PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? Il caso spagnolo

Le scelte fatte per fronteggiare la cosiddetta “crisi migratoria” da parte dell’Unione Europea, dei singoli Stati che la compongono o di Stati di altre parti del mondo, si scontrano non di rado con i diritti dei profughi e il rispetto dei trattati e del diritto internazionale. Si tratta, talvolta, di violazioni o sospette violazioni che provocano l’intervento della magistratura ordinaria oppure di altre istituzioni giuridiche o politiche. Quello che segue è un estratto di una raccolta (ovviamente non esaustiva) di alcuni casi significativi. Un dossier ad opera di Emilio Drudi

 

Spagna. Respingimenti di massa: assolto un colonnello della Guardia Civil

Un colonnello della Guardia Civil, Ambrosio Martin Villasenor, è stato assolto dall’accusa di aver respinto centinaia di profughi in violazione della legge nazionale spagnola e dei trattati internazionali firmati da Madrid su rifugiati e richiedenti asilo. Il processo è nato da due episodi verificatisi a Melilla, l’enclave spagnola in Marocco sulla costa del Mediterraneo. Il primo, accaduto il 13 agosto 2014, riguardava numerosi migranti che erano riusciti ad arrampicarsi sull’alta barriera che difende la linea di frontiera (in territorio già ufficialmente spagnolo), ma che sono stati poi rimandati di forza in Marocco. Il secondo è di cinque giorni dopo, il 18 agosto, quando 400 tra uomini e donne hanno tentato di raggiungere Melilla: duecento di loro sono rimasti bloccati tra due recinzioni di confine, ma formalmente già all’interno del territorio spagnolo. In base alle convenzioni internazionali – secondo l’accusa – avrebbero dovuto essere accolti in Spagna, quanto meno per esaminare, caso per caso, le eventuali richieste di asilo e avviare le relative procedure legali. Invece, sono stati rispediti indietro e consegnati di fatto alla polizia marocchina. Su entrambi gli episodi, documentati da alcune riprese televisive, tre organizzazioni umanitarie (Spanish Ngos Prodein, Andalucia Acoge e Sos Racismo) hanno inviato un esposto alla magistratura, che ha aperto un procedimento contro comandante della Guardia Civil in servizio al confine, il colonnello Ambrosio Martin Villasenor.

La prima udienza del processo si è tenuta il 2 ottobre 2014. L’accusa ha ribadito che i profughi, trovandosi tra la prima e la seconda barriera del confine, erano di fatto già entrati nell’area di pertinenza spagnola. La tesi difensiva dell’ufficiale e del Ministero dell’Interno è stata che non si poteva parlare di violazione della legge sui respingimenti perché i profughi, pur trovandosi tra le prime due barriere, non avevano ancora superato completamente la linea di frontiera tra il Marocco e la Spagna, segnata da ben tre “muri” di filo spinato. L’udienza decisiva si è tenuta nel mese di aprile del 2015: il colonnello Villasenor è stato assolto. Il Tribunale ha ritenuto che non avesse responsabilità penali in quanto si sarebbe limitato ad attuare le disposizioni operative previste dalla Direzione Generale della Guardia Civil, in linea con la decisione stessa, da parte del Governo di Madrid, di costruire le barriere lungo i confini di Melilla. Nel frattempo, tuttavia, sulla scia della denuncia presentata da numerose Ong e dal Comitato Onu contro la tortura, il Tribuanale di Strasburgo ha aperto un’inchiesta, su quei respingimenti di massa, contro il Governo centrale spagnolo, il quale nel processo penale ha sposato in pieno la tesi difensiva dell’ufficiale e del Ministero dell’Interno.

(Fonte: No Borders Morocco, 20 settembre 2014; El Pais, 3 ottobre 2014; El Diario, 30 luglio 2015).

Spagna. Profughi morti, respinti, picchiati: indagati 24 agenti di polizia

Ventiquattro agenti della polizia di frontiera spagnola sono sotto inchiesta per i maltrattamenti e i respingimenti di profughi non giustificati e per di più esercitati con un uso eccessivo della forza, tanto da provocare anche numerose vittime. Si tratta di due procedimenti giudiziari distinti, intentati tra gennaio e febbraio a Ceuta e Melilla, le due enclavi della Spagna in Marocco.

– Ceuta. A Ceuta un giudice ha messo sotto inchiesta 16 agenti per la tragedia di Tarajal, accaduta il 6 febbraio del 2014, quando 15 profughi sub sahariani sono morti annegati mentre cercavano di raggiungere a nuoto la costa considerata territorio spagnolo e, dunque, europeo. Le vittime facevano parte di un gruppo numeroso che, dopo aver tentato invano di superare la serie di barriere di filo spinato erette lungo il perimetro di confine dell’intera enclave, avevano tentato la via del mare. Per respingerli la polizia ha messo in atto tutta una gamma di misure di “dissuasione”, inclusa una fitta serie di colpi di arma da fuoco con proiettili di gomma. Proprio questa scelta, attuata quando decine di migranti erano in acqua, sarebbe risultata fatale per almeno 15 giovani che, raggiunti dai proiettili o a causa del panico e della paura conseguenti, sono annegati a breve distanza dalla riva. Secondo alcune denunce di organizzazioni umanitarie, anzi, l’azione della polizia sarebbe stata attuata quando quei migranti erano ormai in una zona di competenza spagnola, sicché in ogni caso il respingi mento indiscriminato non poteva essere effettuato: i migranti avrebbero dovuto essere accolti, assistiti e le loro richieste esaminate una per una, in base alle convenzioni internazionali e ai diritti dei profughi.

– Melilla. A Melilla un magistrato ha citato 8 agenti della Guardia Civil per i duri maltrattamenti e le percosse ai quali sarebbe stato sottoposto un profugo sub sahariano. L’episodio risale al 15 ottobre 2014. Il giovane aveva cercato di scavalcare le barriere di cemento, sensori e filo spinato erette lungo il confine. Aveva superato la fascia marocchina della recinzione ed era arrivato ad arrampicarsi su una delle barriere ormai in territorio spagnolo quando è stato sorpreso dalla polizia, che lo ha bloccato e poi, secondo l’accusa, sottoposto a un vero e proprio pestaggio.

(Fonte: El Pais, servizio sul rapporto di Amnesty International, 23 febbraio 2015)

Spagna. “Totalmente illegali i respingimenti indiscriminati”

La riforma della legge spagnola sul controllo degli stranieri volta a giustificare le espulsioni indiscriminate dei migranti da parte della Guardia Civil nel vallo di Ceuta e Melilla “non ha copertura giuridica” ed è in contrasto con la Costituzione: è quanto afferma uno studio condotto da quindici prestigiosi giuristi (cattedratici, esperti di diritto penale e costituzionale) delle dodici principali università del paese, i quali parlano esplicitamente del rischio di avere “una frontiera senza diritti”.

“Queste persone – si legge tra l’altro nel rapporto – non sono riconducibili ad oggetti che si possono rispedire al mittente… Trattare esseri umani come dei pacchi, negando loro a priori la possibilità di avere anche il minimo contatto con le autorità spagnole e abbandonandole all’intervento della polizia, costituisce non solo una pratica immorale ma anche anti giuridica”. E ancora, più esplicitamente: “La riforma legislativa attuata dal Governo non offre copertura giuridica ai respingimenti sommari dei cittadini stranieri intercettati mentre attraversano le barriere perimetrali di Ceuta e Melilla. Questa pratica è da considerarsi tanto più radicalmente illegale alla luce del nuovo regolamento e può comportare responsabilità penali e disciplinari”. Si cita ad esempio, a questo proposito, proprio il caso del tenente colonnello della Guardia Civil, Ambrosio Martino Villasenor, rinviato a giudizio ed ora sotto processo per aver ordinato, nell’agosto del 2014, il respingimento di centinaia di migranti che avevano già scavalcato o comunque raggiunto la prima barriera tra il territorio marocchino e quello dell’enclave spagnola di Melilla.

Lo stesso concetto – fanno notare i giuristi – si applica ai confini marittimi: sono da considerarsi illegali anche i respingimenti di profughi che, a bordo di imbarcazioni o qualsiasi altro mezzo, siano entrati nelle acque territoriali spagnole di fronte alle enclavi di Ceuta e Melilla in Marocco. Il punto fondamentale, qualunque sia il tipo di frontiera, è infatti che “i minori e i richiedenti asilo hanno diritto a una attenzione particolare, che non può essere garantita se si procede ad espulsioni collettive”: lo Stato è obbligato a procedere eventualmente soltanto a espulsioni individuali, identificando le singole persone e offrendo anzi assistenza giuridica gratuita a ciascuno dei profughi intercettati dalle forze di sicurezza.

Un altro punto fondamentale segnalato dai giuristi, infine, è che, “come raccomanda alla Spagna la Commissione Europea per la Prevenzione della Tortura”, queste persone non devono essere consegnate alle forze di sicurezza marocchine, constatato che è ormai documentata la violenza esercitata da questi agenti”. “Contravvenire a questi principi – specifica Margarita Martinez Escamilla, cattedratica di diritto penale all’Università Complutense di Madrid – viola il principio di non respingimento previsto nella convenzione sui diritti umani”.

(Fonte: Cadena Ser, servizio di Nicolas Castellano pubblicato il 13 aprile 2015).

Spagna. Le Ong al Governo: “Fermare le espulsioni sommarie”

Un gruppo di organizzazioni sociali, 139 in tutto, hanno firmato un manifesto per esigere dal Governo di interrompere immediatamente le espulsioni sommarie alla frontiera spagnola. La dura presa di posizione nasce dai respingimenti subiti da un centinaio di migranti che sabato 21 novembre hanno tentato di entrare in Spagna scavalcando le barriere poste al “vallo” di Melilla. “Queste espulsioni sono una flagrante violazione dei diritti umani”, afferma senza mezzi termini il manifesto.

La pratica dei respingimenti sommari ai confini di Ceuta e Melilla è pratica usuale da parte della polizia spagnola. L’episodio del giorno 21 novembre ha destato particolare scalpore per il numero delle persone che hanno tentato di entrare e per come si sono svolte le cose: con ore e ore di attesa dei profughi aggrappati alle reti di filo spinato, sino allo sfinimento, quando hanno cominciato a scendere con l’aiuto di una scala portata dalla Guardia Civil e sono stati consegnati alla gendarmeria marocchina. Non tutti, però: alcuni, vinti dalla fatica prima della “resa”, sono precipitati dall’alto, oltre sei metri, rimanendo gravemente feriti. Uno in coma. In tutto cinque persone, ricoverate all’ospedale di Melilla e poi (tranne ovviamente quello in coma) trasferiti al centro di accoglienza per migranti dell’enclave.

Procedure di questo genere – denunciano le 139 Ong – sono illegali ed è necessario che ora il Governo accerti le responsabilità. “Dall’ultima riforma legislativa (sulle espulsioni: ndr) – ha spiegato Javier Baeza, parroco della chiesa di San Carlo Borromeo – questa è la prima volta che siamo riusciti a documentare una espulsione di massa sommaria con varie fotografie. Ora, con il manifesto che abbiamo firmato, stiamo dicendo al Governo che non siamo disposti a tollerare questa illegalità”.

Forti preoccupazioni per quella che si configura come una espulsione di massa, senza valutare le singole posizioni dei richiedenti asilo, sono state espresse anche dall’Unhcr. “Le espulsioni automatiche non sono ammesse”, insiste in particolare l’Unchr, facendo riferimento anche alla riforma sui respingimenti alle frontiere di Ceuta e Melilla approvata dal governo di Mariano Rajoy, in base alla legge sulla sicurezza.

E’ una battaglia che va avanti da tempo. Prima ancora che si verificassero le nuove espulsioni del 21, Nils Muiznieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha registrato una dichiarazione scritta al Tribunale Europeo di Strasburgo per denunciare che la Spagna viola il diritto di asilo dei migranti, alla frontiera di Melilla, proprio con le espulsioni indiscriminate e sommarie: “Questa pratica – ha scritto – impedisce di accedere in concreto alla protezione internazionale ai migranti che cercano di superare la frontiera”.

Questa denuncia e il manifesto delle 139 Ong verranno unificati alla documentazione su altri casi di respingimento già all’esame della Corte europea. Questa serie di procedimenti richiamano in causa, in particolare, la vicenda del colonnello Martin Villasenor, comandante della Guardia Civil di Melilla, rinviato a giudizio e poi assolto per una serie di violente espulsioni di massa sommarie attuate nel mese di agosto 2014.

(Fonte: El Diario Es. 30 luglio, 12, 21 e 25 novembre 2015)

Spagna. Inabile, da poco uscito dal coma, chiuso in un centro profughi

Esce dal coma e subito dopo, nonostante i medici insistano che non è ancora in grado di svolgere anche le più elementari funzioni, viene rinchiuso in nel campo profughi di Melilla. E’ la vicenda di Mamadou Diara, un giovane profugo maliano rimasto così gravemente ferito nel tentativo di valicare la muraglia di filo spinato al confine tra il territorio dell’enclave spagnola e quello marocchino, che all’ospedale lo hanno dovuto sedare e mantenere per due settimane in coma farmacologico.

Mamadou, 21 anni, era nel gruppo di oltre 200 profughi subsahariani che il 21 novembre 2015 hanno preso d’assalto in massa il vallo, nella speranza che almeno qualcuno riuscisse a passare. Bloccati sulla recinzione di filo spinato e lame metalliche, sono rimasti avvinghiati alla rete per quasi tre giorni. Amadou non ha resistito così a lungo: ha perso le forze ed è precipitato da un’altezza di oltre sei metri, battendo con violenza la testa. Portato privo di conoscenza all’ospedale Comarcal, ha ripreso i sensi solo due settimane dopo. A poco a poco ha ricominciato a formulare qualche parola e muovere a stento braccia e gambe. A questo punto, a due mesi di distanza dalla caduta, è stato trasferito d’ufficio nel campo profughi, senza tener conto del parere dei medici, i quali hanno insistito che non è nelle condizioni di condurre una vita autonoma, avendo difficoltà persino per spiegarsi, oltre che per mangiare, bere, vestirsi, ecc.

Sono intervenuti l’Unhcr e diverse Ong spagnole, chiamando direttamente in causa il Governo e denunciando come il campo profughi sia del tutto inadeguato ad ospitare persone non autosufficienti o addirittura in condizioni precarie come Mamadou, il quale, in seguito allo choc riportato, non ricorda nulla della sua vita antecedente la caduta de 21 novembre 2015: passa la notte nell’infermeria del campo e di giorno vive come in un limbo. Si tratta, dicono le Ong, di una palese violazione dei diritti umani.

(Fonte: El Diario Es. 22 gennaio 2016).

Spagna. Morti di Ceuta: associazione di famiglie per chiedere giustizia

Le famiglie di otto dei 15 migranti morti a Ceuta mentre tentavano di raggiungere a nuoto il territorio spagnolo dal Marocco, hanno costituito in Camerun una associazione per chiedere giustizia alla magistratura iberica.

La strage di Ceuta, definita da molti una autentica mattanza, è uno degli episodi più gravi della serie di respingimenti indiscriminati avvenuti alla frontiera spagnola: i profughi erano arrivati al limite delle acque territoriali di Ceuta, pratuicamente a cavallo della linea di frontiera, quando la Guardia Civil ha aperto il fuoco contro di loro, sparando proiettili di gomma per costringerli a tornare indietro. Nel panico che ne è seguito tra il gruppo di migranti, quindici di loro sono annegati. I loro corpi sono stati poi abbandonati a lungo in mare. Alla fine, 10 sono stati recuperati dalla polizia marocchina e sepolti in Marocco e 5 dalla Guardia Civil.

Le salme inumate in Marocco sono state tutte identificate: si tratta di ragazzi fuggiti dal Camerun. Di quelle sepolte a Ceuta soltanto una ha un nome: le altre quattro restano non sono mai state identificate, nonostante le richieste avanzate da diverse famiglie camerunesi che, tramite la Ong Caminando Fronteras hanno inviato in Spagna una precisa richiesta di indagine, allegando anche il Dna.

Ora le otto famiglie chiedono di aprire una inchiesta su tutta la vicenda: per appurare le responsabilità e identificare intanto le quattro vittime rimaste senza nome. A due anni esatti dalla strage, insomma, pretendono dalla Spagna una risposta esaustiva su quanto è accaduto la mattina di quel sei febbraio 2014. Tra l’altro è emerso che diversi corpi senza vita sono stati abbandonati alla deriva dalla Guardia Civil nonostante una unità del reparto sommozzatori li avesse individuati e si trovasse ad appena pochi metri di distanza.

“Più di 15 morti”. Per avere “verità e giustizia” per la strage di Ceuta, il 6 febbraio 2016 viene anche organizzata una manifestazione di protesta a Rabat, da parte di oltre duecento migranti, di fronte al consolato spagnolo. E’ la prima volta che in Marocco si svolge una manifestazione del genere. Alcuni dei sopravvissuti giurano che le autorità spagnole non hanno raccontato tutta la verità: “I morti – dicono – sono sicuramente molti di più dei 15 dichiarati ufficialmente. Ogni volta che diamo un assalto alle barriere per cercare di passare dall’altra parte, ci contiamo prima e dopo. Quel 6 febbraio 2014, alla fine, tenendo conto dei morti, dei respinti e degli arrestati, erano in tanti a mancare all’appello”.

(Fonte: El Diario. Inchiesta con tre servizi e un video, 5 e 7 febbraio 2016).

Spagna, Governo sotto accusa per il patto Ue-Turchia sui profughi

Sotto accusa il governo spagnolo e in particolare il premier Mariano Rajoy per aver firmato l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia sul controllo dell’emigrazione, considerato un vero e proprio reato contro i diritti umani. A contestare l’esecutivo sono sia il gruppo di Sinistra Unita che quello di Ciudadanos, con due motivazioni di fondo: la violazione palese del diritto internazionale e della convenzione di Ginevra e il mancato rispetto del mandato conferito dal Parlamento che con un voto unanime ha ammonito il Governo di non avallare in nessun modo l’eventualità di respingimenti di massa come quelli che si profilano, appunto, con il nuovo trattato con Ankara.

La presa di posizione più dura è quella di Sinistra Unita, il cui portavoce, Alberto Garzon, ha annunciato una denuncia al Tribunale Supremo nei confronti di Rajoy e dell’intero Consiglio dei ministri. Le motivazioni sono state spiegate nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato l’eurodeputata Marina Albiol e l’avvocato Gonzalo Boye, che si occuperà dell’istruttoria. “Aver firmato l’accordo – ha spiegato Garzon – equivale, a nostro parere, a una violazione palese del codice penale e dei trattati internazionali, poiché si procederà, in pratica, ad espulsioni di massa incontrollate e indiscriminate, senza esaminare i casi personali dei richiedenti asilo uno per uno. Elementi che costituiscono un vero e proprio delitto”.

Il gruppo di Ciudadanos si è mosso solo sul piano politico ma in termini altrettanto duri e decisi. L’iniziativa è guidata dal leader del movimento, Albert Rivera che, d’intesa con tutto l’esecutivo del partito, contesta al Governo il mancato rispetto del mandato ricevuto. “Rajoy – ha dichiarato in particolare Rivera – ha cambiato radicalmente posizione sul problema dei rifugiati rispetto all’accordo raggiunto all’unanimità, nel Congresso, dal Partito popolare (lo schieramento dello stesso Rajoy: ndr), dal Psoe, da Podemos e da Ciudadanos, i quali, in vista della riunione del Consiglio Europeo, hanno evidenziato alcuni limiti precisi al mandato conferito al Governo, tra cui il rispetto delle convenzioni internazionali, la tutela dei diritti umani e il rifiuto dei respingimenti di massa indiscriminati. Abbiamo chiesto, cioè, che l’Europa si assumesse le proprie responsabilità, senza esternalizzarle verso un paese terzo. Al contrario, l’intesa firmata tra la Ue e la Turchia per la gestione della crisi migratoria esternalizza la protezione dei diritti umani e non la garantisce”. Ne consegue – è la conclusione sostanziale – che la tutela delle frontiere è di certo un elemento importante della politica comune dei paesi europei ma nel rispetto dei diritti umani.

(Fonte: El Diario Es. servizio redazionale e di Carmen Moraga, 21 marzo).

Spagna. Accordi con la Turchia: denuncia del Cear con 300 associazioni

La Commissione spagnola per l’aiuto ai rifugiati ha presentato alla Commissione Europea e al Consiglio d’Europa un esposto contro l’accordo sul controllo dell’immigrazione firmato dall’Unione Europea e dalla Turchia. La denuncia è stata firmata da 294 organizzazioni o associazioni umanitarie e da ben 11 mila persone a titolo individuale. Il Cear ha contestato alle istituzioni europee il carattere illegale del trattato sottoscritto con il governo di Ankara ed ha chiesto il blocco immediato delle espulsioni di profughi dalla Grecia verso la Turchia, sostenendo che l’accordo raggiunto viola i diritti umani, i diritti dei rifugiati e le norme internazionali sull’asilo e chiedendo di conseguenza di revocarlo a tutti gli Stati membri dell’Unione.

“L’applicazione pratica dell’accordo – scrive in particolare il Cear – è illegale perché viola le leggi europee e internazionali e mette a gravissimo rischio la vita dei rifugiati costretti a ritornare in Turchia”.

(Fonte: Statewatch News Online del 4 maggio 2016).

Spagna. Respingimenti: nuovo richiamo Unhcr e del Commissario Ue per i Diritti Umani

Il commissario europeo per i diritti umani, Nils Muiznieks, e l’Unhcr hanno inviato un nuovo richiamo alla Spagna per i respingimenti di migranti “a caldo”, spesso di massa, alla frontiera di Ceuta e Melilla, le due enclave iberiche in territorio marocchino. Su questo problema è attesa una sentenza del Tribunale di Strasburgo, in seguito a una serie di esposti presentati da migranti ai quali è stato di fatto impedito di  presentare la richiesta di asilo. Con loro si sono schierate varie organizzazioni, a cominciare dall’European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr), che ha messo a disposizione il suo staff legale. A rilanciare la questione, il 14 luglio, è stata una intervista giornalistica del rappresentante in Spagna del Commissariato Onu per  i rifugiati (Unhcr), Francesca Friz Priguda, sulla scia di una nota scritta inviata il primo luglio al Governo di Madrid dal commissario Ue. In questo documento, Nils Muiznieks insiste che i respingimenti sommari devono cessare, ponendo l’accento sul fatto che nell’azione pratica della polizia per l’espulsione mancano spesso le garanzie stabilite dalla legge a tutela dei migranti. Il concetto di fondo è che per i rifugiati occorre assicurare, caso per caso, le procedure di identificazione personale, l’assistenza giuridico/legale, la presenza di un interprete e la possibilità di presentare comunque la richiesta di asilo. Senza rispettare questo “percorso”, non è possibile procedere ad alcuna forma di espulsione. Francesca Friz Priguda, in particolare, ha ricordato che queste disposizioni non solo sono chiaramente indicate nella legge di riforma sull’immigrazione, detta Ley Mordaza, ma erano contemplate anche nella vecchia normativa, la cosiddetta Ley de Extranjera. Il direttore della Guardia Civil, Arsenio Fernandez de Mesa, ha respinto queste contestazioni, asserendo genericamente che le espulsioni sono state e vengono effettuate nel rispetto della legge. Ma sono sempre più numerosi i casi di migranti che denunciano di non aver avuto alcuna possibilità di presentare la domanda d’asilo e addirittura di parlare con un avvocato per l’assistenza legale.

(Fonte: El Diario ed Europapress, 14 e 17 luglio 2016)

Spagna. Il Consiglio dell’Avvocatura: “Revocare il patto Ue-Turchia”

Il Consiglio Nazionale dell’Avvocatura Spagnola ha sollecitato la revoca o la soppressione dell’accordo che l’Unione Europea ha firmato con la Turchia, nel mese di marzo 2016, per il controllo dell’immigrazione. Alla base della richiesta – inviata dalla presidente Victoria Ortega direttamente al presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker – c’è la constatazione della “purga sistematica” che il presidente turco Erdogan ha attuato, dopo il fallito tentativo di colpo di stato, contro tutte le libertà democratiche e contro ogni forma di dissenso, procedendo all’arresto o alla sospensione di migliaia di magistrati, giornalisti, docenti universitari, professori di scuola, funzionari e impiegati statali. Particolarmente preso di mira – sottolinea Victoria Ortega – è il potere giudiziario, del quale sono state minate l’autonomia e l’indipendenza, con la destituzione o l’arresto di circa 2.800 magistrati, pari a un quarto del personale dell’intero sistema. “In questo contesto, non può considerarsi garantito l’adempimento, da parte della Turchia, dei suoi obblighi legali in materia di rifugiati. Di conseguenza, inviare nel paese rifugiati dalla Grecia può comportare un pericolo per la loro libertà e integrità e per la loro stessa vita”, si rileva nell’esposto, facendo notare che, oltre tutto, Ankara ha anche annunciato la sospensione, sia pure temporanea, della Convenzione Europea per i Diritti Umani. Senza contare che Erdogan ha manifestato apertamente l’intenzione di ripristinare la pena di morte. “Appare evidente – conclude Victoria Ortega – che in queste condizioni la Turchia non può essere ritenuta un paese sicuro”, dove inviare i rifugiati, come l’Europa (con l’avallo anche della Spagna: ndr) sta facendo da oltre quattro mesi.

(Fonte: El Diario es., edizioni del 2 e del 15 agosto 2016)

Spagna. L’Unhcr: “Respingimenti in massa a Ceuta: violati i diritti umani”

“Nell’ultimo caso di respingimento di massa alla frontiera di Ceuta c’è stata una palese violazione dei diritti umani e del diritto internazionale”: lo ha contestato l’Unhcr, con il supporto dell’Unicef e di alcune Ong, tra cui Caminando Fronteras. Non è escluso che alla denuncia verbale seguano azioni legali nei confronti del governo marocchino e di quello spagnolo.

La protesta nasce dall’ennesimo tentativo di assalto collettivo alla barriera che separa il territorio spagnolo da quello marocchino, costituita da tre muraglie parallele di cemento, filo spinato e lamelle affilate. Lo hanno effettuato, il 10 settembre, 239 profughi e migranti subsahariani. Solo sei ce l’hanno fatta. Tutti gli altri sono stati bloccati, con violenza estrema, dalla polizia marocchina, la quale, come testimoniano le riprese filmate del quotidiano El Faro de Ceuta, ha picchiato duramente e trascinato via anche i feriti. La Guardia Civil spagnola si è limitata a presidiare la linea di frontiera senza intervenire ma – denuncia Helena Malena Garzon, di Caminando Fronteras – senza prestare soccorso medico ai feriti e senza consentire a nessuno di presentare la richiesta d’asilo. Eppure, che ci fossero dei feriti anche gravi era evidente: per i sei che sono riusciti a passare è stato necessario il ricovero in ospedale e un medico intervenuto sul versante marocchino ha detto che, a giudicare dalle lesioni riscontrate, solo per caso non ci sono stati dei morti. L’accusa principale è che ai migranti è stato negato il diritto di presentare la richiesta d’asilo. In particolare ai minorenni, ragazzi di 14 o 15 anni. “Nessuna legge o norma legale, incluse quelle spagnole – ha rilevato Sara Collantes, responsabile della politica per l’infanzia dell’Unicef – può impedire di identificare un minorenne alla frontiera. Specialmente quando si tratta di ragazzini che chiedono una forma di protezione internazionale e che sono molto più vulnerabili degli adulti”. In questo caso – fa notare sempre l’Unicef – c’è stata una triplice violazione: non si è accertato se si trattasse di minorenni; non si è appurato se ci fossero dei minorenni vittime di tratta; è stato ignorato l’obbligo di protezione nei loro confronti. La contestazione è stata ribadita dalla Defesora del Pueblo, una organizzazione per la tutela dei diritti, la quale ha ricordato come sia la giurisdizione internazionale che la legge spagnola vietino i respingmenti collettivi e impongano di prendere in esame ogni singolo caso, persona per persona.

L’Associazione Pro Guardia Civil (Aprogc) ha respinto le accuse, asserendo che i migranti non possono chiedere asilo ai posti o sulla linea di frontiera e che Ceuta e Melilla devono attrezzarsi a questo proposito. Ma la Defensora del Pueblo ha replicato che proprio questo non funziona: ai migranti subsahariani viene negata ogni possibilità di accesso alle procedure previste dalla legge. E l’Unhcr ha aggiunto che il diritto di presentare la richiesta di asilo va garantito sia a chi riesce a entrare in forma regolare nel paese, sia a chi è costretto a farlo in modo irregolare.

(Fonte: El Diario. Edizione online del 13 settembre 2016)

Spagna. L’Oxfam: “Profughi, violati da Madrid i diritti umani”

L’Oxfam accusa il Governo di Madrid di condurre una politica sull’immigrazione in aperta violazione dei diritti umani, proprio mentre è in atto la più grave crisi migratoria della storia dopo la seconda guerra mondiale. Quattro i principali punti contestati: frontiere blindate; sistema di asilo; mancanza di vie legali di immigrazione; accordi internazionali disattesi.

  • Frontiere. Nel mirino, le barriere di filo spinato e micidiali lamelle affilate ai confini di Ceuta e Melilla, le enclave spagnole in Marocco; i respingimenti indiscriminati e di massa; l’internamento e la detenzione di fatto in quelli che dovrebbero essere centri di raccolta.
  • Asilo. Violazione sistematica dei diritti dei rifugiati e dei migranti (previsti dalla giurisdizione e dalle convenzioni internazionali) nei confronti della maggior parte di coloro che riescono ad arrivare alle frontiere spagnole.
  • Vie di immigrazione. Mancato rispetto delle disposizioni del diritto internazionale che prevedono “vie legali e sicure” per garantire la fuga ai potenziali rifugiati, senza metterne a rischio la vita. “La miopia che ha indotto a non prevedere questi meccanismi ha avuto conseguenze incalcolabili, inclusa la morte di molti migranti e rifugiati”, afferma testualmente l’Oxfam, ricordando che, secondo l’Oim, dall’inizio dell’anno a metà settembre sono morte nel Mediterraneo almeno 3.207 persone.
  • Accordi internazionali. Disattesi gli impegni di ricollocamento e reinsediamento e ostacolate o fortemente rallentate le procedure di ricongiungimento familiare, fino ad arrivare in sostanza alla violazione sistematica del diritto d’asilo.

Il Governo ha replicato che i profughi possono presentare domanda d’asilo presso i consolati o i posti di frontiera, ma secondo i dati Oxfam, tra il 2009 e il 2014 solo il 5 per cento dei rifugiati ha potuto rivolgersi in realtà a queste strutture. E la Defensora del Pueblo, nei suoi ultimi rapporti, ha constatato che a nessun migrante subsahariano è stato consentito di accedere a questo procedimento, ai confini delle enclave di Ceuta e Melilla. Si tratta, conclude l’Oxfam, di una scelta di totale chiusura che, per la sua efficienza nel frenare l’immigrazione, è stata citata non a caso ad esempio dal Regno Unito e dall’Ungheria, che ha annunciato la costruzione di un nuovo muro difensivo fortificato al confine con l’Austria e con la Macedonia.

(Fonte: El Diario online, edizione del 15 settembre 2016)

Spagna. Accordo con la Turchia: il Tribunale di Giustizia Ue ammette un ricorso

Il Tribunale di Giustizia dell’Unione Europea (Tjue) ha aperto una procedura contro il trattato entrato in vigore il 20 marzo 2016 tra la Ue e la Turchia per il controllo e il blocco dell’immigrazione verso l’Europa, in cambio di un “compenso” di 6 miliardi di euro. Essendo stata respinta la richiesta di sospensione  immediata della sua applicazione pratica, il trattato resta operativo, tuttavia la Corte, riunita l’otto febbraio 2017,  ha giudicato ammissibile e dunque accettato il ricorso, partito dalla Spagna il 30 novembre 2016, dando al Consiglio di Bruxelles due mesi di tempo (eventualmente estensibili in caso di “circostanze eccezionali”) per presentare le sue controdeduzioni all’esposto che ha mosso il procedimento legale.

Gli argomenti dell’esposto. L’iniziativa è stata promossa da giuristi e istituzioni per la difesa dei diritti umani a Barcellona. Tra i firmatari figurano l’Associazione Catalana di Giuristi Democratici (Acjd), la fondazione Congresso Catalano di Salute Mentale (Ccsm) e un centinaio di Ong. “Contestiamo questo accordo – ha spiegato il procuratore anticorruzione Carlos Jimenez Villarejo – perché rappresenta una violazione delle norme e dei trattati europei e, soprattutto, di diritti fondamentali come la vita stessa, la dignità o la libera circolazione”. Il ricorso è stato presentato materialmente da un giovane pachistano, Shabbir, uno delle migliaia di profughi approdati in Grecia al quale un Tribunale di Atene ha negato il diritto di asilo, nonostante sia dovuto fuggire dal Pakistan (perdendo il padre durante il lungo viaggio verso l’Europa) per aver difeso un amico cristiano perseguitato da gruppi fondamentalisti. Nella denuncia si chiede,  in sostanza, di dichiarare l’accordo voluto dalla Ue “nullo e senza alcun valore né effetto” e di revocare il respingimento in Turchia dei rifugiati che raggiungono le coste greche, trattandosi di persone che hanno il diritto di asilo nell’Unione Europea. Tutto ciò in base alla considerazione che il trattato – perfezionato nel marzo 2016 dopo le trattative iniziate all’indomani del programma di respingimento stabilito dagli Stati Ue nel vertice di Malta del novembre 2015 – è in contrasto con i valori democratici fondativi dell’Europa, con la Carta dei Diritti Fondamentali e con “le libertà individuali e i diritti derivanti dai principi di solidarietà ed eguaglianza di fronte alla legge”. “Si tratta – ha aggiunto il procuratore Villarejo – di un abuso di potere da parte delle istituzioni comunitarie, che hanno usato le proprie competenze non in favore dei cittadini ma al servizio degli interessi del Governo turco”. Il Governo di un Paese, si è fatto notare, che non può essere considerato “sicuro” come pretende Bruxelles, specie dopo la “stretta” seguita al tentato colpo di Stato del luglio 2016, che ha provocato una autentica “epurazione” anche nelle fila della magistratura.

(Fonte: El Diario, edizioni del 30 novembre 2016 e del 9 febbraio 2017)

Spagna. La maggioranza degli elettori: “Si a vie legali di immigrazione”

La maggior parte della popolazione spagnola e, in particolare, la maggioranza degli elettori di tutte le forze politiche, sono per controlli più flessibili delle frontiere, in modo da facilitare l’ingresso regolare dei migranti, evitando così di esporli ai gravi rischi delle “vie clandestine”, incluso quello di perdere la vita lungo il cammino. E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta dalla Metroscopia, su un campione rappresentativo di 1.234 persone, su incarico della fondazione Por Causa. A favore di una più ampia apertura e di sistemi legali di ingresso in Spagna si è espresso il 61,3 per cento e il dato forse più interessante è che, sia pure con percentuali diverse, i favoreli sono in maggioranza tra gli elettori di tutti i principali partiti. “Il consenso è diffuso nell’intero arco politico: Pp, Psoe, Podemos, Ciudadanos – rileva Por Causa – Ne consegue che la società spagnola si mostra critica nei confronti della politica nazionale sull’immigrazione e crede che il modello dei confini blindati sia fallito”. Il 49,6 per cento, anzi, ritiene che un maggiore controllo “serve a poco o niente”. “Siamo davanti a una grande opportunità in materia di apertura dei confini – conclude Por Causa – La società spagnola è tollerante e la Spagna può essere un buon paese di accoglienza se si cambiano i termini della discussione sull’immigrazione”.

(Fonte: El Diario, edizione del 15 dicembre 2016).

Spagna. Amnesty: “Ancora respingimenti di massa a Melilla”

Ancora respingimenti di massa a Melilla, assolutamente in contrasto con il diritto internazionale, per almeno 100 migranti. Lo ha denunciatio Esteban Beltran, direttore di Amnesty International, contestando alla Spagna di essersi messa sullo stesso piano della Bulgaria, dell’Ungheria e della Turchia, “i soli paesi europei che adottano questa linea”, contraria alla legge, per fronteggiare il problema dei migranti. Alla denuncia di Amnesty si sono aggiunte quelle dell’Associazione per i diritti dell’Uomo in Andalusia e della Ong Andalusia Accoglie. Sulla scorta dei fatti segnalati, inoltre, è intervenuto il rappresentante spagnolo dell’Unhcr, ribadendo che se i profughi respinti non sono stati identificati e non sono state esaminate caso per caso le loro ragioni, si tratta di una espulsione collettiva, “automaticamente illegale”.

I fatti. E’ accaduto la notte tra l’uno e il due gennaio 2017. Oltre un migliaio di migranti, quasi tutti provenienti da paesi dell’Africa subsahariana, hanno dato l’assalto alla triplice barriera di filo spinato che divide il territorio del Marocco dall’enclave spagnola di Melilla. Ne è nata una autentica battaglia con la polizia marocchina. Molti sono riusciti ad arrampicarsi sulla recinzione, alta sei metri, rimanendovi aggrappati per ore, fino a che ne hanno avuto la forza. Poi, crollati a terra, sono stati arrestati dalla polizia e dalle forze ausiliarie marocchine. Soltanto 104 sono arrivati in territorio spagnolo. Due, feriti in modo grave, sono stati condotti in ospedale e ricoverati. Gli altri 102 sono stati tutti consegnati al Marocco, anche quelli feriti, sia pure in forma più lieve dei due per i quali si è reso necessario il ricovero. Il Governo di Madrid, guidato dal Partito Popolare, ha giustificato l’espulsione di massa appellandosi alla controversa legge per la sicurezza interna (entrata in vigore nel 2015 e nota come “legge bavaglio”) che giustifica il “respingimento alla frontiera” ma che è in evidente contrasto con il diritto internazionale.

(Fonte: El Diario e le Monde, 2/3 gennaio 2017)

 Spagna. Barcellona scende in piazza: “Accogliamo i profughi”

“Basta scuse: accogliamo subito i rifugiati”. Con questa parola d’ordine centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Barcellona, per chiedere al Governo di rispettare gli impegni assunti con il programma di relocation e, più in generale, per spingerlo a cambiare la politica sull’immigrazione e l’accoglienza condotta nel paese e in Europa. “E’ eloquente – hanno fatto notare in molti – il disimpegno sulla relocation: la Spagna ha promesso di ospitare 16 mila rifugiati trasferiti dall’Italia o dalla Grecia: dopo quasi un anno e mezzo, a otto mesi dalla scadenza del progetto, ne sono arrivati meno di 1.100”. L’intero centro città è stato “invaso” dai manifestanti: secondo la polizia, oltre 160 mila persone ma la stima degli organizzatori è molto più alta: più di 400 mila, forse quasi 500 mila. In ogni caso, si tratta della più grande mobilitazione in favore di rifugiati e migranti mai registrata in Europa. L’iniziativa è stata promossa da un comitato al quale hanno aderito associazioni, Ong, numerose personalità della cultura e della politica, nel contesto di una vasta campagna di sensibilizzazione coordinata da Ruben Wagenswerg. Le ragioni della protesta sono state riassunte in un documento presentato a Carles Puigdemont, presidente della Generalitat (il governo autonomo della Catalogna), nel quale si sollecita un “patto sociale” in favore dell’accoglienza dei rifugiati. “In Catalogna – ha dichiarato Ruben Wagenswerg – c’è un ampio consenso intorno alla nostra lotta: esigiamo che si ponga fine ai compromessi e che vengano rilasciati i visti per consentire ai rifugiati di arrivare. Ora occorre un ‘patto sociale’ tra i cittadini e le istituzioni catalane per andare a Madrid, a Bruxelles o dovunque sia necessario per chiedere una volta per tutte che i rifugiati possano venire da noi”.

Il sindaco di Barcellona. Determinante il sostegno di Ada Colau, sindaco di Barcellona, che ha lanciato oltre un anno fa la “catena” europea delle “città solidali” proprio per dare una risposta alternativa sul problema migranti alle scelte fatte dalla Spagna e dall’Unione Europea. In prima linea nella manifestazione, ha messo sotto accusa Madrid per la sua politica: “A Barcellona e in Catalogna – ha dichiarato a Francesco Olivo, della Stampa – vorremmo accogliere i rifugiati, ma lo Stato spagnolo non ce lo consente. Le scene dei profughi che fuggono dalla guerra e rischiano la vita sono inaccettabili. La gente non solo capisce questa nostra scelta ma mi chiede sforzi ulteriori. Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile per i nostri concittadini. Tanti qui spendono le loro ferie per aiutare le Ong che operano in Grecia. Se la gente non capisse, non avrebbe votato una come me”.

(Fonte: El Pais, El Diario, La Stampa del 19 febbraio 2017)

Spagna. In piazza per i profughi Madrid e altre 29 città

Una settimana dopo la grande manifestazione di Barcellona, trenta città spagnole, inclusa Madrid, si sono mobilitate per contestare la politica di chiusura nei confronti dei profughi e dei migranti condotta dalla Spagna e dall’Unione Europea. Con la parola d’ordine “No alla Fortezza Europa. Si all’accoglienza”, migliaia di persone sono scese in piazza, invadendo il centro cittadino. Oltre alla stessa capitale, hanno aderito all’iniziativa numerosi abitanti di realtà importanti come Alicante, Donosti, Fuerteventura, Gijon, Logrono, Oviedo, Pamplona, Salamanca, Saragozza, Siviglia, Valencia. A Madrid la manifestazione è confluita in Plaza Mayor, cuore ed emblema della città. “Siamo qui semplicemente per la dignità umana. Se diciamo no alla politica migratoria di Donald Trump, dobbiamo dire di no anche alla politica migratoria dell’Unione Europea e della Spagna, che hanno blindato con alte barriere i confini di Ceuta e Melilla”, ha spiegato Mahamadou Simakha, un giovane maliano arrivato in Spagna nel 2013. Molti hanno messo sotto accusa direttamente il governo spagnolo: “Nel mondo ci sono 65 milioni di rifugiati – ha spiegato Yolanda, un’assistente sociale – Lo spirito dell’Europa è aperto a questi rifugiati. Il Governo spagnolo, invece ha accolto appena 1.000 persone delle 15.000 che aveva promesso”. I comitati promotori delle manifestazioni stanno ora organizzando una rete per estendere l’iniziativa ad altri paesi europei: tra i primi la Danimarca, l’Olanda e l’Italia, definita una “terra di frontiera”.

(Fonte: El Diario del 26 febbraio 2017).

Spagna. Guernica, in 20 mila alla marcia in favore dei profughi

Oltre 20 mila persone si sono date appuntamento a Guernica per contestare la politica di chiusura europea e spagnola nei confronti dei profughi e mobilitare la popolazione basca in favore dell’accoglienza. Non a caso è stata scelta la città martire della guerra civile spagnola, distrutta completamente dai bombardamenti condotti dalle forze aeree tedesche e italiane alleate dei falangisti di Franco e diventata simbolo di pace, di rifiuto di ogni forma di guerra e di solidarietà tra i Paesi e gli uomini. Tra sabato 29 aprile e domenica 30 è stato un flusso continuo di gruppi di persone, partite da tutta la regione basca, sia spagnola che francese, ma anche da altre località spagnole, con ogni mezzo: treni, bus, auto private ma anche in bicicletta o a piedi. “Vogliamo esprimere la nostra solidarietà – ha spiegato Miren, docente in un liceo di Bizkaia – ai milioni di rifugiati che bussano alle porte dell’Europa: una mobilitazione in favore dei migranti prendendo spunto dall’ottantesimo anniversario del bombardamento di Guernica. Perché non ci siano altre Guernica: perché, cioè, non accada mai più quello che è accaduto qui 80 anni fa e non accada più quello che sta accadendo ora con i rifugiati”. “Abbiamo marciato in migliaia fino a Guernica, arrivando da diversi municipi e città del Paese Basco ma anche da altre comunità, per sottolineare la volontà di accoglienza della nostra gente, contro i muri, le barriere, le porte, le frontiere chiuse”, ha riassunto Cristina Garcia de Andoin, rappresentante della piattaforma Ongi Etorri Errefuxiatuak, che ha organizzato la manifestazione.

(Fonte: El Diario, 29/30 aprile 2017)

Spagna. “Illegale la consegna al Marocco dei migranti soccorsi in mare”

Il Governo di Madrid ha riconosciuto che vengono consegnati al Marocco i migranti soccorsi in mare dalla Guardia Civil o da altre forze spagnole in acque marocchine, pur trattandosi di una procedura che – secondo varie Ong ma soprattutto l’istituto del Defensor del Pueblo – potrebbe essere in contrasto con il diritto internazionale. La questione è stata sollevata al Senato da Maribel Mora, portavoce di Unidos Podemos, sulla scia di un episodio avvenuto nel Mediterraneo tra l’enclave spagnola di Ceuta e il territorio del Marocco. “Se il recupero avviene in acque marocchine – ha risposto il Governo all’interrogazione scritta della senatrice – una volta concluse le doverose operazioni di salvataggio, sia le persone tratte in salvo che la loro imbarcazione sono consegnate alle autorità marocchine, sempre che non ci sia la necessità di urgenti cure mediche, nel qual caso è previsto invece il trasferimento immediato a Ceuta”. Consegne di questo tipo, da navi spagnole a navi marocchine, si sarebbero avute anche in mare aperto, mettendo a rischio la vita dei migranti, denuncia la Ong Caminando Fronteras, la quale segnala il caso (avvenuto nel 2015) di 4 giovani che, caduti in acqua, non sarebbero più stati ritrovati. L’ammissione fatta dal Governo conferma quanto la Guardia Civil ha sempre dichiarato: che cioè consegnando al Marocco i migranti soccorsi in acque marocchine non faceva che obbedire agli ordini. La giustificazione di questa procedura è la difesa della frontiera marina della Spagna. Si tratta però – hanno dichiarato le Ong al quotidiano El Diario – di una spiegazione non ritenuta sufficiente dal Defensor del Pueblo, un istituto costituzionale, che in più occasioni ha chiesto “di garantire che gli stranieri possano formalizzare la richiesta di protezione internazionale quando siano intercettati da autorità spagnole, ovunque questa situazione si produca, fuori o dentro le acque territoriali spagnole”. Ciò perché – come emerge dal dossier El Asilo en Espana pubblicato nel 2016 dall’istituto del Defensor del Pueblo – gli ordini che conducono “ai respingimenti indiscriminati di persone recuperate in mare non rispettano la normativa in materia di asilo”, violando la Convenzione di Ginevra e il regolamento europeo che stabilisce le norme per la vigilanza delle frontiere marittime esterne. La legislazione comunitaria stabilisce infatti che “la possibile esistenza di un accordo tra uno Stato membro e un paese terzo non esime gli Stati membri dal rispetto delle incombenze previste dal Diritto dell’Unione e del diritto internazionale, specie in relazione all’obbligatorietà del principio del non respingimento”.

(Fonte: El Diario, edizione del 12 maggio 2017)

Spagna. Profugo deportato a bordo, i passeggeri bloccano l’aereo per oltre 2 ore

Un gruppo di passeggeri ha bloccato sulla pista, per oltre due ore, l’aereo sul quale si erano imbarcati, per cercare di impedire la deportazione di un giovane profugo. E’ accaduto sabato 15 luglio all’aeroporto internazionale di Barcellona, sul volo della compagnia spagnola Vueling diretto a Dakar, in Senegal. Il profugo, un senegalese poco più che ventenne, era stato portato a bordo poco prima dell’imbarco degli altri passeggeri, scortato da due agenti di polizia. La protesta è iniziata a pochi minuti dal decollo, quando alcune persone si sono accorte, dall’atteggiamento e dai gesti, che il ragazzo veniva rimpatriato contro la sua volontà, dopo aver tentato di entrare in Spagna. Si è formato in breve un gruppo di almeno 20/30 passeggeri che hanno sollecitato spiegazioni sia agli agenti che al pilota, chiedendo di sospendere il provvedimento. Il comandante ha replicato di non poter ordinare lo sbarco senza una disposizione delle autorità governative e della compagnia. La contestazione si è protratta per oltre due ore, dalle 16,30 alle 19, nonostante la minaccia di una denuncia per aver messo in pericolo la sicurezza dell’aereo. Undici passeggeri che hanno animato la manifestazione sono stati identificati dalla Guardia Civil e la compagnia li ha fatti sbarcare, negando loro, sempre “per motivi di sicurezza”, anche l’imbarco su un altro aereo. L’avvocato Andres Garcia Berrio, che ha seguito la questione del ragazzo, ha dichiarato che la protesta è stata assolutamente spontanea. “Ciò dimostra – ha detto – che gran parte della cittadinanza è schierata contro l’ingiustizia delle deportazioni forzate”. La Vueling si è giustificata asserendo che il ragazzo espulso non sarebbe stato nella condizione di “deportato” ma di “non ammesso”.

(Fonte: El Diario, edizione del 16 luglio 2017)

 Spagna. Denunciata la nave dell’ultradestra che vuole bloccare in mare i migranti

La Rete Spagnola per l’immigrazione e l’aiuto ai rifugiati ha presentato una denuncia alla Procura Generale dello Stato per chiedere di intervenire contro il movimento europeo di estrema destra Generacion Identitaria, che ha armato una nave per pattugliare il Mediterraneo con l’obiettivo di vigilare sulle Ong impegnate nelle operazioni di soccorso, intercettare i battelli dei migranti e contattare la Guardia Costiera di Tripoli per respingerli in Libia. La nave, denominata C-Star, con bandiera di Gibuti, ha come base di partenza il porto di Catania e opererà in acque internazionali, ma secondo la Rete ci sono sufficienti dati ed elementi da giustificare un intervento della magistratura spagnola, tanto più che nell’equipaggio, formato da giovani provenienti da 9 paesi europei, figurano anche cittadini spagnoli. Come primo passo concreto, è stato chiesto di attivare “in forma immediata” la Guardia Costiera e la Guardia Civil, in collaborazione eventualmente con Frontex, l’agenzia europea per le frontiere. “In particolare si profilano i reati di organizzazione criminale, pirateria e abbordaggio con fini politici”, afferma la Rete, spiegando che per organizzare questa missione, denominata Defend Europe, il gruppo di ultradestra ha ottenuto donazioni per oltre 60 mila euro, con l’intenzione di “attaccare, bloccare e, se è necessario, affondare le barche e poi respingere i gruppi di richiedenti asilo nel loro paese d’origine”. Un’azione che configurerebbe reati, quali ad esempio la pirateria, perseguiti dal Codice Penale Spagnolo. “Il Procuratore Generale – ha spiegato, in una intervista al quotidiano El Diario, Stanislao Naranjo, l’avvocato che ha firmato la denuncia – ha la competenza di aprire una istruttoria e può ordinare alla Guardia Costiera e alla Guardia Civil di attivarsi contro questa iniziativa totalmente illegale, che viola il diritto spagnolo e il diritto internazionale. Chiediamo dunque all’autorità giudiziaria di esercitare le proprie funzioni, impedendo che questo gruppo possa attuare i suoi piani. Oppure, se il piano verrà attuato, che i responsabili siano arrestati”. La Rete insiste, in particolare, che la nave C-Star potrebbe operare o comunque attraversare acque spagnole e, d’altra parte, si appella al principio di giustizia universale ovvero alla facoltà dei magistrati spagnoli di indagare e di giudicare su violazioni del diritto internazionale commesse contro qualsiasi persona e in qualsiasi parte del mondo. Proprio violazioni di questo genere comporterebbero iniziative come “attaccare persone vittime di un conflitto armato, attentare ai loro diritti, assalire le loro imbarcazioni, istituire una sorta di organizzazione paramilitare che mette a rischio la vita di persone che fuggono da una guerra”.

(Fonte: El Diario, edizione del 17 luglio 2017)

Spagna. “Il Governo è responsabile dei naufragi perché non garantisce l’asilo”

“Il Governo di Madrid è responsabile dei naufragi e delle morti in mare perché non garantisce il diritto d’asilo e vie legali di immigrazione”. E’ quanto hanno argomentato diversi giuristi spagnoli dopo che 49 profughi subsahariani hanno perso la vita nelle acque dell’isola di Alboran mentre tentavano di raggiungere le coste dell’Andalusia.

Risposta al ministro Zoido. A sollevare il caso è stata la presa di posizione del ministro dell’interno Juan Ignacio Zoido il quale, di fronte all’ondata di emozione suscitata dalla strage, ha dichiarato: “Non è nostra responsabilità se la gente decide di fuggire. Tantomeno è nostra responsabilità diretta se fugge in condizioni precarie, su imbarcazioni che navigano a stento e affondano alla minima difficoltà”. In realtà – affermano invece numerosi giuristi – il Governo, come firmatario della Convenzione di Ginevra, ha l’obbligo di garantire l’accesso all’asilo a chi fugge da guerre e persecuzioni. “Il Governo è responsabile dal momento stesso in cui ha ratificato la Convenzione di Ginevra, un trattato internazionale che impegna gli Stati firmatari a proteggere le persone costrette a fuggire dal proprio paese e garantire loro il diritto d’asilo”, ha specificato in particolare Patricia Fernandez, avvocato specializzata in affari esteri ed esponente della Ong Coordinadora de Barrios, che ha aggiunto: “Ratificare questa dichiarazione significa assumersi l’obbligo di varare leggi e norme che assicurino il rispetto di questo diritto. Il Governo non lo sta facendo e dunque è responsabile”. Il primo passo è organizzare vie legali di immigrazione e consentire ai migranti di presentare le richieste di asilo presso le ambasciate europee negli stati d’origine o di transito, in modo da non costringerli a rivolgersi ai trafficanti.

Responsabilità morale, politica e giuridica. Ancora più esplicito il giudizio di Javier de Lucas, docente di filosofia del diritto e filosofia politica presso l’Università di Valencia, il quale parla di responsabilità morale, politica e giuridica. Morale in base al principio etico universale che impone di tutelare e salvare la vita di ogni persona. Responsabilità politica perché il Governo non sta considerando le cause che mettono a rischio la vita di migliaia di persone e non solo non ha messo in campo alcuna politica di sviluppo e cooperazione con gli Stati da cui fuggono i profughi ma spesso vi ha attuato interventi “predatori” che peggiorano la situazione. Responsabilità giuridica, infine, perché, “in base al diritto del mare, c’è l’obbligo di soccorrere tutte le persone che si trovino in pericolo”. “Non prendere decisioni giuridiche che garantiscano l’osservanza di questo obbligo e, al contrario, incrementare la vigilanza e il respingimento anziché la protezione, comporta una grave violazione del diritto”, ha concluso il professor Javier de Lucas, ribadendo la necessità di consentire di presentare le richieste di asilo presso gli uffici consolari.

(Fonte: El Diario, edizione del 19 luglio 2017)

Spagna, la Corte di Strasburgo condanna i respingimenti indiscriminati

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha condannato il Governo di Madrid, stabilendo che i respingimenti indiscriminati praticati nei confronti dei profughi o dei migranti lungo la frontiera delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco sono illegali. Il caso esaminato riguarda due ragazzi di origine subsahariana, N. D, proveniente dal Mali, e N. T, della Costa d’Avorio: respingendoli in Marocco – hanno rilevato i giudici di Strasburgo – la Spagna ha violato la Convenzione Europea sui Diritti Umani, che proibisce le espulsioni collettive e obbliga a garantire alle persone interessate la possibilità di presentare la richiesta di asilo prima di essere allontanate contro la loro volontà. La vicenda finita sotto accusa risale al 13 agosto 2014. I due giovani, dopo aver vissuto per mesi in un accampamento di fortuna sul monte Gurugu, a breve distanza dal confine, riuscirono a superare il vallo di Melilla e ad entrare in territorio spagnolo, dove furono bloccati dalla polizia di frontiera. Al fermo seguì la consegna forzata alle milizie marocchine, che li portarono al commissariato di Nador e poi nel centro di detenzione di Fez, a più di 300 chilometri da Melilla. Tutta l’operazione di blocco e respingimento, fino alla cessione alle forze di sicurezza marocchine, è stata condotta  dalla polizia spagnola, che – ha rilevato la Corte – ha espulso i due migranti “a priori”, senza ascoltare le loro richieste e la loro storia, senza informarli che avevano il diritto di rivolgersi a un ufficio legale per presentare un ricorso contro un eventuale parere negativo alla loro domanda di asilo e addirittura senza nemmeno identificarli. Lo stesso è capitato, quel giorno, ad almeno altri 70/80 giovani subsahariani, bloccati e rimandati indietro contro la loro volontà, configurando dunque un vero e proprio respingimento di massa. N. D ed N. T., una volta rimandati in Marocco sono però riusciti a contattare due collaboratori dell’European Center for Constitutional and Human Rights (Ecchr), gli avvocati Gonzalo Boye (Spagna) e Carsten Gericke (Germania), i quali hanno presentato un esposto alla Corte di Strasburgo. Il procedimento si è trascinato per oltre due anni. Nel frattempo sia N. D. che N. T. hanno di nuovo tentato di entrare a Melilla, ma sono stati ancora respinti. Ora è arrivata la sentenza che dà loro ragione e, oltre a stabilire l’illegalità della espulsione subita il 13 agosti 2014, condanna Madrid a versare 5 mila euro di indennizzo a testa. Solo che N. D., dopo il secondo tentativo di arrivare in Spagna, è stato espulso in Mali con un foglio di via obbligatorio, mentre di N. T. si sono perse le tracce.

Significato e reazioni. La sentenza non è definitiva: il Governo può fare appello alla Gran Camera. Tuttavia, oltre che dal punto di vista generale della “politica di frontiera” spagnola, assume un significato particolare perché, di fatto, contesta anche la modifica legislativa introdotta dal governo spagnolo per giustificare i respingimenti da parte della polizia e della Guardia Civil definendoli “rechazo frontera”, ovvero espulsioni attuate a tutela della sicurezza dei confini. E, ancora, è una decisione che può fare da guida nel contesto dei respingimenti di massa che la politica italiana ed europea ha appaltato alle polizie di vari Stati africani o mediorientali. Di sicuro in Spagna la notizia della decisione della Corte per i Diritti dell’Uomo ha immediatamente suscitato vaste reazioni. La portavoce della Sinistra Unita nel Parlamento Europeo, Marina Albiol, ha chiesto al commissario per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos di obbligare “lo Stato spagnolo a porre fine ai respingimenti di massa indiscriminati al vallo di Ceuta e Melilla”, in ossequio alle indicazioni dei giudici. “Sono una pratica inumana e illegale che si applica in maniera sistematica lungo la frontiera meridionale: questa sentenza conferma che la Spagna viola i diritti umani e la legislazione europea”, ha dichiarato la Albiol. La richiesta di abolire immediatamente i respingimenti è stata inoltre avanzata direttamente al Governo di Madrid da parte delle Commissioni Operaie, il maggiore sindacato spagnolo: “Questa pratica è stata insistentemente denunciata dalla società civile: in uno Stato democratico non c’è posto per la violazione dei diritti umani”. Ancora più decisa la presa di posizione delle principale Ong spagnole che si occuopano di migranti e diritti umani: 24 ore dopo la sentenza, hanno chiesto in blocco non solo di abolire le espulsioni di massa, ma di riformare l’intera politica spagnola sull’immigrazione.

(Fonte: El Diario, El Faro de Ceuta, El Faro de Melilla, edizioni del 3 e del 4 ottobre 2017)  

 

Un pensiero riguardo “PROFUGHI, CHE COSA ACCADE NEGLI ALTRI PAESI? Il caso spagnolo

  • 16 giugno 2016 in 17:28
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    Basta con la mattanza! Occorre che il consiglio di sicurezza dell’ONU decreti l’obbligo totale e globale della vendita delle armi in Africa e in Medioriente, mentre ai maggiori produttori di armi al mondo a cominciare dagli ospiti d’ “onore” alla riunione Bilderberg a Dresda, sia imposto il prestito forzoso dei capitali necessari alla rinascita economica, politica e sociale del continente più depredato di risorse e di vite umane, e le somme previste dal comitato scientifico che assegna i premi Nobel siano gestite dagli organismi nominati paritariamente dall’ONU e dai partiti democratici di maggiore rappresentanza dei paesi africani.

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