PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? Il caso di Israele

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è un estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi. Un dossier ad opera di Emilio Drudi

Israele. No dei giudici al campo per clandestini: “E’ illegale”.

La Corte Suprema di Israele ordina la chiusura del centro di detenzione per clandestini di Helot, nel deserto del Negev, dove sono raccolti oltre 2.000 migranti, in massima parte sudanesi ed eritrei, entrati senza documenti nel Paese e considerati per questo “infiltrati”. Con questa sentenza, firmata dal giudice Vogelmann, viene posta in dubbio la legalità delle politiche condotte sull’immigrazione da parte del governo Netanyahu. Per la Corte è illegale “detenere o incarcerare gli individui per un periodo fino a 12 mesi”: d’ora in avanti nei confronti dei clandestini dovranno essere adottate misure simili a quelle previste per gli israeliani, con un limite di 60 giorni di pernottamento in “strutture governative”.
Governo e polizia hanno sempre giustificato la detenzione di fatto asserendo che Helot non sarebbe una prigione, ma un centro di raccolta aperto: “Gli ospiti – dicono – possono andare dove vogliono”. Il fatto è, però, che in realtà ogni “ospite” ha l’obbligo di presentarsi alla conta tre volte al giorno. E proprio su questo si basa la sentenza di Vogelmann: “Il punto debole di Holot – scrive il magistrato – è che chi vi risiede ha un’agenda obbligata, senza alcuna possibilità di modifica”. Il risultato è che i detenuti devono essere rimessi in libertà, proprio mentre il Governo, con il ministro dell’interno Gideon Saar, sta cercando di trasferire in Africa quanti più rifugiati possibile, attraverso un accordo semisegreto con due paesi disposti ad accoglierli (probabilmente il Kenya e l’Uganda), ma contro il parere della stragrande maggioranza degli interessati.
E’ il secondo duro colpo inferto alla politica anti immigrazione condotta dal governo israeliano nell’arco di un anno: all’inizio di ottobre 2013, l’Alta Corte di Giustizia ha invalidato con voto unanime un emendamento alla legge anti infiltrazione che prevedeva la possibilità di incarcerare per tre anni i richiedenti asilo entrati clandestinamente nel Paese. Tre anni che spesso, nella pratica, diventavano un periodo anche più lungo.

(Fonte: La Stampa, 25 settembre 2014 e Think Africa Press, 3 ottobre 2013)

Spagna. Profughi morti, respinti, picchiati: indagati 24 agenti di polizia

Ventiquattro agenti della polizia di frontiera spagnola sono sotto inchiesta per i maltrattamenti e i respingimenti di profughi non giustificati e per di più esercitati con un uso eccessivo della forza, tanto da provocare anche numerose vittime. Si tratta di due procedimenti giudiziari distinti, intentati tra gennaio e febbraio a Ceuta e Melilla, le due enclavi della Spagna in Marocco.

– Ceuta. A Ceuta un giudice ha messo sotto inchiesta 16 agenti per la tragedia di Tarajal, accaduta il 6 febbraio del 2014, quando 15 profughi sub sahariani sono morti annegati mentre cercavano di raggiungere a nuoto la costa considerata territorio spagnolo e, dunque, europeo. Le vittime facevano parte di un gruppo numeroso che, dopo aver tentato invano di superare la serie di barriere di filo spinato erette lungo il perimetro di confine dell’intera enclave, avevano tentato la via del mare. Per respingerli la polizia ha messo in atto tutta una gamma di misure di “dissuasione”, inclusa una fitta serie di colpi di arma da fuoco con proiettili di gomma. Proprio questa scelta, attuata quando decine di migranti erano in acqua, sarebbe risultata fatale per almeno 15 giovani che, raggiunti dai proiettili o a causa del panico e della paura conseguenti, sono annegati a breve distanza dalla riva. Secondo alcune denunce di organizzazioni umanitarie, anzi, l’azione della polizia sarebbe stata attuata quando quei migranti erano ormai in una zona di competenza spagnola, sicché in ogni caso il respingi mento indiscriminato non poteva essere effettuato: i migranti avrebbero dovuto essere accolti, assistiti e le loro richieste esaminate una per una, in base alle convenzioni internazionali e ai diritti dei profughi.

– Melilla. A Melilla un magistrato ha citato 8 agenti della Guardia Civil per i duri maltrattamenti e le percosse ai quali sarebbe stato sottoposto un profugo sub sahariano. L’episodio risale al 15 ottobre 2014. Il giovane aveva cercato di scavalcare le barriere di cemento, sensori e filo spinato erette lungo il confine. Aveva superato la fascia marocchina della recinzione ed era arrivato ad arrampicarsi su una delle barriere ormai in territorio spagnolo quando è stato sorpreso dalla polizia, che lo ha bloccato e poi, secondo l’accusa, sottoposto a un vero e proprio pestaggio.

(Fonte: El Pais, servizio sul rapporto di Amnesty International, 23 febbraio 2015)

Spagna. “Totalmente illegali i respingimenti indiscriminati”

La riforma della legge spagnola sul controllo degli stranieri volta a giustificare le espulsioni indiscriminate dei migranti da parte della Guardia Civil nel vallo di Ceuta e Melilla “non ha copertura giuridica” ed è in contrasto con la Costituzione: è quanto afferma uno studio condotto da quindici prestigiosi giuristi (cattedratici, esperti di diritto penale e costituzionale) delle dodici principali università del paese, i quali parlano esplicitamente del rischio di avere “una frontiera senza diritti”.

“Queste persone – si legge tra l’altro nel rapporto – non sono riconducibili ad oggetti che si possono rispedire al mittente… Trattare esseri umani come dei pacchi, negando loro a priori la possibilità di avere anche il minimo contatto con le autorità spagnole e abbandonandole all’intervento della polizia, costituisce non solo una pratica immorale ma anche anti giuridica”. E ancora, più esplicitamente: “La riforma legislativa attuata dal Governo non offre copertura giuridica ai respingimenti sommari dei cittadini stranieri intercettati mentre attraversano le barriere perimetrali di Ceuta e Melilla. Questa pratica è da considerarsi tanto più radicalmente illegale alla luce del nuovo regolamento e può comportare responsabilità penali e disciplinari”. Si cita ad esempio, a questo proposito, proprio il caso del tenente colonnello della Guardia Civil, Ambrosio Martino Villasenor, rinviato a giudizio ed ora sotto processo per aver ordinato, nell’agosto del 2014, il respingimento di centinaia di migranti che avevano già scavalcato o comunque raggiunto la prima barriera tra il territorio marocchino e quello dell’enclave spagnola di Melilla.

Lo stesso concetto – fanno notare i giuristi – si applica ai confini marittimi: sono da considerarsi illegali anche i respingimenti di profughi che, a bordo di imbarcazioni o qualsiasi altro mezzo, siano entrati nelle acque territoriali spagnole di fronte alle enclavi di Ceuta e Melilla in Marocco. Il punto fondamentale, qualunque sia il tipo di frontiera, è infatti che “i minori e i richiedenti asilo hanno diritto a una attenzione particolare, che non può essere garantita se si procede ad espulsioni collettive”: lo Stato è obbligato a procedere eventualmente soltanto a espulsioni individuali, identificando le singole persone e offrendo anzi assistenza giuridica gratuita a ciascuno dei profughi intercettati dalle forze di sicurezza.

Un altro punto fondamentale segnalato dai giuristi, infine, è che, “come raccomanda alla Spagna la Commissione Europea per la Prevenzione della Tortura”, queste persone non devono essere consegnate alle forze di sicurezza marocchine, constatato che è ormai documentata la violenza esercitata da questi agenti”. “Contravvenire a questi principi – specifica Margarita Martinez Escamilla, cattedratica di diritto penale all’Università Complutense di Madrid – viola il principio di non respingimento previsto nella convenzione sui diritti umani”.

(Fonte: Cadena Ser, servizio di Nicolas Castellano pubblicato il 13 aprile 2015).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *