Un cimitero chiamato Mediterraneo: il 2017 (seconda parte)

A metà 2017 sono più di 2.600 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare a bussare alle porte della Fortezza Europa. Per l’esattezza, fino al 30 giugno, 2.625, dei quali 2.321 scomparsi nel Mediterraneo e 304 “morti a terra”: lungo le piste del Sahara, uccisi a fucilate dalla polizia di frontiera nei paesi di transito o dai guardiani dei centri di detenzione, torturati o ammazzati per rappresaglia dai trafficanti. E anche – non tantissimi, ma sempre più numerosi – in incidenti dettati dalla disperazione ai confini degli Stati europei. Questo triste conto di morte non si discosta granché, in assoluto, da quello del 2016. Con una differenza fondamentale, però: il numero delle vittime riscontrate, dal primo gennaio al trenta giugno 2017, ricalca grossomodo il trend del 2016, ma con un numero di migranti arrivati in Europa estremamente più basso. A fronte dei 392.791 sbarchi complessivi censiti in dodici mesi ci furono, lo scorso anno, 5.822 morti: 1 ogni 67/68 migranti arrivati. Nel 2017, a metà anno, si sono registrati almeno 2.625 morti su 100.195 arrivi: 1 ogni 38 richiedenti asilo che ce l’hanno fatta a raggiungere l’Europa. La mortalità è dunque quasi raddoppiata. A conferma che la strada dei muri e dei respingimenti imboccata decisamente dall’Italia e dall’Europa, moltiplicando gli ostacoli, le difficoltà, i pericoli, contribuisce in maniera decisiva ad aumentare il numero dei “sommersi”.

La cronaca

Libia-Italia (Canale di Sicilia), 01 luglio 2017

Nove migranti trovati senza vita (7 donne e 2 uomini) e 650 tratti in salvo dalla nave Bkv 002, della marina militare svedese, in una serie di operazioni di soccorso nel Canale di Sicilia, al largo della Libia. Le salme delle 9 vittime, decedute durante la traversata in circostanze diverse e su battelli diversi, sono state sbarcate a Catania sabato primo luglio. La Questura ha aperto un’indagine sia sui nove migranti morti che per identificare eventuali scafisti.

(Fonte: Agenzia Ansa, La Sicilia, La Stampa, Repubblica)  

Marocco-Spagna (Alboran, stretto di Gibilterra), 2-4 luglio 2017

Dispersi 49 migranti nel naufragio di un gommone rimasto alla deriva per oltre due giorni nel mare in tempesta, ad alcune decine di miglia dall’isola di Alboran, nello stretto di Gibilterra. Soltanto tre i superstiti. Il battello era partito verso le 8 di domenica 2 luglio dalla spiaggia di Alhucemas, in Marocco, diretto verso le coste dell’Andalusia. A bordo erano in 52, quasi tutti provenienti da paesi dell’Africa sub sahariana. Dopo circa quattro ore, alcuni familiari dei profughi, preoccupati per il rapido peggioramento delle condizioni meteomarine, si sono messi in contatto con la Ong Frontera Sur, segnalando di aver più notizie dei loro congiunti. I volontari della Ong hanno avvisato a loro volta il servizio di Salvamento Maritimo spagnolo, facendo scattare le ricerche a partire dal tratto di mare intorno ad Alboran, dove era stato segnalato il battello per l’ultima volta. Sono via via intervenuti un elicottero, un aereo da ricognizione e diversi mezzi navali delle basi di Salvamento Maritimo di Almeira e Tarifa, allargando via via il raggio della ricognizione fin verso le coste andaluse. Con il trascorrere del tempo la preoccupazione per la sorte dei 52 migranti è cresciuta, tanto più che nella zona dello stretto si è scatenata una tempesta di levante tanto forte da costringere a interrompere alcuni collegamenti navali di linea e a chiudere in parte il porto di Tarifa. Solo nel primo pomeriggio del 4 luglio, a oltre 48 ore dall’allarme, sono stati trovati i resti del naufragio: anche in base alle segnalazioni della Guardia Civil, un elicottero di Salvamento Maritimo, l’Helimer 211, ha avvistato 28 miglia est-sudest di Alboran il relitto del gommone con tre naufraghi, recuperati poi dallo stesso elicottero, che li ha trasferiti in ospedale ad Almeira. I tre superstiti, due ragazzi di 25 anni e uno di 17, tutti subsahariani, hanno confermato che a poche ore dalla partenza il loro gommone ha cominciato ad affondare nel mare in burrasca e che 49 loro compagni sono scomparsi tra le onde tra domenica e martedì.

Recuperato un cadavere. Circa 10 giorni dopo, il 12 luglio, è stato recuperato in mare, 33 miglia a sud est della costa di Malaga, il cadavere di un giovane subsahariano. Stando alla posizione e alle condizioni del corpo e alle testimonianze dei tre sopravvissuti, dovrebbe trattarsi di uno dei 49 dispersi del naufragio. La salma, recuperata da una motovedetta del Salvamento Maritimo, è stata trasferita a Malaga.

(Fonti: Ufficio Stampa Salvamento Maritimo, El Diario)

Libia (Garabulli), 8 luglio 2017

Quaranta migranti morti nel naufragio di un gommone al largo di Garabulli, nelle acque libiche, poche miglia a est di Tripoli. L’allarme è stato dato dall’equipaggio di un peschereccio che ha incrociato casualmente il relitto del battello, con numerosi naufraghi che cercavano di tenersi a galla aggrappati a quanto rimaneva delle camere stagne o ad altri rottami. Gli stessi pescatori e una motovedetta della Guardia Costiera sono riusciti a salvare in tutto circa 80 persone. I superstiti hanno detto che alla partenza da Garabulli erano in più di 120. Ci sono dunque almeno 40 dispersi, tra cui 7 bambini. Nelle ore successive è stato recuperato il corpo senza vita di una donna. Nessuna traccia degli altri dispersi. Muammear Mohamed Milad, un ufficiale della Guardia Costiera, ha dichiarato che il naufragio è stato causato probabilmente dal cedimento del fondale di legno del gommone il quale, poi, senza la base di sostegno, si è afflosciato fino ad affondare.

(Fonte: Libyan Express, Libya News, Anadolu Agency)

Libia (deserto a sud di Tobruk-Ajdabiya), 8 luglio 2017

Quarantotto migranti egiziani morti di sete nel Sahara, a sud di Ajdabiya. La notizia è stata data l’8 luglio dalla Mezzaluna Rossa, che ha recuperato i corpi, ma la tragedia si è verificata nei giorni precedenti. La Mezzaluna Rossa non ha specificato le circostanze precise della morte dei 48 migranti, tutti uomini, né con quali mezzi stessero tentando di attraversare il Sahara dall’Egitto verso la Libia. L’ipotesi più accreditata è che il gruppo, deciso a entrare in Libia per cercarvi lavoro o magari per tentare di imbarcarsi, si sia spinto molto a sud del check-point lungo la statale B-11 tra Tobruk e Ajdabiya, in modo da sfuggire ai controlli, e che si sia perso o sia stato abbandonato nel deserto, dove tutti e 48, con temperature che in questa stagione sfiorano anche i 50 gradi, sono morti di sete e disidratazione. Non risulta che ci siano sopravvissuti né si ha traccia degli eventuali trafficanti che hanno organizzato il trasporto dall’Egitto. In tutta la zona di Ajdabiya la polizia libica ha intensificato la vigilanza contro i flussi di migranti e contro il contrabbando, così come lungo il confine con il Ciad e con il Niger. Sotto controllo in particolare i pozzi e le possibili zone di rifornimento di acqua. Anche questo – secondo il racconto fatto da vari migranti all’agenzia Habeshia – induce a percorrere piste meno battute ma anche molto meno sicure.

(Fonte: Libya Herald, Enterprise, Agenzia Habeshia relazione a Tribunale dei Popoli Barcellona)  

Marocco-Spagna (Alhucemas), 11 luglio 2017

Tre morti nel naufragio di un gommone provocato, secondo la testimonianza dei 48 superstiti, dall’intervento della marina marocchina. Il battello era partito di primo mattino dalla zona di Alhucemas, sulla costa del Marocco, con a bordo 51 persone (di cui 4 donne), provenienti da Guinea, Mali, Costa d’Avorio e Senegal. Stava per entrare nelle acque internazionali ed Helena Maleno, della Ong Caminando Fronteras, aveva già allertato il servizio di Salvamento Maritimo spagnolo, quando è intervenuta una nave della Marina imperiale marocchina, che ha intimato di invertire la rotta. Essendo ormai in vista la costa dell’Andalusia, i migranti hanno deciso di ignorare l’ordine. A quel punto, la tragedia. “La nave marocchina – ha denunciato una delle donne superstiti alla Ong Caminando Fronteras dopo lo sbarco forzato ad Alhucemas – ha puntato sulla nostra barca, fin quasi a speronarla e provocando un’ondata che l’ha fatta rovesciare e facendoci finire tutti in acqua”. L’equipaggio della nave ha recuperato 48 naufraghi, i quali hanno subito segnalato che mancavano 3 dei loro compagni. Dopo alcune ore di ricerca, è stato trovato uno dei cadaveri. Nessuna traccia degli altri due dispersi. Le vittime venivano dalla Guinea e dal Mali. I superstiti sono stati sbarcati nel porto di Alhucemas. Per quattro di loro, rimasti feriti nel ribaltamneto del gommone in modo piuttosto grave, è stato necessario il ricovero in ospedale. Caminando Fronteras ha denunciato i sistemi violenti e l’impreparazione degli equipaggi della marina marocchina nelle operazioni di intercettazione e blocco dei battelli dei migranti.

(Fonte: El Diario e sito di Helena Maleno Caminando Fronteras).

Libia (Al Maya e Sabratha, costa a ovest di Tripoli), 20 luglio 2017

Trovati i cadaveri di due migranti sulla costa a ovest di Tripoli tra il 10 e il 20 luglio. Lo riferisce il rapporto quindicinale pubblicato il 20 luglio dall’ufficio libico dell’Oim in collaborazione con la Guardia Costiera. La prima salma è affiorata il giorno 10 ad Al Maya, una località litoranea a 27 chilometri da Tripoli. La seconda è stata portata verso la riva dalla corrente dieci giorni dopo nei pressi di Sabratha, circa 70 chilometri a ovest di Tripoli. Non è stato comunicato da dove possano provenire quei due corpi senza vita, entrambi di giovani uomini. La Guardia Costiera libica non ha fornito particolari sulle circostanze della morte e non ha riferito di naufragi avvenuti al largo di questo tratto di costa tra l’inizio e il 20 di luglio: si è limitata a elencare il numero dei migranti intercettati e recuperati, tutti il 13 luglio: 140 a Tripoli e 251 in due operazioni (128 più 123) di fronte a Zawiya. Ma nel primo caso è ovviamente impossibile che possa esserci un collegamento con questi interventi e nel secondo appare poco probabile.

(Fonte: Maritime Update Libyan Coas, 6-20 luglio)

Libia (Canale di Sicilia), 25 luglio 2017

Trovati i corpi senza vita di 13 migranti durante i soccorsi a un gommone alla deriva con altre 167 persone a bordo, nel Mediterraneo centrale, ai margini delle acque territoriali libiche. L’operazione è stata condotta dalla nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che nella tarda mattinata, intorno alle 12, incrociava a una ventina di miglia dalla Libia. “Il battello era in difficoltà: sembrava sul punto di affondare con tutto il suo carico di oltre 150 migranti e il mare era agitato. All’orizzonte non c’era nessuno, così siamo intervenuti. Altrimenti sarebbero morti tutti”, ha comunicato Oscar Camps, il fondatore di Proactiva. Il trasbordo è iniziato poco dopo il messaggio via tweet: è in questa fase che sono stati trovati i cadaveri. Secondo una prima comunicazione sembravano 11, ma poco dopo lo stesso Oscar Camps ha precisato che in realtà erano 13. Le salme verranno trasferite in un porto italiano insieme ai 167 superstiti. Il gommone era in mare da tempo: probabilmente la morte è dovuta a disidratazione e sfinimento. Quasi contemporaneamente, a poca distanza, la nave di Save the Children ha tratto in salvo circa 90 profughi che facevano rotta verso l’Italia su una piccola barca di legno.

(Fonte: El Diario, Repubblica, Ansa, Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano).

Turchia-Grecia (Egeo tra Cesme e Chio), 27 luglio 2017

Sette profughi morti e uno disperso nel naufragio di una barca nell’Egeo, tra la costa turca e quella greca. Tra le 8 vittime ci sono 5 bambini e 2 donne. Il battello, un barchino in legno, era salpato verso sera dal litorale anatolico del distretto di Cesme, nella provincia di Smirne, per fare rotta verso l’isola di Chio, distante poche miglia. A bordo, al momento della partenza, c’erano 18 persone, incluso a quanto pare lo scafista che ha organizzato la traversata. Non ha fatto molta strada: una volta al largo ci sono state difficoltà a causa probabilmente del sovraccarico e delle forti correnti. Era in vista di Chio ma ancora nelle acque territoriali turche quando, verso le 21, è naufragato.  L’allarme è scattato quasi immediatamente. Le operazioni di soccorso, partite dalla Turchia con tre navi e un elicottero, hanno consentito di salvare 9 naufraghi (4 iracheni, 3 somali e 2 siriani, tutti ricoverati all’ospedale di Cesme) e di recuperare 7 corpi senza vita. Un altro profugo risulta disperso. Non è stata trovata traccia neanche dello scafista ma la polizia turca ritiene che, come è accaduto in altre occasioni, abbia abbandonato la barca poco dopo la partenza, affidando il timone a uno di migranti e rientrando in Anatolia.

(Fonte: Hurriyet Daily News, Il Giornale.it, Tg-3 ore 14,15)

Spagna-Marocco (Stretto di Gibilterra, Tarifa), 31 luglio 2017

Il cadavere di un giovane migrante maghrebino è stato recuperato nelle acque dello Stretto di Gibilterra. La salma è stato avvistata verso le 9,30 circa 10,5 miglia a sud est del promontorio di Las Palomas dall’equipaggio di un peschereccio spagnolo, l’Hachomar, che ha avvertito la centrale del servizio di Salvamento Maritimo di Tarifa. Le operazioni di recupero sono state condotte dalla motovedetta Arcturus, che ha trasferito il corpo a Tarifa. Non si hanno informazioni sulle circostanze della morte. Stando alle condizioni, il cadavere doveva essere in acqua già da qualche giorno. Secondo quanto scrive il Diario de Jerez potrebbe venire da uno dei battelli che hanno cercato di attraversare lo stretto nell’ultima settimana di luglio. Appare meno probabile, dato il tempo trascorso e la distanza, che possa essere uno dei 49 dispersi nel naufragio avvenuto il 2/4 luglio al largo dell’isola di Alboran. Oltre tutto, si tratta di un giovane maghrebino, forse marocchino, mentre sul gommone affondato ad Alboran erano quasi tutti migranti subsahariani.

(Fonti: Diario de Jerez, La Voz de Cadiz, Agenzia Efe, Europasur, Europa Press)

 Libia-Italia (Canale di Sicilia), 1-2 agosto 2017

Otto morti su un gommone soccorso al largo della Libia dalla Golfo Azzurro, l’unità della Ong spagnola Proactiva Open Arms. Il battello, intercettato poche miglia fuori dalle acque territoriali di Tripoli, navigava stracarico, con oltre 120 migranti salpati qualche ora prima presumibilmente da uno dei porti a ovest della capitale libica. I cadaveri sono stati trovati durante le operazioni di trasbordo e portati sulla nave quando tutti i naufraghi sono stati messi al sicuro. Si tratta di 5 uomini e 3 donne. Sarebbero morti per asfissia e per le ustioni provocate dalla miscela di benzina e acqua di mare che si è formata con il carburante sversato sul fondo dal motore e dal serbatoio, in seguito al cedimento del gommone durante la navigazione. Nello stesso braccio di mare sono stati avvistati e soccorsi altri tre gommoni. Sono 375 le persone tratte in salvo. Alle operazioni, oltre alla Golfo Azzurro, ha partecipato anche la Aquarius, l’unità della Ong italo-francese-tedesca Sos Mediterranee, che opera insieme a Medici Senza Frontiere. La nave della Marina irlandese aggregata al programma Frontex ha recuperato altri 109 migranti.

(Fonte: Rai News, Repubblica, Corriere del Mezzogiorno, Il giornale di Sicilia, sito Are You Syrious).

Sudan-Libia (deserto del Sahara), 2 agosto 2017

Quaranta morti nel deserto del Sahara, in gran parte giovani profughi eritrei. La notizia è arrivata in Italia mercoledì 2 agosto, ma la tragedia si è consumata nei giorni precedenti, alla fine di luglio. Le vittime erano su un camion partito da Khartoum con oltre 80 migranti e diretto verso il confine con la Libia. E’ un itinerario attraverso il deserto che in genere viene percorso in 3 o 4 giorni. In questo caso – secondo quanto hanno riferito alcuni superstiti – ci sono stati numerosi problemi che hanno rallentato e in certe fasi bloccato la marcia: posti di controllo da evitare, guasti, incertezze sulla pista e insabbiamenti e persino una tempesta di sabbia che ha imperversato per più giorni. Le scorte di acqua e di cibo, scarse anche per i 3/4 giorni preventivati, si sono in breve esaurite. Dal clan dei trafficanti che avevano organizzato il trasporto non sono arrivati aiuti e i profughi, abbandonati a se stessi, hanno cominciato a morire. Le salme sono state lasciate nel deserto. A raccontare i particolari della strage sono stati alcuni superstiti che, arrivati finalmente in Libia, hanno contattato i familiari delle vittime in Eritrea o in Italia. Tra i morti c’è il nipote di una religiosa di Asmara che vive a Roma da anni, suor Carmela, dell’ordine di Sant’Anna, alla quale il 2 agosto la notizia è stata comunicata dalla sorella, a sua volta informata da un compagno del figlio. Questo ragazzo sarebbe stato tra gli ultimi del gruppo a morire, vinto dalla disidratazione e dalla fatica, poco dopo essere entrato in Libia. Quasi contemporaneamente la notizia è arrivata a un giovane rifugiato eritreo che, arrivato a Roma all’inizio di giugno dopo essere sbarcato in Sicilia, è stato contattato da un altro dei sopravvissuti, il quale lo ha pregato di informare una esule eritrea residente in Germania che suo fratello era morto nel deserto insieme ad altri compagni. La ricostruzione dettagliata della tragedia è frutto, appunto, del racconto di questo secondo superstite: è stato lui a dichiarare che le vittime sono una quarantina e che gli amici ne hanno preso le generalità per informare le famiglie.

(Fonte: testimonianza di suor Carmela e di un profugo eritreo del campo Tibutirna)

Libia (Tripoli e Mellitah), 6 agosto 2017

Trovati i cadaveri di 8 profughi, tra il 25 luglio e il 6 agosto, sul litorale a ovest di Tripoli. Lo riferisce il bollettino online Maritime Update Libyan Coast, relativo alle settimane tra il 21 luglio e il 6 agosto, pubblicato dall’ufficio Oim di Tripoli. Le operazioni di recupero sono state condotte dalla Guardia Costiera e dalla Mezzaluna Rossa. Le prime due salme sono state avvistate lungo la costa della stessa Tripoli il 25 luglio. Il rapporto non riferisce particolari né sul ritrovamento né sulle circostanze della morte. Non è escluso che possa esserci un collegamento con il gommone con 148 migranti a bordo soccorso il giorno prima dai guardacoste libici nello stesso tratto di mare. Gli altri 6 corpi erano all’altezza di Mellitah, circa 70 chilometri più a ovest: il mare li ha restituiti il 6 agosto. Nulla è stato comunicato su come siano arrivati sin lì: nella zona, tra il 25 luglio e il 6 agosto, non risultano né naufragi né soccorsi a natanti in difficoltà.

(Fonte: Maritime Update Libyan Coast 25 luglio – 6 agosto)

Spagna-Marocco (Ceuta), 9 agosto 2017

Un migrante subsahariano è morto mentre cercava di raggiungere a nuoto la spiaggia di Benzù, a Ceuta, dopo essere stato scaricato in mare da una moto d’acqua. Nel giro di poche ore, altri 11 migranti sono sbarcati a Ceuta da 8 moto d’acqua, sempre nella stessa zona. E’ la nuova tecnica adottata per superare via mare i controlli e le barriere che blindano l’enclave spagnola in Marocco: veloci moto d’acqua partite dalla costa marocchina e guidate, secondo la polizia, da scafisti legati a una organizzazione di trafficanti, arrivano con uno o due emigranti a bordo oltre la linea di confine e li scaricano il più vicino possibile alla riva, nella parte più orientale del territorio spagnolo, spesso a poche centinaia di metri dalla barriera che corre lungo la frontiera e arriva sino al mare. Subito dopo riprendono il largo e spariscono prima che le motovedette della Guardia Civil possano intervenire. In questo modo, a partire da luglio, sono sbarcati a Ceuta oltre 30 migranti, dei quali quasi la metà nella prima settimana di agosto. Nella tarda mattinata del 9 c’è stata una vera e propria spedizione, con 9 moto d’acqua nel giro di poche ore, fino alle 14. Hanno sbarcato i “passeggeri” (9 uomini adulti, un minorenne e 2 donne) nella zona di Benzù, dove ci sono una piccola spiaggia e una scogliera. Le ultime moto non hanno però potuto avvicinarsi molto, a causa dello stato d’allerta dopo i primi sbarchi. La vittima, un giovane subsahariano, sarebbe appunto uno degli ultimi sbarcati. Sono stati i suoi compagni, soccorsi dalla Croce Rossa sulla scogliera, a segnalare che non era riuscito a raggiungere a nuoto la riva, scomparendo in mare.

(Fonte: El Faro de Ceuta)

Italia (Ventimiglia), 16 agosto 2017

Un profugo iracheno è stato travolto e ucciso da un treno, pochi chilometri a est di Ventimiglia, mentre cercava di raggiungere a piedi la Francia seguendo i binari della ferrovia. L’uomo, di 36 anni, pare fosse arrivato a Ventimiglia già da diversi giorni con l’intento di passare in qualche modo il confine. In attesa di trovare il modo di eludere il blocco della polizia francese si era sistemato in un campo improvvisato di migranti. Nel tardo pomeriggio del 16 agosto ha deciso di tentare. E’ partito da solo, a piedi, portando con sé solo uno zainetto con i documenti e i pochi effetti personali. Seguendo i binari ha raggiunto e imboccato la galleria di Peglia, che segna l’ultimo tratto della ferrovia prima di entrare in Francia. Ha fatto nel buio solo poche centinaia di metri: alle sue spalle è arrivato un treno francese diretto verso Mentone. Forse se ne è  accorto in ritardo o forse non aveva spazio sufficiente per mettersi al riparo nella galleria, che è a senso unico. Sta di fatto che il convoglio lo ha investito e ucciso. L’allarme è stato dato dal macchinista. La polizia italiana, intervenuta per le indagini, ha recuperato lo zainetto con i documenti che hanno consentito di identificarlo.

(Fonti: Sanremonews, Riviera.it, Geos News, Il Secolo XIX, Agenzia Ansa)

Italia-Algeria (capo Teulada), 18 agosto 2017

Il cadavere di un uomo, probabilmente un maghrebino, è finito nella rete di un peschereccio sardo, nella nottata tra il 17 e il 18 agosto, al largo delle coste del Sulcis, diverse miglia a sud di Capo Teulada. Su disposizione della Capitaneria, informata dal comandante, la salma (priva della testa e di parte degli arti) è stata sbarcata nel porto di Teulada. A giudicare dalle condizioni doveva essere in mare da parecchi giorni. E’ stata disposta l’autopsia. L’ipotesi più accreditata è che si tratti del corpo di un migrante finito in mare durante la traversata su un barchino tra l’Algeria e le coste sud occidentali della Sardegna.

(Fonte: L’Unione Sarda, Agenzia Ansa edizione Sardegna)

 

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