La denuncia alla Camera del Comitato: l’UE non soccorre più

Il Comitato Diritti Umani della Commissione Esteri della Camera, presieduto da Pia Elda Locatelli, ha ricevuto in audizione una delegazione del Comitato Nuovi Desaparecidos, composta da Enrico Calamai, Emilio Drudi e Francesco Martone. E’ stata l’occasione per fare il punto sulla tragedia di profughi e migranti che continuano a morire nel Mediterraneo o alle frontiere terrestri e nei paesi di transito in Africa e nel Medio Oriente e ad essere consegnati a segregazione, torture e sofferenze inumane nei centri di detenzione, specialmente in Libia ma anche in Sudan e in Egitto. Costanza Zanchini, di Askanews, ha pubblicato il seguente servizio sull’incontro.

Immigrati. Morti già 3.500 migranti in fuga verso Ue, “che non soccorre più”
La denuncia del Comitato verità e giustizia per nuovi desaparecidos

di Costanza Zanchini

Roma, 20 lug. (askanews) – Sono 3.477 i migranti morti
dall’inizio dell’anno a ieri, 19 luglio, e sono destinati a
crescere in modo esponenziale rispetto agli scorsi anni. Una
stima spaventosa elaborata dal Comitato verità e giustizia per i
nuovi desaparecidos, che ai decessi nel Mediterraneo, “la zona di
confine a più alta mortalità al mondo secondo le stesse Nazioni
Unite”, aggiunge anche “i morti via terra”, sempre più numerosi
nei viaggi di chi fugge da fame, dittature e guerre verso
l’Europa.

L’escalation, hanno detto in rappresentanza del Comitato in
audizione in commissione Esteri della Camera, Enrico Calamai,
Emilio Drudi e Francesco Martone, è testimoniata dai numeri: “Ne
abbiamo 3.500 nel 2014, 4.051 nel 2015 e quest’anno già 3.477 al
19 luglio”. Una situazione, hanno sostenuto, che sta esplodendo a
causa delle politiche di questi ultimi anni dell’Unione europea,
tra accordi bilaterali “sistematizzati con il processo di Rabat e
Khartoum”, abolizione di Mare Nostrum “che ha trasformato il
mandato di soccorso in mandato di polizia” con i “respingimenti”
e poi gli accordi di Malta fino a quello con la Turchia, che
stanno portando “all’esternalizzazione” della gestione di questo
esodo a Paesi che spesso sono “dittature”, senza alcuna garanzia
per i diritti umani.

Le “polizie di frontiera” di questi Paesi, infatti, ha riferito
Drudi (che oltre ad appartenere al Comitato lavora per l’agenzia
Habeshia), “hanno cominciato a sparare sistematicamente e solo nei primi mesi
di quest’anno abbiamo avuto circa 50 morti, uccisi direttamente
dalla polizia turca, dalla polizia eritrea e da quella libica”,
freddati mentre “cercavano di passare i confini”. La Turchia, ha
proseguito, “ha già fatto o sta facendo accordi con 14 Stati” tra
cui “Iraq, Iran, Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Eritrea,
Somalia, Sudan” e ciò porta all’assurdità che “se un eritreo
riesce ad arrivare in Italia ottiene lo status di rifugiato”
mentre lo stesso eritreo se arriva in Turchia “viene respinto e
consegnato al dittatore da cui era scappato”, cosa che accade
anche “ai curdi in Iraq”.

I “23mila morti a partire dal 2000 e 11mila negli ultimi tre anni
stanno a dimostrare che stiamo davanti ad una curva ascendente in
maniera esponenziale a causa delle scelte politiche di
proibizionismo attuate dall’Unione europea compresa, che
costringono i profughi in fuga per la vita a mettersi nelle mani
della criminalità organizzata che tra l’altro paradossalmente
finisce spesso per arricchire le casse del terrorismo”, ha detto
Calamai, che durante gli anni della dittatura argentina era
viceconsole a Buenos Aires e ha aiutato centinaia di persone a
mettersi in salvo dal feroce regime di Videla.

Calamai ha messo in guardia dalla specie di “assopimento
mediatico che tende a deresponsabilizzare l’opinione pubblica
quasi si trattasse di un inevitabile fenomeno climatico”.  Un
assopimento favorito da queste politiche di esternalizzazione che
fanno calare ancor più il silenzio su quello che sta accadendo:
dopo l’accordo di Rabat la polizia marocchina ferma prima il
flusso di profughi e nei centri marocchini “non sappiamo che
cosa accade”, ha raccontato Drudi.

Il Comitato verità e giustizia per i nuovi desaparecidos, che da
un mese ha aperto un sito dove si possono trovare approfondimenti
e dossier, “si propone – ha spiegato Calamai – di trovare i mezzi
per porre fine allo stillicidio di morti, al vero e proprio
massacro che ci accompagna un giorno dopo l’altro, di arrivare
alla identificazione delle vittime, di adire un tribunale
internazionale di opinione quale il Ttp e nel frattempo chiedere
giustizia nelle sedi giurisdizionali sia nazionali che europee
che internazionali”.

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