PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? La Gran Bretagna

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è un estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi.  Un dossier ad opera di Emilio Drudi

 

Regno Unito. “Più morti per la non-assistenza in mare adottata dalla Ue”

“Decidendo di tagliare le operazioni di ricerca e di soccorso in mare (Sar), i responsabili della politica dell’Unione Europea, le agenzie e gli Stati membri – in particolare l’Italia – hanno creato le condizioni per la perdita in massa di vite umane nel Mediterraneo, incluse le oltre 1.200 persone scomparse tra il 12 e il 18 aprile”. E’ la conclusione a cui è giunta un’accurata inchiesta condotta dal dipartimento di Oceanografia Forense dell’Università di Londra, in collaborazione con Watch the Med e con il supporto del progetto “Precarious Trajectories”, diretto dal dottor Sion Parker, del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di York. Sotto accusa è  in particolare la decisione di abolire l’operazione Mare Nostrum, iniziata il primo novembre del 2013 (governo Letta), all’indomani della strage di Lampedusa, e dichiarata conclusa esattamente un anno dopo (governo Renzi), contro il parere – va ricordato anche se nella ricerca questo aspetto non è citato – dell’Onu, (Unhcr), di tutte le principali organizzazioni umanitarie (Amnesty, Human Rights Watch, ecc.) e della stessa Marina Italiana, che avevano messo in guardia, appunto, per il prevedibile, anzi, quasi certo aumento dei “morti in mare”. Il rapporto dell’Università di Londra sembra echeggiare esattamente queste oscure previsioni: “La differenza tra le capacità operative del Sar provocata dalla chiusura di Mare Nostrum condotto dalla Marina italiana e quelle dell’operazione Frontex/Triton ha aumentato il peso delle ricerche e delle operazioni di soccorso, estremamente più pericolose, condotte da grosse navi mercantili, che non sono attrezzate per questo compito. E ciò ha fatto sì che la stessa assistenza sia diventata mortale”.

(Fonte: rapporto Forensic Oceanography, 18 aprile 2016)

Regno Unito. “L’Europa spinge i rifugiati su rotte più pericolose”

Una ricerca condotta dal professor Heaven Crawley, dell’Università di Coventry, pone sotto accusa l’Unione Europea sostenendo che la sua politica spinge i rifugiati su rotte più pericolose attraverso il Mediterraneo, moltiplicando il numero dei morti. L’indagine si basa sui rapporti Oim e Unhcr relativi ai primi cinque mesi del 2016 raffrontati allo stesso periodo dell’anno precedente. Ne emerge che, a fronte di una crescita degli sbarchi dello 0,8 per cento – quindi assolutamente insignificante – si è registrato invece un incremento del 16 per cento delle vittime sulla rotta del Mediterraneo Centrale. In sostanza, è morta una persona ogni 23 sbarcate in Italia. Il tutto mentre, con gli accordi stipulati con la Turchia, l’Unione Europea ha chiuso la rotta orientale, nel mare Egeo, che era molto più sicura. E’ una ulteriore prova delle pesanti responsabilità delle scelte fatte a Bruxelles e nei singoli Stati dell’Unione per le migliaia di morti e dispersi nel Mediterraneo. Responsabilità non solo politiche ma probabilmente anche giuridico-giudiziarie.

(Fonte: Newsweek Com., Postcards From, Medmig, 2 giugno 2016).

Regno Unito. Crimini di guerra in Yemen: inchiesta di Scotland Yard

Scotland Yard ha avviato accertamenti su eventuali crimini di guerra in Yemen. La notizia, circolata dopo la visita a Londra del generale Ahmed al Asiri, ministro del governo saudita, è stata confermato da un portavoce dello stesso ufficio di polizia londinese: “Il 30 marzo – si legge in un comunicato – il Servizio di Polizia Metropolitano ha ricevuto una denuncia contro l’Arabia Saudita per crimini di guerra commessi in Yemen. Ora un’equipe specializzata in questo genere di delitti, della sezione anti terrorismo, ha iniziato accertamenti per valutare la portata delle accuse ed ha preso contatto con gli autori della denuncia”. L’esposto è stato presentato da Daniel Machover, dello studio legale Hickman & Rose, il quale ha dichiarato: “L’autorità giudiziaria è obbligata a fare chiarezza e, se ce ne sono le prove, a processare, chiedendone eventualmente l’estradizione, coloro che sono sospettati di crimini di guerra. Data la gravità delle accuse contro il Ministero degli Esteri occorre assicurarsi che non vengano ostacolati né il giudizio né lo stato di diritto attraverso la concessione dell’immunità ai sospetti, in occasione di eventuali visite future nel nostro paese”. Sembra evidente un riferimento ad Ahmed al Asiri, il cui arrivo a Londra per difendere la campagna militare saudita in Yemen è stato fortemente contestato da numerosi manifestanti. Secondo un documento di cui è entrato in possesso il Guardian, anzi, la polizia, sezione anti terrorismo SO15, avrebbe anche esaminato l’eventualità di fermare e interrogare Asiri, durante la sua permanenza londinese. Molti hanno ricordato, in particolare, l’attacco condotto, nel Mar Rosso, da un elicottero presumibilmente saudita contro un barcone di profughi somali, molti dei quali sono rimasti  uccisi, anche se Riyad ha sempre respinto ogni accusa su questa strage. Evidente l’imbarazzo del Governo britannico anche in vista della visita in Arabia programmata dalla premier May per i giorni immediatamente successivi a quella di Asiri a Londra. Il segretario di stato per gli affari esteri, Boris Johnson, nella giornata di domenica 2 aprile, si è sentito in obbligo di formulare scuse ufficiali per telefono a Mohamed bin Salman, vice principe ereditario, vice primo ministro e ministro della difesa dell’Arabia Saudita.

(Fonte: El Diario, 4 aprile 2017, in collaborazione con il Guardian).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *