Human Rights Watch condanna la politica Europea

di Emilio Drudi

I trafficanti hanno la responsabilità diretta per le partenze dalla Libia dei battelli carichi di migranti ma i governi europei si sono assunti la responsabilità morale  e politica di non aver fatto e di non fare abbastanza per prevenire la strage in atto. E’ l’atto d’accusa mosso contro l’Unione Europea da Judith Sunderland, condirettrice della sezione Europea e Asia Centrale di Human Rights Watch, all’indomani delle centinaia di morti registrati in una serie di naufragi alla fine di maggio. Nel mirino di Hrw sono in particolare le operazioni navali Frontex e Sophia, focalizzate in via prioritaria sulla vigilanza e sulla sicurezza delle frontiere anziché sul soccorso e il salvataggio dei profughi in mare. “L’agenzia Frontex e la missione navale Sophia – afferma Judith Sunderlandhanno navi nel Mediterraneo centrale, dove accadono le più gravi tragedie, ma pur essendo coinvolte nelle operazioni di soccorso, il loro compito principale sono il rafforzamento dei confini e il contrasto ai trafficanti. Le operazioni di salvataggio sono invece spesso lasciate alla Marina Italiana, alla Guardia Costiera e a organizzazioni non governative”.

La “condanna” assume una valenza particolare alla luce di due fattori: la ricerca del professor Heaven Crawley, dell’Università di Coventry, che rileva come l’Unione Europea, con la sua politica sui migranti, spinga i profughi su rotte più pericolose nel Mediterraneo, facendo così aumentare i naufragi e le vittime; la dura presa di posizione di Fayez Serraj, il presidente del Governo di Unità Nazionale voluto dall’Onu in Libia, che rifiuta un accordo sul tipo di quello firmato dalla Unione Europea con la Turchia: i profughi partiti dalle coste libiche e intercettati nel Mediterraneo o respinti dall’Europa, non potranno tornare in Libia né Tripoli è disposta a organizzare campi di accoglienza per i rifugiati e i richiedenti asilo sul modello di quelli che si è impegnato a organizzare Erdogan.

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