No al rinnovo dell’accordo omicida con la Libia

Il Governo italiano si appresta a rinnovare tacitamente, quasi in segreto, il memorandum firmato con la Libia nel febbraio del 2017. Si tratta di una serie di accordi che delegano a Tripoli il ruolo di “gendarme del Mediterraneo”, per impedire che i profughi/migranti arrivino alla Fortezza Europa, sbarcando sulle nostre coste. Ad ogni costo. Non interessa – non è mai interessato nei due anni e mezzo trascorsi – che così si consegnino migliaia e migliaia di persone a quell’autentico inferno che è ormai da tempo la Libia. Non interessa che questa scelta configuri una evidente complicità – sicuramente morale, ma molto probabilmente anche giuridica – con le uccisioni, le torture, gli stupri e le violenze di ogni genere, la riduzione in schiavitù, i traffici che avvengono quotidianamente in quegli autentici lager che l’ipocrisia infinita di certa politica definisce “centri di detenzione” o addirittura “di accoglienza”. Non conta che per i miliziani a cui sono consegnate, quelle persone siano solo “merce” da sfruttare e da gettare via quando non “rende” più”. Non conta che ciò possa configurare un crimine di lesa umanità. Conta solo che finiscano o almeno diminuiscano gli sbarchi.

Contro tutto questo, contro il rinnovo del memorandum del 2017, si sono levate l’indignazione e le proteste di numerose Ong, associazioni umanitarie, uomini di cultura, giuristi, giornalisti, politici. Il Comitato Nuovi Desaparecidos e la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili hanno unito la propria voce a questa protesta con l’appello che pubblichiamo di seguito, inviato al presidente del Consiglio, ai ministri degli esteri e dell’interno, ai presidenti di Senato e Camera

 

Il 3 novembre scade l’accordo tra Italia e Libia, con il quale si affida a Tripoli il controllo sulla rotta del Mediterraneo centrale, moltiplicando quelli che, pur dipinti come “soccorsi in mare” ad opera della Guardia Costiera libica, risultano in realtà respingimenti di massa indiscriminati, in contrasto con il diritto internazionale e la Convenzione di Ginevra. Gli accordi saranno rinnovati automaticamente a meno di un pronunciamento esplicito di revoca.

Come evidenziano le cronache quotidiane, i continui rapporti di diversi organismi delle Nazioni Unite, delle associazioni e delle organizzazioni non governative, mentre in Libia infuria la guerra civile, si è ulteriormente peggiorata la condizione delle migliaia di profughi e migranti intrappolati nel paese e continua la sistematica negazione dei diritti umani ed il massiccio ricorso alla tortura.

Dal giugno 2018 continua la finzione della esistenza di una zona Sar libica, pur non avendo la Libia alcun requisito per assumersi la responsabilità di gestire un’area di ricerca e soccorso in mare, né tantomeno la Libia può essere considerata “porto sicuro” dove sbarcare i naufraghi, in relazione alla sistematica violazione dei diritti umani in quel paese e nei luoghi destinati, più o meno ufficialmente, al trattenimento  dei migranti.

Tale finzione è posta a giustificazione del disimpegno dalle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per la Unione Europea ed i suoi Stati membri, a cominciare dall’Italia. Si sono verificati, in questo contesto, episodi di soccorsi omessi o quanto meno ritardati da parte dell’Italia e di Malta, come dimostrano numerosi rapporti di varie Ong, a cominciare da Alarm Phone, ed almeno un respingimento di massa organizzato ed espressamente delegato da uno Stato Ue alla Libia, il 18-19 ottobre, quando La Valletta – dopo aver a lungo  ignorato le richieste di aiuto inoltrate da Alarm Phone pe runa barca carica di una cinquantina di migranti arrivata a circa 40 miglia da Lampedusa, ma in zona Sar maltese – ha chiesto l’intervento della Guardia Costiera di Tripoli. Nonostante fossero giunti alle soglie dell’Europa, quei 50 naufraghi/migranti (tra cui 5 bambini e 10 donne) sono stati ricondotti in Libia contro la loro volontà e riconsegnati all’inferno dal quale erano riusciti a fuggire. Sul caso è stata aperta un’inchiesta dell’Unhcr.

Peraltro, il 23 settembre 2019 è stato firmato a Malta, sotto l’Egida dell’Unione Europea, un nuovo accordo che ribadisce in realtà la delega pressoché totale alla Libia sul controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale.

E’ emersa, nelle ultime settimane, l prova evidente di contatti e intese tra il Governo italiano e l’Oim da una parte e, dall’altra, personaggi come Abd al Rahman al Milad, più conosciuto come Bija, uno dei più noti e spietati trafficanti libici di esseri umani, incluso nella “lista nera” dell’Onu tra i criminali da perseguire per la tratta e che risulta – da inchieste giornalistiche – essere stato almeno due volte in Italia, ospite delle nostre istituzioni, nel contesto di colloqui/accordi sulla “gestione dei migranti”.

Il protrarsi della situazione attuale – come attestato da pronunzie delle autorità giudiziarie del nostro Paese – si pone in contrasto con il diritto internazionale del mare e con le norme internazionalmente riconosciute a tutela dei diritti umani.

Alla luce di tutto questo, si chiede che l’accordo in scadenza con la Libia non venga rinnovato e si imposti, di contro, una radicale riforma della politica migratoria a cominciare dal libero accesso ai porti per tutte  le ong e dal varo di un efficace sistema di ricerca e soccorso in mare (sul modello di Mare Nostrum) affidato alla Marina e alle Guardie Costiere degli Stati dell’Unione Europea.

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