Lampedusa. Sfregiato il senso di umanità: istituzioni e società civile non restino inerti

L’incendio divampato venerdì notte nel cimitero delle barche di Lampedusa rappresenta un gravissimo attacco alla memoria delle migliaia di donne e uomini scomparsi nel Mediterraneo in questi ultimi anni.

Dopo lo sfregio perpetrato il 3 giugno contro la Porta d’Europa, eretta come simbolo dell’accoglienza sulla costa dell’isola che guarda verso l’Africa, è stato colpito il museo a cielo aperto istituito per onorare, in particolare, le oltre 630 vite spezzate nelle tragedia del 3 e dell’11 ottobre 2013: ben 366 sul barcone affondato a poche centinaia di metri dalla spiaggia dei Conigli e oltre 260 sul vecchio peschereccio prima assalito dalla Guardia Costiera libica e poi abbandonato a se stesso nelle acque tra l’Italia e Malta, a 40 miglia da Lampedusa. E’ stato come voler profanare e cancellare col fuoco anche il ricordo delle vittime, facendo sparire nel fumo il simbolo delle migliaia e migliaia di migranti e rifugiati in fuga da guerre, dittature, terrorismo, persecuzioni, fame e miseria endemiche. Perché non resti traccia persino del monito a non dimenticare. Due volte desaparecidos.

Oltre a denunciare l’evidente matrice dolosa dell’incendio, preme lanciare un allarme alla società civile perché non venga sottovalutata la portata estrema di quanto è accaduto. Ciò che è stato fatto ricorda, nella sua violenza simbolica, l’attacco intenzionale, sistematico, alla memoria delle vittime che ha dolorosi, terribili precedenti nella storia: nella dittatura dei militari in Argentina, ad esempio, o nel nazifascismo. Non sembra un caso infatti che, mentre cresce l’estrema destra in tutta l’Europa, eventi del genere si stiano verificando ripetutamente, colpendo i simboli della memoria, della fraterna solidarietà, della convivenza pacifica e dell’uguaglianza tra tutti gli uomini.

Come Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos lanciamo un appello alle istituzioni e all’opinione pubblica a non sottovalutare i due attacchi di Lampedusa. Si tratta di messaggi di odio e di intolleranza, di esclusione del diverso e di razzismo: segnali che richiedono la massima vigilanza ed una reazione democratica adeguata. Perché certi tetri fantasmi non ritornino più.

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