Un cimitero chiamato Mediterraneo: il 2021, prima parte

Il 2020 si è chiuso con 13 migranti dispersi su una barca partita dalla Libia verso l’Italia la sera della vigilia di Natale e scomparsa nel nulla. Alarm Phone, contattato da alcuni familiari dei giovani a bordo, ha diramato l’allarme la mattina del 26, Santo Stefano, alle guardie costiere italiana e maltese. Né l’Italia né Malta, a quanto risulta, hanno organizzato operazioni sistematiche di ricerca e soccorso. Della Libia non vale neanche la pena parlare. Di giorno in giorno è così maturata sempre di più la convinzione di un altro naufragio fantasma, l’ennesimo dell’anno. Proprio a Natale. Con questi 13 dispersi, il bilancio di morte del 2020 sale a 2.357 vite spezzate. Una media di 6-7 al giorno. Una strage silenziata dalla politica e dai media e circondata da una indifferenza pressoché totale. Un sussulto di emozione e indignazione si è avuto solo alla notizia del bimbo di appena sei mesi morto l’undici novembre a bordo della nave della Ong Open Arms, poche ore dopo essere stato strappato al mare. Ma è stato un momento appena. Poi tutto è ripiombato nell’indifferenza: morti, dispersi, respingimenti in massa verso l’inferno della Libia. Sembra non contare nulla che sia morto un migrante ogni 42 arrivati in Europa (con un aumento del 25 per cento rispetto al 2019, quando si è registrato un morto ogni 56/57 sbarchi) e che, sia pure in calo, l’indice di mortalità sulla rotta Libia-Italia resti sempre il più alto: 1 ogni 33. E’ il risultato diretto della politica sull’immigrazione condotta negli ultimi vent’anni, che mette al centro non i migranti, la loro vita, le loro storie, ma i sistemi per farne arrivare meno possibile o non farli arrivare affatto. A qualsiasi costo e delegando il lavoro sporco di bloccarli – in mare o lungo le vie di terra – alle polizie di una serie di Stati con cui l’Europa e l’Italia hanno stipulato specifici accordi in proposito. E questo lavoro sporco viene fatto al meglio: nell’arco del 2020 sono stati fermati e spesso arrestati 94.779 tra giovani, donne, uomini, bambini che stavano tentando di arrivare in Europa. In pratica, quasi tanti quanti ne sono sbarcati: 98.931. Con queste premesse, il 2021 non promette nulla di nuovo né di positivo. Nella politica europea e italiana non si intravedono cambiamenti di rotta. Al contrario: si profilano altre chiusure, altre barriere, altri respingimenti. Basti pensare ai rinnovati accordi Italia-Libia o alla “tecnica” introdotta nella primavera scorsa dalla Grecia, che costringe i profughi arrivati sulle isole egee a salire su precarie zattere di salvataggio che poi vengono trainate fuori dalle acque territoriali e abbandonate in mare. Senza voler capire che in questa partita sono in gioco non soltanto, innanzitutto, le vite di migliaia di persone, ma i valori su cui si basa la nostra democrazia e l’idea stessa di Europa.

 

 

Algeria-Spagna (Mostaganem), 2 gennaio 2021

I cadaveri di sette migranti sono stati  trascinati dal mare sul litorale di Mostaganem, nell’ovest dell’Algeria, regione di Orano. L’allarme è scattato verso le 8,30 di sabato 2 gennaio, quando,  in prossimità del villaggio di Kharouba, un passante ho visto i rottami di una barca e un corpo che flottava in acqua di fronte alla spiaggia Les Trois Freres, ai piedi di una scogliera. La polizia ha poi trovato, incastrate tra le rocce, altre sei salme. I morti sono cinque donne, un bambino di circa cinque anni e un uomo. Si tratta sicuramente delle vittime del naufragio fantasma di una barca salpata da quel tratto di costa sulla rotta per la Spagna: le isole Baleari o la regione di Murcia. Tutto lascia credere che ci siano anche diversi dispersi, tanto più che, a giudicare dai relitti trovati sul posto, quella affondata doveva essere una barca non piccola, verosimilmente un peschereccio in legno. Oltre ai rottami, la polizia ha recuperato sulla scogliera i resti di un motore fuoribordo, alcuni giubbotti di salvataggio, taniche di benzina. I cadaveri sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale Che Guevara di Mostaganem. Alla luce dello stato di conservazione, il naufragio non deve essere avvenuto molto prima del ritrovamento delle salme. Resta sconosciuto il punto esatto dell’imbarco.

(Fonte: Liberte Algerie edizioni del 2 e 3 gennaio, El Watan, Mediterraneo Cronaca)

Algeria-Spagna (Bousfer, Orano), 2 gennaio 2021

Il corpo di un giovane è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di La Madrague, nel comune di Bousfer, nell’Algeria occidentale, circa 20 chilometri a ovest di Orano. La notizia è stata diffusa soltanto il giorno 6 ma l’avvistamento sulla battigia, da parte di alcuni abitanti del posto, risale al 2 gennaio. Recuperato da una squadra della Protezione Civile, il cadavere è stato trasferito presso il servizio di medicina legale dell’ospedale Tami Medjbeur ad Ain El Turck, il capoluogo di distretto. Lo stato di conservazione fa supporre che il corpo sia rimasto a lungo in acqua prima di essere trovato. Non c’erano elementi utili per identificarlo. Secondo la polizia non ci sono dubbi che si tratti di un harraga algerino annegato nel tentativo di raggiungere la Spagna. Questo tratto di costa, nella regione di Orano, è il principale punto d’imbarco clandestino per i migranti decisi a raggiungere le Baleari o le coste della regione di Murcia, nella Penisola Iberica. Anche in passato il mare ha riportato a riva dei cadaveri di harraga in questa zona. Uno, in particolare, proprio sulla spiaggia di Bousfer e un altro a Bouzedjar, circa 40 chilometri più a ovest.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran, edizione del 6 gennaio)

Libia-Italia (costa a ovest di Tripoli), 3 gennaio 2021

Otto migranti subsahariani risultano dispersi in mare al largo della Libia dopo essere caduti dal gommone con cui stavano cercando di raggiungere l’Italia. Il battello risulta partito dalla costa a ovest di Tripoli prima dell’alba. A bordo erano in 87, tutti africani ma di dodici diverse nazionalità. Dopo poche ore di navigazione, quando erano ancora nella zona Sar libica, non sono stati più in grado di proseguire a causa del mare molto mosso e del vento forte. Non è chiaro chi abbia dato l’allarme. Forse un aereo di Frontex partito da Malta che ha sorvolato la zona a ovest di Tripoli per buona parte della mattinata in una missione di pattugliamneto. Sta di fatto che è stata allertata la base della Guardia Costiera di Tripoli, che ha inviato sul posto il guardacoste Fezzan, una delle unità cedute alla Libia dall’Italia. Prima dell’arrivo dei soccorsi, però, otto dei migranti sono caduti in acqua, sparendo tra le onde. Gli altri 79, presi a bordo della Fezzan, hanno subito segnalato la scomparsa dei compagni, ma le ricerche non hanno dato esito. Tutti i superstiti (tra cui 13 donne e 7 bambini), sbarcati presso la base navale di Tripoli con l’assistenza dell’Oim, sono stati trasferiti al centro di detenzione temporaneo di Ghut al Shaal, alla periferia ovest di Tripoli. I gruppi più numerosi vengono dalla Costa d’Avorio (24) e dal Cameroon (21). Gli altri da Nigeria (9), Ghana (7), Togo (4), Burkina Faso (3) Gambia (2), Guinea (2), Guinea Bissau (2), Mali (2), Senegal (2), Niger (1).

(Fonti: Iom Libya, sito web Safa Msehli Iom Ginevra, Migrant Rescue Watch, sito web Sergio Scandura)   

Mauritania-Spagna (El Medano, Tenerife), 5 gennaio 2021

Quattro migranti sono morti su un cayuco arrivato prima dell’alba a Tenerife: tre a bordo e uno pochi minuti dopo lo sbarco. Il barcone, partito dalla Mauritania con 47 persone, tutte di origine subsahariana, è rimasto in mare per diversi giorni prima di  raggiungere le Canarie. Nessuno lo ha segnalato né tantomeno intercettato. Non erano ancora le 4,30 quando è approdato da solo sulla spiaggia del Cabezo, nel municipio di El Medano, sulla costa meridionale di Tenerife. Solo a questo punto, su segnalazione di alcuni abitanti del posto che hanno avvisato il servizio d’emergenza 112 delle Canarie, è scattato l’allarme. Sulla spiaggia sono arrivate in breve pattuglie della polizia e squadre della Croce Rossa. Tutti i 44 migranti superstiti al momento dello sbarco apparivano molto provati e con sintomi di ipotermia. Quattro, in particolare, per i quali è stato disposto subito il trasferimento in ospedale, ma uno di loro è morto pochi minuti dopo, mentre i medici cercavano di rianimarlo, a causa di una crisi cardiorespiratoria dovuta probabilmete alla forte ipotermia. Gli altri tre sono stati ricoverati al centro sanitario di El Mojon, con sintomi di disidratazione, ustioni da carburante ed escoriazioni. Tra i sopravvissuti ci sono una donna e 17 minorenni.

(Fonte: El Diario, La Provincia, Canarias 7, sito web Helena Maleno Garzon) 

Libia (Gergarish, Tripoli), 4 gennaio 2021

Un profugo somalo di 19 anni è morto di malattia e di stenti in una vecchia casa dove si era rifugiato nella zona di Gergarish, un sobborgo alla periferia ovest di Tripoli. Con lui viveva un altro adolescente somalo, di soli 14 anni, che è stato trovato in condizioni critiche e in forte stato di choc. La vicenda dei due profughi-ragazzini è stata sollevata da Giulia Tranchina, attivista per i diritti umani che opera presso uno studio legale di Londra. Arrivato in Libia fuggendo dalla Somalia, il diciannovenne ha trascorso un duro periodo di detenzione a Bani Walid, costretto al lavoro forzato e vittima di pesanti maltrattamenti. Rilasciato dopo aver pagato un riscatto ai rapitori, a Tripoli è stato registrato e preso in carico come richiedente asilo dall’Unhcr nell’ottobre 2020. Malato e fortemente provato dalla carcerazione – riferisce l’Unhcr – è stato ricoverato sino alla fine di dicembre, quando è stato dimesso ed è andato a vivere nella casa di Gergarish insieme al ragazzino quattordicenne. Le sue condizioni erano tuttavia ancora precarie, probabilmente a causa di una grave forma di tbc contratta a Bani Walid: in pochi giorni si è aggravato e il 4 gennaio altri rifugiati che erano andati a cercarlo lo hanno trovato senza vita ormai da ore. Accanto al cadavere c’era il quattordicenne, choccato, terrorizzato ed estremamente debilitato. La salma è stata rimossa, in attesa della sepoltura, da una squadra della Mezzaluna Rossa, avvertita dall’Unhcr. Accompagnato invece presso la sede dell’Unhcr, il ragazzo quattordicenne è stato trasferito in ospedale per le cure più urgenti e poi in un centro di assistenza psichiatrica. Una volta dimesso, è stato affidato ad alcuni rifugiati somali, che si sono impegnati a prendersene cura con il supporto dell’Unhcr. Anche lui, dal novembre 2020, risulta registrato come richiedente asilo, dopo aver trascorso più di un anno in un centro di detenzione di trafficanti, subendo violenze e torture, fino al pagamento del riscatto. Secondo quanto ha riferito Giulia Tranchina, i compagni si erano rivolti nei giorni precedenti a varie Ong di Tripoli, ma nessuna si sarebbe voluta fare carico dei due ragazzi, asserendo che se ne doveva occupare l’Unhcr, visto che entrambi risultavano registrati come richiedenti asilo.

(Fonte: sito web Giulia Tranchina, report Are You Syrious, rapporto Unhcr del 7 gennaio)

Algeria-Spagna (Arzew, Orano), 5 gennaio 2021

Il corpo senza vita di un uomo è stato recuperato in mare di fronte alle coste di Arzew, circa 40 chilometri a ovest di Orano. Il servizio di Protezione Civile lo ha trasferito presso l’obitorio dell’ospedale di El Mohgoun per l’autopsia. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione: si sa solo che la vittima doveva avere circa 30 anni e che la salma è rimasta a lungo in acqua. Secondo la polizia si tratta di un harraga algerino morto nel tentativo di emigrare clandestinamente in Spagna. Quattro giorni prima di questo ritrovamento (vedi nota del 2 gennaio), un altro cadavere in condizioni di conservazione analoghe è stato trascinato dal mare su una spiaggia di Bousfer, qualche decina di chilometri più a ovest. E’ credibile che i due giovani sconosciuti siano morti nelle stesse circostanze: il naufragio fantasma di una barca di harraga salpata da questo tratto di costa per fare rotta verso le Baleari o la regione di Murcia, nella Spagna continentale.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran, edizione del 7 gennaio)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 7 gennaio 2021

Un morto su una barca carica di migranti a sud delle Canarie. Il battello, un vecchio scafo da pesca partito dal Sahara Occidentale, è stato avvistato da terra quando era a poco più di un chilometro dalla spiaggia di Patalavaca. Era in mare da più di tre giorni. Raggiunto da una salvamar del Salvamento Maritimo, è stata scortata fino al molo di Arguineguin, dove è allestito un presidio della Croce Rossa. E’ stato al momento dello sbarco che si è scoperto che a bordo, insieme a 23 uomini, una donna e 8 bambini, tutti maghrebini, c’era anche il cadavere di un giovane, morto durante la traversata. La salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale per l’autopsia. Poco prima, al largo del faro di Maspalomas, era stata intercettata un’altra barca con 32 migranti maghrebini: 28 uomini, due donne, un bambino e un neonato.

(Fonte: Canarias 7, El Diario, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Nador-Isole Chafarinas), 7-8 gennaio 2021

Sette morti (cinque donne, un uomo e un bambino) e 3 dispersi (per un totale di 10 vittime) nel naufragio di una barca tra la costa marocchina e le isole Chafarinas spagnole. Ventuno i superstiti. Il battello è partito prima dell’alba dalla spiaggia di Arkman, un villaggio a breve distanza da Nador. Le condizioni meteo non erano buone. Proprio per questo si ipotizza che puntasse non verso la Penisola Iberica ma su una delle tre isole dell’arcipelago, che distano dal Marocco poco più di 4 chilometri e, a parte il personale di un presidio militare, sono disabitate. Il naufragio è avvenuto in questo breve braccio di mare. L’allarme è stato lanciato da Caminando Fronteras: secondo la segnalazione arrivata alla Ong lo scafo era in balia delle onde e alcune persone, forse più di una decina, erano già cadute in mare. I soccorsi sono arrivati da una motovedetta della Marina marocchina, che ha riferito di aver tratto in salvo 21 naufraghi. Nel corso della mattinata, poi, i cadaveri di una donna e di un bambino sono stati portati a riva dalle correnti sulla spiaggia di Nador. Altri due, entrambi di donne, sono stati restituiti dal mare la sera di venerdì 8 gennaio in un tratto poco distante sulla spiaggia di Arkman: il primo a Jurf al Rum e il secondo nella zona Ville. Tra il 9 e il 12 gennaio, infine, sempre sulla spiaggia di Arkman, sono stati trovati gli altri tre cadaveri, due di donne el’ultimo di un giovane. Secondo le prime indicazioni, al momento della partenza a bordo della barca c’erano 22/23 persone, tutte subsahariane, ma informazioni successive pervenute a Helena Maleno, di Caminando Fronteras, ne calcolavano 31. A giudicare dal numero dei naufraghi tratti in salvo e dai corpi recuperati era esatta questa seconda stima, come hanno poi riferito anche alcuni dei superstiti. Ne deriva che ci sono 3 dispersi. C’è stata una certa confusione sulle notizie relative alle prime vittime ritrovate: inizialmente le autorità marocchine hanno parlato di due bambini (più un terzo ricoverato in condizioni critiche), mentre successivamnete si è appreso che si trattava di una donna e di un bambino. La gendarmeria ritiene che l’organizzazione di trafficanti che ha gestito la “spedizione” abbia sede ad Arkman. Nei giorni successivi sono stati arrestati tre marocchini, tra cui due appartenenti alle forze ausiliarie di polizia, ritenuti coinvolti nel traffico di esseri umani.

(Fonte: Nadorcity.Com edizioni del 7, 8, 9, 11 e 12 gennaio; El Faro de Melilla edizioni del 7 e 9 gennaio, sito Helena Maleno, sito Associazione Diritti Umani Marocco).  

Marocco-Spagna (Beliones-Algeciras), 9 gennaio 2021

Risultano dispersi tre giovani marocchini partiti su  una barca sparita dal 6 gennaio e forse naufragata prima di raggiungere Algeciras, in Andalusia. Il battello risulta salpato da una delle spiagge di Wad Marsa, una ventina di chilometrti a ovest di Beliones, nella regiome di Tangeri. A bordo c’erano a quanto pare da 8 a 12 harraga, tutti marocchini, buona parte della zona di Beliones, confinante con l’enclave spagnola di Ceuta. Il primo allarme è stato dato dalla famiglia di uno dei giovani a bordo, Soufiane Afilal, di 27 anni, nativo di Tangeri, che si è messa in contatto con la redazione del Faro de Ceuta per chiedere notizie e lanciare un appello di ricerca. Nei giorni successivi si sono unite all’appello le famiglie di altri due ragazzi, entrambi di Beliones, Mohamed Chelaf Hammout, 28 anni, pescatore, e Ilama Ilias Kajat, 19 anni, figlio di un tassista di Castillejos. Tutte e tre le famiglie hanno riferito di aver perso tutti i contatti con i loro tragazzi dal 6 gennaio ma di aver ricevuto una confusa notizia su un naufragio al largo di Algeciras. Interpellato dalla redazione del quotidiano, il comando del Salvamento Maritimo di Algeciras ha confermato di aver ricevuto una richiesta di aiuto che segnalava tre naufraghi dispersi alcune miglia a sud di Punta Carnero, ma che le due unità inviate sul posto, le salvamar Luz de Mar e Denebola, non sono riuscite a localizzare nessuna imbarcazione né eventuali relitti o tantomeno naufraghi. Nella tarda serata di sabato 9 gennaio, inoltre, la salvamar Atria ha avvistato e recuperato i resti di un gommone alla deriva, oltre 22 miglia a nord di Ceuta: un relitto di cui nessuno aveva segnalato la presenza e forse unica traccia di un naufragio fantasma. Sta di fatto che dei tre ragazzi non si è saputo più nulla. E con loro potrebbero essere spariti almeno 5 compagni.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 7, 8 e 9 gennaio)     

Marocco-Spagna (Ceuta-Beliones), 9-10 gennaio 2021

I cadaveri di due migranti marocchini sono stati trascinati dal mare sul litorale a ridosso della linea di frontiera tra il territorio spagnolo di Ceuta e il Marocco. Nelle prime ore di domenica 10 gennaio il corpo di un giovane con una tuta di neoprene è stato trovato sulla battigia della spiaggia del Chorillo, in fondo a una baia sulla costa meridionale di Ceuta. E’ apparso subito chiaro che doveva trattarsi di un migrante che durante la notte aveva tentato di entrare via mare nell’enclave spagnola eludendo la sorveglianza al confine. La conferma è venuta nelle ore successive quando il giovane è stato identificato grazie a documenti trovati in una tasca della tuta, protetti da una busta di plastica sigillata: si chiamava Mohamed, aveva 27 anni e veniva da Marrakech. La conferma è venuta poi dalla famiglia e da alcuni amici contattati dalla polizia ed è stato possibile anche ricostruirne la storia. Mohamed aveva raggiunto già da tre mesi la città costiera di Castillejos, vicino alla frontiera di Ceuta, deciso ad entrare nell’enclave spagnola per poi proseguire verso la Panisola Iberica, dove pensava di poter mettere a frutto, per lavorare, la sua buona conoscenza di tre lingue (inglese, francese e tedesco), oltre all’arabo. Si è preparato a lungo e poi la notte di Capodanno ha tentato la traversata a nuoto, contando anche sul fatto, probabilmente, che il maltempo avrebbe rallentato la sorveglianza. In quelle ore altri dieci migranti sono arrivati a Ceuta nello stesso modo, nonostante la burrasca, approdando al molo di Tarajal o di Benzù. E’ probabile che si siano mossi in due o tre gruppi. Non è chiaro se il giovane annegato fosse con qualcuno di questi o se si sia avventurato in mare da solo. Meno di 24 ore prima, nella mattinata di sabato 9, un altro cadavere era stato trovato dalla polizia marocchina sulla spiaggia di Beliones, un villaggio rurale a brevissima distanza da Ceuta. Si tratta di un uomo di circa 30 anni: un migrante che ha cercato di rientrare a nuoto in Marocco dopo che le restrizioni dovute al Covid lo hanno intrappolato per mesi a Ceuta, dove era arrivato come prima tappa verso la Spagna.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Mauritania-Spagna (Tenerife, Canarie), 10 gennaio 2021

Un migrante subsahariano è morto di sfinimento e ipotermia su un cayuco diretto dalla costa africana verso le Canarie. Il battello, partito dalla Mauritania con 89 migranti (82 uomini, 5 donne e 2 ragazzini minorenni) è rimasto in mare per più giorni, fino a quando, la mattina di domenica 10, poco prima delle sette, è stato avvistato a sud est di Tenerife. Circa un’ora e mezza più tardi, intorno alle 8,30, è stato raggiunto dalla salvamar Alpheraz, del Salvamento Maritimo, la quale, constatato che era in grado di navigare in relativa sicurezza, lo ha scortato sino al porto di Los Cristianos, dove è arrivato alle 9,50. Una squadra della Croce Rossa già pronta sul molo dopo essere stata avvertita dalla salvamar, ha prelevato il cadavere per trasferirlo all’obitorio di medicina legale e prestato assistenza ai naufraghi. Quasi contemporaneamente un altro cayuco con 40 migranti, partito sempre dalle coste della Mauritania, intercettato 8 miglia a sud di Gran Canaria dalla guardamar Concepcion Arenal, è stato accompagnato  per lo sbarco  al porto di Arguineguin.

(Fonte: La Provincia, Canarias 7, El Diario, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 10 gennaio 2021

Risulta disperso un giovane marocchino, Ayoub El Aidouni, 19 anni, di Castillejos, che ha cercato di raggiungere a nuoto Ceuta dal Marocco. La sua storia è venuta alla luce il 10 gennaio, in seguito alla segnalazione della famiglia alla redazione di El Faro de Ceuta, ma il tentativo di varcare via mare la linea di confine risale a dieci giorni prima, la notte di Capodanno. Ayoub non ha parlato delle sue intenzioni con i familiari fino all’ultimo momento, avvertendoli solo il 31 dicembre 2021, poco prima di tentare la sorte insieme a tre amici, anche loro di Castillejos. E sono stati appunto due di questi a raccontare cosa è accaduto. Faceva freddo e il mare era molto mosso ma non hanno desistito. Dopo aver lottato alcune ore con la corrente, due dei quattro hanno deciso di tornare indietro, raggiungendo di nuovo la spiaggia di Castillejos. E’ da quel momento che non si sa più nulla di Ayoub. I due amici rientrati in Marocco dicono di aver perso di vista nel buio sia lui che l’altro compagno. Quando la mattina di domenica è stato recuperato un cadavere sulla spiaggia del Chorrillo, a Ceuta, la famiglia ha pensato che potesse trattarsi di lui ma i documenti trovati sulla salma lo hanno escluso quasi subito. Né, d’altra parte, ne è stata trovata traccia sul versante marocchino del litorale. I familiari hanno lanciato un nuovo appello di ricerca ma nel frattempo Ayoub risulta tra i migranti dispersi.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Tunisia-Italia (Sfax-.Lampedusa), 11 gennaio 2021

Un bambino subsahariano è morto di freddo e di sfinimento in braccio alla madre su una barca carica di migranti rimasta alla deriva per cinque giorni tra la Tunisia e Lampedusa. Il battello, un vecchio scafo da pesca, risulta partito la sera del 6 gennaio dalla costa di Sidi Mansour, nei pressi di Sfax. A bordo c’erano da 45 a 50 migranti, tutti subsahariani tranne 4 tunisini. Le cattive condizioni del mare e forse un’avaria hanno bloccato o comunque ostacolato la navigazione. Dal giorno 9, in seguito all’allarme lanciato dai familiari dei tunisini, nel tratto di Mediterraneo tra la Tunisia e le Isole Pelagie, sono iniziate ricerche condotte da aerei di Frontex e della Guardia Costiera italiana oltre che da unità della Marina tunisina. A intercettare la barca, 45 chilometri circa al largo di Madhia, all’estremità meridionale del golfo di Hammamet, è stata una motovedetta tunisina. Quando sono arrivati i soccorsi il bimbo era già morto da ore. Tutti i naufraghi e la piccola salma sono stati sbarcati nel porto di Madhia. La Gendarmeria ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: sito web Majdi Karbai parlamengare tunisino, La Presse)

Marocco-Spagna (Ceuta), 12 gennaio 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è affiorato verso le dodici nel mare di Ceuta. L’allarme è stato dato da una barca privata che lo ha avvistato casualmente mentre flottava al largo di Punta Almina, il promontorio ad ovest del porto. Raggiunto da una motovedetta del servizio marittimo della Guardia Civil, dopo lo sbarco è stato trasferito, su disposizione della magistratura, nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia. Si tratta di un uomo di giovane età, verosimilmente annegato nel tentativo di raggiungere il terrtorio spagnolo. Si ignorano però i tempi e le circostanze precise. Non indossando una tuta di neoprene come quasi sempre, specie in inverno, i migranti che tentano di arrivare a Ceuta a nuoto, è verosimile che si sia affidato magari a una barca di fortuna. Di sicuro, a giudicare dallo stato di conservazione, il corpo è rimasto a lungo in mare. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione o per poterne stabilire almeno la  provenienza.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 15-16 gennaio 2021

Un bambino di 9 anni, originario della Guinea Conakri, è morto sulla barca con cui, insieme alla madre e alla sorella dodicenne, stava cercando di raggiungere le isole Canarie. Il suo corpo è stato affidato al mare. La tragedia è venuta alla luce dopo lo sbarco a Gran Canaria: la ha raccontata la sorellina al personale della Croce Rossa, sul molo del porto di Arguineguin. Il battello, un cayuco da pesca, è partito dal Sahara Occidentale la notte del 10 gennaio con 35 migranti, tra cui 21 donne, 11 uomini e 3 bambini, tutti provenienti dall’Africa Subsahariana. Il tempo avverso ha ostacolatio la rotta. Una richiesta di soccorso è stata inoltrata dalla Ong Caminando Fronteras ma le ricerche organizzate dal Salvamento Maritimo spagnolo non hanno dato esito per cinque giorni, durante i quali il cayuco è rimasto in balia dell’Atlantico. Il primo avvistamento, da parte di un aereo da ricognizione spagnolo, si è avuto venerdì 15, oltre 160 chilometri a sud di Gran Canaria. E’ stata mobilitata la guardamar Talia, che ha raggiunto la zona nel pomeriggio, prendendo a bordo i naufraghi e facendo poi rotta verso Anguineguin, dove è approdata la notte di venerdì. Il bambino, ha raccontato la sorella, è morto poche ore prima che arrivassero i soccorsi: lei e la mamma lo hanno visto spegnersi a poco a poco di freddo, disidratazione e sfinimento, senza poter far nulla per aiutarlo. Quando è stato evidente che era ormai senza vita, a bordo hanno deciso di far scivolare il corpo in acqua. La guardamare Talia è arrivata appena in tempo per evitare altre morti: tutti i naufraghi erano così provati da non essere quasi in condizioni di alzarsi e di muoversi. Per alcuni è stato necessario il ricovero in ospedaqle. In particolare per una ragazza in stato di gravidanza, trasferita al reparto materno di Las Palmas.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, sito web Helena Maleno)

 

  

   

 

 

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