PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? Il caso statunitense

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è un estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi. Un dossier ad opera di Emilio Drudi

Stati Uniti. Regolarizzazione per 5 milioni di immigrati illegali

Nell’ambito del piano sull’immigrazione il presidente Obama annuncia un percorso di regolarizzazione per 5 milioni di migranti, quasi la metà dei 12 milioni di stranieri illegali presenti negli Stati Uniti. Diversi i criteri per poter accedere alla “sanatoria”: 4 milioni potranno ottenere il permesso di vivere e lavorare negli Usa se, pur essendo arrivati senza documenti, vi hanno vissuto più di cinque anni senza avere problemi con la legge; oppure se sono genitori di figli nati o arrivati in America quando erano bambini; o, terza possibilità, se sono genitori di un cittadino americano con un permesso di soggiorno permanente. Per un altro milione la tutela e, dunque, la possibilità di restare deriva dall’innalzamento dell’età entro cui dovevano essere entrati nel paese da bambini per non incorrere nell’espulsione. E’ previsto, inoltre, l’aumento del numero di visti concessi ai studenti stranieri che vogliono fermarsi negli Stati Uniti per lavorare.

E’ l’atto conclusivo di un percorso durato sei anni. Obama aveva promesso ai migranti irregolari una sanatoria una prima volta nel 2008 e poi nel 2012, adottando il programma “Daca”, che evita l’espulsione dei figli degli stranieri illegali portati negli Stati Uniti quando erano bambini, ovvero il programma ora ampliato che “salva” un milione di persone. Quest’anno il Senato ha approvato una legge di riforma per favorire le regolarizzazioni ma la Camera, dominata dal Partito Repubblicano, l’ha bloccata. Il 20 novembre il presidente ha agito di propria iniziativa, in virtù dei suoi poteri, annunciando una serie di ordini esecutivi che hanno cambiato le regola, introducendo di fatto una sanatoria.

(Fonte: La Stampa, 21 novembre 2014)

Stati Uniti. Diffida alla Cina per “pressioni” su immigrati in Usa

L’Amministrazione Obama diffida Pechino per la presenza negli Stati Uniti di agenti del governo cinese che, operando segretamente nel Paese, esercitano pressioni sui migranti – alcuni ricercati in Cina o accusati di corruzione – perché ritornino immediatamente in patria. La diffida americana, notificata alle autorità diplomatiche – riferisce il New York Times – riflette la preoccupazione crescente di Washington per i metodi intimidatori degli agenti”.

Le tensioni derivanti da questa diffida – rileva sempre il New York Times – potrebbero creare complicazioni per la visita di Stato prevista per settembre a Washington da parte del presidente cinese Xi Jiping”. Evidentemente, però, su questo aspetto prevale la volontà di affermare con forza la sovranità americana sul proprio territorio, messa in discussione da attività illegali clandestine e in contrasto con il diritto internazionale come quella degli agenti del governo cinese. Ed è proprio questo l’aspetto più importante dell’iniziativa dell’amministrazione Obama: un esempio e un precedente per tutte le situazioni analoghe che si verificano in altri paesi. Un caso emblematico sono le pressioni esercitate contro la diaspora dal governo eritreo, attraverso le varie ambasciate, in Italia e negli altri Stati europei.

(Fonte: The New York Times. Agosto 2015).

 

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