PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? Il Canada

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è un estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi. Un dossier ad opera di Emilio Drudi

Canada. Sotto accusa il sistema di detenzione per immigrati illegali

Alcuni familiari delle vittime e attivisti per i diritti civili hanno messo sotto accusa, sollecitando un’inchiesta, il sistema di custodia canadese per gli immigrati irregolari, affidato all’Agenzia per i Servizi di Frontiera e definito “un buco nero legale”. Il caso è esploso in seguito alla morte di un immigrato cileno di 39 anni, Francisco Javier Romero Astorga, originario di Vina del Mar, arrivato in Canada nel mese di marzo 2016 e deceduto in maggio in un centro di detenzione, senza aver potuto comunicare con i familiari. “Francisco – hanno denunciato i parenti quando il consolato cileno ha comunicato loro la notizia della morte – è partito dal Cile in perfette condizioni di salute. La maggior parte dei suoi ultimi mesi di vita li ha trascorsi nel centro di detenzione. Allora vogliamo sapere che cosa è accaduto”.

Sulla scia della vicenda di Francisco si è scoperto che dal 2000 a oggi almeno 15 migranti hanno perso la vita durante il periodo di custodia: tre si sono suicidati e cinque sono morti per cause naturali ma non si conoscono le cause del decesso degli altri, tra i quali, oltre allo stesso Francisco, un ragazzo di 24 anni morto il 14 maggio nel centro di Edmonton, nello Stato di Alberta.

L’Agenzia per i Servizi di Frontiera (Cbsa) ha la facoltà di tenere sotto custodia gli stranieri che considera a rischio di fuga o una minaccia per la sicurezza pubblica e quelli la cui identità è incerta. Non sfuggono a questa regola i minorenni: è venuto alla luce il caso di un ragazzino di 16 anni, arrivato dagli Stati Uniti come richiedente asilo, che ha trascorso ben sei settimane in isolamento. Tra l’aprile del 2014 e il marzo 2015 risulta che ben 6.768 persone siano state detenute. La durata media della detenzione è di 24,5 giorni ma in casi estremi si può prolungare anche per anni, non di rado – segnalano le associazioni umanitarie – in condizioni molto difficili.

Questa pratica è stata già denunciata più volte dall’Onu. Ora la questione è stata sollevata in particolare da una Ong canadese, la British Columbia Civil Liberties Association, la quale, con il sostegno anche di altre organizzazioni umanitarie, ha chiesto formalmente al Governo di creare un organismo indipendente di controllo e indagine sull’attività e la condotta della Cbsa, un’agenzia creata all’indomani degli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti e che, accusano le associazioni umanitarie, non ha supervisori e controllori esterni.

(Fonte: El Diario Es del 21 maggio 2016)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *