Mercato degli schiavi in Libia. Crescono indignazione e proteste, tace solo la politica europea

di Emilio Drudi

Sono scesi in piazza quasi in seimila, a Parigi, per protestare contro il mercato degli schiavi alimentato con i migranti intrappolati in Libia. Il filmato trasmesso dalla Cnn, che documenta di uomini messi all’asta in una piazza, senza alcun problema, con tanto di banditore che vanta le “caratteristiche” di quei giovani per strappare un prezzo più alto, è esploso come una bomba. “Era tempo che qualcuno provasse e denunciasse questa barbarie: noi lo abbiamo detto, lo abbiamo raccontato in tutti i modi, abbiamo indicato luoghi e personaggi, ma non è successo nulla. Nessuno ci è stato davvero ad ascoltare. O, magari, non hanno creduto alle nostre parole. Speriamo che adesso, dopo il reportage della Cnn, qualcuno si muova”, sbotta Samuel, un giovane sudanese da mesi rifugiato in un centro di accoglienza a Roma ma che vorrebbe raggiungere la Germania. La sua rabbia è la stessa che ha portato alla mobilitazione nel cuore di Parigi per chiedere giustizia. La protesta è stata organizzata dal Collettivo contro la schiavitù e i campi di concentramento in Libia, ma si è alimentata da sola, sull’onda dell’emozione che ha indotto a uscire dal buio di un esilio quasi sempre difficile per far sentire la propria voce. Tutti insieme. Erano soprattutto ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana e occidentale, ai quali si sono uniti, però, anche diversi francesi.
La folla ha raggiunto e “preso d’assedio” l’ambasciata libica, per sollecitare il governo di Tripoli a non chiudere gli occhi per l’ennesima volta di fronte alla tragedia dei migranti. Ed è probabile che sia solo il primo passo. Le diaspore africane sparse nei vari paesi europei hanno intenzione di “non mollare”. Il passo successivo a Parigi potrebbe essere un programma di manifestazioni da organizzare, magari a rotazione, in tutte le capitali europee. Sempre di fronte alle ambasciate di Tripoli. A Roma è stata fissata per il 24 novembre. L’obiettivo, al di là dell’ovvia richiesta di intervenire al più presto contro gli schiavisti, è quello di arrivare a un cambiamento di rotta radicale nella politica migratoria europea, che da anni intrappola migliaia di giovani in un inferno come quello libico, favorendo ogni genere di orrori, incluso il “mercato” documentato dalla Cnn.

Si è già mobilitata, intanto, l’Africa. Proteste contro la Libia, ma anche contro gli Stati europei che ne hanno fatto il “gendarme” anti immigrazione, sono state organizzate in Niger, Senegal, Sudan, Mauritania, Costa d’Avorio, Togo, Benin, Congo. Ed è scesa in campo anche la politica. La reazione più tempestiva e decisa è venuta dal presidente della Commissione dell’Unione Africana (Ua), Moussa Faki, Mahamat. “Bisogna intervenire subito – ha dichiarato, come riferisce l’Africa Time – Prendo atto con favore che le autorità libiche hanno annunciato un’inchiesta. Ci auguriamo che sia un’inchiesta rigorosa ed efficace, ma nello stesso tempo esortiamo quelle stesse autorità a fare tutto ciò che è in loro potere per migliorare le condizioni dei migranti nel loro territorio. L’Unione Africana, per parte sua, si impegnerà al massimo perché siano rispettati i più elementari diritti umani. A questo proposito, chiediamo alla Commissione africana per i diritti dell’uomo di aprire un’inchiesta urgente a sostegno delle misure annunciate dalla Libia e di presentare le sue conclusioni il più presto possibile, in modo da assicurare un’azione rapida ed efficace”. A conferma di questa volontà di non lasciar cadere il problema, Moussa Faki Mahamat ha poi manifestato l’intenzione di inviare in Libia un proprio consulente perché prenda contatto con il Governo o con eventuali altri organismi, per garantire misure concrete sia sull’inchiesta contro i trafficanti che, più in generale, sulla situazione dei migranti presenti nel Paese.

Prese di posizione simili sono state annunciate dai presidenti di vari Stati: Niger, Guinea, Senegal, Togo, Burkina Faso. Tutti hanno parlato di “barbarie”, “orrore”, “crimine odioso”, “pratiche di altri tempi che si credevano finite per sempre”. Il presidente del Niger, Issoufou Mahaamadou, in particolare, ha dichiarato, in una intervista al quotidiano Niger Web, di aver chiesto che l’intero problema venga posto al centro del prossimo vertice tra l’Unione Africana e l’Unione Europea, previsto ad Abidjan, in Costa d’Avorio. Come primo atto, per parte sua, ha fatto convocare dal ministro degli esteri l’ambasciatore libico in Niger, per esprimergli “tutta l’indignazione del Governo” ma, soprattutto, “per far cessare immediatamente lo scandalo venuto alla luce e portare i responsabili di fronte a una corte di giustizia”. Magari la Corte Penale Internazionale, alla quale ha chiesto intanto di acquisire il dossier della Cnn per aprire un’indagine, “perché la riduzione in schiavitù è un crimine contro l’umanità”. Il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Kabore, ha richiamato in patria, a Ouagandougou, l’ambasciatore in Libia per “consultazioni urgenti”, anche in vista del vertice con la Ue in Costa d’Avorio. Gran parte di questi capi di stato, oltre tutto, contestano da tempo all’Europa di voler scaricare il problema immigrazione interamente sull’Africa.

Con queste premesse e partendo dal mercato degli schiavi documentato dalla Cnn, non sarà facile che la catastrofe umanitaria dei migranti possa essere accantonata, lasciata cadere o anche continuare ad essere affrontata come si è fatto finora. Il filmato trasmesso dalla Cnn ha fatto il giro del mondo, scuotendo le coscienze di milioni di persone. La politica, in Europa come in Africa, in realtà sapeva già molto, se non tutto, di quell’orrore. L’esistenza di un vero e proprio mercato degli schiavi, infatti, è stata ampiamente denunciata già sette mesi fa dall’Organizzazione Internazionale per le Immigrazioni (Oim), con un dettagliato rapporto presentato in aprile e ampliato in maggio, nel quale, peraltro, oltre alla vendita di esseri umani, vengono denunciati stupri, abusi sessuali e lavoro forzato. La stampa più attenta – il quotidiano parigino Le Monde, ad esempio, con un servizio di Hamidou Hanne, esponente del centro di ricerca L’Afrique Des Idees – non manca di farlo notare. Ora, tuttavia, c’è in più lo choc suscitato dalle immagini e addirittura dalla voce dei “banditori” che, di volta in volta, schiavo dopo schiavo, trattano sul prezzo di una vita umana. Ed è questa emozione, con ogni probabilità, che ha spinto i capi di stato africani a mobilitarsi.

In Europa nemmeno queste immagini sembrano aver scosso granché i governi e la “politica”. In particolare in Italia. Forse perché è difficile e poco credibile mostrare “indignazione” senza poi essere costretti a revocare quella scelta dei blocchi e dei respingimenti di massa, di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere che condanna profughi e migranti all’inferno in cui è precipitata la Libia. Perché è questo il punto. Anche quel mercato degli schiavi filmato dalla Cnn è uno dei risultati, insieme a mille altri orrori, della linea adottata dall’Unione Europea e dall’Italia sull’immigrazione. Di quella politica migratoria, cioè, che proprio in questi giorni il commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, ha definito non a caso “disumana”: causa di sofferenze che sono “un oltraggio alla coscienza dell’umanità”. E’ un oltraggio che la Ue e le singole cancellerie europee cercano di sottacere ma, oltre che di fronte alla storia, dovranno probabilmente risponderne, prima o poi, anche di fronte a una corte di giustizia.

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