è scomparso: a casa non ha inviato notizie e il suo telefono risulta irraggiungibile. “Lo abbiamo cercato a Tetuan, a Castillejos, nella zona di Tangeri fino a Larache, a Ceuta. Sempre senza esito”, ha riferito al Faro de Ceuta il fratello Ayoue. E le preoccupazioni sono cresciute quando uno sconosciuto ha inviato alla famiglia la fotografia di un giovane annegato, forse a Ceuta, sostenendo che si trattava appunto di Souhail. “Questa persona sconosciuta ci ha detto che c’era stata una lite sulla barca e che Souhail è stato picchiato, cadendo in acqua. Però ha insistito che non poteva darci altre informazioni”, ha spiegato sempre Ayoune, aggiungendo che nel ragazzo della foto nessuno in famiglia ha riconossciuto il fratello. Da qui nuove ricerche e l’appello lanciato attraverso El Faro. Di sicuro, secondo quanto risulta alla Guardia Civil, nessuno dei migranti sepolti a Ceuta nelle ultime settimane è Souhail.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Ceuta-Andalusia), 6 dicembre 2021

Cinque minorenni marocchini – Ahmed El Medi, Alae Akka, Tarik Rbati, Brahim Abughar e Yahya Laroussi, di età compresa tra i 16 e i 17 anni – sono scomparsi da Ceuta dalla sera che hanno tentato di raggiungere la Spagna. I cinque sono giunti insieme dal Marocco nell’enclave spagnola nel maggio 2021, durante la grande ondata di oltre 8 mila arrivi in tre giorni. Non hanno mai nascosto che Ceuta era solo la prima tappa, in attesa di un’occasione per proseguire il viaggio verso la Penisola Iberica. E l’occasione si è presentata sul finire di novembre: martedì 30 hanno comunicato ai familiari che si sarebbero imbarcati quella notte stessa, verso le 22,30, nonostante la zona fosse investita da un temporale. Da allora nessuna notizia. Le famiglie hanno atteso qualche giorno, li hanno cercati e poi hanno dato l’allarme: “Quando sono arrivati a Ceuta – hanno detto – i ragazzi si sono messi subito in comunicazione con noi. Avrebbero fatto lo stesso se fossero arrivati in Spagna. Invece non c’è stato nessun contatto e i loro telefoni risultano tutti irraggiungibili”. In seguito alla denuncia di scomparsa la Guardia Civil e la polizia nazionale hanno condotto ricerche sia a terra che in mare e in Spagna, senza trovare però traccia né dei loro corpi né di eventuali relitti. Senza esito la stessa operazione anche in Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Nador-Andalusia), 6 dicembre 2021

I corpi senza vita di due migranti, entrambi uomini, sono stati portati dal mare su una spiaggia alla periferia di Nador, nei pressi di Beni Chiker. Recuperate dalla Mezzaluna Rossa su segnalazione di alcuni abitanti del posto, le due salme sono state trasferite nell’obitorio dell’ospedale Hassani di Nador, in attesa dell’autopsia disposta dalla Procura per cercare di risalire all’identità delle vittime e alle cause della morte. Su questa spiaggia il mare ha trascinato in più occasioni le vittime di naufragi di barche partite dal litorale compreso tra Nador e Ras el Ma. In particolare dalla zona del villaggio di Arkman. Non è da escludere che si tratti di un episodio analogo anche in questo caso. Poche ore prima, sempre tra Nador e Ras el Ma, era stato recuperasto un altro cadavere: un uomo, ma con indosso una tuta da sub completa, incluso il cappuccio. Si è ritenuto inizialmente che si trattasse di un migrante, proveniente magari dallo stesso naufragio, ma poi è emerso che si trattava in realtà di un pescatore marocchino scomparso nel mare di Alboran.

(Fonte: Nadorcity.com. edizioni del 6 dicembre e dl 9 dicembre)

Mauritania-Spagna (La Gomera, Canarie), 6-7 dicembre 2021

Un migrante subsahariano è morto poche ore prima di arrivare a La Gomera, una delle isole più piccole delle Canarie. Era su un cayuco insieme a 18 compagni. Partito dalla Mauritania, il natante è rimasto in mare per diversi giorni, fino a quando, la sera di lunedì 6 dicembre, è stato avvistato da un elicottero del Salvamento Maritimo spagnolo, l’Helimer 205, 30 miglia a sud di La Gomera, fuori rotta rispetto all’itinerario verso le principali isole dell’arcipelelago. Per i soccorsi è stata mobilitata la salvamar Alboran, che durante la notte ha raggiunto e scortato il cayuco fino al porto di San Sebastian, a La Gomera, scoprendo che nel frattempo uno dei migranti era ormai morto. Durante l’ultimo tratto di navigazione, inoltre, una delle persone a bordo, in condizioni critiche, è stato prelevato dall’Helimer 205 e trasferito d’urgenza all’ospedale di Tenerife. Allo sbarco altri cinque, bisognosi di urgenti cure mediche, sono stati ricoverati nel centro sanitario dell’isola.

(Fonte: La Provincia, Canarias 7, El Diario, Europa Press, sito Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Laayoune-Canarie), 7 dicembre 2021

Quattro migranti – 1 bambino, 2 donne e 1 uomo – sono morti cadendo in acqua da uno zodiac in rotta verso le Canarie. Alla partenza da Laayoune, sulla costa ovest del Marocco più vicina all’arcipelago spagnolo, a bordo c’erano 56 subsahariani, tra cui 14 donne e 2 bambini. Le condizioni meteo, già all’inizio difficili, sono andate via via peggiorando: il mare molto mosso, con onde alte e vento forte, ha reso pressoché ingovernabile il natante. L’allarme per l’emergenza che si era creata in poche ore è stato lanciato da Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, che ha contattato il Salvamento Maritimo delle Canarie e la Guardia Civil verso le 17 di lunedì 6 dicembre. E’ subito scattata una operazione di ricerca con l’elicottero Helimer 204 e la guardamar Concepcion Arenal, che hanno individuato e raggiunto lo zodiac nella tarda serata di lunedì 6 dicembre, circa 30 miglia a sud di Morro Jable (Fuerteventura). A bordo erano allo stremo. E’ stato necessario evacuare subito nove persone per trasferirle in ospedale: 3 (tutti uomini) con l’Helimer 204 e 6 (4 uomini, 2 donne e 1 bambino) con un altro elicottero, l’Helimer 215, chiamato di rinforzo. L’intervento si è concluso intorno alle 2 dopo la mezzanotte. Verso le 7,30 di martedì 7 dicembre, poi, la Concepcion Arenal ha sbarcato nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria, altri 43 naufraghi: 32 uomini e 11 donne. Mancavano 4 persone delle 56 segnalate in partenza: appena a terra i superstiti hanno riferito che erano cadute fuoribordo per la violenza delle onde, perdendosi nell’Atlantico.

(Fonte: El Diario, sito web Helena Maleno, La Provincia)

Algeria-Niger (frontiera del Sahara – Assamaka), 8 dicembre 2021

Un giovane sudanese è morto nel deserto dopo essere stato allontanato dall’Algeria in Niger attraverso la frontiera del Sahara. Faceva parte di un grosso gruppo di migranti espulsi dal territorio algerino e trasferiti dalle forze di polizia al confine con con un convoglio “non ufficiale”. Il sito web Alarm Phone Sahara, che ha dato la notizia il 17 gennaio 2022, riferisce che non sono note le circostanze precise della morte del giovane. Chiarisce però che, quando si tratta di convogli “non ufficiali”, le procedure adottate sono molto sbrigative e rischiose. I migranti, costretti ad attraversare la linea di frontiera e abbandonati  a se stessi,  per raggiungere Assamaka, il centro abitato più vicino in Niger, devono affrontare una terrible marcia di 15-20 chilometri in pieno Sahara. Una tortura che spesso dura giorni interi e che talvolta si conclude tragicamente. Questo giovane  sudanese, probabilmente già provato  da giorni di detenzione in Algeria, sarebbe  morto appunto in questo modo, vinto dalla fatica, dalla sete e  dallo sfinimento fisico.  Il suo corpo è stato sepolto in una tomba di fortuna nel deserto,  segnata da una cinta di  pietre.  Il rapporto, tra l’altro, parla di “almeno un morto” nel  gruppo di migranti  di cui faceva parte il giovane, lasciando intendere  che potrebbero esserci anche altre vittime.

(Fonte: Alarm Phone  Sahara, rapporto del 17 gennaio 2022) 

Croazia-Slovenia (fiume Dragona, via balcanica), 9 dicembre 2021

Una bambina turco-curda di appena 10 anni è scomparsa mentre, con la famiglia, tentava di attraversare il fiume Dragona, che segna la linea di confine, in Istria, tra la Croazia e la Slovenia. Erano con lei la madre quarantasettenne e tre fratelli, un ragazzo di 18 anni, un adolescente di 13 e un bimbo di 5. L’intera famiglia, in fuga dalla Turchia verso l’Unione Europea, ha percorso tutta la via balcanica, fino alle soglie della Repubblica Slovena. Bloccati dalla polizia tutti i varchi di frontiera, la donna, forse su indicazione di qualche “passatore”, ha tentato con i figli di superare in qualche modo il Dragona, per entrare nell’Istria slovena. La corrente del fiume in piena li ha travolti. L’allarme è stato dato da un residente di Drama, che ha avvisato sia la polizia slovena che quella croata. Gli agenti, una volta sul posto, hanno trovato sulla sponda slovena il ragazzo diciottenne e il bimbo di cinque anni, che erano riusciti a passare. Sulla riva croata c’era invece il ragazzino tredicenne. La madre, infine, era aggrappata a un albero in mezzo al fiume. L’hanno portata in salvo un residente della zona e agenti sloveni e croati. La donna ha subito segnalato che la sua bambina era scivolata dalle sue spalle, cadendo in acqua, e la corrente l’aveva trascinata via in pochi istanti. Sono iniziate subito delle ricerche lungo il fiume, sulle due sponde, più valle, ma senza alcun esito fino alla tarda mattinata di sabato 11 dicembre, quando il corpo senza vita della bambina è stato trovato a non grande distanza, circa due metri sott’acqua.

(Fonte: Triesteprima, Europa Today, Avvenire)

Marocco-Spagna (Nador-Melilla), 10 dicembre 2021

Due ragazzi sudanesi – Adam Zakarfia e Nasser, entrambi sui vent’anni e con documenti di richiedenti asilo rilasciati dall’Unhcr – risultano dispersi dal 5 novembre nel tentativo di raggiungere dal Marocco l’enclave spagnola di Melilla. La loro scomparsa è stata denunciata il 10 dicembre dalla Ong Association Marocaine Droits Humains, che ha lanciato un appello di ricerca, rivolto in particolare alla folta comunità sudanese presente nel paese. Arrivati in Marocco intorno alla metà di ottobre, i due hanno puntato subito su Nador, dove si sono fermati soltanto pochi giorni, giusto il tempo di organizzare la traversata a nuoto fino al di là del confine, partendo dalla spiaggia più vicina, nella zona di Bani Shiker. Secondo quanto ha riferito la Ong, si sa per certo che sono scesi in mare la sera del 5 novembre. Da quel momento se ne è persa ogni traccia. A Melilla non sono mai arrivati ma d’altra parte non risultano più in Marocco.

(Fonte: Association Marocaine Droits Humains, Nadorcity.com) 

Bielorussia-Polonia-Germania (Guben e Sassonia), 12 dicembre 2021

Due profughi curdi, uno iraniano l’altro iracheno, sono morti in circostanze, tempi e luoghi diversi poco dopo essere arrivati in Germania dalla Polonia, dove erano entrati forzando il confine con la Bielorussia. I due episodi risalgono uno al 23 novembre e l’altro alla fine di ottobre, ma la notizia è emersa solo domenica 12 dicembre, quando il corpo della prima vittima – Kawa Anwar Mahmood, conosciuto come Baxtyar Anwar, 25 anni – è stato sepolto nel campo profughi di Barika, nel Curdistan iracheno.

Il curdo-iraniano. Figlio di una famiglia curdo-iraniana fuggita in Iraq durante la rivoluzione del 1979, Anwar era nato nel campo profughi di Altas, vicino a Ramadi, nell’Iraq centrale. Da qui ha seguito la famiglia a Barika, dove è cresciuto. La decisione di tentare di arrivare in Germania è maturata nei mesi scorsi. Ci ha provato una prima volta in settembre ma è stato intercettato e rimandato in Iraq. “Ma lui se ne voleva andare a tutti i costi: il suo sogno era studiare informatica in Europa”, ha riferito suo cugino Musa a una emittente curda. E infatti, pochi giorni dopo il rientro, è partito di nuovo, pagando 7 mila euro a un “passatore”. Il 13 novembre era a Minsk, in Bielorussia, da dove ha inviato un video a Ranj Pzhdari, un giornalista curdo. Qualche giorno dopo, nuovo contatto con Pzhdari, dalla frontiera polacca, per raccontare l’azione di blocco della polizia. Poi i messaggi sono cessati ma lui è riuscito a passare, ad attraversare la Polonia e ad entrare infine in Germania dal confine dell’Oder-Neisse, nel Brandemburgo, rifugiandosi nei boschi vicino a Guben insieme a undici compagni. Non è chiaro per quanto tempo sia rimasto lì. Sta di fatto che nelle primissime ore del mattino del 23 novembre uno del gruppo ha chiamato la polizia per chiederre aiuto urgente. Una pattuglia, arrivata sul posto indicato, ha trovato sei profughi  e il corpo ormai esanime di Anwar. Gli altri cinque si erano dileguati. La Procura di Francoforte Oder ha aperto un’inchiesta e disposto un’autopsia. Ai primi di dicembre è stato dato il nulla osta per l’inumazione e il cadavere è stato inviato a Barika, dove vive la famiglia.

Il curdo-iracheno. La morte dell’altra vittima, un giovane curdo-iracheno, risale alla fine di ottobre. Rimasto pressoché privo di attenzione, questo primo, drammatco caso è riemerso in occasione della fine di Arwan. Secondo la polizia si tratta di un trasporto clandestino di migranti finito in tragedia. Il corpo del ragazzo è stato trovato privo di vita all’interno di un camion chiuso proveniente dalla Polonia ed entrato in Germania dal confine con la Sassonia. Nascoste nel piano di carico del Tir, hanno riferito gli inquirenti, c’erano almeno 30 persone. Buona parte si sono subito dileguate. Quel giovane curdo è morto durante il viaggio.

(Fonte: Infomigrants, Are You Syrious)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 13 dicembre 2021

Il cadavere di un migrante sconosciuto, probabilmente marocchino, è stato recuperato in mare da una squadra di agenti del Geas della Guardia Civil poche decine di metri al largo della spiaggia di Sarchal. Sbarcato sul molo della base del Puerte Pesquero, è stato trasferito all’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autpsia. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione, ma lo stato di degrado molto avanzato riscontrato dai medici fa pensare che si trovasse in acqua da diverse settimane. Questa constatazione e il fatto stesso che sia stato recuperato nella zona del Sarchal hanno indotto a credere che potesse essere a bordo del semicabinato trovato rovesciato nel medesimo tratto di mare la mattina del 19 novembre, insieme ai due migranti marocchini di cui sono stati recuperati i corpi tra venerdì 19 e sabato 20 novembre (nota del 18-20 novembre).

(Fonte: El Faro de Ceuta) 

Serbia-Ungheria (Morahalom, Szeged), 13 dicembre 2021

Sette migranti sono morti in Ungheria su un minibus finito fuori strada non lontano dal confine con la Serbia. Non è stata specificata la nazionalità delle vittime, ma è probabile che si tratti di iracheni e afghani. L’automezzo, con targa serba e 10 migranti a bordo, era entrato da pochi chilometri nel territorio ungherese senza essere intercettato dalla polizia di frontiera. Viaggiava in direzione est sulla statale che porta a Szeged, la città più importante della regione, a cavallo tra la Romania e la Serbia. Nei pressi del piccolo agglomerato di Morahalom è incappato in un posto di blocco: l’autista ha cercato di fuggire ma ha perso il controllo della guida, schiantando il pulmino in piena velocità contro una il muro di una casa. Sette dei dieci migranti sono morti all’istante o pochi minuti dopo. Feriti gravemente anche gli altri tre e l’autista, che è stato posto in stato di fermo per traffico di esseri umani.

(Fonte: Daily Sabah, Reuters) 

Marocco-Spagna (Nador), 14 dicembre 2021

Il cadavere di un uomo è stato recuperato sulla spiaggia di Nador, nel tratto compreso tra il mare e la laguna di Marchica, a breve distanza dalla Corniche. Alcune ore più tardi è stato identificato dalla polizia: si tratta di Abdellatif Al Sousu, un marocchino trentenne, sposato, con due figli. La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale Hassani per l’autopsia disposta dalla Procura. Gli inquirenti non hanno fornito elementi sulle cause e le circostanze della morte ma secondo diversi amici e abitanti del posto l’uomo è annegato nel tentativo di raggiungere la Spagna. Nella stessa zona ma più a est, verso Sheker Beach, una settimana prima, il 6 dicembre, il mare ha depositato altri tre cadaveri, quelli di 2 migranti e di un pescatore marocchino con indosso una tuta da sub dichiarato disperso nel Mare di Alboran.

(Fonte: Association Marocaine Droits Humains, Nadorcity, El Faro de Melilla)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 15 dicembre 2021

Non si ha più traccia di un giovane marocchino – Yassin Ayt Ihaj, 21 anni – che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto dalla frontiera del Tarajal, per poi trovare l’occasione di proseguire verso la Spagna. La sua scomparsa è stata segnalata dal fratello maggiore alla polizia e alla redazione del Faro de Ceuta, a cui ha chiesto di lanciare un appello di ricerca. Residente con i genitori e quattro fratelli a Castillejos, appena al di là del confine con Ceuta, Yassyn lavorava saltuariamente come stuccatore e imbianchino. In Spagna pensava di trovare un futuro migliore. Ha condiviso questo progetto con uno dei fratelli minori e insieme i due ragazzi hanno preso il mare la sera di domenica 12 dicembre. La traversata è di per sé difficile e per di più le condizioni meteo non erano buone. Dopo un po’ il fratello ha desisito ed è rientrato sulla spiaggia di Castillejos ma Yassin ha voluto continuare. Da quel momento nessuno lo ha più visto o sentito: non si è messo in contatto con la famiglia, il suo teefono risulta non raggiungibile, non risulta presente in nessuna delle strutture di accoglienza per migranti di Ceuta, non risulta rintracciato dalla polizia spagnola.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Djerba-Lampedusa), 16 dicembre 2021

Due migranti morti e quattro dispersi (6 vittime) in un naufragio al largo della Tunisia, di fronte all’isola di Djerba. Erano su una barca salpata con almeno 16 persone dalla costa a sud di Sfax, diventata in Tunisia il principale punto di imbarco clandestino per i migranti sulla rottta per Lampedusa. La tragedia si è verificata poco dopo la partenza. Le autorità tunisine non hanno riferito dettagli sulle cause e le circostanze, ma è verosimile che sia stata provocata dalle cattive condizioni meteomarine e dal sovraccarico. Una motovedetta della Guardia Costiera tunisina ha tratto in salvo 10 naufraghi e recuperato due corpi senza vita. I superstiti hanno subito segnalato che mancavano quattro compagni, facendo scattare una operazione di ricerca, rimasta però senza esito.

(Fonte: Webdo, sito web Alarm Phone)

Libia-Italia (Abu Kammash-Lampedusa), 16 dicembre 2021

Un migrante egiziano è annegato in un naufragio tra la Libia e la Tunisia. Era su un gommone partito sulla rotta per Lampedusa da Abu Kammash, il porto libico situato a poco più di 20 chilometri dal confine con la Tunisia. A bordo, lui compreso, erano in 79, in maggioranza bengalesi (39) ed egiziani (28). Il naufragio, dovuto verosimilmente al sovraccarico, è avvenuto di fronte alle coste tunisine, 20 chilometri al largo del villaggio libico di frontiera di Ras Jedir. Quando dalla base di Ben Guerdane sono arrivate due motovedette della Marina tunisina il natante era ormai semi sommerso ma si è riusciti a trarre in salvo quasi tutti i naufraghi. L’unica vittima è quel giovane egiziano, il cui corpo senza vita è stato recuperato durante le operazioni di soccorso. Sia i supertsiti che la salma sono stati sbarcati nel porto di Elketef, a Ben Guerdane. Tra i naufraghi ci sono 11 donne e 8 minori.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Tunisia-Italia (Lampedusa), 17 dicembre 2021

Una donna è annegata a circa 18 miglia da Lampedusa dopo che, durante le operazioni di soccorso, si è rovesciata la barca su cui si trovava insieme al figlio di 14 anni e ad altri 24 migranti. Il natante, un piccolo scafo in legno, era uno dei sette arrivati durante la notte e nelle primissime ore del mattino dalla Libia e dalla Tunisia verso Lampedusa. Sovraccarico e in gravi difficoltà, si sono mosse per intercettarlo e prestare soccorso una motovedetta della Guardia Costiera e una della Finanza. Secondo la ricostruzione della tragedia comunicata dal sindaco dell’isola, Totò Martello, accostando per prenderli a bordo, le due unità hanno cercato di tenere calmi i migranti ma molti si sono mossi d’istinto verso un fianco della barca, provocandone il ribaltamento. Alcuni soccorritori si sono gettati in mare per recuperare i naufraghi. Quando è stata raggiunta, però, la donna era ormai esanime. Portata a bordo di una delle motovedette, hanno tentato di rianimarla ma non si è più ripresa, morendo sotto gli occhi del figlio. Il suo corpo è stato sbarcato a Lampedusa insieme ai superstiti.

(Fonte: La Stampa, Agrigentonotizie, Repubblica, Il Giornale di Sicilia)     

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 17-18 dicembre 2021

Un migrante subsahariano è morto prima dell’arrivo dei soccorsi su un gommone salpato dalla costa di Laayoune, in Marocco, sulla rotta per le Canarie. A bordo, inclusa la vittima, erano in 60, tra cui 9 donne e un bambino. Dopo ore di navigazione, la notte tra venerdì 17 e sabato 18 dicembre sono stati intercettati e tratti in salvo dalla guardamar Concepcion Arenal, del Salvamento Maritimo spagnolo, 95 chilometri a sud est di Morro Jable (Furteventura). Al momento del trasbordo si è scoperto che uno degli uomini era morto poche ore prima, presumibilmente per ipotermia e sfinimento. Sia i superstiti che la salma sono stati sbarcati a Gran Canaria, nel porto di Arguineguin. Nello stesso tratto di mare, nel corso della notte, sono stati soccorsi altri due natanti partiti da Laayoune: un gommone dalla salvamar Mizar a 70 chilometri dalla costa marocchina e una barca in legno dalla salvamar Macondo, 10 chilometri a sud di Gran Canaria.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, Europa Press Canarias) 

Austria-Italia (Brennero), 18 dicembre 2021

Due migranti marocchini – un uomo di 46 anni e un giovane di 26 – sono stati travolti e uccisi da un treno, prima dell’alba, sulla ferrovia del Brennero. I due, identificati dalla polizia italiana attraverso i documenti trovati sui cadaveri, venivano dall’Austria, dove avevano ottenuto un permesso di soggiorno provvisorio dopo aver presentato una richiesta di asilo. Durante la notte tra venerdì 17 e sabato 18, sono entrati in Italia, superando di nascosto la frontiera, a piedi, lungo la ferrovia e proseguendo poi il cammino, sempre seguendo i binari. La tragedia si è verificata a poco più di tre chilometri dalla linea di confine, all’altezza di Bagni del Brennero: un treno proveniente dal Brennero li ha travolti in pieno, uccidendoli all’istante. Nel buio il macchinista non si è accorto di nulla. L’allarme è stato dato da un altro macchinista che, alla guida del treno successivo (partito alle 7,38, sempre dal Brennero), ha notando i cadaveri sulla massicciata, ha fermato il convoglio e avvertito la polizia ferroviaria. Resta un mistero perché i due, avendo fatto domanda di asilo in Austria e ottenuto una protezione sia pure temporanea, abbiano varcato il confine con l’Italia clandestinamente, seguendo la ferrovia.

(Fonte: Fidelity News, Agenzia Ansa, Avvenire, Tg La 7 ore 13,30, Agenzia Agi, Rai News 24 ore, Giornale Trentino, Nadorcity.Com)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 18 dicembre 2021

Almeno 61 migranti sono morti in un naufragio al largo di Sabratha. Erano su una grossa barca in legno partita dal litorale a ovest di Tripoli, verosimilmente la costa della stessa Sabratha, sulla rotta di Lampedusa. Le autorità libiche non hanno fornito particolari sulla tragedia, limitandosi a riferire che le Forze di Sicurezza hanno recuperato 61 cadaveri, tutti di uomini, e che nel corso della stessa operazione sono stati intercettati altri natanti diretti verso l’Italia, bloccando e riportando a Sabratha complessivamente 210 migranti. Non è stato specificato nemmeno in quanti fossero sul barcone affondato e, dunque, se ci siano dei superstiti del naufragio nel gruppo dei 210 o se, come sembra plausibile, il conto finale delle vittime sia più alto a causa di un numero imprecisato di dispersi. Il rapporto settimanale pubblicato da Oim Libya nel pomeriggio di lunedì 20 dicembre ha confermato che al largo di Sabratha sono stati recuperati in mare 61 cadaveri. Quanto alle cause, è probabile che a provocare il naufragio abbiano contribuito sia le cattive condizioni meteomarine, con onde alte e vento forte, sia il sovaccarico del barcone.

 (Fonte: Migrant Rescue Watch, rapporto Oim 20 dicembre)

Gambia-Spagna (Gran Canaria-Tenerife), 18-19 dicembre 2021

Diciassette migranti subsahariani sono morti su un cayuco salpato dalle coste del Gambia e rimasto 19 giorni alla deriva nell’Atlantico, prima di essere intercettato e soccorso. La partenza risale alla notte del 30 novembre. A bordo erano in 122, tutti subsahariani. Durante la navigazione verso le Canarie, oltre 800 chilometri più a nord ovest, devono aver perso la rotta e sono rimasti in balia del mare. L’allarme è scattato la sera di sabato 18 dicembre, su segnalazione di un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo. Quando è stato avvistato il natante si trovava parecchie miglia a sud di Gran Canaria. Una motovedetta d’altura della Guardia Civil, la Rio Segura, lo ha raggiuto intorno alla mezzanotte, segnalando che a bordo c’erano 105 persone (tra cui donne e 40 ragazzi minorenni) e che dopo il trasbordo avrebbe fatto rotta verso Tenerife, dove contava di arrivare nella tarda mattinata di domenica. Sembrava una delle tante operazioni di soccorso in Atlantico, difficile per la distanza, le condizioni meteomarine e il gran numero di naufraghi, ma non particolarmente drammatica. La scoperta della strage si è avuta poco dopo lo sbarco a Tenerife, verso mezzogiorno, quando i naufraghi, ricevendo le prime cure da parte del personale della Croce Rossa presente sul molo, hanno raccontato che erano in mare da quasi tre settimane e che, in questa lunga odissea, 17 loro compagni erano morti di ipotermia, sfinimento e inedia. I loro corpi sono stati affidati all’Atlantico. Per tre dei superstiti si è reso necessario il ricovero inospedale.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Agenzia Efe Canarias, El Diario, El Pais, La Provincia)  

Slovenia-Italia (Kozina-Lubiana), 19 dicembre 2021

Un profugo curdo-turco di 22 anni è morto in Slovenia nell’incidente che ha coinvolto il furgone sul quale viaggiava verso l’Italia insieme ad oltre una decina di altri profughi. L’automezzo – un Peugeot Boxer preso a noleggio, guidato da un diciottenne kosovaro residente a Postumia e scortato da un’auto, una Opel Astra, con due “passatori” che lo precedeva – proveniva dalla Croazia, lungo uno degli itinerari della rotta di immigrazione balcanica. In tarda serata era arrivato a meno di 4 chilometri dal posto di confine di Pesek di Trieste quando, all’altezza del villaggio di Kozina, è incappato in un posto di controllo della polizia di Capodistria. Il conducente ha forzato il blocco, imboccando poi a tutta velocità l’autostrada per Lubiana, subito inseguito da due auto di agenti. Dopo circa 20 chilometri, all’altezza dell’uscita di Senozec, l’auto di scorta è stata raggiunta e fermata, mentre il furgone ha proseguito la fuga verso Lubiana, sempre tallonato da due autopattuglie della polizia. Alla periferia della città, l’incidente: per non farsi superare e bloccare dai poliziotti, il conducente ha cominciato una serie di manovre a zig-zag, ma ha perso il controllo della guida e il furgone, dopo aver urtato un’auto ferma a un semaforo, si è schiantato contro un palo. Il profugo curdo è morto sul colpo. Cinque suoi compagni sono rimasti gravemente feriti. Il giovane kosovaro è stato arrestato.

(Fonte: Triesteprima)  

Libia-Italia (Sorman-Lampedusa), 17-20 dicembre 2021

Centodue dispersi in un naufragio avvenuto venerdì 17 dicembre al largo di Sorman, 20 chilometri circa a ovest di Zawiya, uno dei tratti di costa dove sono più frequenti le partenze di barche sulla rotta tra la Libia e Lampedusa. La tragedia ha trovato conferma definitiva nel rapporto settimanale pubblicato dall’Oim il 20 dicembre, ma nei giorni precedenti se ne era avuto sentore da alcuni messaggi di Migrant Rescue Watch, il sito ufficioso della Guardia Costiera libica, e dal ritrovamento in mare dei cadaveri di alcuni giovani subsahariani. Il primo indizio sulla strage è emerso la sera stessa di venerdì 17, quando si è saputo che alcuni pescatori di Sorman avevano trovato in mare e tratto in salvo cinque migranti (4 uomini e 1 donna), affidandoli poi alla Mezzaluna Rossa. L’indomani, sabato 18, Migrant Rescue Watch ha segnalato che, a Zawiya, la Mezzaluna Rossa e la Guardia Costiera, a causa delle pessime condizioni del mare, non erano riuscite a recuperare alcuni cadaveri avvistati mentre flottavano a qualche centinaio di metri dalla riva. Riprese la mattina di sabato 18, le ricerche hanno portato al recupero di tre corpi, portati dal mare più vicino alla costa, a ridosso di una scogliera, quasi nella stessa zona del primo avvistamento. Considerando la forte perturbazione di ponente, con venti da ovest e nord ovest verso est, si è fatta strada l’ipotesi che ci fosse un collegamento proprio con il naufragio scoperto dai pescatori di Sorman. Lunedì 20, sempre a Zawiya, a breve distanza dal punto in cui erano i primi tre, la Mezzaluna Rossa ha recuperato un quarto cadavere. Poche ore più tardi, il rapporto settimanale dell’ufficio Iom (Oim) in Libia ha segnalato e dunque confermato (sia pure senza fornire particolari) che venerdì 17 al largo di Sorman c’era stato un grave naufragio, con 102 dispersi e appena 8 superstiti (7 uomini e 1 donna), tre in più di quelli indicati da Migrant Rescue Watch. Quei corpi trovati a Zawiya, allora, dovrebbero appunto appartenere a 4 dei 102 migranti scomparsi in mare al largo di Sorman, trascinati verso est dalla corrente per meno di una ventina di chilomettri. Altri 5 corpi sono affiorati venerdì 24 dicembre, sempre a Zawiya, quasi di fronte all’imboccatura del porto di Dahla.

(Fonte: Iom Libya, Migrant Rescue Watch, Alarm Phone, Associated Press, Libya Observer, La Stampa, Avvenire)

Algeria-Spagna (Carboneras, Playa de Los Muertos), 21 dicembrer 2021

Un migrante algerino è annegato cadendo in mare da una piccola barca poco prima dell’approdo su una spiaggia dell’Andalusia. Il natante, salpato con 17 migranti dalla costa della provincia di Orano, nell’Algeria occidentale, è arrivato sul litorale di Almeria intorno all’una del mattino di martedì 21 dicembre. Stava puntando verso la Playa de Los Muertos, nel municipio di Carboneras, quando quel giovane harraga è scivolato fuoribordo e nel buio è stato subito perso di vista. Appena sbarcati con l’aiuto di unità del Salvamento Maritimo spagnolo, i compagni hanno dato l’allarme, facendo scattare un’operazione di ricerca condotta dallo stesso Salvamento e dalla Guardia Civil. Da Almeria si è anche alzato in volo un elicottero da ricognizione. Le speranze di trovarlo ancora in vita sono tramontate intorno alle 11,30, quando una motovedetta della Guardia Civil ne ha avvistato e recuperato il cadavere, poi trasferito all’obitorio di Carboneras per le procedure di legge.

(Fonte: Europa Press Andalucia, Heroes del Mar)

Algeria-Spagna (Arzew-Andalusia), 21-22 dicembre

Sette harraga algerini sono annegati in un naufragio sulla rotta per l’Andalucia. La barca aveva preso il mare dalla costa di Arzew, una città portuale situata circa 40 chilometri a nord est di Orano, nell’Algeria occidentale. A bordo erano in 15, inclusa una giovane donna in stato di gravidanza. Il naufragio, avvenuto la notte tra martedì 21 e mercoledì 22 dicembre a poche miglia dalla costa, è legato probabilmente alle cattive condizioni meteomarine. Unità della Marina algerina hanno individuato e tratto in salvo 8 naufraghi, inclusa la donna incinta. Nessuna speranza per gli altri sette. Nelle ore successive il cadavere di una delle vittime è stato trascinato dal mare sul litorale di Arzew. Si tratta di uno studente universitario originario della provincia di Khenchela, nell’est dell’Algeria, dove nei giorni precedenti era stata segnalata la scomparsa di una decina di ragazzi di tre piccole città: Kais, Chechar e Tazouguert. Altri 4 corpi sono stati avvistati da alcuni pescatori di Mers El Hadjadj, un porto situato circa 17 chilomegtri a est di Arzew.

(Fonte: rapporto Ong Heroes del Mar, Liberte Algerie)

Libia-Italia (golfo di Sirte), 21-22 dicembre 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato in mare sul litorale del golfo di Sirte, nei pressi di Izkir, meno di 50 chilometri a ovest di Sirte e oltre 400 a est di Tripoli. Avvistato la sera del 21 mentre flottava vicino alla battigia, è stato recuperato alcune ore dopo da una squadra della Mezzaluna Rossa, insieme alla Guardia Costiera e alla polizia locale. Non sono stati trovati elementi per identificarlo, ma lo stato di forte degrado sembra indicare che sia rimasto a lungo in acqua prima del ritrovamento. E’ probabile che sia stato trascinato in quel tratto di costa dalla forte tempesta di maestrale dei giorni precedenti, con venti e correnti in direzione est. Date le distanza, deve comunque trattarsi della vittima del naufragio di una barca salpata a oriente di Tripoli, costa meno frequentata dai trafficanti rispetto a quella ad ovest. Forse da Misurata, circa 200 chilometri più a ovest.

(Fonte: Migrant Rescue Watch) 

Turchia-Grecia-Italia (Folegandro, Cicladi), 21-22 dicembre 2021

Ci sono da 19 o più probabilmente 37 vittime, sulla rotta Turchia-Italia, nel naufragio di una barca carica di profughi avvenuto nell’Egeo, non lontano dall’isola di Folegandro, nell’arcipelago delle Cicladi. Soltanto 13 i superstiti, uno dei quali recuperato dopo aver trascorso quasi 24 ore in mare. Quasi tutti i migranti scomparsi provenivano dall’Iraq e dalla Siria. Solo di 3 è stato recuperato il corpo. La differenza nel conto delle vittime dipende dalle notizie contrastanti sul numero totale delle persone a bordo. Secondo le prime testimonianze raccolte dalla Guardia Costiera greca erano in 32, ma alcuni dei superstiti hanno poi specificato di essere partiti in almeno 50. Questa cifra – oltre a corrispondere al carico medio di migranti su questo genere di barche dirette dalla Turchia all’Italia – collima con le informazioni ricevute la sera di martedì 21 dalla Ong Aegean Boat Report su un’imbarcazione in pericolo, con oltre 50 migranti appunto, proprio nella zona del naufragio. E anche il portavoce della Guardia Costiera, Nikos Kokkalas, ha riferito alla Tv di stato che in questi casi “si presume sempre lo scenario peggiore, ovvero che sulla barca di fossero 50 persone”. Ne consegue che le vittime, tra morti e dispersi, dovrebbero essere almeno 37. Contrasti sono sorti pure sugli interventi di salvataggio. Dal battello sono stati diffusi appelli di soccorso già nella prima serata di martedì 21. In quel momento la barca si trovava a sud ovest di Folegandro e circa 180 chilometri (112 miglia) a sud est di Atene. Il messaggio, raccolto e poi diffuso da Alarm Phone, diceva che il motore era in avaria e che lo scafo stava imbarcando rapidamente acqua. La Guardia Costiera greca sostiene di aver lanciato una operazione di ricerca la sera stessa di martedì, ma sta di fatto che la barca è stata raggiunta solo in piena notte, quando era ormai affondata. I primi 12 migranti che si sono salvati – ha riferito la Guardia Costiera – devono la vita al fatto di aver avuto la fortuna e la forza di aggrapparsi e salire sul battellino pneumatico di emergenza della barca. Presi a bordo di una motovedetta, sono stati portati sull’isola di Santorini e ricoverati in ospedale per cure mediche. Nel corso delle ricerche – condotte per l’intera giornata di mercoledì 22, con l’impiego di più motovedette, navi militari, unità commerciali e due elicotteri – una prima salma è stata recuperata in mattinata, le altre due nel pomeriggio. In serata, poi, è stato avvistato e tratto in salvo un altro superstite. Nessuna traccia degli altri naufraghi.

(Fonte: Alarm Phone, Al Jazeera, Aegean Boat Report, Associated Press, Ananadolu Agency, Ana Mpa, Ekathimerini, Efsyn, Liberte Algerie, Unhcr Greece, Avvenire)

Algeria-Spagna (Arzew-Andalusia), 21-22 dicembre 2021

Quindici giovani harraga algerini sono morti in un naufragio avvenuto meno di 15 miglia al largo di Arzew, 40 chilometri a est di Orano. I corpi di tre delle vittime sono stati recuperati dalla Protezione Civile. Dodici i dispersi. Aggrappate al relitto di una piccola barca sono state trovate e tratte in salvo due ragazze, entrambe molto provate e con un forte stato ipotermia: riportate a terra e ricoverate, si sono entrambe riprese. Ed è stato proprio alla testimonianza di una di loro (una giovane residente a Bir El Djir, nei pressi di Otano) che è stato possibile ricostruire la tragedia. Secondo ill suo racconto(raccolto anche in un video), il gruppo di giovani era partito tra il 21 e il 22 dicembre per cercare di raggiungere l’Andalusia, ma dopo qualche ora di navigazione l’imbarcazione di fortuna con cui stavano tentando la traversata si è rovesciata, probabilmente a causa delle cattive condizioni meteomarine, scaraventando tutti in acqua. Non è chiaro chi abbia lanciato l’allarme e la richiesta di soccorso. Sta di fatto che quando – a quanto pare dopo diverse ore – una motovedetta è arrivata sul posto del naufragio, sono state trovate in vita solo le due ragazze. I tre corpi recuperati sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di Arzew. Buona parte delle vittime, morti e dispersi, venivano dalla provincia di Jijel e, in particolare, dal comune di El Milia.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran, Liberté Algerie del 3 gennaio 2022)

Turchia-Grecia-Italia (isola di Prasonisi, Antikythera), 23-24 dicembre 2021

Undici morti (9 donne e 2 uomini) su una grossa barca finita, nel tardo pomeriggio di giovedì 23 dicembre, sull’isolotto disabitato di Prasonisi, a sud dell’isola di Antikythera (235 chilometri, 145 miglia, a sud di Atene), lungo la rotta dei migranti dalla Turchia verso l’Italia, nell’Egeo. Non è da escludere che ci siano anche 6 dispersi, con un bilancio di morte che salirebbe così a 17 vittime: lo afferma la Ong Aegean Boat Report la quale, riferendo alcune testimonianze raccolte tra i 90 supersti, ha segnalato che a bordo c’erano in realtà 107 profughi, tutti provenienti dal Medio Oriente. Il mare era molto mosso, con forti raffiche di vento: il natante è finito fuori controllo e si è schiantato su una scogliera. Novanta delle persone a bordo (52 uomini, 11 donne e 27 minorenni) sono riuscite a mettersi al sicuro a riva, altre sono finite in mare o sono rimaste incastrate nel relitto. L’allarme è scattato quando il naufragio era già avvenuto. Sul posto sono arrivate diverse unità della Guardia Costiera greca, ma le pessime condizioni meteomarine hanno impedito di soccorrere i 90 naufraghi rifugiati sull’isolotto di Prasonisi. Prima di sera sono stati recuperati in mare 4 cadaveri. L’indomani, venerdì 24, alle prime luci, motovedette militari hanno prelevato i 90 che avevano passato la notte a Prasonisi, trasferendoli poi al Pireo, mentre durante la mattinata, nel corso delle ricerche condotte dalla Guardia Costiera anche con squadre di sommozzatori, sono stati trovati altri 3 cadaveri e nel pomeriggio gli ultimi 4, recuperati dai sub all’interno del relitto. A questo punto le operazioni di ricerca si sono chiuse, ma Aegean Boat Report ha ribadito che potrebbero esserci ancora 6 dispersi. Quasi nelle stesse ore, sulla rotta Turchia-Italia, un’altra barca con 92 persone a bordo (tra cui 54 minori) è finita su una scogliera lungo la costa del Peloponneso, in Laconia, nei pressi di Gythio. In questo caso, non risultano vittime o dispersi.

(Fonte: Aegean Boat Report, Al Jazeera, Athina 984 News, Efsyn, Ekathimerini, Agenzia Ana Mpa, Associated Press, Anadolu Agency, Daily Sabah).  

Turchia-Grecia-Italia (isola di Paros, Cicladi), 24 dicembre 2021

Venticinque vittime (18 morti e 7 dispersi) nel naufragio di un veliero, l’Andriana, solo 5 miglia a nord ovest dell’isola di Paros, nelle Cicladi, lungo la rotta migratoria Turchia-Italia, nell’Egeo. A bordo, secondo le prime richieste di aiuto, erano in 88. L’allarme è scattato nella serata di venerdì 24. L’appello è stato intercettato da Alarm Phone, che ha allertato le autorità greche. I messaggi ricevuti erano drammatici: dal veliero hanno segnalato inizialmente che avevano un’avaria e che lo scafo stava imbarcando acqua e affondando rapidamente. Poco dopo, che erano ormai quasi tutti in acqua. Le motovedette greche giunte sul posto hanno tratto in salvo, nella tarda serata e durante la notte, 63 naufraghi, recuperando inizialmente 6 corpi senza vita, saliti poi a 16 con il passare delle ore (12 uomini, 3 donne e un neonato). Tra lunedì 27 e giovedì 30 dicembre, infine, altri due corpi sono sttai torvati al largo della vicina isola di Tinos. I dispersi risultano dunque 7. Sia i superstiti che i cadaveri delle vittime sono stati sbarcati a Paros. L’operazione di ricerca è proseguita nella giornata di sabato 25, con l’impiego di 5 motovedette, un elicottero e un aereo da ricognizione militari.

(Fonte: sito web Alarm Phone, Ekathimerini, Cyclades 24, Anadolu Agency, Aegean Boat Report, Al Jazeera, Ana Mpa)

Libia-Italia (Garabulli-Malta-Lampedusa), 24-25 dicembre 2021

I corpi di 28 migranti sono stati progressivamente portati dal mare ad Al Alous e Gasr al Akhyar, due località limitrofe del litorale di Khums (Homs), circa 100 chilometri a est di Tripoli. Prima 6, poi altri 13, infine gli ultimi, sino appunto a un totale di 28. Tra loro, due donne e un bimbo di appena tre mesi. Li hanno recuperati alcune squadre della Mezzaluna Rossa, in collaborazione con la Guardia Costiera, tra la serata di sabato 24 e la giornata di domenica 25 dicembre, trasferendoli poi all’obitorio di Khoms per le procedure di legge connesse all’inchiesta aperta dalla Procura. Grazie ad alcuni pescatori sono stati trovati e tratti in salvo cinque naufraghi: due donne camerunensi (una incinta) e 3 uomini, tutti con forti sintomi di ipotermia. Le due donne e un giovane senegalese sono stati ricoverati a Khums; uno degli altri due uomini all’ospedale Al Ryan di Tripoli dall’Oim e uno a Garabulli. Vittime e superstiti sono la testimonianza di un ennesimo naufragio nelle acque libiche: una tragedia che, visto l’affiorare di un numero così elevato di salme nell’arco di brevissimo tempo e in due località molto vicine, deve essere avvenuta a non grande distanza dalla riva, causata probabilmente dalle cattive condizioni meteomarine. E’ apparso subito evidente che dovevano esserci anche dei dispersi e dunque il bilancio più pesante. La Guardia Costiera libica, secondo il sito Migrant Rescue Watch, ha riferito, citando alcune testimonianze, che a bordo c’erano 35 migranti ma ha ammesso che altre fonti ne indicavano quasi 60. Stando però alle notizie pervenute a varie Ong quando sono cominciati ad affiorare i primi corpi senza vita, dovrebbe trattarsi di una barca con almeno 45 persone di cui si sono perse le tracce dopo la partenza dalla zona di Garabulli, circa 50 chilometri a ovest di Khums. C’è da ritenere allora che sia di 40 il conto totale delle vittime: le 28 di cui è stato recuperato il corpo e 12 dispersi. E che i cadaveri siano stati trascinati verso il litorale a oriente del luogo del naufragio dalla burrasca di maestrale, con venti e corrente da nord ovest a est e sud est.

(Fonte: Alarm hone, Migrant Rescue Watch, Daily Sabah, Al Arabyia, Associated Press, Agenzia Ansa, Swiss Info, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Libya Observer, Times of Malta)

Algeria-Spagna (Orano-Chlef), 28-29 dicembre 2021

L’avvistamneto di diversi cadaveri di migranti è stato segnalato tra martedì 28 e mercoledì 29 dicembre sulle coste algerine. Lo ha riferito Francisco Josè Clemente Martin, della Ong spagnola con base a Granada che si occupa dei migranti dispersi, di cui è stata chiesta la collaborazione per cercare di identificare alcuni corpi. Non è stato comunicato quante siano le salme recuperate. Come minimo due, entrambe di giovani uomini, trasferite una all’obitorio di Orano e l’altra in quello di Chlef. Una delle vittime potrebbe essere un ragazzo  originario di Muhammadiya, un sobborgo di Algeri. A giudicare dallo stato di degrado desumibile dalle foto diffuse per il riconoscimento, i due cadaveri sono rimasti in acqua a lungo prima del ritrovamento.

(Fonte: sito web Francisco Josè Clemente Martin, Centro Internazionale Idcentificazione Migranti Dispersi)

Algeria-Spagna (Jijel-Baleari), 29 dicembre 2021

Il cadavere di un harraga è affiorato in mare, nel pomeriggio di mercoledì 29 dicembre, a beve distanza dala spiaggia di Kotama, nel comune di Jijel. Avvistato mentre flottava tra le onde, tenuto a galla da un giubbetto di salvataggio, è stato recuperato dalla Protezione Civile e trasferito nell’obitorio dell’ospedale Mohamee Swedik Benyahia di Jijel. Si tratta di un uomo di circa 45 anni ma non sono stati trovati elementi utili per poterlo identificare. Lo stato di conservazione sembra indicare che è rimasto in mare per più giorni. Sullo stesso tratto di costa, nei giorni precedenti, a partire dal 16 dicembre, sono stati recuperati altri due cadaveri rimasti senza nome: un uomo di circa 40 anni e un bambino di 10. In tutto, dunque, 3 corpi nella stessa zona nell’arco di due settimane. Si ritiene che siano le vittime di uno o più naufragi di barche dirette verosimilmente verso l’arcipelago delle Baleari o meno probabilmente verso la Sardegna.

(Fonte: La Soir del 30 novembre, Liberte Algerie del 6 gennaio)

Libia-Italia (Tajoura), 31 dicembre 2021

Il cadavere di una giovane migrante è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di Tajoura, 30 chilometri circa a est di Tripoli.  Segnalato da alcuni abitanti della zona, lo ha recuperato personale della polizia e della guardia costiera, trasferendolo poi nell’obitorio del locale ospedale per le procedure di legge prima della sepoltura. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione o per stabilirne la provenienza. Resta il fatto che nelle ultime settimane si è registrato un numero crescente di partenze di barche di migranti anche dal tratto di costa a oriente di Tripoli, fin verso Garabulli e Homs.

(Fonte: Migrant Rescue Watch) 

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 31 dicembre 2021

Tre harraga algerini annegati e 3 dispersi in un naufragio nel Mediterraneo occidentale sulla rotta tra Orano ed Almeria. Erano con sei compagni su una piccola barca in legno, con un motore da 60 cavalli, salpata dalla costa oranese fra il 30 e il 31 dicembre. L’allarme è scattato nel primo pomeriggio di venerdì 31, quando erano circa 80 chilometri al largo di Cabo de Gata, in acque internazionali. Dalla Spagna sono partiti per i soccorsi un elicottero da ricognizione del Salvamento Maritimo e la salvamar Spica. Contemporaneamente sono stati mobilitati alcuni pescherecci che si trovavano nella zona. La conferma  della tragedia è arrivata dall’equipaggio dell’elicottero, che ha avvistato in mare e recuperato 6 naufraghi, trasferendoli poi all’ospedale Torrecardenas con sintomi di grave ipotermia. Senza risultato le ricerche degli altri 6 migranti condotte nelle ore successive ma l’indomani, primo gennaio, la Spica ed altre unità di soccorso hanno individuato e recuperato i corpi di 3 dei dispersi. Nessuna traccia degli ultimi tre.

(Fonte: Clemente Martin, Centro Internazionale Identificazione Migranti Dispersi)