Perché nuovi “desaparecidos”?

L’origine storica della desaparición, o scomparsa forzata, è poco chiara. Anche se appare ovvio il collegamento con la segretezza con cui venne programmata e attuata la Soluzione Finale, nell’inerzia di un’opinione pubblica che o non sapeva o avrebbe potuto dire di non sapere.

Si sa tuttavia che già nei primi anni ’70 del secolo scorso la dittatura brasiliana vi aveva fatto ricorso in limitati casi e lo stesso avevano fatto i militari di Pinochet e l’organizzazione paramilitare della Triplice A in Argentina. Il vantaggio di simile pratica era apparso evidente fin dall’inizio: niente cadavere, niente reato e nessuna responsabilità, pazienza poi se la famiglia restava traumatizzata a vita da quell’assenza senza spiegazione o, tanto meno, giustizia.

Ma sarà la dittatura instaurata in Argentina nel 1976 ad applicare la desaparición come scelta strategica di massa, per evitare che l’opinione pubblica occidentale si rivoltasse di fronte alle atrocità esplicite, come accaduto per il Cile. In un sistema di informazione mondiale ormai in prevalenza iconografico, infatti, tutto ciò che accade è rappresentato – o almeno così si crede – e ciò che non viene rappresentato non accade – o almeno così si crede.

Bisognerà aspettare la caduta del regime perché si capisca che, negli anni compresi tra il 1976 e il 1983, i militari argentini avevano decimato una generazione con la complicità dei governi occidentali, dell’Unione Sovietica, dello stesso Vaticano: tutti sapevano e tutti tacquero, pur di mantenere rapporti privilegiati con le autorità di Buenos Aires. L’orrore suscitato si tradusse in un emblematico “Nunca màs”, rimasto peraltro a livello di wishful thinking.

La desaparición è stata da allora ed è tuttora applicata in Turchia, in Cina, in molteplici Paesi africani, tra cui anche l’Egitto di Al Sisi, nonché utilizzata dagli stessi USA – vedasi Abu Omar e Guantanamo – malgrado l’esistenza di una convenzione internazionale per la sua messa al bando, approvata in sede ONU.

E di una nuova forma di desaparición si può parlare a proposito delle tantissime persone che tentano di arrivare in Europa ma di cui si perde ogni traccia. Le 25mila morti di cui si ha notizia certa negli ultimi anni hanno fatto del Mediterraneo l’area di confine a maggior mortalità al mondo. Riferirci a queste vicende umane con l’espressione “nuovi desaparecidos” non è retorico e nemmeno polemico, ma tecnico e fattuale: quelle morti e scomparse sono dovute alle scelte commissive ed omissive attuate dai Paesi Ue e NATO, insieme a quelli, certo non democratici, della sponda africana e dell’immenso bacino medio orientale e subsahariano che vi gravitano intorno.

Un comportamento statuale generalizzato spinge sempre più in là le frontiere, fino a rendere i migranti impercettibili nella tragedia del loro respingimento, dispersi nell’ambiente, impensabili e inesistenti perché quod non est in actis, non est in mundo. Sono i Nuovi Desaparecidos, nell’indifferenza di un’opinione pubblica europea, che ancora una volta sembra accontentarsi del poter far finta di non sapere.

di Enrico Calamai

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