Migrare, accogliere non è reato: in piazza a Roma il 21 ottobre


“Sarà in piazza l’Italia che crede ancora nei valori di libertà, uguaglianza, solidarietà, giustizia che sono il fondamento della nostra Costituzione e dell’idea di Europa. Il fondamento del nostro stesso ‘stare insieme’. Ci sarà per gridare forte che c’è tutta una vasta, vastissima parte della società civile che non condivide le politiche di Roma e Bruxelles che continuano ad alzare muri di fronte alle migliaia di disperati che, da tutto il Sud del mondo, bussano alle porte della Fortezza Europa in cerca di aiuto, proprio in nome dei quei valori”. E’ la sintesi dell’intervento fatto da un rappresentante di una organizzazione umanitaria in uno degli incontri preparatori della grande manifestazione nazionale che Ong, movimenti politici e sociali, gruppi di volontari, associazioni, sindacati, istituzioni no-profit, comitati di base, centri di aggregazione hanno indetto per il 21 ottobre a Roma. La parola d’ordine è “Non è reato”: non può essere considerato un crimine emigrare e accogliere. O, ancora: “No al decreto Minniti”: no al provvedimento diventato il simbolo della politica di chiusura e respingimento che l’Italia e la Ue perseguono dall’inizio degli anni 2000, con un crescendo impressionante di barriere fisiche e politico-legali per bloccare o rimandare in Africa i richiedenti asilo. Ed è un “no” che arriva in un momento particolare. Un momento difficile per i continui giri di vite impressi contro l’accoglienza e giunti addirittura e mettere sotto accusa le Ong che hanno salvato decine di migliaia di vite umane nel Mediterraneo. Ma anche un momento in cui c’è chi pone fortemente in discussione questa politica non solo di fronte alle coscienze e alla storia, ma davanti a una Corte di Giustizia internazionale: è proprio di questi giorni il pesante richiamo giunto all’Italia dal Consiglio d’Europa di Strasburgo. Il commissario per i diritti umani ha chiesto conto al ministro dell’interno Marco Minniti dei muri che ha eretto nel Mediterraneo e nel Sahara, grazie agli accordi con la Libia. Ufficialmente si tratta di una “richiesta di chiarimenti”. Ma è molto significativo che il commissario ricordi che l’Italia ha già subito una condanna nel 2012 per questo genere di politica e che, soprattutto, ammonisca come si sia responsabili o quanto meno complici di palesi violazioni dei diritti umani anche quando non si agisca direttamente ma si affidino in appalto i respingimenti nei lager libici, dove uccisioni, torture, stupri, riduzione in schiavitù sono prassi quotidiana, come denunciano da anni i rapporti di numerose Ong (ultimi quelli di Medici per i Diritti Umani e di Medici Senza Frontiere) e come per la prima volta ha evidenziato anche la magistratura italiana con la sentenza di condanna all’ergastolo pronunciata dalla Corte d’Assise di Milano, il 10 ottobre scorso, contro un trafficante-torturatore somalo, che operava nel campo di Bani Walid.
Di seguito il testo del documento appello per la manifestazione del 21 ottobre a Roma

piazza21b

“Non è reato”

In un momento difficile della storia del paese e del pianeta intero, dobbiamo decidere fra due modelli di società. Quello includente, con le sue contraddizioni, e quello che si chiude dentro ai privilegi di pochi. Sembriamo condannati a vivere in una società basata su una solitudine incattivita e rancorosa, in cui prendersela con chi vive nelle nostre stesse condizioni, se non peggiori, prevale sulla necessità di opporsi a chi di tale infelicità è causa. Una società che pretende di spazzare via i soggetti più fragili a partire da chi ha la “colpa” di provenire da un altro paese, rievocando un nazionalismo regressivo ed erigendo muri culturali, normativi e materiali. Una società in cui il prevalere di un patriarcato violento e criminale è l’emblema evidente di un modello tradizionale che sottopone le donne alla tutela maschile e ne nega la libertà. Disagio e senso di insicurezza diffuso sono strumentalizzati dalla politica, dai media e da chi ha responsabilità di governo. Si fomentano odi e divisioni per non affrontare le cause reali di tale dramma: la riduzione di diritti, precarietà delle condizioni di vita, mancanza di lavoro e servizi.

Eppure sperimentiamo quotidianamente, nei nostri luoghi di vita sociale, solidarietà e convivenza, intrecciando relazioni di eguaglianza, parità, reciproca contaminazione, partendo dal fatto che i diritti riguardano tutte e tutti e non solo alcuni.

Scegliamo l’incontro e il confronto nella diversità, riconoscendo pari dignità a condizione che non siano compromessi i diritti e il rispetto di ogni uomo o donna.

Vogliamo attraversare insieme le strade di Roma il 21 ottobre e renderci visibili con una marea di uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo.

Migranti, richiedenti asilo e rifugiati che rivendicano il diritto a vivere con dignità insieme a uomini e donne stanchi di pagare le scelte sbagliate di governi che erodono ogni giorno diritti e conquiste sociali, rendendoci poveri, insicuri e precari.

Associazioni, movimenti, forze politiche e sociali, che costruiscono ogni giorno dal basso percorsi di accoglienza e inclusione e che praticano solidarietà insieme a migranti e richiedenti asilo, convinti che muri e confini di ogni tipo siano la negazione del futuro per tutti.

Ong che praticano il soccorso in mare e la solidarietà internazionale.

Persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza.

Giornalisti che tentano di fare con onestà il proprio mestiere, raccontando la complessità delle migrazioni e prestando attenzione anche alle tante esperienze positive di accoglienza.

Costruttori di pace mediante la nonviolenza, il dialogo, la difesa civile, l’affermazione dei diritti umani inderogabili in ogni angolo del pianeta e che credono nella libertà di movimento.

Vogliamo ridurre le diseguaglianze rivendicando, insieme ai migranti e ai rifugiati, politiche fiscali, sociali e abitative diverse che garantiscano per tutte e tutti i bisogni primari.

Il superamento delle disuguaglianze parte dal riconoscimento dei diritti universali, a partire dal lavoro, a cui va restituito valore e dignità, perché sia condizione primaria di emancipazione e libertà.

Chiediamo la cancellazione della Bossi-Fini che ha fatto crescere situazioni di irregolarità, lavoro nero e sommerso, sfruttamento e dumping socio-lavorativo.



Denunciamo l’uso strumentale della cooperazione e le politiche di esternalizzazione delle frontiere e del diritto d’asilo. Gli accordi, quasi sempre illegittimi, con paesi retti da dittature o attraversati da conflitti; le conseguenze nefaste delle leggi approvate dal parlamento su immigrazione e sicurezza urbana che restringono i diritti di migranti e autoctoni (decreti Minniti Orlando) di cui chiediamo l’abrogazione; le violazioni commesse nei centri di detenzione in Italia come nei paesi a sud del Mediterraneo finanziati dall’UE. Veri e propri lager, dove i migranti ammassati sono oggetto di ogni violenza. Esigiamo che delegazioni del parlamento europeo e di quelli nazionali si attivino per visitarli senza alcun vincolo o limitazione.

Chiediamo canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge da guerre, persecuzioni, povertà, disastri ambientali.

Occorrono politiche di accoglienza diffusa che vedano al centro la dignità di chi è accolto e la cura delle comunità che accolgono. Politiche locali che antepongano l’inclusione alle operazioni di polizia urbana. E occorre un sistema di asilo europeo che non imprigioni chi fugge nel primo paese di arrivo.

Il 21 ottobre uniamo le voci di tutte le donne e gli uomini che guardano dalla parte giusta, cercano pace e giustizia sociale, sono disponibili a lottare contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

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