Le navi quarantena? Altroché isolamento totale: i migranti ci arrivano su ferry di linea

di Emilio Drudi

Diversi infettivologi le hanno subito “bollate” come rischiose, perché, invece di impedire il contagio, potrebbero diventare esse stesse dei grossi focolai di coronavirus. Vari giuristi, decine di Ong e associazioni umanitarie hanno sollevato pesanti dubbi di legalità. E i costi si sono rivelati enormi rispetto ai risultati, tanto da rasentare uno spreco che potrebbe meritare – come ha proposto il Comitato Nuovi Desaparecidos – l’interessamento della Corte dei Conti. Se non è un fallimento, insomma, poco ci manca. Eppure il governo Draghi, sulle orme del governo Conte 2 che se lo è inventato, ha deciso di prorogare il servizio delle navi-quarantena, dove confinare per il periodo di sorveglianza anti Covid i migranti appena sbarcati o, almeno in parte, anche quelli arrivati via terra dalla frontiera orientale, al termine della “rotta balcanica”. L’atto “ufficiale” si è avuto lo scorso 19 aprile, quando il ministero dei trasporti ha pubblicato il bando per noleggiare cinque unità, con una dotazione di cabine in grado di ospitare tra 360 e 460 persone, incluso l’equipaggio e il personale medico per l’assistenza sanitaria. Lo stesso numero di navi, in sostanza, della flotta che ormai  da un anno si muove o resta all’ormeggio in rada soprattutto tra i porti della Sicilia meridionale ma anche della Calabria e della Puglia. Anzi, verosimilmente proprio le stesse unità utilizzate finora, visto che ad aggiudicarsi il bando è stata di nuovo la società Grandi Navi Veloci.

La proroga durerà cinque mesi: dal primo maggio al 30 settembre prossimo. I costi restano gli stessi di prima. Per il solo noleggio il ministero ha fissato un corrispettivo giornaliero di 36 mila euro per ciascuna nave. Ovvero, un milione e 80 mila euro al mese (pari a 36 mila per trenta) per ogni unità e, dunque, 5 milioni e 400 mila euro per cinque mesi a nave. Pari a 27 milioni per l’intera flotta sino a fine settembre. A questa somma vanno poi aggiunti almeno 25 euro al giorno per ciascun ospite. Ovvero, ipotizzando una presenza media minima di 400 migranti (tutt’altro che improbabile, visto il ritmo di arrivi), 300 mila euro mensili per ogni nave e 1,5 milioni per tutta la flotta ogni trenta giorni, pari a 7,5 milioni fino al 30 settembre. Senza contare le spese per il personale sanitario e di assistenza, le misure di sorveglianza e sicurezza in mare e a terra, eventuali imprevisti. In totale, non meno di 34/35 milioni in cinque mesi. Sempre come minimo, perché secondo altre stime si potrebbe addirittura arrivare a 37/38 milioni complessivi.

Cifre enormi. Per una scelta messa sotto accusa per la palese discriminazione e violazione della libertà e dei diritti umani dei migranti e che, oltre tutto, comporta una spesa totalmente “a perdere”, senza alcun investimento per arrivare invece a una soluzione stabile, più umana, con maggiori garanzie di efficienza e di rispetto delle persone. Nel suo ricorso alla Corte dei Conti il Comitato Nuovi Desaparecidos, oltre ad evidenziare queste considerazioni,  ha calcolato che il piano delle navi quarantena costa alle casse dello Stato almeno il quadruplo di quanto si spenderebbe per allestire e gestire strutture a terra sparse in diverse parti della Penisola, le quali, a pandemia terminata o comunque sotto controllo, resterebbero poi nella disponibilità dello Stato, per affrontare tempestivamente eventuali altre emergenze.

Il conto fatto nel ricorso è facilmente verificabile: si basa sul costo desunto dai bandi pubblicati da diverse prefetture, nei quali il massimale previsto per le strutture a terra è di 40 euro al giorno per migrante. Figurarsi se come cifra di partenza si calcolano 30 euro, come figura in alcuni avvisi dello stesso ministero dell’interno. Perché quello che “pesa” nel bilancio del programma delle navi quarantena è soprattutto il corrispettivo “a corpo” (quasi 1,1 milioni al mese) dovuto come costo fisso per ciascuna delle unità prese a nolo.

In definitiva, una scelta che – a parte l’aspetto fondamentale del mancato rispetto dei diritti umani sollevato da più parti – ha tutta l’aria di spendere milioni senza risultati apprezzabili. Come in un pozzo senza fondo. Quanto ad “efficacia”, infatti, basterà ricordare ciò che è accaduto proprio in questi giorni a Lampedusa, dove centinaia di migranti sono stati portati sulle navi quarantena, per il periodo di isolamento anti Covid, non direttamente dal centro di accoglienza o dalle banchine del porto, come sarebbe stato logico aspettarsi, ma dopo essere stati trasferiti in Sicilia sul traghetto di linea che collega le Pelagie a Porto Empedocle. E’ emblematico quanto scrive puntualmente Mauro Seminara in un servizio pubblicato il due maggio da Mediterraneo Cronaca: “Della inutilità dell’operazione ‘navi quarantena’ è testimone la ‘zona rossa Covid’ di Lampedusa. Tra i porti siciliani di Porto Empedocle e Augusta, nei giorni scorsi, erano presenti quattro navi quarantena: Rhapsody, Snav Adriatico, Excellent e Allegra. A Lampedusa nel frattempo i migranti approdati venivano trasferiti con nave traghetto di linea fino al porto di collegamento territoriale, Porto Empedocle, dove stazionavano la Rhapsody e la Snav Adriatico, invece di far spostare una di queste navi a Lampedusa. Ma il senso delle cose sfugge ancora di più con quanto verificatosi oggi (2 maggio: ndr). La Allegra è stata spostata da Augusta la sera del 30 aprile ed è arrivata a Lampedusa quando ancora l’ondata migratoria era in corso. Quasi un esercizio di preveggenza, a meno che non si voglia considerare che le imbarcazioni cariche di migranti sono avvistate a decine e decine di miglia da Lampedusa, ma non vengono soccorse – rischiando naufragi – fino a quando non varcano le acque territoriali (12 miglia dalla costa: ndr) e scatta l’intervento di polizia per immigrazione clandestina. Sulla Allegra, attraccata fino a questa mattina allo scalo alternativo lampedusano di Cala Pisana, sono stati imbarcati circa 270 migranti dei 750 sbarcati nelle ultime ore”. A questo punto – spiega Seminara – nel centro di prima accoglienza dell’isola erano rimasti quasi 500 migranti. Ci sarebbe stato da aspettarsi, dunque, l’arrivo immediato di una seconda nave quarantena per prelevarli in gran parte. Ma non è stato così. “Alle dieci del mattino – rileva Seminara – stavano già salendo sulla nave traghetto Sansovino (in partenza per Porto Empedocle: ndr) altri 190 migranti approdati poche ore prima sull’isola. Come dire che i rischi sanitari derivanti da migrazioni incontrollate sono rischi di contagio efficaci solo dopo il trasferimento in nave di linea ed a partire quindi dall’isolamento su nave quarantena. Prima no”.

Ovvero, non si è tenuto conto dei rischi connessi a tutto il viaggio fino a una delle unità della flotta presa a nolo per affrontare la pandemia. Come si spiega? Se quei 190 migranti (e numerosi altri prima di loro) dovevano essere tenuti in isolamento quale misura preventiva anti Covid, tanto da dover ricorrere a una sorta di confino in mezzo al mare, senza alcuna possibilità di contatti “esterni”, ha poco senso, a dir poco, averli fatti salire in massa su un normale ferry di linea, dove quei contatti che si vorrebbero prevenire sono per forza di cose inevitabili ed anzi facili e frequenti anche solo al momento dell’imbarco e dello sbarco, oltre che durante le ore di navigazione. La conclusione di Seminara, infatti, è di per sé un atto d’accusa: “Ecco l’inutilità delle navi quarantena: le persone che secondo il Governo dovrebbero essere isolate in quarantena preventiva Covid 19 a bordo di navi appositamente noleggiate vengono trasferite fino a queste faraoniche navi mediante navi traghetto sulle quali viaggiano persone e merci”, salvo poi essere isolate per quattordici giorni su una delle unità della flotta presa a nolo a caro prezzo. E, a proposito di costi, c’è un dettaglio non trascurabile: per il viaggio da Lampedusa a Porto Empedocle in traghetto, lo Stato ha anche dovuto pagare il biglietto a tutti i 190 migranti e al personale di scorta: oltre 30 mila euro, visto che, come si evince dalle agenzie di vendita online, la tariffa ordinaria è di circa 170 euro a testa.

Sembrano trovare sempre più fondamento, insomma, gli interrogativi che il Comitato Nuovi Desaparecidos ha sollevato con il suo ricorso alla Corte dei Conti.  Tanto più che, come dimostra il bando del 19 aprile, si direbbero sparite nel nulla le rassicurazioni della ministra Lamorgese che le navi quarantena non sarebbero state più utilizzate.

Nella foto: migranti e personale della Croce Rossa su una delle navi quarantena

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