Un cimitero chiamato Mediterraneo: il 2021, prima parte

Il 2020 si è chiuso con 13 migranti dispersi su una barca partita dalla Libia verso l’Italia la sera della vigilia di Natale e scomparsa nel nulla. Alarm Phone, contattato da alcuni familiari dei giovani a bordo, ha diramato l’allarme la mattina del 26, Santo Stefano, alle guardie costiere italiana e maltese. Né l’Italia né Malta, a quanto risulta, hanno organizzato operazioni sistematiche di ricerca e soccorso. Della Libia non vale neanche la pena parlare. Di giorno in giorno è così maturata sempre di più la convinzione di un altro naufragio fantasma, l’ennesimo dell’anno. Proprio a Natale. Con questi 13 dispersi, il bilancio di morte del 2020 sale a 2.357 vite spezzate. Una media di 6-7 al giorno. Una strage silenziata dalla politica e dai media e circondata da una indifferenza pressoché totale. Un sussulto di emozione e indignazione si è avuto solo alla notizia del bimbo di appena sei mesi morto l’undici novembre a bordo della nave della Ong Open Arms, poche ore dopo essere stato strappato al mare. Ma è stato un momento appena. Poi tutto è ripiombato nell’indifferenza: morti, dispersi, respingimenti in massa verso l’inferno della Libia. Sembra non contare nulla che sia morto un migrante ogni 42 arrivati in Europa (con un aumento del 25 per cento rispetto al 2019, quando si è registrato un morto ogni 56/57 sbarchi) e che, sia pure in calo, l’indice di mortalità sulla rotta Libia-Italia resti sempre il più alto: 1 ogni 33. E’ il risultato diretto della politica sull’immigrazione condotta negli ultimi vent’anni, che mette al centro non i migranti, la loro vita, le loro storie, ma i sistemi per farne arrivare meno possibile o non farli arrivare affatto. A qualsiasi costo e delegando il lavoro sporco di bloccarli – in mare o lungo le vie di terra – alle polizie di una serie di Stati con cui l’Europa e l’Italia hanno stipulato specifici accordi in proposito. E questo lavoro sporco viene fatto al meglio: nell’arco del 2020 sono stati fermati e spesso arrestati 94.779 tra giovani, donne, uomini, bambini che stavano tentando di arrivare in Europa. In pratica, quasi tanti quanti ne sono sbarcati: 98.931. Con queste premesse, il 2021 non promette nulla di nuovo né di positivo. Nella politica europea e italiana non si intravedono cambiamenti di rotta. Al contrario: si profilano altre chiusure, altre barriere, altri respingimenti. Basti pensare ai rinnovati accordi Italia-Libia o alla “tecnica” introdotta nella primavera scorsa dalla Grecia, che costringe i profughi arrivati sulle isole egee a salire su precarie zattere di salvataggio che poi vengono trainate fuori dalle acque territoriali e abbandonate in mare. Senza voler capire che in questa partita sono in gioco non soltanto, innanzitutto, le vite di migliaia di persone, ma i valori su cui si basa la nostra democrazia e l’idea stessa di Europa.

 

 

Algeria-Spagna (Mostaganem), 2 gennaio 2021

I cadaveri di sette migranti sono stati  trascinati dal mare sul litorale di Mostaganem, nell’ovest dell’Algeria, regione di Orano. L’allarme è scattato verso le 8,30 di sabato 2 gennaio, quando,  in prossimità del villaggio di Kharouba, un passante ho visto i rottami di una barca e un corpo che flottava in acqua di fronte alla spiaggia Les Trois Freres, ai piedi di una scogliera. La polizia ha poi trovato, incastrate tra le rocce, altre sei salme. I morti sono cinque donne, un bambino di circa cinque anni e un uomo. Si tratta sicuramente delle vittime del naufragio fantasma di una barca salpata da quel tratto di costa sulla rotta per la Spagna: le isole Baleari o la regione di Murcia. Tutto lascia credere che ci siano anche diversi dispersi, tanto più che, a giudicare dai relitti trovati sul posto, quella affondata doveva essere una barca non piccola, verosimilmente un peschereccio in legno. Oltre ai rottami, la polizia ha recuperato sulla scogliera i resti di un motore fuoribordo, alcuni giubbotti di salvataggio, taniche di benzina. I cadaveri sono stati trasferiti nell’obitorio dell’ospedale Che Guevara di Mostaganem. Alla luce dello stato di conservazione, il naufragio non deve essere avvenuto molto prima del ritrovamento delle salme. Resta sconosciuto il punto esatto dell’imbarco.

(Fonte: Liberte Algerie edizioni del 2 e 3 gennaio, El Watan, Mediterraneo Cronaca)

Algeria-Spagna (Bousfer, Orano), 2 gennaio 2021

Il corpo di un giovane è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di La Madrague, nel comune di Bousfer, nell’Algeria occidentale, circa 20 chilometri a ovest di Orano. La notizia è stata diffusa soltanto il giorno 6 ma l’avvistamento sulla battigia, da parte di alcuni abitanti del posto, risale al 2 gennaio. Recuperato da una squadra della Protezione Civile, il cadavere è stato trasferito presso il servizio di medicina legale dell’ospedale Tami Medjbeur ad Ain El Turck, il capoluogo di distretto. Lo stato di conservazione fa supporre che il corpo sia rimasto a lungo in acqua prima di essere trovato. Non c’erano elementi utili per identificarlo. Secondo la polizia non ci sono dubbi che si tratti di un harraga algerino annegato nel tentativo di raggiungere la Spagna. Questo tratto di costa, nella regione di Orano, è il principale punto d’imbarco clandestino per i migranti decisi a raggiungere le Baleari o le coste della regione di Murcia, nella Penisola Iberica. Anche in passato il mare ha riportato a riva dei cadaveri di harraga in questa zona. Uno, in particolare, proprio sulla spiaggia di Bousfer e un altro a Bouzedjar, circa 40 chilometri più a ovest.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran, edizione del 6 gennaio)

Libia-Italia (costa a ovest di Tripoli), 3 gennaio 2021

Otto migranti subsahariani risultano dispersi in mare al largo della Libia dopo essere caduti dal gommone con cui stavano cercando di raggiungere l’Italia. Il battello risulta partito dalla costa a ovest di Tripoli prima dell’alba. A bordo erano in 87, tutti africani ma di dodici diverse nazionalità. Dopo poche ore di navigazione, quando erano ancora nella zona Sar libica, non sono stati più in grado di proseguire a causa del mare molto mosso e del vento forte. Non è chiaro chi abbia dato l’allarme. Forse un aereo di Frontex partito da Malta che ha sorvolato la zona a ovest di Tripoli per buona parte della mattinata in una missione di pattugliamneto. Sta di fatto che è stata allertata la base della Guardia Costiera di Tripoli, che ha inviato sul posto il guardacoste Fezzan, una delle unità cedute alla Libia dall’Italia. Prima dell’arrivo dei soccorsi, però, otto dei migranti sono caduti in acqua, sparendo tra le onde. Gli altri 79, presi a bordo della Fezzan, hanno subito segnalato la scomparsa dei compagni, ma le ricerche non hanno dato esito. Tutti i superstiti (tra cui 13 donne e 7 bambini), sbarcati presso la base navale di Tripoli con l’assistenza dell’Oim, sono stati trasferiti al centro di detenzione temporaneo di Ghut al Shaal, alla periferia ovest di Tripoli. I gruppi più numerosi vengono dalla Costa d’Avorio (24) e dal Cameroon (21). Gli altri da Nigeria (9), Ghana (7), Togo (4), Burkina Faso (3) Gambia (2), Guinea (2), Guinea Bissau (2), Mali (2), Senegal (2), Niger (1).

(Fonti: Iom Libya, sito web Safa Msehli Iom Ginevra, Migrant Rescue Watch, sito web Sergio Scandura)   

Mauritania-Spagna (El Medano, Tenerife), 5 gennaio 2021

Quattro migranti sono morti su un cayuco arrivato prima dell’alba a Tenerife: tre a bordo e uno pochi minuti dopo lo sbarco. Il barcone, partito dalla Mauritania con 47 persone, tutte di origine subsahariana, è rimasto in mare per diversi giorni prima di  raggiungere le Canarie. Nessuno lo ha segnalato né tantomeno intercettato. Non erano ancora le 4,30 quando è approdato da solo sulla spiaggia del Cabezo, nel municipio di El Medano, sulla costa meridionale di Tenerife. Solo a questo punto, su segnalazione di alcuni abitanti del posto che hanno avvisato il servizio d’emergenza 112 delle Canarie, è scattato l’allarme. Sulla spiaggia sono arrivate in breve pattuglie della polizia e squadre della Croce Rossa. Tutti i 44 migranti superstiti al momento dello sbarco apparivano molto provati e con sintomi di ipotermia. Quattro, in particolare, per i quali è stato disposto subito il trasferimento in ospedale, ma uno di loro è morto pochi minuti dopo, mentre i medici cercavano di rianimarlo, a causa di una crisi cardiorespiratoria dovuta probabilmete alla forte ipotermia. Gli altri tre sono stati ricoverati al centro sanitario di El Mojon, con sintomi di disidratazione, ustioni da carburante ed escoriazioni. Tra i sopravvissuti ci sono una donna e 17 minorenni.

(Fonte: El Diario, La Provincia, Canarias 7, sito web Helena Maleno Garzon) 

Libia (Gergarish, Tripoli), 4 gennaio 2021

Un profugo somalo di 19 anni è morto di malattia e di stenti in una vecchia casa dove si era rifugiato nella zona di Gergarish, un sobborgo alla periferia ovest di Tripoli. Con lui viveva un altro adolescente somalo, di soli 14 anni, che è stato trovato in condizioni critiche e in forte stato di choc. La vicenda dei due profughi-ragazzini è stata sollevata da Giulia Tranchina, attivista per i diritti umani che opera presso uno studio legale di Londra. Arrivato in Libia fuggendo dalla Somalia, il diciannovenne ha trascorso un duro periodo di detenzione a Bani Walid, costretto al lavoro forzato e vittima di pesanti maltrattamenti. Rilasciato dopo aver pagato un riscatto ai rapitori, a Tripoli è stato registrato e preso in carico come richiedente asilo dall’Unhcr nell’ottobre 2020. Malato e fortemente provato dalla carcerazione – riferisce l’Unhcr – è stato ricoverato sino alla fine di dicembre, quando è stato dimesso ed è andato a vivere nella casa di Gergarish insieme al ragazzino quattordicenne. Le sue condizioni erano tuttavia ancora precarie, probabilmente a causa di una grave forma di tbc contratta a Bani Walid: in pochi giorni si è aggravato e il 4 gennaio altri rifugiati che erano andati a cercarlo lo hanno trovato senza vita ormai da ore. Accanto al cadavere c’era il quattordicenne, choccato, terrorizzato ed estremamente debilitato. La salma è stata rimossa, in attesa della sepoltura, da una squadra della Mezzaluna Rossa, avvertita dall’Unhcr. Accompagnato invece presso la sede dell’Unhcr, il ragazzo quattordicenne è stato trasferito in ospedale per le cure più urgenti e poi in un centro di assistenza psichiatrica. Una volta dimesso, è stato affidato ad alcuni rifugiati somali, che si sono impegnati a prendersene cura con il supporto dell’Unhcr. Anche lui, dal novembre 2020, risulta registrato come richiedente asilo, dopo aver trascorso più di un anno in un centro di detenzione di trafficanti, subendo violenze e torture, fino al pagamento del riscatto. Secondo quanto ha riferito Giulia Tranchina, i compagni si erano rivolti nei giorni precedenti a varie Ong di Tripoli, ma nessuna si sarebbe voluta fare carico dei due ragazzi, asserendo che se ne doveva occupare l’Unhcr, visto che entrambi risultavano registrati come richiedenti asilo.

(Fonte: sito web Giulia Tranchina, report Are You Syrious, rapporto Unhcr del 7 gennaio)

Algeria-Spagna (Arzew, Orano), 5 gennaio 2021

Il corpo senza vita di un uomo è stato recuperato in mare di fronte alle coste di Arzew, circa 40 chilometri a ovest di Orano. Il servizio di Protezione Civile lo ha trasferito presso l’obitorio dell’ospedale di El Mohgoun per l’autopsia. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione: si sa solo che la vittima doveva avere circa 30 anni e che la salma è rimasta a lungo in acqua. Secondo la polizia si tratta di un harraga algerino morto nel tentativo di emigrare clandestinamente in Spagna. Quattro giorni prima di questo ritrovamento (vedi nota del 2 gennaio), un altro cadavere in condizioni di conservazione analoghe è stato trascinato dal mare su una spiaggia di Bousfer, qualche decina di chilometri più a ovest. E’ credibile che i due giovani sconosciuti siano morti nelle stesse circostanze: il naufragio fantasma di una barca di harraga salpata da questo tratto di costa per fare rotta verso le Baleari o la regione di Murcia, nella Spagna continentale.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran, edizione del 7 gennaio)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 7 gennaio 2021

Un morto su una barca carica di migranti a sud delle Canarie. Il battello, un vecchio scafo da pesca partito dal Sahara Occidentale, è stato avvistato da terra quando era a poco più di un chilometro dalla spiaggia di Patalavaca. Era in mare da più di tre giorni. Raggiunto da una salvamar del Salvamento Maritimo, è stata scortata fino al molo di Arguineguin, dove è allestito un presidio della Croce Rossa. E’ stato al momento dello sbarco che si è scoperto che a bordo, insieme a 23 uomini, una donna e 8 bambini, tutti maghrebini, c’era anche il cadavere di un giovane, morto durante la traversata. La salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale per l’autopsia. Poco prima, al largo del faro di Maspalomas, era stata intercettata un’altra barca con 32 migranti maghrebini: 28 uomini, due donne, un bambino e un neonato.

(Fonte: Canarias 7, El Diario, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Nador-Isole Chafarinas), 7-8 gennaio 2021

Sette morti (cinque donne, un uomo e un bambino) e 3 dispersi (per un totale di 10 vittime) nel naufragio di una barca tra la costa marocchina e le isole Chafarinas spagnole. Ventuno i superstiti. Il battello è partito prima dell’alba dalla spiaggia di Arkman, un villaggio a breve distanza da Nador. Le condizioni meteo non erano buone. Proprio per questo si ipotizza che puntasse non verso la Penisola Iberica ma su una delle tre isole dell’arcipelago, che distano dal Marocco poco più di 4 chilometri e, a parte il personale di un presidio militare, sono disabitate. Il naufragio è avvenuto in questo breve braccio di mare. L’allarme è stato lanciato da Caminando Fronteras: secondo la segnalazione arrivata alla Ong lo scafo era in balia delle onde e alcune persone, forse più di una decina, erano già cadute in mare. I soccorsi sono arrivati da una motovedetta della Marina marocchina, che ha riferito di aver tratto in salvo 21 naufraghi. Nel corso della mattinata, poi, i cadaveri di una donna e di un bambino sono stati portati a riva dalle correnti sulla spiaggia di Nador. Altri due, entrambi di donne, sono stati restituiti dal mare la sera di venerdì 8 gennaio in un tratto poco distante sulla spiaggia di Arkman: il primo a Jurf al Rum e il secondo nella zona Ville. Tra il 9 e il 12 gennaio, infine, sempre sulla spiaggia di Arkman, sono stati trovati gli altri tre cadaveri, due di donne el’ultimo di un giovane. Secondo le prime indicazioni, al momento della partenza a bordo della barca c’erano 22/23 persone, tutte subsahariane, ma informazioni successive pervenute a Helena Maleno, di Caminando Fronteras, ne calcolavano 31. A giudicare dal numero dei naufraghi tratti in salvo e dai corpi recuperati era esatta questa seconda stima, come hanno poi riferito anche alcuni dei superstiti. Ne deriva che ci sono 3 dispersi. C’è stata una certa confusione sulle notizie relative alle prime vittime ritrovate: inizialmente le autorità marocchine hanno parlato di due bambini (più un terzo ricoverato in condizioni critiche), mentre successivamnete si è appreso che si trattava di una donna e di un bambino. La gendarmeria ritiene che l’organizzazione di trafficanti che ha gestito la “spedizione” abbia sede ad Arkman. Nei giorni successivi sono stati arrestati tre marocchini, tra cui due appartenenti alle forze ausiliarie di polizia, ritenuti coinvolti nel traffico di esseri umani.

(Fonte: Nadorcity.Com edizioni del 7, 8, 9, 11 e 12 gennaio; El Faro de Melilla edizioni del 7 e 9 gennaio, sito Helena Maleno, sito Associazione Diritti Umani Marocco).  

Marocco-Spagna (Beliones-Algeciras), 9 gennaio 2021

Risultano dispersi tre giovani marocchini partiti su  una barca sparita dal 6 gennaio e forse naufragata prima di raggiungere Algeciras, in Andalusia. Il battello risulta salpato da una delle spiagge di Wad Marsa, una ventina di chilometrti a ovest di Beliones, nella regiome di Tangeri. A bordo c’erano a quanto pare da 8 a 12 harraga, tutti marocchini, buona parte della zona di Beliones, confinante con l’enclave spagnola di Ceuta. Il primo allarme è stato dato dalla famiglia di uno dei giovani a bordo, Soufiane Afilal, di 27 anni, nativo di Tangeri, che si è messa in contatto con la redazione del Faro de Ceuta per chiedere notizie e lanciare un appello di ricerca. Nei giorni successivi si sono unite all’appello le famiglie di altri due ragazzi, entrambi di Beliones, Mohamed Chelaf Hammout, 28 anni, pescatore, e Ilama Ilias Kajat, 19 anni, figlio di un tassista di Castillejos. Tutte e tre le famiglie hanno riferito di aver perso tutti i contatti con i loro tragazzi dal 6 gennaio ma di aver ricevuto una confusa notizia su un naufragio al largo di Algeciras. Interpellato dalla redazione del quotidiano, il comando del Salvamento Maritimo di Algeciras ha confermato di aver ricevuto una richiesta di aiuto che segnalava tre naufraghi dispersi alcune miglia a sud di Punta Carnero, ma che le due unità inviate sul posto, le salvamar Luz de Mar e Denebola, non sono riuscite a localizzare nessuna imbarcazione né eventuali relitti o tantomeno naufraghi. Nella tarda serata di sabato 9 gennaio, inoltre, la salvamar Atria ha avvistato e recuperato i resti di un gommone alla deriva, oltre 22 miglia a nord di Ceuta: un relitto di cui nessuno aveva segnalato la presenza e forse unica traccia di un naufragio fantasma. Sta di fatto che dei tre ragazzi non si è saputo più nulla. E con loro potrebbero essere spariti almeno 5 compagni.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 7, 8 e 9 gennaio)     

Marocco-Spagna (Ceuta-Beliones), 9-10 gennaio 2021

I cadaveri di due migranti marocchini sono stati trascinati dal mare sul litorale a ridosso della linea di frontiera tra il territorio spagnolo di Ceuta e il Marocco. Nelle prime ore di domenica 10 gennaio il corpo di un giovane con una tuta di neoprene è stato trovato sulla battigia della spiaggia del Chorillo, in fondo a una baia sulla costa meridionale di Ceuta. E’ apparso subito chiaro che doveva trattarsi di un migrante che durante la notte aveva tentato di entrare via mare nell’enclave spagnola eludendo la sorveglianza al confine. La conferma è venuta nelle ore successive quando il giovane è stato identificato grazie a documenti trovati in una tasca della tuta, protetti da una busta di plastica sigillata: si chiamava Mohamed, aveva 27 anni e veniva da Marrakech. La conferma è venuta poi dalla famiglia e da alcuni amici contattati dalla polizia ed è stato possibile anche ricostruirne la storia. Mohamed aveva raggiunto già da tre mesi la città costiera di Castillejos, vicino alla frontiera di Ceuta, deciso ad entrare nell’enclave spagnola per poi proseguire verso la Panisola Iberica, dove pensava di poter mettere a frutto, per lavorare, la sua buona conoscenza di tre lingue (inglese, francese e tedesco), oltre all’arabo. Si è preparato a lungo e poi la notte di Capodanno ha tentato la traversata a nuoto, contando anche sul fatto, probabilmente, che il maltempo avrebbe rallentato la sorveglianza. In quelle ore altri dieci migranti sono arrivati a Ceuta nello stesso modo, nonostante la burrasca, approdando al molo di Tarajal o di Benzù. E’ probabile che si siano mossi in due o tre gruppi. Non è chiaro se il giovane annegato fosse con qualcuno di questi o se si sia avventurato in mare da solo. Meno di 24 ore prima, nella mattinata di sabato 9, un altro cadavere era stato trovato dalla polizia marocchina sulla spiaggia di Beliones, un villaggio rurale a brevissima distanza da Ceuta. Si tratta di un uomo di circa 30 anni: un migrante che ha cercato di rientrare a nuoto in Marocco dopo che le restrizioni dovute al Covid lo hanno intrappolato per mesi a Ceuta, dove era arrivato come prima tappa verso la Spagna.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Mauritania-Spagna (Tenerife, Canarie), 10 gennaio 2021

Un migrante subsahariano è morto di sfinimento e ipotermia su un cayuco diretto dalla costa africana verso le Canarie. Il battello, partito dalla Mauritania con 89 migranti (82 uomini, 5 donne e 2 ragazzini minorenni) è rimasto in mare per più giorni, fino a quando, la mattina di domenica 10, poco prima delle sette, è stato avvistato a sud est di Tenerife. Circa un’ora e mezza più tardi, intorno alle 8,30, è stato raggiunto dalla salvamar Alpheraz, del Salvamento Maritimo, la quale, constatato che era in grado di navigare in relativa sicurezza, lo ha scortato sino al porto di Los Cristianos, dove è arrivato alle 9,50. Una squadra della Croce Rossa già pronta sul molo dopo essere stata avvertita dalla salvamar, ha prelevato il cadavere per trasferirlo all’obitorio di medicina legale e prestato assistenza ai naufraghi. Quasi contemporaneamente un altro cayuco con 40 migranti, partito sempre dalle coste della Mauritania, intercettato 8 miglia a sud di Gran Canaria dalla guardamar Concepcion Arenal, è stato accompagnato  per lo sbarco  al porto di Arguineguin.

(Fonte: La Provincia, Canarias 7, El Diario, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 10 gennaio 2021

Risulta disperso un giovane marocchino, Ayoub El Aidouni, 19 anni, di Castillejos, che ha cercato di raggiungere a nuoto Ceuta dal Marocco. La sua storia è venuta alla luce il 10 gennaio, in seguito alla segnalazione della famiglia alla redazione di El Faro de Ceuta, ma il tentativo di varcare via mare la linea di confine risale a dieci giorni prima, la notte di Capodanno. Ayoub non ha parlato delle sue intenzioni con i familiari fino all’ultimo momento, avvertendoli solo il 31 dicembre 2021, poco prima di tentare la sorte insieme a tre amici, anche loro di Castillejos. E sono stati appunto due di questi a raccontare cosa è accaduto. Faceva freddo e il mare era molto mosso ma non hanno desistito. Dopo aver lottato alcune ore con la corrente, due dei quattro hanno deciso di tornare indietro, raggiungendo di nuovo la spiaggia di Castillejos. E’ da quel momento che non si sa più nulla di Ayoub. I due amici rientrati in Marocco dicono di aver perso di vista nel buio sia lui che l’altro compagno. Quando la mattina di domenica è stato recuperato un cadavere sulla spiaggia del Chorrillo, a Ceuta, la famiglia ha pensato che potesse trattarsi di lui ma i documenti trovati sulla salma lo hanno escluso quasi subito. Né, d’altra parte, ne è stata trovata traccia sul versante marocchino del litorale. I familiari hanno lanciato un nuovo appello di ricerca ma nel frattempo Ayoub risulta tra i migranti dispersi.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Sfax-Sousse-Lampedusa), 10 gennaio 2021

I cadaveri di tre migranti subsahariani somo stati recuperati dalla Marina tunisina mentre flottavano in mare al largo della costa a sud di Sousse. A giudicare dallo stato di conservazione, erano in acqua già da qualche giorno. Trasportati nell’obitorio dell’istituto di medicina legale, non sono stati trovati elementi utili a identificarli o a stabilirne almeno il paese d’origine. Appare scontato, comunque, che deve trattarsi delle vittime di un naufragio rimasto sconosciuto: una barca affondata dopo essere salpata presumibilmente dalla zona di Sfax (diventata il principale punto di partenza dei battelli di migranti diretti dalla Tunisia verso Lampedusa), circa 130 chilometri più a sud. Se questa ipotesi ha fondameneto, c’è da ritenere che ci siano numerosi dispersi.

(Fonte: Rapporto mensile Oim gennaio2021, Jawhara Tv)

Marocco-Spagna (Bouyafar-Motril), 10 gennaio 2021

Si è persa ogni traccia di un gommone bianco partito dal Marocco per la Spagna la mattina del 10 gennaio 2021. Dopo un mese e mezzo senza alcuna notizia, c’è da credere che sia scomparso in mare con tutti i 36 migranti che erano a bordo. Un ennesimo naufragio fantasma sulle rotte verso l’Europa: questa volta nel mare di Alboran, tra Bouyafar (nei pressi di Nador) e Motril (in Andalusia). La prima a rendere nota l’emergenza è stata Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, con una nota pubblicata sul suo sito web intorno alle 21. La stessa Ong, contattata da alcuni familiari dei migranti, aveva informato il Salvamento Maritimo spagnolo già diverse ore prima. Quasi contemporaneamente l’allarme era stato lanciato anche dalla piattaforma di soccorso Alarm Phone che, informata sempre da alcuni familiari dei dispersi, ha preso contatto intorno alle 20 con la centrale di Almeria del Salvamento Maritimo, apprendendo così che erano già in corso da ore delle ricerche, con l’impiego di unità sia aeree che navali. Da quel momento, con una preoccupazione crescente perché era segnalata una tempesta in arrivo, si sono succeduti tutta una serie di contatti e scambi di informazioni tra Alarm Phone e il Salvamento e numerosi tentativi di mettersi  in comunicazione direttamente con il gommone alla deriva, in modo da localizzarlo e indirizzare i soccorsi. Mentre le operazioni di ricerca erano in corso, Alarm Phone, la sera del giorno 11 gennaio, ha contattato anche la centrale operativa di Rabat, che ha confermato di essere impegnata a sua volta nei soccorsi, insieme a due aerei da ricognizione spagnoli, ma che si riteneva che il gommone si trovasse ormai più vicino alle coste andaluse che a quelle marocchine. Nel frattempo le condizioni meteo erano rapidamente peggiorate e la zona è stata investita da una violenta burrasca. Nei giorni successivi si è unita all’operazione di soccorso anche la Marina algerina. Le ricerche sono andate avanti senza esito fino al 17 gennaio. Il 18 sono state interrotte, pur lasciando operativo l’allerta per tutte le navi in transito nella zona. Nei giorni e nelle settimane successive si è sperato invano che emergesse almeno qualche notizia o indizio. Di sicuro il gommone non risulta né rientrato in Marocco, né arrivato in qualche modo in Spagna. E nessuna segnalazione è pervenuta dalle navi avvertite dell’emergenza. Fra i 36 migranti dispersi c’erano anche 5 donne e un bambino.

Appello di ricerca (15 febbraio). Intorno alla metà di febbraio alcune famiglie della provincia di Nador hanno lanciato un appello di ricerca per otto uomini socmparsi dopo essersi imbarcati su un gommone a Bouyafar, per cercare dii raggiungere la Spagna, oltre un mese prima. Di età compresa tra i 19 e i 40 anni, erano tutti pescatori che avevano deciso di espatriare per mancanza di lavoro. Per facilitare le ricerche sono state diffuse anche le foto, oltre ai nomi: Salim Boulwad (19 anni), Hisham Silwi (19), Jamal Talhat (22), Samad Talhat (23), Kartim Ola (26), Maymoun Sakleh (31), Rashid Zari (40). Anche questa segnalazione, ripresa da vari media marocchini, è rimasta senza riscontro.

(Fonte: Alarm Phone, sito web Helena Maleno Caminando Fronteras, Nadorcity.com)

Tunisia-Italia (Sfax-.Lampedusa), 11 gennaio 2021

Un bambino subsahariano è morto di freddo e di sfinimento in braccio alla madre su una barca carica di migranti rimasta alla deriva per cinque giorni tra la Tunisia e Lampedusa. Il battello, un vecchio scafo da pesca, risulta partito la sera del 6 gennaio dalla costa di Sidi Mansour, nei pressi di Sfax. A bordo c’erano da 45 a 50 migranti, tutti subsahariani tranne 4 tunisini. Le cattive condizioni del mare e forse un’avaria hanno bloccato o comunque ostacolato la navigazione. Dal giorno 9, in seguito all’allarme lanciato dai familiari dei tunisini, nel tratto di Mediterraneo tra la Tunisia e le Isole Pelagie, sono iniziate ricerche condotte da aerei di Frontex e della Guardia Costiera italiana oltre che da unità della Marina tunisina. A intercettare la barca, 45 chilometri circa al largo di Madhia, all’estremità meridionale del golfo di Hammamet, è stata una motovedetta tunisina. Quando sono arrivati i soccorsi il bimbo era già morto da ore. Tutti i naufraghi e la piccola salma sono stati sbarcati nel porto di Madhia. La Gendarmeria ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: sito web Majdi Karbai parlamengare tunisino, La Presse)

Marocco-Spagna (Ceuta), 12 gennaio 2021

Il cadavere di un migrante subsahariano è affiorato verso le dodici nel mare di Ceuta. L’allarme è stato dato da una barca privata che lo ha avvistato casualmente mentre flottava al largo di Punta Almina, il promontorio ad ovest del porto. Raggiunto da una motovedetta del servizio marittimo della Guardia Civil, dopo lo sbarco è stato trasferito, su disposizione della magistratura, nell’obitorio dell’istituto di medicina legale per l’autopsia. Si tratta di un uomo di giovane età, verosimilmente annegato nel tentativo di raggiungere il terrtorio spagnolo. Si ignorano però i tempi e le circostanze precise. Non indossando una tuta di neoprene come quasi sempre, specie in inverno, i migranti che tentano di arrivare a Ceuta a nuoto, è verosimile che si sia affidato magari a una barca di fortuna. Di sicuro, a giudicare dallo stato di conservazione, il corpo è rimasto a lungo in mare. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione o per poterne stabilire almeno la  provenienza.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 15-16 gennaio 2021

Un bambino di 9 anni, originario della Guinea Conakri, è morto sulla barca con cui, insieme alla madre e alla sorella dodicenne, stava cercando di raggiungere le isole Canarie. Il suo corpo è stato affidato al mare. La tragedia è venuta alla luce dopo lo sbarco a Gran Canaria: la ha raccontata la sorellina al personale della Croce Rossa, sul molo del porto di Arguineguin. Il battello, un cayuco da pesca, è partito dal Sahara Occidentale la notte del 10 gennaio con 35 migranti, tra cui 21 donne, 11 uomini e 3 bambini, tutti provenienti dall’Africa Subsahariana. Il tempo avverso ha ostacolatio la rotta. Una richiesta di soccorso è stata inoltrata dalla Ong Caminando Fronteras ma le ricerche organizzate dal Salvamento Maritimo spagnolo non hanno dato esito per cinque giorni, durante i quali il cayuco è rimasto in balia dell’Atlantico. Il primo avvistamento, da parte di un aereo da ricognizione spagnolo, si è avuto venerdì 15, oltre 160 chilometri a sud di Gran Canaria. E’ stata mobilitata la guardamar Talia, che ha raggiunto la zona nel pomeriggio, prendendo a bordo i naufraghi e facendo poi rotta verso Anguineguin, dove è approdata la notte di venerdì. Il bambino, ha raccontato la sorella, è morto poche ore prima che arrivassero i soccorsi: lei e la mamma lo hanno visto spegnersi a poco a poco di freddo, disidratazione e sfinimento, senza poter far nulla per aiutarlo. Quando è stato evidente che era ormai senza vita, a bordo hanno deciso di far scivolare il corpo in acqua. La guardamare Talia è arrivata appena in tempo per evitare altre morti: tutti i naufraghi erano così provati da non essere quasi in condizioni di alzarsi e di muoversi. Per alcuni è stato necessario il ricovero in ospedaqle. In particolare per una ragazza in stato di gravidanza, trasferita al reparto materno di Las Palmas.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, sito web Helena Maleno)

Algeria-Spagna (Orano-Almeria), 16-18 gennaio 2021

Tre morti (una donna e due uomini) nel naufragio di una barca di migranti al largo di Almeria, in Andalusia. Il battello, un piccolo scafo da pesca in legno, è partito sabato 16 gennaio dall’Algeria, verosimilmente dalle coste della regione di Orano. Prima dell’alba di domenica 17 è arrivato quasi ad approdare: era a breve distanza dalla spiaggia di El Cantal, nel comune di Mojacar, circa 80 chilomettri a nord est del golfo di Almeria, quando si è rovesciato. Dei dodici migranti che erano a bordo, nove sono riusciti a raggiungere la riva a nuoto ed hanno dato subito l’allarme. Gli altri tre sono scomparsi in mare, trascinati lontano dalla corrente. L’elicottero Helimer 203, mobilitato dalla centrale del Salvamento Maritimo di Almeria, ha localizzato verso le 4,30 il cadavere della donna, recuperato poi da una motivedetta della Guardia Civil nella mattinata. Nel corso delle ricerche condotte nelle ore successive, fino al primo mattino di lunedì 18, una squadra di sommozzatori del gruppo speciale subacqueo (Geas) della stessa Guardia Civil ha trovato e portato a riva i corpi senza vita dei due uomini. Sia le vittime che i supersiti sono algerini.

(Fonte: Europa Press Almeria, sito web Helena Maleno, Observalgerie)

Turchia-Grecia (Lesbo), 18-19 gennaio 2021

Un migrante somalo è morto di freddo, prima che arrivassero i soccorsi, sulla spiaggia di Lesbo dove era riuscito a sbarcare. Il giovane faceva parte di un gruppo di 28 persone (tra cui 15 donne e un bambino), in gran parte di origine somala, partito dalla costa turca nella giornata di lunedì 18 gennaio. Non è stata trovata traccia della barca, sicché la polizia greca sospetta che i 28 migranti siano stati accompagnati da uno scafista che poi si è allontanato. Quando sono arrivati in prossimità di Lesbo, sulla costa sud, tre di loro si sono gettati in acqua per traggiungere la riva a nuoto, scomparendo presto alla vista. Gli altri sono sbarcati nel sud ovest dell’isola, sulla piccola spiaggia di Gera, isolata, senza passaggi via terra e raggiungibile solo via mare. Il gruppo è rimasto così intrappolato per tutta la notte sul piccolo arenile, tra il mare e l’alta scogliera retrostante, snza potersi muovere. La loro presenza è stata finalmente segnalata nelle prime ore di martedì alla Guardia Costiera, che ha inviato una motovedetta sul posto. Uno del gruppo, però, era già morto e tutti gli altri presentavano gravi sintomi di ipotermia. Appena recuperati, i supertsiti hanno segnalato che mancavano ancora i tre loro compagni che si erano allontanati a nuoto prima dello sbarco. Dati inizialmente per dispersi, dopo ore di ricerche condotte con un elicottero e alcune unità navali, sono stati trovati sulla piccola spiaggia di Tarti. Tutti i naufaghi sono stati trasferiti all’ospedale di Mitilene.

(Fonte: The Times of Malta, Ekathimerini, agenzia Ana Mpa. Aegean Status)  

Libia-Italia (Zawiya), 19 gennaio 2021

Almeno 43 migranti morti in un naufragio al largo della Libia. Soltanto 10 i superstiti. Erano su un gommone bianco che risulta partito nelle prime ore del mattino da una spiaggia di Zawiya, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. Puntava verso Lampedusa. Dopo poche ore di navigazione il motore è andato in avaria e il battello, ormai ingovernabile, si è rovesciato poco più tardi a causa del mare mosso, con onde alte e vento forte. Quando dalla base di Zuwara sono arrivati i primi soccorsi da parte della Guardia Costiera libica, 43 degli oltre 50 migranti a bordo erano scomparsi, trascinati via dalle correnti. Dieci naufraghi si sono salvati aggrappandosi al relitto del gommone o ad altri rottami in grado di galleggiare. Recuperati da una motovedetta, sono stati sbarcati a Zuwara, con l’assistenza di una equipe dell’Unhcr: sono tutti giovani  uomini, provenienti dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria, dal Ghana e dal Gambia. Anche i loro compagni dispersi erano originari di paesi dell’Africa Occidentale.

Due cadaveri ad Al Harsha. Tra il 27 e il 28 gennaio la Mezzaluna Rossa ha recuperato i cadaveri di due migranti subsahariani sulla battigia della spiaggia di Al Harsha, nei sobborghi di Zawiya. Non sono stati trovati elementi utili per identificarli. Appae certo, però, che i due corpi (trasferiti nell’obitorio dell’ospedale di Al Rahma) erano in acqua da diversi giorni. E’ verosimile che si tratti di due delle 43 vittime del naufragio avvenuto al largo di Zawiya il 19 gennaio.

(Fonte: Rapporto Oim Ginevra, sito web Oim Libia, Alarm Phone, sito web Sergio Scandura, Migrant Redscue Watch del 19 e del 28 gennaio, Ansamed, Vita, sito web Alessandro Puglia, Al Jazeera, Daily Sabah, Anadolu Agency)  

Mauritania-Spagna (Canarie, El Hierro), 19 gennaio 2021

Due migranti morti (uno a bordo, l’altro poco dopo lo sbarco) e tre in condizioni critiche per ipotermia, sfinimento fisico e disidratazione su un cayuco arrivato a El Hierro, l’isola più lontana delle Canarie. Il battello, partito dalla costa della Mauritania con a bordo 53 persone, è rimasto per diversi giorni in mare, in pieno Atlantico, prima di essere avvistato a sud di El Hierro, dopo centinaia di miglia di navigazione. Nell’ultimo tratto una salvamar del Salvamento Maritimo spagnolo lo ha scortato fino al porto di La Restinga, nella parte meridionale dell’isola, municipio di El Pinar. Avvertita dall’equipaggio della salvamar, allo sbarco una equipe della Croce Rossa ha trasferito nell’obitorio di medicina legale la salma e si è presa cura dei migranti, tutti molto provati, trasferendo d’urgenza i quattro più gravi nell’ospedale dell’isola. Uno di questi è morto poco dopo il ricovero. Le due vittime sinio state sepolte il giorno successivo nedl cimitero di Valverde, a El Pinar. Non essendo stati identificati, sulla loro lapide sono sttai posti solo due numeri: il primo a indicare il progressivo dal primo  gennaio dei migranti morti sull’isola, il secondo quello delle barche arrivate. Secondo le dichiarazioni dei migranti, il cayuco ha preso il mare almeno cinque giorni prima di approdare alle Canarie.

(Fonte: El Confidencial, sito web Helena Maleno, La Provincia)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 20 gennaio 2021

Un giovane subsahariano è morto su un cayuco con a bordo 32 migranti, prima che dalle Canarie arrivassero i primi soccorsi. Il battello, partito dalle coste del Sahara Occidentale facendo rotta verso l’arcipelago spagnolo, era in mare già da giorni quando è stato avvistato a sud di Gran Canaria, nella prima serata di giovedì 20 gennaio, da un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo alzatosi in volo in seguito alla segnalazione che c’erano diverse barche alla deriva in pieno Atlantico. Raggiunto da una salvamar di base a Gran Canaria, è stato scortato sino al porto di Arguineguin. Il cadavere è stato scoperto al momento dello sbarco: i compagni hanno riferito che il giovane si era spento poche ore prima, probabilmente per una crisi di ipotermia. I 32 superstiti (tra cui 19 donne e 2 bambini) sono stati affidati alle cure del presidio della Croce Rossa presente sul molo.

(Fonte: El Diario, La Provincia, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 21 gennaio 2021

Due migranti morti e 10 dispersi (12 vittime) in un naufragio nell’Atlantico, al largo delle coste del Sahara Occidentale. Quattordici i superstiti. Scarsissimi i particolari sulla tragedia. La notizia è stata diffusa dalla Ong Caminando Fronteras, mentre si registra un blackout pressoché totale da parte delle autorità marocchine. La barca è partita dalla zona di Dakhla, circa 550 chilometri a sud di Laayounne, puntando  verso le isole Canarie. I 28 a bordo erano tutti maghrebini. Il naufragio è avvvenuto all’interno delle acque di competenza del Marocco. Lo conferma anche il fatto che non risulta che siano giunte richieste di aiuto ai servizi di salvamento spagnoli dell’arcipelago. Sul posto hanno operato per i soccorsi unità della marina marocchina, recuperando 14 naufraghi e due corpi senza vita. Senza esito le ricerche dei dieci dispersi. I sopravvissuti e le salme sono stati sbarcati nel porto di Dakhla.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Caminando Fronteras)

Libia-Italia (Mediterraneo Centrale), 24 gennaio 2021

Diciassette vittime nel naufragio di un gommone con a bordo circa cento persone al largo della Libia, sulla rotta per Lampedusa. Non sono note le circostanze precise di questa tragedia: si sa soltanto che, presumibilmente su segnalazione di uno degli aerei da ricognizione dell’agenzia Frontex, la motovedetta Fezzan, una delle unità cedute dall’Italia alla Guardia Costiera di Tripoli, ha intercettato il battello ad alcune decine di miglia dalla riva, recuperando 82 naufragi. Il rapporto di Migrant Rescue Watch, il sito “portavice” della Marina libica, ha parlato inizialmente di 4 vittime (un morto e 3 dispersi), ma sulla base delle testimonianze raccolte tra i superstiti al momento dello sbarco, l’Oim ha precisato che “17 persone sono annegate”. Tutti i naufraghi sono stati condotti presso la base navale di Tripoli e poi trasferiti in un centro di detenzione. Tutto subsahariani, vengono da diversi paesi: Benin (9), Cameroon (7), Chad (1), Ghana (1), Guinea (18), Costa d’Avorio (15), Mali (19), Niger (4), Nigeria (1), Senegal (4), Sudan (8), Togo (3).

(Fonte: sito Oim Libya, Sefa Msehli Oim Ginevra, Alarm Phone, Migrant Rescue Watch, Mediterraneo Cronaca)

Marocco-Spagna (Castilleios-Ceuta), 25-26 gennaio 2021

Un migrante marocchino ventunenne, Badr El Moutaouakil, è scomparso in mare mentre tentava di  raggiungere a nuoto il territorio spagnolo di Ceuta. L’allarme è stato dato da un suo compagno, un ragazzo minorenne, arrivato a Ceuta prima dell’alba del 26 gennaio. I due giovani, entrambi di Castilleios, un villaggio vicino alla linea di confine, si sono tuffati insieme la sera di lunedì 25, prendendo la via del mare verso Ceuta (seguita da numerosi giovani marocchini dall’inizio dell’anno), che prevede di allontanarsi parecchio dalla riva a nuoto prima di riapprodare nel versante spagnolo, in modo da eludere la sorveglianza alla frontiera. Si erano preparati a lungo, procurandosi tute di neoprene per ripararsi dal freddo, ma si tratta di una via difficile, ostacolata, specie in inverno, da forti correnti. Il ragazzo approdato ha detto di aver perso di vista l’amico, rimasto indietro per la fatica. Le ricerche sono scattate prima ancora dell’alba, proseguendo per l’intera giornata, con l’impiego sia di unità navali che di un elicottero, ma di Badr non si è trovata traccia. Nel corso della mattinata, la famiglia, prendendo contatto con la redazione del quotidiano El Faro de Ceuta, ha detto che Badr soffriva di una forma d’asma: forse per questo le forze lo hanno abbandonatao ed è stato vinto dal mare.

(Fonte: El Faro de Ceuta, due edizioni)

Bosnia-Croazia (Monte Pljesevica, rotta balcanica), 26-27 gennaio 2021

Due migranti, entrambi uomini, di giovane età, sono stati trovati privi di vita al confine tra la Bosnia e la Croazia. I due corpi erano a breve distanza l’uno dall’altro, in una foresta a poche centinaia di metri dalla linea di frontiera, in territorio croato. Secondo la polizia, è molto probabile che i due abbiano smarrito la strada dopo aver passato il confine con il favore del buio, la sera del 25 o del 26 gennaio, e che abbiano poi vagato o abbiano cercato di ripararsi nel bosco in attesa del giorno, ma che il freddo della notte li abbia uccisi entrambi. In inverno le temperature nella zona vanno abbondantemente sotto lo zero termico e per di più ci sono state frequenti tempeste di neve. E’ probabile che i due non si siano nemmeno resi conto di essere riusciti a entrare in Croazia. Sui cadaveri non sono stati trovati documenti o altri elementi per poterli identificare. Nelle stesse ore e nella stessa zona, nella foresta alle pendici del monte Pljesevica, ma sul versante bosniaco del confine, la polizia ha intercettato, su segnalazione di alcuni abitanti della zona, altri sei migranti (quattro uomini e due donne) che, giunti fino in prossimità del valico, avevano perso l’orientamento a causa di una bufera. Per raggiungerli è dovuta intervenire una squadra specializzata in soccorso di montagna, che li ha trasferiti tutti in un ospedale della zona per un grave stato di ipotermia.

(Fonte: Avvenire) 

Marocco-Spagna (Castilleios-Ceuta), 27-28 gennaio 2021

Due migranti marocchini sono scomparsi nel tentativo di raggiungere a nuoto il territorio dell’enclave spagnola di Ceuta: del primo, Mohamed Ouskir, di 26 anni, si è persa ogni traccia; dell’altro, Ahmed Buhbouh, trentaduenne, dato anche lui per disperso, è stato trovato il cadavere la mattina del 28 gennaio. Entrambi di Castilleios, il villaggio situato nei pressi della linea di frontiera, hanno tentato la sorte in momenti diversi. Mohamed, che lavorava come volontario nei servizi di soccorso di Castilleios, aveva parlato delle sue intenzioni ad alcuni amici ma non in famiglia. Secondo quanto hanno potuto capire i parenti, risulta che abbia preso il mare prima delle cinque del mattino di lunedì 25, puntando probabilmente verso la spiaggia del Tarajal. Da allora non si è saputo più nulla di lui. Ahmed è scomparso parecchi giorni prima: stando a quanto hanno riferito i familiari (che si sono rivolti alla redazione di El  Faro de Ceuta come quelli di Mohamed) ha lasciato Castillejos per raggiungere Ceuta a nuoto mercoledì 13 gennaio, cercando di proteggersi dal freddo con una tuta di neoprene. Anche da lui, come da Mohamed, non è più arrivata alcuna comunicazione alla famiglia, la quale alla fine si è decisa a lanciare un appello di ricerca. La conferma che Ahmed era annegato è arrivata la mattina del 28 gennaio, quando la Guardia Civil ne ha recuperato il corpo sulla spiaggia della Potabilizadora. La moglie ha raccontato che si guadagnava la vita vendendo le mercanzie che trasportava ogni giorno con un carro dal Marocco a Ceuta. La chiusura della frontiera per il coronavirus lo ha lasciato senza lavoro: è a questo punto che, non vedendo altre prospettive, ha deciso di andare in Spagna, dopo aver raggiunto Ceuta a nuoto. Da notare che giovedì 14 gennaio un giovane marocchino, arrivato a sua volta a nuoto, ha segnalato che il giorno prima altri due migranti, partiti da una spiaggia del Marocco,  gli risultavano dispersi nelle acque spagnole di Ceuta.

(Fonte: El Diario de Ceuta, edizioni del 27 e 28 gennaio; sito web Alarm Phone segnalazione del 15 gennaio)

Libia-Malta-Italia (Garabulli), 29 gennaio 2021

I cadaveri di quattro migranti subsahariani sono affiorati sul litorale di Garabulli, quasi a metà strada dell’arco di costa di 125 chilometri circa che va da Al Khums a est fino a Tripoli a ovest. Appartengono a due uomini, a una donna e a un bambino. Avvistati, in momenti e punti diversi, mentre flottavano a breve distanza dalla riva, sono stati recuperati da una squadra della Mezzaluna Rossa e trasferiti nell’obitorio dell’ospedale locale, in attesa del nulla osta della magistratura per l’inumazione. Non sono stati trovati elementi utili per poterli identificare, ma appare evidente che si tratta delle vittime di un naufragio fantasma avvenuto, a giudicare dallo stato di conservazione delle salme, alcuni giorni prima del ritrovamento. C’è da credere, dunque, che ci siano numerosi dispersi. Su questo tratto di costa libica, dalla quale partono in genere le barche di migranti dirette verso Malta o Lampedusa, si è persa ogni traccia di un gommone salpato il 22 da Al Khoms con 55 persone a bordo. L’ultima segnalazione è quella inviata tra il 22 e il 23 da un pescatore ad Alarm Phone. La Ong, però, non è mai stata contattata direttamente dai migranti. Secondo quel pescatore, il battello, quando lo ha visto, si trovava a circa 30 miglia da Al Khoms e, dunque, quasi di fronte a Garabulli. Se è questa la barca del naufragio fantasma, i dispersi sarebbero più di 50.

(Fonte: Migrant Rdescue Watch, Libya Observer) 

Libia-Malta-Italia (Misurata), 3 febbraio 2021

I corpi senza vita di due bambini subsahariani sono stati trascinati dal mare sul litorale di Misurata, circa cento chilometri a est di Al Khums e più di 200 da Tripoli. Li ha recuperati a breve distanza dalla riva una squadra della Mezzaluna Rossa, che li ha trasferiti mell’obitorio dell’ospedale in attesa delle procedure per la sepoltura. uon è stato possibile identificarli. L’unica cosa certa è che vengono da un altro nauragio fantasma che, a giudicare dallo stato di conservazione delle salme, deve essersi verificato alcuni giorni prima del ritrovamento. Per il resto non si sa nulla: né sul tipo di barca (un gommone o uno scafo in legno), né quanti fossero a bordo, né il punto preciso da cui è avvenuta la partenza. E non risulta nemmeno che sia stata lanciata qualche richiesta di soccorso nell’imminenza del naufragio, il che induce a credere che ai migranti non sia stato fornito dai trafficanti un telefono satellitare, al contrario di quanto avviene in genere per le partenze dalla costa a ovest di Tripoli e come potrebbe essere accaduto anche per la barca con 55 persone partita da Al Khoms tra il 22 e il 23 gennaio e di cui non si è saputo più nulla dopo la segnalazione di un pescatore ad Alafm Phone. Data la distanza (oltre 160 chilometi) e i tempi, non sembrano esserci collegamenti tra queste due vittime e i 4 corpi trovati a Garabulli il 29 gennaio. E’ credibile allora che ci siano stati due naufragi nel giro di pochi giorni, con 6 morti accertati e decine di dispersi.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Algeria-Spagna (Kristel, Orano), 4 febbraio 2021

Un “harraga” algerino di 35 anni è annegato in un naufragio al largo della costa di Orano. Era con otto compagni, tutti uomini tra i 24 e i 37 anni, su una piccola barca in legno salpata qualche ora prima da Kristel, un villaggio di pescatori di appena tremila abitanti situato 26 chilometri a est di Orano, in un tratto di costa rocciosa all’estremità orientale del golfo. Era diretta verso la Spagna. Il naufragio è avvenuto a poche miglia dalla riva: la barca si è rovesciata, forse a causa del sovraccarico, e tutti sono finiti in acqua. Nessuno si è accorto di nulla: era ancora buio e tutto si è svolto così rapidamente che da bordo non hanno potuto chiedere aiuto. I soccorsi sono arrivati alcune ore dopo da una unità della Protezione Civile di base a Kristel, coordinata dalla Guardia Costiera. Nel frattempo uno dei naufraghi era annegato. I suoi compagni, in grave stato di ipotermia, appena condotti a terra sono stati ricoverati nell’ospedale di El Mohgoun a Orano. La salma è stata trasferita nell’obitorio dello stesso ospedale.

(Fonte: Liberte Algerie)

Libia-Italia (Tripoli), 5 febbraio 2021

Cinque vittime (2 morti e 3 dispersi) tra i migranti di un gommone alla deriva al largo delle coste libiche, nel tratto copreso fra Tripoli e Zuwara. Il battello, con a bordo 54 giovani in maggioranza subsahariani, è partito presumibilmente nella notte tra giovedì 4 e venerdì 5 febbraio, puntando verso Lampedusa. Dopo qualche decina di miglia è andato in avaria: il motore si è bloccato e le camere stagne hanno cominciato a sgonfiarsi. Quando una motovedetta libica, la Pb P-300 è arrivata sul posto, seguita poco dopo da un’altra unità, era ormai in procinto di affondare. Nel confuso video girato dai guardacoste si vedono le camere stagne bianche afflosciate e lo scafo, semi sommerso e fortemente appruato, che continua a imbarcare acqua. In mare ci sono già numerosi naufraghi che cercano di tenersi a galla, mentre altri restano a bordo del relitto. E’  probabilmente in una fase di poco precedente a questo filmato che le cinque vittime si sono perse in mare. Di due è stato recuperato il corpo mentre di tre non si è trovata traccia. I 49 superstiti sono stati sbarcati durante la notte tra venerdì 5 e sabato 6 febbraio presso la base navale di Tripoli, dove hanno riferito al personale di assistenza dell’Unhcr che 5 loro compagni erano morti. La Guardia Costiera libica ha poi confermato che c’erano cinque vittime. La notte stessa i supertsiti sono stati trasferiti in un centro di detenzione.

(Fonte: Migrant Rescue Watch, sito Unhcr Libya, sito Safa Msheli Oim Ginevra)  

Marocco-Spagna (Dakhla-Canarie), 7 febbraio 2021

Quattro morti su una barca rimasta per giorni alla deriva nell’Atlantico nel tentativo di raggiungere le Canarie dal Sahara Occidentale. Al momento della partenza, a bordo erano in 38: quattro maghrebini e 34 subsahariani. Hanno preso il mare tra il 2 e il 3 febbraio da una spiaggia di Dakhla, nella penisola del Rio de Oro, quasi al centro del lungo tratto di litorale africano (che inizia da Laayoune, 550 chilometri più a nord) da cui salpano gran parte dei migranti che dal Marocco puntano ad arrivare in Europa attraverso l’arcipelago spagnolo delle Canarie. Nei giorni successivi se ne sono perse le tracce. L’allarme è stato lanciato giovedì 4 febbraio dalla Ong Caminando Fronteras e ripetuto il 5. Le operazioni di ricerca sono andate avanti fino alla mattina di domenica 7, quando la barca è stata raggiunta da unità della Marina marocchina. Prima che arrivassero i soccorsi, però, quattro dei 38 migranti sono morti. I 34 superstiti sono stati sbarcati a Dakhla.

(Fonte: sito web Helena Maleno, Caminando Fronteras, note del 5 e del 7 febbraio)     

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 9 febbraio 2021

Si è persa ogni traccia di due giovani marocchini – Ayoub Fakhry, di 18 anni, e Bilal, di 19 – che hanno cercato di raggiungere Ceuta dalla spiaggia di Castillejos su un piccolo canotto pneumatico. Entrambi di Castillejos, la città del Marocco più vicina all’enclave spagnola, amici fin dall’infanzia, hanno preparato per mesi la partenza, acquistando un piccolo cayak pneumatico, nient’altro che un battello giocattolo: una volta giunti nel territorio di Ceuta contavano poi di trovare un imbarco per l’Andalusia. Secondo quanto ha riferito un amico, Souffiane, che fino a pochi minuti prima di andarsene hanno tentato invano di convincere a unirsi a loro, hanno preso il mare sabato 30 gennaio poco dopo le 22. L’ultimo contatto è proprio la telefonata fatta a Souffiane mentre erano  già sulla spiaggia. Da quel momento sono scomparsi. Cinque giorni dopo, il 4 febbraio, la famiglia di Ayoub ha lanciato il primo allarme, rivolgendo un appello alla redazione del quotidiano El Faro de Ceuta. L’otto febbraio un appello analogo è stato lanciato dalla famiglia di Bilal. Né le autorità marocchine, né la Guardia Civil o il servizio del Salvamento Maritimo spagnolo hanno mai avuto notizie del cayak con i due amici a bordo. Nessun riscontro anche nei centri di accoglienza di Ceuta o nei luoghi intorno al porto frequentati dai migranti che cercano di imbarcarsi di nascosto. Nessun messaggio alle famiglie dai due ragazzi dopo oltre dieci giorni. Tutto è fermo alla notte del 30 gennaio.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni del 4 e del 9 febbraio)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta-Gibilterra), 9 febbraio 2021

Quattro giovani marocchini risultano dispersi dopo essersi avventurati su una piccola barca, insieme a tre compagni, per attraversare lo stretto di Gibilterra da Ceuta e arrivare in Andalusia. L’allarme è stato dato dai familiari di due di loro: Jawade Lamkaddam e Hamid Al Hassani, entrambi di Castillejos, la città costiera marocchina a due chilometri dall’enclave spagnola, nella provincia di Tetouan. “Deve essere successo qualcosa in mare, qualcosa di molto brutto”, ha riferito la zia di Jawade ricostruendo la vicenda ai cronisti del quotidiano El Faro de Ceuta, a cui ha chiesto aiuto per le ricerche. Jawade, 25 anni, è fuggito a nuoto da Castillejos alla fine di gennaio. Sicuramente era a Ceuta il giorno 29, quando è stato registrato nel centro di accoglienza e quarantena per migranti del Tarajal. Il 6 febbraio ha telefonato a casa per dire che stava per imbarcarsi verso la Spagna insieme ad un amico, Hamid Al Hassani (anche lui arrivato a nuoto a Ceuta) e ad altri cinque giovani marocchini. Da quel momento silenzio assoluto, fino a quando, alcuni giorni dopo, si è saputo che a Gibilterra erano stati soccorsi in mare da un pescatore due minorenni di Tetouan, mentre un terzo naufrago, un maggiorenne di Castillejos, amico sia di Jawade che di Hamid, si era salvato raggiungendo a nuoto una sciogliera. I tre hanno tutti raccontato di essere partiti insieme a quattro compagni di cui avevano perso le tracce. Le autorità di Gibilterra, subito contattate, non sono state in grado di fornire altre notizie alle famiglie di Jawade e Hamid, confermando solo che stavano continuando le ricerche. Nulla è emerso in seguito. E nessuno dei dispersi risulta che abbia contattato familiari o amici. Il fatto stesso che i tre naufraghi siano finiti nelle acque britanniche della rocca di Gibilterra sta a indicare, del resto, che durante la navigazione devono esserci state delle difficoltà impreviste. Sia Jawade che Hamid (sposato e con un bambino piccolo) vivevano del piccolo commercio frontaliero con Ceuta, bloccato dalla chiusura del confine in seguito alla pandemia di coronavirus: per questo, rimasti senza lavoro, hanno deciso di tentare di raggiungere la Spagna. Nei giorni successivi alla scomparsa della barca le famiglie di due dei dispersi – Mounir Chachboune e Khalid El Berri, di 27 e 28 anni, entrambi di Salè, nella regione di Rabat – hanno diramato un appello di ricerca al Ministero degli Esteri del Marocco.

(Fonte: El Faro de Ceuta edizioni dei giorni 8 e 9 febbraio e 16 aprile) 

Marocco-Spagna (Tangeri-Cadice), 9 febbraio 2021

Non si hanno più notizie di cinque giovani marocchini partiti su una piccola barca per la Spagna. A tre giorni di distanza da quando sono stati persi i contatti, l’allarme è stato dato dai familiari di uno di loro – Sofian Hichou, di appena 17 anni – che si sono rivolti alle autorità e alla stampa spagnola. I cinque amici hanno preso il mare dalla costa di Tangeri domenica 7 febbraio, puntando verso il golfo di Cadice, al di là dello Stretto di Gibilterra. L’ultima comunicazione è stata una telefonata fatta da Sofian alla madre, poco prima di imbarcarsi, per rassicurarla, promettendo che all’arrivo in Spagna avrebbe richiamato. Non ricevendo poi nessun’altra notizia, la famiglia del ragazzo ha avvertito un parente che vive in Spagna, per verificare se i cinque giovani erano riusciti in qualche modo a sbarcare e non si trovassero magari in qualche centro di accoglienza o in qualche ospedale spagnolo. E’ stato questo parente, appunto, a interessare i media, distribuendo foto di Sofian per facilitare le ricerche e rivolgendosi anche al Faro de Ceuta: “Sappiamo che i cinque ragazzi puntavano verso la Penisola e non su Ceuta – ha spiegato – ma la mancanza totale di notizie ci ha spinto a bussare a tutte le porte”. Il quotidiano ha pubblicate le foto e diffuso l’appello di ricerca, ma dei cinque non si è trovata traccia: non risultano arrivati in Spagna né rientrati in Marocco. E nessuno di loro si è messo in comunicazione con le famiglie.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Libia-Malta-Italia (Garabulli), 10 febbraio 2021

Il cadavere di un altro migrante sconosciuto è stato recuperato dalla polizia sul litorale di Garabulli, a breve distanza dal punto in cui il 29 gennaio ne sono affiorati altri quattro. A trovarlo e a segnalarlo sono stati alcuni abitanti del posto. La salma, in avanzato stato di decomposizione, era semisepolta dalla sabbia portata dalle onde e dal vento, a riprova che doveva trovarsi su quella spiaggia da diversi giorni. Sembra scontato che si tratti di un’altra vittima del naufragio fantasma denunciato più di dieci giorni prima dalla scoperta degli altri cadaveri, anch’essi senza nome, recuperati dalla Mezzaluna Rossa.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)    

Marocco-Spagna (Dajhla-Canarie), 10 febbraio 2021

Non si ha più traccia di una barca con 32 migranti salpata alla fine di dicembre 2020 dalle coste del Sahara Occidentale verso le Canarie. La notizia è venuta alla luce tra martedì 9 e mercoledì 10 febbraio quando alla redazione dell’agenzia di stampa Efe, a Las Palmas di Gran Canaria, è arrivata la telefonata di una famiglia di Zagora, in Marocco, che chiedeva aiuto nelle ricerche di un loro ragazzo, Said, di appena 16 anni, sparito da casa dal 26 dicembre 2020. “Quel giorno – ha detto il fratello del giovane scomparso – Said non è andato a scuola. Lo abbiamo chiamato al telefono ma l’apparecchio risultava spento. Lì per lì abbiamo pensato che avesse la batteria scarica, ma nei giorni successivi abbiamo saputo che si era imbarcato su una ‘patera’ a Dajhla con un amico. Non sappiamo altro. Da quando sono spariti, né Said né il suo amico hanno dato notizie a casa”. Dajhla, nel Sahara Occidentale, a oltre 1.500 chilometri da Zagora e più di 500 a sud El Aaioun, il porto del Marocco più vicino alle Canarie, è al centro del lungo tratto di costa da cui sono più frequenti le partenze di barche di migranti verso l’arcipelago spagnolo. Partendo da quella telefonata, si è scoperto che in precedenza altre famiglie si erano rivolte al quotidiano online spagnolo La Marea, lanciando un appello di ricerca per una barca che risultava partita la sera del 28 dicembre da Dajhla con a bordo 32 persone, in maggioranza provenienti dalle province di Zagora e Jenifra. La scomparsa di quella barca, inoltre, è stata confermata all’agenzia Efe da un avvocato che si occupa di tutela dei migranti. Il legale ha anzi specificato che alcuni giorni prima aveva accompagnato presso il comando centrale di polizia delle Canarie un cittadino marocchino per denunciare la scomparsa di quattro persone che si presuppone fossero proprio su quella ‘patera’: suo fratello, un cugino e due amici. L’uomo ha presentato anche foto e copia dei dopcumenti dei quattro giovani dispersi, sia per registrarne ufficialmente lascomparsa che nel tentativo di facilitare le ricerche. Da una prima indagine non risulta che i quattro giovani segnalati siano stati registrati tra i migranti arrivati alle Canarie dal 28 dicembre in poi.

(Fonte: La Provincia, Canarias 7)

Marocco-Spagna (Castillejos-Ceuta), 11 febbraio 2020

Mohamed El Jebbari, un venticinquenne di Castillejos, in Marocco, risulta disperso nel tentativo di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola di Ceuta. La sua famiglia ne ha segnalato la scomparsa l’undici febbraio, dopo aver atteso invano notizie per quattro giorni. Secondo quanto ha riferito il fratello alla redazione del Faro de Ceuta, il giovane si era deciso a cercare di superare la linea di confine con Ceuta (distante poco più di due chilometri da Castillejos) dopo essere rimasto senza lavoro. Con lui avrebbero preso la stessa risoluzione anche due amici. Non hanno cambiato idea neanche quando si è saputo che proprio nei giorni precedenti diversi giovani, tentando la stessa via di fuga, si erano persi in mare, vinti dal freddo, dalla fatica e dalle correnti. Si sono procurati tute di neoprene per difendersi dal freddo e hanno preso il mare la sera di domenica 7 febbraio. Da allora si sono persi i contatti con tutti e tre, ma solo la famiglia di Mohamed ha dato l’allarme, chiedendo aiuto per le ricerche. Si ignora la sorte anche dei suoi due compagni. E’ strano che, se sono riusciti ad arrivare, non abbiano chiamato i familiari di Mohammed, per informarli di cosa è accaduto durante la traversata.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 13 febbraio 2021

Ventitre vittime (22 dispersi e un corpo senza vita recuperato) nel naufragio di una barca da pesca salpata dalla Tunisia verso Lampedusa. Venticinque i superstiti. Si è avuto sentore della nuova tragedia sulla rotta del Mediterraneo centrale quando, nella giornata di sabato 13 febbraio, alcuni familiari delle 48 persone a bordo hanno contattato la centrale di Alarm Phone per chiedere eventuali notizie sul peschereccio. E’ emerso così che il battello era partito dalla zona di Sfax diverse ore prima della segnalazione, verosimilmente nella serata di venerdì 12. Da quel momento si sono chiusi i contatti e il prolungato silenzio ha presto destato timori e preoccupazioni, tanto più che le condizioni meteo erano previste in rapido peggioramento. Poi dalla Tunisia è arrivata la conferma del naufragio, dovuto con ogni probabilità al mare molto mosso e al sovraccarico dello scafo. I soccorsi sono arrivati da una motovedetta della Guardia Costiera tunisina, che ha tratto in salvo 25 naufraghi e recuperato un cadavere. Nessuna traccia degli altri 22 migranti. “La strage – ha scritto il professor Fulvio Vassallo Paleologo, giurista – si ricollega direttamente ai nuovi accordi di collaborazione tra Roma e Tunisi, perfezionati lo scorso anno, incentrati sul rafforzamento della guardia costiera tunisina e sul blocco delle imbarcazioni in mare, piuttosto che su una attività coordinata di soccorso immediato con il successivo sbarco in un porto sicuro. Come sarebbe prescritto dalle convenzioni internazionali Solas del 1984 e di Amburgo del 1979 (Sar)”.

(Fonte: Alarm Phone, Telegiornale La 7 del 14 febbraio ore 13,30, Adif, Infomigrants, Repubblica Palermo)

Marocco-Spagna (Mare di Alboran), 14 febbraio 2021

Una piccola barca con dieci migranti maghrebini, partita da Al Hoceima, in Marocco, è affondata nel mare di Alboran: due risultano dispersi. L’emergenza è scattata mentre era in corso un’altra operazione per intercettare e portare aiuto a una imbarcazione più grande, con a bordo 38 persone, partita dal Marocco sabato 13 e segnalata durante la notte alla centrale operativa di Almeria del Salvamento Maritimo. Questa prima barca, localizzata grazie a un telefono satellitare e alle indicazioni di un ferry in transito, è stata raggiunta intorno alle 2,30 dalla salvamar Spica, che ha preso a bordo tutti i naufraghi. La motovedetta stava facendo rientro in porto quando una nave in rotta verso lo stretto di Gibilterra ha avvistato la barca più piccola e ne ha segnalato la posizione alla Spica e al comando della Guardia Civil, avvertendo che appariva in evidente difficoltà. E meno di tre ore dopo, in effetti, la barca è affondata, mentre erano in arrivo sia la Spica che una motovedetta della Guardia Civil. L’unità di soccorsdo del Salvamento Maritimo ha individuato e recuperato 3 naufraghi. Cinque sono stati invece tratti in salvo dall’altra, che è poi è rimasta sul posto per cercare i due dispersi, dando modo alla Spica di fare rapidamente rotta su Motril per sbarcare i 41 naufraghi che aveva a bordo, alcuni dei quali presentavano forti sintomi di ipotermia. Senza esito le ricerche condotte nelle ore successive, con l’intervento anche di un elicottero del Salvamento Maritimo.

(Fonte: Europa Press Andalucia, sito web Helena Maleno)

Libia-Italia (Sorman), 15 febbraio 2021

Il corpo senza vita di un migrante è stato trascinato dal mare verso la spiaggia di Sorman, 68 chilometri a ovest di Tripoli e circa 15 a est di Sabratha, un tratto di costa da cui sono numerose le partenze di barche cariche di migranti verso Lampedusa. Recuperato da una squara della Mezzaluna Rossa a pochi metri di distanza dalla riva, è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale per le procedure di legge in vista dell’inumazione. Non sono stati trovati elementi utili per identificarlo né per stabilire le circostanze precise della morte. Di certo era in mare da diversi giorni. Data la distanza (circa 130 chilometri) e il tempo trascorso, non sembra ipotizzabile un collegamento con i 7 cadaveri affiorati tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio sul litorale di Garabulli e Misurata.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Libia-Italia (Zawiya-Sabrata – Lampedusa), 19-22 febbraio 2021

Almeno 41 vittime nel naufragio di un gommone con circa 120 persone a bordo al largo della Libia. I superstiti sono 77, tratti in salvo dalla Vos Triton, la nave appoggio con bandiera di Gibilterra che presta servizio presso la piattaforma petrolifera offshore Total tra Sabratha e Zuwara. Inizialmente si è parlato di un solo morto, un ragazzo molto giovane, il cui corpo è stato recuperato dall’equipaggio della Vos Triton insieme ai sopravvissuti, ma la realtà è emersa dalle accurate testimonianze dei naufraghi raccolte da personale dell’Oim e dell’Unhcr, quando la nave è arrivata a Porto Empedocle. Il battello dei migranti è partito dalla costa tra Zawiya e Sabratha, a ovest di Tripoli, puntando verso Lampedusa, prima dell’alba del 19 febbraio. Dopo oltre 15 ore di navigazione, quando era già in acque internazionali, lo scafo ha ceduto: imbarcava acqua e minacciava di affondare. Il primo a raccogliere e diramare l’emergenza è stato il team di Alarm Phone, nel tardo pomeriggio dello stesso giorno 19. Il tono del messaggio non lasciava adito a dubbi: “Sono nel panico: chiedono soccorsi urgenti”.  Nessuno è intervenuto fino all’indomani. Nel frattempo sei persone sono morte cadendo in acqua e altre due sono scomparse nel tentativo di raggiungere a nuoto una imbarcazione vista in lontananza. Finalmente, la notte tra venerdì 19 e sabato 20 febbraio, è arrivata in soccorso la Vos Triton. L’operazione di recupero si è presentata subito piuttosto difficile, sia per il mare molto agitato che per le condizioni del gommone, ormai ridotto a un relitto semi affondato. E’ in questo frangente che numerosi altri migranti si sono persi in mare, prima di poter essere raggiunti. In 77, alla fine, sono stati recuperati e presi a bordo. Dei tanti dispersi, si è riusciti a ritrovarne soltanto uno, ormai senza vita. Dai racconti fatti dai compagni dopo lo sbarco in Italia, risulta che ne mancano ancora non meno di 40. Tra i dispersi ci sono 3 bambini e 4 donne, una delle quali ha lasciato un neonato, accolto a Lampedusa.

(Fonte: Alarm Phone, rapporto Oim-Unhcr del 24 febbraio, Unhcr Libya, Mediterraneo Cronaca)

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 20 febbraio 2021

Almeno 7 dispersi (non 5 come emerso in base alle prime notizie) tra i migranti di una barca che si è capovolta durante i soccorsi al largo di Lampedusa. Il battello – un tipico scafo da pesca tunisino in legno – era partito nel tardo pomeriggio di venerdì 19 febbraio dalla costa di Sfax, con a bordo più di 50 persone. Ha navigato per tutta la notte fino a quando, verso le 3,30 del mattino, 15 miglia a sud di Lampedusa, appena fuori dalle acque territoriali, ma al limite della zona Sar italiana, è stato avvistato e avvicinato da due motovedette, una della Guardia Costiera e una della Finanza. La tragedia è maturata mentre si stava organizzando il trasbordo su una delle due unità di soccorso, peraltro in condizioni non facili, a causa del mare agitato e di un forte vento: nella concitazione del momento, quasi tutti i migranti si sono ammassati d’istinto verso il lato da cui la nave stava accostando, compromettendo il già instabile equilibrio della barca, che si è ribaltata di colpo. Gli equipaggi delle due motovedette sono riusciti a recuperare 47 naufraghi: 40 la Guardia Costiera e 7 la Finanza. I supertsiti hanno subito riferito che mancavano 7 compagni. Uno, probabilmente già morto, sarebbe stato visto affondare nel buio. Quasi tutti i sopravvissuti, al momento dello sbarco a Lampedusa, presentavano sintomi di ipotermia, dovuti sia al periodo trascorso in acqua che ai disagi delle ore di traversata da Sfax.

(Fonte: Mediterraneo Cronaca, Repubblica, Sito web Sergio Scandura, Ansa Sicilia,  Alarm Phone, Il Fatto Quotidiano, Avvenire, Al Jazeera)

Libia-Italia (Zuwara-Zawiya – Lampedusa), 20 febbraio 2021

Il corpo senza vita di un migrante subsahariano è stato recuperato su una delle barche raggiunte e bloccate in mare dalla Guardia Costiera al largo della Libia. L’operazione è stata condotta dal guardacoste Ubari, del comando di Tripoli. Le barche intercettate, con a bordo 210 persone, si trovavano in acque internazionali, anche se all’interno della zona Sar libica, alcune decine di miglia al largo del tratto di costa compreso tra Zawiya e Zuwara, o ovest di Tripoli. Il cadavere è stato trovato al momento del  trasbordo. Il rapporto della Guardia Costiera, riferito da Migrant Rescue Watch, non specifica su quale dei battelli intercettati si trovasse, né riferisce particolari sulle circosttati della morte. Sia i 210 migranti bloccati che la salma sono statai sbarcati sulla banchina della base navale di Tripoli.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Tunisia-Italia (Sfax-Mahdia – Lampedusa), 20 febbraio 2021

I corpi senza vita di due giovani harraga sono stati trovati a bordo di una barca alla deriva con a bordo altri 54 migranti (3 siriani e 51 tunisini, tutti uomini), al largo di Madhia. Il battello era partito almeno due giorni prima dalla zona di Sfax, oltre cento chilometripiù a sud, con rotta verso l’isola di Lampedusa. Dopo poche ore di navigazione il motore è andato in panne e i 56 harraga sono rimasti in balia del mare fino a quando sono stati intercettati e recuperati da una motovedetta della Guardia Nazionale Marittima, che li ha condotti a Madhia: le salme dei due giovani morti prima che arrivassero i soccorsi sono state trasferite all’obitorio di medicina legale. Poche ore dopo, quasi nello stesso braccio di mare, i guardacoste tunisini hanno recuperato una barca di migranti partita da Zuwara, in Libia, il 16 febbraio e rimasta alla deriva per più di quattro giorni. A bordo c’erano 103 migranti (tra cui 6 donne e 5 ragazzi minorenni) di varie nazionalità: Siria, Egitto, Sudan, Somalia e Bangladesh.

(Fonte: Infomigrants, France Presse)

Libia (Umm al Araneb – Sabha), 20-21 febbraio 2021

Almeno 25 migranti subsahariani sono rimasto uccisi nel sud della Libia, poche ore dopo aver superato il confine con il Niger, nel terribile incidente stradale che, nella notte tra il 20 e il 21 febbraio, ha coinvolto il pick-up su cui viaggiavano. La notizia, diffusa sul web da Migrant Rescue Watch, è stata data dalla direzione dei servizi di sicurezza di Sabha. L’automezzo procedeva in direzione nord, in pieno deserto: superata la città di Umm al Araneb, era diretto verso Sabha, il più importante nodo stradale della zona, situato circa 170 chilometri più a nord, dal quale partono le statali verso Tripoli, Bengasi e la costa. Era stracarico e l’autista guidava sicuramente a forte velocità. Non sono stati forniti particolari sulla dinamica, ma sta di fatto che il pick up è finito fuori strada, si è rovesciato e subito dopo ha preso fuoco, non lasciando scampo a quasi nessuno dei numerosi migranti a bordo. Una strage, ha riferito Migrant Rescue Watch, con non meno di 25 vittime, tutti “migranti irregolari” provenienti da vari paesi africani. Le salme, recuperate dalla polizia e dalla Mezzaluna Rossa, sono state trasportate a Sabha.

(Fonte: Migrant Rescue Watch)

Libia-Italia (Sabratha-Zawiya-Lampedusa), 21-22 febbraio 2021

Due morti su uno dei gommoni (con a bordo complessivamente 197 migranti) intercettati dalla nave Fezzan, della Guardia Costiera libica, la sera del 21 febbraio al largo della costa tra Sabratha e Zawiya, a ovest di Tripoli. Le vittime erano sul secondo natante, rimasto alla deriva per almeno due giorni. I loro corpi, portati sulla motovedetta, sono stati sbarcati presso la base navale di Tripoli e trasferiti in un obitorio a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il recupero dei compagni non ha presentao problemi particolari. Si è svolta in condizioni drammatiche, invece, la prima intercettazione: mentre la Fezzan stava accostando, è esploso il tubolare stagno di sinistra del gommone, che è affondato di colpo, scaraventando in acqua i migranti a bordo. Secondo la Guardia Costiera libica, tutti i naufraghi sono stati recuperati e non dovrebbero esserci dispersi. La maggior parte dei 197 migranti bloccati sono Sudanesi: 114. Gli altri vengono da Mali (56), Chad (15), Guinea (5), Togo (4), Costa d’Avorio (2), Gambia (1).

(Fonte: Migrant Rescue Watch)  

Libia-Italia (Sabratha-Zawiya – Porto Empedocle), 20-22 febbraio 2021

Un giovane migrante subsahariano è morto a bordo di uno dei gommoni soccorsi da due navi appoggio, Asso 30 e Asso 29, che lavorano per le piattaforme petrolifere offshore dell’Eni situate al largo della costa libica tra Zawiya e Zuwara, a ovest di Tripoli. La presenza di quei due e di altri numerosi natanti partiti in gran parte dal litorale tra Zawiya e Sabratha carichi di migranti, era stata ripetutamente segnalata dallacentrale operativa di  Alarm Phone, con tutte le coodinate per rintracciarli, fin da sabato 20 febbraio. La Asso 30 ha poi preso a bordo anche i naufraghi recuperati dalla Asso 29 (per un totale di 232) per fare rotta verso l’Italia. Il corpo senza vita del giovane è stato trovato durante il trasbordo dal gommone alla nave. Quasi contemporaneamente e nella stessa zona di mare un salvataggio analogo è stato portato a termine da una terza nave appoggio, la Vos Triton, della compagnia Vroon, con bandiera di Gibilterra e a servizio della piattaforma francese Total. La Asso 30 era attesa a Porto Empedocle per la sera di domenica 21 febbraio ma, molto rallentata dalle cattive condizioni meteo, è arrivata solo la mattina di lunedì 21 febbraio. Dopo lo sbarco, i naufraghi sono stati trasferiti sulla nave quarantena Allegra. La salma è stata trasportata all’obitorio di medicina legale.

(Fonte: Repubblica, Agenzia Ansa, Alarm Phone, sito web Sergio Scandura, Mediterraneo Cronaca)

Marocco-Spagna (Alhouceimas-Andalusia), 22 febbraio 2021

Tre migranti morti in seguito al naufragio di un gommone al largo di Alhouceimas, in Marocco. Con le tre vittime c’erano altri 56 migranti, che sono stati tratti in salvo. Il battello deve essere partito da un punto del litorale vicino alla stessa Alhouceimas, probabilmente all’altezza dell’osservatorio di Esplamadero. Non è chiaro se puntasse verso l’Andalusia, al di là del Mare di Alboran o, più probabilmente, sul vicino arcipelago delle isole Alhouceimas, appartenente alla Spagna (che vi mantiene  un presidio militare) ma vicinissimo alla costa settentrionale del Marocco. In base ad altri casi analoghi, farebbe propendere per l’ipotesi di una traversata breve il fatto che a bordo le donne (33) erano in maggioranza, insieme a 7 bambini e 7 neonati. Il naufragio è avvenuto poco dopo la partenza, verso le sei del mattino. L’allarme è stato immediato. Da Alhouceimas sono arrivate sul posto una unità della Marina e una motovedetta della Gendarmeria Reale. Una decina dei naufraghi sono stati recuperati in gravi condizioni per sintomi di annegamento e una forte ipotermia. Secondo quanto ha riferito Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, tre (una donna, un uomo e  un bambino) sono morti poco dopo. I loro corpi sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale di Alhouceimas, a disposizione della magistratura per le procedure di legge.

(Fonte: sito web Helena Maleno, sito Ong Heroes del Mar, Nadorcity.Com)

Algeria-Spagna (Ain El Turk,, Orano), 22 febbraio 2021

Tredici migranti morti, al largo di Orano, nel naufragio di un gommone provocato dall’esplosione del motore. Due soli i superstiti. Il battello è partito lunedì 21, verso sera, dalla spiaggia di Ain El Turk, circa 20 chilometri a ovest di Orano, uno dei punti d’imbarco più frequentati dagli harraga che puntano verso la Spagna dall’Algeria occidentale. Dei 15 a bordo, 11 erano algerini e 4 marocchini di Oujda, la città situata proprio ai margini della frontiera, nell’estremo est del Marocco. Erano in navigazione da poche miglia quando all’improvviso il motore fuoribordo, alimentato a benzina, è esploso, distruggendo la poppa dello scafo, che si è inabissato rapidamente. Tredici naufraghi sono scomparsi in mare. E’ probabile che alcuni di loro siano anche rimasti feriti nell’esplosione. Gli altri due, un algerino e un marocchino, sono riusciti a salvarsi aggrappandosi a una grossa tanica vuota, che hanno usato come un salvagente per mantenersi a galla, nuotando insieme fino a raggiungere a poco a poco la riva. Una volta a terra hanno dato l’allarme, ma per i soccorsi era ormai troppo tardi. Sono stati entrambi ricoverati a Orano. Oltre a forti sintomi di ipotermia, il giovane marocchino presenta varie ustioni a causa delle fiamme che lo hanno investito al monento dello scoppio.

(Fonte: Nadorcity.com)

Grecia (campo di Thiva, Tebe), 23 febbraio 2021

Un bambino curdo-iracheno è morto nell’incendio dell’alloggio dove viveva con la famiglia nel campo profughi di Thiva, nei sobborghi di Tebe, circa 90 chilometri a nord ovest di Atene. Si chiamava Zhwan e aveva solo 4 anni (non sette come è emerso in un primo momento). I genitori del piccolo, arrivati diversi mesi fa in Grecia passando dalla Turchia alle isole Egee, hanno presentato la richiesta di asilo e sono in attesa di poter essere trasferiti in un altro apese europeo come rifugiati. Nel frattempo, sono stati destinati appunto al campo di Thiva. L’incendio che ha investito l’alloggio assegnato alla famiglia è divampato nella serata di martedì 23 febbraio. Non è chiaro quali ne siano le cause. Sembra comunque che il fuoco si sia propagato molto rapidamentente, tanto che quando sul posto sono arrivati i pompieri era ormai troppo tardi. La polizia ha aperto un’inchiesta.

(Fonte: Ana Mpa, Anadolu Agency)   

Algeria-Italia (El Tarf – Sardegna), 26 febbraio 2021

Due cadaveri sono affiorati nel giro di dieci giorni sul litorale della provincia di El Tarf, a est di Bona, il tratto di costa dell’Algeria orientale da cui salpano in genere le barche dei migranti che cercano di raggiungere la Sardegna. Uno è stato trovato verso le 14 di venerdì 26 febbraio incastrato tra le rocce della scogliera del porto vecchio di El Kala, al confine con la Tunisia. Recuperato da una squadra della Protezione Civile e trasferito nell’obitorio dell’ospedale, era in avanzato stato di decomposizione, tanto da far ritenere che sia rimasto in acqua molto più di una settimana, forse due. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione, ma questo ritrovamento è stato ricollegato al recupero di un altro cadavere affiorato dieci giorni prima, il 16 febbraio, in un tratto di costa mista di rocce e spiagge a Mechrah Lokton, nel comune di Berrihane, 32 chilometri più a ovest. In questo caso le condizioni di conservazione indicavano che il corpo non era rimasto in mare molto a lungo. La magistratura ha disposto l’autopsia per entrambi i cadaveri. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di migranti annegati nel tentativo di arrivare in Italia. Resta da capire se nello stesso naufragio o in due diverse circostanze.

(Fonte: El Watan,  Le Quotidien d’Oran, El Moudjahid, Reporters, Lejourdalgerie, L’Info-Eco)  

Libia-Italia (Sabratha-Zuwara – Lampedusa), 28 febbraio 2021

Almeno 15 dispersi tra i migranti di un gommone naufragato al largo della costa libica nel tratto compreso tra Sabratha e Zuwara, a ovest di Tripoli. L’allarme è scattato durante la notte tra il 27 e il 28 febbraio, quando alla centrale di Alarm Phone è arrivata la segnalazione che le camere stagne del battello si stavano sgonfiando e c’erano già alcune persone fuoribordo, in acqua. La posizione è stata individuata ad appena 8 chilometri dalla riva, ma i soccorsi non sono scattati subito. “La Guardia Costiera libica ha risposto che si rifiuta di intervenire”, ha comunicato Alarm Phone intorno alle 5 del mattino. E due ore dopo: “Non c’è soccorso in vista: la Guardia Costiera libica non è raggiungibile, Mrcc Roma declina ogni responsabilità”. Nel frattempo la situazione è peggiorata, con almeno 5 naufraghi in mare. Finalmente, nella tarda mattinata, è giunta sul posto la Fezzan, una delle motovedette cedute dall’Italia alla Libia, che ha preso a bordo i naufraghi. Stando alle prime comunicazioni, sembrava che non ci fossero vittime. Quando sono stati sbarcati nella base navale di Tripoli, però, i naufraghi, 95 in tutto, hanno riferito al personale dell’Oim e dell’Unhcr presente per l’assistenza allo sbarco, che c’erano almeno 15 dispersi. E sono state appunto l’Oim e l’Unhcr a rendere nota la nuova strage. La Guardia Costiera ha ammesso che nel naufragio sono morte almeno 15 persone solo a tarda sera, quando la notizia si era già diffusa. Non è da escludere, anzi, che le vittime siano anche parecchie di più. Le prime comunicazioni ad Alarm Phone segnalavano oltre 120, forse 125 persone, a bordo del gommone. Tra superstiti (95, provenienti da Camerun, Sudan e Mali) e dispersi (15) si arriva però solo a 110: se le prime comunicazioni erano esatte, il numero delle vittime potrebbe duplicare. E due dei sopravvissuti sono stati ricoverati in condizioni critiche a Tripoli per un forte stato di ipotermia e gravi ustioni chimiche dovute al contatto prolungato con una miscela di acqua di mare e benzina.

(Fonte: Alarm Phone, Associated Press, Oim Libya, Oim Ginevra, Times of Malta, Migrant Rescue Watch, Il Fatto Quotidiano, Al Jazeera)

Marocco-Spagna (Melilla), 1-2 marzo 2021

Cinque migranti annegati nel mare dell’enclave spagnola di Melilla. A giudicare dai tempi e dal punto in cui la corrente ha trascinato i corpi, entrambi sulla spiaggia de los Carabos, è probabile che almeno due siano morti nelle stesse circostanze e nello stesso arco di tempo. Il primo è stato avvistato nel pomeriggio di lunedì 1 marzo, intorno alle 16,30, a breve distanza dalla riva. Recuperato da una squadra di sommozzatori della Guardia Civil, è stato trasferito all’obitorio per le procedure di legge. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione. Si sa solo che si tratta di un uomo giovane, probabilmete subsahariano. Il secondo è stato segnalato quasi nello stesso punto alle 11,30 di martedì 2 marzo. Secondo un primo esame, sembra di un uomo un po’ più giovane del primo: circa vent’anni, subsahariano, nessun documento indosso. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di due migranti  vittime di un tentativo di accedere a Melilla dal Marocco. Non è chiaro se a nuoto o su una piccola imbarcazione di fortuna che potrebbe essersi persa in mare. Segnalato nel primo pomeriggio del 2 marzo, mentre flotttava al largo della spiaggia di Horcas Coloradas, tre chilometri più a nord di Playa de Los Carabos, un terzo corpo è stato trascinato dal mare molto mosso fino alla scogliera di Playa Nueva. Un passante lo ha notato incastrato tra le rocce alle 16,40 e verso le 18 si è conclusa l’operazione di recupero da parte dei somozzatori della Guardia Civil, fortemente ostacolata dalle onde molto alte e violente. L’ultimo allarme è scattato alle 21,30 quando un abitante della zona ha avvertito la polizia che udiva delle grida di aiuto provenire dalla scogliera del Dique Sur, a circa metà strada tra Playa Horcas Coloradas e Playa de los Carabos. Una pattuglia della Guardia Civil ha trovato sulle rocce tre giovani che non riuscivano più a muoversi: uno, in particolare, era privo di conoscenza e un altro presentava forti sintomidi ipotermia. Portati al sicuro a Puerto Noray, i tre ragazzi sono stati subito trasferiti in ospedale, dove  però quello già privo di conoscenza non si è più ripreso nonostante i tentativi dei medici. La Procura ha aperto un’inchiesta per ricostruire i vari casi e stabilire se ci siano collegamenti. Delle indagini è stata incaricata la Guardia Civil. Nel contesto degli accertamenti seguiti ai quattro ritrovamenti è emerso che il corpo senza vita di un quinto migrante è stato recuperato, sempre dai sommozzatori della Guardia Civil e sempre di fronte alla spiaggia de los Carobos, nelle prime ore del mattino di venerdì 26 febbraio. In questo caso, però, si è riusciti a identificarlo: si tratta di un tunisino di 29 anni che era ospite del centro accoglienza di Melilla. Secondo quanto ha potuto appurare la polizia, sarebbe caduto da una scogliera, in circostanze non chiarite, nella tarda serata di mercoledì 24, e il mare molto mosso lo avrebbe poi trascinato lontano, facendone perdere le tracce fino a quando è riaffiorato oltre 24 ore dopo a los Carabos. Anche in questo caso è stata disposta l’autopsia.

(Fonte: El Faro de Melilla, edizioni 1, 2 e 3 marzo; Nadorcity.com, sito Helena Maleno Caminando Fronteras)

Spagna (Las Palmas, Canarie), 2 marzo 2021

Un migrante subsahariano di 19 anni, arrivato ormai da mesi alle Canarie, è stato trovato privo di vita in un quartiere della zona del porto a Las Palmas. A scoprirlo, verso le 9,20 del mattino, è stata una infermiera che era anda a riprendere la sua auto parcheggiata in calle Albareda. Inizialmente la donna, che lo aveva già visto altre volte in quella strada, ha pensato che il giovane stesse dormendo ma poi, insospettita dalla posizione scomposta del corpo, si è avvicinata, accorgendosi che era morto. La polizia e il medico legale, dopo i primi accertamenti sul posto, hanno fatto trasportare la salma nell’obitorio dell’ospedale per l’autopsia. Il corpo non presenta segni di violenza. E’ probabile che il giovane sia morto di freddo e di stenti. Gli abitanti della zona hanno riferito che da tempo dormiva per strada insieme ad altri quattro migranti. Negli ultimi giorni, però, soltanto uno divideva con lui il giaciglio di fortuna ricavato sul marciapiede. Di questo secondo migrante, tuttavia, dopo la scoperta del cadavere non è stata trovata traccia. Il collettivo Somos Red ha segnalato che numerosi migranti dormono per strada a Gran Canaria, dopo aver abbandonato il campo allestito dalla Croce Rossa. Alcuni di loro avrebbero chiesto di rientrare dopo diverse notti passate all’aperto ma sarebbero stati respinti. Non è noto se anche il dicinanovenne trovato privo  divita facesse parte di questo gruppo. “C’è una situazione di grave disagio – denuncia Somos Red – dovuta ai forti ritardi nel trasferimento dei migranti dalle Canarie alla Penisola Iberica”.

(Fonte: El Diario, La Provincia, Canarias 7)  

Marocco-Spagna (Laayoune, Sahara Occidentale), 4 marzo 2021

I cadaveri di tre giovani subsahariani sono affiorati sulla costa di Laayoune (El Aaiun) nel Sahara Occidentale. Ne ha dato notizia la piattaforma Migrants Morts et Dispareus au Maroc nel contesto di un appello per rintracciare un ragazzo ivoriano le cui tracce si perdono proprio a Layoune il 4 marzo, lo stesso giorno del ritrovamento dei tre corpi senza vita. Tenendo conto della cronologia degli eventi, appare chiaro che la scomparsa di quel ragazzo e il ritrovamento delle tre salme non possono essere messe in relazione. Resta però il fatto che quei cadaveri sono verosimilmente la testimonianza del naufragio “fantasma” di una barca di migranti sulla rotta delle Canarie. La costa di Laayoune, infatti, è uno dei principali punti d’imbarco dall’Africa atlantica verso l’arcipelago spagnolo. Quando sono stati avvistati i tre corpi flottavano in mare a non grande distanza dalla riva. Recuperati dalla Guardia Costiera, sono stati trasferiti presso l’obitorio di Laayoune. Nonsono stati trovati elementi utili per poterli identificare o quanto meno stabilirne la provenienza.

(Fonte: sito web Migrants Morts et Disparus an Maroc)  

Croazia (foresta di Saborsko, via Balcanica), 4-5 marzo 2021

Un profugho è morto e una decina sono rimasti feriti finendo in un campo minato, in Croazia, nella foresta di Saborsko, a breve distanza dal confine con la Bosnia, nella regione di Karlovac. Facevano parte di un gruppo che, passata la frontiera bosniaca, si è addentrato in un’area disseminata di migliaia di mine antiuomo, non meno di 20 mila, fin dai tempi delle guerre degli anni 90 nella ex Jugoslavia. Non è chiaro se non fossero al corrente del pericolo (peraltro segnalato da  numerosi cartelli) o se abbiano scelto questo rischioso percorso per sfuggire ai controlli della polizia, che pattuglia costantemente la zona. L’obiettivo era raggiungere al più presto la Slovenia e da qui entrare in Italia. Uno di loro, però, ha calpestato una mina, rimanendo ucciso mentre altri dieci che gli camminavano accanto o subito dietro sono rimasti feriti. Ricevuta una richiesta di aiuto, la polizia di Karlovac ha raggiunto l’area segnalata, ma per poter intervenire ha dovuto aspettare che una squadra di sminatori tracciasse un percorso bonificato, in modo da muoversi in sicurezza: un lavoro che ha richiesto lunghe ore, fino al mattino dopo. Una volta sul posto, i soccorritori hanno trovato il profugo ormai morto e non meno di dieci feriti. Alcuni agenti hanno spiegato alla stampa croata che del gruppo facevano parte sicuramente altre persone, che si erano però allonanate prima del loro arrivo.

(Fonte: Avvenire) 

Marocco-Spagna (Melilla), 8 marzo 2021

Il corpo senza vita di un migrante subsahariano è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di Los Carabos, nell’enclave spagnola di Melilla in Marocco. E’ la stessa spiaggia dove tra il primo e il due marzo sono affiorati altri due cadaveri di giovani subsahariani, oltre ai due trovati successivamente in altri tratti poco distanti del litorale (nota dei giorni 1-2 marzo: ndr). L’allarme è stato dato intorno alle 18 da una donna che ha visto casualmente la salma trascinata dalle onde all’altezza della scogliera frangiflutti che protegge l’arenile. A recuperarla è stata una squadra di sommozzatori della Guardia Civil, che la ha poi trasferita all’obitorio dell’ospedale. Secondo il medico legale, era in mare da diversi giorni ed è verosimile dunque che sia ricollegabile ai ritrovamenti precedenti. Come per gli altri cadaveri affiorati all’inizio di marzo, non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione.

(Fonte: El Faro de Melilla, Nadorcity.com, sito web Helena Maleno)

Mauritania-Spagna (Nuakchot – Gran Canaria), 8-9 marzo 2021

Cinque morti su un cayuco carico di migranti subsahariani partito dalla Mauritania e diretto verso le Canarie. Quando è stato raggiunto per i soccorsi, dopo oltre cinque ore di navigazione a tutta forza, dalla gaurdamar Talia, era oltre 250 chilometri a sud di Gran Canaria, nel punto in cui lo aveva localizzato un aereo da ricognizione del Salvamento Maritimo e segnalato un mercantile, poi rimasto in zona, su indicazione della centrale operativa delle Canarie, fino a quando l’operazione di recupero si è conclusa. A bordo c’erano 48 giovani subsahariani, tutti molto provati da una lunga permanenza in mare, e il cadavere di un ragazzo che aveva cessato di vivere poche ore prima, per ipotermia e sfinimento. Presi a bordo dalla Talia, i naufraghi hanno subito riferito che mancavano altri quattro compagni, morti nei giorni precedenti, mentre la barca era alla deriva nell’Atlantico. E’ emerso così che quella barca è rimasta in mare per 5 giorni: si tratta del battello che la Ong Caminando Fronteras aveva segnalato come disperso dopo che era partito giovedì 4 marzo dal litorale di Nuakchot, in Mauritania, una città portuale distante almeno 1.100 chilometri dalle Canarie. Il tipo di scafo corrisponde: un cayuco di legno di colore bianco con a bordo tutti uomini di giovane età. L’unico elemento discordante, rispetto alla segnalazione fatta dai familiari a Caminando Fronteras, è il numero delle persone: dicevano 56 mente ne risultano 53, ma queste lievi discordanze sono frequenti e comunque  quasi mai determinanti. Sbarcati nel porto di Arguineguin verso le 6,30 di martedì 9 marzo, i 48 naufraghi sono stati affidati al centro medico della Croce Rossa. Per alcuni di loro è stato necessario il ricovero in sopedale.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, La Provincia, Ansamed, Anadolu Agency, sito web Helena Maleno Caminando Fronteras)

Tunisia-Italia (Isole Kerkennah – Lampedusa), 9 marzo 2021

Almeno 39 morti nei naufragi quasi contemporanei di due barche cariche di oltre duecento migranti, al largo dell’arcipelago tunisino delle Kerkennah. Le due imbarcazioni, entrambe vecchi scafi da pesca in legno, sono partite prima dell’alba di martedì 9 marzo dalla zona di Sfax, puntando verso Lampedusa. La duplice tragedia si è verificata dopo poche miglia di navigazione, all’altezza della costa di El Ataya, sulla punta nord orientale dell’isola di Sharqi, circa 50 chilometri in linea d’aria da Sfax. Il primo a rovesciarsi e ad andare a fondo è stato, a quanto pare, un barcone con 93 persone,al largo di Jebniana. Poco più tardi lo stesso è accaduto al secondo battello, forse dopo aver urtato degli scogli, davanti a Keratine. L’allarme è stato dato da alcuni pescatori, che hanno prestato anche i primi soccorsi. Il primo peschereccio giunto sul posto, in particolare, ha tratto in salvo 19 naufraghi. Altri 24 sono stati presi a bordo di una motovedetta della Guardia Costiera e 52 da una unità di sommozzatori della Marina militare. Alla fine, secondo quanto ha comunicato il portavoce della Guardia Nazionale tunisina, Houcem Eddine Jebabli, i superstiti sono risultati 165. Molto pesante, però, il conto delle vittime: non meno di 39, senza contare eventuali dispersi. Molte di più delle 14 calcolate in un primo momento: 4 bambini, un uomo e 9 donne che si trovavano sulla barca con 93 migranti a bordo. Sia le vittime che i superstiti sono in massima parte subsahariani, sia pure di diverse nazionalità. La Procura di Sfax ha aperto un’inchiesta sia sulle cause dei due naufragi che sulla rete di trafficanti che ha organizzato il duplice trasporto.

(Fonte: La Stampa, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Notizie Geopolitiche, Anadolu Agency, Ansamed, Al Jazeera, Barron’s News, France Presse, La Presse)  

Grecia (Salonicco), 10 marzo 2021

Tre migranti sono morti a Salonicco nell’incendio che ha investito l’alloggio di fortuna dove vivevano provvisoriamente. Si tratta di tre giovani algerini che, entrati in Grecia via terra dalla Turchia, attraverso la frontiera dell’Evros, si erano fermati a Salonicco in attesa di poter proseguire verso un altro stato europeo, dove chiedere asilo. Privi di mezzi, avevano trovato una sistemazione al terzo piano di un edificio abbandonato. L’incendio che li ha uccisi si è sviluppato la notte tra martedì 9 e mercoledì 10 marzo, nei piani più bassi del palazzo: un incendio abbastanza vasto, che ha richiesto l’intervento di una squadra di 15 vigili del fuoco con diversi mezzi. Nessuno si è accorto, inizialmente, che al terzo piano c’erano delle persone. I corpi senza vita delle vittime sono stati trovati dopo che il fuoco è stato domato: secondo i pompieri, i tre giovani, sorpresi dall’incendio nel sonno, sono stati soffocati dal fumo, senza avere il tempo e la possibilità di mettersi in salvo. Con loro era un altro migrante, un ragazzo marocchino, trovato privo di sensi e ricoverato per una forte intossicazione.

(Fonte: Associated Press, Daily Sabah, Anadolu Agency, Abc News, San Francisco Chronicle, Greek Reporter, Toronto Star)   

Libia-Italia (Zuwara e Sabratha), 10-11 marzo 2021

I corpi senza vita di tre migranti subsahariani sono stato trascinati dal mare sulla costa libica a ovest di Tripoli nell’arco di 48 ore. Il primo è affiorato mercoledì 10 marzo, a breve distanza dalla riva, di fronte a una spiaggia di Zuwara. Gli altri due sono stati trovati il giorno dopo, giovedì 11 marzo, sul litorale di Sabratha, 45 chilometri più a est. Recuperati da una squadra della Mezzaluna Rossa, sono stati trasferiti presso gli obitori di medicina legale delle due città in attesa del nulla osta della magistratura per l’inumazione. Non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione o almeno per stabilirmne la provenienza. A giudicare dallo stato di conservazione, devono essere rimasti in acqua per più di qualche giorno.

(Fonte: Rapporto settimanale Oim Libya di lunedì 15 marzo)

Marocco-Spagna (Ceuta), 13 marzo 2021

Il corpo senza vita di un migrante è stato trovato nel mare di Ceuta, all’altezza dela scogliera di Calamocarro. Incastrato tra le rocce, è stato recuperato da una squadra di sommozzatori della Guardia Civil e poi trasferito dalla Croce Rossa nell’obitorio di Santa Catalina per l’autopsia. Si è pensato inizialmente che si trattasse di un giovane maghrebino morto nel tentativo di raggiungere il territorio dell’enclave spagnola dal Marocco, attraversando a nuoto via mare la linea di confine, molto al largo per non essere individuato. L’ipotesi era avvalorata dal fatto che aveva un paio di pinne ai piedi e sembrava indossasse una muta da sub. Nelle ore successive si è scoperto invece che è un ragazzo marocchino non ancora diciannovenne, Mohamed Ben Amghar, originario di Kenitra e ospite da mesi del centro di accoglienza di Ceuta. E’ emerso, inoltre, che, pur avendo le pinne, non indossava una muta ma solo dei jeans e che poco distante dal cadavere è stata trovata una tavola da surf. La polizia ipotizza allora che il giovane si sia avventurato in mare per cercare di attraversare lo stretto: o a nuoto, con l’aiuto della tavola, fino all’altra sponda oppure spingendosi al largo fino a una ipotetica barca che avrebbe dovuto prenderlo a bordo. Un tentativo che gli è costato la vita e che ha destato grossi interrogativi perché Mohamed era già in lista per essere trasferito in Spagna. L’unica spiegazione plausibile è che avendo dichiarato alle autorità di Ceuta di avere meno di 18 anni, temesse di essere bloccato all’arrivo dal Marocco dei documenti che attestavano la sua vera età. Oppure, più semplicemente, che, stanco di aspettare, abbia deciso di tentare la sorte. Sempre nella zona di Calomocarro è stato trovato un altro giovane marocchino, in gravi condizioni ma ancora vivo. Si presume che i due abbiano tentato insieme la traversata.

(Fonte: El Faro de Ceuta, edizioni del 13 e del 14 marzo)

Algeria-Spagna (Ai nel Turck), 15-16 marzo 2021

Otto migranti algerini dispersi in un naufragio al largo di Ain El Turck, circa 20 chilometri a ovest di Orano, uno dei tratti di costa da cui sono più frequenti gli imbarchi degli harraga verso la regione di Murcia o le isole Baleari. La barca è partita la notte di lunedì 15 marzo. A bordo erano in undici, tutti algerini. Inizialmente erano dodici, ma durante la navigazione, quando erano ancora in vista della costa, uno di loro ha desistito: si è gettato in mare all’altezza della scogliera situata a non grande distanza dalla spiaggia principale di Ain El Turck ed ha raggiunto a nuoto la riva. La barca ha proseguito verso il largo, ma di lì poco pare abbia urtato qualcosa nel buio della notte: non è chiaro se uno scoglio o un relitto galleggiante. Sta di fatto che lo scafo non ha retto: invaso dall’acqua, si è rovesciato ed è andato rapidamente a fondo. Tre degli undici naufraghi sono stati tratti in salvo da un peschereccio che stava navigando poco distante. Gli altri otto sono scomparsi. Lo stesso peschereccio ha dato l’allarme alla Guardia Costiera, che ha fatto scattare un’operazione di ricerca condotta per tutto il giorno dopo, ma dei dispersi non si è trovata traccia.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran)

Algeria-Spagna (ristel, Orano), 16 marzo 2021

Il mare ha restituito tre corpi, due di uomini e uno di donna, al largo delle coste della provincia di Orano, nell’Algeria occidentale. Tutto lascia credere che si tratti di harraga annegati nel tentativo di raggiungere la Spagna. I cadaveri dei due uomini sono stati avvistati nel tardo pomeriggio di martedì 16 marzo da un peschereccio che incrociava ad alcune miglia da Kristel, una città portuale all’estremità orientale del golfo di Orano, distante circa 40 chilometri dal capoluogo. Recuperati e portati a riva, sono stati trasferiti dalla Protezione Civile presso l’obitorio dell’ospedale El Mohgoun. Uno è stato identificato dai familiari: si tratta di un giovane di 21 anni della zona. L’altro è rimasto sconosciuto.  In occasione di questo ritrovamento, è emerso che il giorno prima, lunedì 15 marzo, era stato recuperato un altro corpo, quello della donna: il mare lo aveva spinto a breve distanza dal porto di Orano. Non è stato possibile identificarlo. A giudicare dallo stato di conservazione, deve essere rimasto in acqua più a lungo degli altri due. La magistratura lo ha fatto trasferire presso l’obitorio del centro ospedaliero universitario per l’autopsia.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran)

Marocco-Spagna (La Aguera – Gran Canaria), 17 marzo 2021

Un migrante subsahariano è morto su un cayuco in mezzo all’Atlantico almeno un giorno prima che arrivassero i soccorsi. Salvi, anche se ormai allo stremo, gli altri 36 che erano a bordo. Il battello è partito nelle prime ore di sabato 13 marzo da La Aguera, all’estremo sud del Sahara Occidentale, quasi al confine con la Mauritania. Puntava verso le Canarie, 780 chilometri più a nord: una rotta lunga e difficile, tanto più in condizioni meteo avverse.  Era in mare già da più di quattro giorni quando è stato avvistato casualmente da un aereo dal ricognizione del Salvamento Maritimo, il Sasemar 103, che stava sorvolando l’Atlantico alla ricerca di un’altra barca di migranti partita dal Marocco. In quel monento si trovava ad oltre 150 chilometri da Gran Canaria, in direzione sud. Dal porto di Arguineguin è partita in soccorso la guardamar Concepcion Arenal, che ha raggiunto il cayuco nel pomeriggio inoltrato, prendendo a bordo i 36 migranti e facendo poi rotta verso Gran Canaria, dove è arrivata in serata. Appena tratti in salvo, i naufraghi hanno riferito che un loro compagno era morto molte ore prima di essere avvistati dal Sasemar 103 e che il suo corpo era stato fatto scivolare in mare. Dopo lo sbarco sono stati affidati alle cure del presidio della Croce Rossa presente sulla banchina del porto.

(Fonte: Agenzia Efe, El Diario, Canarias 7, La Provincia, sito Helena Maleno)  

Turchia-Grecia (Isola di Bogaz, Izmir), 17-18 marzo 2021

Tre morti in un gruppo di sette profughi respinti verso la Turchia dalla Guardia Costiera Greca. Dei quattro superstiti, uno, disperso in mare, è stato trovato ormai allo stremo, ma ancora in vita, tre giorni dopo, il 21 marzo: è  un ragazzo somalo di appena 16 anni, di nome Seyid. L’allarme è scattato quando due naufraghi sono stati avvistati su una scogliera della piccola isola disabitata di Bogaz, al largo della penisola di Cesme, provincia di Izmir. Recuperati da una unità della Guardia Costiera turca, hanno avvertito che cinque loro compagni erano ancora in mare. Due sono stati soccorsi poco dopo e nelle ore successive sono affiorati due corpi senza vita. Nessuna traccia del settimo profugo del gruppo. I superstiti sono stati trasferiti all’ospedale di Cesme, ma uno è morto poco dopo il ricovero. Nelle ore successive, i tre rimasti hanno ricostruito la tragedia alle autorità turche. “Tra lunedì e martedì – ha riferito  in particolare uno di loro – il nostro piccolo gruppo è sbarcato a Chios con l’intenzione di chiedere asilo. Siamo rimasti lì due giorni, poi la polizia ci ha sequestrato i cellulari e tutto il denaro che avevamo. Ci hanno anche picchiato e legato le mani con zip di plastica…”. Poi, la notte tra mercoledì 17 e giovedì 18 marzo – è sempre il racconto dei superstiti – tutti e sette sono stati riportati in mare verso la Turchia (distante poche miglia) e costretti a gettarsi in acqua. Due sono riusciti a raggiungere a nuoto l’isola di Bogaz, dando l’allarme per i soccorsi. “Eravamo in sette, ora siamo solo tre”, ha concluso il testimone. Quando è stato soccorso – hanno rilevato alcuni gornali turchi – uno dei superstiti aveva i polsi segnati dallo zip con cui era stato legato e su uno, in particolare, ancora un frammento della cinghia di plastica”. Le ricerche del disperso sono proseguite nei giorni successivi. Decisivo si è rivelato il ritrovamento di un giubbotto di salvataggio della costa di Bogaz nella giornata di domenica 21 marzo: poteva significare che il giovane disperso era riuscito a raggiungere la riva a nuoto. Poche ore pià tardi, in effetti, Seyid è stato rintracciato sull’isola. Anche lui è stato ricoverato a Cesme. Ha raccontato che nei tre giorni trascorsi a Bogaz si è nutrito di erbe, bevendo acqua piovana. Il ministro degli interni turco, Suleyman Soylu, ha postato un video con scene del salvataggio e dei naufraghi sopravvissuti in ospedale, ribadendo le denunce fatte ripetutamente, anche di fronte all’Unione Europea, contro i respingimenti attribuiti alla Guardia Costiera greca. La Guardia Costiera greca, per parte sua, ha respinto le accuse del ministro, definendole “fake news”.

(Fonte: Daily Sabah, Anadolu Agency, Hurriyet Daily News edizioni del 18 e del 22 marzo, Tagesschau, Aegean Boat Report, Ekathimerini) 

Libia-Italia (Zuwara-.Lampedusa), 17-18 marzo 2021

Almeno 60 vittime su una baca in legno affondata dopo essere andata a fuoco al largo delle coste libiche, di fronte a Zuwara, 100 chilometri circa a ovest di Tripoli. Il natante – uno dei battelli “monouso”, assemblati alla meglio, usati sempre più spesso dai trafficanti negli ultimi mesi – era partito la notte tra mercoledì 17 e giovedì 18 marzo proprio dalla costa di Zuwara, diretto verso Lampedusa. A bordo erano in più di cento, tutti migranti subsahariani. L’allarme è scattato intorno alle 3 del mattino di giovedì, quando la centrale di Alarm Phone ha ricevuto una disperata richiesta di soccorso: dal gommone dicevano che a bordo si era sviluppato un violento incendio e che la situazione era ormai fuori controllo. “Sono nel panico – ha comunicato Alarm Phone – Serve aiuto urgente, senza perdere tempo! La costa libica è vicina. Le autorità sono state informate”. Tenendo conto che Zuwara era ancora poco lontana, il primo Sos è stato inoltrato da Alarm Phone alla Guardia Costiera libica. Da quel momento silenzio pressoché totale sulla tragedia in corso, fino a quando, alcune ore più tardi, alcuni parenti dei migranti hanno comunicato ad Alarm Phone che la barca era stata trovata e i sopravvissuti riportati in Libia. Tripoli ha riferito inizialmente che erano state tratte in salvo una trentina di persone e che c’erano 5 o 6 vittime. Stando alle richieste di aiuto, che parlavano di  molte più persone a bordo del gommone (da 70 a oltre 100),  è apparso subito evidente che il bilancio di morti e dispersi doveva essere molto più pesante. La conferma è venuta dagli accertamenti condotti da alcuni giornalisti presso vari ospedali di Tripoli e dagli stessi operatori di Alarm Phone attraverso le testimonianze dei superstiti, magari con l’aiuto dei parenti. E’ emerso così che i sopravvissuti sono 45 (tratti in salvo da alcuni pescatori), ma che le vittime sono molte di più, almeno una sessantina: di sei la Guardia Costiera libica ha recuperato il corpo senza vita in mare, tutti gli altri risultano dispersi. Altri tre corpi sono stati restituiti dal mare sul litorale di Millitah e Zawiya tre giorni dopo. Restano da stabilire le cause dell’incendio che ha provocato la tragedia: alcuni superstiti parlano di un ritorno di fiamma del motore che, come è già capitato, può aver investito il serbatoio e le taniche di scorta della benzina.

(Fonte: Alarm Phone, rapporti dal 18 al 20 marzo, Avvenire, sito web Sergio Scandura, Migrant Rescue Watch)

Marocco-Spagna (Canarie), 18 marzo 2021  

Il corpo senza vita di un giovane subsahariano è stato trovato a sud di Gran Canaria su una barca con altri 49 migranti: 19 uomini, 19 donne e 11 ragazzi. L’allarme è scattato prima dell’alba, quando il battello, partito dal Marocco almeno due o tre giorni prima, è stato avvistato a circa 20 chilometri da Maspalomas. Lo ha raggiunto per i soccorsi una salvamar del Salvamento Maritimo, che ha preso tutti i migranti a bordo e recuperato il cadavere. I compagni hanno riferito che il giovane era morto già da diverse ore. Lo sbarco èavvenuto sulla banchina del porto di Arguineguin, dove è allestito un presidio della Croce Rossa, che ha prestato le prime cure mediche. Molti presentavano sintomi evidenti  di ipotermia Per due bambini (una bimba e un neonato) è stato ritenuto opportuno il trasferimento all’ospedale materno infantile di Las Palmas, mentre una donna è stata ricoverata nell’ospedale insulare per alcune gravi ustioni chimiche dovute al contatto prolungato con una miscela di carburante e acqua salata. La salma è stata portata all’obitorio medico legale per l’autopsia.

(Fonte Agenzia Efe, La Provincia, Canarias 7, El Diario)

Marocco-Spagna (Arkman, Nador), 19 marzo 2020

Il cadavere di un migrante marocchino è stato trovato nelle prime ore del mattino sulla spiaggia del villaggio di Arkman, circa venti chilometri a est di Nador. La vittima è un ragazzo poco più che ventenne originario di Oujda, sul confine con l’Algeria, circa 120 chilometri a est.  Recuperato dalla Gendarmeria, è stato trasferito presso l’obitorio di medicina legale dell’ospedale Hasani, a Nador. In avanzato stato di deocmposizione e senza documenti o altri elementi utili, inizialmente non si è stati in grado di identificarlo. Tre giorni dopo, lunedì 22 marzo, si sono però presentati alla polizia alcuni familiari, messi in allerta dalle foto della salma sulla battigia pubblicata dal quotidiano Nadorcity. Poco dopo, all’obitorio, c’è stato il riconoscimento ufficiale. Si è appreso così che il giovane aveva lasciato Oujda in cerca di un imbarco per la Spagna. Non è chiaro quando abbia preso il mare. Potrebbe anzi essere partito dall’Algeria anziché dal Marocco, rimanendo poi vittima di un naufragio “fantasma”. Martedì 14 marzo, sempre sulla spiaggia di Arkman, il mare ha restituito un altro cadavere in avanzato stato di devomposizione. Non è da escludere che i due giovani siano annegati nelle stesse circostanze.

(Fonte: Nadorcity.com)

Marocco-Spagna (Gran Canaria), 21 marzo 2021

E’ morta dopo quasi cinque giorni di agonia la bimba maliana di appena due anni (chiamata inizialmente Nabody per errore in varie cronache) ricoverata in condizioni critiche la sera di martedì 16 marzo, a tarda ora, dopo lo sbarco nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria. La barca su cui era la piccola, insieme alla madre e ad altri 50 migranti subsahariani, era partita intorno al 12 marzo dal Sahara Occidentale ed è rimasta in mare, in pieno Atlantico, per 4 o 5 giorni. Avvistata dal radar del sistema di vigilanza costiera quando era arrivata a circa 15 chilometri dalla costa, è stata raggiunta dalla salvamar Macondo. E’ stato subito evidente che tutti i migranti a bordo erano molto provati, alcuni quasi esanimi. Allo sbarco, anche quelli più in forze non erano in grado di muoversi. I più gravi, in stato di forte ipotermia, sono apparsi i bambini. Cinque sono stati subito trasferiti in ospedale. “Nabody” era priva di sensi: appariva ormai morente, con il respiro quasi assente. Due sanitari della Croce Rossa sono riusciti a rianimarla direttamente sul molo e poi l’hanno ricoverata al reparto di terapia intensiva dell’istituto materno-infantile. I medici hanno subito riferito che era allo stremo: nonosante le cure non ce l’ha fatta a riprendersi.

Altri 9 morti. Circa un mese dopo, il 9 aprile (consultare nota in questa data: ndr), in seguito a una inchiesta condotta dalla Procura di San Bartolomé de Tirajana sui due presunti scafisti (un senegalese e un guineano, entrambi arrestati), è emerso che a bordo della barca, prima dell’arrivo dei soccorsi, sono morte altre 9 persone, tra cui un bimbo di meno di due anni.

(Fonte: El Diario, La Provincia, Canarias 7, sito web Helena Maleno)

Rotta Balcanica (Okucani, Croazia Orientale), 21-22 marzo 2021

Quattro morti e una ventina di feriti, alcuni in modo grave, in un gruppo di profughi siriani nascosti su un Tir rimasto coinvolto in un incidente stradale in Croazia. Il camion viaggiava con un grosso carico di pallet di rotoli di carta sull’autostrada che dal confine serbo-croato conduce verso Zagabria, passando lungo la frontiera con la Bosnia. I profughi – 24 in tutto, tra cui alcuni bambini, verosimilmente provenienti proprio dalla Bosnia – avevano trovato posto nel pianale posteriore, in uno spazio ricavato tra i pallet. Intorno alle 3 di notte, tra il 21 e il 22 marzo, nei pressi di Okucani, un paese di circa 5 mila abitanti, 15 chilometri a ovest di Nova Gradiska, l’autista ha perso il controllo della guida e il Tir, dopo una brusca sbandata, si è ribaltato su un fianco, nello spartitraffico tra le due careggiate autostradali. Quattro profughi, di età compresa tra i 17 e i 24 anni, sono morti all’istante, travolti e schiacciati dai pallet, pesanti diversi quintali. Tutti gli altri, rimasti feriti, sono stati ricoverati presso gli ospedali di Nova Gradiska (11), Pakrac e Slavonski Brod. Per uno si è reso poi necessario il trasferimento in un centro clinico di Zagabria, a causa di gravi lesioni interne. Quelli con le ferite più lievi, dimessi dopo un giorno di ricovero, sono stati sistemati in un motel nei pressi della stazione di polizia di Slavonski Brod, in isolamento perché nel gruppo sono stati riscontrati quattro casi di infezione da Covid 19.

(Fonte: Rapporto Are You Syrious del 23 marzo 2021)

Marocco-Spagna (Mostaganem), 22 marzo 2021

Il cadavere di un giovane è stato recuperato a breve distanza dalla riva di fronte alla spiaggia di Kef Lasfar, nel comune di Benabdelmalek Ramdane, 32 chilometri a est di Mostaganem e poco più di 110 da Orano. E’  uno dei tratti di costa dell’Algeria da cui sono più frequenti le partenze di barche di migranti diretti verso la Spagna. Secondo la polizia, il corpo apparterebbe appunto a un harraga annegato nel tentativo di attraversare il Mediterraneo verso la penisola Iberica o verso l’arcipelago delle Baleari. Si ignorano le circostanze precise della morte e non sono stati trovati elementi utili per l’identificazione. A giudicare dalle condizioni di conservazione, tuttavia, il cadavere è rimasto diversi giorni in acqua prima del ritrovamento: probabilmente viene da un altro naufragio “fantasma” sulla rotta del Mediterraneo occidentale. La Procura di Mostaganem ha aperto un’inchiesta. La salma è stata trasferita dalla Protezione Civile presso l’obitorio dell’ospedale di Sidi Ali.

(Fonte: El Watan)

Marocco-Spagna (Castillejos-Andalusia), 22 marzo 2021

Risulta dispersa una piccola barca con dieci migranti salpata dal Marocco e diretta verso l’Andalusia. La partenza è avvenuta prima dell’alba di venerdì 19 marzo da una spiaggia di Castillejos, a circa 15 chilometri dal confine con l’enclave spagnola di Ceuta. L’allarme è scattato però tre giorni dopo, quando la famiglia di uno dei giovani a bordo, Nekri Mohamed Lamine, algerino, si è rivolta al quotidiano El Faro de Ceuta per lanciare un appello di ricerca. “Erano in dieci – ha riferito alla redazione – ma da quando sono partiti non si sa più nulla di tutto il gruppo”. Non è chiaro se sulla barca ci fossero anche altri algerini. Sta di fatto che, secondo la segnalazione fatta, nessuno è messo in contatto con la famiglia pur avendo preso l’impegno di chiamare immediatamente, al momento dell’arrivo in Spagna. La redazione del Faro ha chiesto informazioni alla Guardia Civil, alla polizia nazionale e al Salvamento Maritimo, ma non sono emerse informazioni di alcun genere riconducibili a quella barca né a Ceuta né sulla Penisola Iberica. Nulla anche nei giorni successivi.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Tenerife, Canarie), 26 marzo 2021

Tre migranti morti (due donne e un uomo) nel naufragio di un cayuco che si è capovolto durante i soccorsi, a breve distanza dalla costa di Tenerife. La barca, partita dal Sahara Occidentale, è arrivata alle Canarie nelle prime ore del mattino di venerdì 26 marzo. Ad avvistarla per primo, all’altezza del faro di Poris de Abona, intorno alle 8,30, è stato un piccolo peschereccio spagnolo, il Fanny, che ha immediatamente dato l’allarme alla centrale operativa del Salvamento Maritimo, avvertendo che a bordo dovevano esserci circa 50 persone e avvicinandosi subito dopo per prestare aiuto, tanto più che le condizoni meteo non erano buone, con mare mosso e forti raffichedi vento. Contemporaneamente da Tenerife è partita la salvamar Alpheratz. La tragedia si è compiuta al momento dei trasbordi. I primi ad essere trasferiti sono stati i bambini, sei in tutto. Quando è stato il momento degli adulti, si sono ammassati quasi tutti su un fianco del cayuco, compromettendone l’equilibrio già precario per il sovraccarico e facendolo rovesciare. L’equipaggio del Fanny ha recuperato cinque naufraghi e i corpi senza vita di due donne. Gli altri 37 sono stati presi a  bordo della Alpheratz, che ha poi individuato anche un terzo cadavere. Una donna incinta, in stato di incoscienza quando l’hanno issata sul peschereccio, è stata rianimata da uno dei marinai con la respirazione bocca a bocca e poi trasferita d’urgenza in ospedale con un elicottero. Si presume che si tratti della barca partita da Dajla martedì 23 e della quale si erano perse le tracce da mercoledì 24, a lungo cercata senza esito anche con aerei da ricognizione del Salvamento. La segnalazione parlava di 48 persone a bordo anziché 45, ma induce a credere che si tratti dello stesso cayuco il fatto che il numero delle donne (17) e dei bambini (6) corrisponde esattamente. La differenza del numero totale potrebbe essere dovuta a un equivoco. Nel dubbio che ci fossero dei dispersi però le ricerche sono continuate per l’intera giornata, condotte oltre che da unità del Salvamento Maritimo, da tre pescherecci, il Nuevo Moby Dick, il Nuevo San Sebastian e l’Amanecer.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, La Provincia, sito web Helena Maleno)  

Algeria-Spagna (Mazarron, Cartagena), 27 marzo 2021

Tre migranti morti e 8 dispersi (per un totale di 11 vittime) nel naufragio di una piccola barca da pesca in legno poco al largo del litorale della regione di Murcia, nel sud della Spagna. Dei 14 harraga a bordo al momento della partenza dalla costa dell’Algeria occidentale se ne sono salvati soltanto tre. L’allarme è scattato verso sera: lo hanno lanciato da terra due pescatori segnalando alla centrale operativa del Salvamento Maritimo di aver visto un battello in difficoltà di fronte alla spiaggia di Percheles, nel comune di Mazarron, circa 50 chilometri a sud est di Cartagena. Quando i primi soccorsi sono arrivati sul posto il battello era già naufragato, dopo essersi capovolto. Uno dei naufraghi, che stava cercando di raggiungere la riva a nuoto, è stato aiutato e tratto in salvo dai due pescatori che hanno dato l’allarme e da un surfista che si trovava sulla spiaggia. Appena riportato a terra, l’uomo ha riferito che erano partiti in 14, tra cui alcuni bambini. Una motovedetta della polizia locale, con la collaborazione di personale da terra,  ha poi recuperato altri due naufraghi nei pressi di una scogliera e due corpi senza vita. A quel punto mancavano ancora 9 persone. Le ricerche sono così andate avanti per ore, fino a sera inoltrata, condotte da varie unità e da due elicotteri, per essere poi riprese l’indomani, ma senza alcun esito. Il terzo corpo, quello di una donna, è stato trovato la mattina di giovedì primo aprile sulla vicina spiaggia di Vera.

(Fonte: La Vanguardia, Europa Press Murcia, La Provincia, El Watan)

Libia-Italia (Sabratha-Lampedusa), 30-31 marzo 2021

Almeno 5 morti, al largo della Libia, nel naufragio di un gommone abbandonato alla deriva senza soccorsi per quasi una intera giornata. I superstiti sarebbero 77, ma non è escluso che ci siano dei dispersi. L’allarme è scattato alle 8,30 di martedì 30 marzo quando dalla barca, già da ore in mare dopo essere partita verso Lampedusa dalla costa di Sabratha, a ovest di Tripoli, è arrivata una richiesta di aiuto alla centrale di Alarm Phone. Da bordo hanno detto che uno dei tubolari si stava sgonfiando rapidamente e che lo scafo imbarcava acqua: erano partiti in 85 ma 5 di loro (due donne e tre bambini) erano caduti in acqua quando il battello aveva cominciato ad affondare ed erano scomparsi senza poter far nulla per aiutarli. Alarm Phone ha subito cercato di mettersi in contatto con la Guardia Costiera di Tripoli, senza ricevere risposta. Quanto alle centrali Mrcc di Roma e di Malta, a loro volta contattate, hanno risposto che la zona indicata non è di loro competenza. Solo alle 11,52 Tripoli ha finalmente risposto, assicurando che una loro unità si sarebbe diretta alla ricerca del gommone, salvo riferire più tardi di non essere riusciti a trovarlo e di aver perso ogni contatto. Senza risultato i continui aggiornamenti delle coordinate geografiche fatti da Alarm Phone per le ricerche. L’ultimo, alle 17,10, dimostrava che il natante era fermo da tempo, a non grande distanza dalla riva, grossomodo di fronte a Sabratha. Poi, alle 18,39, anche Alarm Phone ha perso i contatti. Da quel momento, silenzio totale fino a notte inoltrata. Soltanto dopo le 23, la Guardia Costiera libica ha riferito di aver recuperato il gommone con 75 superstiti, sbarcati poi a Sabratha e affidati alle cure della Mezzaluna Rossa, prima di essere trasferiti in un centro di detenzione. Un comunicato successivo ha precisato che il centro di detenzione è quello di Zawiya, che sono stati recuperati inizialmente 70 naufraghi e successivamente trovati 7 dispersi. In tutto, dunque, i superstiti sarebbero 77. Tenendo  conto che nelle richieste di aiuto si parlava di 85 persone a bordo,  oltre ai 5 morti potrebbero esserci dunque altri 3 dispersi.

(Fonte: Rapporto Alarm Phone 30 marzo, sito web Alarm Phone 30 e 31 marzo, Avvenire, Migrant Rescue Watch, sito web Safa Msehli Oim). 

Marocco-Spagna (rotta delle Canarie), 31 marzo 2021

Sulla rotta delle Canarie si sono perse le tracce di almeno 70 migranti. Quarantanove su un gommone partito tra il 22 e il 23 marzo. Gli altri su una barca dispersa dalla metà di febbraio, con a bordo un numero imprecisato di persone ma sicuramente almeno 20/25 dato il tipo di natante, un cayuco da pesca in legno. Il gommone, uno Zodiac, ha preso il mare a Tarfaya, nel tratto della costa marocchina più vicino alle Canarie, prima dell’alba del 23 marzo. A bordo erano in 49, tutti subsahariani, tra cui 10 donne e 4 minorenni. La richiesta di soccorso è stata lanciata alla centrale del Salvamento Maritimo delle Canarie dalla Ong Caminando Fronteras nella giornata di martedì 23, dopo aver ricevuto diverse telefonate nelle quali i migranti, in pieno Atlantico, dicevano che lo scafo imbarcava acqua e stava cedendo, tanto da minacciare di affondare in breve tempo. Sono subito scattate le ricerche, con aerei da ricognizione che hanno sorvolato il tratto di mare compreso fra Tarfaya e l’isola di Fuerteventura. Alle operazioni si è poi unita via mare una motovedetta della Marina marocchina. Si è andati avanti così per giorni, ma del gommone in difficoltà non è stata trovata traccia. L’ultima segnalazione di ricerca, con la conferma che i 49 migranti risultavano ancora dispersi, è stata lanciata il 29 marzo di nuovo da Caminando Fronteras, per voce di Helena Maleno. Nessuna notizia anche nei giorni successivi. Più di un mese prima, nello stesso tratto di mare tra l’Africa e le Canarie, ma a sud di Gran Canaria, era stata a lungo cercata l’altra barca, un cayuco. Sono intervenuti, per un raggio di circa 100 chilometri da Gran Canaria, aerei da ricognizione dell’aeronautica militare spagnola e del Salvamento Maritimo. La centrale Mrcc ha anche allertato tre mercantili in navigazione nella zona, il Corona, il Peace Victoria e il Freight Margie. Nonostante questa mobilitazione, tuttavia, il cayuco non è stato trovato. Il 15 febbraio le ricerche sono state interrotte. Nella segnalazione per le operazioni di soccorso, condotte in collaborazione tra Spagna e Marocco tra il 22 e il 28 marzo, era indicato anche un altro cayuco con 48 persone salpato da Dayla, nel Sahara Occidentale ma, secondo il Salvamento Maritimo e la stessa Ong che ha dato l’allarme, Caminando Fronteras, dovrebbe essere la barca con 45 persone affondata il 26 marzo, durante i soccorsi, a breve distanza da Tenerife (nota del 26 marzo: ndr), con 42 superstiti e 3 vittime.

(Fonte: El Diario, Canarias 7, La Provincia, Alarm Phone, sito web Helena Maleno, Nadorcity.com)

Algeria-Italia (Oum Theboul, provincia di El Tarf), 31 marzo 2021

Il cadavere di un  uomo è stato spinto dal mare sulla spiaggia di Boutribicha, nel villaggio algerino di Oum Theboul, distante meno di dieci chilometri dalla frontiera con la Tunisia, nella provincia di El Tarf. Si ritiene che si tratti di un migrante annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa. Da questo tratto di costa dell’Algeria le barche dei migranti puntano in genere verso la Sardegna, ma non è da escludere, data la vicinanza del confine, che l’imbarco sia avvenuto in Tunisia. A giudicare dallo stato di conservazione, in ogni caso, il corpo deve essere rimasto in acqua diversi giorni prima di essere ritrovato sul litorale di Oum Theboul. Recuperato verso le 11,30 dalla Protezione Civile, è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale di El Kala. La Guardia Costiera ha aperto un’inchiesta per cercare di identificarlo e ricostruire le circostanze della morte.

(Fonte: Le Quotidien d’Oran)

Marocco-Spagna (LaayounTarfaya-Fuerteventura Canarie), 5 aprile 2020

Poco al largo di Fuerteventura, nelle Canarie, è affiorato il cadavere di una migrante subsahariana: ci sono elementi concreti per ritenere che sia la conferma di un naufragio fantasma nell’Atlantico nel quale hanno perso la vita 50 persone. Il corpo esanime, tenuto a galla da un giubbotto di salvataggio, è stato avvistato a circa 20 miglia dalla costa orientale dell’isola dal peschereccio La Mairena, nelle prime ore del mattino. Allertata la centrale operativa del SalvamentoMaritimo, è stata inviata sul posto la guardamar Concepcion Arenal, che ha recuperato la salma verso le 13, facendo poi rotta verso il porto di Las Palmas di Gran Canaria, dove è dislocata di base e dove è arrivata intorno alle 15,30. Insieme alle operazioni di recupero sono iniziati gli acertamenti per risalire alla provenienza del cadavere che, stando allo stato di conservazione, è rimasto in acqua per diversi giorni. Non risulta alcun naufragio di barche di migranti nelle acque di Fuerteventura o della vicina Lanzarote nei giorni precedenti il ritrovamento. L’unica spiegazione possibile della presenza di quel cadavere flottante a venti miglia da Lanzarote resta così la sparizione di una barca con 50 migrantri subsahariani partita prima dell’alba del 24 marzo da Tarfaya, sul litorale della regione di Laayoune, il tratto di costa africana più vicino alle Canarie: 120 chilometri da Fuerteventura. L’allarme e la conseguente richiesta di aiuto per questa barca sono stati lanciati da Alarm Phone nel primo pomeriggio del 24 marzo, mercoledì. Salvamento Maritimo ha cercato di localizzarla per diversi giorni, perlustrando con aerei da ricognizione il tratto di mare tra la costa del Sahara Occidentale e le Canarie, ma le ricerche non hanno dato esito e nel fine settimana sono state sospese. Né risulta, d’altra parte, che la barca sia stata intercettata dalla Marina marocchina o abbia fatto ritorno in Africa. Sparita. In quegli stessi giorni si sono perse le tracce di un’altra barca di migranti, partita da Bouidour, circa 300 chilometri più a sud. Date le distanze, si tende a escludere che ci siano collegamenti con la salma trovata in mare poco distante da Fuerteventura.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia, El Diario, Alarm Phone, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Melilla), 7 aprile 2021

Il cadavere di un giovane migrante marocchino è stato trovato la sera di mercoledì 7 aprile a Melilla sulla spiaggia alla foce del Rio de Oro, il fiume del nord del Marocco che sfocia nella baia dell’enclave spagnola. Giaceva bocconi sulla battigia, su un banco di sabbia a pochi metri dal fiume. A dare l’allarme è stato un agente della Guardia Civil che, libero dal servizio, stava facendo jogging lungo l’arenile. L’abbigliamento – pantaloni jeans e una camicia di cotone – hanno fatto escludere subito che si trattasse di un migrante annegato nel tentativo di arrivare a Melilla dal Marocco a nuoto. L’avanzato stato di decomposizione, comunque, indicava che era rimasto in acqua per diversi giorni. La conferma è venuta quando alcuni compagni lo hanno riconosciuto: si tratta di un ragazzo marocchino, Josè, 18 anni appena compiuti, arrivato a Melilla quando era ancora minorenne e assistito in un centro di accoglienza fino a quando ha raggiunto la maggiore età. Da allora ha abitato in alloggi di fortuna nella zona di Plaza de Toros, arrrangiandosi alla meglio, insieme ad altri giovani migranti,  in attesa di trovare il modo di imbarcarsi per la Spagna. Non si era visto più in giro da diversi giorni, fino a quando il suo corpo è stato trascinato dal mare sulla spiaggia di Rio de Oro. Si ignorano le circostanze precise della sua morte.

(Fonte: El Faro de Melilla, sito web Migrants Morts et Disparus au Maroc)

Marocco-Spagna (Ceuta), 8 aprile 2021 

Risulta disperso un giovane marocchino, Sofian Boydo, 24 anni, che ha tentato di raggiungere Ceuta a nuoto. L’allarme è stato lanciato dalla sua famiglia, giovedì 8 aprile, a sei giorni dalla scomparsa, rivolgendosi al Faro de Ceuta, il principale quotidiano dell’enclave spagnola, per diramare un appello di ricerca. Studente, Sofian ha lasciato all’inizio di aprile Taza, la città dove viveva, circa 400 chilometri a sud est di Ceuta, nella regione di Fes. Sabato 3 aprile ha telefonato ai familiari per dire che stava tentando di arrivare a Ceuta per proseguire poi verso la Spagna. Risulta che abbia preso il mare, a nuoto, nella serata stessa di sabato, puntanto verso la zona di Benzù. Le condizioni meteo non erano favorevoli, con mare mosso e forti correnti. Insieme a Sofian ha tentato l’avventura un altro giovane marocchino, che però, dopo alcune ore di nuoto, vinto dalla fatica, ha preferito tornare indietro, approdando di nuovo in Marocco. Sofian ha deciso di proseguire da solo. Dal momento in cui si è separato dall’amico non si sa più nulla di lui. Non risulta arrivato a Ceuta: non ce n’è traccia tra i giovani registrati nel centro accoglienza, nulla alla polizia, nulla anche tra i ragazzi che vivono ai margini del porto in attesa dell’occasione di un imbarco. E nessun contatto con la famiglia che, allarmata proprio da questo lungo silenzio, ha decios di rivolgersi alla redazione di El Faro. Senza esito anche le ricerche condotte dai cronisti.

(Fonte: El Faro de Ceuta)  

Libia (Tripoli), 8 aprile 2021

Un giovane subsahariano è stato ucciso e altri due, appena adolescenti, sono stati feriti a colpi di arma da fuoco nel centro di detenzione di Al Mabani, a Tripoli, la struttura dove vengono in genere rinchiusi, subito dopo lo sbarco, i migranti intercettati in mare dalla guardia costiera libica, in attesa di essere trasferiti in altri campi di prigionia. E’ accaduto prima dell’alba di giovedì 8 aprile. Non se ne è saputo nulla fino al pomeriggio del giorno dopo, venerdì 9, quando la notizia è stata comunicata dall’ufficio libico di Medici Senza Frontiere, una delle cui equipe è intervenuta per soccorrere e trasportare in ospedale i feriti, due ragazzini di 17 e 18 anni. A sparare sono state le guardie del campo, che dipende del ministero dell’interno libico. Tutto sarebbe nato dal forte stato di tensione dovuto al sovraffollamento del campo, con ben 1.500 prigionieri rispetto ai 300 di pochi giorni prima. Un caos che ha reso la detenzione invivibile: prigionieri costretti in spazi minimi, quasi nell’impossibilità di muoversi e sicuramete nell’impossibilità di adottare qualsiasi misura per prevenire il contagio da coronavirus. Alle proteste gli agenti hanno risposto col fuoco, sparando a quanto pare direttamente all’interno delle celle. “Quest’ultimo atto di violenza – ha detto Ellen van der Velden, responsabile operativo di Medici Senza Frontiere in Libia – è una chiara conferma che i centri di detenzione sono luoghi pericolosi”. L’omicidio è avvenuto a meno di due giorni dal viaggio a Tripoli del premier italiano Mario Draghi, che ha espresso “apprezzamento” nei confronti della guardia costiera libica.

(Fonte: Uffici stampa Medici Senza Frontiere Libia e Italia, Domani, Avvenire, siti web Sergio Scandura, Francesca Mannocchi, Sara Creta, Sefa Msehli Oim Ginevra) 

Marocco-Spagna (Daijla-Gran Canaria), 9 aprile 2021

Prima dell’arrivo dei soccorsi, nel gruppo della bimba maliana di due anni morta in ospedale a Gran Canaria il 21 marzo, dopo cinque giorni di agonia (consultare nota del 21 marzo: ndr), hanno perso la vita altre 9 persone: cinque per ipotermia e sfinimento, due o tre suicidi per la disperazione mentre un altro bimbo di due anni sarebbe stato ucciso da uno degli scafisti al timone del cayuco su cui avevano preso posto più di 60 migranti subsahariani. E’ quanto è emerso dall’inchiesta aperta fin dal 17 marzo dalla Procura di San Batolomé de Tirajana, che il 9 aprile ha ordinato l’arresto di due giovani, un senegalese e un guineano, indicati dai superstiti come i trafficanti che avrebbero organizzato il “trasporto”, partendo il 12 marzo da Daijla, sulla costa del Sahara Occidentale, circa 450 chilometri a sud di Gran Canaria. Allo sbarco sono state contate 53 persone (inclusi i bambini): una decina in meno di quanto indicato nella segnalazione di soccorso della Ong Caminando Fronteras al Salvamento Maritimo, ma si è pensato a un errore di comunicazione. Una grande emozione ha subito destato la sorte della bimba maliana, sbarcata ormai esanime, rianimata in piena notte dal lungo, ostinato intervento di due infermieri della Croce Rossa direttamente sul molo di Anguineguin e poi trasferita nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale materno infantile, dove però non ce l’ha fatta a riprendersi. Quella notte stessa, tuttavia, sono emersi diversi elementi poco chiari. Tenendo conto che il cayuco risultava aver navigato per meno di 5 giorni, ovvero il tempo medio di tutte le barche che salpano da quel tratto di costa africana per le Canarie, i medici si sono stupiti che quasi tutti i migranti a bordo risultassero estremamente provati, molto più di quanto constatato in vari casi analoghi, con numerosi e gravi sintomi di ipotermia e affaticamento estremo, tanto da doverne ricoverare 13 e prestare cure immediate a tutti gli altri. Alcuni dei bambini del gruppo, inoltre, hanno riferito già al porto che alcuni compagni erano morti in mare. Nessuno degli adulti del gruppo ha fatto cenno, quella sera, a queste morti, ma la magistratura ha ritenuto comunque di aprire un’inchiesta. Le indagini e gli interrogatori condotti dalla Procura e dalla polizia hanno portato alla luce una storia molto diversa da quella riferita inizialmente. Il gruppo era composto da più di 60 migranti, proprio come ha segnalato la Ong Caminando Fronteras quando ha lanciato una richiesta di soccorso. Dovevano partire prima del 12 marzo, ma i trafficanti li  hanno tenuti prigionieri e nascosti, in un punto della costa vicino a Daijla, per un periodo di 4/7 giorni, senza fornire né acqua, né cibo, nonostante avessero preteso da 1.500 a 2.500 euro da ciascuno dei migranti. Quando si sono finalmengte imbarcati, dunque, erano tutti già molto provati e quasi senza viveri, perché le scorte preparate per un viaggio di circa 4 giorni erano ormai esaurite. La navigazione è così diventata una tragedia fin dalle prime ore. Alcuni sono morti dopo un paio di giorni e i loro corpi sono stati fatti scivolare in acqua. Almeno due hanno scelto di porre fine alle sofferenze gettandosi in mare. E poi, il bimbo di due anni. Piangeva di continuo per la fame, la sete, il freddo. Uno degli scafisti ha minacciato più volte la madre di farlo tacere. Poi – hanno raccontato diversi testimoni – il bimbo è diventato così debole da non riuscire neanche a piangere: gemeva appena. La madre ha chiesto agli scafisti un po’ d’acqua per dissetarlo ma uno dei due le avrebbe strappato il piccolo dalle braccia gettandolo in mare, lontano dalla barca. “Era ancora vivo” ha detto la donna alla polizia. Sulla base di questa ricostruzione, gli scafisti sono stati entrambi incriminati per aver provocato la morte di più persone esponendole a un rischio estremo e si ipotizza l’omicidio volontario per almeno uno dei due.

(Fonte: Canarias 7, La Provincia Canarias)

Mauritania-Spagna (El Hierro), 11 aprile 2021

Quattro migranti subsahariani sono stati trovati senza vita sul cayuco con cui stavano cercando di raggiungere le Canarie dalla Mauritania. Degli altri 19 a bordo, al momento dei soccorsi 6 erano in condizioni critiche e piuttosto gravi risultavano altri 10. Solo tre erano ancora abbastanza in forze. A questi vanno aggiunti almeno 33 dispersi, per  un totale di 37 vittime. Secondo quanto hanno riferito alcuni dei superstiti, il battello è rimasto in mare, in pieno Atlantico, per quasi tre settimane. Ad avvistarlo, 120 miglia (oltre 220 chilometri) a sud dell’isola di El Hierro, la più lontana delle Canarie, è stato un peschereccio spagnolo, che ha subito allertato la centrale del Salvamento Maritimo, specificando che la situazione era molto grave, tanto da non poter prestare soccorsi e assistenza adeguata a tutti i naufraghi. Da Tenerife sono stati fatti partire la salvamar Adhara, l’elicottero Helimer 211 e l’aereo da ricognizione Sasemar 103 del servizio di salvataggio (Sar). E quando l’aereo ha raggiunto e sorvolato il cayuco, da El Hierro si è alzato in volo anche l’Helimer 202. Il 211 ha soccorso i sei migranti più gravi, issandoli a bordo e trasferendoli all’ospedale di Tenerife. Poco dopo il 202 ha fatto lo stesso con gli altri 10 in gravi condizioni. Gli ultimi tre sono stati recuperati da un terzo elicottero, inviato dal servizio Sar. La salvamar Adhara ha preso a bordo i quattro cadaveri, trasferendoli a El Hierro, dove è arrivata in nottata. Nelle ore successive allo sbarco, si è avuta conferma che – come si era intuito – le vittime sono molte di più dei quattro giovani trovati morti. Alcuni dei naufraghi hanno riferito che il cayuco è partito dalla Mauritania il 24 di marzo, puntando verso Tenerife o Gran Canaria, oltre 1.100 chilometri più a nord:  una distanza che quel tipo di barca riesce a coprire in un tempo compreso tra i sette e i nove giorni. Probabilmente  un errore, però, ha portato fuori rotta il cayuco che, rimasto senza carburante, è andato alla deriva per 18 giorni, un periodo lunghissimo durante il quale sono state esaurite anche le scorte d’acqua e di cibo. Molti dei migranti a bordo hanno cominciato a morire e i loro corpi sono stati affidati al mare. E probabilmente sarebbero morti tutti se il peschereccio che ha poi dato l’allarme non li avesse incrociati casualmente. Sulla base di questo racconto, si è stabilito un collegamento con un cayuco partito il 24 marzo da Nuakhot, la c apitale della Mauritania, il 24 marco con 56 migranti e poi segnalato come disperso: sia il Salvamento Maritimo che la Guardia Civil lo hanno cercato a lungo, senza alcun risultato, nei giorni successivi alla richiesta di aiuto, interrompendo poi l’operazione intorno all’inizio di aprile. Ne consegue, tenendo conto dei 19 superstiti e dei 4 corpi senza vita recuperati, che vanno calcolati 33 dispersi. Secondo altre fonti (come il quotidiano El Dia) al momento della partenza a bordo sarebbero stati anche di più: addirittura 69.

(Fonte: Canarias 7 edizioni 11 e 12 aprile, La Provincia edizioni 11 e 12 aprile, El Diario, El Dia 12 aprile, Agenzia Efe Canarias, sito web Helena Maleno)

Marocco-Spagna (Ceuta), 14 aprile 2021

Il cadavere di un migrante maghrebino è stato spinto dal mare sulla spiaggia del Tarajal, a Ceuta. Lo ha trovato verso le 4,30 del mattino una pattuglia della Guardia Civil in servizio di perlustrazione sul litorale, dopo che nella serata precedente e per quasi tutta la notte sono stati segnalati diversi arrivi di migranti entrati a nuoto dal Marocco nel territorio dell’enclave spagnola. A giudicare dalle condizioni del corpo, tuttavia, il giovane trovato privo di vita al Tarajal è rimasto vittima di un tentativo avvenuto diversi giorni prima. Lo stato di decomposizione piuttosto avanzato e la mancanza di documenti non ne hanno reso possibile l’identificazione.  La salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale per l’autopsia.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Marocco-Spagna (Melilla), 14-15 aprile 2021

Il cadavere di un migrante è affiorato in mare poche decine di metri al largo della spiaggia di Aguadù, a Melilla. Avvistato casualmente da un passante verso le diciotto, è stato recuperato da una squadra di sommozzatori della Guardia Civil e portato a riva a Puerto Noray, per essere poi trasferito all’obitorio dell’istituto di medicina legale. La Polizia Giudiziaria e la Guardia Civil sono state incaricate delle indagini per risalire all’identità e alla provenienza. A giudicare dallo stato di conservazione, il corpo era in mare da diversi giorni. Si ritiene che si tratti di un giovane che ha tentato di entrare a nuoto dal Marocco nel territorio dell’enclave spagnola, anche se non si esclude che possa provenire dal naufragio di una barca rimasto sconosciuto. A partire dal 25 febbraio è l’ottavo cadavere di migranti recuperato nelle acque o sulle spiagge di Melilla.

(Fonte: El Faro de Melilla, edizioni del 14 e 15 aprile)  

Tunisia-Italia (Sfax-Lampedusa), 15 aprile 2021

Quarantuno vittime nel naufragio di una barca di migranti subsahariani al largo della Tunisia. Tre soli i superstiti. In un primo momento si è parlato di 21 morti accertati (tra cui un bambino e 9 donne) e un numero elevato ma imprecisato di dispersi. Poi il conto di morte è salito a quasi il doppio, 41. Il barcone, un vecchio scafo in legno, ha preso il mare nella serata di giovedì 15 aprile dalla costa di Sfax, nel sud est, diventata il principale punto d’imbarco per i migranti che cercano di raggiungere Lampedusa. La tragedia, a quanto pare, è maturata meno di un’ora dopo la partenza, di fronte a Sidi Mansour, un sobborgo litoraneo situato circa 10 chilometri a nord est del porto di Sfax. Non sono note le circostanze precise, ma deve essersi svolto tutto molto rapidamente, non lasciando scampo alle persone a bordo, nonostante in quel tratto il mare non sia profondo più di tre o quattro metri. I primi soccorsi sono arrivati da una barca di pescatori, a cui si sono poi uniti un altro peschereccio e unità della Guardia Costiera. Ma era già tardi: tre soli naufraghi (un uomo e due donne, originari della Costa d’Avorio e della Guinea) sono stati trovati ancora in vita. Nelle ore successive si è proceduto gradualmente al recupero delle prime 21 salme. La mattina dell’indomani, venerdì 16, Mouard Mechari, direttore del servizio di Protezione Civile, ha dichiarato all’agenzia Reuters che erano ancora in corso le ricerche di eventuali dispersi, senza però precisare quante persone si sospettava che fossero scomparse in mare. Un conto più preciso è stato pubblicato nella serata di venerdì dall’agenzia Reuters (“Almeno 40 morti”) e dal quotidiano tunisino Webdo (21 morti e 17 dispersi). In un documento congiunto l’Unhcr e l’Oim da Ginevra hanno poi comunicato che le vittime sono in tutto 41. Le salme sono state trasferite nell’obitorio dell’ospedale Habib Bourguiba di Sfax.

(Fonte: La Stampa, Agenzia Reuters, Ansamed, Al Jazeera, sito web Alarm Phone, L’Expert Tunisia, Mosaiq Fm, Avvenire, Webdo, Telegiornale La 7 delle ore 20)  

Libia-Italia (Sabratha e Tripoli), 17-19 aprile 2021

I corpi di due migranti sono stati recuperati poco al largo della costa libica, nell’arco di oltre 90 chilometri compreso tra Sabratha e Tripoli. Lo ha comunicato il rapporto settimanale del 19 febbraio pubblicato dall’Oim Libia. Il primo è affiorato di fronte a Tripoli domenica 11 aprile, l’altro sei giorni dopo, sabato 17 aprile, a Sabratha. Erano entrambi in avanzato stato di decomposizione, segno evidente che sono rimasti in acqua a lungo. Nei giorni antecedenti non risulta che si siano verificati naufragi in questo tratto di mare. L’unico precedente è il caso della barca partita da Sabratha e poi abbandonata per ore alla deriva fra il 30 e il 31 marzo. In questa tragedia sono stati calcolati 5 morti e 77 superstiti, ma si è anche ipotizzato che potessero esserci dei dispersi, perché le richieste di aiuto giunte ad Alarm Phone parlavano di almeno 85 persone a bordo. Non ci sono tuttavia elementi di conferma per un collegamneto del genere, specie per il cadavere trovato a Tripoli, a quasi cento chilometri di distanza dal luogo del naufragio.

(Fonte: Rapporto settimanale Oim Libia del 19 aprile)    

 

 

 

 

 

 

  

 

 

   

 

  

 

   

    

      

 

 

 

 

 

 

    

      

 

 

 

 

 

  

   

 

 

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