PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? Il caso francese

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è un estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi. Un dossier ad opera di Emilio Drudi

Francia. Jungle de Calais. “Violazione dei diritti e delle libertà fondamentali”

Un gruppo di una decina di Ong francesi (tra cui Secours Catholique e Medicines du Monde), presentano il 26 gennaio un esposto con procedura d’urgenza al Tribunale Amministrativo di Lille, per denunciare la violazione sistematica delle libertà e dei diritti fondamentali dell’uomo nella cosiddetta “Jungle de Calais”, l’enorme bidonville che, non lontano dall’Eurotunnel, ospita oltre seimila richiedenti asilo e migranti bloccati in Francia nel tentativo di passare la Manica e raggiungere l’Inghilterra. Citando notizie di stampa e una serie di rapporti stilati dal Difensore dei diritti e varie organizzazioni umanitarie, i firmatari della denuncia – in realtà un dossier di oltre cento pagine – contestano allo Stato di aver creato o comunque di tollerare una situazione nella quale sono calpestati “il diritto al rispetto della vita, il diritto alla dignità umana, il diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti, il diritto d’asilo”.

A sostegno di queste accuse il rapporto descrive nei particolari le condizioni della bidonville, situata in una zona ad altissimo rischio in base alla “carta Seveso” perché confinante con due fabbriche chimiche estremamente pericolose e praticamente abbandonata a se stessa, con alloggi del tutto precari, senza alcun controllo e senza alcuna forma di assistenza, tanto da esporre in particolare le persone più deboli, come bambini e donne, ad ogni genere di pericoli, a cominciare da prostituzione, violenze, stupri, ecc. Senza contare la totale mancanza di informazioni per i profughi e l’impossibilità di presentare le richieste d’asilo.

Numerose le testimonianze riportate. Qualche esempio: un giovane sudanese del Darfur costretto a vivere nella bidonville nonostante abbia presentato richiesta d’asilo; un profugo del Kurdistan iracheno che non è riuscito a presentare domanda d’asilo proprio perché costretto nell’inferno della “jungle” insieme al figlio di otto anni; una giovane eritrea con una bimba di tre anni nella stessa situazione; una coppia di afghani e i loro due bambini; un giovane siriano.

L’esposto fa seguito a un appello firmato da 800 intellettuali francesi pubblicato da Liberation. Da notare anche che dall’inizio dell’anno si sono registrati oltre 20 morti tra i profughi che hanno tentato di attraversare clandestinamente l’Eurotunnel.

(Fonte: Le Monde e Liberation).

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